I volontari che vi guidano tra Le Vie dei Tesori

Raccontare il territorio vuol dire passare anche dai tanti giovani che fanno scoprire le bellezze in mostra con il festival. Oggi vi facciamo conoscere le storie di chi vi ha accompagnato durante le visite tra Agrigento, Messina e Trapani

di Federica Certa

Sono tornata in Sicilia. E ci tengo a fare qualcosa di buono per la mia città. Siamo noi la migliore pubblicità per la nostra terra”. Cristina Cartera non è una stratega del marketing, ma una specialista nissena di biotecnologia medica, 24 anni, laurea a Viterbo con tesi sul glioblastoma, rimbalzata a Catania per completare gli studi e decisa a non lasciarsi scivolare le cose belle addosso, ma afferrarle, padroneggiarle, segnarle con la propria impronta. Anche se, per il pubblico in attesa di entrare nel prezioso diorama delle Vie dei tesori 2018, Cristina è solo la ragazza dei coupon, che smarca i biglietti e scansiona i codici elettronici, inviando i dati al quartier generale di Palermo. Quella che sorride dietro un gran paio di occhiali da eterna liceale, ultimo banco in fondo a sinistra, e dà il benvenuto all’ingresso dell’ex Palazzo della Provincia, gioiello liberty che smentisce l’aspetto austero da edificio amministrativo e svela una sorpresa dopo l’altra.
Cristina è una delle decine di volontari, non solo esperti e appassionati d’arte, che si sono trasformati in ciceroni per mostrare quadri e aprire musei, raccontare storie sepolte sotto strati di smemoratezza, rianimare chiese rimaste sbarrate, condurre il pubblico alla scoperta di tanti inattesi arcipelaghi delle meraviglie, come satelliti di un sistema solare che si alimenta con le preziose particelle della cura, della curiosità, della dedizione.

“É il secondo anno che partecipo al festival – spiega la studentessa – Qui siamo in 14, ed è davvero entusiasmante vedere gente che arriva da tutta la provincia per scoprire i tesori di una città non propriamente turistica come Caltanissetta. Abbiamo 15 siti nel circuito e stiamo orgogliosamente tenendo testa ai centri più grandi”. Circa 3800 le presenze registrate nei primi due week end in tutta la città, 480 gli ingressi all’ex Palazzo della Provincia nei due fine settimana. Dal museo pedagogico nella scuola di San Giusto al Palazzo delle Poste, da Palazzo Testasecca al Museo dell’amaro Averna, Caltanissetta fiorisce come un giardino d’autunno, grazie soprattutto al tam tam via social e al vecchio, intramontabile passaparola. “Il Palazzo – conclude Cristina – è davvero una rivelazione. Con il bellissimo atrio interno, lo scalone affrescato, un luogo speciale che non ti aspetti”.

Non è arrivato per caso a Villa Grazia, l’architetto Carlo Mastrosimone, neolaureato alla sua prima esperienza con le Vie dei tesori, ventisettenne nisseno impegnato, in coppia, ad accompagnare il pubblico in pellegrinaggio in via Messina. “Alla Villa ho dedicato la mia tesi – racconta – che ha dato origine anche ad una pagina Facebook. Tramite questo canale mi hanno contattato i ragazzi dell’associazione Creative Spaces, che gestiscono la logistica della manifestazione in città, e così ho avuto la possibilità di parlare a centinaia di visitatori di questo luogo per me tanto significativo”. Che è un vero punto di riferimento a Caltanissetta, perché occhieggiato, forse un po’ svogliatamente, da generazioni di locali, di passaggio sul confine che separa il centro storico dai quartieri edificati dopo la guerra.

E soprattutto rappresenta, da oltre un secolo, l’unico esempio di architettura liberty di scuola palermitana in città, ispirato allo stile e alle composizioni del maestro Ernesto Basile, ma purtroppo, ancora oggi, di autore ignoto.
“Finora abbiamo registrato 650 ingressi – aggiunge Carlo – anche visitatori provenienti dal capoluogo. E per il prossimo week end aspettiamo un gruppo di 70 catanesi”. Che faranno tappa al museo Averna e poi varcheranno i cancelli della Villa commissionata nell’anno della Grande Depressione dal commendatore Marchese Arduino.
“Una bellissima congiuntura, avere tanto studiato la Villa e poterla mostrare oggi al pubblico – sorride Mastrosimone – Ma anche qualcosa di più grande del singolo spazio, della singola esperienza. Che riguarda la nostra città e il suo futuro”.

Il “pezzo” forte? “È buffo, ma quasi tutti restano colpiti dal calorifero di inizio Novecento che si trova nella zona un tempo utilizzata dalla servitù, nel piano della torre. C’è uno sportellino e una nicchia per scaldare le vivande. Un dettaglio che incuriosisce e fa sorridere tanti visitatori”.
“Smazza” i biglietti, accoglie gli ospiti e intanto impara cose nuove, come in un caleidoscopio di storie, personaggi, scampoli di passato che ritornano, Valentina Paci. È la lezione quotidiana delle Vie dei tesori, viva, fresca, democratica e senza puzza sotto al naso. Alla ventiduenne di Agrigento – prossima alla laurea in Scienze e tecnologie agrarie a Palermo, il sogno di trasferirsi in Giappone, “ma andrebbero bene anche l’Olanda o la Danimarca” – è toccato in sorte il teatro Pirandello con l’ipogeo, uno dei 17 siti selezionati in città. E qui ha scoperto un mondo. “Le guide che si alternano tutti i giorni si prendono una pausa per lasciare campo libero a noi operatori del festival, e così trovano il tempo per raccontarci aneddoti curiosi sul teatro, su Pirandello, su Agrigento.

È un’esperienza culturale di grande crescita personale – dice Valentina – che mi ha permesso anche di mettere in gioco il mio inglese, visto che gli ospiti sono per la maggior parte francesi, tedeschi, spagnoli e australiani”.
Alle 10 di venerdì, sabato e domenica, a partire dal 14 settembre, la squadra prende possesso della plancia dei comandi: 2 cassieri, una guida, 9 studenti del progetto alternanza scuola-lavoro, di cui 6 scarrozzati in pullman da Ribera dopo la prima ora di lezione in classe.
Siamo molto motivati e disciplinati – aggiunge Valentina- in teatro non si mangia e non si scherza. Quando si aprono le porte siamo tutti pronti. Colazione fatta in casa prima di andare”.

Ha il non facile compito di illustrare stranezze, retaggi e simboli della chiesa di S.Maria delle Scale di Ragusa, in corso Mazzini, fra la città vecchia e la città nuova, la ventottenne Beatrice Cannì, arrivata alle Vie dei tesori nel 2017 su suggerimento di un amico. Una missione impegnativa, visto che l’edificio è un libro stratificato di stili, architetture, decori, dall’originale impianto medioevale ai fregi gotici sulle arcate, fra sculture in pietra e motivi ornamentali pittorici. “E’ la chiesa antica che ha resistito meglio all’impatto del terremoto del 1693 – racconta Beatrice, laurea triennale al Dams di Bologna e gli allori della magistrale, lo scorso marzo, con tesi sull’artista tardo gotico Luca da Perugia – Ed è affascinante spiegare al pubblico le sue peculiarità, come la mancanza di un abside nel senso classico del termine, o i vari passaggi compositivi che hanno stravolto la pianta originale”. Progetti per il futuro? “Vorrei restare in Italia, anche se so che l’estero mi offrirebbe molto. E tornare in Sicilia. Vorrei che il lavoro fosse anche qui, nella terra dove sono nata e cresciuta”.

Palma d’oro, nel bilancio provvisorio del festival, per numero di presenze, con 29 siti in carnet, Messina ha un emblema indiscusso, il forte SS. Salvatore, approdo ancestrale, mitico, favoloso. Qui tutti i sabati e le domeniche fino al 30 settembre, Roberto Cammaroto – infermiere di 31 anni, volontario della guardia costiera, “professore” per passione nelle campagne didattiche, una passione per le rievocazioni storiche che porta in giro con la Compagnia d’armi rinascimentale delle stelle di Messina e la ferma convinzione che non si può andare avanti senza conoscere ciò che ci precede – sta alla cassa, gestisce l’accoglienza insieme alle giovanissime volontarie Claudia e Miriana e fa da tutor ai 7 studenti-ciceroni. 
“Abbiamo registrato circa 520 ingressi – dice Roberto – per la stragrande maggioranza con riscontri più che positivi. Il Forte è un simbolo, per i messinesi e non solo, ma visitandolo tanti cittadini e turisti restano meravigliati dalla sua bellezza e dalla splendida cornice naturale in cui è inserito”.

Per Roberto è il secondo anno sui sentieri dei Tesori: nel 2017 “adottò” la chiesa di S. Tommaso il Vecchio e S. Elia, oggi fa da “custode” del cinquecentesco complesso di proprietà della Marina Militare, con la stele della Madonnina eretta nel 1934 che sembra governare e proteggere uomini e cose dal mare.
“L’anno prossimo – aggiunge – mi piacerebbe che entrassero nel circuito della manifestazione i forti umbertini, in particolare forte Cavalli, alla Larderia inferiore, dove si trova un interessante museo della I e II guerra mondiale.
E’ un luogo di grande fascino situato in una posizione strategica, aperto al pubblico ma poco pubblicizzato e frequentato”.

Ha toccato quota 7700 visitatori, la debuttante Trapani, che con i suoi 19 siti si piazza ad un meritatissimo secondo posto nella classifica dell’affluenza di pubblico, e insidia il primato della Città dello Stretto, più avanti di misura.
“Siamo orgogliosi del successo che sta avendo la Colombaia – dice Pietro Barraco, una delle tre guide in servizio e presidente dell’associazione ArcheoAegates – Moltissimi trapanesi approfittano dell’apertura eccezionale per visitarla, ma sono venuti anche tanti turisti del Nord Italia e da altri paesi europei, e persino una famiglia di messicani”.
I vacanzieri che soggiornano in città sono invogliati dalla pubblicità per strada, i due info-point di via Garibaldi e via Torrearsa fanno il resto. Funzionano, manco a dirlo, il passaparola e la condivisione social.

“Per il prossimo anno? Ho un sogno nel cassetto, che ha già ottime premesse per realizzarsi – conclude Barraco – Aprire i tanti splendidi palazzi storici del centro, che in quest’edizione non siamo riusciti a coinvolgere. I proprietari ci hanno già manifestato il loro interesse. Del resto, il successo della manifestazione è l’arma più convincente”.

Raccontare il territorio vuol dire passare anche dai tanti giovani che fanno scoprire le bellezze in mostra con il festival. Oggi vi facciamo conoscere le storie di chi vi ha accompagnato durante le visite tra Agrigento, Messina e Trapani

di Federica Certa

Sono tornata in Sicilia. E ci tengo a fare qualcosa di buono per la mia città. Siamo noi la migliore pubblicità per la nostra terra”. Cristina Cartera non è una stratega del marketing, ma una specialista nissena di biotecnologia medica, 24 anni, laurea a Viterbo con tesi sul glioblastoma, rimbalzata a Catania per completare gli studi e decisa a non lasciarsi scivolare le cose belle addosso, ma afferrarle, padroneggiarle, segnarle con la propria impronta. Anche se, per il pubblico in attesa di entrare nel prezioso diorama delle Vie dei tesori 2018, Cristina è solo la ragazza dei coupon, che smarca i biglietti e scansiona i codici elettronici, inviando i dati al quartier generale di Palermo. Quella che sorride dietro un gran paio di occhiali da eterna liceale, ultimo banco in fondo a sinistra, e dà il benvenuto all’ingresso dell’ex Palazzo della Provincia, gioiello liberty che smentisce l’aspetto austero da edificio amministrativo e svela una sorpresa dopo l’altra.
Cristina è una delle decine di volontari, non solo esperti e appassionati d’arte, che si sono trasformati in ciceroni per mostrare quadri e aprire musei, raccontare storie sepolte sotto strati di smemoratezza, rianimare chiese rimaste sbarrate, condurre il pubblico alla scoperta di tanti inattesi arcipelaghi delle meraviglie, come satelliti di un sistema solare che si alimenta con le preziose particelle della cura, della curiosità, della dedizione.

“É il secondo anno che partecipo al festival – spiega la studentessa – Qui siamo in 14, ed è davvero entusiasmante vedere gente che arriva da tutta la provincia per scoprire i tesori di una città non propriamente turistica come Caltanissetta. Abbiamo 15 siti nel circuito e stiamo orgogliosamente tenendo testa ai centri più grandi”. Circa 3800 le presenze registrate nei primi due week end in tutta la città, 480 gli ingressi all’ex Palazzo della Provincia nei due fine settimana. Dal museo pedagogico nella scuola di San Giusto al Palazzo delle Poste, da Palazzo Testasecca al Museo dell’amaro Averna, Caltanissetta fiorisce come un giardino d’autunno, grazie soprattutto al tam tam via social e al vecchio, intramontabile passaparola. “Il Palazzo – conclude Cristina – è davvero una rivelazione. Con il bellissimo atrio interno, lo scalone affrescato, un luogo speciale che non ti aspetti”.

Non è arrivato per caso a Villa Grazia, l’architetto Carlo Mastrosimone, neolaureato alla sua prima esperienza con le Vie dei tesori, ventisettenne nisseno impegnato, in coppia, ad accompagnare il pubblico in pellegrinaggio in via Messina. “Alla Villa ho dedicato la mia tesi – racconta – che ha dato origine anche ad una pagina Facebook. Tramite questo canale mi hanno contattato i ragazzi dell’associazione Creative Spaces, che gestiscono la logistica della manifestazione in città, e così ho avuto la possibilità di parlare a centinaia di visitatori di questo luogo per me tanto significativo”. Che è un vero punto di riferimento a Caltanissetta, perché occhieggiato, forse un po’ svogliatamente, da generazioni di locali, di passaggio sul confine che separa il centro storico dai quartieri edificati dopo la guerra.

E soprattutto rappresenta, da oltre un secolo, l’unico esempio di architettura liberty di scuola palermitana in città, ispirato allo stile e alle composizioni del maestro Ernesto Basile, ma purtroppo, ancora oggi, di autore ignoto.
“Finora abbiamo registrato 650 ingressi – aggiunge Carlo – anche visitatori provenienti dal capoluogo. E per il prossimo week end aspettiamo un gruppo di 70 catanesi”. Che faranno tappa al museo Averna e poi varcheranno i cancelli della Villa commissionata nell’anno della Grande Depressione dal commendatore Marchese Arduino.
“Una bellissima congiuntura, avere tanto studiato la Villa e poterla mostrare oggi al pubblico – sorride Mastrosimone – Ma anche qualcosa di più grande del singolo spazio, della singola esperienza. Che riguarda la nostra città e il suo futuro”.

Il “pezzo” forte? “È buffo, ma quasi tutti restano colpiti dal calorifero di inizio Novecento che si trova nella zona un tempo utilizzata dalla servitù, nel piano della torre. C’è uno sportellino e una nicchia per scaldare le vivande. Un dettaglio che incuriosisce e fa sorridere tanti visitatori”.
“Smazza” i biglietti, accoglie gli ospiti e intanto impara cose nuove, come in un caleidoscopio di storie, personaggi, scampoli di passato che ritornano, Valentina Paci. È la lezione quotidiana delle Vie dei tesori, viva, fresca, democratica e senza puzza sotto al naso. Alla ventiduenne di Agrigento – prossima alla laurea in Scienze e tecnologie agrarie a Palermo, il sogno di trasferirsi in Giappone, “ma andrebbero bene anche l’Olanda o la Danimarca” – è toccato in sorte il teatro Pirandello con l’ipogeo, uno dei 17 siti selezionati in città. E qui ha scoperto un mondo. “Le guide che si alternano tutti i giorni si prendono una pausa per lasciare campo libero a noi operatori del festival, e così trovano il tempo per raccontarci aneddoti curiosi sul teatro, su Pirandello, su Agrigento.

È un’esperienza culturale di grande crescita personale – dice Valentina – che mi ha permesso anche di mettere in gioco il mio inglese, visto che gli ospiti sono per la maggior parte francesi, tedeschi, spagnoli e australiani”.
Alle 10 di venerdì, sabato e domenica, a partire dal 14 settembre, la squadra prende possesso della plancia dei comandi: 2 cassieri, una guida, 9 studenti del progetto alternanza scuola-lavoro, di cui 6 scarrozzati in pullman da Ribera dopo la prima ora di lezione in classe.
Siamo molto motivati e disciplinati – aggiunge Valentina- in teatro non si mangia e non si scherza. Quando si aprono le porte siamo tutti pronti. Colazione fatta in casa prima di andare”.

Ha il non facile compito di illustrare stranezze, retaggi e simboli della chiesa di S.Maria delle Scale di Ragusa, in corso Mazzini, fra la città vecchia e la città nuova, la ventottenne Beatrice Cannì, arrivata alle Vie dei tesori nel 2017 su suggerimento di un amico. Una missione impegnativa, visto che l’edificio è un libro stratificato di stili, architetture, decori, dall’originale impianto medioevale ai fregi gotici sulle arcate, fra sculture in pietra e motivi ornamentali pittorici. “E’ la chiesa antica che ha resistito meglio all’impatto del terremoto del 1693 – racconta Beatrice, laurea triennale al Dams di Bologna e gli allori della magistrale, lo scorso marzo, con tesi sull’artista tardo gotico Luca da Perugia – Ed è affascinante spiegare al pubblico le sue peculiarità, come la mancanza di un abside nel senso classico del termine, o i vari passaggi compositivi che hanno stravolto la pianta originale”. Progetti per il futuro? “Vorrei restare in Italia, anche se so che l’estero mi offrirebbe molto. E tornare in Sicilia. Vorrei che il lavoro fosse anche qui, nella terra dove sono nata e cresciuta”.

Palma d’oro, nel bilancio provvisorio del festival, per numero di presenze, con 29 siti in carnet, Messina ha un emblema indiscusso, il forte SS. Salvatore, approdo ancestrale, mitico, favoloso. Qui tutti i sabati e le domeniche fino al 30 settembre, Roberto Cammaroto – infermiere di 31 anni, volontario della guardia costiera, “professore” per passione nelle campagne didattiche, una passione per le rievocazioni storiche che porta in giro con la Compagnia d’armi rinascimentale delle stelle di Messina e la ferma convinzione che non si può andare avanti senza conoscere ciò che ci precede – sta alla cassa, gestisce l’accoglienza insieme alle giovanissime volontarie Claudia e Miriana e fa da tutor ai 7 studenti-ciceroni. 
“Abbiamo registrato circa 520 ingressi – dice Roberto – per la stragrande maggioranza con riscontri più che positivi. Il Forte è un simbolo, per i messinesi e non solo, ma visitandolo tanti cittadini e turisti restano meravigliati dalla sua bellezza e dalla splendida cornice naturale in cui è inserito”.

Per Roberto è il secondo anno sui sentieri dei Tesori: nel 2017 “adottò” la chiesa di S. Tommaso il Vecchio e S. Elia, oggi fa da “custode” del cinquecentesco complesso di proprietà della Marina Militare, con la stele della Madonnina eretta nel 1934 che sembra governare e proteggere uomini e cose dal mare.
“L’anno prossimo – aggiunge – mi piacerebbe che entrassero nel circuito della manifestazione i forti umbertini, in particolare forte Cavalli, alla Larderia inferiore, dove si trova un interessante museo della I e II guerra mondiale.
E’ un luogo di grande fascino situato in una posizione strategica, aperto al pubblico ma poco pubblicizzato e frequentato”.

Ha toccato quota 7700 visitatori, la debuttante Trapani, che con i suoi 19 siti si piazza ad un meritatissimo secondo posto nella classifica dell’affluenza di pubblico, e insidia il primato della Città dello Stretto, più avanti di misura.
“Siamo orgogliosi del successo che sta avendo la Colombaia – dice Pietro Barraco, una delle tre guide in servizio e presidente dell’associazione ArcheoAegates – Moltissimi trapanesi approfittano dell’apertura eccezionale per visitarla, ma sono venuti anche tanti turisti del Nord Italia e da altri paesi europei, e persino una famiglia di messicani”.
I vacanzieri che soggiornano in città sono invogliati dalla pubblicità per strada, i due info-point di via Garibaldi e via Torrearsa fanno il resto. Funzionano, manco a dirlo, il passaparola e la condivisione social.

“Per il prossimo anno? Ho un sogno nel cassetto, che ha già ottime premesse per realizzarsi – conclude Barraco – Aprire i tanti splendidi palazzi storici del centro, che in quest’edizione non siamo riusciti a coinvolgere. I proprietari ci hanno già manifestato il loro interesse. Del resto, il successo della manifestazione è l’arma più convincente”.

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