I tesori della Soprintendenza del Mare in Danimarca

Dieci reperti provenienti dai fondali siciliani fanno parte di una mostra sull’eruzione di Pompei che sta facendo il giro del mondo

di Giulio Giallombardo

C’è uno dei rostri della battaglia delle Egadi, e poi lingotti, anfore, elmi e altri tesori provenienti dai fondali siciliani. Sono dieci i reperti della Soprintendenza del Mare inseriti nella mostra “Escape from Pompei. The Untold roman rescue”, che si è inaugurata al Moesgaard Museum di Aarhus in Danimarca. Seconda tappa europea dopo quella francese di Nîmes (ma in cui i gioielli siciliani non erano presenti) e dopo le precedenti esposizioni fuori dal Vecchio Continente a Hong Kong e a Sydney e Freemantle, in Australia.

Alcuni dei reperti in mostra

Pezzi di Sicilia per una mostra che, attraverso i reperti esposti provenienti da diversi parchi archeologici italiani, racconta del mondo romano in età imperiale e della catastrofica eruzione di quel fatidico 24 agosto del 79 dopo Cristo. Una tragedia vissuta in prima persona da Plinio il Vecchio, uomo di lettere e comandante della flotta di stanza a Miseno, nella penisola flegrea, che – come racconta il nipote Plinio il Giovane – dopo l’eruzione, inviò 12 navi per salvare gli abitanti di Pompei, partecipando in prima persona alla missione e morendo, con molta probabilità, a causa delle inalazioni. Un sacrificio da molti considerato come il primo caso nella storia dell’uomo di salvataggio di civili da parte di una forza militare.

I reperti siciliani – fanno sapere dalla Soprintendenza del Mare – pur non essendo tutti coevi all’epoca dell’eruzione, sono comunque rappresentativi della forza militare romana. “Quelli che abbiamo voluto esporre – spiega a Le Vie dei Tesori News, Fabrizio Sgroi, archeologo della Soprintendenza del Mare – sono oggetti attinenti al commercio di Roma e alla talassocraziona dell’impero nel Mediterraneo, oggetti connessi alla forza militare, dal momento che nella mostra si parla di quello che è considerato il primo intervento di protezione civile nei confronti della popolazione”.

L’ancora in piombo rinvenuta nelle Eolie

Così, tra i pezzi in mostra che resteranno in Danimarca fino al 10 maggio prossimo, c’è uno dei rostri della Battaglia delle Egadi e un elmo di tipo montefortino proveniente dallo stesso sito. Poi, due lingotti di piombo, con timbri impressi del produttore e del commerciante dell’epoca, rinvenuti a Porto Palo di Capo Passero. E ancora un’anfora romana con corallo, trovata nel relitto di Levanzo, un piatto in ceramica sigillata africana, recuperato a Punta Secca e altre due anfore ripescate dal mare di Mazara del Vallo risalenti al primo secolo dopo Cristo. Infine, c’è anche una particolare ancora in piombo rinvenuta nelle Eolie su cui compare in rilievo l’iscrizione ribaltata “salutem”, scritta al contrario a causa di un errore sullo stampo in fase di fabbricazione. Reperto questo già esposto a Palermo, in occasione della mostra “Mirabilia maris” nel 2016.

“Grazie a Plinio – spiegano ancora dalla Soprintendenza del Mare – il racconto si amplia e il visitatore ha la possibilità di approfondire la conoscenza dell’Impero Romano non solo come incontrastata potenza di terra, dominatrice delle importanti province romane, ma come grande potenza di mare. La baia di Napoli fa sempre da sfondo a questo racconto, con Miseno, sede della potente flotta militare, con i porti commerciali di Pozzuoli e Napoli, favorirono lo sviluppo dell’intero territorio”.

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