I signori del tempo? Sono a Bisacquino

La famiglia Scibetta vanta una lunga tradizione nella fabbricazione di orologi. Oggi quel passato è custodito nel piccolo museo retto dall’ultimo discendente, Valerio, che ha aperto al pubblico una collezione unica in Italia. Tra i clienti speciali anche Visconti per una scena, poi tagliata dalla censura, ne “Il Gattopardo”

di Antonella Lombardi

Per secoli hanno scandito il tempo di un intero paese, annunciando il buio ai contadini, il risveglio agli artigiani, l’ora della scuola agli studenti. A Bisacquino, in provincia di Palermo, la famiglia Scibetta vanta una lunga tradizione nella fabbricazione di orologi da torre. Oggi quel passato è custodito nel piccolo museo di due stanze dall’ultimo discendente, Valerio, che ha aperto al pubblico una collezione di strumenti, ingranaggi, foto, meccanismi e orologi unica in Italia.

A iniziare la tradizione di famiglia, verso la fine del 700, è stato un ufficiale borbonico, Rosario Scibetta, trasferitosi da Castrofilippo. “Aveva messo su un’officina di armi – racconta Valerio – poi al termine del conflitto, con l’aiuto del figlio Calogero l’ha convertita in una fabbrica di orologi da campanile, si trattava sempre di meccanica di precisione”. Ma il talento da inventore arriverà con il nipote, Vincenzo, un autodidatta che si cimenta in opere complesse. “Non era in grado di fare le divisioni, per questo si faceva aiutare dalla moglie che aveva un’istruzione migliore – dice Valerio Scibetta – eppure costruisce due torni per velocizzare il lavoro che sono dei gioielli della meccanica, un forno per la fusione dei metalli e un vero capolavoro, una fresatrice che potremmo considerare antesignana dei moderni macchinari, perché consente di fare fino a 4200 divisioni fresando con precisione le ruote dentate di diverse dimensioni di tutti gli utensili indispensabili per la costruzione di orologi”.

Tra i pezzi forti del museo, oltre alla fresatrice c’è un’altra invenzione di Vincenzo, chiamata la ruota di Archimede: “Veniva inserita nell’orologio per consentire suoni diversi – spiega Valerio -,  era una sorta di calendario perpetuo che scandiva, a seconda delle stagioni, l’ora giusta per ritirarsi dai campi quando arrivava il buio, per entrare a scuola, o iniziare il lavoro da artigiani. Questo era un borgo che è arrivato a contare 10mila abitanti, fiorente nell’artigianato”. La ruota di Archimede inventata a Bisacquino è stata anche al centro di un plagio di un’azienda del Nord, “purtroppo non era stata brevettata, a scoprire la copia era stato mio padre Paolo, che con un nome fittizio ha voluto visitare la fabbrica in questione anticipando spiegazioni e funzioni del responsabile che sapeva ben poco di quel manufatto”, sorride Valerio.

Nel dopoguerra, infatti, è proprio il padre Paolo a prendere le redini dell’azienda di famiglia, che realizza un progetto ideato dal nonno: “Era l’orologio geografico universale che, con lancette di diverso colore, segnava le ore dei maggiori Paesi del mondo. Fu presentato alla fiera del Mediterraneo, e spinse il cardinale Ruffini ad affidarci la gestione di tutti orologi della diocesi”. Ma in questo piccolo museo, nato nel 2004 sotto la tutela della sovrintendenza di Palermo, tra stucchi ottocenteschi realizzati come forma di ringraziamento dall’architetto Alberto Guarino, ospitato dal bisnonno-mecenate di Valerio mentre costruiva la cappella della Madonna di Trapani, c’è stato un altro cliente d’eccezione: “Era il regista Luchino Visconti, in Sicilia per le riprese del film “Il Gattopardo”. Commissionò un orologio da campanile al quale ho lavorato anche io – ricorda Valerio -, mio padre è stato un mese a Roma per assemblarlo, a contatto con Paolo Stoppa, Claudia Cardinale, il mitico don Fabrizio, cioè Burt Lancaster. La scena, girata in un campanile tra Alain Delon e la Cardinale, fu ritenuta troppo osè dalla censura che la tagliò”.

Il piccolo museo di Bisacquino è visitabile su prenotazione telefonando al numero di Valerio Scibetta: 3393305599 . “Che io sappia siamo gli unici in Italia con queste caratteristiche. Esiste un museo simile in provincia di Udine, a Pesariis, col quale siamo in contatto per un gemellaggio. Nel nostro piccolo l’anno scorso abbiamo superato le 1000 visite”.

La famiglia Scibetta vanta una lunga tradizione nella fabbricazione di orologi. Oggi quel passato è custodito nel piccolo museo retto dall’ultimo discendente, Valerio, che ha aperto al pubblico una collezione unica in Italia. Tra i clienti speciali anche Visconti per una scena, poi tagliata dalla censura, ne “Il Gattopardo”

 

di Antonella Lombardi

Per secoli hanno scandito il tempo di un intero paese, annunciando il buio ai contadini, il risveglio agli artigiani, l’ora della scuola agli studenti. A Bisacquino, in provincia di Palermo, la famiglia Scibetta vanta una lunga tradizione nella fabbricazione di orologi da torre. Oggi quel passato è custodito nel piccolo museo di due stanze dall’ultimo discendente, Valerio, che ha aperto al pubblico una collezione di strumenti, ingranaggi, foto, meccanismi e orologi unica in Italia.

A iniziare la tradizione di famiglia, verso la fine del 700, è stato un ufficiale borbonico, Rosario Scibetta, trasferitosi da Castrofilippo. “Aveva messo su un’officina di armi – racconta Valerio – poi al termine del conflitto, con l’aiuto del figlio Calogero l’ha convertita in una fabbrica di orologi da campanile, si trattava sempre di meccanica di precisione”. Ma il talento da inventore arriverà con il nipote, Vincenzo, un autodidatta che si cimenta in opere complesse. “Non era in grado di fare le divisioni, per questo si faceva aiutare dalla moglie che aveva un’istruzione migliore – dice Valerio Scibetta – eppure costruisce due torni per velocizzare il lavoro che sono dei gioielli della meccanica, un forno per la fusione dei metalli e un vero capolavoro, una fresatrice che potremmo considerare antesignana dei moderni macchinari, perché consente di fare fino a 4200 divisioni fresando con precisione le ruote dentate di diverse dimensioni di tutti gli utensili indispensabili per la costruzione di orologi”.

Tra i pezzi forti del museo, oltre alla fresatrice c’è un’altra invenzione di Vincenzo, chiamata la ruota di Archimede: “Veniva inserita nell’orologio per consentire suoni diversi – spiega Valerio -,  era una sorta di calendario perpetuo che scandiva, a seconda delle stagioni, l’ora giusta per ritirarsi dai campi quando arrivava il buio, per entrare a scuola, o iniziare il lavoro da artigiani. Questo era un borgo che è arrivato a contare 10mila abitanti, fiorente nell’artigianato”. La ruota di Archimede inventata a Bisacquino è stata anche al centro di un plagio di un’azienda del Nord, “purtroppo non era stata brevettata, a scoprire la copia era stato mio padre Paolo, che con un nome fittizio ha voluto visitare la fabbrica in questione anticipando spiegazioni e funzioni del responsabile che sapeva ben poco di quel manufatto”, sorride Valerio.

Nel dopoguerra, infatti, è proprio il padre Paolo a prendere le redini dell’azienda di famiglia, che realizza un progetto ideato dal nonno: “Era l’orologio geografico universale che, con lancette di diverso colore, segnava le ore dei maggiori Paesi del mondo. Fu presentato alla fiera del Mediterraneo, e spinse il cardinale Ruffini ad affidarci la gestione di tutti orologi della diocesi”. Ma in questo piccolo museo, nato nel 2004 sotto la tutela della sovrintendenza di Palermo, tra stucchi ottocenteschi realizzati come forma di ringraziamento dall’architetto Alberto Guarino, ospitato dal bisnonno-mecenate di Valerio mentre costruiva la cappella della Madonna di Trapani, c’è stato un altro cliente d’eccezione: “Era il regista Luchino Visconti, in Sicilia per le riprese del film “Il Gattopardo”. Commissionò un orologio da campanile al quale ho lavorato anche io – ricorda Valerio -, mio padre è stato un mese a Roma per assemblarlo, a contatto con Paolo Stoppa, Claudia Cardinale, il mitico don Fabrizio, cioè Burt Lancaster. La scena, girata in un campanile tra Alain Delon e la Cardinale, fu ritenuta troppo osè dalla censura che la tagliò”.

Il piccolo museo di Bisacquino è visitabile su prenotazione telefonando al numero di Valerio Scibetta: 3393305599 . “Che io sappia siamo gli unici in Italia con queste caratteristiche. Esiste un museo simile in provincia di Udine, a Pesariis, col quale siamo in contatto per un gemellaggio. Nel nostro piccolo l’anno scorso abbiamo superato le 1000 visite”.

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1 Comment

  1. Museo interessantissimo che si distacca dai soliti. Contiene sicuramente dei manufatti interessanti. Spero, un giorno, di poterlo visitare, avendo come guida il nipote che, sicuramente sarà perfetto per spiegare ogni piccolo particolare.

    Grazie, c’è bisogno di conoscere queste realtà, piccole ma molto importanti perchè hanno fatto la storia dell’artigianato vero, di chi, con le mani è riuscito a creare dei capolavori.

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