I misteriosi amanti dell’antica Adranon, mostra in cantiere a Sambuca

Gli arredi funerari provenienti da Monte Adranone sono pronti a essere esposti nel museo archeologico di Palazzo Panitteri dove resteranno per circa un anno

di Redazione

Chissà se la coppia sepolta nella tomba 3 di Monte Adranone, è morta nello stesso momento o se i due sposi (se di sposi si tratta) hanno soltanto deciso di essere sepolti insieme. Ed erano due coniugi o forse innamorati e amanti? Fatto sta che sull’hydria (vaso per l’acqua) scelta come urna cineraria, sono raffigurati un uomo e una donna che si tengono per mano e giungono di fronte alla dea degli Inferi. Il vaso greco è soltanto uno dei tesori che fanno parte della mostra “Doni oltre la morte. Corredi funerari da Monte Adranone” che è rimasta sospesa al museo archeologico di Palazzo Panitteri, a Sambuca di Sicilia, e che riguarda il corredo della Tomba 3 di Monte Adranone.

Resti della necropoli su Monte Adranone

Si sarebbe dovuta inaugurare il 20 ottobre scorso, ma il borgo siciliano è diventato zona rossa e tutto si è fermato. Ora gli arredi funerari sono congelati nelle teche: circa 25 pezzi straordinari che dal museo “Pietro Griffo” di Agrigento, dove erano conservati, sono giunti al palazzo sambucese dove resteranno circa un anno, a partire ovviamente dalla data di apertura al pubblico della mostra. Un lavoro attento di catalogazione, restauro e racconto che ha coinvolto gli archeologi del Parco della Valle dei Templi – che si occupa della valorizzazione e promozione di Palazzo Panitteri e che ha organizzato la mostra con il Comune – e ha permesso di riportare a Sambuca reperti che raccontano l’antica Adranon nell’area che sovrasta la cittadina. Al piano scientifico della mostra hanno lavorato le archeologhe Valentina Caminneci, Donatella Mangione e Caterina Trombi, con il responsabile dell’Unità operativa 4 del Parco, Giuseppe Avenia, mentre Marilanda Rizzo Pinna si è occupata del restauro dei pezzi.

Hdyra, vaso per l’acqua a figure rosse

Era il 1967 quando il soprintendente di Agrigento, l’archeologo Ernesto De Miro scoprì la sepoltura, riuscendo ad arrivare prima dei tombaroli: gli scavi individuarono su Monte Adranone, a quasi mille metri d’altezza, una tomba a doppia camera; furono proseguiti da Graziella Fiorentini, anche lei sovrintendente. All’interno delle tombe, due grandi vasi contenevano le ceneri, ognuno connota il defunto: l’hydria a figure rosse (un vaso per l’acqua, la cui raccolta toccava alle donne), evoca la felicità perduta e una promessa d’amore che va oltre la morte. Rappresenta una coppia che si tiene per mano e viene accolta dalla dea greca Hekate (Ecate) con due fiaccole spente.

Lekythos, vaso per unguenti

Il cratere a vernice nera connota invece l’uomo: era usato durante i simposi, riservati ai nobili aristocratici, a cui non erano ammesse le donne sposate. Gli oggetti del corredo funerario suggeriscono una committenza agiata e colta e rispecchiano le abituali pratiche sociali greche (il simposio, le faccende domestiche). Oltre alle due urne, la tomba ha restituito coppe, brocche, vasi per oli profumati e unguenti, una splendida patera in bronzo con un manico che raffigura un kouros, il simbolo più caro all’immaginario sambucese. Tutti pezzi esposti a Palazzo Panitteri in una grande vetrina che fa da introduzione e, nello stesso tempo, completa l’allestimento dedicato all’area archeologica, dove la necropoli lambiva le mura della greca Adranon. A corredo delle teche, pannelli didattici e monitor, integrano il racconto con le fasi del restauro dei pezzi.

La Tomba della Regina su Monte Adranone

Le prime ricerche a Monte Adranone risalgono all’Ottocento e portarono alla luce la famosa Tomba della Regina: il grande archeologo Antonino Salinas riuscì anche a riottenere alcuni preziosi reperti dai contadini che vivevano sul posto; pezzi che oggi fanno parte della collezione del Museo archeologico palermitano, ma che andarono per anni dispersi nei magazzini, erroneamente attribuiti e dimenticati. Quando vennero ritrovati, composero la grande mostra di cinque anni fa a Sambuca, nelle stesse teche che oggi ospitano queste nuove testimonianze di uno dei più misteriosi e importanti insediamenti del Mediterraneo. Proprio per la sua difficile accessibilità questo sito è rimasto un unicum: dal fascino indiscutibile, arrampicato sul monte, con attorno un paesaggio pressoché intatto. E un panorama straordinario visto che da quassù lo sguardo arriva fino al mare. “Confidiamo che la riapertura dei musei e l’inaugurazione della mostra ‘Doni oltre la morte’ – afferma il sindaco Leo Ciaccio – siano da sprone e stimolo alla ripresa del progetto di rinascita di Sambuca”.

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