I misteri del Riparo Cassataro tra pitture, riti e sciamani

Il sito archeologico vicino a Centuripe, conosciuto sin dall’antichità, custodisce pitture rupestri di età neolitica tra le più enigmatiche della Sicilia

di Emanuele Drago*

La Sicilia è piena di luoghi nascosti, siti archeologici presi costantemente di mira da tombaroli, o scoperti per caso da archeologi e appassionati, nonostante siano continuamente indicati nelle opere dei grandi autori classici. Uno di questi si trova in una rocca nella parte interna della Sicilia orientale, un luogo attorno al quale gravitano i paesi di Centuripe, Adrano e Biancavilla. Il sito è conosciuto come Rifugio o Riparo Cassataro e trova la propria collocazione a ridosso dell’argine destro del fiume Simeto, a circa tre chilometri della Valle delle Muse.

Riparo Cassataro (foto Diego Barucco – www.siciliafotografica.it)

Indicato come un luogo carico di mistero nel De Divinazione di Marco Tullio Cicerone, il Riparo non è altro che una sorta di galleria, un antro, una sorprendente frattura nella roccia che nacque dall’accostamento di tre blocchi di pietra arenaria la cui struttura ricorda un po’ quella dei dolmen. Tuttavia, la sorprendente particolarità del sito è legata alla presenza, su una delle pareti della roccia, di interessanti pitture rupestri, alcune in ocra rossa, altre di colore più scuro.

Figura antropomorfa (foto Diego Barucco – www.siciliafotografica.it)

Si tratta di figure antropomorfe raffigurate senza arti, sebbene di non facile interpretazione. Sulla destra s’intravede un volto con le braccia alzate, evidentemente intento a svolgere un qualche particolare rito, mentre sulla sinistra delle immagini di un uomo che abbraccia un tamburello e di un bue con lunghe corna. Ma è indubbiamente la parte centrale del blocco in questione che sembra costituire il fulcro di tutta quanta la rappresentazione. Si tratta di una specie di reticolo che gli studiosi hanno interpretato in due diversi modi: nella prima ipotesi alcuni vi hanno scorto una sorta di capanna, mentre una seconda ipotesi tende a interpretare il reticolo come il particolarissimo abito zigrinato di un sovrano, di uno sciamano o di una qualche divinità venerata durante il neolitico (l’immagine dell’uomo con l’arto alzato, proprio perché più stilizzata e meno astratta viene considerata meno tarda, ovvero collocabile durante l’età del Bronzo).

Pitture rupestri (foto Diego Barucco – www.siciliafotografica.it)

Ma perché questo antro prese il nome di rifugio Cassataro? La soluzione si trova in una rivista di archeologia che è coeva alla stessa scoperta, nonostante, come già detto, il luogo veniva già stato indicato in un’opera di Cicerone. Nella Rivista di Scienze Preistoriche diretta da Paolo Graziosi, in un’edizione del 1976, si afferma che “in un riparo lungo il fiume Simeto, presso Centuripe, il dott. G. Cassataro ha scoperto delle pitture parietali di ocra rossa, ormai poco leggibili, di probabile età neolitica. La più evidente rappresenta una figura umana alta 18 centimetri con le braccia allargate, forse provvista di una gonnellina”. Si tratta di una descrizione didascalica e molto approssimativa che tuttavia rinnovò l’interesse verso questo misterioso sito, che solo a partire dal 1993 fu sottoposto a studi da parte dall’archeologo Giacomo Biondi.

* Docente e scrittore

(Foto Diego Barucco – www.siciliafotografica.it)

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