I beni culturali siciliani “curati” dalle nanotecnologie

Un’azienda milanese investe nell’Isola dove aprirà due sedi, a Palermo e Caltanissetta. Formerà esperti per preservare monumenti e musei

di Ruggero Altavilla

Terapie invisibili e non invasive per curare i beni culturali. Trattamenti che preservano più a lungo, garantendo tempi di resistenza anche di vent’anni e applicabili su bronzi, marmi, vetro, pietre naturali e su qualsiasi altra superficie difendendola dalle insidie del tempo. Sono le nanotecnologie, manipolazioni della materia che agiscono fin dentro gli atomi e le molecole, portando a modifiche più stabili e durature. Adesso, un’impresa milanese specializzata in nanotecnologie è pronto a investire in Sicilia, dove aprirà due sedi, a Palermo e Caltanissetta, con cui formerà esperti per preservare i più importanti monumenti dell’Isola.

Sabrina Zuccalà

Dopo le applicazioni in nanotecnologia eseguite sull’Esercito di terracotta in Cina, quelle sul relitto di Marausa (ve ne abbiamo parlato qui), sulla statua di Sant’Oronzo a Lecce e anche su un violino Stradivari dell’Accademia Concertante d’Archi di Milano, le attenzioni della 4ward360 si spostano in Sicilia, dove sarà premiato il miglior progetto di restauro. A settembre partirà un nuovo team chiamato “Heritage Preservation Lab”, guidato dall’amministratore della società e ricercatrice Sabrina Zuccalà. “La Sicilia – spiega – è una delle Regioni che hanno maggiori beni culturali e opere artistiche d’Italia, molte di queste però, versano in condizioni non ottimali, e devono essere restaurate; per questo riteniamo sia fondamentale investire in formazione sulle nanotecnologie per creare nuove figure professionali che possano utilizzare i nanomateriali per preservare queste opere e mantenerle in ottime condizioni”.

Trattamento sul legno del relitto di Marausa

“In sinergia con diverse università e enti istituzionali siciliani – continua la ricercatrice – cercheremo di realizzare corsi che possano formare i nuovi esperti di nanotecnologie e cosi potremo rilanciare l’occupazione e anche il turismo. Ormai è evidente a tutti che i risultati migliori per preservare le opere d’arte e architettoniche si possono raggiungere solo con i nano materiali che sono flessibili e utilizzabili su tutti i materiali, non li intaccano e riescono ad andare a fondo dando risultati di lunga durata”.

Il team di 4war360

Nelle prossime settimane, l‘azienda presenterà un progetto dedicato all’innovazione e allo sviluppo nel territorio siciliano, da sviluppare nei prossimi mesi. L’intenzione è quella di utilizzare in tutti i musei siciliani una serie di campioni di prova delle nuove nanotecnologie per sperimentarne i vantaggi. “Ho subito percepito come in una terra in cui lo stesso contenitore museale è frequentemente anche esso un bene monumentale da tutelare – osserva Renzo Botindari, esperto in nanotecnologie e responsabile tecnico e addetto alla sicurezza della Galleria d’Arte Moderna di Palermo – le nanotecnologie già utilizzate con successo nel campo del restauro e della conservazione, potrebbero addirittura applicarsi con successo nella ricerca scientifica di nuovi materiali per garantire nella manutenzione straordinaria delle opere edili, solidità, durabilità e soprattutto la sicurezza del bene e del fruitore”.

“Sappiamo – aggiunge l’architetto Michele Di Giovanni, che aprirà in Sicilia la sede di Caltanissetta – che in alcuni musei della Sicilia alcune opere sono anche a rischio per la mancanza di aria condizionata, se queste opere fossero state tutelate con le nanotecnologie non ci sarebbero stati problemi di questo tipo”.

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