Gli argenti di Paternò a Berlino, un appello per farli tornare in Sicilia

La sezione locale dell’Archeoclub d’Italia ha costituito un comitato provvisorio per la restituzione dei reperti, una delle più preziose testimonianze di argenteria greca del Mediterraneo

di Giulio Giallombardo

Non solo Morgantina. A fare compagnia agli argenti che viaggiano ogni quattro anni tra New York e Aidone, c’è un altro tesoro siciliano conteso, attualmente custodito fuori dall’Isola. Sono i sette pezzi pregiati ritrovati a Paternò agli inizi del Novecento e conservati al Pergamonmuseum di Berlino. Gli argenti di Paternò, insieme al tesoro di Eupolemo rientrato al museo di Aidone, sono una delle più preziose testimonianze di argenteria greca del Mediterraneo.

Gli argenti di Paternò

Lontani dalla Sicilia già dal 1909, dopo una rocambolesca storia di ricettazione e passaggi di mano, gli argenti siciliani diventano tedeschi, tornando a casa soltanto tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006, in occasione di una mostra temporanea tra Ragusa e Paternò. Adesso, la sezione Hybla Major (antico nome di Paternò) dell’Archeoclub d’Italia ha costituito un comitato provvisorio per chiedere il ritorno degli argenti in Sicilia.

Pisside a conchiglia

Trovati per caso da una contadina nel 1909, vicino alla rocca normanna sull’acropoli di Paternò, e poi venduti per poche lire a due ricettatori catanesi, gli argenti, realizzati probabilmente a Taranto tra il 400 e il 300 avanti Cristo, prima di approdare in Germania hanno viaggiato a lungo. Parte del tesoro, smembrato dai ricettatori, finì a Napoli, dove fu acquistato da due commercianti parigini che sottoposero gli argenti a un restauro. Successivamente, nel 1911, il primo dei sette pezzi fu venduto a Robert Zahn, conservatore dell’Antiquarium dei Musei Reali di Berlino, che poi, tra il 1913 e il 1914, entrò in possesso degli altri sei argenti. Il tesoro, però, doveva essere ben più grande dei sette reperti oggi custoditi al Pergamonmusem. Una collezione che consiste in una pisside a rocchetto, una pisside a conchiglia, una olpe o bicchiere con baccellature, tre kylix e una phiale chrysomphalos.

L’acropoli di Paternò (foto Salvo Santangelo)

Dunque, adesso, sulla scia degli argenti di Morgantina, i tempi sono maturi per ipotizzare un ritorno in Sicilia anche del tesoro di Paternò. Per questo, l’obiettivo del comitato provvisorio dell’Archeoclub – spiega Francesco Finocchiaro, presidente della sezione Hybla Major di Paternò e responsabile nazionale dei Dipartimento architettura e paesaggi di Archeoclub d’Italia – “è quello di elaborare un manifesto da condividere con altre realtà locali, regionali e nazionali per costituire un comitato promotore che avvii un processo – sicuramente complesso e articolato – che permetta alla città di Paternò di fruire di questo tesoro che appartiene alla nostra comunità”.

Il Pergamonmuseum di Berlino

Il sogno è di far tornare a casa anche i tanti reperti archeologici e artistici disseminati nei musei e depositi regionali, nazionali e internazionali. “In questo senso – prosegue Finocchiaro – la commissione comincerà un ciclo di incontri a partire dalla comunità di Paternò per coinvolgere soggetti politici, amministrazione, associazioni, media. Speriamo, non solo nella possibilità di far rientrare i reperti, ma nella necessità di predisporre locali idonei per accoglierli, istituendo un museo archeologico, considerata la quantità di materiale disponibile che spesso è conservato senza dignità in molti depositi e nello stesso tempo incentivare la restituzione dei reperti che sono ancora oggi in possesso di molti privati”.

Archeologi al lavoro

Restaurati alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, gli argenti di Paternò, tornarono in Sicilia nel 2005 in seguito a un episodio che ha come protagonista un socio dell’Archeoclub d’Italia, il medico Domenico Arcoria, che fa parte del comitato provvisorio per il rientro degli argenti. A Berlino per un convegno, Arcoria – racconta Finocchiaro – viene sorpreso a fotografare senza autorizzazione gli argenti esposti al Pergamonmusem. Dopo un colloquio chiarificatore con il direttore del museo, ottiene la promessa di una mostra in Sicilia, “solo che per un errore, i tedeschi – spiega ancora Finocchiaro – hanno organizzato la mostra a Ragusa, la sola Ibla nota in Sicilia”. Chiarito l’equivoco, gli argenti dopo la tappa a Ragusa, arrivarono finalmente a Hybla Major, ovvero a Paternò, senza più farvi ritorno in futuro.

“Sarebbe importante per la nostra comunità, con i dovuti accordi, riappropriarci dei reperti – sottolinea Finocchiaro – . La nostra è una città ancora tutta da scoprire e il rientro degli argenti potrebbe rilanciare la ricerca archeologica nel territorio, finora totalmente disattesa. Servirebbe a ricostruire l’identità di una città che spesso non ha ricevuto le giuste attenzioni. Lo sviluppo di una comunità passa anche attraverso il recupero della sua memoria”.

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