Filicudi ritrova il suo museo, piccolo scrigno d’archeologia

L’antiquarium dell’isola riapre dopo un anno e mezzo con uno speciale allestimento di opere donate dell’artista Alessandro La Motta e ispirate al mare e al mito

di Maria Laura Crescimanno

Tutto pronto per riaprire questa estate, dopo oltre un anno e mezzo di chiusura pandemica, la sede distaccata del museo archeologico Bernabò Brea di Lipari nella piccola Filicudi. Sarà un evento a far tornare la luce nei quattro piani della casa eoliana che ospita il piccolo museo archeologico. Come spiega il direttore del museo di Lipari, Rosario Vilardo, l’evento sarà dedicato a Lighea, la sirena di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, grazie alla donazione dell’artista Alessandro La Motta. “La mattina del 17 luglio inauguriamo la riapertura del museo – spiega Vilardo – con la donazione di un allestimento di piccole opere, una ventina, che compongono una vera e propria narrazione tra i temi dell’arte, del mare, dell’archeologia e del mito. Il museo resterà aperto per tre giorni alla settimana al mattino, non senza difficoltà di personale, sino ad agosto e speriamo metà settembre”.

Una delle sale del museo

Per valorizzare il territorio, attraverso un bando del Gal Eolie, in collaborazione con Federalberghi e l’associazione Nesos di Lipari, previsti anche interventi di miglioramento dei cartelli turistici, con le indicazioni di codici qr lungo i sentieri dell’isola. “Il turismo ambientale, che rientra negli obiettivi Unesco – puntualizza Vilardo – è l’unica concreta fonte di reddito fuori stagione per le isole minori,  e dovrebbe essere supportato da interventi puntuali per la manutenzione della sentieristica, che invece non è sempre assicurata, nemmeno per l’ordinario”.

Un’anfora

La visita al piccolo museo sarà l’occasione per scoprire la storia di Filicudi, sin dagli albori delle civiltà nel Mediterraneo. Grande importanza rivestì, infatti, l’isola sia nella preistoria che nell’età del Bronzo per i commerci e nella circolazione di popoli provenienti dall’area dell’Egeo, e nel cosiddetto periodo di Capo Graziano, che ruotarono attorno alle isole Eolie.

L’ingresso del museo

Sulla piccola isola oggi sono due gli itinerari archeologici visitabili: il sito di pianura del villaggio di Filo Braccio e quello più alto di Capo Graziano, con l’itinerario delle macine di pietra di epoca romana. Nei fondali vicini, inoltre, giace un vero e proprio museo sommerso, con l’itinerario di archeosub realizzato dalla Soprintendenza del Mare, che dai 30 metri di fondale scende negli abissi dove si trovano ancora oggi molti relitti e carichi di anfore dell’ epoca. Dal villaggio di Fili Braccio, invece, proviene quella che è considerata la prima ceramica con raffigurazioni antropomorfe che ci è giunta dal passato ad oggi, la così detta coppa di Filicudi, o tazza di Filo Braccio, che presto rientrerà nella sua casa del museo di Lipari. La coppa è ancora oggi richiesta dai musei italiani e studiata dagli esperti per le sue raffigurazioni mitologiche.

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