Quelle notti a Palazzo Cesarò tra feste e intrighi

La dimora settecentesca sul Cassaro, nel centro storico di Palermo, fu sede del circolo della Grande conversazione della nobiltà del tempo

di Emanuele Drago*

Il Cassaro non è solo il cuore del centro storico di Palermo, ma anche il luogo in cui per ogni singolo palazzo è possibile scoprire una storia da raccontare. Tra le tante dimore che costellano il principale asse viario, ce n’è indubbiamente uno che se potesse parlare ci racconterebbe gran parte delle vicende della città. Si tratta di Palazzo Cesarò, conosciuto anche come il luogo in cui ebbe sede per gran parte del Settecento, dopo Palazzo Caccamisi, la Grande conversazione della nobiltà del tempo.

Ritratto di Marco Antonio Colonna di Stigliano

Edificato dalla famiglia Tetano e Giusino, intorno alla metà del Settecento, venne abbellito con affreschi eseguiti da Olivio Sozzi e custodisce un’affascinante cavallerizza, caratterizzata da una serie di colonne di pietra di Billiemi. Nella seconda metà del Settecento il palazzo divenne proprietà di Teodato Colonna, il fratello di Marcantonio Colonna di Stigliano, il vicerè che fece edificare Villa Giulia e che dedicò alla moglie, la principessa Giulia d’Avalos. In alcuni diari si racconta che il vicerè, a Carnevale, in segno di riconoscenza, amava gettare al volgo dei confetti, facendosi beffe di molti nobili che per avarizia, invece, si dilettavano nel distribuire confetti finti.

Prospetto di Palazzo Cesarò

La Grande conversazione della nobilità era una specie di club inglese o caffè pubblico in cui dame e cavalieri, oltre a giocare a carte, alimentavano intrighi, drammi e passioni. In diversi diari nobiliari si narra come a Palazzo Cesarò venissero accolti i più illustri viaggiatori, che dai balconi assistevano alle più importanti e solenni feste cittadine. Oltre alle conversazioni e ai balli, un momento centrale era quello del gioco, che si protraeva dal primo pomeriggio fino a tarda notte, anche se chi vi partecipava lo faceva con motivazioni diverse. Infatti, mentre le donne giocavano per galanteria, gli uomini invece si facevano prendere dall’idea di poter ottenere delle grosse vincite.

Una portantina dell’epoca

I giochi più in voga erano la “bassetta” o “biribissi”, quest’ultimo per gli accaniti fumatori e per i cultori del gioco d’azzardo. Ma altri giochi erano il “tressette”, la “primiera” e il “sette e mezzo”, mentre non trovavano spazio giochi come la “zecchinetta” e la “calabrisella”, perché considerati volgari.Sebbene il club rimanesse sempre aperto, i nobili iniziavano ad affluire solo intorno alle nove di sera. Poi il tutto si concludeva oltre l’una di notte, quando carrozze e portantine accompagnavano dame e cavalieri alla Strada Colonna, per la consueta passeggiata alla Marina.

Il Teatro Bellini

Queste consuetudini a Palazzo Cesarò durarono fino all’inizio dell’Ottocento, quando la vita sociale della città si spostò più a sud, in prossimità dei Quattro Canti, anche perché nel frattempo i nobili amavano frequentare il nuovo Real Teatro Carolino, sorto nel 1809 accanto al Palazzo Valguarnera dei Marchesi di Santa Lucia, su un preesistente teatro popolare conosciuto come “dei Travaglini”. E fu allora che la Grande conversazione assunse il nome di Circolo Bellini. Negli anni a seguire, Palazzo Cesarò passò a Stefano Tedeschi Oddo, medico che partecipò alla Seconda guerra d’Indipendenza e che fu uno dei quarantadue siciliani salpati da Quarto il 5 maggio del 1860. Un uomo che durante la battaglia di Calatafimi si prese si cura dei feriti, tanto da essere premiato dallo stesso Garibaldi con una medaglia d’argento.

*Docente e scrittore

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