Le sfide di Elvira Amata: “Una biennale d’arte per la Sicilia dal 2024”

Intervista all’assessore regionale ai Beni culturali che fa il punto sui prossimi impegni per la valorizzazione dei patrimonio dell’Isola: dagli scambi con i musei del mondo ai fondi del Pnrr, dalle strategie di comunicazione al personale, fino alla sinergia tra gli assessorati

di Antonio Schembri

Elvira Amata

Quali che siano gli sviluppi, e gli eventuali reset, della politica regionale in questa prima fetta del 2023, un punto resta fermo. Lo sfaccettato patrimonio culturale dell’Isola è il pilastro di un’industria: l’unica autentica in Sicilia e dal potenziale economico tanto vasto quanto ancora inespresso. Per questo l’assessorato incaricato di gestirlo è uno dei più importanti, come dimostrano anche le dimensioni della galassia amministrativa con cui deve interagire: numerosi suoi uffici periferici, 9 soprintendenze ministeriali, 14 parchi e 15 musei regionali, tra quelli dotati di autonomia finanziaria e gli altri guidati dai direttori dei parchi.

L’assessore Elvira Amata

“Un’organizzazione variegata che fino ad oggi ha funzionato a compartimenti stagni. E di cui urge raccordare i pezzi”. Parola di Elvira Amata, deputato regionale, da poco più di due mesi alla guida dell’assessorato ai Beni culturali all’Identità siciliana. Messinese, 53 anni, un’esperienza politica che parte dal periodo universitario quando venne eletta per la prima volta all’amministrazione comunale della città dello Stretto, dove è stata anche assessore all’Arredo urbano, Amata si affaccia adesso sul campo largo delle problematiche di quel grande museo a cielo aperto che è la Sicilia, anche se – è bene sottolinearlo – secondo quanto si sussurra nei palazzi regionali, potrebbe essere imminente un suo passaggio all’assessorato al Turismo, dopo la vicenda sui fondi stanziati per la mostra sulla Sicilia a Cannes.

L’abbiamo incontrata per focalizzare i solchi sui quali l’attività della giunta presieduta da Renato Schifani dovrà correre per valorizzare meglio la poderosa dotazione regionale di beni naturalistici e artistici, architettonici, archeologici e immateriali. Una quantità di tesori che si aggiorna periodicamente con nuovi ritrovamenti. Decisiva per sviluppare un turismo culturale non condizionato dalle stagioni. “Gli incontri finora avuti in queste settimane con i soprintendenti – dice Amata – stanno evidenziando la necessità di un’unica cabina di regia, rappresentata dall’assessorato, per far lavorare con logiche di squadra i comparti di un settore così centrale e delicato. In loro ho trovato molta voglia di fare e di seguire linee guida precise”.

Elvira Amata al Museo Salinas con il direttore Caterina Greco

Quali sono?

“Una è senz’altro l’internazionalizzazione del nostro patrimonio culturale, attraverso i prestiti di opere a musei di altre grandi città del mondo e l’avvio di collegamenti tra spazi espositivi attraverso porte virtuali. Gli effetti di queste iniziative, in termini di ulteriore curiosità verso la Sicilia, si potrebbero ottenere in tempi brevi. La digitalizzazione del patrimonio monumentale è un obiettivo che merita di captare molte più risorse. Realtà virtuale e metaverso sono strumenti efficaci per modernizzarlo e renderlo ancora più attrattivo e avvicinabile, in particolare dai giovani. La bellezza della Sicilia va mostrata e spiegata al mondo. E un altro strumento efficace, a questo scopo, è quello dei prestiti di opere d’arte custodite nei nostri musei, soprattutto all’estero”.

Come reputa i recenti risultati sul fronte delle visite a musei e siti archeologici siciliani?  

“È vero che il 2022 ha fatto segnare dati di ripresa; ma, a mio avviso, questi non sono ancora sufficienti a indicare un risultato di effettiva affermazione del giusto valore da dare al corredo culturale nella nostra regione. La Sicilia può puntare a molto di più se solo lo si comunicasse meglio, per meglio venderlo. Purtroppo è mancata e ancora manca un’efficace strategia di marketing e comunicazione. E su questo fronte occorre investire, perché realizzare un buon progetto senza farlo conoscere all’esterno dei suoi confini territoriali significa non poter realizzare alcun ritorno economico sul territorio e quindi farlo fallire”.

L’assessore Elvira Amata al Salinas

La Sicilia è la regione italiana a cui il Pnrr ha assegnato più risorse. Come vede questa prospettiva?

“Come un incentivo a impiegarli in maniera attenta. Il problema, adesso, non è certo il loro ammontare, bensì l’effettivo indirizzo di questi fondi verso progetti davvero utili. Bisogna controllare che tutte le risorse finanziarie assegnate vengano effettivamente spese entro le tempistiche indicate: operazione complessa visto che a gestire ampia parte dei finanziamenti sono le singole soprintendenze e i direttori dei parchi. Bisogna però riuscirci, altrimenti diventeranno un boomerang: il rischio di una tardiva certificazione di spesa è che Bruxelles li ritiri. E il danno economico che ne deriverebbe sarebbe pesante”.

Contemperare la pianificazione con la burocrazia rappresenta, specialmente per l’assessorato assegnatole, una tradizionale difficoltà. Come intende risolverla?

“Abbiamo cominciato a lavorare a una riforma per raggiungere questo obiettivo. Nuove norme che consentano di semplificare, velocizzare e armonizzare i procedimenti autorizzatori secondo criteri di economicità, trasparenza ed efficienza; e che siano in grado di coinvolgere tutti i portatori d’interesse nei luoghi in cui gli eventi culturali vengono allestiti”.

A quale progettualità si riferisce nel concreto?

“A quella di una biennale dell’arte, a partire dal 2024.  Una proposta culturale che potrà abbracciare tutti i periodi dell’anno, permettendo di mettere a sistema l’intero territorio siciliano. Questo presuppone il coinvolgimento diretto dell’assessorato al Turismo”.

La sede dell’assessorato regionale dei Beni culturali

Qual è la attuale situazione del personale dell’assessorato ai Beni culturali?

“Non è certo delle migliori. Il blocco dei concorsi, determinato a un accordo di rientro economico del precedente governo nazionale, si è tradotto nel tempo in mancanza di ricambio del personale. Tra assessorato e soprintendenze mancano professionalità giovani, l’attuale età media è di 55 anni e non sono pochi i settori da potenziare con figure specializzate: a partire dal numero degli archeologi e degli storici dell’arte. Bandire nuovi concorsi è indispensabile ed è un obiettivo sul quale questa giunta regionale ha già aperto un tavolo di confronto con il governo Meloni. Lo sviluppo di una terra è legato anche alle potenzialità espresse dalle istituzioni: senza progetti, specie quelli che vertono sulle tecnologie avanzate e sul marketing, non si va avanti. C’è insomma anche una tecnocrazia da riformare, per tutelare e valorizzare il settore dei beni culturali, esportandone la conoscenza. Bisogna quindi aprire a giovani laureati in questi campi”.

Come si procede sul fronte dell’intersciplinarietà tra assessorati?

“È un altro obiettivo centrale: ho già fatto richiesta di avviare un tavolo di confronto con gli assessorati del Turismo, della Sanità, delle Attività produttive e delle Infrastrutture. Proprio sul fronte infrastrutturale urgono interventi immediati sulle strade verso siti archeologici che vengono penalizzati e in molti casi erroneamente considerati minori, solo a causa di collegamenti inadeguati. Così come occorre spingere sul potenziamento dei voli per la Sicilia”.

Sub nei fondali di Cala Gadir a Pantelleria

E a che punto sono le politiche per la tutela e la conoscenza dei reperti consegnati dal mare? 

“I primi obiettivi sono l’apertura del Museo del Mare dedicato a Sebastiano Tusa all’Arsenale della Marina Regia di Palermo e quello di Gela, incentrato sul relitto della nave greca, databile tra il Sesto e il Quinto secolo avanti Cristo, rinvenuta nei fondali antistanti la costa di Bulala. Progettualità importanti riguardano anche Messina: quella del potenziamento del Mume, il Museo interdisciplinare regionale, uno degli spazi espositivi più importanti del Mezzogiorno e gli interventi di recupero della Real Cittadella, la simbolica fortezza seicentesca della zona Falcata. Sito, questo, dall’alto valore identitario per i messinesi, troppo a lungo abbandonato. Il precedente governo regionale aveva proposto un finanziamento di 20 milioni di euro per il suo intero restauro. Si tratta di riprogrammare al più presto questa spesa”.

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