Dopo la piena del Simeto affiora un antico tracciato in pietra

Scoperta sull’argine del fiume, vicino a Paternò, quella che sembra una strada o un approdo per le imbarcazioni. Secondo gli studiosi è una testimonianza della viabilità storica del territorio

di Giulio Giallombardo

Potrebbe essere un’antica strada o un approdo per le imbarcazioni che navigavano sul fiume. È la sorpresa fatta dal Simeto dopo la piena dei giorni scorsi. Il fiume si è ritirato lasciando affiorare quello che, dopo i primi sopralluoghi, sembra un tracciato la cui funzione è ancora tutta da indagare. Sull’argine del fiume, vicino al ponte romano di Pietralunga, a un passo da Paternò, è emerso un acciottolato e quella che potrebbe essere una banchina dove attraccavano le imbarcazioni.

L’acciottolato sull’argine del fiume

Del ritrovamento si sta occupando la sezione “Ibla Major” di Paternò dell’Archeoclub D’Italia, allertata dal geologo Orazio Caruso che ha fatto la scoperta. Da tempo l’associazione sta conducendo alcune ricerche sugli antichi tracciati viari della zona, ipotizzando che proprio in prossimità del manufatto emerso in questi giorni, potesse esserci un porto.

 

Schema dell’Archeoclub d’Italia sugli antichi tracciati viari di Paternò

“Siamo davanti a un’infrastruttura portuale-stradale emersa dopo la piena di questi giorni in seguito alle piogge – spiega Francesco Finocchiaro, architetto, presidente della sezione ‘Ibla Major’ e responsabile nazionale dei Dipartimento architettura e paesaggi di Archeoclub d’Italia – . Questo ritrovamento casuale, dovuto all’ennesima modifica dell’alveo del Simeto, offre l’occasione per trovare le conferma agli studi e alle ricerche condotte negli ultimi 30 anni. Grazie a questa scoperta è finalmente possibile ricostruire con evidenze archeologiche i tracciati della mobilità storica che collegava Hybla Major, l’attuale Paternò, con Centuripe”.

La base del manufatto

Secondo lo studioso potrebbe trattarsi di una specie di interporto, un luogo dove le navi attraccavano e poi ci si poteva muovere sui tracciati stradali o in direzione Centuripe o verso l’attuale Paternò. “Questo tratto di fiume era navigabile in epoca imperiale – aggiunge Finocchiaro – . Sappiamo che i romani costruivano le strade su tracciati preesistenti, realizzando infrastrutture e potenziando la viabilità, dunque nulla di strano che questo tracciato possa essere coevo al vicino ponte romano di Pietralunga, che risale al primo secolo dopo Cristo”.

Il Simeto dopo la piena

La scoperta pone, adesso, il problema della tutela e conservazione del manufatto, che rischia di essere danneggiato irrimediabilmente da altre piogge e inondazioni. “Si trova in una porzione molto fragile del fiume – avverte Finocchiaro – dunque allerteremo il Genio civile e la Soprintendenza, affinché si attivino per tutelare e mettere in sicurezza questa testimonianza. Dopo le recenti scoperte nell’area delle Salinelle di Paternò, dove si trovava un santuario, e gli studi più recenti sul nome della città e sulla sua morfogenesi urbana, dall’antichità ad oggi, siamo pronti per una nuova stagione di scoperte, studi e di scavi archeologici per riaprire il dibattito ormai secolare: la città di Paternò non è di origini medievali, al contrario ha una sua storia pre-cristiana, pre-greca e le tracce sono ancora tutte da scoprire sulla sua parte più preziosa: la sua acropoli”.

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