Dentro le leggendarie grotte vaporose di Monte Kronio

Viaggio nella storia delle stufe di San Calogero, all’interno della montagna che sovrasta Sciacca. Dalle prime esplorazioni alle scoperte più recenti

di Lilia Ricca

Una leggenda vuole che Dedalo, il famoso costruttore del labirinto del Minotauro per mano del re Minosse, dopo la sua fuga dalla Grecia e l’amichevole accoglienza del re dei Sicani, Cocalo, in Sicilia, abbia scavato delle grotte, dove ingegnosamente raccolse il calore che usciva caldissimo dalla roccia, sulla cima del monte Kronio, che sovrasta la città di Sciacca. Non solo la tradizione, ma anche la letteratura ha celebrato da sempre le terme di Sciacca, per le loro qualità terapeutiche e la suggestiva posizione naturale. Le grotte vaporose di monte Kronio, conosciute anche come stufe di San Calogero, dove sorge la basilica dedicata al santo patrono della cittadina, sono un sito unico al mondo, per il misterioso fenomeno che ancora divide gli esperti.

Veduta di monte San Calogero (foto Michele Termine)

Monte Kronio non è un vulcano, ma una montagna di rocce calcaree, uguale alle adiacenti montagne di Caltabellotta e Genuardo, a nord, e fa parte del sistema dei Sicani: è la propaggine più a sud verso il canale di Sicilia. L’ipotesi più probabile, come hanno scritto molti, è che nelle profondità della montagna vi siano delle acque calde che ne determinano il calore. Un fenomeno attenuato poi dalla successiva costruzione dell’hotel di San Calogero, negli anni ’50, che ne ha sfruttato le incredibili risorse terapeutiche.

Speleologo del Cai di Trieste nel 1986

Conosciuto sin dall’antichità, monte Kronio, era utilizzato dagli uomini preistorici come punto di controllo sul canale di Sicilia, approdo per chi arrivava dalla Grecia o dal Libano. Le particolari grotte che emanano calore erano un’attrattiva di svago e beneficio. Da quello che riportano le fonti storiche, le grotte venivano utilizzate come santuario. Gli antichi credevano che quei vapori caldi fossero segni di un evento soprannaturale e che nelle grotte vivessero gli dei. Le grotte sono legate anche al culto di San Calogero, il “santo nero” originario di Calcedonia, sapiente (sempre raffigurato con un libro in mano) e maestro di esorcismi. Come spesso ci insegna la storia religiosa, il luogo naturale diventa un rifugio per il santo, di cui scopre anche gli effetti taumaturgici sulla salute.

Santo Tinè nella grotta Fazello nel 1959

Il primo esploratore delle grotte, nel secolo scorso, fu Santo Tinè, allora giovane archeologo, originario di Canicattini Bagni, che allora collaborava con la Soprintendenza ai Beni Culturali della Sicilia Orientale guidata da Luigi Bernabò Brea. Tinè trova vasi e ceramiche, simili a quelli rinvenuti a Stentinello, oggi alla periferia di Siracusa, risalenti al 6.000 avanti Cristo, che testimoniano la prima presenza umana stabile in Sicilia. Senza dare un nome preciso alle ceramiche saccensi, Tinè le attribuirà alla “Cultura del Kronio”. Reperti oggi esposti all’Antiquarium di San Calogero attualmente chiuso, presto però di nuovo fruibile ai visitatori (ve ne abbiamo parlato qui).

 

Negli anni precedenti alla Seconda guerra mondiale arriva a Sciacca Luciano Medeot, un militare di Trieste e stimato speleologo, in servizio a Siracusa. Medeot esplora le grotte e all’interno dell’antro di Dedalo, dove si trovano le “stufe”, con sedili intagliati nella pietra, lo speleologo comprende la difficoltà di arrivare fino in profondità perché il calore, ma soprattutto l’umidità, non lo rendono possibile. Successivamente, nel dopoguerra, Medeot torna nelle grotte con Giulio Perotti, comandante delle spedizioni del Club Alpino Italiano di Trieste, e con Santo Tinè, per esplorare le viscere del Kronio, dove trova alcuni vasi in una galleria. Una scoperta sorprendente di cui nessuno era a conoscenza.

Strumento per rilevare la velocità dell’aria (foto Michele Termine)

Dopo la scoperta, la Regione Siciliana finanzia una campagna di scavo nella grotta Fazello, confermando l’eccezionalità del luogo: una montagna calda ed un sito preistorico che ha conservato integralmente i materiali custoditi al suo interno. Nel 1985 viene realizzata una ricognizione delle pareti della montagna, con l’esplorazione di una grotta, già raggiunta ma poco conosciuta fino alle profondità. Si tratta della grotta Cucchiara. Un anno dopo è la volta di una documentazione televisiva sulle grotte con le prime immagini a colori. È lo speleologo Mario Gherbaz che si inoltra nelle viscere del Kronio con il riscontro della mancanza di acqua ed un cumulo di detriti che saranno rocce cadute dalla parte alta. Non c’è nessun ingresso e l’aria è più fredda rispetto alla parte più in alto: scoperta che sta a significare, però non accertata, dell’arrivo dell’aria dentro il pozzo da un ingresso nelle pareti. 

Analisi sui vasi (foto Michele Termine)

Arriviamo al 2007, quando il Club Alpino Italiano di Trieste fa un accordo con l’associazione geografica La Venta, famosa già per uno studio in una miniera messicana più calda delle grotte di monte Kronio. Gli esploratori entrano attrezzati con maschere per respirare aria fredda. Viene prelevato uno dei vasi e dalle analisi effettuate sui bordi si scoprirà che le sostanze contenute sarebbero riconducibili al vino. Il mondo verrà a sapere dai media che a Sciacca c’è il vino più antico, ipotesi non sposata però da tutti gli studiosi. In tempi più recenti, gli speleologi del Club Alpino di Trieste, accompagnati da alcuni esperti dell’Università di Palermo, portano l’astronauta Luca Parmitano dentro la grotta Cucchiara, per un’esercitazione in un ambiente estremo. Qui, per la prima volta viene usato un drone sperimentato in Svizzera, con due telecamere, una termica e una per le riprese video.

Michele Termine

“Tutte le grotte sono piene di vasi – racconta Michele Termine, giornalista saccense esperto del territorio – . La conoscenza di monte Kronio è una scoperta ancora aperta, considerando che la montagna non è stata esplorata per intero. Per restituire al pubblico una parte di questo sito unico nel mondo dobbiamo aspettare la ristrutturazione dell’Antiquarium, dove con una serie di apparecchi multimediali sarà possibile inoltrarsi in questo viaggio affascinante”. Accessibile solo agli esperti, nessuna delle grotte del Kronio è visitabile. Soltanto una, ad un metro e mezzo dal sentiero a piedi, che costeggia la montagna: è la grotta della Nobildonna. Anche questa vaporosa, da esplorare in totale sicurezza.

(Nella prima immagine grande in alto, la grotta della Nobildonna, foto Enzo Termini)

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1 Comment

  1. Come al solito non si riesce a “sfruttare” una meraviglia unica, da anni la grotta è chiusa ma anche le terme, poi non parliamo dell’albergo ristrutturato e chiudo poi ristrutturato e chiuso come definirla una vergogna, tutto questo non può fare solo rabbia.
    Vogliamo parlare del progetto Sitas.

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