Dall’Argentina alla Sicilia: nuova luce su una meteora dell’arte trapanese

Un giovane avvocato di Mendoza ha scoperto di essere discendente di Diego Norrito, pittore settecentesco mazarese poco conosciuto, che ha affrescato la chiesa del Santissimo Crocifisso di Calatafimi Segesta

di Sergio Alcamo

Effettuare una ricerca archivistica per ricostruire il proprio albero genealogico e scoprire che un nostro antenato vissuto nel 1700 era un pittore di affreschi non è cosa che capita tutti i giorni.  Invece è esattamente ciò che è accaduto a Bruno Norrito, ventisettenne avvocato di Mendoza con studio a Buenos Aires ed evidenti origini italiane (di Mazara del Vallo, nello specifico), terza generazione di emigrati in terra argentina.

Volta affrescata della chiesa del Santissimo Crocifisso

Consultando diversi “Atti dei morti” e risalendo di generazione in generazione Bruno si è imbattuto in don Simone Norrito di Mazara, di professione “civile”, deceduto il 24 giugno 1836 all’età di settanta anni e abitante in via Santa Caterina, dietro la cattedrale del Santissimo Salvatore. Il documento riporta anche i nomi dei genitori: il padre, don Diego Norrito, di professione “pittore”, e della madre, donna Giovanna Saporito, abitanti già nella medesima casa del figlio Simone.

Facendo delle ricerche su internet Bruno ha individuato un mio post su questo poco conosciuto artista che avevo pubblicato nel 2015 (quasi sette anni fa esatti) sul mio blog Spigolature di arte siciliana e mi ha scritto per chiedermi ulteriori informazioni in merito al suo antenato settecentesco. Purtroppo non ho potuto far altro che comunicargli che da allora non mi ero più occupato dell’argomento e che per quanto ne sapevo non erano emersi documenti, opere d’arte o altri elementi che potessero gettare nuova luce sul personaggio.

Il trionfo della Santa Croce

Ma chi era tal Diego Norrito? L’unico dato certo che avevamo fino ad ora erano i suoi affreschi datati 1772 nella chiesa del Santissimo Crocifisso di Calatafimi Segesta (che potrete ammirare per Borghi dei Tesori Fest domenica 4 settembre, qui per prenotare) edificata tra il 1741 e il 1759 su progetto dell’architetto trapanese Giovan Biagio Amico (1684-1754). Menzionati solo da fonti locali (Nicolò Mazara, Carlo Cataldo, Valentina Menna, Maria Concetta Di Natale) queste decorazioni pittoriche incentrate sul tema dell’Esaltazione della Croce si sviluppano sulla bianca volta del sacro edificio all’interno di cornici in stucco mistilinee bordate e toccate d’oro e ornate all’intorno da festoni anch’essi dorati: un riquadro centrale maggiore di forma allungata con “Il trionfo della Santa Croce” e due più piccoli e quadrangolari raffiguranti rispettivamente “La visione di Costantino e La Fede e la Carità”.

Purtroppo hanno subito notevoli danni a causa delle infiltrazioni di acqua piovana e sono state oggetto di due distinti interventi di restauro: il primo nel 1934 ad opera del Profeta; l’altro nel 1960 da parte di Gianbecchina. Probabilmente a quest’ultimo si deve la ridipintura quasi totale dei tre medaglioni affrescati che sono stati così privati della loro originalità. Solamente un quarto riquadro che decora il vestibolo di ingresso con una scena allegorica sembra sia stato risparmiato ed è forse l’unica testimonianza autografa del nostro.

La Fede e la Carità

L’aspetto di queste opere, per quello che ancora si può apprezzare nell’unico brano non pregiudicato dal rifacimento novecentesco, rispecchia le cadenze del barocchetto siciliano con iconografie che ripetono motivi standardizzati. Lo stile del Norrito si mostra incline a un colorito tenue, mentre la sua mano appare talvolta incerta. Eppure nei volti riesce a trovare maggiore misura e compostezza di forme. Non sappiamo da chi abbia ricevuto i primi rudimenti dell’arte e chi fu il suo maestro e per quale motivo dopo il cantiere pittorico calatafimese non si hanno più sue notizie.

In attesa di ulteriori indagini archivistiche, intanto, grazie alle ricerche personali di Bruno Norrito, abbiamo finalmente un importantissimo documento che oltre a lasciare ipotizzare origini mazaresi anche per il suo antenato don Diego, ci informa che questi aveva sposato una tal Giovanna Saporito e che nel 1766 aveva avuto un figlio di nome Simone. Dal documento succitato quest’ultimo risulta di professione “civile” e sposato con una tal Maria Modica.

La visione di Costantino

Dalle investigazioni condotte dal giovane avvocato argentino sappiamo anche che la coppia ebbe come figlio Giovanni, a sua volta padre di Francesco, bottaio, che ebbe Giovanni Battista, anche lui bottaio. Questi era nato nel 1900 e dopo aver combattuto nella prima guerra mondiale decise di emigrare in Argentina trovando lavoro a Mendoza nella fiorente industria del vino. Suo figlio Nicolás Norrito (Nicolò) fu il primo argentino della famiglia. Era un bottaio come il padre e il nonno, ed è deceduto nel 2016. Suo figlio Jorge, il padre di Bruno, è invece un ingegnere civile di Mendoza.

Scena allegorica

La nuova testimonianza archivistica fuga ogni dubbio sulla reale attività di don Diego, per altro messa in discussione in passato (c’è, infatti, chi ha sostenuto che fosse stato lo stuccatore e non colui che affrescò la chiesa calatafimese del Crocifisso). Grazie a questa nuova pista le ricerche potranno ora continuare su basi documentali un po’ più solide e scoprire ad esempio quali altri dipinti o cicli di affreschi aveva portato a termine a Mazara del Vallo o in atri centri urbani limitrofi prima del 1772. La città sede vescovile affacciata sul mare, infatti, vanta numerosi monumenti ecclesiastici di straordinario splendore ma (a parte quelli distrutti a causa del secondo conflitto mondiale, quelli crollati per i terremoti o per l’incuria) molti di questi sono chiusi e non studiati con l’attenzione che meriterebbero. Concludendo, confido che le ricerche sul settecentesco pittore Diego Norrito riprendano con nuovo slancio e portino alla scoperta di sue sconosciute opere.

Condividi
Tags

In evidenza

Le Vie dei Tesori sfiora trentamila visite nel primo weekend di ottobre

Ricco fine settimana del festival in dieci città. Palermo arriva quasi a 19mila visitatori mentre le altre insieme superano i 10mila. Santa Caterina il luogo più amato nel capoluogo, seguita dal Politeama. Il lavatoio medievale di Cefalù supera i 500 visitatori. In tanti anche a Trapani e Termini Imerese che hanno aggiunto due giorni in più

Tornano i laboratori gratuiti di Mimmo Cuticchio, seconda tappa allo Stand Florio

In questo nuovo appuntamento si apprendono i primi rudimenti dell'arte dei Pupi, incrociando il pensiero dello scrittore Gianni Rodari

Porta Nuova e l’aula bunker subito sold out per Le Vie dei Tesori

Apre per la prima volta al pubblico Porta Nuova, si entra nel carcere Ucciardone e nell’aula bunker con i cronisti che seguirono il maxiprocesso, si scopre il Gasometro, ma anche tre chiese inedite con le loro storie. Tante passeggiate e visite teatralizzate tra nobili dame e cortigiane

Ultimi articoli

Le Vie dei Tesori a Alcamo tra castelli e torri, tutto pronto per il secondo weekend

Preso d'assalto nel primo fine settimana, si sale fino al Castello di Calatubo, quasi inaccessibile, e si visita quello dei Conti di Modica. Aprono sette luoghi tra cui chiese, musei, torri e un’antichissima cuba

Dalla villa con i bozzetti di Zeffirelli alle terrazze sull’Etna, Catania e Acireale al secondo weekend

Si visita Villa Di Bella a Viagrande, dove il regista soggiornò e donò alla proprietaria i suoi disegni di scena per "Cavalleria Rustica". Apre Castello Ursino e si sale sul camminamento di San Nicolò l'Arena. A Acireale, tra chiese e palazzi sfarzosi

Le Vie dei Tesori a Ragusa e Scicli: secondo weekend tra cave, palazzi e chiese

Nel Duomo del capoluogo esposte le opere sopravvissute al sisma e si sale sul campanile di San Giovanni Battista. A Scicli, terza città più visitata del festival dopo Palermo e Catania, apre Palazzo Busacca e proseguono le visite al Municipio, set del Commissario Montalbano

Articoli correlati