Dai depositi del Salinas allo Steri: reperti tornano a casa dopo 50 anni

In arrivo un nuovo allestimento con oltre cento oggetti, che raccontano due secoli di vita quotidiana a Palazzo Chiaramonte

di Giulio Giallombardo

Un tesoretto di oltre cento reperti che raccontano due secoli di vita quotidiana dello Steri: piatti, bicchieri di vetro, vasi da cucina e anche dadi da gioco. Torneranno dopo 50 anni lì dove furono scoperti da Vincenzo Tusa, i reperti degli scavi condotti nel 1973 a Palazzo Chiaramonte. Una collezione inedita che attualmente è custodita nei depositi del museo Salinas di Palermo, sarà trasferita al piano terra dello Steri, sede del Rettorato, accanto alla sala delle Armi, dove recentemente è stato inaugurato il nuovo allestimento della Vucciria di Renato Guttuso (ve ne abbiamo parlato qui).

Lo Steri di Palermo

Si tratta di un consistente lotto di 112 reperti che vanno dal Trecento fino a tutto il Quattrocento, dall’epoca chiaramontana a quella dei vicerè. Pezzi unici che provenivano dal luogo di raccolta dei rifiuti dello Steri, recuperati dall’allora Soprintendenza alle Antichità della Sicilia occidentale, in quello che è stato il primo scavo urbano medievale di una certa importanza fatto a Palermo. Torneranno allo Steri grazie a una convenzione stipulata tra il museo archeologico Salinas e l’Università degli Studi di Palermo, con il consenso dell’assessorato e del dipartimento regionale ai Beni culturali, che prevede il comodato d’uso per i reperti da musealizzare.

Il museo Salinas

“È un’operazione culturale molto significativa da tanti punti di vista – spiega a Le Vie dei Tesori News, la direttrice del museo Salinas, Caterina Greco – . Prima di tutto perché questi reperti provengono da uno scavo storico fatto in un’epoca in cui l’archeologia medievale era in qualche modo pionieristica in Italia e soprattutto in Sicilia. Poi perché questi oggetti torneranno nel loro contesto di provenienza, nel palazzo del potere della Palermo tardomedievale e rinascimentale. Un musealizzazione, dunque, che è anche una restituzione alla città di beni che abbiamo custodito per mezzo secolo e che adesso saranno per la prima volta fruibili”.

Opificio arabo dello Steri (foto Davide Mauro, Wikipedia)

L’allestimento è ancora in lavorazione, ma – salvo sorprese – dovrebbe essere inaugurato entro la fine di giugno. I reperti in mostra saranno vasi da mensa, forme da dispensa e da cucina, vettovaglie con gli stemmi dei Chiaramonte e dei vicerè, ma anche singolari bicchieri di vetro, dadi da gioco e monete. “Sono tutti oggetti che raccontano la vita quotidiana del palazzo, – prosegue Greco – testimonianze che fermano un’istantanea del periodo. Si tratta della parte più significativa di questa collezione, ma altri reperti resteranno al Salinas, dove saranno esposti nelle sale del secondo piano in fase di allestimento che dedicheremo, tra l’altro, alla Palermo medievale”.

Iscrizioni nel carcere dei penitenziati

Con i reperti che torneranno a casa, si arricchisce il percorso museale dello Steri, da pochi giorni tornato visitabile in tutta la sua bellezza, adesso anche con un biglietto congiunto con il Salinas, l’Orto botanico e il complesso monumentale di Monreale. “Diventa sempre più importante l’esperienza di visita dello Steri – sottolinea Paolo Inglese, direttore del Simua, il Sistema museale d’ateneo – oltre a questo allestimento, abbiamo la Vucciria di Guttuso, da poco rientrata da Roma, poi, la Sala dei Baroni con il soffitto trecentesco decorato, il percorso di Scarpa e il carcere dei penitenziati, arricchito di una specifica applicazione che guiderà i visitatori e, ancora altre sorprese che renderanno questo luogo unico per chi vorrà visitarlo”.

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