Da via Etnea a piazza delle Belle: quando Catania era la capitale siciliana dell’eros

Durante l’epoca fascista e anche oltre, il capoluogo etneo è stato uno centri più attivi per gli incontri a luci rosse. Strade e palazzi ne ricordano la storia

di Livio Grasso

Nell’arco del ventennio fascista, Catania ha rivestito i panni di un vero e proprio “luogo dell’eros”, divenendo meta privilegiata di tutta la Sicilia. In diverse vie della città c’erano le cosiddette “case chiuse”, piccoli locali a luci rosse frequentati da diversi clienti che si recavano lì per intrattenersi in pratiche erotiche. Antonio Aniante, scrittore del ventesimo secolo, ci informa pure di una specifica zona di “abbordamento” che avveniva di fronte alla chiesa San Michele Arcangelo ai Minoriti, nella via Etnea.

Chiesa di San Michele Arcangelo ai Minoriti

Secondo quanto raccontato dall’autore, nei giorni delle messe, gruppi di ragazzi si riunivano all’esterno della parrocchia per corteggiare le giovani che entravano dentro la chiesa, aspettando la fine della liturgia per tentare di catturarne l’interesse. Aniante, nei suoi scritti, racconta che spesso erano accompagnate dalle zie o dalle madri per evitare che venissero importunate dai corteggiatori, il più delle volte spudorati e disinibiti.

Ivan Nicosia, scrittore e guida turistica, che ha curato un itinerario dedicato ai luoghi dell’eros a Catania, ha spiegato: “La via Etnea che oggi conosciamo come sede principale di negozi, bar e gioiellerie, in realtà, ai tempi del fascismo, era una delle strade più bazzicate per ostentare l’arte della seduzione. Soprannominata in gergo locale ‘u struscio’, aveva come punto di raccordo proprio la chiesa dei Minoriti”.

Piazza Goliarda Sapienza

Poco più avanti della chiesa si snoda un piccolo viale che conduce verso la vecchia piazza delle “Belle”, ora chiamata piazza Goliarda Sapienza. Questo piccolo tratto urbano era circondato dalle “case di tolleranza”, gestite da parte delle tenutarie che si dedicavano all’abbigliamento delle prostitute, al trucco, ai profumi e all’igiene. Prima della legge Merlin, che nel febbraio 1958 ha abrogato ogni forma di prostituzione, qualunque donna interessata a lavorare per conto di una tenutaria avrebbe dovuto acquisire conoscenze approfondite nel settore farmaceutico e medico. Per essere ritenute idonee bisognava anche affrontare uno studio improntato sulla prossemica, sulla gestualità, sulle pose e su un seducente approccio con la clientela.

“Della selezione – dice Nicosia – se ne occupavano la tenutaria e la tubista, medico specializzato nella nutrizione e nella prescrizione delle diete alimentari. Diversi sono stati i casi in cui alcune ragazze, a causa di un atteggiamento goffo o di un corpo eccessivamente magro, non sono state accolte nelle case”. Di questa procedura parlano varie fonti letterarie che illustrano chiaramente alcuni prerequisiti ritenuti indispensabili: un fisico formoso e tornito, un atteggiamento squisitamente espansivo, nessun velo di timidezza.

Casa natale di Ercole Patti

Altra zona di Catania che rientra nelle fila della intimità amorosa è la Civita, quartiere nativo di Ercole Patti e luogo in cui si è formato artisticamente lo scultore Emilio Greco. Sempre Aniante ci informa che qui vivevano i marinai con le mogli, raccontando che chi passava da quelle parti, soprattutto di sera, notava un lumicino acceso nelle stanze attraverso cui si intravedevano le coppie in pieno coinvolgimento reciproco. Queste testimonianze rivelano a chiare lettere l’eccessiva libidine e la sfrenata lussuria che contraddistingueva l’intera città, cuore pulsante della movida erotica e fonte di appagamento per tutti gli appassionati dell’eros.

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