Cuticchio si racconta in attesa della laurea honoris causa: “Sarà una festa”

L’artista siciliano, custode della tradizione del cunto e dell’Opera dei Pupi, terrà una lezione magistrale al Teatro Palladium di Roma sui cinquant’anni di carriera

di Maria Laura Crescimanno

Sulla soglia dei 74 anni, che compirà a fine marzo, Mimmo Cuticchio, tra i più importanti esponenti contemporanei delle arti del “cunto” e dell’Opera dei Pupi siciliani, festeggia per la laurea honoris causa teatro, musica e danza (ve ne abbiamo parlato qui). Un riconoscimento che arriva su proposta del Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Ateneo Roma Tre e che sarà conferito il 4 maggio al Teatro Palladium di Roma.

Mimmo Cuticchio al Salinas

Come si sente dopo questo riconoscimento?

“Da bambino vivevo in una famiglia numerosa di teatranti e di compleanni non se ne festeggiavano molti. Questa di maggio sarà una vera festa, anche se da alcuni anni i riconoscimenti arrivano numerosi e anche dall’alto. All’Università di Roma mi sono sentito di casa, Valentina Venturini ha scritto diversi libri sul mio lavoro, ed ecco arrivare la laurea. Il 4 maggio so che dovrò fare una lezione di circa 20 minuti, questa volta non improvviserò, proverò a tracciare i cinquant’anni di vita dedicata ai pupi, una sintesi che vorrei dividere in tre momenti, a partire dalla mia famiglia quando mia madre e mio padre che dopo i bombardamenti a Palermo si misero i pupi sul carretto ed iniziò il nostro lungo viaggio”.

Una scena di “O a Palemo o all’inferno”

Ma di soddisfazioni ne ha avute molte in questi anni.

“Sì, nel 2019 il presidente Mattarella mi ha nominato commendatore della Repubblica con una cerimonia al Quirinale, in occasione della mostra sui Pupi riconosciuti beni dall’Unesco. È stata una grande celebrazione sul mestiere dei pupari e dell’oprante. Un altro grande riconoscimento è stato il gemellaggio con il teatro di Osaka dove abbiamo rappresentato l’Italia. In Giappone il teatro è considerato un tesoro di stato. Con le università lavoro da molti anni, ho fatto incontri, sul mio lavoro sono state fatte tesi di laurea, non solo sui pupi ma sulla mia regia drammaturgia, il lavoro di attore e narratore”.

Pupi siciliani

La Macchina dei Sogni 2021 in pandemia è stata dedicata all’Inferno di Dante, una coincidenza? E come definisce la sua vita, un cammino nel  teatro…

“Ho vissuto tutta la mia vita con coraggio, non nell’oscurità. A 23 anni lasciai la Sicilia e feci il mio primo spettacolo al parco Sempione a Milano, sentivo già che l’arte non ha frontiere ed ho affrontato il pubblico, viaggiato per l’Europa, senza chiudersi, senza nascondersi nelle proprie catacombe, ho mescolato tecniche, tradizioni, storie. In pandemia sono stato chiuso nella mia casa-teatro in via Bara con i miei pupi, ed ho affrontato le mie prigioni parlando con loro, mi sono dedicato al restauro dei miei personaggi, dipingerli, lucidarli, mille pupi mi hanno preso due anni di cure. Ad ottobre con la prima apertura, ho ragionato sul fatto che anche l’Iliade inizia con la peste, lì mi sono interrogato su cosa ha generato il presente, ed è nata l’ idea dello spettacolo sull’ira di Achille”.

Cuticchio nel suo laboratorio

Nuovi progetti oltre Dante e l’Inferno raccontato dai pupi?

“L’ira di Achille mi porterà nei siti archeologici, spero come aedo di tornare al teatro di Segesta, a fare rivivere la tradizione greca quest’estate per festival di Segesta diretto da Claudio Collovà. Prima dell’Inferno di Dante avevo messo in scena l’Eneide, volevo stare accanto a Virgilio, un gigante che non avevo ancora affrontato, per andare a Dante dovevo per forza ritornare all’Eneide. Un lavoro complesso durato quasi un anno, ho realizzato pupi nuovi protagonisti dell’Inferno di Dante, sullo sfondo c’erano i luoghi della Sicilia con le nove province, le musiche di mio figlio Giacomo Cuticchio, composte questa volta da un ensamble di sette musicisti. In scena un altro attore oltre me, Alfonso Veneroso che leggeva i versi di Dante. Le riprese in esterno del film realizzate da Daniele Cirpì,  diventeranno un dvd di 50 minuti che metteremo a disposizione delle scuole alla ripresa di settembre. Si chiamerà ‘Sulle vie dell’Inferno’  e parlerà ai giovani con il linguaggio del cunto,  i versi e la musica”.

Cuticchio nel salone delle feste del Quirinale

Attorno all’arte dei pupi siciliani ed al cunto, di cui lei è stato maestro di recupero e innovazione, si è creata una scuola a Palermo, a partire da via Bara, un’ esperienza di cui si parla poco.

“Dal 1997 ho aperto la scuola del cunto in via Bara, dove c’è il mio nido e dove nasce la mia arte e da qui prende il volo. Dalla mia scuola sono venuti fuori attori, registi, narratori. I cunti all’inizio erano quelli dei paladini, dalla Chanson de Geste, ma oggi la storia dell’uomo è un’altra, visto che andremo su Marte! Il cunto è qualcosa che ti serve a raccontare la vita, ed è stato così nei secoli da padre in figlio, serve a farmi comunicare con il pubblico, serve a trovare un ritmo trascinante, ma per me gli artisti rimangono artigiani, e come si diceva nel Medioevo, io mi sento un teatrante artigiano, dalla costruzione al canovaccio alla messa in scena”.

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