Città sommerse e abitanti sottoterra: ecco come sarà la Sicilia nel 2786

In un libro la geografia visionaria di un ipotetico futuro, immaginando gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. Un viaggio distopico mille anni dopo Goethe

di Giulio Giallombardo

Un triangolo di sabbia e rocce in mezzo al Mediterraneo, sferzato da cicloni tropicali. La Sicilia come la conosciamo oggi non esiste più. Le coste sono state sommerse dal mare, così a Palermo, i monti Pellegrino e Gallo, sono diventate le Isole Pellegrine, mentre Capo Zafferano è ormai l’Isola Zafferana. I trapanesi si sono rifugiati sulla rocca di Erice e Catania si affaccia adesso sul Mare Catanese, grande specchio d’acqua che ha invaso la piana, da cui affiora l’Isola Catena.

Palermo nella mappa del libro

È la Sicilia dell’anno 2786 immaginata dal filosofo ed evoluzionista Telmo Pievani e dal geografo Mauro Varotto, autori del distopico “Viaggio nell’Italia dell’Antropocene”. Il libro, edito da Aboca, racconta il tour di Milordo, un turista mitteleuropeo che, sulle orme di Goethe, ripercorre le tappe dello scrittore mille anni dopo il suo iconico viaggio in Italia. È il pretesto per inventare una geografia visionaria di un ipotetico futuro, immaginando gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici che l’umanità sta contribuendo ad alimentare.

La copertina del libro

Così, Milordo, giunto alla tappa finale del suo viaggio, dopo aver attraversato “l’altissimo ponte antisismico a campata unica” sullo Stretto di Messina, si trova davanti a un lembo di deserto, non tanto diverso da quelli nordafricani. A causa del caldo soffocante, i siciliani vivono perlopiù di notte e sottoterra, costretti a desalinizzare l’acqua di mare, concedendosi di tanto in tanto qualche passeggiata in jeep per visitare borghi abbandonati. I segni degli incendi sono dappertutto. L’energia non manca, grazie ai campi eolici e agli impianti fotovoltaici, ma le infrastrutture non sempre resistono ai violenti cicloni tropicali.

La laguna Marcanzotta e il litorale mazarese

Nella mappa immaginaria, Palermo è quasi del tutto sommersa, circondata dalle isole Pellegrine e Zafferana. Il golfo di Castellammare è un susseguirsi di fiordi e insenature, come, dall’altra parte, quello di Termini Imerese, mentre a Trapani, troviamo la laguna tropicale di Marcanzotta, popolata di lamantini e coccodrilli. Ad Agrigento i templi sono stati ricoperti da una resina conservante e nella costa meridionale le foci del Belice e del Platani sono diventate estuari. Licata è ridotta a un’isoletta, mentre più a sud si è formato il Canale di Pachino con gli scogli affioranti dal mare. Risalendo verso Catania, Siracusa è una penisola e Augusta è un piccolo lembo di terra circondato dal mare. Milordo lascia la Sicilia a bordo di un charter a fusione nucleare che decolla dalla pista di Punta Raisi sopraelevata sul mare.

Licata e Gela

“Le previsioni degli scienziati sugli effetti del riscaldamento globale non lasciano dubbi sui costi economici enormi che l’umanità potrebbe essere chiamata a sostenere per garantirsi un ambiente vivibile, dopo aver fatto di tutto per deturparlo”, scrivono gli autori alla fine del libro. La domanda chiave che si pongono Pievani e Marotto è la seguente: “Siamo in grado oggi di sostenere costi tutto sommato contenuti per riformare un modello di consumi e uno stile di vita dissipativi e assicurare così alle generazioni future un mondo (ancora) vivibile?”.

Catania con le isole Catena e Augusta

La risposta è ancora da scrivere, ma intanto i due studiosi indicano un decalogo di comportamenti responsabili individuali, che vanno dalla riduzione degli sprechi alla differenziata, dall’acquisto di prodotti locali e sfusi senza imballaggi agli alimenti biologici e di stagione. “Nonostante la geografia apocalittica, – avvertono gli autori – questo libro semiserio è improntato all’ottimismo e intende stimolare all’azione, che per essere efficace dovrebbe coinvolgere tutte le scale, da quella politica a quella planetaria, a quella dei comportamenti del singolo individuo”.

(Nell’immagine grande in alto la mappa della Sicilia realizzata da Francesco Ferrarese del Museo di Geografia dell’Università di Padova)

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2 Comments

  1. Interessante, ma c’è una contraddizione climatica…. Deserto e cicloni tropicali non possono coesistere…. Il clima desertico non lascia spazio ai cicloni tropicali che invece renderebbero più verde il paesaggio

  2. Il racconto è certamente molto suggestivo e fa riflettere sui rischi che corriamo in futuro se non arrestiamo questa corsa folle alla distruzione del nostro ambiente. Ma in questo “Viaggio nell’Italia dell’Antropocene” ci sono delle evidenti storture e delle grosse imprecisioni! Al di là che non credo che come mezzi di trasporto gli umani del futuro tra dieci secoli useranno ancora le jeep, come se oggi per spostarci da una città all’altra facessimo affidamento ai carri trainati dai cavalli, i due autori di questo libro di fantascienza fa un po’ di confusione tra clima desertico e clima tropicale; infatti anche se può capitare che delle tempeste tropicali colpiscano tratti desertici (ad esempio ogni tanto qualche uragano riesce a raggiungere la parte più meridionale della semi-desertica penisola arabica), resta che il presupposto che un clima desertico come quello descritto dal libro non può essere interessato frequentemente da tempeste tropicali, se capitasse non sarebbe un clima desertico. Invece in questo libro distopico si descrive una Sicilia ridotta ad un deserto polveroso e allo stesso tempo flagellata da tempeste tropicali. E’ scientificamente impossibile!! Per definizione un ambiente naturale che ospita un deserto non è mai interessato da tempeste tropicale o, se capita, solo molto raramente.

    Luca

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