Ciao Lelio, amico geniale

Un ricordo di Lelio Giannetto, contrabbassista e compositore palermitano scomparso, pioniere della musica contemporanea in città

di Laura Anello

Non ricordo quando esattamente conobbi Lelio, quale fu l’occasione, l’amico che ci presentò, i dettagli dell’incontro. Sarà stato venti anni fa o giù di lì. Prima di allora ho ricordi vaghi di un concerto incredibile, io giovane studentessa universitaria, e di fronte a me – in un club dalle parti della Cala di Palermo – un performer che gettava spezie e stoffa sul pubblico, lo provocava amabilmente, così come sembrava strapazzare il contrabbasso esattamente come se fosse parte del suo corpo.

Ero giovane, in compagnia di un azzimato accompagnatore un po’ sconcertato, e solo anni dopo – quando lo conobbi – scoprii che quel performer era Lelio. Non dimenticai mai quella serata, che per me era stata – nella Palermo degli anni Ottanta “da bere” cui si contrapponevano fremiti pseudo-alternativi più conformisti del conformismo dei circoli bene – come una finestra aperta su un pianeta fino ad allora sconosciuto. Una scheggia di contemporaneo planato su Palermo. Un pianeta fatto di verità, di passione, di curiosità autentica, di relazioni internazionali, di arte come necessità espressiva, senza birignao intellettualistici.

Quando lo conobbi, diventata giornalista (chi mai ci ha presentato, Lelio?), mi convinsi a fare l’ufficio stampa di una delle rassegne della sua creatura, Curva Minore. Fui investita dalla sua logorrea geniale, dal suo entusiasmo, dal suo pensiero divergente, dalle sue vette e dai suoi abissi, dalla sua ironia dolente ma sempre divertita, dai suoi occhi spalancati sul mondo, dalle sue sinapsi fulminee, un cervello – il suo – incapace di stare fermo, la benedizione e la maledizione degli artisti.

Lelio Giannetto (foto Renée Purpura)

Parlammo tanto: di Palermo, della Sicilia, della politica, della cappa che sentivamo sopra di noi, della voglia di spezzarla, dell’amore, di figli, di paure, del sogno di una vita agreste, di morte. Mi chiamava la mattina presto e la notte, mi attaccava bottoni per ore. Aveva bisogno di condividere, di sostenere il peso di una sfida titanica (fare cultura a Palermo senza finanziamenti pubblici garantiti), di farsi capire restando se stesso. Presto più che un ufficio stampa mi sentii una psicologa. E, confesso, quando la rassegna si concluse, provai il sollievo della fine di quell’esperienza umana e professionale diventata totalizzante.

Da allora ci siamo incontrati tante volte. Indimenticabile un concerto con il suo “contrabbasso parlante” al centro Biotos. Indimenticabili le “passeggiate sonore” che organizzammo con Le Vie dei Tesori dopo che mi aveva fatto conoscere gli studi di Murray Schafer: vidi comitive silenziose seguirlo con le cuffie sulle orecchie ad ascoltare le note dominanti dei quartieri di Palermo: il suono della Kalsa (dove dominano i motorini dell’acqua), il suono della Zisa, il suono della Bandita. Una città da ascoltare, non solo da vedere.

Una performance di Curva Minore

Ultima volta l’ho incontrato l’estate di un anno fa all’Ulmo, la cantina vinicola di Planeta, in una bellissima serata che in questi tempi sembra della stessa materia dei sogni (abbracci, risate, bevute), e ancora una volta mi ha investito di progetti, di sfide, di desideri, di cose da fare insieme per Le Vie dei Tesori. Non era frustrato nonostante ogni sua iniziativa fosse una scommessa da vincere, perché era comunque riempito dalla sua passione e dal suo talento. Ogni volta era un ritrovarsi, un riconoscerci come se ci fossimo lasciati il giorno prima. Perché Lelio c’era sempre. Lelio era un pezzo di Palermo, c’era anche quando non ci si vedeva e non ci si sentiva. Ci siamo abbracciati – c’era un tempo in cui ci si abbracciava – promettendoci di fare insieme un mucchio di cose.

Stamattina, quando ho saputo che se n’è andato, prima di ricevere i tanti messaggi increduli di amici e di compagni di lavoro (chi non ti conosceva, Lelio?) ho pensato che non fosse possibile. Ho pensato (e penso) che Palermo non sarà più la stessa senza di lui. E sento bruciare il rimpianto – c’è sempre, ma questa volta di più – delle tante cose che non potremo fare più insieme. Mai la minaccia del Covid mi è sembrata così reale e tangibile, così feroce.

Ciao Lelio, amico geniale. Ti abbraccio e ti ringrazio, insieme con tutto il gruppo delle Vie dei Tesori, per quel che ci hai dato, per quel che hai lasciato a questa città. Mi consolo pensandoti già in viaggio verso un posto bello, tu con il tuo contrabbasso.

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4 Comments

  1. Ciao Lelio. Mi mancherà, mancherà alla città di Palermo, il senso della sorpresa che la tua presenza e la tua musica hanno saputo donarci nell’arco della tua esistenza

  2. E si! La prima volta in cui ci siamo incontrati sembrava la centesima, o forse la milionesima! Subito parlare, capire, comprendersi, subito sentire che la musica, la nostra, scorreva fluida.
    Ma tutto si è consumato in così poco tempo, più veloce di una meteora! Una improvvisazione troppo rapida, troppo “sincronica”, un cluster inafferrabile!
    Grazie Lelio per la tua delicata ironia, per la tua splendida e discreta umanità, in una parola per la tua infinita musica, che continuerà a raggiungerci.

  3. Grazie per aver dipinto queste splendide parole per l’uomo e l’artista che era, passione istrionica.
    Grazie.

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