Chiude il monastero della suora in odor di miracoli

Dopo cinque secoli s’interrompe l’attività del convento di Santa Chiara a Termini Imerese. Trasferite anche le ultime due monache

di Giulio Giallombardo

Sono andate via lasciandosi dietro una storia secolare. Anche le ultime due suore del monastero di Santa Chiara, uno dei più importanti di Termini Imerese, hanno detto addio a quel luogo di preghiera e devozione sin dal 1498. Pochi giorni fa la messa per salutare la madre superiora suor Maria Chiara Costanzo e suor Chiara Luciana Ricciardi trasferite a Messina, nel monastero di Montevergine Santa Eustochia Smeralda. Per loro si tratta, in realtà, di un ritorno, perché è lì che provvisoriamente erano già state nel 2017, quando l’attività di culto nel monastero di Termini si fermò per alcune settimane. Poi, la chiusura fu scongiurata e le due suore tornarono nella loro “casa”.

Il monastero di Santa Chiara

Ma questa volta le porte del convento sono state sbarrate a tempo indeterminato e probabilmente per sempre. La partecipata e commossa cerimonia di commiato nell’annessa chiesa di San Marco ha, di fatto, segnato la fine dell’esperienza spirituale all’interno del convento, anche se – tiene a precisare a Le Vie dei Tesori News, padre Giuseppe Todaro, arciprete di Termini Imerese – “la chiusura è temporanea, la soppressione è di competenza del Vaticano e la pratica è ancora agli inizi”. Ma oggi la speranza nel ritorno delle clarisse è molto flebile e la loro presenza è andata negli anni scomparendo insieme alle “vocazioni” di nuove suore. Dal 1941 a oggi sono state 22 le monache entrate nel convento, già nel 1998 se ne contavano 10, ridotte poi alle sole due andate via pochi giorni fa. A nulla sono servite le “preghiere” della comunità terminata che, anche con una raccolta firme avviata qualche anno fa, aveva richiesto alle autorità religiose il trasferimento di altre suore nel convento di Santa Chiara.

Insegna all’ingresso del monastero

Del resto, il legame tra il monastero e la città è sempre stato molto stretto, come sottolinea Salvatore Arrigo, ex assessore comunale di Termini, appassionato di storia e autore, tra l’altro, di un libro dedicato proprio al monastero di Santa Chiara. “Intorno al 1820, per rimpinguare le finanze – racconta lo storico – la deputazione chiese in prestito alcune somme lasciate in testamento da una certa Maria de Clava, stabilendo di restituire in tempi migliori. Nel 1860, poi, come si evince da documenti dell’Archivio storico comunale, il presidente del Comitato termitano di liberazione chiedeva ‘filacce e pezzuole’ a seguito delle “barbarie delle regie truppe”. L’invito, in breve tempo, fu portato a compimento dalle suore”.

Ma anche in passato poche sono state le “vocazioni”, tanto che già nel Seicento l’allora arcivescovo di Palermo, Giannettino Doria, volle rilanciare il monastero, arricchendolo con nuovi locali e disponendo il trasferimento di alcune suore, a cui si aggiunsero altre clarisse termitane. Tra queste, circondata da un’aura di santità, vi fu Lucia Ciaccio, a cui sin da giovane si attribuirono fatti straordinari, tanto da attirare le attenzioni dello stesso arcivescovo Doria, che la volle destinare al monastero di Santa Chiara. A suor Lucia, lo storico don Vincenzo Solìto riferisce episodi prodigiosi. Il primo quando, delusa di non poter ascoltare la messa per mancanza del sacerdote nel giorno della “Presentazione di Nostra Signora Maria Vergine”, si ritirò nella sua cella. Chiamata da una voce, andò in chiesa e vide apparire due angeli che stesero sull’altare una “tovaglia bianchissima”. Quindi le apparve Gesù, vestito con abiti sacerdotali, che celebrò la messa circondato da “spiriti celestiali”. Oppure, in un altro episodio, Lucia rimase miracolosamente illesa mentre suonava la campana che si staccò dal muro.

La chiesa di San Marco

Una storia di devozione fu anche quella di Giovanna Barca, una nobile del Seicento la cui vicenda ricorda un po’ quella di Gertrude, la monaca di Monza dei Promessi Sposi manzoniani. Secondo quanto riportato dagli storici, la donna arrivò su una barca al porto di Termini per essere poi accompagnata al monastero delle clarisse. Ma giunta a destinazione, si accorse di essere stata ingannata e fu costretta a prendere i voti contro la sua volontà. “Tuttavia non si ribellò – racconta ancora Salvatore Arrigo – prese con piena consapevolezza il velo e accettò di seguire la regola di Santa Chiara. La sua vita fu esemplare e all’età di 40 anni, colpita da apoplessia, morì”. Antiche storie di devozione che ormai proseguiranno altrove.

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