“Ccà semu” di Luca Vullo approda a Taofilmfest

Attraverso i racconti degli abitanti, il film si sofferma sui cambiamenti della vita a Lampedusa da quando gli sbarchi sono diventati un aspetto della quotidianità

di Redazione

Si intitola “Ccà semu” (siamo qui), come l’espressione utilizzata dagli abitanti di Lampedusa per spiegare il loro posto nel mondo, tra orgoglio e rassegnazione, ed è il documentario del regista nisseno Luca Vullo selezionato al 64° Taormina Film Fest. L’opera, già apprezzata alla 21° edizione del Festival CinemAmbiente di Torino, sarà proiettata il 20 luglio nella sala B del Palazzo dei congressi, alle 16, alla presenza del regista e del produttore. Girato a Lampedusa e prodotto dall’Università UCL di Londra, il documentario è il risultato di una ricerca socio-antropologica della professoressa Michela Franceschelli e della ricercatrice Adele Galipò che analizza gli effetti dell’emigrazione sui lampedusani e sulla piccola isola “porta d’Europa”, stretta nel doppio ruolo di centro simbolico dell’attuale crisi migratoria mediterranea e di comunità isolata alla periferia dell’Unione. Attraverso i racconti degli abitanti, il film si sofferma sui cambiamenti della vita a Lampedusa da quando gli sbarchi sono diventati un aspetto della quotidianità. Vullo lavora da tempo al tema della migrazione, dal documentario “Dallo zolfo al carbone” sui minatori e contadini siciliani diretti alle miniere di carbone del Belgio, fino all’ultimo Influx sui siciliani a Londra, ora on line su Netflix.

Attraverso i racconti degli abitanti, il film si sofferma sui cambiamenti della vita a Lampedusa da quando gli sbarchi sono diventati un aspetto della quotidianità

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Si intitola “Ccà semu” (siamo qui), come l’espressione utilizzata dagli abitanti di Lampedusa per spiegare il loro posto nel mondo, tra orgoglio e rassegnazione, ed è il documentario del regista nisseno Luca Vullo selezionato al 64° Taormina Film Fest. L’opera, già apprezzata alla 21° edizione del Festival CinemAmbiente di Torino, sarà proiettata il 20 luglio nella sala B del Palazzo dei congressi, alle 16, alla presenza del regista e del produttore. Girato a Lampedusa e prodotto dall’Università UCL di Londra, il documentario è il risultato di una ricerca socio-antropologica della professoressa Michela Franceschelli e della ricercatrice Adele Galipò che analizza gli effetti dell’emigrazione sui lampedusani e sulla piccola isola “porta d’Europa”, stretta nel doppio ruolo di centro simbolico dell’attuale crisi migratoria mediterranea e di comunità isolata alla periferia dell’Unione. Attraverso i racconti degli abitanti, il film si sofferma sui cambiamenti della vita a Lampedusa da quando gli sbarchi sono diventati un aspetto della quotidianità. Vullo lavora da tempo al tema della migrazione, dal documentario “Dallo zolfo al carbone” sui minatori e contadini siciliani diretti alle miniere di carbone del Belgio, fino all’ultimo Influx sui siciliani a Londra, ora on line su Netflix.

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