Le Vie dei Tesori a Mantova chiude con 4100 visitatori

Dieci luoghi aperti per due weekend e boom di 700 visitatori per il Palazzo del Potestà. Molto visitati anche palazzo Andreasi e lo stabilimento idrovoro di Ponte Arlotto

di Redazione

Visite al Palazzo del Podestà

Un bellissimo successo che supera i 4100 visitatori in due soli weekend, in cui Le Vie dei Tesori è giunto per la seconda volta a Mantova. Il festival che da tredici edizioni racconta il patrimonio culturale della Sicilia – 185mila visitatori in soli tre weekend a Palermo, Catania e nel Ragusano, e 80 mila in altre dieci città dell’isola – da due anni è infatti sbarcato in Lombardia.  Lo scorso weekend si era marciato verso i duemila visitatori in nove siti, in questo secondo fine settimana i numeri sono saliti molto perché ha riaperto le porte l’atteso Palazzo del Podestà, una residenza immensa in restauro da sei anni per i danni provocati dal terremoto. La riapertura è diventata così un simbolo di rinascita e di riappropriazione del territorio. Gli oltre 700 visitatori hanno potuto accedere soltanto in alcune sale, con misure di sicurezza, a gruppi di poche persone alla volta munite di caschetto protettivo. Ma il pubblico è accorso, soprattutto mantovani che da tempo vedevano chiuso il palazzo. Code ordinate, pubblico felice e incuriosito.

Palazzo del Podestà

“Siamo riusciti ad aprire a cantiere in corso, un palazzo che per Mantova ha un significato particolare – dice il sindaco Mattia Palazzi – e abbiamo ottenuto un successo straordinario. Siamo contenti che questa iniziativa unisca Palermo e Mantova sulla stessa linea della riappropriazione del patrimonio culturale. Dimostra, al Nord come al Sud, che le città hanno bisogno della loro memoria, che si devono sforzare per recuperare i siti e per difenderli. Le Vie dei Tesori è un’iniziativa bella, importante e siamo felici del successo”.

“La prima intuizione de Le Vie dei Tesori nacque in me nel lontano 2005 proprio a Mantova, quando – stregata dalla bellezza della città e dalla partecipazione del pubblico a eventi come il Festivaletteratura – pensai di ideare un format a Palermo che unisse bellezza e partecipazione -spiega il presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori onlus, Laura Anello – . Il successo a Mantova quindi mi emoziona doppiamente e chiude un cerchio. Grazie a questa meravigliosa città ispiratrice, grazie alle istituzioni, grazie alla Fidam, grazie ai ragazzi narratori, grazie ai visitatori che hanno fatto loro lo slogan di quest’anno: Scopri la bellezza che ti appartiene”.

Apre il cantiere del Palazzo del Podestà

Il sabato del secondo weekend ha chiuso ad oltre mille visitatori, oggi molti di più, e di questi soltanto 700 per il Palazzo del Potestà, marcato stretto dal cinquecentesco Palazzo Andreasi (oltre 600 presenze) che il nobile Girolamo, signore di Rivalta, volle costruire per la moglie, Ippolita Gonzaga. Podio di bronzo dei tre siti più visitati, il particolarissimo stabilimento idrovoro di Ponte Arlotto (500 visitatori), la garanzia di Mantova contro le esondazioni. Visitarlo sarà un viaggio prezioso alla scoperta del sistema di protezione dall’acqua che nel 1929, quando lo ideò l’ingegner Pietro Ploner, fu considerato uno dei più all’avanguardia d’Europa.

L’Archivio di Stato

Le Vie dei Tesori a Mantova ha quindi superato i 4000 visitatori. “Siamo felicissimi perché le persone sono arrivate già con il loro abbonamento, acquistato in precedenza – dice Italo Scaietta, a capo della Fidam, la Federazione italiana Amici dei musei, che ha organizzato la tappa mantovana del festival, sotto il patrocinio del Comune e con partner l’Associazione Amici di Palazzo Te e dei Musei mantovani – questo vuol dire che è stato compreso lo spirito del festival. È piaciuto molto questo mix tra volontari e ragazzi che ha permesso di far riscoprire una città già ricca di suo, ma molto legata alla consuetudine dei luoghi. La curiosità del pubblico ci ha fatto comprendere ancora di più che siamo sulla buona strada: Mantova ha ancora tantissimo da mostrare. E ringraziamo di cuore i ragazzi, bravissimi e competenti, che ci hanno aiutato”.

Oltre al Palazzo del Podestà di Mantova, hanno aperto le porte altri nove siti tra chiese, residenze, complessi gesuiti, in collaborazione con associazioni culturali, Comune, Università, Diocesi, Demanio, Consorzio di bonifica. Le visite e l’accoglienza sono state curate dagli studenti del liceo artistico Giulio Romano, del liceo classico Virgilio, del liceo scientifico Belfiore, dell’istituto Bonomi-Mazzolari, dell’istituto superiore Fermi, del Politecnico-Facoltà di Architettura-Polo di Mantova. Hanno aperto le porte anche l’Archivio di Stato, la Biblioteca Comunale Teresiana, la medievale chiesa di sant’Apollonia, l’antichissima chiesa di San Martino, la seicentesca chiesa di Sant’Orsola, palazzo Aldegatti e il Liceo Ginnasio Virgilio.

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Marsala ancora più bella con Le Vie dei Tesori

Mentre il festival è entrato ormai nel vivo a Palermo, Catania e nel Ragusano, a Marsala si è fatto un bilancio del successo dello scorso mese. Tra quelle al debutto con Le Vie dei Tesori, la città del vento e del vino ha superato Noto e distanziato Sciacca, chiudendo con un’ottima performance di 8.322 presenze che hanno preferito, tra tutti i 21 siti aperti, la terrazza mozzafiato di Palazzo VII Aprile, poi l’antico camminamento della Chiesa di Santo Stefano e il Museo degli arazzi con i suoi otto rari pezzi fiamminghi, spiegati dalle guide in più lingue. In questo video un bilancio per immagini dei tre weekend del festival a Marsala.

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Un volo in parapendio con Le Vie dei Tesori

Un volo sul mare cristallino di Mondello. Librarsi in aria dalla spiaggia per lasciarsi trasportare dal vento, andare sempre più su fino a toccare il cielo, per poi planare dolcemente sulla sabbia. È una delle esperienze che offre quest’anno il festival Le Vie dei Tesori, una sorpresa dell’edizione di Palermo, che prenderà il via dal 4 ottobre, per cinque weekend, fino al 3 novembre.

Si potrà volare in parapendio tutti i sabato e domenica del festival, dalle 10 alle 18 (qui per prenotare), in compagnia di Andrea Castellana, maestro nel parapendio, e che propone il Fly Winch, esperienza più unica che rara in Italia. In sintesi, ci si accomoda ben bene in un seggiolino, un parapendio biposto con due sellette, dotato di tutte le norme di sicurezza e in accoppiata con il pilota-maestro, ci si libra in aria grazie a un verricello trainato da un motoscafo. Giunti all’altezza prevista, 500 metri, ci si stacca e si comincia la dolce discesa verso terra, il tutto nell’arco di un minimo di 10 e un massimo di 20 minuti.

“L’esperienza del volo in parapendio è particolaremente affascinante poiché si svolge in assenza di motore, in assoluta tranquillità, non si raggiungono velocità fastidiose e foriere di stress o ansie”, spiega Castellana, maestro con vent’anni di esperienza sulle spalle che pratica il Fly Winch da tre anni. “Si è sempre seduti comodi dentro la selletta – continua – costantemente in contatto vocale con il pilota per cui qualsiasi domanda, perplessità, disagio viene comunicato al pilota e gestito in coerenza con quanto richiesto”.

“Il volo in generale si può considerare tra le attività più gratificanti e rilassanti da vivere nella natura – conclude il maestro di volo – in particolare in parapendio gode del vantaggio di non lanciarsi nel vuoto come nel caso di lancio con paracadute e con il vantaggio di decollare dalla spiaggia piuttosto che lanciarsi da una montagna”.

Per motivi di sicurezza il volo non si svolgerà in condizioni meteo sfavorevoli. Non è previsto l’utilizzo a bordo di attrezzature per realizzare foto e video. Per restare aggiornati su tutte le iniziative, visite e appuntamenti, visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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Le Vie dei Tesori svelano le bellezze di Naro

La “Fulgentissima” amata da Federico II, Naro è un susseguirsi di chiese, monasteri, castelli, in un intreccio di storie, culture e religioni di cui è simbolo la chiesa Madre, un tempo moschea. Tutti luoghi visitabili durante il festival Le Vie dei Tesori, al suo debutto nel borgo agrigentino (qui tutti i dodici siti aperti), che si svolgerà ancora per i prossimi due weekend (sabato e domenica), fino al 29 settembre. Nel 1200 Naro era tutta raccolta in una cinta fortificata su cui si aprivano sette porte. Ne è rimasta in piedi solo una, la Porta d’Oro, esempio di un piccolo gioiello medievale che poi si srotola nel barocco. Il nome attuale potrebbe derivare dal greco naròn (liquido, corrente) dal fenicio nahar (fiamma), dall’arabo nahar (fiume).

Un borgo tutto da scoprire, che soltanto questa domenica si potrà visitare partendo comodamente in pullman da Palermo, con rientro in serata (qui per prenotare il pullman). Per restare aggiornati su tutte le iniziative, visite e appuntamenti sul festival Le Vie dei Tesori, visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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Marsala riabbraccia il campanile del Carmine

Era chiusa da decenni, adesso potrà essere ammirata da cittadini e turisti. In occasione del festival Le Vie dei Tesori, è stata aperta la torre campanaria del Carmine a Marsala. Alla cerimonia d’inaugurazione ha partecipato anche il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero (ve ne abbiamo parlato qui). Ciceroni sono i ragazzi dell’associazione “Nonovento”, un gruppo di giovani che ha deciso di scommettere sulla promozione della città. “Speriamo che per primi i marsalesi riscoprano la loro città – spiega Sara Parrinello di Nonovento – , per questo motivo abbiamo cercato di aprire luoghi poco noti o chiusi da tempo. sarà una bellissima sorpresa per tutti”.

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“Stupor Mundi”, il fascino di Palermo in un film su Federico II

C’è tutta la bellezza di Palermo nel documentario “Stupor Mundi”, dedicato alla figura di Federico II. Il film, diretto da Gian Luca Bianco e Giacomo Visconti, girato nel capoluogo siciliano e presentato recentemente in concorso, alla 17esima edizione dell’Ischia Film Festival, ha tra gli interpreti l’attore Michele Placido, lo storico Pasquale Hamel e l’esperto di tradizioni siciliane Gaetano Basile. L’idea degli autori è di raccontare temi come la partecipazione, l’amicizia, l’amore, il coraggio, ma soprattutto la coesistenza che è il valore centrale rappresentato dall’impero di Federico II. Sullo sfondo c’è Palermo, che ha vissuto con Federico II il momento di massimo splendore artistico, sociale, economico e scientifico della sua storia. Michele Placido ha già raccontato Federico II in un monologo diretto da Gian Luca Bianco. Un viaggio che vede confrontarsi un Federico ormai giunto al termine della sua esistenza e il suo doppio giovane, con volto e voce di Brenno Placido e Alejandra Bertolino Garcia.

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La magia della Sicilia in sessanta secondi

Una dichiarazione d’amore per la Sicilia. Due minuti di immagini mozzafiato che raccontano l’Isola, racchiuse in “Sicily Magic Land 2019”, un video realizzato dalla visual designer Carmen Munafò. Dalla Valle dei Templi alle Gole dell’Alcantara, dalle Eolie a Palermo, dall’opera dei pupi al dolci tradizionali, il patrimonio della Sicilia incalza fotogramma dopo fotogramma. “Sei bella da togliere il fiato, e noi figli tuoi, abbiamo il dovere di raccontarti ai posteri con gli occhi di chi ti ama più di ogni altra cosa”, scrive l’artista nel testo che accompagna il video. “I tuoi colori raccontano gioia di vivere al mondo intero, ma solo noi ne conosciamo la profonda tristezza, nostalgia e rabbia che urli silenziosamente”.

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La storia del tenente Onorato rivive con la realtà virtuale

Il film “L’ultima Casetta Rossa”, realizzato da Laura Schimmenti, va visto attraverso speciali visori che danno allo spettatore la sensazione di trovarsi all’interno della pellicola

di Redazione

Una storia d’amore e attesa sullo sfondo della Seconda guerra mondiale. È il racconto del film “L’ultima Casetta Rossa”, realizzato da Laura Schimmenti e dedicato al nonno, il tenente della divisione Acqui, Carmelo Onorato, medaglia d’oro al valor militare, fucilato a Cefalonia il 24 settembre 1943. Il film, presentato questa mattina nello spazio Cre.Zi Plus ai Cantieri Culturali della Zisa, è interamente girato con la tecnica della realtà immersiva a 360 gradi e va visto attraverso speciali visori che danno allo spettatore la sensazione di trovarsi all’interno dell’opera.

Una scena del film

Il progetto prende spunto dal ritrovamento familiare dei diari e degli album fotografici, relativi agli anni di permanenza in Grecia di Carmelo Onorato. Lo stile letterario e poetico dei suoi scritti, evoca la storia di quei drammatici giorni e aiuta a ricostruire la vita dei soldati italiani nelle isole greche del Peloponneso dal 1940 al 1943. È la storia di un giovane ufficiale siciliano che si trova al fronte a Cefalonia, in Grecia, l’8 settembre 1943, nel momento in cui l’Italia firma l’armistizio e i soldati italiani della Divisione Acqui decidono di resistere all’ex alleato tedesco. Netty Bravo, la giovane moglie di Carmelo, rimasta a Palermo con la piccola Ina, aspetta la fine della guerra per rivedere il marito. Carmelo va incontro al suo tragico destino mentre Netty, con accorate lettere, cerca disperatamente notizie sulla sua sorte. Saranno, poi, i commilitoni di Carmelo, i sopravvissuti di Cefalonia, a raccontare, attraverso intense e struggenti lettere, i suoi ultimi giorni di vita.

Una scena del film

Il film, presentato al 21esimo Thessaloniki Documentary Festival in concorso nella sezione Virtual Reality, è prodotto da Playmaker ed è stato realizzato con il sostegno finanziario della Sicilia Film Commission della Regione Siciliana, nell’ambito del programma Sensi Contemporanei e con il patrocinio gratuito del Comune di Palermo. In scena un cast di attori siciliani: Claudio Collovà, Simona Malato, Marika Pugliatti, Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Paolo La Bruna, Sandro Dieli e Giuseppe Massa. “L’Ultima Casetta Rossa” è stato interamente girato in Sicilia, con riprese al Cretto di Burri a Gibellina, Poggioreale, Montecofano, Borgo Schirò, e gli interni ai Cantieri culturali alla Zisa. Al Cre.Zi Plus, inoltre, sarà fruibile al pubblico anche un’installazione allestita in uno spazio fisico a 360 gradi, all’interno del quale si potranno ascoltare estratti audio del film e visionare le foto scattate da Carmelo Onorato durante la permanenza in Grecia.

All’interno del Cre.Zi Plus, inoltre, sarà fruibile al pubblico anche un’installazione allestita in uno spazio fisico a 360 gradi, all’interno del quale si potranno ascoltare estratti audio del film e visionare le foto scattate da Carmelo Onorato durante la permanenza in Grecia.

Giovedì 21, venerdì 22 e sabato 23 marzo in orario pomeridiano (proiezioni con prenotazione alle 16, 17 e 18) sarà possibile vedere il film all’interno della prima Virtual Room cittadina appositamente allestita presso Cre.zi. Plus. La prenotazione, obbligatoria per riservare i visori Vr, si può effettuare mandando una email con il proprio nominativo e l’orario di interesse all’indirizzo: 360playmaker@gmail.com.

Il film “L’ultima Casetta Rossa”, realizzato da Laura Schimmenti, va visto attraverso speciali visori che danno allo spettatore la sensazione di trovarsi all’interno della pellicola

di Redazione

Una storia d’amore e attesa sullo sfondo della Seconda guerra mondiale. È il racconto del film “L’ultima Casetta Rossa”, realizzato da Laura Schimmenti e dedicato al nonno, il tenente della divisione Acqui, Carmelo Onorato, medaglia d’oro al valor militare, fucilato a Cefalonia il 24 settembre 1943. Il film, presentato questa mattina nello spazio Cre.Zi Plus ai Cantieri Culturali della Zisa, è interamente girato con la tecnica della realtà immersiva a 360 gradi e va visto attraverso speciali visori che danno allo spettatore la sensazione di trovarsi all’interno dell’opera.

Una scena del film

Il progetto prende spunto dal ritrovamento familiare dei diari e degli album fotografici, relativi agli anni di permanenza in Grecia di Carmelo Onorato. Lo stile letterario e poetico dei suoi scritti, evoca la storia di quei drammatici giorni e aiuta a ricostruire la vita dei soldati italiani nelle isole greche del Peloponneso dal 1940 al 1943. È la storia di un giovane ufficiale siciliano che si trova al fronte a Cefalonia, in Grecia, l’8 settembre 1943, nel momento in cui l’Italia firma l’armistizio e i soldati italiani della Divisione Acqui decidono di resistere all’ex alleato tedesco. Netty Bravo, la giovane moglie di Carmelo, rimasta a Palermo con la piccola Ina, aspetta la fine della guerra per rivedere il marito. Carmelo va incontro al suo tragico destino mentre Netty, con accorate lettere, cerca disperatamente notizie sulla sua sorte. Saranno, poi, i commilitoni di Carmelo, i sopravvissuti di Cefalonia, a raccontare, attraverso intense e struggenti lettere, i suoi ultimi giorni di vita.

Una scena del film

Il film, presentato al 21esimo Thessaloniki Documentary Festival in concorso nella sezione Virtual Reality, è prodotto da Playmaker ed è stato realizzato con il sostegno finanziario della Sicilia Film Commission della Regione Siciliana, nell’ambito del programma Sensi Contemporanei e con il patrocinio gratuito del Comune di Palermo. In scena un cast di attori siciliani: Claudio Collovà, Simona Malato, Marika Pugliatti, Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Paolo La Bruna, Sandro Dieli e Giuseppe Massa. “L’Ultima Casetta Rossa” è stato interamente girato in Sicilia, con riprese al Cretto di Burri a Gibellina, Poggioreale, Montecofano, Borgo Schirò, e gli interni ai Cantieri culturali alla Zisa. Al Cre.Zi Plus, inoltre, sarà fruibile al pubblico anche un’installazione allestita in uno spazio fisico a 360 gradi, all’interno del quale si potranno ascoltare estratti audio del film e visionare le foto scattate da Carmelo Onorato durante la permanenza in Grecia.

All’interno del Cre.Zi Plus, inoltre, sarà fruibile al pubblico anche un’installazione allestita in uno spazio fisico a 360 gradi, all’interno del quale si potranno ascoltare estratti audio del film e visionare le foto scattate da Carmelo Onorato durante la permanenza in Grecia.

Giovedì 21, venerdì 22 e sabato 23 marzo in orario pomeridiano (proiezioni con prenotazione alle 16, 17 e 18) sarà possibile vedere il film all’interno della prima Virtual Room cittadina appositamente allestita presso Cre.zi. Plus. La prenotazione, obbligatoria per riservare i visori Vr, si può effettuare mandando una email con il proprio nominativo e l’orario di interesse all’indirizzo: 360playmaker@gmail.com.

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Riapre dopo otto anni la Cattedrale di Agrigento

Un’attesa lunga otto anni. La Cattedrale di Agrigento intitolata a San Gerlando ha riaperto le porte ai fedeli dopo tante polemiche. L’edificio è stato messo in sicurezza, con 17 catene d’acciaio, perché rischiava di scivolare a valle a causa del dissesto idrogeologico del colle sul quale sorge.

La messa di riapertura è stata officiata dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento: “La cattedrale era ed è ancora una mamma malata. Riaverla oggi significa almeno che è uscita in maniera definitiva dal coma”, ha dichiarato il cardinale, davanti a una folla di cittadini ed esponenti politici, tra cui il sindaco, Lillo Firetto, l’assessore regionale alle Infrastrutture, Salvatore Cordaro, e il presidente dell’Ars Gianfranco Micciché.

“I lavori non sono completati, si deve ultimare la messa in sicurezza dell’edificio e poi dovrebbe iniziare il rinsaldamento della collina e infine ci vorrà il restauro finale dell’edificio – ha spiegato l’arcivescovo – . Quel che conta però è che, dopo tanti lunghi anni, siamo oggi qui, per pregare e ritrovarci come chiesa santa di Dio”.

Un’attesa lunga otto anni. La Cattedrale di Agrigento intitolata a San Gerlando ha riaperto le porte ai fedeli dopo tante polemiche. L’edificio è stato messo in sicurezza, con 17 catene d’acciaio, perché rischiava di scivolare a valle a causa del dissesto idrogeologico del colle sul quale sorge.

La messa di riapertura è stata officiata dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento: “La cattedrale era ed è ancora una mamma malata. Riaverla oggi significa almeno che è uscita in maniera definitiva dal coma”, ha dichiarato il cardinale, davanti a una folla di cittadini ed esponenti politici, tra cui il sindaco, Lillo Firetto, l’assessore regionale alle Infrastrutture, Salvatore Cordaro, e il presidente dell’Ars Gianfranco Micciché.

“I lavori non sono completati, si deve ultimare la messa in sicurezza dell’edificio e poi dovrebbe iniziare il rinsaldamento della collina e infine ci vorrà il restauro finale dell’edificio – ha spiegato l’arcivescovo – . Quel che conta però è che, dopo tanti lunghi anni, siamo oggi qui, per pregare e ritrovarci come chiesa santa di Dio”.

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La cyber-Turandot con i maghi della videoarte

Il nuovo allestimento dell’opera di Puccini, con cui si inaugura la stagione 2019 del Teatro Massimo, porta la firma del collettivo russo Aes+F. L’azione si sposta nel 2070 e rimanda a una visionarietà iperreale e barocca, vicina a Blade Runner

di Paola Nicita

Quando, alcuni anni fa, sbarcarono per la prima volta in Laguna in occasione della Biennale di Arti Visive di Venezia del 2007 – dove poi torneranno ancora a rappresentare la Russia nel 2009 e nel 2015 – il gruppo di videoartisti AES+F mise subito sul tappeto, attraverso una grande videoinstallazione, i temi della ricerca e la costruzione del proprio linguaggio: contenuti epici di una vita quotidiana patinata, dove il 3D modellava architetture e mondi iperrealistici, nei quali si muovevano con solennità figure di giovanetti e giovanette appena usciti dalle pagine di Vogue.

Il collettivo AES+F

E d’altronde c’erano già tutti gli elementi caratteristici degli AES+F: ovvero dei due architetti, Tatiana Arzamasova e Lev Evzovich, del grafico Eugeny Svyatsky, e del fotografo di moda Vadimir Fridkes, gli AES che si formano nel 1987 e che nel 1995 aggiungono la F del fotografo di moda Fridkes, proponendo le loro creazioni dove si intersecano fotografie, video e tecnologie digitali, senza perdere mai d’occhio la scultura e lo studio dello spazio come architettura dell’immaginifico.

E sono proprio i videoartisti russi ad essere chiamati a inventare i nuovi mondi proiettati nel futuro e immaginare videoscene e costumi di una Turandot, con le musiche di Giacomo Puccini, ma ambientata nel 2070. Con questa opera il 19 gennaio si inaugura la nuova stagione del Teatro Massimo di Palermo, con la direzione di Gabriele Ferro, il concept degli AES+F e Fabio Cherstich, che firma anche la regia; una coproduzione con il Teatro di Bologna, il Badisches Staatstheather di Karlsruhe e in partnership con il Lakhta Center di San Pietroburgo.

Una scena di Turandot

Gli AES+F, fedeli alla loro ricerca, inventano figure totemiche zoomorfe e antropomorfe, che intersecano le loro presenze e che spesso si pongono in continuità visiva con le figure in carne e ossa che si muovo sul palco: Turandot è a capo di un matriarcato, i draghi rossi sorvolano città galleggianti, in una visionarietà iperreale e barocca dai colori accesi, che appare più prossima a Blade Runner: che, per coincidenza, era proprio ambientato nella Los Angeles del 2019. Qui niente pioggia acida, ma la conferma che l’invenzione fantastica parla un linguaggio sempre attuale, capace di trasportare in altre e nuove dimensioni e visioni.

 

Il nuovo allestimento dell’opera di Puccini, con cui si inaugura la stagione 2019 del Teatro Massimo, porta la firma del collettivo russo Aes+F. L’azione si sposta nel 2070 e rimanda a una visionarietà iperreale e barocca, vicina a Blade Runner

di Paola Nicita

Quando, alcuni anni fa, sbarcarono per la prima volta in Laguna in occasione della Biennale di Arti Visive di Venezia del 2007 – dove poi torneranno ancora a rappresentare la Russia nel 2009 e nel 2015 – il gruppo di videoartisti AES+F mise subito sul tappeto, attraverso una grande videoinstallazione, i temi della ricerca e la costruzione del proprio linguaggio: contenuti epici di una vita quotidiana patinata, dove il 3D modellava architetture e mondi iperrealistici, nei quali si muovevano con solennità figure di giovanetti e giovanette appena usciti dalle pagine di Vogue.

Il collettivo AES+F

E d’altronde c’erano già tutti gli elementi caratteristici degli AES+F: ovvero dei due architetti, Tatiana Arzamasova e Lev Evzovich, del grafico Eugeny Svyatsky, e del fotografo di moda Vadimir Fridkes, gli AES che si formano nel 1987 e che nel 1995 aggiungono la F del fotografo di moda Fridkes, proponendo le loro creazioni dove si intersecano fotografie, video e tecnologie digitali, senza perdere mai d’occhio la scultura e lo studio dello spazio come architettura dell’immaginifico.

E sono proprio i videoartisti russi ad essere chiamati a inventare i nuovi mondi proiettati nel futuro e immaginare videoscene e costumi di una Turandot, con le musiche di Giacomo Puccini, ma ambientata nel 2070. Con questa opera il 19 gennaio si inaugura la nuova stagione del Teatro Massimo di Palermo, con la direzione di Gabriele Ferro, il concept degli AES+F e Fabio Cherstich, che firma anche la regia; una coproduzione con il Teatro di Bologna, il Badisches Staatstheather di Karlsruhe e in partnership con il Lakhta Center di San Pietroburgo.

Una scena di Turandot

Gli AES+F, fedeli alla loro ricerca, inventano figure totemiche zoomorfe e antropomorfe, che intersecano le loro presenze e che spesso si pongono in continuità visiva con le figure in carne e ossa che si muovo sul palco: Turandot è a capo di un matriarcato, i draghi rossi sorvolano città galleggianti, in una visionarietà iperreale e barocca dai colori accesi, che appare più prossima a Blade Runner: che, per coincidenza, era proprio ambientato nella Los Angeles del 2019. Qui niente pioggia acida, ma la conferma che l’invenzione fantastica parla un linguaggio sempre attuale, capace di trasportare in altre e nuove dimensioni e visioni.

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Le vie dei Tesori News

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