Boccadifalco record: oltre 950 visite nel primo weekend

Un itinerario già sold out, due percorsi su prenotazione pieni di storia e testimonianze. In questo video vi mostriamo un assaggio di ciò che si potrà vedere nell’ex scalo militare

di Redazione

Palermo vista dall’alto o attraverso le sue “viscere”, quei rifugi antiaerei utilizzati anche come deposito munizioni durante la Seconda guerra mondiale. E, ancora, la torre di controllo dello scalo dove si è fatta la storia dell’aviazione del Sud Italia, una mostra fotografica, due bunker, il giardino di Villa Natoli e l’hangar con i velivoli. In questo video de Le Vie dei Tesori vi diamo un assaggio di ciò che scopriranno i nostri visitatori all’interno dei due percorsi previsti nel Festival, oltre al battesimo del volo a bordo di un piper, già sold out.

Boccadifalco è uno dei luoghi visitabili solo su prenotazione acquistando i coupon da questo link (al costo di 3 euro a persona).

Ha debuttato quest’anno con Le Vie dei Tesori, ma nel primo weekend del festival ha contato già più di 950 visitatori che hanno scelto di vedere l’ex scalo militare di Boccadifalco, una città nella città, con i suoi ampi spazi verdi, i bunker, i velivoli storici e moderni esposti tra gli scatti d’epoca in bianco e nero.

Un itinerario già sold out, due percorsi su prenotazione pieni di storia e testimonianze. In questo video vi mostriamo un assaggio di ciò che si potrà vedere nell’ex scalo militare

di Redazione

Palermo vista dall’alto o attraverso le sue “viscere”, quei rifugi antiaerei utilizzati anche come deposito munizioni durante la Seconda guerra mondiale. E, ancora, la torre di controllo dello scalo dove si è fatta la storia dell’aviazione del Sud Italia, una mostra fotografica, due bunker, il giardino di Villa Natoli e l’hangar con i velivoli. In questo video de Le Vie dei Tesori vi diamo un assaggio di ciò che scopriranno i nostri visitatori all’interno dei due percorsi previsti nel Festival, oltre al battesimo del volo a bordo di un piper, già sold out.

Boccadifalco è uno dei luoghi visitabili solo su prenotazione acquistando i coupon da questo link (al costo di 3 euro a persona).

Ha debuttato quest’anno con Le Vie dei Tesori, ma nel primo weekend del festival ha contato già più di 950 visitatori che hanno scelto di vedere l’ex scalo militare di Boccadifalco, una città nella città, con i suoi ampi spazi verdi, i bunker, i velivoli storici e moderni esposti tra gli scatti d’epoca in bianco e nero.

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Le Vie dei Tesori al Tgr Rai Sicilia

L’edizione 2018 de Le Vie dei Tesori ha preso il via. Ecco il servizio sulla presentazione del festival andato in onda il 13 settembre al Tgr Rai Sicilia

L’edizione 2018 de Le Vie dei Tesori ha preso il via. Ecco il servizio sulla presentazione del festival andato in onda il 13 settembre al Tgr Rai Sicilia

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Le Vie dei Tesori abbracciano le città

Una corsa che culmina nell’abbraccio simbolico dei monumenti delle nostre città. Questo il messaggio che il visual artist Giuseppe La Spada, ha voluto dare nel video che lancia l’edizione 2018 del Festival Le Vie dei Tesori.

“Viviamo in un’epoca in cui siamo sempre connessi col digitale e questi luoghi sono come un hard disk contenente il Dna dei nostri avi. Noi ci siamo connessi per ascoltare le loro storie”, così La Spada spiega il senso della campagna di comunicazione allestita per il Festival, che quest’anno coinvolge 300 luoghi in Sicilia e 130 a Palermo.

“Amare i nostri posti vuol dire anche tutelarli, difenderli – ha aggiunto La Spada – questi luoghi sono la nostra identità distintiva, dobbiamo abbracciarli nel vero senso della parola”.

Una corsa che culmina nell’abbraccio simbolico dei monumenti delle nostre città. Questo il messaggio che il visual artist Giuseppe La Spada, ha voluto dare nel video che lancia l’edizione 2018 del Festival Le Vie dei Tesori.

“Viviamo in un’epoca in cui siamo sempre connessi col digitale e questi luoghi sono come un hard disk contenente il Dna dei nostri avi. Noi ci siamo connessi per ascoltare le loro storie”, così La Spada spiega il senso della campagna di comunicazione allestita per il Festival, che quest’anno coinvolge 300 luoghi in Sicilia e 130 a Palermo.

“Amare i nostri posti vuol dire anche tutelarli, difenderli – ha aggiunto La Spada – questi luoghi sono la nostra identità distintiva, dobbiamo abbracciarli nel vero senso della parola”.

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Il rock psichedelico di Gioele Valenti

L’artista siciliano aprirà i concerti di un gruppo di fama mondiale. E nel suo nuovo singolo c’è una Palermo insolitamente “dark”

di Laura Grimaldi

Sembra che il mese di settembre porti bene a Gioele Valenti. Cantautore e produttore discografico palermitano, suonerà in questo scorcio d’estate a fianco dei Mercury Rev, gruppo musicale di fama mondiale molto apprezzato dagli amanti del rock psichedelico e del dream pop.
Gioele Valenti, con lo pseudonimo Herself, che è il nome del suo progetto solista, aprirà tutti i concerti del tour in Italia della band statunitense guidata da Jonathan Donahue. La prima delle quattro date, a cura di Dna concerti, è il 12 settembre a Milano, il 13 a Savignano sul Rubicone, il 14 a Roma e il 15 a Padova. L’occasione è il ventennale di uno dei dischi di maggior successo e più apprezzati dalla critica, ‘Deserter’s Songs’, pubblicato per la prima volta nel 1998 e una seconda nel 2011 insieme a un cd di demo e inediti.

Polistrumentista, classe 1973, Gioele Valenti ha mosso i primi passi nel genere folk elettroacustico con un progetto che si chiama appunto Herself. “È una grande emozione e un’esperienza professionale importante per me, considerato che la band statunitense è da sempre una delle mie principali fonti d’ispirazione”, dice l’artista palermitano che già per due volte ha partecipato al ‘Liverpool International Festival of Psychedelia’, evento musicale che raduna ogni anno nella città dei Beatles gli “psych heads” di tutto il mondo. L’ultima proprio nel settembre del 2017, insieme alla sua band Juju, altro pseudonimo di Gioele Valenti. L’unico gruppo musicale siciliano, insieme ad un’altra realtà italiana (Julie’s Haicut) ad aver rappresentato il nostro Paese a una manifestazione tra le più importanti al mondo per gli amanti di questo genere musicale: il rock psichedelico, che affonda le sue radici nei Pink Floyd, pionieri della psychedelia e nei londinesi Small Faces, fra le più acclamate e influenti band mod degli anni Sessanta.


Sempre nel settembre dello scorso anno ha visto la luce il secondo disco di Juju (parola africana che significa amuleto), dal titolo ‘Our mother was a plant’, ovvero ‘Nostra madre era una pianta,’ con la prestigiosa etichetta indipendente inglese Fuzz Club Records, top di gamma del genere psichedelico. Nel suo catalogo figurano importanti band quali The Underground Youth, New Candys, The Telescopes, Dead Skeletons.

L’altra novità di settembre di quest’anno per questo talento palermitano è che domani uscirà su tutte le piattaforme digitali il nuovo singolo di Herself dal titolo ‘The Beast of Love’ e che vede la collaborazione musicale proprio di Jonathan Donahue.
Un singolo che anticipa l’album ‘Rigel Playground’, che contiene sette brani musicali ed è in uscita per Urtovox rec il prossimo 19 ottobre. “È un onore indescrivibile per me che Jonathan Donahue canti nel mio singolo liriche e testi scritti da me” – dice Valenti – Nella fase preparatoria abbiamo avuto un nutrito scambio epistolare e Donahue ha molto influenzato l’essenza dell’intero disco”.

Il singolo è accompagnato dal video di Volgo -Vincenzo Lo Piccolo che mostra una Palermo oscura, dai tratti gotici in cui “il metaforico vuole restituire un’inconsueta visione di una città dark, quasi un ghost-tour tra cattedrali, vicoli, scorci di natura, iconografie di santi e martiri che dilagano come un sogno a occhi aperti – racconta Valenti – “Un’immagine di Palermo molto diversa dal nitore solare politicamente corretto che tutti conosciamo”.

L’artista siciliano aprirà i concerti di un gruppo di fama mondiale. E nel suo nuovo singolo c’è una Palermo insolitamente “dark”

di Laura Grimaldi

Sembra che il mese di settembre porti bene a Gioele Valenti. Cantautore e produttore discografico palermitano, suonerà in questo scorcio d’estate a fianco dei Mercury Rev, gruppo musicale di fama mondiale molto apprezzato dagli amanti del rock psichedelico e del dream pop.
Gioele Valenti, con lo pseudonimo Herself, che è il nome del suo progetto solista, aprirà tutti i concerti del tour in Italia della band statunitense guidata da Jonathan Donahue. La prima delle quattro date, a cura di Dna concerti, è il 12 settembre a Milano, il 13 a Savignano sul Rubicone, il 14 a Roma e il 15 a Padova. L’occasione è il ventennale di uno dei dischi di maggior successo e più apprezzati dalla critica, ‘Deserter’s Songs’, pubblicato per la prima volta nel 1998 e una seconda nel 2011 insieme a un cd di demo e inediti.

Polistrumentista, classe 1973, Gioele Valenti ha mosso i primi passi nel genere folk elettroacustico con un progetto che si chiama appunto Herself. “È una grande emozione e un’esperienza professionale importante per me, considerato che la band statunitense è da sempre una delle mie principali fonti d’ispirazione”, dice l’artista palermitano che già per due volte ha partecipato al ‘Liverpool International Festival of Psychedelia’, evento musicale che raduna ogni anno nella città dei Beatles gli “psych heads” di tutto il mondo. L’ultima proprio nel settembre del 2017, insieme alla sua band Juju, altro pseudonimo di Gioele Valenti. L’unico gruppo musicale siciliano, insieme ad un’altra realtà italiana (Julie’s Haicut) ad aver rappresentato il nostro Paese a una manifestazione tra le più importanti al mondo per gli amanti di questo genere musicale: il rock psichedelico, che affonda le sue radici nei Pink Floyd, pionieri della psychedelia e nei londinesi Small Faces, fra le più acclamate e influenti band mod degli anni Sessanta.


Sempre nel settembre dello scorso anno ha visto la luce il secondo disco di Juju (parola africana che significa amuleto), dal titolo ‘Our mother was a plant’, ovvero ‘Nostra madre era una pianta,’ con la prestigiosa etichetta indipendente inglese Fuzz Club Records, top di gamma del genere psichedelico. Nel suo catalogo figurano importanti band quali The Underground Youth, New Candys, The Telescopes, Dead Skeletons.

L’altra novità di settembre di quest’anno per questo talento palermitano è che domani uscirà su tutte le piattaforme digitali il nuovo singolo di Herself dal titolo ‘The Beast of Love’ e che vede la collaborazione musicale proprio di Jonathan Donahue.
Un singolo che anticipa l’album ‘Rigel Playground’, che contiene sette brani musicali ed è in uscita per Urtovox rec il prossimo 19 ottobre. “È un onore indescrivibile per me che Jonathan Donahue canti nel mio singolo liriche e testi scritti da me” – dice Valenti – Nella fase preparatoria abbiamo avuto un nutrito scambio epistolare e Donahue ha molto influenzato l’essenza dell’intero disco”.

Il singolo è accompagnato dal video di Volgo -Vincenzo Lo Piccolo che mostra una Palermo oscura, dai tratti gotici in cui “il metaforico vuole restituire un’inconsueta visione di una città dark, quasi un ghost-tour tra cattedrali, vicoli, scorci di natura, iconografie di santi e martiri che dilagano come un sogno a occhi aperti – racconta Valenti – “Un’immagine di Palermo molto diversa dal nitore solare politicamente corretto che tutti conosciamo”.

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Il ballo contro le paure del mondo dei ragazzi rifugiati

Una coreografia “rubata” alle prove del concerto di  Brunori Sas alla Valle dei templi. Giovani sfuggiti alla guerra e alla fame che fanno da splendido contorno al  concerto dell’artista  calabrese accompagnato dall’orchestra Oma, formata da musicisti di 35 nazionalità

di Redazione

Siamo andati a curiosare alle prove di Brunori Sas in vista dello spettacolo di questa sera alla Valle dei Templi di Agrigento e di quello di domani  al Teatro di Verdura di Palermo. L’artista calabrese sarà in scena con  “Oma”, un’orchestra formata da 35 musicisti di nazionalità diversa tra cui molti rifugiati.  Non a caso il concerto si intitola “Culture contro la paura”. 

Abbiamo trovato i musicisti mentre provavano sotto i templi, in uno scenario magico. E abbiamo colto una coreografia proposta da alcuni ragazzi e ragazze rifugiati, ospitati al centro “Delfino” di Raffadali

Una coreografia “rubata” alle prove del concerto di  Brunori Sas alla Valle dei templi. Giovani sfuggiti alla guerra e alla fame che fanno da splendido contorno al  concerto dell’artista  calabrese accompagnato dall’orchestra Oma, formata da musicisti di 35 nazionalità

di Redazione

Siamo andati a curiosare alle prove di Brunori Sas in vista dello spettacolo di questa sera alla Valle dei Templi di Agrigento e di quello di domani  al Teatro di Verdura di Palermo. L’artista calabrese sarà in scena con  “Oma”, un’orchestra formata da 35 musicisti di nazionalità diversa tra cui molti rifugiati.  Non a caso il concerto si intitola “Culture contro la paura”.

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Alla scoperta dei gioielli barocchi di Giacomo Amato

Una passeggiata tra le strade della Kalsa, quartiere di Palermo in cui sono concentrate le maggiori opere dell’architetto

di Redazione

Una serata tra le strade della Kalsa alla scoperta dei gioielli architettonici di Giacomo Amato. L’appuntamento è fissato per sabato 18 agosto alle 21, all’interno della manifestazione “Le Notti di BcSicilia”.

L’evento “Giacomo Amato, architetto barocco a Palermo” avrà inizio dal quartiere della Kalsa, luogo in cui sono concentrate le maggiori opere del maestro, e proseguirà poi verso la casa dei padri Crociferi in via Maqueda, dove Amato visse e lavorò come architetto, realizzando agli inizi del ‘700 il monumentale scalone di accesso (per la prima volta aperto al pubblico), e dove morì, all’interno della chiesa di Santa Ninfa.

Alle opere di Giacomo Amato abbiamo anche dedicato un video della nostra rubrica “Le Vie della Kalsa”, in cui lo storico Claudio Gulli ha svelato alcuni “segreti” delle sue architetture.

La visita di sabato è promossa dalla Cooperativa Dedalus, I labirinti dell’arte e BcSicilia, per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali, con il patrocinio dell’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana. Per partecipare, è necessario prenotarsi, telefonando ai numeri 3270256906, oppure 3483648486.

Una passeggiata tra le strade della Kalsa, quartiere di Palermo in cui sono concentrate le maggiori opere dell’architetto

di Redazione

Una serata tra le strade della Kalsa alla scoperta dei gioielli architettonici di Giacomo Amato. L’appuntamento è fissato per sabato 18 agosto alle 21, all’interno della manifestazione “Le Notti di BcSicilia”.

L’evento “Giacomo Amato, architetto barocco a Palermo” avrà inizio dal quartiere della Kalsa, luogo in cui sono concentrate le maggiori opere del maestro, e proseguirà poi verso la casa dei padri Crociferi in via Maqueda, dove Amato visse e lavorò come architetto, realizzando agli inizi del ‘700 il monumentale scalone di accesso (per la prima volta aperto al pubblico), e dove morì, all’interno della chiesa di Santa Ninfa.

Alle opere di Giacomo Amato abbiamo anche dedicato un video della nostra rubrica “Le Vie della Kalsa”, in cui lo storico Claudio Gulli ha svelato alcuni “segreti” delle sue architetture.

La visita di sabato è promossa dalla Cooperativa Dedalus, I labirinti dell’arte e BcSicilia, per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali, con il patrocinio dell’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana. Per partecipare, è necessario prenotarsi, telefonando ai numeri 3270256906, oppure 3483648486.

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Il restauro del soffitto ligneo dello Steri

Viaggio all’interno dello Steri di Palermo, alla scoperta del restauro del soffitto ligneo della Sala magna, curato dall’area tecnica dell’Università degli studi.

Viaggio all’interno dello Steri di Palermo, alla scoperta del restauro del soffitto ligneo della Sala magna, curato dall’area tecnica dell’Università degli studi.

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Lo scrigno nascosto dei beni culturali siciliani

Il Centro regionale per l’inventario e la catalogazione custodisce un patrimonio di fotografie, filmati, registrazioni sonore, libri e documenti che insieme costituiscono la memoria storica dell’Isola

di Giulio Giallombardo

È la memoria storica dei beni culturali siciliani. Custodisce un patrimonio di fotografie, filmati, registrazioni sonore, libri e documenti che, messi insieme come tanti tasselli di un unico mosaico, evocano la complessa e stratificata identità della Sicilia. Parliamo del Cricd, acronimo di Centro regionale per l’inventario, la catalogazione e la documentazione grafica, cartografica, fotografica, aerofotogrammetrica, audiovisiva della Regione Siciliana. Un nome lungo e articolato, come i tanti gioielli che custodisce al suo interno.

Tecnicamente è un organo scientifico alle dipendenze dell’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana e si occupa di studio, di ricerca e di organizzazione in materia di catalogazione e documentazione dei beni. È un organismo strumentale dotato di autonomia organizzativa e finanziaria, rappresentando sostanzialmente l’omologo dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione dello Stato.

Il Cricd, che si divide tra la sede dell’Albergo delle Povere, a Palermo, e quella di via Garzilli, ha il compito di coordinare le operazioni di catalogazione che vengono svolte nella Regione dagli istituti periferici che dipendono dal Dipartimento, cioè le soprintendenze, i musei e i poli museali. Custodisce tutti i vincoli apposti al patrimonio culturale siciliano ed è dotato di una serie di unità operative e servizi relativi alla fototeca regionale siciliana, la filmoteca, la nastroteca ed una biblioteca specializzata in catalogazione dei beni culturali.

Al suo interno si trovano centinaia di foto storiche, come i fondi Sommer, Arezzo Di Trifiletti, Bronzetti e Rutelli, per quanto riguarda la fotografia storica della seconda metà dell’Ottocento e dei primi del Novecento. Molto ricco anche il patrimonio di documentazione filmica, come gli archivi dei fondi Ugo Saitta e Vittorio De Seta, o della Panaria Film, pionieristica esperienza cinematografica avviata dal principe Francesco Alliata negli anni ’50. Recentemente, – come vi abbiamo già raccontato – l’archivio si è arricchito anche del materiale audiovisivo del giornalista Mauro Rostagno, donato dalla sorella.

Preziosa anche la nastroteca che conserva importanti documenti sonori, come quelli dei concerti del Brass Group di Palermo, dagli anni ’70 ai ’90, o ancora, bobine in cui sono registrati canti popolari acquisiti dal Folkstudio.

Capitolo a parte, infine, la collaborazione del Cricd con il festival Le Vie dei Tesori nell’ultimo biennio. “Abbiamo documentato le attività di promozione svolte dal festival, in ambito palermitano – spiega il direttore del Cricd, Caterina Greco – seguendo le diverse aperture dei monumenti e raccogliendo del materiale documentario che adesso fa parte dei nostri archivi. Condividiamo lo spirito di raccordo costante tra il settore pubblico e il privato per valorizzare e far conoscere il patrimonio, compito che non può essere delegato solo alla pubblica amministrazione”.

Il Centro regionale per l’inventario e la catalogazione custodisce un patrimonio di fotografie, filmati, registrazioni sonore, libri e documenti che insieme costituiscono la memoria storica dell’Isola

di Giulio Giallombardo

È la memoria storica dei beni culturali siciliani. Custodisce un patrimonio di fotografie, filmati, registrazioni sonore, libri e documenti che, messi insieme come tanti tasselli di un unico mosaico, evocano la complessa e stratificata identità della Sicilia. Parliamo del Cricd, acronimo di Centro regionale per l’inventario, la catalogazione e la documentazione grafica, cartografica, fotografica, aerofotogrammetrica, audiovisiva della Regione Siciliana. Un nome lungo e articolato, come i tanti gioielli che custodisce al suo interno.

Tecnicamente è un organo scientifico alle dipendenze dell’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana e si occupa di studio, di ricerca e di organizzazione in materia di catalogazione e documentazione dei beni. È un organismo strumentale dotato di autonomia organizzativa e finanziaria, rappresentando sostanzialmente l’omologo dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione dello Stato.

Il Cricd, che si divide tra la sede dell’Albergo delle Povere, a Palermo, e quella di via Garzilli, ha il compito di coordinare le operazioni di catalogazione che vengono svolte nella Regione dagli istituti periferici che dipendono dal Dipartimento, cioè le soprintendenze, i musei e i poli museali. Custodisce tutti i vincoli apposti al patrimonio culturale siciliano ed è dotato di una serie di unità operative e servizi relativi alla fototeca regionale siciliana, la filmoteca, la nastroteca ed una biblioteca specializzata in catalogazione dei beni culturali.

Al suo interno si trovano centinaia di foto storiche, come i fondi Sommer, Arezzo Di Trifiletti, Bronzetti e Rutelli, per quanto riguarda la fotografia storica della seconda metà dell’Ottocento e dei primi del Novecento. Molto ricco anche il patrimonio di documentazione filmica, come gli archivi dei fondi Ugo Saitta e Vittorio De Seta, o della Panaria Film, pionieristica esperienza cinematografica avviata dal principe Francesco Alliata negli anni ’50. Recentemente, – come vi abbiamo già raccontato – l’archivio si è arricchito anche del materiale audiovisivo del giornalista Mauro Rostagno, donato dalla sorella.

Preziosa anche la nastroteca che conserva importanti documenti sonori, come quelli dei concerti del Brass Group di Palermo, dagli anni ’70 ai ’90, o ancora, bobine in cui sono registrati canti popolari acquisiti dal Folkstudio.

Capitolo a parte, infine, la collaborazione del Cricd con il festival Le Vie dei Tesori nell’ultimo biennio. “Abbiamo documentato le attività di promozione svolte dal festival, in ambito palermitano – spiega il direttore del Cricd, Caterina Greco – seguendo le diverse aperture dei monumenti e raccogliendo del materiale documentario che adesso fa parte dei nostri archivi. Condividiamo lo spirito di raccordo costante tra il settore pubblico e il privato per valorizzare e far conoscere il patrimonio, compito che non può essere delegato solo alla pubblica amministrazione”.

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Ballarò diventa una tela da dipingere

Inaugurate le “Cartoline da Ballarò”, cinque pitture urbane realizzate nel centro storico di Palermo. Il progetto, nato da un’idea di Igor Scalisi Palminteri e Andrea Buglisi, ha coinvolto alcuni artisti della scena pittorica palermitana: oltre agli stessi ideatori, a realizzare i murales sono stati anche Fulvio Di Piazza, Alessandro Bazan e Angelo Crazyone. Le opere monumentali degli artisti sono state pensate e progettate per dialogare, ciascuna a suo modo, con il tessuto urbano e la comunità residente del quartiere.

Inaugurate le “Cartoline da Ballarò”, cinque pitture urbane realizzate nel centro storico di Palermo. Il progetto, nato da un’idea di Igor Scalisi Palminteri e Andrea Buglisi, ha coinvolto alcuni artisti della scena pittorica palermitana: oltre agli stessi ideatori, a realizzare i murales sono stati anche Fulvio Di Piazza, Alessandro Bazan e Angelo Crazyone. Le opere monumentali degli artisti sono state pensate e progettate per dialogare, ciascuna a suo modo, con il tessuto urbano e la comunità residente del quartiere.

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Giulia Mei: canto in siciliano e ne sono fiera

Ha iniziato a 9 anni e non ha più smesso, fino al premio Lauzi arrivato per una canzone in dialetto palermitano. “Adoro Palermo, la Sicilia e Rosa Balistreri”

di Antonella Lombardi

“Cantare in dialetto? È stata come una magia, non credevo di riuscirci, eppure a un tratto mi è venuto naturale, la musica e le parole sono affiorate e ho scritto tutto di getto. Per me è un sogno che si avvera, il siciliano mi ha sempre ispirato”. È ancora incredula la cantautrice palermitana Giulia Mei (all’anagrafe Catuogno), 25 anni a settembre, fresca di successo con il suo brano A picciridda mia, vincitore del Premio Lauzi per la miglior musica e del Premio Cora per la migliore interpretazione. Lei, che con la musica fa i conti da quando ha 9 anni, prima con il coro delle voci bianche del conservatorio di Palermo, poi con lo studio del pianoforte che insegna privatamente mentre prepara la tesi di laurea al conservatorio.

“Ho sempre adorato la forza e la storia di Rosa Balistreri che canto sempre ai miei concerti. Brani come Tu sì bedda e Terra ca nun senti mi sono entrate sottopelle. Quello di Rosa è il grido di un siciliano costretto ad andare via da una terra che ama, ma che non ascolta il suo dolore. Ma mi piacciono molto anche altri autori siciliani come Francesco Giunta, Mario Incudine, Lello Analfino, Carmen Consoli, Alessio Bondì”. L’idea di andare via dalla Sicilia Giulia la accarezza da un po’, anche se con rammarico: “Il mio team di lavoro fa base a Roma. La verità è che la Sicilia è un po’ una terra maledetta, offre ancora poco ai giovani, ma io vorrei che tutte le città fossero come Palermo, sono orgogliosa di essere palermitana e trovo che la città stia cambiando molto. E poi sono innamorata del cibo siciliano: adoro la nostra pasticceria, la cassata, il cibo di strada… ho trovato qualche consolazione in Campania, mentre ero al premio Lauzi, ma se davvero dovrò andare via dalla Sicilia lo deciderò dopo la laurea”.

Una tappa per la quale sta consumando avidamente libri: “Sono sempre stata una secchiona, adoro leggere – ammette – sono stata divorata dall’angoscia dopo aver letto Cecità di Saramago, ma sono scoppiata in lacrime per un libro consultato per la mia tesi, Storia della mia vita di George Sand, l’amante di Chopin, una donna forte, emancipata, indipendente, che si vestiva da uomo ed era veramente libera, anche sessualmente, ma capace di grandi slanci di dolcezza”. Giulia è un fiume in piena che travolge anche gli amici in cui si imbatte nel corso dell’intervista, con il suo carico di grinta e freschezza che trasferisce nei suoi brani.

“Ho adorato la musica sin da bambina, mio padre, avvocato, ha sempre amato cantare”, racconta. Ma Giulia non si è mai sentita davvero in bilico tra un lavoro creativo e la professione di avvocato. Nel suo brano Tutta colpa di Vecchioni non ne fa mistero: “Potevo fare l’avvocato, c’era già un posto già pronto per me, ma non si hanno molti tentativi di esser vivi”, canta

“In realtà a Giurisprudenza non ho mai pensato seriamente, ma solo quando le cose non andavano per il verso giusto. La verità è che ho sempre voluto fare questo, i miei genitori mi hanno sempre incoraggiata perché mi vedono felice in questa dimensione”. Ai talent show non ha mai pensato, “Credo sia una scelta da fare quando si ha una grande coscienza di sé e si è maturato un proprio progetto musicale, altrimenti si rischia di bruciarsi. Non li escludo in futuro, ma mi avvalgo della facoltà di non sapere se voglio farli!”.

Su di sé però, ha le idee chiare: “Chi sono realmente? Mi affido alle parole di George Sand “Io non sono né uomo né donna, sono un bambino. Che trova ancora il modo di meravigliarsi sempre”.

Ha iniziato a 9 anni e non ha più smesso, fino al premio Lauzi arrivato per una canzone in dialetto palermitano. “Adoro Palermo, la Sicilia e Rosa Balistreri”

di Antonella Lombardi

“Cantare in dialetto? È stata come una magia, non credevo di riuscirci, eppure a un tratto mi è venuto naturale, la musica e le parole sono affiorate e ho scritto tutto di getto. Per me è un sogno che si avvera, il siciliano mi ha sempre ispirato”. È ancora incredula la cantautrice palermitana Giulia Mei (all’anagrafe Catuogno), 25 anni a settembre, fresca di successo con il suo brano A picciridda mia, vincitore del Premio Lauzi per la miglior musica e del Premio Cora per la migliore interpretazione. Lei, che con la musica fa i conti da quando ha 9 anni, prima con il coro delle voci bianche del conservatorio di Palermo, poi con lo studio del pianoforte che insegna privatamente mentre prepara la tesi di laurea al conservatorio.

“Ho sempre adorato la forza e la storia di Rosa Balistreri che canto sempre ai miei concerti. Bbrani come Tu sì bedda e Terra ca nun senti mi sono entrate sottopelle. Quello di Rosa è il grido di un siciliano costretto ad andare via da una terra che ama, ma che non ascolta il suo dolore. Ma mi piacciono molto anche altri autori siciliani come Francesco Giunta, Mario Incudine, Lello Analfino, Carmen Consoli, Alessio Bondì”. L’idea di andare via dalla Sicilia Giulia la accarezza da un po’, anche se con rammarico: “Il mio team di lavoro fa base a Roma. La verità è che la Sicilia è un po’ una terra maledetta, offre ancora poco ai giovani, ma io vorrei che tutte le città fossero come Palermo, sono orgogliosa di essere palermitana e trovo che la città stia cambiando molto. E poi sono innamorata del cibo siciliano: adoro la nostra pasticceria, la cassata, il cibo di strada… ho trovato qualche consolazione in Campania, mentre ero al premio Lauzi, ma se davvero dovrò andare via dalla Sicilia lo vedrò dopo la laurea”.

Una tappa per la quale sta consumando avidamente libri: “Sono sempre stata una secchiona, adoro leggere – ammette – sono stata divorata dall’angoscia dopo aver letto Cecità di Saramago, ma sono scoppiata in lacrime per un libro consultato per la mia tesi, Storia della mia vita di George Sand, l’amante di Chopin, una donna forte, emancipata, indipendente, che si vestiva da uomo ed era veramente libera, anche sessualmente, ma capace di grandi slanci di dolcezza”. Giulia è un fiume in piena che travolge anche gli amici in cui si imbatte nel corso dell’intervista, con il suo carico di grinta e freschezza che trasferisce nei suoi brani.

“Ho adorato la musica sin da bambina, mio padre, avvocato, ha sempre amato cantare”, racconta. Ma Giulia non si è mai sentita davvero in bilico tra un lavoro creativo e la professione di avvocato. Nel suo brano Tutta colpa di Vecchioni non ne fa mistero: “Potevo fare l’avvocato, c’era già un posto già pronto per me, ma non si hanno molti tentativi di esser vivi”, canta

“In realtà a Giurisprudenza non ho mai pensato seriamente, ma solo quando le cose non andavano per il verso giusto. La verità è che ho sempre voluto fare questo, i miei genitori mi hanno sempre incoraggiata perché mi vedono felice in questa dimensione”. Ai talent show non ha mai pensato “Credo sia una scelta da fare quando si ha una grande coscienza di sé e si è maturato un proprio progetto musicale, altrimenti si rischia di bruciarsi. Non li escludo in futuro, ma mi avvalgo della facoltà di non sapere se voglio farli!”.

Su di sé però, ha le idee chiare: “Chi sono realmente? Mi affido alle parole di George Sand: ‘Io non sono né uomo né donna, sono un bambino’. Che trova ancora il modo di meravigliarsi sempre”.

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