Marsala riabbraccia il campanile del Carmine

Era chiusa da decenni, adesso potrà essere ammirata da cittadini e turisti. In occasione del festival Le Vie dei Tesori, è stata aperta la torre campanaria del Carmine a Marsala. Alla cerimonia d’inaugurazione ha partecipato anche il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero (ve ne abbiamo parlato qui). Ciceroni sono i ragazzi dell’associazione “Nonovento”, un gruppo di giovani che ha deciso di scommettere sulla promozione della città. “Speriamo che per primi i marsalesi riscoprano la loro città – spiega Sara Parrinello di Nonovento – , per questo motivo abbiamo cercato di aprire luoghi poco noti o chiusi da tempo. sarà una bellissima sorpresa per tutti”.

Hai letto questi articoli?

“Stupor Mundi”, il fascino di Palermo in un film su Federico II

C’è tutta la bellezza di Palermo nel documentario “Stupor Mundi”, dedicato alla figura di Federico II. Il film, diretto da Gian Luca Bianco e Giacomo Visconti, girato nel capoluogo siciliano e presentato recentemente in concorso, alla 17esima edizione dell’Ischia Film Festival, ha tra gli interpreti l’attore Michele Placido, lo storico Pasquale Hamel e l’esperto di tradizioni siciliane Gaetano Basile. L’idea degli autori è di raccontare temi come la partecipazione, l’amicizia, l’amore, il coraggio, ma soprattutto la coesistenza che è il valore centrale rappresentato dall’impero di Federico II. Sullo sfondo c’è Palermo, che ha vissuto con Federico II il momento di massimo splendore artistico, sociale, economico e scientifico della sua storia. Michele Placido ha già raccontato Federico II in un monologo diretto da Gian Luca Bianco. Un viaggio che vede confrontarsi un Federico ormai giunto al termine della sua esistenza e il suo doppio giovane, con volto e voce di Brenno Placido e Alejandra Bertolino Garcia.

Hai letto questi articoli?

La magia della Sicilia in sessanta secondi

Una dichiarazione d’amore per la Sicilia. Due minuti di immagini mozzafiato che raccontano l’Isola, racchiuse in “Sicily Magic Land 2019”, un video realizzato dalla visual designer Carmen Munafò. Dalla Valle dei Templi alle Gole dell’Alcantara, dalle Eolie a Palermo, dall’opera dei pupi al dolci tradizionali, il patrimonio della Sicilia incalza fotogramma dopo fotogramma. “Sei bella da togliere il fiato, e noi figli tuoi, abbiamo il dovere di raccontarti ai posteri con gli occhi di chi ti ama più di ogni altra cosa”, scrive l’artista nel testo che accompagna il video. “I tuoi colori raccontano gioia di vivere al mondo intero, ma solo noi ne conosciamo la profonda tristezza, nostalgia e rabbia che urli silenziosamente”.

Hai letto questi articoli?

La storia del tenente Onorato rivive con la realtà virtuale

Il film “L’ultima Casetta Rossa”, realizzato da Laura Schimmenti, va visto attraverso speciali visori che danno allo spettatore la sensazione di trovarsi all’interno della pellicola

di Redazione

Una storia d’amore e attesa sullo sfondo della Seconda guerra mondiale. È il racconto del film “L’ultima Casetta Rossa”, realizzato da Laura Schimmenti e dedicato al nonno, il tenente della divisione Acqui, Carmelo Onorato, medaglia d’oro al valor militare, fucilato a Cefalonia il 24 settembre 1943. Il film, presentato questa mattina nello spazio Cre.Zi Plus ai Cantieri Culturali della Zisa, è interamente girato con la tecnica della realtà immersiva a 360 gradi e va visto attraverso speciali visori che danno allo spettatore la sensazione di trovarsi all’interno dell’opera.

Una scena del film

Il progetto prende spunto dal ritrovamento familiare dei diari e degli album fotografici, relativi agli anni di permanenza in Grecia di Carmelo Onorato. Lo stile letterario e poetico dei suoi scritti, evoca la storia di quei drammatici giorni e aiuta a ricostruire la vita dei soldati italiani nelle isole greche del Peloponneso dal 1940 al 1943. È la storia di un giovane ufficiale siciliano che si trova al fronte a Cefalonia, in Grecia, l’8 settembre 1943, nel momento in cui l’Italia firma l’armistizio e i soldati italiani della Divisione Acqui decidono di resistere all’ex alleato tedesco. Netty Bravo, la giovane moglie di Carmelo, rimasta a Palermo con la piccola Ina, aspetta la fine della guerra per rivedere il marito. Carmelo va incontro al suo tragico destino mentre Netty, con accorate lettere, cerca disperatamente notizie sulla sua sorte. Saranno, poi, i commilitoni di Carmelo, i sopravvissuti di Cefalonia, a raccontare, attraverso intense e struggenti lettere, i suoi ultimi giorni di vita.

Una scena del film

Il film, presentato al 21esimo Thessaloniki Documentary Festival in concorso nella sezione Virtual Reality, è prodotto da Playmaker ed è stato realizzato con il sostegno finanziario della Sicilia Film Commission della Regione Siciliana, nell’ambito del programma Sensi Contemporanei e con il patrocinio gratuito del Comune di Palermo. In scena un cast di attori siciliani: Claudio Collovà, Simona Malato, Marika Pugliatti, Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Paolo La Bruna, Sandro Dieli e Giuseppe Massa. “L’Ultima Casetta Rossa” è stato interamente girato in Sicilia, con riprese al Cretto di Burri a Gibellina, Poggioreale, Montecofano, Borgo Schirò, e gli interni ai Cantieri culturali alla Zisa. Al Cre.Zi Plus, inoltre, sarà fruibile al pubblico anche un’installazione allestita in uno spazio fisico a 360 gradi, all’interno del quale si potranno ascoltare estratti audio del film e visionare le foto scattate da Carmelo Onorato durante la permanenza in Grecia.

All’interno del Cre.Zi Plus, inoltre, sarà fruibile al pubblico anche un’installazione allestita in uno spazio fisico a 360 gradi, all’interno del quale si potranno ascoltare estratti audio del film e visionare le foto scattate da Carmelo Onorato durante la permanenza in Grecia.

Giovedì 21, venerdì 22 e sabato 23 marzo in orario pomeridiano (proiezioni con prenotazione alle 16, 17 e 18) sarà possibile vedere il film all’interno della prima Virtual Room cittadina appositamente allestita presso Cre.zi. Plus. La prenotazione, obbligatoria per riservare i visori Vr, si può effettuare mandando una email con il proprio nominativo e l’orario di interesse all’indirizzo: 360playmaker@gmail.com.

Il film “L’ultima Casetta Rossa”, realizzato da Laura Schimmenti, va visto attraverso speciali visori che danno allo spettatore la sensazione di trovarsi all’interno della pellicola

di Redazione

Una storia d’amore e attesa sullo sfondo della Seconda guerra mondiale. È il racconto del film “L’ultima Casetta Rossa”, realizzato da Laura Schimmenti e dedicato al nonno, il tenente della divisione Acqui, Carmelo Onorato, medaglia d’oro al valor militare, fucilato a Cefalonia il 24 settembre 1943. Il film, presentato questa mattina nello spazio Cre.Zi Plus ai Cantieri Culturali della Zisa, è interamente girato con la tecnica della realtà immersiva a 360 gradi e va visto attraverso speciali visori che danno allo spettatore la sensazione di trovarsi all’interno dell’opera.

Una scena del film

Il progetto prende spunto dal ritrovamento familiare dei diari e degli album fotografici, relativi agli anni di permanenza in Grecia di Carmelo Onorato. Lo stile letterario e poetico dei suoi scritti, evoca la storia di quei drammatici giorni e aiuta a ricostruire la vita dei soldati italiani nelle isole greche del Peloponneso dal 1940 al 1943. È la storia di un giovane ufficiale siciliano che si trova al fronte a Cefalonia, in Grecia, l’8 settembre 1943, nel momento in cui l’Italia firma l’armistizio e i soldati italiani della Divisione Acqui decidono di resistere all’ex alleato tedesco. Netty Bravo, la giovane moglie di Carmelo, rimasta a Palermo con la piccola Ina, aspetta la fine della guerra per rivedere il marito. Carmelo va incontro al suo tragico destino mentre Netty, con accorate lettere, cerca disperatamente notizie sulla sua sorte. Saranno, poi, i commilitoni di Carmelo, i sopravvissuti di Cefalonia, a raccontare, attraverso intense e struggenti lettere, i suoi ultimi giorni di vita.

Una scena del film

Il film, presentato al 21esimo Thessaloniki Documentary Festival in concorso nella sezione Virtual Reality, è prodotto da Playmaker ed è stato realizzato con il sostegno finanziario della Sicilia Film Commission della Regione Siciliana, nell’ambito del programma Sensi Contemporanei e con il patrocinio gratuito del Comune di Palermo. In scena un cast di attori siciliani: Claudio Collovà, Simona Malato, Marika Pugliatti, Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Paolo La Bruna, Sandro Dieli e Giuseppe Massa. “L’Ultima Casetta Rossa” è stato interamente girato in Sicilia, con riprese al Cretto di Burri a Gibellina, Poggioreale, Montecofano, Borgo Schirò, e gli interni ai Cantieri culturali alla Zisa. Al Cre.Zi Plus, inoltre, sarà fruibile al pubblico anche un’installazione allestita in uno spazio fisico a 360 gradi, all’interno del quale si potranno ascoltare estratti audio del film e visionare le foto scattate da Carmelo Onorato durante la permanenza in Grecia.

All’interno del Cre.Zi Plus, inoltre, sarà fruibile al pubblico anche un’installazione allestita in uno spazio fisico a 360 gradi, all’interno del quale si potranno ascoltare estratti audio del film e visionare le foto scattate da Carmelo Onorato durante la permanenza in Grecia.

Giovedì 21, venerdì 22 e sabato 23 marzo in orario pomeridiano (proiezioni con prenotazione alle 16, 17 e 18) sarà possibile vedere il film all’interno della prima Virtual Room cittadina appositamente allestita presso Cre.zi. Plus. La prenotazione, obbligatoria per riservare i visori Vr, si può effettuare mandando una email con il proprio nominativo e l’orario di interesse all’indirizzo: 360playmaker@gmail.com.

Hai letto questi articoli?

Riapre dopo otto anni la Cattedrale di Agrigento

Un’attesa lunga otto anni. La Cattedrale di Agrigento intitolata a San Gerlando ha riaperto le porte ai fedeli dopo tante polemiche. L’edificio è stato messo in sicurezza, con 17 catene d’acciaio, perché rischiava di scivolare a valle a causa del dissesto idrogeologico del colle sul quale sorge.

La messa di riapertura è stata officiata dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento: “La cattedrale era ed è ancora una mamma malata. Riaverla oggi significa almeno che è uscita in maniera definitiva dal coma”, ha dichiarato il cardinale, davanti a una folla di cittadini ed esponenti politici, tra cui il sindaco, Lillo Firetto, l’assessore regionale alle Infrastrutture, Salvatore Cordaro, e il presidente dell’Ars Gianfranco Micciché.

“I lavori non sono completati, si deve ultimare la messa in sicurezza dell’edificio e poi dovrebbe iniziare il rinsaldamento della collina e infine ci vorrà il restauro finale dell’edificio – ha spiegato l’arcivescovo – . Quel che conta però è che, dopo tanti lunghi anni, siamo oggi qui, per pregare e ritrovarci come chiesa santa di Dio”.

Un’attesa lunga otto anni. La Cattedrale di Agrigento intitolata a San Gerlando ha riaperto le porte ai fedeli dopo tante polemiche. L’edificio è stato messo in sicurezza, con 17 catene d’acciaio, perché rischiava di scivolare a valle a causa del dissesto idrogeologico del colle sul quale sorge.

La messa di riapertura è stata officiata dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento: “La cattedrale era ed è ancora una mamma malata. Riaverla oggi significa almeno che è uscita in maniera definitiva dal coma”, ha dichiarato il cardinale, davanti a una folla di cittadini ed esponenti politici, tra cui il sindaco, Lillo Firetto, l’assessore regionale alle Infrastrutture, Salvatore Cordaro, e il presidente dell’Ars Gianfranco Micciché.

“I lavori non sono completati, si deve ultimare la messa in sicurezza dell’edificio e poi dovrebbe iniziare il rinsaldamento della collina e infine ci vorrà il restauro finale dell’edificio – ha spiegato l’arcivescovo – . Quel che conta però è che, dopo tanti lunghi anni, siamo oggi qui, per pregare e ritrovarci come chiesa santa di Dio”.

Hai letto questi articoli?

La cyber-Turandot con i maghi della videoarte

Il nuovo allestimento dell’opera di Puccini, con cui si inaugura la stagione 2019 del Teatro Massimo, porta la firma del collettivo russo Aes+F. L’azione si sposta nel 2070 e rimanda a una visionarietà iperreale e barocca, vicina a Blade Runner

di Paola Nicita

Quando, alcuni anni fa, sbarcarono per la prima volta in Laguna in occasione della Biennale di Arti Visive di Venezia del 2007 – dove poi torneranno ancora a rappresentare la Russia nel 2009 e nel 2015 – il gruppo di videoartisti AES+F mise subito sul tappeto, attraverso una grande videoinstallazione, i temi della ricerca e la costruzione del proprio linguaggio: contenuti epici di una vita quotidiana patinata, dove il 3D modellava architetture e mondi iperrealistici, nei quali si muovevano con solennità figure di giovanetti e giovanette appena usciti dalle pagine di Vogue.

Il collettivo AES+F

E d’altronde c’erano già tutti gli elementi caratteristici degli AES+F: ovvero dei due architetti, Tatiana Arzamasova e Lev Evzovich, del grafico Eugeny Svyatsky, e del fotografo di moda Vadimir Fridkes, gli AES che si formano nel 1987 e che nel 1995 aggiungono la F del fotografo di moda Fridkes, proponendo le loro creazioni dove si intersecano fotografie, video e tecnologie digitali, senza perdere mai d’occhio la scultura e lo studio dello spazio come architettura dell’immaginifico.

E sono proprio i videoartisti russi ad essere chiamati a inventare i nuovi mondi proiettati nel futuro e immaginare videoscene e costumi di una Turandot, con le musiche di Giacomo Puccini, ma ambientata nel 2070. Con questa opera il 19 gennaio si inaugura la nuova stagione del Teatro Massimo di Palermo, con la direzione di Gabriele Ferro, il concept degli AES+F e Fabio Cherstich, che firma anche la regia; una coproduzione con il Teatro di Bologna, il Badisches Staatstheather di Karlsruhe e in partnership con il Lakhta Center di San Pietroburgo.

Una scena di Turandot

Gli AES+F, fedeli alla loro ricerca, inventano figure totemiche zoomorfe e antropomorfe, che intersecano le loro presenze e che spesso si pongono in continuità visiva con le figure in carne e ossa che si muovo sul palco: Turandot è a capo di un matriarcato, i draghi rossi sorvolano città galleggianti, in una visionarietà iperreale e barocca dai colori accesi, che appare più prossima a Blade Runner: che, per coincidenza, era proprio ambientato nella Los Angeles del 2019. Qui niente pioggia acida, ma la conferma che l’invenzione fantastica parla un linguaggio sempre attuale, capace di trasportare in altre e nuove dimensioni e visioni.

 

Il nuovo allestimento dell’opera di Puccini, con cui si inaugura la stagione 2019 del Teatro Massimo, porta la firma del collettivo russo Aes+F. L’azione si sposta nel 2070 e rimanda a una visionarietà iperreale e barocca, vicina a Blade Runner

di Paola Nicita

Quando, alcuni anni fa, sbarcarono per la prima volta in Laguna in occasione della Biennale di Arti Visive di Venezia del 2007 – dove poi torneranno ancora a rappresentare la Russia nel 2009 e nel 2015 – il gruppo di videoartisti AES+F mise subito sul tappeto, attraverso una grande videoinstallazione, i temi della ricerca e la costruzione del proprio linguaggio: contenuti epici di una vita quotidiana patinata, dove il 3D modellava architetture e mondi iperrealistici, nei quali si muovevano con solennità figure di giovanetti e giovanette appena usciti dalle pagine di Vogue.

Il collettivo AES+F

E d’altronde c’erano già tutti gli elementi caratteristici degli AES+F: ovvero dei due architetti, Tatiana Arzamasova e Lev Evzovich, del grafico Eugeny Svyatsky, e del fotografo di moda Vadimir Fridkes, gli AES che si formano nel 1987 e che nel 1995 aggiungono la F del fotografo di moda Fridkes, proponendo le loro creazioni dove si intersecano fotografie, video e tecnologie digitali, senza perdere mai d’occhio la scultura e lo studio dello spazio come architettura dell’immaginifico.

E sono proprio i videoartisti russi ad essere chiamati a inventare i nuovi mondi proiettati nel futuro e immaginare videoscene e costumi di una Turandot, con le musiche di Giacomo Puccini, ma ambientata nel 2070. Con questa opera il 19 gennaio si inaugura la nuova stagione del Teatro Massimo di Palermo, con la direzione di Gabriele Ferro, il concept degli AES+F e Fabio Cherstich, che firma anche la regia; una coproduzione con il Teatro di Bologna, il Badisches Staatstheather di Karlsruhe e in partnership con il Lakhta Center di San Pietroburgo.

Una scena di Turandot

Gli AES+F, fedeli alla loro ricerca, inventano figure totemiche zoomorfe e antropomorfe, che intersecano le loro presenze e che spesso si pongono in continuità visiva con le figure in carne e ossa che si muovo sul palco: Turandot è a capo di un matriarcato, i draghi rossi sorvolano città galleggianti, in una visionarietà iperreale e barocca dai colori accesi, che appare più prossima a Blade Runner: che, per coincidenza, era proprio ambientato nella Los Angeles del 2019. Qui niente pioggia acida, ma la conferma che l’invenzione fantastica parla un linguaggio sempre attuale, capace di trasportare in altre e nuove dimensioni e visioni.

Hai letto questi articoli?

Quando Catania fu cancellata dal terremoto

Una città distrutta, un autore dimenticato, migliaia di vite spezzate, tante memorie cancellate per sempre. Dopo tre secoli, il volume “La Catania Destrutta” di Domenico Gugliemini riemerge dalla polvere del tempo in un libro di Ivan Nicosia, guida turistica catanese, appassionato di beni culturali.

Il libro riporta indietro le lancette dell’orologio a quei giorni di inferno del 1693 quando una serie di scosse di terremoto cancellarono parte della storia della città. È una testimonianza assai rara, nel suo genere, di racconto-documentario che, accostando insieme diverse fonti testimoniali, mette in scena, con un taglio quasi cinematografico, le fasi del terremoto che, il 9 e 11 gennaio 1693, distrusse Catania e le altre città del Val di Noto.

Questa peculiarità permette di attribuire al testo un grande valore, quale evocazione di uno dei momenti più drammatici della storia locale, la cui lettura potrebbe anche essere utilizzata ai fini di una maggiore sensibilizzazione sulle problematiche relative al rischio sismico. Ulteriore merito dell’opera è quello di presentarci un’immagine della Catania pre terremoto, che oggi può contribuire alla ricostruzione della forma urbana seicentesca.

Il trailer per il libro è stato realizzato da Desirè Zappalà.

Una città distrutta, un autore dimenticato, migliaia di vite spezzate, tante memorie cancellate per sempre. Dopo tre secoli, il volume “La Catania Destrutta” di Domenico Gugliemini riemerge dalla polvere del tempo in un libro di Ivan Nicosia, guida turistica catanese, appassionato di beni culturali.

Il libro riporta indietro le lancette dell’orologio a quei giorni di inferno del 1693 quando una serie di scosse di terremoto cancellarono parte della storia della città. È una testimonianza assai rara, nel suo genere, di racconto-documentario che, accostando insieme diverse fonti testimoniali, mette in scena, con un taglio quasi cinematografico, le fasi del terremoto che, il 9 e 11 gennaio 1693, distrusse Catania e le altre città del Val di Noto.

Questa peculiarità permette di attribuire al testo un grande valore, quale evocazione di uno dei momenti più drammatici della storia locale, la cui lettura potrebbe anche essere utilizzata ai fini di una maggiore sensibilizzazione sulle problematiche relative al rischio sismico. Ulteriore merito dell’opera è quello di presentarci un’immagine della Catania pre terremoto, che oggi può contribuire alla ricostruzione della forma urbana seicentesca.

Il trailer per il libro è stato realizzato da Desirè Zappalà.

Hai letto questi articoli?

Alla scoperta del qanat Gesuitico Alto

Viaggio all’interno di una delle più antiche reti idriche sotterranee della città, utilizzata a partire dalla dominazione araba. Una complessa opera d’ingegneria idraulica visitabile con Le Vie dei Tesori e il gruppo speleologico del Cai.

Viaggio all’interno di una delle più antiche reti idriche sotterranee della città, utilizzata a partire dalla dominazione araba. Una complessa opera d’ingegneria idraulica visitabile con Le Vie dei Tesori e il gruppo speleologico del Cai.

Hai letto questi articoli?

Notte bianca Unesco con Le Vie dei Tesori

Sono stati 12.700 i visitatori che hanno esplorato i monumenti dell’itinerario arabo-normanno di Palermo, Monreale e Cefalù. Il luogo più gettonato è stato il Palazzo Reale, con lo straordinario “bagno” nei mosaici della Cappella Palatina

Sono stati 12.700 i visitatori che hanno esplorato i monumenti dell’itinerario arabo-normanno di Palermo, Monreale e Cefalù. Il luogo più gettonato è stato il Palazzo Reale, con lo straordinario “bagno” nei mosaici della Cappella Palatina

Hai letto questi articoli?

Riapre l’ufficio di Boris Giuliano nel chiostro della Questura

Ricostruito l’ambiente di lavoro del poliziotto ucciso dalla mafia. Su una scenografia creata per l’occasione, è stata posizionata la scrivania piena di faldoni. È visitabile in occasione de Le Vie dei Tesori

di Redazione

Ultimo giorno per visitare l’ufficio di Boris Giuliano, ricostruito per Le Vie dei Tesori nell’atrio della Questura di Palermo. C’è tempo solo questa mattina, dalle 10 alle 15, per scoprire l’allestimento dell’ambiente di lavoro del poliziotto ucciso dalla mafia nel 1979.  C’è la sua scrivania, piena di faldoni, con timbri, penne, telefono e perfino il ventilatore. Tutto come era una volta. Su uno sfondo scenografico creato per l’occasione, è stata posizionata la scrivania su cui Giuliano lavorava, e in un gioco di prospettive, da dietro il mobile appare una sagoma in cartone a grandezza reale ottenuta da una fotografia del vice questore in compagnia del piccolo figlio.

Ricostruito l’ambiente di lavoro del poliziotto ucciso dalla mafia. Su una scenografia creata per l’occasione, è stata posizionata la scrivania piena di faldoni. È visitabile in occasione de Le Vie dei Tesori

di Redazione

Ultimo giorno per visitare l’ufficio di Boris Giuliano, ricostruito per Le Vie dei Tesori nell’atrio della Questura di Palermo. C’è tempo solo questa mattina, dalle 10 alle 15, per scoprire l’allestimento dell’ambiente di lavoro del poliziotto ucciso dalla mafia nel 1979.  C’è la sua scrivania, piena di faldoni, con timbri, penne, telefono e perfino il ventilatore. Tutto come era una volta. Su uno sfondo scenografico creato per l’occasione, è stata posizionata la scrivania su cui Giuliano lavorava, e in un gioco di prospettive, da dietro il mobile appare una sagoma in cartone a grandezza reale ottenuta da una fotografia del vice questore in compagnia del piccolo figlio.

Hai letto questi articoli?
Le vie dei Tesori News

Send this to a friend