Trovata a Vallelunga una rara moneta coniata a Panormos

È stata rinvenuta durante gli scavi in corso nel Nisseno, sul rovescio ha il simbolo della Triscele con la gorgone e le spighe di grano tra ogni gamba

di Redazione

Una moneta romana in bronzo con la testa di Athena o Ares rivolta a destra sul diritto e una Triscele con la gorgone e spighe di grano tra ogni gamba, al rovescio, è stata ritrovata nel corso degli scavi per il raddoppio ferroviario Palermo-Catania, nella tratta Caltanissetta -Xirbi-Lercara. La moneta, rivenuta in uno degli ambienti della residenza romana del primo secolo dopo Cristo recentemente portata in luce negli scavi che stanno interessando il territorio di Vallelunga Pratameno, è stata coniata dalla zecca di Panormos, di cui riporta sul diritto la legenda, e si può datare ad un momento successivo alla prima guerra punica, quando la Sicilia diventò provincia romana (dopo il 241 avanti Cristo).

La moneta romana con la Triscele

Per gli studiosi, questo particolare tipo di moneta sembrerebbe poco attestato, dal momento che si conoscono solo altri tre esemplari con legenda “Panormitan” cui si aggiunge la moneta appena ritrovata a Vallelunga. Quanto alla Triskeles, che si trova incisa su un lato della moneta, va ricordato che è diventata un simbolo con valenza politica solo dopo l’acquisizione della Sicilia tra le provincie romane, assumendo una funzione emblematica caratterizzante e distintiva della nuova provincia destinata a diventare la principale fonte di approvvigionamento del grano per l’annona romana.

La monete trovata a Vallelunga

“Gli scavi in corso a Vallelunga Pratameno – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – continuano a riservarci interessantissime sorprese che confermano l’alto valore storico e archeologico della villa appena scoperta. La rara moneta ritrovata che per gli archeologi ha un alto valore di testimonianza storica, ci dà solo l’idea di quello che questo sito potrà regalarci. La residenza rurale, per la vastità della tenuta, che è stata stimata in sei ettari e per la ricchezza che mostrano le parti edificate, si può considerare, infatti, al pari di un’azienda agricola dei nostri giorni, posta in un contesto ambientale e paesaggistico per molti aspetti rimasto immutato”.

L’area degli scavi

“Il rinvenimento – aggiunge la soprintendente di Caltanissetta, Daniela Vullo – deve leggersi nel contesto generale della residenza rurale che si sta rivelando sempre più come un vasto complesso legato non solo allo sfruttamento agricolo del territorio, ma anche come luogo residenziale di svago e villeggiatura. La villa, infatti, mostra diversi restauri e rifacimenti, che potrebbero essere legati al cambio d’uso di alcune parti strutturali dovuti alla fruizione stagionale. Il luogo, infatti, si trova in un’area pianeggiante attraversata dal torrente Belici e circondata da dolci colline, ancora oggi coltivate a grano e vite”.

Al via i lavori al Castello di Schisò, diventerà il museo di Naxos

Rinascerà uno dei monumenti simbolo di Giardini Naxos. Nel corso delle prime attività di disboscamento e messa in sicurezza è stata trovata una maschera di sileno

di Redazione

Fuori è il Castello di Schisò, ma dentro sembra un piccolo borgo antico: c’è la casa padronale, la corte interna di una masseria colorata da macchie di verde e di bougainvillea, c’è la chiesetta con la campana sul tetto e poi magazzini e immensi capannoni industriali dalle alte capriate dove, si dice, fino al secolo scorso si lavorassero gli agrumi e prima ancora la canna da zucchero.

La corte interna

Il Castello di Schisò di Giardini Naxos è un universo remoto e recente ancora tutto da scoprire: un complesso monumentale storicamente appartenuto a privati che, nel 2018, per volere di Sebastiano Tusa, è entrato a far parte dei beni della Regione Siciliana tramite l’acquisto, in autofinanziamento, del Parco archeologico Naxos Taormina (ve ne abbiamo parlato qui). Nei prossimi mesi il complesso monumentale sarà protagonista di un “cantiere della conoscenza” con l’avvio di un intervento di recupero architettonico che, oltre a farne un polo culturale e sede del nuovo museo archeologico di Naxos, restituirà alla memoria della comunità di Giardini Naxos un importante tassello di storia locale.

Da sinistra, Giorgio Stracuzzi, Alberto Samonà, Arturo Alberti, Gabriella Tigano e Daniela Sparacino

Oggi il via ufficiale ai lavori alla presenza dell’assessore regionale ai Beni Culturali, Alberto Samonà, della direttrice del Parco Naxos Taormina, Gabriella Tigano, del sindaco di Giardini Naxos, Giorgio Stracuzzi, e degli architetti Daniela Sparacino (responsabile unico del procedimento per conto del Parco) e Arturo Alberti (direttore dei lavori). La ditta aggiudicataria è la Pentatek srl di Partinico e l’importo dell’investimento a base d’asta ammonta a circa 300mila euro. “Con il Castello di Schisò aperto alla pubblica fruizione – afferma l’assessore Samonà – Giardini Naxos si riapproprierà di un prezioso gioiello che, attraverso le testimonianze raccolte, potrà raccontare al mondo la storia della prima colonia greca di Sicilia, ma anche della realtà sociale e imprenditoriale che proprio nel Castello di Schisò, in tempi più recenti si è sviluppata”.

Veduta aerea del complesso monumentale

In programma, nei prossimi mesi, un’indagine pluridisciplinare per approfondire la conoscenza e l’antica destinazione dei singoli immobili con l’obiettivo di orientare e ripensare i futuri interventi di recupero e riconversione di tutti gli spazi. In questo primo stralcio, gli interventi in programma interesseranno l’ala della residenza, la terrazza annessa, l’ex magazzino e la torre quadrata, mentre una parte del fabbricato industriale ospiterà il cantiere di scavo archeologico. Da un lato una squadra di architetti, geologi e maestranze saranno impegnati sia a mettere in sicurezza gli immobili sostituendo le coperture dei tetti, sia indagando la stratigrafia con saggi e carotaggi dei terreni per rideterminare la storia del sito e la sua funzione; dall’altro lato, invece, un’equipe di ricerca, guidata dalla direttrice Gabriella Tigano, condurrà una campagna di scavi per esplorare le tracce più remote della presenza umana nel sito di Naxos.

Gabriella Tigano e Maria Grazia Vanaria con la maschera di sileno

E i primi risultati non si sono fatti attendere. Durante le attività iniziali di disboscamento e messa in sicurezza, infatti, è emersa una maschera di sileno, l’inconfondibile satiro dal ghigno irridente che, con funzione apotropaica, sin dai tempi della colonia greca, i naxioti appendono sopra la porta di casa per tenere lontani gli spiriti maligni. Un ritrovamento che è stato salutato positivamente dal personale del Parco e dalla stessa direttrice, proprio per il suo carattere beneaugurale.

Uno degli accessi alla corte interna

“Cominciamo una nuova avventura alla scoperta della Naxos meno remota – sottolinea Tigano – la Giardini con il castello sul mare e le sue torri disegnata sui taccuini dei viaggiatori del passato, dalle cartografie di Tiburzio Spannocchi agli acquerelli dei vedutisti del Grand Tour. Non solo. I cantieri che stiamo avviando ci consentiranno di esplorare l’antico opificio dove, secondo fonti documentali, si lavoravano agrumi e canna da zucchero. Un’esperienza esaltante non solo per noi archeologi, sempre a caccia di storie e custodi di memorie, ma anche per la comunità di Giardini, curiosa di conoscere il proprio passato”.

Il centro di Palermo è sempre più pedonale

Disposta la chiusura al traffico per l’intero tratto delle vie Amari e Ruggero Settimo. Si va verso una grande area senz’auto dal porto alla Cattedrale

di Marco Russo

Una grande isola pedonale che dal porto arriva fino alla Cattedrale e alla stazione centrale. Il centro di Palermo è sempre più “rambla” con le nuove pedonalizzazioni a cui ha dato il via libera la giunta comunale. È stata, infatti, approvata una delibera che delimita le aree pedonali di via Emerico Amari, da via Crispi al Politeama e per l’intero tratto di via Ruggero Settimo, dal Politeama in via Cavour. Appena entreranno in vigore le ordinanze, il provvedimento sarà permanente per via Amari, mentre in via Ruggero Settimo è in forma sperimentale per 12 mesi. Le nuove isole pedonali si aggiungeranno a quelle già presenti nel centro storico, in via Maqueda e via Vittorio Emanuele.

Via Ruggero Settimo

“Il provvedimento – sottolineano dall’amministrazione comunale in una nota – è stato preceduto e sarà seguito, anche in vista delle specifiche ordinanze attuative, da una serie di incontri con le categorie produttive e i rappresentanti dei commercianti e dei cittadini che operano e vivono nelle aree interessate”. Prosegue, così, la pedonalizzazione del centro del capoluogo, già avviata negli anni precedenti, che punta a creare una accesso turistico per i crocieristi in arrivo al porto. Area pedonale, di fatto, a cui i palermitani sono già abituati, dopo le chiusure per il cantiere dell’anello ferroviario e che sarà completata con arredi, fioriere e panchine.

Via Amari

“Si tratta di un’area strategica per lo sviluppo e l’attrattività di una parte della città – ha detto il sindaco Leoluca Orlando – nel triangolo ‘ingresso Porto-Politeama-piazza Verdi’. La pedonalizzazione costituisce un’azione programmatoria cui dovranno seguire specifiche ordinanze che daranno conto di esigenze e proposte all’interno di una scelta fondamentale che connota la visione complessiva di governo di Palermo”.

Dissuasori in via Ruggero Settimo

“Si tratta di un progetto che unisce gli aspetti di decoro, vivibilità e attenzione all’impresa che ogni pedonalizzazione deve esprimere – affermano il vicesindaco Fabio Giambrone, l’assessore alla Mobilità, Giusto Catania e alle Attività produttive Leopoldo Piampiano -. La decisione presa oggi è frutto di un lungo percorso di dialogo e condivisione, che si esprime e prosegue anche con gli interventi in corso o già programmati anche nelle aree limitrofe, tutti destinati a rendere più vivibile e fruibile l’intera zona. Questa pedonalizzazione assume una valenza particolare perché, una volta realizzati gli interventi previsti, quest’area rappresenterà la ‘porta di ingresso’ in città per le migliaia di turisti e crocieristi che, speriamo presto, torneranno a visitare Palermo”.

Una sinergia per valorizzare i tesori della Valle del Belice

Intesa tra la Rete museale belicina e l’Accademia di Belle arti di Palermo per l’allestimento di spazi espositivi, nuovi eventi e comunicazione visiva

di Redazione

Valorizzare il patrimonio artistico e naturalistico della Valle del Belice. È tra gli obiettivi della collaborazione tra la Rete museale e naturale belicina e l’Accademia di Belle arti di Palermo. Un accordo che abbraccia diversi ambiti di studio e d’azione, tra i quali l’allestimento di spazi espositivi ed eventi nel campo del civic design e della comunicazione visiva. La sinergia tra il network espositivo – che raggruppa 22 siti in 12 comuni tra le province di Trapani, Palermo ed Agrigento – e l’Accademia di Palermo vuole fornire opportunità di crescita socio-culturali al territorio, ricco di itinerari archeologici, antropologici, contemporanei, naturalistici e della memoria. L’Accademia di Belle Arti metterà a disposizione le proprie competenze scientifiche e tecniche nel campo della progettualità del design, della comunicazione visiva e di servizi per le attività socio-culturali.

La “Porta del Belice” di Consagra

La Rete metterà a disposizione risorse e spazi per l’attuazione operativa del protocollo d’intesa, individuando anche le fonti di finanziamento necessarie agli interventi ed agli obiettivi che scaturiranno dal rapporto di collaborazione. “Avviare nuove sinergie per lo sviluppo del territorio è ciò che ci siamo prefissati con il Piano d’azione quadriennale 2020-2024 – dicono dal direttivo della Rete museale, sottolineando che “ci rende orgogliosi iniziare un percorso comune con un’istituzione tanto prestigiosa”. Il presidente della Rete, Giuseppe Maiorana, afferma: “Continuando a percorrere il cammino tracciato con l’avvio di collaborazioni stimolanti ed ambiziose, possiamo centrare gli obiettivi che ci siamo posti, consapevoli che lo sviluppo territoriale passa dalla valorizzazione delle nostre risorse artistiche, culturali e naturalistiche. Per questo motivo abbiamo fortemente voluto dare il via ad attività di ricerca applicata, sperimentazione progettuale ed alta formazione, insieme all’Accademia di Belle Arti di Palermo”.

Ruderi di uno dei centri colpiti dal sisma

“Il protocollo d’intesa si inserisce nella più vasta rete di relazioni e partenariati di questa Accademia – dice il direttore Umberto De Paola -. Con il privilegio di rivolgersi al nostro territorio, fra comunicazione visiva, innovazione e multimedialità per una fruizione antica e nuovissima del patrimonio museale e naturale della Rete belicina. E per avviare e consolidare una presenza e una condivisione fra istituzioni nell’ottica della valorizzazione e diffusione del bene comune. Si potranno attivare forme innovative di attività per disegnare un orizzonte che ponga al centro il nuovo umanesimo che questa emergenza mondiale ci costringe a declinare”.

Riaffiora una necropoli nel sottosuolo di Messina

Il ritrovamento di sette sepolture con scheletri ancora intatti e corredi funerari è avvenuto durante i lavori di scavo per la costruzione di un palazzo

di Redazione

Parte di una necropoli del secondo secolo avanti Cristo è stata scoperta a Messina, durante i lavori di scavo per la costruzione di un palazzo. Si tratta di un settore della più ampia necropoli ellenistico-romana degli Orti della Maddalena. Ne hanno dato notizia dall’assessorato regionale ai Beni culturali. La scoperta, in una parte della più vasta e stratificata area documentata da ricerche sistematiche condotte nell’ultimo ventennio dalla Soprintendenza di Messina, contribuisce ad arricchire il quadro delle conoscenze sull’estensione e sulle tipologie funerarie della necropoli meridionale dell’antica città di Messina.

Uno degli scheletri

Lo scavo, avviato nel gennaio del 2020, ha permesso di riportare in luce sette sepolture che si trovavano a 90 centimetri di profondità. Si tratta di tombe a “fossa terragna”, cioè lunghe e strette scavate nel terreno all’interno delle quali sono stati ritrovati gli scheletri, ancora intatti, di individui deposti in posizione supina con il capo rivolto a nord-est e le braccia distese lungo i fianchi, di incinerazioni e di una sepoltura dentro una cassa di mattoni. Le tombe hanno restituito anche oggetti di corredo funerario costituiti principalmente da unguentari fittili fusiformi oltre a una coppa “megarese” e una lucernetta con becco a incudine che consentono di individuare il periodo di utilizzo della necropoli nel secondo secolo avanti Cristo.

Sepoltura scoperta durante gli scavi

“Si tratta di un importante ritrovamento – sottolinea l’assessore ai Beni culturali, Alberto Samonà – che si realizza a poche settimane di un analogo ritrovamento a Marsala. Ancora una volta tombe fino ad ora inviolate che ci rappresentano la ricchezza del nostro territorio e l’importanza degli scavi come elemento per la ricostruzione della nostra storia”. La soprintendente di Messina, Mirella Vinci, considera il ritrovamento “di straordinaria importanza per le condizioni in cui le tombe si trovano e perché ci consente – aggiunge – di ampliare la conoscenza sulle tipologie funerarie della necropoli meridionale dell’antica città di Messina. Proprio in considerazione dell’importanza del ritrovamento abbiamo effettuato un’occupazione temporanea dei terreni e consegnato i lavori di esplorazione archeologica ad una ditta specializzata che lunedì prossimo inizierà le attività di approfondimento”.

Da Solunto a Himera fino a Monte Jato, al via nuove ricerche

Stipulato un protocollo d’intesa tra il Parco archeologico e l’Università di Palermo per approfondire la storia dei luoghi, grazie all’attività di studio di docenti e ricercatori

di Redazione

Tra le pietre dell’area archeologica di Solunto tornano a risuonare le voci degli studenti e dei ricercatori. Sono i primi risultati del protocollo d’intesa, sottoscritto tra il direttore del Parco Archeologico di Himera, Solunto e Monte Jato, Stefano Zangara, e il direttore del Dipartimento Culture e Società dell’Università di Palermo, Michele Cometa, che apre a una nuova stagione di ricerca nei tre siti archeologici. L’accordo, che sancisce la collaborazione tra i due enti, – fanno sapere dall’assessorato regionale ai Beni culturali – consentirà di approfondire la storia dei luoghi, grazie all’attività di studio svolta dai docenti e ricercatori di istituti universitari siciliani e nazionali.

Archeologi al lavoro a Solunto

In particolare, diversi approfondimenti riguardano l’area di Himera e l’analisi dei sistemi e delle installazioni idrauliche di Solunto. E proprio a Solunto, in questi giorni, alcuni studenti e dottorandi dell’Università di Palermo stanno approfondendo importanti aspetti dell’insediamento di età arcaico-classica della città ellenistico-romana che sono oggetto di tesi di laurea, di specializzazione e di dottorato. In attesa della riapertura, continuano le operazioni di diserbo, pulitura e manutenzione delle tre aree archeologiche di Solunto, Himera e Monte Jato, che si rendono necessarie sia a garantire il decoro dei luoghi che a prevenire il rischio incendi. I lavori sono eseguiti dagli operai dell’Ente di Sviluppo Agricolo, in attuazione di un’apposita convenzione sottoscritta con il Parco.

Il Tempio della Vittoria a Himera

Nelle scorse ore, dopo aver concluso gli interventi a Solunto, gli operai hanno avviato i lavori di ripulitura nell’area archeologica di Himera a partire dalla zona degli scavi, che si trova nella parte bassa sulla piana, per poi proseguire verso l’Antiquarium, sul fianco della collina. Una volta completati, si sposteranno nell’area archeologica del Monte Jato. Intanto, sempre nell’ambito della collaborazione con l’Università di Palermo, si stanno svolgendo le attività relative a due progetti. Il primo, coordinato dal Elisa Chiara Portale, riguarda il rilievo architettonico, l’analisi archeologica, la georeferenziazione e geolocalizzazione di tutto l’impianto urbano di Solunto, al fine di realizzare una ricostruzione della città antica da proporre attraverso un percorso didattico-esplorativo che aiuti i visitatori a orientarsi meglio nella visita. Il secondo progetto, finanziato dal Miur attraverso il Pon ricerca, vede impegnato Massimo Limoncelli insieme a un gruppo di ricercatori dell’Università di Palermo e ad alcuni specialisti di architettura antica e di archeologia greco-romana, nella realizzazione di un innovativo progetto di restauro virtuale, che sarà completato alla fine del 2022.

Area archeologica su Monte Iato

“Nonostante la chiusura dovuta alle norme restrittive sull’emergenza Covid – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – nei luoghi della cultura siciliani l’attività continua senza sosta, per offrire, alla riapertura, le migliori condizioni di fruizione e di visita. La ripresa della collaborazione con l’Università di Palermo, poi, apre a una nuova stagione di ricerca e approfondimento che, auspico, possa portare interessanti sviluppi. La messa in sicurezza dei parchi archeologici, inoltre, soprattutto in prossimità dell’estate, – evidenzia ancora l’assessore – è necessaria sia per preservare i luoghi stessi dal pericolo di incendi che per garantire la buona conservazione dei beni culturali”.

Nuove ricerche a Solunto

“Nel giro di pochi giorni – aggiunge il direttore del Parco archeologico, Stefano Zangara – lavori di radicale intervento hanno riportato l’area di Solunto alle normali funzioni operative, igieniche e di sicurezza, restituendo la completa fruibilità a visitatori, studenti, studiosi e allo stesso personale che giornalmente presta servizio nel Parco. Per queste operazioni fondamentale si è rivelata la collaborazione dell’Esa che, insieme alla supervisione del geometra Antonio Librizzi, hanno proceduto alla bonifica dell’area, compresi gli spazi antistanti i fabbricati, rendendo accessibili i camminamenti e le stradelle di accesso”.

Rinasce la casa-museo di Sant’Alfonso nel cuore di Agrigento

Alla scoperta dell’ex sede dei padri liguorini, che custodisce gli arredi e le collezioni d’arte dei missionari redentoristi

di Beniamino Biondi

Se la Biblioteca Lucchesiana di Agrigento, una delle più antiche e prestigiose istituzioni culturali della Sicilia, rappresenta un tassello ineguagliabile di quel mosaico di preziosità storiche e identitarie che è la via Duomo, dove il profilo della città sconfina al cielo più azzurro e a un’idea di abbraccio urbano dell’intero centro storico, ciò lo si deve di certo alla figura di monsignor Andrea Lucchesi Palli dei principi di Campofranco, che la fondò nel 1765.

Dipinti in mostra

Sorretto da profondo spirito cristiano e da una notevole cultura, nel solco di quel cosmopolitismo umanistico sensibile al pensiero illuminista e all’educazione popolare come strumento di affrancamento sensibile, Lucchesi Palli costituì una immensa raccolta erudita e antiquaria che oggi offre all’uomo l’idea di un sapere progressivo e dialettico – speculare, com’è del resto nella collocazione dei volumi su ampie librerie contrapposte -, grazie anche alle cure fervide e doviziose del suo direttore, don Angelo Chillura. Fu proprio monsignor Andrea Lucchesi Palli, vescovo della Diocesi, a invitare ad Agrigento i redentoristi, che, alloggiati nei primi anni presso lo stabilimento gioenino, ebbero diversi incarichi pastorali e missionari fondando nella città una delle loro prime e più importanti case.

Antichi volumi custoditi nel museo

A loro venne affidato il delicato compito di aver cura della biblioteca che aveva cominciato a realizzare e che con un testamento donò al pubblico, e nel 1840 i padri liguorini avviarono i lavori per la costruzione di una chiesa dedicata a Sant’Alfonso, erigendola accanto al Palazzo Vescovile, prima chiesa del mondo dedicata a questo santo. Nella seconda metà dell’800 l’edificio è stato decorato con stucchi di Vincenzo Signorello e con il ciclo pittorico dell’artista siciliano Giovanni Patricolo, e all’inizio del secolo successivo è stato costruito il campanile che oggi rappresenta il punto più alto di Agrigento.

Panorama sui tetti di Agrigento

Nel luglio del 1966 la Chiesa di Sant’Alfonso, come molte altre chiese del centro storico, subisce seri danni a causa della frana del 14 luglio, rimanendo soprattutto lesionata la volta della navata. Con lettera datata 31 maggio 2019, il superiore provinciale della Provincia Napoletana della Congregazione del Santissimo Redentore, della quale la comunità dei padri redentoristi di Agrigento fa parte, comunicava all’arcivescovo di Agrigento che, per la penuria di vocazioni e l’età avanzata dei padri della comunità redentorista della città, il Capitolo provinciale aveva definitivamente deciso la chiusura della comunità.

Opere in mostra

Viene meno la lunga e felice stagione di padre Giuseppe Russo, che in venti anni di servizio nella comunità redentorista di Agrigento ha svolto un’importante opera pastorale, culturale e di qualificazione delle strutture, e rimane vivo il rammarico del cardinale Francesco Montenegro per “una storia di amore e di servizio” interrotta dopo secoli con l’auspicio che tempi migliori possano riannodare quel legame forte – oggi interrotto – con una nuova presenza redentorista nell’Arcidiocesi. La storia muta, per un suo preciso diritto, e rimangono i luoghi sacri, che non sono mai materia muta ma custodi di pietra della finitudine dell’uomo e della fede in Dio.

Uno scorcio del percorso all’aperto

La casa-museo di Sant’Alfonso custodisce gli arredi e le collezioni d’arte dei missionari redentoristi di Agrigento, così come sono presenti in una pregiatissima pubblicazione dal titolo “Arredi e Collezioni dei Padri Liguorini di Agrigento. Tutela e Conservazione”, un’opera che fa storia con la densa scrittura di Gabriella Costantino, soprintendente di Agrigento ora a riposo. Il ripensamento degli spazi, e soprattutto la rifunzionalizzazione dei luoghi in termini di decoro vero e di armonia spirituale, si inserisce nel solco del lavoro compiuto con chiarezza di intenti e rigorosa meticolosità da don Giuseppe Pontillo, direttore dell’Ufficio Beni culturali ecclesiastici della Diocesi, ed è per buona parte merito e opera di un giovane parroco, don Gero Manganello, che ha dalla sua lucidità di pensiero e grande forza di volontà.

Il giardino

Proprio durante i primi mesi della pandemia, ha profittato di un tempo di clausura sociale per tradurre in una maggiore salvaguardia il senso più nobile di questa casa-museo, a segno dello stupore che questi luoghi offrono al visitatore che ne varca le soglie, nell’auspicio – com’è della Diocesi – che un giorno sia reso possibile l’accesso alla Biblioteca Lucchesiana proprio da questo luogo, cioè riconfigurando il prestigio dell’ingresso originario di questo ampio percorso dentro l’enorme palazzo, che nel punto più alto da una porticina conduce sul bellissimo terrazzo di quello che fu l’antico castello di Agrigento.

Il giardino

È impossibile non citare il lavoro di sistemazione di un bellissimo giardino interno, una sorta di oasi in un recinto di tufo, in cui il silenzio s’indora del profumo degli aranci, e una stanza riposta, interna, con arco a volta, che fino a poco tempo prima era stata un magazzino di cianfrusaglie disordinate e ora ha assunto la forma di luogo di preghiera, quasi una sosta di ristoro spirituale. La casa-museo di Sant’Alfonso in qualche maniera inizia proprio da questa stanza; e sì che è meno pregiata del resto, con le sue pareti nude e un romantico altarino sul fondo, ma concentra le sue emozioni su un crocifisso, in una solitudine assoluta, nel mistero di quella fede che è possibile ritrovare anche laddove giacevano minutaglie e roba vecchia.

La rinascita dei borghi siciliani, stranieri comprano casa a Giuliana

Sono arrivati da Germania, Inghilterra e Polonia per acquistare immobili nel centro storico del paese e adesso il Comune pensa a incentivi mirati

di Giulio Giallombardo

Cambiare vita, ricominciare dai ritmi lenti di un borgo, prendersi una pausa dal caos delle città. Sono sempre di più gli stranieri che scelgono angoli nascosti della Sicilia come seconda casa. Sarà la fuga dalla pandemia, la voglia di mettere radici altrove o più semplicemente avere un luogo dove rifugiarsi per una lunga vacanza, gli occhi del mondo puntano con interesse alle case dei borghi siciliani. Sono gli effetti di un turismo che sta cambiando pelle, più stanziale e meno frenetico, che si fanno sentire anche a Giuliana, piccolo centro di 1800 abitanti, adagiato su una rocca nell’estremo sud della provincia di Palermo, al confine con le terre agrigentine.

Il pianista tedesco Peter

È qui che hanno deciso di comprare casa da Germania, Inghilterra e Polonia. Nuovi giulianesi con storie diverse, ma accomunati dal colpo di fulmine per il borgo. C’è Peter, 40enne musicista tedesco che insegna pianoforte a Monaco di Baviera. Si è innamorato del castello federiciano che domina la rocca e il suo sogno è di farne teatro per un contest musicale internazionale, come quelli che ha già organizzato in altre città del mondo, come Washington o Dubai. “In Sicilia ho trovato tutto quello che stavo cercando – racconta Peter – Giuliana è un borgo medievale affascinante, il posto migliore per fuggire dal caos di Monaco. Non vedo l’ora di passare più tempo qui, per esplorare i luoghi, visitare le cantine, godermi il clima e incontrare nuove persone”.

Panorama di Giuliana (foto Visit Giuliana)

A Giuliana arriva anche Joan, 60enne inglese che vive a Londra, alla ricerca di un posto tranquillo dove vivere con i suoi figli. È una divulgatrice scientifica che scrive per una rivista e vorrebbe trascorrere sei mesi all’anno nella sua nuova casa nel centro storico, impegnandosi per la comunità e organizzando anche corsi d’inglese. “Dal momento in cui sono arrivata a Giuliana – racconta Joan – sapevo che questo sarebbe stato l’unico posto dove comprare casa per la mia famiglia. Questo borgo è riuscito a conservare uno stile di vita tradizionale, con tutto ciò di cui abbiamo bisogno a portata di mano”.

Al centro Renata e Hubert, con il vicesindaco Pietro Quartarato, Enzo Mendola e Maria Concetta Di Natale

Ci sono poi Renata e Hubert, coppia polacca di quarantenni. Viaggiatori incalliti, hanno visitato più di 60 Paesi in tutti i continenti, e vogliono fermarsi a Giuliana per un po’. Renata è manager in una compagnia di cosmetici polacca e può lavorare anche in smart working, così la nuova casa siciliana sarà anche il suo ufficio. “Abbiamo visto tanti posti nel mondo, ma la Sicilia è unica – raccontano – . Giuliana ci ha affascinato per la sua posizione, le architetture e la calma che regna ovunque. Qui ci sentiamo come in famiglia”.

Il castello di Giuliana

Tutti hanno scoperto Giuliana attraverso una piccola agenzia immobiliare di Chiusa Sclafani, gestita da Enzo Mendola, che propone case in vendita anche in altri centri del territorio. “Gli immobili acquistati erano già pronti e in buono stato, tranne qualche piccolo lavoro di ristrutturazione da fare – spiega Maria Concetta Di Natale, docente di inglese che si occupa della mediazione linguistica tra gli acquirenti stranieri e l’agenzia – . Sono tutte case dai prezzi accessibili che si trovano nel centro storico e adesso ci sono altre trattative in corso. Aspettiamo un altro ragazzo dalla Polonia che è interessato a investire nel nostro borgo”.

Il castello affacciato sulla rocca

Ma i nuovi ospiti del borgo piacciono anche all’amministrazione comunale, che sta pensando a forme di incentivi da offrire a chi acquista casa a Giuliana. “Facciamo i complimenti a Enzo Mendola e Maria Concetta Di Natale, per l’ottimo lavoro svolto – dichiara il sindaco Francesco Scarpinato, che ha accolto in municipio i nuovi proprietari – , tutto questo è per noi da stimolo per incentivare altri acquisti. Stiamo, infatti, pensando ad un pacchetto di sgravi fiscali per chi compra casa nel nostro borgo. Questi nuovi ospiti sono un segno di speranza per tutta la comunità”. La pensa allo stesso modo il vicesindaco Pietro Quartararo: “L’arrivo di cittadini stranieri e gli apprezzamenti che rivolgono al paese ci rendono orgogliosi. La comunità sta accogliendo con entusiasmo i nuovi arrivati e grazie a loro possiamo puntare alla rinascita del borgo sia in termini di ripopolamento delle aree interne che di nuovi investimenti”.

(La prima foto grande in alto è stata concessa da Visit Giuliana)

Le Vie dei Tesori News

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