Quel santuario tra le rocce nascosto nel cuore della Sicilia

Iniziati i lavori che porteranno al restauro della cappella di San Marco, a Sutera, decorata da antichissimi affreschi

di Marco Russo

Si nasconde su una collina nel centro della Sicilia. Conserva ancora antichi affreschi che aspettano di essere valorizzati come meritano. Sono iniziati i lavori per il recupero e il restauro del santuario rupestre di San Marco, a Sutera, nel Nisseno, dal 2014 uno dei Borghi più belli d’Italia.

Su un pianoro di pizzo San Marco, a circa un chilometro dal centro abitato, si trova un’area che sicani, greci e bizantini hanno scelto come luogo di culto. Sulle pareti di una cappella, scavata in rocce di gesso, si trovano degli affreschi dalla datazione che può spaziare dal decimo al 14esimo secolo dopo Cristo, quando sulla collina si rifugiarono gruppi arabo-normanni e monaci di rito greco-bizantino dediti alla vita eremitica o cenobitica.

Gli affreschi nella cappella di San Marco

Gli affreschi raffigurano i quattro evangelisti, Gesù, la Madonna e San Paolino, compatrono di Sutera. “Le raffigurazioni, pur avendo delle similitudini con altri siti del territorio siciliano – spiega Nino Pardi, dell’associazione God, da tempo impegnata per il recupero del sito – hanno delle unicità che tutt’ora gli storici stanno cercando di interpretare. Nella parete di sinistra sarebbero raffigurati, i santi Luca e Marco; nella parete di destra San Matteo e San Giovanni e al centro, a partire da sinistra, San Paolino, Gesù e la Madonna”.

“La figura di San Paolino vescovo è sovrapposta ad altro più antico affresco – prosegue Pardi – facendo pensare che in un successivo momento era stato più opportuno sostituire il santo (di cui emerge la sagoma di un libro) con il santo protettore di Sutera. Si hanno precise notizie, che fino a poco più di due secoli addietro, vi si portavano in processione, nel primo martedì dopo Pasqua, le reliquie dei santi compatroni di Sutera: Sant’Onofrio e San Paolino, vescovo di Nola. Resta, dunque, l’enigma della figura sacrificata a favore del più recente San Paolino”.

Sutera

Da circa un anno l’associazione God di Sutera ha promosso iniziative per la  valorizzazione della cappella. Lo scorso luglio ha siglato un protocollo d’intesa con il proprietario e il Comune di Sutera per avviare il restauro del santurario, lanciando successivamente una campagna di donazione per recuperare i preziosi affreschi. “Con la collaborazione e alta sorveglianza della soprintendente ai Beni culturali di Caltanissetta, Daniela Vullo, – conclude Pardi – i lavori per il recupero e restauro, affidati alla restauratrice Belinda Giambra, sono già iniziati per quel che riguarda la rilevazione del sito, ma a marzo cominceranno materialmente quelle sugli affreschi”.

Pioggia di milioni per il rilancio del centro storico di Palermo

Via libera al Contratto istituzionale di sviluppo, ammessi al finanziamento diversi interventi di riqualificazione proposti dal Comune e dalla Regione

di Ruggero Altavilla

Il centro storico di Palermo può proseguire la sua corsa verso la rinascita. Con la firma del decreto del presidente del Consiglio, arriva il via libera ai 90 milioni di investimenti pubblici per la riqualificazione di strade, chiese e palazzi del cuore del capoluogo siciliano.

Veduta aerea del centro storico di Palermo

Verrà sottoscritto martedì 2 febbraio il Contratto istituzionale di sviluppo per il centro storico, nell’ambito del Piano operativo Cultura e Turismo del Fondo Sviluppo e Coesione 2014/2020. Il sottosegretario al Mibact, Anna Laura Orrico – fanno sapere dal Comune di Palermo – ha convocato in quella data il tavolo istituzionale di coordinamento per l’attuazione degli interventi di riqualificazione e rigenerazione. I fondi – si legge in una nota diffusa dal Comune – ammontano a 90 milioni per 17 interventi ammessi al finanziamento: 11 proposti dal Comune, 5 dalla Regione Siciliana e uno dalla Soprintendenza Archivistica della Sicilia. Il tavolo istituzionale è composto, oltre che da un rappresentante del Comune, da esponenti del Ministero del Sud e della Coesione Territoriale, del Mibact, del Mef, del Ministero dello Sviluppo economico, della Prefettura, della Regione Siciliana, della città Metropolitana, dell’Università degli Studi del capoluogo e di Invitalia, individuata quale soggetto attuatore del Cis.

Lo Spasimo

Tra gli undici interventi ammessi proposti dal Comune – si legge nella preselezione delle proposte d’intervento – c’è il restauro dell’antico monastero delle Suore Carmelitane Scalze, in piazza Kalsa, per cui sono stati previsti 7 milioni di euro. Poi, il completamento del restauro dello Spasimo e del Collegio della Sapienza alla Magione. Oltre 10 milioni previsti per la valorizzazione dei palazzi Giallongolo di Fiumetorto, Marchesi e Gulì, mentre 2 milioni saranno destinati ai progetti di illuminazione artistica dei monumenti dell’itinerario Unesco e di alcuni percorsi pedonali. Per il restauro dell’ex convento di San Basilio, destinato a diventare Casa delle Culture, sono previsti 6 milioni di euro, mentre 12,5 milioni serviranno alla rifunzionalizzazione dell’ex collegio di San Rocco in via Maqueda. Oltre 25 milioni, invece, saranno destinati alla riqualificazioni delle pavimentazioni storiche.

Palazzo Riso

Gli interventi proposti dalla Regione, tra gli altri, riguardano il Museo Riso, con l’ampliamento degli spazi esterni e l’adeguamento agli standard museali europei. Altri progetti sono “GiocaMuseo”, percorsi didattici con animazioni da realtà aumentata; una mostra itinerante su Sicilia e Magna Grecia; e “MuseoCity”, sistema museale integrato del centro storico di Palermo. Infine, l’intervento ammesso proposto dalla Soprintendenza archivistica della Sicilia, riguarda il restauro dell’ex convento della Gancia, sede dell’Archivio di Stato di Palermo.

Via Vittorio Emanuele

“Un programma importante – ha dichiarato il sindaco, Leoluca Orlando – che si unisce ai tanti, dai fondi Gescal al Ruis al Patto per Palermo, che porteranno in città centinaia di milioni nei prossimi anni per importanti interventi di rigenerazione. Un pacchetto di programmi ed interventi rivolto a tutti i quartieri da Brancaccio allo Zen, da Borgo Nuovo a Sferracavallo, passando ovviamente per il centro storico. Tutti strumenti fondamentali per cambiare il volto della città, restituirne spazi vitali alla fruizione dei cittadini e al suo sviluppo economico”.

Terapia forestale sulle Madonie per rinascere dopo la pandemia

Al via un progetto per trasformare l’area naturale del Palermitano in oasi per la “forest therapy”, puntando sul valore terapeutico della vegetazione autoctona

di Marco Russo

Immersioni nel verde come rimedi terapeutici per ritrovare il benessere dopo la pandemia. Le Madonie diventano laboratorio di medicina forestale, disciplina bio-naturale che fa del rapporto con la natura uno strumento terapeutico. L’Ente Parco delle Madonie ha sottoscritto recentemente un protocollo d’intesa con l’Aimef, l’Associazione italiana di medicina forestale, per promuovere la conoscenza e la divulgazione delle caratteristiche terapeutiche del Parco delle Madonie, all’interno del progetto “Forest Bathing Center”.

Uno scorcio delle Madonie

Tra gli obiettivi dell’accordo – firmato dal presidente del Parco, Angelo Merlino e dal presidente dell’Aimef, Paolo Zavarella – la sensibilizzare sull’importanza del rapporto consapevole con la natura e le aree verdi. L’idea è di caratterizzare il Parco delle Madonie, come luogo deputato a “immersioni forestali”, puntando sul valore terapeutico della vegetazione autoctona per la presenza e la diversa tipologia dei B-Voc (Biogenic Volatile organic compounds, ovvero composti organici volatili di origine biogenica). Saranno organizzati uno o più moduli didattici esperienziali della scuola di medicina forestale e forest therapy oltre a diversi stage di tirocinio. Saranno, inoltre, realizzati percorsi e installazioni specifiche, adatte a effettuare diverse attività di “forest therapy” e immersioni forestali per diverse categorie di cittadini, una “naturalistic & green spa”o più specifiche installazioni di benessere realizzate in natura e anche il cd “I Giardini musicali del Parco delle Madonie”.

La firma del del protocollo d’intesa con l’Associazione Pura Vita

Attraverso questo protocollo d’intesa – ha spiegato il presidente del Parco delle Madonie – “si favorirà l’istituzione, la cura e la tutela degli spazi verdi, degli orti cittadini pubblici e privati gestiti con criteri ecosostenibili, nonché dei boschi e delle foreste urbane, delle aree naturali, degli alberi secolari e monumentali, dei percorsi di medicina forestale, dei bagni e le immersioni nella natura, dei concerti vegetali terapeutici, oltre che favorire la divulgazione della medicina forestale. Crediamo che in periodo di post pandemia, questo potrà essere da richiamo per chi ha sofferto maggiormente il periodo di lockdown”.

Intanto, è stato sottoscritto lo stesso accordo con l’Associazione Pura Vita di Polizzi Generosa, presieduta da Emanuela D’Agostino, naturopata ed esperta in medicina forestale, che si impegna a condurre e diffondere le attività collegate all’Aimef nel territorio madonita.

Le Vie dei Tesori-On Air, due giovani innamorate di Palermo raccontano la città

Al via una nuova iniziativa del Festival con le Malìa Vibes, quattro appuntamenti in diretta su Instagram alla scoperta di luoghi, storie e curiosità

di Redazione

Entrare in contatto è stato quasi inevitabile: perché due ragazze innamorate di Palermo non potevano non incontrare Le Vie dei Tesori, che ormai da quattordici anni racconta questa città. Un incontro quindi, e la voglia di costruire qualcosa insieme. Nasce proprio da questo comune amore per il patrimonio culturale, per la sua scoperta e valorizzazione, Le Vie dei Tesori – On Air, un nuovo progetto che ha come “testa d’ariete” le Malìa Vibes, ovvero Marta e Giulia, milanese l’una, romana l’altra, che sono arrivate a Palermo prima dello scorso lockdown e hanno deciso di rimanerci, stregate dalla città, diventando in breve tempo un piccolo fenomeno social con il loro profilo Instagram grazie al quale portano i loro follower alla scoperta di luoghi e storie.

La Chiesa di Santa Maria del Gesù

Le Vie dei Tesori – la Fondazione organizzatrice del Festival che nell’anno del Covid ha portato oltre 120mila visitatori in giro per la Sicilia – ha messo sul piatto la conoscenza della città e il grande seguito della sua community; le due giovani instagramers il loro stile sciolto, la simpatia, le gag, il coinvolgimento nello storytelling. Così nascono quattro appuntamenti in diretta che in questi giorni di lockdown acquistano un significato particolare: riappropriarsi dei luoghi vuol dire andare oltre questo tempo di necessaria stasi. Si parte sabato prossimo, 23 gennaio, alle 15 sul sul profilo Instagram de Le vie dei Tesori (questo il link): Marta e Giulia andranno a Santa Maria del Gesù per immergersi nell’atmosfera rarefatta del convento; con l’aiuto del loro ospite, fra’ Lorenzo, visiteranno le celle dei frati e racconteranno la storia di San Benedetto il Moro, e indicheranno il famoso e antichissimo cipresso nato – secondo la leggenda – dal bastone del copatrono di Palermo.

Villa Virginia

Domenica 24 gennaio alle 12 si cambia radicalmente ambiente: sapete perché Villa Virginia è piena di melagrane? Le trovate dappertutto, sugli arabeschi leggeri, scolpite nelle modanature, persino nei delicatissimi affreschi di Otama Kiyohara, la pittrice giapponese che si trasferì a Palermo per amore. Le Malìa Vibes chiederanno lumi alla padrona di casa, Leila Orlando che ha riportato alla luce la bellissima residenza Liberty dell’amministratore dei Florio. E vi racconteranno una delicatissima storia d’amore.

L’erbarium dell’Orto Botanico

Per gli altri due appuntamenti bisognerà aspettare la prossima settimana: sabato 30 gennaio alle 15 le Malìa Vibes saranno all’Orto Botanico per farsi raccontare da Paolo Inglese, direttore del SiMuA (il Sistema museale di Ateneo) l’erbario storico donato all’Università dal botanico svizzero Werner Rodolfo Greuter; e il prezioso Gabinetto scientifico, una vera wunderkammer con reperti dal Doderlein e dal Gemmellaro, tra cui lo scheletro di una leonessa birmana ritrovato nell’800, al cui restauro ha contribuito Le Vie dei Tesori.

La chiesa della Santissima Trinità

L’ultimo storytelling delle Malìa Vibes sarà domenica 31 gennaio alle 12,15, alla scoperta di quel gioiello straordinario e pressoché sconosciuto agli stessi palermitani, che è la chiesetta della Santissima Trinità, a pochi passi dalla Zisa. Quasi “schiacciata” dall’imponente palazzo normanno, la cappella ha una bellissima storia a sé, verrà raccontata con padre Antonino D’Anna. Per tutti e quattro gli appuntamenti, ci sarà la possibilità di interagire con le due ragazze, sia prima che durante le visite, sia sul loro profilo Instagram che commentando in diretta. E ci sarà anche la possibilità di aderire alla campagna lanciata da Unicredit, #IlMioDono che sostiene progetti di organizzazioni no profit. L’associazione Le Vie dei Tesori OnLus partecipa con un grande progetto di educazione al patrimonio culturale diretto ai bimbi siciliani (ve ne abbiamo parlato qui).

Le Malìa Vibes, Ma(rta) e (Giu)lia, milanese una, romana l’altra, si sono conosciute lavorando da remoto per la stessa società. A luglio scorso sono arrivate a Palermo per una vacanza: ed è scattata la scintilla. Perché le due ragazze si sono innamorate della città e, alla fine delle ferie, hanno deciso di trasferirsi. E, complice sia il lavoro che le porta a sperimentare sui social, che una grafica innovativa (un filtro accattivante creato apposta su Lightroom, ispirato all’effetto Orange & Teal caro a cinema e travel Photo) si sono inventate un format di storytelling su Instagram alla scoperta dei luoghi che visitano. Racconto accattivante, molta attenzione per le leggende e le tradizioni, aprendo un “terzo” occhio, quello delle innamorate. In poco tempo hanno toccato gli ottomila follower che aspettano ogni loro post, video, foto.

Corsa contro il tempo per salvare l’antica fornace di Patti

Disposto un sopralluogo per mettere in sicurezza una delle ultime testimonianze di archeologia industriale del territorio, un tempo centro di produzione delle ceramiche

di Ruggero Altavilla

È una delle ultime testimonianze di archeologia industriale del territorio, e adesso rischia di sparire per sempre. Si moltiplicano gli appelli per salvare l’antica fornace di Patti Marina, dove si produceva la tradizionale ceramica, e che da tempo versa in condizioni di degrado. A rendere più urgente un intervento di ripristino e messa in sicurezza, il crollo di un muro avvenuto nei giorni scorsi, con la complicità del maltempo. È stato solo l’ultimo atto di una storia di abbandono che si protrae da tempo e che ha portato alla nascita di un comitato spontaneo, dopo l’appello lanciato dal presidio “Nebrodi” dell’associazione Italia Nostra.

La fornace prima dell’ultimo crollo

“L’antica fornace di via Pacini – si legge in una petizione online lanciata da Angela Pipitò di Italia Nostra – a suo tempo vincolata dalla Soprintendenza ai Beni culturali, ultima testimonianza di una tradizione secolare di archeologia industriale che ha prodotto migliaia di manufatti artigianali di ceramica pattese esportati in tutto il Mediterraneo, sta crollando miseramente. Italia Nostra Presidio Nebrodi chiede all’assessorato regionale ai Beni Culturali e dell’identità Siciliana un tempestivo intervento, che preveda l’acquisto e il recupero della Fornace, simbolo dell’identità del luogo e della sua storia economica e culturale”.

All’appello – lanciato due giorni fa e che ha raccolto finora poco più di 300 firme – ha risposto l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà, con una lettera inviata alla soprintendente di Messina, Mirella Vinci, “perché disponga – si legge in una nota della Regione – un sopralluogo immediato all’antica fornace di Patti Marina dopo il rovinoso crollo avvenuto nei giorni scorsi”.

L’antica fornace di Patti

Il bene è l’ultimo simbolo dell’antica tradizione della ceramica di Patti, che in passato fu considerato il centro con la più importante produzione nella zona nord-orientale della Sicilia. L’attività delle fornaci, già attiva sin dall’inizio del XVI secolo, riusciva a dare lavoro a centinaia di artigiani, semplici operai, rivenditori e trasportatori, con un contributo notevole per l’economia del territorio.

Una fama che la produzione ceramica di Patti si è conquistata nel tempo per l’originalità della produzione che è proseguita, con altri importanti opifici, fino alla seconda metà del secolo scorso  Una produzione che aveva anche una capillare ed estesa distribuzione dei prodotti nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo centrale. La produzione della fornace entrò in crisi nell’immediato dopoguerra. Dagli anni Sessanta in poi, tutta la zona venne progressivamente trasformata con la conseguente chiusura dei caratteristici forni e magazzini.

“L’antica fornace rappresenta una delle ultime testimonianze di una plurisecolare tradizione economica che rischia di scomparire totalmente – ha dichiarato Samonà – seppellendo con sé una preziosa memoria storica e l’identità di una comunità. Ho disposto un sopralluogo urgente per verificare le condizioni dei luoghi e valutare gli interventi necessari, nella considerazione che i luoghi rappresentano punti imprescindibili della memoria di un popolo”.

Si prepara a rinascere la casa-museo di Luigi Pirandello

Dopo i recenti atti vandalici, iniziano i lavori per la manutenzione dell’edificio di contrada Caos, nelle campagne tra Agrigento e Porto Empedocle

di Redazione

Al via i lavori per il rilancio della casa-museo di Luigi Pirandello. Dopo i recenti atti vandalici messi a segno contro la dimora dello scrittore Premio Nobel, sono partiti gli interventi per la manutenzione dell’edificio di contrada Caos, nelle campagne tra Agrigento e Porto Empedocle. La casa – che custodisce libri, cimeli e fotografie dello scrittore – verrà interessata da lavori di miglioramento e di salvaguardia del manufatto, e anche di adeguamento strutturale, con l’abbattimento delle barriere architettoniche.

La casa di contrada Caos

I lavori, della durata di tre mesi – fanno sapere dalla Regione – saranno realizzati dalla ditta Scancarello di Palermo per un importo di 133.832 euro. Progettista e direttore dei lavori è il soprintendente dei Beni culturali di Agrigento, Michele Benfari. “I musei regionali – afferma il presidente della Regione, Nello Musumeci – appaiono tristi e fuori dal tempo. Quello dedicato a Luigi Pirandello, in particolare, costituiva offesa al buon senso. Con i lavori che stiamo avviando realizzeremo uno spazio culturale all’avanguardia, senza sacrificare il valore scientifico del materiale conservato”.

Autografo di Pirandello

La villa dove ha sede la casa-museo, appartenne ai Ricci Gramitto, avi di parte materna dello scrittore, sin dal 1817. In questa residenza, infatti, trovò rifugio la famiglia Pirandello per sfuggire alla grave epidemia di colera che nel 1867 imperversava in tutta la Sicilia. Danneggiata nel 1944 dallo scoppio del vicino deposito di munizioni delle truppe americane, venne dichiarata nel 1949 monumento nazionale. Tre anni dopo, la Regione Siciliana l’acquistò e diede inizio ai lavori di restauro e sistemazione della casa e della stradella di collegamento con il pino marittimo, il celebre albero sotto il quale il drammaturgo agrigentino trovò ispirazione per alcune delle sue opere.

La tomba di Pirandello

Le stanze con vista sulla campagna, ospitano una vasta collezione di fotografie, recensioni e onorificenze, prime edizioni di libri con dediche autografe, quadri d’autore dedicati a Pirandello, locandine delle sue opere più famose rappresentate nei teatri di tutto il mondo. Periodicamente la casa ospita anche mostre temporanee dedicate allo scrittore.

Luigi Pirandello nel 1934

“Luigi Pirandello è un testimone prezioso. Abbiamo il dovere morale di mantenere viva e in buono stato la memoria dei luoghi che testimoniano l’esistenza dei siciliani illustri – afferma l’assessore dei Beni culturali, Alberto Samonà -. Gli interventi appena avviati rappresentano un’opera di mantenimento necessaria a garantire la memoria storica di un luogo molto prezioso non solo per i siciliani ma per il mondo intero. Il prossimo intervento, su cui il governo regionale intende impegnarsi è digitalizzazione del museo su cui la Soprintendenza di Agrigento ha già avviato uno studio”.

Pantelleria, la sfida di un’isola smart e sostenibile

Unico comune in Sicilia a partecipare al programma Smarter Italy. In ballo 90 milioni per sviluppare soluzioni innovative, tra mobilità e rispetto dell’ambiente

di Giulio Giallombardo

Un sistema di trasporti intelligenti, in un’isola che sta costruendo le basi per un futuro sempre più sostenibile. Il sogno “verde” di Pantelleria passa anche dalle innovazioni tecnologiche che possono dare una mano a residenti e turisti. In questa chiave, diventa strategica la partecipazione al programma “Smarter Italy, borghi del futuro” che vede Pantelleria unico comune siciliano selezionato insieme ad altri dodici in Italia, dai ministeri dello Sviluppo economico, dell’Università e dell’Innovazione tecnologica.

Pantelleria

L’obiettivo è quello di identificare soluzioni che possano essere applicate su larga scala, ma a partire da piccole sperimentazioni sulle quali costruire protocolli, regolamentazioni e “buone pratiche” da replicare in altri contesti. In ballo ci sono 90 milioni di euro da dividere tra aziende che porteranno avanti idee progettuali, contando sui dodici Comuni selezionati con cui avviare le sperimentazioni promosse dai contributi ministeriali. Fondi per sviluppare soluzioni innovative, non presenti sul mercato, elaborate sulla base delle esigenze delle amministrazioni comunali.

Piana di Ghirlanda

Pantelleria, così, punta a snellire il traffico dell’area urbana, ottimizzando la rete del servizio pubblico con navette “intelligenti”, disponibili a richiesta. “Abbiamo un territorio vasto e raggiungere le nostre tante contrade spesso può essere complicato, soprattutto d’estate, quando il traffico aumenta per la presenza dei turisti – spiega a Le Vie dei Tesori News, il sindaco di Pantelleria, Vincenzo Campo – . Dunque, l’idea è di trovare soluzioni che possano consentire un servizio a domanda, più flessibile, con l’attivazione di cartelli luminosi e percorsi dedicati”.

Il Lago di Venere

Un capitolo a parte è quello dei parcheggi, che nell’isola sono spesso “selvaggi” e senza controllo. “Pensiamo di creare dei parcheggi esterni all’area urbana, collegati con un servizio di navette ‘a domanda’, così da facilitare gli spostamenti verso il centro, che in certi periodi dell’anno è letteralmente invaso dalle auto”. Progetti che fanno il paio con quelli sulla mobilità elettrica che l’amministrazione comunale sta portando avanti. “Entro l’anno – assicura il sindaco –  arriveranno quattro bus elettrici che andranno a sostituire parte di quelli attualmente in uso, poi abbiamo già aumentato le colonnine per la ricarica dei mezzi elettrici e approvato recentemente una delibera che obbliga le aziende di car sharing che vorranno essere presenti nell’isola a usare solo mezzi elettrici”.

Il Laghetto delle Ondine

Il progetto Smarter Italy è solo l’ultimo capitolo di un percorso già avviato, che punta a fare di Pantelleria, esempio virtuoso di sostenibilità in Italia. L’isola, infatti, è tra le 26 in Europa pioniere per la transizione energetica, selezionate dal Clean Energy for Eu Islands Secretariat. In Sicilia a farle compagnia ci sono soltanto Salina e Favignana, in un percorso di passaggio verso l’energia pulita in quelle realtà come le isole, che meglio si prestano a produrre da sé prestazioni energetiche a basso costo. “A Pantelleria – conclude il sindaco – c’è ancora una centrale che fornisce l’energia elettrica a gasolio. In un’isola dove ci sono risorse pulite come vento e sole, questo è un controsenso. Sono schemi che bisogna pian piano cambiare, anche se ci vorrà tempo. È bella sfida che ci spinge ad andare avanti, trasformando Pantelleria in modello di ecosostenibilità per tutte le altre isole”.

(La prima foto grande in alto è stata concessa da www.pantelleriaisland.it)

Infiltrazioni nella Cattedrale di Catania, al via lavori sul tetto

Autorizzati dall’assessorato regionale dei Beni culturali interventi da 90mila euro per il ripristino del transetto sinistro e del manto di copertura

di Redazione

Si corre ai ripari per proteggere la Cattedrale di Catania dalle infiltrazioni di pioggia e umidità. Autorizzati i lavori dal parte dell’assessorato regionale dei Beni culturali per il ripristino del transetto sinistro e del manto di copertura della basilica dedicata a Sant’Agata. Gli interventi, per un importo complessivo di 90mila euro, – fanno sapere dalla Regione – serviranno a proteggere la parte centrale della Cattedrale dalle infiltrazioni dovute alle acque piovane. I lavori, in corso di realizzazione, sono affidati alla ditta Cavarra Vincenzo Srl di Noto e saranno completati entro la fine del prossimo mese di febbraio.

Lavori per proteggere dalle infiltrazioni

Un ultimo sopralluogo per verificare le condizioni di rischio in cui versava la Cattedrale catanese è stato condotto lo scorso ottobre dall’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà, insieme all’allora soprintendente di Catania, Rosalba Panvini, alla presenza del vescovo, monsignor Salvatore Gristina e del parroco della Cattedrale, don Barbaro Scionti. “L’intervento nella Cattedrale di Catania, – ha commentato l’assessore Samonà – necessario a proteggere un importante bene monumentale dalle conseguenze dannose dovute alle infiltrazioni, è un segnale di attenzione che il governo regionale sta prestando al patrimonio attraverso cui si esprime la storia e il senso stesso di appartenenza di una comunità”.

Gli interventi in corso

La Cattedrale di Sant’Agata, principale luogo di culto cattolico di Catania rappresenta la chiesa madre dell’arcidiocesi metropolitana ed è sede dell’omonima parrocchia. Sorge sulle terme Achilliane romane dove, dopo diverse distruzioni, è stata più volte ricostruita. Nello stato attuale, su progetto di Girolamo Palazzotto, fu edificata nel 1711, mentre la facciata in tre ordini è stata realizzata su progetto di Giovan Battista Vaccarini. Le tre absidi in pietra lavica sono della precedente cattedrale di epoca normanna.

La Cattedrale di Catania

L’interno, a croce latina, è diviso in tre navate. Nell’abside centrale spiccano gli affreschi del romano Giovan Battista Corradini, mentre le due colonne della base dell’arco e la monofora sono di origine medievale. La navata destra accoglie il monumento funebre del musicista Vincenzo Bellini, mentre nell’abside destra si trova la bellissima cappella di Sant’Agata dov’è custodito il sacello con le preziose reliquie.

Sfuma il sogno di Trapani Capitale italiana della cultura

Vince Procida, scelta tra le dieci finaliste, ma il lavoro corale svolto in questi tempi difficili dall’intera provincia trapanese, non andrà disperso

di Marco Russo

Un sogno che sfuma, ma un altro che prende vita. Non sarà Trapani la Capitale italiana della cultura 2022, la commissione di esperti nominata dal  Mibact e presieduta da Stefano Baia Curioni, ha premiato Procida, scelta tra le dieci finaliste. Ma il lavoro corale svolto in questi tempi difficili da un territorio intero, non andrà disperso. A partire dal patto per la cultura trapanese, sottoscritto da tutti 24 sindaci della provincia (ve ne abbiamo parlato qui), un impegno per la creazione di una rete che ha l’obiettivo di condividere politiche e strategie culturali per tutto il territorio.

Uno scorcio di Trapani

Una sinergia che si sintetizza nell’articolato dossier della candidatura, presentato venerdì scorso davanti alla commissione del Mibact, dal sindaco Giacomo Tranchida e dall’assessore comunale alla Cultura, Rosalia D’Alì. Un insieme di circa 100 progetti, che avranno un’unica cabina di regia, e che coinvolgono 150 partner, tra istituzioni, associazioni, fondazioni, attori della filiera culturale, organizzazioni sindacali, ma anche tessuto imprenditoriale, senza dimenticare talenti creativi, giovani e scuole.

Basilica di Maria Santissima Annunziata a Trapani (foto Francesco Ferla)

“Arte e Cultura, Vento di Rigenerazione” è il titolo del dossier, suddiviso in cinque quadri che hanno in comune il concetto di “policromie”: dell’arte, della musica, della natura, del gusto e della scienza. A supportare la candidatura di Trapani, ci sono stati testimonial, influencer, opinion leader del mondo della cultura, dello spettacolo, dello sport, della gastronomia che hanno un legame particolare con il territorio. Una visione strategica e corale, che unisce persone ed energie diverse per una rinascita all’insegna della cultura. Una sintesi raccontata attraverso il video “Noi siamo il vento”, presentato nel corso dell’audizione.

La Tonnara di Bonagia

Una candidatura che è stata – ha sottolineato il sindaco Tranchida – “frutto di un lavoro lungo e intenso, fatto di passione e dedizione che non può essere perso e che noi tutti abbiamo il dovere di salvaguardare e valorizzare. Questo è un punto di partenza che vedrà sviluppare una serie di progettualità da condividere con tutti gli enti e le istituzioni della città e del territorio, con il Patto della Cultura Trapanese, ma anche con tutti coloro che vorranno far parte di questo percorso”.

La Torre della Colombaia

“È stata un’occasione molto emozionante per chi ha lavorato al progetto e per chi lo ha seguito da vicino – ha detto l’assessore alla Cultura Rosalia D’ Alì, ricordando le tappe del percorso che hanno portato alla candidatura – il percorso è stato bellissimo e molto partecipato. Il nostro lavoro e il dossier, coordinato dalla professoressa Ignazia Bartholini, hanno ricevuto i complimenti da parte del Mibact che ha sottolineato il ruolo attivo della comunità nel processo di candidatura”.

Le Vie dei Tesori News

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