Giorno e notte con il festival, le passeggiate del weekend

Dall’eleganza dei caffè storici al tour serale a Ballarò. Poi i luoghi dell’inquisizione, le torri d’acqua, la Palermo licenziosa e quella delle antiche botteghe, fino ai misteri del castello di Carini

di Ruggero Altavilla

Un viaggio indietro nel tempo, quando si dava la caccia alle streghe e agli eretici. Poi un altro tra gli splendori dimenticati dell’antica via del Celso. E ancora le suggestioni notturne di Ballarò, le storie e i segreti del quartiere della Loggia e l’eleganza dei caffè storici di Palermo. Poi storie di donne licenziose, le porte a mare di epoca spagnola, le torri d’acqua, la città liberty, fino a un salto fuori porta alla scoperta del castello di Carini. Sono alcune delle passeggiate del terzo weekend de Le Vie dei Tesori, sabato 19 e domenica 20 ottobre, a cui si aggiungono quelle in programma tra le bellezze della natura, da Monte Pellegrino a Grotta Conza fino a Ficuzza, passando dalla storica Villa Trabia.

Finestra dello Steri

Molte sono già sold out come quella sulle tracce dei Beati Paoli e tra i luoghi dei Florio, o ancora l’intrigante tour con delitto, ma per tutte le altre ci sono ancora posti disponibili (qui per scoprire tutte le passeggiate). Potete cominciare, sabato 19 alle 9,30 con la passeggiata guidata da Chiara Utro, che ricostruisce, attraverso suggestioni e antiche testimonianze, il lungo e oscuro periodo in cui anche a Palermo si dava la caccia a streghe ed eretici (qui per prenotare), oppure alle 10 potrete scendere lungo il Cassaro sulle tracce delle botteghe storiche in compagnia di Assunta Lupo di Salvare Palermo (qui per prenotare). Se preferite, alle 10,30 Igor Gelarda vi condurrà tra i segreti dell’antica via del Celso, una delle strade principali della città, oggi completamente dimenticata, che conserva e nasconde invece numerosi ed interessanti reperti e testimonianze del suo antico splendore (qui per prenotare).

Alla scoperta di Ballarò

Ma le passeggiate questo weekend proseguiranno anche sabato sera. Alle 20,30, sempre Igor Gelarda, vi condurrà a Ballarò (qui per prenotare), per raccontare un quartiere visto di notte, quando il mercato è chiuso, le strade silenziose e anche la movida ha presenza inferiore e tratti tipici diversi rispetto a quella di altri mercati centrali come la Vucciria. Invece, se preferite scoprire i tesori del Cassaro, alle 21, Claudia Bardi vi accompagnerà in un tour sulle mille vite di Palermo, dai romani ai normanni, fino agli spagnoli (qui per prenotare).

Il castello di Carini

Domenica, invece, alle 9,30, con Emanuele Drago dell’associazione Siciliando, scoprirete storie e segreti del quartiere della Loggia, una vera e propria carrellata di luoghi, aneddoti, storie e riferimenti letterari in parte conosciuti, ma ai più poco noti (qui per prenotare). Se preferite invece scoprire il volto licenzioso della città, alle 9,30, Chiara Utro vi guiderà tra antichi postriboli e taverne chiassose, oggi scomparsi, che animavano la vita notturna della città (qui per prenotare). Ancora posti disponibili, inoltre, per la passeggiata guidata da Claudia Bardi, alla scoperta della Palermo Liberty, un tour che permetterà di ricostruire quella fase di fulgido splendore culturale grazie all’osservazione di alcune palazzine residenziali e villette (qui per prenotare). Alle 15,30, invece, castelletti e torri d’acqua saranno protagonisti di una passeggiata a cura di Itimed (qui per prenotare), mentre alle 16 ancora Chiara Utro vi condurrà in un tour dedicato ai caffè storici di Palermo, tra arte, gusto e cenacoli letterari (qui per prenotare). Per finire con le passeggiate storiche, alle 17, ammirerete le porte a mare di epoca spagnola (qui per prenotare) oppure, se preferite fara una gita fuori porta, l’associazione culturale Polinnia, alle 16,30 vi svelerà i misteri del Castello di Carini, con un tour anche della piazza centrale e del corso Umberto (qui per prenotare).

Villa Trabia

Tornano anche il prossimo weekend le amate passeggiate naturalistiche de Le Vie dei Tesori. Sabato alle 9 si potrà ancora salire su Monte Pellegrino, percorrendo la Scala Vecchia (qui per prenotare), oppure, domenica alla stessa ora si svolgerà la tradizionale “acchianata”, accompagnata anche da brani antichi che verranno letti o recitati (qui per prenotare). Se preferite restare in centro, sabato e domenica alle 9, col Wwf paseggerete per i viali di Villa Trabia (qui per prenotare sabato e qui domenica). Domenica alle 9 torna la passeggiata alla scoperta del Gorgo di Santa Rosalia, piccolo specchio d’acqua vicino al santuario (qui per prenotare), e alla stessa ora, ci si potrà nuovamente avventurare nella misteriosa Grotta Conza, vicino alla borgata di Tommaso Natale (qui per prenotare). Infine, chi preferisce allontanarsi dalla città, anche questa settimana potrà andare a Ficuzza, tra lecci e sugheri nascosti (qui per prenotare).

Piazza Mondello

Inoltre, per i prossimi weekend si aggiungono al programma del festival nuove passeggiate già prenotabili, insieme ad altre che si ripetono visto il grande successo del primo weekend. Sabato 26 e domenica 27 ottobre Luciana Zarini vi farà scoprire con occhi nuovi Mondello e Valdesi (qui per prenotare la passeggiata di sabato e qui quella di domenica). Poi si ripetono le due passeggiate sui luoghi del Gattopardo guidate da Michele Anselmi, domenica 27 ottobre incrociando le dimore di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (qui per prenotare) e domenica 3 novembre tra i luoghi dove Luchino Visconti girò il suo capolavoro cinematografico (qui per prenotare).

Per il programma completo del festival a Palermo cliccare qui. Per restare aggiornati su tutte le iniziative, visite e appuntamenti, visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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Ragusa tra campanili di notte e tesori del gusto

Torna nel capoluogo ibleo la manifestazione Scale del Gusto, dedicata alle eccellenze enogastronomiche del territorio. In sinergia con Le Vie dei Tesori si potranno visitare tre torri campanarie in notturna

di Giulio Giallombardo

Una sinergia che mette insieme bellezza, cultura ed eccellenze enogastronomiche di un territorio tra i più ricchi in Sicilia. Torna a Ragusa, per il quinto anno consecutivo, Scale del Gusto, la kermesse che riscopre il mondo rurale e le sue tradizioni, attraverso un percorso sensoriale lungo le antiche scalinate che dalla città superiore scendono fino a Ibla, la culla del Barocco. Ma questa nuova edizione è ancora più speciale, perché si svolge in contemporanea con l’ultimo weekend del festival Le Vie dei Tesori a Ragusa, Modica e Scicli, dal 18 al 20 ottobre.

Scale del Gusto a Ragusa

Dall’unione delle due manifestazioni nasce l’esperienza unica delle Scale dei Tesori, una visita speciale in notturna, dalle 18 a mezzanotte, di tre campanili storici con vista mozzafiato su Ragusa. Si potrà salire sulle torri campanarie della chiesa dell’Itria, del Purgatorio e, per la prima volta in assoluto, sul campanile di Santa Maria delle Scale, posta tra la città superiore e Ibla, al limite dei due centri (qui per saperne di più).

Un momento di una passata edizione

“Spesso nelle città della nostra area iblea non si riesce a fare una regia unica degli eventi – commenta Giovanni Gurrieri, presidente di Sud Tourism, l’associazione che organizza Scale del Gusto – . Quest’anno abbiamo anzitempo ovviato a questo problema e dai due format de Le Vie dei Tesori e di Scale del Gusto, è nata questa serata eccezionale durante la quale i tre campanili saranno fruibili e visitabili contemporaneamente, cosa che non era mai avvenuta prima d’ora”. Un motivo in più, dunque, per visitare Ragusa e fare un salto anche nelle vicine Modica e Scicli, che nei primi due weekend del festival hanno messo insieme quasi 16mila visite.

Una delle “cene con vista”

Dunque, due progetti che si incontrano con l’obiettivo comune e complementare di esaltare da un lato il patrimonio culturale e dall’altro i tesori della tavola. Le Scale del Gusto si srotolerà in tre giornate e tante sezioni. Da “Prodotti e produttori”, con gli assaggi delle eccellenze agroalimentari del territorio, alle “cene con vista” che trasformano i luoghi tra il capoluogo ragusano e il suo quartiere barocco in speciali teatri del gusto dove verranno serviti piatti cucinati da noti chef. Cene in programma in largo Santa Maria, nel belvedere della Chiesa Santa Lucia, e alla corte del palazzo Sortino Trono.

Visite e degustazioni con le Scale del Gusto

Cucina e libri al centro degli incontri dedicati al “gusto della letteratura”, e ancora spazio alle “esperienze del gusto”, ovvero masterclass, incontri, laboratori e approfondimenti e alle “strade del vino” per un percorso tra le cantine del territorio insieme ai sommelier. Infine, tra le novità di quest’anno c’è il “villaggio del gusto”, con un occhio di riguardo agli ingredienti e delle materie prime della cultura enogastronomica locale, guardando allo street food più tipico. “Scale del Gusto è un modello di rigenerazione del patrimonio urbano – sottolinea Gurrieri – . È il sogno che diventa realtà, almeno in questi giorni, ovvero la possibilità di vivere questi luoghi quotidianamente con chiese aperte, palazzi accessibili, vicoli adeguatamente sistemati e proni a raccontarsi al visitatore. Insomma una manifestazione che dice anche oltre i giorni in cui si svolge, per essere da ulteriore stimolo che sottoponiamo all’attenzione dell’intera collettività”.

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Festival da record, 115mila visite in due weekend

In 52mila hanno scelto Palermo, 5mila Catania e 8mila il Ragusano. Il luogo più amato nel capoluogo resta la chiesa di Santa Caterina, ma a sorpresa ecco anche il Loggiato San Bartolomeo

di Redazione

E sono centoquindicimila, in due soli fine settimana. Perché se lo scorso fine settimana erano stati quasi 50mila i visitatori de Le Vie dei Tesori a Palermo, Catania, Ragusa, Modica e Scicli, questo weekend si tratta di 65mila visitatori ed è la sola Palermo a sfiorare le 52mila visite. Il capoluogo naviga con il vento in poppa, dividendosi equamente tra i siti visitabili con coupon semplice, quelli su prenotazione, ma anche esperienze, visite teatralizzate e il concerto barocco, tutti sold out. Oltre 5mila visitatori hanno scelto i 50 siti di Catania e altri 8mila hanno cercato i palazzi sontuosi di Ragusa, sono saliti al Castello dei Conti a Modica e scelto i luoghi della fiction più amata, a Scicli.

Visite nella chiesa di Santa Caterina

Palermo è la regina incontrastata: 52mila visitatori che hanno riempito il centro storico, certo, ma hanno anche invaso siti da raggiungere fuori porta. Segno che il viaggiatore appassionato de Le Vie dei Tesori non si ferma al primo luogo più vicino, ma ama scoprire, leggere, ascoltare. E gli piace anche provare, visto che la novità di quest’anno – le “esperienze” – hanno funzionato benissimo, in diverse erano sold out e sono in tanti a chiedere di aggiungere nuove possibilità a luoghi o visite speciali che sono già quasi esaurite anche per i prossimi appuntamenti. Palermitani e tantissimi turisti, in coda, armati di piantina, guida e smartphone, un esercito agguerrito che si fronteggia a colpi di oratori, chiese, bunker, voli, salotti (qui il programma completo del festival a Palermo).

La terrazza del Loggiato San Bartolomeo

Il luogo più amato a Palermo – sfiora stavolta i duemila visitatori – resta la chiesa di Santa Caterina, con il suo trionfo di stucchi di Procopio Serpotta e gli splendidi marmi mischi; ma è molto interessante notare che il secondo sito scelto è una new entry, ovvero il Loggiato San Bartolomeo, da pochi mesi restituito alla città: da quassù lo sguardo spazia su tutto il water front di Palermo e, girandosi verso monte, abbraccia l’intero centro storico. E il monastero di clausura annesso alla Chiesa, è quarto dietro il rifugio antiaereo sotto Palazzo delle Aquile – quest’anno visitabile soltanto il sabato e la domenica – che supera di parecchio i mille visitatori. È andato benissimo anche l’aeroporto di Boccadifalco che ha non solo permesso di scendere nei suoi due bunker, ma ha aperto anche la torre di controllo, che si raggiunge con un trenino: lo hanno scelto mille visitatori e quasi un centinaio hanno partecipato al primo aperitivo tra gli aerei dell’hangar.

Chiesa di Santa Maria del Gesù

Sold out le visite sia alla Banca d’Italia – che ha aperto soltanto questo weekend – che alla sede della prefettura di Villa Whitaker: e coloro che non sono riusciti ad entrare stanno già prenotando la visita a Villa Pajno che aprirà invece nel prossimo fine settimana. Tra le scuole che partecipano a Le Vie dei Tesori, la più gettonata resta l’Educandato Maria Adelaide, dove le allieve raccontano i fasti del nobile convitto per “nobili zitelle”. Toccante la visita alle due sedi della Missione di Biagio Conte – i visitatori uscivano con i lucciconi agli occhi – e all’Istituto Padre Messina, probabilmente trascinato dal rifacimento del porticciolo di Sant’Erasmo, appena inaugurato (ve ne abbiamo parlato qui); e tra i luoghi fuori porta, in trecento hanno voluto raggiungere il Convento e il cimitero di Santa Maria del Gesù dove le visite sono condotte dagli stessi parrocchiani.

Visita teatralizzata a Villa Malfitano

Ma questo è stato soprattutto il weekend delle “esperienze”: si è provato di tutto, il concerto di chitarra del Duo Sambossa all’oratorio di San Lorenzo era sold out, ma è stata la visita teatralizzata a Villa Malfitano a registrare il successo più commovente. Stefania Blandeburgo ha vestito panni, guanti e cappellino di Delia Whitaker, l’ultima discendente, e ha raccontato la sua “casa”, la sua camera, i salotti, cucendo insieme (testi di Piero Longo) le vicende della famiglia inglese di imprenditori che tanto influirono sulla Palermo a cavallo delle guerre. Anche Pietro Massaro, calato nei panni di un misero poeta o di un valente cavaliere, ha retto perfettamente le visite. Poi tutte le altre “esperienze”: quasi sold out le visite in notturna all’Orto Botanico, tra piante e fiori che di notte sembrano nascere dal buio; dai voli in Piper (esauriti) ai tour nel quartiere Danisinni alla scoperta del Museo sociale, alle visite vis à vis nei laboratori dei pupari. Gettonate anche le due mostre: “Look up!”, immagini “a naso in su” di Salvo Gravano, che hanno introdotto la visita a Palazzo Zingone Trabia, ai “Capolavori perduti” a Palazzo Abatellis, che apriva (con un coupon diverso) anche le terrazze e i laboratori di arazzi.

Palazzo Biscari a Catania

Catania ha bissato, alzando di poco l’asticella, il successo del primo weekend: oltre cinquemila visitatori (qui il programma del festival a Catania). E stavolta il testa a testa tra le residenze nobiliari, ha premiato Palazzo Biscari, con i suoi aloni affrescati e i mobili d’epoca, che ha superato di poco Palazzo Manganelli, sontuoso e barocco. Al pubblico i palazzi nobiliari piacciono, e questo è un dato di fatto: ma proprio a Catania, si raggiunge l’apice dell’eleganza e del fasto in residenze dove il tempo sembra essersi cristallizzato tra salotti, scale, cortili, giardini nascosti. Il terzo sito più visitato a Catania resta sempre San Nicolò l’Arena, la chiesa più grande dell’isola con la lunga scala a chiocciola di 141 gradini che conduce alla terrazza da dove lo sguardo arriva a Siracusa. E sono andate sold out anche le “esperienze” proposte, l’aperitivo in notturna all’apice dei camminamenti segreti delle monache, le visite guidate alle scoperte degli erbari degli scienziati, ma sono piaciuti molto anche i parchi e i giardini d’arte fuori città.

Palazzo Arezzo di Trifiletti a Ragusa

Il Ragusano conferma il trend dello scorso weekend. Le tre città insieme raggiungono gli ottomila visitatori: in 3.500 hanno confermato la scelta del capoluogo (qui tutti i luoghi) dove il luogo più visitato è il bellissimo palazzo Arezzo di Trifiletti che supera di poco il Circolo di conversazione, il raduno dei nobili signori del luogo, seguito – ed è un terzo posto riconfermato – e da quel gioiello minuscolo e delizioso che è il Teatro di Donnafugata. Scicli continua a superare Modica e conferma anche lei i 2.500 visitatori dello scorso weekend (qui tutti i luoghi di Scicli): il pubblico non dimentica che questi sono i luoghi della fiction del Commissario Montalbano (e quindi il Municipio dove è ricostruita la stanza del Questore), ma stavolta non ha perso l’occasione di entrare nella vicina Farmacia Cartia, dove il tempo sembra essersi fermato tra ampolle, albarelli, vasi da farmacia: tutto come era nell’ottocento quando venne aperta. Scende al terzo posto, il sontuoso Palazzo Spadaro. Modica tallona Scicli, non ammette sconfitte: e sale a duemila visitatori che continuano imperterriti a salire in vetta al Castello dei Conti per poi perdersi nell’elegante Palazzo Castro Grimaldi che offre uno spaccato dell’aristocratica vita modicana di inizio secolo. Terzo luogo più visitato, è il complesso francescano di Santa Maria del Gesù, in uno quartieri più alti di Modica, al di fuori del centro storico barocco, una delle rare  testimonianze dell’arte tardo-gotica iblea (qui tutti i luoghi a Modica). E da Palermo è giunto anche il primo “viaggio dei tesori”, il tour guidato che ha condotto alla scoperta del Ragusano, tra siti, visite dedicate, degustazioni e hotel de charme.

Uno scorcio di Ragusa

Il prossimo fine settimana sarà l’ultimo per il Ragusano: aperti tutti i siti disponibili, ma non dimenticate che a Ragusa si potrà fare il giro dei campanili in notturna. Poi se volete raggiungere Catania comodamente in pullman partendo da Palermo per rientrare in serata, potrete farlo domenica 27 ottobre con la gita giornaliera in collaborazione con Labisi Eventi, vettore ufficiale del festival (qui per prenotare). Per restare aggiornati su tutte le iniziative, visite e appuntamenti, visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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Capolavori perduti rivivono a Palazzo Abatellis

Una mostra accoglie sette importanti dipinti andati distrutti o di cui si sono perse le tracce, che adesso sono stati riprodotti fedelmente grazie a tecnologie all’avanguardia

di Marco Russo

Non chiamateli cloni, non tacciateli come copie. Sono “rimaterializzazioni”, cioè la meticolosa e puntigliosa ricostruzione delle opere più belle del mondo. Irrimediabilmente perdute. Il Van Gogh che “morì” sotto le bombe ad Osaka, il Monet bruciato al MoMa, la Tamara de Lempiska odiata dalle SS. Sono sette, ma potrebbero essere tanti tanti di più.

La Natività del Caravaggio

Sette capolavori di cui si sono perse le tracce, “scippati” da mani adunche di ladri, dal fuoco, dalla guerra. Ognuna ha la sua storia, e forse queste narrazioni sono anche più belle delle stesse opere: Sky Arte le ha raccolte in una serie di documentari che adesso si possono vedere on demand. Sette che diventano otto con la Natività del Caravaggio di cui è già stato realizzata la “ri-materializzazione” in altissima definizione, che ha preso il posto della tela rubata all’oratorio di San Lorenzo, a Palermo, una notte di cinquant’anni fa. La Natività non si muove dall’Oratorio – la potete scoprire proprio lì, anche San Lorenzo partecipa a Le Vie dei Tesori – ma, nell’ambito delle manifestazioni di Caravaggio50 organizzate dagli Amici dei Musei Siciliani, a Palazzo Abatellis (ogni giorno dalle 9 alle 19, fino all’8 dicembre, qui per saperne di più) sono esposte le sette riproduzioni digitali di altrettanti capolavori inestimabili di cui si sono perse le tracce.

Ogni dipinto è un tassello d’arte ma, nello stesso tempo, un capitolo di storia contemporanea: mentre raccontano la loro vicenda, i capolavori di Van Gogh, Vermeer, Monet, Sutherland, Klimt, Marc e de Lempicka – perduti per sempre – ritornano alla luce grazie alle più moderne tecnologie. Il lavoro di ri-materializzazione è firmato dal team di storici, artisti, restauratori ed esperti di software 3D di Factum Arte, l’organizzazione internazionale fondata da Adam Lowe a Madrid che, oltre a collaborare con alcuni tra i più famosi artisti contemporanei nella realizzazione delle loro opere, è impegnata nella valorizzazione del patrimonio artistico mondiale.

Gustave Klimt, Medicina

Le opere sono tutte straordinarie: “Medicina” (1900-1907) di Gustav Klimt, “Ninfee” (1914-1926) di Claude Monet, “Vaso con cinque girasoli” (1888) di Vincent Van Gogh, “Concerto a Tre” (1663-1666) di Jan Vermeer, “Ritratto di Winston Churchill” (1954) di Graham Sutherland, “Myrto” (1929) di Tamara de Lempicka e “La torre dei cavalli azzurri” (1913) di Franz Marc.

I documentari di Sky Arte riescono a narrare non soltanto la storia dei dipinti, ma si allargano alla loro genesi, in rapporto con la vicenda dell’artista, calati nel periodo attraversato. Tre delle tele sono – in maniera diversa – legate alla censura nazista: si va da una delle opere più controverse di Klimt, “Medicina” realizzata ad inizio ‘900, bruciata dalle SS al castello austriaco di Immendorf nel ’45; a “La Torre dei cavalli azzurri” di Marc, sequestrato da Hermann Goering e scomparso dalla fine degli anni ‘40; fino a “Myrto” di Tamara de Lempicka, rubato da un generale nazista a Parigi nel 1943 e mai più ritrovato. Quindi, il seicentesco “Concerto a Tre” di Vermeer rubato alla collezione Stewart-Gardner di Boston nel 1990 e mai recuperato.  Il “Ritratto di Winston Churchill” di Sutherland scatenò le ire del “soggetto” e la moglie lo bruciò in giardino nel 1954; fiamme anche per le “Ninfee” di Monet bruciate in un incendio al MoMa, provocato da un operaio disattento nel 1958. Fino al “Vaso con cinque girasoli” di Van Gogh acquistato da un mecenate giapponese e distrutto sotto le bombe che colpirono Osaka durante la Seconda Guerra Mondiale.

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Rinasce Sant’Erasmo, ecco il nuovo porticciolo

Il progetto realizzato in 9 mesi dall’Autorità di sistema portuale della Sicilia Occidentale, punta a recuperare funzioni e usi di un importante segmento della costa palermitana

di Antonio Schembri

Per recuperare e affermare la bellezza nel territorio, a cominciare dagli spazi urbani, occorrono sinergie: tra le istituzioni, chiamate a armonizzare le rispettive progettualità. E tra queste e i cittadini, chiamati a salvaguardare la bellezza. Messaggio e invito che sono arrivati ieri dalla presentazione del nuovo porticciolo di Sant’Erasmo, pittoresco affaccio a mare situato tra le mura orientali di Palermo e il fiume Oreto.

Il taglio del nastro (foto Antonio Schembri)

Un momento di festa per il capoluogo siciliano che in queste settimane, fino al 3 novembre, sta vivendo anche il clou de Le Vie dei Tesori, il festival dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale, monumentale e artistico. Un intervento di riqualificazione, quello sul Piano di Sant’Erasmo, come la toponomastica storica denomina quest’area fortemente identitaria della relazione tra Palermo e il suo mare, con cui l’Autorità di sistema portuale ufficializza il primo step di una serie di impegnativi lavori per restituire a Palermo visuali e fruizione del suo chilometrico waterfront che tra l’800 e il ‘900, concorse a caratterizzare con eleganti lidi e passeggiate l’apice del suo splendore.

Uno dei nuovi edifici (foto Antonio Schembri)

Il progetto voluto dall’Autorità di sistema portuale della Sicilia Occidentale, costato 2,8 milioni di euro e realizzato in 9 mesi, punta a recuperare funzioni e usi di questo importante segmento costiero. “Si è trattato di un intervento a basso impatto ambientale senza opere di dragaggio marittimo o di protezione idraulica dell’invaso, bensì limitato a una nuova pavimentazione, con il recupero di tratti di basolato originario per un totale di 6mila metri quadrati di spazio calpestabile e alla costruzione di tre edifici destinati all’esercizio di un ristorante, di una gelateria e di un welcome center, mentre circa 1.500 metri quadrati dell’area sono occupati dal verde”, illustra Pasqualino Monti, presidente della Port Authority.

Pasqualino Monti, Leoluca Orlando e Nello Musumeci (foto Antonio Schembri)

“Con questa operazione siamo andati oltre la competenza di una autorità portuale, che è quello di operare in un mercato chiuso, in cui promuovere il traffico marittimo, investendo per questo anche su nuove infrastrutture – aggiunge Monti – . Si tratta infatti di una essenziale operazione culturale che contribuisce a ricomporre una frattura tra porto e centro storico che per Palermo ha rappresentato per lunghi decenni l’idea di una città con le spalle voltate al mare”.

L’area riqualificata

Il Piano di Sant’Erasmo fu l’approdo più importante fuori le mura di Palermo. Un luogo produttivo, legato a una cultura marinara ormai del tutto dispersa. Fino ai primi anni del Novecento vi prosperava infatti la pesca del tonno. Poi l’abbandono e il degrado, sorte comune a tutto il sistema costiero della città durante il periodo tra la Seconda guerra mondiale e il primo decennio del nuovo millennio. Adesso quest’opera sottolinea il cambiamento di rotta di Palermo. “Abbiamo costruito un sistema di condivisione tra istituzioni differenti, a dimostrazione che solo attraverso questa logica di collaborazione è possibile trasformare le competenze in richiami alle responsabilità piuttosto che in alibi per le inefficienze”, sottolinea il sindaco Leoluca Orlando.

L’area riqualificata

Palermo è una citta che ha 8 porti, la cui competenza gestionale non è però del Comune, ma della Port Authority. Fino a poco tempo fa queste due istituzioni non hanno neanche sostanzialmente dialogato, con la conseguenza di lunghe cesure sugli obiettivi da perseguire. È così che una borgata marinara come Sant’Erasmo ha cessato di essere tale, perdendo pezzi della sua storia lungo la via del degrado. Sul solco delle sinergie istituzionali, oltre a una progettualità molto variegata che include, a Palermo, il recupero dei porti dell’Acquasanta e dell’Arenella e che si combina con i lavori del porto di Termini Imerese, l’autorità portuale lavorerà anche con la Fondazione Casa Lavoro e Preghiera dell’ex istituto di Padre Messina, situato tra il porticciolo di Sant’Erasmo e la Villa a mare.

Il lungomare riqualificato (foto Antonio Schembri)

Il progetto, finanziato dalla Fondazione con il Sud, è l’avvio del primo ostello sociale di comunità in Italia. Sarà l’avamposto sull’iter di recupero dei 7 chilometri della costa sud palermitana e coinvolgerà i quartieri della periferia palermitana al di là del fiume Oreto, ovvero Romagnolo, Settecannoli e Brancaccio, allo scopo di creare nuovi approdi contro la povertà educativa minorile e una nuova consapevolezza rispetto alle potenzialità del territorio, a partire dal mare.

La riqualificazione del piano di Sant’Erasmo, dunque, per una fortunata coincidenza, si inaugura proprio in contemporanea con il festival Le Vie dei Tesori. Vale quindi la pena di una passeggiata che includa anche i siti vicini del festival. Tra questi, proprio la casa museo di Padre Messina, sul lato occidentale del porticciolo, l’istituto dove il sacerdote palermitano creò una casa d’accoglienza per gli orfani della borgata che apriva Palermo al mare, prendendo in affitto la grande struttura appartenuta ai principi di Cutò. Da non mancare, sempre in zona, la visita a Palazzo Zingone-Trabia (sulla via Lincoln), quella allo Spasimo e, riavvicinandosi al mare, quella a Porta felice, al Loggiato San Bartolomeo e al Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino.

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Chiese, conventi e cripte: aprono i tesori della Curia

Oltre mille persone hanno visitato Santa Caterina, con il suo chiostro, nel primo weekend del festival. Ma sono tantissimi gli altri gioielli dell’Arcidiocesi da scoprire

di Giulio Giallombardo

Un cammino sulle orme del sacro, costellato di chiese, oratori e cripte. Sono tantissimi e più degli altri anni i beni dell’Arcidiocesi di Palermo che aprono le loro porte in occasione del festival Le Vie dei Tesori. Ci sono ancora quattro weekend, fino al 3 novembre, per scoprire 31 chiese, cinque oratori e altrettante cripte. “Il nostro obiettivo è di riuscire ad aprire il più possibile le tante strutture che abbiamo, anche se non sempre è facile anche per motivi di sicurezza”, spiega padre Giuseppe Bucaro, direttore dell’Ufficio Beni culturali dell’Arcidiocesi. “Il progetto de Le Vie dei Tesori – prosegue padre Bucaro – entra esattamente nello spirito della nostra visione, ovvero ciò che abbiamo non è nostro, ma è della comunità e quindi bisogna fare il possibile per renderlo disponibile nel modo migliore”.

Il chiostro di Santa Caterina

Tra i luoghi più amati e quest’anno aperta per tutti i weekend, dal venerdì a domenica, dalle 10 alle 17,30, c’è senza dubbio la chiesa di Santa Caterina, che si affaccia su piazza Bellini e su piazza Pretoria. Il monumento è stato il più visitato a Palermo nel primo weekend del festival, con oltre mille persone che hanno ammirato il trionfo di stucchi di Procopio Serpotta e gli splendidi marmi mischi. Ma lo stesso numero di visitatori ha anche scelto il monastero di clausura annesso alla chiesa, con l’oratorio, la sala della Priora, la grande sacrestia, il refettorio e il “comunichino”, l’ex chiesa di san Matteo e la sala capitolare.

Cappella di Maria Santissima di Soledad

“Ho ceduto con grandi difficoltà l’apertura di Santa Caterina per tutti e cinque i weekend – confessa Bucaro – , si può visitare il chiostro, la chiesa e la parte museale del piano terra, dove c’è la stanza della priora e il refettorio. È una sfida che abbiamo portanto avanti tra mille problemi, soprattutto per quanto riguarda il personale, però ci tenevamo molto e siamo felici di aver garantito una maggiore fruibilità del complesso rispetto all’anno scorso”.

Chiesa dell’Immacolata Concezione al Capo

Ma sono tantissime le chiese visitabili, molte già aperte nel corso delle passate edizioni del festival: dalla Cappella di Maria Santissima della Soledad alla Badia Nuova, dalla Chiesa dell’Origlione all’oratorio del Santissimo Salvatore, passando dalla Gancia, Santa Maria in Valverde, l’Immacolata Concezione al Capo, i Santissimi Quaranta Martiri alla Guilla, fino alla piccola chiesetta di San Giovanni Decollato, che fa il suo debutto nel festival. Tra i progetti in cantiere per il prossimo anno, c’è, inoltre, il restauro dell’unica chiesa disegnata da Ernesto Basile, Santa Rosalia, in via Marchese Ugo, edificata nel 1924 in coincidenza con il terzo centenario della scoperta su Monte Pellegrino delle ossa attribuite alla Santa. “È l’unico edificio religioso della città dove il famoso architetto ha lasciato traccia del suo passaggio – conclude Bucaro – . Speriamo di poterla inserire nel circuito del festival già dal prossima edizione”.

Per tutte le informazioni sul festival a Palermo cliccare qui. Per restare aggiornati su tutte le iniziative, visite e appuntamenti, visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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Aprono i cunicoli nascosti della Casina Cinese

Visite speciali nei weekend de Le Vie dei Tesori. Si potranno attraversare i tunnel che portavano alle antiche cucine della palazzina. Un percorso normalmente non aperto al pubblico

di Giulio Giallombardo

È il simbolo del gusto stravagante e bizzarro di un’epoca. Il rifugio di un sovrano dall’indole capricciosa ed eccentrica che amava gli esotismi e i marchingegni. La Casina Cinese di Palermo, il “giocattolo” che si fece costruire Ferdinando IV di Borbone e dove visse con la moglie Maria Carolina, in fuga da Napoli nel 1798, è un trionfo orientaleggiante di guglie, specchi, ghirigori, arredi insoliti ed affreschi. Un gioiello di chinoiserie che, in occasione del festival Le Vie dei Tesori, si arricchisce di un percorso di visita normalmente non accessibile al pubblico. Durante i cinque weekend della manifestazione, da oggi fino al 3 novembre, si potranno, infatti, percorrere i cunicoli sotterranei che collegavano la Casina alle cucine, situate dove attualmente si trovano gli edifici del museo Pitrè, un tempo alloggi della servitù.

Interni della Casina Cinese

Si tratta di una visita speciale su prenotazione (qui per prenotare), che oltre agli ambienti della Casina, include anche il passaggio nei tunnel fino a raggiungere le due cucine, la cosiddetta rustica e quella reale (anche se quest’ultima si potrà ammirare dal prossimo weekend). Questi ambienti furono separati dalla piccola “reggia cinese” perché il sovrano non voleva sentire gli odori che provenivano dalle cucine. Ma non contento, grazie ad un ingegnoso meccanismo ligneo dotato di fune, pulegge e carrucole, Ferdinando fece sì che i piatti sbucassero direttamente sulla tavola già apparecchiata, senza il girovagare della servitù nella sala da pranzo. Questo grazie alla sorprendente “tavola matematica”, una table muovant ispirata a quella inventata da Loriot e fatta installare da Luigi XV nel Petit Trianon, nei giardini della reggia di Versailles.

La cucina rustica

Dopo aver attraversato i cunicoli, dunque, si potranno visitare anche le due cucine, che si trovano nel museo Pitrè, attualmente chiuso per lavori di riallestimento interno. La prima, quella rustica, è una ricostruzione d’ambiente voluta dal primo direttore del museo Giuseppe Cocchiara. Riproduce la cucina popolare, con fuochi, utensili, cucine, pentole, ma anche pezzi particolari come la pietra scanalata che serviva per frantumare le fave di cioccolato. L’altra cucina, quella reale, aperta dal prossimo weekend, è stata ritrovata, invece, durante i lavori di restauro. Nascosta dall’allestimento dei presepi, la stanza è stata conservata così com’era, con l’aggiunta soltanto di qualche stoviglia e piatto. Le due cucine erano separate perché adibite alla lavorazione di alimenti diversi.

La cucina reale

“Stiamo lavorando alacremente per la riapertura del museo Pitrè – spiega a Le Vie dei Tesori News la direttrice Eliana Calandra – gli allestimenti sono a buon punto e le vetrine sono quasi pronte, rimangono solo da completare alcuni lavori e contiamo di riaprire tra qualche mese. Intanto, siamo contenti di rinnovare la collaborazione con Le Vie dei Tesori, perché è nostro interesse aprire il più possibile i luoghi della cultura. Il fatto che ci sia un festival che li valorizzi, e che riesca a richiamare tanti visitatori è sicuramente qualcosa di positivo e che trova tutta la nostra adesione”.

Per tutte le informazioni sul festival a Palermo cliccare qui. Per restare aggiornati su tutte le iniziative, visite e appuntamenti, visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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Villino Favaloro apre le porte, visite al cantiere di restauro

Tutti i venerdì di ottobre, con Le Vie dei Tesori, si potrà scoprire il gioiello liberty palermitano che diventerà Museo regionale della fotografia

di Marco Russo

Oggi è ingabbiato da impalcature e ponteggi, ma presto tornerà al suo splendore. Il Villino Favaloro apre le porte a cantiere in corso, in occasione del festival Le Vie dei Tesori, che torna a Palermo dal 4 ottobre al 3 novembre. Un visita esclusiva su prenotazione per sole otto persone alla volta, con tanto di caschetti di sicurezza, tutti i venerdì di ottobre, dalle 9 alle 15,30. Si comincia già da domani, con altre visite prenotabili per l’11, 18 e 25 ottobre (qui per prenotare).

Il torrino belvedere

Accompagnati dai restauratori del Cricd, il Centro regionale Inventario, Catalogazione e Documentazione della Regione Siciliana, si potranno scoprire le meraviglie custodite all’interno dell’elegante edificio liberty, costruito nel 1889 da Giovan Battista Filippo Basile. Stilisticamente il villino è un punto di incontro tra stilemi tardo medievali e rinascimentali in equilibrata sintesi stilistica delle tendenze sperimentali dell’architetto palermitano. I pannelli a mosaico del piano superiore e della sala pompeiana sono verosimilmente opera di Carmelo Giarrizzo. I modi e le formule liberty risalgono ad alcuni interventi del 1903 a cura di Ernesto Basile, lo stesso che nel 1914 ha effettuato l’ampliamento del Villino con la costruzione del torrino belvedere. Le decorazioni pittoriche interne e i mosaici sono stati realizzati da Salvatore Gregorietti.

Particolari degli affreschi

Dopo i lavori di restauro, che dovrebbero terminare alla fine del 2020, il Villino Favaloro diventerà sede del primo museo regionale della fotografia. Il cantiere, dopo un lungo stallo burocratico, è stato inaugurato lo scorso maggio dal presidente della Regione, Nello Musumeci e va avanti speditamente. Il percorso espositivo interno del Museo della fotografia è stato progettato secondo un criterio cronologico a partire dalla protofotografia (1839-1865) per proseguire con le produzioni dei fotografi eredi del Grand Tour (fine Ottocento-inizio Novecento) e con quelle del Naturalismo-Pittorialismo (prima metà del Novecento) e una prima ostensione documentaria della contemporanea attività fotografica da studio collocata in diverse sale. Al piano superiore saranno illustrate la fotografia del Novecento e la fotografia documentaria sui beni culturali delle città siciliane.

Villino Favaloro

Nelle sale saranno esposti numerosi esemplari di dagherrotipi, calotipi, collodi e altri fototipi insieme a materiali documentali cartacei, lastre e pellicole stampe, album d’epoca. Sarà inoltre attrezzata una sala per mostre temporanee di fotografi che hanno lavorato in Sicilia, da Letizia Battaglia a Enzo Brai, da Dante Giuseppe Cappellani a Ferdinando Sciacca, fino a Enzo Sellerio e Giuseppe Tornatore.

Per tutte le informazioni sul festival a Palermo cliccare qui. Per restare aggiornati su tutte le iniziative, visite e appuntamenti, visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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