Cortile Cascino, Capo e Albergheria: come cambia il centro storico di Palermo

Il libro “Centralità ai margini” della semiologa Maria Giulia Franco analizza la complessa evoluzione del capoluogo siciliano attraverso tre spazi simbolici

di Marco Russo

Il centro che è allo stesso tempo periferia. Spazi urbani stratificati e in continua trasformazione. Microcosmi dalla forte vocazione identitaria, ma interconnessi tra loro. La complessa evoluzione del centro storico di Palermo è al centro della ricerca di Maria Giulia Franco, semiologa palermitana laureata all’Università Alma Mater di Bologna. Un’indagine raccontata nel saggio dal titolo “Centralità ai margini”, edito da Mohicani Edizioni, un libro di 122 pagine che si concentra su tre spazi paradigmatici della città, diversi tra loro, come cortile Cascino, il quartiere dell’Albergheria e il Capo.

Campetto di calcio all’Albergheria

Tre luoghi che – secondo la semiologa – “incarnano, per la loro condizione di degrado e di subordinazione, l’effetto della crescita urbanistica avvenuta a discapito di quelle realtà socioculturali rappresentate dai ceti più poveri e relegate nel centro storico”. Del cortile Cascino come luogo di degrado urbano e grande povertà si è occupato negli anni Cinquanta del secolo scorso il sociologo Danilo Dolci, affiancato anche dal giornalista e saggista Goffredo Fofi che per qualche tempo andò a vivere proprio nel cortile Cascino.

La copertina del libro

Poi c’è la multietnica Albergheria, che ha il suo fulcro nello storico mercato di Ballarò, e infine il Capo, terzo luogo simbolo dell’indagine, è il quartiere nel quale si trova un altro mercato popolare che ha acquistato una forte attrattiva turistica dopo il declino della Vucciria. Luoghi che esprimono una grande diversità fisica e socio-economica rispetto al resto della città che con gli ultimi piani regolatori (quello del 1957 e quello del 1962) si è sviluppata nel segno di un’espansione verso le aree periferiche e verso quelle residenziali. Il centro storico ha così subito un processo di accentuata marginalità morfologica e sociale.

Murale di Fulvio Di Piazza all’Albergheria

“La ricerca è stata svolta sia al livello sociale sia fisico e urbano, come due lenti di ingrandimento che inquadrano gli abitanti e i luoghi dei quartieri collegandoli però tra loro in una stretta connessione – scrive la studiosa – . I punti di vista e gli approcci considerati sono stati selezionati rispetto ad un grado di coerenza tale da risultare determinanti per comprendere l’identità complessiva e sfaccettata delle seguenti aree, le quali sono poste in stretta relazione in quanto condividono medesime logiche e dinamiche; esse infatti rappresentano il prodotto di un’evoluzione fisica che riflette direttamente sulle dinamiche socioculturali della città”.

Il mercatino dell’usato all’Albergheria

“Nelle pagine del libro – prosegue Franco – vengono raccontati i risultati di una ricerca sull’evoluzione identitaria della città di Palermo, mappata e scomposta nei suoi spazi, nei suoi molteplici linguaggi verbali e nelle sue rappresentazioni; da questa ricerca sono scaturite delle aree di interesse poiché considerate esemplari e rappresentative per il senso del nostro lavoro, in quanto dipingono l’attuale identità fisica e sociale della città. Infatti, esse fungono da microcosmi indipendenti riprodotti mediante differenti aspetti, forme e dinamiche in un contesto urbano fortemente contraddittorio”.

La semiologa coglie in questa realtà urbana i segni di una “spazialità confinata” ma vi ritrova anche caratteri autonomi, indipendenti e dinamici di grande interesse. Il Borgo, l’Albergheria o il Capo “racchiudono – scrive – differenti forme di vita e profili identitari, che attualizzano una coesione e un’appartenenza a un determinato status sociale”. E questo li rende “parte integrante di quel luogo e non di un altrove, ma sono ugualmente portatori di una diversità socioeconomica da non poter sottovalutare”.

Nuova luce su Halaesa Arconidea, scoperto il muro d’accesso al teatro

Si è conclusa una campagna di ricerche nell’area archeologica vicino a Tusa, condotta dall’università francese di Amiens, insieme agli atenei di Palermo e Messina

di Redazione

Secondo Cicerone era una delle città più belle e importanti della Sicilia. Oggi è un sito archeologico che continua a regalare molte sorprese. Si è da poco conclusa una campagna di ricerca nell’area di Halaesa Arconidea, a un passo da Tusa. È stato scoperto, perfettamente conservato in tutta la sua lunghezza, il corridoio di accesso al teatro dal lato sud. Un ritrovamento fatto dagli archeologi dell’università francese di Amiens che, in questi giorni, ha animato il sito insieme agli atenei di Palermo e Messina in tre diverse missioni di ricerca.

Parte del muro del teatro

Il teatro, la cui fase visibile è forse da datare alla fine del III secolo avanti Cristo, con l’imponente coronamento dei contrafforti magnificamente decorati, come dimostrano i blocchi di decoro architetturale ritrovati, era una congiunzione tra le due colline che costituiscono l’antica città di Halaesa ed era visibile dal mare e dal porto sottostante.

Archeologhe al lavoro

La campagna di scavi dell’Università francese – fanno sapere dalla Regione – si è concentrata, in particolare sul teatro e ha permesso di chiarire alcune questioni fondamentali. Tra queste, il rapporto tra la porta, con il suo imponente sistema di scolo delle acque, che si apre nelle fortificazioni della città proprio a valle del teatro, ed il teatro stesso, nonché l’organizzazione della scena, con il proscenio lastricato. Nella parte alta, inoltre, si è scoperto che il muro a contrafforti che era stato solo in parte scavato negli anni ‘50, continua ad abbracciare tutto l’emiciclo. Importanti conferme emerse anche dopo le indagini condotte dall’università di Messina;  quello che, fino ad oggi, si pensava essere un altare, si è scoperto essere una struttura nella quale si compivano abluzioni rituali legate al culto di Apollo.

Scavi a Halaesa Arconidea

L’Università di Palermo, invece, ha operato in due settori delle fortificazioni orientali – la torre C e un’area all’interno della cinta muraria – dove si trova una cisterna. La torre, verosimilmente un rifacimento del III secolo avanti Cristo del sistema difensivo, fa parte di un tratto di fortificazione che rifodera all’esterno una cinta già esistente; nei pressi si sta scavando una “postierla”, ovvero un passaggio di emergenza che sembra essere stato deliberatamente chiuso, forse nel I secolo dopo Cristo. Riguardo la cisterna sembrano potersi documentare due fasi, entrambe presumibilmente di età ellenistico-romana, cui si sovrappone un muro in crollo con resti di mosaico, che suggerisce l’esistenza di un secondo piano.

Conclusa campagna di ricerca

I risultati delle campagne di scavi condotte nel sito, sono stati illustrati ieri alla presenza dell’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà, del direttore del Parco archeologico di Tindari, Mimmo Targia, del sindaco di Tusa, Luigi Miceli e dei rappresentanti delle tre missioni di ricerca. “Al di là dei significativi esiti delle campagne di scavo – sottolinea l’assessore Samonà – è importante segnalare la ripresa delle attività di ricerca nel Parco archeologico di Tindari. Un’azione che si collega a quella in corso in tutta la Sicilia e che ha visto il riattivarsi delle campagne di scavi in quella che amo definire la ‘primavera dell’archeologia siciliana’”.

“È stato molto emozionante – ha detto il direttore Targia – vivere il febbrile entusiasmo legato alle campagna di scavo che hanno animato in quest’ultimo mese il sito di Halaesa. Un’eccitazione che ha coinvolto l’intera comunità che, ha vissuto attivamente l’entusiasmo di tornare a veder vivere il sito. Sono molto felice di aver contribuito a questo piccolo miracolo restituendo per prima cosa pulizia e dignità ai luoghi e garantendo l’attuazione di tutte le misure necessarie a visitare gli scavi in sicurezza”.

Meno burocrazia nelle soprintendenze: nasce il portale Paesaggistica Sicilia

Dopo una fase sperimentale, sarà presto operativa in tutta l’Isola la piattaforma online che consentirà di accorciare i tempi per il rilascio delle autorizzazioni

di Redazione

Dal prossimo agosto richiedere autorizzazioni alle soprintendenze dei Beni culturali della Sicilia sarà più semplice e veloce. Dopo la fase sperimentale avviata dalla Soprintendenza di Siracusa – che ha fatto da apripista – e di quella di Catania dal marzo di quest’anno, anche a Palermo e a Messina, parte il portale Paesaggistica Sicilia che sarà presto operativo in tutte e nove le province dell’Isola. La piattaforma per le autorizzazioni paesaggistiche, gemella e complementare di quella per l’autorizzazione delle strutture in zona sismica già in uso negli uffici del Genio Civile dell’Isola, è oggi realtà anche per l’amministrazione regionale dei Beni culturali.

Uno scorcio di Catania

Si tratta – spiegano dalla Regione – di un importante “passo avanti nello snellimento delle procedure amministrative e burocratiche che consentirà di accorciare significativamente i tempi per il rilascio delle autorizzazioni”. A Catania, ad esempio, su un totale di 1145 pratiche presentate nel mese di giugno, grazie al nuovo sistema, – fanno sapere – “452 (più del 30 per cento) sono già state evase, mentre 557 sono in corso di istruttoria e usciranno entro la prima decade di agosto. Inoltre, in alcuni casi, vi sono state istanze che, per la semplicità della richiesta e la regolarità documentale, sono state evase nel tempo record di 24 ore”.

La “rivoluzione paesaggistica” si è realizzata attraverso la normalizzazione dei diversi processi e la sistematizzazione e digitalizzazione delle procedure connesse alle richieste di autorizzazione e nulla osta rilasciati dalle soprintendenze della Sicilia ai sensi del Codice dei Beni Culturali. “Il vantaggio determinato dall’uso del nuovo portale è sotto gli occhi di tutti: – sottolineano dalla Regione – maggiore certezza dei tempi e delle procedure, ridotte interlocuzioni tra professionisti e personale delle soprintendenze, maggiore trasparenza e tracciabilità di tutte le fasi della procedura: dal momento dell’incameramento della richiesta a quello dell’evasione”.

Sacrario del Cristo Re a Messina

Entro brevissimo tempo, quindi, in tutta la Sicilia le richieste di autorizzazioni previste dal Codice dei Beni culturali e del paesaggio potranno essere presentate esclusivamente attraverso il portale paesaggistica.sicilia.it, mentre l’uso del formato cartaceo e della pec resterà limitato all’integrazione delle pratiche già presentate in precedenza. Per accedere al portale sarà necessario avere un lettore per smartcard e una Carta nazionale dei servizi in attesa dell’attivazione dello Spid.

“Con l’attivazione della piattaforma paesaggistica – evidenzia l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – il governo regionale raggiunge un obiettivo di strategica importanza nella semplificazione delle procedure amministrative e nella drastica riduzione dei tempi nel rilascio delle autorizzazioni da parte delle Soprintendenze. Il nuovo sistema offre trasparenza, velocizzazione e riduzione dei tempi di evasione delle pratiche oltre che tracciabilità: era uno degli obiettivi che mi ero dato all’atto della nomina ad assessore dei Beni culturali e finalmente non è più un sogno”.

Piazza Duomo a Siracusa (foto Giulio Giallombardo)
Piazza Duomo a Siracusa

“L’esperienza maturata grazie al progetto-pilota partito da Siracusa – dice Donatella Aprile, oggi soprintendente dei Beni culturali di Catania che della ‘rivoluzione’ è stata promotrice – ci fa registrare oggi tempi di evasione delle pratiche di 20-30 giorni a fronte dei 4-6 mesi necessari prima dell’avvio del processo di informatizzazione. Questi tempi sono dovuti, in linea di massima, alla più facile reperibilità e consultazione della documentazione, alla limitazione dei tempi da destinare al ricevimento del pubblico da parte del personale della Soprintendenza che si può dedicare più compiutamente all’esame delle richieste, alla standardizzazione delle procedure”.

Arte contemporanea nella Valle dei Templi, in mostra le sculture di Meggiato

Si inaugura “L’Uomo quantico”, 13 opere monumentali dell’artista veneziano, che dialogano con i tesori dell’area archeologica

di Redazione

La ricerca dell’artista veneziano Gianfranco Meggiato arriva alla Valle dei Templi di Agrigento per entrare in contatto con il sito e trovare il suo “Uomo contemporaneo”, tra i segni delle antiche civiltà. Sculture di oggi incontrano le architetture di ieri. Leghe di metallo che sfidano le forme conosciute, blocchi di pietra che hanno sfidato i secoli. E ancora: alberi, natura, ombre, luce. Un dialogo profondo, delicato e magnetico che attraversa spazio e tempo. Un inno all’uomo, alla creatività e, ancora prima, a ciò che sta dietro – prima del razionale, del conosciuto e visibile – e che guida la mano tanto dell’artista quanto quella di chi si occupa di ricerca quantistica.

Gianfranco Meggiato, “L’Uomo quantico”

È la mostra di Gianfranco Meggiato “L’uomo quantico, non c’è futuro senza memoria”, a cura di Daniela Brignone, ospitata fino al 4 gennaio al Parco archeologico della Valle dei Templi, ad Agrigento. Organizzata da MondoMostre, la personale prevede anche un’installazione all’ingresso del Museo archeologico Pietro Griffo. Tredici opere monumentali in tutto, di cui quattro pensate per la Valle dei Templi ed esposte al pubblico per la prima volta: “Lo specchio dell’Assoluto” che apre l’intero percorso davanti al tempio di Giunone, “Uomo quantico” che dà il titolo alla personale e che si trova davanti al Tempio della Concordia, “Sfera Aquarius” e “Quanto di luce” entrambe davanti al tempio di Zeus.

Una delle installazioni di Meggiato

Un percorso espositivo che è un viaggio per immagini e assonanze: Meggiato parte alla ricerca del suo uomo quantico che è padrone del suo futuro, fatto di presenze e vuoti perfetti. Meggiato traccia una strada, riflettendo la propria immagine in sfere, lucide pieghe e morbide volute, materiali non nobili che vengono assemblati: nasce così “L’Uomo quantico” (fusione in alluminio verniciato, con sfere in acciaio inox) assemblato dall’artista senza un disegno preparatorio, dinanzi al Tempio della Concordia; o l’energetica “Il soffio della vita” (fusione in alluminio verniciato, con sfere in ottone cromato) che tende l’arco di Eracle; o “Sfera Acquarius” (fusione in alluminio verniciato, con sfere in acciaio inox) guscio protettivo di bellezza e aspirazione all’immortalità. Così i fratelli Càstore e Polluce si trasformano in opere sospese tra i vivi e i morti, e con Taurussi entra in contatto con Zeus, da cui tutto ha avuto inizio.

Una delle installazioni

“La mostra ci invita a un viaggio dentro noi stessi – interviene l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – , che è anche un incontro attraverso i quattro elementi, alla scoperta di un universo che va oltre il razionale per incastonare l’uomo in una dimensione cosmica”. Il direttore del Parco Archeologico, Roberto Sciarratta, ritiene che l’artista sia stato capace di entrare in una “relazione sentimentale con il sito della Valle dei Templi, senza farsi sopraffare dalla sua imponenza”, mentre secondo la curatrice Daniela Brignone le opere in mostra “dischiudono un mondo interiore intorno al quale ruota un repertorio di personaggi mitologici e di simboli che diventano allegoria dello spazio vitale dell’uomo. La scienza quantistica alla quale si ispira l’artista ne svela il mistero e le connessioni cosmiche”.

Saline di Trapani (foto Giulio Giallombardo)

Dal Time a Forbes: la Sicilia che brilla agli occhi del mondo

La stampa internazionale sta dedicando tante pagine all’Isola, che torna a riempirsi di turisti, nonostante la minaccia dell’emergenza sanitaria

di Marco Russo

Saline di Trapani (foto Giulio Giallombardo)

La magia dei templi, i mosaici bizantini, il mare cristallino: l’incanto di un’isola che sta tornando a riempirsi di turisti, nonostante la pandemia faccia ancora paura. I giornali del mondo tornano a puntare i riflettori sulla Sicilia. Dal Time a Forbes, e ancor prima l’olandese De Telegraaf, gli americani Washington post e New York Post e tanta stampa inglese, dal Daily Mailal Guardian, hanno dedicato uno spazio all’Isola.

La foto del Time che rappresenta la Sicilia

Uno degli articoli più recenti è quello del Time che, nella lista dei 100 luoghi più belli del mondo del 2021, mette anche la Sicilia, unica località italiana insieme alla Toscana e a Venezia (qui l’articolo). Scelte che partono direttamente dai collaboratori dello storico settimanale americano, che ogni anno stilano una mappa ideale di posti da scoprire. “L’isola più grande d’Italia sta sollecitando i visitatori a tornare con incentivi sovvenzionati dal governo, – scrive Brekke Fletcher nell’articolo ‘Una storia in riva al mare’ – tra cui soggiorni gratuiti in hotel e accesso ai musei. (I buoni sono in quantità limitata, venduti tramite agenzie di viaggio autorizzate). Le nuove località balneari aggiungono ulteriore fascino alle numerose attrazioni della Sicilia, che includono templi greci, mosaici bizantini e uno dei vulcani più attivi d’Europa”.

Villa Igiea

Al riferimento del Time sugli incentivi del piano di promozione turistica della Regione Siciliana, si aggiunge anche un cenno ad alcune strutture ricettive del lusso hanno riaperto i battenti recentemente. “L’ultima proprietà di Rocco Forte, Villa Igiea, ospitata in una villa storica affacciata sulla baia di Palermo, inaugurata a giugno dopo due anni di ristrutturazione, – si legge ancora sul Time – offre una vista sul mare dal suo patio e dai giardini terrazzati. Un’altra offerta del Forte, il Verdura Resort dall’altra parte dell’isola, ha appena inaugurato nuove ville e presto avrà un campo da golf. Torna sulla scena anche il San Domenico Palace di Taormina, ora un hotel Four Seasons situato su una scogliera sul sito di un convento del 14esimo secolo, con una piscina e tre ristoranti”.

L’articolo di Forbes su Trapani

Ma la Sicilia viene esaltata anche in un’altra rivista statunitense, Forbes, uno dei magazine più prestigiosi su classifiche, cultura, economia e innovazione. Un articolo di pochi giorni fa, a firma John Mariani, tesse le lodi di Trapani, (qui l’articolo) “una bellissima cittadina di 70mila abitanti, – si legge su Forbes – che conserva il suo patrimonio di pescatori come importante porto del Mediterraneo, oltre ad offrire una miscela di architettura barocca greca, moresca e spagnola che rende il vagare per le sue strade un passaggio avanti e indietro nella storia”.

Nell’articolo sono citate la “pesca del tonno e le vaste saline vicine che hanno aiutato la ripresa dell’economia dopo la seconda guerra mondiale”, poi le Egadi facilmente raggiungibili dal porto della città: “Lungo la banchina al mattino o al crepuscolo, con la vista del monte Erice, si cammina sotto cieli pastello striati di nuvole cangianti”.

Cattedrale di San Lorenzo Martire

Spazio poi alle chiese e ai tesori monumentali, tra cui Sant’Agostino, la Basilica di Maria Santissima Annunziata, Palazzo Cavarretta e “la Cattedrale di San Lorenzo, con la sua bella cupola, costruita nel 1421 e restaurata nel XVIII secolo”. Tra le attrazioni, citato anche il Museo delle Illusioni ottiche, “molto divertente, soprattutto per i giovani visitatori”. Dopo un cenno ai piatti tradizionali, tra ristoranti e ospitalità, Forbes conclude: “Trapani, se non opulenta, è la testimonianza di come la Sicilia si sia evoluta dalla sua immagine di deprimente povertà e criminalità. Esistono ancora, ma è comunque uno dei posti più belli del mondo che migliora di anno in anno”.

La tonnara di Scopello

È della scorsa primavera anche un articolo del De Telegraaf, il più importante quotidiano dei Paesi Bassi, che ha dedicato una pagina, scritta dal corrispondente da Roma Maarten van Aalderen, con un’immagine della Valle dei Templi di Agrigento, per raccontare agli olandesi progetti e proposte dell’assessorato al Turismo della Regione Siciliana, a partire dai voucher per chi desidera visitare l’Isola. Ma i primi a lanciare le iniziative erano stati The Times e la Reuters ed ancora gli altri inglesi Daily Mail, The Sun, The Guardian, Mirror, Telegraph, Time Out; ma anche gli americani Washington post e New York Post, gli spagnoli Lavanguardia e 20minutos; ed ancora Lonely Planet, Time of India, Huffington Post del Canada, Vogue Australia, fino al New Zeland Herald.

A tu per tu con i pastori di Geraci Siculo

di Redazione

Un’esperienza unica nel màrcato Cixè, a 1400 metri d’altezza sulle montagne che circondano Geraci Siculo, borgo delle Madonie. In questo video, l’allevatore Carmelo Alaimo, ci mostra come avviene la tosatura delle pecore con le tecniche tradizionali, un’arte antica che solo in pochi praticano. Un momento di comunità a cui ha partecipato anche il sindaco del Comune di Geraci Siculo, Luigi Iuppa, al termine del primo weekend organizzato dalle Vie dei Tesori nei borghi siciliani, in collaborazione con il Comune e con il tour operator Insider Sicily.

Tutto pronto per il Barbablù Fest: teatro, musica e incontri a Morgantina

Prima edizione dal 19 agosto al 4 settembre. Spettacoli e dibattiti tra l’area archeologica e il giardino del museo di Aidone

di Redazione

Le pietre parlano, e cantano, ecco come un palcoscenico classico torna a oggi con il BarbablùFest – sostenuto dall’assessorato regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana – che già a partire dal nome, si presenta come una ventata fresca. Si parte in effetti da uno dei reperti più importanti riconsegnati alla Sicilia, la Testa di Ade (trafugata, ritrovata al Getty Museum di Malibu e restituita) ma lo si chiama in causa con il suo nomignolo affettuoso e popolare, che nasce da quei riccioli blu della barba, e che sa tanto di fiaba: Barbablù, o, come recita il mood del festival, tutto quello che la testa ci fa dire sul mito, teatro, musica e altro, in scena e, ovviamente, anche nel ragionamento, l’arte sopraffina di logica ed esistenza tutta di Sicilia.

Nasce su questo impercettibile filo che fugge l’ovvio, un nuovo festival che per la prima volta porta teatro, dibattito e musica nel Parco archeologico di Morgantina, diretto da Liborio Calascibetta. Dal 19 agosto al 4 settembre, nei due spazi vicini all’interno del sito archeologico, l’Odeon e l’Ekklesiasterion, un cartellone fortemente voluto dall’assessore ai Beni culturali, Alberto Samonà, costruito dal drammaturgo e regista Giuseppe Dipasquale, da un’idea di Pietrangelo Buttafuoco. Produzione esecutiva ed organizzazione generale a cura di Terzo Millennio di Andrea Peria.

Orchestra Piazza Vittorio

Il festival segue tre direttrici principali, musica, teatro e incontri. Tanti gli artisti che si succederanno sul palcoscenico di BarbablùFest: si apre il 19 agosto con il concerto di chi per primo ha cantato il “Cocciu d’amuri” di Sicilia facendone una serenata di grandissimo successo, ovvero Lello Analfino&Tinturia per chiudersi il 4 settembre con la multietnica Orchestra di Piazza Vittorio. Tra gli appuntamenti musicali, il 27 agosto il concerto di Roberto Cacciapaglia, con il suo “Cosmos”, e un inatteso tributo a Franco Battiato di Juri Camisasca & Radiodervish, il 29 agosto.

Viola Graziosi

Il programma teatrale si apre il 21 agosto con Clitemnestra scritto da Luciano Violante, presidente emerito della Camera, nonché presidente della Fondazione Leonardo, con Viola Graziosi, diretta da Giuseppe Dipasquale. Il 22 agosto l’attore e regista Ninni Bruschetta e la pianista, compositrice e direttore d’orchestra Cettina Donato presentano I Siciliani. Vero succo di poesia. Il 23 agosto sarà la volta di Salvo Piparo, non comico ma moderno aedo con Un giudice come Dio comanda per presentare – con un’introduzione a viva voce di Giuseppe Sottile – il suo cunto speciale su Rosario Livatino. Ed ancora a chiudere Roberto Nobile il 25 agosto che trarrà le sue Le storie del mondo dalle Metamorfosi di Ovidio; Mariano Rigillo con Il soffio degli Dei calato nel dolore tangibile delle Troiane di Seneca, il 28 agosto; Mario Incudine, Antonio Vasta e Manfredi Tumminello per raccontare I Mille del Ponte, il 31 agosto. Chiude il teatro, Leo Gullotta, in Minnazza – miti e pagine di Sicilia, regia di Fabio Grossi il 3 settembre.

Leo Gullotta

All’interno del calendario, anche una serie di incontri e presentazioni prestigiose: Maria Giovanna Maglie con il suo e-book “I Dannati del Covid”; le avventure del brillante Saverio Lamanna in “Màkari” (Sellerio) con Gaetano Savatteri; la Lectura Dantis di Aldo Cazzullo. BarbablùFest si occuperà anche di sondare la politica sotto la lente della letteratura (e viceversa) con numerosi appuntamenti che saranno a breve comunicati.

“Il mito, la tradizione, il linguaggio antico eppure contemporaneo, perché universale, del teatro – sottolinea l’assessore Samonà -. E ancora, la musica che guarda oltre, all’interno di ciascuno di noi, proprio come i libri e le narrazioni su testi e suggestioni letterarie. Non poteva debuttare in modo migliore questa prima edizione di BarbablùFest, un progetto culturale che intende sviluppare nel cuore della Sicilia centrale, a Morgantina, un ampio dibattito sulla cultura, sulla nostra identità, sul ruolo stesso della Sicilia. A partire dai linguaggi dell’arte, dalla riflessione sull’attualità e con solide radici piantate in una terra antica e unica”.

“BarbablùFest è un festival pensato per l’area archeologica di Morgantina – afferma il direttore artistico Giuseppe Dipasquale – come progetto di incontri tra le varie culture artistiche della vasta area del Mediterraneo. E’ un cantiere e un laboratorio insieme, una vetrina prestigiosa e un forum permanente per i linguaggi e le arti contemporanee, un luogo di incontro delle identità siciliane con le tradizioni culturali più diverse”.

Gli spettacoli teatrali inizieranno alle 19,30, i concerti alle 20, e si divideranno nei due siti all’interno del Parco archeologico di Morgantina, l’Odeon e l’Ekklesiasterion. Le presentazioni di libri e gli incontri, nel giardino adiacente al Museo di Aidone, sono ad ingresso libero. L’accesso seguirà le regole previste dalla normativa anticovid.

Scoperti nuovi ambienti nella “Fossa dei Parrini” di Gangi

Si inaugura un inedito percorso di visita nella cripta della Chiesa Madre, dove, insieme ai religiosi, si trovano anche i corpi di donne e bambini

di Redazione

A dispetto del nome storico con cui è conosciuta, la “Fossa dei Parrini”, la celebre sepoltura monumentale settecentesca nella Chiesa Madre di Gangi, che custodisce 60 corpi mummificati, non conserva soltanto le spoglie di religiosi. Nuove indagini sul sito – noto anche per il trattamento facciale in cera in alcune mummie, che ne fanno un unicum in Sicilia – hanno rivelato infatti un nuovo ambiente ripartito in tre aree. In una si trova un ossario; nella seconda area (formata da due ambienti), invece, sono presenti 8 corpi mummificati, appartenenti a 6 donne adulte e 2 bambini di sesso non determinabile.

Alcune delle mummie ritrovate nei nuovi ambienti

A condurre l’ispezione è stato l’antropologo Dario Piombino-Mascali – ispettore onorario per il patrimonio mummificato del territorio siciliano, per conto della Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo, diretta da Selima Giuliano – accompagnato dal parroco, don Giuseppe Amato, e dal sindaco di Gangi, Francesco Migliazzo. “I reperti sono in buone condizioni conservative – afferma l’antropologo – e ci permettono di concludere che, anche a Gangi, il rituale della scolatura, e di conseguenza l’essiccazione e successiva esposizione dei resti umani, non fosse riservato soltanto agli ecclesiastici, ma venisse praticato anche tra i laici, con ogni probabilità di condizione sociale elevata”.

Particolare di mummia femminile

“La scoperta di uno spazio adibito alla custodia di corpi di laici in un luogo ritenuto a lungo soltanto appannaggio di religiosi getta nuova luce su usi e pratiche della comunità gangitana e siciliana in generale. Si tratta di dati di grande importanza, che certamente riveleranno tanti altri aspetti interessanti”, dice la soprintendente Selima Giuliano. Di questa scoperta, delle sue implicazioni, ma anche di etica delle mummie e di un percorso culturale e di valorizzazione artistica del borgo si parlerà nel corso del convegno “Mors et vita duello conflixere mirando” venerdì 30 luglio alle 17, alla Chiesa Madre di Gangi.

Cappella della Chiesa Madre

“È il primo appuntamento di un percorso culturale e di valorizzazione artistica. La cripta – dice don Giuseppe Amato – è innanzi tutto un luogo di culto che custodisce la memoria di quei preti che hanno contribuito a costruire e far crescere l’identità del nostro popolo di Gangi, al quale i tanti visitatori giungono con rispetto. Vorrei sottolineare l’incoraggiamento del nostro vescovo di Cefalù, monsignor Giuseppe Marciante, che ha sempre visto in queste iniziative un’occasione di crescita per tutto il territorio”.

La cripta della Chiesa Madre di Gangi

“La scoperta della seconda cripta integra lo spettro di informazioni che possiamo acquisire attraverso un patrimonio unico e diffuso in Sicilia, capace di offrire interessanti contributi nella conoscenza di stili di vita, abitudini, alimentazione, malattie, relative al periodo in cui i defunti mummificati hanno vissuto. Un evento che mi offre l’opportunità – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – per anticipare l’imminente emanazione di un codice comportamentale nell’approccio al materiale osteo-archeologico umano ai fini della necessaria tutela sotto il profilo legale, etico, scientifico. Il codice avrà riguardo anche alle metodologie di recupero e alle attività di studio, riportando all’esigenza di una maggiore responsabilità nella manipolazione di resti umani che comportano il rispetto della persona e le convinzioni religiose, spirituali e culturali”.

Gangi

“I ritrovamenti delle tombe arricchiscono dal punto di vista antropologico il già ricco patrimonio della parrocchia di San Nicolò – conclude il primo cittadino di Gangi, Francesco Migliazzo – e offrono al visitatore un percorso guidato nella storia di Gangi. Questa apertura aumenterà ancor di più la valorizzazione di tutto il patrimonio culturale artistico e architettonico della nostra cittadina”. In occasione dell’incontro – fanno sapere dall’amministrazione comunale di Gangi – gli ambienti ritrovati della cripta si potranno scoprire in un nuovo itinerario di visita.

Massimo Midiri è il nuovo rettore dell’Università di Palermo

Docente di radiologia, 59 anni, è stato eletto con 1.463 preferenze contro i 523 voti ottenuti dall’altro candidato, Francesco Vitale

di Redazione

L’Università di Palermo ha un nuovo rettore. È Massimo Midiri, 59 anni, docente di radiologia, eletto con 1.463 preferenze contro i 523 voti ottenuti dall’altro candidato, Francesco Vitale, professore di igiene.

Midiri durante l’elezione (foto Facebook)

“Provo una enorme emozione ma anche un grande senso di responsabilità. La prima cosa che farò appena mi insedierò – dice Midiri all’Adnkronos – è mettere le mani sui regolamenti dell’ateneo che a volte sono in contraddizione tra loro. La semplificazione sarà la parola d’ordine che daremo agli uffici. Oggi, ad esempio – dice – molti non fanno ricerca perché impauriti da lungaggini burocratiche”.

“Un voto così ampio mi porta a immaginare una collettività intera che ha voluto fortemente queste elezioni – aggiunge Midiri – . La cosa mi impaurisce ma mi fa anche piacere, perché mi dà la forza di potere contare su tanti e tanti collegi straordinari. È una possibilità enorme per Palermo, sarà un sestennio delicato che vede un’apertura di credito da parte dell’Europa solo fino al 2025. Abbiamo tre anni per intercettare fondi, per me è un obiettivo imprescindibile”.

Scoperta una nave romana nei fondali di Isola delle Femmine

Il relitto, con un importante carico di anfore, si trova a 90 metri di profondità. È stato scoperto durante una ricognizione della Soprintendenza del Mare e dell’Arpa

di Redazione

Il mare siciliano continua a regalare tesori. Un relitto romano del II secolo avanti Cristo, sommerso a 92 metri di profondità nelle acque di Isola delle Femmine, in provincia di Palermo, è stato individuato durante una ricognizione effettuata dal personale della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana a bordo della nave oceanografica Calypso South dell’Arpa Sicilia.

Il carico di anfore nel relitto

La nave, attrezzata con strumentazione di alta precisione e condotta dagli specialisti dell’area Mare dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, nelle scorse settimane ha effettuato, insieme alla Soprintendenza del Mare, ricognizioni subacquee per verificare la presenza di reperti archeologici in alto fondale; le prime immagini sono state rilevate dai tecnici dell’Arpa nell’ambito delle campagne di monitoraggio svolte attraverso il Rov, robot guidato da remoto. L’intervento degli esperti della Soprintendenza – fanno sapere dalla Regione – ha consentito di confermare il ritrovamento, documentando proprio alla profondità di 92 metri la presenza di un cospicuo carico di anfore, molto probabilmente di tipo vinario, della tipologia Dressel 1 A. Alla speciale missione congiunta, hanno partecipato anche il direttore generale dell’Arpa, Vincenzo Infantino, e la soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni.

Isola delle Femmine

“L’individuazione della nave romana sul fondale di Isola delle Femmine – sottolinea l’assessore ai Beni culturali, Alberto Samonà – è forse uno dei ritrovamenti più importanti degli ultimi mesi. Ancora più significativo se si considera che è frutto dell’azione congiunta di due organismi regionali. La sinergia del lavoro dei tecnici dell’Arpa Sicilia e della Soprintendenza del Mare, infatti, dimostra che la proficua interazione tra le discipline legate all’ambiente e all’archeologia può contribuire a far emergere dati importantissimi ai fini dell’approfondimento degli studi sul ‘Mare nostrum’”.

Reperti nei fondali

“Arpa Sicilia dimostra di essere un’istituzione essenziale, soprattutto se guidata bene e in stretto raccordo con l’assessorato al Territorio e con tutta la Regione Siciliana – dichiara l’assessore regionale al Territorio e all’Ambiente, Toto Cordaro – . Seppure non strettamente connesso alla consueta attività dell’Arpa, il recente ritrovamento archeologico costituisce un ulteriore fiore all’occhiello del patrimonio custodito nei nostri fondali, che sarà recuperato al più presto e fornirà nuova linfa alla capacità attrattiva della nostra Isola”.

“Il Mediterraneo ci restituisce continuamente elementi preziosi per la ricostruzione della nostra storia legata ai commerci marittimi, alle tipologie di imbarcazioni, ai trasporti effettuati, alle talassocrazie, ma anche – precisa Valeria Li Vigni – dati relativi alla vita a bordo e ai rapporti tra le popolazioni costiere. La missione congiunta ha consentito, a distanza di poche settimane, il secondo ritrovamento di eccezionale interesse che segue quello del relitto coevo di Ustica. Vincenzo Infantino ha sottolineato come “lo studio e il monitoraggio dell’ambiente marino, costantemente operati da Arpa continuano ad arricchire il quadro delle preziose bellezze presenti nel mare siciliano”.

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