Passi avanti per la riqualificazione del Tempio di Venere Ericina

Finanziato dal governo regionale anche il recupero del Convento dei Cappuccini per un importo complessivo di 5,3 milioni di euro

di Redazione

I resti del Tempio di Venere Ericina e il convento dei Cappuccini, a Erice, potranno essere entrambi riqualificati. Il governo regionale – si legge in una nota – ha dato il via libera a una rimodulazione delle somme del Fondo di sviluppo e coesione 2014-2020 per finanziare tutti e due gli interventi. Dopo il parere favorevole della Soprintendenza di Trapani – fanno sapere dalla Regione – la somma complessiva di 3 milioni e 300mila euro è stata così ripartita: l’intervento di riqualificazione funzionale e renderizzazione dei resti del Tempio di Venere Ericina prevede una spesa di 1 milione e 293mila euro, mentre per la rifunzionalizzazione e il restauro conservativo del convento dei Cappuccini sono disponibili poco più di 2 milioni di euro.

Le torri del castello di Erice

“Con la riassegnazione dello stanziamento inizialmente previsto per il solo Tempio di Venere Ericina – afferma il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – riusciamo a dare risposta all’esigenza di valorizzare due beni culturali di grande importanza nel prezioso contesto di Erice. Adesso entrambi i progetti, curati dalla Soprintendenza di Trapani, potranno finalmente essere realizzati”. La giunta regionale, ieri sera ha inoltre deliberato di appostare sul Poc ulteriori 2 milioni di euro per integrare le risorse finanziare destinate all’intervento di riqualificazione del Tempio di Venere Ericina, portando complessivamente a 5 milioni e 300mila euro i fondi per il recupero dei due beni culturali della città di Erice.

Erice

Spesso collegato alla leggenda degli insediamenti troiani in questa parte della Sicilia, il tempio di Venere Ericina sorgeva in cima al Monte Erice, dove successivamente fu eretto il castello. Il culto della divinità femminile della fecondità assunse, con il passare dei secoli e dei popoli, nomi diversi, fino ad arrivare ai romani che riedificarono il tempio, celebrando il culto di Venere Ericina. Un santuario ben noto in tutto il Mediterraneo occidentale e che i soldati romani impararono bene a conoscere nella lunga e faticosa guerriglia condotta nella parte occidentale dell’Isola contro i mercenari di Amilcare Barca.

Selima Giuliano nuova soprintendente di Palermo: “Una grande scommessa”

È la più giovane tra i dirigenti della Regione Siciliana, subentra a Lina Bellanca, andata in pensione lo scorso 31 dicembre

di Giulio Giallombardo

“È una grande scommessa, mi impegnerò a tenere alto il nome della Soprintendenza di Palermo, uno degli incarichi più importanti per chi tiene ai beni culturali”. Commenta così la nomina a soprintendente del capoluogo siciliano, Selima Giorgia Giuliano, attualmente a capo del Centro Regionale del Catalogo e della Documentazione, che dirige sin dalla fine degli anni ’90. La nomina è arrivata questo pomeriggio dal dirigente generale del Dipartimento dei Beni Culturali, Sergio Alessandro.

Il loggiato di Palazzo Ajutamicristo, sede della Soprintendenza

Selima Giuliano, 48 anni, è la più giovane tra i dirigenti della Regione Siciliana. Succede nel ruolo di soprintendente a Lina Bellanca, andata in pensione lo scorso 31 dicembre (ve ne abbiamo parlato qui). “Non è facile subentrare a predecessori così preparati e di rilievo, ma ce la metterò tutta”, afferma la neo soprintendente, che promette di lavorare sin da subito per smaltire le tantissime pratiche che riempiono gli uffici della Soprintendenza. “Mi avvalgo di personale tecnico con grandi capacità, il mio grande impegno sarà di lavorare a tutte le pratiche arretrate, soprattutto sanatorie, cercando di dare risposte ai cittadini, in questo momento difficile”.

Villino Favaloro

Un passato sempre operoso tra i beni culturali, Selima Giuliano annovera tra gli incarichi ricoperti, quello di responsabile della Sezione per la tutela e la valorizzazione dei beni demoetnoantropologici della Soprintendenza di Ragusa e successivamente, fino al 2016, di responsabile delle strutture produttive e di archeologia industriale della Soprintendenza di Palermo. Dal suo impegno costante nella tutela del patrimonio culturale, anche come affermazione del concetto di legalità, nascono le ragioni della dichiarazione di interesse culturale del casolare dove è stato ucciso Peppino Impastato, della Casa Memoria Pino Puglisi e dell’Albero Falcone.

Il nuovo front-office dei beni culturali

Sempre attenta alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio regionale, Giuliano è stata impegnata anche di progetti di valorizzazione dell’heritage siciliano portando avanti iniziative di valore quali, durante la scorsa estate, il procedimento per la dichiarazione di interesse culturale del brand “Targa Florio”, attività svolta in sinergia con la Soprintendenza dei Beni Culturali di Palermo. Sul fronte della catalogazione, suo il progetto a carattere regionale “I Luoghi della Cultura”, che per la prima volta prevede l’utilizzo del sistema catalografico nazionale, consentendo la massima visibilità e conoscenza del patrimonio culturale siciliano. Tanti i lavori di restauro di cui si è occupata, tra cui quello del Villino Favaloro, dove nascerà il museo regionale della fotografia e recentemente anche di un immobile confiscato alla mafia, diventato infopoint dei beni culturali siciliani, inaugurato nei giorni scorsi a Palermo (ve ne abbiamo parlato qui).

Le Vie dei Tesori ha avuto modo di apprezzare il dinamismo, la competenza e la passione di Selima Giuliano e si congratula con lei per il nuovo prestigioso incarico.

Palermo nel dopo Covid: visioni di una città possibile

Quattro progetti per reinventare spazi urbani, dal centro alla periferia, tra corridoi ecologici, teatri all’aperto e zone flessibili per la cultura

di Redazione

Ripensare Palermo all’insegna della socialità, immaginando nuovi spazi per il futuro post-pandemico. La spiaggia di Vergine Maria trasformata in teatro all’aperto; piazzale Ungheria che diventa giardino, con un’arena e postazioni per la lettura o la meditazione; nuovi corridoi urbani con oltre 61 chilometri per la mobilità dolce e spazi flessibili per la cultura, tra la cittadella universitaria e corso Calatafimi. Socialità e sicurezza tenute insieme da quattro idee progettuali “cucite” su specifiche aree di Palermo, ma esportabili in contesti urbani con caratteristiche simili: sono le proposte vincitrici del concorso RiModulor, lanciato nell’agosto scorso dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Palermo per invitare i giovani professionisti a proporre soluzioni con cui ripensare i luoghi pubblici all’aperto nella nuova realtà post-Covid.

Render del teatro di Vergine Maria

Tra i settori di studio indicati dal bando, la mobilità come fattore trainante degli interscambi nella rete cittadina e la cultura come chiave sia per il riuso di edifici e luoghi storici, sia per la vita sociale nelle piazze e nelle vie. I partecipanti, ingegneri di età non superiore ai 40 anni e in regola con l’iscrizione, hanno prodotto una rappresentazione grafica dell’area di studio nello stato attuale, la definizione planimetrica della nuova idea progettuale e una valutazione di fattibilità dell’opera. Per i vincitori previsti premi da duemila euro in forma di bonus. Tutti gli elaborati, premiati e non, saranno poi esposti in una mostra.

Il progetto del teatro all’aperto

Così, nel progetto “Un teatro per Vergine Maria” di Marco Bellomo, prodotto in team con le colleghe Martina Famoso e Luisa Lombardo, si immagina uno spazio all’aperto nella parte più interna della spiaggia accanto all’antica tonnara Bordonaro. L’elaborato prevede una modellazione del suolo (ma senza consumo di suolo) per creare sulla parte più interna dell’arenile un teatro a cielo aperto destinato a spettacoli e attività didattiche. Il nuovo manufatto è pensato in pietra bianca di Custonaci, materiale caratterizzato da un’eccezionale resistenza agli urti e da un fondo in color avorio chiaro.

L’area antistante il teatro è polifunzionale e dedicata alle attività diurne o notturne come per esempio la palestra o gli sport. In questa zona pavimenti energetici garantiscono, per induzione elettromagnetica, la conversione del movimento dovuto all’attività fisica, e quindi dell’energia cinetica, in energia elettrica, in modo da supportare, fra l’altro, illuminazione, postazioni di ricarica, area attrezzata per il picnic, area bambini e connessione wifi. La parte soprastante il teatro, a circa 3 metri di quota, comprende un nuovo allestimento a verde nel quale fa da protagonista la macchia mediterranea: agavi, palme, pini marittimi, fichi d’india, oleandri, carrubi ed eucalipti.

La sezione del progetto di piazzale Ungheria

Gabriele Romano, invece, nel suo progetto “Piazzale Ungheria: vivere e (ri)conoscere gli spazi pubblici”, ha immaginato parte della piazza come un giardino con funzione di filtro rispetto ai flussi pedonali principali. Elemento caratterizzante è un’arena con impianto audio per manifestazioni culturali o attività libere, queste ultime da segnalare in anticipo telematicamente tramite app. Attraverso l’impianto di amplificazione dell’arena sarà possibile trasmettere in diretta concerti e opere in scena al teatro Politeama e al Teatro Massimo, e così consentirne in forma diversa l’ascolto a quanti non potranno assistervi di presenza in caso di limitazioni anti-Covid. La nuova piazza si articola in un sistema di sedute intorno a specchi d’acqua configurato in modo da favorire l’aggregazione in una dimensione raccolta e nel rispetto del distanziamento interpersonale.

Tavola del progetto Biciplan

“Biciplan”, elaborato dall’ingegnere Andrea D’Amore, con i colleghi Eleonora Abbate, Guido Bonfardeci e Alida Schifano, “ha l’obiettivo – spiegano i progettisti nella relazione illustrativa – di favorire una mobilità attiva e sicura con aumento degli spostamenti a zero emissioni”. Partendo dall’esigenza di collegare i principali nodi urbani – tra stazioni ferroviarie, terminal del tram e autobus, scuole e università – il progetto disegna 61,5 chilometri di nuovi corridoi urbani ecologici che si aggiungono e si ricollegano alle piste ciclabili esistenti in via Dante, via del Fante e sull’asse lungomare.

Mappa del progetto Biciplan

Tra le grandi strade su cui vengono collocati i percorsi figurano via Roma, via Sciuti, corso Calatafimi e via Cavour. La proposta progettuale predilige corridoi monodirezionali che seguano gli attuali flussi di marcia delle automobili, per una maggiore sicurezza degli utenti deboli e per ridurre i margini per comportamenti non consoni come per esempio la sosta selvaggia dei veicoli. In base al computo metrico estimativo, il costo totale dell’intervento sarebbe di 13,8 milioni di euro, pari a di 226,55 euro per metro lineare.

Progetto Giardini di vita

Infine, “Giardini di vita” è l’idea progettuale di Sara La Paglia, che scommette sulla realizzazione di spazi flessibili, che diventino all’occorrenza teatri, sale conferenze, luoghi espositivi o ludici mediante allestimenti rapidi e reversibili. L’area presa in considerazione è quella Università-Indipendenza-Pisani-Calatafimi, sede di operazioni di riqualificazione già attuate, e include aree libere, parchi e aree verdi, edifici in disuso, beni di interesse storico e culturale, aree ad uso didattico e sportivo. Sviluppato, fra l’altro, il progetto di un arredo urbano modulare, economico, sostenibile e flessibile che, installato secondo configurazioni prestabilite per assicurare il distanziamento fisico in linea con le norme anti-Covid, consente lo svolgimento delle attività culturali e sociali negli spazi pubblici all’aperto in condizioni di sicurezza.

“Dalla visione, dalla sensibilità e dalla competenza dei nostri professionisti più giovani arriva un contributo concreto – sottolinea Vincenzo Di Dio, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Palermo – per una riflessione pubblica collettiva che lo stato di cose provocato dalla pandemia di Coronavirus oramai ci impone, costringendoci ad adattare il modo di incontrarsi in tutti gli ambiti della vita quotidiana, lavorativi e non. Questo cambiamento di prospettiva è un grande tema che riteniamo non possa essere lasciato alle scelte estemporanee dei singoli ma che debba, al contrario, essere guidato da criteri e modelli ampiamente condivisi”.

Rinasce dopo sei anni il Museo d’arte contemporanea di Gibellina

Completato il nuovo allestimento del Mac, che riaprirà a fine aprile con quattrocento opere della collezione, tra pittura, scultura, grafica e fotografia

di Redazione

Un’enorme collezione di opere di artisti, scultori, fotografi che accorsero nel Belice per ricostruire Gibellina dopo il terremoto del 1968. Nei giorni del 53esimo anniversario del sisma, è stato completato il riallestimento del Mac, il Museo d’arte Contemporanea “Ludovico Corrao”. A distanza di trent’anni, e più, di vicende diverse, dopo l’ultima chiusura per ristrutturazione con fondi comunitari durata sei anni, il museo viene finalmente riconsegnato alla comunità.

Carlo La Monica, Reperti

A fine aprile, quando si spera che l’emergenza Covid sia ormai superata, il Mac di Gibellina ritornerà alla luce dopo un complesso riallestimento che ne ridisegna interamente gli spazi, permettendo l’esposizione di 400 opere, il doppio di quante erano esposte prima della chiusura, ma solo una piccola parte delle oltre duemila che compongono l’intera collezione, la più ampia del Sud Italia. Pittura, sculture, grafica, fotografie e maquette delle grandi opere di Gibellina Nuova e del Cretto di Burri; suddivise in otto sezioni che segnano il percorso espositivo storico-cronologico, dal primo ‘900 alle ultime avanguardie. E raccontano una storia contemporanea della rinascita nel segno dell’arte.

Il nuovo allestimento del museo

Un museo contemporaneo, che dialoga con il territorio, completo di servizi aggiuntivi di moderna concezione per uno spazio espositivo come una sala proiezione, un bookshop specializzato in editoria d’arte e una caffetteria che sta nascendo all’interno dello spazio consultazione e della biblioteca. È prevista anche la riapertura della sezione didattica del museo rivolta alla formazione degli studenti del territorio. È stata ridisegnata l’ampia corte che conduce all’ingresso, pronta a trasformarsi in una sezione en plein air, solo un assaggio dell’enorme museo a cielo aperto che è l’intera Gibellina.

Renato Guttuso, particolare de “La notte di Gibellina”

Si potranno finalmente rivedere opere come il “Ciclo della natura”, le dieci grandi tele dedicate ai bambini di Gibellina, realizzate sul posto da Mario Schifano nella primavera del 1984; “La notte di Gibellina” di Renato Guttuso, dipinta in memoria della notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1970, nel secondo anniversario del sisma, quando mille fiaccole si accesero per ricordare allo Stato le macerie e le baracche. Ma sono soltanto due delle opere dell’enorme collezione del Mac: sono presenti, tra gli altri, Fausto Pirandello, Beniamino Joppolo, Antonio Corpora, Carla Accardi, Piero Dorazio, Pietro Consagra, Achille Perilli, Tano Festa, Mimmo Paladino, Mimmo Jodice e Emilio Isgrò, oltre al corpus di fotografie e testimonianze legate al terremoto e ai mesi immediatamente seguenti. “Sono certo che la riapertura del Museo d’arte contemporanea, con questo nuovo e innovativo allestimento – dice il sindaco Salvatore Sutera -, costituirà per Gibellina un ulteriore e importante volano di sviluppo culturale e sociale della nostra città”.

I ruderi di Montevago diventano museo all’aperto

In occasione dell’anniversario del terremoto del Belice, si inaugura un percorso artistico nell’antico borgo, tra murales e giochi di luce

di Marco Russo

L’arte rianima l’antica Montevago. A 53 anni dal terremoto del Belice, i ruderi del piccolo centro agrigentino si trasformano in un museo all’aperto, con murales e giochi di luce che danno nuova vita al vecchio borgo. È il progetto “Percorsi visivi”, che si inaugura oggi, alla vigilia del devastante sisma che, nella notte tra il 14 e 15 gennaio 1968, sconvolse la Sicilia. In poco meno di un mese, l’area dove si trovano i ruderi è stata prima ripulita e le pareti delle vecchie abitazioni si sono popolate di murales realizzati da quattro artisti che hanno lavorato in queste settimane, facendo dialogare le loro opere con lo spazio circostante.

Murale di Ligama

Così, la vecchia Montevago si è colorata con i murales di Ligama, 34enne artista catanese che da anni lavora sui ruderi del paesaggio siciliano; e anche delle opere di Bruno D’Arcevia, pittore neomanierista, noto, tra l’altro, per aver realizzato nel 2013 l’affresco col Cristo Pantocratore nell’abside della Cattedrale di Noto. Presenti anche opere di Pascal Catherine, artista francese ma trapiantato da anni in Sicilia, che ama dipingere il multiforme paesaggio siciliano. Infine, ha partecipato ai “Percorsi visivi” di Montevago anche Patrick Ray Pugliese, pittore con alle spalle diverse esperienze in tv.

“Percorsi visivi” a Montevago

Il percorso si snoda tra le vie del vecchio centro partendo da corso Umberto I, fermandosi ad ammirare uno scorcio della Valle del Belice dalla antica piazza Belvedere, ripulita e riqualificata, fino ad arrivare alla piazza centrale dove si possono ammirare i resti del Duomo di Montevago. È un vero e proprio percorso sensoriale tra murales, dipinti, giochi di luce, che comprenderà anche laboratori creativi, eventi culturali ed enogastronomici, mostre e opere di artisti contemporanei.

Intervento artistico all’interno di una vecchia abitazione

Promossa dall’associazione culturale locale “La smania addosso”, e patrocinata dal comune di Montevago, dalla presidenza dell’Ars, dall’assessorato regionale al Turismo e dall’Enit (Agenzia nazionale italiana del turismo), l’idea del museo “open air” di Montevago ha permesso di riportare alla luce pavimenti, percorsi, edifici e strutture riadattate per ospitare forme d’arte contemporanea, ma anche iniziative culturali.

Il sindaco durante i lavori del percorso

“Il nostro museo – afferma il sindaco di Montevago, Margherita La Rocca Ruvolo in una nota dell’Ansa – sarà l’occasione di un riscatto dal passato per produrre nuovo valore e momento celebrativo di vita, arte e senso della comunità. Crediamo che il nostro comune possa diventare punto d’approdo di nuove forme d’arte e centro propulsore di uno sviluppo del Belice che guarda al ciò che è stato come momento di consapevolezza e crescita. In un momento storico in cui l’emergenza sanitaria da Covid-19 toglie spazi all’arte ed agli artisti – conclude il sindaco – questa mostra vuole essere un esempio di resilienza, che prende vita grazie allo spirito costruttivo di una comunità che crede nella cultura come fucina di progresso e mezzo di promozione turistica”.

Un patto per la cultura sognando Trapani capitale

Siglato da tutti i sindaci della provincia un accordo strategico per creare una rete condivisa, coinvolgendo comuni, fondazioni, musei, parchi archeologici e riserve naturali

di Giulio Giallombardo

Un abbraccio corale per suggellare un sogno. A pochi giorni dall’audizione al Ministero dei Beni culturali per presentare il dossier di Trapani Capitale della Cultura 2022, in attesa del verdetto che designerà il progetto vincitore, tutti i 24 Comuni della provincia trapanese hanno raggiunto un accordo destinato ad andare oltre la competizione. È il Patto per la cultura trapanese, un impegno per la creazione di una rete che ha l’obiettivo di condividere politiche e strategie culturali per tutto il territorio.

Chiesa di San Francesco a Mazara del Vallo (foto Francesco Ferla)

I sindaci hanno sottoscritto, durante due ore di incontro online, il piano strategico della cultura del territorio trapanese, un documento che ha l’ambizioso obiettivo di strutturare un’unica cabina di regia dedicata all’intero comparto culturale della provincia, incrociando anche eventi e iniziative di richiamo turistico. L’idea è anche quella di mettere a sistema le società partecipate del settore, come fondazioni e enti teatrali, fare rete con il sistema museale, archeologico, con i parchi e le riserve, e condividere strategie e progetti di marketing turistico-culturale per la valorizzazione dell’identità del territorio.

Il Cretto di Burri a Gibellina (foto Francesco Ferla)

Tra gli obiettivi c’è anche di dar vita a un calendario unico degli eventi e delle manifestazioni, creando un coordinamento della comunicazione dei principali attrattori culturali del territorio, attraverso strumenti che promuovano il circuito culturale trapanese. In questo, un ruolo strategico avrà il Distretto turistico della Sicilia Occidentale, che supporterà molte iniziative di comunicazione.

Tempio di Segesta (foto Francesco Ferla)

“Un bellissimo segnale che parte dall’ultima provincia d’Italia, per posizione geopolitica – ha dichiarato il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida – . A prescindere dalle loro sensibilità politiche, 24 sindaci condividono una visione d’insieme, una progettualità di sviluppo culturale. Questo patto è frutto di un lavoro intenso. La classe dirigente sta dimostrando una grande maturità. In questo momento storico legato ad una pandemia, l’obiettivo di promuovere la programmazione strategica della cultura, come volano ed ulteriore attrattore per lo sviluppo dei territori, è già una vittoria”.

Chiesa Madre di Erice (foto Francesco Ferla)

“Abbiamo dato vita a un percorso che andrà oltre l’esito della candidatura a Capitale italiana della cultura – ha sottolineato l’assessore comunale alla Cultura, Rosalia D’Alì, che è anche presidente del Distretto turistico della Sicilia Occidentale – . L’obiettivo è di allargare quanto avviato in questi anni sul fronte turistico anche all’ambito culturale, e si sa bene come le due cose non siano mai del tutto scisse. Ce la stiamo mettendo tutta per giocare fino in fondo la partita e abbiamo creato una grande squadra per mirare al podio. Ma comunque vada, aver superato campanilismi e particolarismi culturali è già un grandissimo successo, che pone la cultura come fonte di crescita e sviluppo di tutto un territorio”.

Chiesa di San Domenico a Castelvetrano (foto Francesco Ferla)

Una candidatura quella di Trapani che non ha coinvolto solo i Comuni, ma anche il mondo delle associazioni da tempo impegnate sul campo per la promozione culturale e turistica. È il caso di Agorà, realtà attiva da sei anni sul territorio e che partecipa alla realizzazione del Festival Le Vie dei Tesori a Trapani. “Abbiamo contribuito al dossier con un progetto dedicato al liberty – racconta Pietro Barraco, dell’associazione Agorà – . Proprio con Le Vie dei Tesori abbiamo riscosso tanto interesse da parte di proprietari di edifici liberty che hanno partecipato e di altri che vorrebbero aprire le porte delle loro dimore. Per questo vorremmo creare un percorso per riscoprire questo patrimonio cittadino, con la valorizzazione dei tesori liberty, dal centro storico alla periferia, organizzando anche appuntamenti, come mostre, incontri e eventi enogastronomici”.

Basilica di Maria Santissima Annunziata a Trapani (foto Francesco Ferla)

Intanto, in attesa del verdetto che arriverà il 18 gennaio, l’audizione per Trapani è in programma il 15 gennaio dalle 12 alle 13. Durante l’incontro in streaming, il sindaco e l’assessore alla Cultura, con una delegazione di esperti, illustreranno il dossier della candidatura. Sarà il momento della valutazione conclusiva per l’assegnazione del riconoscimento, durante il quale verrà trasmesso anche un video realizzato per l’occasione, “Noi siamo il vento” – spiega l’assessore D’Alì – “quel vento di rigenerazione che noi aspiriamo ad accogliere”.

Tutte le foto sono di Francesco Ferla, tra i partner creativi di Trapani, candidata a Capitale italiana della cultura 2022

Al via un bando per il recupero di ville e giardini storici siciliani

La Fondazione Sicilia mette a disposizione 100mila euro per il restauro e la valorizzazione di aree verdi che si trovano nei comuni capoluogo di provincia

di Ruggero Altavilla

Un bando per dare nuova vita a ville e giardini storici delle città siciliane. C’è tempo fino al 29 gennaio per presentare un progetto di riqualificazione “verde” alla Fondazione Sicilia, che mette a disposizione 100mila euro per interventi di recupero di ville, giardini e parchi pubblici di interesse storico-artistico dei capoluoghi dell’Isola. Dopo il bando per i borghi abbandonati, la Fondazione lancia un’altra iniziativa per la salvaguardia del patrimonio pubblico siciliano e la sua fruibilità da parte della collettività. I fondi saranno destinati a progetti, immediatamente eseguibili, per il recupero, il restauro e valorizzazione delle ville, dei parchi e dei giardini pubblici che si trovano nei comuni capoluogo di provincia.

Villa Zito, sede della Fondazione Sicilia

“I progetti – si legge nel bando – dovranno contenere una dettagliata descrizione del lavoro che si intende svolgere per l’attività di restauro e conservazione. Dovranno pure includere la descrizione delle modalità attraverso cui garantire la fruibilità del bene restaurato, in modo da promuovere lo sviluppo del territorio”.  A presentare i progetti – spiegano dalla Fondazione Sicilia – dovrà essere “una amministrazione comunale nella quale insiste il bene da restaurare o conservare. Sarà valutato positivamente il coinvolgimento di altri soggetti partner, con una particolare attenzione per le Associazioni territoriali che si occupano di promozione e tutela del territorio e di soggetti for profit”.

Raffaele Bonsignore

“Un anno fa, un altro bando promosso da Fondazione Sicilia è stato parte attiva nell’attenzione ai borghi abbandonati. Oggi – afferma il presidente della Fondazione, Raffaele Bonsignore – in continuità con la linea della valorizzazione del territorio, ci concentriamo sulla valorizzazione e il recupero di quegli spazi verdi che sono a un tempo i polmoni verdi dei territori e preziose testimonianze architettoniche. Riteniamo che anche da queste iniziative parta una rinascita sociale, economica e civile”. Il finanziamento di interventi di restauro e conservazione di ville, parchi, e giardini pubblici permetterà, infatti, di attivare processi capaci di rafforzare le opportunità di reddito e di occupazione del territorio.

Le richieste di ammissione al bando dovranno essere presentate esclusivamente attraverso il portale Rol a questo link

Le Vie dei Tesori chiude con 120mila visite e una ricaduta di oltre 2 milioni di euro

Bilancio positivo del Festival nell’anno della pandemia. Premiato un programma ricco, adeguato ai tempi e radicato nel territorio. Sale al 95 per cento l’indice di gradimento per la scelta dei luoghi

di Redazione

Nell’anno del Covid, delle restrizioni, delle presenze contingentate, della ricerca di luoghi sicuri, la Sicilia ha dimostrato di avere comunque fame di cultura, di bellezza e di condivisione. Le Vie dei Tesori è riuscito a mettere insieme un patrimonio – oggi ancora più prezioso – di oltre 120mila presenze in quasi due mesi di festival (da metà settembre ai primi di novembre), in quindici tra città e borghi, con un indice di gradimento del 91 per cento e una ricaduta sul territorio di oltre 2 milioni e 330mila euro. Un risultato ben lontano dalle oltre 404mila presenze del 2019, ma non per questo meno significativo considerato che i luoghi sono stati inferiori nel numero, a ingressi contingentati per ragioni di sicurezza sanitaria e che i giorni della manifestazione sono inferiori allo scorso anno.

Visite al Palazzo Vescovile di Mazara

In ogni caso, al numero dei fruitori, vanno aggiunti quelli relativi al web. E anche qui i risultati sono importanti, visto che tra portale e magazine, si registrano quasi 570mila visite con 270mila utenti unici e quasi cinque milioni e mezzo di pagine viste. La maggior parte dei contatti è ovviamente italiana, ma parecchi arrivano da Stati Uniti, Francia, Australia, Gran Bretagna, Canada e dai paesi dell’Est. E negli stessi giorni in cui gran parte della cultura è volata in streaming, ecco che il progetto L’Isola dei Tesori (a ridosso di Natale, visite guidate alla scoperta di sette borghi siciliani, Sambuca, Piana degli Albanesi, Sutera, Sperlinga, Licodia Eubea, Portopalo di Capo Passero, Monterosso Almo) ha ottenuto 300mila visualizzazioni tra Facebook e Instagram.

Le Vie dei Tesori a Bagheria

“È stata un’edizione di resistenza in cui abbiamo dovuto reinventare le modalità di fruizione del Festival per adattarlo alla situazione sanitaria – dice il presidente delle Vie dei Tesori, Laura Anello –, ma siamo felici di avercela fatta, consentendo le visite in sicurezza. Di fronte alle mille difficoltà siamo andati avanti, convinti che i tesori delle città siano un patrimonio condiviso; e che, ancor più nei momenti di crisi, è da qui che bisogna ripartire come luoghi di riconoscimento della comunità, di tenuta sociale, di rinascita collettiva. Devo ringraziare come non mai tutto lo staff, ogni singolo collaboratore impegnato nei siti, e i visitatori che hanno dimostrato grande senso di responsabilità”.

Le Vie dei Tesori a Monreale

“Il numero di partecipanti a Le Vie dei Tesori non sorprende affatto perché senza presunzione ritengo che si tratti di una delle manifestazioni di promozione culturale e turistica realizzate meglio in Sicilia negli ultimi anni – dice l’assessore regionale al Turismo, Manlio Messina -.  La straordinaria capacità di costante sperimentazione e continua riscoperta di luoghi meravigliosi e dimenticati, la rende unica nel suo genere”. Secondo l’assessore regionale ai Beni Culturali, Alberto Samonà, “Le Vie dei Tesori costituiscono un elemento di fiducia e speranza che dona alle persone il piacere di tornare alla normalità”, mentre l’assessore regionale all’Istruzione, Roberto Lagalla, ha sottolineato come, “nonostante le limitazioni dovute alla pandemia in corso, l’iniziativa de Le Vie dei Tesori, dall’evidente capacità di valorizzare e raccontare la nostra identità culturale, ha riscosso notevole successo e molti studenti universitari hanno potuto, seppur in modalità differenti da quelle inizialmente previste, compiere un’importante esperienza formativa che mi auguro possa presto ripetersi”.

Visite a Villa Niscemi

IL MONITORAGGIO DELL’OTIE

Dall’abituale “radiografia” dell’Otie – Osservatorio sul Turismo delle isole europee, guidato da Giovanni Ruggieri, docente di Scienze del Turismo all’Università di Palermo – balza agli occhi il radicamento del festival sul territorio ma anche la fiducia nei confronti degli organizzatori: in tempi in cui si ha paura ad uscire da casa, il cento per cento del pubblico ha lodato il livello di attenzione adottato da Le Vie dei Tesori. L’analisi dell’Otie disegna due mesi di attività che hanno dovuto fare i conti con il contingentamento dei luoghi, con le norme anticovid, ma soprattutto con la mancanza dei turisti: a differenza dello scorso anno in cui i fruitori erano per il 57,8 per cento turisti ed escursionisti, questa edizione ha contato il 95 per cento di cittadini e solo il 5 per cento di non siciliani; resta comunque intatto l’indice di gradimento (91 per cento) che sale al 95 per cento per la scelta dei luoghi.

Palazzo Costantino

Praticamente tutti i visitatori auspicano un prolungamento del festival o comunque una maggiore frequenza di appuntamenti durante l’anno. Il 99 per cento consiglia una visita in Sicilia durante il festival e il 94 per cento promette di tornare l’anno prossimo. Il visitatore-tipo delle Vie dei Tesori è sempre più “rosa” (68 per cento di donne contro 32 per cento di uomini), si tratta spesso di coppie o di piccoli gruppi di amici. Funziona l’effetto fidelizzazione – quest’anno come mai in precedenza – con il 26 per cento dei visitatori che partecipa per la prima volta ma soprattutto il 74 per cento di “affezionati” che ogni anno ritornano (la maggioranza per la terza volta, ma c’è anche un piccolo drappello di super-visitatori che è alla sua decima edizione e più). Molto significativa la spinta al turismo di prossimità: il 40 per cento dei visitatori ha raggiunto luoghi fuori dai comuni di residenza in occasione del Festival.

Orto Botanico di Palermo

LA RICADUTA DI RICCHEZZA IN CITTA’ E BORGHI

In questo 2020 il festival è riuscito a mantenere la sua capacità di forte attrattore. Il visitatore siciliano ha speso in media poco più di 19 euro pro capite al giorno, Le Vie dei Tesori ha prodotto una ricaduta economica sull’Isola di 2 milioni 330mila euro in termini di spese fra bar, ristoranti, shopping, trasporti. La maggior parte su Palermo, dove il festival ha generato una spesa di quasi un milione e 300mila euro. La ricaduta è stata interessante ovunque, grandi città e piccoli borghi. Subito dopo Palermo, seguono distaccate Catania con oltre 250mila euro e Bagheria che supera i 116mila euro. Scicli batte Ragusa anche in termini di ricchezza sul territorio: i suoi 112.548 euro superano il capoluogo con 107mila euro. Sul Trapanese si è avuta una ricaduta complessiva che supera i 210mila euro: la fetta più ampia è su Trapani dove il festival  ha generato una ricchezza di 102.492 euro, segue Marsala  con oltre 55.560 euro e la debuttante Mazara quasi alla pari con 55.113 euro. La ricaduta su Messina è stata di 52.213 euro; seguono Sciacca con 44.780 euro e di poco distaccata Caltanissetta con 38.350 euro. A Monreale la ricaduta sul territorio è stata di 34.692 euro. Anche nel borgo di Sambuca (che è stata con Palermo la città che ha attirato percentualmente più turismo di prossimità): è stata generata ricchezza:  31.734 euro. Noto quest’anno ha penato per la mancanza del turismo internazionale (ma 27mila euro sono rimasti sul territorio). Infine Naro che in un solo weekend ha ricavato 10.442 euro.

Serbatoi di San Ciro

LE MAGNIFICHE 15 DI PALERMO

Ai palermitani piace scoprire luoghi inediti: non meraviglia quindi che il sito più visitato di questa edizione sia stato Palazzo Costantino (3.314 ingressi): affacciato sui Quattro Canti, eppure sprangato e in rovina, è una ferita aperta della città. La gente lo ha affollato, scoprendolo anche in un’inedita veste notturna. La stessa che hanno mostrato le Carceri dello Steri con i graffiti dei prigionieri della Santa Inquisizione (2.545 visitatori) e tra questi, la barocca e sontuosa chiesa di Santa Caterina (2.632). E se restano sempre molto amati siti conosciuti come l’ultima residenza di Vincenzo Florio all’Arenella o i salotti leziosi dei Borbone della Casina Cinese, è anche vero che i follower del Festival non si sono lasciati scappare né le sorgenti del Gabriele né gli inediti serbatoi di San Ciro che raccontano in maniera diversa, il rapporto della città con le sue acque; sono saliti come ogni anno fin sulla cupola del Santissimo Salvatore e si sono affacciati da Porta Felice, hanno visitato le celle delle monache di Santa Caterina, i giardini del Villino Florio e i l’alcova dipinta di palazzo Bonocore; hanno scoperto i “teatrini” serpottiani dell’oratorio del Santissimo Rosario in santa Cita, sono entrati nel foyer del Politeama e dietro le quinte del Teatro Massimo.

Villa Ramacca a Bagheria

I SITI PIU’ VISITATI NELLE ALTRE CITTA’

A Catania ha vinto la curiosità: neanche i cittadini avevano mai visitato Palazzo Scuderi – Libertini con i suoi rimandi al Rinascimento fiorentino: è stato questo il luogo più amato, seguito dall’elegante Villa Manganelli. La scoperta di quest’anno è stata Bagheria, pochi chilometri da Palermo, che ha debuttato nel festival aprendo le porte sontuose delle sue residenze nobiliari, di certo le più visitate: da Villa Cattolica con il Museo dedicato a Renato Guttuso al sontuoso Palazzo Butera con la sala Borremans fino a Villa Rammacca.

Le grotte di Chiafura a Scicli

Eccoci al Val di Noto: Scicli batte Ragusa anche se di poco ma è scatenata, la cittadina del barocco ha giocato in casa e offerto agli stessi sciclitani due gioielli come il malinconico Palazzo Beneventano e le particolarissime Grotte di Chiafura, considerate la “Matera” siciliana. A Ragusa si rinnova l’amore per il Circolo di Conversazione dei nobili signori, Palazzo Arezzo di Trifiletti, perfettamente conservato e  il minuscolo Teatro Donnafugata. Dal Val di Noto al Trapanese: i numeri qui sono veramente ottimi, complici le giovani associazioni con cui il festival ha lavorato in perfetta sinergia. A Trapani si sono fatti amare soprattutto l’inedita Villa Aula, l’elegante Palazzo Milo – Pappalardo e la simbolica Torre di Ligny. A Marsala il sempre gettonato Palazzo VII Aprile e lo straordinario complesso ipogeo di Santa Maria della Grotta. L’ultima del terzetto ma con un debutto coi fiocchi, la multiculturale Mazara del Vallo, ha “insidiato” da vicino le colleghe, e ha proposto la chiesa di San Francesco, il teatro del popolo intitolato a Garibaldi, e ha aperto l’intera cittadella Diocesana.

Il cimitero dei “carusi” di Caltanissetta

Messina ha lavorato parecchio fuori porta, e ha condotto nei dintorni, per esempio nel Villaggio fantasma di Massa San Nicola; Sciacca ha aperto i suoi laboratori artigiani, e il pubblico ha amato il panorama dall’alto della Chiesa del Carmine e dalla torre campanaria della chiesa San Michele. Di poco distaccata Caltanissetta: qui hanno funzionato le passeggiate sulle tracce dei carusi delle miniere (sold out appena aperte le prenotazioni). Tra i siti più visitati, la chiesa di San Sebastiano. Monreale ha creato percorsi alternativi alla sontuosa magnificenze del Duomo: il pubblico si è affacciato dalle terrazze di Palazzo Cutò, ha scoperto tomi e annali alla Biblioteca Ludovico II De Torres e ammirato gli stucchi della Madonna dell’Orto. A Sambuca di Sicilia i visitatori hanno privilegiato il museo archeologico di Palazzo Panitteri, sono scesi nelle misteriose Purrere e hanno scoperto le sculture intrecciate della francese Clavel. Noto ha aperto le sue nobili residenze: per scoprire gli arredi intatti di Palazzo Landolina Sant’Alfano e di Palazzo Trigona di Canicarao. Anche Naro, seppure per un solo weekend, si è riempita di appassionati che sono scesi dal castello Chiaramontano al centro barocco, tra la chiesa di santa Caterina con la sua cripta e la Biblioteca Feliciana con i suoi tesori librari.

Libri d’artista nel cuore della Sicilia: l’archivio che non ti aspetti

A San Cataldo, a pochi passi da Caltanissetta, c’è una collezione di oltre 500 tra rari volumi e riviste d’arte, dagli anni ’60 del Novecento sino a oggi

di Beniamino Biondi

Come giustamente sostiene Aleida Assmann, che ha compiuto studi fondamentali sull’antropologia e sulla memoria culturale e comunicativa, “controllare gli archivi è controllare la memoria”. Ciò equivale a dire che questi luoghi, bene al di là della funzione più propriamente conservativa, si configurano per la presenza simultanea dell’”aspetto politico e quello mnestico”. Chi è preda del furore archivistico e dello slancio tassonomico, ha un potente desiderio di ordine e di ricerca identitaria: nei casi più banali, dal sapore impiegatizio, il desiderio si risolve nel compimento di un triste protocollo di classificazione; nei casi più squisitamente liberi e creativi, invece, si compie nel bisogno di restituire una logica più profonda a relitti e tracce: prelevati, assemblati e reimmessi in un nuovo contesto, essi si caricano di un valore inatteso.

Un volume di Andy Wahrol (Foto Archivio di Comunicazione Visiva e Libri d’Artista)

Se nella prima ipotesi l’archivio rimane un cumulo inerte di documenti, rassicurante proprio perché ingessato, nella seconda diventa un dispositivo critico capace di rigenerare le consuete logiche di salvaguardia, utilizzo e diffusione del sapere, riattivando così la memoria e la coscienza politica. Gli archivi sono sempre impossibili, perché non possono mai contenere e classificare il tutto, cioè un’idea di assoluto che è pensabile concettualmente ma non verificata in atto, ed è proprio in questa sua impossibilità che la pratica archivistica può assumere l’aspetto di opera d’arte, in certi casi perfino di happening culturale.

In Italia, al di là degli archivi pubblici, sono molti i privati che hanno impiegato parte della loro vita a circoscrivere entro il progetto di una classificazione ragionata alcune forme oggettuali di cultura specifica: in uno spazio chiuso che non ammette estranei, come una setta di un solo membro, o aprendo le porte a chi coltiva interessi affini, e in molti casi dando luogo alla creazione di veri e propri musei raffinatissimi.

Panorama di San Cataldo

Uno di questi luoghi, tra i più significativi per l’importanza e l’unicità dei materiali raccolti, si trova in Sicilia, a Caltanissetta, e più precisamente a San Cataldo. È l’Archivio di Comunicazione Visiva e libri d’Artista, che raccoglie una selezione di rari libri d’artista-libri oggetto e riviste d’arte a livello internazionale. Iniziato negli anni ’90 nel secolo scorso e recentemente istituito come luogo di studio e ricerca, la collezione annovera oltre 500 libri d’artista, opere in assembling box e riviste d’arte, opere sculture in forma di libri raccolti dall’archivio-collezione, che, da anni, si interessa di questo singolare mezzo espressivo di comunicazione estetica.

Massimo Palumbo (Foto Archivio di Comunicazione Visiva e Libri d’Artista)

La raccolta costituisce senza dubbio una delle collezioni private più originali dell’entroterra siciliano, non solo per la grande quantità di opere, ma principalmente per la loro specificità e rarità. A fondarlo, e ancora oggi a dirigerlo e ad implementarne i materiali, è stato Calogero Barba, artista e collezionista, noto per il suo fondamentale contributo nell’ambito del libro d’artista. Questo luogo di studio e ricerca, emanazione dell’associazione culturale Qal’at, di cui Barba è il presidente, ospita una preziosa collezione siciliana, eccezionale sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. La raccolta rappresenta una fondamentale testimonianza storica della produzione di artist’s books, a partire dagli anni ’60 del Novecento sino ad oggi.

Franco Spena (Foto Archivio di Comunicazione Visiva e Libri d’Artista)

I volumi che compongono il fondo nisseno sono eseguiti da personalità di spicco come Andy Warhol, Ed Ruscha, Alighiero Boeti, Eugenio Miccini, Lamberto Pignotti, Bruno Munari e Damien Hirst, solo per citarne alcuni. Negli anni ‘70, durante il suo periodo di formazione a San Cataldo, Barba comincia a raccogliere un numero considerevole di pubblicazioni d’arte: riviste, cataloghi e brochures, che conserva e ordina per un utilizzo futuro. In maniera quasi inconsapevole, nasce nell’artista l’esigenza di creare una memoria storica da tramandare, e, nel decennio successivo, Barba scopre il libro d’artista quale originale mezzo espressivo, grazie al critico siciliano Francesco Carbone, amico dei due tra i maggiori esponenti della poesia visiva quali Eugenio Miccini e il palermitano lgnazio Apolloni, che lo indirizza nella ricerca di questo nuovo ambito ancora inesplorato.

Francesco Antonio Caporale (Foto Archivio di Comunicazione Visiva e Libri d’Artista)

La raccolta possiede diversi esemplari concepiti e realizzati dalle maggiori figure artistiche delle neoavanguardie internazionali. Autori che hanno fatto parte dei fenomeni artistici e delle correnti artistiche degli anni 1960-1980, dall’arte povera italiana, alla poesia concreta, poesia visiva e visuale, alla pop art, all’arte antropologica, alla body art, al fluxus, alla transavanguardia e all’arte programmata. Barba cura le prime esposizioni pubbliche con significativi omaggi a John Cage, a Joseph Beuys e a Bruno Munari, lasciando che dall’Italia giungano appassionati d’arte per vedere, vicino a Caltanissetta, i piccoli capolavori in copia unica o in edizioni limitate, le riviste più eccentriche dell’avanguardia internazionale, e gli esperimenti di quelle stagioni felici della poesia concreta e della poesia visiva.

Italo Medda (Foto Archivio di Comunicazione Visiva e Libri d’Artista)

È un vero e proprio azzardo, che ha finito per diventare esperienza artistica, quello di Calogero Barba e della sua raccolta che impreziosisce un pezzo di storia culturale italiana – difficile, rischiosa, slegata dall’idea di mercato – e pone San Cataldo al centro di un piccolo mondo ideale, che i siciliani più d’altri possono godere profittando della squisita disponibilità dell’uomo e del racconto oramai mitico di un tempo in cui arte e libertà erano la medesima cosa.

Mostra fotografica “en plein air” tra le strade di Catania

Ventidue scatti di dodici fotografi disseminati davanti a chiese e palazzi storici della città, per un progetto espositivo itinerante

di Redazione

Un progetto espositivo itinerante en plein air attraverso cui sarà possibile intessere un nuovo dialogo tra architettura e fotografia contemporanea, tra le strade di Catania. È la mostra “L’arte esce in strada”, a cura di Massimo Siragusa, organizzata da Plenum Fotografia Contemporanea e Comune di Catania, che sarà visibile fino al 21 gennaio.

Cristina Vatielli, dalla serie Le Donne di Picasso

Dodici fotografi accompagnano con le loro immagini i passanti in un viaggio alla riscoperta di alcuni tra i luoghi più suggestivi di Catania. I cittadini, infatti, avranno modo di vedere dal vivo gli scatti dei fotografi e ricondividerli sui social usando l’hashtag #larteesceinstrada e taggando @plenumgallerycatania @citymapsicilia @comunedicatania. Sarà, inoltre, possibile grazie al supporto di CityMap Sicilia avere un’anteprima del percorso e informazioni relative a questa iniziativa, cliccando sul Qr Code presente sotto ogni fotografia.

Silvia Camporesi, dalla serie Atlas Italiae

Sono in tutto ventidue fotografie – installate sulle “palette” collocate davanti ai palazzi storici con cui entrano in relazione – che ritraggono ambienti cittadini e paesaggi naturali sparsi per il mondo offrendo nuovi spunti per guardare i siti cittadini, quali: Palazzo Tezzano; Anfiteatro Romano; chiesa di San Michele ai Minoriti; Quattro Canti; Circolo Unione; basilica di Santa Maria dell’Elemosina; Palazzo dell’Università; Palazzo San Giuliano; Terme Achilliane; Palazzo dei Chierici; Fontana dell’Amenano; piazza Duomo; Municipio; chiesa di San Francesco all’Immacolata; Palazzo Gravina; via Crociferi; arco, chiesa e monastero di San Benedetto; chiesa di San Giuliano ed ex badia di San Giuliano.

Paolo Verzone, dalla serie Cadets

Questi i dodici fotografi che hanno partecipato al progetto: Angelo Turetta, Annette Schreyer, Camilla Borghese, Cristina Vatielli, Davide Monteleone, Lorenzo Castore, Lorenzo Cicconi Massi, Luca Campigotto, Paolo Verzone, Silvia Camporesi, Stefano De Luigi e Tommaso Bonaventura. “L’arte esce in strada è una mostra fotografica che si snoda lungo due itinerari centrali e significativi della città di Catania, ovvero, l’itinerario del barocco e quello storico culturale. In un momento particolare a livello globale e comunitario – spiega Massimo Siragusa, direttore artistico di Plenum Fotografia Contemporanea – in cui è divenuto impossibile godere delle bellezze custodite all’interno dei monumenti, dei musei e delle gallerie d’arte, abbiamo immaginato e curato un percorso fruibile da tutti, nel rispetto delle attuali norme vigenti a favore della salute pubblica collettiva”.

(La prima foto grande in alto è di Camilla Borghese, Salone di Palazzo Biscari)

Le Vie dei Tesori News

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