Il Teatro del Fuoco illumina la Sicilia

Presentata la nuova edizione dell’International Firedancing Festival che coinvolgerà quest’anno Palermo, Gibellina e Zafferana Etnea

di Redazione

Torna lo spettacolo del Teatro del Fuoco. La dodicesima edizione del festival, creato a Stromboli nel 2008 e inserito nel calendario delle manifestazioni di grande richiamo turistico della Regione Siciliana, coinvolgerà Palermo, Gibellina e Zafferana Etnea, l’1, 2 e 3 agosto. La nuova edizione dell’International Firedancing Festival è stata presentata questa mattina, a Palermo, nella Sala La Torre del Palazzo Reale. Come ogni anno, danzatori e acrobati si combineranno in perfetta sincronia, mettendo in scena la clownerie tradizionale in armonia con la più sofisticata tecnologia.

Un momento della conferenza stampa

Si parte con Palermo, giovedì 1 agosto, al Teatro di Verdura alle 22: dopo aver plasmato le sue danze in luoghi di pregio – come la Galleria d’Arte Moderna, lo Spasimo, il Castello a mare – il Teatro del Fuoco illumina un altro simbolo della città. Il giorno successivo, venerdì 2 agosto alle 21.30, sarà la volta del Baglio Di Stefano a Gibellina, nell’ambito delle manifestazioni delle Orestiadi. Infine, sabato 3 agosto, appuntamento all’anfiteatro di Zafferana Etnea, alle 22 per la rassegna “Sotto il vulcano”, nella terra del vulcano-madre, simbolo di fertilità, creatività, irruenza.

“Molto più che uno spettacolo, è un’esperienza straordinaria, capace di parlare un linguaggio universale di rivelazione, rinascita, conoscenza”, afferma Amelia Bucalo Triglia, ideatrice e responsabile del Teatro del Fuoco, che ha presentato il Festival insieme a Walter Messina, direttore generale Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello, con i messaggi di Gianfranco Micciché, presidente dell’Assemblea regionale siciliana, e Manlio Messina, assessore regionale al Turismo, sport e spettacolo.

Una delle esibizioni del Teatro del Fuoco

“Il Teatro del Fuoco, ormai da anni, rappresenta un fiore all’occhiello tra le manifestazioni di rilevo nel territorio siciliano – afferma l’assessore Messina – perché racconta la vera essenza dei siciliani attraverso la loro creatività e la loro irruenza. Le performance di grande spettacolarità e di assoluta eccellenza, che a ragione, e con nostro grande orgoglio, sono strumento di grande accoglienza per i nostri turisti e veicolo di promozione in tutto il mondo”.

Il festival, inoltre, apre quest’anno al sociale con una serie di eventi collaterali, uno dei quali interesserà l’ospedale Cervello di Palermo, con il laboratorio teatrale “Dove i sogni si avverano”. Destinatari dell’evento, i bambini nell’area materno infantile dell’ospedale. “Quando un bambino viene ospedalizzato – dice il direttore generale Walter Messina – sicuramente si trova ad affrontare un periodo traumatico che coinvolge tutta la famiglia. I laboratori di teatro insieme ai momenti di intrattenimento e di coinvolgimento proposti dagli artisti del Teatro del Fuoco fanno davvero la differenza. Speriamo possano entrare a regime tra le attività dei nostri bambini, per migliorare il periodo di degenza”.

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Il Comune vuole fare cassa e vende nel centro storico

L’amministrazione porta avanti il piano delle alienazioni. Disponibili appartamenti, magazzini e corpi bassi da Ballarò al Capo, dalla Vucciria al Papireto

di Giulio Giallombardo

Pezzi di centro storico in vendita per fare cassa. Il Comune di Palermo porta avanti il piano delle alienazioni, approvato alla fine dello scorso anno, nella speranza di trovare acquirenti disposti a rilevare immobili da ristrutturare. Da Ballarò al Capo, dalla Vucciria al Papireto, sono una dozzina i lotti, tra appartamenti, corpi bassi e magazzini, che l’amministrazione comunale spera di dismettere, per guadagnare dalla vendita una cifra che si aggirerebbe al massimo intorno ai 450mila euro.

Vicolo Santa Chiara

Il bando, firmato poco meno di un mese fa dal dirigente del settore Risorse Immobiliari, Domenico Verona, passato adesso ai Servizi culturali, scade il 22 luglio. I beni di proprietà comunale saranno messi all’asta, con presentazione di offerte segrete, uguali o maggiori del prezzo base indicato nel bando. Si tratta, per lo più, di immobili di non particolare pregio storico e bisognosi di importanti interventi di ristrutturazione, ma inseriti comunque in un tessuto urbano, come quello del centro storico di Palermo, interessato, negli ultimi anni, da una progressiva riqualificazione.

Palazzetto Sandron in via Sampolo

L’unico immobile d’interesse culturale, come attestato dalla Soprintendenza, si trova però fuori dal centro storico, precisamente nel tratto in cui via Sampolo si restringe, terminando davanti al carcere Ucciardone. Si tratta di un locale al pianterrenno di Palazzetto Sandron, edificio legato al nome di Remo Sandron, erede della storica casa editrice fondata a Palermo nel 1839 e pioniere nella divulganzione del pensiero scientifico e filosofico del Positivismo e delle scienze umane. Le Officine Grafiche Sandron avevano la loro sede nel piano dell’Ucciardone e furono seriamente danneggiate da un’alluvione negli anni ’20 del secolo scorso. Oggi ospitano il quartier generale e gli uffici di un importante brand della moda.

Palazzo in piazza Sant’Eligio

Il pianterreno in vendita, ampio poco meno di 100 metri quadrati, ha un prezzo a base d’asta di 72mila euro. L’alienazione è stata autorizzata dalla Soprintendenza, a patto che la prossima destinazione d’uso – si legge in un parere firmato dalla soprintendente Lina Bellanca – “sia compatibile con il carattere storico ed artistico del monumento e tale da non recare danno alla sua conservazione. Per quanto attiene la futura destinazione, le attività ammissibili sono del tipo bottega artigianale o studio d’artista”.

Gli altri immobili che il Comune sta cercando di vendere si trovano in piazza Sant’Eligio, alla Vucciria, con due lotti da 53 e 69mila euro; poi in vicolo Santa Chiara, a Ballarò, dove già sono stati ristrutturati alcuni edifici (qui il prezzo sale a 126mila euro); e ancora quattro magazzini in vicolo della Pila, dalle parti di via Papireto; un piccolo spazio in via delle Case Nuove, traversa di via Maqueda e tre immobili in via Maestro Cristofaro, vicino al mercato del Capo.

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Gioielli barocchi risplendono a Castello Ursino

Ventisette paliotti in argento, corallo e filato d’oro, realizzati nei laboratori artistici dell’Isola, saranno esposti in mostra a Catania

di Redazione

La Sicilia diventerà, dal 20 luglio al 20 ottobre, la sede espositiva di ventisette capolavori in argento, corallo e filato d’oro realizzati, tra il 1650 e il 1772, nei laboratori artistici dell’Isola da maestranze trapanesi e messinesi. La mostra, organizzata dalla Regione Siciliana, verrà ospitata nel Castello Ursino di Catania e inaugurata dal governatore Nello Musumeci.

Paliotto realizzato da mestranze messinesi

Il “paliotto”, protagonista dell’esposizione, per la sua collocazione all’interno dello spazio scenografico della chiesa, trova nella lunga storia degli arredi sacri molteplici versioni interpretative di tecniche artistiche, materiali e soluzioni decorative e si distingue per le precise soluzioni determinate dallo schema compositivo e dal materiale impiegato. Tra gli esemplari più suggestivi vi sono quelli interamente realizzati in argento e quelli mobili con supporto tessile ricamato in cui i principali materiali usati sono l’oro e l’argento, per i filati, i fili di seta policroma, ma anche le perle, le gemme, tra le quali il corallo, al quale fin dall’antichità si sono attribuiti significati e proprietà che lo hanno legato al sacro. L’esposizione è stata ideata da Rosalba Panvini e Salvatore Rizzo, curatore anche della ristampa del catalogo che accompagnerà il percorso museale.

Paliotto in argento realizzato da Saverio Corallo

“La mostra ‘Architetture barocche in argento e corallo’ – evidenzia il governatore Musumeci – è un evento che celebra la grande capacità e creatività delle maestranze siciliane che, nel corso dei secoli, sono state protagoniste di realizzazioni che pochi eguali hanno nel mondo. La spiritualità e il senso del sacro, che in Sicilia hanno origini antichissime, trovano nel Barocco la massima rappresentazione artistica la cui magnificenza è stata trasmessa fino a noi dai paliotti esposti. Questa mostra diventa il veicolo per la conoscenza di tali straordinari apparati mobili decorativi, che vengono proposti ai visitatori al di fuori degli spazi di culto e del rito cattolico e che faranno apprezzare l’importanza e la magnificenza delle officine dell’Isola”.

Paliotto in taffetas di seta ricamato con grani di corallo

Tra il Seicento e il Settecento, durante l’affermazione dello stile Barocco, in Sicilia, il paliotto costituì il fulcro costante degli apparati decorativi della chiesa e soprattutto particolari sono quelli a soggetto architettonico in cui l’iconografia che li caratterizza è incentrata sulla rappresentazione di elementi di vario genere quali il portico, il belvedere, il prospetto dei palazzi, il pergolato che sorge nei rigogliosi giardini o spazi urbani, le vedute naturalistiche sempre in prospettive centrali. L’opulenza del manufatto, i temi trattati e i colori usati diventarono anche il mezzo per comunicare ai fedeli attraverso la bellezza la grandezza di Dio, ma anche strumento per celebrare il potere terreno della Chiesa.

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L’arte di Pippo Cafarella inaugura il Salina Festival

Due collage del poeta e pittore ispirati al tema “Arcipelaghi umani”, titolo dell’edizione di quest’anno, saranno esposti nel Faro di Punta Lingua

di Giulio Giallombardo

Corpi, volti e sguardi in ascensione. Collage di immagini che diventano colonne di colore. Morbidi cromatismi in cui lo sguardo si perde tra ritagli di giornale, disegni e vecchie foto. Sono le due nuove opere con cui il pittore e poeta salinaro Pippo Cafarella inaugurerà la 13esima edizione del Salina Festival, dal titolo “Arcipelaghi umani”, in programma dal 24 al 28 luglio nell’isola delle Eolie.

Opera della serie “Il mio mare ferito”

“Opere che tentano di stimolare l’immaginazione di chi le guarda – spiega Cafarella – attraverso una serie di immagini che si affastellano dal basso verso l’alto, come una colonna”. Le opere, che saranno esposte al Faro di Punta Lingua, fanno parte di un dittico realizzato con tecnica mista, a cui si aggiungeranno altre due mostre visitabili nelle sale dell’infopoint dell’isola. La prima dal titolo “Il mio mare ferito”, mette insieme opere materiche realizzate su legno e cartone bruciato, ispirate al mare e già esposte in altre personali. La seconda mostra, invece, trae ispirazione dall’ormai celebre casa dell’artista in contrada Pollara, dove è stato girato il film “Il postino”. Si intitola “La casa color poesia” e raccoglie alcuni disegni dallo stile evanescente, in cui si intravedono dettagli della casa, sfumati con i colori del tramonto.

Opera della serie “La casa color poesia”

Il festival, realizzato dall’associazione culturale Onde, fondata dal direttore artistico dell’evento, Massimo Cavallaro, prevede un calendario di concerti, incontri e escursioni, che si alterneranno per cinque giorni. Come gli altri anni, spazio al Premio Cinemaremusica, quest’anno attribuito a Pietro Bartolo, medico di Lampedusa, adesso eurodeputato, noto per aver accolto e curato tantissimi migranti sbarcati nell’isola delle Pelagie. Previste passeggiate sonore, escursioni con i diving per verificare lo stato di salute dei fondali, un incontro sullo sviluppo sostenibile legato al mare, e ancora concerti con la “Street Jazz Band” per le vie del paese e con la Artchipel Orchestra, nell’ambito del progetto Parco Acustico, nato con lo scopo di educare la cultura dell’ecologia acustica, che studia la relazione tra uomo e ambiente.

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Volti e frammenti di vita colorano l’aeroporto

Inaugurata nell’area imbarchi dello scalo di Palermo la mostra fotografica “Scatti d’ali” del giornalista Giovanni Franco

di Redazione

Momenti di vita impressi in un click, seguendo, al di là degli stereotipi, il richiamo della curiosità e delle emozioni. Ecco così visualizzarsi volti e persone, in un gioco di sguardi, espressioni e sfumature di colori. Gente comune che sembra recitare improvvisando spettacoli di strada. Ognuno di questi personaggi racconta uno spaccato del proprio quotidiano mentre sta lavorando o trascorrendo il tempo libero.

La mostra “Scatti d’ali” in aeroporto

Seguendo le note sul pentagramma, vari individui sono stati ritratti come se intonassero una sinfonia individuale che nel contesto diventa polifonica e coinvolgente. Ecco il filo conduttore della raccolta di foto realizzate dal giornalista dell’Ansa, Giovanni Franco dal titolo “Scatti d’ali”. Una mostra, curata da Simona Gazziano, inaugurata pochi giorni fa, nell’area imbarchi (livello inferiore), dall’autore e da Giovanni Scalia, amministratore delegato di Gesap, la società di gestione dell’aeroporto di Palermo Falcone Borsellino.

Una delle foto in mostra

“La fotografia è per me un modo per raccontare storie – dice l’autore – a volte un’immagine resta impressa nella memoria più di tante parole. Soprattutto oggi che i selfie, si sono trasformati in una sorta di specchi deformati con la memoria”. Franco ha cominciato a fotografare con le reflex analogiche. Ha esposto le sue foto in diverse mostre a partire dagli anni ’80. “La mostra di Franco – dice Scalia – si lega bene al progetto della Gesap, per portare l’arte all’interno degli spazi aeroportuali. Un progetto iniziato da alcuni anni, anche con l’esposizioni di pezzi museali o di opere d’arte contemporanee. Guardando le foto di Franco viene voglia di soffermarsi sulla ricchezza dei particolari che ogni volto esprime”.

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Ancore e lingotti sommersi, nuove scoperte nei fondali

Proseguono i ritrovamenti al largo di San Leone, ad Agrigento, potrebbero essere i resti di un naufragio. Intervenuti i sub della Soprintendenza del Mare

di Antonio Schembri

Un mare di sorprese, quello siciliano. L’ultima regalata nei giorni scorsi dalle acque di Agrigento: quelle dell’area – al momento indicabile in maniera generica per ragioni di cautela – situata davanti al segmento costiero che include le spiagge di San Leone, quelle di Cannatello e la non distante foce del fiume Naro. Un lungo tratto marino molto caratterizzato da correnti e sospensione sabbiosa.

Una delle ancore litiche ritrovate

Si tratta del ritrovamento di cinque ancore litiche e di due lingotti di piombo risalenti all’epoca romana, con ogni probabilità al periodo compreso nei primi tre secoli dell’Età Imperiale (di una prima scoperta vi avevamo parlato qui). A compierlo è stato Francesco Urso, appassionato apneista agrigentino che esplora questo areale marino ormai da più di cinque anni, cioè da quando, anche durante battute di pesca subacquea al termine di mareggiate, ha cominciato a notare, sparsi sul fondo, diversi frammenti di oggetti apparentemente antichi che suggeriscono l’idea che sul litorale al cospetto dei Templi potesse funzionare un approdo o un piccolo porto commerciale a cavallo di epoche storiche diverse.

Il team della Soprintendenza del mare e di BCsicilia

“Prima di questi ultimi reperti – racconta Urso – nell’estate del 2017 avevo individuato, affioranti dalla sabbia, tre ancore in ferro e un cannone, tempestivamente segnalati alla Soprintendenza del Mare e rispettivamente attribuibili, secondo l’allora soprintendente Sebastiano Tusa, all’epoca bizantina e a quella tardo quattrocentesca”. Il riferimento storico del cannone, trovato per metà insabbiato – spiega Urso, che da allora è un segnalatore ufficiale dell’organismo regionale di ricerca e tutela del patrimonio archeologico subacqueo siciliano – sarebbe legato al fatto che presenta una sorta di supporto di legno, collegato alla culatta dell’arma, tipico di quel periodo.

I due lingotti di piombo

Tornando agli ultimi ritrovamenti, il sopralluogo effettuato lo scorso venerdì da uno staff composto da subacquei della Soprintendenza del Mare e di BCsicilia, l’associazione di volontari che si occupa della salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali e ambientali, ha consentito di chiarire alcuni punti salienti: “I lingotti di piombo presentano dei bolli indicanti la famiglia armatoriale romana che li commerciava – illustra l’archeologa Francesca Oliveri, responsabile di zona per la Soprintendenza del Mare – . Durante l’Impero, su oggetti di questo genere si sviluppava un intenso business. Il piombo era infatti la materia prima per costruire tubature idrauliche e fognarie, nonché per realizzare stoviglie, visto che all’epoca si ignorava la tossicità di questo metallo pesante. Il fatto che questi reperti riguardino una zona non distante dalla costa, peraltro incisa dallo sbocco in mare di un fiume, lascia supporre che sotto Agrigento funzionasse forse uno scalo marittimo romano, collegato alle rotte delle navi onerarie provenienti dalla penisola iberica, dove dall’Età Augustea in avanti funzionarono miniere per l’estrazione del piombo”.

La prima ancora litica trovata a San Leone

Altra ipotesi è che i reperti sparpagliati sul fondo siano legati al naufragio di una o più navi. “Siccome anni addietro abbiamo trovato lingotti di piombo simili anche nelle acque di Siracusa, uno dei più grossi porti commerciali del Mediterraneo, pensiamo che questi ultimi ritrovamenti potrebbero collegarsi anche all’affondamento di una o più navi trovatesi fuori rotta”, aggiunge Oliveri. Per quanto riguarda invece le ancore di pietra, rimaste sul fondo per via del peso, la loro datazione è aleatoria. Farebbero pensare a epoche antichissime, pre-greche, ma – specificano alla Soprintendenza del Mare – oggetti nautici di questo genere furono usati dai pescatori in un arco temporale lunghissimo, che parte da epoche preistoriche per fermarsi a non più di due secoli fa. Ciò induce a ipotizzare che l’origine di queste ancora litiche sia la stessa di quella a cui apparterrebbero gli altri reperti rinvenuti nella loro vicinanze.

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La luna brilla a Palazzo Reale, una serata tra storia e scienza

Si celebrano i 50 anni dalla storica discesa dell’astronauta Neil Armstrong sul satellite della Terra, tra filmati d’epoca, prime pagine dei giornali e osservazioni guidate da astronomi

di Guido Fiorito

C’è una particolarità nell’evento “Destinazione Luna” che martedì sera, 16 luglio, sarà celebrato a Palazzo Reale: la data scelta non coincide con i 50 anni dalla storica discesa dell’astronauta americano Neil Armstrong (21 luglio 1969) ma quella, cinque giorni prima, della partenza dell’Apollo 11. Non si tratta di un caso. Spiega Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II, che organizza, con l’Assemblea regionale, la serata: “Senza partenza non c’è alcuna impresa o arrivo. Una metafora dedicata a chi pensa che tutto sia scontato e a chi ha perso l’ottimismo. L’ingegno umano non ha limiti e confini. Siamo capaci di grandi imprese se abbiamo il coraggio di partire o meglio di ripartire”.

La locandina dell’evento

L’ingresso all’evento avverrà dalle 20 alle 21,30 da piazza Parlamento. L’interno del Palazzo medioevale, il cortile Maqueda, sarà dedicato a rievocare i giorni della spedizione che portò l’uomo sulla luna, con filmati d’epoca e l’ausilio di quindici visori di ultima generazione per rivivere la missione e lo sbarco attraverso una sorta di realtà virtuale. Nello stesso cortile sarà allestita una mostra di prime pagine di quotidiani e periodici che raccontano l’impresa. Dal Times al Giornale di Sicilia a L’Ora. La mostra “Castrum Superius, il Palazzo dei re normanni”, allestita nelle sale Duca di Montalto, resterà aperta per l’occasione.

Lo sbarco sulla luna

La serata si comporrà anche di una parte scientifica, in collaborazione con l’Istituto nazionale d’astrofisica e quindi dell’Osservatorio Astronomico di Palermo, con il supporto tecnologico di Lenovo. Nei Giardini reali sarà possibile osservare la luna con l’aiuto degli astronomi. Tra l’altro si verificherà quella sera un’eclissi parziale di luna con inizio alle 22,12 e il picco alle 23,30. Una tuta da astronauta permetterà foto ricordo.

Numero di Epoca dedicato allo sbarco sulla luna

“Si potranno rivivere le emozioni di quei giorni – prosegue Monterosso – attraverso i racconti dei giornalisti e dei grandi intellettuali dell’epoca testimoni dell’impresa. La luna rispecchia la cultura di ogni popolo. A Palazzo Reale, luogo dove l’incontro tra la cultura, l’arte e la storia regna da secoli, abbiamo scelto di dedicare un evento alla ricorrenza dello sbarco sulla luna. Per ricordare la straordinaria conquista legata alla tecnologia come un fatto culturale. La luna divenne qualcosa di religioso. Un simbolo di tutti noi alla continua ricerca di mondi nuovi senza saperne il perché”.

Cinquant’anni dal primo uomo sulla luna (1969, proposito riuscito) e cento dal manifesto futurista di Marinetti “Uccidiamo il chiaro di luna!” (1919, proposito fallito), due secoli dai versi de “Alla Luna” di Leopardi (1819, adesso possiamo rimirarla senza angoscia) il nostro satellite è ancora lì ad ispirare poeti e scienziati, indifferente e misterioso. E a stimolare il coraggio di sognare nuove grandi imprese. Anche nella tormentata superficie terrestre, dove essere superficiali non può bastare.

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La storia della chiesa che visse tre volte

Santa Maria della Pinta, nel centro di Palermo, col passare dei secoli ha conosciuto diverse collocazioni. È famosa per il soffitto in legno dipinto e per aver ospitato un atto sacro di Teofilo Folengo

di Emanuele Drago*

C’è una chiesa a Palermo che ha una storia particolarissima, e nonostante mantenga ancora l’antica denominazione, conobbe col passare dei secoli ben tre diverse collocazioni. La chiesa a cui facciamo riferimento è quella di Santa Maria della Pinta, edificata durante il dominio bizantino dal generale Belisario e che veniva denominata dell’Annunziata.

L’attuale soffitto ligneo della Pinta

L’appellativo “Pinta” gli venne aggiunto poiché la bella basilica possedeva delle strutture in legno, tra cui il tetto, completamente dipinto. Tuttavia, alla fine del XIV secolo, la chiesa venne riedificata, ma divenne soprattutto famosa quando il letterato e monaco mantovano, Teofilo Folengo, conterraneo dell’allora vicerè Ferrante Gonzaga, decise di realizzarvi una rappresentazione sacra dal titolo “La Creazione del mondo”, conosciuta anche, da quel momento in poi come “L’Atto della Pinta”.

La Galca con i bastioni del 1648

La chiesa, come attesta l’antica topografia della Galca (oggi ricadente sull’attuale villa Bonanno, ma un tempo il centro direzionale del potere politico) si trovava sul piano del Palazzo Reale. In verità, nello stesso luogo, oltre alla chiesa dedicata a Santa Maria della Pinta, si trovavano altre chiese quali la basilica di Santa Barbara la Soprana e San Giovanni la Galca. Tuttavia, in seguito al tumulto popolare del 1648, guidato da Giuseppe D’Alessi e poi soppresso repentinamente, l’allora Cardinale Teodoro Trivulzio – viceré di Sicilia e presidente del Regno – per rendere il palazzo del potere più sicuro, aveva deciso di farvi edificare due grossi bastioni per la difesa.

Ritratto di Teofilo Folengo

La scellerata decisione comportò anche l’abbattimento delle chiese che si trovavano nella Galca; ragion per cui, da quel momento in poi, il titolo della chiesa de La Pinta venne trasferito a un’altra chiesa, denominata Santa Maria dell’Itria, che si trovava presso la strada dei Tedeschi, non distante da quella odierna. Ma, a partire dal 1670, per far spazio alla nuova via Porta di Castro, la chiesa venne abbattuta e ricostruita proprio di fronte, esattamente nel luogo in cui si trova adesso.

Nonostante i ripetuti spostamenti della chiesa, le confraternite non vollero rinunciare al titolo di Pinta, tant’è che nell’edificare il nuovo tetto ligneo ne riprodussero le antiche eleganti fattezze.

*Docente e scrittore

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Tutto pronto per la notte della Santuzza, ecco il programma

Teatro, danza, musica e luci per il Festino di Santa Rosalia, con le esibizioni de La Fura dels Baus, della compagnia Transe Express, con il Coro di voci bianche e la Kids Orchestra del Teatro Massimo

di Redazione

Entra nel vivo il 395esimo Festino di Santa Rosalia a Palermo, con la direzione artistica di Letizia Battaglia e Lollo Franco. È tutto pronto per la lunga notte del corteo del 14 luglio, che comincerà dal piano di Palazzo Reale, alle 21, con lo spettacolo “Santa Rosalia e il Genio di Palermo”: per la prima volta, infatti, i due numi tutelari della Città, religioso e laico, dialogheranno all’interno dell’articolata performance che coinvolgerà diversi gruppi artistici. Sulla scena anche due Rosalia, una danzante e una che, con il proprio canto, rappresenterà l’anima della Santuzza.

Riproduzione del carro di Santa Rosalia progettato da Fabrizio Lupo

Si assisterà ad un trionfo di arti: dal teatro alla danza, dalla musica al canto, con il Coro di voci bianche e la Kids Orchestra entrambi del Teatro Massimo, per giungere alle esibizioni artistiche acrobatiche, durante la nascita di Rosalia, la tentazione dei diavoli e la Peste, che vedranno in aria cittadini palermitani nella performance curata da La Fura dels Baus e l’esecuzione della Danza del Fuoco.

Da qui l’imponente carro trionfale, una specie di palcoscenico mobile di 9.000 chili alto 11 metri, largo 5,40 e lungo 10, animato da luci, musica e movimenti meccanici, trainato come da tradizione dai cittadini delle comunità multietniche coordinate da Rajendra Bitrayya, da otto detenuti del carcere Ucciardone e dai fedeli, comincerà la sua sfilata lungo il Cassaro per giungere al Foro Italico. Il carro farà la sua prima sosta davanti alla Cattedrale dove si esibirà la compagnia Transe Express, per la prima volta nel cast artistico del Festino, con la performance aerea “Lacher de violons”, un dialogo tra cielo e terra che coinvolgerà 20 artisti, dove la potenza delle percussioni incontrerà la delicatezza di un quartetto d’archi e di una voce lirica. Il corteo sarà accompagnato dalla compagnia Trans Express, fino ad un certo punto, e poi dagli Ottomani Animati e dai tamburinai della famiglia Aucello.

La compagnia Transe Express

Ai Quattro Canti, prima del tradizionale omaggio floreale che vedrà salire il sindaco Leoluca Orlando sopra il carro e invocare, a protezione della città, il nome di Santa Rosalia, la Fura dels Baus presenterà, in prima nazionale, un’altra performance aerea coinvolgendo altri artisti palermitani. Il carro trionfale durante questo momento, in omaggio alle quattro sante presenti ai vertici dei Canti, svelerà la sua struttura dinamica. Seguirà l’Abballu di li Virgini che verrà ripetuto anche a Porta Felice, a conclusione di un’ultima performance aerea. Da qui il corteo, tra sonorità ritmate e giochi di luce, giungerà al Foro Italico, dove sarà accolto dal consueto tripudio dei fuochi d’artificio.

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Si completa la “rambla” tra il Cassaro e via Maqueda

Nuovo piano del traffico approvato con una delibera dalla giunta comunale per la pedonalizzazione del centro storico. Previsto anche il doppio senso in via Roma

di Marco Russo

Nuova rivoluzione del traffico nel centro storico di Palermo. Si completa la pedonalizzazione di via Maqueda e via Vittorio Emanuele, con la contestuale istituzione del doppio senso di marcia in via Roma. È il nuovo piano del traffico approvato con una delibera dalla giunta comunale, che prevede il completamento della pedonalizzazione del Cassaro basso, dai Quattro Canti a via Porto Salvo, e di via Maqueda fino in piazza Giulio Cesare. La delibera è stata approvata ieri dalla giunta, su proposta del dirigente del Servizio Trasporto pubblico di massa e Piano urbano del traffico, condivisa dall’assessore al ramo, Giusto Catania.

Ztl in centro storico

“Nel programma del sindaco – si legge nella delibera – è stata riservata una particolare attenzione alle problematiche riguardanti la restituzione ai cittadini di particolari spazi urbani, individuando nuove aree di intervento da adibire, in particolare, alla fruibilità pedonale”, individuando “il centro storico, le zone ad esso adiacenti e le borgate storiche, quali polarità nelle quali avviare concrete iniziative di sviluppo sostenibile, perseguendo decise politiche di alleggerimento del traffico e di introduzione di isole pedonali, finalizzate alla riqualificazione ambientale”.

Via Maqueda

Il provvedimento prevede di istituire le stesse modalità vigenti negli spazi stradali della “Ztl Maqueda” e “Ztl Palermo Arabo-Normanna”, ovvero con limitazioni del traffico dalle 10 alle 7. Il transito sarà consentito, alla velocità massima di 10 chilometri orari, soltanto ai mezzi delle forze dell’ordine, alle ambulanze, ai residenti del tratto interessato e delle vie adiacenti, ai taxi, alle auto del car sharing e ai bus turistici. Adesso l’ufficio Traffico del Comune, dovrà predisporre un’apposità ordinanza entro il 30 luglio.

“Un nuovo importante provvedimento – dichiarano il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore alla Mobilità, Giusto Catania – che è certamente pratico, ma che esprime il profondissimo cambiamento culturale della nostra città. Oggi sono stati i residenti e i commercianti di queste vie a chiedere a gran voce la pedonalizzazione. Quegli stessi residenti e commercianti che sei anni fa avevano annunciato – e, a volte, fatto – le barricate contro le pedonalizzazioni. Tutti hanno finalmente compreso come la vivibilità non sia soltanto utile per respirare meglio ma sia anche conveniente per creare e rafforzare condizioni economiche e di sviluppo”.

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