Eolie, sette sorelle con sette particolarità

Se, come riportato da un anonimo poeta siciliano, la Sicilia è un diamante posto sul mare da Dio come un dono per gli uomini, le isole del Messinese sono come una collana di perle che si adagia sullo sfondo azzurro del Mediterraneo

Registrato dal 2000 nella lista Unesco del Patrimonio Mondiale per la sua attività vulcanica, l’arcipelago comprende sette isole principali (Lipari, Salina, Stromboli, Panarea, Filicudi e Alicudi) e un paio di isolotti disabitati vicino Panarea (Basiluzzo, Dattilo, Bottaro, Lisca Nera e Lisca Bianca), situata al largo della costa settentrionale della Sicilia.

Sebbene tutti abbiano in comune una rigogliosa vegetazione e splendidi paesaggi naturali, ognuno ha il suo fascino e la sua particolarità. Stromboli, con il suo vulcano, protagonista dell’omonimo film di Roberto Rossellini nel 1950 con Ingrid Bergman, è senza dubbio la più famosa. Anche se Panarea, meta preferita del jet set italiano, la ruba un po’ la scena d’estate.

Salina ha la reputazione di essere la più piacevole, la più fertile e la più verde (e probabilmente la più bella, ma questa è la mia opinione personale!), è sede di una vasta riserva naturale ed è stata utilizzata nel cinema (“Il postino”, di Michael Radford con Philippe Noiret e Massimo Troisi alla sua ultima prova d’attore prima della morte).

Vulcano attira gli escursionisti che si arrampicano audacemente sul suo cratere o fanno il bagno nelle sue acque tiepide o nei fanghi sulfurei. Lipari, la più grande e popolata, è anche la più importante amministrativamente ed economicamente. Mentre Filicudi e Alicudi, le più lontane, sono anche le più selvagge, rocce sul mare adattate a chi ha buone gambe per salire le migliaia di scalini.

In breve, tutto diverso e tutto così sontuoso.

Le isole Eolie hanno sempre avuto un fascino potente. Abitate sin dall’età della pietra, hanno permesso ai loro primi abitanti di prosperare grazie al commercio dell’ossidiana, roccia vulcanica che si trova in abbondanza a Lipari. Le cave di pomice, ora abbandonate, erano nella seconda metà del XX secolo una delle principali risorse economiche di Lipari. O estinti o attivi, i vulcani delle Isole Eolie hanno così modellato i loro paesaggi, fecondato il loro suolo e nutrito gli uomini.

Oggi veniamo nell’arcipelago delle Eolie per rilassarci, dimenticare lo stress e le preoccupazioni, meravigliarci lungo i suoi sentieri escursionistici o intorno ai suoi crateri, gustare prodotti autentici e ricchi che gustano sono l’orgoglio della cucina siciliana, godere di una natura rigogliosa e generosa regina, sempre un sole vi aspettano e un mare degno delle più belle scene di documentari del settore. In breve, trascorri una vacanza da sogno!

Fra le tante offerte singolari e suggestive c’è anche una crociera a bordo di uno splendido yacht, che un tempo era la patria di Roberto Rossellini e Ingrid Bergman durante le riprese di Stromboli. Così, una chicca fra le tante, nelle meravigliose Eolie.

(Foto: Régine Cavallaro)

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La sfida dell’arte a Giardini Naxos

Situata ai piedi di Taormina, a metà strada tra  Messina e Catania, la piccola località balneare è stata la prima colonia greca fondata in Sicilia 2750 anni fa. Il litorale è fortemente cementificato e alcuni abitanti moltiplicano le iniziative per ridare alla città un volto più estetico e rispettoso dell’ambiente.

Anche se non lo vuole ammettere, Caterina è una figura fondamentale per la salvaguardia e la promozione di Giardini-Naxos. Non contenta di dirigere il circolo locale di Legambiente, la principale – e più attiva – organizzazione di difesa dell’ambiente in Italia, questa Giardinese vissuta a lungo a Firenze gestisce anche l’albergo di famiglia Palladio, a due passi dalla spiaggia. Partner del Festival internazionale di interventi urbani Emergence, ospita ogni anno, nelle diciannove camere del suo stabilimento, gli street artists venuti da tutta l’Europa. Con gentilezza e generosità, questa esteta, ella stessa figlia di una pittrice, veglia sul festival, offrendo il vitto e l’alloggio agli invitati della manifestazione. Ogni sera, per tutta la durata dei festeggiamenti, Clara, Agata, Elisa, Elvira e Fiorella, le buone fate della cucina e del ristorante situato sulla terrazza panoramica dell’albergo, fanno la gioia dei commensali coi piatti tipici siciliani, preparati con prodotti bio e a chilometro zero.

Proprio perché ama la sua città, dal ricco passato e dal patrimonio naturale altrettanto fecondo, Caterina milita in Legambiente. Con l’associazione ecologica, ha fatto, tra l’altro, impiantare alberi di agrumi nello splendido Parco archeologico di Naxos.

Oltre al museo, piccolo ma ben fornito, il parco si estende su una quarantina di ettari, sulle vestigia della prima colonia greca di Sicilia fondata nel 734 avanti Cristo da coloni provenienti da Calcide sull’isola d’Eubea e da Naxos nell’arcipelago delle Cicladi, come lo riferiscono Tucidide e Ellanico. Qualche anno dopo, quegli stessi coloni fondarono Katane (Catania) e Leontinoi (Lentini). “È uno dei parchi archeologici più importanti d’Italia. Ricercatori vengono dalle università di Harvard e Cambridge per svolgere campagne di scavi”, racconta Caterina. Ma al di là del suo alto valore  storico, il parco è innanzitutto un luogo stupendo, immerso in una pace profonda e di grande poesia, con le sue mura di pietra e le sue rovine incastonate in una vegetazione mediterranea lussureggiante.

Eppure questa oasi di pace è minacciata. I venditori di cemento che hanno già massacrato il litorale vorrebbero adesso continuare su questa strada (porti, centri commerciali…). Fortunatamente, la presidente del circolo di Legambiente vigila ed è riuscita a ostacolare il progetto, invocando l’articolo 9 della Costituzione italiana che “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Vero è che la baia di Taormina è una destinazione molto ambita dai viaggiatori sin dal ‘700, una tappa obbligata del Grand Tour, che ha affascinato tanti scrittori, poeti e artisti, a cominciare da Goethe, D.H. Lawrence e Guy de Maupassant. Con il suo teatro antico, i suoi giardini, la vista sul mar Ionio e sull’Etna vicinissimo, Taormina, detta anche la “Saint Tropez siciliana” in alcune guide turistiche, ha per molto tempo formato con Giardini-Naxos un solo e unico comune. Ciò spiega d’altronde perché le due città condividono la stessa stazione (bellissima!). Caterina, sempre buoni i suoi consiglii, organizza per i clienti dell’albergo escursioni nei dintorni e specialmente sull’Etna, in compagnia di guide naturalistiche (e molto simpatiche!) con tesserino Aigae dell’Associazione Etna Truvatura.

Dal 2012, due altri giardinesi, Giuseppe Stagnitta e il geniale Turi Scandurra (vedi “La Storia della Sicilia in 100 secondi”) tentano di abbellire le facciate di Giardini-Naxos invitando artisti urbani internazionali ad intervenire sui muri, attraverso il festival Emergence. Nell’ultima mia visita da quelle arti, era il 2015, l’Europa del sud era in primo piano. Tra gli street artists presenti a quella quarta edizione svoltasi dal 19 al 26 ottobre 2015, figuravano infatti  GoddoG (Francia), Blaqk (Grecia) accompagnati dal fotografo Dimitri Vasiliou, Lucamaleonte e Vlady (Italia) nonché i fratelli  Amedeo e Antonio Forlin, artisti ceramisti locali, mentre l’artista rumeno Geo Florenti installava un lampione ispirato al concetto di arte necessario, ingegnoso sistema di illuminazione senza consumo elettrico. L’edizione fu particolarmente creativa e soprattutto ricca di emozioni, poiché venuta per coprire giornalisticamente il festival, sono stata promossa assistente dell’artista Francese e mi sono ritrovata a quindici metri di altezza a pilotare la gru.

Situata ai piedi di Taormina, a metà strada tra  Messina e Catania, la piccola località balneare è stata la prima colonia greca fondata in Sicilia 2750 anni fa. Il litorale è fortemente cementificato e alcuni abitanti moltiplicano le iniziative per ridare alla città un volto più estetico e rispettoso dell’ambiente.

Anche se non lo vuole ammettere, Caterina è una figura fondamentale per la salvaguardia e la promozione di Giardini-Naxos. Non contenta di dirigere il circolo locale di Legambiente, la principale – e più attiva – organizzazione di difesa dell’ambiente in Italia, questa Giardinese vissuta a lungo a Firenze gestisce anche l’albergo di famiglia Palladio, a due passi dalla spiaggia. Partner del Festival internazionale di interventi urbani Emergence, ospita ogni anno, nelle diciannove camere del suo stabilimento, gli street artists venuti da tutta l’Europa. Con gentilezza e generosità, questa esteta, ella stessa figlia di una pittrice, veglia sul festival, offrendo il vitto e l’alloggio agli invitati della manifestazione. Ogni sera, per tutta la durata dei festeggiamenti, Clara, Agata, Elisa, Elvira e Fiorella, le buone fate della cucina e del ristorante situato sulla terrazza panoramica dell’albergo, fanno la gioia dei commensali coi piatti tipici siciliani, preparati con prodotti bio e a chilometro zero.

Proprio perché ama la sua città, dal ricco passato e dal patrimonio naturale altrettanto fecondo, Caterina milita in Legambiente. Con l’associazione ecologica, ha fatto, tra l’altro, impiantare alberi di agrumi nello splendido Parco archeologico di Naxos.

Oltre al museo, piccolo ma ben fornito, il parco si estende su una quarantina di ettari, sulle vestigia della prima colonia greca di Sicilia fondata nel 734 avanti Cristo da coloni provenienti da Calcide sull’isola d’Eubea e da Naxos nell’arcipelago delle Cicladi, come lo riferiscono Tucidide e Ellanico. Qualche anno dopo, quegli stessi coloni fondarono Katane (Catania) e Leontinoi (Lentini). “È uno dei parchi archeologici più importanti d’Italia. Ricercatori vengono dalle università di Harvard e Cambridge per svolgere campagne di scavi”, racconta Caterina. Ma al di là del suo alto valore  storico, il parco è innanzitutto un luogo stupendo, immerso in una pace profonda e di grande poesia, con le sue mura di pietra e le sue rovine incastonate in una vegetazione mediterranea lussureggiante.

Eppure questa oasi di pace è minacciata. I venditori di cemento che hanno già massacrato il litorale vorrebbero adesso continuare su questa strada (porti, centri commerciali…). Fortunatamente, la presidente del circolo di Legambiente vigila ed è riuscita a ostacolare il progetto, invocando l’articolo 9 della Costituzione italiana che “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Vero è che la baia di Taormina è una destinazione molto ambita dai viaggiatori sin dal ‘700, una tappa obbligata del Grand Tour, che ha affascinato tanti scrittori, poeti e artisti, a cominciare da Goethe, D.H. Lawrence e Guy de Maupassant. Con il suo teatro antico, i suoi giardini, la vista sul mar Ionio e sull’Etna vicinissimo, Taormina, detta anche la “Saint Tropez siciliana” in alcune guide turistiche, ha per molto tempo formato con Giardini-Naxos un solo e unico comune. Ciò spiega d’altronde perché le due città condividono la stessa stazione (bellissima!). Caterina, sempre buoni i suoi consiglii, organizza per i clienti dell’albergo escursioni nei dintorni e specialmente sull’Etna, in compagnia di guide naturalistiche (e molto simpatiche!) con tesserino Aigae dell’Associazione Etna Truvatura.

Dal 2012, due altri giardinesi, Giuseppe Stagnitta e il geniale Turi Scandurra (vedi “La Storia della Sicilia in 100 secondi”) tentano di abbellire le facciate di Giardini-Naxos invitando artisti urbani internazionali ad intervenire sui muri, attraverso il festival Emergence. Nell’ultima mia visita da quelle arti, era il 2015, l’Europa del sud era in primo piano. Tra gli street artists presenti a quella quarta edizione svoltasi dal 19 al 26 ottobre 2015, figuravano infatti  GoddoG (Francia), Blaqk (Grecia) accompagnati dal fotografo Dimitri Vasiliou, Lucamaleonte e Vlady (Italia) nonché i fratelli  Amedeo e Antonio Forlin, artisti ceramisti locali, mentre l’artista rumeno Geo Florenti installava un lampione ispirato al concetto di arte necessario, ingegnoso sistema di illuminazione senza consumo elettrico. L’edizione fu particolarmente creativa e soprattutto ricca di emozioni, poiché venuta per coprire giornalisticamente il festival, sono stata promossa assistente dell’artista Francese e mi sono ritrovata a quindici metri di altezza a pilotare la gru.

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L’albergo dove si dorme fra capolavori

Annidato in una baia della costa settentrionale, a Castel di Tusa, l’Atelier sul Mare non è un art hotel qualsiasi

Sull’albergo d’arte Atelier sul Mare, si è già scritto tanto. Io stessa ho pubblicato un articolo sulla rivista Ulysse e su Le Monde.fr. Devozione alla bellezza, si può leggere in grosse lettere appena si entra nella hall dell’albergo. La bellezza, si trova in effetti nelle 23 camere d’arte, ognuna realizzata da un artista contemporaneo diverso. Ma questa sorprendente, incredibile, immensa creatività non deve far dimenticare la gentilezza. L’enorme gentilezza di tutta l’équipe di Antonio Presti, il geniale padrone dei luoghi.

Infatti, questo albergo, di certo unico al mondo, situato a Castel di Tusa, sulla costa tra Messina e Palermo, brilla non solo per le sue camere d’arte e la posizione di fronte al mare, a qualche metro appena  di una bella spiaggia di ciottoli dalle acque turchesi. Splende ancora di più per l’accoglienza calorosa e conviviale, da Simona e Paolo alla reception oppure Adriana e Marco, il direttore commerciale, fino al cameriere al bar che ti scrive su un pezzetto di carta il titolo del brano che ti è piaciuto tanto mentre sorseggiavi un bicchiere di vino bianco di fronte al mare. Avevo dimenticato quanto ci si sente come un re o una regina qui. Come un amico di famiglia. Tutto il personale, attento e premuroso, ce la mette tutta per farti sentire come a casa tua.

Dalla mia ultima visita, quattro nuove camere si sono aggiunte alla straordinaria collezione di questo albergo d’arte. Questa volta, ho scelto la “Stanza dell’Opra”, la camera concepita da Mimmo Cuticchio, il famoso marionettista dell’Opera dei pupi, quel teatro tradizionale di Sicilia, iscritto al patrimonio culturale e immateriale dell’umanità dell’Unesco dal 2008. Dormire in un’opera d’arte, immersa nell’universo colorito dei pupi siciliani, per forza furono sogni d’oro!

Altre belle novità mi aspettavano, come la Spa aperta da un anno nella suite chiamata “Hammam”, dove ogni fine settimana si può scegliere tra una lunga lista di cure e massaggi; oppure il lounge bar e la sua ricchissima collezione di libri d’arte; il ristorante d’estate in riva al mare; la galleria d’arte accanto alla hall che regolarmente ospita mostre; l’artista ceramista intenta a modellare davanti a te le opere poi vendute nella boutique; e naturalmente le visite delle camere d’arte organizzate ogni giorno alle 12, nonché un tour guidato (su richiesta) della Fiumara d’arte, il parco di sculture monumentali disseminate nelle vicine montagne dei Nebrodi.

Allora, per concludere, quando la bellezza si sposa con la gentilezza, io dico sì, mille volte sì.

(Foto: Règine Cavallaro)

Annidato in una baia della costa settentrionale, a Castel di Tusa, l’Atelier sul Mare non è un art hotel qualsiasi

Sull’albergo d’arte Atelier sul Mare, si è già scritto tanto. Io stessa ho pubblicato un articolo sulla rivista Ulysse e su Le Monde.fr. Devozione alla bellezza, si può leggere in grosse lettere appena si entra nella hall dell’albergo. La bellezza, si trova in effetti nelle 23 camere d’arte, ognuna realizzata da un artista contemporaneo diverso. Ma questa sorprendente, incredibile, immensa creatività non deve far dimenticare la gentilezza. L’enorme gentilezza di tutta l’équipe di Antonio Presti, il geniale padrone dei luoghi.

Infatti, questo albergo, di certo unico al mondo, situato a Castel di Tusa, sulla costa tra Messina e Palermo, brilla non solo per le sue camere d’arte e la posizione di fronte al mare, a qualche metro appena  di una bella spiaggia di ciottoli dalle acque turchesi. Splende ancora di più per l’accoglienza calorosa e conviviale, da Simona e Paolo alla reception oppure Adriana e Marco, il direttore commerciale, fino al cameriere al bar che ti scrive su un pezzetto di carta il titolo del brano che ti è piaciuto tanto mentre sorseggiavi un bicchiere di vino bianco di fronte al mare. Avevo dimenticato quanto ci si sente come un re o una regina qui. Come un amico di famiglia. Tutto il personale, attento e premuroso, ce la mette tutta per farti sentire come a casa tua.

Dalla mia ultima visita, quattro nuove camere si sono aggiunte alla straordinaria collezione di questo albergo d’arte. Questa volta, ho scelto la “Stanza dell’Opra”, la camera concepita da Mimmo Cuticchio, il famoso marionettista dell’Opera dei pupi, quel teatro tradizionale di Sicilia, iscritto al patrimonio culturale e immateriale dell’umanità dell’Unesco dal 2008. Dormire in un’opera d’arte, immersa nell’universo colorito dei pupi siciliani, per forza furono sogni d’oro!

Altre belle novità mi aspettavano, come la Spa aperta da un anno nella suite chiamata “Hammam”, dove ogni fine settimana si può scegliere tra una lunga lista di cure e massaggi; oppure il lounge bar e la sua ricchissima collezione di libri d’arte; il ristorante d’estate in riva al mare; la galleria d’arte accanto alla hall che regolarmente ospita mostre; l’artista ceramista intenta a modellare davanti a te le opere poi vendute nella boutique; e naturalmente le visite delle camere d’arte organizzate ogni giorno alle 12, nonché un tour guidato (su richiesta) della Fiumara d’arte, il parco di sculture monumentali disseminate nelle vicine montagne dei Nebrodi.

Allora, per concludere, quando la bellezza si sposa con la gentilezza, io dico sì, mille volte sì.

(Foto: Règine Cavallaro)

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Vulcano o la musica delle pietre

Di tutte le isole Eolie, è senz’altro a Vulcano che il regno minerale esplode in tutto il suo splendore. Roccia, lava, scorie, barranco, fumarola, fango sulfureo, sabbia nera… tutto sembra pretesto per celebrare il regno della pietra

C’è naturalmente il vulcano cui il cratere principale che si erge a 380 metri è relativamente  di facile accesso. Occorre camminare un’ora lungo gli 800 metri del sentiero per raggiungere la cima. Ne vale veramente la pena perchè una volta arrivati lassù lo spettacolo che si offre alla vista è semplicemente magico. L’escursionista gode di un belvedere privilegiato sulle altre sei isole dell’arcipelago eoliano.

Il vulcano ha molto impressionato Alexandre Dumas durante il suo viaggio in Sicilia nel 1835. In “Viaggio in Sicilia”, raccontando il suo periplo eoliano, l’autore ci rivela che l’isola era allora unicamente popolata da forzati che scavavano il cratere per estrarne lo zolfo. Un lavoro da forzati, cui le condizioni di vita miserabili e disumane avevano commosso lo scrittore viaggiatore.

Vulcano vuol dire anche paesaggi unici e insoliti dove la roccia onnipresente sembra suonare in sintonia con il mare e il cielo per comporre un’immensa sinfonia di pietra. Sempre in compagnia di Giovanni e il suo indispensabile gozzo, il giro dell’isola in barca offre l’opportunità di meravigliarsi davanti ai tanti slanci del minerale. Qui, una piscina naturale. Là, una grotta profonda. Un po’ più lontano, un gigante di pietra. E passato uno sperone roccioso, una piccola baia un po’ speciale : la spiaggia dell’Asino e la sua sorprendente sabbia nera.

Infine, il clou dello spettacolo, a due passi dal porto: i bagni di fango sulfureo. Ah i famosi bagni di fango sulfureo! Tutto un universo, un altro pianeta! Un viaggio in se stesso in un set lunare! Certo, ti consiglierei di non andarci a stomaco pieno. E di indossare un vecchio costume da bagno, quello un po’ allentato che ha già fatto un paio di stagioni e dorme in fondo al cassettone. Perché l’odore dello zolfo è tenace, e anche dopo alcuni lavaggi, avrà al meglio un odore di fiammifero bruciato, al peggio di uovo marcio. Infatti, lo zolfo odora proprio questo: un orrendo effluvio uscito dritto dall’inferno, come lo pensavano gli Antichi, che ti invade le narici e ti mette lo stomaco sotto sopra. Però, passato il disgusto, un’immersione nei fanghi caldi e gorgoglianti ti porterà numerosi benefici: dimenticati i reumatismi, le difficolta respiratorie o alcune lesioni cutanee come l’acne o la psoriasi. Ne uscirai con una sensazione di profondo rilassamento ed una pelle dolce come la seta. I fanghi sulfurei possiedono proprietà terapeutiche riconosciute per curare affezioni articolari, dermatologiche e delle vie aeree.

Dopo essersi cosparsi e rilassato nel fango caldo (non più di venti minuti, dopo c’è il rischio di intossicazione), ci si tuffa nel mare vicino, dove l’acqua, in certi punti, ribolisce come in una jacuzzi naturale. Quelli che soffrono di problemi respiratori, come l’asma, non mancheranno di andare inspirare le esalazioni delle fumarole situate dietro la pozza di fango. Certo non profuma di rosa, ma è molto efficace.

La buona notizia è che la fangoterapia così come viene proposta sull’isola di Vulcano è accessibile a tutti: 2 euro l’ingresso, più un euro per la doccia, o 12 euro l’abbonamento per 7 giorni, sarebbe un vero peccato lasciarsi perdere l’occasione. Insomma, non c’è nessuna scusa per non partire a prendere cura di se stessi sull’isola di Vulcano.

Di tutte le isole Eolie, è senz’altro a Vulcano che il regno minerale esplode in tutto il suo splendore. Roccia, lava, scorie, barranco, fumarola, fango sulfureo, sabbia nera… tutto sembra pretesto per celebrare il regno della pietra

C’è naturalmente il vulcano cui il cratere principale che si erge a 380 metri è relativamente  di facile accesso. Occorre camminare un’ora lungo gli 800 metri del sentiero per raggiungere la cima. Ne vale veramente la pena perchè una volta arrivati lassù lo spettacolo che si offre alla vista è semplicemente magico. L’escursionista gode di un belvedere privilegiato sulle altre sei isole dell’arcipelago eoliano.

Il vulcano ha molto impressionato Alexandre Dumas durante il suo viaggio in Sicilia nel 1835. In “Viaggio in Sicilia”, raccontando il suo periplo eoliano, l’autore ci rivela che l’isola era allora unicamente popolata da forzati che scavavano il cratere per estrarne lo zolfo. Un lavoro da forzati, cui le condizioni di vita miserabili e disumane avevano commosso lo scrittore viaggiatore.

Vulcano vuol dire anche paesaggi unici e insoliti dove la roccia onnipresente sembra suonare in sintonia con il mare e il cielo per comporre un’immensa sinfonia di pietra. Sempre in compagnia di Giovanni e il suo indispensabile gozzo, il giro dell’isola in barca offre l’opportunità di meravigliarsi davanti ai tanti slanci del minerale. Qui, una piscina naturale. Là, una grotta profonda. Un po’ più lontano, un gigante di pietra. E passato uno sperone roccioso, una piccola baia un po’ speciale : la spiaggia dell’Asino e la sua sorprendente sabbia nera.

Infine, il clou dello spettacolo, a due passi dal porto: i bagni di fango sulfureo. Ah i famosi bagni di fango sulfureo! Tutto un universo, un altro pianeta! Un viaggio in se stesso in un set lunare! Certo, ti consiglierei di non andarci a stomaco pieno. E di indossare un vecchio costume da bagno, quello un po’ allentato che ha già fatto un paio di stagioni e dorme in fondo al cassettone. Perché l’odore dello zolfo è tenace, e anche dopo alcuni lavaggi, avrà al meglio un odore di fiammifero bruciato, al peggio di uovo marcio. Infatti, lo zolfo odora proprio questo: un orrendo effluvio uscito dritto dall’inferno, come lo pensavano gli Antichi, che ti invade le narici e ti mette lo stomaco sotto sopra. Però, passato il disgusto, un’immersione nei fanghi caldi e gorgoglianti ti porterà numerosi benefici: dimenticati i reumatismi, le difficolta respiratorie o alcune lesioni cutanee come l’acne o la psoriasi. Ne uscirai con una sensazione di profondo rilassamento ed una pelle dolce come la seta. I fanghi sulfurei possiedono proprietà terapeutiche riconosciute per curare affezioni articolari, dermatologiche e delle vie aeree.

Dopo essersi cosparsi e rilassato nel fango caldo (non più di venti minuti, dopo c’è il rischio di intossicazione), ci si tuffa nel mare vicino, dove l’acqua, in certi punti, ribolisce come in una jacuzzi naturale. Quelli che soffrono di problemi respiratori, come l’asma, non mancheranno di andare inspirare le esalazioni delle fumarole situate dietro la pozza di fango. Certo non profuma di rosa, ma è molto efficace.

La buona notizia è che la fangoterapia così come viene proposta sull’isola di Vulcano è accessibile a tutti: 2 euro l’ingresso, più un euro per la doccia, o 12 euro l’abbonamento per 7 giorni, sarebbe un vero peccato lasciarsi perdere l’occasione. Insomma, non c’è nessuna scusa per non partire a prendere cura di se stessi sull’isola di Vulcano.

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Art brut a Sciacca

Spesso non ci accorgiamo dello straordinario che abbiamo sotto gli occhi. Ecco un viaggio attraverso luoghi e storie inconsuete dell’Isola condotto da una giornalista mezza siciliana e mezza francese, innamorata dell’Isola, autrice del Dictionnaire insolite de la Sicile e del blog SiciliaBellissima.com

A Sciacca, sulla costa meridionale della Sicilia, c’è un museo molto particolare, con un nome altrettanto speciale: il Castello Incantato. In un ambiente naturale di grande bellezza, sospeso su un cielo blu e affacciato su un mare turchese, circa 3000 teste di pietra guardano come sentinelle silenziose sugli ulivi, i mandorli e i fichi d’india che ci sono intorno. È la straordinaria storia dell’artista, la stranezza delle sue opere, questo luogo improbabile? Una cosa è certa, regna sul Castello incantato un’atmosfera impressa da una grande poesia che immerge il visitatore in un universo fuori dal tempo. Secondo alcuni, Filippo Bentivegna, noto anche come Filippo delle Teste, era un originale, per altri un pazzo, per altri ancora un grande artista. Dal suo ritorno dagli Stati Uniti nel 1919, dove aveva cercato di emigrare, fino alla sua morte nel 1967, questo scultore autodidatta, nato a Sciacca nel 1888 e da un background molto modesto, ha creato un esercito di tutte le dimensioni, che a volte sono isolate, a volte formano masse piramidali o incassate nelle pareti. Alcuni hanno un nome: Mussolini, Garibaldi, Napoleone, Dante, Leonardo da Vinci …

L’artista ha sempre rifiutato di vendere le sue opere. Alcuni, tuttavia, sono riusciti a raggiungere la collezione Art Brut di Losanna, avviata da Jean Dubuffet. Secondo Giuseppe Gulino, a capo dell’Associazione Agorà, responsabile della gestione del sito, sarebbero addirittura i pezzi preferiti della sua collezione. Ma perché questa ossessione di scolpire solo le teste? La spiegazione verrebbe dal caso medico. Durante la sua permanenza negli Stati Uniti, Filippo Bentivegna subisce un grave trauma cranico, durante un combattimento iniziato, si dice, da un rivale innamorato. Il colpo è così violento che il giovane rimane incosciente per diversi giorni e successivamente subisce gravi perdite di memoria. Giudicato inadatto al lavoro, deve tornare a casa in Sicilia. Atterrato a malapena il giorno dopo la Grande Guerra, viene arrestato per diserzione e condannato a tre anni di prigione. Tuttavia, i medici che lo esaminano lo considerano “disabile mentale” e viene rilasciato. Con i suoi risparmi e la sua pensione d’invalidità, compra il suo pezzo di terra e si impegna a intagliare le teste all’infinito.

Spesso non ci accorgiamo dello straordinario che abbiamo sotto gli occhi. Ecco un viaggio attraverso luoghi e storie inconsuete dell’Isola condotto da una giornalista mezza siciliana e mezza francese, innamorata dell’Isola, autrice del Dictionnaire insolite de la Sicile e del blog SiciliaBellissima.com

A Sciacca, sulla costa meridionale della Sicilia, c’è un museo molto particolare, con un nome altrettanto speciale: il Castello Incantato. In un ambiente naturale di grande bellezza, sospeso su un cielo blu e affacciato su un mare turchese, circa 3000 teste di pietra guardano come sentinelle silenziose sugli ulivi, i mandorli e i fichi d’india che ci sono intorno. È la straordinaria storia dell’artista, la stranezza delle sue opere, questo luogo improbabile? Una cosa è certa, regna sul Castello incantato un’atmosfera impressa da una grande poesia che immerge il visitatore in un universo fuori dal tempo.

Secondo alcuni, Filippo Bentivegna, noto anche come Filippo delle Teste, era un originale, per altri un pazzo, per altri ancora un grande artista. Dal suo ritorno dagli Stati Uniti nel 1919, dove aveva cercato di emigrare, fino alla sua morte nel 1967, questo scultore autodidatta, nato a Sciacca nel 1888 e da un background molto modesto, ha creato un esercito di tutte le dimensioni, che a volte sono isolate, a volte formano masse piramidali o incassate nelle pareti. Alcuni hanno un nome: Mussolini, Garibaldi, Napoleone, Dante, Leonardo da Vinci … L’artista ha sempre rifiutato di vendere le sue opere. Alcuni, tuttavia, sono riusciti a raggiungere la collezione Art Brut di Losanna, avviata da Jean Dubuffet. Secondo Giuseppe Gulino, a capo dell’Associazione Agorà, responsabile della gestione del sito, sarebbero addirittura i pezzi preferiti della sua collezione.

Ma perché questa ossessione di scolpire solo le teste? La spiegazione verrebbe dal caso medico. Durante la sua permanenza negli Stati Uniti, Filippo Bentivegna subisce un grave trauma cranico, durante un combattimento iniziato, si dice, da un rivale innamorato. Il colpo è così violento che il giovane rimane incosciente per diversi giorni e successivamente subisce gravi perdite di memoria. Giudicato inadatto al lavoro, deve tornare a casa in Sicilia. Atterrato a malapena il giorno dopo la Grande Guerra, viene arrestato per diserzione e condannato a tre anni di prigione. Tuttavia, i medici che lo esaminano lo considerano “disabile mentale” e viene rilasciato. Con i suoi risparmi e la sua pensione d’invalidità, compra il suo pezzo di terra e si impegna a intagliare le teste all’infinito.

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