Famiglia francese soggiorna un anno gratis a Sambuca di Sicilia

Selezionata tra le quasi 100mila candidature che il colosso del turismo Airbnb ha raccolto per il progetto della Casa a 1 euro lanciato con il Comune lo scorso gennaio

di Redazione

Tra meno di una settimana, Sambuca di Sicilia avrà cinque nuovi cittadini: Eva, Mathieu, Iban, Jeanne e Pierre sono la famiglia francese originaria della provincia di Bordeaux selezionata tra le quasi 100mila candidature che Airbnb ha raccolto per il progetto della Casa a 1 Euro. Lanciato lo scorso gennaio 2022, il progetto della Casa a 1 Euro ha visto Airbnb insieme al comune e allo studio di architettura palermitano Studio Didea impegnati nella ristrutturazione di uno degli alloggi abbandonati nel centro storico del paese, oggi casa di design (ve ne abbiamo parlato qui).

Esterno della casa di Sambuca

Una volta terminati i lavori, Airbnb ha indetto un concorso internazionale per individuare una persona, una famiglia o un gruppo che da ogni parte del mondo desiderasse trasferirsi a Sambuca per aiutare a promuovere un turismo locale e sostenibile, vivendo per un anno nella casa e affittandone una parte su Airbnb. Le candidature sono state quasi 100mila (il 22 per cento delle quali proveniente da residenti negli Stati Uniti, il 15 per cento dall’Argentina, il 10 per cento dall’India, l’8 per cento dal Messico e il 5 per cento da Francia e Regno Unito): tra queste è stata selezionata quella di Eva, già host Airbnb in Francia, desiderosa di lanciarsi in un’esperienza da digital nomad insieme alla propria famiglia, abbracciando la vita lenta del paesino siciliano.

Una delle stanze

Eva, Mathieu, Iba, Jeanne e Pierre si preparano quindi ad iniziare una nuova fase della propria vita, senza abbandonare però completamente il proprio passato: grazie alle possibilità offerte oggi dallo smart working e ad una rinnovata flessibilità che permette di vivere ovunque nel mondo, una volta trasferitisi a Sambuca, entrambi i genitori prevedono di continuare con il proprio lavoro, a cui si aggiunge l’attività ricettiva su Airbnb: metteranno infatti a disposizione dei viaggiatori in visita a Sambuca una stanza della loro casa, a partire dal prossimo agosto.

Camera da letto

“Per noi è davvero un sogno diventato realtà – dice Eva, 39 anni, insegnante di pilates, già Superhost di Airbnb e ora nuova host della Casa a 1 Euro – non potevamo crederci quando abbiamo saputo di essere stati selezionati. In questi mesi ci siamo preparati e siamo ora pronti ad iniziare questa nuova avventura. Non vediamo l’ora di conoscere meglio la comunità locale, di stabilirci nella nostra nuova casa e di accogliere i primi ospiti: abbiamo già ricevuto la nostra prima prenotazione per l’1 di agosto”. Eva e la sua famiglia arriveranno per la prima volta a Sambuca sabato 2 luglio, verranno accolti dal sindaco Leonardo Ciaccio, il country manager di Airbnb Giacomo Trovato e tutta la comunità locale e visiteranno quella che sarà la loro casa per un intero anno.

Creare valore con il cibo, giovane siciliano tra i migliori innovatori del mondo

Il catanese Corrado Paternò Castello, amministratore e cofondatore dell’azienda Boniviri, è l’unico italiano selezionato tra i “50 Next”, gli under 35 che stanno plasmando il futuro mondiale della gastronomia

di Giulio Giallombardo

Giovani visionari preparano il cibo di domani. La gastronomia del futuro ripensa al rapporto con l’ambiente, valorizzando le eccellenze con un approccio sempre più etico. Lo sanno bene i talenti della seconda edizione di 50 Next, un elenco di operatori del settore gastronomico, creato da 50 Best, l’organizzazione che ha ideato The World’s 50 Best Restaurants e The World’s 50 Best Bars. Non una classifica – sottolineano gli organizzatori – ma un elenco di 50 virtuosi provenienti da 30 territori in 6 continenti, che vanno dai 22 ai 37 anni. Nomi scelti tra oltre 400 candidature e ricerche ad opera del Basque Culinary Center, partner accademico di 50 Next.

Al centro Corrado Paternò Castello durante la cerimonia di 50 Next

Così, tra la pasticcera ucraina che sta rivoluzionando il mondo dei dolci, lo chef sudafricano che valorizza le donne, battendosi contro i pregiudizi, o il pescatore che lotta contro l’inquinamento marino in Grecia, c’è anche un giovane siciliano, unico a rappresentare l’Italia tra i cinquanta selezionati. È il 31enne catanese Corrado Paternò Castello, amministratore e cofondatore insieme ad Alessandra Tranchina e Sergio Sallicano, di Boniviri, start up innovativa e società benefit che ha l’obiettivo di creare valore con il cibo attraverso la selezione delle eccellenze del territorio, la valorizzazione della filiera agricola locale e la tutela dell’ambiente.

Il team di Boniviri

Una realtà siciliana giovanissima, nata da appena due anni, che sta portando avanti, con un approccio rigoroso, un nuovo modello d’impresa. L’obiettivo è promuovere i prodotti di coltivatori selezionati, avvicinando il mondo di chi consuma e quello di chi coltiva attraverso qualità e sostenibilità. “La società – spiegano i fondatori di Boniviri – vuole contribuire a contrastare l’abbandono dell’attività dei piccoli imprenditori agricoli, a combattere il cambiamento climatico, a ridurre gli sprechi della produzione e del packaging in ottica di economia circolare e a creare una piattaforma di comunicazione e collaborazione tra consumatori e produttori”.

I giovani di 50 Next 2022

Attività che i giovani imprenditori stanno portando avanti, mettendo nero su bianco i loro obiettivi nella “mappa d’impatto” e i risultati raggiunti nei primi due anni in una dettagliata “relazione d’impatto”. Il modello di Boniviri, in sintesi, prevede l’acquisto di prodotti di alta qualità, salutari e sostenibili da coltivatori di eccellenza (da qui il nome “Boniviri”, ovvero “persone di valore” dal latino), impegnandoli in un percorso verso obiettivi di sostenibilità. Nel farlo, Boniviri ripensa la filiera e il packaging dei prodotti in ottica sostenibile, azzerando l’impronta di carbonio dei prodotti attraverso progetti di compensazione.

Corrado Paternò Castello

Finora hanno aderito al progetto undici piccole aziende agricole siciliane, che si sono impegnate a seguire determinati protocolli di qualità, rispettando l’ambiente e creando così maggior valore dei loro prodotti. Esempio concreto di queste buone pratiche è stata la produzione, nella primavera dell’anno scorso, del primo olio extravergine di oliva biologico italiano “carbon neutral”. L’impatto delle emissioni della filiera dell’olio è stato calcolato durante la produzione permettendo, ad esempio, di capire che una bottiglia da 750 millilitri di olio extravergine d’oliva genera emissioni pari a 2,88 chili di CO2 equivalente. In questo senso, anche il packaging è stato rivoluzionato: dalla bottiglia con alta percentuale di vetro riciclato, prodotta localmente per ridurre l’impatto dei trasporti, all’etichetta a basso impatto ambientale realizzata con sottoprodotti di lavorazioni agro-industriali delle olive.

Coltivatori di Boniviri

Un modello studiato anche alla Bocconi di Milano che adesso ha ricevuto l’importante riconoscimento dalla 50 Best. “Sono orgoglioso di questo prestigioso riconoscimento che premia il modello d’impresa Boniviri – ha dichiarato Corrado Paternò Castello, che ha ricevuto il riconoscimento lo scorso 24 giugno a Bilbao, nella categoria ‘Gamechanging Producers’ – . Un modello innovativo e sostenibile che punta a creare valore con il cibo attraverso la realizzazione degli obiettivi che abbiamo definito nella nostra Impact Map: avvicinare il mondo di chi coltiva a quello di chi consuma attraverso la sostenibilità, salvaguardare le piccole aziende agricole di valore rendendole prospere e sostenibili; sensibilizzare sull’importanza di produrre alimenti il più possibile eco-friendly”.

Campi di lavanda nei Sicani, il sogno di una giovane coltivatrice

Laureata in disegno industriale, Francesca Cinquemani ha deciso di restare nell’azienda agricola di famiglia, ad Alessandria della Rocca, dando vita a una piantagione estesa per quasi un ettaro

di Giulio Giallombardo

Un sogno viola al profumo di lavanda. Riti antichi officiati da giovani cuori. Radici profonde piantate nei Sicani. È una combinazione alchemica di elementi che ha convinto Francesca Cinquemani a restare ancorata nel profondo sud della Sicilia, nelle terre di famiglia, tra Alessandria della Rocca e Cianciana. È lì che questa giovane donna di 27 anni ha deciso di far nascere uno dei pochi campi di lavanda presenti in Sicilia. Con in tasca una laurea triennale in disegno industriale, ama definirsi “agrodesigner”, mettendo insieme la formazione da progettista all’amore per la natura. È stato proprio durante gli studi, che Francesca ha capito che il vero tesoro l’aveva in casa. Si laurea con una tesi sulle api e il miele, costruendo la comunicazione visiva dell’azienda agricola creata dal nonno, contadino da quando aveva 8 anni e che lei oggi contribuisce a portare avanti.

Campi di lavanda dell’azienda Campagna

Poi, un anno fa, dopo un periodo difficile, sente il bisogno di rallentare, seguendo il ritmo della natura. E arriva la folgorazione per la lavanda, con le sue mille qualità. Decide così di cominciare coltivando quasi un ettaro di terra con mille piante di lavanda angustifolia che adesso sono cresciute. “Ho scelto la lavanda perché è una delle piante che hanno fatto parte della mia analisi di ricerca per la tesi – racconta Francesca a Le Vie dei Tesori – , cresce benissimo nel nostro territorio, è molto selvatica, non ha bisogno di fitofarmaci o di troppa acqua. Poi si presta a svariati usi, per scopi cosmetici, terapeutici, per profumare gli ambienti e per la produzione di olio essenziale”.

Francesca Cinquemani tra le sue lavande

Ma il desiderio di Francesca è di creare un laboratorio di erbe officinali nelle sue terre, che, oltre alla lavanda, comprenda anche piante come camomilla, calendula e altre essenze. Un valore aggiunto per l’azienda agricola del nonno, Leonardo Campagna, che già produce olio, miele, mandorle e altre eccellenze del territorio. “Grazie ai miei studi ho riscoperto l’amore per la natura e per i terreni della mia famiglia – sottolinea Francesca, tornata in Sicilia da Monza, lo scorso maggio dopo sei mesi da insegnante in una scuola media – e pensare che da piccola quando mi chiedevano di contribuire alla raccolta delle mandorle, non ne volevo sapere. Oggi, invece, voglio valorizzare quello che ho la fortuna di possedere. È la terra in cui sono nata, qui ci sono le mie radici e non ho alcuna intenzione di andare via”.

Fiore di lavanda

Così, adesso la giovane “agrodesigner” ha pensato anche di intrecciare i fiori di lavanda alle antiche tradizioni della festa di San Giovanni, patrono di Alessandria della Rocca, che si celebra il 23 giugno, nei giorni del solstizio d’estate. “Quella notte da sempre viene considerata magica, – spiega Francesca – in questo periodo dell’anno la natura giunge al massimo del suo splendore e quindi, per proteggere il raccolto da eventi meteorologici avversi, venivano celebrati rituali propiziatori e preparazioni, tra cui l’acqua di San Giovanni. Si raccoglievano diversi fiori che venivano lasciati macerare tutta la notte dentro un contenitore pieno d’acqua, così da sprigionare le loro proprietà balsamiche, al culmine in questi giorni di inizio estate. L’indomani l’acqua si utilizzava per lavarsi il viso, le mani, il corpo, come in un rito purificatore”.

Siepi di lavanda

Una tradizione antica diffusa anche in altre regioni italiane, che fa da sfondo a un evento organizzato dalla giovane coltivatrice, il 23 giugno al tramonto, dalle 18 alle 21. L’ha chiamato “Lavanda Experience”, ovvero un percorso sensoriale per scoprire la coltivazione e gli usi di questa pianta, ammirare le sfumature viola e respirare il profumo dei suoi fiori, che sbocciano soltanto una volta all’anno. Un’esperienza nei terreni dell’azienda agricola di Alessandria della Rocca, in contrada Nora al Piano, che comprende anche un aperitivo al tramonto con degustazione di prodotti e antiche ricette di famiglia. Un rito che si rinnova.

Per informazioni sull’evento “Lavanda Experience” telefonare al 3275710375

Dalla Lettonia a Gangi, coppia punta sul borgo tra turismo e selfie point

Andis Cekuls di Riga e Rosalia Le Calze di Palermo si sono trasferiti nel piccolo centro delle Madonie e adesso portano avanti un progetto di promozione territoriale, tra mappe digitali e contenuti multimediali

di Giulio Giallombardo

Hanno scoperto Gangi l’estate scorsa grazie a Pegman. Puntando per caso l’omino giallo di Google Maps al centro della Sicilia è apparso quel mantello di tetti che avvolge monte Marone, una scalinata di case con l’Etna sullo sfondo. Da allora è stato amore a prima vista. Una giovane coppia internazionale ha deciso di trasferirsi nel borgo delle Madonie per farlo conoscere al mondo intero. Lui è Andis Cekuls, lettone di 27 anni, ingegnere gestionale a capo di Phycon, azienda di sviluppo tecnologico con sede a Riga; lei è Rosalia Le Calze, 33 anni palermitana, videomaker e montatrice laureata al Dams e specializzata nella creazione di contenuti digitali.

Gangi (foto visitgangi.com)

Tanti anni in giro tra Roma, Londra e Riga, i due si sono conosciuti a Napoli nel 2017 mentre lui studiava alla Apple Academy e lei lavorava con i The Jackal e altri gruppi della città. Poi quattro anni in Lettonia, il matrimonio nel 2019 e il colpo di fulmine per Gangi l’estate scorsa. Per Rosalia è il ritorno in Sicilia, per Andis la scoperta di un borgo da valorizzare. “Siamo rimasti rapiti prima dalle immagini viste sul web e poi andare lì da turisti è stato bellissimo e ce ne siamo innamorati, – racconta la videomaker – io pur essendo palermitana ammetto che non conoscevo Gangi ed è stata una vera sorpresa”.

La Cattedrale e i tetti di Gangi (foto visitgangi.com)

Così, dopo le vacanze estive l’amore continua a decantare e dallo scorso febbraio la coppia ha deciso di trasferirsi a Gangi. Adesso Andis e Rosalia, finora in affitto, stanno cercando una casa da comprare e nel frattempo portano avanti un progetto turistico, adattando al territorio strategie promozionali già usate nel mercato estero, soprattutto quello baltico. “Abbiamo lavorato molto nel settore turistico collaborando con i governi di Lettonia, Estonia e Lituania – dicono Andis e Rosalia – abbiamo creato mappe interattive e progetti esperienziali di promozione territoriale. Questi paesi sono tra i più tecnologici d’Europa. Così, adesso vogliamo mettere a servizio della comunità gangitana la nostra esperienza professionale”.

Andis e Rosalia sotto la torre dei Ventimiglia

Un primo passo è la creazione del brand “Visit Gangi”, con un portale interattivo che permette di vivere il borgo attraverso contenuti digitali. Una guida per i turisti che comprende informazioni utili su dove mangiare e cosa vedere, con una mappatura del borgo arricchita da foto, video e articoli sia in inglese che in italiano. Adesso, si aggiungono i dodici selfie points sparsi per il paese, scorci perfetti per scattare foto, che spesso coincidono con tesori come il sontuoso palazzo Bongiorno, oggi sede del Comune, o l’imponente torre dei Ventimiglia, “appoggiata” alla Chiesa Madre.

Uno dei selfie point di Gangi

I selfie point, realizzati dal designer lettone Artūrs Skrebeļs, hanno tutti un codice QR che rimanda all’articolo dove sarà possibile individuare anche gli altri punti di interesse. Suggeriscono anche gli hashtag da usare dopo aver scattato la foto, e chi otterrà più like potrebbe vincere un premio di riconoscimento: provare, ad esempio, un dolce tipico, ricevere un souvenir fatto a mano da un artista del posto, o addirittura trascorrere una notte in uno degli hotel e b&b del borgo.

Selfie sotto al Torre dei Ventimiglia

“È un progetto destinato a crescere, che stiamo portando avanti investendo con le nostre risorse. Abbiamo tante idee su come continuare a valorizzare questo borgo – aggiunge Andis – , ma il valore aggiunto, al di là della bellezza del posto, tra panorami incredibili, chiese e palazzi, è senza dubbio il calore della gente. Ho girato tanto e non ho mai incontrato persone così generose e gentili, aperte e pronte ad abbracciare nuove idee. Non potevamo che restare qui e condividere col mondo questa bellezza”.

Torna in Sicilia e scommette sul turismo in un borgo di trecento anime

Flavio Serio ha aperto il primo b&b a Sclafani Bagni, sulle Madonie, il Comune meno abitato della provincia di Palermo. Ha trasformato le case e le stalle di famiglia in una struttura di charme, sperando anche nella rinascita delle storiche terme

di Maria Laura Crescimanno

Il turismo siciliano, nella sua ripresa post pandemica, non è fatto soltanto di navi da crociera e grandi eventi. Anche in Sicilia si stanno facendo strada, seguendo il mantra  dei social che invitano a viaggiare  in prossimità, le nuove nicchie che portano alla scoperta del cuore dell’Isola sconosciuta, per vivere un’esperienza personale da vivere a piedi, senza disturbare il magico sonno di secoli e la bellezza intatta dei paesaggi che i nostri piccoli borghi interni, al pari delle isole, possono regalarci.

Sclafani Bagni

E si sa, la Sicilia ha un cuore grande, che comprende almeno due province, quella di Enna e di Caltanissetta, ma anche le colline dei parchi montani che guardano il fiume Imera e Salso. Un mondo fatto di archeologia, di siti Unesco, ruralità e paesaggi agricoli,  pastorizia, borghi, boschi, fiumi e vallate, silenzio, aria pulita, gentilezza, accoglienza e sapori antichi. Ma soprattutto di giovani imprenditori coraggiosi che, tornati nei borghi di nascita, usando reti di promozione e social, offrono vacanze esperienziali, aspettando che migliorino strade ed infrastrutture.

Flavio Serio (foto Maria Laura Crescimanno)

Se di turismo eroico dunque si può parlare, la storia di Flavio Serio, proprietario del primo B&B di Sclafani Bagni, ne è la testimonianza vivente. Con la forza, determinazione, lungimiranza ed ottimismo dei trent’anni, Flavio ha il sorriso di chi realizzato il suo sogno. La sua struttura è una delle punte di eccellenza della nuova rete che promuove le esperienze della Sicilia interna, The Hearth of Sicily, animatrice Fabrizia Lanza con la sua scuola di alta cucina a Regaleali a Valledolmo nelle basse Madonie.

La Spa nel b&b (foto Maria Laura Crescimanno)

“Avevo già prima della pandemia deciso di tornare nel paese dove sono nato, trasformare le vecchie case dei miei avi in una struttura con i requisiti di un’offerta moderna ed internazionale”, racconta Flavio. Diplomato all’Istituto Nautico di Palermo imbarcato sulle petroliere, ha aperto da meno di un anno il suo piccolo resort con una piccola Spa nel centro medievale di Sclafani Bagni, trecento abitanti residenti tutto l’anno, uno dei più piccoli borghi della provincia di Palermo. Noto per lo stabilimento termale in stato di totale abbandono (ve ne abbiamo parlato qui), che il Comune adesso, sperando di attrarre nuovi investimenti, pensa di rimettere in vendita, Sclafani ha anche un altro tesoro a portata di mano da valorizzare: la riserva boschiva di Favara e Granza, che dal borgo si  potrebbe, sistemando la viabilità, raggiungere a piedi.

Lo stabilimento termale di Sclafani Bagni

Il paese – ci racconta Flavio – inizia ad accogliere i primi camminatori sulle trazzere della Via Francigena che passano per queste contrade tra rocce spettacolari e boschi millenari. E si cominciano a vedere anche gli stranieri, complici i social e le nuove reti di promozione che stanno pia piano nascendo. “Porta Soprana è una luxury guesthouse con servizi di Spa e piscina coperta a pochi passi dal castello medievale,  che vive grazie al lavoro di mia moglie, di mia madre e di mia sorella che si occupano dell’accoglienza e del wellness”.

Scorcio di Sclafani Bagni

“Sono le case e le stalle dove mi portava mio nonno da bambino, – prosegue Flavio – gli spazi che abbiamo trasformato in un rifugio per il benessere del corpo e, data l’assoluta tranquillità del borgo, anche dell’anima. Se mai Sclafani dovesse risorgere turisticamente grazie alle sue acque termali, che potrebbero dare lavoro e far rientrare molti altri di noi che sono andati via, io sarò già pronto ad accogliere i turisti, a raccontare la storia di questi luoghi dove passavano le mitiche auto della Targa Florio”.

Le Vie dei Tesori News

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