I set del “Gattopardo” ieri e oggi

Una macchina fotografica può diventare un’estensione non solo dell’occhio, ma soprattutto del cervello. Ed è allora, quando la passione per la scoperta si compone con lo studio e la ricerca della bellezza, che appaiono i migliori risultati. Lo scatto diventa emozione e può raccontare una storia

Confrontare un luogo immortalato nel passato e la sua immagine attuale èelemento di grande suggestione. Lungo questo itinerario vorrei proporvi alcune di queste interessanti “sovrapposizioni”, occupandoci sempre del film “Il Gattopardo”. Nella prima “puntata” abbiamo visto come era stata del tutto reinventata la piazza principale di Ciminna, adesso confronteremo alcuni altri luoghi

Come già ricordato la volta scorsa, queste immagini tratte dal film “Il Gattopardo” non sono, in effetti, dei singoli frames, bensì giunzioni di più fotogrammi.Quando una scena è ripresa con cinepresa installata su cavalletto (che ruota, quindi, su un asse fisso), i singoli frames possono venir facilmente fusi con il medesimo software usato oggi per ottenere “foto panoramiche”. Ottenendo così un’immagine finale con un ampio angolo di campo. Ovviamente un’operazione del genere non è possibile laddove l’operatore abbia ripreso la sequenza a mano libera, ovvero abbia zoomato o carrellato. L’immagine-collage di Piana degli Albanesi ha delle parti bianche in quanto Visconti, evidentemente, non ruotò la cinepresa lungo un asse perfettamente orizzontale (in bolla) ma si spostò, anche, verso l’alto.

Ecco, dunque tre proposte di confronto fra situazioni del film e stato attuale di quello

Palermo, Piazza S. Giovanni Decollato

Palermo, Angolo piazzetta delle Vittime / via del Fondaco

Piana degli Albanesi

Il Gattopardo e il palazzo che non c’è

Una macchina fotografica può diventare un’estensione non solo dell’occhio, ma soprattutto del cervello. Ed è allora, quando la passione per la scoperta si compone con lo studio e la ricerca della bellezza, che appaiono i migliori risultati. Lo scatto diventa emozione e può raccontare una storia

Il confronto fra un luogo immortalato nel passato e la sua immagine attuale è da sempre un elemento di grande suggestione. E allora vorrei proporre alcune di queste interessanti “sovrapposizioni” . Partendo da alcune molto singolari: quelle che ripropongono immagini del film “Il Gattopardo” di Luchino Visconti e il luogo del set adesso.

Iniziamo con un’inquadratura del film (da me ottenuta giuntando più fotogrammi) e, sotto, la medesima vista oggi. Siamo a piazza Matrice, a Ciminna, in provincia di Palermo.
Si nota subito che, sulla sinistra, al posto del “palazzo Salina”, sorgono delle case. Non si pensi che Palazzo Salina a “Donnafugata” sia stato abbattuto!
Il fatto è che quel palazzo – semplicemente – non è mai esistito.
Dovendo girare gli esterni ambientati nell’immaginario borgo di Donnafugata, Luchino Visconti considerò, dapprima, l’ipotesi di effettuare le riprese a Palma di Montechiaro (palazzo dei Lampedusa), o nel ragusano (castello di Donnafugata), ovvero ancora a Santa Margherita Belice (palazzo Filangeri Cutò).
Ma, per un motivo o per un altro, tutti e tre quei siti non gli andavano a genio.
Si innamorò, alla fine, di piazza Matrice, a Ciminna, ma c’era un piccolo problema: lì, non esisteva nessun palazzo.
Oggi, certamente lo avrebbero creato al computer ma, nel 1962, gli scenari si costruivano fisicamente.
Detto e fatto. In soli 45 giorni, sotto la direzione dello scenografo Mario Garbuglia, venne costruita, a ridosso del caseggiato, la facciata di un finto palazzo Salina!
Visconti, uomo per un verso sicuramente geniale, non poneva limiti alle spese, tanto che fece fallire il produttore. Con centinaia di bellissime ville, castelli, masserie e bagli sparsi in giro per la Sicilia, c’era in effetti bisogno di andare a costruire la facciata d’un finto palazzo, spendendo cifre da capogiro? Nel 1962, da oltre oceano, in Italia arrivava l’eco delle megaproduzioni hollywoodiane e Visconti, probabilmente, si illuse che anche lui avrebbe potuto non badare a spese, fidando su formidabili futuri incassi, tali da coprire costi di produzione anche spropositati.
Realizzò il capolavoro che tutti conosciamo, ma Goffredo Lombardo e la Titanus (i produttori), ci rimisero le penne.

Una macchina fotografica può diventare un’estensione non solo dell’occhio, ma soprattutto del cervello. Ed è allora, quando la passione per la scoperta si compone con lo studio e la ricerca della bellezza, che appaiono i migliori risultati. Lo scatto diventa emozione e può raccontare una storia

Il confronto fra un luogo immortalato nel passato e la sua immagine attuale è da sempre un elemento di grande suggestione. E allora vorrei proporre alcune di queste interessanti “sovrapposizioni” . Partendo da alcune molto singolari: quelle che ripropongono immagini del film “Il Gattopardo” di Luchino Visconti e il luogo del set adesso.
Iniziamo con un’inquadratura del film (da me ottenuta giuntando più fotogrammi) e, sotto, la medesima vista oggi. Siamo a piazza Matrice, a Ciminna, in provincia di Palermo.
Si nota subito che, sulla sinistra, al posto del “palazzo Salina”, sorgono delle case. Non si pensi che Palazzo Salina a “Donnafugata” sia stato abbattuto!
Il fatto è che quel palazzo – semplicemente – non è mai esistito.
Dovendo girare gli esterni ambientati nell’immaginario borgo di Donnafugata, Luchino Visconti considerò, dapprima, l’ipotesi di effettuare le riprese a Palma di Montechiaro (palazzo dei Lampedusa), o nel ragusano (castello di Donnafugata), ovvero ancora a Santa Margherita Belice (palazzo Filangeri Cutò).
Ma, per un motivo o per un altro, tutti e tre quei siti non gli andavano a genio.
Si innamorò, alla fine, di piazza Matrice, a Ciminna, ma c’era un piccolo problema: lì, non esisteva nessun palazzo.
Oggi, certamente lo avrebbero creato al computer ma, nel 1962, gli scenari si costruivano fisicamente.
Detto e fatto. In soli 45 giorni, sotto la direzione dello scenografo Mario Garbuglia, venne costruita, a ridosso del caseggiato, la facciata di un finto palazzo Salina!
Visconti, uomo per un verso sicuramente geniale, non poneva limiti alle spese, tanto che fece fallire il produttore. Con centinaia di bellissime ville, castelli, masserie e bagli sparsi in giro per la Sicilia, c’era in effetti bisogno di andare a costruire la facciata d’un finto palazzo, spendendo cifre da capogiro? Nel 1962, da oltre oceano, in Italia arrivava l’eco delle megaproduzioni hollywoodiane e Visconti, probabilmente, si illuse che anche lui avrebbe potuto non badare a spese, fidando su formidabili futuri incassi, tali da coprire costi di produzione anche spropositati.
Realizzò il capolavoro che tutti conosciamo, ma Goffredo Lombardo e la Titanus (i produttori), ci rimisero le penne.

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