La Macchina dei Sogni 2019, il programma

Il festival creato da Mimmo Cuticchio, giunto alla 36esima edizione, si svolgerà nell’arco di tre weekend di spettacoli, tra Palermo e Terrasini, dal 19 luglio al 4 agosto

di Redazione

PALERMO | MUSEO PALAZZO RISO

Venerdì 19 luglio

ore 18  | Silvia Diomelli (Pisa) Soul Wood – Incontro fra cielo e terra con i fili

ore 21  | Le antiche serenate notturne (Sciacca) Serenata

ore 21,30 | BululuTheatre (Argentina) Piccole storie senza parole

ore 22,30 | Yousef Latif Jaralla (Iraq) L’anno della mosca

Sabato 20 luglio

ore 18 | Bruno Leone (Napoli) Pulcinella di ritorno dalla luna

ore 19 | Tomas Jelinek (Firenze) Uomo tra le stelle

ore 21 | Cialoma (Palermo) Serenata

ore 21,30 | Tony Zafra (Spagna) Storie di lo e legno

ore 22,30 | La notte che l’uomo – I poeti di Radio3

Maria Grazia Calandrone, Gabriele Frasca, Giovanna Marmo, Vincenzo Ostuni musiche dal vivo: Enzo e Lorenzo Mancuso

Domenica 21 luglio

ore 18 | Teatro degli Spiriti (Palermo) Boako, la burattina che divenne luna

ore 19 | Irene Vecchia (Napoli) La luna e Pulcinella

ore 21 | Lorimest (Castelbuono) Serenata

ore 21,30 | I burattini di Mattia (Reggio Emilia) Fagiolino e Sganapino garibaldini

ore 22,30 | Terra chiama Luna- Serata tra scienza e letteratura

con Lara Albanese, Stefano Catucci, Ermanno Cavazzoni, Caterina Greco in dialogo con Marino Sinibaldi

Venerdì 19, sabato 20, domenica 21 luglio – dalle ore 16 alle 18

C’è vita sulla luna?

Laboratorio per bambini a cura di Sara Cuticchio

 

TERRASINI | MUSEO DI PALAZZO D’AUMALE

Venerdì 26 luglio

ore 18,30 | Pantaleo Annese (Molfetta) Pulcinella sulla luna

ore 21,30 | Figli d’Arte Cuticchio (Palermo) Medusa

Sabato 27 luglio

ore 18,30 | Giorgio Gabrielli (Mantova) Le lune del saltimbanco

ore 21,30 | Alf Leyla (Palermo) La storia di Astolfo che si sdoppia

Domenica 28 luglio

ore18,30 | Teatro Tages (Cagliari) Il Fil’Armonico

ore 21,30 | Giuseppe Di Bella Quartet (Enna) Fuddìa

 

PALERMO – TEATRO DEI PUPI DI MIMMO CUTICCHIO

Giovedì 1 agosto

ore 18,00  Proiezione dello spettacolo “Visita guidata all’Opera dei pupi” di Mimmo Cuticchio e Salvo Licata a  30 anni dal suo debutto. Sarà presente Mimmo Cuticchio

Venerdì 2, sabato 3, domenica 4 agosto

ore 18,30 | Figli d’Arte Cuticchio (Palermo) Il meraviglioso viaggio di Astolfo sulla luna

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Il Cammino di Santiago siciliano, sulle orme di Rosalia

Si tratta di 180  chilometri da percorrere a piedi in otto tappe, dall’eremo della Quisquina a Monte Pellegrino: è l’Itinerarium Rosaliae. Un trekking impegnativo per il grande dislivello. E a ottobre si parte.

di Federica Certa

Come Rosalia Sinibaldi – che scappa da un matrimonio imposto, un uomo molesto, e un po’ anche dalle convenzioni, dai ruoli prestabiliti, dall’obbedienza alle cose del mondo – anche loro batteranno sentieri remoti, attraverseranno montagne, annuseranno umidità e solitudine nelle grotte.

Sono i pellegrini di Santa Rosalia, che per la terza volta quest’anno, dal 6 al 14 ottobre, parteciperanno al cammino in onore della patrona di Palermo, amata e venerata in molti altri comuni dell’isola. L’Itinerarium Rosaliae, organizzato dal gruppo “Amici del trekking sui Sicani”, della cooperativa “La quercia grande”, ha già raccolto negli ultimi due anni più di 150 adesioni. Per la nuova “traversata” le iscrizioni resteranno aperte fino a metà settembre, sulle pagine Facebook della cooperativa e dell’Itinerarium. Informazioni sui costi e l’organizzazione su www.quisquina.com (0922-989805).

Centottannta chilometri di tracciato, affrontando un dislivello medio di 1300 chilometri, otto tappe tutte rigorosamente a piedi, ma con un’auto di servizio che seguirà i viandanti per le emergenze e il trasporto bagagli e brevi percorsi in transfert. Solo per spiriti temprati alla fatica, perché il livello è decisamente impegnativo.

Si parte dall’eremo di Santa Rosalia a Santo Stefano Quisquina, nell’Agrigentino, all’epoca compreso nelle vaste proprietà terriere del padre della giovane, il conte Sinibaldo: qui, nella grotta scavata nella roccia, con incisa l’epigrafe latina che consacra eternamente Rosalia all’amore divino – dove oggi la Santa riposa addormentata in un guscio di marmo candido – la sedicenne in fuga dai lussi della corte di Ruggero II d’Altavilla, dall’elegante e opprimente dimora di famiglia, forse all’Olivella, e dal convento basiliano del Santissimo Salvatore, trovò rifugio per dodici anni.

E si arriva, dopo nove giorni di cammino, al santuario di Monte Pellegrino, dove Rosalia morì nel sonno il 4 settembre, presumibilmente del 1170, il dies natalistramandato dall’agiografia cristiana. “È un percorso di grande fascino – spiega Giuseppe Adamo, una delle tre guide della cooperativa che gestisce il sito di Santo Stefano – . Attraverseremo tredici comuni in due province e quattro diocesi, da quella di Agrigento a quella greco-bizantina di Monreale. Entreremo nelle riserve naturali di Serre della Pizzuta, Bosco di Ficuzza, Vallone del Porco e di Monte Pellegrino, passeremo dal parco dei Sicani, dormiremo e mangeremo lungo il cammino, come prevede la tradizione delle vie francigene, che in Sicilia sta prendendo sempre più piede, con il coinvolgimento di agenzie e tour operatorspecializzati”.

Le orme di Rosalia si perdono in parte nel mistero e nell’incertezza: “Visse 900 anni fa – continua Adamo – e non possiamo sapere con precisione quale strada seguì e dove si fermò nel viaggio che la portò dal luogo del suo eremitaggio a Santo Stefano alla grotta di Palermo, dove morì in completa solitudine a circa 35 anni. Sappiamo che l’autorizzazione ad esiliarsi a Monte Pellegrino le era stata data dalla regina Margherita di Navarra, moglie di Guglielmo I, che, in visita a Palermo, era rimasta colpita dalla storia tormentata di questa giovane”.

La seconda tappa sarà a Palazzo Adriano, attraverso il Monte delle Rose, nel comune di Bivona, citato nell’epigrafe latina come feudo di Sinibaldo; quindi si arriva a Chiusa Sclafani, dove la devozione alla Santa palermitana è da sempre molto forte, tanto che nella Matrice è custodita una statua che la raffigura e in paese ci sono ancora i ruderi di una chiesa un tempo a lei dedicata.

La terza tappa è un percorso impervio tutto in montagna, fra boschi e rilievi geologici antichissimi, come la Pietra dei saraceni; si fa tappa al castello di Gristìa, si scende verso il fiume Sosio e al ponte Tredici lucisi un transfert porterà il gruppo fino a Chiusa Sclafani. Da qui a Campofiorito il cammino segue il tracciato della ferrovia dismessa, lambisce vecchie stazioni e binari perduti e segue il sentiero nella campagna corleonese.

A Campofelice il gruppo sosterà in un ex casello ferroviario ristrutturato e trasformato in ostello per i pellegrini, poi arrivo a Corleone, dove a Santa Rosalia è dedicata una scultura e il fervore del culto popolare. E ancora, tappa a Ficuzza, dove in onore della Patrona è stata costruita una cappella votiva all’interno della Real Casina di caccia di re Ferdinando IV: si attraverserà il bosco e si costeggerà il lago dello Scansano.

Così – mentre ci si avvicina al santuario che domina dall’alto vite, miserie e nobiltà del capoluogo – i viandanti giungeranno a Piana degli albanesi, risalendo dalle falde di Monte Rossella e Leardo fino al lago e poi al duomo di San Demetrio. Dopo essersi inerpicati sulle pendici delle Serre della Pizzuta, Costa del Carpineto e Punte della Moarda, il gruppo scenderà verso la Conca d’Oro, che annuncia finalmente la città.

“A Monreale – chiosa Adamo – si dice che ci fosse una grotta dove Rosalia si fermò a riposare”. Infine, percorrendo la strada di Mezzomonreale, corso Calatafimi e piazza Indipendenza, il gruppo oltrepasserà Porta Felice e scenderà verso il Cassaro, per poi toccare la destinazione finale a Montepellegrino, con l’acchianataverso la grotta.

“La tappa più suggestiva è senz’altro quella di Monte delle Rose – suggerisce la guida – ad un’altezza di 1400 metri e con un panorama mozzafiato. All’inizio del percorso – aggiunge – ai viandanti verrà consegnata la Charta peregrini”, il documento che ne attesta identità, condizioni e intenzioni. Una tradizione che unisce tutti i cammini del mondo, da quello di Santiago di Compostela – nelle tre declinazioni della “via francese”, “via atlantica” e “via portoghese” – al viaggio di Sigerico, arcivescovo di Canterbury: 1800 chilometri dalla cittadina inglese sede della Chiesa anglicana alla tomba di San Pietro in Vaticano.

Si tratta di 180  chilometri da percorrere a piedi in otto tappe, dall’eremo della Quisquina a Monte Pellegrino: è l’Itinerarium Rosaliae. Un trekking impegnativo per il grande dislivello. E a ottobre si parte.

 

di Federica Certa

Come Rosalia Sinibaldi – che scappa da un matrimonio imposto, un uomo molesto, e un po’ anche dalle convenzioni, dai ruoli prestabiliti, dall’obbedienza alle cose del mondo – anche loro batteranno sentieri remoti, attraverseranno montagne, annuseranno umidità e solitudine nelle grotte.

Sono i pellegrini di Santa Rosalia, che per la terza volta quest’anno, dal 6 al 14 ottobre, parteciperanno al cammino in onore della patrona di Palermo, amata e venerata in molti altri comuni dell’isola. L’Itinerarium Rosaliae, organizzato dal gruppo “Amici del trekking sui Sicani”, della cooperativa “La quercia grande”, ha già raccolto negli ultimi due anni più di 150 adesioni. Per la nuova “traversata” le iscrizioni resteranno aperte fino a metà settembre, sulle pagine Facebook della cooperativa e dell’Itinerarium. Informazioni sui costi e l’organizzazione su www.quisquina.com (0922-989805).

Centottannta chilometri di tracciato, affrontando un dislivello medio di 1300 chilometri, otto tappe tutte rigorosamente a piedi, ma con un’auto di servizio che seguirà i viandanti per le emergenze e il trasporto bagagli e brevi percorsi in transfert. Solo per spiriti temprati alla fatica, perché il livello è decisamente impegnativo.

Si parte dall’eremo di Santa Rosalia a Santo Stefano Quisquina, nell’Agrigentino, all’epoca compreso nelle vaste proprietà terriere del padre della giovane, il conte Sinibaldo: qui, nella grotta scavata nella roccia, con incisa l’epigrafe latina che consacra eternamente Rosalia all’amore divino – dove oggi la Santa riposa addormentata in un guscio di marmo candido – la sedicenne in fuga dai lussi della corte di Ruggero II d’Altavilla, dall’elegante e opprimente dimora di famiglia, forse all’Olivella, e dal convento basiliano del Santissimo Salvatore, trovò rifugio per dodici anni.

E si arriva, dopo nove giorni di cammino, al santuario di Monte Pellegrino, dove Rosalia morì nel sonno il 4 settembre, presumibilmente del 1170, il dies natalistramandato dall’agiografia cristiana. “È un percorso di grande fascino – spiega Giuseppe Adamo, una delle tre guide della cooperativa che gestisce il sito di Santo Stefano – . Attraverseremo tredici comuni in due province e quattro diocesi, da quella di Agrigento a quella greco-bizantina di Monreale. Entreremo nelle riserve naturali di Serre della Pizzuta, Bosco di Ficuzza, Vallone del Porco e di Monte Pellegrino, passeremo dal parco dei Sicani, dormiremo e mangeremo lungo il cammino, come prevede la tradizione delle vie francigene, che in Sicilia sta prendendo sempre più piede, con il coinvolgimento di agenzie e tour operatorspecializzati”.

Le orme di Rosalia si perdono in parte nel mistero e nell’incertezza: “Visse 900 anni fa – continua Adamo – e non possiamo sapere con precisione quale strada seguì e dove si fermò nel viaggio che la portò dal luogo del suo eremitaggio a Santo Stefano alla grotta di Palermo, dove morì in completa solitudine a circa 35 anni. Sappiamo che l’autorizzazione ad esiliarsi a Monte Pellegrino le era stata data dalla regina Margherita di Navarra, moglie di Guglielmo I, che, in visita a Palermo, era rimasta colpita dalla storia tormentata di questa giovane”.

La seconda tappa sarà a Palazzo Adriano, attraverso il Monte delle Rose, nel comune di Bivona, citato nell’epigrafe latina come feudo di Sinibaldo; quindi si arriva a Chiusa Sclafani, dove la devozione alla Santa palermitana è da sempre molto forte, tanto che nella Matrice è custodita una statua che la raffigura e in paese ci sono ancora i ruderi di una chiesa un tempo a lei dedicata.

La terza tappa è un percorso impervio tutto in montagna, fra boschi e rilievi geologici antichissimi, come la Pietra dei saraceni; si fa tappa al castello di Gristìa, si scende verso il fiume Sosio e al ponte Tredici lucisi un transfert porterà il gruppo fino a Chiusa Sclafani. Da qui a Campofiorito il cammino segue il tracciato della ferrovia dismessa, lambisce vecchie stazioni e binari perduti e segue il sentiero nella campagna corleonese.

A Campofelice il gruppo sosterà in un ex casello ferroviario ristrutturato e trasformato in ostello per i pellegrini, poi arrivo a Corleone, dove a Santa Rosalia è dedicata una scultura e il fervore del culto popolare. E ancora, tappa a Ficuzza, dove in onore della Patrona è stata costruita una cappella votiva all’interno della Real Casina di caccia di re Ferdinando IV: si attraverserà il bosco e si costeggerà il lago dello Scansano.

Così – mentre ci si avvicina al santuario che domina dall’alto vite, miserie e nobiltà del capoluogo – i viandanti giungeranno a Piana degli albanesi, risalendo dalle falde di Monte Rossella e Leardo fino al lago e poi al duomo di San Demetrio. Dopo essersi inerpicati sulle pendici delle Serre della Pizzuta, Costa del Carpineto e Punte della Moarda, il gruppo scenderà verso la Conca d’Oro, che annuncia finalmente la città.

“A Monreale – chiosa Adamo – si dice che ci fosse una grotta dove Rosalia si fermò a riposare”. Infine, percorrendo la strada di Mezzomonreale, corso Calatafimi e piazza Indipendenza, il gruppo oltrepasserà Porta Felice e scenderà verso il Cassaro, per poi toccare la destinazione finale a Montepellegrino, con l’acchianataverso la grotta.

“La tappa più suggestiva è senz’altro quella di Monte delle Rose – suggerisce la guida – ad un’altezza di 1400 metri e con un panorama mozzafiato. All’inizio del percorso – aggiunge – ai viandanti verrà consegnata la Charta peregrini”, il documento che ne attesta identità, condizioni e intenzioni. Una tradizione che unisce tutti i cammini del mondo, da quello di Santiago di Compostela – nelle tre declinazioni della “via francese”, “via atlantica” e “via portoghese” – al viaggio di Sigerico, arcivescovo di Canterbury: 1800 chilometri dalla cittadina inglese sede della Chiesa anglicana alla tomba di San Pietro in Vaticano.

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