Ritorna Borghi dei Tesori Fest, quaranta piccoli comuni svelano i loro gioielli

Dal 20 agosto al 4 settembre tre weekend alla scoperta di una Sicilia inedita con 500 giovani narratori. Viste a castelli, chiese, palazzi nobiliari, musei, botteghe artigianali e laboratori

di Redazione

Si potrà visitare una vera casa rabbinica e scoprire i resti di una delle sinagoghe attive prima della cacciata degli ebrei dalla Sicilia nel 1492; assaggiare la pizza antica di comunità, scoprire la tomba dei re sicani o l’antico monastero basiliano, osseravre da vicino i grifoni, ascoltare la voce della memoria tra le rovine del terremoto, sorprendersi davanti auna pianta a forma di cuore che abbraccia il muro di un’abbazia, riposarsi sotto un ulivo di 1800 anni, contare quanti borghi possiedono un rabat arabo o quante sorgenti e fontane ci siano tra le viuzze, ammirarele tele restituite a una chiesa, sedersi tra i banchi di una scuola di un secolo fa, salire su una barca e perdersi tra due mari.

Caltabellotta, soffitto decorato della Casa rabbinica

Si potrà fare tanto ma non si potrà fare tutto: tre weekend, una quarantina di borghi sparsi come tessere di un unico mosaico siciliano, circa 400 tra siti, passeggiate ed esperienze e 500 giovani coinvolti per raccontare; e ovunque chiese, caverne, tombe reali, castelli federiciani, aule borboniche, siti dimenticati, una Sicilia del tutto sconosciuta che va dalle Madonie ai Nebrodi, da una punta all’altra, da un lato schiaccia l’occhio alla Sardegna e dall’altro all’Africa. Torna per il secondo anno Borghi dei Tesori Fest – dal 20 agosto al 4 settembre – e, non appena è stato lanciato il primo post sui social, immediatamente è diventato virale, collezionando in poche ore quasi 800mila visualizzazioni e 85mila iterazioni su Facebook, e 10mila persone raggiunte su Instagram.

Da sinistra, Paolo Inglese, Laura Anello e Roberto Lagalla

“Come sindaco di Palermo e della Città Metropolitana abbraccio con grande entusiasmo l’iniziativa dei Borghi dei Tesori che permetterà di far scoprire ai siciliani e ai tanti turisti in questo momento presenti nell’Isola, centri del nostro territorio, ricchi di bellezza e densi di storia – dice il sindaco Roberto Lagalla che stamattina è intervenuto alla presentazione del festival all’Orto Botanico di Palermo – . La formula delle Vie dei Tesori, che negli anni si è rivelata vincente valorizzando il patrimonio di Palermo, è garanzia di successo”. “La cosa più importante è la costruzione di una rete, sennò ogni piccola realtà da sola non ha significato: è come se avessimo una collana di perle ma senza il filo – dice Paolo Inglese, a capo del Simua, il Sistema museale di Ateneo.

I partecipanti alla conferenza stampa all’Orto Botanico

L’anno scorso era stato preparato nel pochissimo tempo a disposizione dopo l’emergenza Covid, e aveva messo insieme in soli quattro giorni, dodicimila visitatori. Che si erano lasciati affascinare da castelli silenziosi, cave lontane, cascate sconosciute, artigiani dimenticati, mestieri ritrovati, tanti sapori e odoriin piatti che sanno di casa. Eccoci quindi al secondo anno: Borghi dei Tesori Fest ritorna in una quarantina di piccoli comuni spalmati in otto province siciliane e riuniti nell’associazione Borghi dei Tesori, pronti a credere nella rete che in questi mesi si è fatta sempre più forte e di comune sostegno. Con una “coda”: infatti dal 7 settembre il festival accoglie in cinque borghi, uno spettacolo prodotto dal Teatro Biondo “In nome della madre” con Galatea Ranzi: la storia narrata in prima persona di Miriam, ragazza della Galilea a cui un angelo annuncia che diventerà madre del Messia.

“E’ una bellissima sfida quella di Borghi dei Tesori, sono 37 comuni che aprono i loro luoghi, li animano di racconti dei giovani della comunità – interviene Laura Anello, presidente del’associazione Borghi dei Tesori – Ci sono sorprese straordinarie e incredibili di cui noi stessi non avevamo idea: penso solo alla sinagoga di Caltabellotta o alla ghost town di Montevago, ma sono tantissimi, e tutti raggiungibili con i pullman. Scopriamo dunque la nostra Sicilia più vicina e più segreta che ci lascerà di sicuro senza fiato”.

Sutera, il quartiere Rabato

Tre weekend secondo la formula rodata delle Vie dei Tesori, di cui il festival dei Borghi è una costola: il 20 e 21, poi il 27 e 28 agosto, eil 3 e 4 settembre, sempre sabato e domenica, i borghi apriranno e animeranno i “tesori di famiglia”. Tantissime le novità di un programma che ogni giorno si arricchisce di esperienze speciali, in gran parte realizzate per l’occasione. E saranno tutti raggiungibili con bus in partenza da Palermo, grazie al partner Auto Service: andata/ritorno in giornata, secondo un calendario dove si trovano anche tutte le schede dei borghi e dei diversi siti, esperienze e passeggiate. “Siamo felici di fare rete e di collaborare con realtà che promuove il territorio – dice Marco Francese di AutoService – . sono convinto che in tantissimi sceglieranno i bus per vedere posti che magari volevano visitare da tempo. Arrivano già molte richieste di info”.

Vicari

Sarà una full immersion in luoghi di straordinaria bellezza e in un vivere a misura d’uomo e di natura. Slow Tourism a tutti gli effetti, che pare essere la ricetta di questo mondo del Terzo Millennio che si è ritrovato disarticolato dopo i mesi di fermo post contagi, e cerca l’autenticità ancora viva nelle piccole comunità. La nuova associazione di piccoli comuni uniti sotto l’egida della Fondazione Le Vie dei Tesori è nata un anno e mezzo fa tra realtà che vogliono intraprendere azioni di rigenerazione, ripopolamento e sviluppo sostenibile. E ha preso corpo nella prima edizione di Borghi dei Tesori Fest che ha potuto contare sull’esperienza accumulata dal festival che da quindici edizioni apre, racconta e mette in rete il patrimonio culturale siciliano e non solo. Il successo è stato immediato, un tesoro di esperienze che ora è diventata una rete. Borghi dei Tesori Fest è promosso dalla Fondazione Le Vie dei Tesori in collaborazione con tutti i Comuni, ed è sostenuto da IGT, Poste Italiane e Fondazione Sicilia. È stato selezionato dall’assessorato al Turismo della Regione siciliana per potenziare il programma SeeSicily e il brand Sicilia.

Vallelunga Pratameno, Chiesa Madre dall’alto (foto Giuseppe Castellino)

“IGT è di nuovo insieme a Le vie dei Tesori per la seconda edizione dei Borghi dei Tesori Fest, un progetto a sostegno della rinascita dei borghi siciliani, fondato sullo sviluppo sostenibile – Ha dichiarato Fabio Cairoli Ceo di IGT Global Lottery – Questo virtuoso progetto prevede anche la formazione di giovani che saranno preparati a raccontare la propria terra attraverso gli strumenti digitali. Formazione dei giovani, innovazione tecnologica e valorizzazione del patrimonio storico-artistico italiano, sono i cardini del nostro impegno verso la comunità che si concretizzano pienamente nel Borghi dei Tesori Fest, permettendoci di condividere i valori che ci guidano e ci legano alle radici del Paese”.

Baucina, presepe meccanico

“Fondazione Sicilia sostiene con entusiasmo anche quest’anno il festival Borghi dei tesori. Un’iniziativa – afferma il presidente di Fondazione Sicilia, Raffaele Bonsignore – che già l’anno scorso ha coinvolto, con risultati rilevanti, una comunità eterogenea di persone entusiaste nel riscoprire i tesori di cui la nostra isola è disseminata. Bisogna lavorare sempre di più perché queste gemme di arte, di natura, di tradizioni uniche al mondo siano valorizzate una per una, trasformando questo straordinario patrimonio in una opportunità di crescita socio economica, con la speranza che le nuove generazioni, invece di fare le valigie alla ricerca di un lavoro fuori dalla Sicilia, possano trovare a casa propria una ragione per restare e raccontare con occhi nuovi la nostra terra”.

“Poste Italiane è da tempo attiva sul fronte delle sponsorizzazioni con azioni di sostegno verso iniziative di valore culturale, sociale e ambientale sia a livello nazionale che territoriale, in linea con il suo valore corporate social responsibility – dice Antonella Del Sordo, responsabile comunicazione Sicilia per Poste Italiane – Il bellissimo progetto di Borghi dei Tesori Fest rientra nel più ampio piano di interventi di Poste Italiane, grazie al programma ‘Presenti sul territorio, vicini alle comunità’. L’azienda, con i suoi 160 anni di storia, è impegnata a supportare le comunità locali sostenendo il benessere dei cittadini e lo sviluppo sociale ed economico del Paese. Un valore perseguito attraverso la promozione di programmi e attività culturali con un impatto positivo sul territorio, anche grazie alla presenza capillare e al supporto di progetti a valenza comunitaria”.

Il plotone più numeroso dei borghi che aderiscono al festival è come l’anno scorso nel Palermitano: qui il festival arriverà in 16 borghi; mentre sono otto i piccoli comuni dell’Agrigentino, due nel Nisseno, uno ciascuno nelle province di Enna, Siracusa e di Trapani; due nel Catanese e cinque nel Messinese.

La Chiesa Madre di Petralia Soprana

Alcuni borghi fanno già parte di percorsi turistici, altri finora erano noti soltanto ad appassionati globetrotter. Di tutti è stato fatto un censimento dei siti che saranno aperti alle visite: tesori messi in circuito, promossi, raccontati. È in corso la formazione di 500 giovani dei territori per prepararli all’accoglienza e alla narrazione dei tesori, un corso arricchito dal contributo di docenti dell’Università di Palermo, di esperti di storytelling digitale e di protagonisti delle più innovative esperienze di rigenerazione urbana e sociale della Sicilia, da Fabrizio Ferreri dell’Osservatorio dei piccoli comuni della Sicilia ad Andrea Bartoli di Farm Cultural Park di Favara , da Viviana Rizzuto dell’Ecomuseo dei 5 sensi di Sciacca a Giorgio Franco di Badia Lost & Found di Lentini, da Giovanni Gurreri del progetto San Bartolomeo di Ragusa a Laura Barreca, direttore del Museo di Castelbuono.

L’orologio restaurato sulla Chiesa Madre di Calatafimi Segesta

Intorno alle visite nei luoghi, i borghi si accenderanno di tour ed esperienze speciali: passeggiate, degustazioni, esperienze nella natura. Quest’anno il 100 per 100 dei coupon del Festival, che sono donazioni, saranno devoluti dalla Fondazione Le Vie dei Tesori all’associazione Borghi dei Tesori, per progetti di rigenerazione sociale e culturale e di promozione del territorio: progetti che hanno al centro questi ragazzi. Ai Borghi dei Tesori è legato a doppio filo il progetto della Fondazionele Vie dei Tesori “Ho scelto il Sud”, un network di coloro che sono rientrati al Sud, un vero contro esodo. Con loro i “resistenti” che non se ne sono mai andati costruendo opportunità e di coloro che, nati altrove, hanno scelto il Sud come luogo di elezione. Il progetto punta a costruire un network di straordinari ambasciatori di un Sud produttivo, creativo, non assistito, a volte eroico. L’anno scorso I Borghi dei Tesori hanno anche lanciato un premio tra i comuni aderenti all’associazione, per supportare progetti di rigenerazione e di restauro. Lo hanno vinto Calatafimi Segesta e l’associazione 96010 di Portopalo di Capo Passero: pochi giorni fa è stato completato il primo progetto di restauro, visto che sono tornati alla vita l’orologio monumentale e la campana della Matrice di Calatafimi (ve ne abbiamo parlato qui).

Le Vie dei Tesori ha messo a disposizione del festival dei Borghi il proprio background, la voglia di costruire, l’efficienza di una rete già consolidata e l’esperienza organizzativa: anche Borghi dei Tesori Fest sarà una rassegna smart e digitale, con un unico coupon valido per le visite in tutti i luoghi – una media di cinque siti per ciascun borgo – che apriranno le porte. E visto che il mantra delle Vie dei Tesori è noto – un luogo non raccontato è un luogo muto – ecco che sul sito www.leviedeitesori.com, sui social e sul magazine del festival, saranno disponibili schede dei siti, approfondimenti, curiosità, preparati da una squadra di giornalisti professionisti, divulgatori, appassionati, esperti di turismo esperienziale. Saranno anche disponibili audioguide originali realizzate per ogni luogo, sebbene quest’anno la situazione sanitaria consentirà dappertutto visite condotte in presenza.

Come nel Festival delle città, un coupon da 18 euro varrà per 10 visite, un coupon da 10 euro per 4 visite: saranno donazioni che i visitatori faranno per sostenere il progetto. La metà delle donazioni, come l’anno scorso, sarà devoluta dalla Fondazione all’associazione Borghi dei Tesori. I coupon saranno disponibili sul sito www.leviedeitesori.com/borghideitesori e in un infopoint in ciascun borgo.

I BORGHI DEL FESTIVAL

Alcara Li Fusi, affresco della Koimesis nella chiesa di Santa Maria del Rogato

Eccoli quindi i borghi, e ognuno sarà un’esperienza: ci sono anche cinque new entry: Montevago (nell’Agrigentino), Alcara Li Fusi (nel Messinese), Chiusa Sclafani e Piana degli Albanesi, nel Palermitano, e Calatafimi Segesta, nel Trapanese. L’elenco è folto e inizia dall’Agrigentino con Bivona, Burgio, Caltabellotta, appunto l’esordiente Montevago, Naro, Sambuca, Sant’Angelo Muxaro e Santo Stefano Quisquina; nel Nisseno, Sutera e Vallelunga Pratameno; nel Catanese, Licodia Eubea e Piedimonte Etneo; nell’Ennese, si salirà a Centuripe. Sui Nebrodi, o comunque nel Messinese, i più piccini, altra new entry Alcara Li Fusi, poi Frazzanò, Graniti, Mirto, San Piero Patti e Savoca. Folto il drappello del Palermitano, con Baucina, Blufi (che partecipa dopo i devastanti incendi dello scorso anno), Caccamo, Castronovo, la novità Chiusa Sclafani, Contessa Entellina, Gangi, Geraci Siculo, Giuliana, Isnello, Petralia Soprana, altra novità, Piana degli Albanesi, poi Pollina, Prizzi, San Mauro Castelverde, Vicari. Chiudono Siracusa, con Portopalo di Capo Passero e Trapani dove debutta Calatafimi Segesta.

La Chiesa Madre di Montevago

Visitare tutto sarà impossibile, ma è meglio che resti sempre qualcosa da vedere, per ritornare, approfondire, scoprire magari i borghi vicini, il bosco nascosto, la sorgente o l’artigiano. Qualche esempio, a volo d’uccello, ma è impossibile citare tutto: a partire da Caltabellotta dove una studiosa è riuscita a ridisegnare l’antico quartiere ebraico, e il festival mostra per la prima volta la casa rabbinica e i resti della sinagoga; a Montevago si avverte ancora il dolore del terremoto, inoltrandosi tra le macerie che sono state rese un museo en plein air; Naro mostra la sua bellissima Bibbia poliglotta, a Sant’Angelo Muxaro si visita il regno antico di Kokalos e a Santo Stefano di Quisquina si va in pellegrinaggio dalla Santuzza; a Sambuca si tornerà sulle sponde del Lago Arancio per visitare il fortino di Mazzallakkar, ma stavolta c’è anche un palmento preistorico; a Bivona, patria delle pesche, scoprirete un parco artistico naturale dove si respira arte e bellezza e a Burgio, dal cuore antico, si attivano percorsi visitabili per la prima volta.

Contessa Entellina, Abbazia di Santa Maria del Bosco

Risalendo verso Palermo ma restando sempre in terre sicane, ecco Contessa Entellina dove tra i tanti tesori, ci sarà anche una masseria fortificata, ma non dimenticate l’abbazia, di una bellezza quasi irreale. Poi c’è Giuliana che vive all’ombra del suo castello federiciano, che ospiterà concerti e degustazioni. La new entry Chiusa Sclafani, che conserva ancora intatto il suo cuore medievale, si perdetra monasteri, abbazie e palazzi nobiliari. Poi c’è Prizzi, il più alto borgo dei Sicani, con le sue tantissime chiese e i reperti archeologici dell’antica Hyppana; a Castronovo, invece, abitata sin dai tempi preistorici come testimoniano arcosoli e tombe, ci si muove tra abbeveratoi, resti di mulini ad acqua, fontane, cannoli e lavatoi.

Geraci Siculo, il campanile della Chiesa Madre

Eccoci sulle Madonie: c’è Blufi piccina, che l’anno scorso era nera nera di fiamme e oggi apre il suo santuario nato lì dove sgorga un olio miracoloso. Ma la vera patria delle olive è San Mauro Castelverde dove si va per antichi frantoi a cavallo di due secoli e ci si potrà riposare sotto l’ulivo Matusalemme: 1800 anni portati con brio. A Petralia Soprana spunteranno gli stendardieri e vi faranno addirittura provare a far roteare una bandiera. Geraci Siculo è un gioiello e lo è anche di più perché sospesa sul vuoto. E Gangi, una montagna vestita di case, tra musei delle tradizioni contadine, palazzi baronali con misteriosi simboli alchemici e i capolavori di Gianbecchina. Scendendo un po’, da Isnello partirà una passeggiata che, attraverso una stretta fenditura di roccia, arriverà ai ruderi del castello.

Pollina, la Torre Maurolico

A Baucina vi spiegheranno cosa è una comunità: che prepara insieme il cuddiruni, o sfila dietro la vara di Santa Fortunata finanziata dagli emigrati; nella chiesa-salotto di San Benedetto alla Badia, a Caccamo, c’è un pavimento di oltre 5000 mattonelle dai colori vivaci che rappresentano paesaggi, animali, angeli; a Piana degli Albanesi parleranno la bellissima lingua arbëreshë, tra visite guidate, esperienze e passeggiate; a palazzo Pecoraro Maggi a Vicari vi mostreranno nove dipinti ritrovati e restaurati con fondi per l’agricoltura. Chiude Pollina, dove incontrerete chi raccoglie la manna, le “lacrime” bianche dei frassini.

Sutera, il campanile di San Paolino

Nel Nisseno, a Sutera ci si potrà affacciare dal “balcone della Sicilia” e a Vallelunga Pratameno, ci si siede tra banchi da libro “Cuore” ricevendo anche una pagella “monarchica”. Si sale ancora, eccoci nel Messinese: a Mirto ci si perde tra pizzi e merletti, sparati e damaschi, poi si arriva sui Nebrodi ed ecco i borghi più piccini, stretti stretti come fratelli, con conventi che affiorano dai boschi: Frazzanò è una manciata di case adagiate con grazia lungo la vallata del fiume Fitalia, ma San Filippo di Fragalà è tra i più antichi monasteri basiliani del Sud; San Piero Patti vi perderete tra i vicoletti di Arabite che erauna vera e propria casbah araba. La new entry del festival, Alcara Li Fusi si è messa d’impegno, il programma è bellissimo e vi porterà là dove nidificano i grifoni. Dai Nebrodi ai Peloritani è un attimo: di Graniti s’innamorò perdutamente Francis Ford Coppola che qui girò alcune scene del Padrino, come anche nella vicina Savoca, dove tra l’altro, si potrà assistere a una serata-tributo al film che celebra i suoi primi 50 anni.

Uno scorcio di Licodia col castello Santapau sullo sfondo

Uno si distende alle pendici dell’Etna, l’altro è adagiato sulle colline a nord dei monti Iblei, da un capo all’altro della provincia di Catania: Piedimonte Etneo è un borgo “giovane”, nato ametà ‘600, ma dopo esser scesi dal campanile, dirigetevi verso Borgo Vena per ascoltare la storia della Madonna che fermò la lava; Licodia Eubea ricama invece origini paleolitiche e il suo splendido affresco della Grotta dei Santi, commuove.

Portopalo di Capo Passero

Una provincia, un borgo: a Centuripe, nell’Ennese, aprono due chiese che sono merletti barocchi; a Portopalo di Capo Passero, nel Siracusano, si capirà cosa era il “garum” romano e dall’altro capo esatto, a Calatafimi Segesta, nel Trapanese, vi spiegheranno perché restituire un orologio ad un paese vuol dire ridare il tempo alla comunità.

Rinasce l’antico orologio della Matrice di Calatafimi Segesta

Completato il primo restauro vincitore del premio Borghi dei Tesori. All’opera un “manutentore del tempo”, esperto di strumenti monumentali. La chiesa sarà visitabile per Borghi dei Tesori Fest, dal 20 agosto

di Redazione

Sentir risuonare la campana della chiesa madre è stata una vera emozione e non soltanto per gli anziani di Calatafimi Segesta: si è trattato di un processo di restituzione della memoria e di senso della comunità. È stato appena completato il restauro dell’antico orologio e della campana della Matrice, progetto del Comune di Calatafimi, uno dei due vincitori del Premio Borghi dei Tesori, al fianco dell’associazione Cap 96010 che sta recuperando i vecchi magazzini del porto di Portopalo di Capo Passero.

Uno scorcio di Calatafimi Segesta con la Chiesa Madre

Alla sua prima edizione, il premio è stato lanciato dall’associazione Borghi dei Tesori, sotto l’egida della Fondazione Le Vie dei Tesori, ed è nato con l’intento di promuovere progetti di rigenerazione urbana che coinvolgano le comunità. Sono arrivati in tutto diciotto progetti e il comitato scientifico dell’associazione ha scelto, appunto, quelli di Calatafimi Segesta e di Cap 96010 di Portopalo, finanziati con 3000 euro ciascuno, il primo erogato dalla stessa associazione, il secondo sostenuto dalla Fondazione Sicilia.

L’orologio restaurato sulla Chiesa Madre di Calatafimi Segesta

Sia Calatafimi-Segesta che Portopalo di Capo Passero parteciperanno a Borghi dei Tesori Fest, Festival che vedrà 40 piccoli Comuni aprire le porte dei propri tesori per tre weekend, a partire da sabato 20 agosto. E la Matrice con l’orologio di Calatafimi-Segesta sarà uno dei tesori visitabili.

Il sindaco Francesco Gruppuso

L’orologio è stato per secoli punto di riferimento dell’intera comunità. “Riascoltarlo, è stata un’emozione reale straordinaria: siamo rientrati nella nostra storia, nel nostro tempo. In passato la campana condizionava e segnava la vita quotidiana, oggi è simbolo di rinascita”, dice il parroco della Matrice, don Giovanni Mucaria. Le sue lancette sono state ferme per decenni, la campana silenziosa, ma ora è tornato alla vita, grazie al progetto della parrocchia San Silvestro Papa, realizzato dalla ditta Manutentori del tempo di Danilo Gianformaggio, affascinante figura di orologiaio contemporaneo, uno dei pochissimi nel Sud Italia che si occupa di restauro di strumenti monumentali. “Dopo vent’anni è stato un obiettivo raggiunto, ma la vera sorpresa è stata vincere il contest dei Borghi dei Tesori – dice il sindaco Giuseppe Gruppuso -: grazie a tutti e ci prepariamo alla nostra prima edizione del festival, venite, Calatafimi sarà una sorpresa”.

Per Laura Anello, presidente dell’associazione Borghi dei Tesori, un risultato importante “perché nato da una rete, quella di 50 piccoli comuni aderenti all’associazione che vogliono fare sistema, superando i campanilismi e lavorando a un progetto culturale e turistico integrato e sostenibile”.

A sinistra Danilo Gianformaggio

Nato dalla storica azienda Uscio di Genova, di cui reca ancora il nome inciso, l’orologio è realizzato con pezzi lavorati a mano in ferro battuto, incastonati in un telaio a castello. Nel 1564, su richiesta della comunità e su compenso del Comune, fu concesso all’allora feudatario della zona, Ludovico Enriquez de Caprera, il posizionamento dell’orologio nella chiesa Madre. Da allora, è stato il punto di riferimento della vita del borgo. “Siamo felici di aver ridato vita a questo orologio storico a cui tutta Calatafimi teneva moltissimo”, spiega Danilo Gianformaggio che si è occupato del complesso recupero, ha ridipinto il telaio e sostituito le lancette in metallo con altre in alluminio compatibili con il nuovo movimento”. L’illuminazione a led rende l’orologio visibile da lontano.

Terre Sicane Wine Fest torna a Contessa Entellina

Dal 29 al 31 luglio nell’abbazia di Santa Maria del Bosco appuntamento con la manifestazione dedicata ai vini e ai sapori del Belìce, quest’anno gemellata con il Trentino, tra degustazioni, masterclass e itinerari

di Redazione

L’estate siciliana e i colori saturi del suo entroterra sono ancora una volta teatro dell’edizione 2022 del Terre Sicane Wine Fest, la rassegna enogastronomica iniziata oggi e che andrà avanti fino al 31 luglio, nel borgo di Contessa Entellina, nell’ultimo lembo a sud della provincia di Palermo. All’interno del chiostro medievale dell’abbazia di Santa Maria del Bosco, tre giorni di vino, musica, gusto e connessioni, a cominciare dalla nuova sinergia con la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino, che quest’anno per la prima volta partecipa al wine festival siciliano con oltre 108 referenze in degustazione e la presenza di una delegazione.

Vitigno sicano

“Un gemellaggio tra areali vocati, diversi ma accomunati dall’unicità dei territori entrambi di grande bellezza enoturistica – racconta Michele Buscemi, presidente dell’Associazione Enonauti al coordinamento dell’evento – degusteremo vini da vitigni autoctoni, piccole denominazioni e grandi classici che sono espressione di comunità locali e tradizioni”.

L’abbazia di Santa Maria del Bosco

Promossa e sostenuta dal Comune di Contessa Entellina, dalla Strada del Vino delle Terre Sicane, da Fondazione Inycon, da Associazione Sistema Vino, dalla Cantina Donnafugata e da “Enonauti” la festa del vino sicano è una delle più importanti manifestazioni dedicata ai sapori della Valle del Belìce, luogo ricco di suggestioni naturalistiche e paesaggistiche intatte.

Terre Sicane Wine Fest 2022

Il programma del festival è consultabile sul sito www.terresicanewinefest.it e prevede un’agenda fitta. Molto atteso il concorso enologico nel quale un team tecnico decreterà il miglior vino delle Terre Sicane per le tipologie Nero d’Avola e Grillo, insieme ad uno speciale “Premio Piacevolezza e Originalità”. Il convegno animato da relatori provenienti dai Gal e dalle Strade del Vino dalle aree italiane che stanno puntando su progetti turistici “rallentati” dialogherà nel pomeriggio del 30 luglio di fruizione valoriale e scoperta autentica.

Il chiostro di Santa Maria del Bosco

Per i winelovers più dinamici il festival è anche emozione “on the road” con gli itinerari, a cura di Val di Kam di Pierfilippo Spoto, guida esperienziale esperta del territorio, disponibili durante tutta la manifestazione.  L’apertura dei banchi d’assaggio al pubblico prosegue nei tre giorni e trova due approfondimenti speciali: i laboratori che incrociano i vini sicani e vini trentini di diverse cantine e zone vitivinicole con le masterclass guidate dai giornalisti specializzati Luigi Salvo e Valeria Lopis.

L’edizione 2022 del Terre Sicane Wine Fest, inoltre, ospiterà il 30 luglio la tappa del “Blues & Wine Soul Festival”, la jazz session itinerante di Joe Castellano, artista con collaborazioni internazionali con un ampio ed apprezzato repertorio.

Per ulteriori informazioni e prenotazioni cliccare qui.

Idee a confronto per rilanciare il turismo sulle Madonie

Al via a Isnello la seconda edizione del MeT, tre giorni di dibatti con l’obiettivo di sondare le opportunità che il territorio può offrire tutto l’anno

di Redazione

Tre giorni di dibatti, incontri e approfondimenti dedicati alle nuove prospettive del turismo per la valorizzazione del territorio madonita. Al via a Isnello, la seconda edizione del MeT, Madonie & Turismo, l’evento sul turismo esperienziale nelle Madonie. Una tre giorni, dal 22 al 24 luglio nell’aula del Centro sociale di Isnello, a partire dalle 16,30, per comprendere come mettere a sistema tutte le infrastrutture, gli attrattori e le energie produttive e umane presenti nelle comunità al fine di cogliere e sfruttare al meglio le opportunità legate alla ripresa economica e sociale nell’era post-Covid.

Isnello, chiesa di Santa Maria Maggiore (foto Davide Mauro, Wikipedia)

Confronti e sessioni aperte ai cittadini, alle comunità e alle realtà associative e produttive madonite, agli addetti ai lavori o interessati del settore, con l’obiettivo di sondare le opportunità che il paesaggio delle Madonie, con i suoi borghi, le sue storie, la sua natura, le sue esperienze e professionalità può offrire tutto l’anno, in ogni stagione.

Il Parco Gal Hassin (foto Vincenzo Sapienza)

Il tema della prima giornata è “Destinazione Madonie, futuro e prospettive di una destinazione turistica d’eccellenza”. Si parlerà dello sviluppo del comprensorio madonita, valorizzando anche gli aspetti culturali e umani dei luoghi.  Interverranno: Giuseppe Mogavero e Sabrina Masiero, rispettivamente presidente e responsabile scientifico del Gal Hassin – Centro Internazionale per le Scienze Astronomiche; Giovanni Battista Meli, sindaco di Comune di Collesano e presidente del Consorzio Targa Florio; Mario Fiorino, presidente della Pro Loco Isnello; Marina Ambrosecchio, presidente dell’Uet – Scuola Universitaria Europea per il Turismo; Sabrina Milone della Delegazione Fai Palermo; Marco Coico dell’associazione Borghi dei Tesori, nata in seno alla Fondazione Le Vie dei Tesori; Sofia Cimino di Visit Gratteri; Giovanna Gebbia, di Pm Turismo Cas’Antica Soprana; Francesco Ippolito di Madonie Travel Service. Modera l’incontro Luciana Cusimano, assessore ai Servizi Turistici del Comune di Isnello.

Madonie, monte Mufara da Piano Cervi

Sabato 23 luglio di parlerà di eccellenze enogastronomiche con due sessioni di approfondimento. Argomento portante il gusto per la valorizzazione del territorio madonita. A moderare le due sessioni saranno Teresa Armetta di Comunità Slow Food-Botteghe di Quartiere e Giovanni Messina del Caseificio Bompietro. Interverranno: Piero Sardo e Francesco Sottile di Slow Food Italia; Giuseppe Giaimo di Agricola Giaimo – Condotta Slow Food Alte Madonie; Giovanni Tumminello di Biscotti Tumminello; Angelo Armetta di Gastronomia Armetta; Santina Grisanti di Sapori Siculi – Apicultura e Miele; Carlo Gugliuzza di Società agricola Sorelle Lo Re.

Sentieri delle Madonie

La seconda edizione del MeT si chiude, domenica 24 luglio con una giornata dedicata all’importanza dell’ospitalità. Ci si confronterà su come sviluppare delle competenze e delle strategie mirate nel settore dell’accoglienza per offrire un’opportunità di sviluppo personale e per il territorio. L’ospitalità diffusa, l’accoglienza extra-alberghiera e la promozione delle strutture ricettive anche online sono le nuove frontiere per un turismo sostenibile di qualità. Così come importanti sono le strutture pubbliche in grado di offrire servizi turistici per le esperienze che è possibile sperimentare sul territorio.

Interverranno: Angelo Merlino, presidente dell’Ente Parco delle Madonie; Laura Lo Mascolo e Maica Di Giovanni, rispettivamente ceo e senior manager di Interlude hotels & resorts; Antonella Italia, presidente di Itimed – Itinerari del Mediterraneo; Nino Crapa di A.C. Social Life; Alessandro D’Alessandro di Planetario Star Freedom; Rosario Genchi, progettista; Renato Autore, presidente dell’Aps See Isnello. Modera l’incontro Luciana Cusimano.

Alle 19.30, inoltre, in programma una passeggiata al tramonto fino al sagrato della chiesa di Santa Maria Maggiore e una visita speciale alla chiesa di San Michele Arcangelo candidata come “Luogo del Cuore 2022” del Fai, Fondo Ambiente Italiano. La diretta degli incontri sarà trasmessa sulla pagina Facebook e sul canale Youtube di See Isnello.

“Orto fai da te”, premio nazionale al borgo di Geraci Siculo

Il paese in provincia di Palermo fa il bis del premio “Piccolo Comune amico”, organizzato dal Codacons. Riconoscimento speciale per un progetto di economia circolare

di Redazione

Bis del comune di Geraci Siculo per il premio “Piccolo Comune amico”. Il borgo madonita, per il secondo anno consecutivo, ha conquistato il riconoscimento per l’iniziativa “Orto fai da te”, dopo aver vinto il riconoscimento lo scorso anno per il servizio di assistenza domiciliare per gli anziani durante la pandemia.

Uno scorcio di Geraci

Il concorso voluto dal Codacons, alla sua seconda edizione, premia i piccoli comuni nelle varie categorie: agroalimentare, artigianato, innovazione sociale, cultura, premio speciale aeroporto amico, premio speciale amico del consumatore ed economia circolare. Proprio per quest’ultima categoria, il Comune ha inviato la propria candidatura con il progetto “Orto fai da te”, l’iniziativa che “spinge” i cittadini a crearsi e curarsi un orto domestico.

La consegna del premio

“Un progetto voluto dalla nostra amministrazione per incentivare le politiche di rispetto dell’ambiente – dicono il sindaco di Geraci Siculo Luigi Iuppa e l’assessore comunale Fabrizio Di Vuono dopo la consegna del premio – . Siamo sempre attenti al mantenimento delle tradizioni locali, soprattutto del settore agro-alimentare. Ma l’iniziativa è stata ideata anche per stimolare i concittadini a prendersi cura del proprio territorio. Geraci Siculo è la perla verde dell’intero comprensorio madonita e il rispetto dell’ambiente è per noi fondamentale. Siamo davvero contenti di questo importante premio”.

Il campanile della Chiesa Madre

Il riconoscimento è stato voluto e organizzato dal Codacons, insieme a Coldiretti, Fondazione Symbola, Touring Club Italiano, Autostrade per l’Italia, Intesa San Paolo, SisalPay, con il patrocinio di Anci e Uncem, per promuovere lo sviluppo dei comuni italiani con meno di 5.000 abitanti.

Palazzo Adriano porta in “paradiso” il suo museo del cinema

Lo spazio espositivo dedicato al capolavoro di Giuseppe Tornatore conquista il primo posto nella classifica della piattaforma di rating Ranxter

di Giulio Giallombardo

C’è la bici su cui Alfredo portava a spasso il piccolo Totò, accendendo i suoi sogni. Ma anche il proiettore che quei sogni li materializzava sul grande schermo. E poi tantissimi cimeli e fotografie, fermoimmagini di un capolavoro. Il Museo Nuovo Cinema Paradiso di Palazzo Adriano è la memoria storica del film di Giuseppe Tornatore, un ispirato miracolo in celluloide su cui in pochi avrebbero scommesso.

La consegna del premio

Adesso questo piccolo spazio espositivo nel borgo che ha fatto da set alla pellicola, ha vinto il suo personale “Oscar”, conquistando il primo posto della classifica dei migliori musei del cinema mondiali, secondo la piattaforma di rating Ranxter. Il premio è stato consegnato alla comunità di Palazzo Adriano dai rappresentanti della piattaforma digitale ungherese dedicata al cinema, che raccoglie punteggi, commenti e gradimenti da parte degli utenti di tutto il mondo. Il Museo Nuovo Cinema Paradiso è stato definito luogo “cult, magico, evocativo, che riesce a dare forti emozioni ai visitatori”.

Il cineproiettore usato durante le riprese

Allestito e curato dall’amministrazione comunale al piano terra del settecentesco Palazzo Dara, il museo – sulle note delle musiche di Ennio Morricone – raccoglie oltre cento foto del set, tutte originali, molti oggetti di scena, persino le sedie in legno reclinabili usate nella sala del cinema. C’è poi un plastico che riproduce il centro del borgo con l’indimenticabile piazza teatro delle riprese. “È un luogo emozionante, vengono da tutto il mondo per visitarlo – dice soddisfatto il sindaco di Palazzo Adriano, Nicola Granà, a Le Vie dei Tesori Magazine – questo riconoscimento ci riempie di gioia e dà ancora più valore al lavoro fin qui svolto. I luoghi del cinema oggi sono molto apprezzati per tutto quello che raccontano e noi continueremo a percorrere questa strada per il nostro paese, contando di tornare ai numeri che avevamo prima della pandemia”.

L’insegna del Museo del cinema

Ma nel borgo arbëreshë dei Sicani, che Tornatore ribattezzò “Giancaldo”, in omaggio alla montagna che sovrasta la sua Bagheria, si guarda avanti. Nei giorni scorsi sono stati affidati i lavori per creare il nuovo museo dedicato al film, che sorgerà accanto all’attuale sede, nell’ex palazzo del Municipio. “Contiamo di inaugurarlo la prossima estate, in occasione del nostro Paradiso Film Fest – afferma ancora il sindaco – , non sarà solo un luogo dedicato all’esposizione dei cimeli, ma sono previsti anche percorsi multimediali e due salette cinematografiche dove organizzeremo rassegne tematiche”. Uno spazio di comunità per continuare a sognare.

Quel delitto tra i boschi nel borgo degli “Ammalati”

Flagellata da terremoti in un territorio ricco di faglie, Santa Maria degli Ammalati, frazione di Acireale alle pendici dell’Etna, è un luogo pieno di storie e leggende

di Livio Grasso

Minuscola frazione di Acireale che sorge a ridosso della Timpa, Santa Maria degli Ammalati è uno dei borghi più rappresentativi del Bosco di Aci, un tempo imponente area verde di querce e castagni che si estendeva nel versante orientale dell’Etna. Il territorio, prevalentemente lavico, si sviluppa all’interno di due faglie attive che corrono attraverso la zona Molino Testa d’Acqua di Santa Maria La Scala e l’area meridionale di Santa Tecla.

Scorcio del borgo

Le fonti storiche riferiscono che il paese è da sempre stato al centro di violenti terremoti, influenzando molto lo sviluppo dell’abitato e della vita sociale. L’evento più catastrofico si data al 1693, anno in cui la borgata fu colpita dal terribile sisma che ebbe pure degli effetti distruttivi in buona parte della Sicilia orientale. Di questa calamità ne parla proprio un documento d’archivio che rilascia una preziosa testimonianza sulla storia del borgo. A quanto pare, già dal 17esimo secolo, la contrada vantava un piccolo centro abitato. A confermarlo, sarebbe proprio la presenza di una chiesa dedicata a Maria degli Ammalati.

La villetta Mario Monaco

Sulla base di quanto tramandato, l’edificio di culto si trovava in un tratto di campagna che faceva parte del Bosco di Aci. Proprio nelle vicinanze della chiesetta, precisamente il 15 settembre 1658, avvenne un atroce delitto. Si trattò del reverendo don Giovanni Battista Grasso, che quel giorno venne in sede per celebrare la messa. Subito dopo la liturgia, il sacerdote si incamminò nei sentieri boschivi per fare ritorno ad Acireale. Improvvisamente, però, venne accerchiato da cinque briganti che lo uccisero brutalmente a sassate.

La piazzetta del borgo

Questa notizia, oltre a testimoniare la pericolosità del bosco, conferma con assoluta certezza che la comunità del paese disponeva già di una piccola cappella in cui potersi riunire. Per di più sappiamo che la parrocchia fu costruita il 14 giugno 1627 sotto l’impulso di Jacobo Grassi, ricordato come uno dei più ricchi possidenti terrieri. Secondo alcuni racconti popolari, inoltre, il titolo di “Madonna dei Malati” ha una certa attinenza con le epidemie di peste che a quell’epoca imperversavano nella zona.

Vista panoramica sul mare

Non a caso, pare che a fianco della cappella fosse presente un piccolo lazzaretto per accudire gli appestati. Un’altra tradizione, invece, riporta che il soprannome Maria degli Ammalati allude alla funzione protettiva della Madonna nei confronti degli abitanti locali costantemente minacciati dagli assalti dei banditi. In ogni caso, dopo il cataclisma del 1693, la chiesa venne ricostruita nella prima metà del 18esimo secolo grazie al supporto dei discendenti del Grassi e di fra’ Mariano Cavallaro.

La parrocchia attuale risale al 1865 e, per la sua edificazione, ebbero un ruolo di primo piano i contributi offerti da don Rosario Borzì, don Giovanni Pennisi Platania e dal Decurionato di Acireale. Saltano all’occhio gli incantevoli affreschi della volta, realizzati dall’artista Giuseppe Spina Caprizzi. A lui si attribuiscono pure i tre dipinti dell’area absidale intitolati “La gloria dell’Agnello”, “L’uccisione di Abele” e “Mosè e le Tavole della Legge”.  Di grande valore era pure il campanile gotico-normanno progettato da Mariano Panebianco, importante architetto acese. Tuttavia, nel 1914  il complesso religioso fu gravemente danneggiato da un altro fenomeno sismico che ha provocato la demolizione del campanile,  della navata, della volta e della cupola. Ben presto, però, tutto è stato restaurato ex novo. Il borghetto di Santa Maria degli Ammalati è anche apprezzato per la fertilità dei suoli e l’abbondante produzione di vini, olio e limoni.

Torna la festa più antica d’Italia tra storia e mito

Ad Alcara Li Fusi, si celebra il rito del Muzzuni legato al culto di Demetra e tramandato da pastori e contadini. Dopo due anni di pandemia tre giorni di cortei, canti, escursioni e visite guidate

di Ornella Reitano

È una delle più antiche feste popolari d’Italia. Si svolge la sera del 24 giugno, ad Alcara Li Fusi, borgo dei Nebrodi, nei giorni del solstizio d’estate. “U Muzzuni” è un rito millenario in cui convive sacro e profano, festa pagana da un lato e festa religiosa dall’altro. Il Muzzuni infatti paganamente rappresenta un simbolo fallico “fonte di ricchezza e fecondità” mentre dal punto di vista religioso ricorda la decapitazione di San Giovanni Battista. Tramandata da pastori e contadini era la festa dedicata a Demetra dea dell’abbondanza, delle messi, del buon raccolto; a Dioniso dio dell’ ebbrezza e ad Afrodite dea dell’amore e della fertilità.

Muzzuni

La festa si svolge in due momenti della giornata, nel pomeriggio si celebra San Giovanni Battista con la santa Messa e la processione in onore del Santo con partecipazione delle antiche confraternite; finita la processione, subito dopo il crepuscolo, inizia la seconda parte della festa con la preparazione del Muzzuni. Le donne avvolgono un foulard di seta attorno ad una bottiglia o brocca (che in memoria del Battista ha il collo mozzato) e, a mo’ di vaso, ne fanno fuoriuscire garofani, germogli vari e mazzi di spighe di grano fatti precedentemente germogliare al buio per avere il colore dell’oro: sono i cosiddetti lavureddi.

Un momento delle celebrazioni

La brocca viene impreziosita con collane d’oro e gioielli raccolti tra le donne del borgo ed ecco che il Muzzuni è pronto per essere esposto su veri e propri altarini nei diversi quartieri del paese. Fanno da sfondo coperte e tappeti, le pezzare, magistralmente tessuti a mano seguendo l’antica arte del telaio. È una festa corale, che coinvolge tutto il paese. La sera del 24 giugno attorno agli altarini si riunisce tanta gente tra residenti, turisti e curiosi, fino a notte alta si canta, si beve e si intessono amori. Gruppi di cantori popolari alcaresi eseguono in dialetto antiche cantilene, filastrocche e canti d’amore (le chianote e le ruggere) tramandati per via orale.

Abito con spighe di grano

Questa è anche la notte delle comparanze, u Sanciuvanni, che coronate dal vino esigeranno amicizia e rispetto per tutta la vita. La comparanza si stringe attraverso l’intreccio dei diti mignoli e la recita di una filastrocca; è la notte delle promesse di matrimonio consolidate da brindisi; la notte in cui ci si ingrazia il cielo per il buon raccolto; è la notte della fratellanza e dello stare insieme in cui la gente si riunisce e dimentica i propri affanni.

Locandina della festa del Muzzuni 2022

Quest’anno la festa torna ad Alcara Li Fusi dopo due anni di pausa per la pandemia. Tre giorni, dal 24 al 26 giugno, tra riti storici, concerti, escursioni e visite guidate. “Celebriamo questa tradizione legata al grano per augurarci che Alcara ritorni al grano – sottolinea Fabio Zaiti, presidente dell’associazione culturale AlcaraBorgoNatura – . L’auspicio è che questa festa tanto legata alle nostre tradizioni possa concretamente proiettarci nel futuro”.

La chiesetta del santo eremita che nasconde un gioiello d’arte bizantina

Annessa al monastero di Santa Maria del Rogato, ad Alcara Li Fusi, sui Nebrodi, custodisce un prezioso ciclo di affreschi, capolavoro della pittura medievale siciliana

di Ornella Reitano

Custodisce uno dei più preziosi affreschi bizantini della Sicilia, dall’importante valore artistico e simbolico. In contrada Carbuncolo, ad Alcara Li Fusi, borgo incastonato nei Nebrodi, si trova una chiesetta, di grande valenza storica, nella quale si intrecciano momenti della vita del santo patrono Nicolò Politi con l’assunzione di Maria Vergine al cielo. È la chiesetta di Santa Maria del Rogato, annessa a un antico monastero basiliano, utilizzata dai monaci del comprensorio del Val Dèmone. Non vi è una data certa riguardante la costruzione, ma risulta esistente già nel 1105 come indicato nel testamento spirituale del 1116 dell’abate Gregorio di Fragalà, rettore del monastero di San Filippo di Fragalà a Frazzanò.

La chiesetta di Santa Maria del Rogato

Nicolò Politi, attuale patrono di Alcara Li Fusi, arrivò in paese nel 1137. Aveva conosciuto nel monastero di Maniace, Lorenzo Ravì, un sacerdote basiliano attuale patrono del Comune di Frazzanò. Fu dietro indicazione di quest’ultimo che decise di incamminarsi lungo i sentieri dell’Etna per arrivare sui monti Nebrodi. Oggi, questo percorso è diventato il Trekking del Santo, un cammino lungo circa 100 chilometri che parte dalle pendici dell’Etna e, attraversando il Parco dei Nebrodi, tocca i luoghi relativi alla vita, alla preghiera e ai miracoli del santo.

Pavimento di maioliche

Ad Alcara Nicolò Politi visse da eremita, ma era sua abitudine recarsi nella piccola chiesa del Rogato ogni sabato per confessarsi e comunicarsi. Quando lo trovarono morto (nel 1167) nella grotta in cui viveva, le sue spoglie furono portate proprio nella chiesa del Rogato e vi rimasero fino al 1507, anno in cui il pontefice Giulio II concesse la traslazione del corpo alla Chiesa madre della cittadina riconoscendo lo stato di santità di Nicolò Politi.

L’affresco raffigurante la Koimesis

Un elemento di pregio della chiesa del Rogato è l’affresco bizantino (risalente secondo gli studiosi tra il 1196 e il 1291) che gli ultimi restauri del 2014 hanno riportato fruibile. È la Koimesis (Dormitio Virginis), Dormizione della Santissima Madre di Dio. È questo l’unico affresco leggibile e meglio conservato tra i quattro presenti che si trovano ai due lati delle pareti dell’unica navata della chiesa. Di manifattura nasitana è iI pavimento di maioliche seicentesche.

L’interno della chiesa

A differenza di altri esempi che riguardano la koimesis (ovvero l’Assunzione nella visione orientale), come il mosaico della chiesa della Martorana a Palermo o l’immagine classica presente nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, qui, nella chiesa del Rogato il capo della Madonna è rivolto a destra e non a sinistra perché la Vergine guarda verso oriente dove sorge il sole. È un legame simbolico tra il sorgere del sole, la rinascita, la nuova vita, la resurrezione e l’assunzione di Maria. L’affresco Dormitio Virginis rappresenta proprio il momento in cui la Madonna si addormenta per essere poi assunta in cielo.

Nell’affresco ci sono altri personaggi degni di nota come l’ebreo profanatore che cerca di far cadere il corpo della Vergine afferrando e tirando il suo catafalco. Ma interviene San Michele Arcangelo che taglia in un sol colpo le mani dell’ebreo che, recise, rimangono aggrappate al drappo. È chiara ed evidente l’iscrizione in greco “IC” “XC” riferita a Gesù Cristo e in alto “HKOIMHCIC” che sta per Koimesis.

Alcara Li Fusi

Ma la vera particolarità di questo affresco bizantino è la Madonna bambina che rappresenta la sua stessa anima ed è tenuta tra le braccia da suo figlio Gesù mentre la offre agli angeli che la porteranno in cielo sotto lo sguardo degli apostoli che ne sono testimoni. Non a caso la chiesa di Santa Maria del Rogato viene aperta in occasione dell’assunzione di Maria Vergine al cielo (15 agosto) che coincide anche con l’ultima visita che fece Nicolò Politi prima della sua morte.

Di recente la chiesa è stata aperta al pubblico durante la giornata dedicata alle chiese italo-greche nei comuni della provincia di Messina. Sarà aperta anche nelle date del 21 giugno, 21 luglio, 21 agosto e 21 settembre in occasione dell’evento Notti d’Estate nelle Chiese Italo-Greche insieme ad altre chiese dello stesso tipo diffuse nei comuni parte della Città Metropolitana di Messina. Accanto alla chiesetta c’è anche una piccola cappella dedicata al miracolo della pioggia che Dio, per intercessione di San Nicolò Politi, concesse agli abitanti di Alcara Li Fusi durante un periodo di forte siccità.

Campi di lavanda nei Sicani, il sogno di una giovane coltivatrice

Laureata in disegno industriale, Francesca Cinquemani ha deciso di restare nell’azienda agricola di famiglia, ad Alessandria della Rocca, dando vita a una piantagione estesa per quasi un ettaro

di Giulio Giallombardo

Un sogno viola al profumo di lavanda. Riti antichi officiati da giovani cuori. Radici profonde piantate nei Sicani. È una combinazione alchemica di elementi che ha convinto Francesca Cinquemani a restare ancorata nel profondo sud della Sicilia, nelle terre di famiglia, tra Alessandria della Rocca e Cianciana. È lì che questa giovane donna di 27 anni ha deciso di far nascere uno dei pochi campi di lavanda presenti in Sicilia. Con in tasca una laurea triennale in disegno industriale, ama definirsi “agrodesigner”, mettendo insieme la formazione da progettista all’amore per la natura. È stato proprio durante gli studi, che Francesca ha capito che il vero tesoro l’aveva in casa. Si laurea con una tesi sulle api e il miele, costruendo la comunicazione visiva dell’azienda agricola creata dal nonno, contadino da quando aveva 8 anni e che lei oggi contribuisce a portare avanti.

Campi di lavanda dell’azienda Campagna

Poi, un anno fa, dopo un periodo difficile, sente il bisogno di rallentare, seguendo il ritmo della natura. E arriva la folgorazione per la lavanda, con le sue mille qualità. Decide così di cominciare coltivando quasi un ettaro di terra con mille piante di lavanda angustifolia che adesso sono cresciute. “Ho scelto la lavanda perché è una delle piante che hanno fatto parte della mia analisi di ricerca per la tesi – racconta Francesca a Le Vie dei Tesori – , cresce benissimo nel nostro territorio, è molto selvatica, non ha bisogno di fitofarmaci o di troppa acqua. Poi si presta a svariati usi, per scopi cosmetici, terapeutici, per profumare gli ambienti e per la produzione di olio essenziale”.

Francesca Cinquemani tra le sue lavande

Ma il desiderio di Francesca è di creare un laboratorio di erbe officinali nelle sue terre, che, oltre alla lavanda, comprenda anche piante come camomilla, calendula e altre essenze. Un valore aggiunto per l’azienda agricola del nonno, Leonardo Campagna, che già produce olio, miele, mandorle e altre eccellenze del territorio. “Grazie ai miei studi ho riscoperto l’amore per la natura e per i terreni della mia famiglia – sottolinea Francesca, tornata in Sicilia da Monza, lo scorso maggio dopo sei mesi da insegnante in una scuola media – e pensare che da piccola quando mi chiedevano di contribuire alla raccolta delle mandorle, non ne volevo sapere. Oggi, invece, voglio valorizzare quello che ho la fortuna di possedere. È la terra in cui sono nata, qui ci sono le mie radici e non ho alcuna intenzione di andare via”.

Fiore di lavanda

Così, adesso la giovane “agrodesigner” ha pensato anche di intrecciare i fiori di lavanda alle antiche tradizioni della festa di San Giovanni, patrono di Alessandria della Rocca, che si celebra il 23 giugno, nei giorni del solstizio d’estate. “Quella notte da sempre viene considerata magica, – spiega Francesca – in questo periodo dell’anno la natura giunge al massimo del suo splendore e quindi, per proteggere il raccolto da eventi meteorologici avversi, venivano celebrati rituali propiziatori e preparazioni, tra cui l’acqua di San Giovanni. Si raccoglievano diversi fiori che venivano lasciati macerare tutta la notte dentro un contenitore pieno d’acqua, così da sprigionare le loro proprietà balsamiche, al culmine in questi giorni di inizio estate. L’indomani l’acqua si utilizzava per lavarsi il viso, le mani, il corpo, come in un rito purificatore”.

Siepi di lavanda

Una tradizione antica diffusa anche in altre regioni italiane, che fa da sfondo a un evento organizzato dalla giovane coltivatrice, il 23 giugno al tramonto, dalle 18 alle 21. L’ha chiamato “Lavanda Experience”, ovvero un percorso sensoriale per scoprire la coltivazione e gli usi di questa pianta, ammirare le sfumature viola e respirare il profumo dei suoi fiori, che sbocciano soltanto una volta all’anno. Un’esperienza nei terreni dell’azienda agricola di Alessandria della Rocca, in contrada Nora al Piano, che comprende anche un aperitivo al tramonto con degustazione di prodotti e antiche ricette di famiglia. Un rito che si rinnova.

Per informazioni sull’evento “Lavanda Experience” telefonare al 3275710375

Le Vie dei Tesori News

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