Il fascino segreto di Grotta Conza fra natura e scoperte

Una passeggiata per grandi e piccoli nella riserva naturale alle pendici di Pizzo Manolfo, a Palermo, a due passi dalla borgata di Tommaso Natale

C’è un posto molto bello e facilmente accessibile, dove andare con i bambini di tutte le età proprio alle spalle di Palermo, a due passi dalla borgata di Tommaso Natale, sulle pendici della dorsale che circonda il golfo di Sferracavallo: la riserva naturale di Grotta Conza, istituita dalla Regione Siciliana nel 1995 ed affidata in gestione al Cai.

Sentiero per Grotta Conza

Vi si accede tramite via Luoghicelli, come indicato nel sito del Cai, ma vorrei proporre una strada alternativa, che permette non solo di raggiungere la grotta in 10 minuti, ma anche, di esplorare la zona di Pizzo Manolfo attraverso una strada sterrata forestale percorribile in auto. Attraversando viale Regione Siciliana Nord-Ovest, dopo circa un chilometro dal sottopassaggio dell’autostrada da Tommaso Natale in direzione di Palermo, subito dopo il civico 10186, si imbocca sulla destra la via Antonio Cederna e la si percorre tenendo sempre la sinistra (la via prende poi il nome di via Pietro Calandra). Dopo una salita piuttosto ripida si arriva alla fine della strada asfaltata e si imbocca la strada forestale (sterrata ma in ottimo stato); alla prima curva a gomito c’è uno slargo dove è possibile lasciare la macchina e sulla destra inizia un agevole sentiero che in 10 minuti porta alla grotta. Durante il breve tragitto sarà possibile ammirare insieme ai bambini uno splendido panorama: il golfo di Sferracavallo e il monte Gallo, ma anche la linea dell’orizzonte tra mare e cielo e le diverse sfumature di blu.

Camminando, si scoprirà insieme a loro il colore cangiante della roccia calcarea lungo il sentiero: dal grigio scuro, al giallo ocra, al rosa, al ruggine e le piccole cavità scavate dall’acqua piovana, esplorabili con le dita, o le fessure in cui trovano dimora le chiocciole. Vi è anche una flora molto ricca, tipica della macchia mediterranea: palme nane, euforbie, capperi, timo, fichi d’india, ciuffi di “ddisa” e, in primavera, asparagi selvatici e garofani di montagna. Ci si potrà soffermare sulle diverse forme delle foglie e degli arbusti, sui profumi e sui colori.

Cartelli d’ingresso della riserva

Le specie arboree sono molto interessanti: si trovano soprattutto mandorli, carrubi, frassini della manna, tutte potenziali fonti di scoperte e racconti. In primavera ci sono già le mandorle verdi, il cui interno è ancora gelatinoso, le prime carrube, ancora piccole, verdi e non commestibili ma con delle forme strane (e da confrontare con le dolci carrube mature e nere); i frassini della manna hanno una storia antica, si incidevano per estrarne la linfa che, una volta cristallizzata, veniva mangiata in piccole dosi per le sue qualità depurative e leggermente lassative. Ancora oggi (anche se in quantità molto minori) la manna viene estratta ed usata a scopi alimentari ed è possibile trovarla in negozi specializzati, potrete assaggiarla insieme ai bambini nei giorni successivi alla gita.

Infine si arriva in un’area pianeggiante in cui si trova la Grotta Conza che, come tutte le grotte, ha una grande attrattiva per i bambini, che sono allo stesso tempo affascinati, eccitati e “impauriti” dalla possibilità di addentrarsi in una cavità sotterranea, anche se – come indica il cartello davanti alla grotta – non è possibile entrare senza la presenza del personale autorizzato. In questo caso la grotta è formata da un unico grande ambiente che si apre con uno spettacolare antro di forma semi-ellittica, ai piedi di una parete verticale e che misura circa 90 metri di lunghezza e 30 di larghezza e ha un’altezza media di 6 metri. È quindi sufficientemente luminosa ed esplorabile in tutta sicurezza.

Grotta Conza

Abitata già nel paleolitico (davanti all’ingresso sono stati raccolti dagli archeologi resti di pasto composti da frammenti ossei di mammiferi e molluschi e utensili in pietra e ceramica), la grotta mostra ancora oggi i segni di frequentazione umana; fino a pochi decenni fa, veniva infatti utilizzata per lo svolgimento delle normali pratiche agro-pastorali. Nella zona mediana si notano resti di recinti per le greggi costruiti con muri in pietra a secco e sulle volte vi sono tracce di fumo nero dei fuochi dei pastori. La cavità prosegue all’interno della montagna ad andamento ascendente, con una pendenza media di 30 gradi. Da questo punto il percorso è reso accidentato da un imponente accumulo di massi staccatisi dalla volta a causa di crolli e con i bambini sarà sufficiente ammirare i cunicoli e immaginare insieme dove porteranno e da chi saranno abitati (nasceranno racconti su creature misteriose…).

Nella zona più interna, sul soffitto, sono presenti numerosi anfratti in cui trovano rifugio pipistrelli, vari uccelli e, occasionalmente, l’allocco. Accompagnati da guide autorizzate, sarà possibile, quindi, osservare insieme i piccoli animali alzando lo sguardo e ascoltare le loro voci che si sovrappongono in una grande varietà di suoni. Una volta tornati alla macchina, se lo si vorrà, si potrà continuare il tragitto della strada forestale fino ad arrivare a Pizzo Manolfo, o scoprire i dintorni fermandosi nei punti più panoramici e continuando a scambiare impressioni, idee ed emozioni sull’esperienza fatta.

Concludiamo ricordando, anche in questo percorso, di giocare con i bambini, di stimolarli a soffermarsi ad osservare, ad esplorare con tutti i sensi e ad immaginare. Soprattutto diamo loro attenzione e ascolto, condividendo emozioni, idee e racconti in uno scambio reciproco.

Hai letto questi articoli?

Leggere con i piccoli, vademecum familiare

Sfogliare insieme i libri attiva l’immaginazione e permette di condividere emozioni e affetti rimanendo in contatto. Così i più piccoli s’immedesimano più facilmente nei personaggi e nella storia

L’inverno è iniziato da poco e si prevedono ancora tante giornate fredde in cui è piacevole restare a casa con i propri bambini e condividere con loro varie attività in uno spazio intimo e caldo. Per questa volta, vorremmo quindi proporvi qualcosa di diverso, che non prevede escursioni o viste di luoghi nuovi, ma che può essere svolto tra le mura domestiche.

Ci rivolgeremo in particolare ai bambini più piccoli, immaginando che durante le vacanze appena trascorse abbiano ricevuto in dono dei libri illustrati; vi vorremmo invitare a “usarli” insieme a loro, perché è nello scambio con gli adulti più cari che i libri diventano, per i bambini che ancora non sanno leggere, meravigliosi mondi da scoprire. Leggere insieme attiva l’immaginazione e permette di condividere emozioni e affetti stando in contatto: si tratta di un contatto relazionale, psico-emotivo e fisico (ai piccoli piace molto stare in braccio o accoccolati accanto sul divano o a letto, ma non dimentichiamo che è un piacere anche per gli adulti).

Svolge anche una importante funzione da un punto di vista cognitivo avvicinando i bambini alla lingua scritta (che è diversa dalla lingua orale), sviluppando l’attenzione e promuovendo la motivazione alla lettura. I libri diventeranno infatti oggetti familiari, rievocheranno ricordi belli e sensazioni ricche di affettività e i bambini, dopo, saranno contenti anche di leggerli da soli. Il libro in sé, tra l’altro, è un oggetto stabile nel tempo, al quale i piccoli possono ritornare tutte le volte che vogliono, rispondendo al tipico desiderio infantile di rivivere la stessa storia più e più volte.

Leggere con i bambini è quindi diverso che “raccontare leggendo”, significa: creare uno spazio per la lettura piacevole ed affettivamente confortevole, in cui i bambini possano fare esperienza di un “tempo loro dedicato” e di uno scambio corporeo con l’adulto; scoprire com’è fatto un libro; girare le pagine insieme; leggere il testo variando i toni di voce e i ritmi in funzione della storia e dei personaggi divertendosi insieme; leggere il testo scorrendo insieme le parole scritte; commentare le immagini; fare previsioni e ipotesi sullo svolgersi degli eventi e sul finale delle storie; giocare a scoprire le regole del nostro sistema di scrittura; commentare emozioni, sensazioni provenienti dalla lettura di storie; immaginare insieme altre storie o altre possibilità a partire dal libro che si è appena letto. Anche nei primi mesi di vita, come è stato provato da numerose ricerche, la condivisione di un libro è una esperienza significativa grazie agli scambi sul piano non verbale: la modulazione della voce, il contatto fisico rilassato e partecipe, l’attenzione congiunta.

Se voleste essere voi a regalare dei libri a chi è un po’ più grande (tra i 3 e i 6 anni), ecco alcuni consigli per sceglierli in base a caratteristiche che permetteranno una comprensione e un coinvolgimento maggiori ed una maggiore autonomia dei vostri bambini quando vorranno “leggere” i loro libri anche da soli. Per brevità, ci concentreremo sui “testi narrativi”, anche se esistono ormai sul mercato tantissime varietà di libri (per i quali rimandiamo al sito web indicato in calce).

Criteri da seguire nella scelta di testi narrativi per i bambini tra 3 e 6 anni: comprensibilità delle immagini (e delle azioni da esse illustrate) senza la necessità del supporto testuale; familiarità di immagini e situazioni (per la comprensione delle quali il bambino si può giovare della sua esperienza quotidiana); presenza di personaggi/attori; presenza di un equilibrio tra schematizzazione e complessità delle immagini; assenza di immagini parziali (di solito generano incertezza nei bambini ed inibiscono il riconoscimento dell’identità dei personaggi); possibilità di leggere un continuum nell’azione passando da una immagine ad un’altra (salti eccessivi creano ai bambini difficoltà di comprensione in termini di relazioni causali e spazio/temporali); storie brevi con pochi personaggi ben caratterizzati; brevi cicli di storie con gli stessi personaggi (ad esempio la cagnetta Pimpa, la topina Pina, Elmer l’elefante, Peppa Pig, il pesce Arcobaleno).

Da questo ultimo punto emerge anche l’importanza del piano metaforico: i bambini possono immedesimarsi più facilmente nei personaggi e nella storia e sentirsi liberi di contattare, riconoscere ed elaborare emozioni anche intense, senza paura, grazie alla modalità “indiretta”. Non sono, infatti, un bambino o una bambina a vivere le esperienze raccontate, ma sono piccoli animali (un cane, una topina, un maialino…) o piante o oggetti animati.

Concludiamo raccomandando un sito web dove sarà possibile approfondire quello di cui abbiamo parlato attraverso vari link www.natiperleggere.it. In particolare troviamo molto interessanti e utili il link relativi ai libri consigliati (in funzione dell’età) e quelli sui “10 buoni motivi per leggere ai vostri bambini”.

Sfogliare insieme i libri attiva l’immaginazione e permette di condividere emozioni e affetti rimanendo in contatto. Così i più piccoli s’immedesimano più facilmente nei personaggi e nella storia

L’inverno è iniziato da poco e si prevedono ancora tante giornate fredde in cui è piacevole restare a casa con i propri bambini e condividere con loro varie attività in uno spazio intimo e caldo. Per questa volta, vorremmo quindi proporvi qualcosa di diverso, che non prevede escursioni o viste di luoghi nuovi, ma che può essere svolto tra le mura domestiche.

Ci rivolgeremo in particolare ai bambini più piccoli, immaginando che durante le vacanze appena trascorse abbiano ricevuto in dono dei libri illustrati; vi vorremmo invitare a “usarli” insieme a loro, perché è nello scambio con gli adulti più cari che i libri diventano, per i bambini che ancora non sanno leggere, meravigliosi mondi da scoprire. Leggere insieme attiva l’immaginazione e permette di condividere emozioni e affetti stando in contatto: si tratta di un contatto relazionale, psico-emotivo e fisico (ai piccoli piace molto stare in braccio o accoccolati accanto sul divano o a letto, ma non dimentichiamo che è un piacere anche per gli adulti).

Svolge anche una importante funzione da un punto di vista cognitivo avvicinando i bambini alla lingua scritta (che è diversa dalla lingua orale), sviluppando l’attenzione e promuovendo la motivazione alla lettura. I libri diventeranno infatti oggetti familiari, rievocheranno ricordi belli e sensazioni ricche di affettività e i bambini, dopo, saranno contenti anche di leggerli da soli. Il libro in sé, tra l’altro, è un oggetto stabile nel tempo, al quale i piccoli possono ritornare tutte le volte che vogliono, rispondendo al tipico desiderio infantile di rivivere la stessa storia più e più volte.

Leggere con i bambini è quindi diverso che “raccontare leggendo”, significa: creare uno spazio per la lettura piacevole ed affettivamente confortevole, in cui i bambini possano fare esperienza di un “tempo loro dedicato” e di uno scambio corporeo con l’adulto; scoprire com’è fatto un libro; girare le pagine insieme; leggere il testo variando i toni di voce e i ritmi in funzione della storia e dei personaggi divertendosi insieme; leggere il testo scorrendo insieme le parole scritte; commentare le immagini; fare previsioni e ipotesi sullo svolgersi degli eventi e sul finale delle storie; giocare a scoprire le regole del nostro sistema di scrittura; commentare emozioni, sensazioni provenienti dalla lettura di storie; immaginare insieme altre storie o altre possibilità a partire dal libro che si è appena letto. Anche nei primi mesi di vita, come è stato provato da numerose ricerche, la condivisione di un libro è una esperienza significativa grazie agli scambi sul piano non verbale: la modulazione della voce, il contatto fisico rilassato e partecipe, l’attenzione congiunta.

Se voleste essere voi a regalare dei libri a chi è un po’ più grande (tra i 3 e i 6 anni), ecco alcuni consigli per sceglierli in base a caratteristiche che permetteranno una comprensione e un coinvolgimento maggiori ed una maggiore autonomia dei vostri bambini quando vorranno “leggere” i loro libri anche da soli. Per brevità, ci concentreremo sui “testi narrativi”, anche se esistono ormai sul mercato tantissime varietà di libri (per i quali rimandiamo al sito web indicato in calce).

Criteri da seguire nella scelta di testi narrativi per i bambini tra 3 e 6 anni: comprensibilità delle immagini (e delle azioni da esse illustrate) senza la necessità del supporto testuale; familiarità di immagini e situazioni (per la comprensione delle quali il bambino si può giovare della sua esperienza quotidiana); presenza di personaggi/attori; presenza di un equilibrio tra schematizzazione e complessità delle immagini; assenza di immagini parziali (di solito generano incertezza nei bambini ed inibiscono il riconoscimento dell’identità dei personaggi); possibilità di leggere un continuum nell’azione passando da una immagine ad un’altra (salti eccessivi creano ai bambini difficoltà di comprensione in termini di relazioni causali e spazio/temporali); storie brevi con pochi personaggi ben caratterizzati; brevi cicli di storie con gli stessi personaggi (ad esempio la cagnetta Pimpa, la topina Pina, Elmer l’elefante, Peppa Pig, il pesce Arcobaleno).

Da questo ultimo punto emerge anche l’importanza del piano metaforico: i bambini possono immedesimarsi più facilmente nei personaggi e nella storia e sentirsi liberi di contattare, riconoscere ed elaborare emozioni anche intense, senza paura, grazie alla modalità “indiretta”. Non sono, infatti, un bambino o una bambina a vivere le esperienze raccontate, ma sono piccoli animali (un cane, una topina, un maialino…) o piante o oggetti animati.

Concludiamo raccomandando un sito web dove sarà possibile approfondire quello di cui abbiamo parlato attraverso vari link www.natiperleggere.it. In particolare troviamo molto interessanti e utili il link relativi ai libri consigliati (in funzione dell’età) e quelli sui “10 buoni motivi per leggere ai vostri bambini”.

Hai letto questi articoli?

A cavallo nel polmone verde di Palermo

Nel parco della storica Villa Castelnuovo si trova il Club ippico siciliano, il primo circolo privato della città, fondato nel 1972. All’interno è ancora possibile vedere l’impianto dell’antico giardino e si possono ammirare i viali costeggiati da filari di palme e cipressi

Siamo in inverno ma nelle belle giornate la luce è chiara e nitida, il sole tiepido e, ancora una volta, vorremmo suggerirvi un’esperienza che riguarda il contatto con la natura e la relazione con gli animali: ne abbiamo tutti tanto bisogno dopo giorni passati al chiuso in casa, al lavoro o a scuola e, in più, per i bambini è sicuramente attraente.

Per chi vive a Palermo non c’è bisogno di andare lontano; in città si trova, infatti, un club ippico molto speciale, il Cis (Club Ippico Siciliano) che, pur all’interno dello spazio urbano, permette, con bambini di tutte le età (dai piccolissimi di 2-3 anni, ai ragazzini di 12-13 anni), di condurre esplorazioni botaniche all’aperto, di entrare in relazione con cavalli e pony e, nello stesso tempo, di fare una conoscenza storica e architettonica di ambienti di grande fascino.

Le scuderie del Cis

Ma andiamo con ordine: molti di voi conosceranno il Teatro di Verdura, dove nei mesi estivi il Teatro Massimo propone spettacoli e concerti all’aperto fin dal 1963, forse pochi però sanno che il Teatro fa parte del parco di Villa Castelnuovo. Il Club Ippico Siciliano, fondato nel 1972 da Salvino Caputo (che lo gestisce ancora oggi insieme al figlio Francesco) e che costituisce il primo circolo privato di Palermo, si trova, anch’esso all’interno di Villa Castelnuovo, presso le sue antiche scuderie risalenti al XVIII secolo.

Una breve cornice storica può aiutare a capire la magia del luogo e a condividerla con i bambini in modi diversi a seconda della loro età. Gaetano Cottone e Morso, principe di Castelnuovo, nella seconda metà del XVIII secolo, aveva realizzato ai Colli la sua dimora estiva, circondata da un parco di ben dodici ettari coltivato ad uliveto e agrumeto, con viridarium, parterre geometrico, piante esotiche, statue, fontane e vasche. Nello stesso giardino aveva fatto realizzare anche un teatro di “verzura” (il Teatro di Verdura, appunto) con varie specie arboree, oltre che una foresteria e chiaramente la “casena” cioè la residenza vera e propria.

Il figlio, Carlo Cottone, principe di Castelnuovo e Villermosa, la eredita nel 1802 e, appartenendo ad una cerchia di aristocratici animati da idee rivoluzionarie e progressiste, nel 1819 decide di fondare nella sua proprietà un Istituto Agrario, per diffondere, sulla scia del pensiero illuminista, “metodi razionali di conduzione agricola” anche tramite l’educazione dei figli dei contadini e dei giovani agricoltori. Era la prima volta che si metteva un giardino privato a disposizione della comunità per uno scopo sociale (e questo può diventare uno spunto per una riflessione sulle classi sociali e sulle disuguaglianze in Sicilia nel XIX secolo con i bambini più grandi).

Per essere adattato alla nuova destinazione il parco subì una serie di modifiche architettoniche e areali che vennero ultimate da Ruggero Settimo, amico del principe Cottone e nominato suo erede. Interessa, in particolare, la sua suddivisione in due parti: da un lato la residenza (costituita dal Teatro di Verdura e dalla casena), dall’altro tutto il resto del parco che fu destinato all’Istituto Agrario, inaugurato nel 1847. Da quel momento in poi divenne uno dei luoghi più importanti per la sperimentazione agricola in Sicilia: vennero introdotte numerose nuove specie di piante e macchine per l’irrigazione che contribuirono a rendere irriguo tutto il territorio palermitano.

L’Istituto Castelnuovo

Attualmente Villa Castelnuovo è divisa tra l’Opera Pia Istituto Agrario Castelnuovo (che affitta parte dei terreni all’Università di Palermo) e la Fondazione Teatro Massimo che gestisce il Teatro di Verdura, ma all’interno del parco è ancora possibile vedere l’impianto del giardino, i terreni coltivati ad agrumi e uliveto e si possono ancora ammirare i bei viali costeggiati da filari di palme e cipressi, gli alberi ornamentali, piccole radure nascoste con sedili in pietra, il padiglione di foggia neoclassica del Gymnasium, le macchine agricole e il sistema di irrigazione con le saie ancora esistenti.

La stessa Opera Pia affitta al Club Ippico Siciliano, le antiche scuderie del Principe Carlo Cottone, famose anche perché vi si fermò Garibaldi dopo lo sbarco dei Mille a Marsala e le usò come stazione di posta (una targa commemora l’evento).

Entrando al maneggio da viale del Fante 64/A , è possibile quindi vistare gli ambienti che hanno mantenuto le loro caratteristiche architettoniche, raccontando la storia di quei luoghi, immaginando come si viveva tra la fine del ‘700 e l’800. Nel corso di queste attività va sempre data la possibilità, ai bambini, di partecipare attivamente, facendo domande, immaginando, inventando, andando ad esplorare punti che più li incuriosiscono. Con i più piccoli potrete giocare non tanto con le parole, ma attraverso il movimento, grazie alla presenza di spazi nascosti, archi e piccoli cortili.

E poi ci sono gli animali: i bellissimi cavalli nei box o all’aperto (il Club vanta un campo di 5000 metri quadrati, il più grande della provincia). Naturalmente sarà possibile avvicinarli soltanto insieme ai gestori del maneggio, per imparare le possibilità di relazione rispettando le loro specificità. Va detto che sono, in genere, animali tranquilli e socievoli perché sono abituati al contatto con le persone, ma soprattutto perché vengono considerati non come mezzi ma come partner in ogni attività e viene garantito il loro benessere psicofisico. Per i più piccoli, che possono sentirsi intimiditi dalla mole dei cavalli, ci sono anche dei pony con i quali potere interagire senza paura.

E nella relazione con gli animali si apre un mondo. Scoprire come approcciarsi a loro, aiuta i bambini a stare in ascolto, a modulare i propri movimenti, a decentrarsi e procura anche un gran piacere il contatto fisico, le carezze, il farsi odorare, il sentire il pelo ed il calore, il percepire le loro reazioni. Facciamo attenzione al fatto che gli adulti sono dei fondamentali mediatori della relazione. Quello che provano e il loro atteggiamento verso gli animali si trasmette immediatamente ai bambini e quindi, come ci sentiamo e come ci avviciniamo, la nostra tensione o la nostra fiducia, la nostra curiosità o la nostra distanza, faranno la differenza.

Scuderie del Cis

E poi ci sono gli spazi esterni, in cui è possibile passeggiare osservando gli alberi e gli arbusti, studiare le foglie e le loro forme, annusare i profumi (in particolare, quello della zagara proveniente dall’agrumeto). E per i bambini più grandi può essere interessante arrivare fino ai macchinari agricoli del secolo scorso, scoprire come funzionavano fare confronti con quelli di oggi, ed anche esplorare l’antico sistema di irrigazione.

Si tratta, dunque, di una visita ricchissima che riserva molte sorprese e apre tante piste esplorative. Ancora una volta vi invitiamo ad approfondire, una volta tornati a casa, attraverso ricerche sul web, libri illustrati o altro, seguendo gli interessi e le curiosità dei bambini. Ma è importante anche favorire e stimolare una rielaborazione di quanto vissuto, inventando una storia, facendo dei disegni, costruendo oggetti, ricordando insieme sensazioni ed emozioni.

Nel parco della storica Villa Castelnuovo si trova il Club ippico siciliano, il primo circolo privato della città, fondato nel 1972. All’interno è ancora possibile vedere l’impianto dell’antico giardino e si possono ammirare i viali costeggiati da filari di palme e cipressi

Siamo in inverno ma nelle belle giornate la luce è chiara e nitida, il sole tiepido e, ancora una volta, vorremmo suggerirvi un’esperienza che riguarda il contatto con la natura e la relazione con gli animali: ne abbiamo tutti tanto bisogno dopo giorni passati al chiuso in casa, al lavoro o a scuola e, in più, per i bambini è sicuramente attraente.

Per chi vive a Palermo non c’è bisogno di andare lontano; in città si trova, infatti, un club ippico molto speciale, il Cis (Club Ippico Siciliano) che, pur all’interno dello spazio urbano, permette, con bambini di tutte le età (dai piccolissimi di 2-3 anni, ai ragazzini di 12-13 anni), di condurre esplorazioni botaniche all’aperto, di entrare in relazione con cavalli e pony e, nello stesso tempo, di fare una conoscenza storica e architettonica di ambienti di grande fascino.

Le scuderie del Cis

Ma andiamo con ordine: molti di voi conosceranno il Teatro di Verdura, dove nei mesi estivi il Teatro Massimo propone spettacoli e concerti all’aperto fin dal 1963, forse pochi però sanno che il Teatro fa parte del parco di Villa Castelnuovo. Il Club Ippico Siciliano, fondato nel 1972 da Salvino Caputo (che lo gestisce ancora oggi insieme al figlio Francesco) e che costituisce il primo circolo privato di Palermo, si trova, anch’esso all’interno di Villa Castelnuovo, presso le sue antiche scuderie risalenti al XVIII secolo.

Una breve cornice storica può aiutare a capire la magia del luogo e a condividerla con i bambini in modi diversi a seconda della loro età. Gaetano Cottone e Morso, principe di Castelnuovo, nella seconda metà del XVIII secolo, aveva realizzato ai Colli la sua dimora estiva, circondata da un parco di ben dodici ettari coltivato ad uliveto e agrumeto, con viridarium, parterre geometrico, piante esotiche, statue, fontane e vasche. Nello stesso giardino aveva fatto realizzare anche un teatro di “verzura” (il Teatro di Verdura, appunto) con varie specie arboree, oltre che una foresteria e chiaramente la “casena” cioè la residenza vera e propria.

L’Istituto Castelnuovo

Il figlio, Carlo Cottone, principe di Castelnuovo e Villermosa, la eredita nel 1802 e, appartenendo ad una cerchia di aristocratici animati da idee rivoluzionarie e progressiste, nel 1819 decide di fondare nella sua proprietà un Istituto Agrario, per diffondere, sulla scia del pensiero illuminista, “metodi razionali di conduzione agricola” anche tramite l’educazione dei figli dei contadini e dei giovani agricoltori. Era la prima volta che si metteva un giardino privato a disposizione della comunità per uno scopo sociale (e questo può diventare uno spunto per una riflessione sulle classi sociali e sulle disuguaglianze in Sicilia nel XIX secolo con i bambini più grandi).

Per essere adattato alla nuova destinazione il parco subì una serie di modifiche architettoniche e areali che vennero ultimate da Ruggero Settimo, amico del principe Cottone e nominato suo erede. Interessa, in particolare, la sua suddivisione in due parti: da un lato la residenza (costituita dal Teatro di Verdura e dalla casena), dall’altro tutto il resto del parco che fu destinato all’Istituto Agrario, inaugurato nel 1847. Da quel momento in poi divenne uno dei luoghi più importanti per la sperimentazione agricola in Sicilia: vennero introdotte numerose nuove specie di piante e macchine per l’irrigazione che contribuirono a rendere irriguo tutto il territorio palermitano.

Attualmente Villa Castelnuovo è divisa tra l’Opera Pia Istituto Agrario Castelnuovo (che affitta parte dei terreni all’Università di Palermo) e la Fondazione Teatro Massimo che gestisce il Teatro di Verdura, ma all’interno del parco è ancora possibile vedere l’impianto del giardino, i terreni coltivati ad agrumi e uliveto e si possono ancora ammirare i bei viali costeggiati da filari di palme e cipressi, gli alberi ornamentali, piccole radure nascoste con sedili in pietra, il padiglione di foggia neoclassica del Gymnasium, le macchine agricole e il sistema di irrigazione con le saie ancora esistenti.

La stessa Opera Pia affitta al Club Ippico Siciliano, le antiche scuderie del Principe Carlo Cottone, famose anche perché vi si fermò Garibaldi dopo lo sbarco dei Mille a Marsala e le usò come stazione di posta (una targa commemora l’evento).

Entrando al maneggio da viale del Fante 64/A , è possibile quindi vistare gli ambienti che hanno mantenuto le loro caratteristiche architettoniche, raccontando la storia di quei luoghi, immaginando come si viveva tra la fine del ‘700 e l’800. Nel corso di queste attività va sempre data la possibilità, ai bambini, di partecipare attivamente, facendo domande, immaginando, inventando, andando ad esplorare punti che più li incuriosiscono. Con i più piccoli potrete giocare non tanto con le parole, ma attraverso il movimento, grazie alla presenza di spazi nascosti, archi e piccoli cortili.

E poi ci sono gli animali: i bellissimi cavalli nei box o all’aperto (il Club vanta un campo di 5000 metri quadrati, il più grande della provincia). Naturalmente sarà possibile avvicinarli soltanto insieme ai gestori del maneggio, per imparare le possibilità di relazione rispettando le loro specificità. Va detto che sono, in genere, animali tranquilli e socievoli perché sono abituati al contatto con le persone, ma soprattutto perché vengono considerati non come mezzi ma come partner in ogni attività e viene garantito il loro benessere psicofisico. Per i più piccoli, che possono sentirsi intimiditi dalla mole dei cavalli, ci sono anche dei pony con i quali potere interagire senza paura.

Scuderie del Cis

E nella relazione con gli animali si apre un mondo. Scoprire come approcciarsi a loro, aiuta i bambini a stare in ascolto, a modulare i propri movimenti, a decentrarsi e procura anche un gran piacere il contatto fisico, le carezze, il farsi odorare, il sentire il pelo ed il calore, il percepire le loro reazioni. Facciamo attenzione al fatto che gli adulti sono dei fondamentali mediatori della relazione. Quello che provano e il loro atteggiamento verso gli animali si trasmette immediatamente ai bambini e quindi, come ci sentiamo e come ci avviciniamo, la nostra tensione o la nostra fiducia, la nostra curiosità o la nostra distanza, faranno la differenza.

E poi ci sono gli spazi esterni, in cui è possibile passeggiare osservando gli alberi e gli arbusti, studiare le foglie e le loro forme, annusare i profumi (in particolare, quello della zagara proveniente dall’agrumeto). E per i bambini più grandi può essere interessante arrivare fino ai macchinari agricoli del secolo scorso, scoprire come funzionavano fare confronti con quelli di oggi, ed anche esplorare l’antico sistema di irrigazione.

Si tratta, dunque, di una visita ricchissima che riserva molte sorprese e apre tante piste esplorative. Ancora una volta vi invitiamo ad approfondire, una volta tornati a casa, attraverso ricerche sul web, libri illustrati o altro, seguendo gli interessi e le curiosità dei bambini. Ma è importante anche favorire e stimolare una rielaborazione di quanto vissuto, inventando una storia, facendo dei disegni, costruendo oggetti, ricordando insieme sensazioni ed emozioni.

Hai letto questi articoli?

A caccia di giganti nel parco

Gli alberi secolari sono veri e propri monumenti naturali che permettono di stimolare nuove avventure e curiosità in grandi e piccini

Gli alberi secolari sono veri e propri monumenti naturali che permettono di stimolare nuove avventure e curiosità in grandi e piccini.

Nel nostro terzo appuntamento, approfittando ancora delle belle giornate di fine estate e dei primi colori autunnali, vi proponiamo una gita all’aperto con i bambini. C’è, infatti, vicino Palermo, nel Parco delle Madonie, un posto incantato dove vivere una esperienza in natura, ricca di stimoli e di possibilità esplorative.

Percorrendo la strada provinciale che da Piano Battaglia porta a Petralia (o da Petralia a Piano Battaglia in senso inverso…), in contrada Pomieri a 1300 m. di altitudine, proprio di fronte all’omonimo rifugio, parte il “Sentiero dei monumenti della natura”. Si tratta di un agevole percorso, per lo più in piano, che si dipana tra grandi cespugli di agrifoglio e tratti boschivi di querce e che, in un tragitto di appena 900 metri, permette di incontrare tre meravigliosi alberi secolari. Il sentiero è ben segnalato, percorribile con scarpe comode, e corredato da cartelli esplicativi da leggere insieme ai bambini…

Il primo incontro lascia senza fiato: in una verde radura si eleva infatti una enorme quercia Rovere, di 600 anni, alta circa 22 metri, con un tronco di oltre 7 metri di circonferenza e una struttura a doppio candelabro e con una chioma ampia e ombrosa (con una superficie di proiezione di circa 450 mq). Il secondo albero, a poche decine di metri di distanza, è un acero campestre di 500 anni, alto 15 metri. Il tronco ha un ingrossamento alla base che lo rende simile ad una damigiana-gigante e la chioma di forma arrotondata ha una proiezione di circa 200mq.

Infine, dopo un breve percorso panoramico, sulla sinistra, nascosto da una leggera curva e protetto da una staccionata in legno, si trova un acero montano di circa 400 anni, con un tronco di circa 6 metri di circonferenza. È caratterizzato da due profonde cavità, probabilmente dovute ad un fulmine abbattutosi in epoca remota, che gli conferiscono una forma articolata e misteriosa. Il sentiero termina poco dopo, ai piedi di un acquedotto, chiuso da un portone di ferro e scavato in un’alta roccia calcarea, da cui pende una vegetazione variegata. Per il ritorno è necessario ripercorrere i propri passi, e in meno di mezz’ora si sarà al punto di partenza.

Ma cosa si può fare insieme ai bambini oltre a una bella passeggiata per raggiungere i “monumenti naturali”?  Ancora una volta si tratta di attivare i sensi e l’immaginazione. Oltre ad ammirare la magnificenza degli alberi anche in relazione all’ambiente circostante, si può osservare la corteccia da vicino, toccarla, annusarla, esplorare gli anfratti del tronco e scoprire se è abitato da esseri viventi: insetti di vario tipo ma anche piccoli uccelli…
E poi osservare i rami che si diramano dal tronco, immaginare la loro crescita nel tempo e osservare le foglie, le dimensioni e le forme, toccarne la consistenza, raccoglierne qualcuna da portare a casa.

Un’esperienza molto gratificante ed emotivamente coinvolgente consiste nell’abbracciare l’albero, abbandonare il proprio peso, rilassarsi allargando le braccia e provando, ad occhi chiusi, a sentire il contatto con tutto il corpo. È un’attività che si può anche fare insieme tenendosi per mano, circondando il tronco. Ancora, ad occhi chiusi, si riesce ad ascoltare meglio il vento tra le fronde e tutti i suoni dell’ambiente circostante (e si può giocare a indovinarli).

Dopo aver preso confidenza, si può parlare degli alberi e del loro sistema di sopravvivenza e di “comunicazione” e provare a percepire come le radici si allarghino sotto terra fino a raggiungere le dimensioni della chioma. In questo modo si collega il cielo con la profondità della terra e si amplificano i confini della percezione e dell’ascolto profondo. Molto appassionante è, con i bambini più grandi, muoversi nelle epoche storiche e immaginare cosa l’albero avrà visto nel corso dei secoli. Ritorniamo alla prima quercia… cosa succedeva intorno a lei nel 1500? Come si viveva in quel periodo? E nel 1700? Da qui possono nascere moltissime avvincenti narrazioni, racconti da inventare insieme.

Ma l’avventura non si conclude con l’esperienza diretta. Tornati a casa si possono fare insieme ai bambini ulteriori ricerche sul web, sia rispetto alle caratteristiche degli alberi che si sono conosciuti, che rispetto alla vita degli uomini nei secoli passati… Ma è anche bello rivivere le emozioni provate e dare forma a ciò che si è immaginato attraverso il disegno o la pittura, o utilizzando il pongo, la creta o altri materiali, compresi i rametti secchi, le foglie e i sassolini raccolti da terra. In questo modo, si avranno, tra l’altro, delle testimonianze sulle quali ritornare anche nei giorni successivi. Ciò che più conta, come sempre, è dare spazio ai bambini, ascoltarli, stimolare le loro esplorazioni, ma anche seguirli, immaginando e meravigliandosi insieme a loro.

Gli alberi secolari sono veri e propri monumenti naturali che permettono di stimolare nuove avventure e curiosità in grandi e piccini

Gli alberi secolari sono veri e propri monumenti naturali che permettono di stimolare nuove avventure e curiosità in grandi e piccini.

Nel nostro terzo appuntamento, approfittando ancora delle belle giornate di fine estate e dei primi colori autunnali, vi proponiamo una gita all’aperto con i bambini. C’è, infatti, vicino Palermo, nel Parco delle Madonie, un posto incantato dove vivere una esperienza in natura, ricca di stimoli e di possibilità esplorative.

Percorrendo la strada provinciale che da Piano Battaglia porta a Petralia (o da Petralia a Piano Battaglia in senso inverso…), in contrada Pomieri a 1300 m. di altitudine, proprio di fronte all’omonimo rifugio, parte il “Sentiero dei monumenti della natura”. Si tratta di un agevole percorso, per lo più in piano, che si dipana tra grandi cespugli di agrifoglio e tratti boschivi di querce e che, in un tragitto di appena 900 metri, permette di incontrare tre meravigliosi alberi secolari. Il sentiero è ben segnalato, percorribile con scarpe comode, e corredato da cartelli esplicativi da leggere insieme ai bambini…

Il primo incontro lascia senza fiato: in una verde radura si eleva infatti una enorme quercia Rovere, di 600 anni, alta circa 22 metri, con un tronco di oltre 7 metri di circonferenza e una struttura a doppio candelabro e con una chioma ampia e ombrosa (con una superficie di proiezione di circa 450 mq). Il secondo albero, a poche decine di metri di distanza, è un acero campestre di 500 anni, alto 15 metri. Il tronco ha un ingrossamento alla base che lo rende simile ad una damigiana-gigante e la chioma di forma arrotondata ha una proiezione di circa 200mq.

Infine, dopo un breve percorso panoramico, sulla sinistra, nascosto da una leggera curva e protetto da una staccionata in legno, si trova un acero montano di circa 400 anni, con un tronco di circa 6 metri di circonferenza. È caratterizzato da due profonde cavità, probabilmente dovute ad un fulmine abbattutosi in epoca remota, che gli conferiscono una forma articolata e misteriosa. Il sentiero termina poco dopo, ai piedi di un acquedotto, chiuso da un portone di ferro e scavato in un’alta roccia calcarea, da cui pende una vegetazione variegata. Per il ritorno è necessario ripercorrere i propri passi, e in meno di mezz’ora si sarà al punto di partenza.

Ma cosa si può fare insieme ai bambini oltre a una bella passeggiata per raggiungere i “monumenti naturali”?  Ancora una volta si tratta di attivare i sensi e l’immaginazione. Oltre ad ammirare la magnificenza degli alberi anche in relazione all’ambiente circostante, si può osservare la corteccia da vicino, toccarla, annusarla, esplorare gli anfratti del tronco e scoprire se è abitato da esseri viventi: insetti di vario tipo ma anche piccoli uccelli…
E poi osservare i rami che si diramano dal tronco, immaginare la loro crescita nel tempo e osservare le foglie, le dimensioni e le forme, toccarne la consistenza, raccoglierne qualcuna da portare a casa.

Un’esperienza molto gratificante ed emotivamente coinvolgente consiste nell’abbracciare l’albero, abbandonare il proprio peso, rilassarsi allargando le braccia e provando, ad occhi chiusi, a sentire il contatto con tutto il corpo. È un’attività che si può anche fare insieme tenendosi per mano, circondando il tronco. Ancora, ad occhi chiusi, si riesce ad ascoltare meglio il vento tra le fronde e tutti i suoni dell’ambiente circostante (e si può giocare a indovinarli).

Dopo aver preso confidenza, si può parlare degli alberi e del loro sistema di sopravvivenza e di “comunicazione” e provare a percepire come le radici si allarghino sotto terra fino a raggiungere le dimensioni della chioma. In questo modo si collega il cielo con la profondità della terra e si amplificano i confini della percezione e dell’ascolto profondo. Molto appassionante è, con i bambini più grandi, muoversi nelle epoche storiche e immaginare cosa l’albero avrà visto nel corso dei secoli. Ritorniamo alla prima quercia… cosa succedeva intorno a lei nel 1500? Come si viveva in quel periodo? E nel 1700? Da qui possono nascere moltissime avvincenti narrazioni, racconti da inventare insieme.

Ma l’avventura non si conclude con l’esperienza diretta. Tornati a casa si possono fare insieme ai bambini ulteriori ricerche sul web, sia rispetto alle caratteristiche degli alberi che si sono conosciuti, che rispetto alla vita degli uomini nei secoli passati… Ma è anche bello rivivere le emozioni provate e dare forma a ciò che si è immaginato attraverso il disegno o la pittura, o utilizzando il pongo, la creta o altri materiali, compresi i rametti secchi, le foglie e i sassolini raccolti da terra. In questo modo, si avranno, tra l’altro, delle testimonianze sulle quali ritornare anche nei giorni successivi. Ciò che più conta, come sempre, è dare spazio ai bambini, ascoltarli, stimolare le loro esplorazioni, ma anche seguirli, immaginando e meravigliandosi insieme a loro.

Hai letto questi articoli?

Il Monte Pellegrino a misura dei più piccoli

Alla scoperta della base di partenza degli scalatori: un’esplorazione polisensoriale adatta a tutte le età

Per il nostro secondo appuntamento vorrei iniziare con alcune considerazioni che ci saranno utili ogni volta.  Benché  in Italiano il termine  “bambino” sia maschile, noi ci riferiremo sia ai maschi che alle femmine, sulla base del fatto che non vi sono attività differenziabili in relazione al  genere, ma preferenze individuali che vengono comprese nel corso dello sviluppo e attraverso l’interazione col mondo.

Inoltre il termine si riferisce  a un arco di vita molto ampio (da pochi mesi, fino alla pre-adolescenza, intorno agli 11 anni) in cui i bisogni e gli interessi variano moltissimo; 

Indicheremo quindi, di volta in volta, un’età “preferibile” in relazione alla nostra proposta, oppure diversificheremo, se il caso, le attività e le modalità di mediazione degli adulti.

Infine vorremmo sottolineare che la finalità di questo blog non è soltanto quella di far scoprire luoghi particolari, ma di mostrare come qualunque luogo, anche molto noto, possa diventare adatto  ai bambini se lo si guarda con occhi nuovi, in funzione loro.

A questo punto possiamo  passare alla nostra proposta di oggi, che riguarda la zona di Palermo e che è consigliata per bambini dai 4 agli 11 anni.

Si tratta delle pareti di Monte Pellegrino che si trovano all’inizio della via Monte Ercta, la strada che dalla via Regina Margherita (discesa di Valdesi), a destra subito dopo il semaforo in corrispondenza della via Venere,  va verso il Santuario di Santa Rosalia. Da diversi anni è stata chiusa alle auto per pericolo di caduta massi ma, nel primo tratto, è percorribile. Imboccatela e, superata la scuola sulla sinistra, scoprirete che, sempre sulla sinistra, è possibile posteggiare. Lasciata l’auto, attraversate la strada e troverete dei comodi sentieri che, in pochi passi,  vi condurranno direttamente alle pareti strapiombanti.  Forse molti non sanno che in quel tratto di montagna si trovano più di 100 vie di arrampicata sportiva, tracciate dagli “spit” (chiodi a pressione nella parete, in cui vengono inseriti i moschettoni e la corda durante la progressione in verticale ), ciascuna con un proprio nome di battesimo, scritto con il pennarello indelebile  alla base  roccia. Grazie a vari siti web e alla pubblicazione di una bella guida ad opera di due climbers siciliani in  edizioni aggiornate, a partire dal 2002 (Massimo Cappuccio, Giuseppe Gallo “Di roccia e di sole. Arrampicate in Sicilia”, Versante Sud edizioni, 2015), il luogo è meta di arrampicatori da ogni parte d’Italia e d’Europa e potrebbe accadere di incontrarne qualcuno e di osservarlo arrampicare.

Le   pareti, alla cui base corre un sentiero battuto,  possono diventare oggetto di esplorazioni polisensoriali di diverso tipo a seconda dell’età dei bambini.

La geologia del monte, costituito con poche eccezioni. da rocce carbonatiche soggette alla dissoluzione carsica, ha infatti consentito lo sviluppo di cavità orizzontali e verticali: ci sono piccole  grotte  di diversa misura e profondità  da osservare, toccare, esplorare e intorno alle quali è possibile anche fermarsi a raccontare….

Quando ero piccola, intorno ai 5-6 anni,  mio padre, facendomi osservare i buchini a grappolo nella parete, mi diceva che erano stati creati dalle lumache …. Oppure dalle gocce d’acqua che battevano sempre nello stesso punto nei giorni di pioggia, e mi ricordo che mettevo le dita in quelle piccole cavità, chiedendomi dove fossero finite le lumache, immaginando tutto il tempo che ci avevano messo nel crearle;  ero ancora più colpita  dalla percezione  del tempo e del suo scorrere quando, tra le pietre, trovavamo dei fossili marini  che indicavano  che Monte Pellegrino era emerso dalle acque  milioni di anni prima.   

Esplorare insieme, ma anche ascoltare i bambini e seguirli nei loro pensieri, fare sorgere loro delle domande, diventa quindi, in un luogo così ricco di stimoli, un’occasione per “aprire cornici” su nuove conoscenze ed emozioni.

Con i più piccini, è inoltre  possibile avviare il “gioco del far finta”,  immaginare di essere antichi abitanti rupestri e giocare a cucinare cibi composti da foglie secche, erba e sassolini, usando dei legnetti per accendere un ipotetico fuoco  inventando storie, personaggi  e relazioni….. 

Ancora, la natura porosa della roccia e le sue caratteristiche geologiche fanno assumere alle pareti colori diversi in infinite sfumature (dal bianco al grigio chiaro e al grigio scuro, dal giallo ocra  all’arancione,  fin quasi al rosso) che variano al variare della luce nelle diverse ore del giorno e che è una meraviglia osservare e anche  provare a riprodurre e rielaborare  con i colori a cera o con i gessetti, portati con se’ da casa insieme a dei fogli di carta pacco (o comunque sufficientemente grandi per potere lasciarsi andare a gesti ampi e liberi) .

La roccia calcarea, poi, permette  alle scarpe con la suola di gomma di aderire perfettamente e, con i più grandi, è possibile provare a fare “traversate orizzontali”, a pochi centimetri da terra imparando a usare il proprio baricentro, scoprendo come spostare il peso da un piede all’altro e come progredire sfruttando anche i piccoli appigli, le fessure, i buchi.

Sempre tra le fenditure della roccia  si possono osservare le minuscole piantine e i fiori che crescono spontanei e, nelle cavità più grandi, anche a diversi metri da terra, scoprire che crescono persino alberi (prugnoli, olivi selvatici, piccoli carrubi), arbusti, agavi e vari tipi di opunzie (fichi d’india). E’ straordinario notare come le radici si facciano strada in spazi ristretti e improbabili e come le piante trovino i propri modi di crescere e sopravvivere.

Ma ci sono anche tanti animali: oltre alle lucertole e a numerosi tipi di insetti e coleotteri,  nelle pareti in alto a volte le api costruiscono il loro  alveare e, nelle cavità, fanno il  nido i colombi selvatici che si vedono nutrire  i piccoli all’inizio dell’estate.

Sollevando ulteriormente lo sguardo e tendendo le orecchie non è difficile scorgere i falchi, i gheppi o le poiane, osservare nel cielo i loro voli circolari e, se si è fortunati, le loro picchiate e ascoltare i loro tipici fischi acuti.

Le grotte più alte ospitano anche alcune colonie di chirotteri “Rhinolophus ferrumequinum”,   piccoli pipistrelli di 3- 4 cm. e dal peso tra i 17 e i 34 grammi, la cui popolazione è in diminuzione a causa dell’uso di pesticidi.  All’imbrunire sarà possibile  osservare i loro voli rapidi e raccontare ai bambini di ogni età  come funziona il loro sistema sonar per individuare  gli insetti di cui si nutrono e per schivare gli ostacoli. 

Una volta tornati a casa sarà bello fare una piccola ricerca sul web e/o utilizzare libri e riviste. e approfondire insieme l’esperienza fatta alle pareti di Valdesi 

       Buon divertimento, dunque, e alla prossima!

Alla scoperta della base di partenza degli scalatori: un’esplorazione polisensoriale adatta a tutte le età

Per il nostro secondo appuntamento vorrei iniziare con alcune considerazioni che ci saranno utili ogni volta.  Benché  in Italiano il termine  “bambino” sia maschile, noi ci riferiremo sia ai maschi che alle femmine, sulla base del fatto che non vi sono attività differenziabili in relazione al  genere, ma preferenze individuali che vengono comprese nel corso dello sviluppo e attraverso l’interazione col mondo.

Inoltre il termine si riferisce  a un arco di vita molto ampio (da pochi mesi, fino alla pre-adolescenza, intorno agli 11 anni) in cui i bisogni e gli interessi variano moltissimo; 

Indicheremo quindi, di volta in volta, un’età “preferibile” in relazione alla nostra proposta, oppure diversificheremo, se il caso, le attività e le modalità di mediazione degli adulti.

Infine vorremmo sottolineare che la finalità di questo blog non è soltanto quella di far scoprire luoghi particolari, ma di mostrare come qualunque luogo, anche molto noto, possa diventare adatto  ai bambini se lo si guarda con occhi nuovi, in funzione loro.

A questo punto possiamo  passare alla nostra proposta di oggi, che riguarda la zona di Palermo e che è consigliata per bambini dai 4 agli 11 anni.

Si tratta delle pareti di Monte Pellegrino che si trovano all’inizio della via Monte Ercta, la strada che dalla via Regina Margherita (discesa di Valdesi), a destra subito dopo il semaforo in corrispondenza della via Venere,  va verso il Santuario di Santa Rosalia. Da diversi anni è stata chiusa alle auto per pericolo di caduta massi ma, nel primo tratto, è percorribile. Imboccatela e, superata la scuola sulla sinistra, scoprirete che, sempre sulla sinistra, è possibile posteggiare. Lasciata l’auto, attraversate la strada e troverete dei comodi sentieri che, in pochi passi,  vi condurranno direttamente alle pareti strapiombanti.  Forse molti non sanno che in quel tratto di montagna si trovano più di 100 vie di arrampicata sportiva, tracciate dagli “spit” (chiodi a pressione nella parete, in cui vengono inseriti i moschettoni e la corda durante la progressione in verticale ), ciascuna con un proprio nome di battesimo, scritto con il pennarello indelebile  alla base  roccia. Grazie a vari siti web e alla pubblicazione di una bella guida ad opera di due climbers siciliani in  edizioni aggiornate, a partire dal 2002 (Massimo Cappuccio, Giuseppe Gallo “Di roccia e di sole. Arrampicate in Sicilia”, Versante Sud edizioni, 2015), il luogo è meta di arrampicatori da ogni parte d’Italia e d’Europa e potrebbe accadere di incontrarne qualcuno e di osservarlo arrampicare.

Le   pareti, alla cui base corre un sentiero battuto,  possono diventare oggetto di esplorazioni polisensoriali di diverso tipo a seconda dell’età dei bambini.

La geologia del monte, costituito con poche eccezioni. da rocce carbonatiche soggette alla dissoluzione carsica, ha infatti consentito lo sviluppo di cavità orizzontali e verticali: ci sono piccole  grotte  di diversa misura e profondità  da osservare, toccare, esplorare e intorno alle quali è possibile anche fermarsi a raccontare….

Quando ero piccola, intorno ai 5-6 anni,  mio padre, facendomi osservare i buchini a grappolo nella parete, mi diceva che erano stati creati dalle lumache …. Oppure dalle gocce d’acqua che battevano sempre nello stesso punto nei giorni di pioggia, e mi ricordo che mettevo le dita in quelle piccole cavità, chiedendomi dove fossero finite le lumache, immaginando tutto il tempo che ci avevano messo nel crearle;  ero ancora più colpita  dalla percezione  del tempo e del suo scorrere quando, tra le pietre, trovavamo dei fossili marini  che indicavano  che Monte Pellegrino era emerso dalle acque  milioni di anni prima.   

Esplorare insieme, ma anche ascoltare i bambini e seguirli nei loro pensieri, fare sorgere loro delle domande, diventa quindi, in un luogo così ricco di stimoli, un’occasione per “aprire cornici” su nuove conoscenze ed emozioni.

Con i più piccini, è inoltre  possibile avviare il “gioco del far finta”,  immaginare di essere antichi abitanti rupestri e giocare a cucinare cibi composti da foglie secche, erba e sassolini, usando dei legnetti per accendere un ipotetico fuoco  inventando storie, personaggi  e relazioni….. 

Ancora, la natura porosa della roccia e le sue caratteristiche geologiche fanno assumere alle pareti colori diversi in infinite sfumature (dal bianco al grigio chiaro e al grigio scuro, dal giallo ocra  all’arancione,  fin quasi al rosso) che variano al variare della luce nelle diverse ore del giorno e che è una meraviglia osservare e anche  provare a riprodurre e rielaborare  con i colori a cera o con i gessetti, portati con se’ da casa insieme a dei fogli di carta pacco (o comunque sufficientemente grandi per potere lasciarsi andare a gesti ampi e liberi) .

La roccia calcarea, poi, permette  alle scarpe con la suola di gomma di aderire perfettamente e, con i più grandi, è possibile provare a fare “traversate orizzontali”, a pochi centimetri da terra imparando a usare il proprio baricentro, scoprendo come spostare il peso da un piede all’altro e come progredire sfruttando anche i piccoli appigli, le fessure, i buchi.

Sempre tra le fenditure della roccia  si possono osservare le minuscole piantine e i fiori che crescono spontanei e, nelle cavità più grandi, anche a diversi metri da terra, scoprire che crescono persino alberi (prugnoli, olivi selvatici, piccoli carrubi), arbusti, agavi e vari tipi di opunzie (fichi d’india). E’ straordinario notare come le radici si facciano strada in spazi ristretti e improbabili e come le piante trovino i propri modi di crescere e sopravvivere.

Ma ci sono anche tanti animali: oltre alle lucertole e a numerosi tipi di insetti e coleotteri,  nelle pareti in alto a volte le api costruiscono il loro  alveare e, nelle cavità, fanno il  nido i colombi selvatici che si vedono nutrire  i piccoli all’inizio dell’estate.

Sollevando ulteriormente lo sguardo e tendendo le orecchie non è difficile scorgere i falchi, i gheppi o le poiane, osservare nel cielo i loro voli circolari e, se si è fortunati, le loro picchiate e ascoltare i loro tipici fischi acuti.

Le grotte più alte ospitano anche alcune colonie di chirotteri “Rhinolophus ferrumequinum”,   piccoli pipistrelli di 3- 4 cm. e dal peso tra i 17 e i 34 grammi, la cui popolazione è in diminuzione a causa dell’uso di pesticidi.  All’imbrunire sarà possibile  osservare i loro voli rapidi e raccontare ai bambini di ogni età  come funziona il loro sistema sonar per individuare  gli insetti di cui si nutrono e per schivare gli ostacoli. 

Una volta tornati a casa sarà bello fare una piccola ricerca sul web e/o utilizzare libri e riviste. e approfondire insieme l’esperienza fatta alle pareti di Valdesi 

       Buon divertimento, dunque, e alla prossima!

Hai letto questi articoli?

Due o tre cose per iniziare…

Cos’è per un bambino la bellezza, come gli può “arrivare”, come la può interpretare? Bellezza intesa nelle forme tradizionali di una dimora o di un bosco, ma pure in un senso altro, ossia nella relazione con gli esseri viventi che tali luoghi abitano (umani, animali, vegetalI). Con questo spirito di scoperta verrà individuato un luogo ricco di stimoli per bambini e si proverà a visitarlo – virtualmente – assieme a loro.

Questo è il nostro primo appuntamento con “Bambino e bello” e quindi vorremmo innanzitutto comunicarvi di cosa parleremo nel nostro blog.  Partiamo dal titolo, che vuole mettere insieme  l’idea della bellezza di essere bambini e il rapporto dei bambini con la bellezza, in tutte le sue forme: culturali e  naturali  nel senso dei luoghi , ma anche nel senso della relazione con gli altri esseri viventi  che tali luoghi abitano (umani, animali, vegetali…).

Ogni volta individueremo un luogo che ricco di stimoli per  bambini e lo visiteremo idealmente insieme, provando ad attivare la curiosità e il desiderio della scoperta e immaginando anche attività possibili.

E a questo punto ci sembra importante  dare alcune indicazioni di fondo che accompagneranno ogni nostro appuntamento: quello che conta con i bambini, al di là di quello che facciamo insieme, è la qualità della nostra  mediazione, come cioè ci poniamo nella relazione con loro e con i loro modi di conoscere, quali strade scegliamo per coinvolgerli e per promuovere la loro esplorazione e il loro desiderio di entrare in contatto con il mondo, come manteniamo viva la loro attenzione e come accresciamo le possibilità di fare connessioni tra le cose.

Possiamo anche andare in un luogo bellissimo e adatto ai bambini ma non riuscire a suscitare il loro interesse, così come  non è detto che  anche i piccolissimi non possano appassionarsi a luoghi che ci sembrano “difficili” o dove  immaginiamo che possano annoiarsi.

Vi sono quindi alcune modalità di base che sono essenziali per far sì che le nostre visite risultino appassionanti, divertenti e condivise. Si tratta di una specie di grammatica che  questa volta enunciamo per punti e  in astratto, ma che proveremo and applicare in ciascuna delle prossime proposte: non giudicare; essere presenti nel qui ed ora; permettere ai bambini di esprimersi, ascoltarli e connettersi con loro; seguire le loro curiosità senza imporre le nostre; giocare insieme senza indicare la strada, piuttosto rilanciare provando ad arricchire dall’interno delle azioni dei bambini,  non “fare per loro”, lasciare il controllo e dare fiducia; cercare di fare proprio il loro sguardo provando ad abbandonare, anche per un attimo, il nostro.  Si tratta di un esercizio di decentramento arricchente anche per gli adulti, che  permetterà  di fare nuove scoperte anche rispetto a se stessi. Bambini e adulti insieme, dunque, è bello (stavolta usiamo di proposito la voce del verbo essere).

Concludiamo invitandovi a partecipare: se avete idee su luoghi da visitare, se avete voglia di raccontare una vostra esperienza, o se avete domande, curiosità o dubbi non esitate a scriverci; questo blog potrà diventare così una occasione di scambio e anche di costruzione in comune.

Cos’è per un bambino la bellezza, come gli può “arrivare”, come la può interpretare? Bellezza intesa nelle forme tradizionali di una dimora o di un bosco, ma pure in un senso altro, ossia nella relazione con gli esseri viventi che tali luoghi abitano (umani, animali, vegetalI). Con questo spirito di scoperta verrà individuato un luogo ricco di stimoli per bambini e si proverà a visitarlo – virtualmente – assieme a loro.

Questo è il nostro primo appuntamento con “Bambino e bello” e quindi vorremmo innanzitutto comunicarvi di cosa parleremo nel nostro blog.  Partiamo dal titolo, che vuole mettere insieme  l’idea della bellezza di essere bambini e il rapporto dei bambini con la bellezza, in tutte le sue forme: culturali e  naturali  nel senso dei luoghi , ma anche nel senso della relazione con gli altri esseri viventi  che tali luoghi abitano (umani, animali, vegetali…).

Ogni volta individueremo un luogo che ricco di stimoli per  bambini e lo visiteremo idealmente insieme, provando ad attivare la curiosità e il desiderio della scoperta e immaginando anche attività possibili.

E a questo punto ci sembra importante  dare alcune indicazioni di fondo che accompagneranno ogni nostro appuntamento: quello che conta con i bambini, al di là di quello che facciamo insieme, è la qualità della nostra  mediazione, come cioè ci poniamo nella relazione con loro e con i loro modi di conoscere, quali strade scegliamo per coinvolgerli e per promuovere la loro esplorazione e il loro desiderio di entrare in contatto con il mondo, come manteniamo viva la loro attenzione e come accresciamo le possibilità di fare connessioni tra le cose.

Possiamo anche andare in un luogo bellissimo e adatto ai bambini ma non riuscire a suscitare il loro interesse, così come  non è detto che  anche i piccolissimi non possano appassionarsi a luoghi che ci sembrano “difficili” o dove  immaginiamo che possano annoiarsi.

Vi sono quindi alcune modalità di base che sono essenziali per far sì che le nostre visite risultino appassionanti, divertenti e condivise. Si tratta di una specie di grammatica che  questa volta enunciamo per punti e  in astratto, ma che proveremo and applicare in ciascuna delle prossime proposte: non giudicare; essere presenti nel qui ed ora; permettere ai bambini di esprimersi, ascoltarli e connettersi con loro; seguire le loro curiosità senza imporre le nostre; giocare insieme senza indicare la strada, piuttosto rilanciare provando ad arricchire dall’interno delle azioni dei bambini,  non “fare per loro”, lasciare il controllo e dare fiducia; cercare di fare proprio il loro sguardo provando ad abbandonare, anche per un attimo, il nostro.  Si tratta di un esercizio di decentramento arricchente anche per gli adulti, che  permetterà  di fare nuove scoperte anche rispetto a se stessi. Bambini e adulti insieme, dunque, è bello (stavolta usiamo di proposito la voce del verbo essere).

Concludiamo invitandovi a partecipare: se avete idee su luoghi da visitare, se avete voglia di raccontare una vostra esperienza, o se avete domande, curiosità o dubbi non esitate a scriverci; questo blog potrà diventare così una occasione di scambio e anche di costruzione in comune.

Hai letto questi articoli?
Le vie dei Tesori News

Send this to a friend