Il Teatro del Fuoco illumina la Sicilia

Presentata la nuova edizione dell’International Firedancing Festival che coinvolgerà quest’anno Palermo, Gibellina e Zafferana Etnea

di Redazione

Torna lo spettacolo del Teatro del Fuoco. La dodicesima edizione del festival, creato a Stromboli nel 2008 e inserito nel calendario delle manifestazioni di grande richiamo turistico della Regione Siciliana, coinvolgerà Palermo, Gibellina e Zafferana Etnea, l’1, 2 e 3 agosto. La nuova edizione dell’International Firedancing Festival è stata presentata questa mattina, a Palermo, nella Sala La Torre del Palazzo Reale. Come ogni anno, danzatori e acrobati si combineranno in perfetta sincronia, mettendo in scena la clownerie tradizionale in armonia con la più sofisticata tecnologia.

Un momento della conferenza stampa

Si parte con Palermo, giovedì 1 agosto, al Teatro di Verdura alle 22: dopo aver plasmato le sue danze in luoghi di pregio – come la Galleria d’Arte Moderna, lo Spasimo, il Castello a mare – il Teatro del Fuoco illumina un altro simbolo della città. Il giorno successivo, venerdì 2 agosto alle 21.30, sarà la volta del Baglio Di Stefano a Gibellina, nell’ambito delle manifestazioni delle Orestiadi. Infine, sabato 3 agosto, appuntamento all’anfiteatro di Zafferana Etnea, alle 22 per la rassegna “Sotto il vulcano”, nella terra del vulcano-madre, simbolo di fertilità, creatività, irruenza.

“Molto più che uno spettacolo, è un’esperienza straordinaria, capace di parlare un linguaggio universale di rivelazione, rinascita, conoscenza”, afferma Amelia Bucalo Triglia, ideatrice e responsabile del Teatro del Fuoco, che ha presentato il Festival insieme a Walter Messina, direttore generale Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello, con i messaggi di Gianfranco Micciché, presidente dell’Assemblea regionale siciliana, e Manlio Messina, assessore regionale al Turismo, sport e spettacolo.

Una delle esibizioni del Teatro del Fuoco

“Il Teatro del Fuoco, ormai da anni, rappresenta un fiore all’occhiello tra le manifestazioni di rilevo nel territorio siciliano – afferma l’assessore Messina – perché racconta la vera essenza dei siciliani attraverso la loro creatività e la loro irruenza. Le performance di grande spettacolarità e di assoluta eccellenza, che a ragione, e con nostro grande orgoglio, sono strumento di grande accoglienza per i nostri turisti e veicolo di promozione in tutto il mondo”.

Il festival, inoltre, apre quest’anno al sociale con una serie di eventi collaterali, uno dei quali interesserà l’ospedale Cervello di Palermo, con il laboratorio teatrale “Dove i sogni si avverano”. Destinatari dell’evento, i bambini nell’area materno infantile dell’ospedale. “Quando un bambino viene ospedalizzato – dice il direttore generale Walter Messina – sicuramente si trova ad affrontare un periodo traumatico che coinvolge tutta la famiglia. I laboratori di teatro insieme ai momenti di intrattenimento e di coinvolgimento proposti dagli artisti del Teatro del Fuoco fanno davvero la differenza. Speriamo possano entrare a regime tra le attività dei nostri bambini, per migliorare il periodo di degenza”.

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Gioielli barocchi risplendono a Castello Ursino

Ventisette paliotti in argento, corallo e filato d’oro, realizzati nei laboratori artistici dell’Isola, saranno esposti in mostra a Catania

di Redazione

La Sicilia diventerà, dal 20 luglio al 20 ottobre, la sede espositiva di ventisette capolavori in argento, corallo e filato d’oro realizzati, tra il 1650 e il 1772, nei laboratori artistici dell’Isola da maestranze trapanesi e messinesi. La mostra, organizzata dalla Regione Siciliana, verrà ospitata nel Castello Ursino di Catania e inaugurata dal governatore Nello Musumeci.

Paliotto realizzato da mestranze messinesi

Il “paliotto”, protagonista dell’esposizione, per la sua collocazione all’interno dello spazio scenografico della chiesa, trova nella lunga storia degli arredi sacri molteplici versioni interpretative di tecniche artistiche, materiali e soluzioni decorative e si distingue per le precise soluzioni determinate dallo schema compositivo e dal materiale impiegato. Tra gli esemplari più suggestivi vi sono quelli interamente realizzati in argento e quelli mobili con supporto tessile ricamato in cui i principali materiali usati sono l’oro e l’argento, per i filati, i fili di seta policroma, ma anche le perle, le gemme, tra le quali il corallo, al quale fin dall’antichità si sono attribuiti significati e proprietà che lo hanno legato al sacro. L’esposizione è stata ideata da Rosalba Panvini e Salvatore Rizzo, curatore anche della ristampa del catalogo che accompagnerà il percorso museale.

Paliotto in argento realizzato da Saverio Corallo

“La mostra ‘Architetture barocche in argento e corallo’ – evidenzia il governatore Musumeci – è un evento che celebra la grande capacità e creatività delle maestranze siciliane che, nel corso dei secoli, sono state protagoniste di realizzazioni che pochi eguali hanno nel mondo. La spiritualità e il senso del sacro, che in Sicilia hanno origini antichissime, trovano nel Barocco la massima rappresentazione artistica la cui magnificenza è stata trasmessa fino a noi dai paliotti esposti. Questa mostra diventa il veicolo per la conoscenza di tali straordinari apparati mobili decorativi, che vengono proposti ai visitatori al di fuori degli spazi di culto e del rito cattolico e che faranno apprezzare l’importanza e la magnificenza delle officine dell’Isola”.

Paliotto in taffetas di seta ricamato con grani di corallo

Tra il Seicento e il Settecento, durante l’affermazione dello stile Barocco, in Sicilia, il paliotto costituì il fulcro costante degli apparati decorativi della chiesa e soprattutto particolari sono quelli a soggetto architettonico in cui l’iconografia che li caratterizza è incentrata sulla rappresentazione di elementi di vario genere quali il portico, il belvedere, il prospetto dei palazzi, il pergolato che sorge nei rigogliosi giardini o spazi urbani, le vedute naturalistiche sempre in prospettive centrali. L’opulenza del manufatto, i temi trattati e i colori usati diventarono anche il mezzo per comunicare ai fedeli attraverso la bellezza la grandezza di Dio, ma anche strumento per celebrare il potere terreno della Chiesa.

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L’arte di Pippo Cafarella inaugura il Salina Festival

Due collage del poeta e pittore ispirati al tema “Arcipelaghi umani”, titolo dell’edizione di quest’anno, saranno esposti nel Faro di Punta Lingua

di Giulio Giallombardo

Corpi, volti e sguardi in ascensione. Collage di immagini che diventano colonne di colore. Morbidi cromatismi in cui lo sguardo si perde tra ritagli di giornale, disegni e vecchie foto. Sono le due nuove opere con cui il pittore e poeta salinaro Pippo Cafarella inaugurerà la 13esima edizione del Salina Festival, dal titolo “Arcipelaghi umani”, in programma dal 24 al 28 luglio nell’isola delle Eolie.

Opera della serie “Il mio mare ferito”

“Opere che tentano di stimolare l’immaginazione di chi le guarda – spiega Cafarella – attraverso una serie di immagini che si affastellano dal basso verso l’alto, come una colonna”. Le opere, che saranno esposte al Faro di Punta Lingua, fanno parte di un dittico realizzato con tecnica mista, a cui si aggiungeranno altre due mostre visitabili nelle sale dell’infopoint dell’isola. La prima dal titolo “Il mio mare ferito”, mette insieme opere materiche realizzate su legno e cartone bruciato, ispirate al mare e già esposte in altre personali. La seconda mostra, invece, trae ispirazione dall’ormai celebre casa dell’artista in contrada Pollara, dove è stato girato il film “Il postino”. Si intitola “La casa color poesia” e raccoglie alcuni disegni dallo stile evanescente, in cui si intravedono dettagli della casa, sfumati con i colori del tramonto.

Opera della serie “La casa color poesia”

Il festival, realizzato dall’associazione culturale Onde, fondata dal direttore artistico dell’evento, Massimo Cavallaro, prevede un calendario di concerti, incontri e escursioni, che si alterneranno per cinque giorni. Come gli altri anni, spazio al Premio Cinemaremusica, quest’anno attribuito a Pietro Bartolo, medico di Lampedusa, adesso eurodeputato, noto per aver accolto e curato tantissimi migranti sbarcati nell’isola delle Pelagie. Previste passeggiate sonore, escursioni con i diving per verificare lo stato di salute dei fondali, un incontro sullo sviluppo sostenibile legato al mare, e ancora concerti con la “Street Jazz Band” per le vie del paese e con la Artchipel Orchestra, nell’ambito del progetto Parco Acustico, nato con lo scopo di educare la cultura dell’ecologia acustica, che studia la relazione tra uomo e ambiente.

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Volti e frammenti di vita colorano l’aeroporto

Inaugurata nell’area imbarchi dello scalo di Palermo la mostra fotografica “Scatti d’ali” del giornalista Giovanni Franco

di Redazione

Momenti di vita impressi in un click, seguendo, al di là degli stereotipi, il richiamo della curiosità e delle emozioni. Ecco così visualizzarsi volti e persone, in un gioco di sguardi, espressioni e sfumature di colori. Gente comune che sembra recitare improvvisando spettacoli di strada. Ognuno di questi personaggi racconta uno spaccato del proprio quotidiano mentre sta lavorando o trascorrendo il tempo libero.

La mostra “Scatti d’ali” in aeroporto

Seguendo le note sul pentagramma, vari individui sono stati ritratti come se intonassero una sinfonia individuale che nel contesto diventa polifonica e coinvolgente. Ecco il filo conduttore della raccolta di foto realizzate dal giornalista dell’Ansa, Giovanni Franco dal titolo “Scatti d’ali”. Una mostra, curata da Simona Gazziano, inaugurata pochi giorni fa, nell’area imbarchi (livello inferiore), dall’autore e da Giovanni Scalia, amministratore delegato di Gesap, la società di gestione dell’aeroporto di Palermo Falcone Borsellino.

Una delle foto in mostra

“La fotografia è per me un modo per raccontare storie – dice l’autore – a volte un’immagine resta impressa nella memoria più di tante parole. Soprattutto oggi che i selfie, si sono trasformati in una sorta di specchi deformati con la memoria”. Franco ha cominciato a fotografare con le reflex analogiche. Ha esposto le sue foto in diverse mostre a partire dagli anni ’80. “La mostra di Franco – dice Scalia – si lega bene al progetto della Gesap, per portare l’arte all’interno degli spazi aeroportuali. Un progetto iniziato da alcuni anni, anche con l’esposizioni di pezzi museali o di opere d’arte contemporanee. Guardando le foto di Franco viene voglia di soffermarsi sulla ricchezza dei particolari che ogni volto esprime”.

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Tutto pronto per la notte della Santuzza, ecco il programma

Teatro, danza, musica e luci per il Festino di Santa Rosalia, con le esibizioni de La Fura dels Baus, della compagnia Transe Express, con il Coro di voci bianche e la Kids Orchestra del Teatro Massimo

di Redazione

Entra nel vivo il 395esimo Festino di Santa Rosalia a Palermo, con la direzione artistica di Letizia Battaglia e Lollo Franco. È tutto pronto per la lunga notte del corteo del 14 luglio, che comincerà dal piano di Palazzo Reale, alle 21, con lo spettacolo “Santa Rosalia e il Genio di Palermo”: per la prima volta, infatti, i due numi tutelari della Città, religioso e laico, dialogheranno all’interno dell’articolata performance che coinvolgerà diversi gruppi artistici. Sulla scena anche due Rosalia, una danzante e una che, con il proprio canto, rappresenterà l’anima della Santuzza.

Riproduzione del carro di Santa Rosalia progettato da Fabrizio Lupo

Si assisterà ad un trionfo di arti: dal teatro alla danza, dalla musica al canto, con il Coro di voci bianche e la Kids Orchestra entrambi del Teatro Massimo, per giungere alle esibizioni artistiche acrobatiche, durante la nascita di Rosalia, la tentazione dei diavoli e la Peste, che vedranno in aria cittadini palermitani nella performance curata da La Fura dels Baus e l’esecuzione della Danza del Fuoco.

Da qui l’imponente carro trionfale, una specie di palcoscenico mobile di 9.000 chili alto 11 metri, largo 5,40 e lungo 10, animato da luci, musica e movimenti meccanici, trainato come da tradizione dai cittadini delle comunità multietniche coordinate da Rajendra Bitrayya, da otto detenuti del carcere Ucciardone e dai fedeli, comincerà la sua sfilata lungo il Cassaro per giungere al Foro Italico. Il carro farà la sua prima sosta davanti alla Cattedrale dove si esibirà la compagnia Transe Express, per la prima volta nel cast artistico del Festino, con la performance aerea “Lacher de violons”, un dialogo tra cielo e terra che coinvolgerà 20 artisti, dove la potenza delle percussioni incontrerà la delicatezza di un quartetto d’archi e di una voce lirica. Il corteo sarà accompagnato dalla compagnia Trans Express, fino ad un certo punto, e poi dagli Ottomani Animati e dai tamburinai della famiglia Aucello.

La compagnia Transe Express

Ai Quattro Canti, prima del tradizionale omaggio floreale che vedrà salire il sindaco Leoluca Orlando sopra il carro e invocare, a protezione della città, il nome di Santa Rosalia, la Fura dels Baus presenterà, in prima nazionale, un’altra performance aerea coinvolgendo altri artisti palermitani. Il carro trionfale durante questo momento, in omaggio alle quattro sante presenti ai vertici dei Canti, svelerà la sua struttura dinamica. Seguirà l’Abballu di li Virgini che verrà ripetuto anche a Porta Felice, a conclusione di un’ultima performance aerea. Da qui il corteo, tra sonorità ritmate e giochi di luce, giungerà al Foro Italico, dove sarà accolto dal consueto tripudio dei fuochi d’artificio.

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Teatro Biondo, stagione estiva all’insegna della spiritualità

La rassegna prevede dieci appuntamenti in tre spazi diversi della città: l’Orto Botanico, il Castello di Maredolce e il Chiostro della Chiesa di Sant’Antonino

di Redazione

Si intitola “Vocazioni” la stagione estiva del Teatro Biondo di Palermo, la prima curata dalla neo direttrice Pamela Villoresi, che ha riunito artisti di culture diverse e spettacoli legati da un comune afflato verso una dimensione etica e spirituale, di cui Palermo è l’ideale palcoscenico. La rassegna, realizzata con la collaborazione dell’Università di Palermo e il contributo della Regione Siciliana e del Comune di Palermo, prevede dieci appuntamenti tra teatro, danza, musica e incontri, distribuiti in tre spazi diversi della città: l’Orto Botanico, il Castello di Maredolce e il Chiostro della Chiesa di Sant’Antonino, aperto per l’occasione alla fruizione pubblica.

Pamela Villoresi e Danilo Rea in “Terra”

La rassegna prenderà il via proprio al Chiostro di Sant’Antonino, dove il 19 luglio, in occasione dell’anniversario della strage di via d’Amelio, debutterà il terzo atto di “In mio onore” di Elisa Parrinello, un’opera metaforica che attraverso i linguaggi del teatro, della musica e della danza mette in scena il conflitto tra bene e male, lanciando un messaggio di pace, civiltà e coraggio.

Il 20 luglio, nello stesso spazio, andrà in scena “Extra Moenia”, il saggio di fine corso degli allievi della “Scuola dei mestieri dello spettacolo” del Teatro Biondo diretta da Emma Dante. Il 21 luglio ci si sposta al Castello di Maredolce per uno spettacolo di teatro e musica dedicato alla vocazione del volo: “Icaro” di Stefano Pirandello, adattato per la scena da Sarah Zappulla Muscarà. Mario Incudine ne è regista, interprete e autore delle musiche. Il 22 luglio, all’Orto Botanico di Palermo, il teologo Paolo Gamberini e il filosofo Vito Mancuso si confronteranno sul tema delle “Vocazioni”; conduce la serata la giornalista Fernanda Di Monte, religiosa delle Figlie di San Paolo.

Mario Incudine

L’indomani, si torna al Castello di Maredolce per “Francesco e il Sultano” di Giampiero Pizzol e Otello Cenci. Spettacolo che racconta l’incredibile impresa di San Francesco, che nel 1219, nel pieno di un cruento conflitto tra l’Occidente e l’Islam, attraversò il mare, superò la prima linea del fronte e si presentò come ambasciatore di pace al potente sultano d’Egitto e Siria, Malik al Kamil. Il 24 luglio il palcoscenico del Chiostro di Sant’Antonino accoglierà la danza di Virgilio Sieni, la cui compagnia proporrà “Bach Duet” sulle suites per violoncello solo di Bach eseguite dal vivo da Lavinia Scarpelli. Sempre al Chiostro di Sant’Antonino, il 25 luglio, Pamela Villoresi, insieme al pianista Danilo Rea, interpreterà “Terra” di Valeria Moretti. Un concerto per voce recitante e pianoforte, un inno alla vita dedicato alla figura della Terra Madre.

Teresa De Sio

Tre concerti completano il programma estivo del Biondo: il 26 luglio, nel Castello di Maredolce, l’ensemble di Pejman Tadayon, uno dei più importanti esponenti di musica persiana e sufi, proporrà “Musica sacra sulla via della seta”. L’indomani, al Chiostro di Sant’Antonino, sarà la volta di “Mediterranean Blues”, con un ensemble misto di musicisti africani e italiani guidato da Baba Sissoko. Infine, il 28 luglio, lo stesso palco di Sant’Antonino ospiterà la cantautrice Teresa De Sio nell’unica tappa siciliana del suo “Puro desiderio tour”.

“Come non parlare di spiritualità nella ‘divina’ Palermo? – si domanda Pamela Villoresi – Una città di chiese, cupole, monasteri, zise, martorane, balate, palazzi arabi e normanni, catacombe, scheletri, martirii, e ancora castelli di gesuitica memoria, preti eroi, maestri indù. Come non raccontare dunque le diverse ‘vocazioni’ di cui questa città è testimone e artefice? Vocazioni al martirio, al pensiero, all’abbandono, al riscatto, alla morte, alla vita: per la vita di tutti”.

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A Palazzo Mirto l’arte del rebus tra cimeli di famiglia

Prorogata la mostra “Family Connection” di Adalberto Abbate. Una stravagante collezione di oggetti dei nonni dell’artista tesse un dialogo con quella storica della dimora nobiliare

di Redazione

C’è ancora tempo fino al 31 luglio per ammirare “Family Connection”, la mostra personale di Adalberto Abbate per il Museo regionale di Palazzo Mirto, a Palermo. Servizi da tè, porcellane, immagini sacre, ricordi di viaggio e di guerra, si inframezzano alle collezioni storiche del palazzo, innescando un dialogo non privo di interferenze e contraddizioni. Questa serie stravagante di oggetti, accumulati secondo il gusto di Stefano Lotà e Giuseppa Raia, nonni di Adalberto Abbate, riflettono la loro avventura comune, raccontandone aspirazioni, desideri e ricordi.

Adalberto Abbate

Ornamenti di gattopardiana memoria slittano dai saloni dell’alta nobiltà feudale ai salotti della piccola borghesia proletaria, generando un cortocircuito non facile da sanare. In una compenetrazione di status e ruoli, un oggetto in plastica è quasi indistinguibile da uno in avorio o in pregiata ceramica; una bottiglia in vetro antico è kitsch quanto un dopobarba a forma di marlin di meno raffinata produzione seriale. Sono oggetti che racchiudono una potenza narrativa ed emotiva, un universo visivo, familiare e amico, da cui l’artista ha tratto immaginazione, dedizione e ispirazione.

In “Family Connection” Adalberto Abbate presenta una selezione delle sue opere, spesso impregnate di cinismo, con la collezione eclettica dei suoi nonni e le loro fotografie. Gli oggetti isolati, quasi silenziosi, al centro di uno spazio chiaramente identificato come familiare, mettono in scena un confronto con lo sguardo dell’artista. Ne deriva un rebus, un dialogo meditativo, un costante andirivieni fra la concreta realtà quotidiana e una dimensione più concettuale, in cui non è difficile rispecchiare un nostro personale vissuto.

La mostra, organizzata dall’associazione Amici dei Musei Siciliani e Spazio Rivoluzione, è visitabile da martedì a sabato, dalle 9 alle 18; domenica e festivi, dalle 9 alle 13. Ingresso gratuito la prima domenica di ogni mese. Chiuso il lunedì.

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Torna a Gibellina il primo festival di fotografia “open air”

Sono oltre trentacinque gli artisti protagonisti di Gibellina PhotoRoad, provenienti da diversi paesi del mondo. Un gigantesco mosaico murale di Joan Fontcuberta sarà donato alla città

di Redazione

Installazioni fotografiche di grande formato, mostre outdoor, incontri e proiezioni in una città che è uno dei più grandi musei d’arte contemporanea “a cielo aperto” del mondo. È il Gibellina PhotoRoad, il primo e unico festival di fotografia “open air” e site-specific d’Italia, organizzato dall’associazione culturale On Image e co-organizzato dalla Fondazione Orestiadi, con la direzione artistica di Arianna Catania, il patrocinio del Comune di Gibellina, e sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, main Partner Festival Images Vevey. Un’occasione per ammirare alcuni fra i lavori fotografici più interessanti degli ultimi anni, presentati nello spazio urbano con visionari e innovativi allestimenti “all’aperto”, alla ricerca di nuove interazioni con il pubblico.

Uno scatto di Alterazioni Video

Forte del successo della prima edizione, Gibellina PhotoRoad torna quest’anno con un nuovo e più ricco programma, che, per oltre un mese, dal 26 luglio al 31 agosto, porterà nella cittadina trapanese i grandi autori della fotografia, accanto a giovani emergenti del panorama internazionale. Joan Fontcuberta, Mario Cresci, Mustafa Sabbagh, Alterazioni Video, Moira Ricci, Tobias Zielony, sono soltanto alcuni dei grandi artisti più noti presenti, che insieme ai più giovani Manon Wertenbroek, Gianni Cipriano, Morgane Denzler, sono chiamati a confrontarsi con un luogo dalla storia unica.

Atteso il ritorno in Sicilia, dopo l’anteprima dello scorso anno, di Fontcuberta. Fotografo e teorico dell’immagine, curatore e scrittore Catalano, presenterà a Gibellina un immenso foto-mosaico composto da 6075 mattonelle di immagini, selfie, foto di vacanze, feste e viaggi inviate dai cittadini gibellinesi all’artista che le ha poi ricomposte per formarne un’immagine unica. La gigantesca opera collettiva permanente (13 metri per 3,5) dal titolo “Gibellina Selfie-lo sguardo di tre generazioni”, sarà il più grande foto-mosaico murale di Fontcuberta al mondo, e martedì 23 luglio verrà svelato e donato alla città, convertendosi in un’icona della stessa Gibellina.

Moira Ricci, “Andata e Ritorno”

Il tema di questa edizione è “Finzioni”. Una dialettica, quella tra realtà e finzione, che da sempre è il fondamento stesso di tutte le arti. Sono oltre trentacinque, provenienti da diversi paesi europei ed extraeuropei, gli artisti del fitto programma del Gibellina PhotoRoad 2019. Gli svizzeri Taiyo Onorato & Nico Krebs, Christian Lutz, Nicolas Polli, Olivier Lovey, Manon Wertenbroek, i francesi Morgane Denzler, Sophie Zenon, Michel Le Belhomme; gli italiani Mustafa Sabbath, Incompiuto Siciliano, Gianni Cipriano, Federico Clavarino, Novella Oliana, Giammarco Sanna, Andrea Alessandrini, Giorgio Varvaro; dal Messico Monica Alcazar-Duarte, e Brian Mc Carty dagli Stati Uniti, sono soltanto alcuni degli artisti di fama internazionale che animeranno la cittadina trapanese, dal 26 al 29 luglio, nei tre giorni di apertura del festival con incontri e proiezioni.

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Marsala rende omaggio a Consagra, in mostra 50 sculture

Le opere, esposte all’interno del Convento del Carmine, in occasione dei cinquant’anni dalla pubblicazione de “La città frontale”, rappresentano il profondo legame dell’artista con l’architettura

di Redazione

Conto alla rovescia a Marsala per la mostra “Consagra Architettura”, dedicata allo scultore originario di Mazara del Vallo, in programma dal 6 luglio al 20 ottobre nel Convento del Carmine. Una cinquantina le sculture selezionate dal curatore Sergio Troisi, in occasione dei cinquant’anni dalla pubblicazione de “La città frontale”, volume in cui Pietro Consagra – autore fra l’altro della monumentale “Stella”, icona di Gibellina e dell’utopica rinascita del Belìce nel segno dell’arte – espone ed articola la sua profonda riflessione teorica sull’architettura e sul suo personale e felice percorso di ricerca.

Pietro Consagra, Ferro Rosso

Le sculture oggetto dell’allestimento sono impaginate fra le sale dell’antico convento e alcune incursioni nel paesaggio, come quelle a cielo aperto, tra le essenze mediterranee dell’antico chiostro dei padri carmelitani. Selezionate dal curatore, sono il paradigma della poetica di Consagra e del legame dell’autore fra la propria scultura e l’architettura, enunciato proprio nel volume “La città frontale”.

“Proporremo i modelli, i colorati progetti di facciate, la serie delle ‘Porte del Cremlino’ – spiega il curatore – e un nucleo di dipinti, ordinati in un percorso che vuole evidenziare come, nella visione dell’architettura, confluiscano alcuni temi centrali della ricerca di Consagra, quali il colore e la trasparenza, indagati durante gli anni Sessanta anche con i ‘Piani appesi’ in faesite e le ‘Sottilissime’ in acciaio”.

Pietro Consagra nel suo studio a Roma (foto Carlo Orsi)

E non è casuale la scelta di allestire a Marsala una mostra dedicata a questo aspetto dell’opera di Consagra. “È qui, infatti, nella provincia di Trapani – continua Troisi – che l’artista ebbe modo di elaborare in forma compiuta i suoi progetti: con le architetture di Gibellina – il ‘Meeting’, il cui restauro è in fase conclusiva, il Teatro rimasto incompiuto e la grande Stella divenuta simbolo del Belìce – e per Mazara del Vallo, la sua città natale, con il progetto di facciata per il Palazzo del Comune con cui voleva rimediare allo scempio edilizio che dagli anni Settanta oltraggia una delle più belle piazze siciliane. L’interesse di Consagra per l’architettura muove infatti da una posizione innanzitutto morale: riscattare, attraverso la libertà e l’immaginazione dell’arte, la città da quel destino di puro strumento economico a cui le pratiche urbanistiche del dopoguerra l’hanno consegnata”.

La mostra, realizzata in collaborazione con l’Archivio Pietro Consagra di Milano ed organizzata dall’Ente Mostra di Pittura “Città di Marsala”, si inaugura sabato 6 luglio, alle 18,30. Con il presidente del Cda dell’Ente Mostra, Giorgio Salvo, sarà il sindaco di Marsala, Alberto Di Girolamo, l’assessore comunale alla Cultura, Clara Ruggieri e il curatore, Sergio Troisi, che illustrerà ai visitatori le linee guida della ricerca sull’autore e del progetto espositivo per Marsala.

La mostra è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 19 alle 21. Lunedì chiuso. Ingresso 3 euro.

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In mostra i reperti del villaggio preistorico di Santa Febronia

L’esposizione raccoglie i numerosi ritrovamenti nel territorio di Palagonia ed è stata curata dalla soprintendenza dei Beni culturali di Catania, guidata da Rosalba Panvini

di Redazione

I reperti delle coste di Santa Febronia potranno essere ammirati in una mostra a Palagonia. L’esposizione, allestita nel Palazzetto Blandini, sarà inaugurata venerdì 5 luglio alle 18, dal governatore Nello Musumeci. La mostra “Le coste di Santa Febronia di Palagonia. Dallo scavo alla valorizzazione. Le testimonianze del villaggio preistorico” – che chiuderà i battenti il 31 ottobre – raccoglie i numerosi ritrovamenti di quel territorio ed è stata curata dalla soprintendenza dei Beni culturali di Catania, guidata da Rosalba Panvini.

Scavi a Santa Febronia

Le coste di Santa Febronia – che prendono il nome dalla chiesetta rupestre bizantina dedicata alla martire – conservano notevoli resti di un villaggio databile al secondo millennio avanti Cristo. Le indagini condotte dai tecnici della soprintendenza etnea hanno messo in luce i resti di una capanna con il suo ricco corredo, un lungo muro che delimitava l’abitato e che conservava i resti di un focolare e la necropoli di tombe a grotticella artificiale disposte su filari regolari cui si accedeva attraverso sentieri intagliati nella roccia.

Cantiere nell’area archeologica

Le analisi dei semi rinvenuti e di diversi contenitori in ceramica provenienti dalla capanna – effettuate con una innovativa tecnica finora mai adoperata in Sicilia – hanno permesso di conoscere la dieta degli abitanti dell’area, mentre in un settore separato rispetto alla capanna, è stata individuata una zona dedicata alle attività artigianali all’aperto, come la lavorazione della selce e la macellazione. Notevoli, infine, le deposizioni rinvenute davanti alla celle, che documentano rituali di offerte e libagioni successive al seppellimento. Dal villaggio provengono anche oggetti in metallo che hanno permesso di conoscere l’evoluzione delle tecniche metallurgiche, dal rame arsenicale al bronzo.

All’inaugurazione saranno presenti anche il dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali Sergio Alessandro, la soprintendente Rosalba Panvini, la dirigente della sezione per i Beni archeologici di Catania Laura Maniscalco e il sindaco di Palagonia Salvatore Astuti.

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