Una passeggiata in abiti d’epoca a Isola delle Femmine

Sfilate in diverse strade del paese dedicate all’arte del vestire, dal Settecento ai nostri giorni. Si potranno ammirare anche vestiti da sposa dei primi del Novecento

di Redazione

Ci saranno abiti da sposa dei primi del Novecento e altri ispirati allo stile di epoche ancora più antiche. Una passeggiata indietro nel tempo a Isola delle Femmine con abiti e auto di una volta. È l’evento “Promenade à l’île des Femmes. Passeggiata a Isola delle Femmine nell’arte del vestire dal Settecento ai nostri giorni”, in programma domenica 26 gennaio alle 10,30 in piazza Pittsburg.

L’iniziativa, organizzata dall’associazione BcSicilia, si snoderà per le vie principali del paese. Prevede una sfilata di abiti sposa del Novecento, provenienti dalla collezione privata di Agata Sandrone, presidente della sezione BcSicilia di Isola delle Femmine. Insieme sfileranno gli abiti ispirati allo stile del ‘700 e ‘800 della stilista Marisa Orefice e Rosy Rosmarì Purpura, presidente di Carisma moda e Spettacolo. Ci saranno, poi, le creazioni dei designer Mikifrà, Michele Bassetta e Francesco Lombardo, con una rilettura grafica e coloristica siciliana nei tessuti e negli accessori, e infine una mostra di veicoli d’epoca, a cura del Circolo Vernagallo auto e moto d’epoca.

“Una passeggiata domenicale nei luoghi più caratteristici di Isola delle Femmine con dame e cavalieri che indosseranno abiti in stile ‘700 e ‘800, spose in abiti originali del ‘900 e modelle che percorreranno le strade e le piazze principali – fanno sapere da BcSicilia – . Tre defilè per conoscere e soprattutto apprezzare e difendere il nostro patrimonio artistico e culturale anche sotto l’aspetto stilistico della moda dal passato. Palcoscenici principali saranno il mercato del pesce, il mercato del contadino, piazza Pittsburgh e la via Cristoforo Colombo dove si terrà la mostra delle auto d’epoca”.

L’accessibilità nel patrimonio architettonico, esperti a confronto

Giornata di studi a Palermo dedicata a progetti di comunicazione inclusiva e rigenerazione urbana e alla fruizione di siti archeologici e centri storici

di Redazione

“L’accessibilità nel patrimonio architettonico: approcci ed esperienze tra tecnologia e restauro”. Questo il titolo della giornata di studi organizzata dalla Sitda, Società italiana della tecnologia dell’architettura, in programma venerdì 24 gennaio, dalle 9 alle 18,30, nell’aula magna del Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo. Nell’arco di tre sessioni di lavoro, diversi esperti si confronteranno sull’accessibilità nei siti archeologici e su progetti di rigenerazione urbana e comunicazione inclusiva. Si discuterà del progetto I-Access Italia-Malta e una sessione, inoltre, sarà dedicata all’accessibilità nelle aree storiche delle città e nei centri minori. Obiettivo della giornata di studi è raccogliere approcci metodologici e orientamenti sull’argomento, così importante per il patrimonio e per la collettività, soprattutto allo scopo di delineare future comuni strategie di ricerca (qui il programma completo).

Il Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo

“L’accessibilità dell’ambiente costruito ha implicazioni di carattere sociale, economico e morale la cui rilevanza aumenta considerando la sfera pubblica – si legge in una nota della Sitda – . Tale requisito resta pertinente e rilevante quando l’ambiente costruito, per specifici interessi, assume il significato di patrimonio architettonico. Il ruolo attribuito all’accessibilità nel riconoscimento nella Unesco World Heritage List dimostra il consolidato interesse globale per la questione. Nel nostro Paese non sono mancate le strategie governative: con riferimento agli obblighi normativi, oggi sono ormai definitivamente superati la logica della deroga e l’alibi della rimovibilità. Parallelamente, negli ultimi anni, si è manifestato un crescente approfondimento teoretico e metodologico, apprezzabile nella produzione scientifica nazionale”.

“Tuttavia – si legge ancora – lo scenario delle realizzazioni rimane disomogeneo, l’accessibilità del patrimonio architettonico resta obiettivo lontano, così come la fruibilità inclusiva dell’ambiente costruito più ordinario. L’emergere di temi come inclusione, partecipazione, comunicazione, ai quali fa da sfondo un ruolo rinnovato dell’utente, conferma l’attualità del tema e la necessità di ulteriori approfondimenti, rendendo opportuno aggiornare su una base condivisa i ragionamenti già sviluppati negli ultimi lustri da numerosi ricercatori italiani afferenti ai settori della tecnologia dell’architettura e del restauro architettonico”.

Arte e fotografia, scatti inediti di Ugo Mulas all’Orto Botanico

Si inaugura una mostra fotografica sulla protesta del 1968 di artisti e studenti dell’Accademia di Belle Arti contro la Biennale di Venezia

di Redazione

Uno spaccato sulle proteste del 1968, quando il mondo dell’arte si ribellò allo statuto della Biennale di Venezia, giudicato fascista ed esempio di mercificazione. Ci saranno anche scatti inediti alla mostra di Ugo Mulas all’Orto Botanico di Palermo, una retrospettiva sul fotografo ufficiale della Biennale di Venezia, che ha narrato il fermento culturale creato da artisti, critici e intellettuali dal secondo dopoguerra, visto da quel palcoscenico particolare e immenso che è stata l’Esposizione Internazionale d’arte tra il 1954 e il 1970.

Ugo Mulas, Giò Pomodoro partecipa alla manifestazione

Il 24 gennaio alle 18, nell’ottocentesco Tineo, apre la mostra “Ugo Mulas – Arte e fotografia. Non apriamo sotto queste condizioni!”, a cura di Maria Chiara Di Trapani e aperta fino al 14 marzo. Una selezione di 60 stampe originali vintage del fotografo bresciano scomparso nel 1973, fotografie da collezione privata, in gran parte inedite o mostrate soltanto alla Biennale di Liverpool nel 2014. Anni che hanno cambiato la scena artistica contemporanea: gli scatti di Mulas permetteranno di rivivere un periodo importante, tumultuoso, colmo di ideali, quello dei giorni di apertura della 34esima Biennale d’arte di Venezia, nel 1968; della storica protesta degli artisti e della chiusura integrale dei padiglioni espositivi (italiano, svedese, francese, inglese) in rivolta contro il vecchio sistema culturale sancito dallo statuto della Mostra. Molti artisti avrebbero  esposto le loro tele capovolte, o celate sotto gli imballaggi, coperti da slogan in tutte le lingue: “Sotto le condizioni presenti alla Biennale non vogliamo aprire la nostra esposizione”.

Ugo Mulas, Pasolini durante le riprese di “Teorema”

Fissati su celluloide, memorie e ritratti dei protagonisti di quel periodo: artisti, curatori, critici e intellettuali come Cy Twombly, Emilio Vedova, Enrico Baj, Titina Maselli, Mario Schifano, Carla Lonzi e Gillo Dorfles, Pietro Consagra, Arnaldo Pomodoro, Philippe King e molti altri. Immagini che possiedono la forza e l’immediatezza del reportage, la compattezza e l’emozione ancora vivida, per ricordare un momento cruciale nella storia dell’arte italiana e la relazione dinamica tra il sistema dell’arte e la fotografia. Sarà proiettato anche un video realizzato con inediti dai servizi dai telegiornali realizzati nel 1968, custoditi nelle Teche Rai. Arricchisce il percorso della mostra, una galleria di ritratti dei principali intellettuali militanti esponenti della scena culturale italiana di quel periodo, dal regista Pier Paolo Pasolini – colto durante le riprese di “Teorema”- ai poeti Eugenio Montale e Giuseppe Ungaretti, all’attrice Claudia Cardinale, agli scrittori Elio Vittorini e Goffredo Parise.

Un concerto per gli 800 anni della chiesa di Sant’Antonio Abate

Si esibirà l’ensemble Cordes et Vent con l’obiettivo di raccogliere i fondi per il restauro del cinquecentesco dipinto su ardesia raffigurante la Madonna delle Grazie

di Redazione

Il 2020 si apre con i festeggiamenti per una delle più antiche chiese di Palermo, Sant’Antonio Abate nota come Ecce Homo. In occasione dell’ottocentenario, domenica 26 gennaio alle 18, l’ensemble Cordes et Vent diretto da Roberta Faja, terrà un concerto benefico con lo scopo di raccogliere i fondi necessari per il restauro del cinquecentesco dipinto su ardesia raffigurante la Madonna delle Grazie. Promossa dalle sinergie dell’Associazione Amici dei Musei Siciliani, da monsignor Gaetano Tulipano e supportato dall’ensemble Cordes et Vent, il concerto “Les airs des castrats” è inserito all’interno del fitto calendario di eventi per i festeggiamenti dell’ottocentenario di Sant’Antonio Abate.

L’ensemble Cordes et Vent

L’ensemble Cordes et Vent è composto dai violininisti Salvatore Guiscardo, Annalisa Scalia, Giuseppe Cusumano, Martina de Sensi, Roberta Miano, Jacopo Bignone; poi alla viola Riccardo Botta; al violoncello Giorgio Garofalo; al contrabbasso Michele Li Puma; alla tiorba Silvio Natoli; al clavicembalo Licia Tani. Controtenore è Giuseppe Montagno. L’orchestra ha l’obbiettivo di divulgare l’idea della musica vista non solo come semplice momento di esecuzione, ma come strumento per rappresentare l’atmosfera di un periodo assai felice della storia della musica qual è l’epoca barocca.

L’ensemble ad oggi ha ottenuto un notevole riconoscimento da istituzioni sia nazionali che internazionali: dal Comune di Palermo all’Assemblea regionale siciliana, dalla Fondazione Teatro Massimo al Teatro di Lussemburgo. Da tempo Cordes et Vent porta avanti un progetto noto come Sublimazioni Barocche, nato da un’idea di Roberta Faja con l’intento di valorizzare la musica del ‘700 (strumentale e vocale) unita alle immagini di nuova generazione, nel territorio siciliano. L’evento si aprirà con la proiezione del cortometraggio Alto Giove, ideato, prodotto e diretto da Roberta Faja e farà da introduzione al concerto.

Per informazioni e prenotazioni telefonare allo 0916118168

Incontri e passeggiate alla scoperta degli albanesi di Sicilia

Musicologi, iconografi, registi e rappresentanti delle istituzioni parteciperanno a un convegno dedicato alla cultura arbëreshë. Previsto anche un itinerario esperienziale

di Redazione

Due giornate dedicate alla cultura arbëreshë in Sicilia. È in memoria del compianto eparca di Piana degli Albanesi, monsignor Sotir Ferrrara, che l’Associazione culturale Brancaccio e Musica, in collaborazione con il Comune di Palermo – Sistema Bibliotecario, Spazi Etnoantropologici e Archivio Cittadino -, e gli Stati Generali delle Donne, darà vita a un ciclo di incontri dedicati all’arte, alla musica e alla letteratura arbëreshë. Il titolo dell’evento è “Arte, Cultura, Musica bizantina e arbëreshë in memoria di Sua Eccellenza Papàs Sotir Ferrara”.

Piana degli Albanesi

Il primo degli appuntamenti si svolgerà sabato 18 gennaio, alle 17 al’interno dell’Archivio storico comunale di Palermo, in via Maqueda. Si tratta di un convegno a cui parteciperanno musicologi, registi, iconografi, esperti di cultura arbëreshë, con uno spazio dedicato anche a poesia e costumi tradizionali. Saranno presenti anche i rappresenti all’incontro anche Adam Darawsha, assessore alle Culture del Comune di Palermo; Rosario Petta, sindaco di Piana Degli Albanesi; Leonardo Spera, sindaco di Contessa Entellina; Nicolò Granà, sindaco di Palazzo Adriano; Eliana Calandra, dirigente del Sistema bibliotecario del Comune di Palermo, e Teresa Milia, responsabile delle Biblioteche decentrate del Sistema bibliotecario.

Iconostasi della Cattedrale di Piana degli Albanesi (foto Demetrio46, da Wikipedia)

A rappresentare l’Eparchia di Piana degli Albanesi sarà il vicario generale, papàs Antonino Paratore. Tra i relatori: Giuseppe Sanfratello, docente di Musica bizantina all’ Università degli Studi di Catania e di Copenaghen; Giovanna Pia Ferrara, presidente dell’Associazione culturale Brancaccio e Musica, maestro di violino, direttore di coro e studiosa di musica bizantina e dell’Oriente cristiano; papàs Giovanni Pecoraro, parroco della Cattedrale di San Demetrio Megalomartire; Francesca Oliveri, regista di “Arbëria”; Giuseppe Barone, iconografo arbëreshë; Pier Paolo Petta, maestro di contrabasso, di musica Jazz, fisarmonicista e compositore di musica arbëreshë. Saranno presenti i costumi tradizionali arbëreshë indossati da Gabriele Petta, Gina Cusenza e Vittoria Camalò. A moderare l’incontro Maria Concetta Cefalù, componente del comitato scientifico degli Stati Generali delle donne.

Episcopio e seminario di Piana degli Albanesi (foto Gspata, da Wikipedia)

Sabato 25 gennaio, in programma invece “Icone e cannoli – Winter tour”, un itinerario culturale esperienziale, organizzato dalla cooperativa Korai, alla scoperta dell’arte, della cultura, delle tradizioni di Piana degli Albanesi, dove risiede la più grande delle cinque comunità arbëreshë in Sicilia. In compagnia di una guida locale, si potranno scoprire le molteplici sfaccettature di questo luogo denso di storia, in cui sono ancora vive le tradizioni del rito greco-bizantino e la memoria storica dell’antica Albania.

Viaggio alla scoperta dell’ebraico, la lingua che visse due volte

Un incontro a Castelbuono per approfondire una cultura antica, aspettando il Giorno della Memoria nel ricordo delle vittime dell’Olocausto

di Redazione

Un’occasione per scoprire la lingua ebraica, le parole chiave della Genesi, le lettere dell’alfabeto, aspettando il Giorno della Memoria nel ricordo delle vittime dell’Olocausto. Se ne discuterà domenica 19 gennaio allo Spazio Scena di Castelbuono, durante l’incontro “Viaggio alla scoperta dell’ebraico, la lingua che visse due volte”, curato da Camillo Palmeri, docente di lettere.

“Scoprire e capire l’ebraico può essere una cosa strana, lontana e eccessivamente specialistica, riservata solo ad alcuni. In realtà questa lingua e questa cultura ci sono vicine più di quello che pensiamo – si legge in una nota – . Molti aspetti possiamo ritrovarli nel nostro inconscio e il loro studio diventa un metodo, un cammino, per trovare proprio una parte di questo inconscio nascosto in noi stessi come nella nostra civiltà.
È un processo analitico per arrivare alla profondità della nostra esistenza, un po’ simile a una psicoanalisi”.

“Scoprire l’ebraico – si legge ancora – è un lavoro che apre una porta per arrivare a radici profonde e non comporta necessariamente una premessa religiosa o di fede, perché molti elementi sono semplicemente una base comune della nostra esistenza. Accostarsi all’ebraico è in qualche modo anche un evento comunitario, perché restituisce la ‘realtà rimossa per eccellenza’ dalla nostra cultura e (per i credenti) dalla nostra fede. La base di ogni fondamento, il punto di partenza, della cultura ebraica sono le 22 lettere dell’alfabeto che sono, secondo la tradizione, anche gli elementi fondamentali di tutta la creazione. Quindi ogni lettera dell’alfabeto ha, per così dire, una sua origine, una sua storia, un suo significato ed una sua personalità. Il mistero di ciascuna di queste lettere è inoltre non soltanto nella forma o in ciò che rappresenta, ma anche nella maniera in cui avviene il tracciato della sua scrittura; così ‘la parola’, che è alla base di tutta la genesi dell’universo, si è conservata proprio in queste lettere ed ogni lettera a sua volta ripete il miracolo della creazione stessa ogni volta che viene riprodotta e ricomposta”.

“Le prime due lettere dell’alfabeto ebraico sono Aleph e Beth – si legge ancora sulla nota di presentazione dell’incontro – e per conseguenza tradizionalmente con la parola ‘alephbeth’ si intende tutto l’alfabeto. In seguito i greci, una volta importati i segni dai fenici, li chiameranno ‘alphàbetos’, proprio sull’esempio della tradizione mediorientale. Oggi paradossalmente l’ebraismo è tornato di moda. E non nel senso che si può credere. Nel senso purtroppo che stiamo nuovamente ricadendo negli errori (orrori) storici dell’antisemitismo. Ma da sempre l’antidoto alla cultura primitiva della violenza e dell’intolleranza è la conoscenza. E allora se l’ignoranza del terzo millennio ci vuole imporre tutta la sua inconsistente arretratezza, il modo migliore per reagire è mettersi a studiare”.

La fotografa Rori Palazzo rilegge la Natività di Caravaggio

All’oratorio di San Lorenzo di Palermo si inaugura la decima edizione di Next. Come ogni anno, un artista contemporaneo reinterpreta l’opera trafugata nel 1969

di Redazione

Tutto pronto all’Oratorio di San Lorenzo di Palermo per l’inaugurazione della decima edizione di Next. Come ogni anno, un artista contemporaneo rilegge la Natività di Caravaggio, quadro trafugato la notte tra il 17 e 18 ottobre del 1969 nella stessa chiesa. Protagonista della nuova edizione è Rori Palazzo che, mantenendo tema e dimensioni del perduto capolavoro, ha affrontato l’arduo compito di andare oltre a un insanabile vuoto, ricreando la sua Natività attraverso l’uso del mezzo fotografico.

L’oratorio di San Lorenzo

La sua istantanea allude all’albero della vita. In una composizione piramidale, costruita con l’eleganza compositiva che contraddistingue la sua produzione, mette in scena in uno stesso tempo la nascita, il compianto e la resurrezione. L’archetipo della grande madre è interpretato nella sua complessità; in essa convivono la forza generatrice e distruttrice, la buona e la cattiva madre, il ventre femminile e la testa maschile. Un’opera di grande impatto visivo che, nella sua chiarezza formale, rimanda ad un’iconografia arcaica, mitologica e, per la sua forza spiazzante, estremamente attuale.

La rassegna, ideata e curata dall’associazione Amici dei Musei Siciliani, giunge qui al suo decimo anniversario. Sarà possibile fruire dell’opera fino al 17 ottobre del prossimo anno, anniversario di un tragico furto e al contempo preziosa occasione per rievocare alla memoria un capolavoro senza eguali del quale, oggi più che mai, si anela a un provvidenziale rinvenimento.

L’opera sarà visibile tutti i giorni dalle 10 alle 18, il 31 dicembre dalle 10 alle 14 e l’1 gennaio dalle 14 alle 18.

“Intermezzo” a Villa Zito, ultimo appuntamento con Gili Lavy

Si chiude la rassegna di videoarte curata da Agata Polizzi, in cui racconto al femminile è diventato mappa per decifrare il contemporaneo

di Redazione

Un racconto di artiste, uno sguardo privilegiato su diversi aspetti della realtà contemporanea attraverso punti di vista singolarissimi e profondi. È il filo conduttore di Intermezzo 2019, la rassegna di videoarte curata da Agata Polizzi per Fondazione Sicilia. In questa seconda edizione, il racconto al femminile è diventato mappa per decifrare il contemporaneo. Dopo gli “sguardi” di Rä Di Martino, Lina Fucà ed Elisabetta Benassi, oggi alle 18.30 a Villa Zito si inaugura l’ultimo appuntamento della rassegna con Gili Lavy, con Acreage. Interverrà Eleonora Lombardo, scrittrice e giornalista.

Villa Zito

Un’installazione video multicanale attraverso cui l’artista esplora i vari significati con cui la terra viene codificata come territorio. Per indagare sul tema, il lavoro mette in scena le dinamiche di contesti sociali costruiti su storie collettive, e sulla percezione errata della realtà, di cui spesso sono cariche. Ne consegue la messa in discussione di certezze granitiche che governano concetti esistenziali e credenze: bacini in cui in cui le realtà vengono spesso (e arbitrariamente) travasate. Attraverso la mancanza di una narrazione apparente, insieme a un forte riferimento ai concetti di assenza e invisibile, Acreage mette in discussione anche l’idea di confine, sempre al centro di controversie e tensioni. Terra, dunque, come un archivio di informazioni, che Gili Lavy interpreta come un vuoto, lasciando allo spettatore il compito di sopportare l’immobilità dello spazio, senza il senso di una condizione riconoscibile precisa o di un inizio o una fine coerenti.

“Questa edizione di Intermezzo ha certamente il merito di avere offerto un punto di vista direi unico sul mondo contemporaneo. Le artiste – afferma Raffaele Bonsignore, presidente di Fondazione Sicilia – si sono soffermate ognuna su aspetti totalmente diversi, tutti stimolanti e originali”. La mostra sarà aperta fino al 27 gennaio.

Pittura “a lume di notte” da Capodimonte all’Abatellis

In mostra nella Galleria regionale della Sicilia la Natività di Matthias Stomer della collezione del museo nazionale napoletano

di Redazione

Palermo, Napoli e Parigi. Tre città unite unite nel segno dell’arte. La collaborazione fra la Galleria regionale di Palazzo Abatellis del capoluogo siciliano, il museo Capodimonte a Napoli e il Petit Palais, darà vita alla mostra “A lume di notte”, che si inaugura all’Abatellis domenica 22 dicembre alle 10,30 e resterà aperta fino al 26 febbraio. Per la mostra “Luca Giordano” in corso a Parigi e che successivamente andrà a Napoli è stato richiesto “Il ratto di Deianira” di Luca Giordano delle collezioni di Palazzo Abatellis. Il prestito dell’opera, inteso come collaborazione fra i tre istituti, ha dato l’opportunità a Sylvain Bellenger direttore del Museo Nazionale di Capodimonte e Evelina De Castro direttore della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis, di individuare un’opera dalle collezioni di Capodimonte da porre in dialogo con le collezioni di Palazzo Abatellis per una iniziativa da svolgersi in concomitanza con la mostra di Luca Giordano. Il Petit Palais ha sostenuto gli oneri della operazione.

La locandina della mostra

Mantenendo l’attenzione sul secolo d’oro della pittura, la scelta è ricaduta su di un dipinto di Matthias Stomer la cui fortuna nell’Italia meridionale degli anni quaranta del Seicento ha unito Palermo e Napoli, con opere oggi presenti nei rispettivi musei. Il focus dell’esposizione di Palazzo Abatellis intorno alla Natività di Stomer delle collezioni di Capodimonte, riguarda la pittura a lume di notte, riprendendo le parole con cui i contemporanei descrivevano il filone tanto richiesto di soggetti iconografici ambientati in notturni illuminati da luce artificiale, tizzoni, candele, lampade o luce prodigiosamente promanante da una fonte interna all’opera per creare un effetto di particolare plasticismo, efficacia e verità nella resa di anatomie,  panneggi e di tutti gli elementi della composizione iconografica. Derivata da Caravaggio, la ricerca sulla luce, carica di significati e determinante un linguaggio nuovo, diviene un genere a se stante, molto richiesto e di cui diedero ampia prova numerosi artisti stranieri, fiamminghi e francesi già sensibili al realismo in pittura e attratti a Roma dalla rivoluzione caravaggesca.

Luca Giordano, Il Ratto di Deianira

Sia a Napoli che a Palermo fra presenze attive di artisti quali lo Stomer e arrivi di opere richieste per collezioni private o raccolte religiose e altari di chiese, la pittura a lume di notte ebbe grande diffusione. Allo Stomer di Capodimonte la mostra affianca altra opera dell’artista presente nelle collezioni Abatellis e altri due dipinti, del fiammingo Gerard Seghers e del francese Simon Vouet, opere presenti in antico in Sicilia e a Palermo a testimoniare la vivacità del panorama del tempo in cui la circolazione di opere e artisti è segno di partecipazione e aggiornamento culturale.

La mostra è aperta da martedì a venerdì, dalle 9 alle 19. Sabato, domenica e festivi dalle 9 alle 13,30. Lunedì chiuso.

La Giornata dell’opera dei pupi siciliani al Museo Pasqualino

Dieci compagnie di pupari si esibiranno in tutta la Sicilia nell’ambito delle iniziative dedicate alle eredità immateriali riconosciute dall’Unesco

di Redazione

Un anno ricco di eventi per il Museo delle marionette Antonio Pasqualino, che ha saputo coniugare l’attività accademica con le iniziative culturali e le rassegne teatrali. E poi le presentazioni di libri, il teatro per bambini, i laboratori, le visite guidate. L’ultimo appuntamento del 2019 è previsto per domenica 29 dicembre, con la Giornata dell’opera dei pupi siciliani, organizzata dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari – Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino. Una giornata che si inserisce nell’ambito delle iniziative dedicate alle eredità immateriali riconosciute dall’Unesco.

Il Museo Pasqualino

Saranno dieci le compagnie di pupari (veri e propri custodi di questo patrimonio orale) a esibirsi in tutta la Sicilia, con un intenso programma che si svolgerà dalle 11 alle 19. Otto i comuni siciliani coinvolti: Alcamo, Carini, Catania, Mascalucia, Messina, Palermo, Siracusa e Sortino (qui il programma completo).

Sul solco della Convenzione Unesco del 2003 per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale e delle direttive operative Unesco per la sua attuazione, la Giornata dell’opera dei pupi siciliani è stata istituita per sensibilizzare sulla salvaguardia di un patrimonio come quello del teatro dell’opera dei pupi siciliani, dichiarato nel 2001 “Capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità”. L’evento è promosso dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, soggetto referente della Rete italiana di organismi per la tutela, promozione e valorizzazione dell’Opera dei pupi.

Le Vie dei Tesori News

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