Torna a Gibellina il primo festival di fotografia “open air”

Sono oltre trentacinque gli artisti protagonisti di Gibellina PhotoRoad, provenienti da diversi paesi del mondo. Un gigantesco mosaico murale di Joan Fontcuberta sarà donato alla città

di Redazione

Installazioni fotografiche di grande formato, mostre outdoor, incontri e proiezioni in una città che è uno dei più grandi musei d’arte contemporanea “a cielo aperto” del mondo. È il Gibellina PhotoRoad, il primo e unico festival di fotografia “open air” e site-specific d’Italia, organizzato dall’associazione culturale On Image e co-organizzato dalla Fondazione Orestiadi, con la direzione artistica di Arianna Catania, il patrocinio del Comune di Gibellina, e sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, main Partner Festival Images Vevey. Un’occasione per ammirare alcuni fra i lavori fotografici più interessanti degli ultimi anni, presentati nello spazio urbano con visionari e innovativi allestimenti “all’aperto”, alla ricerca di nuove interazioni con il pubblico.

Uno scatto di Alterazioni Video

Forte del successo della prima edizione, Gibellina PhotoRoad torna quest’anno con un nuovo e più ricco programma, che, per oltre un mese, dal 26 luglio al 31 agosto, porterà nella cittadina trapanese i grandi autori della fotografia, accanto a giovani emergenti del panorama internazionale. Joan Fontcuberta, Mario Cresci, Mustafa Sabbagh, Alterazioni Video, Moira Ricci, Tobias Zielony, sono soltanto alcuni dei grandi artisti più noti presenti, che insieme ai più giovani Manon Wertenbroek, Gianni Cipriano, Morgane Denzler, sono chiamati a confrontarsi con un luogo dalla storia unica.

Atteso il ritorno in Sicilia, dopo l’anteprima dello scorso anno, di Fontcuberta. Fotografo e teorico dell’immagine, curatore e scrittore Catalano, presenterà a Gibellina un immenso foto-mosaico composto da 6075 mattonelle di immagini, selfie, foto di vacanze, feste e viaggi inviate dai cittadini gibellinesi all’artista che le ha poi ricomposte per formarne un’immagine unica. La gigantesca opera collettiva permanente (13 metri per 3,5) dal titolo “Gibellina Selfie-lo sguardo di tre generazioni”, sarà il più grande foto-mosaico murale di Fontcuberta al mondo, e martedì 23 luglio verrà svelato e donato alla città, convertendosi in un’icona della stessa Gibellina.

Moira Ricci, “Andata e Ritorno”

Il tema di questa edizione è “Finzioni”. Una dialettica, quella tra realtà e finzione, che da sempre è il fondamento stesso di tutte le arti. Sono oltre trentacinque, provenienti da diversi paesi europei ed extraeuropei, gli artisti del fitto programma del Gibellina PhotoRoad 2019. Gli svizzeri Taiyo Onorato & Nico Krebs, Christian Lutz, Nicolas Polli, Olivier Lovey, Manon Wertenbroek, i francesi Morgane Denzler, Sophie Zenon, Michel Le Belhomme; gli italiani Mustafa Sabbath, Incompiuto Siciliano, Gianni Cipriano, Federico Clavarino, Novella Oliana, Giammarco Sanna, Andrea Alessandrini, Giorgio Varvaro; dal Messico Monica Alcazar-Duarte, e Brian Mc Carty dagli Stati Uniti, sono soltanto alcuni degli artisti di fama internazionale che animeranno la cittadina trapanese, dal 26 al 29 luglio, nei tre giorni di apertura del festival con incontri e proiezioni.

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Marsala rende omaggio a Consagra, in mostra 50 sculture

Le opere, esposte all’interno del Convento del Carmine, in occasione dei cinquant’anni dalla pubblicazione de “La città frontale”, rappresentano il profondo legame dell’artista con l’architettura

di Redazione

Conto alla rovescia a Marsala per la mostra “Consagra Architettura”, dedicata allo scultore originario di Mazara del Vallo, in programma dal 6 luglio al 20 ottobre nel Convento del Carmine. Una cinquantina le sculture selezionate dal curatore Sergio Troisi, in occasione dei cinquant’anni dalla pubblicazione de “La città frontale”, volume in cui Pietro Consagra – autore fra l’altro della monumentale “Stella”, icona di Gibellina e dell’utopica rinascita del Belìce nel segno dell’arte – espone ed articola la sua profonda riflessione teorica sull’architettura e sul suo personale e felice percorso di ricerca.

Pietro Consagra, Ferro Rosso

Le sculture oggetto dell’allestimento sono impaginate fra le sale dell’antico convento e alcune incursioni nel paesaggio, come quelle a cielo aperto, tra le essenze mediterranee dell’antico chiostro dei padri carmelitani. Selezionate dal curatore, sono il paradigma della poetica di Consagra e del legame dell’autore fra la propria scultura e l’architettura, enunciato proprio nel volume “La città frontale”.

“Proporremo i modelli, i colorati progetti di facciate, la serie delle ‘Porte del Cremlino’ – spiega il curatore – e un nucleo di dipinti, ordinati in un percorso che vuole evidenziare come, nella visione dell’architettura, confluiscano alcuni temi centrali della ricerca di Consagra, quali il colore e la trasparenza, indagati durante gli anni Sessanta anche con i ‘Piani appesi’ in faesite e le ‘Sottilissime’ in acciaio”.

Pietro Consagra nel suo studio a Roma (foto Carlo Orsi)

E non è casuale la scelta di allestire a Marsala una mostra dedicata a questo aspetto dell’opera di Consagra. “È qui, infatti, nella provincia di Trapani – continua Troisi – che l’artista ebbe modo di elaborare in forma compiuta i suoi progetti: con le architetture di Gibellina – il ‘Meeting’, il cui restauro è in fase conclusiva, il Teatro rimasto incompiuto e la grande Stella divenuta simbolo del Belìce – e per Mazara del Vallo, la sua città natale, con il progetto di facciata per il Palazzo del Comune con cui voleva rimediare allo scempio edilizio che dagli anni Settanta oltraggia una delle più belle piazze siciliane. L’interesse di Consagra per l’architettura muove infatti da una posizione innanzitutto morale: riscattare, attraverso la libertà e l’immaginazione dell’arte, la città da quel destino di puro strumento economico a cui le pratiche urbanistiche del dopoguerra l’hanno consegnata”.

La mostra, realizzata in collaborazione con l’Archivio Pietro Consagra di Milano ed organizzata dall’Ente Mostra di Pittura “Città di Marsala”, si inaugura sabato 6 luglio, alle 18,30. Con il presidente del Cda dell’Ente Mostra, Giorgio Salvo, sarà il sindaco di Marsala, Alberto Di Girolamo, l’assessore comunale alla Cultura, Clara Ruggieri e il curatore, Sergio Troisi, che illustrerà ai visitatori le linee guida della ricerca sull’autore e del progetto espositivo per Marsala.

La mostra è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 19 alle 21. Lunedì chiuso. Ingresso 3 euro.

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In mostra i reperti del villaggio preistorico di Santa Febronia

L’esposizione raccoglie i numerosi ritrovamenti nel territorio di Palagonia ed è stata curata dalla soprintendenza dei Beni culturali di Catania, guidata da Rosalba Panvini

di Redazione

I reperti delle coste di Santa Febronia potranno essere ammirati in una mostra a Palagonia. L’esposizione, allestita nel Palazzetto Blandini, sarà inaugurata venerdì 5 luglio alle 18, dal governatore Nello Musumeci. La mostra “Le coste di Santa Febronia di Palagonia. Dallo scavo alla valorizzazione. Le testimonianze del villaggio preistorico” – che chiuderà i battenti il 31 ottobre – raccoglie i numerosi ritrovamenti di quel territorio ed è stata curata dalla soprintendenza dei Beni culturali di Catania, guidata da Rosalba Panvini.

Scavi a Santa Febronia

Le coste di Santa Febronia – che prendono il nome dalla chiesetta rupestre bizantina dedicata alla martire – conservano notevoli resti di un villaggio databile al secondo millennio avanti Cristo. Le indagini condotte dai tecnici della soprintendenza etnea hanno messo in luce i resti di una capanna con il suo ricco corredo, un lungo muro che delimitava l’abitato e che conservava i resti di un focolare e la necropoli di tombe a grotticella artificiale disposte su filari regolari cui si accedeva attraverso sentieri intagliati nella roccia.

Cantiere nell’area archeologica

Le analisi dei semi rinvenuti e di diversi contenitori in ceramica provenienti dalla capanna – effettuate con una innovativa tecnica finora mai adoperata in Sicilia – hanno permesso di conoscere la dieta degli abitanti dell’area, mentre in un settore separato rispetto alla capanna, è stata individuata una zona dedicata alle attività artigianali all’aperto, come la lavorazione della selce e la macellazione. Notevoli, infine, le deposizioni rinvenute davanti alla celle, che documentano rituali di offerte e libagioni successive al seppellimento. Dal villaggio provengono anche oggetti in metallo che hanno permesso di conoscere l’evoluzione delle tecniche metallurgiche, dal rame arsenicale al bronzo.

All’inaugurazione saranno presenti anche il dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali Sergio Alessandro, la soprintendente Rosalba Panvini, la dirigente della sezione per i Beni archeologici di Catania Laura Maniscalco e il sindaco di Palagonia Salvatore Astuti.

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Torna La Macchina dei Sogni, teatro e arte raccontano la Luna

Il festival creato da Mimmo Cuticchio, giunto alla 36esima edizione, si svolgerà nell’arco di tre weekend di spettacoli, tra Palermo e Terrasini

di Redazione

Si intitola “L’altra faccia della luna”, la 36esima edizione de La Macchina dei Sogni, il festival di teatro di figura e di narrazione creato da Mimmo Cuticchio, che torna quest’anno dal 19 luglio al 4 agosto. Tre weekend di spettacoli, tutti a ingresso libero, che si svolgeranno, tra Palermo e Terrasini, negli spazi del Museo regionale di Arte Contemporanea di Palazzo Riso, poi al Museo D’Aumale a Terrasini e infine al Teatro dei Pupi dei Figli d’arte Cuticchio (qui il programma completo).

Mimmo Cuticchio mette in scena la Pazzia di Orlando

Protagonisti saranno teatranti, artisti, manianti, burattinai, marionettisti e narratori. Ognuno ha portato con sé uno spettacolo ispirato alla Luna, secondo le tipologie del lavoro di ciascuno. Chi ha scelto versi e poesie, chi si è gettato nelle favole antiche, chi ancora ha preso a prestito le indagini scientifiche: il risultato è un cartellone molto variegato, 22 appuntamenti e 19 tra compagnie e artisti, con molti ritorni, diverse vecchie conoscenze e nuovi partecipanti, e un occhio particolare per i più piccoli. Partendo, come sempre, dall’Ariosto.

Da segnalare, il progetto speciale sui poeti “La notte che l’uomo”, curato da Maria Grazia Calandrone per Rai – Radio3 proprio nella notte dell’anniversario dell’allunaggio, il 20 luglio, a Palazzo Riso. Radio3 ha invitato alcuni tra i maggiori poeti contemporanei ad indirizzare la loro fantasia sul rapporto tra la Terra e la Luna, oppure a raccontare la loro esperienza di quel giorno di cinquant’anni fa. Musiche dei Fratelli Mancuso che le eseguiranno dal vivo. A questo progetto si affianca la serata tra scienza e letteratura “Terra chiama Luna” guidata da Marino Sinibaldi, direttore di Radio3 (domenica 21 luglio, sempre a Palazzo Riso) alla quale parteciperanno Lara Albanese, astronoma, fisica e, come ama definirsi, “raccontascienze”; lo scrittore Ermanno Cavazzoni, autore del “Poema dei lunatici” dal quale Federico Fellini ha tratto il suo film “La voce della luna”, Stefano Catucci, docente all’Università La Sapienza e Caterina Greco, archeologa e neodirettrice del Museo archeologico Salinas di Palermo. L’atrio del Museo d’Arte contemporanea accoglierà anche un’opera site specific di Roberta Barraja: un ippogrifo di 8 per 5,50 metri lavorato in tarlatana (garza di cotone) formato dall’unione di tanti coni, impreziositi da tessuti e materiali già carichi di una vita propria, lavorati e intrecciati sul corpo della leggendaria creatura, simbolo di qualcosa impossibile da ottenere.

Tomas Jelinek

Dalle marionette di legno, calate in ambienti ironicamente quotidiani di Silvia Diomelli al classico Pulcinella di Bruno Leone che stavolta incontrerà i …lunatici; e di guarattelle si occuperà anche Irene Vecchia; dai surreali, mini protagonisti di Horacio Peralta, marionettista-intellettuale argentino ai racconti lontani di Yousif Latif Jaralla, ai giocattoli d’epoca e registrazioni originali con cui Tomas Jelinek narrerà lo sbarco sulla Luna. Il catalano Tony Zafra calerà nelle figure femminili bibliche le sue “Storie di filo e legno”, gli risponderanno i burattini bolognesi di Mattia Zecchi.

Giorgio Gabrielli

Dalla Sicilia arrivano le antiche serenate, ovviamente alla Luna, recuperate dai gruppi folk Cialoma e Lorimest, e dall’ensemble Serenate Notturne di Sciacca. E ancora, Alf Leyla, le marionette baresi di Pantaleo Annese, l’ennese Giuseppe Di Bella e il suo progetto musicale “Fuddìa” che cerca di trovare un punto di incontro fra le radici della musica siciliana e la canzone d’autore; Giorgio Gabrielli, Teatro degli Spiriti e il gradito ritorno del Teatro Tages di Cagliari. E ancora, Fabrizio Lupo con un progetto che è una riproposizione di una messa in scena realizzata con la famiglia Cuticchio, in particolare Guido, quarant’anni or sono. Un doppio viaggio surreale per Astolfo che si ritroverà proiettato in un incubo che pian piano si trasformerà in sogno.

Spazio, poi, alla prima tragedia in musica del teatro dei pupi. Si lascerà intrigare dalla bellissima (e maledetta) Gorgone, infatti, Mimmo Cuticchio che cura messa in scena e regia di “Medusa”, tragedia in musica di Giacomo Cuticchio su libretto di Luca Ferracane. Un lavoro imponente, vero omaggio al melodramma del Settecento per ensemble orchestrale di 50 elementi tra musicisti, coro e cantanti, in prima assoluta venerdì 26 luglio a Palazzo D’Aumale, a Terrasini. Il programma si chiuderà dal 2 al 4 agosto al Teatrino dei Pupi di via Bara all’Olivella dove Mimmo e Giacomo Cuticchio riproporranno il famoso passaggio dell’Opra sul viaggio di Astolfo sulla Luna, alla ricerca del senno di Orlando paladino, divenuto folle quando scopre l’amore della bella Angelica per Medoro, un soldato dell’esercito di Dardanello.

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I conflitti d’Europa negli scatti di sei fotografi

Una mostra a Palazzo Riso indaga sul clima di incertezza sociale e politica che attraversa il Vecchio Continente, in mostra scatti di James Russell Cant, Lee Brodhurst Hooper, Yiannis Katsaris, Paola Leonardi, Tim van den Oudenhoven e Beata Stencel

di Redazione

S’intitola “Shifting Stances” la mostra di fotografia contemporanea che il Polo museale regionale d’arte moderna e contemporanea Palazzo Riso di Palermo e il Museo regionale Palazzo d’Aumale di Terrasini inaugurano oggi nelle sale del palazzo di via Vittorio Emanuele. A promuovere la mostra, visitabile fino al 2 dicembre prossimo, è la Fondazione Greece Needs Love di Atlanta in collaborazione con The Sir John Cass School of Art and Design, London Metropolitan University. La direzione artistica e la cura sono di Paola Leonardi e di Luca Lo Sicco di Leonvago.

Uno degli scatti in mostra

L’identità e i cambiamenti sociali in un panorama di incertezza sociale e politica sono i temi sui quali si sono mossi sei fotografi europei contemporanei – James Russell Cant, Lee Brodhurst Hooper, Yiannis Katsaris, Paola Leonardi, Tim van den Oudenhoven e Beata Stencel – le cui circa 50 opere in mostra raccontano il punto di vista di ognuno di loro sul mondo, tessendo tutti insieme un percorso narrativo unico.

L’installazione “Divided To The Ocean” di James Russell Cant presenta ritratti di persone che sono emigrate attraverso il mare in Inghilterra, mentre “Sea/Change” di Lee Broadhurst-Hooper ritrae l’evoluzione del panorama sociale di Folkestone, città della costa inglese, punto di ingresso insieme a Dover nell’Unione europea. “This Is How Low You Brought Me, For I Am In Love With You” sono alcune fotografie scattate nel corso di dieci anni da Yiannis Katsaris, fotografo di origine greca naturalizzato cittadino britannico. Le immagini compongono una lirica d’amore per la sua Grecia. In “Borderlands: The Edge Of Europe”, Paola Leonardi ha meticolosamente documentato, durante un arco di tempo di sette anni, aree remote ai confini dell’Unione europea, mentre con “Vanishing Portrait”, Tim van den Oudenhoven tratta i temi della dissolvenza e della transitorietà. Infine “Leva” di Beate Stencel esplora la fragile transizione tra infanzia e adolescenza. Si tratta di una serie creata nel piccolo villaggio di Pelci, in Lettonia, che si concentra sulla giovane protagonista Ieva.

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Orestiadi al via, teatro e arte invadono Gibellina

La nuova edizione s’inaugura con un lungo weekend di racconti, scandito da tre artisti siciliani: Luigi Lo Cascio, Roy Paci e Ninni Bruschetta

di Redazione

Tutto pronto a Gibellina per la 38esima edizione del Festival internazionale delle Orestiadi, con la direzione artistica di Alfio Scuderi: un viaggio attraverso la parola, gli autori, le storie, con particolare attenzione al teatro narrativo. Questa edizione s’inaugurerà con un lungo weekend di racconti, scandito da tre artisti siciliani: Luigi Lo Cascio, Roy Paci e Ninni Bruschetta. Venerdì 5 luglio dalle 19,30, si parte con “Storie dell’altro mondo, notte di racconti, miti, favole e allunaggi” con la partecipazione straordinaria di Luigi Lo Cascio e con Salvo Arena e Gaia Insenga. Un evento costruito a Gibellina, tra racconto, musica e poesia, in una lunga staffetta notturna che metterà in scena il Baglio Di Stefano con i suoi diversi spazi: la Terrazza, la Corte inferiore, la Montagna di sale.

Luigi Lo Cascio

La festa teatrale d’apertura continuerà sabato 6 luglio alle 21,15 con la prima nazionale di “Carapace”, spettacolo con cui torna in scena Roy Paci protagonista, nelle inedite vesti di attore. Un testo scritto dallo stesso Roy Paci e dal giovane regista Pablo Solari. Il 7 luglio sempre alle 21,15, con “Il mio nome è Caino” di Claudio Fava con Ninni Bruschetta, si chiude il lungo weekend di inaugurazione: un racconto di fantasia e realtà di un testimone diretto e anche vittima della furibonda guerra di mafia siciliana.

Il 12 luglio, sarà la volta di Marco Baliani con il suo nuovo spettacolo una “Una notte sbagliata”, regia di Maria Maglietta, mentre il 13 luglio ci sarà il “ritorno” di “Mistero buffo”, testo culto del teatro italiano, a cinquant’anni dalla prima edizione che Dario Fo portò in scena proprio nelle baracche di Gibellina dopo il terremoto, in questa nuova edizione interpretata e diretta da Ugo Dighero. Il 19 luglio in ricordo di Paolo Borsellino andrà in scena “Le parole rubate” di Gery Palazzotto e Salvo Palazzolo, interpretato da Gigi Borruso. Il 20 luglio prima nazionale per le Orestiadi 2019 de “Le esequie della luna”, proprio in occasione dei cinquant’anni del primo sbarco sulla luna avvenuto il 20 luglio 1969, dal testo di Lucio Piccolo con Silvia Ajelli e la regia di Rosario Tedesco in collaborazione con il Festival del Teatro dei due mari di Tindari. Il 21 luglio “Da parte loro nessuna domanda imbarazzante” progetto della compagnia Fanny e Alexander ispirato a “L’amica geniale” liberamente tratto dalla quadrilogia di Elena Ferrante di e con Chiara Lagani e Fiorenza Menni. Il weekend successivo, il 27 e 28 luglio, è segnato dal ritorno a Gibellina di Marco Paolini con “Nel tempo degli dei: il calzolaio di Ulisse” regia di Gabriele Vacis, dopo il grande successo ottenuto al Piccolo di Milano.

Il Baglio Di Stefano

Il 3 e il 4 agosto sarà la volta dell’Osservatorio teatrale rivolto ad artisti siciliani under 35, giunto alla seconda edizione ed organizzato in collaborazione con il Teatro Biondo di Palermo, l’Associazione Scena Aperta e la Presidenza del Consiglio comunale di Palermo: “Le Sorelle N.” (premio #cittàlaboratorio 2019) di Riccardo Rizzo e “Visionarie” (menzione speciale #cittàlaboratorio2019) di Costanza Minafra.

Sono passati trent’anni dal debutto di uno spettacolo che ha segnato la storia della danza contemporanea: “Palermo Palermo” di Pina Bausch. E per raccontare quello spettacolo, oggi ancora in scena, il 3 agosto (fino all’ 11) inaugurerà “Da Palermo a Palermo”: 1989/2019”, mostra fotografica di Piero Tauro, evento in collaborazione con Teatro Biondo di Palermo.

Il Cretto di Burri

Anche quest’anno, durante il periodo del Festival sono in programma diverse mostre internazionali e iniziative legate alle arti visive a cura del Museo delle Trame Mediterranee e coordinate da Enzo Fiammetta, direttore del Museo. Fino al 21 luglio al Baglio Di Stefano si potranno visitare le mostre “Rachid Koraichi: 80 opere in donazione”, “Dan Iroae” a cura di Anna Maria Ruta, “Souvenir”, installazione di Francesco Impellizzeri. Gli atelier del Baglio Di Stefano dal 26 luglio al 3 settembre ospiteranno le installazioni di Andrea Botto, Adrian Paci, Mustafa Sabbagh, Tobias Zielony per la seconda edizione di “Gibellina PhotoRoad, Festival internazionale open air & site specific” organizzato dall’associazione culturale On Image in collaborazione con la Fondazione Orestiadi.

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Porte aperte al Centro Majorana di Erice con quattro mostre

Gli istituti Wigner-San Francesco e Blackett-San Domenico diventano contenitori d’arte e luoghi di conoscenza e cultura condivisa

di Redazione

Da oltre cinquant’anni, circondati dal silenzio delle stradine medievali di Erice, ospitano il dialogo sul futuro dell’Universo fra i più grandi scienziati della terra: fra loro centinaia di Premi Nobel invitati in Sicilia dalla Fondazione “Ettore Majorana” e dal suo storico presidente, il fisico Antonino Zichichi, per promuovere una “scienza senza segreti né frontiere”. Spazi, quelli degli Istituti Wigner-San Francesco e Blackett-San Domenico, frequentati solo da accademici e uomini di scienza, e che da questa estate saranno per la prima volta eccezionalmente aperti al pubblico con la possibilità di visitare fino al 3 novembre prossimo quattro mostre, tre delle quali curate dal professor Zichichi, e messe a punto dalla Fondazione.

Mostra di Umberto Mastroianni, sullo sfondo opere di Pizzi Cannella

Il primo passo, il 29 giugno, è di natura didattico-documentale, s’intitola “Storia del Centro Majorana” e, con il supporto di pannelli illustrativi, foto d’archivio, pagine di giornali e cimeli, ricostruisce mezzo secolo di attività della fondazione (nata nel 1963) che, di fatto, ha determinato la rinascita di Erice sotto l’egida della cultura scientifica internazionale, oltre a catapultare il piccolo borgo trapanese nell’Olimpo delle mete più affascinanti per viaggiatori alla ricerca di luoghi meno battuti dal turismo di massa.

Poi la mostra “Fibonacci e il Numero Aureo. La forma generatrice”: trenta opere classiche e contemporanee firmate da Piero Guccione, Pizzi Cannella, Umberto Mastroianni, Carlo Gavazzeni Ricordi e installazioni site-specific di Paola Lo Sciuto. Si prestano a raccontare ai visitatori la “Proporzione Aurea”, il rapporto “magico” contenuto nel Dna delle forme della natura e utilizzato dagli artisti, da Giotto in poi, come parametro di bellezza universale.

Paola Lo Sciuto, “Magnificat”, colombe in volo a gruppi numerici della sequenza di Fibonacci

Nella mostra “Stelle, Costellazioni e Oroscopi”, Zichichi affronta in modo scientifico il problema dei segni zodiacali coinvolgendo, con opere sul tema, artisti contemporanei come Gregorio Botta, Bruno Ceccobelli, Lucia Crisci, Ettore de Conciliis, Nedda Guidi, Riccardo Monachesi, Thomas Mustaki, Marco Tamburro. In mostra anche due capolavori di Igor Mitoraj (Grande notturno [omaggio a Galilei] del 2008) e Pizzi Cannella (Luna o luna nuova del 2004).

Si conclude con “Il Monumento di Erice. Un percorso artistico 1931-1993” dedicata allo scultore Umberto Mastroianni e a cura di Caterina Napoleone: omaggio all’artista che nel 1993, in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II a Erice per i trent’anni della Fondazione, realizzò un monumento celebrativo, un bassorilievo in bronzo che celebra il dialogo fra scienza, arte e fede.

Le mostre, coordinate da Il Cigno GG Edizioni, saranno visitabili negli spazi del Centro Ettore Majorana fino al 3 novembre 2019, tutti i giorni, dalle ore 10 alle ore 19.

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“Soggetto nomade”, la donna secondo cinque grandi fotografe

A Palermo gli scatti di Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano e Marialba Russo in una mostra del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato

di Redazione

Oltre cento scatti di cinque grandi fotografe italiane per stimolare una riflessione sull’identità e sulla rappresentazione della donna in un ventennio cruciale nel nostro Paese. È “Soggetto nomade”, la mostra del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, a cura di Cristiana Perrella e Elena Magini, che s’inaugura sabato 22 giugno alle 18,30 al Centro internazionale di fotografia diretto da Letizia Battaglia.

Lisetta Carmi, I travestiti, la Gilda

L’esposizione, che sarà visitabile fino al 22 settembre, raccoglie per la prima volta le fotografie di Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano e Marialba Russo, realizzate tra la metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta, restituendo da angolazioni diverse il modo in cui la soggettività femminile è vissuta, rappresentata e interpretata in un periodo di grande cambiamento sociale per l’Italia.

Una riflessione sull’identità e sulla sua rappresentazione che prende le mosse dai ritratti dei travestiti di Genova di Lisetta Carmi, dove la femminilità è un’aspirazione, e si declina attraverso le immagini di attrici, scrittrici e artiste di Elisabetta Catalano; le fotografie sul movimento femminista di Paola Agosti; le donne e le bambine di una Sicilia sfigurata dalla mafia di Letizia Battaglia e infine gli uomini che per un giorno assumono l’identità femminile nel carnevale di piccoli centri della Campania esplorati da Marialba Russo.

Paola Agosti, Tullia Todros all’incontro nazionale collettivi femministi sui consultori

Le fotografie in mostra documentano un periodo di circa vent’anni: una testimonianza dell’emergere di nuove e plurali urgenze espressive, che pur non assimilabili ad uno “specifico femminile”, offrono uno sguardo delle donne sulle donne e sulla loro identità. Il titolo della mostra si riferisce alla seminale raccolta di saggi di Rosi Braidotti “Soggetto nomade. Femminismo e crisi della modernità”, in cui la filosofa tratteggia una nuova soggettività sessuata e molteplice, multiculturale e stratificata, come quella rappresentata negli scatti delle fotografe presentate in mostra.

In Italia il pieno accesso di fotoreporter, fotografe e artiste all’interno del sistema dell’arte e del fotogiornalismo ha avuto inizio a partire dagli anni Sessanta, in concomitanza con i cambiamenti socio-politici e con le molteplici istanze sollevate dal femminismo. Pur appartenenti a generazioni diverse ognuna delle fotografe in mostra si è confrontata con le trasformazioni sociali in atto nella società italiana, originando riflessioni personalissime sull’immagine della donna e più propriamente dell’identità femminile e sui suoi sconfinamenti, sul senso dell’alterità attraverso una sensibilità che ha fatto proprio il pensiero della differenza.

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“Aurea Hora”, in mostra l’arte inquieta di Francesco De Grandi

Le opere dell’artista palermitano “dialogano” con la collezione di Villa Zito, all’interno della rassegna “Incursioni contemporanee”, promossa da Fondazione Sicilia e a cura di Sergio Troisi

di Redazione

Si chiama “Aurea Hora” la mostra dell’artista palermitano Francesco De Grandi, che sarà inaugurata a Villa Zito giovedì 20 giugno alle 18.30. La personale, visitabile fino al 16 settembre, rientra nella rassegna “Incursioni contemporanee”, promossa da Fondazione Sicilia e a cura di Sergio Troisi. Un titolo, quello scelto da De Grandi per il suo percorso, che evoca – scrive il curatore – “il momento in cui significati in un primo tempo latenti o inerti si risvegliano e toccano la coscienza, varcando una soglia invisibile”.

“La Porziuncola”

Alle opere dell’artista palermitano – i cui soggetti sono, quasi per sfida, contenitori di significati usurati, prodigiosamente riattivati e riempiti di nuovi significati attraverso un poderoso lavoro simbolico – il compito di dialogare con la collezione di Villa Zito. Con i paesaggi di Francesco Lojacono, ad esempio, con i tagli di luce di Luca Giordano o con le atmosfere di Mattia Preti. In questo dialogo, De Grandi è insieme figlio della propria città e artista cosmopolita, attinge a un mondo interiore profondo, spesso inquieto: una natura evocatrice, ma anche le figure fantastiche di Bosch, Ensor, Goya.

“Foresta viola”

“Satura di memoria, sia per i rimandi iconografici che per la materia stessa della pittura, l’opera di Francesco De Grandi – scrive in una nota Sergio Troisi – attraversa la storia profonda della vita delle immagini come riattivandone il loro intatto potenziale simbolico. Il confronto con le opere della Fondazione Sicilia diventa allora un dispositivo di contagio di tale processo, inglobando per esempio i dipinti di Francesco Lojacono in una condizione del paesaggio metamorfica e inquieta che attira lo spettatore nella vertigine di un viaggio insieme visuale e psichico. Di questa dimensione, indissolubilmente fisica e mentale, si nutre infatti la pittura, così che ogni immagine, ogni figura, porta con sé i sedimenti di un fantastico atlante memoriale”.

“Ancora una volta, la collezione di Villa Zito è chiamata a confrontarsi con l’universo pittorico del panorama contemporaneo – afferma Raffaele Bonsignore, presidente di Fondazione Sicilia – . La sfida di ‘Incursioni’ è mettere in relazione epoche diverse ma anche gli artisti e i loro mondi interiori, oltrepassando i limiti del tempo”.

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Presentata la nuova edizione del Premio “Cristiana Matano”

Tanti gli eventi in programma a Lampedusa, per ricordare la giornalista scomparsa nel 2015. Dal 6 all’8 luglio, sport, teatro, musica e incontri nel segno dell’accoglienza

di Redazione

“Lampedusa e il Mediterraneo, le vie dell’accoglienza e della bellezza”. Questo il tema della quarta edizione di “Lampedus’amore. Premio giornalistico Cristiana Matano”, evento dedicato alla cronista scomparsa nel 2015 a soli 45 anni, dopo aver lottato contro una malattia. La manifestazione, che si svolgerà a Lampedusa dal 6 all’8 luglio, è stata presentata questa mattina al Teatro Massimo, alla presenza del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; del presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Giulio Francese; del segretario regionale di Assostampa, Roberto Ginex, moderati da Elvira Terranova, in una sala gremita di amici e colleghi di Cristiana e di alcuni ospiti che animeranno le tre serate lampedusane: Ernesto Maria Ponte e, con le loro storie di riuscita integrazione, l’atleta olimpionico Rachid Berradi e il musicista Chris Obehi.

Lo spettacolo “Lampedusa Way”, nella precedente edizione

“La nostra – afferma Filippo Mulè, presidente dell’associazione Occhiblu onlus che organizza l’evento – è una scommessa puntata verso il centro del Mediterraneo e, soprattutto, verso l’ultimo lembo d’Italia e d’Europa, terra di frontiera e allo stesso tempo di straordinaria dolcezza e umanità. In tre anni, superando i nostri limiti, abbiamo raccolto testimonianze, ricordato Cristiana come forse sarebbe piaciuto a lei e raccontato un mondo straordinario”

Tanti gli eventi in programma. Dopo la cerimonia d’apertura, il 6 luglio alle 21,30 andrà in scena lo spettacolo “Da questa parte del mare” di Gianmaria Testa, con Giuseppe Cederna e la regia Giorgio Gallione. Il 7 luglio alle 18,30, l’evento sportivo “Lampedus’Amore corre”, una passeggiata di 3 chilometri non competitiva aperta a tutti dal centro di Lampedusa alla Porta d’Europa, monumento dello scultore Mimmo Paladino. Testimonial Rachid Berradi, olimpionico di atletica leggera a Sydney 2000, e Osama Zoghlami che sarà ai Giochi di Tokyo 2020. Musica alle 21,30 con “I suoni del sud”, con la partecipazione di Brunori Sas, Mario Incudine e Chris Obehi.

Un momento di una precedente edizione

L’8 luglio, nella sala riunioni dell’aeroporto, si svolgerà il convegno dal titolo “Lampedusa e il Mediterraneo, le vie della bellezza e dell’accoglienza. Informazione e impegno sociale”, organizzato con il patrocinio dell’Ordine nazionale e regionale dei Giornalisti, della Federazione Nazionale della Stampa, di Assostampa Sicilia e Palermo. Tra gli ospiti e relatori: Pietro Bartolo, medico ed europarlamentare; Rachid Berradi, olimpionico di atletica; l’attore Giuseppe Cederna; Adham Darawsha, assessore alle Culture del Comune di Palermo; Luigi De Magistris, sindaco di Napoli; Guido D’Ubaldo e Giulio Francese, rispettivamente segretario nazionale e presidente regionale dell’Ordine dei giornalisti; il cantante Mario Incudine cantante e il sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello.

La manifestazione si concluderà alle 21,30 con la consegna dei premi giornalistici Cristiana Matano in piazza Castello. Un premio speciale verrà assegnato ad Amnesty International, l’organizzazione che lotta in difesa dei diritti umani. Riconoscimenti alle eccellenze lampedusane e agli studenti delle Pelagie. Ospiti della serata, presentata da Simona Branchetti e Salvo La Rosa, saranno l’attore Ernesto Maria Ponte e il musicista Roy Paci.

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