Borse di studio per 25 giovani talenti del jazz

La Fondazione The Brass Group consegna i riconoscimenti ai musicisti siciliani che fanno parte dell’orchestra giovanile nata quasi un anno fa

di Redazione

Una scommessa sulle nuove generazioni di musicisti. La Fondazione The Brass Group consegna 25 borse di studio di 500 euro ciascuna, per i componenti più meritevoli della Brass Youth Jazz Orchestra, la formazione giovanile della Fondazione, come simbolo e stimolo ad andare avanti nel percorso di studi. La cerimonia di consegna si svolgerà il 19 febbraio alle 18.30 al Real Teatro Santa Cecilia di Palermo, oltre che alla presenza dei giovani artisti anche dell’assessore al Turismo, sport e spettacolo della Regione Siciliana, Manlio Messina; del presidente del Brass, Ignazio Garsia, e dei docenti del Brass.

Si tratta di un aiuto ai giovani talentuosi che vantano, a poco meno di un anno dalla nascita dell’orchestra giovanile del Brass, nel proprio curriculum una serie di concerti realizzati con big della musica internazionale come Billy Cobham e Ron Carter. È questo uno dei progetti più ambiziosi ma anche più qualificanti tra quelli che la Fondazione ha perseguito nell’arco della sua storia di quasi 50 anni dedicata alla musica jazz. Ed eccola con un’ampia formazione giovanile, la Brass Youth Jazz Orchestra, della quale fanno parte diversi talenti musicali provenienti da ogni angolo della Sicilia e scelti attraverso un bando pubblico e meticolose selezioni.

Giovane musicista della Brass Youth Jazz Orchestra

La Brass Youth Jazz Orchestra ha debuttato lo scorso maggio con un concerto tanto impegnativo quanto di grande fascino e piacevolezza dedicato alle musiche immortali della sfavillante “Swing Era”, ovvero quel periodo storico del Novecento che ha avuto il suo cuore pulsante soprattutto negli anni Trenta e durante il quale il jazz, attraverso lo scintillio del suono di big band leggendarie (tra cui quelle di Benny Goodman, Count Basie, Duke Ellington, Artie Shaw, Glenn Miller, Tommy Dorsey, Chick Webb, Teddy Wilson e Jimmy Lunceford) ha vissuto il suo momento di maggior popolarità e diffusione, divenendo la colonna sonora del mondo intero.

I passi successivi del Brass hanno l’obiettivo di accrescere la competenza dei suoi giovani componenti circa i principi razionali di tecniche esecutive applicate all’interpretazione dei linguaggi jazz e contemporanei. La partecipazione alle audizioni di selezione ha consentito che il progetto, fortemente voluto dall’Orchestra Jazz Siciliana e dalla Scuola di Musica della Fondazione, partisse già da subito come compagine realmente rappresentativa dell’intera Sicilia poiché i giovani talenti selezionati provengono da tutte le province e da tutti i conservatori e istituti musicali dell’Isola. “Sono decisamente convinto – dice Ignazio Garsia – che la Brass Youth Jazz Orchestra possa essere il fulcro del futuro di questi ragazzi e che lo sforzo nel quale stiamo investendo risorse umane ed artistiche debba mirare a raggiungere dignità professionale pari a quella degli altri generi musicali”.

Torna “ExpoCook”, la fiera del cibo e del buon bere

Saranno presenti a Palermo 230 espositori, chef stellati e internazionali, food blogger e cake designer. Prevista anche una cena gourmet di beneficienza

di Redazione

Masterclass, cooking show, seminari e convegni internazionali, dimostrazioni dal vivo, grandi personaggi. È densissimo il programma della quarta edizione di ExpoCook, il grande evento annuale dedicato al settore della ristorazione. La manifestazione, che si terrà alla Fiera del Mediterraneo di Palermo dal 25 al 28 febbraio, coinvolgerà oltre 230 espositori in 25mila metri quadrati di area coperta, divisi in 11 settori tematici e 8 padiglioni e sarà dedicata al “gusto” in tutte le sue diverse declinazioni. La kermesse sarà presentata il 24 febbraio nella Sala degli Stemmi del Teatro Massimo.

Manuela Fensore e Chiara Bergonzi

Molti i momenti da non perdere. Si comincia martedì 25 febbraio con lo show del “Latte Art”, la tecnica di decorazione dei cappuccini, sulla superficie dei quali vengono realizzati disegni e forme. A mostrarcela, ci saranno la campionessa del mondo in carica Manuela Fensore e la vice campionessa del mondo 2016 Chiara Bergonzi. Da segnalare anche gli eventi di cui saranno protagonisti Chiara Maci, celebre food blogger, Alessandro Circiello, chef esperto di cucina basata sulla sana alimentazione e Giuseppe Giuliano, maestro della “monocromia” che a ogni piatto, o addirittura a un intero menù, sa abbinare un colore declinato in diverse varietà cromatiche chiare e scure.

Mauro Uliassi

Mercoledì 26 febbraio si entra nel vivo della manifestazione con due “artisti” del food&beverage: Mauro Uliassi, chef 3 stelle Michelin, 5 cappelli Espresso e 3 forchette del Gambero Rosso porterà in Sicilia la sua maestria nella cucina, mostrando attraverso un cooking show cosa c’è dietro a uno chef pluripremiato. Ma quelli gastronomici non saranno gli unici segreti del maestro che si concederà anche a una lunga intervista sulla sua vita privata e professionale, i suoi successi e le nuove sfide. A seguire, ciliegina sulla torta, ci sarà Renato Ardovino, il maggior esponente del “cake design” italiano, autore delle famosissime “Torte di Renato” per cui impazzisce tutto lo star system italiano. Non mancheranno approfondimenti dedicati alla Sicilia, come la masterclass su uno dei prodotti dell’isola più conosciuti e amati in Italia e all’estero, il vino dell’Etna.

Erica Liverani

E poi, con “ExpoCook for Children”, spazio anche alla solidarietà con una cena gourmet di beneficenza – affidata all’estro del maestro Giuliano e la sua tavolozza di sfumature del “menù monocromatico” – per aiutare il Pronto Soccorso Pediatrico degli Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo. Ma ExpoCook è anche laboratorio di trend e tendenze e allora non poteva mancare, giovedì 27, il primo seminario al mondo sulla cucina vegana organizzato dalla WorldChefs in collaborazione con la Federazione Italiana Cuochi. Sempre la Federazione Italiana Cuochi, stavolta del comparto pasticceria, ci delizierà con i dolci della tradizione italiana: saranno infatti presenti 12 rappresentanti delle 12 regioni italiane.

Gran finale, il 28 febbraio, con due chef internazionali, Andersson e Klotzke, quest’ultimo consulente gastronomico per i Nobel Banquet di Stoccolma, cioè le cene dei premi Nobel. “Lo scorso anno – spiega il project manager di ExpoCook, Fabio Sciortino – i visitatori registrati sono stati oltre 30mila. Puntiamo a superare questa cifra. Per la prima volta la nostra manifestazione si aprirà a una platea internazionale: avremo con noi importanti realtà provenienti da paesi come la Spagna, la Germania e il Canada. Sarà una grande occasione per confrontarsi e per mostrare una volta di più il valore globale del Made in Italy in un segmento che da sempre ci vede come modello in tutto il mondo”.

L’ingresso a ExpoCook è gratuito, basta registrarsi qui.

Intreccio di pittura, poesia e fotografia ricordando l’Olocausto

Si inaugura a Sciacca la mostra “Lager-Trasmissioni”, che racchiude insieme opere di Franco Accursio Gulino e Flavio Tiberti

di Redazione

Un pittore materico, sospeso tra astrazione e riproduzione del reale, e un fotografo che ha fatto dell’introspezione la sua cifra stilistica. Dall’incontro di Franco Accursio Gulino e Flavio Tiberti nasce la mostra “Lager-Trasmissioni”, secondo appuntamento della rassegna “Lager” dedicata alle vittime dell’Olocausto, promossa dal Comune di Sciacca, tramite la biblioteca “Aurelio Cassar”, con l’associazione culturale Nova. Una sinergia artistica che ha portato all’allestimento di pitture, fotografie, installazioni e poesie, che si inaugura sabato 8 febbraio alle 19, e sarà visitabile fino al 7 marzo nel complesso monumentale Badia Grande di Sciacca, nei locali che ospitano la nuova sede della polizia municipale.

Le opere di Gulino e Tiberti – spiega il critico d’arte e curatore della mostra Anthony Francesco Bentivegna – “hanno un coincidente intento di comunicare un messaggio sottopelle, intrinseco, sottile e non di facile immediatezza. Un messaggio che per essere decodificato necessita di ulteriori trasmissioni, confronti e ragionamenti. Un messaggio che non si ferma al mero ricordo di un tragico evento, ma come una catena di Sant’Antonio, porta avanti una rete di connessioni, un filo conduttore che passa da uomo a uomo: sentirsi parte di un unico organismo formato da singole parti che comportano il benessere e l’equilibrio complessivo dell’intero sistema”.

Nel corso dell’inaugurazione della mostra, sono previsti gli interventi del sindaco si Sciacca, Francesca Valenti; del soprintendente dei Beni Culturali di Agrigento, Michele Benfari; del comandante della polizia municipale, Francesco Calia; del presidente del Circolo di Cultura, Tony Russo; del referente di Tinkit-Magazine.com Giuseppe Patti e del critico d’arte Anthony Francesco Bentivegna. Durante l’inaugurazione ci sarà la lettura di “Sereno” di Franco Accursio Gulino, a cura di Raimondo Moncada. La rassegna è sostenuta dall’associazione culturale “Amici del Museo del Mare Sebastiano e Vincenzo Tusa”, Unitre di Sciacca, Circolo di Cultura di Sciacca, Skenè Academy e dal Comando di Polizia Municipale “Giovanni Fazio”.

Franco Accursio Gulino

Pittore, scultore, poeta, video-artista, il saccense Franco Accursio Gulino, che ha esposto recentemente nuove opere al Museo Riso di Palermo (ve ne abbiamo parlato qui), ha ricevuto importanti riconoscimenti e premi nel corso della sua lunga carriera. La personale “Design and the Embalmber” è presentata a New York, all’Istituto italiano di cultura, nel 1997. Nel 2000 l’Herald Tribune dedica al suo progetto sull’isola Ferdinandea un ampio servizio. Nel 2011 viene inaugurata a Nairobi, in Kenya, la mostra “Camminanti”, parola che raccoglie in sè la storia dei migranti, dei clandestini, degli uomini in viaggio e in trasformazione, ai quali Gulino dedica la sua pittura da oltre un ventennio.

Opere di Flavio Tiberti alla Galleria Subalpina di Torino (foto Facebook)

Profondità psicologica e ricerca introspettiva sono, invece, il tratto caratterizzante del fotografo torinese Flavio Tiberti. L’intrecciarsi tra il ritratto ed uno still-life personale consente di sfruttare le diverse potenzialità della fotografia che diventa così mezzo d’interpretazione e di rappresentazione del mondo. Ha esposto in gallerie e spazi privati e pubblici in tutta Italia, da Torino a Palermo, in Germania e negli Stati Uniti. Collabora in svariati ambiti artistici con diversi professionisti, dalla pittura al teatro alla musica.

Pianoforti antichi in mostra a Palazzo Comitini

Si potranno ammirare gli strumenti della Collezione Amato-Parisi risalenti al Settecento e all’Ottocento. In programma anche un cartellone di dieci concerti

di Redazione

Sono strumenti musicali, ma allo stesso tempo anche preziosi pezzi d’antiquariato. I pianoforti storici della Collezione Amato-Parisi saranno in mostra nelle sale di Palazzo Comitini, a Palermo, dal 16 febbraio al 26 aprile. Si potranno ammirare, con il contributo espositivo di “Ugo Casiglia. Antichi strumenti da tasto”, numerosi pianoforti antichi del Settecento e dell’Ottocento, anche di fattura palermitana, insieme a editoria e sgabelli d’epoca, ma anche abiti originali dell’Ottocento, parte della Collezione Gabriele Arezzo di Trifiletti.

Piano carré A. Meisenberg (Paris 1810, Collezione Amato-Parisi, foto Facebook)

Arricchirà l’esposizione, organizzata dalla sezione di Palermo dell’associazione culturale “Polifonie d’Arte”, anche un calendario di dieci concerti eseguiti con gli strumenti d’epoca. Protagonista del primo appuntamento, il 16 febbraio alle 17, sarà Costantino Matroprimiano del Conservatorio di Perugia, che si esibirà al fortepiano eseguendo musiche di Beethoven, Chopin e Alkan. Ma saranno tanti gli artisti ospiti della rassegna, tra giovani talenti e musicisti già affermati. I singoli concerti, poi, saranno, di volta in volta, introdotti da storici, musicologi, esperti di letteratura pianistica e di organologia. Durante tutto il periodo della mostra, oltre a letture poetiche a cura di Gino Pantaleone, sono previste altre attività come seminari, presentazione di volumi e visite guidate per le scuole.

Pianoforte a tavolo F. Flórez (Madrid 1810-15, Collezione Amato-Parisi, foto Facebook)

La Collezione Amato-Parisi ha l’obiettivo di collezionare, restaurare e preservare pianoforti storici originali tra il XVIII e il XIX secolo, con particolare attenzione per i pianoforti cosiddetti a tavolo (piano carré, square piano, Tafelklavier, piano rectangular o de mesa) e per la produzione di pianoforti di area siciliana. Frutto dell’impegno e passione Eugenio Amato, storico e filologo classico e Maurizio Parisi, musicista e cultore, la Collezione nata a Palermo tra il 2018 e il 2019 è tra le più giovani collezioni private di pianoforti storici.

Clementi 1812 (Collezione Amato-Parisi, foto Facebook)

Comprende attualmente 23 strumenti storici (17 pianoforti a tavolo, 2 pianoforti a coda, 4 pianoforti verticali), di cui il più antico data del 1786 circa (pianoforte a tavolo Longman & Broderip), il più recente del 1894 circa (pianoforte verticale August Förster). Di questi, 8 si presentano in perfetto état de jeu, 3 sono in fase di restauro, i restanti attendono di essere restaurati. Nella Collezione sono presenti anche un clavicembalo italiano, copia di modello Giusti realizzata dal maestro Ugo Casiglia, un pianoforte verticale A. Förster del 1917 e un pianoforte a coda Grotrian-Steinweg del 2011.

La mostra sarà visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 14 e dalle 15 alle 18. L’ingresso è gratuito.

Una mostra al Museo Salinas per le vittime delle foibe

Un progetto espositivo di Sharon Ritossa affronta il tema dal punto di vista del paesaggio e dell’esplorazione geologica

di Redazione

Un evento pensato per le celebrazioni del 10 febbraio, “Giorno del Ricordo” dedicato alle vittime delle foibe e al massacro che si consumò in due ondate storiche (autunno del 1943 e primavera del 1945) nelle ex Province italiane in terra jugoslava: territori storicamente contesi, etnicamente misti, teatri di violenze, negazioni identitarie, tensioni e processi di repressione. Dopo aver partecipato, con un’esposizione di documenti antichi, al programma di eventi sulla Shoah e la cultura ebraica, in occasione del 25 gennaio, “Giorno della Memoria”, il Museo Salinas di Palermo, diretto da Caterina Greco, continua questo viaggio tra gli anni feroci di metà secolo scorso: stavolta con un progetto espositivo di Sharon Ritossa, in una chiave tutta contemporanea. Le due mostre si connettono dunque nel segno della memoria e della custodia del sapere, contigue negli spazi oltre che negli spunti di partenza.

Caterina Greco

La mostra si inaugura lunedì 10 febbraio alle 17 ed è preceduta da un talk dal titolo “Foibe, l’eccidio invisibile. Indagini tra paesaggio e potere”. Introduce Caterina Greco, direttrice del Museo archeologico Salinas; intervengono, oltre alla stessa artista: Sergio Alessandro, dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali; Helga Marsala, curatrice della mostra; Ignazio Buttitta, docente universitario e antropologo.

Il Museo Salinas

Tra le sale del primo piano trova posto, con un inedito allestimento studiato ad hoc e una nuova produzione video, l’articolata ricerca dell’artista sulle foibe. Triestina di origini istriane, classe 1987, laureata in Lettere e filosofia alla Sapienza di Roma, Sharon Ritossa si è specializzata poi in Fotografia all’Isia di Urbino con una tesi sull’esodo giuliano-dalmata, ricerca compiuta in collaborazione con l’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata. Da qui nasce il ciclo “Foibe”, racchiuso nel 2016 in un libro d’artista prodotto durante una residenza a Fabrica, il centro di ricerca per la comunicazione di Benetton group. I testi sono scritti in più lingue, in riferimento alla natura multietnica di quei territori e dello stesso sterminio consumatosi contro le popolazioni: oltre che inglese, italiano, croato, sloveno, tedesco.

La foiba di Pisino (foto Michael J. Zirbes, Wikipedia)

Sharon Ritossa sceglie di affrontare il tema dal punto di vista del paesaggio e dell’esplorazione geologica, indagando – attraverso l’obiettivo fotografico e con l’ausilio di un drone, secondo varie angolazioni prospettiche – 18 delle 33 foibe oggi documentate. La struttura del libro, concepito come una griglia di 18 pattern quadrati, corrispondenti al nucleo di foibe studiate, è il cuore dell’esposizione, spazializzato e proiettato nell’ambiente per mezzo di testi, elaborazioni grafiche, lightbox, stampe fotografiche o serigrafiche su diversi materiali, fino a un breve video ipnotico realizzato per l’occasione, nuovo tassello di un iter aperto e complesso.

“Le foibe – spiega la curatrice della mostra Helga Marsala – nelle immagini di Ritossa non sono spunto di una contesa ideologica, né argomento di una narrazione retorica, facilmente emotiva, tra cronaca e romanzo. Si tratta piuttosto del gesto di una studiosa, condotto tra fotografia concettuale, ricerche d’archivio e riflessioni di natura estetica intorno allo sguardo, ai processi della visione, alla tensione tra visibile e invisibile, alla percezione del vuoto. Sempre indagando la natura del paesaggio e il ruolo del territorio nelle dinamiche socio-culturali”.

Villino Florio

Inoltre, nell’ambito delle iniziative del Giorno del Ricordo, mercoledì 12 febbraio, al Villino Florio di Palermo, Fabio Lo Bono presenterà il suo nuovo libro “63”, un evento curato dal Centro regionale per l’inventario e la catalogazione. Il libro racconta il diario di Giuseppe Godena, vittima delle foibe, pubblicato dopo essere stato gelosamente custodito per 77 anni, dalla figlia. Le tre biblioteche della Regione Siciliana, infine, nella giornata di lunedì 10 febbraio, offriranno in consultazione al pubblico libri, manoscritti e documenti d’epoca che raccontano la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe. Una selezione di testi conservati nelle tre sedi verranno esposti assieme a manoscritti e ritagli di giornali di quel periodo.

“Trame mediterranee”, un ponte artistico tra Sicilia e Tunisia

Una mostra promossa dalla Fondazione Orestiadi unisce la Collezione Ludovico Corrao con quella del Dar Bach Hamba di Tunisi

di Redazione

Un abbraccio tra due sponde del Mediterraneo nel segno dell’arte, vero e proprio ponte culturale che unisce due Paesi dalla storia millenaria. È questo Trame Mediterannee, la collezione Ludovico Corrao e Dar Bach Hamba di Tunisi, la mostra promossa dalla Fondazione Orestiadi di Gibellina con l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi e in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Tunisia, e la Municipalità di Tunisi, che a partire da giovedì 6 febbraio – e fino al 6 marzo – ospiterà negli spazi dell’ex Presbiterio di Santa Croce nella Medina di Tunisi, una selezione di opere della collezione di Ludovico Corrao e del Dar Bach Hamba di Tunisi. Opere che divengono messaggere degli antichi e profondi legami tra i popoli del Mediterraneo, segnando il ritorno in Tunisia della Fondazione Orestiadi, diversi anni dopo l’interruzione dell’attività̀ decennale iniziata dal suo creatore, Ludovico Corrao.

Ludovico Corrao

L’evento rappresenta infatti anche un omaggio a Corrao, il sindaco-intellettuale che dopo il terremoto del ‘68 rese Gibellina città d’arte, chiamando a raccolta nella rifondata città nuova architetti, artisti e intellettuali le cui opere ne hanno fatto un museo a cielo aperto: Burri, Consagra, Accardi, Isgrò, Pomodoro, Paladino, Nunzio, Schifano, Quaroni, Venezia, Samonà, Mendini, Purini, Levi, Damiani, Sciascia, Dolci, Buttitta, Beuys solo per citarne alcuni. Curata da Enzo Fiammetta, con testi di Achille Bonito Oliva, Francesca Corrao, Lorenzo Fanara, Maria Vittoria Longhi, Calogero Pumilia, Daria Settineri e Roberta Civiletto, Trame mediterranee già nel titolo dichiara un orizzonte d’azione: mostrare come le storie dei popoli di questa parte del mondo siano collegati, mescolati e incrociati, evidenziando attraverso le comparazioni ed il raffronto di forme, tecniche, decorazioni e caratteri, gli elementi artistici comuni che li affratellano più delle differenze.

Ceramiche Quallaline

In questa prospettiva la mostra propone una rilettura del concept già sperimentato in Sicilia nel Museo delle Trame Mediterranee, nato dalla ricerca di mediazione culturale che Corrao inizia sin dagli anni ‘70 nell’area del Maghreb, collezionando costumi, gioielli, oggetti di rame e ceramica, donati al museo creato prima a Gibellina, e poi a Tunisi nel Dar Bach Hamba, l’affascinante residenza nei vicoli della Medina, nota a tutti come Casa Sicilia.

Particolare di un abito tunisino

Dal teatro dei pupi, allestito con le marionette originali provenienti dall’immigrazione di massa dei siciliani del XIX secolo, alle poesie degli autori siculo-arabi, da Giufà, il celebre geniale personaggio tramandato dalla tradizione popolare araba a quella siciliana e ancora vivo in entrambe le culture, alle opere più raffinate dell’artigianato tunisino: le ceramiche di Nabeul, i tessuti preziosi, le terrecotte modellate a mano, i manufatti lignei dell’Atelier Driba, preziose testimonianze di un mondo in continua trasformazione, minacciato dall’incalzante pressione della produzione industriale, così come è già successo in Sicilia. Trame mediterranee propone la rilettura e rivitalizzazione di un patrimonio identitario comune, una base culturale e artistica dalla quale è possibile ripartire per riprendere un dialogo per facilitare quella comprensione tra i popoli oggi più che mai necessaria, vero antidoto a ogni fondamentalismo. La collezione di Ludovico Corrao e del Dar Bach Hamba si è così trasformata in ambasciatrice di dialogo tra i popoli e strumento di diplomazia culturale, che promuove il ritorno della centralità del Mediterraneo, tradizionalmente luogo di incontro di culture, religioni, etnie ed economie, di confronto culturale, nel senso più ampio possibile.

I “paesaggi umani” di Fabrizio Villa, cinque scatti in mostra

Si inaugura a Catania la personale del fotografo che ama osservare ciò che lo circonda dall’alto: da un elicottero, da un grattacielo o dal palco di un teatro

di Redazione

Ritratti collettivi o “paesaggi umani” in cui cercare dettagli, volti, forme in una moltitudine di colori. Cinque opere del fotografo Fabrizio Villa sono in mostra dall’1 al 27 febbraio alla galleria KōArt unconventional place di Catania. Tra le foto della personale, curata da Aurelia Nicolosi e Marilina Giaquinta, c’è anche “Chef all’Opera”, lo scatto selezionato dal New York Times tra i più rappresentativi del 2019, che sarà presentato al pubblico per la prima volta.

Dal 1988 Villa si dedica al fotogiornalismo con servizi che raccontano storie, uomini, avvenimenti del suo tempo. Le sue fotografie sono documentazioni per immagini del disagio sociale ed esistenziale dell’uomo contemporaneo, grandi eventi, scenari bellici e fenomeni naturali, spesso legati alla sua terra, come le eruzioni dell’Etna. L’autore ama osservare ciò che lo circonda dall’alto: da un elicottero, dalla terrazza di un grattacielo, dal palco di un teatro. La sua è una prospettiva totalizzante e spesso inedita: si allontana dal soggetto per osservarlo nella sua complessità.

Fabrizio Villa, “Chef all’Opera”

“La sua visione dall’alto – si legge in una nota – sembra voler cercare l’uomo e descrivere il suo rapporto tormentato con la terra e la natura. Un’indagine a tutto tondo che racconta l’Antropocene nelle sue molteplici stratigrafie. Ecco che la mostra diventa un racconto sintetizzato in cinque scatti di grandi dimensioni in cui è racchiuso tutto lo spirito dell’artista, che, con verismo e lealtà, ritrae contemporaneamente la magnificenza e la fragilità della nostra società. Immagini indelebili della trasformazione contemporanea”.

“Fabrizio Villa – scrive nel suo testo, la curatrice Marilina Giaquinta – rappresenta la ‘gente’ come puntini lontani e indistinguibili, sparsi su frecce direzionali, quasi un pendant di colore con le acque scure del lago (e non importa se si tratta del ponte galleggiante sul Lago d’Iseo dell’artista Christo Yavachev), come fiume straripante di devoti che ricopre la piazza e la via in un magma arginato dall’austerità delle chiese e dei palazzi barocchi, come corpi inerti fissi immobili, distesi al sole o sotto ombrelloni variopinti, come volti chiusi e addormentati di mamme e bambini in mezzo a stracci e a coperte di risulta, come angeli candidi in mezzo al velluto rosso del teatro lirico, quasi disegni di un tromp l’oeil, che rammentano i merletti del Teatro Olimpico palladiano. Puntini, colori, magma, coperte, biancore, senza volti, senza sembianze, folla unita e separata allo stesso tempo, mare della vacanza e mare della disperazione stanca, religione che non è preghiera ma culto, che non è spirito ma devozione”.

La mostra è visitabile dal lunedì al sabato, dalle 16,30 alle 20,30. Domenica su appuntamento chiamando il numero 3391190585. L’ingresso è libero.

“Liberty, l’invenzione fin de siécle”: ciclo di conferenze a Palermo

Una rassegna di dieci incontri, da gennaio a giugno, su uno dei periodi più fervidi che hanno animato la vita artistica e culturale della città

di Redazione

“Liberty, l’invenzione fin de siécle”. Questo il titolo di un ciclo di conferenze sull’arte, l’architettura e il design tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, organizzato dalla storica dell’arte, Daniela Brignone. Una rassegna che prevede dieci incontri, da gennaio a giugno, su uno dei periodi più fervidi che hanno animato la vita artistica e culturale di Palermo. Si comincia oggi, 28 gennaio, col primo incontro dal titolo “Il liberty tra creatività e produzione” a cura del presidente dell’Ordine degli Architetti, Francesco Miceli, in programma nella sede dell’Ordine a partire dalle 17. La conferenza è dedicata al rapporto tra l’arte, l’architettura ed il mondo della produzione industriale, artigianale e dell’arte applicata che costituiscono una peculiarità della stagione del Liberty a Palermo.

Villino Favaloro

Si proseguirà il 5 febbraio con l’incontro dal titolo “Alle origini del Liberty, il villino Favaloro di Palermo come architettura narrativa”, con Eliana Mauro, architetto dirigente storico dell’architettura dell’assessorato regionale Beni Culturali. Il 26 febbraio lo storico Rosario Lentini, parlerà di “economia palermitana tra Modernismo e recessione”, mentre il 19 marzo Daniela Brignone si occuperà di “creatività e sperimentazione nella produzione in vetro nell’età del Liberty”. Si proseguirà il 9 aprile con il docente dell’Accademia di Belle arti di Macerata, Francesco Parisi, che curerà l’incontro “Aspetti dell’incisione in Italia all’alba del nuovo secolo”, mentre lo storico dell’arte Mario Finazzi parlerà di “riflessi liberty nell’opera e nella prassi di Balla futurista”.

Il Teatro Massimo di Palermo

Il 30 aprile toccherà all’architetto Danilo Maniscalco con l’incontro “Il lessico floreale di Ernesto Basile attraverso il disegno dal vero”. Il 21 maggio due incontri su moda e costume all’opera: a confronto le serate inaugurali del Teatro Bellini di Catania e del Massimo di Palermo. Interverranno Vittorio Vicari, docente di Storia della Moda all’accademia di Belle Arti di Catania e Angela Chiara Cernuto, cultrice di Storia della Moda nella stessa Accademia. Chiuderà il ciclo di conferenze, il 4 giugno, Massimiliano Marafon Pecoraro, docente di Storia dell’Arte Moderna all’Emerson College di Boston, con un incontro dal titolo “Mondello: da palude a città balneare, storia di un progetto ambizioso incompiuto”.

Musei aperti, visite e mostre per il Giorno della Memoria

Dal Museo Salinas a Palazzo Abatellis, dal Villino Florio alla Biblioteca regionale, sono tante le iniziative per non dimenticare la tragedia dell’Olocausto

di Redazione

Mostre, visite, concerti e video per non dimenticare la tragedia dell’Olocausto. Sono tante le iniziative organizzate nei musei e nei luoghi della cultura regionali per celebrare il Giorno della Memoria. Gli eventi sono organizzati dal dipartimento dei Beni culturali diretto da Sergio Alessandro, su disposizione del governatore Nello Musumeci. Lunedì 27 gennaio, i quattro musei dove si terranno gli eventi rimarranno aperti per dare la possibilità di partecipare alle iniziative programmate. Anche nei giorni successivi, fino al 30 gennaio, verranno proposti eventi, visite guidate e proiezioni. I tre musei palermitani hanno dato il loro contributo all’iniziativa dell’Università di Palermo nell’ambito delle manifestazioni programmate il 27 gennaio.

Museo Salinas

Al Museo Salinas, dal 27 gennaio al primo marzo si potrà visitare la mostra “Documenti di storia ebraica dalle collezioni del Museo Salinas”, un’esposizione di monete, libri e fotografie. Nei pannelli e nel filmato appositamente realizzati verrà raccontata la storia degli ebrei a Palermo. Inoltre, due eventi saranno dedicati alle scuole, a cura di Coopculture. Alle 10, un’attività rivolta ai ragazzi della scuola primaria e secondaria di primo grado dal titolo “Tutti assieme si sta bene”. Gli studenti, accompagnati da una guida, faranno il percorso di visita all’interno del Museo per un’esperienza di scoperta dei valori dell’accoglienza e dell’integrazione. Alle 11.30 un percorso dedicato agli alunni della scuola secondaria di secondo grado dal titolo “Prossima fermata: per non dimenticare” vedrà protagonisti gli studenti che ascolteranno brani della letteratura dedicata alla Shoah e potranno visionare documenti fotografici dell’epoca.

Palazzo Abatellis

Sempre a Palermo, alla Galleria regionale di Palazzo Abatellis, il 27 gennaio alle ore 11, verrà presentata l’esposizione dei metalli islamici medievali con iscrizioni ebraiche e l’epigrafe ebraica su pietra. I materiali provengono dalla collezione di età mamellucca del XIV secolo sui quali sono state rilevate incisioni in caratteri ebraici. Dal lapidario di Palazzo Abatellis, proviene la pietra con iscrizione funeraria in ebraico del XV secolo ritrovata a San Marco D’Alunzio. Si tratta di opere in cui la scrittura diventa testimonianza di una presenza in profondità attraverso il tempo e le culture. Alle 18, nel salone del Trionfo della morte, il concerto “in memoriam”, dedicato ad Aldo Mausner, violinista del teatro Massimo di Palermo recentemente scomparso, sopravvissuto ad Auschwitz e testimone della Shoah. Brani di Girolamo Arrigo, Ernest Bloch, Marco Betta e Gavin Bryars, saranno eseguiti dal quatretto “Gli Archi Ensemble”. L’evento è realizzato in collaborazione con l’Istituto Siciliano di Studi Ebraici, il Festival delle letterature migranti e la Società del Quartetto di Palermo.

Museo Pepoli

Al Museo Agostino Pepoli di Trapani, lunedì 27 è prevista una visita guidata con la presentazione di tre iscrizioni ebraiche presenti nella sezione archeologica ovvero la chiave di volta di un edificio, un cippo funerario e un frammento di cippo funerario. Inoltre saranno esposti documenti del 1938 relativi a una corrispondenza relativa al censimento di impiegati ebrei intercorsa tra il ministro Bottai, il soprintendente Di Pietro, direttore del Museo Pepoli. Martedì 28, Chiara Camarda terrà una conferenza sul manoscritto della cultura ebraica di Avraham Abufalia attualmente conservato presso la Biblioteca Fardelliana di Trapani.

Villino Florio

Il Centro regionale per l’inventario e la catalogazione, dal 27 al 30 gennaio, propone una serie di iniziative al Villino Florio di Palermo, curate da Selima Giuliano e da Helga Marsala. Lunedì 27 verranno proiettati quattro video tratti da “The Maelstrom” del regista ungherese Peter Forgacs. Si tratta di immagini amatoriali di famiglia girate in Olanda prima e durante la seconda guerra mondiale che riguardano la famiglia Peereboom con colonna sonora originale dell’epoca. La storia di una famiglia ebrea che in un primo tempo vive inconsapevole nelle ombre dell’Olocausto e che successivamente tenta di conviverci, senza sapere a che cosa sta veramente andando incontro. Giorno 28 è la volta del documentario di Davide Ferrario “La strada di Levi”. Il giorno dopo sarà interamente dedicato alle scuole con la proiezione del cartone animato “La Stella di Andra e Tati” presentato dalle palermitane Rosalba Vitellaro e Alessandra Viola; un film di animazione che racconta la vera storia delle sorelle Andra e Tatiana Bucci, deportate ad Auschwitz-Birkenau durante la Seconda Guerra Mondiale all’età rispettivamente di quattro e sei anni insieme a parte della loro famiglia.

Giorno 30 sempre al Villino Florio di Palermo, sarà proiettato il video “Frammenti” di Salvo Cuccia sulla storia degli ebrei del ‘900 in Sicilia. Saranno presenti Alessandro Hoffman e Agata Bazzi, autori di due libri sulla storia delle famiglie ebree palermitane Arens e Hoffman. Laura Hoffman canterà tre brani del repertorio di musica ebraica. Interverrà il professore Giuseppe Savagnone, direttore dell’Ufficio della cultura della diocesi di Palermo.

Biblioteca regionale di Palermo

Anche le tre biblioteche della Regione Siciliana propongono l’esposizione di libri e documenti all’interno dei propri locali. A Palermo, lunedì 27, verrà allestita un’esposizione di libri sul tema della Shoah, al piano terra del complesso di corso Vittorio Emanuele a Palermo. La Biblioteca di Messina, mercoledì 29, oltre a presentare nella sala lettura le opere più rappresentative sulla Shoah custodite nell’Istituto, proporrà momenti di lettura di testi e l’illustrazione dei principali spettacoli teatrali e cinematografici legati all’evento. Saranno presenti per l’intera giornata le principali associazioni culturali messinesi che accompagneranno i visitatori in questo percorso di riscoperta della memoria. Anche la Biblioteca regionale di Catania lunedì 27 offrirà in visione ai visitatori i volumi dedicati alla memoria. Al termine della giornata verrà proiettato un documentario sul tema dell’Olocausto.

L’arte onirica di Nicola Pucci in mostra a Villa Zito

Saranno esposte opere realizzate negli ultimi vent’anni dal pittore palermitano, sempre sospeso tra surrealismo e figurativismo

di Redazione

Un viaggio in mondi onirici, popolati da figure che si muovono in contesti impossibili, o giocano con il mondo, cercando di riscrivere il proprio destino. All’arte di Nicola Pucci è dedicata una mostra personale che raccoglie gli ultimi vent’anni di lavoro. L’antologica del pittore palermitano, curata da Paola Nicita, si intitola “Nicola Pucci. Opere 1999 – 2019”, e si inaugura l’1 febbraio a Villa Zito, sede della Fondazione Sicilia a Palermo, che la ospita fino al 29 marzo. Il vernissage è in programma il 31 gennaio alle 18.

Lo studio di Nicola Pucci

È una pittura stratigrafica, quella di Pucci, dove ogni immagine è costruita alternando velature e pittura gestuale e materica, in una sequenza lunga e continuata nel tempo. Opere sfacciatamente surreali ed estremamente realistiche, nello stesso tempo, colme di energie catartiche. Il progetto espositivo, ideato dall’associazione Settimana delle Culture, realizzato con il sostegno della Fondazione Sicilia e il contributo della Presidenza dell’Assemblea regionale siciliana e di partner privati, permette di osservare l’evoluzione del linguaggio artistico di Pucci: da una pittura figurativa estremamente realistica, che da sempre strizza l’occhio ad un dato di surrealtà, slittata poi, negli anni più recenti, ad una sorta di cancellazione del linguaggio iperrealista, per approfondire alcuni aspetti maggiormente concettuali.

Nicola Pucci

Pucci, nato a Palermo nel 1966, dopo la maturità classica, si trasferisce a Roma dove frequenta un corso quadriennale di illustrazione pubblicitaria all’Istituto europeo del design. Successivamente trascorre un breve periodo a Vipiteno disegnando copertine per i celebri quaderni Pigna. Tornato a Roma, inizia a dedicarsi a tempo pieno alla pittura. In questo periodo frequenta assiduamente lo studio del maestro Bruno Caruso, che lo incoraggia e scrive un testo per la sua prima mostra che terrà a Palermo nel 1994. Dal 1995 ad oggi, il suo lavoro è stato esposto in Italia, Gran Bretagna, Francia e gli Stati Uniti e si è guadagnata l’attenzione di personalità del mondo dell’arte di fama mondiale. Il suo atelier di Palermo è stato inserito nell’Itinerario contemporaneo della scorsa edizione del festival Le Vie dei Tesori. Sue opere sono state in mostra al Museo Palazzo Collicola Arti Visive a Spoleto, al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese a Roma, e alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto. I suoi quadri di Pucci fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

Le Vie dei Tesori News

Send this to a friend