Orestiadi al via, teatro e arte invadono Gibellina

La nuova edizione s’inaugura con un lungo weekend di racconti, scandito da tre artisti siciliani: Luigi Lo Cascio, Roy Paci e Ninni Bruschetta

di Redazione

Tutto pronto a Gibellina per la 38esima edizione del Festival internazionale delle Orestiadi, con la direzione artistica di Alfio Scuderi: un viaggio attraverso la parola, gli autori, le storie, con particolare attenzione al teatro narrativo. Questa edizione s’inaugurerà con un lungo weekend di racconti, scandito da tre artisti siciliani: Luigi Lo Cascio, Roy Paci e Ninni Bruschetta. Venerdì 5 luglio dalle 19,30, si parte con “Storie dell’altro mondo, notte di racconti, miti, favole e allunaggi” con la partecipazione straordinaria di Luigi Lo Cascio e con Salvo Arena e Gaia Insenga. Un evento costruito a Gibellina, tra racconto, musica e poesia, in una lunga staffetta notturna che metterà in scena il Baglio Di Stefano con i suoi diversi spazi: la Terrazza, la Corte inferiore, la Montagna di sale.

Luigi Lo Cascio

La festa teatrale d’apertura continuerà sabato 6 luglio alle 21,15 con la prima nazionale di “Carapace”, spettacolo con cui torna in scena Roy Paci protagonista, nelle inedite vesti di attore. Un testo scritto dallo stesso Roy Paci e dal giovane regista Pablo Solari. Il 7 luglio sempre alle 21,15, con “Il mio nome è Caino” di Claudio Fava con Ninni Bruschetta, si chiude il lungo weekend di inaugurazione: un racconto di fantasia e realtà di un testimone diretto e anche vittima della furibonda guerra di mafia siciliana.

Il 12 luglio, sarà la volta di Marco Baliani con il suo nuovo spettacolo una “Una notte sbagliata”, regia di Maria Maglietta, mentre il 13 luglio ci sarà il “ritorno” di “Mistero buffo”, testo culto del teatro italiano, a cinquant’anni dalla prima edizione che Dario Fo portò in scena proprio nelle baracche di Gibellina dopo il terremoto, in questa nuova edizione interpretata e diretta da Ugo Dighero. Il 19 luglio in ricordo di Paolo Borsellino andrà in scena “Le parole rubate” di Gery Palazzotto e Salvo Palazzolo, interpretato da Gigi Borruso. Il 20 luglio prima nazionale per le Orestiadi 2019 de “Le esequie della luna”, proprio in occasione dei cinquant’anni del primo sbarco sulla luna avvenuto il 20 luglio 1969, dal testo di Lucio Piccolo con Silvia Ajelli e la regia di Rosario Tedesco in collaborazione con il Festival del Teatro dei due mari di Tindari. Il 21 luglio “Da parte loro nessuna domanda imbarazzante” progetto della compagnia Fanny e Alexander ispirato a “L’amica geniale” liberamente tratto dalla quadrilogia di Elena Ferrante di e con Chiara Lagani e Fiorenza Menni. Il weekend successivo, il 27 e 28 luglio, è segnato dal ritorno a Gibellina di Marco Paolini con “Nel tempo degli dei: il calzolaio di Ulisse” regia di Gabriele Vacis, dopo il grande successo ottenuto al Piccolo di Milano.

Il Baglio Di Stefano

Il 3 e il 4 agosto sarà la volta dell’Osservatorio teatrale rivolto ad artisti siciliani under 35, giunto alla seconda edizione ed organizzato in collaborazione con il Teatro Biondo di Palermo, l’Associazione Scena Aperta e la Presidenza del Consiglio comunale di Palermo: “Le Sorelle N.” (premio #cittàlaboratorio 2019) di Riccardo Rizzo e “Visionarie” (menzione speciale #cittàlaboratorio2019) di Costanza Minafra.

Sono passati trent’anni dal debutto di uno spettacolo che ha segnato la storia della danza contemporanea: “Palermo Palermo” di Pina Bausch. E per raccontare quello spettacolo, oggi ancora in scena, il 3 agosto (fino all’ 11) inaugurerà “Da Palermo a Palermo”: 1989/2019”, mostra fotografica di Piero Tauro, evento in collaborazione con Teatro Biondo di Palermo.

Il Cretto di Burri

Anche quest’anno, durante il periodo del Festival sono in programma diverse mostre internazionali e iniziative legate alle arti visive a cura del Museo delle Trame Mediterranee e coordinate da Enzo Fiammetta, direttore del Museo. Fino al 21 luglio al Baglio Di Stefano si potranno visitare le mostre “Rachid Koraichi: 80 opere in donazione”, “Dan Iroae” a cura di Anna Maria Ruta, “Souvenir”, installazione di Francesco Impellizzeri. Gli atelier del Baglio Di Stefano dal 26 luglio al 3 settembre ospiteranno le installazioni di Andrea Botto, Adrian Paci, Mustafa Sabbagh, Tobias Zielony per la seconda edizione di “Gibellina PhotoRoad, Festival internazionale open air & site specific” organizzato dall’associazione culturale On Image in collaborazione con la Fondazione Orestiadi.

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Porte aperte al Centro Majorana di Erice con quattro mostre

Gli istituti Wigner-San Francesco e Blackett-San Domenico diventano contenitori d’arte e luoghi di conoscenza e cultura condivisa

di Redazione

Da oltre cinquant’anni, circondati dal silenzio delle stradine medievali di Erice, ospitano il dialogo sul futuro dell’Universo fra i più grandi scienziati della terra: fra loro centinaia di Premi Nobel invitati in Sicilia dalla Fondazione “Ettore Majorana” e dal suo storico presidente, il fisico Antonino Zichichi, per promuovere una “scienza senza segreti né frontiere”. Spazi, quelli degli Istituti Wigner-San Francesco e Blackett-San Domenico, frequentati solo da accademici e uomini di scienza, e che da questa estate saranno per la prima volta eccezionalmente aperti al pubblico con la possibilità di visitare fino al 3 novembre prossimo quattro mostre, tre delle quali curate dal professor Zichichi, e messe a punto dalla Fondazione.

Mostra di Umberto Mastroianni, sullo sfondo opere di Pizzi Cannella

Il primo passo, il 29 giugno, è di natura didattico-documentale, s’intitola “Storia del Centro Majorana” e, con il supporto di pannelli illustrativi, foto d’archivio, pagine di giornali e cimeli, ricostruisce mezzo secolo di attività della fondazione (nata nel 1963) che, di fatto, ha determinato la rinascita di Erice sotto l’egida della cultura scientifica internazionale, oltre a catapultare il piccolo borgo trapanese nell’Olimpo delle mete più affascinanti per viaggiatori alla ricerca di luoghi meno battuti dal turismo di massa.

Poi la mostra “Fibonacci e il Numero Aureo. La forma generatrice”: trenta opere classiche e contemporanee firmate da Piero Guccione, Pizzi Cannella, Umberto Mastroianni, Carlo Gavazzeni Ricordi e installazioni site-specific di Paola Lo Sciuto. Si prestano a raccontare ai visitatori la “Proporzione Aurea”, il rapporto “magico” contenuto nel Dna delle forme della natura e utilizzato dagli artisti, da Giotto in poi, come parametro di bellezza universale.

Paola Lo Sciuto, “Magnificat”, colombe in volo a gruppi numerici della sequenza di Fibonacci

Nella mostra “Stelle, Costellazioni e Oroscopi”, Zichichi affronta in modo scientifico il problema dei segni zodiacali coinvolgendo, con opere sul tema, artisti contemporanei come Gregorio Botta, Bruno Ceccobelli, Lucia Crisci, Ettore de Conciliis, Nedda Guidi, Riccardo Monachesi, Thomas Mustaki, Marco Tamburro. In mostra anche due capolavori di Igor Mitoraj (Grande notturno [omaggio a Galilei] del 2008) e Pizzi Cannella (Luna o luna nuova del 2004).

Si conclude con “Il Monumento di Erice. Un percorso artistico 1931-1993” dedicata allo scultore Umberto Mastroianni e a cura di Caterina Napoleone: omaggio all’artista che nel 1993, in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II a Erice per i trent’anni della Fondazione, realizzò un monumento celebrativo, un bassorilievo in bronzo che celebra il dialogo fra scienza, arte e fede.

Le mostre, coordinate da Il Cigno GG Edizioni, saranno visitabili negli spazi del Centro Ettore Majorana fino al 3 novembre 2019, tutti i giorni, dalle ore 10 alle ore 19.

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“Soggetto nomade”, la donna secondo cinque grandi fotografe

A Palermo gli scatti di Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano e Marialba Russo in una mostra del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato

di Redazione

Oltre cento scatti di cinque grandi fotografe italiane per stimolare una riflessione sull’identità e sulla rappresentazione della donna in un ventennio cruciale nel nostro Paese. È “Soggetto nomade”, la mostra del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, a cura di Cristiana Perrella e Elena Magini, che s’inaugura sabato 22 giugno alle 18,30 al Centro internazionale di fotografia diretto da Letizia Battaglia.

Lisetta Carmi, I travestiti, la Gilda

L’esposizione, che sarà visitabile fino al 22 settembre, raccoglie per la prima volta le fotografie di Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano e Marialba Russo, realizzate tra la metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta, restituendo da angolazioni diverse il modo in cui la soggettività femminile è vissuta, rappresentata e interpretata in un periodo di grande cambiamento sociale per l’Italia.

Una riflessione sull’identità e sulla sua rappresentazione che prende le mosse dai ritratti dei travestiti di Genova di Lisetta Carmi, dove la femminilità è un’aspirazione, e si declina attraverso le immagini di attrici, scrittrici e artiste di Elisabetta Catalano; le fotografie sul movimento femminista di Paola Agosti; le donne e le bambine di una Sicilia sfigurata dalla mafia di Letizia Battaglia e infine gli uomini che per un giorno assumono l’identità femminile nel carnevale di piccoli centri della Campania esplorati da Marialba Russo.

Paola Agosti, Tullia Todros all’incontro nazionale collettivi femministi sui consultori

Le fotografie in mostra documentano un periodo di circa vent’anni: una testimonianza dell’emergere di nuove e plurali urgenze espressive, che pur non assimilabili ad uno “specifico femminile”, offrono uno sguardo delle donne sulle donne e sulla loro identità. Il titolo della mostra si riferisce alla seminale raccolta di saggi di Rosi Braidotti “Soggetto nomade. Femminismo e crisi della modernità”, in cui la filosofa tratteggia una nuova soggettività sessuata e molteplice, multiculturale e stratificata, come quella rappresentata negli scatti delle fotografe presentate in mostra.

In Italia il pieno accesso di fotoreporter, fotografe e artiste all’interno del sistema dell’arte e del fotogiornalismo ha avuto inizio a partire dagli anni Sessanta, in concomitanza con i cambiamenti socio-politici e con le molteplici istanze sollevate dal femminismo. Pur appartenenti a generazioni diverse ognuna delle fotografe in mostra si è confrontata con le trasformazioni sociali in atto nella società italiana, originando riflessioni personalissime sull’immagine della donna e più propriamente dell’identità femminile e sui suoi sconfinamenti, sul senso dell’alterità attraverso una sensibilità che ha fatto proprio il pensiero della differenza.

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“Aurea Hora”, in mostra l’arte inquieta di Francesco De Grandi

Le opere dell’artista palermitano “dialogano” con la collezione di Villa Zito, all’interno della rassegna “Incursioni contemporanee”, promossa da Fondazione Sicilia e a cura di Sergio Troisi

di Redazione

Si chiama “Aurea Hora” la mostra dell’artista palermitano Francesco De Grandi, che sarà inaugurata a Villa Zito giovedì 20 giugno alle 18.30. La personale, visitabile fino al 16 settembre, rientra nella rassegna “Incursioni contemporanee”, promossa da Fondazione Sicilia e a cura di Sergio Troisi. Un titolo, quello scelto da De Grandi per il suo percorso, che evoca – scrive il curatore – “il momento in cui significati in un primo tempo latenti o inerti si risvegliano e toccano la coscienza, varcando una soglia invisibile”.

“La Porziuncola”

Alle opere dell’artista palermitano – i cui soggetti sono, quasi per sfida, contenitori di significati usurati, prodigiosamente riattivati e riempiti di nuovi significati attraverso un poderoso lavoro simbolico – il compito di dialogare con la collezione di Villa Zito. Con i paesaggi di Francesco Lojacono, ad esempio, con i tagli di luce di Luca Giordano o con le atmosfere di Mattia Preti. In questo dialogo, De Grandi è insieme figlio della propria città e artista cosmopolita, attinge a un mondo interiore profondo, spesso inquieto: una natura evocatrice, ma anche le figure fantastiche di Bosch, Ensor, Goya.

“Foresta viola”

“Satura di memoria, sia per i rimandi iconografici che per la materia stessa della pittura, l’opera di Francesco De Grandi – scrive in una nota Sergio Troisi – attraversa la storia profonda della vita delle immagini come riattivandone il loro intatto potenziale simbolico. Il confronto con le opere della Fondazione Sicilia diventa allora un dispositivo di contagio di tale processo, inglobando per esempio i dipinti di Francesco Lojacono in una condizione del paesaggio metamorfica e inquieta che attira lo spettatore nella vertigine di un viaggio insieme visuale e psichico. Di questa dimensione, indissolubilmente fisica e mentale, si nutre infatti la pittura, così che ogni immagine, ogni figura, porta con sé i sedimenti di un fantastico atlante memoriale”.

“Ancora una volta, la collezione di Villa Zito è chiamata a confrontarsi con l’universo pittorico del panorama contemporaneo – afferma Raffaele Bonsignore, presidente di Fondazione Sicilia – . La sfida di ‘Incursioni’ è mettere in relazione epoche diverse ma anche gli artisti e i loro mondi interiori, oltrepassando i limiti del tempo”.

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Presentata la nuova edizione del Premio “Cristiana Matano”

Tanti gli eventi in programma a Lampedusa, per ricordare la giornalista scomparsa nel 2015. Dal 6 all’8 luglio, sport, teatro, musica e incontri nel segno dell’accoglienza

di Redazione

“Lampedusa e il Mediterraneo, le vie dell’accoglienza e della bellezza”. Questo il tema della quarta edizione di “Lampedus’amore. Premio giornalistico Cristiana Matano”, evento dedicato alla cronista scomparsa nel 2015 a soli 45 anni, dopo aver lottato contro una malattia. La manifestazione, che si svolgerà a Lampedusa dal 6 all’8 luglio, è stata presentata questa mattina al Teatro Massimo, alla presenza del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; del presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Giulio Francese; del segretario regionale di Assostampa, Roberto Ginex, moderati da Elvira Terranova, in una sala gremita di amici e colleghi di Cristiana e di alcuni ospiti che animeranno le tre serate lampedusane: Ernesto Maria Ponte e, con le loro storie di riuscita integrazione, l’atleta olimpionico Rachid Berradi e il musicista Chris Obehi.

Lo spettacolo “Lampedusa Way”, nella precedente edizione

“La nostra – afferma Filippo Mulè, presidente dell’associazione Occhiblu onlus che organizza l’evento – è una scommessa puntata verso il centro del Mediterraneo e, soprattutto, verso l’ultimo lembo d’Italia e d’Europa, terra di frontiera e allo stesso tempo di straordinaria dolcezza e umanità. In tre anni, superando i nostri limiti, abbiamo raccolto testimonianze, ricordato Cristiana come forse sarebbe piaciuto a lei e raccontato un mondo straordinario”

Tanti gli eventi in programma. Dopo la cerimonia d’apertura, il 6 luglio alle 21,30 andrà in scena lo spettacolo “Da questa parte del mare” di Gianmaria Testa, con Giuseppe Cederna e la regia Giorgio Gallione. Il 7 luglio alle 18,30, l’evento sportivo “Lampedus’Amore corre”, una passeggiata di 3 chilometri non competitiva aperta a tutti dal centro di Lampedusa alla Porta d’Europa, monumento dello scultore Mimmo Paladino. Testimonial Rachid Berradi, olimpionico di atletica leggera a Sydney 2000, e Osama Zoghlami che sarà ai Giochi di Tokyo 2020. Musica alle 21,30 con “I suoni del sud”, con la partecipazione di Brunori Sas, Mario Incudine e Chris Obehi.

Un momento di una precedente edizione

L’8 luglio, nella sala riunioni dell’aeroporto, si svolgerà il convegno dal titolo “Lampedusa e il Mediterraneo, le vie della bellezza e dell’accoglienza. Informazione e impegno sociale”, organizzato con il patrocinio dell’Ordine nazionale e regionale dei Giornalisti, della Federazione Nazionale della Stampa, di Assostampa Sicilia e Palermo. Tra gli ospiti e relatori: Pietro Bartolo, medico ed europarlamentare; Rachid Berradi, olimpionico di atletica; l’attore Giuseppe Cederna; Adham Darawsha, assessore alle Culture del Comune di Palermo; Luigi De Magistris, sindaco di Napoli; Guido D’Ubaldo e Giulio Francese, rispettivamente segretario nazionale e presidente regionale dell’Ordine dei giornalisti; il cantante Mario Incudine cantante e il sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello.

La manifestazione si concluderà alle 21,30 con la consegna dei premi giornalistici Cristiana Matano in piazza Castello. Un premio speciale verrà assegnato ad Amnesty International, l’organizzazione che lotta in difesa dei diritti umani. Riconoscimenti alle eccellenze lampedusane e agli studenti delle Pelagie. Ospiti della serata, presentata da Simona Branchetti e Salvo La Rosa, saranno l’attore Ernesto Maria Ponte e il musicista Roy Paci.

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Musica e parole raccontano tre tesori di Palermo

Torna la rassegna “Architetture”: concerti e visite guidate nella chiesa di Santa Maria del Piliere e negli oratori di San Mercurio e San Lorenzo

di Redazione

Chiese e monumenti raccontati da musica e parole. È la rassegna “Architetture” che riprende sabato 15 giugno alle 21 nella chiesa di Santa Maria del Piliere, a Palermo. La manifestazione è curata da Elena Ponzoni, realizzata con i suoi studenti del corso di musica Insieme Archi e i volontari dell’associazione Amici dei Musei Siciliani, presieduta da Bernardo Tortorici di Raffadali.

Il progetto del Conservatorio di Palermo, in collaborazione con Amici dei Musei Siciliani, Arcidiocesi di Palermo e l’associazione Agorarte, giunto quest’anno alla sua quinta edizione, prevede il racconto del luogo che ospita il concerto a cura dei volontari dell’associazione Amici dei Musei Siciliani ed, a seguire, l’esecuzione dei brani in programma raccontati dal maestro Elena Ponzoni ed eseguiti dagli studenti del conservatorio.

I quattro programmi, inseriti nella cornice di tre preziosi spazi architettonici del centro storico cittadino – chiesa di Santa Maria del Piliere e oratori di San Lorenzo e San Mercurio – formano un breve itinerario storico alla scoperta del repertorio dedicato al genere del quartetto d’archi: Haydn, Mozart, Beethoven per i primi appuntamenti e, a seguire, un raro programma dedicato interamente al ‘900 storico con partiture di Bartók, Webern e Šostakovič, di molto impegno per i giovani esecutori. A chiudere, un piccolo tributo al contrabbasso, strumento ad arco spesso ingiustamente trascurato dai cartelloni di stagioni cameristiche anche importanti, con musica di Telemann, Dvořák e una sorpresa in tono con l’afa estiva che avanza.

Gli appuntamenti sono sabato 15 alle 21 nella chiesa di Santa Maria del Piliere; domenica 16 alle 18,30 nell’oratorio di San Lorenzo; sabato 22 alle 21 ancora a Santa Maria del Piliere e si concluderà domenica 23 alle 18,30 all’oratorio di San Mercurio.

I concerti sono a titolo gratuito ma si pagherà il contributo ridotto di accesso ai monumenti (2 euro per San Lorenzo e San Mercurio, 1,50 euro per Santa Maria del Piliere).

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Salemi a ritmo di jazz con Raphael Gualazzi

Il pianista è vincitore del premio “Welcome back Tony Scott”, organizzato dal Comune per ricordare il grande musicista figlio di genitori salemitani

di Redazione

È il pianista Raphael Gualazzi il vincitore del “Premio per la musica Città di Salemi – Welcome back Tony Scott”, organizzato dal Comune di Salemi, in collaborazione con l’Associazione “Blue jazz e non solo”, per ricordare il jazzista di fama mondiale Tony Scott, figlio di genitori salemitani. Per la sezione Giovani, invece, il premio è andato al bassista e controbassista Fabrizio Sciacca, di origini salemitane, che ha conseguito il master ‘Jazz Arts in Contrabbasso’ alla Manhattan School of Music di New York. L’iniziativa, giunta quest’anno alla sua quinta edizione, si terrà domenica 16 e lunedì 17 giugno nell’atrio del castello normanno-svevo di Salemi, città che nel 2015 ha intitolato a Tony Scott un piazzale in uno degli angoli più caratteristici del suo centro storico. La direzione artistica del premio è di Mauro Carpi.

Fabrizio Sciacca

“Tony Scott è un pezzo di storia della nostra città e il premio a lui dedicato ci consente di rinsaldare il filo della memoria – afferma il sindaco di Salemi, Domenico Venuti -. ‘Welcome back Tony Scott’ è ormai un appuntamento fisso nel panorama jazzistico nazionale e rappresenta l’ideale inaugurazione del cartellone degli eventi estivi della nostra città. Formulo ai due prestigiosi vincitori del premio i miei personali auguri e quelli dell’intera città”.

Fabrizio Sciacca verrà premiato domenica, alle 21, e a seguire si esibirà in un concerto con l’Eba Trio. Lunedì 17, giorno che segnò la nascita di Tony Scott, il centro storico di Salemi si animerà con la musica: ‘Drepeanum Street Parade’ a partire dalle 19.30. Alle 21, invece, prenderà il via la cerimonia di premiazione di Raphael Gualazzi, disco di platino con il singolo “L’estate di John Wayne” e vincitore del Festival di Sanremo 2011, nella categoria Giovani, con il brano “Follia d’amore”. A seguire si terrà il concerto a due pianoforti con il pianista Filastro.

Secondo l’assessore comunale alle Culture, Giuseppe Maiorana, con Gualazzi e Sciacca il Premio per la musica Città di Salemi “si conferma ai massimi livelli musicali. Siamo di fronte a due talenti del panorama musicale internazionale – prosegue Maiorana – che rappresentano il ricordo migliore per un grande della musica come Tony Scott”.

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Il Trono di Grazia torna a Caltagirone dopo il restauro

Il dipinto fiammingo, unico nel panorama della pittura siciliana, ha ritrovato il suoi colori naturali, dopo essere stato “curato” nel Laboratorio dei Musei Vaticani

di Redazione

Torna a Caltagirone, fresca di restauro, la tavola fiamminga Trono di Grazia. La mostra si inaugura giovedì 13 giugno alle 18,30, nella Sala Karol del Museo Diocesano. L’esposizione, che si protrarrà sino al primo settembre 2019, ruota intorno al pregevole dipinto attribuito, già nel 1968 da Giovanni Carandente, a Vrancke van der Stockt, forse allievo del più noto Roger van der Weyden, risalente alla fine del XV secolo. L’opera, unica nel panorama della pittura siciliana, giunse in nell’Isola probabilmente poco dopo la sua realizzazione, forse acquistato da qualche avo del nobile casato della baronessa Agata Interlandi della Favarotta, che nel 1783 lo donò alla chiesa di San Giorgio di Caltagirone. L’occasione della mostra è data dal recente restauro della tavola nel Laboratorio dei Musei Vaticani, restauro che ha restituito all’opera le originarie cromie e luminosità e ha ridato al supporto ligneo elasticità e solidità.

L’evento, curato da Roberta Carchiolo, Fabio Raimondi e Manuel Parada López de Corselas, è organizzato dalla Regione Siciliana e dalla Diocesi di Caltagirone. “Per dirla con le parole del pensatore medievale Bernardo di Chartes – evidenzia il presidente della Regione Nello Musumeci – noi ‘nani sulle spalle di giganti’, dobbiamo vedere in questa bella mostra, non solo un evento espositivo di prima grandenza, ma anche l’orizzonte verso il quale vogliamo andare. In tale prospettiva, la manifestazione è il magico contenitore che racchiude già tutto”.

Insieme al Trono di Grazia verrà esposta un’altra piccola quanto preziosa tavola attribuita a Vrancke van der Stockt, la Compassio Patris proveniente dalle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Madrid (la gran parte delle opere attribuite a Vrancke van der Stockt si trovano nei musei spagnoli, poche nei musei belgi, olandesi e statunitensi). Entrambi i dipinti trattano in maniera molto singolare il tema della Trinità unitamente a quello della Deposizione di Cristo. Accanto alle due opere, verrà esposta una seconda tavola siciliana di un anonimo artista fiammingo attivo tra la fine del XV e i primi del XVI secolo e incline ai modi di Roger van der Weyden e di Hans Memling: l’Annunciazione della Galleria regionale di Palazzo Abatellis di Palermo attribuita a un Seguace del Maestro della Leggenda di Santa Lucia.

Cappella neogotica del seminario del Museo diocesano

Il percorso espositivo si focalizzerà sul restauro, illustrato col supporto di strumenti multimediali e pannelli esplicativi, e sulla complessa iconografia dell’opera che verrà scomposta nei suoi singoli elementi per essere spiegata a fondo ai visitatori. L’inaugurazione vedrà la partecipazione del vescovo di Caltagirone monsignor Calogero Peri, del sindaco di Caltagirone Gino Ioppolo, del dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali e dell’identità siciliana Sergio Alessandro, della soprintendente dei Beni culturali e ambientali di Catania Rosalba Panvini, della direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta, del curatore capo del dipartimento di Antichità medievali del Museo archeologico nazionale di Madrid Sergio Vidal Álvarez, e del curatore del dipartimento di Pittura fiamminga del Museo del Prado di Madrid José Juan Pérez Preciado. Seguiranno le relazioni tecniche e storico artistiche di Adele Breda e Angela Cerreta, rispettivamente storica dell’arte e restauratrice dei Musei Vaticani, di Roberta Carchiolo, storica dell’arte della Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Catania, e di Francesco Failla, direttore dell’Archivio e della biblioteca della diocesi di Caltagirone. Modera il direttore del Museo diocesano di Caltagirone nonché curatore della mostra, don Fabio Raimondi.

La mostra, pensata come un evento dinamico, sarà accompagnata da cosiddette mostre studio nelle quali si alterneranno opere scelte per esprimere un particolare tema o il percorso di un artista, per esempio il mirabile dipinto raffigurante San Pietro in cattedra e storie della sua vita custodito nella chiesa di Santa Maria la Stella di Militello Val di Catania. La mostra si concluderà con un convegno internazionale al quale verranno chiamati a partecipare specialisti dell’arte fiamminga dai musei italiani e spagnoli.

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Quando la musica sposa il gelato: rivivono le “arie del sorbetto”

Una memoria recuperata da Marco Betta e Antonio Cappadonia, che ripercorrono l’antica tradizione settecentesca di offrire rinfrescanti intermezzi al pubblico, durante le pause delle opere

di Redazione

Raccontare la tradizione musicale delle “arie del sorbetto”, opere minori di compositori importanti che nel ‘700 venivano suonate durante le pause delle opere, mentre il pubblico poteva rinfrescarsi degustando dei sorbetti.

Una memoria recuperata da Marco Betta e Antonio Cappadonia che, dalle 19 alle 20 di giovedì 13 giugno, in piazzetta Bagnasco, a Palermo, offriranno un’esperienza multisensoriale, dando modo di ascoltare il racconto e le curiosità dell’opera “I Pagliacci”, all’antivigilia della sua prima in programma il 15 giugno al Teatro Massimo di Palermo. Un viaggio nella memoria pieno di suggestioni che si potrà fare mentre Antonio Cappadonia mostrerà, con un mastello pieno di ghiaccio e sale, la “tecnologia del freddo” dell’epoca con cui si preparavano i sorbetti.

Marco Betta e Antonio Cappadonia

A promuovere l’iniziativa, in condivisione con l’amministrazione comunale di Palermo, è la giovanissima associazione “Piazzetta Bagnasco”, realtà nata per iniziativa di un gruppo di commercianti e di pubblici esercenti della piazzetta e delle vie limitrofe, con l’obiettivo di dare vita ad attività culturali e artistiche che possano migliorare l’immagine della piazza a vantaggio di chi vi risiede o vi lavora, ma anche di chi vi transita.

“Uniamo la memoria della storia della musica – spiega Donato Didonna, presidente dell’associazione – con la memoria storica di un prodotto dell’artigianato come il sorbetto siciliano, profondamente legato alla nostra terra. Si tratta della prima di un ciclo di iniziative pensate per costruire buone pratiche di capitale civico attraverso il senso di responsabilità sociale dei propri aderenti. Una sinergia di intenti che ci vede desiderosi di contribuire al miglioramento della qualità di vita della piazzetta, curandone anche il decoro e l’immagine attraverso momenti culturali di ampio respiro”.

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In mostra le grandi macchine edili degli antichi greci

Si inaugura nella Valle dei Templi “Costruire per gli dei. Il cantiere nel mondo classico”, un’esposizione che ripercorre strumenti e tecniche usate per edificare i monumenti dorici

di Redazione

Come si costruivano i templi antichi? Come era possibile trasportare massi squadrati di diverse tonnellate e issarli a decine di metri di altezza? Quanti operai servivano per costruire un tempio? Tutte domande alle quali dà risposta una mostra dal grande valore didattico e documentario, che ricostruisce i cantieri allestiti per edificare i grandi templi dorici della Valle dei Templi di Agrigento.

Una delle ricostruzioni in mostra

Sono riproposte – in un itinerario che si addentra nella Valle – in scala 1 a 1, le principali macchine edili costruite nel tempo, con ingegnosi meccanismi di grande semplicità. Ripercorrendo le descrizioni delle fonti antiche, da quelle di Diodoro Siculo per il complesso dell’Olympeion, rivive così l’arte del costruire dell’antica Akragas, la “più bella città dei mortali” di pindarica memoria, i cui abitanti secondo le parole riferite a Empedocle “costruivano come se dovessero vivere in eterno e banchettavano come se dovessero morire all’indomani”.

La mostra “Costruire per gli dei”

È la mostra “Costruire per gli dei. Il cantiere nel mondo classico”, prodotta e organizzata da MondoMostre in collaborazione con il Polo Culturale di Agrigento e il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi e promossa dall’assessorato dei Beni culturali della Regione Siciliana. Si inaugura oggi nella Valle dei Templi alla presenza del dirigente generale del Dipartimento dei Beni Culturali, Sergio Alessandro, del presidente del Consiglio del Parco della Valle dei Templi, Bernardo Campo, e del direttore del Parco e del Polo archeologico di Agrigento, Giuseppe Parello.

La mostra, che aprirà ufficialmente il 12 giugno e sarà visitabile fino al 30 settembre, è curata dall’architetto Alessandro Carlino, storico dell’architettura che da anni studia i templi dorici siciliani, e nasce da un’idea del direttore del Parco della Valle dei Templi. Per i primi quattro giorni, sarà offerta gratuitamente a chi visiterà la Valle dei Templi con il nomale biglietto di ingresso. Da mercoledì 12 giugno si pagherà un piccolo sovrapprezzo di 2 euro, sempre sul biglietto abituale.

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