Volti e frammenti di vita colorano l’aeroporto

Inaugurata nell’area imbarchi dello scalo di Palermo la mostra fotografica “Scatti d’ali” del giornalista Giovanni Franco

di Redazione

Momenti di vita impressi in un click, seguendo, al di là degli stereotipi, il richiamo della curiosità e delle emozioni. Ecco così visualizzarsi volti e persone, in un gioco di sguardi, espressioni e sfumature di colori. Gente comune che sembra recitare improvvisando spettacoli di strada. Ognuno di questi personaggi racconta uno spaccato del proprio quotidiano mentre sta lavorando o trascorrendo il tempo libero.

La mostra “Scatti d’ali” in aeroporto

Seguendo le note sul pentagramma, vari individui sono stati ritratti come se intonassero una sinfonia individuale che nel contesto diventa polifonica e coinvolgente. Ecco il filo conduttore della raccolta di foto realizzate dal giornalista dell’Ansa, Giovanni Franco dal titolo “Scatti d’ali”. Una mostra, curata da Simona Gazziano, inaugurata pochi giorni fa, nell’area imbarchi (livello inferiore), dall’autore e da Giovanni Scalia, amministratore delegato di Gesap, la società di gestione dell’aeroporto di Palermo Falcone Borsellino.

Una delle foto in mostra

“La fotografia è per me un modo per raccontare storie – dice l’autore – a volte un’immagine resta impressa nella memoria più di tante parole. Soprattutto oggi che i selfie, si sono trasformati in una sorta di specchi deformati con la memoria”. Franco ha cominciato a fotografare con le reflex analogiche. Ha esposto le sue foto in diverse mostre a partire dagli anni ’80. “La mostra di Franco – dice Scalia – si lega bene al progetto della Gesap, per portare l’arte all’interno degli spazi aeroportuali. Un progetto iniziato da alcuni anni, anche con l’esposizioni di pezzi museali o di opere d’arte contemporanee. Guardando le foto di Franco viene voglia di soffermarsi sulla ricchezza dei particolari che ogni volto esprime”.

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Tutto pronto per la notte della Santuzza, ecco il programma

Teatro, danza, musica e luci per il Festino di Santa Rosalia, con le esibizioni de La Fura dels Baus, della compagnia Transe Express, con il Coro di voci bianche e la Kids Orchestra del Teatro Massimo

di Redazione

Entra nel vivo il 395esimo Festino di Santa Rosalia a Palermo, con la direzione artistica di Letizia Battaglia e Lollo Franco. È tutto pronto per la lunga notte del corteo del 14 luglio, che comincerà dal piano di Palazzo Reale, alle 21, con lo spettacolo “Santa Rosalia e il Genio di Palermo”: per la prima volta, infatti, i due numi tutelari della Città, religioso e laico, dialogheranno all’interno dell’articolata performance che coinvolgerà diversi gruppi artistici. Sulla scena anche due Rosalia, una danzante e una che, con il proprio canto, rappresenterà l’anima della Santuzza.

Riproduzione del carro di Santa Rosalia progettato da Fabrizio Lupo

Si assisterà ad un trionfo di arti: dal teatro alla danza, dalla musica al canto, con il Coro di voci bianche e la Kids Orchestra entrambi del Teatro Massimo, per giungere alle esibizioni artistiche acrobatiche, durante la nascita di Rosalia, la tentazione dei diavoli e la Peste, che vedranno in aria cittadini palermitani nella performance curata da La Fura dels Baus e l’esecuzione della Danza del Fuoco.

Da qui l’imponente carro trionfale, una specie di palcoscenico mobile di 9.000 chili alto 11 metri, largo 5,40 e lungo 10, animato da luci, musica e movimenti meccanici, trainato come da tradizione dai cittadini delle comunità multietniche coordinate da Rajendra Bitrayya, da otto detenuti del carcere Ucciardone e dai fedeli, comincerà la sua sfilata lungo il Cassaro per giungere al Foro Italico. Il carro farà la sua prima sosta davanti alla Cattedrale dove si esibirà la compagnia Transe Express, per la prima volta nel cast artistico del Festino, con la performance aerea “Lacher de violons”, un dialogo tra cielo e terra che coinvolgerà 20 artisti, dove la potenza delle percussioni incontrerà la delicatezza di un quartetto d’archi e di una voce lirica. Il corteo sarà accompagnato dalla compagnia Trans Express, fino ad un certo punto, e poi dagli Ottomani Animati e dai tamburinai della famiglia Aucello.

La compagnia Transe Express

Ai Quattro Canti, prima del tradizionale omaggio floreale che vedrà salire il sindaco Leoluca Orlando sopra il carro e invocare, a protezione della città, il nome di Santa Rosalia, la Fura dels Baus presenterà, in prima nazionale, un’altra performance aerea coinvolgendo altri artisti palermitani. Il carro trionfale durante questo momento, in omaggio alle quattro sante presenti ai vertici dei Canti, svelerà la sua struttura dinamica. Seguirà l’Abballu di li Virgini che verrà ripetuto anche a Porta Felice, a conclusione di un’ultima performance aerea. Da qui il corteo, tra sonorità ritmate e giochi di luce, giungerà al Foro Italico, dove sarà accolto dal consueto tripudio dei fuochi d’artificio.

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Teatro Biondo, stagione estiva all’insegna della spiritualità

La rassegna prevede dieci appuntamenti in tre spazi diversi della città: l’Orto Botanico, il Castello di Maredolce e il Chiostro della Chiesa di Sant’Antonino

di Redazione

Si intitola “Vocazioni” la stagione estiva del Teatro Biondo di Palermo, la prima curata dalla neo direttrice Pamela Villoresi, che ha riunito artisti di culture diverse e spettacoli legati da un comune afflato verso una dimensione etica e spirituale, di cui Palermo è l’ideale palcoscenico. La rassegna, realizzata con la collaborazione dell’Università di Palermo e il contributo della Regione Siciliana e del Comune di Palermo, prevede dieci appuntamenti tra teatro, danza, musica e incontri, distribuiti in tre spazi diversi della città: l’Orto Botanico, il Castello di Maredolce e il Chiostro della Chiesa di Sant’Antonino, aperto per l’occasione alla fruizione pubblica.

Pamela Villoresi e Danilo Rea in “Terra”

La rassegna prenderà il via proprio al Chiostro di Sant’Antonino, dove il 19 luglio, in occasione dell’anniversario della strage di via d’Amelio, debutterà il terzo atto di “In mio onore” di Elisa Parrinello, un’opera metaforica che attraverso i linguaggi del teatro, della musica e della danza mette in scena il conflitto tra bene e male, lanciando un messaggio di pace, civiltà e coraggio.

Il 20 luglio, nello stesso spazio, andrà in scena “Extra Moenia”, il saggio di fine corso degli allievi della “Scuola dei mestieri dello spettacolo” del Teatro Biondo diretta da Emma Dante. Il 21 luglio ci si sposta al Castello di Maredolce per uno spettacolo di teatro e musica dedicato alla vocazione del volo: “Icaro” di Stefano Pirandello, adattato per la scena da Sarah Zappulla Muscarà. Mario Incudine ne è regista, interprete e autore delle musiche. Il 22 luglio, all’Orto Botanico di Palermo, il teologo Paolo Gamberini e il filosofo Vito Mancuso si confronteranno sul tema delle “Vocazioni”; conduce la serata la giornalista Fernanda Di Monte, religiosa delle Figlie di San Paolo.

Mario Incudine

L’indomani, si torna al Castello di Maredolce per “Francesco e il Sultano” di Giampiero Pizzol e Otello Cenci. Spettacolo che racconta l’incredibile impresa di San Francesco, che nel 1219, nel pieno di un cruento conflitto tra l’Occidente e l’Islam, attraversò il mare, superò la prima linea del fronte e si presentò come ambasciatore di pace al potente sultano d’Egitto e Siria, Malik al Kamil. Il 24 luglio il palcoscenico del Chiostro di Sant’Antonino accoglierà la danza di Virgilio Sieni, la cui compagnia proporrà “Bach Duet” sulle suites per violoncello solo di Bach eseguite dal vivo da Lavinia Scarpelli. Sempre al Chiostro di Sant’Antonino, il 25 luglio, Pamela Villoresi, insieme al pianista Danilo Rea, interpreterà “Terra” di Valeria Moretti. Un concerto per voce recitante e pianoforte, un inno alla vita dedicato alla figura della Terra Madre.

Teresa De Sio

Tre concerti completano il programma estivo del Biondo: il 26 luglio, nel Castello di Maredolce, l’ensemble di Pejman Tadayon, uno dei più importanti esponenti di musica persiana e sufi, proporrà “Musica sacra sulla via della seta”. L’indomani, al Chiostro di Sant’Antonino, sarà la volta di “Mediterranean Blues”, con un ensemble misto di musicisti africani e italiani guidato da Baba Sissoko. Infine, il 28 luglio, lo stesso palco di Sant’Antonino ospiterà la cantautrice Teresa De Sio nell’unica tappa siciliana del suo “Puro desiderio tour”.

“Come non parlare di spiritualità nella ‘divina’ Palermo? – si domanda Pamela Villoresi – Una città di chiese, cupole, monasteri, zise, martorane, balate, palazzi arabi e normanni, catacombe, scheletri, martirii, e ancora castelli di gesuitica memoria, preti eroi, maestri indù. Come non raccontare dunque le diverse ‘vocazioni’ di cui questa città è testimone e artefice? Vocazioni al martirio, al pensiero, all’abbandono, al riscatto, alla morte, alla vita: per la vita di tutti”.

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A Palazzo Mirto l’arte del rebus tra cimeli di famiglia

Prorogata la mostra “Family Connection” di Adalberto Abbate. Una stravagante collezione di oggetti dei nonni dell’artista tesse un dialogo con quella storica della dimora nobiliare

di Redazione

C’è ancora tempo fino al 31 luglio per ammirare “Family Connection”, la mostra personale di Adalberto Abbate per il Museo regionale di Palazzo Mirto, a Palermo. Servizi da tè, porcellane, immagini sacre, ricordi di viaggio e di guerra, si inframezzano alle collezioni storiche del palazzo, innescando un dialogo non privo di interferenze e contraddizioni. Questa serie stravagante di oggetti, accumulati secondo il gusto di Stefano Lotà e Giuseppa Raia, nonni di Adalberto Abbate, riflettono la loro avventura comune, raccontandone aspirazioni, desideri e ricordi.

Adalberto Abbate

Ornamenti di gattopardiana memoria slittano dai saloni dell’alta nobiltà feudale ai salotti della piccola borghesia proletaria, generando un cortocircuito non facile da sanare. In una compenetrazione di status e ruoli, un oggetto in plastica è quasi indistinguibile da uno in avorio o in pregiata ceramica; una bottiglia in vetro antico è kitsch quanto un dopobarba a forma di marlin di meno raffinata produzione seriale. Sono oggetti che racchiudono una potenza narrativa ed emotiva, un universo visivo, familiare e amico, da cui l’artista ha tratto immaginazione, dedizione e ispirazione.

In “Family Connection” Adalberto Abbate presenta una selezione delle sue opere, spesso impregnate di cinismo, con la collezione eclettica dei suoi nonni e le loro fotografie. Gli oggetti isolati, quasi silenziosi, al centro di uno spazio chiaramente identificato come familiare, mettono in scena un confronto con lo sguardo dell’artista. Ne deriva un rebus, un dialogo meditativo, un costante andirivieni fra la concreta realtà quotidiana e una dimensione più concettuale, in cui non è difficile rispecchiare un nostro personale vissuto.

La mostra, organizzata dall’associazione Amici dei Musei Siciliani e Spazio Rivoluzione, è visitabile da martedì a sabato, dalle 9 alle 18; domenica e festivi, dalle 9 alle 13. Ingresso gratuito la prima domenica di ogni mese. Chiuso il lunedì.

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Torna a Gibellina il primo festival di fotografia “open air”

Sono oltre trentacinque gli artisti protagonisti di Gibellina PhotoRoad, provenienti da diversi paesi del mondo. Un gigantesco mosaico murale di Joan Fontcuberta sarà donato alla città

di Redazione

Installazioni fotografiche di grande formato, mostre outdoor, incontri e proiezioni in una città che è uno dei più grandi musei d’arte contemporanea “a cielo aperto” del mondo. È il Gibellina PhotoRoad, il primo e unico festival di fotografia “open air” e site-specific d’Italia, organizzato dall’associazione culturale On Image e co-organizzato dalla Fondazione Orestiadi, con la direzione artistica di Arianna Catania, il patrocinio del Comune di Gibellina, e sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, main Partner Festival Images Vevey. Un’occasione per ammirare alcuni fra i lavori fotografici più interessanti degli ultimi anni, presentati nello spazio urbano con visionari e innovativi allestimenti “all’aperto”, alla ricerca di nuove interazioni con il pubblico.

Uno scatto di Alterazioni Video

Forte del successo della prima edizione, Gibellina PhotoRoad torna quest’anno con un nuovo e più ricco programma, che, per oltre un mese, dal 26 luglio al 31 agosto, porterà nella cittadina trapanese i grandi autori della fotografia, accanto a giovani emergenti del panorama internazionale. Joan Fontcuberta, Mario Cresci, Mustafa Sabbagh, Alterazioni Video, Moira Ricci, Tobias Zielony, sono soltanto alcuni dei grandi artisti più noti presenti, che insieme ai più giovani Manon Wertenbroek, Gianni Cipriano, Morgane Denzler, sono chiamati a confrontarsi con un luogo dalla storia unica.

Atteso il ritorno in Sicilia, dopo l’anteprima dello scorso anno, di Fontcuberta. Fotografo e teorico dell’immagine, curatore e scrittore Catalano, presenterà a Gibellina un immenso foto-mosaico composto da 6075 mattonelle di immagini, selfie, foto di vacanze, feste e viaggi inviate dai cittadini gibellinesi all’artista che le ha poi ricomposte per formarne un’immagine unica. La gigantesca opera collettiva permanente (13 metri per 3,5) dal titolo “Gibellina Selfie-lo sguardo di tre generazioni”, sarà il più grande foto-mosaico murale di Fontcuberta al mondo, e martedì 23 luglio verrà svelato e donato alla città, convertendosi in un’icona della stessa Gibellina.

Moira Ricci, “Andata e Ritorno”

Il tema di questa edizione è “Finzioni”. Una dialettica, quella tra realtà e finzione, che da sempre è il fondamento stesso di tutte le arti. Sono oltre trentacinque, provenienti da diversi paesi europei ed extraeuropei, gli artisti del fitto programma del Gibellina PhotoRoad 2019. Gli svizzeri Taiyo Onorato & Nico Krebs, Christian Lutz, Nicolas Polli, Olivier Lovey, Manon Wertenbroek, i francesi Morgane Denzler, Sophie Zenon, Michel Le Belhomme; gli italiani Mustafa Sabbath, Incompiuto Siciliano, Gianni Cipriano, Federico Clavarino, Novella Oliana, Giammarco Sanna, Andrea Alessandrini, Giorgio Varvaro; dal Messico Monica Alcazar-Duarte, e Brian Mc Carty dagli Stati Uniti, sono soltanto alcuni degli artisti di fama internazionale che animeranno la cittadina trapanese, dal 26 al 29 luglio, nei tre giorni di apertura del festival con incontri e proiezioni.

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Marsala rende omaggio a Consagra, in mostra 50 sculture

Le opere, esposte all’interno del Convento del Carmine, in occasione dei cinquant’anni dalla pubblicazione de “La città frontale”, rappresentano il profondo legame dell’artista con l’architettura

di Redazione

Conto alla rovescia a Marsala per la mostra “Consagra Architettura”, dedicata allo scultore originario di Mazara del Vallo, in programma dal 6 luglio al 20 ottobre nel Convento del Carmine. Una cinquantina le sculture selezionate dal curatore Sergio Troisi, in occasione dei cinquant’anni dalla pubblicazione de “La città frontale”, volume in cui Pietro Consagra – autore fra l’altro della monumentale “Stella”, icona di Gibellina e dell’utopica rinascita del Belìce nel segno dell’arte – espone ed articola la sua profonda riflessione teorica sull’architettura e sul suo personale e felice percorso di ricerca.

Pietro Consagra, Ferro Rosso

Le sculture oggetto dell’allestimento sono impaginate fra le sale dell’antico convento e alcune incursioni nel paesaggio, come quelle a cielo aperto, tra le essenze mediterranee dell’antico chiostro dei padri carmelitani. Selezionate dal curatore, sono il paradigma della poetica di Consagra e del legame dell’autore fra la propria scultura e l’architettura, enunciato proprio nel volume “La città frontale”.

“Proporremo i modelli, i colorati progetti di facciate, la serie delle ‘Porte del Cremlino’ – spiega il curatore – e un nucleo di dipinti, ordinati in un percorso che vuole evidenziare come, nella visione dell’architettura, confluiscano alcuni temi centrali della ricerca di Consagra, quali il colore e la trasparenza, indagati durante gli anni Sessanta anche con i ‘Piani appesi’ in faesite e le ‘Sottilissime’ in acciaio”.

Pietro Consagra nel suo studio a Roma (foto Carlo Orsi)

E non è casuale la scelta di allestire a Marsala una mostra dedicata a questo aspetto dell’opera di Consagra. “È qui, infatti, nella provincia di Trapani – continua Troisi – che l’artista ebbe modo di elaborare in forma compiuta i suoi progetti: con le architetture di Gibellina – il ‘Meeting’, il cui restauro è in fase conclusiva, il Teatro rimasto incompiuto e la grande Stella divenuta simbolo del Belìce – e per Mazara del Vallo, la sua città natale, con il progetto di facciata per il Palazzo del Comune con cui voleva rimediare allo scempio edilizio che dagli anni Settanta oltraggia una delle più belle piazze siciliane. L’interesse di Consagra per l’architettura muove infatti da una posizione innanzitutto morale: riscattare, attraverso la libertà e l’immaginazione dell’arte, la città da quel destino di puro strumento economico a cui le pratiche urbanistiche del dopoguerra l’hanno consegnata”.

La mostra, realizzata in collaborazione con l’Archivio Pietro Consagra di Milano ed organizzata dall’Ente Mostra di Pittura “Città di Marsala”, si inaugura sabato 6 luglio, alle 18,30. Con il presidente del Cda dell’Ente Mostra, Giorgio Salvo, sarà il sindaco di Marsala, Alberto Di Girolamo, l’assessore comunale alla Cultura, Clara Ruggieri e il curatore, Sergio Troisi, che illustrerà ai visitatori le linee guida della ricerca sull’autore e del progetto espositivo per Marsala.

La mostra è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 19 alle 21. Lunedì chiuso. Ingresso 3 euro.

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In mostra i reperti del villaggio preistorico di Santa Febronia

L’esposizione raccoglie i numerosi ritrovamenti nel territorio di Palagonia ed è stata curata dalla soprintendenza dei Beni culturali di Catania, guidata da Rosalba Panvini

di Redazione

I reperti delle coste di Santa Febronia potranno essere ammirati in una mostra a Palagonia. L’esposizione, allestita nel Palazzetto Blandini, sarà inaugurata venerdì 5 luglio alle 18, dal governatore Nello Musumeci. La mostra “Le coste di Santa Febronia di Palagonia. Dallo scavo alla valorizzazione. Le testimonianze del villaggio preistorico” – che chiuderà i battenti il 31 ottobre – raccoglie i numerosi ritrovamenti di quel territorio ed è stata curata dalla soprintendenza dei Beni culturali di Catania, guidata da Rosalba Panvini.

Scavi a Santa Febronia

Le coste di Santa Febronia – che prendono il nome dalla chiesetta rupestre bizantina dedicata alla martire – conservano notevoli resti di un villaggio databile al secondo millennio avanti Cristo. Le indagini condotte dai tecnici della soprintendenza etnea hanno messo in luce i resti di una capanna con il suo ricco corredo, un lungo muro che delimitava l’abitato e che conservava i resti di un focolare e la necropoli di tombe a grotticella artificiale disposte su filari regolari cui si accedeva attraverso sentieri intagliati nella roccia.

Cantiere nell’area archeologica

Le analisi dei semi rinvenuti e di diversi contenitori in ceramica provenienti dalla capanna – effettuate con una innovativa tecnica finora mai adoperata in Sicilia – hanno permesso di conoscere la dieta degli abitanti dell’area, mentre in un settore separato rispetto alla capanna, è stata individuata una zona dedicata alle attività artigianali all’aperto, come la lavorazione della selce e la macellazione. Notevoli, infine, le deposizioni rinvenute davanti alla celle, che documentano rituali di offerte e libagioni successive al seppellimento. Dal villaggio provengono anche oggetti in metallo che hanno permesso di conoscere l’evoluzione delle tecniche metallurgiche, dal rame arsenicale al bronzo.

All’inaugurazione saranno presenti anche il dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali Sergio Alessandro, la soprintendente Rosalba Panvini, la dirigente della sezione per i Beni archeologici di Catania Laura Maniscalco e il sindaco di Palagonia Salvatore Astuti.

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Torna La Macchina dei Sogni, teatro e arte raccontano la Luna

Il festival creato da Mimmo Cuticchio, giunto alla 36esima edizione, si svolgerà nell’arco di tre weekend di spettacoli, tra Palermo e Terrasini

di Redazione

Si intitola “L’altra faccia della luna”, la 36esima edizione de La Macchina dei Sogni, il festival di teatro di figura e di narrazione creato da Mimmo Cuticchio, che torna quest’anno dal 19 luglio al 4 agosto. Tre weekend di spettacoli, tutti a ingresso libero, che si svolgeranno, tra Palermo e Terrasini, negli spazi del Museo regionale di Arte Contemporanea di Palazzo Riso, poi al Museo D’Aumale a Terrasini e infine al Teatro dei Pupi dei Figli d’arte Cuticchio (qui il programma completo).

Mimmo Cuticchio mette in scena la Pazzia di Orlando

Protagonisti saranno teatranti, artisti, manianti, burattinai, marionettisti e narratori. Ognuno ha portato con sé uno spettacolo ispirato alla Luna, secondo le tipologie del lavoro di ciascuno. Chi ha scelto versi e poesie, chi si è gettato nelle favole antiche, chi ancora ha preso a prestito le indagini scientifiche: il risultato è un cartellone molto variegato, 22 appuntamenti e 19 tra compagnie e artisti, con molti ritorni, diverse vecchie conoscenze e nuovi partecipanti, e un occhio particolare per i più piccoli. Partendo, come sempre, dall’Ariosto.

Da segnalare, il progetto speciale sui poeti “La notte che l’uomo”, curato da Maria Grazia Calandrone per Rai – Radio3 proprio nella notte dell’anniversario dell’allunaggio, il 20 luglio, a Palazzo Riso. Radio3 ha invitato alcuni tra i maggiori poeti contemporanei ad indirizzare la loro fantasia sul rapporto tra la Terra e la Luna, oppure a raccontare la loro esperienza di quel giorno di cinquant’anni fa. Musiche dei Fratelli Mancuso che le eseguiranno dal vivo. A questo progetto si affianca la serata tra scienza e letteratura “Terra chiama Luna” guidata da Marino Sinibaldi, direttore di Radio3 (domenica 21 luglio, sempre a Palazzo Riso) alla quale parteciperanno Lara Albanese, astronoma, fisica e, come ama definirsi, “raccontascienze”; lo scrittore Ermanno Cavazzoni, autore del “Poema dei lunatici” dal quale Federico Fellini ha tratto il suo film “La voce della luna”, Stefano Catucci, docente all’Università La Sapienza e Caterina Greco, archeologa e neodirettrice del Museo archeologico Salinas di Palermo. L’atrio del Museo d’Arte contemporanea accoglierà anche un’opera site specific di Roberta Barraja: un ippogrifo di 8 per 5,50 metri lavorato in tarlatana (garza di cotone) formato dall’unione di tanti coni, impreziositi da tessuti e materiali già carichi di una vita propria, lavorati e intrecciati sul corpo della leggendaria creatura, simbolo di qualcosa impossibile da ottenere.

Tomas Jelinek

Dalle marionette di legno, calate in ambienti ironicamente quotidiani di Silvia Diomelli al classico Pulcinella di Bruno Leone che stavolta incontrerà i …lunatici; e di guarattelle si occuperà anche Irene Vecchia; dai surreali, mini protagonisti di Horacio Peralta, marionettista-intellettuale argentino ai racconti lontani di Yousif Latif Jaralla, ai giocattoli d’epoca e registrazioni originali con cui Tomas Jelinek narrerà lo sbarco sulla Luna. Il catalano Tony Zafra calerà nelle figure femminili bibliche le sue “Storie di filo e legno”, gli risponderanno i burattini bolognesi di Mattia Zecchi.

Giorgio Gabrielli

Dalla Sicilia arrivano le antiche serenate, ovviamente alla Luna, recuperate dai gruppi folk Cialoma e Lorimest, e dall’ensemble Serenate Notturne di Sciacca. E ancora, Alf Leyla, le marionette baresi di Pantaleo Annese, l’ennese Giuseppe Di Bella e il suo progetto musicale “Fuddìa” che cerca di trovare un punto di incontro fra le radici della musica siciliana e la canzone d’autore; Giorgio Gabrielli, Teatro degli Spiriti e il gradito ritorno del Teatro Tages di Cagliari. E ancora, Fabrizio Lupo con un progetto che è una riproposizione di una messa in scena realizzata con la famiglia Cuticchio, in particolare Guido, quarant’anni or sono. Un doppio viaggio surreale per Astolfo che si ritroverà proiettato in un incubo che pian piano si trasformerà in sogno.

Spazio, poi, alla prima tragedia in musica del teatro dei pupi. Si lascerà intrigare dalla bellissima (e maledetta) Gorgone, infatti, Mimmo Cuticchio che cura messa in scena e regia di “Medusa”, tragedia in musica di Giacomo Cuticchio su libretto di Luca Ferracane. Un lavoro imponente, vero omaggio al melodramma del Settecento per ensemble orchestrale di 50 elementi tra musicisti, coro e cantanti, in prima assoluta venerdì 26 luglio a Palazzo D’Aumale, a Terrasini. Il programma si chiuderà dal 2 al 4 agosto al Teatrino dei Pupi di via Bara all’Olivella dove Mimmo e Giacomo Cuticchio riproporranno il famoso passaggio dell’Opra sul viaggio di Astolfo sulla Luna, alla ricerca del senno di Orlando paladino, divenuto folle quando scopre l’amore della bella Angelica per Medoro, un soldato dell’esercito di Dardanello.

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I conflitti d’Europa negli scatti di sei fotografi

Una mostra a Palazzo Riso indaga sul clima di incertezza sociale e politica che attraversa il Vecchio Continente, in mostra scatti di James Russell Cant, Lee Brodhurst Hooper, Yiannis Katsaris, Paola Leonardi, Tim van den Oudenhoven e Beata Stencel

di Redazione

S’intitola “Shifting Stances” la mostra di fotografia contemporanea che il Polo museale regionale d’arte moderna e contemporanea Palazzo Riso di Palermo e il Museo regionale Palazzo d’Aumale di Terrasini inaugurano oggi nelle sale del palazzo di via Vittorio Emanuele. A promuovere la mostra, visitabile fino al 2 dicembre prossimo, è la Fondazione Greece Needs Love di Atlanta in collaborazione con The Sir John Cass School of Art and Design, London Metropolitan University. La direzione artistica e la cura sono di Paola Leonardi e di Luca Lo Sicco di Leonvago.

Uno degli scatti in mostra

L’identità e i cambiamenti sociali in un panorama di incertezza sociale e politica sono i temi sui quali si sono mossi sei fotografi europei contemporanei – James Russell Cant, Lee Brodhurst Hooper, Yiannis Katsaris, Paola Leonardi, Tim van den Oudenhoven e Beata Stencel – le cui circa 50 opere in mostra raccontano il punto di vista di ognuno di loro sul mondo, tessendo tutti insieme un percorso narrativo unico.

L’installazione “Divided To The Ocean” di James Russell Cant presenta ritratti di persone che sono emigrate attraverso il mare in Inghilterra, mentre “Sea/Change” di Lee Broadhurst-Hooper ritrae l’evoluzione del panorama sociale di Folkestone, città della costa inglese, punto di ingresso insieme a Dover nell’Unione europea. “This Is How Low You Brought Me, For I Am In Love With You” sono alcune fotografie scattate nel corso di dieci anni da Yiannis Katsaris, fotografo di origine greca naturalizzato cittadino britannico. Le immagini compongono una lirica d’amore per la sua Grecia. In “Borderlands: The Edge Of Europe”, Paola Leonardi ha meticolosamente documentato, durante un arco di tempo di sette anni, aree remote ai confini dell’Unione europea, mentre con “Vanishing Portrait”, Tim van den Oudenhoven tratta i temi della dissolvenza e della transitorietà. Infine “Leva” di Beate Stencel esplora la fragile transizione tra infanzia e adolescenza. Si tratta di una serie creata nel piccolo villaggio di Pelci, in Lettonia, che si concentra sulla giovane protagonista Ieva.

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Orestiadi al via, teatro e arte invadono Gibellina

La nuova edizione s’inaugura con un lungo weekend di racconti, scandito da tre artisti siciliani: Luigi Lo Cascio, Roy Paci e Ninni Bruschetta

di Redazione

Tutto pronto a Gibellina per la 38esima edizione del Festival internazionale delle Orestiadi, con la direzione artistica di Alfio Scuderi: un viaggio attraverso la parola, gli autori, le storie, con particolare attenzione al teatro narrativo. Questa edizione s’inaugurerà con un lungo weekend di racconti, scandito da tre artisti siciliani: Luigi Lo Cascio, Roy Paci e Ninni Bruschetta. Venerdì 5 luglio dalle 19,30, si parte con “Storie dell’altro mondo, notte di racconti, miti, favole e allunaggi” con la partecipazione straordinaria di Luigi Lo Cascio e con Salvo Arena e Gaia Insenga. Un evento costruito a Gibellina, tra racconto, musica e poesia, in una lunga staffetta notturna che metterà in scena il Baglio Di Stefano con i suoi diversi spazi: la Terrazza, la Corte inferiore, la Montagna di sale.

Luigi Lo Cascio

La festa teatrale d’apertura continuerà sabato 6 luglio alle 21,15 con la prima nazionale di “Carapace”, spettacolo con cui torna in scena Roy Paci protagonista, nelle inedite vesti di attore. Un testo scritto dallo stesso Roy Paci e dal giovane regista Pablo Solari. Il 7 luglio sempre alle 21,15, con “Il mio nome è Caino” di Claudio Fava con Ninni Bruschetta, si chiude il lungo weekend di inaugurazione: un racconto di fantasia e realtà di un testimone diretto e anche vittima della furibonda guerra di mafia siciliana.

Il 12 luglio, sarà la volta di Marco Baliani con il suo nuovo spettacolo una “Una notte sbagliata”, regia di Maria Maglietta, mentre il 13 luglio ci sarà il “ritorno” di “Mistero buffo”, testo culto del teatro italiano, a cinquant’anni dalla prima edizione che Dario Fo portò in scena proprio nelle baracche di Gibellina dopo il terremoto, in questa nuova edizione interpretata e diretta da Ugo Dighero. Il 19 luglio in ricordo di Paolo Borsellino andrà in scena “Le parole rubate” di Gery Palazzotto e Salvo Palazzolo, interpretato da Gigi Borruso. Il 20 luglio prima nazionale per le Orestiadi 2019 de “Le esequie della luna”, proprio in occasione dei cinquant’anni del primo sbarco sulla luna avvenuto il 20 luglio 1969, dal testo di Lucio Piccolo con Silvia Ajelli e la regia di Rosario Tedesco in collaborazione con il Festival del Teatro dei due mari di Tindari. Il 21 luglio “Da parte loro nessuna domanda imbarazzante” progetto della compagnia Fanny e Alexander ispirato a “L’amica geniale” liberamente tratto dalla quadrilogia di Elena Ferrante di e con Chiara Lagani e Fiorenza Menni. Il weekend successivo, il 27 e 28 luglio, è segnato dal ritorno a Gibellina di Marco Paolini con “Nel tempo degli dei: il calzolaio di Ulisse” regia di Gabriele Vacis, dopo il grande successo ottenuto al Piccolo di Milano.

Il Baglio Di Stefano

Il 3 e il 4 agosto sarà la volta dell’Osservatorio teatrale rivolto ad artisti siciliani under 35, giunto alla seconda edizione ed organizzato in collaborazione con il Teatro Biondo di Palermo, l’Associazione Scena Aperta e la Presidenza del Consiglio comunale di Palermo: “Le Sorelle N.” (premio #cittàlaboratorio 2019) di Riccardo Rizzo e “Visionarie” (menzione speciale #cittàlaboratorio2019) di Costanza Minafra.

Sono passati trent’anni dal debutto di uno spettacolo che ha segnato la storia della danza contemporanea: “Palermo Palermo” di Pina Bausch. E per raccontare quello spettacolo, oggi ancora in scena, il 3 agosto (fino all’ 11) inaugurerà “Da Palermo a Palermo”: 1989/2019”, mostra fotografica di Piero Tauro, evento in collaborazione con Teatro Biondo di Palermo.

Il Cretto di Burri

Anche quest’anno, durante il periodo del Festival sono in programma diverse mostre internazionali e iniziative legate alle arti visive a cura del Museo delle Trame Mediterranee e coordinate da Enzo Fiammetta, direttore del Museo. Fino al 21 luglio al Baglio Di Stefano si potranno visitare le mostre “Rachid Koraichi: 80 opere in donazione”, “Dan Iroae” a cura di Anna Maria Ruta, “Souvenir”, installazione di Francesco Impellizzeri. Gli atelier del Baglio Di Stefano dal 26 luglio al 3 settembre ospiteranno le installazioni di Andrea Botto, Adrian Paci, Mustafa Sabbagh, Tobias Zielony per la seconda edizione di “Gibellina PhotoRoad, Festival internazionale open air & site specific” organizzato dall’associazione culturale On Image in collaborazione con la Fondazione Orestiadi.

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