“Antropologia della memoria”, a tu per tu con Carlo Severi

Lo studioso sarà a Palermo in occasione di un ciclo di incontri organizzati dal Museo delle Marionette Antonio Pasqualino

di Redazione

L’antropologo Carlo Severi, noto per i suoi studi sull’immagine e sulla memoria sociale, sarà a Palermo, dal 25 al 27 marzo per il ciclo di incontri “Antropologia della memoria”. Tre giorni, organizzati dal Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, che vedono protagonista lo studioso, “directeur d’études” presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.

Si comincia lunedì 25, alle 11, all’Accademia di Belle Arti, con una masterclass dal titolo “Rito, memoria, immagine”, mentre alle 17,30, al Museo Pasqualino, si terrà la presentazione del libro “L’oggetto-persona. Rito memoria immagine”, con la partecipazione di Ignazio Buttitta, Michele Cometa e Rosario Perricone. Martedì 26, alle 16, sarà la volta della “lectio magistralis” di Severi dal titolo “La vita degli oggetti. Itinerario di una ricerca”, che si svolgerà nell’aula multimediale del Dipartimento di Culture e Società dell’Università di Palermo. Infine, mercoledì 27 alle 17,30, la Sala Kounellis di Palazzo Riso ospiterà la presentazione del libro di Rosario Perricone “Oralità dell’immagine”, a cui parteciperanno Carlo Severi e Michele Cometa.

Tra gli eventi correlati, l’incontro con Gabriella Airenti sulle basi cognitive dell’antropomorfismo che si terrà mercoledì 27 marzo alle 10 alla Scuola delle Scienze umane dell’Università degli studi di Palermo. Gli incontri, ideati da Rosario Perricone, sono organizzati dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, in collaborazione con il Dipartimento di Culture e Società e i dottorati in Scienze umane e in Studi del patrimonio culturale dell’Università di Palermo; il Dipartimento di comunicazione e Didattica dell’arte dell’Accademia di Belle Arti di Palermo e la Fondazione Ignazio Buttitta.

“Ciascuno di noi ha esperienza di una parola virtualmente rivolta ad oggetti inanimati, – si legge nella nota di presentazione degli incontri – ai quali attribuiamo, quasi senza volerlo, una personalità umana. Ma esistono relazioni umane con gli oggetti meno superficiali: è durante le azioni rituali che gli oggetti assumono, in modo più stabile, un certo numero di funzioni proprie degli esseri viventi. Nello spazio del rituale, sotto forma di statuette, immagini dipinte o di feticci, gli oggetti sono naturalmente tenuti a rappresentare degli esseri (spiriti, divinità, antenati) costruiti a immagine umana. Ma quando l’oggetto agisce, o prende la parola, non rappresenta più un essere soprannaturale, lo rimpiazza. Ne restituisce la presenza. Per comprendere la parola rituale bisogna dunque pensare lo statuto della rappresentazione iconica non più a partire dai suoi aspetti formali, ma attraverso l’analisi del suo contesto d’uso. Ed è necessario considerare anche quali trasformazioni l’atto verbale subisce, nelle premesse e negli effetti, quando è attribuito a un artefatto”.

Lo studioso sarà a Palermo in occasione di un ciclo di incontri organizzati dal Museo delle Marionette Antonio Pasqualino

di Redazione

L’antropologo Carlo Severi, noto per i suoi studi sull’immagine e sulla memoria sociale, sarà a Palermo, dal 25 al 27 marzo per il ciclo di incontri “Antropologia della memoria”. Tre giorni, organizzati dal Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, che vedono protagonista lo studioso, “directeur d’études” presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.

Si comincia lunedì 25, alle 11, all’Accademia di Belle Arti, con una masterclass dal titolo “Rito, memoria, immagine”, mentre alle 17,30, al Museo Pasqualino, si terrà la presentazione del libro “L’oggetto-persona. Rito memoria immagine”, con la partecipazione di Ignazio Buttitta, Michele Cometa e Rosario Perricone. Martedì 26, alle 16, sarà la volta della “lectio magistralis” di Severi dal titolo “La vita degli oggetti. Itinerario di una ricerca”, che si svolgerà nell’aula multimediale del Dipartimento di Culture e Società dell’Università di Palermo. Infine, mercoledì 27 alle 17,30, la Sala Kounellis di Palazzo Riso ospiterà la presentazione del libro di Rosario Perricone “Oralità dell’immagine”, a cui parteciperanno Carlo Severi e Michele Cometa.

Tra gli eventi correlati, l’incontro con Gabriella Airenti sulle basi cognitive dell’antropomorfismo che si terrà mercoledì 27 marzo alle 10 alla Scuola delle Scienze umane dell’Università degli studi di Palermo. Gli incontri, ideati da Rosario Perricone, sono organizzati dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, in collaborazione con il Dipartimento di Culture e Società e i dottorati in Scienze umane e in Studi del patrimonio culturale dell’Università di Palermo; il Dipartimento di comunicazione e Didattica dell’arte dell’Accademia di Belle Arti di Palermo e la Fondazione Ignazio Buttitta.

“Ciascuno di noi ha esperienza di una parola virtualmente rivolta ad oggetti inanimati, – si legge nella nota di presentazione degli incontri – ai quali attribuiamo, quasi senza volerlo, una personalità umana. Ma esistono relazioni umane con gli oggetti meno superficiali: è durante le azioni rituali che gli oggetti assumono, in modo più stabile, un certo numero di funzioni proprie degli esseri viventi. Nello spazio del rituale, sotto forma di statuette, immagini dipinte o di feticci, gli oggetti sono naturalmente tenuti a rappresentare degli esseri (spiriti, divinità, antenati) costruiti a immagine umana. Ma quando l’oggetto agisce, o prende la parola, non rappresenta più un essere soprannaturale, lo rimpiazza. Ne restituisce la presenza. Per comprendere la parola rituale bisogna dunque pensare lo statuto della rappresentazione iconica non più a partire dai suoi aspetti formali, ma attraverso l’analisi del suo contesto d’uso. Ed è necessario considerare anche quali trasformazioni l’atto verbale subisce, nelle premesse e negli effetti, quando è attribuito a un artefatto”.

Arte al femminile in mostra a Palazzo Ziino

Rita Casdia, Mirela Morreale, Francesca Polizzi e Linda Randazzo, giovani artiste che si sono formate all’Accademia di Belle Arti di Palermo, esporranno le loro opere

di Redazione

Quando la narrativa incontra la pittura. Una riflessione tratta dalle pagine della scrittrice inglese di metà Ottocento Emily Brontë presa a prestito per rintracciare quel filo emotivo, esistenziale ed estetico che attraversa e congiunge il lavoro di quattro artiste. Giovani donne di età differenti che si sono formate all’Accademia di Belle Arti di Palermo e che da giovedì 21 marzo (inaugurazione alle 17.30) esporranno sino al 17 maggio a Palazzo Ziino. Sono Rita Casdia, Mirela Morreale, Francesca Polizzi e Linda Randazzo.

Mirela Morreale, Surgery

“Solo gli inquieti sanno com’è difficile sopravvivere alla tempesta e non potere vivere senza” è il titolo della mostra curata da Alessandro Bazan e Gianna Di Piazza. Stimolando un confronto sui complessi risvolti del desiderio e dell’inquietudine, le opere delle quattro artiste restituiscono uno spaccato generazionale femminile volto ad indagare una profondità condivisa di territori carnali, viscerali, onirici, entro cui la riflessione sull’arte assume la struggente forza di una sfida irresistibile.

Rita Casdia, Skin Life

Costruito su una polifonia di linguaggi, il progetto si struttura intorno ad elementi narrativi tesi ad esplorare la radice dell’essere e la sua trasformazione nell’indicibile, invitandoci ad accogliere con empatia il sentire di quel desiderio che è schiavo della sua stessa irrequietudine. Il progetto espositivo è il nono appuntamento del programma triennale “Visual Startup – Progetti del contemporaneo / Contemporary Projects”, il programma di direzione artistica di Palazzo Ziino che il Comune di Palermo ha affidato all’Accademia di Belle Arti per promuovere la scena artistica giovanile con l’idea di trasformare uno dei più importanti spazi espositivi cittadini in un luogo di sperimentazione dedicato alle arti contemporanee a partire dalla vitalità ideativa e dall’energia progettuale dei più giovani.

Ingresso gratuito dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.30.

Rita Casdia, Mirela Morreale, Francesca Polizzi e Linda Randazzo, giovani artiste che si sono formate all’Accademia di Belle Arti di Palermo, esporranno le loro opere

di Redazione

Quando la narrativa incontra la pittura. Una riflessione tratta dalle pagine della scrittrice inglese di metà Ottocento Emily Brontë presa a prestito per rintracciare quel filo emotivo, esistenziale ed estetico che attraversa e congiunge il lavoro di quattro artiste. Giovani donne di età differenti che si sono formate all’Accademia di Belle Arti di Palermo e che da giovedì 21 marzo (inaugurazione alle 17.30) esporranno sino al 17 maggio a Palazzo Ziino. Sono Rita Casdia, Mirela Morreale, Francesca Polizzi e Linda Randazzo.

Mirela Morreale, Surgery

“Solo gli inquieti sanno com’è difficile sopravvivere alla tempesta e non potere vivere senza” è il titolo della mostra curata da Alessandro Bazan e Gianna Di Piazza. Stimolando un confronto sui complessi risvolti del desiderio e dell’inquietudine, le opere delle quattro artiste restituiscono uno spaccato generazionale femminile volto ad indagare una profondità condivisa di territori carnali, viscerali, onirici, entro cui la riflessione sull’arte assume la struggente forza di una sfida irresistibile.

Rita Casdia, Skin Life

Costruito su una polifonia di linguaggi, il progetto si struttura intorno ad elementi narrativi tesi ad esplorare la radice dell’essere e la sua trasformazione nell’indicibile, invitandoci ad accogliere con empatia il sentire di quel desiderio che è schiavo della sua stessa irrequietudine. Il progetto espositivo è il nono appuntamento del programma triennale “Visual Startup – Progetti del contemporaneo / Contemporary Projects”, il programma di direzione artistica di Palazzo Ziino che il Comune di Palermo ha affidato all’Accademia di Belle Arti per promuovere la scena artistica giovanile con l’idea di trasformare uno dei più importanti spazi espositivi cittadini in un luogo di sperimentazione dedicato alle arti contemporanee a partire dalla vitalità ideativa e dall’energia progettuale dei più giovani.

Ingresso gratuito dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.30.

Torna al Teatro Biondo la magia di “Slava’s Snowshow”

In scena il clown russo che ha saputo rinnovare la tradizione circense, arricchendola con invenzioni teatrali inedite

di Redazione

Torna al Teatro Biondo di Palermo, dal 20 al 31 marzo, uno degli spettacoli più amati dal pubblico di tutte le età: “Slava’s Snowshow”, considerato considerato – secondo il “Times” –  “un classico del teatro del XX secolo”, visto in decine di paesi, centinaia di città, migliaia di volte da milioni di spettatori. Il suo geniale inventore, Slava Polunin, è considerato “il miglior clown del mondo”, un clown che ha saputo rinnovare la tradizione arricchendola con invenzioni teatrali sorprendenti.

Ispirandosi alla raffinata filosofia della pantomima di Marcel Marceau e all’umana e comica amarezza dei grandi film di Charlie Chaplin, Slava ha creato il suo personale clown, meditabondo, gentile e poetico. “Slava’s Snowshow” è uno spettacolo emozionante, poetico, coinvolgente, che riesce a incantare gli spettatori di qualsiasi età: dai bambini (consigliato a partire dagli 8 anni) ai genitori, che ritornano anch’essi un po’ bambini lasciandosi trasportare dalla magia dei colori, delle musiche e delle invenzioni sceniche, fino all’attesissimo finale che diventa una grande festa per tutti, con i palloni variopinti che rimbalzano tra il palcoscenico e la platea, in un gioco che coinvolge i clown e il pubblico.

Lo stesso Slava definisce il suo show “un teatro rituale magico e festoso costruito sulla base delle immagini e dei movimenti, sui giochi e sulle fantasie, che sono le creazioni comuni al pubblico e alla gente di teatro; un teatro che nasce dai sogni e dalle fiabe, che crea un’unione epica e intimistica tra tragedia e commedia, assurdità e spontaneità, crudeltà e tenerezza; un teatro che sfugge a qualsiasi definizione, all’interpretazione univoca delle sue azioni e da qualsiasi tentativo di limitazione della sua libertà”.

In scena il clown russo che ha saputo rinnovare la tradizione circense, arricchendola con invenzioni teatrali inedite

di Redazione

Torna al Teatro Biondo di Palermo, dal 20 al 31 marzo, uno degli spettacoli più amati dal pubblico di tutte le età: “Slava’s Snowshow”, considerato considerato – secondo il “Times” –  “un classico del teatro del XX secolo”, visto in decine di paesi, centinaia di città, migliaia di volte da milioni di spettatori. Il suo geniale inventore, Slava Polunin, è considerato “il miglior clown del mondo”, un clown che ha saputo rinnovare la tradizione arricchendola con invenzioni teatrali sorprendenti.

Ispirandosi alla raffinata filosofia della pantomima di Marcel Marceau e all’umana e comica amarezza dei grandi film di Charlie Chaplin, Slava ha creato il suo personale clown, meditabondo, gentile e poetico. “Slava’s Snowshow” è uno spettacolo emozionante, poetico, coinvolgente, che riesce a incantare gli spettatori di qualsiasi età: dai bambini (consigliato a partire dagli 8 anni) ai genitori, che ritornano anch’essi un po’ bambini lasciandosi trasportare dalla magia dei colori, delle musiche e delle invenzioni sceniche, fino all’attesissimo finale che diventa una grande festa per tutti, con i palloni variopinti che rimbalzano tra il palcoscenico e la platea, in un gioco che coinvolge i clown e il pubblico.

Lo stesso Slava definisce il suo show “un teatro rituale magico e festoso costruito sulla base delle immagini e dei movimenti, sui giochi e sulle fantasie, che sono le creazioni comuni al pubblico e alla gente di teatro; un teatro che nasce dai sogni e dalle fiabe, che crea un’unione epica e intimistica tra tragedia e commedia, assurdità e spontaneità, crudeltà e tenerezza; un teatro che sfugge a qualsiasi definizione, all’interpretazione univoca delle sue azioni e da qualsiasi tentativo di limitazione della sua libertà”.

Un’opera di Berta per la rassegna “Sacrosanctum”

Prosegue la rassegna d’arte contemporanea, a cura di Adalberto Abbate e Maria Luisa Montaperto, all’Oratorio di San Mercurio di Palermo

di Redazione

Prosegue la rassegna d’arte contemporanea Sacrosanctum all’Oratorio di San Mercurio di Palermo. L’opera numero 14 della manifestazione sarà creata da Filippo Berta e presentata al pubblico, venerdì 15 marzo alle 19, a San Mercurio, dove resterà visibile al pubblico fino al 22 aprile.

Protagonista dell’opera di Berta per Sacrosanctum.14 è una pecora priva del proprio manto. Spogliata del suo vello questa piccola unità di un gregge può mostrare ora ogni sua piccola specificità, allontanandosi da un’immagine collettiva tipizzata e uniformante. Ma la pecora possiede anche un importante valore simbolico. L’Agnus dei, la vittima sacrificale, ci parla di redenzione e di patimento, di sofferenza e di accettazione. Così Isaia descrive Cristo che si avvia al martirio: “Era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori” (Isaia 53,7). Filippo Berta ce ne offre una versione vivida e contemporanea.

La ricerca di Berta, focalizzata sul rapporto individuo-società, analizza le tensioni che intercorrono tra necessità di una ricerca identitaria e adesione a modelli condivisi, smascherando il falso potere generato dall’aderenza a schemi esistenziali codificati e standardizzati. Queste disarmonie sociali, generate dal rapporto fra perfezione e imperfezione, unicità e uniformità, idoli e idolatria, trovano la loro messa in forma in installazioni e performance dal sapore destabilizzante; atti performativi calati in scenari di estremo rigore visivo che si aprono spesso all’errore e alla rottura di uno stato imposto.

Giunta alla seconda edizione e al suo quinto anno di vita, Sacrosanctum è una rassegna d’arte contemporanea a cura di Adalberto Abbate e Maria Luisa Montaperto, sostenuta e organizzata dall’associazione Amici dei Musei Siciliani. Grazie al fondamentale apporto degli artisti è stato possibile valorizzare un patrimonio culturale unico, promuovendo all’interno di siti monumentali interventi di manutenzione e restauro.

La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 18. Per informazioni telefonare allo 0916118168.

Prosegue la rassegna d’arte contemporanea, a cura di Adalberto Abbate e Maria Luisa Montaperto, all’Oratorio di San Mercurio di Palermo

di Redazione

Prosegue la rassegna d’arte contemporanea Sacrosanctum all’Oratorio di San Mercurio di Palermo. L’opera numero 14 della manifestazione sarà creata da Filippo Berta e presentata al pubblico, venerdì 15 marzo alle 19, a San Mercurio, dove resterà visibile al pubblico fino al 22 aprile.

Protagonista dell’opera di Berta per Sacrosanctum.14 è una pecora priva del proprio manto. Spogliata del suo vello questa piccola unità di un gregge può mostrare ora ogni sua piccola specificità, allontanandosi da un’immagine collettiva tipizzata e uniformante. Ma la pecora possiede anche un importante valore simbolico. L’Agnus dei, la vittima sacrificale, ci parla di redenzione e di patimento, di sofferenza e di accettazione. Così Isaia descrive Cristo che si avvia al martirio: “Era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori” (Isaia 53,7). Filippo Berta ce ne offre una versione vivida e contemporanea.

La ricerca di Berta, focalizzata sul rapporto individuo-società, analizza le tensioni che intercorrono tra necessità di una ricerca identitaria e adesione a modelli condivisi, smascherando il falso potere generato dall’aderenza a schemi esistenziali codificati e standardizzati. Queste disarmonie sociali, generate dal rapporto fra perfezione e imperfezione, unicità e uniformità, idoli e idolatria, trovano la loro messa in forma in installazioni e performance dal sapore destabilizzante; atti performativi calati in scenari di estremo rigore visivo che si aprono spesso all’errore e alla rottura di uno stato imposto.

Giunta alla seconda edizione e al suo quinto anno di vita, Sacrosanctum è una rassegna d’arte contemporanea a cura di Adalberto Abbate e Maria Luisa Montaperto, sostenuta e organizzata dall’associazione Amici dei Musei Siciliani. Grazie al fondamentale apporto degli artisti è stato possibile valorizzare un patrimonio culturale unico, promuovendo all’interno di siti monumentali interventi di manutenzione e restauro.

La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 18. Per informazioni telefonare allo 0916118168.

“Fantasy”, arriva l’arte dissacrante di Veneziano

All’interno di Palazzo Riso, quaranta lavori, fra opere pittoriche e scultoree, ed anche un’opera inedita dedicata a Palermo

di Redazione

Un dialogo dissacrante tra classicità e pop art, cosparso di simboli e citazioni. Si inaugura venerdì 8 marzo alle 18, la mostra “Fantasy” di Giuseppe Veneziano, una personale curata da Aurelio Pes, che sarà allestita all’interno del piano nobile di Palazzo Riso fino al 5 maggio. Un nuovo appuntamento per Veneziano, dopo il successo delle mostre di Massa al Palazzo Ducale e di Seravezza a Palazzo Mediceo.

Per l’occasione, l’artista di Mazzarino presenterà al pubblico quaranta lavori, fra opere pittoriche e scultoree e realizzerà un’opera inedita, dedicata a Palermo. Veneziano, utilizza la pittura, evitando una denuncia ormai usurata, a vantaggio di un’analisi e una riflessione sul vivere sociale. I suoi personaggi entrano a far parte di una composizione pittorica e scultorea, dove classicità e pop art si fondono in un dialogo continuo. Le opere si presentano al pubblico come un libro da leggere, da interpretare, da capire, il messaggio è complesso ed è presente ovunque nella minuziosa rappresentazione dei dettagli. Gesti e personaggi appartenenti alla sfera della memoria collettiva vengono dall’artista reinterpretati cercando di eludere qualsiasi banalità.

Saranno presenti all’inaugurazione, oltre all’artista, l’assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, Sebastiano Tusa; il direttore generale Sergio Alessandro; la direttrice del Polo Museale Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo, Valeria Patrizia Li Vigni, e il curatore Aurelio Pes.

All’interno di Palazzo Riso, quaranta lavori, fra opere pittoriche e scultoree, ed anche un’opera inedita dedicata a Palermo

di Redazione

Un dialogo dissacrante tra classicità e pop art, cosparso di simboli e citazioni. Si inaugura venerdì 8 marzo alle 18, la mostra “Fantasy” di Giuseppe Veneziano, una personale curata da Aurelio Pes, che sarà allestita all’interno del piano nobile di Palazzo Riso fino al 5 maggio. Un nuovo appuntamento per Veneziano, dopo il successo delle mostre di Massa al Palazzo Ducale e di Seravezza a Palazzo Mediceo.

Per l’occasione, l’artista di Mazzarino presenterà al pubblico quaranta lavori, fra opere pittoriche e scultoree e realizzerà un’opera inedita, dedicata a Palermo. Veneziano, utilizza la pittura, evitando una denuncia ormai usurata, a vantaggio di un’analisi e una riflessione sul vivere sociale. I suoi personaggi entrano a far parte di una composizione pittorica e scultorea, dove classicità e pop art si fondono in un dialogo continuo. Le opere si presentano al pubblico come un libro da leggere, da interpretare, da capire, il messaggio è complesso ed è presente ovunque nella minuziosa rappresentazione dei dettagli. Gesti e personaggi appartenenti alla sfera della memoria collettiva vengono dall’artista reinterpretati cercando di eludere qualsiasi banalità.

Saranno presenti all’inaugurazione, oltre all’artista, l’assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, Sebastiano Tusa; il direttore generale Sergio Alessandro; la direttrice del Polo Museale Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo, Valeria Patrizia Li Vigni, e il curatore Aurelio Pes.

“Manna dal cielo”, Vasari in mostra al Mandralisca

Due tavole che provengono dalla collezione di Palazzo Abatellis, saranno esposte a Cefalù per celebrare i 110 anni dalla nascita di Enrico Pirajno

di Redazione

Le due tavole dipinte da Giorgio Vasari, raffiguranti “La caduta della manna”, saranno in mostra dal 10 marzo al Museo Mandralisca di Cefalù. Le opere, che provengono dalla collezione di Palazzo Abatellis, arrivano nella cittadina normanna per celebrare i 110 anni dalla nascita di Enrico Pirajno di Mandralisca.

La mostra “Manna dal cielo”, visitabile fino al 31 ottobre, è frutto di una collaborazione tra la Fondazione Culturale Mandralisca, la Galleria regionale di Palazzo Abatellis, l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana e di MondoMostre, con il patrocinio del Comune di Cefalù. L’inaugurazione è prevista il 9 marzo alle 18,30, alla presenza, tra gli altri, dell’assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa.

Le due tavole dipinte da Vasari sono state realizzate nel 1545 per il refettorio di Santa Maria di Montoliveto di Napoli. Giunsero a Palermo nel 1828, dono di Francesco I di Borbone per la nascente pinacoteca della città. Le due opere sono poste in dialogo, nella pinacoteca di Palazzo Mandralisca, con la preziosa edizione del 1681 del testo del Vasari “Delle Vite de piu eccellenti pittori, scultori, et architetti”, che fa parte della Biblioteca Mandralisca.

La mostra è organizzata dal vicepresidente della Fondazione Mandralisca, Laura Gattuso, mentre la curatela scientifica e i supporti didattici sono stati realizzati da Evelina De Castro, direttrice della Galleria regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, e da Rosalia Liberto, del Cda della Fondazione Mandralisca. La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 19 e nel mese di agosto fino 23.

Due tavole che provengono dalla collezione di Palazzo Abatellis, saranno esposte a Cefalù per celebrare i 110 anni dalla nascita di Enrico Pirajno

di Redazione

Le due tavole dipinte da Giorgio Vasari, raffiguranti “La caduta della manna”, saranno in mostra dal 10 marzo al Museo Mandralisca di Cefalù. Le opere, che provengono dalla collezione di Palazzo Abatellis, arrivano nella cittadina normanna per celebrare i 110 anni dalla nascita di Enrico Pirajno di Mandralisca.

La mostra “Manna dal cielo”, visitabile fino al 31 ottobre, è frutto di una collaborazione tra la Fondazione Culturale Mandralisca, la Galleria regionale di Palazzo Abatellis, l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana e di MondoMostre, con il patrocinio del Comune di Cefalù. L’inaugurazione è prevista il 9 marzo alle 18,30, alla presenza, tra gli altri, dell’assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa.

Le due tavole dipinte da Vasari sono state realizzate nel 1545 per il refettorio di Santa Maria di Montoliveto di Napoli. Giunsero a Palermo nel 1828, dono di Francesco I di Borbone per la nascente pinacoteca della città. Le due opere sono poste in dialogo, nella pinacoteca di Palazzo Mandralisca, con la preziosa edizione del 1681 del testo del Vasari “Delle Vite de piu eccellenti pittori, scultori, et architetti”, che fa parte della Biblioteca Mandralisca.

La mostra è organizzata dal vicepresidente della Fondazione Mandralisca, Laura Gattuso, mentre la curatela scientifica e i supporti didattici sono stati realizzati da Evelina De Castro, direttrice della Galleria regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, e da Rosalia Liberto, del Cda della Fondazione Mandralisca. La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 19 e nel mese di agosto fino 23.

“Rifiutopoli”, in scena una performance sulle ecomafie

Ai Cantieri Culturali alla Zisa, le parole scritte e narrate da Enrico Fontana e le immagini trasformate dall’artista Vito Baroncini con la sua lavagna luminosa

di Redazione

Una conferenza-spettacolo sul traffico illegale dei rifiuti e sulle ecomafie. Arriva anche a Palermo, “Rifiutopoli. Veleni e antidoti”, performance che porta in scena le parole scritte e narrate da Enrico Fontana e le immagini trasformate dall’artista Vito Baroncini con la sua lavagna luminosa, per raccontare il ciclo illegale dei rifiuti, i traffici della cosiddetta ecomafia, ma anche il cambiamento concreto che i nostri gesti quotidiani possono generare. Lo spettacolo, prodotto da Cinemovel Foundation, con l’organizzazione di Legambiente, che cura il tour, è previsto per venerdì 15 marzo, alle 10, nello Spazio Tre Navate dei Cantieri Culturali alla Zisa.

Enrico Fontana, membro della segreteria nazionale di Legambiente e direttore del mensile “La Nuova Ecologia”, inizia a raccontare il mondo di Rifiutopoli nel 1984, “scoprendo che i rifiuti venivano abbandonati anche nei luoghi più belli, dove ti aspetti di vedere solo le farfalle. E invece ci trovavo di tutto: frigoriferi, lavatrici, macerie, pneumatici fuori uso, che bruciano e avvelenano l’aria”. Le farfalle, che trasformano i rifiuti organici in “nettare”, diventano il filo conduttore di una narrazione che non dimentica le tante buone storie di raccolta, riuso e riciclo del nostro Paese.

Dopo la performance, si svolgerà una tavola rotonda con gli interventi di Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente; Giorgio Quagliolo, presidente del Conai e il governatore della Sicilia, Nello Musumeci. L’incontro sarà coordinato dalla giornalista Marina Turco. Al termine, saranno premiati gli alunni e gli istituti finalisti del concorso di idee e prototipi “La scuola in Circolo: RifiUtili pronti all’uso”.

Ai Cantieri Culturali alla Zisa, le parole scritte e narrate da Enrico Fontana e le immagini trasformate dall’artista Vito Baroncini con la sua lavagna luminosa

di Redazione

Una conferenza-spettacolo sul traffico illegale dei rifiuti e sulle ecomafie. Arriva anche a Palermo, “Rifiutopoli. Veleni e antidoti”, performance che porta in scena le parole scritte e narrate da Enrico Fontana e le immagini trasformate dall’artista Vito Baroncini con la sua lavagna luminosa, per raccontare il ciclo illegale dei rifiuti, i traffici della cosiddetta ecomafia, ma anche il cambiamento concreto che i nostri gesti quotidiani possono generare. Lo spettacolo, prodotto da Cinemovel Foundation, con l’organizzazione di Legambiente, che cura il tour, è previsto per venerdì 15 marzo, alle 10, nello Spazio Tre Navate dei Cantieri Culturali alla Zisa.

Enrico Fontana, membro della segreteria nazionale di Legambiente e direttore del mensile “La Nuova Ecologia”, inizia a raccontare il mondo di Rifiutopoli nel 1984, “scoprendo che i rifiuti venivano abbandonati anche nei luoghi più belli, dove ti aspetti di vedere solo le farfalle. E invece ci trovavo di tutto: frigoriferi, lavatrici, macerie, pneumatici fuori uso, che bruciano e avvelenano l’aria”. Le farfalle, che trasformano i rifiuti organici in “nettare”, diventano il filo conduttore di una narrazione che non dimentica le tante buone storie di raccolta, riuso e riciclo del nostro Paese.

Dopo la performance, si svolgerà una tavola rotonda con gli interventi di Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente; Giorgio Quagliolo, presidente del Conai e il governatore della Sicilia, Nello Musumeci. L’incontro sarà coordinato dalla giornalista Marina Turco. Al termine, saranno premiati gli alunni e gli istituti finalisti del concorso di idee e prototipi “La scuola in Circolo: RifiUtili pronti all’uso”.

Tutto il genio di Leonardo da Vinci in una mostra

Nelle sale di Palazzo Bonocore, a Palermo, un’esposizione dedicata al grande scienziato e artista per celebrare i 500 anni dalla morte

di Redazione

Una mostra per celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Palermo si prepara ad ospitare, nelle sale di Palazzo Bonocore, in piazza Pretoria, “Leonardo, la ragione dei sentimenti”, una grande esposizione per ammirare e comprendere, in una visione d’insieme, la straordinaria complessità di uno dei più grandi geni, non solo del Rinascimento, ma dell’intera storia.

La mostra, organizzata da Navigare Srl e curata da Alberto D’Atanasio, si inaugurerà il 13 aprile e sarà visitabile fino al 29 settembre. Protagonista sarà l’eclettismo tipico di Leonardo, tra macchine, disegni e anatomia. Si tratta di un progetto espositivo che fa proprio il concetto di “edutainment”, ossia la realizzazione di un genere d’intrattenimento culturale, formativo e spettacolare.

L’idea di organizzare una mostra sulla massima espressione umana di genialità, permette di sondare la sua poliedricità non ancora del tutto indagata, dando la possibilità di andare per tappe. Dunque, l’esposizione è volutamente didattica, l’interattività delle macchine e la loro sperimentazione renderanno unica l’esperienza. La visita permette ai visitatori di divertirsi e imparare scoprendo con curiosità i fondamentali princìpi studiati da Leonardo e ancora oggi applicati. L’obiettivo della mostra è, dunque, far interagire il pubblico con essa per comprendere ciò che Leonardo ha lasciato in eredità. Grazie ad una manovella, sarà possibile muovere i macchinari per vedere la loro funzione, inoltre, a fruizione del pubblico, ci sono le copie dei Codici Leonardeschi che ancor di più esplicano l’alto valore scientifico e culturale della mostra.

Nelle sale di Palazzo Bonocore, a Palermo, un’esposizione dedicata al grande scienziato e artista per celebrare i 500 anni dalla morte

di Redazione

Una mostra per celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Palermo si prepara ad ospitare, nelle sale di Palazzo Bonocore, in piazza Pretoria, “Leonardo, la ragione dei sentimenti”, una grande esposizione per ammirare e comprendere, in una visione d’insieme, la straordinaria complessità di uno dei più grandi geni, non solo del Rinascimento, ma dell’intera storia.

La mostra, organizzata da Navigare Srl e curata da Alberto D’Atanasio, si inaugurerà il 13 aprile e sarà visitabile fino al 29 settembre. Protagonista sarà l’eclettismo tipico di Leonardo, tra macchine, disegni e anatomia. Si tratta di un progetto espositivo che fa proprio il concetto di “edutainment”, ossia la realizzazione di un genere d’intrattenimento culturale, formativo e spettacolare.

L’idea di organizzare una mostra sulla massima espressione umana di genialità, permette di sondare la sua poliedricità non ancora del tutto indagata, dando la possibilità di andare per tappe. Dunque, l’esposizione è volutamente didattica, l’interattività delle macchine e la loro sperimentazione renderanno unica l’esperienza. La visita permette ai visitatori di divertirsi e imparare scoprendo con curiosità i fondamentali princìpi studiati da Leonardo e ancora oggi applicati. L’obiettivo della mostra è, dunque, far interagire il pubblico con essa per comprendere ciò che Leonardo ha lasciato in eredità. Grazie ad una manovella, sarà possibile muovere i macchinari per vedere la loro funzione, inoltre, a fruizione del pubblico, ci sono le copie dei Codici Leonardeschi che ancor di più esplicano l’alto valore scientifico e culturale della mostra.

“Spettri” di Ibsen in scena al Teatro Biondo

Nuovo allestimento in prima nazionale con Micaela Esdra e Massimo Venturiello, che porta la firma di Walter Pagliaro

di Redazione

Torna sulle scene un classico di Henrik Ibsen. Micaela Esdra e Massimo Venturiello sono i protagonisti di “Spettri”, che debutta in prima nazionale al Teatro Biondo di Palermo il 22 febbraio, con repliche fino al 3 marzo, nel nuovo allestimento prodotto dallo Stabile e diretto da Walter Pagliaro. Gli Spettri che Ibsen aveva immaginato nel 1881 non sono – secondo il regista – i fantasmi del passato che ritornano, ma – come suggerisce lo stesso autore – “ogni specie di vecchie morte opinioni e ogni genere di vecchie morte credenze”.

Massimo Venturiello e Riccardo Zini

“Ibsen – spiega Pagliaro – allude ai pregiudizi, alle false apparenze, ai rimorsi, alle fobie che paralizzano la libera espansione dell’individuo. Ciascun personaggio del dramma lotta con i propri spettri: chi con l’avidità, chi con l’etilismo, chi con l’infingardaggine, chi col dogmatismo, chi con la viltà”. Per questo la lotta contro gli spettri riguarda chiunque non riesca a liberarsi dal peso soffocante del passato: “Gli spettri, di cui si parla – aggiunge il regista – fluttuano continuamente dalle rimosse esperienze, ma incidono naturalmente sui comportamenti e sulle urgenze che il presente reclama: perché della lotta dell’individuo con gli spettri che ciascuno si crea nel corso della propria vita, tratta questo dramma di Ibsen. Quindi, in misura maggiore o minore, riguarda tutti noi”.

Le scene sono di Michele Ciacciofera, i costumi di Annalisa Di Piero e le musiche originali di Germano Mazzocchetti. Al fianco di Esdra (nel ruolo di Helene Alving) e di Venturiello (nel ruolo del Pastore Manders), recitano Matteo Baronchelli (Osvald Alving), Riccardo Zini (il falegname Jakob Engstrand) e Roberta Azzarone (Regine Engstrand).

Nuovo allestimento in prima nazionale con Micaela Esdra e Massimo Venturiello, che porta la firma di Walter Pagliaro

di Redazione

Torna sulle scene un classico di Henrik Ibsen. Micaela Esdra e Massimo Venturiello sono i protagonisti di “Spettri”, che debutta in prima nazionale al Teatro Biondo di Palermo il 22 febbraio, con repliche fino al 3 marzo, nel nuovo allestimento prodotto dallo Stabile e diretto da Walter Pagliaro. Gli Spettri che Ibsen aveva immaginato nel 1881 non sono – secondo il regista – i fantasmi del passato che ritornano, ma – come suggerisce lo stesso autore – “ogni specie di vecchie morte opinioni e ogni genere di vecchie morte credenze”.

Massimo Venturiello e Riccardo Zini

“Ibsen – spiega Pagliaro – allude ai pregiudizi, alle false apparenze, ai rimorsi, alle fobie che paralizzano la libera espansione dell’individuo. Ciascun personaggio del dramma lotta con i propri spettri: chi con l’avidità, chi con l’etilismo, chi con l’infingardaggine, chi col dogmatismo, chi con la viltà”. Per questo la lotta contro gli spettri riguarda chiunque non riesca a liberarsi dal peso soffocante del passato: “Gli spettri, di cui si parla – aggiunge il regista – fluttuano continuamente dalle rimosse esperienze, ma incidono naturalmente sui comportamenti e sulle urgenze che il presente reclama: perché della lotta dell’individuo con gli spettri che ciascuno si crea nel corso della propria vita, tratta questo dramma di Ibsen. Quindi, in misura maggiore o minore, riguarda tutti noi”.

Le scene sono di Michele Ciacciofera, i costumi di Annalisa Di Piero e le musiche originali di Germano Mazzocchetti. Al fianco di Esdra (nel ruolo di Helene Alving) e di Venturiello (nel ruolo del Pastore Manders), recitano Matteo Baronchelli (Osvald Alving), Riccardo Zini (il falegname Jakob Engstrand) e Roberta Azzarone (Regine Engstrand).

“Libro Fest”, un ponte tra Sicilia e Campania

La prima edizione della rassegna è stata realizzata l’anno scorso a Ustica, adesso l’evento sbarca a Pozzuoli con otto incontri, da marzo a maggio

di Redazione

Sicilia e Campania unite grazie al “Libro Fest”, festival letterario giunto alla sua seconda edizione, che dall’1 marzo all’11 maggio vedrà otto appuntamenti nei quali i protagonisti saranno il libro e la lettura. La prima edizione del festival è stata realizzata nel 2018 a Ustica, nell’ambito del Villaggio letterario, mentre quest’anno il “Libro Fest” è in programma a Pozzuoli, in Campania. Saranno otto appuntamenti, che racconteranno al pubblico la comune storia che lega la Campania e la Sicilia: si parlerà di letteratura e di cinema, ma anche del mistero dei Rosacroce e ancora del mare Mediterraneo raccontato ai bambini, di archeologia, di noir, di vino, di saggistica e di biografie legate al Sud.

La seconda edizione del “Libro Fest” è resa possibile grazie a un protocollo d’intesa tra il Comune di Pozzuoli e “Lunaria Onlus A2-Villaggio Letterario” ed è organizzata in collaborazione con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Il titolo completo della rassegna è “Pozzuoli Villaggio Letterario – Libro Fest II edizione” e si svolgerà nelle prestigiose sedi di Palazzo Migliaresi al Rione Terra e del Polo Culturale di Palazzo Toledo. Sarà, dunque, un festival all’insegna del Sud e saranno presenti ospiti d’eccezione, fra scrittori, storici, critici letterari, attori e giornalisti. L’edizione di quest’anno del “Libro Fest” è dedicata al comandante Raimondo Bucher, che nel 1956 scoprì il patrimonio sommerso di Baia.

Dopo l’edizione di Pozzuoli, nel 2020 il “Libro Fest” tornerà nuovamente in Sicilia con la sua terza edizione: sarà, in pratica, un viaggio letterario tra Sicilia e Campania, andata e ritorno. Uno scambio, di saperi e riflessioni, che il “Villaggio Letterario” ha fortemente voluto, proprio per sottolineare i forti legami storici e culturali tra queste due grandi Terre del Sud.

Il “Libro Fest” è stato presentato a Pozzuoli durante un incontro al quale hanno preso parte l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Sebastiano Tusa, il sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia, l’assessore alla Cultura Maria Teresa Moccia Di Fraia, l’assessore della Pubblica Istruzione Anna Maria Attore, il giornalista scientifico Francesco Foresta Martin, il direttore editoriale di Canale 21 Gianni Ambrosino e l’event manager Anna Russolillo, fondatrice del Villaggio Letterario.

“La Sicilia e la Campania – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa – sono legate da un percorso storico comune. Questa rassegna sarà l’occasione di incontrare persone per evidenziare ciò che di meglio è stato studiato nel Sud e realizzato con il rigore scientifico che queste occasioni richiedono. Eventi come questo possono realizzarsi grazie alle sinergie tra le istituzioni e le associazioni che hanno a cura il territorio siciliano e campano”.

La prima edizione della rassegna è stata realizzata l’anno scorso a Ustica, adesso l’evento sbarca a Pozzuoli con otto incontri, da marzo a maggio

di Redazione

Sicilia e Campania unite grazie al “Libro Fest”, festival letterario giunto alla sua seconda edizione, che dall’1 marzo all’11 maggio vedrà otto appuntamenti nei quali i protagonisti saranno il libro e la lettura. La prima edizione del festival è stata realizzata nel 2018 a Ustica, nell’ambito del Villaggio letterario, mentre quest’anno il “Libro Fest” è in programma a Pozzuoli, in Campania. Saranno otto appuntamenti, che racconteranno al pubblico la comune storia che lega la Campania e la Sicilia: si parlerà di letteratura e di cinema, ma anche del mistero dei Rosacroce e ancora del mare Mediterraneo raccontato ai bambini, di archeologia, di noir, di vino, di saggistica e di biografie legate al Sud.

La seconda edizione del “Libro Fest” è resa possibile grazie a un protocollo d’intesa tra il Comune di Pozzuoli e “Lunaria Onlus A2-Villaggio Letterario” ed è organizzata in collaborazione con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Il titolo completo della rassegna è “Pozzuoli Villaggio Letterario – Libro Fest II edizione” e si svolgerà nelle prestigiose sedi di Palazzo Migliaresi al Rione Terra e del Polo Culturale di Palazzo Toledo. Sarà, dunque, un festival all’insegna del Sud e saranno presenti ospiti d’eccezione, fra scrittori, storici, critici letterari, attori e giornalisti. L’edizione di quest’anno del “Libro Fest” è dedicata al comandante Raimondo Bucher, che nel 1956 scoprì il patrimonio sommerso di Baia.

Dopo l’edizione di Pozzuoli, nel 2020 il “Libro Fest” tornerà nuovamente in Sicilia con la sua terza edizione: sarà, in pratica, un viaggio letterario tra Sicilia e Campania, andata e ritorno. Uno scambio, di saperi e riflessioni, che il “Villaggio Letterario” ha fortemente voluto, proprio per sottolineare i forti legami storici e culturali tra queste due grandi Terre del Sud.

Il “Libro Fest” è stato presentato a Pozzuoli durante un incontro al quale hanno preso parte l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Sebastiano Tusa, il sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia, l’assessore alla Cultura Maria Teresa Moccia Di Fraia, l’assessore della Pubblica Istruzione Anna Maria Attore, il giornalista scientifico Francesco Foresta Martin, il direttore editoriale di Canale 21 Gianni Ambrosino e l’event manager Anna Russolillo, fondatrice del Villaggio Letterario.

“La Sicilia e la Campania – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa – sono legate da un percorso storico comune. Questa rassegna sarà l’occasione di incontrare persone per evidenziare ciò che di meglio è stato studiato nel Sud e realizzato con il rigore scientifico che queste occasioni richiedono. Eventi come questo possono realizzarsi grazie alle sinergie tra le istituzioni e le associazioni che hanno a cura il territorio siciliano e campano”.

Le Vie dei Tesori News

Send this to a friend