Al via il Taormina Film Fest diretto da Leo Gullotta

Tra gli ospiti Emmanuelle Seigner, Willem Dafoe, Nikolaj Coster-Waldau, Vittorio Storaro e gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana

di Redazione

Quattordici opere prime o seconde nel Concorso principale, 12 documentari, 11 produzioni indipendenti europee e 4 eventi speciali. Riparte così da una selezione ufficiale di oltre 40 anteprime il 66esimo Taormina FilmFest, diretto da Leo Gullotta e Francesco Calogero, che dall’11 al 19 luglio ritorna in sala e debutta in streaming, su MYmovies.it, prodotto e organizzato da Videobank, su concessione della Fondazione Taormina Arte Sicilia, sotto il patrocinio dell’Assessorato regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo. Rispettosa dei protocolli e del distanziamento sociale, la Sala A del Palazzo dei Congressi di Taormina ospiterà giornalmente la duplice proiezione alle 19 e alle 21.30 del Concorso internazionale, dedicato agli esordi, (qui il programma del Palazzo dei Congressi), il palinsesto online offrirà un’ancora più ricca programmazione, disponibile per 24 ore, corredata da una striscia quotidiana di approfondimento, con documenti video, immagini di archivio, suggestive riprese emozionali e interventi di ospiti, a parziale narrazione di un festival interamente virtuale.

Leo Gullotta (foto taorminafilmfest.it)

Rispettando a pieno nelle tre sezioni competitive la parità di genere tra i registi delle opere scelte – il 50 per cento esatto degli autori è costituito da donne – la selezione della principale categoria competitiva si dipana intorno a lungometraggi come “Our Own” di Jeanne Leblanc, “Critical Thinking” di John Leguizamo, “The Lunchroom” di Ezequiel Radusky e “The Cloud In Her Room” di Xinyuan Zheng Lu (qui tutti i film in programma). Tra le opere fuori concorso, nello spazio denominato “Filmmaker in Sicilia”, le proiezioni speciali di “Io lo so chi siete” di Alessandro Colizzi, docufilm dedicato alla memoria e alla ricerca della verità per la vittima di mafia Antonino Agostino; “La storia vergognosa” di Nella Condorelli, realizzato con materiali inediti, reperiti presso archivi audiovisivi e fotografici, e imperniato sulla grande emigrazione italiana nelle Americhe del primo Novecento; e infine il film di chiusura del festival “La regola d’oro”, opera seconda di Alessandro Lunardelli, in buona parte girata a Taormina, con Simone Liberati, Edoardo Pesce, Barbora Bobulova, Hadas Yaron.

Il logo dell’edizione 2020

E con due appuntamenti si riaccenderanno le luci del grande cinema internazionale anche nella cornice millenaria del Teatro Antico, per l’occasione nuovamente fruibile e adibito a eventi di spettacolo, seppur in una inedita veste scenografica. Domenico Dolce e Stefano Gabbana saranno ospiti della Regione Siciliana e del Taormina FilmFest in occasione dell’anteprima mondiale del film “Devotion”, diretto da Giuseppe Tornatore, con le musiche inedite di Ennio Morricone e prodotto da Dolce&Gabbana. La serata si svolgerà al Teatro Antico di Taormina il 18 luglio 2020.

Emmanuelle Seigner

La cerimonia di chiusura dell’edizione – con la partecipazione dell’Orchestra Sinfonica Siciliana e della band The Magic Door – avrà quindi luogo il 19 luglio e vedrà protagonisti i vincitori delle tre sezioni competitive, con la consegna dei tradizionali premi Cariddi e Maschere di Polifemo, alla presenza della giuria internazionale. Ed eccezionalmente sarà proprio Leo Gullotta ad accompagnare l’affezionato pubblico dell’evento in occasione della serata, che accoglierà un nutrito parterre di ospiti: tra gli altri spiccano i nomi di Emmanuelle Seigner, del tre volte Premio Oscar Vittorio Storaro – che ritirerà il Cariddi d’Oro alla Carriera – così come quelli di Willem Dafoe e Nikolaj Coster-Waldau, che riceveranno il tradizionale Taormina Arte Award.

La Sicilia teatro diffuso per la Giornata dell’opera dei pupi

In scena dieci compagnie che si esibiscono in diverse parti dell’Isola in un fitto programma di spettacoli tradizionali

di Redazione

Dopo i mesi di quarantena, pupi e pupari tornano finalmente sul “campo di battaglia” con la Giornata dell’opera dei pupi siciliani 2020. Sabato 18 luglio, le città di Catania, Messina, Palermo, Siracusa e Trapani si trasformeranno in un teatro diffuso, per riportare in mezzo alla gente una delle forme d’arte più antiche e più tipiche della Sicilia. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con l’Assessorato regionale dei Beni Culturali, nell’ambito delle attività della “Rete italiana di organismi per la tutela, promozione e valorizzazione dell’Opera dei pupi”.

Pupi siciliani

In scena dieci compagnie: Compagnia Franco Cuticchio Figli d’Arte, Compagnia Famiglia Argento, Compagnia Famiglia Mancuso, Compagnia Marionettistica Popolare Siciliana, Compagnia Brigliadoro, Compagnia Opera dei pupi messinesi Gargano, Antica Compagnia Opera dei Pupi Famiglia Puglisi, Compagnia Opera dei pupi Siciliani “G. Canino”, Compagnia Turi Grasso, Compagnia Marionettistica Fratelli Napoli. Tutte realtà aderenti alla Rete italiana dell’opera dei pupi, che si esibiranno in tutta la regione in un fitto programma di spettacoli tradizionali che si avvicenderanno dalle 17 alle 21.30 (qui il programma). Sedi degli eventi saranno i teatri stabili di opera dei pupi e i luoghi della cultura di sei comuni siciliani: Aci Castello e Acireale (Catania), Alcamo (Trapani), Messina, Palermo e Sortino (Siracusa).

Guerrieri saraceni

“L’Unesco già nel 2001 ha riconosciuto che il Teatro dei pupi è un capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità, – dice l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà – attribuendo così per la prima volta un simile riconoscimento non solo a siti storici e artistici di particolare rilevanza ma anche ad una espressione della cultura popolare divenuta in Sicilia una vera forma d’arte. L’Opera dei Pupi in Sicilia costituisce forse l’elemento più caratterizzante della tradizione popolare orale e certamente un elemento fortemente identitario”.

Il Museo Pasqualino

“La difficilissima condizione delle attività teatrali in seguito alla pandemia – commenta il direttore del Museo delle marionette, Rosario Perricone – ha fatto emergere ancora di più l’urgenza di un sostegno attivo da parte delle istituzioni territoriali competenti e di tutti gli attori a vario titolo coinvolti nella salvaguardia, nella fruizione e nella trasmissione del patrimonio dei pupari. La preservazione di queste pratiche orali è fondamentale non solo per noi siciliani, ma per il mondo intero”.

A Ustica una passeggiata archeologica al tramonto

Dal paese fino alla rocca della Falconiera, tra degustazioni di lenticchie e zibibbo, si scoprirà la storia e la gastronomia dell’isola

di Redazione

Ustica festeggia la ripresa della stagione turistica con una passeggiata al tramonto. Un percorso archeologico dal paese fino alla rocca della Faconiera, da cui si godono gli scorci più suggestivi dell’isola. Appuntamento sabato 11 luglio per l’evento organizzato dall’associazione Visit Ustica e la locale condotta Slow food.

Uno scorcio di Ustica (foto Maria Laura Crescimanno)

La rocca della Falconiera, un tempo punto di avvistamento privilegiato, presenta numerose testimonianze delle civiltà che si sono avvicendate su questo piccolo fazzoletto di terra. Frutto dell’ultima eruzione vulcanica, l’area è di notevole interesse anche dal punto di vista geologico. La cooperativa Ciprea, che offre servizi di escursioni sull’isola, intratterrà i partecipanti con approfondimenti sugli aspetti storici e naturalistici dell’isola.

Faro di Punta Omo Morto

Durante la passeggiata sarà possibile ristorarsi con bevande fresche e frutta di stagione, per riscoprire l’enogastronomia dell’isola: dalle famose lenticchie presidio Slow Food al passito di zibibbo, davanti al panorama dell’isola al tramonto. Il percorso della passeggiata sarà aperto dalle 18,30 alle 20,30, con punto d’incontro alla fine di via Calvario, mentre il ritorno si effettuerà dalla strada che porta al cimitero. Il percorso ha una durata di circa un’ora e 30 minuti e i partecipanti si sposteranno tra i punti di degustazione. Sarà cura degli organizzatori gestire l’accesso in modo da evitare eventuali affollamenti e garantire il distanziamento.

Per informazioni telefonare al 3283633776 oppure al 3397436043.

Torna allo Spasimo il Sole Luna Festival con 40 proiezioni

Al via la quindicesima edizione della rassegna internazionale del documentario d’autore, divisa tra i giovani e gli archivi del passato

di Redazione

I giovani, i loro sogni e il coraggio nelle lotte per la libertà di opinione e per i diritti umani. E gli archivi con le immagini e i ricordi del passato, per riscoprire cosa abbiamo perso per strada e cosa può servirci oggi per ripartire dopo la pandemia. Torna dal 6 al 12 luglio al Complesso di Santa Maria dello Spasimo di Palermo, Sole Luna Doc Film Festival, la rassegna internazionale del documentario d’autore, giunta quest’anno alla XV edizione. “Giovani” e “Archivi” sono le parole chiave dell’edizione 2020 pensata dai direttori artistici Chiara Andrich e Andrea Mura, dalla presidente Lucia Gotti Venturato e dalla direttrice scientifica Gabriella D’Agostino per uscire dal tempo sospeso dell’emergenza Covid.

Uno degli incontri dell’edizione 2019

Sette serate dedicate al cinema del reale (qui il programma completo) con 40 proiezioni, 25 film in concorso tra lungometraggi e corti, 16 première e novità importanti come la sezione “Sicilia Doc”, realizzata in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia e la piattaforma europea Tënk, e rivolta ai giovani registi diplomati del corso di regia del documentario. Arricchiscono il festival i concerti in collaborazione con la Fondazione The Brass Group presieduta dal maestro Ignazio Garcia, che apriranno tutte le serate del festival alle 20,30 e che vedranno protagonisti i giovani allievi della Scuola Popolare di Musica, per poi lasciare spazio ai film a partire dalle 21.

Un fotogramma di “Palermo 1953”

Un’edizione importante che celebra i 15 anni di attività e raddoppia l’offerta per rafforzare il rapporto col pubblico. Il festival si svolgerà infatti in presenza, con la rassegna dal vivo, calibrata assicurando il distanziamento sociale previsto dalle misure anti Covid, e online consentendo la visione dei film in concorso anche attraverso il sito www.solelunadoc.org su tutto il territorio italiano. Ad inaugurare il festival il 6 luglio sarà l’evento speciale “Palermo 1953”, una première di Sole Luna 2020 in collaborazione con la Filmoteca regionale siciliana e il Brass Group – Scuola Popolare di Musica.

Una delle proiezioni nei giardini dello Spasimo

Sul grande schermo della Navata centrale della Chiesa dello Spasimo, scorreranno le immagini del film di montaggio “Palermo 1953” (Italia 2020, 30’) a cura di Laura Cappugi, Marcello Alajmo e Maurizio Spadaro, sonorizzate dal vivo dai giovani della Brass Youth Jazz Orchestra: Edoardo Donato (sax alto), Bruno Crescente (chitarra) e Arabella Rustico (basso). Materiali in gran parte inediti tratti dal Fondo Sicilia Home Movies della Filmoteca del Cricd che riunisce centinaia di pellicole amatoriali e filmati di famiglia. Chiuderà il XV Sole Luna Doc Film Festival, la cerimonia di premiazione e la proiezione dei film vincitori.

L’ingresso alla manifestazione è gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili.

Vita e arte di Renato Guttuso, opere in mostra a Noto

Fino a ottobre è allestita al Museo Civico una personale dell’artista bagherese che racchiude paesaggi, ritratti e bozzetti: dall’intimità del privato alle passioni politiche

di Redazione

Una mostra per esaltare il lato intimo e profondo di uno degli artisti italiani più rappresentativi del Novecento. Si è inaugurata a Noto la personale “Io, Renato Guttuso”, che è visitabile fino al prossimo ottobre al Museo Civico. La mostra – a cura di Giuliana Fiori e organizzata da Sikarte – ha l’obiettivo di scandagliare l’animo forte e poliedrico dell’artista bagherese, realizzando un racconto visivo attraverso un’accurata selezione di opere – oli e disegni – che sveleranno il Guttuso uomo, artista, intellettuale, politico e scenografo.

Una delle sale della mostra

Ogni lavoro esposto mostra un lato pubblico o privato della sua vita. Dalla sua nostalgia per la Sicilia (paesaggi isolani) al suo trasferimento a Roma (i suoi “tetti”); dai suoi affetti-amori (i ritratti della moglie, di uomini politici con cui aveva rapporti personali oltre che professionali) all’eros (i nudi di modelle). E ancora, al suo impegno politico palesato nelle sue nature morte e nelle tele dal taglio storico in cui racconta le battaglie per l’uguaglianza sociale. Infine, la sua prolifica produzione di scenografie per il teatro, e la cospicua collezione di bozzetti dei costumi di scena, risalente al decennio che va dagli anni ’60 ai ’70.

Una delle opere esposte al Museo Civico

La location è parte integrante della mostra. Entrando al Museo Civico di Noto, nell’ex convento di Santa Chiara, il visitatore si ritrova ad ammirare insieme ai reperti antichi custoditi del museo, le opere di Guttuso. Circondati dagli antichi resti, si potrà “camminare” dentro la vita del grande artista siciliano ammirando i suoi dipinti, sopra passerelle che rendono possibile l’unione tra passato e presente, attraverso un percorso culturale unico, concepito come un’esperienza formativa a 360 gradi. Parte dell’allestimento, dalla biglietteria ai pannelli espositivi è ecosostenibile.

Allestimento della mostra

“La mostra – spiega la curatrice, Giuliana Fiori – ha l’intento di svelare allo spettatore, attraverso trentaquattro opere, le passioni che hanno mosso l’animo di Renato Guttuso. Non è solo un’esposizione dal forte impatto visivo ma anche documentaristico, che consente di conoscere Guttuso come uomo, artista, scenografo, intellettuale e politico. Al contempo, la mostra si propone anche come un ‘mezzo’ per raccontare Guttuso nella sua intima quotidianità di cui si ripercorre l’iter emotivo, intenso e passionale che trasfuse a piene mani nella sua avventura creativa. Una duplice chiave di lettura delle sue opere dalle quali traspare sempre una densa vitalità e una libera (e spesso trasgressiva) partecipazione a tutto tondo alla realtà del suo tempo”.

“Lì dove nascono i sogni”, Orestiadi nel segno di Fellini

Tra teatro e musica, un’edizione speciale della manifestazione dedicata al grande regista, nel centenario della nascita

di Redazione

“Lì dove nascono i sogni”: è un invito a non smettere di sognare lo slogan della trentanovesima edizione delle Orestiadi di Gibellina, la terza diretta da Alfio Scuderi, realizzata dalla Fondazione Orestiadi, con il sostegno istituzionale dell’Assessorato al Turismo della Regione Siciliana e del Ministero dei Beni Culturali. Un’edizione “straordinaria” che si terrà dal 17 luglio all’8 agosto (qui il programma completo), dedicata a Federico Fellini con il patrocinio Fellini100, è inserita tra le manifestazioni ufficiali per il Centenario felliniano, nel calendario ufficiale del Ministero dei Beni Culturali.

Niccolo Fabi

Si parte venerdì 17 luglio con un’anteprima, tra parole e musica, per dare un segnale della lenta ma significativa ripresa dello spettacolo e della musica dal vivo: a rompere il silenzio e aprire le porte della 39esima edizione saranno le parole sull’inscindibile rapporto tra “Teatro, cinema e sogno” interpretate da Vincenzo Ferrera con la musica di Dario Sulis e Diego Spitaleri, che lasceranno il posto alle note di Niccolò Fabi, ospite d’onore del Festival, che in questa particolare estate ha pensato di ritagliarsi alcune date speciali, tra cui questa.

Alessio Vassallo

Sabato 18 luglio le Orestiadi aprono ufficialmente con un’altra produzione del Festival (in collaborazione con la Presidenza dell’Assemblea regionale siciliana), un’anteprima nazionale dedicata al mondo del cinema e ai suoi sogni: “Quel Film sono io” tratto da “Ils ne sont pour rien dans mes larmes” di Olivia Rosenthal, Edizioni Gallimard (un progetto inedito di Umberto Cantone e Alfio Scuderi) con la partecipazione di Alessio Vassallo, Filippo Luna, Aurora Falcone, Daniela Macaluso, Silvia Ajelli, Gaia Insenga.

Paolo Briguglia

Venerdì 24 luglio va in scena l’omaggio delle Orestiadi a Leonardo Sciascia e al felice rapporto che la sua scrittura ha avuto con il cinema: l’atto unico “Gioco di Società” con Silvia Ajelli, Luigi Maria Rausa e il racconto “Un caso di coscienza” letto da Paolo Briguglia, con le musiche di Gianni Gebbia. Ancora la Sicilia al centro dello spettacolo di Fabrizio Ferracane, “Orapronibis” di Rino Marino, previsto per sabato 25 luglio. Venerdì 31 luglio e sabato 1 agosto ritorna alle Orestiadi il progetto under 35 #cittàlaboratorio, grazie alla collaborazione con il Teatro Biondo e Scena Aperta di Palermo, quest’anno con ben quattro anteprime di giovani e promettenti artisti siciliani.

Davide Enia

E per finire il teatro al Cretto di Burri che in queste ultime edizioni è tornato ad essere tappa importante del Festival: venerdì 7 agosto un inedito omaggio alla narrazione siciliana e alle storie della nostra terra “I-Sola” con Gaspare Balsamo, Davide Enia, Vincenzo Pirrotta, e l’originale omaggio al cinema e ai sogni di Federico Fellini, nel centenario della sua nascita, sabato 8 agosto “Li dove nascono i sogni”, omaggio al grande regista, con la partecipazione di Francesco Scianna e Roy Paci, Angelo Sicurella e con Federica Aloisio e Fabrizio Romano.

Per informazioni e prenotazioni telefonare allo 092467844.

Arriva a Enna la mostra sulla “città aurea” degli anni Trenta

Dopo Catania, Agrigento e Ragusa, nuova tappa di un progetto che attraverserà tutta la Sicilia per concludersi a Palermo alla fine dell’anno

di Redazione

Un viaggio tra le trasformazioni urbanistiche delle città siciliane durante le due guerre. Arriva a Enna la mostra “La città Aurea. Urbanistica e architettura negli anni ’30”, che apre i battenti giovedì 25 giugno alle 19 nella sede della Banca d’Italia. La mostra, che fa parte di un progetto di ricerca avviato dalla Presidenza della Regione Siciliana e dall’assessorato regionale dei Beni culturali, intende ricostruire e approfondire il tema dei cambiamenti avvenuti nel tessuto urbanistico ed architettonico della Sicilia nel periodo compreso tra la prima e la seconda guerra mondiale.

Pannelli espositivi della mostra

L’esposizione di Enna, dopo quelle di Catania, Agrigento e Ragusa, rappresenta la quarta tappa di un progetto che attraverserà tutta la Sicilia per concludersi, alla fine dell’anno, a Palermo dove, oltre accanto alle espressioni artistiche ed architettoniche del capoluogo, verranno esibiti i pannelli più rappresentativi delle mostre realizzate nelle nove province. L’inaugurazione sarà preceduta da una presentazione che si svolgerà nel salone di rappresentanza della Prefettura, alla presenza del prefetto di Enna, Matilde Pirrera, del presidente della Regione, Nello Musumeci e dell’assessore ai Beni Culturali, Alberto Samonà.

Immagine dalla locandina della mostra

Le testimonianze architettoniche degli anni Trenta connotano ancora oggi fortemente il tessuto urbano della città di Enna che, essendo stata elevata in quegli anni a rango di capoluogo di provincia, è diventata teatro di un intenso fervore costruttivo in cui architetti, urbanisti e progettisti hanno fatto a gara per trasformare l’antica struttura medievale in una città moderna e adeguata alla sua nuova funzione e dove le numerose opere pubbliche e private ancora presenti hanno rappresentato il tentativo di coniugare innovazione e tradizione.

Uno scorcio di Enna

L’esposizione, curata dal soprintendente per i Beni Culturali di Enna, Nicola Francesco Neri e dal direttore della sezione per i Beni architettonici, Angelo Giunta, è costituita da una serie di pannelli che espongono fotografie attuali e d’epoca delle opere realizzate nel ventennio, notizie storiche, disegni e progetti del periodo che sono stati reperiti negli archivi del Comune e dello Stato. Si avvale, inoltre, di contenuti multimediali tra cui alcuni filmati d’epoca dell’istituto Luce e un video appositamente prodotto dal regista Davide Vigore.

In collaborazione con l’Ordine degli Architetti, sono previste visite guidate nei luoghi di maggior interesse come Borgo Cascino e il villaggio Pergusa. Inoltre, l’Archivio di Stato di Enna metterà a disposizione dei visitatori gli originali dei documenti, dei disegni e dei progetti relativi alle opere edificate nel periodo in questione.

Il Teatro Massimo si reinventa dopo l’emergenza

Presentata la rassegna “Sotto una nuova luce”, che inizierà nella Sala Grande, trasformata per le esigenze di sicurezza, e che proseguirà nel giardino di Villa Castelnuovo

di Redazione

Dopo mesi di sospensione e cancellazione di tutte le attività dal vivo e un lavoro impegnativo di reinvenzione di spettacoli compatibili con le esigenze di sicurezza, il Teatro Massimo di Palermo, con la squadra di lavoro creata ad hoc dal sovrintendente Francesco Giambrone, riparte nel segno dei nuovi linguaggi e di un profondo ripensamento dello spazio teatrale.

Francesco Giambrone e Marco Betta

E lo fa con una rassegna dal titolo “Sotto una nuova luce”, con una programmazione aperta, variabile e un festival che prenderà il via il 4 e 5 luglio nella Sala Grande del Teatro di piazza Verdi, proseguirà fino al 13 agosto all’aperto al Teatro di Verdura e tornerà a settembre all’interno del Teatro Massimo. Ad inaugurare il programma, il monodramma per attore e orchestra “Der ewige Fremde” (L’eterno straniero), una commissione del Teatro Massimo alla compositrice israeliana Ella Milch-Sheriff e a seguire la Messa in Do maggiore op. 86 di Beethoven. Sul podio il direttore Omer Meir Wellber con l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo, maestro del Coro Ciro Visco. La serata sarà ripresa il 5 luglio dalla rete televisiva franco-tedesca Arte, da Rai 3 e sarà disponibile anche sulla WebTv del Teatro.

Omer Meir Wellber

Per la riapertura del 4 luglio la Sala Grande è stata completamente ridisegnata da Roberto Andò, coadiuvato dallo scenografo Gianni Carluccio, tenendo conto delle esigenze di sicurezza e distanziamento di coro, orchestra, solisti e pubblico, ma ripartendo dall’idea di preservare e rafforzare, nel regime di restrizioni, la relazione tra la scena e il pubblico. Dopo il debutto al Teatro Massimo, la programmazione prosegue all’aperto al Teatro di Verdura all’interno del giardino di Villa Castelnuovo, dall’11 luglio al 13 agosto. Il primo appuntamento, l’11 luglio alle 21,30, è sempre con Ludwig van Beethoven e con l’amatissima Nona Sinfonia con l’Inno alla Gioia per soli Coro e Orchestra del Teatro Massimo sotto la direzione di Omer Meir Wellber. Tra i solisti due figlie d’arte del Teatro Massimo, il soprano Desirée Rancatore e il mezzosoprano Chiara Amarù.

Roberto Alagna

Il 17 luglio sarà protagonista la musica di George Gershwin, con un concerto diretto da Wayne Marshall; il 22 luglio, il direttore Omer Meir Wellber sarà anche solista per il Concerto per pianoforte e orchestra K 414 di Wolfgang Amadeus Mozart, prima della Sinfonia n. 4 di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Il 26 luglio tocca alla messa da Requiem di Giuseppe Verdi diretta sempre da Omer Meir Wellber, mentre il 2 agosto è di scena la danza con “Ripar-Tänze”, che gioca sulla parola danze (tänze) in tedesco e la necessità di ripartire, una creazione affidata a Davide Bombana, il nuovo direttore del Corpo di ballo del Teatro Massimo. Il 9 e 11 agosto, il tenore Roberto Alagna e la moglie Alexandra Kurzak, saranno protagonisti di Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni in una versione in forma di concerto, mentre il 13 agosto gli appuntamenti del mese si concludono con il concerto delle formazioni giovanili del Teatro, Massimo Kids Orchestra e Coro di voci bianche.

Laura Giordano

E sono già definiti molti degli appuntamenti di settembre, anche se altri ancora se ne aggiungeranno. Spazio quindi alla grande musica del Novecento con “Un sopravvissuto di Varsavia” di Arnold Schönberg il 13 settembre, sotto la direzione di Omer Meir Wellber insieme alla Messa dell’Incoronazione di Mozart. Ancora Mozart per Wellber il 22, 24 e 26 settembre con un Don Giovanni (in forma concertante). Il 16 settembre le Quattro stagioni di Vivaldi e quelle di Piazzolla saranno eseguite insieme, con la direzione di Wellber e Jacob Reuven solista al mandolino. Il 25 settembre si aggiunge un nuovo tassello dell’omaggio a Beethoven nel duecentocinquantesimo anniversario della nascita, con il Concerto per violino op. 61 e la Settima Sinfonia. Sempre Wellber sul podio, solista sarà la violinista Midori, in residenza al Teatro Massimo, che sarà anche protagonista insieme a Wellber di un concerto di musica da camera il 26 mattina.

Ultimi giorni di “Caravaggio Experience” a Palazzo Sant’Elia

Riaperta l’installazione immersiva tra video e musica, a cui si aggiunge una mostra fotografica, mettendo in rete anche l’oratorio di San Lorenzo

di Redazione

Ultima settimana per perdersi tra le videoinstallazioni immersive e le sonorità barocche di “Caravaggio Experience” nelle sale di Palazzo Sant’Elia, a Palermo. La Fondazione Sant’Elia ha raddoppiato l’offerta culturale con una seconda mostra di fotografie, a cui si aggiungono nel fine settimana le visite notturne, mettendo in rete l’oratorio di San Lorenzo, in accordo con gli Amici dei musei siciliani. L’installazione dalla scorsa settimana è nuovamente visitabile in tutta sicurezza, con mascherina obbligatoria, misurazione della temperatura all’ingresso e sanificazione, e resterà aperta fino al 30 giugno.

La videoinstallazione “Caravaggio Experience”

“Caravaggio Experience” è concepito come una esperienza soggettiva ed emotiva per il visitatore, uno spettacolo di proiezioni e musiche della durata complessiva di 45 minuti circa, che si snoda contemporaneamente lungo tutto il percorso, senza interruzioni, e a ciclo continuo. Un coinvolgimento speciale che è reso possibile dall’utilizzo di una tecnica di proiezione dei tutto innovativa. L’utilizzo dei proiettori con un sistema di pannelli a cristalli liquidi su silicio permette, infatti, di elaborare immagini nitide e cristalline, preservando la visibilità dei più minuscoli dettagli. Le immagini risultano omogenee, caratterizzate da perfette gradazioni di colore, eliminando del tutto gli effetti di pixel o reticolo, restituendo perfette e vibranti gradazioni di colore e la resa visiva di una pennellata uniforme.

Un momento di “Caravaggio Experience”

La videoinstallazione è divisa in una serie di stanze in infilata, al piano nobile del palazzo Sant’Elia: si parte con una sala didattica e introduttiva al percorso, arricchita con elementi scenografici ispirati alle opere di Caravaggio, dove il pubblico potrà “entrare in scena” e potrà fotografarsi come i personaggi delle opere. Non mancheranno i riferimenti alla presenza di Caravaggio a Palermo, e tra le opere in proiezione (una quarantina) non poteva mancare la Natività realizzata per l’Oratorio di San Lorenzo, rubata nel 1969 e mai ritrovata.

La Natività del Caravaggio

Il progetto è realizzato dalla Fondazione Sant’Elia in collaborazione con l’associazione Amici dei musei siciliani, Casa del Musical Production, Medialart Srls, assessorato al Turismo della Regione Siciliana e Città Metropolitana di Palermo. “Sono felice di questa riapertura – ha commentato il sindaco Leoluca Orlando – Palermo ancora una volta fa della cultura il suo punto di forza, dimostrando una volontà nel dar continuità ad un processo iniziato da tempo: questa esperienza conferma l’attenzione ai linguaggi artistici più innovativi”.

L’installazione è visitabile dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 18 (ultimo ingresso alle 17); venerdì dalle 9 alle 23 (ultimo ingresso alle 22,30). Sabato dalle 10 alle 14 e dalle 17 alle 23 (ultimo ingresso 22,30). Per informazioni telefonare allo 0912712061.

Gibellina celebra Corrao con una mostra e nuove opere

Si inaugura un percorso espositivo dal titolo “Museo a cielo aperto”, con cui la Fondazione Orestiadi presenta le recenti acquisizioni della collezione di arte contemporanea

di Redazione

Tutto pronto a Gibellina per la prima mostra dopo l’emergenza sanitaria. È il percorso espositivo interamente open air dal titolo “Museo a cielo aperto”, organizzata dalla Fondazione Orestiadi, che presenta le nuove acquisizioni della collezione di arte contemporanea rendendo omaggio al suo fondatore Ludovico Corrao. La mostra s’inaugura nel giorno dell’anniversario della sua nascita, il 26 giugno, per ricordare il senatore, figura simbolo della ricostruzione del Belìce. Dopo il terremoto del 1968, da sindaco-intellettuale Corrao rese concreta l’utopia della città degli artisti, chiamando a raccolta nella rifondata Gibellina nuova, Burri, Consagra, Accardi, Isgrò, Pomodoro, Paladino, Nunzio, Schifano, Quaroni, e tantissimi altri.

“La Montagna di Sale”, di Mimmo Paladino (foto Luca Savattiere)

Il percorso espositivo proposto per l’occasione (con inaugurazione fissata alle 17,30) si snoda attraverso le opere disseminate negli spazi esterni del Baglio di Stefano, tra la quali spiccano nel cortile principale, la celebre “Montagna di Sale” di Mimmo Paladino, realizzata per le Orestiadi del 1990, tra i più grandi lavori del maestro della Transavanguardia; “L’uomo con un carico di lune” di Enzo Cucchi, collocata nel giardino tra palme secolari; l’istallazione in marmo e ossidiana dell’artista inglese Peter Briggs; la “Chiesa Madre” della coppia Ben Jacober e Yannick Vu, e le morbide parabole in bronzo di “Siderale” di Michele Cossyro, istallate nel cortine del granaio; e ancora le formelle in ceramica smaltata di Croce Taravella che con cromatismi accesi e un altorilievo materico fa dialogare i mercati di Palermo e quelli di Tunisi.

Baglio Di Stefano (foto Luca Savettiere)

Tra le ultime acquisizioni c’è poi l’installazione di Mustafa Sabbagh, “MKUltra: we are infinite and eternal”, realizzata dall’artista italo-giordano per l’edizione 2019 del festival internazionale di fotografia Gibellina Photoroad. Dei tempi più recenti parlano le opere di Giacomo Rizzo e Costanza Ferrini, che vengono presentate per la prima volta al pubblico, entrando a far parte della collezione d’arte contemporanea.

“La città di Tebe”, di Pietro Consagra (foto Luca Savettiere)

Rizzo, artista che fatto del contatto diretto con la natura ed il territorio il filo conduttore della sua poetica, presenta “Where is your nature?”, ultimo lavoro prodotto durante una residenza artistica a New York. La scultura, collocata nel piano sovrastante il cortile della cappella del Baglio, rappresenta l’organicità della materia che avvolge le geometrie della città, sulla scia di quanto accaduto negli ultimi mesi con il lockdown e la possibilità della natura di appropriarsi di nuovi spazi. Anche Costanza Ferrini riflette sugli ultimi eventi storici, raccontando nel suo “Alfabeto degli occhi”, video nato su una terrazza romana al tempo della quarantena, la quotidianità di un momento che ci ha reso familiari, oggetti, gesti e nuove abitudini solitamente ignorate.

Le Vie dei Tesori News

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