La Settimana delle Culture 2021 rinviata in autunno

La decima edizione della rassegna era in programma a maggio, ma a causa dell’emergenza sanitaria si svolgerà dal 25 settembre al 3 ottobre

di Redazione

La pandemia fa slittare in autunno la decima edizione della Settimana delle Culture. L’anno scorso l’emergenza sanitaria aveva costretto la manifestazione a trasferirsi sui social, come ogni evento in programma durante il primo lockdown: è nato così un format molto seguito di visite guidate in luoghi della cultura, palazzi storici e musei, rilanciate sulle piattaforme web.

Un momento di una precedente edizione

Un’edizione particolare che non potrà mai sostituire eventi, mostre, incontri, spettacoli in presenza, tanto che la decima Settimana era stata fissata dal 15 al 23 maggio. Ma l’andamento dei contagi non sembra decrescere, Palermo e la sua provincia, a circa un mese dall’avvio della manifestazione, sono zona rossa: per tutti questi motivi, dopo un confronto con l’assessorato comunale alle Culture – che ha sempre sostenuto la rassegna e con il quale c’è un protocollo di intesa -, ha deciso di rinviare la decima Settimana delle Culture alla fine di settembre, da sabato 25 a domenica 3 ottobre.

Una mostra al Loggiato San Bartolomeo

La riflessione, che è stata condivisa con l’assessore alle Culture, Mario Zito e con il capo area dell’assessorato, Domenico Verona, si basa sulla speranza di poter svolgere la rassegna dal vivo, visto che, dopo l’estate, la maggior parte dei cittadini potrebbe già essere vaccinata e dovrebbe consentire una migliore gestione degli eventi in presenza e favorire il flusso di turisti che si spera ritornino a viaggiare. In tantissimi avevano già presentato progetti che si sarebbero dovuti svolgere a fine maggio: entro il 30 giugno, dovranno far arrivare alla Settimana delle Culture, la conferma o meno della loro partecipazione alla rassegna autunnale. La stessa data è valida anche per chi vuole ancora presentare progetti che, come si ricorderà, devono essere autofinanziati e autoprodotti, e realizzati nel rispetto delle norme anti Covid.

L’associazione, dal 2013 a oggi, ha realizzato nove edizioni della Settimana delle Culture, oltre a numerose altre manifestazioni, in sinergia con istituzioni ed enti, con particolare attenzione alle categorie più svantaggiate e alle comunità multiculturali. Migliaia di eventi hanno animato il territorio, coinvolgendo musei, siti culturali, associazioni, soggetti pubblici e privati che hanno prodotto spettacoli, convegni, seminari, mostre, passeggiate letterarie, visite guidate, proiezioni e incontri.

Il violoncello di Giovanni Sollima duetta con la natura

Concerto registrato all’Orto Botanico di Palermo e trasmesso online. In programma la sesta Suite di Bach e due brani inediti del compositore

di Redazione

Le note di Bach tra i tesori verdi dell’Orto Botanico di Palermo, eseguite dal violoncello di Giovanni Sollima. Un concerto dell’eclettico musicista, registrato nello storico giardino palermitano, sarà trasmesso sabato 17 aprile alle 10, sul sito web dell’Associazione Siciliana Amici della Musica (questo il link) e sui suoi canali social. Il violoncellista eseguirà la sesta Suite di Bach e due suoi inediti, in cui i suoni dello strumento e della natura si fonderanno diventando un tutt’uno.

L’Aquarium dell’Orto botanico

Si comincia con l’inedito “Song”. Lungo i viali dell’Orto, tra piante, fiori e alberi rari e Sollima, con il suo violoncello, eseguirà la versione strumentale di un’aria che fa parte di “Acqua Profonda”, opera composta ad aprile scorso. Un lungo e travagliato lavoro di ricerca che il musicista ha avuto modo di intraprendere durante i mesi di lockdown. A seguire la Suite 6 in re maggiore, Bwv 1012 di Bach, eseguita nella serra Carolina. Il concerto si chiuderà con un altro inedito, Jook-ru-pa, un brano pensato qualche anno fa da Sollima in Australia, scritto poi nel 2019.

La serra Carolina

“Sembra un paradosso, ma solo il lockdown poteva darmi la possibilità di fare qualcosa che da anni tentavo senza alcuna speranza di successo – racconta Sollima -. Andare a fondo, esplorando molto lentamente il manoscritto attribuito ad Anna Magdalena delle Suites per violoncello di Bach, è un’impresa difficile, se non impossibile, che richiede tanta lentezza. Non si è mai pronti con Bach, cambia ogni giorno, senti di scoprire qualcosa che ti era sfuggito, ti accorgi che tutto ciò che in quel manoscritto può sembrare una svista, mancante o illogico, è invece frutto dell’ingegno, concetto di variazione continua. Percepire la sesta suite in un luogo come l’Orto Botanico – riprende Sollima – spazio reale ma che sembra irreale, mentale, è un’esperienza unica. Trovo di forte significato, simbolico e oltre, suonare in un luogo dove la natura del pianeta ci raccolta la sua storia, ci costringe ad ascoltarla. Le suites, e quel manoscritto, parlano lo stesso linguaggio e vivono in una dimensione intima”.

La barca di luce di Domenico Pellegrino in vetrina al Museo Riso

L’opera “I’m The Island”, esposta alla Biennale di Venezia, è arrivata a Palermo, dove si può ammirare nel bookshop museale affacciato sulla strada

di Redazione

Una barca di luce, un faro che si accende in vetrina e promette di traghettare la città verso lidi più sicuri: “I’m The Island” è la scultura di Domenico Pellegrino che da pochi giorni occupa lo showcase del Museo Riso di Palermo, aperto sulla strada. Nei giorni in cui tutti i musei sono serrati, le mostre sono chiuse, i siti archeologici non ospitano più visitatori, è necessario rinsaldare il rapporto tra la cultura e i cittadini. Anche attraverso piccole attenzioni di bellezza: capita al Riso – Museo d’arte moderna e contemporanea dove, a ottobre scorso, era stato inaugurato il Book Culture, l’innovativo concept di bookshop museale, ideato da CoopCulture – che cura i servizi aggiuntivi del museo -, in linea con quelli già aperti al Museo Salinas e alla Zisa, all’Orto Botanico e al chiostro di Monreale.

L’opera in vetrina al Riso

“Un museo sulla strada, sempre aperto, vetrine sulla città che vogliono idealmente tenere unito quel legame tra il passante e Riso – spiega il direttore del Museo, Luigi Biondo – Dal vetro trasparente del BookCulture fa capolino adesso la barca colorata ed illuminata Domenico Pellegrino. Un’opera dalla spiccata identità iconografica che vuole essere una bandiera per indomiti guerrieri della luce. Torneremo presto”. Uno spazio di design, candido, di impatto, popolato da pubblicazioni d’arte, cataloghi, narrativa e artigianato siciliano; già apprezzato dai visitatori, che si fermavano curiosi di fronte alle enormi finestre affacciate sul Cassaro.

“I’m the island” davanti a Palazzo Zenobio a Venezia

Due grandi “occhi” pronti ad ospitare opere di artisti e creativi siciliani, per i quali si stava pensando ad una call, una vera “chiamata alle arti” da cui sarebbe nata anche una linea di merchandising per il museo. Ma il Covid ha fermato tutto, e le due vetrine sono rimaste come l’unico contatto virtuale tra il museo e la strada.  “Il BookCulture di Riso, come gli altri aperti nei siti culturali, si era candidato a hub creativo, biglietto da visita del museo che incuriosisce il visitatore – interviene il direttore di CoopCulture, Letizia Casuccio -. In attesa di poter riaccogliere il pubblico, presentiamo un’opera simbolica che fa pensare alla rinascita, alla ripartenza”.

Domenico Pellegrino

Per questo motivo è stato deciso di ospitare “I’m The Island”, la barca già esposta nel Padiglione del Bangladesh alla 58esima Biennale d’arte di Venezia del 2019. Dopo aver navigato tra calli e ponti, la barca di luce aveva raggiunto Palazzo Donà delle Rose; dopo due anni, arriva a Palermo. Un’installazione che sa di viaggio, percorso, ricerca di conoscenza, voglia di vita. E unisce popoli lontani tra loro: Pellegrino ha infatti lavorato sul modello delle imbarcazioni tipiche bengalesi, barche in legno scuro che scivolano sul fango di un Paese che si vede inghiottire dall’acqua; ha raccolto e annodato un filo che lo conduce in Sicilia, all’antica famiglia catanese dei Rodolico, i maestri d’ascia citati nei Malavoglia, a cui ha affidato la costruzione dello scafo. Le luminarie – elemento scenografico riconoscibile nel lavoro di Pellegrino – attingono a decori bengalesi, presi a prestito dalla natura, riscritti e ridisegnati attraverso la cultura siciliana.

Quell’estate in mascherina tra illusioni e voglia di dimenticare

Il giornalista Giovanni Franco ha documentato la bella stagione del 2020 in giro per l’Italia, dopo il primo lockdown. Scatti che presto saranno in mostra a Messina

di Giulio Giallombardo

Un assaggio di libertà alla luce del sole. Dopo il tempo sospeso tra le mura di casa, quando balconi e terrazzi divennero teatri dove esorcizzare la paura, arrivarono i giorni della normalità apparente. Il liberi tutti tra la prima e la seconda ondata della pandemia che sta cambiando il mondo, aveva illuso che il peggio fosse passato, quando ancora doveva arrivare. Quest’intermezzo di spensierata dimenticanza è immortalato negli scatti di Giovanni Franco, giornalista che ha documentato l’estate del 2020 in giro per l’Italia.

Il suo sguardo da cronista scruta un’umanità frastornata dal lockdown che ha voglia di guardare avanti. Da Palermo a Napoli, da Perugia a Messina, passando per Mazara del Vallo, Marsala, Cefalù, Cosenza, Caserta, Assisi, Todi, il giornalista racconta con le immagini il suo viaggio nell’ora d’aria di un’Italia che assapora la libertà da dietro le sbarre. Fotografie che, quando la pandemia allenterà la morsa, saranno in mostra al Teatro comunale Vittorio Emanuele di Messina, un’esposizione curata da Milena Romeo.

 

“Quell’estate in mascherina, viaggio nell’Italia del 2020” è un colorato carnevale di sguardi, corpi al sole, vetrine che riflettono frammenti di vita. Protagonista, a volte assente, in altre occasioni abbassata sul mento, quasi a voler dimenticare di averla indossata, è ovviamente la mascherina in tutte le sue declinazioni: dall’essenziale chirurgica a quella colorata alla moda. “Il lockdown ci aveva spiazzati – racconta Franco – . Rimanere chiusi in casa ci sembrava innaturale in quei mesi dell’inizio dell’anno scorso. Poi calarono i contagi e anche se in tanti ammonivano a essere più prudenti ci fu una sorta di liberi tutti. Un inno allo scampato pericolo, in una sorta di liberazione collettiva dal nemico microscopico”.

Questi scatti dai cromatismi accesi, inondati di luce, contraltari di una cupa e grigia quarantena, congelano un’Italia in cui le differenze scompaiono. Ogni luogo potrebbe essere altrove e diventa, in qualche modo, specchio della nazione. Sale dei musei, botteghe di souvenir, coppie di anziani seduti al bar, altre di amanti che si abbracciano, scatti rubati a un matrimonio: città diverse, ma la stessa voglia di dimenticare. “Con la mia macchina fotografica ho ritratto alcuni momenti più spensierati di quei giorni – aggiunge il giornalista – . Ne è venuto fuori un catalogo di persone colte in un tour in Italia nei loro momenti di relax o di viaggio. Tutti con la speranza che la vita normale stava per riprendere. Forse, in quei mesi dell’anno scorso, pensavamo di avercela veramente fatta”.

(Foto Giovanni Franco)

La chiesa del Collegio di Sciacca racconta i suoi tesori

Iniziativa online in occasione delle festività pasquali: due quadri legati alla Passione sono raccontati su Facebook

di Redazione

È uno scrigno di tesori da scoprire. La chiesa del Collegio di Sciacca, una delle più grandi e preziose della città, è protagonista dell’iniziativa online “Pasqua, fede e arte”, portata avanti dall’assessorato comunale alla Cultura, in occasione delle festività pasquali. Due quadri legati alla Passione di Cristo, custoditi all’interno sono raccontati attraverso video pubblicati sulla fanpage di Facebook dell’assessorato (questo il link). Un’iniziativa nata in collaborazione con l’associazione culturale Nova e lo storico dell’arte Anthony Francesco Bentivegna.

Particolare della Pieta nella chiesa del Collegio

La prima opera è già online, la seconda sarà svelata domani in occasione della Pasqua. Il quadro presentato raffigura la Pietà, una tela datata 1790 e custodita nella sacrestia della chiesa. “Commuove di questo quadro – si legge nel post pubblicato su Facebook – l’afflizione e la disperazione per la perdita di un figlio, di un parente, di un amico. Anche gli angeli piangono. Interpongono corpo e nuvole quasi a nascondere alla vista ciò che farebbe male vedere. La tensione è densa nei toni e nei contrasti di colore. La luce evidenzia il gruppo centrale illuminando di un algido pallore il corpo di Cristo e il volto della Vergine. La figura del Salvatore si fa legnosa, scarna e quasi si plasma sulle gambe della madre. Un corpo inerme e inanimato, proprio come la corona di spine ai suoi piedi. Figlio e Madre, entrambi sorretti per una mano, legati da un invisibile filo conduttore”.

Il municipio di Sciacca

La chiesa, uno dei luoghi aperti in occasione del festival Le Vie dei Tesori a Sciacca, è nata grazie alla donazione di Giovanni Battista Perollo nel 17esimo secolo. Per rendere omaggio al benefattore la chiesa fu dedicata a San Giovanni Battista, anche se oggi è comunemente conosciuta come chiesa del Collegio, perché annessa al Collegio dei Gesuiti (e attuale Palazzo di Città). Colma di tesori conservati tra le navate, il transetto e la sacrestia: tele, reliquie e arredi sacri, ma anche un grande armadio barocco e un organo reputato in passato tra i migliori dell’isola. L’edificio consente una suggestiva visione dall’alto attraverso le “gelosie” a petto d’oca da cui i religiosi osservavano senza essere visti.

Un libro racconta i luoghi e le scoperte di Sebastiano Tusa

È dedicato all’archeologo scomparso due anni fa, il nuovo volume di Maria Laura Crescimanno, con la prefazione della soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni

di Redazione

Un libro che ripercorre l’avventura professionale dell’archeologo Sebastiano Tusa, raccontando il suo amore per il mare e la passione per la ricerca. “Sulle rotte di Sebastiano” è il nuovo lavoro di Maria Laura Crescimanno, giornalista palermitana esperta di turismo e ambiente. Il libro sarà presentato domenica 28 marzo alle 17,30, sulla piattaforma Google Meet (questo il link), all’interno della rassegna “30 Libri in 30 Giorni”, organizzata da BcSicilia in collaborazione con l’editore Angelo Mazzotta. Dopo l’introduzione di Alfonso Lo Cascio, presidente regionale BcSicilia, e i saluti dell’editore, è previsto l’intervento di Valeria Li Vigni, soprintendente del Mare.

La copertina del libro

Il libro va sulle tracce di alcuni luoghi del cuore dell’archeologo e assessore, scomparso due anni fa nel disastro aereo in Etiopia. Un viaggio nella storia antica della Sicilia corredato da immagini, che parte dalla provincia di Trapani, tocca le isole minori, spesso aree protette, e giunge sino alla costa siracusana. Il libro, è corredato dagli acquarelli di Maria Francesca Starrabba che ha curato le illustrazioni di copertina con la raffigurazione della Battaglia delle Egadi, e la quarta dedicata al sito sub di Cala Minnola di Levanzo.

“Ho approfittato del lockdown per mettere su carta quest’idea che inseguivo da un po’ di tempo, – spiega l’autrice – la difficoltà maggiore è stata selezionare i troppi materiali, itinerari, spunti, interviste e immagini che ho raccolto seguendo il lavoro di Tusa in molti anni. Un uomo di profonda cultura, ma anche un raffinato comunicatore. Geniale la sua intuizione di utilizzare le più avanzate tecnologie per la tutela e per la ricerca dei reperti e dei relitti, un punto di riferimento per chi si occupava di mare e di Mediterraneo, una guida per la Sicilia e per i suoi beni culturali che sarà molto difficile sostituire”.

Sebastiano Tusa

Sono nati così, grazie ai consigli ed al sostegno di Valeria Li Vigni, che cura la prefazione al libro, i dieci luoghi del cuore da ripercorrere per terra e sui fondali. Dieci tappe che raccontano la bellezza ancora intatta di parchi archeologici e di fondali marini, un’offerta turistica nuova da promuovere, un’idea sostenibile per scoprire l’Isola al centro del Mediterraneo, e i suoi traffici commerciali e navali.

La compagnia di Cuticchio compie 50 anni e festeggia in streaming

Una rassegna di dieci spettacoli, tra grandi classici e musica, per raccontare il percorso artistico del maestro e della sua Opera dei pupi

di Redazione

Il traguardo è importante e racchiude tante esperienze in un’unica strada tracciata dal maestro Mimmo Cuticchio e dai suoi compagni di viaggio. Il 1971 segna la nascita della compagnia Figli d’Arte Cuticchio, da allora sono trascorsi 50 anni che raccontano il passaggio dalla piccola alla grande scena, dalla tradizione alla sperimentazione, nel segno della contaminazione con altri linguaggi, dalla musica alle arti figurative. In occasione di questo anniversario, la compagnia, apre lo scrigno del suo archivio per mostrare al pubblico, raggiunto in streaming a causa dell’emergenza sanitaria in corso, gli spettacoli più importanti e significativi anche dal punto di vista storico e documentale con l’obiettivo di raccontare la storia e l’evoluzione del percorso artistico di Mimmo Cuticchio e dell’Opera dei pupi.

“La pazzia di Orlando”

Si parte l’8 aprile con il “Gran duello di Orlando e Rinaldo per amore della bella Angelica” del 1971 per arrivare al 10 giugno alla produzione di quest’anno “La fuga di Enea e la ricerca di una nuova patria”. La nuova produzione che rischia di debuttare in streaming se le condizioni epidemiologiche non dovessero cambiare, è incentrata sull’“Eneide” di Virgilio e si rivolge soprattutto ai giovani per i suoi riferimenti all’attualità: dal rapporto con il soprannaturale al ruolo dell’amore nella vita di tutti i giorni, dal valore dell’amicizia al fenomeno della migrazione e all’importanza del principio di comunità.

“O a Palemo o all’inferno”

Il mito di Enea, dunque, per Cuticchio, non è un racconto del passato, ma al contrario il profugo virgiliano torna a proporsi come emblema di altri e non meno drammatici esili. La sua figura di esule, di sconfitto senza patria, si presta a esprimere la condizione del migrante di oggi, ed è su questi aspetti che lo spettacolo si focalizza. Per la messinscena sono stati costruiti nuovi pupi e dipinti nuovi fondali. Le musiche non saranno quelle del piano a cilindro che accompagnano gli spettacoli tradizionali, ma sono del tutto originali. Strumenti antichi e moderni saranno utilizzati simultaneamente per la realizzazione di una colonna sonora che accompagnerà i fatti rappresentati, seguendo i ritmi di improvvisazione tipici del teatro dei pupi.

Cuticchio nel salone delle feste del Quirinale

In tutto la rassegna comprende 10 titoli in streaming. Ogni giovedì, a partire dall’8 aprile, i video saranno online alle 18,30 ma poi sempre disponibili on demand: il 15 aprile “Visita guidata all’Opera dei pupi” del 1989, il 22 aprile “Don Giovanni all’Opera dei pupi” del 2002, il 29 aprile “Aladino di tutti i colori” del 2007, il 6 maggio “O a Palermo o all’inferno” del 2011, il 13 maggio “A singolar tenzone” del 2018, il 20 maggio “La pazzia di Orlando” del 2019, il 27 maggio “Medusa” sempre del 2019, il 3 giugno “L’ira di Achille” del 2020. In streaming spettacoli classici e per la grande scena e anche opere in musica come “Medusa”.

Gli spettacoli si possono seguire sul canale YouTube della compagnia. Alcuni saranno trasmessi su RaiPlay (“Visita guidata all’Opera dei pupi”, “Don Giovanni all’Opera dei pupi”, “Aladino di tutti i colori”, “Medusa”, “L’ira di Achille”). Gli altri sulla piattaforma di Italiafestival.tv.

I siti Unesco rinascono in digitale, al via laboratori multimediali

Entra nel vivo il progetto iHeritage, con i living lab gratuiti all’insegna delle nuove tecnologie

di Redazione

Le nuove tecnologie si mettono al servizio dei beni culturali nel progetto iHeritage. Un’iniziativa che vede riuniti insieme i siti Unesco in Sicilia, insieme a quelli degli altri cinque Paesi del Mediterraneo: Spagna, Egitto, Giordania, Portogallo e Libano (ve ne abbiamo parlato qui). I siti saranno valorizzati e resi fruibili attraverso contributi multimediali grazie ai quali i visitatori potranno immergersi in un ciclo di visite virtuali ed esperienze aumentate.

La Cattedrale di Palermo in una elaborazione grafica su modello 3D (di Ignazio Pillitteri)

Ricostruzioni archeologiche virtuali, audioguide in realtà aumentata, mostre olografiche, visori in realtà aumentata e virtuale, sono soltanto alcuni dei prodotti innovativi che verranno sviluppati all’interno dei living lab: percorsi formativi gratuiti aperti agli studenti, ricercatori, giovani creativi, start up, piccole e medie imprese, pubbliche amministrazioni nel corso dei quali saranno organizzati seminari, workshop, corsi di formazione che, tra gli argomenti trattati, comprenderanno anche tutorial per la realizzazione di prodotti tecnologici innovativi in realtà virtuale e aumentata.

Ricostruzione con realtà aumentata nella piazza di Ortigia

L’ 8 marzo saranno presentati tre living lab siciliani organizzati dal Dipartimento del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo della Regione siciliana (capofila del progetto), dall’associazione Circuito Castelli e Borghi Medioevali (ideatrice di iHeritage e partner di progetto) e dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo (partner di progetto e coordinatore dei Living Lab). Gli utenti saranno guidati in un percorso di sviluppo attraverso il quale entreranno in possesso delle conoscenze di base necessarie per sviluppare i prodotti tecnologici previsti dal progetto.

Il living lab organizzato dal Circuito Castelli e Borghi Medievali giungerà anche alla creazione del primo Registro delle Eredità Immateriali dei paesi del Mediterraneo (Reim) e di contenuti in realtà aumentata e virtuale legati alla Dieta Mediterranea.

Per partecipare gratuitamente ai living lab basta cliccare su https://forms.gle/wHXZbUNy6jMf272R6

Vita e arte in tempo di Covid: incontri online all’Accademia

Artisti, curatori, direttori di musei, set designer si raccontano a distanza agli studenti di tre dipartimenti

di Redazione

Generazioni diverse di artisti, critici, storici dell’arte, direttori di musei e set designer italiani si raccontano online. Parlano del loro lavoro, delle proprie esperienze espositive, dei propri riferimenti culturali, della propria visione e del sistema dell’arte. Lo faranno durante un ciclo di incontri e seminari pensati per gli studenti del Dipartimento di Arti Visive ed estesi a tutti gli studenti e i docenti dell’Accademia di Belle Arti di Palermo.  Idea centrale del progetto “Il tetto si è bruciato, ora posso vedere la luna” – a cura di Daniela Bigi, Marcello Faletra, Stefania Galegati e coordinato da Riccardo Mazzarino – è di ritrovarsi a dialogare partendo da opere, mostre, esperienze istituzionali, posizioni teoriche raccontate in prima persona da figure stimate a livello nazionale e internazionale.

Il 9 marzo, alle 10, appuntamento con Alessandra Pioselli, critica e curatrice. Il suo seminario proporrà una panoramica ricca e documentata delle esperienze degli ultimi cinquant’anni che vedono l’arte interagire con lo spazio pubblico e con quello naturale, a livello sia nazionale che internazionale. Si prosegue il 18 e il 19 marzo, alle 17, con l’artista Nobushige Akiyama. Un incontro dedicato alla carta giapponese tra storia e tecnica. La carta intesa sia come supporto che come mezzo di espressione.

Il 22 marzo, sarà la volta del set designer Alessandro Camera sul tema “Interno e interiorità”. L’appuntamento è il primo dei sei previsti dal progetto “La narrazione dello spazio”, organizzati dal Dipartimento di Progettazione e Arti applicate, a cura di Maia Rosa Mancuso e Antonella Conte. Sei incontri per una riflessione aperta a più voci sulla costruzione del nostro immaginario ed insieme anche una riflessione sull’abitare (al tempo del coronavirus). Il cinema, il teatro, la comunicazione visiva come strumenti narrativi attraverso cui costruire una poetica dello spazio e dare voce al nostro bisogno di abitare. Le voci degli artisti, registi, scenografi, designer, architetti, la testimonianza del loro percorso creativo per dare voce agli spazi dello spettacolo, non più abitati dal pubblico in sala.

Il 29 marzo, nell’ambito del progetto “Nel vivo dell’arte”, promosso dal Dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’Arte, è previsto l’incontro con Caterina Riva, coordina Roberta Priori. Il progetto, avviato lo scorso dicembre, è articolato in un ciclo di appuntamenti tematici a distanza con esperti, protagonisti del mondo dell’arte, direttori di musei, curatori, operatori culturali, direttori di riviste scientifiche, esperti di didattica, psicologia e antropologia dell’arte, artisti, exibit designer. Una sorta di grande discussione collettiva durante collegamenti a distanza per esplorare la comunicazione, le pratiche e la didattica dell’arte al fine di stimolare la curiosità conoscitiva e l’interesse degli studenti per ampliare prospettive e conoscenze verso diversi scenari lavorativi. Tutti gli incontri si svolgeranno su piattaforma G-suite meet.

Rinascono i luoghi di Eleonora d’Aragona: murale d’autore a Contessa Entellina

Un’opera di Igor Scalisi Palminteri rende omaggio alla nobildonna sepolta nel monastero di Santa Maria del Bosco. Il Comune ha anche stretto una sinergia con Le Vie dei Tesori

di Redazione

Un viso dolcissimo, enigmatico, quello della nobile signora di borghi e castelli che attraversò leggera la seconda metà del Trecento: alla contessa Eleonora d’Aragona, nipote del re di Sicilia Federico III, moglie di Carlo Peralta, signore di Sciacca, Francesco Laurana dedicò il busto oggi conservato a Palazzo Abatellis a Palermo, simile a un altro custodito al Louvre di cui esiste un prezioso calco ottocentesco al Museo archeologico Salinas, sempre a Palermo.

L’ingresso di Palazzo Abatellis

Ma la nobildonna visse, governò e morì nel lembo di Sicilia tra Giuliana e Caltabellotta, e fu sepolta per suo volere nell’amato monastero di Santa Maria del Bosco di Calatamauro, a pochi chilometri da Contessa Entellina. E proprio Contessa, il borgo arbëreshe, adesso ha deciso di renderle omaggio, commissionando a Igor Scalisi Palminteri un grande murale che prende spunto dal busto del Laurana, ed è parte di un progetto del Comune, “Mecenati di noi stessi”, che proseguirà con altre realizzazioni artistiche riconducibili a periodi storici diversi come quello dell’insediamento albanese.

L’abbazia di Santa Maria del Bosco

Contessa Entellina ha anche stretto una sinergia con Le Vie dei Tesori, il festival che da quindici anni mette in rete, apre al pubblico e racconta il patrimonio dell’Isola e oltre. Proprio nelle scorse settimane è stato lanciato un network di 42 borghi siciliani (ve ne abbiamo parlato qui) che – sotto l’egida della Fondazione – hanno deciso di fare sistema per portare avanti politiche di rigenerazione, valorizzazione, lotta allo spopolamento, ma soprattutto crescita comune dei territori: un primo network cui si sono aggiunti altri 15 borghi tra cui quello di Contessa Entellina.

Igor Scalisi Palminteri è già al lavoro su un muro alto otto metri, nel borgo arbëreshe. Il lavoro sarà presentato sabato 20 marzo alle 11,30, nel corso di una conferenza stampa in diretta sui canali social del Comune di Contessa Entellina e de Le Vie dei Tesori. Con l’artista, parteciperanno il sindaco di Contessa Entellina, Leonardo Spera, gli assessori alla Cultura Carolina Lala, e alla comunicazione e marketing territoriale Ciro Benanti; Laura Anello, presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori e Pierfilippo Spoto, esperto del Comune per il Turismo esperienziale. Evelina De Castro, direttore della Galleria regionale di Palazzo Abatellis, invierà un contributo video dalla sala dove è custodito il busto di Eleonora d’Aragona, a tracciare un filo ideale tra l’opera e i luoghi della contessa.

Le Vie dei Tesori News

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