Rivive l’antica Tindari, spettacoli nell’area archeologica

Al via la seconda edizione di “Tyndaris Augustea”, tra Villa Greco, il Gymnasium e il teatro dove andrà in scena “Eumenidi” di Eschilo

di Redazione

Un viaggio nel tempo alla scoperta della storia e dei tesori archeologici dell’antica Tyndaris. È tutto pronto per “Tyndaris Augustea”, l’evento, inserito nel cartellone del Tindari Festival, in programma domenica 18 agosto tra le rovine dell’antica città greca.

L’area archeologica di Tindari con il santuario sullo sfondo

La seconda edizione, che si svolgerà dalle 19.30 alle 23.30, prevede tre momenti. Il primo all’interno di Villa Greco, dove sarà rivissuta l’atmosfera di un accampamento militare prima della battaglia del Nauloco, al cospetto del più grande generale della storia di Roma, Agrippa, e del futuro imperatore Ottaviano Augusto; il secondo tra le mura del Gymnasium, con il ritorno a Tindari del più ammaliante oratore di Roma, Cicerone, difensore di Tindari contro Verre; il terzo, all’interno del Teatro Greco, dove si svolgerà Eumenidi di Eschilo, con la regia di Cinzia Maccagnano, un omaggio all’eroe mitologico Oreste, che tanto si lega al culto della città. Qui verrà riproposto uno studio sul canto del Coro, così come si esibiva nella tragedia antica.

L’evento, ideato dalla direttrice artistica del Tindari Festival, Anna Ricciardi, e prodotto da Tindari Festival in collaborazione con la Pro Loco di Patti e l’associazione Teatro dei Due Mari, è dedicato alla memoria di Sebastiano Tusa, l’archeologo e assessore scoparso nel disastro aereo in Etiopia. In apertura interverranno il sindaco di Patti, Mauro Aquino; l’assessore regionale alle Autonomie locali, Bernardette Grasso; il direttore del Parco archeologico di Tindari, Salvatore Gueli e la dirigente della Soprintendenza del mare, Alessandra De Caro. Presenterà il giornalista Salvatore Pantano.

Anna Ricciardi

“Tra miti, storia e leggende, Tyndaris – afferma Anna Ricciardi – racchiude l’essenza profonda e inoppugnabile di un luogo che rivendica la sua eternità e la sua forza evocativa incancellabile, nonostante i superficiali tentativi di trasformazione. Affondare nella sua storia è stato uno dei momenti più significativi della mia direzione, che giunge ormai al termine. L’idea di Tyndaris Augustea nasce tra i cortili del Museo Salinas di Palermo, dove le sculture e le opere ne restituiscono la magnificenza. Tyndaris Augustea non vuole essere una rievocazione storica, ma un viaggio sensoriale a tutto tondo: come se dai monumenti venissero fuori i grandi personaggi che l’hanno vissuta, da Cicerone a Ottaviano, da Agrippa a Oreste. Il valore della sua identità così fulgida – conclude Ricciardi – è quello che vorrei arrivasse a tutti i visitatori che non la conoscono o a chi non l’ha mai conosciuta in profondità”.

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C’era una volta Ustica: l’isola in quaranta foto d’epoca

Nelle sale del Museo civico archeologico si inaugura una mostra con scatti d’autore, tra cui le firme celebri di Toscani e Maraini

di Redazione

La bellezza di Ustica immortalata in quaranta scatti d’autore. Si inaugura venerdì 9 agosto, nel Museo civico archeologico dell’isola alle 18,30, la mostra fotografica “Ustica, da isola prigione a perla nera del Mediterraneo”, che resterà aperta sino al 30 settembre. Saranno riesposte alcune foto d’autore tra cui le firme celebri di Oliviero Toscani e Fosco Maraini, che il Centro Studi dell’isola aveva già l’anno scorso comprate dagli archivi della Magnum ed Alinari, come spiega la curatrice Mariella Barraco.

La locandina della mostra

Nella terrazza del museo che guarda il piccolo porto dell’isola, saranno visibili le rare immagini d’epoca in grandi formati stampate su tela olona, materiale molto resistente utilizzato in agricoltura prima dell’avvento della plastica. Di grande interesse 40 immagini della vita usticese risalenti agli anni ’50 e ’60 trovate nelle collezioni locali. La lettura della vita di Ustica, isola prigione destinata ad accogliere prima gli antifascisti, poi i mafiosi e i capi ‘ndrangheta: personaggi, paesaggi e angoli dell’isola, che dopo l’arrivo del turismo sono stati cancellati e che tornano a far parte della memoria collettiva.

La mostra è stata realizzata dal Centro Studi e documentazione isola di Ustica con il contributo dell’assessorato regionale dei Beni Culturali. È visitabile tutti i giorni, dalle 18,30 alle 20 e dalle 22 a mezzanotte.

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Capolavori del Novecento in mostra a Trapani

Al Museo Pepoli un’esposizione dedicata al ritratto, con opere provenienti dai Musei civici di Milano: da Boccioni a Modigliani, da Balla a De Chirico a Donghi, da Sironi a Cagli, a Picasso

di Redazione

Un’ampia riflessione sul tema del ritratto nel corso dei secoli, dal Quattrocento di Antonello da Messina ai maestri del XX secolo, provenienti dalle collezioni dei musei civici milanesi. I protagonisti del Novecento, da Boccioni a Modigliani da Martini a Marini, avviano un ideale e virtuale colloquio con l’opera del Laurana, capolavoro dei musei siciliani. Un filo rosso, impalpabile, che cuce insieme i secoli e le figure che, ciascuno a suo modo, ha affrontato il modus del ritratto, diverso da sé, incline al racconto per particolari, padrone di uno sguardo che ora scompone ora ricompone. Sia esso una sperimentazione di Modigliani o l’intenso autoritratto di Fausto Pirandello o ancora il calco in gesso di un busto del Gagini.

Giacomo Balla, “Ritratto di Nunzio Nasi”

Nasce dalla collaborazione tra istituzioni e musei della Regione Siciliana e del Comune di Milano, con il supporto di MondoMostre Skira, “Il ritratto nel Novecento. Capolavori dai Musei Civici di Milano”, esposizione che si apre il 10 agosto – vernissage venerdì 9 agosto alle 18, alla presenza del goveratore della Regione Siciliana, Nello Musumeci – al Museo Regionale “Agostino Pepoli” di Trapani, che la ospiterà fino al 10 novembre.

Mario Sironi, Autoritratto

Si tratta di un progetto nato da tempo, uno scambio di intenti che è cresciuto in occasione delle mostre costruite e dedicate ad Antonello da Messina, che ha visto l’Annunciata, parte della collezione dell’Abatellis, in colloquio diretto con le altre opere del grande pittore. Una mostra che ha avuto un grandissimo riscontro di pubblico prima a Palermo, poi a Palazzo Reale a Milano. Progetto di collaborazione voluto dall’assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa, a cui è dedicato, dopo la sua scomparsa nel disastro aereo in Eritrea nella scorsa primavera.

Pablo Picasso, “Fumeur”

La mostra “Il ritratto nel Novecento. Capolavori dai Musei Civici di Milano” – a cura di Evelina De Castro e Anna Maria Montaldo, direttori rispettivamente di Palazzo Abatellis a Palermo e del Museo del Novecento a Milano, con la collaborazione di Roberto Pini, su progetto espositivo del direttore del Museo Pepoli, Roberto Garufie di Laura Galvano – racchiude undici capolavori dal Museo del Novecento e dalla Gam di Milano. Opere che segnano un itinerario tracciato da grandi personalità che incontrano idealmente gli antichi maestri siciliani che, cinque secoli prima, diedero la svolta in senso moderno al tema del ritratto. Dal Busto di Pietro Speciale di Domenico Gagini e dal Busto di gentildonna di Francesco Laurana, nella versione del Louvre furono tratti i due calchi in gesso esposti in mostra: il primo fu presentato all’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92, il secondo fu richiesto probabilmente dall’archeologo Antonino Salinas, alla Gipsoteca del Louvre di Parigi per accostarlo al gemello originale marmoreo di Eleonora d’Aragona, appena entrato al Museo Nazionale. Laurana e Gagini, interpreti inventori in Sicilia del ritratto umanistico in scultura, divengono modelli artistici tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento.

Giorgio De Chirico, “Autunno”

Il percorso tra i capolavori della ritrattistica del Novecento prende il via alle soglie del secolo con un confronto tra due opere prefuturiste come il Ritratto di Nunzio Nasi del 1902 di Giacomo Balla, ideale “padrone di casa” dalla collezione del Museo Pepoli di Trapani; e il malinconico Ritratto della madre del 1907 di Umberto Boccioni. Gli esordi futuristi di Mario Sironi – di cui è presente in mostra la Testa futurista del 1913 – e le sperimentazioni di Amedeo Modigliani con il Ritratto di Béatrice Hastings del 1915 – uno dei 15 che dedicò alla sua musa ed amante nei due anni della loro burrascosa storia d’amore – introducono alle opere del cosiddetto “Ritorno all’ordine” come il purissimo Busto di ragazzo del 1921 di Arturo Martini – forse l’opera in mostra che più annoda stilemi con il Quattrocento antonelliano -, Autunno del 1935 di Giorgio de Chirico, omaggio al Rinascimento attraverso il ritratto della compagna, lsabella Far Pakszwer; o la celebre Margherita del 1936, simbolo del Realismo magico di Antonio Donghi. Accanto a questi completano il panorama delle esperienze artistiche degli anni tra le due guerre, l’intenso e impietoso Autoritratto del 1940 di Fausto Pirandello e l’arcaicizzante Ritratto della Signora Sachs, sempre del 1940, di Corrado Cagli. Il percorso si chiude con l’Homme assise (Le Fumeur) del 1967, una delle prime opere del ciclo dei Moschettieri dove, lontano dalle ricerche cubiste, un Picasso ormai anziano e stanco, immalinconito dai ricordi irrealizzati, riesce a dare nuova vita e significato al genere del ritratto ideale.

“Questa mostra, l’ultima del trittico dopo le due rassegne antonelliane di Palermo e Milano – sottolinea il presidente Musumeci – è un evento culturale di prima grandezza. Ho voluto che si tenesse a Trapani, provincia nella quale il governo della Regione intende investire con interventi di promozione, in cui la cultura è chiamata a essere grande attrattore turistico e di marketing del territorio. In questa visione, l’esposizione e la stessa città diventano simbolo di come l’arte possa svolgere una grande missione civile di coesione nazionale e cooperazione tra Nord e Sud del Paese”.

La mostra è visitabile da martedì a sabato, dalle 9 alle 17.30 e domenica dalle 9 alle 12.30. Chiusa il lunedì. Il costo del biglietto è di 6 euro (intero) e 3 euro (ridotto).

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Gli scatti del World Press Photo tornano a Palermo

Le immagini che hanno vinto il più importante concorso di fotogiornalismo al mondo fanno tappa nel capoluogo siciliano per il terzo anno consecutivo e saranno esposte nelle sale di Palazzo Drago

di Redazione

Una bambina hondurena piange mentre la mamma viene perquisita al confine tra Stati Uniti e Texas. Una ragazzina cubana festeggia la sua quinceañera, diventa maggiorenne a 15 anni e anche una potenziale sposa. Due tifose iraniane sono tra le uniche donne ammesse a seguire la finale della Champions League asiatica. Un ex marine statunitense fa il bagno a casa dopo essere stato stuprato sotto la doccia durante l’addestramento militare. Questi sono solo alcuni degli scatti più belli del mondo ad aver vinto il World Press Photo, il più importante concorso di fotogiornalismo internazionale che, per il terzo anno consecutivo, sarà in mostra a Palermo. Organizzato dall’omonima fondazione olandese dal 1955, arriva in Sicilia grazie all’impegno di Cime di Vito Cramarossa. L’esposizione 2019 del World Press Photo sarà ospitata da venerdì 6 settembre a domenica 6 ottobre a Palazzo Drago Airoldi di Santa Colomba, al civico 382 di via Vittorio Emanuele, la storica dimora settecentesca con stucchi del Serpotta appartenuta al marchese Casimiro Drago nel cuore del Cassaro.

Foto di Brent Stirton (Getty Images)

Palermo anche per quest’anno è stata così scelta tra le 100 città del mondo, in oltre 45 paesi, che ospiteranno gli scatti inediti della nuova edizione di World Press Photo, confermandosi una delle tappe più seguite in Italia. Cime, che da anni si occupa dell’organizzazione di eventi nazionali e internazionali, rappresenta infatti uno dei più importanti exhibition partner in Europa della Fondazione World Press Photo di Amsterdam che, dopo il successo della mostra al Teatro Margherita di Bari e l’imminente tappa nel capoluogo siciliano, esporrà la mostra anche all’Ex borsa valori di Torino e a Napoli.

Foto di Diana Markosian (Magnum Photos)

In mostra a Palermo ci saranno le 144 foto selezionate come immagini che raccontano il 2018. Tra queste anche la vincitrice del primo premio, il World Press Photo of The Year 2019. Si tratta di “Crying Girl on the Border” di John Moore dell’agenzia Getty Image, uno scatto che immortala Yanela,bambina honduregna di circa due anni, durante un pianto disperato mentre sua madre, Sandra Sanchez, che la teneva in braccio, viene costretta da un agente della polizia di frontiera americana al confine con il Messico a metterla a terra per essere perquisita.

Foto di John Wessels (Afp Photo)

Le foto vincitrici di quest’anno sono state scelte tra le 78.801 fotografie di 4.738 fotografi che hanno partecipato al concorso da 129 Paesi diversi. La giuria che le ha selezionate era presieduta da Whitney C. Johnson, vicepresidente della sezione del National Geographic che si occupa di contenuti visivi. Tra i giurati c’erano anche il fotografo Neil Aldridge, la curatrice Yumi Goto, il fotografo di Getty Images Nana Kofi Acquah, il responsabile dei progetti speciali di Time Paul Moakley, la fotogiornalista Alice Martins e la fotogiornalista di Associated Press Maye-e Wong.

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Tornano quattro tele nella chiesa del Santissimo Salvatore

Il progetto ha l’obiettivo di restituire alla cittadinanza ed ai turisti la memoria di un luogo e della sua iconografia artistica

di Redazione

Dopo quasi un secolo quattro grandi tele provenienti dai depositi di Palazzo Abatellis e del Museo Diocesano saranno ricollocate nella chiesa del Santissimo Salvatore, a Palermo. Appuntamento il 6 agosto alle 19. Il progetto voluto da monsignor Gaetano Tulipano e dagli Amici dei Musei Siciliani, ha l’obiettivo di restituire alla cittadinanza ed ai turisti la memoria di un luogo e della sua iconografia artistica con la riproposizione di parte della quadreria della chiesa, ricoverata dopo la Seconda guerra mondiale in varie istituzioni.

Maddalena penitente

L’esposizione è stata resa possibile dalla collaborazione del Museo di Palazzo Abatellis, titolare dei due dipinti di Filippo Tancredi, “Abigail che offre doni al Re Davide” e “Mosè che conduce il popolo ebreo nel deserto” già esposti a Palazzo Chiaramonte, con il Museo Diocesano che ha custodito nei propri depositi le tele di San Pantaleone e di Santa Maria Maddalena del Borremans, restaurate da Mauro Sebastianelli con i fondi che gli Amici dei Musei Siciliani hanno raccolto attraverso il 2 per 1000.

I quattro quadri sono tutti provenienti dalla Chiesa del Santissimo Salvatore e la loro ricollocazione permette, una meritoria azione di riconfigurazione, ancorché incompleta, dai notevoli risvolti storici, etici e culturali. Il progetto da continuità alla perseverante opera di riqualificazione della chiesa dettata dalla Soprintendenza, che ha visto negli anni gli Amici dei Musei Siciliani provvedere per la ripulitura di tutti gli apparati marmorei, per il rifacimento dell’impianto di illuminazione a led ed per l’installazione del sistema di videosorveglianza, potendo così dare il via alla sua riconfigurazione iconografica con il primo rientro che ha visto l’esposizione della tavola di Sant’Orsola proveniente dal Museo Diocesano.

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Tutto pronto per la “Notte della Poesia” dedicata alla luna

Nell’Oratorio di San Lorenzo di Palermo, lettori, poeti e amatori sono invitati a declamare versi. Previsti anche momenti di musica e danza

di Redazione

Torna la “Notte della Poesia”, giunta quest’anno alla dodicesima edizione. L’iniziativa, ideata dall’Associazione Amici dei Musei Siciliani per festeggiare la notte di San Lorenzo, avrà luogo come sempre nella cornice barocca dell’Oratorio di San Lorenzo, opera del grande stuccatore palermitano Giacomo Serpotta. Appuntamento sabato 10 agosto alle 22.

Nella notte delle stelle cadenti sono invitati lettori, poeti, amatori a far da protagonisti declamando una poesia, edita o inedita, che abbia come tema la notte, le stelle, i desideri, l’amore e le poesie del mondo.

Quest’anno, la serata sarà dedicata alla luna in occasione del 50esimo anniversario dello sbarco e, nello stesso tempo, anche ai 50 anni del furto della Natività del Caravaggio, opera trafugata nella notte tra il 17 e 18 ottobre del 1969, oggi inserita nella lista dei dieci capolavori più ricercati dalle polizie di tutto il mondo.

Durante la serata verranno proiettate una selezione di immagini di Marco Amato, astrologo e grande appassionato di fotografia,  Una sequenza satura tra odori, sapori, volti e bellezza tutta di “casa”. Il titolo #popbaroque è un hashtag, utilizzato viralmente, che nasce da una scelta spontanea dell’istrionico astrologo, storyteller avvincente e abile comunicatore di identità territoriale. Per questa edizione sarà ospite Alberto Milazzo che presenterà il suo nuovo romanzo “La morale del centrino” e Andrea Cusumano, noto a tutti come ex assessore alla Cultura di Palermo, poliedrico artista dalla musica, all’arte, alla scrittura.

La partecipazione alla serata è libera e resteranno aperte le iscrizioni durante lo svolgimento della serata stessa. Per informazioni e iscrizioni telefonare alla segreteria degli Amici dei Musei Siciliani allo 0916118168.

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La Bibbia reinventata nelle foto di Toni Campo

Con la mostra “Sacred photographs” nell’ex chiesa San Vincenzo Ferreri a Ragusa Ibla, si chiude il ciclo dedicato al “sacro”

di Redazione

Quattordici opere fotografiche sui temi più toccanti delle Sacre Scritture. Dalla Creazione all’attimo prima dell’Apocalisse. Toni Campo espone da oggi all’Auditorium San Vincenzo Ferreri di Ragusa Ibla. La mostra si intitola “Sacred photographs”. Resterà aperta tutti i giorni, fino al 19 agosto, dalle ore 9 alle 24.

Caino e Abele (foto Toni Campo)

Il fotografo comisano, tornato a vivere nella sua terra dopo una carriera di 25 anni trascorsi a Milano, ha scelto il tema del sacro per una mostra che impreziosirà la proposta culturale ed artistica di Ragusa Ibla. Le opere, di formato 2 per 3 metri, propongono alcune delle scene centrali della Bibbia, rivisitate in chiave moderna. Quasi tutte propongono il tema del nudo, lasciando appena accennati gli indumenti tipici della tradizione ebraica. Il Mosè o il Noè tatuati (quest’ultimo ritratto sotto uno scroscio d’acqua), la Maddalena, o il Caino ed Abele restituiscono allo spettatore tutta la drammaticità e, insieme, l’intensità del momento che il personaggio vive e rappresenta. Le foto sono state realizzate con la collaborazione di personaggi locali.

Toni Campo

“La Bibbia – spiega Toni Campo – è sempre stata l’alfabeto di colori a cui ha attinto tutta l’arte occidentale. Secolo dopo secolo, la fortuna artistica delle Sacre Scritture è stata così smisurata che oggi sono molti di più quelli che hanno appreso la storia sacra dalla pittura, dalla scultura, dalla fotografia, di quelli che hanno letto il testo. Da quando sono tornato in Sicilia, nel 2014, ho iniziato un percorso spirituale con me stesso. Ho voluto ritrovare le mie origin e proporre il percorso dell’uomo che ricerca la propria spiritualità.  La mostra presenta alcune dei momenti più importanti del Vecchio e del Nuovo Testamento. L’ultima foto propone il momento finale prima dell’Apocalisse”.

Maddalena (foto Toni Campo)

La mostra che si inaugura a San Vincenzo Ferreri rappresenta la tappa conclusiva di un ciclo che l’artista ha iniziato nel dicembre scorso con “MyHeads – MySouls – Negative – Positive”, nell’ex chiesa di Santa Teresa, a Chiaramonte Gulfi e che è proseguito con la mostra “The Passion”, ospitata a Comiso, nel cortile della Biblioteca Bufalino, nel periodo pasquale (ve ne abbiamo parlato qui). La mostra è stata realizzata con la collaborazione di Francesco Palazzolo, cui si deve il progetto artistico, e di Ivan Gallo (che ha curato il gardner design).  Ha il patrocinio della Regione siciliana e del comune di Ragusa ed il sostegno dell’associazione “Ragusani nel mondo” e di Style Agency.

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Cuticchio ricorda la sua “Visita guidata all’Opera dei Pupi”

L’artista ripercorre lo storico spettacolo che nel 1989 segnò un passaggio importante: il puparo non è più solo un manovratore, ma diventa un protagonista assoluto e autonomo

di Redazione

Trent’anni fa, esatti, nasceva uno spettacolo che ha segnato la svolta, e non solo nella carriera personale di Mimmo Cuticchio, ma nel mondo stesso dell’Opra: “Visita guidata all’Opera dei Pupi”, nel 1989, è stato un omaggio affettuoso e un inchino elegante, ma subito dopo il puparo rialza la testa e cerca un suo spazio autonomo, a fianco del pupo.

I pupi della corte di Carlo Magno

Avvertendo la crisi del teatrino, ne ascolta la necessità della trasformazione. Caratteristica di questo spettacolo, diventata una cifra distintiva di tutti i lavori successivi, è l’uscita “in scena” del puparo che ha una doppia valenza: da un lato afferma la necessità di uno sconfinamento, da parte dell’oprante, oltre il piccolo boccascena del teatrino, per occupare spazi di rappresentazione più ampi e modulabili sulle nuove esigenze espressive; dall’altro investe il puparo di nuove responsabilità, rompendo gli schemi tradizionali e annunciando la necessità di raccontare nuove storie anche con l’ausilio di nuovi linguaggi. Insomma, ri-nasceva il Mimmo Cuticchio di oggi, con l’aiuto di un drammaturgo come Salvo Licata che aveva rivoltato il mondo dell’Opra studiandolo dal suo interno.

Mimmo Cuticchio

Per raccontare questo viaggio fatto di legno e carne, corazze e anime, oggi alle 18 al Teatrino dei Pupi di via Bara all’Olivella, sarà presente Mimmo Cuticchio che introdurrà la proiezione dello storico spettacolo. “Un lavoro – ricorda Cuticchio – che fu il frutto di mesi di racconti scambiati fra me e Salvo. Ha rappresentato il mio primo passo verso il teatro che volevo, per partire dalle mie radici, per salvare l’ opera dei pupi di mio padre e di mio nonno, ma anche per ripensarla e farla rivivere”. In scena nella “Visita guidata”, la realtà degli anni Quaranta con una Palermo liberata dal Fascismo sotto le bombe degli alleati.

E stamattina, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 18, si potrà partecipare alle prime visite guidate al laboratorio, sempre in via Bara all’Olivella, per scoprire come nasce un pupo, come viene sbalzata una corazza, costruito un fondale, come si muovono i fili o si fa scorrere un pianino a cilindro. Per immergersi in un museo della memoria, popolato da piccole creature di legno e stoffa, draghi fantasiosi e ippogrifi volanti. Le visite continueranno anche venerdì, sabato e domenica, con gli stessi orari. Invece alle 18,30, in replica nei tre giorni, verrà messo in scena “Il meraviglioso viaggio di Astolfo sulla Luna”, canovaccio storico dell’Opra che racconta come Orlando sia impazzito alla scoperta della passione dell’amata Angelica per il paggio Medoro. Il cugino Astolfo, in sella all’Ippogrifo, raggiungerà la Luna per ritrovare il senno perduto del paladino.

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“Palermo Palermo” trent’anni dopo, omaggio a Pina Bausch

Con la mostra fotografica di Piero Tauro allestita a Gibellina, al via il tributo delle Orestiadi alla coreografa tedesca. Prevista anche una performance al Cretto di Burri

di Redazione

Sarà la mostra del fotografo Piero Tauro a dare il via all’omaggio del festival Orestiadi a Pina Bausch, in occasione dei trent’anni dalla prima edizione dello spettacolo “Palermo Palermo” e a 10 anni dalla sua morte. Sabato 3 agosto al Baglio Di Stefano di Gibellina, alla presenza, tra gli altri, del soprintendente dei Beni culturali di Trapani, Riccardo Guazzelli, si inaugura “Macerie e tacchi a spillo, e cadde un muro… Palermo Palermo 1989/2019”, la mostra fotografica in collaborazione con il Teatro Biondo che resterà aperta fino al 30 settembre, per poi trasferirsi a ottobre al Biondo di Palermo.

Una scena di “Palermo Palermo” (Foto Piero Tauro)

La mostra di Tauro, che da oltre trent’anni anni si dedica alla fotografia di scena con un occhio particolare alle nuove esperienze di teatro e danza contemporanea, sarà solo il primo evento che ricorderà la grande coreografa tedesca. Il 10 agosto al Cretto andrà in scena “Pina”, una performance di otto danzatori siciliani in assolo, sparsi sulle isole della grande opera di Alberto Burri e una coreografia finale che aderisce al progetto promosso dalla Pina Bausch Foundation “Dance! The Nelken-Line”.

Ritratto di Pina Bausch (Foto Piero Tauro)

La performance sarà il risultato conclusivo del percorso laboratoriale e creativo, condotto da Simona Miraglia con la partecipazione del Collettivo SicilyMade, aperto a giovani danzatori siciliani (e non solo), che si svolgerà a Gibellina l’8 e 9 agosto, un laboratorio finalizzato allo studio dei movimenti della coreografia originale di Pina Bausch, attraverso la relazione con la particolarità del Cretto di Burri. Ma la coreografia sarà aperta anche a chiunque volesse unirsi nel ricordare la coreografa direttamente al Cretto, così come previsto dal progetto della Foundation. Alla performance parteciperanno Amalia Borsellino, Luigi Geraci Vilotta, Silvia Giuffrè, Simona Miraglia, Giuseppe Muscarello, Giovanna Velardi, Patrizia Veneziano e Valeria Zampardi, con le musiche eseguite dal vivo da Gianni Gebbia.

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Le Metope di Selinunte diventano musica

Tre tappe per “Music from Myths” del compositore palermitano Salvo Ferrara a Pollina, Segesta e Palermo, un concerto che fonde l’elettronica con le sonorità classiche

di Redazione

Quando la musica elettronica si fonde con le sonorità classiche nasce “Music from Myths”, un’esperienza culturale ideata da Salvo Ferrara, compositore e produttore musicale palermitano, che ad agosto celebrerà tre tappe siciliane. “Music from Myths” trae ispirazione dalle Metope dei templi di Selinunte, decorazioni in pietra e marmo scolpite a rilievo, testimonianze dell’arte greca nel Mediterraneo, custodite al museo archeologico regionale Antonino Salinas di Palermo, che colpirono già il musicista polacco Karol Szymanowsky che ad esse, nel 1915, dedicò una composizione per pianoforte.

Salvo Ferrara

Gli appuntamenti sono sabato 3 agosto in occasione della rassegna Pollina Estate 2019 al Teatro Pietra Rosa di Pollina con ingresso gratuito; sabato 24 a Segesta nella Notte Bianca al tempio greco per le Dionisiache 2019, con ingresso gratuito. Si concluderà martedì 27 agosto, alla Gam di Palermo, per il Festival Palermo Classica 2019.

Una delle metope conservate al Salinas

Si tratta di tre concerti di un’ora ciascuno, con un programma musicale realizzato in cinque mesi per “Music from Myths” e articolato in otto brani “Ghost”, “Hera”, “Leftovers”, “Restart”, “Kore”, “Solid Roots”, “Selinus” e “Calypso”. Sono eseguiti da Ferrara al pianoforte, sintetizzatori e drum machines, accompagnato dal Modern Times Ensemble, quartetto d’archi di solisti composto da Fabio Ferrara, primo violino; Pippo Di Chiara, secondo violino, synth; Gaspare D’Amato, viola; Mauro Greco, violoncello e da Agostino Cirrito al sax ed ewi. A curare l’armonia tra le sonorità prodotte dall’uso di devices elettronici, tastiere, synth guitars, sequencers e l’esecuzione degli strumenti classici sarà Cristiano Nasta, live set-up programming.

L’opera musicale, ha debuttato al Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas di Palermo, con un’interpretazione spiccatamente contemporanea e un’ambientazione sonora che vede alternarsi momenti evocativi ad episodi ritmicamente incalzanti, con timbriche crossover grazie all’interazione fra apparecchiature elettroniche e strumenti acustici. Il risultato è una musica che nasce per essere immaginata, per accompagnarsi a delle immagini e per evocarle.

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