Tornano gli Amici della Musica, tra classico e contemporaneo

Presentata la nuova stagione concertistica dell’associazione, un cartellone trasversale che spazia dalla classica, al jazz, dal tango alle musiche da film

di Redazione

Ventuno appuntamenti in abbonamento, 10 per il turno pomeridiano e 11 per quello serale. Nomi prestigiosi di rilievo internazionale, un cartellone che spazia dalla classica, al jazz, dal tango alle colonne sonore dei film, per raggiungere attraverso nuovi linguaggi un pubblico sempre più trasversale. L’Associazione Siciliana Amici della Musica ha presentato ieri, a Palazzo delle Aquile, la sua 88esima stagione concertistica che si svolgerà, come sempre, al Politeama Garibaldi. Con oltre 4000 concerti e novantacinque anni di storia l’Associazione, insieme alla programmazione per tradizione classico-romantica, apre a una programmazione ricca di sorprese. Il classico che strizza l’occhio al contemporaneo.

Danilo Rea

L’ inaugurazione del turno pomeridiano, il 13 gennaio, ospita l’Orchestra sinfonica del conservatorio Alessandro Scarlatti di Palermo diretta da Ottavio Marino che, insieme a Giuseppe Andaloro, Giovanni e Luigi Sollima, rende omaggio al compositore Eliodoro Sollima in occasione del ventennale della scomparsa. Il concerto è frutto della collaudata e fruttuosa collaborazione con il conservatorio, di cui fu direttore per 10 anni lo stesso Eliodoro Sollima. Ramin Bahrami e Danilo Rea inaugurano invece la stagione serale, il 21 gennaio, con “Bach is in the Air”, progetto che nasce dalla coraggiosa scommessa di due pianisti di diversa estrazione e cultura, uno classico e l’altro jazz, che coniugano rigore formale e improvvisazione nella musica senza tempo di Bach.

Nicolas Altstaedt

Sul palco del Politeama Garibaldi musicisti di nuova generazione che negli ultmi anni hanno catturato l’attenzione delle platee e della critica: Nicolas Altstaedt, considerato uno dei violoncellisti più creativi e versatili del panorama attuale; l’elegante e virtuoso violinista di origine serba Stefan Milenkovich, il flautista Andrea Griminelli e i pianisti Anna Ktavtchenko e Roberto Prosseda.

Rita Marcotulli

L’Associazione Siciliana Amici della Musica da quest’anno inizia una importante collaborazione con l’Associazione “Musica con le Ali” di Carlo Hruby, che promuove e sostiene i giovani talenti. Spazio anche per il jazz, con la pianista Rita Marcotulli; la cantante Olivia Sellerio renderà omaggio ad Andrea Camilleri con le musiche da lei composte per la rinomata serie televisiva del Commissario Montalbano. Per la musica da film, il celebre direttore d’orchestra Paolo Vivaldi, autore di colonne sonore delle più importanti fiction TV.

Gioele Dix

Il 27 gennaio, giorno della memoria, l’attore Gioele Dix darà vita ad uno spettacolo musico-teatrale dedicato alle vittime della Shoah.
Protagonista anche la danza con l‘atteso ritorno del pianista Giovanni Bellucci, questa volta con lo spettacolo “Jeux interdits”, insieme alla coreografa e danzatrice Eugénie Andrin, con la regia multimediale di Gabriel Grinda, una co-produzione del Festival di Stresa e degli Amici della Musica di Palermo. Ancora, per la danza, il tango argentino con il ballerino e coreografo Roberto Herrera. Tra le formazioni cameristiche, infine, il Trio Gaspard e il Trio Metamorphosi (quest’ultimo impegnato nell’integrale dei trii di Beethoven per celebrare il 250esimo anniversario della nascita del compositore tedesco); I Solisti della Scala, con il pianista Emilio Aversano e i Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino.

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Arriva Seeyousound, il festival del cinema musicale

I Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo si trasformeranno per tre giorni in un palcoscenico pronto ad accogliere lungometraggi, documentari, corti e videoclip insieme a performance dal vivo

di Redazione

Anche un suono si può guardare. E uno schermo si può ascoltare. Perché una musica si può vedere e un film si può ascoltare. È questo lo spirito di Seeyousound International Music Film Festival, il primo ed unico festival in Italia dedicato al cinema internazionale a tematica musicale che, per il secondo anno consecutivo, sbarca a Palermo. Da giovedì 21 a sabato 23 novembre, ai Canteri Culturali della Zisa, tra il Cinema De Seta, il Ridotto e il Goethe-Institut arriva la seconda edizione dell’appuntamento che punta tutto sul connubio cinema-musica.

Seeyousound, così, dopo aver toccato altre città d’Italia come Bologna, Firenze, Milano, Lecce e Torino – è proprio nella città piemontese che il festival, nato nel 2015, in appena cinque edizioni è diventato punto di riferimento in Europa per il cinema a tematica musicale – fa capolino di nuovo a Palermo. La cui direzione è affidata per il secondo anno a Giorgia Lodato e, anche quest’anno, si consolida la collaborazione con il Goethe-Institut. Sarà l’istituto culturale all’interno dei Cantieri Culturali, vera e propria istituzione in città per la lingua e la cultura tedesca, a supportare alcuni dei film in programma che saranno trasmessi in lingua originale.

Un momento della precedente edizione

Circa trecento posti a sedere per un allestimento interattivo, coinvolgente che permette allo spettatore di vivere un’esperienza tra cinema e musica. Saranno due al giorno i lungometraggi, uno alle 19.30 l’altro alle 21.30, accompagnati da cortometraggi, videoclip, performance dal vivo, panel, produzioni multimediali, dj-set e persino sonorizzazioni live. Cinema e musica così restituiscono alla città uno sguardo inedito sulla settima arte a sfondo musicale. Fil rouge della tre giorni sarà l’approfondimento degli autori e delle opere più rappresentative della scena internazionale, grazie anche alla collaborazione con quelle che sono le realtà musicali, audiovisive e culturali più rappresentative dell’Isola. Un palinsesto ricco che, tra gli altri, porterà all’interno dei Cantieri Culturali alcune delle figure artistiche più note d’Italia. Come gli Ex Otago, band genovese di fama internazionale dal sound tra l’indie e il pop.

Ma non solo. Anche la Sicilia sarà protagonista della tre giorni di festival. Da una parte sarà proiettato per la primissima volta il corto “Palermo african all stars”, del regista palermitano Giuseppe Schillaci, prodotto da Per esempio onlus e dedicato alla città vista dai giovani migranti dell’Africa come rifugio. Dall’altra, con il documentario “Greetings from Austin” di Vittorio Bongiorno, si potrà conoscere la storia di Don Diego Geraci, un chitarrista rockabilly siciliano che sognava l’America. Tre giorni di sperimentazioni, idee e occasioni per celebrare sul grande schermo la musica in tutte le sue forme. Il festival è organizzato dall’Associazione Seeyousound, con il patrocinio del Museo Nazionale del Cinema Torino, Regione Siciliana, Comune di Palermo, Confartigianato Turismo e Spettacolo, My Movies, Sky Arte, e il sostegno di Diplomatico rum, in collaborazione con Goethe-Institut Palermo, Mondo Sounds e Camus.

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Quel grande vuoto figlio di antichi sacchi edilizi

Una mostra racconta la storia urbanistica di quella che oggi è piazza Magione, nel centro storico di Palermo, con foto d’epoca e progetti di palazzi e monumenti distrutti

di Guido Fiorito

Piazza Magione? No, Terra vacua. Una allegoria della storia urbanistica di un’intera città racchiusa in quella spianata, perché di una spianata si tratta. Una storia raccontata in una mostra, aperta fino al 26 novembre, alla chiesa dei Santissimi Crispino e Crispiniano, a due passi da Casa Professa, a Palermo. Sottotitolo: memorie di un grande vuoto nel cuore della Kalsa. Terra vacua era chiamata nel Cinquecento un’area di tre ettari alle spalle della Magione, che ospitava alberi da frutto e la vigna del convento. Nel 1514 tale area fu ceduta a due privati, Giovanni Battista Li Muli e Andrea L’Abbate che la dividono in lotti per costruire case e palazzi. Oggi la chiameremo speculazione edilizia.

Un momento dell’inaugurazione (foto da Facebook)

In effetti, come ha spiegato durante l’inaugurazione, Maurizio Vesco, dell’Archivio di Stato di Palermo, uno specialista della storia urbanistica cittadina, nel Cinquecento ben tredici aree interne alle mura cittadine furono lottizzate. “Sotto la spinta di una crescita demografica velocissima – ha detto – per pura avidità speculativa, una corsa all’oro, furono cancellati orti e aziende agricole, senza pensare di costruire piazze o strade adeguate”. Una sorta di sacco edilizio ante litteram.

La chiesa dei Santissimi Crispino e Crispiniano (foto da Facebook)

L’area della Kalsa si riempie quindi di palazzi, chiese e oratori anche di pregio. Viene identificata con il nome di contrada della Vitreria, per una storica fabbrica di vetri impiantata dal ligure Alessandro Pisano nel 1542 e che durerà ben quattro secoli. Sarà distrutta da un incendio nel 1862. Le prime demolizioni iniziano nel Novecento, in particolare negli anni Trenta. I bombardamenti del 1943 fanno danni in parte riparati dai proprietari. Nel 1959 il piano regolatore prevede la via del porto, una grande strada che oltrepassi la Cala per raggiungere via Lincoln. Ovvero intende sventrare il quartiere della Kalsa.

In nome di quest’opera, ancor prima che venga approvata, l’area attorno alla Magione viene sottoposta ad espropri e demolizioni di palazzi, case e chiese. Tanto che il regista Roberto Rossellini potrà girare la finzione della battaglia di Palermo del 1860 con grande efficacia tra macerie vere. Le immagini del film “Viva l’Italia” del 1961 testimoniano ancor oggi quel che stava succedendo. I proprietari più ricchi andarono a stare in palazzi nuovi, magari sorti al posto di villini liberty. “Poi, anche per l’intervento di associazioni come Italia Nostra, la strada non fu fatta”, dice Carmelo Lo Curto, il presidente dell’Associazione Genius Loci, che ha ideato e costruito la mostra, con la scuola “Damiani Almeyda-Crispi”, in collaborazione con il Comune e il sistema bibliotecario cittadino. E aggiunge: “Non fu la guerra a distruggere l’area, come pure fu erroneamente scritto vent’anni dopo, ma un piano urbanistico comunale”.

La locandina della mostra

Una storia documentata da fotografie d’epoca e dai progetti di palazzi e monumenti oggi distrutti tratti dall’Archivio di Stato: il collegio di Maria dello Spasimo, il palazzo Starrabba di Giardinelli, casa Albanese già del principe Lanza… per ricostruire la memoria di un luogo oggi protagonista della movida estiva. In questa mostra si scopre che quel che chiamiamo piazza è solo un quartiere assente. Una terra vacua appunto.

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“Intermezzo” a Villa Zito, arriva l’arte di Elisabetta Benassi

Terzo appuntamento con la rassegna a cura di Agata Polizzi, racconti al femminile che diventano mappe per decifrare il contemporaneo

di Redazione

Un racconto struggente, un film in bianco e nero in pellicola 16 millimetri datato 1935. Un trampolino di lancio per ripensare il rapporto dell’uomo con la natura, ma anche per fare il punto sul presente e sul passato, e sull’importanza delle azioni compiute (e da compiere). Il terzo appuntamento con la rassegna Intermezzo 2019 prosegue con “That’s me in the picture”, di Elisabetta Benassi, che si inaugura a Palermo, a Villa Zito, giovedì 7 novembre alle 18.30 e sarà visitabile fino all’8 dicembre.

In questo lavoro, l’artista proietta la cattura e l’uccisione di un gorilla da parte di un gruppo di cacciatori tribali nella foresta africana. Elisabetta Benassi ha, però, tagliato le sequenze che mostrano gli uomini. Il risultato è un lavoro di immagini quasi astratte, in cui le telecamere riprendono fugacemente la maestosa e a tratti sfuggente creatura della foresta. Dialogherà con l’artista Giusi Diana.

Villa Zito

Dopo “Poor Poor Jerry” di Rä di Martino e “Unopertreugualesette” di Lina Fucà, questo è il terzo appuntamento per la rassegna di videoarte curata da Agata Polizzi per Fondazione Sicilia. In questa seconda edizione, il punto di partenza è lo sguardo di artiste: un racconto al femminile che diventa mappa per decifrare il contemporaneo. “La rassegna di videoarte ospitata a Villa Zito – afferma Raffaele Bonsignore, presidente di Fondazione Sicilia – ha conquistato l’attenzione di un pubblico qualificato e attento. Quella di Elisabetta Benassi è una riflessione che riguarda la manipolazione della natura e il rapporto che l’uomo è chiamato a ricreare con essa. Temi cruciali, che riguardano tutti noi”.

L’opera è inserita all’interno del programma della seconda edizione di BAM Biennale Arcipelago Mediterraneo, a Palermo dal 6 novembre all’8 dicembre 2019. Il prossimo appuntamento con Intermezzo 2019 sarà con Gili Lavy il 20 dicembre.

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Torna il Premio Mondello, cerimonia finale con i vincitori

Due giorni di eventi e incontri che si svolgeranno a Palermo, tra le sale di Palazzo Branciforte e della Società Siciliana di Storia Patria

di Redazione

Tutto pronto per la cerimonia conclusiva della 45esima edizione del Premio Letterario Internazionale Mondello. Due giorni di eventi e incontri con gli autori premiati, che si svolgeranno il 13 e 14 novembre a Palermo, tra le sale di Palazzo Branciforte e della Società Siciliana di Storia Patria. Come già annunciato in precedenza, gli autori premiati, per la sezione Opera italiana, sono Giulia Corsalini con “La lettrice di Čechov” (Nottetempo), Marco Franzoso con “L’innocente” (Mondadori) e Andrea Gentile con “I vivi e i morti” (minimumfax); Raffaele Manica con “Praz” (Italo Svevo) premiato invece per la sezione Mondello Critica.

Giulia Corsalini

I vincitori del Premio Opera Italiana e del Premio Mondello Critica sono stati scelti, con la presidenza di Giovanni Puglisi, da un comitato di selezione composto dallo scrittore e critico letterario Massimo Onofri, dal docente e scrittore Gianluigi Simonetti e dalla scrittrice e giornalista Bianca Stancanelli. Il Premio Mondello è promosso dalla Fondazione Sicilia e dal 2012 in collaborazione con il Salone Internazionale del Libro di Torino. Per il secondo anno consecutivo l’evento finale è realizzato insieme con la Fondazione Circolo dei lettori di Torino e d’intesa con la Fondazione Premio Mondello e la Fondazione Andrea Biondo.

Marco Franzoso

Mercoledì 13 novembre, alle 18 a Palazzo Branciforte, i vincitori incontrano il pubblico di Palermo e giovedì 14 novembre, alle 11.30, si svolgerà la conferenza stampa. Lo stesso giorno, alle 17, nelle sale della Società Siciliana di Storia Patria, in piazza San Domenico, si terrà la cerimonia di premiazione durante la quale verranno proclamati i vincitori del SuperMondello e del Mondello Giovani.

Andrea Gentile

I tre romanzi vincitori del Premio Opera Italiana sono stati sottoposti al giudizio di 120 lettori qualificati, indicati da ventiquattro librerie dislocate in tutta Italia, scelte in partnership con Domenica – Il Sole 24 Ore. Le loro preferenze, espresse tramite votazione online da giugno a ottobre, decreteranno il vincitore assoluto, cui andrà il Premio SuperMondello. Parallelamente, una giuria di 180 studenti di 18 scuole secondarie di secondo grado, 12 di Palermo e 6 di Agrigento, Enna, Marsala, Caltanissetta, Catania e Santa Teresa di Riva (Messina), decreterà il vincitore del Premio Mondello Giovani. Gli studenti hanno letto i tre libri in gara e votato il loro romanzo preferito, motivando la scelta con un testo critico. Il Comitato di Selezione assegnerà a tre studenti siciliani il Premio alla Migliore Motivazione, fra quelle espresse dagli studenti giurati per votare il vincitore del Mondello Giovani. Nel corso della cerimonia saranno, infine, assegnati i tre Premi speciali “Amici della Fondazione Sicilia”.

Raffaele Manica

Alla cerimonia di premiazione interverranno, oltre ai vincitori: Raffaele Bonsignore, presidente della Fondazione Sicilia; Giovanni Puglisi, presidente della Giuria e professore emerito di Letterature Comparate; Nicola Lagioia, direttore editoriale del Salone Internazionale del Libro di Torino; Maurizia Rebola, direttore della Fondazione Circolo dei lettori; Francesco Paolo Ursi, associazione Teatro Scuola; i membri del comitato di selezione, Bianca Stancanelli, Gianluigi Simonetti e Massimo Onofri; e Giorgio Fontana, giudice monocratico del Premio Autore Straniero.

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Esplorazioni sonore con basso e chitarra per Curva Minore

Con il progetto speciale Super Luminum del duo australiano formato da Cat Hope e Lisa Annette Mackinney si conclude la stagione concertistica della rassegna RIeVoluzione, curata da Lelio Giannetto

di Redazione

Saranno due virtuose musiciste australiane a concludere il festival RIeVoluzione, organizzato da Curva minore contemporary sounds per la direzione artistica di Lelio Giannetto. Sabato 9 novembre alle 21,30 al Teatro Garibaldi di Palermo, il duo formato da Cat Hope al basso elettrico e Lisa Annette Mackinney alla chitarra elettrica saranno protagoniste del concerto Super Luminum.

Il Teatro Garibaldi

Si tratta di un atipico duo che approda a in Europa per la prima volta. Dopo dieci anni di collaborazione artistica, Cate Hope, già a Palermo con Decibel ensemble, e Lisa MacKinney (collaborazioni con i più importanti compositori e gruppi internazionali come Taipan Tiger Girls, Hospital Pass, Mystic Eyes), daranno vita a questo nuovo progetto che è frutto delle influenze di Rhys Chatam (lo ricordiamo ancora a Palermo con il suo ensemble di 100 chitarre) ed Eliane Radigue: due compositori di grande rilievo della nuova estetica musicale legata all’impiego costruttivo del muro del suono.

In Super Luminium, MacKinney e Hope creano trame forti, euforiche e vorticose che spesso presentano tecniche di gioco esplorativo e incorporano feedback, rumore e tonalità sperimentali. Muri sonori di chitarra e basso elettrico con effetti speciali, grondanti di feedback e intrecciate con suoni distorti ma di grande afflato affettivo che avvolgono il pubblico in abbracci senza tempo e senza età. Il duo affronterà i suoni del rock messi a confronto con una visione estatica quasi rivolta alla meditazione trascendentale: un ossimoro naturale. Una possibile congiunzione degli opposti.

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Torna la Biennale Arcipelago Mediterraneo, tra arte e accoglienza

Palermo ospita la seconda edizione del festival internazionale dedicato ai popoli e alle culture dei paesi che si affacciano sul mare. Un mese di eventi trasversali tra musica, teatro e mostre

di Redazione

Apertura, accoglienza e unione, sono questi alcuni dei temi centrali attorno ai quali nasce e si sviluppa BAM, la Biennale Arcipelago Mediterraneo, che alzerà il sipario domani, 6 novembre, a Palermo, che vede ancora una volta il capoluogo siciliano in prima linea come città-modello di un luogo d’incontro e di scambio. La seconda edizione della manifestazione, dal titolo ÜberMauer è stata presentata questa mattina nell’aula consiliare del Palazzo delle Aquile e fino all’8 dicembre animerà e coinvolgerà tutte le realtà interculturali cittadine e non necessariamente solo spazi dedicati all’arte e alla cultura, con un programma a cura della Fondazione Merz, di European Alternatives al fianco dei quali si svilupperanno eventi e sinergie con il territorio grazie all’iniziativa BAM – Palermo (qui il programma completo della manifestazione).

Un momento della presentazione

Alla presentazione dell’evento hanno partecipato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; l’assessore alle Culture, Adham Darawsha; l’ideatore e direttore artistico di BAM, Andrea Cusumano; la presidente della Fondazione Merz e curatrice del programma Punte Brillanti di Lance, Beatrice Merz; il fondatore di European Alternatives e curatore di Transeuropa Festival, Lorenzo Marsili, la soprintendente dei Beni culturali di Palermo, Lina Bellanca e il direttore del Sistema Museale di Ateneo, Paolo Inglese.

Quello di BAM è un festival internazionale di teatro, musica e arti visive dedicato ai popoli e alle culture dei Paesi che si affacciano sul mare, incentrato sulle tematiche dell’accoglienza e del dialogo. Tantissime location sparse nel centro storico di Palermo, faranno da basi a un grande evento diffuso all’insegna della contaminazione, del dialogo, capace di abbracciare i popoli del mondo, attraverso esperienze ricche di significato provenienti da: Turchia, Germania, Olanda, Iraq, Gran Bretagna, Cuba, Palestina, Libano, Messico, Cile, India, Iran, Israele e Albania.

La locandina della manifestazione

Nel titolo di questa seconda edizione ÜberMauer, parafrasando il nietzschiano Übermensch, c’è già l’invito all’unione e alla condivisione, a quella necessità di apertura verso l’altro, andare dunque oltre ogni muro, non a caso il mese di inizio della Biennale è stato scelto per ricordare la caduta del muro di Berlino avvenuta il 9 novembre del 1989. A tal proposito, il logo di quest’anno è proprio una taurocatapsia minoica che introduce già visivamente l’idea di una città come Palermo che prende il toro per le corna.

L’edizione di quest’anno si arricchisce della partecipazione di Transeuropa Festival, uno dei festival artistici e politici transnazionali più longevi d’Europa. Fondato nel 2007 a Londra, Transeuropa si svolge ogni due anni in una città europea diversa. Dopo Belgrado (2015) e Madrid (2017), l’edizione del 2019 approderà a Palermo in collaborazione con BAM, a testimonianza dell’impegno della città sui temi dell’accoglienza e del dialogo. Tra le tante iniziative, la mostra multimediale, New Unions, di Jonas Staal e il teatro sociale di Milo Rau, con il live-act Il Nuovo Vangelo.

Un’opera di Alfredo Jaar

La Fondazione Merz porterà in scena 18 artisti internazionali, italiani e del territorio che hanno elaborato progetti site-specific, costruiti ad hoc per la città di Palermo. Artisti come Alfredo Jaar, Shilpa Gupta, Shirin Neshat, Damián Ortega, Emily Jacir, Michal Rovner, Driant Zeneli, Patrizio Di Massimo, Claire Fontaine, Gili Lavy, Francesco Arena, Zena el Khalil Giuseppe Lana, occuperanno una decina di spazi pubblici, non necessariamente legati al mondo dell’arte, sottolineando ancora una volta l’apertura e la voglia di coinvolgimento e sinergia alla base dell’iniziativa. A questi si affiancheranno artisti del territorio che per l’occasione apriranno i loro studi, così come verranno coinvolti oltre 60 soggetti che si occupano di cultura a Palermo.

Immagine tratta da un video di Driant Zeneli

“Palermo apre le braccia al Mediterraneo – afferma il sindaco Orlando – . Questa biennale parte dalla concezione che il Mediterraneo non sia un mare che divide ma un arcipelago o un continente di acqua che unisce e che sempre più deve unire i popoli che lo abitano. L’arte ci ha dimostrato troppe volte di essere più avanti della politica, essa esprime libertà e promuove convivenza pacifica fra gli esseri umani, perché tenta costantemente di coglierne la natura, tutti diversi perché esseri umani e tutti uguali perché esseri umani”.

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Il Piccolo Teatro Patafisco compie 10 anni, al via la nuova stagione

Il primo appuntamento è con lo spettacolo “Con sorte” di Giacomo Guarneri, poi torna l’appuntamento con “A cena dagli Ubu, e ancora in scena Domenico Bravo, la compagnia Tedacà di Torino, per finire con il festival SorsiCorti

di Redazione

“Non importa quanto vai piano, l’importante è che non ti fermi”, con questa massima di Confucio parte una nuova stagione al Piccolo Teatro Patafisico di via Gaetano La Loggia a Palermo, la decima per l’esattezza. Infatti, il 21 gennaio 2020 il Piccolo Teatro Patafisico compirà dieci anni di attività. Questa nuova stagione sarà più snella delle precedenti ma in quasi tutti gli spettacoli, il teatro é coinvolto a diverso titolo nella produzione. Quest’anno così ci saranno un totale di cinque eventi destinati ai più grandi, mentre più ricca che mai invece sarà la stagione per i bambini, attesissima dai più piccoli e dalle loro famiglie.

Si riparte con la residenza della compagnia di Giacomo Guarneri che si concluderà con lo spettacolo, da lui scritto e diretto, “Con sorte”,prodotto dall’associazione culturale Pentola Nera di Palermo, presentato al Torino Fringe Festival 2019. Lo spettacolo andrà per due fine settimana, venerdì 8 e sabato 9 alle 21 e domenica 10 alle 18 e poi ancora venerdì 15 e sabato 16 alle 21 e domenica 17 alle 18. Oriana Martucci è protagonista del testo di Guarneri, storia di ordinaria follia nella Sicilia dei ricatti e delle intimidazioni di Cosa Nostra. Due piccoli commercianti sono schiacciati dalla violenza del sistema mafioso: lei si piega, lui no.

Una scena dello spettacolo “Con sorte”

A dicembre tornano i banchetti luculliani del Natale quando si replicherà più volte il Terzo capitolo di “A cena dagli Ubu”, lo spettacolo che serve sul piatto prelibatezze satiriche in salsa patafisica. Ad aprile sarà la volta dello spettacolo “1943 – n° 392” di Domenico Bravo, dedicato all’affascinante figura della scultrice Camille Claudelle e al suo sofferto percorso artistico. L’atteso “Carillon” della compagnia Tedacà di Torino chiuderà il programma di prosa, mentre a maggio, come ogni anno, tornerà la ricca selezione di corti internazionali prescelti per la XIV edizione del festival SorsiCorti.

“Quest’anno la stagione teatrale patafisica é meno affollata, – spiega Rossella Pizzuto, fondatrice insieme a Laura Scavuzzo del Piccolo Teatro Patafisico – abbiamo scelto di proporre una selezione ristretta di spettacoli in cui, vale quasi per tutti, siamo coinvolti a diverso titolo nel processo di creazione artistica e nella produzione. Continuiamo con tenacia il nostro lavoro per avvicinare il teatro ai più giovani e a chi solitamente non ci va, convinte come non mai della sua forza culturale e di resistenza. Appuntamento che a malincuore salteremo quest’anno è quello con il Minimo Teatro Festival, sperando di poter tornare l’anno prossimo con nuove energie e nuove sfide”.

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Studenti ispirati da “L’Infinito”, una mostra sulle Madonie

La piccola collettiva è ospitata all’interno del ristorante “A Fuoco lento”, nella borgata di Cipampini, piccola frazione di Petralia Soprana

di Redazione

Studenti creativi nel segno di Leopardi. Si inaugura oggi e sarà visitabile fino a dicembre, la mostra “Sogni di libertà”, che raccoglie alcuni lavori realizzati dagli studenti della scuola media “21 Marzo” di Petralia Sottana, Alimena e Geraci Siculo, tre borghi della Madonie, in provincia di Palermo. La mostra è ospitata all’interno del ristorante “A Fuoco lento”, nella borgata di Cipampini, piccola frazione di Petralia Soprana. Le suggestioni a cui si sono ispirati gli studenti sono quelle de “L’Infinito” di Giacomo Leopardi, componimento poetico di cui quest’anno si celebra il bicentenario e dei temi quanto mai attuali della lotta contro la discriminazione razziale.

L’iniziativa rientra tra le attività culturali del ristorante “A Fuoco lento”, gestito da Diego Landi, ex giornalista milanese e adesso cuoco, che otto anni fa ha deciso di reinventarsi una nuova vita nel piccolo borgo delle Madonie (ve ne abbiamo parlato qui).

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Capolavori del Novecento in mostra a Trapani

Al Museo Pepoli un’esposizione dedicata al ritratto, con opere provenienti dai Musei civici di Milano: da Boccioni a Modigliani, da Balla a De Chirico a Donghi, da Sironi a Cagli, a Picasso

di Redazione

Un’ampia riflessione sul tema del ritratto nel corso dei secoli, dal Quattrocento di Antonello da Messina ai maestri del XX secolo, provenienti dalle collezioni dei musei civici milanesi. I protagonisti del Novecento, da Boccioni a Modigliani da Martini a Marini, avviano un ideale e virtuale colloquio con l’opera del Laurana, capolavoro dei musei siciliani. Un filo rosso, impalpabile, che cuce insieme i secoli e le figure che, ciascuno a suo modo, ha affrontato il modus del ritratto, diverso da sé, incline al racconto per particolari, padrone di uno sguardo che ora scompone ora ricompone. Sia esso una sperimentazione di Modigliani o l’intenso autoritratto di Fausto Pirandello o ancora il calco in gesso di un busto del Gagini.

Giacomo Balla, “Ritratto di Nunzio Nasi”

Nasce dalla collaborazione tra istituzioni e musei della Regione Siciliana e del Comune di Milano, con il supporto di MondoMostre Skira, “Il ritratto nel Novecento. Capolavori dai Musei Civici di Milano”, esposizione che si apre il 10 agosto – vernissage venerdì 9 agosto alle 18, alla presenza del goveratore della Regione Siciliana, Nello Musumeci – al Museo Regionale “Agostino Pepoli” di Trapani, che la ospiterà fino al 10 novembre.

Mario Sironi, Autoritratto

Si tratta di un progetto nato da tempo, uno scambio di intenti che è cresciuto in occasione delle mostre costruite e dedicate ad Antonello da Messina, che ha visto l’Annunciata, parte della collezione dell’Abatellis, in colloquio diretto con le altre opere del grande pittore. Una mostra che ha avuto un grandissimo riscontro di pubblico prima a Palermo, poi a Palazzo Reale a Milano. Progetto di collaborazione voluto dall’assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa, a cui è dedicato, dopo la sua scomparsa nel disastro aereo in Eritrea nella scorsa primavera.

Pablo Picasso, “Fumeur”

La mostra “Il ritratto nel Novecento. Capolavori dai Musei Civici di Milano” – a cura di Evelina De Castro e Anna Maria Montaldo, direttori rispettivamente di Palazzo Abatellis a Palermo e del Museo del Novecento a Milano, con la collaborazione di Roberto Pini, su progetto espositivo del direttore del Museo Pepoli, Roberto Garufie di Laura Galvano – racchiude undici capolavori dal Museo del Novecento e dalla Gam di Milano. Opere che segnano un itinerario tracciato da grandi personalità che incontrano idealmente gli antichi maestri siciliani che, cinque secoli prima, diedero la svolta in senso moderno al tema del ritratto. Dal Busto di Pietro Speciale di Domenico Gagini e dal Busto di gentildonna di Francesco Laurana, nella versione del Louvre furono tratti i due calchi in gesso esposti in mostra: il primo fu presentato all’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92, il secondo fu richiesto probabilmente dall’archeologo Antonino Salinas, alla Gipsoteca del Louvre di Parigi per accostarlo al gemello originale marmoreo di Eleonora d’Aragona, appena entrato al Museo Nazionale. Laurana e Gagini, interpreti inventori in Sicilia del ritratto umanistico in scultura, divengono modelli artistici tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento.

Giorgio De Chirico, “Autunno”

Il percorso tra i capolavori della ritrattistica del Novecento prende il via alle soglie del secolo con un confronto tra due opere prefuturiste come il Ritratto di Nunzio Nasi del 1902 di Giacomo Balla, ideale “padrone di casa” dalla collezione del Museo Pepoli di Trapani; e il malinconico Ritratto della madre del 1907 di Umberto Boccioni. Gli esordi futuristi di Mario Sironi – di cui è presente in mostra la Testa futurista del 1913 – e le sperimentazioni di Amedeo Modigliani con il Ritratto di Béatrice Hastings del 1915 – uno dei 15 che dedicò alla sua musa ed amante nei due anni della loro burrascosa storia d’amore – introducono alle opere del cosiddetto “Ritorno all’ordine” come il purissimo Busto di ragazzo del 1921 di Arturo Martini – forse l’opera in mostra che più annoda stilemi con il Quattrocento antonelliano -, Autunno del 1935 di Giorgio de Chirico, omaggio al Rinascimento attraverso il ritratto della compagna, lsabella Far Pakszwer; o la celebre Margherita del 1936, simbolo del Realismo magico di Antonio Donghi. Accanto a questi completano il panorama delle esperienze artistiche degli anni tra le due guerre, l’intenso e impietoso Autoritratto del 1940 di Fausto Pirandello e l’arcaicizzante Ritratto della Signora Sachs, sempre del 1940, di Corrado Cagli. Il percorso si chiude con l’Homme assise (Le Fumeur) del 1967, una delle prime opere del ciclo dei Moschettieri dove, lontano dalle ricerche cubiste, un Picasso ormai anziano e stanco, immalinconito dai ricordi irrealizzati, riesce a dare nuova vita e significato al genere del ritratto ideale.

“Questa mostra, l’ultima del trittico dopo le due rassegne antonelliane di Palermo e Milano – sottolinea il presidente Musumeci – è un evento culturale di prima grandezza. Ho voluto che si tenesse a Trapani, provincia nella quale il governo della Regione intende investire con interventi di promozione, in cui la cultura è chiamata a essere grande attrattore turistico e di marketing del territorio. In questa visione, l’esposizione e la stessa città diventano simbolo di come l’arte possa svolgere una grande missione civile di coesione nazionale e cooperazione tra Nord e Sud del Paese”.

La mostra è visitabile da martedì a sabato, dalle 9 alle 17.30 e domenica dalle 9 alle 12.30. Chiusa il lunedì. Il costo del biglietto è di 6 euro (intero) e 3 euro (ridotto).

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