I mille volti di David Bowie negli scatti di Sukita

Si inaugura a Palermo una mostra fotografica che ripercorre la carriera artistica del “Duca Bianco”, ritratto dal maestro giapponese

di Antonio Schembri

Nel periodo in cui lui consolida il suo ruolo sul proscenio del rock, gli anni ’70, non sono stati pochi i musicisti che, pur con intensità molto differenti, hanno incendiato la scena artistica con la rapidità di asteroidi. La carriera di David Bowie, al secolo David Robert Jones, decollata alla fine degli anni ’60 da Brixton, malfamata area del South East di Londra, è durata invece mezzo secolo e si è conclusa solo con la sua scomparsa, poco meno di 4 anni fa a New York senza essere mai sceso dai piani più altolocati dell’iconografia pop.

A ripercorrerla sono i 103 scatti di Masayoshi Sukita, l’unico tra i tanti fotografi con cui Bowie abbia mai stretto e coltivato uno speciale sodalizio professionale, che da domani fino al 31 gennaio 2021 sono distribuiti in 8 saloni di Palazzo Sant’Elia, una delle sedi simboliche della difficile rinascita culturale di Palermo. Intitolata “Heroes – Bowie by Sukita”, la mostra è una retrospettiva avvincente anche per l’ambientazione: in mezzo alla bellezza barocca degli interni dell’edificio ubicato in fondo alla via Maqueda, contrasta il tratto visionario e intimistico delle fotografie, il 60 per cento delle quali sono in bianco e nero, con cui l’artista giapponese scandaglia la rutilante parabola creativa della rock star britannica.

Promossa e organizzata da Oeo Firenze Art e Le Nozze di Figaro, insieme con Fondazione Sant’Elia e patrocinata dal Comune e della Città Metropolitana di Palermo, la mostra è uno degli appuntamenti centrali del festival Le Vie dei Tesori (visite nei weekend, sabato e domenica, dalle 10 alle 17,30, qui per prenotare).

I fermi immagine di Sukita rivelano un rapporto speciale di collaborazione e amicizia con il Duca Bianco. Un dialogo praticamente muto ma direttissimo andato avanti per oltre 40 anni, solo con sguardi e silenzi, con rare incursioni di traduttori, dato che il fotografo originario di Fukuoka non parla l’inglese. Una storia che parte nel 1972 quando il fotoreporter, originario di una famiglia molto indigente e avvicinatosi alla fotografia durante l’adolescenza grazie al regalo di una modesta fotocamera ricevuto dalla madre, arriva a Londra per immortalare la band dei T-Rex, capitanata da Marc Bolan: sono i precursori del genere glam rock , quello che in seguito Bowie perfezionerà col suo talento visionario.

Sukita non conosce ancora l’eccentrico Mod in continua ascesa nella scena rock internazionale. Sa che, come tanti altri, si esibisce spesso nei più famosi spazi per eventi musicali del West End londinese, dall’Hammersmith Odeon all’Astoria. Rimane colpito dal manifesto promozionale di un concerto di Bowie che lo raffigura con una gamba alzata su uno sfondo nero e decide di andare a sentirlo. Grazie alla mediazione della stylist Yasuko Takahashi si accorda col cantautore per uno shooting. Da quel momento Sukita sosterrà sempre che “David Bowie non era un normale performer. In lui c’era tanta più profondità e immaginazione rispetto a un regolare musicista”.

Da quel primo incontro comincia una relazione artistica, protrattasi fino alla morte di Bowie. Provando ancora a definire la sua vita con immagini mutuate dallo Spazio – ciò che per la rock star è stato nel contempo mania e giacimento d’ispirazione (“Space Oddity”, è considerata da molti la sua migliore canzone, composta, si dice, di getto dopo aver visto al cinema “2001 Odissea nello Spazio” di Stanley Kubrick) – la voce e le composizioni di David Bowie hanno illuminato l’arte contemporanea come una intensa stella cometa: duratura e capace di dettare direzioni, ma, nel suo specifico caso, anche di disorientare, sorprendere, innovare a colpi di anticonformismo, continua ricerca dell’effetto e mutazioni così svariate e frequenti da rendere impossibile incasellarlo in uno stile. Molti sono stati i fotografi famosi che hanno puntato l’obiettivo sulle sue multiformi espressioni di uomo onnivoro anche di letture e dalla vasta conoscenza di arti e filosofie orientali.

Per Masayoshi Sukita quel viso dai lineamenti aristocratici, gli occhi gelidi dai colori spaiati (risultato, si dice, di una rissa giovanile per una ragazza), nonché le acconciature e i costumi coloratissimi, sono stati quasi un’ossessione: “Da quando ho cominciato a ritrarlo, non ho mai smesso di cercare David Bowie”. Lo dichiara, ancora oggi, Sukita, a 82 anni. Uno spaccato emozionante, questa mostra, di pezzi di vita di una delle più controverse leggende del rock. “Difficile scegliere la foto più suggestiva, lo sono tutte – dice la curatrice della mostra Vittoria Mainoldi – una però ha un retroscena singolare, quella che Sukita gli scatta nel periodo degli anni ’90 in cui Bowie porta la barba, look per lui inusuale. Bowie gli accorda l’appuntamento a condizione che il fotografo di moda, arrivando da Tokyo, gli procurasse in anteprima l’ultima opera prodotta in quel periodo da Ryuki Sakamoto, di cui sono entrambi amici stretti. Durante lo shooting, la rock star sta ascoltando la musica del compositore giapponese alle cuffiette, che non entrano nell’inquadratura e fissa l’obiettivo in trance da oltre mezz’ora. È la foto di Bowie rapito da Sakamoto”.

C’è anche uno scatto inedito: si intitola “Clock” e raffigura il cantante al centro di un orologio su cui sono segnate soltanto 10 ore, a simboleggiare l’esiguità del tempo. Di sé David Bowie usava dire, minimizzando: “Io sono una faccia e una voce”. Espressioni dolci e fragili, dure e ciniche di un talento immenso, manifestato con testi, strumenti (era capace di suonarne 11, a cominciare da sassofono e violoncello) ma anche mediante apprezzate incursioni nel cinema e nel teatro. Presenza scenica esplosiva, con tanti alter ego: dal personaggio di inizio carriera, abile a dare di sé un’immagine androgina e decadente, a Ziggy Stardust, l’alieno proveniente da Marte con i suoi capelli verde arancio: lo stesso che Bowie impersona nel film “Un uomo caduto sulla Terra”; per ritrovare, più avanti, il dandy, ancora più raffinato e ambiguo, al punto da rappresentare ormai anche un’icona gay, del suo periodo berlinese: il triennio 1977- 79, trascorso con Iggy Pop in una abitazione vicina al Muro, nel quale i due si disintossicano dalle droghe e lavorano assieme sul pentagramma.

Avviene lo stesso, sempre a Berlino Ovest, con un altro collaboratore d’eccezione, Brian Eno. Sinergie che portano Bowie a realizzare altri 3 album iconici, “Low”, “Heroes” e “Lodger”. E a rientrare nel mondo della celluloide: sulle note di alcuni suoi brani, tra cui lo stesso “Heroes”, il suo pezzo più celebre, lo si ricorda in alcuni spezzoni di ‘”Christiane F. – Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino”, scioccante film-documento del 1981 sulla diffusione delle droghe pesanti tra i giovanissimi. Una carriera in cui si susseguono svariati momenti artistici contrassegnati da partnership prestigiose. Con Nile Rodgers degli Chic e di nuovo con Iggy Pop, sfociati in hit inconfondibili rimasti a lungo ai vertici delle classifiche discografiche, come Let’s Dance e China Girl.

Pezzi che, insieme con moltissimi altri, accompagnano la visita davanti alla carrellata fotografica su sguardi espressioni e posture di questo artista dalla personalità straripante; espressa anche, come se non bastasse, sul proscenio dell’immagine e della pubblicità con Andy Warhol, della cui “Factory”, nel cuore della Grande Mela, Bowie è stato assiduo. Romantico, decadente, poliedrico, totalmente anticonformista: un universo a sé stante quello posto da David Bowie nella storia del rock e nella cultura pop. Un astro dalla luce irriducibile, alla formazione del cui mito le messe a fuoco di Masayoshi Sukita sono state essenziali.

Mozart a Maredolce con Le Vie dei Tesori

Il primo giorno del Festival a Palermo si chiuderà con un concerto per cento posti della virtuosa pianista tedesca Marie Rosa Günter, che si esibirà nel palazzo arabo-normanno

di Redazione

Musica e storia si fondono insieme in uno dei simboli della Palermo arabo-normanna. Il primo giorno de Le Vie dei Tesori nel capoluogo si chiuderà tra le note di Mozart con un concerto per soli cento posti nel Castello di Maredolce, promosso da Palermo Classica, in collaborazione col Festival. Sabato 3 ottobre alle 19 e alle 20,15, la virtuosa pianista tedesca Marie Rosa Günter, con il Palermo Classica String Quartet, eseguirà la versione da camera del concerto per pianoforte e orchestra n.13 K415 di Wolfgang Amadeus Mozart (qui per prenotare). Sarà l’occasione straordinaria di ascoltare un concerto eseguito da un talento internazionale del pianoforte in quella che fu la favolosa reggia del sovrano Ruggero II.

Marie Rosa Günter

Marie Rosa Günter è nata nel 1991 a Braunschweig, in Germania. Per il suo cd di debutto ha scelto le Variazioni Goldberg: la musica di Johann Sebastian Bach ha occupato un posto centrale nel suo repertorio sin dall’inizio. Ha vinto il premio al Concorso di Bach a Köthen e ha partecipato al Leipziger Bachtage e al Würzburg Bach Festival. La sua registrazione è stata premiata con il “Pizzicato Supersonic Award”. Altri riconoscimenti importanti nella sua carriera musicale sono il primo premio al Concorso internazionale Steinway, il premio Musica classica della città di Münster e Wdr e il primo premio al Concorso internazionale Steinweg di Grotrian. Con il violoncellista Stanislas Kim ha vinto l’ottavo Concorso internazionale Duo Svedese e del 12esimo Concours de Musique de Chambre di Lione.

Nuovi orti a Maredolce

L’evento fa parte del programma del Festival che ritorna a Palermo con 75 luoghi, 30 esperienze e 100 passeggiate d’autore (qui il programma). Tra i siti che si potranno visitare c’è anche il Castello di Maredolce a Brancaccio, che sta tornando a nuova vita dopo il recupero di parte del parco, affidato a un consorzio di tre associazioni che ne cura il verde (ve ne abbiamo parlato qui). Fu costruito probabilmente da un emiro islamico, ai piedi del monte Grifone, e poi divenne residenza normanna, accogliendo anche il grande Ruggero II. Sotto i normanni e gli svevi fu ampliato e trasformato in fortezza cinta da mura, ma all’interno era un luogo meraviglioso, con giardino e perfino un laghetto-peschiera alimentato da una ricca fonte (la sorgente della Fawwarah).

La cupola dei Santi Filippo e Giacomo a Maredolce

Nel 1300, il Castello fu ceduto ai cavalieri teutonici che avevano il loro quartier generale nel complesso della Magione, nel cuore del centro storico, e che ne fecero un ospedale. Nei secoli successivi, subentrarono diversi proprietari privati. A lungo in stato di abbandono e degrado, è stato infine acquisito dalla Regione e restaurato.

Per tutte le informazioni sul Festival e per le prenotazioni visitare il sito www.leviedeitesori.com. È attivo, inoltre, il centro informazioni del Festival al numero 0918420000, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, compresi il sabato e la domenica.

“Tessere Cultura”, Ragusa laboratorio a cielo aperto

È alle battute finali il progetto che animerà le strade della città barocca, sabato 26 e domenica 27 settembre. Un programma alla scoperta di spazi insoliti, con una speciale caccia al tesoro

di Marco Russo

Un mosaico che prende forma dopo quasi un anno di lavoro. Un intreccio di fili tessuti da 40 giovani che hanno trasformato Ragusa in un grande laboratorio culturale. È alle battute finali il progetto Tessere Cultura, che animerà le strade della città barocca, sabato 26 e domenica 27 settembre. Un programma articolato che farà rivivere spazi insoliti, giocare tra le strade della città e visitare luoghi di grande interesse: dalla Rotonda di Maria Occhipinti ai Giardini Iblei, passando da Cava Velardo, dalla chiesa di San Rocco e molti altri tesori del centro storico (qui il programma completo).

Alcuni dei ragazzi che hanno partecipato al progetto

Ci sarà spazio anche per un’originale “Caccia ai balconi”, una caccia ai “tesori” della città, tra indovinelli, curiosità e indizi tra i monumenti più belli di Ragusa e in luoghi insoliti e poco noti. Un itinerario che da Ragusa Superiore porterà fino a Ibla attraverso scalinate, tortuosi vicoli e magnifici monumenti, seguendo il “filo rosso” dei balconi, elementi architettonici significativi per la storia della città. Un’esperienza quella della “Caccia ai balconi”, che, inoltre, farà parte della prossima edizione del Festival Le Vie dei Tesori, che tornerà a Ragusa nei tre fine settimana che vanno dal 3 al 18 ottobre (qui il programma).

La locandina del progetto

Il progetto Tessere Cultura ha l’obiettivo di valorizzare i beni di Ragusa e le attività delle associazioni giovanili locali per offrire ai giovani nuove opportunità di aggregazione e di espressione culturale. L’evento del prossimo weekend nasce dopo il lungo lavoro iniziato a novembre 2019 e proseguito senza sosta negli scorsi mesi, anche con incontri online durante il lockdown. Quaranta giovani hanno partecipato ai workshop formativi con esperti del settore culturale e si sono impegnati nei laboratori di produzione culturale che hanno come risultato le attività in programma sabato e domenica prossimi.

Uno scorcio di Ragusa Ibla

“L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha modificato i nostri piani. Abbiamo rallentato, ma non ci siamo fermati – spiega Federica Schembri, project manager di Tessere Cultura – . Durante il lockdown abbiamo spostato le nostre attività sul web con videoconferenze e strumenti digitali, appena è stato possibile ci siamo nuovamente incontrati. Non tutti i partecipanti hanno ricominciato subito a frequentare le attività, alcuni fino ad oggi, per motivi di salute, non hanno potuto rimettere il naso fuori casa. Stiamo adattando le nostre attività al momento storico che stiamo vivendo, nel rispetto delle misure anti-Covid19, perché crediamo sia giusto andare avanti”.

Vista su Ragusa dal campanile della cattedrale di San Giovanni

Il progetto è stato finanziato dalla Regione Siciliana e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è stato sviluppato dalle associazioni L’Argent e A.St.R.A.Co. insieme al Comune di Ragusa e al Libero Consorzio Comunale di Ragusa. “Abbiamo coinvolto tanti giovani tra i 17 e 35 anni, – racconta Armando Antista, presidente di A.St.R.A.Co. – abbiamo iniziato con un’attività di mappatura del territorio, individuando i punti più interessanti da far conoscere al grande pubblico, abbiamo lavorato ad un piano di comunicazione e ideato i contenuti culturali che saranno il fulcro dell’evento finale. Abbiamo dato loro strumenti e conoscenze per co-creare l’evento insieme”.

La Cava di Sabucina diventa teatro all’aperto

Il sito dove viene estratta ancora la pietra tipica di Caltanissetta, apre per la prima volta al pubblico con lo spettacolo “Al passo coi templi” di Marco Savatteri

di Marco Russo

Un luogo magico avvolto da leggende di tesori e storie di misteriosi mercati dove i frutti sono fatti d’oro. Un sito storico di Caltanissetta, sconosciuto ai cittadini, che adesso, per la prima volta, viene aperto al pubblico, trasformandosi per l’occasione in teatro all’aperto. La cava di Sabucina, dove ancora si estrae la preziosa pietra storicamente utilizzata per ville e palazzi della città, è un luogo tutto da scoprire, appena fuori dal centro abitato. In posizione strategica tra la riserva naturale di Capodarso, con le sue gole e le sue grotte, e l’area archeologica di Sabucina, dove sorgeva un villaggio costruito dai sicani e poi ampliato dai greci, la cava si prepara a una nuova vita.

Sopralluogo alla Cava di Sabucina

“Puntiamo molto su questo sito – spiega il vicesindaco e assessore alla Turismo di Caltanissetta, Grazia Giammusso – e il nostro obiettivo è di valorizzare un luogo che non è mai stato vissuto dai cittadini, pur essendo vicino a un’area archeologica e alla riserva naturale. È un sito di grande suggestione, inserito in un contesto paesaggistico unico, dove viene estratta una pietra caratteristica del nostro territorio che continua a vivere anche grazie alla lungimiranza di un imprenditore che sta tenendo viva la cava. Quello che ci auguriamo è che in questa zona possano nascere percorsi naturalistici, anche di cicloturismo, ad esempio, per valorizzare al meglio una zona periferica della città che molti nisseni non conoscono”.

Primo tassello della valorizzazione è lo spettacolo “Al passo coi templi – Il risveglio degli dei” di Marco Savatteri, andato in scena in anteprima assoluta all’alba, lo scorso 19 agosto, al Teatro Antico di Taormina, e adesso in programma alla Cava di Sabucina, domenica 20 settembre alle 18, promosso dal Comune e dal Consorzio Universitario e sostenuto dalla Regione Siciliana. Per raggiungere la Cava sarà messo a disposizione un bus-navetta con partenze a rotazione di 10 minuti fin dalle 16, nello spiazzo vicino alla chiesa della Madonna del Santo Rosario di Sabucina.

La locandina dello spettacolo

La performance, che intreccia insieme le diverse arti dello spettacolo con momenti di danza rituale e divinatoria, vede in scena cinquanta interpreti, tra cui le cantanti applauditissime a Taormina: il soprano lirico internazionale Rossana Potenza e Antonella Anastasi, nota al grande pubblico per la partecipazione a The Voice. In scena anche l’attore catanese Silvio Laviano nei panni di Ulisse e Zeus, Gianleo Licata in quelli di Fauno, gli artisti della Casa del Musical e ad alcuni studenti del progetto Arché, il corso di formazione artistica promosso dal Consorzio Universitario di Agrigento.

La cava di Sabucina

Un spettacolo al tramonto, tra le gesta di eroi e dei della mitologia, in un luogo carico di leggende. Come quella del pastorello che, cercando la sua pecora tutto il giorno, si addormentò in una caverna a Sabucina. Svegliato a mezzanotte da un vociare di gente, si ritrovò nel bel mezzo di una fiera dove acquistò delle arance che sotto la buccia erano fatte d’oro. Oppure l’altra storia di uno sfortunato barone che cercando il tesoro nascosto dentro a una grotta, rimase intrappolato nell’oscurità, lasciando fuori i suoi muli carichi d’oro. Leggende che hanno attraversato i secoli, creando un’aura di mistero intorno alla cava, che adesso si prepara a una nuova vita.

L’ingresso è gratuito con posti limitati. Per prenotazioni www.comune.caltanissetta.it.

Mazara al debutto con Le Vie dei Tesori

Si potrà visitare interamente il complesso vescovile, ma ci sono anche tante chiese, case d’artista, passeggiate nei vicoli della Casbah o nelle cave sotterranee

di Redazione

Un debutto in grande stile: Mazara del Vallo accoglie per la prima volta Le Vie dei Tesori con l’apertura a 360 gradi dell’intero complesso vescovile. Un’occasione unica per scoprire l’edificio nato su una parte di Palazzo Chiaramonte, con il ponte coperto Tocchetto che lo collega alla vicina cattedrale, e il seminario, dove studiarono intellettuali e storici. Ma non saranno gli unici luoghi ad aprire i battenti: la città regia di Mazara del Vallo che nel 1097 ospitò il primo Parlamento di Sicilia, protegge la sua Kasbah dove vivono 2500 famiglie maghrebine, una comunità integrata che anima gli equipaggi multicolori sui pescherecci. Raccontarla sarà un’avventura. Da sabato 12 e domenica 13 settembre e per i due weekend successivi, Le Vie dei Tesori condurrà alla scoperta di una città dalle mille anime, per rinascere in piena sicurezza dalla bellezza dei luoghi, dove si entrerà preferibilmente su prenotazione e con numeri contingentati, nel pieno rispetto delle norme anticovid (qui per scoprire come funziona il Festival quest’anno).

Uno scorcio di Mazara

“Rinascere e ripartire: Mazara è pronta a farlo – dice il sindaco Salvatore Quinci – il nostro unico obiettivo è quello di renderla una meta appetibile per il turismo nazionale e internazionale. Ma è vero che anche i mazaresi devono riscoprire la loro bellissima città”. Come l’intera “città episcopale” che aprirà le porte per la prima volta. “A volte l’occhio si abitua e lo spirito non si nutre – interviene monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara – . Ecco, Le Vie dei Tesori è pensato da persone entusiaste, da gente che ci crede: ecco siamo felici di essere al loro fianco. Perché questa nuova realtà fluida, di meticciato, è unica e chi la sostiene dovrebbero essere le istituzioni e non i privati”.

Collegio dei Gesuiti

“Le Vie dei Tesori è un progetto di innovazione sociale che parte dal basso – interviene Laura Anello, presidente dell’Associazione Le Vie dei Tesori onlus – e che dà lavoro ad almeno 600 giovani sul territorio, ogni edizione cammina sulle loro gambe. E lo fa senza risorse pubbliche garantite: è il sogno riuscito di chi crede che fare qualcosa per la propria terra è meglio che crederla irredimibile”. Si spera di bissare a Mazara del Vallo, il successo delle sue “vicine”, ai primi posti nel gradimento del pubblico. Di fatto nasce un unico museo diffuso nel Trapanese: i coupon di Mazara saranno validi anche per i siti di Trapani e Marsala, e viceversa. “Questo progetto coinvolge risorse sul territorio – dice l’assessore alla Cultura Germana Abbagnato – Saranno i nostri giovani a supportare il festival qui a Mazara. Vorremmo riuscire ad allungare la stagione turistica il più possibile: e il nostro patrimonio monumentale è il mezzo per riuscirci, con l’aiuto di tutti, pubblico e privati”.

Casa Periferica

Quest’anno il Festival è sostenuto da Unicredit. “Per la nostra banca si tratta di un motivo di orgoglio questo supporto a Le Vie dei Tesori – spiega Vincenzo Evola, dell’Area Manager UniCredit Trapani – io stesso a Palermo ho scoperto angoli che non pensavo esistessero. Il festival trasforma le città in vere e proprie feste cittadine di riappropriazione. E quest’anno il suo significato sarà ancora più forte”. E’organizzato con l’aiuto logistico dei giovani di Casa Periferica. “Non si può parlare di promozione culturale senza recupero sociale – dice il presidente Carlo Roccafiorita – . Dieci luoghi, due passeggiate e un’esperienza scelte che non completano di certo l’offerta di Mazara, ma è già un buon inizio e speriamo che altre realtà si uniscano a noi”.

Palazzo Vescovile

Le Vie dei Tesori proporrà a Mazara visite in dieci siti (qui per sceglierli e prenotarli). La parte da leone la farà ovviamente il complesso del Vescovado: dal Seminario secondo l’ardito disegno neoclassico di Giovanni Biagio Amico, alla cattedrale con la bellissima Madonna del Soccorso di Domenico Gagini, fino al Palazzo Vescovile. Ma chi cerca l’anima religiosa di Mazara, non avrà che l’imbarazzo della scelta: in quella che fu la più estesa e ricca Diocesi di Sicilia, voluta da re Ruggero, sono ancora rintracciabili chiese e cappelle spesso di stili sovrapposti che raccontano una città a strati, che si sfoglia come una cipolla.

Chiesa di San Michele

C’è San Francesco nata in stile arabo-normanno, che divenne convento francescano, caserma dei carabinieri, poi carcere femminile, fino al 1970 quando fu abbandonata: è stata restaurata da appena un anno. San Michele, la chiesa del Monastero delle Benedettine, un tesoro barocco inaspettato, con uno stupendo pavimento di maiolica cosparso di fiori splendenti. E se il Collegio dei Gesuiti oggi si è trasformato in uno spazio espositivo (ospita una sala dedicata a Pietro Consagra), meritano una visita i ruderi di Sant’Ignazio: persino i mazaresi ignorano che dietro il portone di legno c’è il simbolo certo della potenza dei gesuiti, tra stucchi e putti dimenticati che dall’alto osservano i visitatori.

Casa Lombardo

Dall’inventiva di Emmanuele e Francesca, e della figlia Tania, è nata una “casa d’artista” che schiaccia l’occhio a Gaudì: Casa Lombardo è un cantiere aperto, casual, pop, una sorta di Biennale di Venezia in piccolo. Emmanuele crea le sue sculture en plein air, Francesca disegna e realizza mobili e suppellettili, Tania appende le sue tele. Attorno alla villa, i viali dedicati a nomi famosi: piazzetta Beethoven, largo Prassitele, pagoda Pirandello, passaggio Socrate, e così via. Diversi per età ma non per creatività, ecco Casa Periferica che, oltre a curare per il festival, la logistica sul territorio, apre le porte dei suoi spazi dove i creativi “macinano” idee di rigenerazione urbana. La visita si chiude al Teatro Garibaldi, vera e rivoluzionaria “sala del popolo” che costò 2355 ducati ai cittadini e fu costruito in soli tre mesi utilizzando il legno delle barche dismesse.

Uno dei vicoli della Casbah

Le passeggiate saranno vere e proprie immersioni narrative nello spirito più autentico della città (qui per prenotarle), nei vicoli della Casbah, o lungo il porto, entrando nel cuore della comunità marinara. Un’esperienza particolare, infine, sarà il percorso nelle cave della città (qui per prenotare), un patrimonio nascosto e pressoché sconosciuto di oltre duecentomila metri quadrati, tra parchi, gallerie, caverne e giardini, perfettamente integrati nel tessuto urbano, a circa un chilometro dal centro, differenti per morfologia, età, tecniche estrattive, tracce ed evoluzioni.

Una passata edizione de Le Vie dei Tesori a Palermo

La 14esima edizione de Le Vie dei Tesori durerà nove settimane, divise essenzialmente in due tronconi: il primo si apre sabato 12 settembre e durerà tre settimane, fino al 27 settembre: con Mazara, in contemporanea apriranno le porte Trapani e Marsala – visitabili con coupon validi nelle tre città – e debutterà Bagheria; ritorneranno per la quarta volta Messina e Caltanissetta, farà il bis Sambuca, e, soltanto nell’ultimo weekend (26-27 settembre), riecco anche il borgo di Naro. Dal 3 ottobre, la seconda tranche: toccherà alla sontuosa Catania scolpita nella lava, all’elegante Ragusa e alle (diversamente) barocche Scicli e Noto; ritornerà Sciacca e debutterà Monreale che partirà addirittura dal 10 ottobre, dopo l’ammiraglia, Palermo, dove il Festival durerà sei weekend, fino all’8 novembre. Aneddoti, informazioni e ogni altra curiosità sul festival sul portale www.leviedeitesori.com.

Ruderi di Sant’Ignazio a Mazara

Quest’anno, accanto alle visite, alle passeggiate e alle esperienze si aggiunge un altro tassello nell’offerta del Festival: i tour organizzati in collaborazione con Insider Sicily, il tour operator che fa scoprire un’isola autentica, fuori dalle consuete rotte turistiche (scopritelo qui). “Mezza giornata con noi”, per vivere il Festival in libertà con otto ingressi e un pranzo o cena tipico (con prenotazione dei luoghi garantita dall’organizzazione) e “Un weekend con noi”, un finesettimana in tutte le città del Festival per scoprire tesori dell’arte e del palato. Tornano, poi i viaggi in pullman da Palermo nelle altre città del Festival, in collaborazione con Labisi, vettore ufficiale della manifestazione. Mazara si potrà comodamente raggiungere in bus il 27 settembre, partendo la mattina e rientrando in serata (qui per prenotare il bus). Altri viaggi sono previsti per Caltanissetta e Trapani (13 settembre); Marsala e Messina (20 settembre); Naro e Sambuca (27 settembre). Qui trovate tutte le destinazioni.

Teatro Comunale di Mazara

I luoghi saranno visitabili a piccoli gruppi, con numeri diversi a seconda di ciascuno spazio e delle caratteristiche dei siti. È stata istituita ovunque la prenotazione on line, che non è obbligatoria ma caldamente consigliata: basterà acquisire il coupon su www.leviedeitesori.com o a Mazara nell’info point allestito nell’ufficio della Proloco (via XX settembre 15). Le visite si faranno con la guida in presenza, se la logistica dei luoghi lo consente, oppure con l’audioguida d’autore registrata dalla viva voce dei giovani dell’associazione Amici delle Vie dei Tesori.

Per tutte le informazioni e prenotazioni visitare il sito www.leviedeitesori.com. È attivo, inoltre, il centro informazioni del Festival al numero 0918420000, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, compresi il sabato e la domenica.

Marsala si mette in vetrina con Le Vie dei Tesori

Il Festival torna nella cittadina trapanese, aprendo undici luoghi e offrendo diverse esperienze, dal volo in piper sullo Stagnone alle lezioni di kitesurf

di Redazione

Tra terrazze mozzafiato, palazzi storici e voli in piper sullo Stagnone, da sabato 12 settembre il Festival Le Vie dei Tesori ritorna a Marsala, profondamente convinto che sia necessario, oggi più che mai, rinascere dalla bellezza dei luoghi. E mai come quest’anno è necessario ripartire, in piena sicurezza. Il festival che “racconta” l’Isola, sbarca a Marsala per la seconda volta, dopo il debutto dello scorso anno, quando la città ha risposto con i suoi 8322 visitatori e una ricaduta sul territorio di 124.164 euro. A Marsala il Festival proporrà visite in undici siti – alcuni percorsi saranno inediti, altri dei ritorni molto richiesti – dove si entrerà a partire da sabato 12 e domenica 13 settembre e durante gli altri due successivi weekend fino al 27 settembre, preferibilmente su prenotazione e con numeri contingentati, nel pieno rispetto delle norme anticovid (ecco come funziona il Festival quest’anno). I coupon di Marsala saranno validi anche per i siti di Trapani e Mazara del Vallo, e viceversa.

Palazzo del VII Aprile

“Marsala ha visto una buona ripresa del turismo quest’estate, ma siamo ancora lontanissimi dai numeri degli altri anni – spiega l’assessore comunale alle Politiche sociali e culturali Clara Ruggieri – Le Vie dei Tesori permetterà agli stessi marsalesi di riscoprire siti magari dimenticati”. “È stato un anno difficile per tutti, ma ci tenevamo a ribadire la mission del festival: aprire i luoghi della città e connetterli alle comunità che li vivono – spiega Laura Anello, presidente dell’Associazione Le Vie dei Tesori onlus – Come i palermitani hanno scoperto la loro città nel corso di quattordici edizioni, così anche le altre città che pian piano hanno aderito a Le Vie dei Tesori. È un processo straordinario di riappropriazione degli spazi e della diffusione di una conoscenza non accademica, ma vitale”.

Chiesa di Santa Maria della Grotta

Quest’anno il main sponsor del festival sarà Unicredit. “Per la nostra banca si tratta di un motivo di orgoglio questo supporto a Le Vie dei Tesori – spiega Vincenzo Evola, dell’Area manager UniCredit Trapani – io stesso a Palermo ho scoperto angoli che non pensavo esistessero. Il festival trasforma le città in vere e proprie feste cittadine di riappropriazione. E quest’anno il suo significato sarà ancora più forte”. Il festival è sostenuto anche da numerosi partner, organizzato sempre con l’aiuto logistico di Nonovento. “L’anno scorso l’edizione era andata benissimo con quasi novemila visitatori. È stata una grande palestra, e ci ha fatto capire quanto ancora si può fare, mettendo in rete luoghi non gestiti, siti poco frequentati o addirittura sconosciuti agli stessi marsalesi  – dice il presidente dell’associazione Sara Parrinello  -. Abbiamo ridotto i luoghi e privilegiato quelli all’aperto, proprio per garantire al massimo la sicurezza”.

Area archeologica di San Girolamo

Non solo siti e tesori a Marsala, ma una fitta serie di esperienze che disegnano un nuovo modo di scoprire il territorio. I luoghi da visitare saranno undici (qui per prenotare le visite): si va dall’area archeologica en plein air di San Girolamo, in pieno centro storico, alla cripta della chiesa di San Francesco con inattesi affreschi manieristi; da San Matteo con un particolare altare dedicato a “sei” Re Magi, agli stucchi barocchi della chiesa di Santo Stefano, con il suo camminamento segreto. Si scenderà nel complesso ipogeico di Santa Maria della Grotta e si scopriranno le nicchie e gli arcosoli affrescati delle Latomie.

Il Museo degli Arazzi

Dal museo degli arazzi fiamminghi ne mancano due, in restauro a Palermo, ma gli altri sei sono bellissimi; e non mancherà di commuovere la storia del viso della Madonnina del santuario di Maria Santissima Addolorata che, tradizione vuole, sia stata scolpita dagli angeli. Da non perdere la collezione di arte contemporanea di Palazzo Grignani (tele della Accardi, Guccione e Consagra, tra gli altri) e la vista dalla terrazza di palazzo VII aprile. Fuori dal centro storico, ecco le cantine Pellegrino dove si scopre dove nasce il marsala, tra botti monumentali, attrezzi agricoli e cinque carretti originali, ma anche 110 antichi volumi che raccontano le attività degli Ingham-Whitaker.

Isola Lunga dal piper

Tante anche le esperienze, come il volo in piper sullo Stagnone (ve ne abbiamo parlato qui), uno scrub al sale, seguire un cantiere di scavo dal vivo o magari gustare un brunch in perfetto british style sull’isoletta di San Pantaleo. Questo e altro nelle sei “esperienze” che sono la vera novità del Festival: che tra l’altro ruotano attorno all’isola di Mozia e allo Stagnone (qui per prenotare tutte le esperienze). Sono previste visite guidate dagli archeologi sulle tracce dei primi scavi ottocenteschi condotti dall’appassionato Giuseppe Whitaker, esperienze con il team dell’università romana della Sapienza. E ci si potrà immergere nella cosiddetta acqua fatta o acqua madre della salina Genna che elimina le tossine. Dall’acqua all’aria: per i più avventurosi, sono pronti sia voli in piper che lezioni di kitesurf e di sup a pelo d’acqua nella laguna dello Stagnone.

Kitesurf allo Stagnone

La 14esima edizione de Le Vie dei Tesori durerà nove settimane, divise essenzialmente in due tronconi: il primo si apre sabato 12 settembre e durerà tre settimane, fino al 27 settembre: con Marsala, in contemporanea apriranno le porte Trapani e Mazara del Vallo – visitabili con coupon validi nelle tre città – ; debutterà Bagheria, ritorneranno per la quarta volta Messina e a Caltanissetta, farà il bis Sambuca, e, soltanto nell’ultimo weekend (26-27 settembre), riecco anche il borgo di Naro. Dal 3 ottobre, la seconda tranche: toccherà alla sontuosa Catania scolpita nella lava, all’elegante Ragusa e alle (diversamente) barocche Scicli e Noto; ritornerà Sciacca e debutterà Monreale che partirà addirittura dal 10 ottobre, dopo l’ammiraglia, Palermo, dove il Festival durerà sei weekend, fino all’8 novembre (qui tutto sul Festival).

In pullman con Le Vie dei Tesori e Labisi

Quest’anno, accanto alle visite, alle passeggiate e alle esperienze si aggiunge un altro tassello nell’offerta del Festival: i tour organizzati in collaborazione con Insider Sicily, il tour operator che fa scoprire un’isola autentica, fuori dalle consuete rotte turistiche (scopritelo qui). “Mezza giornata con noi”, per vivere il Festival in libertà con otto ingressi e un pranzo o cena tipico (con prenotazione dei luoghi garantita dall’organizzazione) e “Un weekend con noi”, un finesettimana in tutte le città del Festival per scoprire tesori dell’arte e del palato. Tornano, poi i viaggi in pullman da Palermo nelle altre città del Festival, in collaborazione con Labisi, vettore ufficiale della manifestazione. Marsala si potrà comodamente raggiungere il 20 settembre in bus, partendo la mattina e rientrando in serata (qui per prenotare il bus). Altri viaggi sono previsti per Trapani e Caltanissetta (13 settembre); Messina (20 settembre); Mazara del Vallo, Naro e Sambuca (27 settembre). Qui trovate tutte le destinazioni.

Per tutte le informazioni e per prenotare i coupon sul Festival visitare il sito www.leviedeitesori.com. È attivo, inoltre, il centro informazioni del Festival al numero 0918420000, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, compresi il sabato e la domenica.

L’Iliade secondo Cuticchio, in scena “L’ira di Achille”

Nuovo allestimento in due palcoscenici speciali: il Teatro Akrai di Palazzolo Acreide e il Museo regionale di Messina

di Redazione

Dopo sei mesi di stop alle attività teatrali a causa dell’emergenza coronavirus, l’associazione Figli d’Arte Cuticchio torna in scena con una nuova produzione. “L’ira di Achille” dall’Iliade di Omero, adattamento scenico e regia di Mimmo Cuticchio, con Mimmo e Giacomo Cuticchio, Tania Giordano, Marika Pugliatti ed Emanuele Salamanca, al suo debutto, avrà due palcoscenici speciali: mercoledì 2 settembre alle 19 il Teatro Akrai di Palazzolo Acreide e domenica 6 settembre alle 21 il Museo regionale di Messina. Gli spettacoli, pensati per il grande palcoscenico, sono direttamente promossi dall’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.

Pupi siciliani

Nello spettacolo l’azione si svolge su tre piani scenici: gli uomini-pupi, i sacerdoti-pupari e gli dei-attori. L’attrice Marika Pugliatti, oltre a dare la voce ad alcuni personaggi femminili, interviene come dea. Sue sono le parti di Atena, Venere e Teti. Emanuele Salamanca, invece, costruttore di pupi di scuola catanese, si unisce alla compagnia per la manovra dei pupi a partire dall’indovino Calcante, Tania Giordano, coinvolta nel duplice compito di scenografa e costumista, si muove tra le quinte anche come maniante. Mentre le voci dei ruoli maschili sono di Mimmo e Giacomo Cuticchio che ha scritto anche le musiche dello spettacolo, eseguite dal vivo da un gruppo di musicisti: Alessandro Lo Giudice al flauto traverso, Paolo Pellegrino al violoncello, Nicola Mogavero al sassofono baritono, Giulia Lo Giudice alle percussioni e Roberta Casella all’arpa.

Mimmo Cuticchio

“Cercheremo di narrare i sentimenti degli uomini – dice Mimmo Cuticchio – dall’amore all’amicizia, dall’odio alla giustizia, dalla compassione alla gratitudine, con tutte le sfumature a loro collegati. Il nostro lavoro li evidenzia secondo lo stile e le tecniche di recitazione insite nel teatro dei pupi. Fra tutti i sentimenti, propendiamo che arrivi forte l’amore per la vita e la pietà per chi muore”. La storia, ispirata a uno dei passi più famosi dell’Iliade di Omero, racconta di Paride, figlio di Priamo re di Troia, che rapisce Elena, moglie di Menelao re di Sparta. I greci si riuniscono e decidono di dichiarare guerra ai troiani. Il progetto dell’Iliade, per Mimmo Cuticchio, parte da molto lontano, dagli anni Ottanta, quando il giovane Mimmo Cuticchio cominciò a portare i pupi nelle scuole elementari in giro per la Sicilia, rappresentando gli spettacoli nelle palestre, nei cortili, nei saloni e nelle aule. Incontrare i ragazzi, era il “pretesto per parlare della crisi dell’Opra e di un’epoca, della sua trasformazione in un teatro nuovo”.

Uno dei pupi utilizzati per lo spettacolo

“L’esperienza nelle scuole – dice Mimmo Cuticchio – mi fece capire che, oltre agli spettacoli del ciclo carolingio, avrei potuto proporre ai ragazzi storie diverse, magari in parallelo con ciò che stavano studiando. Fu così che pensai di trattare i poemi omerici e di portare in scena l’Iliade, che consideravo un altro grande ciclo paragonabile, per estensione e intreccio narrativo, a quello carolingio”. Cuticchio, allora, cominciò a costruire da solo le armature dei greci e dei troiani seguendo i disegni che le numerose visite al museo archeologico Antonino Salinas di Palermo gli avevano ispirato e con l’aiuto del fratello Guido, di Francesco Caruso e Paolo Galluzzo costruì i pupi dei personaggi principali. “Tuttavia non riuscii a realizzare tutti i pupi necessari – dice Mimmo Cuticchio – per la mia ideazione scenica avrei avuto bisogno di una quarantina di pupi, ma non avevo né i soldi per l’acquisto dei metalli né il tempo. Così, dopo la nascita dei primi dieci pupi, decisi di utilizzare alcuni pupi in paggio di quelli che già possedevo. Per i fondali riadattai quelli del ciclo carolingio, ai quali se ne aggiunsero otto realizzati dal pittore Marco Incardona. Insomma, per concludere, devo ammettere che solo in tempi recenti ho potuto completare il progetto, tanto che, potrei dire, la gestazione di questa Iliade si è trasformata in un’Odissea”.

L’ingresso agli spettacoli è libero fino ad esaurimento dei posti. Per informazioni telefonare al 3479401521.

Tramonto in musica tra le rovine di Solunto e Monte Iato

Al via un cartellone di otto concerti nelle due aree archeologiche del Palermitano, in programma recital per violino e pianoforte e un omaggio alla lirica

di Redazione

Una rassegna al tramonto in due delle aree archeologiche più affascinanti del Palermitano: violino e pianoforte faranno da guida ai siti di Solunto e Monte Iato. È il cartellone di otto concerti organizzato dal Parco archeologico, con l’associazione Palermo Classica, che si aprirà venerdì 28 agosto alle 19 a Solunto con il concerto inaugurale della pianista estone Kristi Kapten immersa nell’esecuzione del “Piano Trio n. 1” di Beethoven e nel “Piano Quartet K 493” di Mozart, con tre “archi” della Palermo Classica Symphony Orchestra (qui il programma completo).

Kristi Kapten

I concerti proseguiranno il 30 agosto, sempre nell’area archeologica di Solunto, con il pianista piccardo Antoine De Grolée proporrà un piano recital dedicato interamente a Chopin, tra Notturni, Valzer e Mazurche, fino a sfociare in alcuni “Improvvisi” e prorompenti “Polacche Op. 26 – 40 e 61”. Il 5 settembre ancora piano con la giovane e promettente musicista tedesca Marie Rosa Günter, che nella prima parte della serata la stessa pianista si esibirà in duo, con il violoncellista Peter Tilling. Il concerto in programma il 10 settembre è un omaggio all’opera lirica: il soprano mongolo Shu Wen Jia, accompagnata dal pianista Tullio Garbari, proporrà arie tratte da Puccini, Gounod, Verdi. E ancora, il 20 settembre, il secondo recital per violino e pianoforte, con la pianista rumena Axia Marinescu e la violinista giapponese Seina Matsuoka, e il 26 settembre con il Mattaliano Clarinet Quartet che eseguirà musiche di Ravel, Morricone e brani inediti dello stesso clarinettista.

Casa a peristilio su Monte Iato

Due i concerti in programma nell’area archeologica di Monte Iato: l’11 settembre, alle 18,30 e in replica alle 20, si esibiranno la pianista greca Nefeli Mousoura e la violinista austriaca Swantje Asche-Tauscher. Il secondo appuntamento a Monte Iato sarà il 18 settembre con un programma accattivante: le Quattro Stagioni di Vivaldi nell’esecuzione della solista giapponese Seina Matsuoka, accompagnata dalla Palermo Classica Chamber Orchestra.

Mosaico nella Casa di Leda a Solunto

“Un’occasione unica – dicono l’assessore ai Beni Culturali, Alberto Samonà e il neo direttore del Parco, Stefano Zangara – per trasformare la visita ad un’area archeologica in un viaggio tra le emozioni. I ruderi, in un’ora particolarmente magica della giornata sulle note di Beethoven, Chopin, Puccini, Verdi, Gounod. Anche quest’iniziativa rientra tra i progetti del governo regionale per valorizzare al massimo il patrimonio storico-culturale della Sicilia e per offrire un’attrattiva ancora maggiore nei luoghi della nostra storia”.

La partecipazione ai concerti è ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. La prenotazione è obbligatoria. Informazioni potranno essere richieste ai seguenti numeri: 091332208 e 3488697632.

Visite e spettacoli al tramonto tra i templi di Selinunte

Al via “Crepuscolo a Selinus”, un ciclo di eventi per far conoscere i nuovi percorsi e gli spazi museali che caratterizzano l’area archeologica

di Redazione

Musica e teatro all’ombra dei templi di Selinunte. In quest’ultimo scorcio d’estate sono tante le iniziative di valorizzazione del Parco archeologico, a partire dal concerto “La musica racconta l’immagine”, un evento in esclusiva ed unica data per la Sicilia, con la Roma Sinfonietta, storica orchestra di Ennio Morricone, in occasione del centenario dalla nascita di Federico Fellini, con musiche originali di Nino Rota. L’appuntamento, in programma mercoledì 26 agosto alle 21 nel Parco di Selinunte, rientra nel cartellone di eventi “Crepuscolo a Selinus”, ciclo di opere, spettacoli e musica, realizzati con lo scopo di far conoscere anche i nuovi percorsi e gli spazi museali che caratterizzano l’area monumentale (qui il programma completo).

L’acropoli di Selinunte

Il ciclo di spettacoli si inaugura oggi alle 18,30 con “Prometeo”, performance a cura dell’associazione culturale Lauros di Gino Caudai, con l’adattamento e regia di Patrick Rossi Gastaldi e la partecipazione di Ruben Rigillo, Silvia Siravo e Gabriella Casali. Ma intanto, già da ieri e fino al 28 novembre si svolgono anche i “Laboratori permanenti delle arti e delle scienze” con visite a cantiere aperto, attività di raccolta, produzione e divulgazione delle attività legate alle colture antiche la cui programmazione potrà essere seguita attraverso la pagina ufficiale Facebook Parco archeologico di Selinunte Cave di Cusa e Pantelleria (qui il link).

Il Tempio C

“Condividere spazi e percorsi inediti, unitamente al restauro filologico dei percorsi e degli spazi museali che caratterizza l’area monumentale del parco – dice il direttore del Parco, Bernardo Agrò – costituisce l’obiettivo che già da tempo ci siamo dati per valorizzare l’immenso patrimonio custodito nell’area archeologica di Selinunte e delle cave di Cusa. Attraverso il connubio di arte, archeologia, architettura e territorio, anche i visitatori più assidui scoprono spazi e scorci nuovi, con un coinvolgimento esperienziale di notevole livello che genera consapevolezza alla bellezza”.

Strada sull’Acropoli

“Siamo consapevoli di vivere nel posto più bello del mondo, una terra che genera emozioni nuove e diverse in ogni suo angolo – afferma l’assessore ai Beni culturali, Alberto Samonà – . Il grande successo in termini di presenze con cui sono state accolte le iniziative dei teatri antichi, da Agrigento a Taormina, Segesta, Siracusa, ci incoraggia nella necessità di potenziare sempre più l’offerta turistico-culturale della Sicilia quale motore per una ripresa economica che qui in Sicilia può diventare attrattiva e trainante anche per il comparto dell’arte e dello spettacolo, come dimostrato durante quest’anno ‘speciale’ in cui, a causa delle restrizioni Covid, i teatri e i luoghi della cultura hanno consentito agli artisti di tornare a calcare le scene”.

Per informazioni telefonare allo 09241911583 oppure al 3386406131.

Le Cave di Cusa diventano teatro all’aperto

Al via la rassegna “Sicilia Parra”, un calendario di spettacoli e concerti a cui si affianca la promozione delle eccellenze enogastronomiche del territorio

di Redazione

Musica e teatro tra tesori archeologici, insieme alle eccellenze enogastronomiche del territorio. Nasce la rassegna “Sicilia Parra”, pronta al debutto giovedì 13 agosto nell’area archeologica delle Cave di Cusa a Campobello di Mazara, l’antico cantiere da dove si estraevano i rocchi di pietra per la costruzione dei templi di Selinunte. Undici spettacoli – chiude l’11 settembre Daria Biancardi con Giuseppe Milici e Pietro Adragna – affidati ad altrettanti artisti siciliani che racconteranno, nella magia notturna che regala il luogo, la Sicilia in musica e teatro. La rassegna, diretta da Piero Indelicato e promossa dal Comune di Campobello di Mazara, viene sostenuta dall’assessorato regionale ai Beni culturali e da un cartello di aziende del territorio che promuoveranno, per l’occasione, le tipicità del luogo: olio extra vergine d’oliva, olive Nocellara del Belìce, vino, farine di grani antichi.

Giuseppe Anastasi

Il sipario sulla rassegna si apre il 13 agosto alle ore 21, con Tony Sperandeo che porta in scena “Con quella faccia un po’ così”. Lunedì 17, per la prima volta nella sua carriera musicale, si esibirà all’interno dell’area archeologica il cantautore di origini campobellesi Giuseppe Anastasi. Sul palco, accompagnato dalla sua band, Anastasi proporrà i brani dell’album “Canzoni ravvicinate del terzo tipo” (vincitore del Premio Tenco 2018) ma anche suoi vecchi successi, compreso “La notte”, pezzo interpretato da Arisa. Mercoledì 19, Paride Benassai e Marcello Mandreucci portano in scena “Palermitani a modo nostro”; giovedì 20 Mario Incudine sarà protagonista di “Mimì”, sulle note delle canzoni di Domenico Modugno.

Sabato 22 sarà la volta dello spettacolo “La donna a tre punte”, per la regia di Giuseppe Di Pasquale; domenica 23, “Refugees… il respiro dei migranti”, per la regia di Ugo Bentivegna; lunedì 24, concerto di Francesca Incudine; venerdì 28, “Canti e cunti dell’Isola a tri punti” con Alice Ferlito; venerdì 4 settembre, cabaret con Roberto Lipari; sabato 5, “L’anima volle tutto”, con Enrico Stassi, Maria Teresa Coraci e Stefania Blandeburgo. Si concluderà venerdì 11 con il concerto di Daria Biancardi, Giuseppe Milici e Pietro Adragna. “Dopo la lunga fase del lockdown torniamo a promuovere cultura e territorio – ha detto il sindaco di Campobello di Mazara, Giuseppe Castiglione – perché la cultura può creare sviluppo, quando produce autentiche e concrete relazioni tra le persone e sul territorio, ma soprattutto perché la cultura rappresenta quell’elemento imprescindibile per il progresso di una comunità”.

Per informazioni e prenotazioni dei posti secondo le disposizioni anti-Covid, telefonare ai numeri: 3399476443, 3715271759, 3381116230, 3337549207.

Le Vie dei Tesori News

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