“Liberty, l’invenzione fin de siécle”: ciclo di conferenze a Palermo

Una rassegna di dieci incontri, da gennaio a giugno, su uno dei periodi più fervidi che hanno animato la vita artistica e culturale della città

di Redazione

“Liberty, l’invenzione fin de siécle”. Questo il titolo di un ciclo di conferenze sull’arte, l’architettura e il design tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, organizzato dalla storica dell’arte, Daniela Brignone. Una rassegna che prevede dieci incontri, da gennaio a giugno, su uno dei periodi più fervidi che hanno animato la vita artistica e culturale di Palermo. Si comincia oggi, 28 gennaio, col primo incontro dal titolo “Il liberty tra creatività e produzione” a cura del presidente dell’Ordine degli Architetti, Francesco Miceli, in programma nella sede dell’Ordine a partire dalle 17. La conferenza è dedicata al rapporto tra l’arte, l’architettura ed il mondo della produzione industriale, artigianale e dell’arte applicata che costituiscono una peculiarità della stagione del Liberty a Palermo.

Villino Favaloro

Si proseguirà il 5 febbraio con l’incontro dal titolo “Alle origini del Liberty, il villino Favaloro di Palermo come architettura narrativa”, con Eliana Mauro, architetto dirigente storico dell’architettura dell’assessorato regionale Beni Culturali. Il 26 febbraio lo storico Rosario Lentini, parlerà di “economia palermitana tra Modernismo e recessione”, mentre il 19 marzo Daniela Brignone si occuperà di “creatività e sperimentazione nella produzione in vetro nell’età del Liberty”. Si proseguirà il 9 aprile con il docente dell’Accademia di Belle arti di Macerata, Francesco Parisi, che curerà l’incontro “Aspetti dell’incisione in Italia all’alba del nuovo secolo”, mentre lo storico dell’arte Mario Finazzi parlerà di “riflessi liberty nell’opera e nella prassi di Balla futurista”.

Il Teatro Massimo di Palermo

Il 30 aprile toccherà all’architetto Danilo Maniscalco con l’incontro “Il lessico floreale di Ernesto Basile attraverso il disegno dal vero”. Il 21 maggio due incontri su moda e costume all’opera: a confronto le serate inaugurali del Teatro Bellini di Catania e del Massimo di Palermo. Interverranno Vittorio Vicari, docente di Storia della Moda all’accademia di Belle Arti di Catania e Angela Chiara Cernuto, cultrice di Storia della Moda nella stessa Accademia. Chiuderà il ciclo di conferenze, il 4 giugno, Massimiliano Marafon Pecoraro, docente di Storia dell’Arte Moderna all’Emerson College di Boston, con un incontro dal titolo “Mondello: da palude a città balneare, storia di un progetto ambizioso incompiuto”.

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Musei aperti, visite e mostre per il Giorno della Memoria

Dal Museo Salinas a Palazzo Abatellis, dal Villino Florio alla Biblioteca regionale, sono tante le iniziative per non dimenticare la tragedia dell’Olocausto

di Redazione

Mostre, visite, concerti e video per non dimenticare la tragedia dell’Olocausto. Sono tante le iniziative organizzate nei musei e nei luoghi della cultura regionali per celebrare il Giorno della Memoria. Gli eventi sono organizzati dal dipartimento dei Beni culturali diretto da Sergio Alessandro, su disposizione del governatore Nello Musumeci. Lunedì 27 gennaio, i quattro musei dove si terranno gli eventi rimarranno aperti per dare la possibilità di partecipare alle iniziative programmate. Anche nei giorni successivi, fino al 30 gennaio, verranno proposti eventi, visite guidate e proiezioni. I tre musei palermitani hanno dato il loro contributo all’iniziativa dell’Università di Palermo nell’ambito delle manifestazioni programmate il 27 gennaio.

Museo Salinas

Al Museo Salinas, dal 27 gennaio al primo marzo si potrà visitare la mostra “Documenti di storia ebraica dalle collezioni del Museo Salinas”, un’esposizione di monete, libri e fotografie. Nei pannelli e nel filmato appositamente realizzati verrà raccontata la storia degli ebrei a Palermo. Inoltre, due eventi saranno dedicati alle scuole, a cura di Coopculture. Alle 10, un’attività rivolta ai ragazzi della scuola primaria e secondaria di primo grado dal titolo “Tutti assieme si sta bene”. Gli studenti, accompagnati da una guida, faranno il percorso di visita all’interno del Museo per un’esperienza di scoperta dei valori dell’accoglienza e dell’integrazione. Alle 11.30 un percorso dedicato agli alunni della scuola secondaria di secondo grado dal titolo “Prossima fermata: per non dimenticare” vedrà protagonisti gli studenti che ascolteranno brani della letteratura dedicata alla Shoah e potranno visionare documenti fotografici dell’epoca.

Palazzo Abatellis

Sempre a Palermo, alla Galleria regionale di Palazzo Abatellis, il 27 gennaio alle ore 11, verrà presentata l’esposizione dei metalli islamici medievali con iscrizioni ebraiche e l’epigrafe ebraica su pietra. I materiali provengono dalla collezione di età mamellucca del XIV secolo sui quali sono state rilevate incisioni in caratteri ebraici. Dal lapidario di Palazzo Abatellis, proviene la pietra con iscrizione funeraria in ebraico del XV secolo ritrovata a San Marco D’Alunzio. Si tratta di opere in cui la scrittura diventa testimonianza di una presenza in profondità attraverso il tempo e le culture. Alle 18, nel salone del Trionfo della morte, il concerto “in memoriam”, dedicato ad Aldo Mausner, violinista del teatro Massimo di Palermo recentemente scomparso, sopravvissuto ad Auschwitz e testimone della Shoah. Brani di Girolamo Arrigo, Ernest Bloch, Marco Betta e Gavin Bryars, saranno eseguiti dal quatretto “Gli Archi Ensemble”. L’evento è realizzato in collaborazione con l’Istituto Siciliano di Studi Ebraici, il Festival delle letterature migranti e la Società del Quartetto di Palermo.

Museo Pepoli

Al Museo Agostino Pepoli di Trapani, lunedì 27 è prevista una visita guidata con la presentazione di tre iscrizioni ebraiche presenti nella sezione archeologica ovvero la chiave di volta di un edificio, un cippo funerario e un frammento di cippo funerario. Inoltre saranno esposti documenti del 1938 relativi a una corrispondenza relativa al censimento di impiegati ebrei intercorsa tra il ministro Bottai, il soprintendente Di Pietro, direttore del Museo Pepoli. Martedì 28, Chiara Camarda terrà una conferenza sul manoscritto della cultura ebraica di Avraham Abufalia attualmente conservato presso la Biblioteca Fardelliana di Trapani.

Villino Florio

Il Centro regionale per l’inventario e la catalogazione, dal 27 al 30 gennaio, propone una serie di iniziative al Villino Florio di Palermo, curate da Selima Giuliano e da Helga Marsala. Lunedì 27 verranno proiettati quattro video tratti da “The Maelstrom” del regista ungherese Peter Forgacs. Si tratta di immagini amatoriali di famiglia girate in Olanda prima e durante la seconda guerra mondiale che riguardano la famiglia Peereboom con colonna sonora originale dell’epoca. La storia di una famiglia ebrea che in un primo tempo vive inconsapevole nelle ombre dell’Olocausto e che successivamente tenta di conviverci, senza sapere a che cosa sta veramente andando incontro. Giorno 28 è la volta del documentario di Davide Ferrario “La strada di Levi”. Il giorno dopo sarà interamente dedicato alle scuole con la proiezione del cartone animato “La Stella di Andra e Tati” presentato dalle palermitane Rosalba Vitellaro e Alessandra Viola; un film di animazione che racconta la vera storia delle sorelle Andra e Tatiana Bucci, deportate ad Auschwitz-Birkenau durante la Seconda Guerra Mondiale all’età rispettivamente di quattro e sei anni insieme a parte della loro famiglia.

Giorno 30 sempre al Villino Florio di Palermo, sarà proiettato il video “Frammenti” di Salvo Cuccia sulla storia degli ebrei del ‘900 in Sicilia. Saranno presenti Alessandro Hoffman e Agata Bazzi, autori di due libri sulla storia delle famiglie ebree palermitane Arens e Hoffman. Laura Hoffman canterà tre brani del repertorio di musica ebraica. Interverrà il professore Giuseppe Savagnone, direttore dell’Ufficio della cultura della diocesi di Palermo.

Biblioteca regionale di Palermo

Anche le tre biblioteche della Regione Siciliana propongono l’esposizione di libri e documenti all’interno dei propri locali. A Palermo, lunedì 27, verrà allestita un’esposizione di libri sul tema della Shoah, al piano terra del complesso di corso Vittorio Emanuele a Palermo. La Biblioteca di Messina, mercoledì 29, oltre a presentare nella sala lettura le opere più rappresentative sulla Shoah custodite nell’Istituto, proporrà momenti di lettura di testi e l’illustrazione dei principali spettacoli teatrali e cinematografici legati all’evento. Saranno presenti per l’intera giornata le principali associazioni culturali messinesi che accompagneranno i visitatori in questo percorso di riscoperta della memoria. Anche la Biblioteca regionale di Catania lunedì 27 offrirà in visione ai visitatori i volumi dedicati alla memoria. Al termine della giornata verrà proiettato un documentario sul tema dell’Olocausto.

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L’arte onirica di Nicola Pucci in mostra a Villa Zito

Saranno esposte opere realizzate negli ultimi vent’anni dal pittore palermitano, sempre sospeso tra surrealismo e figurativismo

di Redazione

Un viaggio in mondi onirici, popolati da figure che si muovono in contesti impossibili, o giocano con il mondo, cercando di riscrivere il proprio destino. All’arte di Nicola Pucci è dedicata una mostra personale che raccoglie gli ultimi vent’anni di lavoro. L’antologica del pittore palermitano, curata da Paola Nicita, si intitola “Nicola Pucci. Opere 1999 – 2019”, e si inaugura l’1 febbraio a Villa Zito, sede della Fondazione Sicilia a Palermo, che la ospita fino al 29 marzo. Il vernissage è in programma il 31 gennaio alle 18.

Lo studio di Nicola Pucci

È una pittura stratigrafica, quella di Pucci, dove ogni immagine è costruita alternando velature e pittura gestuale e materica, in una sequenza lunga e continuata nel tempo. Opere sfacciatamente surreali ed estremamente realistiche, nello stesso tempo, colme di energie catartiche. Il progetto espositivo, ideato dall’associazione Settimana delle Culture, realizzato con il sostegno della Fondazione Sicilia e il contributo della Presidenza dell’Assemblea regionale siciliana e di partner privati, permette di osservare l’evoluzione del linguaggio artistico di Pucci: da una pittura figurativa estremamente realistica, che da sempre strizza l’occhio ad un dato di surrealtà, slittata poi, negli anni più recenti, ad una sorta di cancellazione del linguaggio iperrealista, per approfondire alcuni aspetti maggiormente concettuali.

Nicola Pucci

Pucci, nato a Palermo nel 1966, dopo la maturità classica, si trasferisce a Roma dove frequenta un corso quadriennale di illustrazione pubblicitaria all’Istituto europeo del design. Successivamente trascorre un breve periodo a Vipiteno disegnando copertine per i celebri quaderni Pigna. Tornato a Roma, inizia a dedicarsi a tempo pieno alla pittura. In questo periodo frequenta assiduamente lo studio del maestro Bruno Caruso, che lo incoraggia e scrive un testo per la sua prima mostra che terrà a Palermo nel 1994. Dal 1995 ad oggi, il suo lavoro è stato esposto in Italia, Gran Bretagna, Francia e gli Stati Uniti e si è guadagnata l’attenzione di personalità del mondo dell’arte di fama mondiale. Il suo atelier di Palermo è stato inserito nell’Itinerario contemporaneo della scorsa edizione del festival Le Vie dei Tesori. Sue opere sono state in mostra al Museo Palazzo Collicola Arti Visive a Spoleto, al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese a Roma, e alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto. I suoi quadri di Pucci fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

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Una passeggiata in abiti d’epoca a Isola delle Femmine

Sfilate in diverse strade del paese dedicate all’arte del vestire, dal Settecento ai nostri giorni. Si potranno ammirare anche vestiti da sposa dei primi del Novecento

di Redazione

Ci saranno abiti da sposa dei primi del Novecento e altri ispirati allo stile di epoche ancora più antiche. Una passeggiata indietro nel tempo a Isola delle Femmine con abiti e auto di una volta. È l’evento “Promenade à l’île des Femmes. Passeggiata a Isola delle Femmine nell’arte del vestire dal Settecento ai nostri giorni”, in programma domenica 26 gennaio alle 10,30 in piazza Pittsburg.

L’iniziativa, organizzata dall’associazione BcSicilia, si snoderà per le vie principali del paese. Prevede una sfilata di abiti sposa del Novecento, provenienti dalla collezione privata di Agata Sandrone, presidente della sezione BcSicilia di Isola delle Femmine. Insieme sfileranno gli abiti ispirati allo stile del ‘700 e ‘800 della stilista Marisa Orefice e Rosy Rosmarì Purpura, presidente di Carisma moda e Spettacolo. Ci saranno, poi, le creazioni dei designer Mikifrà, Michele Bassetta e Francesco Lombardo, con una rilettura grafica e coloristica siciliana nei tessuti e negli accessori, e infine una mostra di veicoli d’epoca, a cura del Circolo Vernagallo auto e moto d’epoca.

“Una passeggiata domenicale nei luoghi più caratteristici di Isola delle Femmine con dame e cavalieri che indosseranno abiti in stile ‘700 e ‘800, spose in abiti originali del ‘900 e modelle che percorreranno le strade e le piazze principali – fanno sapere da BcSicilia – . Tre defilè per conoscere e soprattutto apprezzare e difendere il nostro patrimonio artistico e culturale anche sotto l’aspetto stilistico della moda dal passato. Palcoscenici principali saranno il mercato del pesce, il mercato del contadino, piazza Pittsburgh e la via Cristoforo Colombo dove si terrà la mostra delle auto d’epoca”.

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L’accessibilità nel patrimonio architettonico, esperti a confronto

Giornata di studi a Palermo dedicata a progetti di comunicazione inclusiva e rigenerazione urbana e alla fruizione di siti archeologici e centri storici

di Redazione

“L’accessibilità nel patrimonio architettonico: approcci ed esperienze tra tecnologia e restauro”. Questo il titolo della giornata di studi organizzata dalla Sitda, Società italiana della tecnologia dell’architettura, in programma venerdì 24 gennaio, dalle 9 alle 18,30, nell’aula magna del Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo. Nell’arco di tre sessioni di lavoro, diversi esperti si confronteranno sull’accessibilità nei siti archeologici e su progetti di rigenerazione urbana e comunicazione inclusiva. Si discuterà del progetto I-Access Italia-Malta e una sessione, inoltre, sarà dedicata all’accessibilità nelle aree storiche delle città e nei centri minori. Obiettivo della giornata di studi è raccogliere approcci metodologici e orientamenti sull’argomento, così importante per il patrimonio e per la collettività, soprattutto allo scopo di delineare future comuni strategie di ricerca (qui il programma completo).

Il Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo

“L’accessibilità dell’ambiente costruito ha implicazioni di carattere sociale, economico e morale la cui rilevanza aumenta considerando la sfera pubblica – si legge in una nota della Sitda – . Tale requisito resta pertinente e rilevante quando l’ambiente costruito, per specifici interessi, assume il significato di patrimonio architettonico. Il ruolo attribuito all’accessibilità nel riconoscimento nella Unesco World Heritage List dimostra il consolidato interesse globale per la questione. Nel nostro Paese non sono mancate le strategie governative: con riferimento agli obblighi normativi, oggi sono ormai definitivamente superati la logica della deroga e l’alibi della rimovibilità. Parallelamente, negli ultimi anni, si è manifestato un crescente approfondimento teoretico e metodologico, apprezzabile nella produzione scientifica nazionale”.

“Tuttavia – si legge ancora – lo scenario delle realizzazioni rimane disomogeneo, l’accessibilità del patrimonio architettonico resta obiettivo lontano, così come la fruibilità inclusiva dell’ambiente costruito più ordinario. L’emergere di temi come inclusione, partecipazione, comunicazione, ai quali fa da sfondo un ruolo rinnovato dell’utente, conferma l’attualità del tema e la necessità di ulteriori approfondimenti, rendendo opportuno aggiornare su una base condivisa i ragionamenti già sviluppati negli ultimi lustri da numerosi ricercatori italiani afferenti ai settori della tecnologia dell’architettura e del restauro architettonico”.

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Arte e fotografia, scatti inediti di Ugo Mulas all’Orto Botanico

Si inaugura una mostra fotografica sulla protesta del 1968 di artisti e studenti dell’Accademia di Belle Arti contro la Biennale di Venezia

di Redazione

Uno spaccato sulle proteste del 1968, quando il mondo dell’arte si ribellò allo statuto della Biennale di Venezia, giudicato fascista ed esempio di mercificazione. Ci saranno anche scatti inediti alla mostra di Ugo Mulas all’Orto Botanico di Palermo, una retrospettiva sul fotografo ufficiale della Biennale di Venezia, che ha narrato il fermento culturale creato da artisti, critici e intellettuali dal secondo dopoguerra, visto da quel palcoscenico particolare e immenso che è stata l’Esposizione Internazionale d’arte tra il 1954 e il 1970.

Ugo Mulas, Giò Pomodoro partecipa alla manifestazione

Il 24 gennaio alle 18, nell’ottocentesco Tineo, apre la mostra “Ugo Mulas – Arte e fotografia. Non apriamo sotto queste condizioni!”, a cura di Maria Chiara Di Trapani e aperta fino al 14 marzo. Una selezione di 60 stampe originali vintage del fotografo bresciano scomparso nel 1973, fotografie da collezione privata, in gran parte inedite o mostrate soltanto alla Biennale di Liverpool nel 2014. Anni che hanno cambiato la scena artistica contemporanea: gli scatti di Mulas permetteranno di rivivere un periodo importante, tumultuoso, colmo di ideali, quello dei giorni di apertura della 34esima Biennale d’arte di Venezia, nel 1968; della storica protesta degli artisti e della chiusura integrale dei padiglioni espositivi (italiano, svedese, francese, inglese) in rivolta contro il vecchio sistema culturale sancito dallo statuto della Mostra. Molti artisti avrebbero  esposto le loro tele capovolte, o celate sotto gli imballaggi, coperti da slogan in tutte le lingue: “Sotto le condizioni presenti alla Biennale non vogliamo aprire la nostra esposizione”.

Ugo Mulas, Pasolini durante le riprese di “Teorema”

Fissati su celluloide, memorie e ritratti dei protagonisti di quel periodo: artisti, curatori, critici e intellettuali come Cy Twombly, Emilio Vedova, Enrico Baj, Titina Maselli, Mario Schifano, Carla Lonzi e Gillo Dorfles, Pietro Consagra, Arnaldo Pomodoro, Philippe King e molti altri. Immagini che possiedono la forza e l’immediatezza del reportage, la compattezza e l’emozione ancora vivida, per ricordare un momento cruciale nella storia dell’arte italiana e la relazione dinamica tra il sistema dell’arte e la fotografia. Sarà proiettato anche un video realizzato con inediti dai servizi dai telegiornali realizzati nel 1968, custoditi nelle Teche Rai. Arricchisce il percorso della mostra, una galleria di ritratti dei principali intellettuali militanti esponenti della scena culturale italiana di quel periodo, dal regista Pier Paolo Pasolini – colto durante le riprese di “Teorema”- ai poeti Eugenio Montale e Giuseppe Ungaretti, all’attrice Claudia Cardinale, agli scrittori Elio Vittorini e Goffredo Parise.

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Un concerto per gli 800 anni della chiesa di Sant’Antonio Abate

Si esibirà l’ensemble Cordes et Vent con l’obiettivo di raccogliere i fondi per il restauro del cinquecentesco dipinto su ardesia raffigurante la Madonna delle Grazie

di Redazione

Il 2020 si apre con i festeggiamenti per una delle più antiche chiese di Palermo, Sant’Antonio Abate nota come Ecce Homo. In occasione dell’ottocentenario, domenica 26 gennaio alle 18, l’ensemble Cordes et Vent diretto da Roberta Faja, terrà un concerto benefico con lo scopo di raccogliere i fondi necessari per il restauro del cinquecentesco dipinto su ardesia raffigurante la Madonna delle Grazie. Promossa dalle sinergie dell’Associazione Amici dei Musei Siciliani, da monsignor Gaetano Tulipano e supportato dall’ensemble Cordes et Vent, il concerto “Les airs des castrats” è inserito all’interno del fitto calendario di eventi per i festeggiamenti dell’ottocentenario di Sant’Antonio Abate.

L’ensemble Cordes et Vent

L’ensemble Cordes et Vent è composto dai violininisti Salvatore Guiscardo, Annalisa Scalia, Giuseppe Cusumano, Martina de Sensi, Roberta Miano, Jacopo Bignone; poi alla viola Riccardo Botta; al violoncello Giorgio Garofalo; al contrabbasso Michele Li Puma; alla tiorba Silvio Natoli; al clavicembalo Licia Tani. Controtenore è Giuseppe Montagno. L’orchestra ha l’obbiettivo di divulgare l’idea della musica vista non solo come semplice momento di esecuzione, ma come strumento per rappresentare l’atmosfera di un periodo assai felice della storia della musica qual è l’epoca barocca.

L’ensemble ad oggi ha ottenuto un notevole riconoscimento da istituzioni sia nazionali che internazionali: dal Comune di Palermo all’Assemblea regionale siciliana, dalla Fondazione Teatro Massimo al Teatro di Lussemburgo. Da tempo Cordes et Vent porta avanti un progetto noto come Sublimazioni Barocche, nato da un’idea di Roberta Faja con l’intento di valorizzare la musica del ‘700 (strumentale e vocale) unita alle immagini di nuova generazione, nel territorio siciliano. L’evento si aprirà con la proiezione del cortometraggio Alto Giove, ideato, prodotto e diretto da Roberta Faja e farà da introduzione al concerto.

Per informazioni e prenotazioni telefonare allo 0916118168

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Incontri e passeggiate alla scoperta degli albanesi di Sicilia

Musicologi, iconografi, registi e rappresentanti delle istituzioni parteciperanno a un convegno dedicato alla cultura arbëreshë. Previsto anche un itinerario esperienziale

di Redazione

Due giornate dedicate alla cultura arbëreshë in Sicilia. È in memoria del compianto eparca di Piana degli Albanesi, monsignor Sotir Ferrrara, che l’Associazione culturale Brancaccio e Musica, in collaborazione con il Comune di Palermo – Sistema Bibliotecario, Spazi Etnoantropologici e Archivio Cittadino -, e gli Stati Generali delle Donne, darà vita a un ciclo di incontri dedicati all’arte, alla musica e alla letteratura arbëreshë. Il titolo dell’evento è “Arte, Cultura, Musica bizantina e arbëreshë in memoria di Sua Eccellenza Papàs Sotir Ferrara”.

Piana degli Albanesi

Il primo degli appuntamenti si svolgerà sabato 18 gennaio, alle 17 al’interno dell’Archivio storico comunale di Palermo, in via Maqueda. Si tratta di un convegno a cui parteciperanno musicologi, registi, iconografi, esperti di cultura arbëreshë, con uno spazio dedicato anche a poesia e costumi tradizionali. Saranno presenti anche i rappresenti all’incontro anche Adam Darawsha, assessore alle Culture del Comune di Palermo; Rosario Petta, sindaco di Piana Degli Albanesi; Leonardo Spera, sindaco di Contessa Entellina; Nicolò Granà, sindaco di Palazzo Adriano; Eliana Calandra, dirigente del Sistema bibliotecario del Comune di Palermo, e Teresa Milia, responsabile delle Biblioteche decentrate del Sistema bibliotecario.

Iconostasi della Cattedrale di Piana degli Albanesi (foto Demetrio46, da Wikipedia)

A rappresentare l’Eparchia di Piana degli Albanesi sarà il vicario generale, papàs Antonino Paratore. Tra i relatori: Giuseppe Sanfratello, docente di Musica bizantina all’ Università degli Studi di Catania e di Copenaghen; Giovanna Pia Ferrara, presidente dell’Associazione culturale Brancaccio e Musica, maestro di violino, direttore di coro e studiosa di musica bizantina e dell’Oriente cristiano; papàs Giovanni Pecoraro, parroco della Cattedrale di San Demetrio Megalomartire; Francesca Oliveri, regista di “Arbëria”; Giuseppe Barone, iconografo arbëreshë; Pier Paolo Petta, maestro di contrabasso, di musica Jazz, fisarmonicista e compositore di musica arbëreshë. Saranno presenti i costumi tradizionali arbëreshë indossati da Gabriele Petta, Gina Cusenza e Vittoria Camalò. A moderare l’incontro Maria Concetta Cefalù, componente del comitato scientifico degli Stati Generali delle donne.

Episcopio e seminario di Piana degli Albanesi (foto Gspata, da Wikipedia)

Sabato 25 gennaio, in programma invece “Icone e cannoli – Winter tour”, un itinerario culturale esperienziale, organizzato dalla cooperativa Korai, alla scoperta dell’arte, della cultura, delle tradizioni di Piana degli Albanesi, dove risiede la più grande delle cinque comunità arbëreshë in Sicilia. In compagnia di una guida locale, si potranno scoprire le molteplici sfaccettature di questo luogo denso di storia, in cui sono ancora vive le tradizioni del rito greco-bizantino e la memoria storica dell’antica Albania.

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Viaggio alla scoperta dell’ebraico, la lingua che visse due volte

Un incontro a Castelbuono per approfondire una cultura antica, aspettando il Giorno della Memoria nel ricordo delle vittime dell’Olocausto

di Redazione

Un’occasione per scoprire la lingua ebraica, le parole chiave della Genesi, le lettere dell’alfabeto, aspettando il Giorno della Memoria nel ricordo delle vittime dell’Olocausto. Se ne discuterà domenica 19 gennaio allo Spazio Scena di Castelbuono, durante l’incontro “Viaggio alla scoperta dell’ebraico, la lingua che visse due volte”, curato da Camillo Palmeri, docente di lettere.

“Scoprire e capire l’ebraico può essere una cosa strana, lontana e eccessivamente specialistica, riservata solo ad alcuni. In realtà questa lingua e questa cultura ci sono vicine più di quello che pensiamo – si legge in una nota – . Molti aspetti possiamo ritrovarli nel nostro inconscio e il loro studio diventa un metodo, un cammino, per trovare proprio una parte di questo inconscio nascosto in noi stessi come nella nostra civiltà.
È un processo analitico per arrivare alla profondità della nostra esistenza, un po’ simile a una psicoanalisi”.

“Scoprire l’ebraico – si legge ancora – è un lavoro che apre una porta per arrivare a radici profonde e non comporta necessariamente una premessa religiosa o di fede, perché molti elementi sono semplicemente una base comune della nostra esistenza. Accostarsi all’ebraico è in qualche modo anche un evento comunitario, perché restituisce la ‘realtà rimossa per eccellenza’ dalla nostra cultura e (per i credenti) dalla nostra fede. La base di ogni fondamento, il punto di partenza, della cultura ebraica sono le 22 lettere dell’alfabeto che sono, secondo la tradizione, anche gli elementi fondamentali di tutta la creazione. Quindi ogni lettera dell’alfabeto ha, per così dire, una sua origine, una sua storia, un suo significato ed una sua personalità. Il mistero di ciascuna di queste lettere è inoltre non soltanto nella forma o in ciò che rappresenta, ma anche nella maniera in cui avviene il tracciato della sua scrittura; così ‘la parola’, che è alla base di tutta la genesi dell’universo, si è conservata proprio in queste lettere ed ogni lettera a sua volta ripete il miracolo della creazione stessa ogni volta che viene riprodotta e ricomposta”.

“Le prime due lettere dell’alfabeto ebraico sono Aleph e Beth – si legge ancora sulla nota di presentazione dell’incontro – e per conseguenza tradizionalmente con la parola ‘alephbeth’ si intende tutto l’alfabeto. In seguito i greci, una volta importati i segni dai fenici, li chiameranno ‘alphàbetos’, proprio sull’esempio della tradizione mediorientale. Oggi paradossalmente l’ebraismo è tornato di moda. E non nel senso che si può credere. Nel senso purtroppo che stiamo nuovamente ricadendo negli errori (orrori) storici dell’antisemitismo. Ma da sempre l’antidoto alla cultura primitiva della violenza e dell’intolleranza è la conoscenza. E allora se l’ignoranza del terzo millennio ci vuole imporre tutta la sua inconsistente arretratezza, il modo migliore per reagire è mettersi a studiare”.

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La fotografa Rori Palazzo rilegge la Natività di Caravaggio

All’oratorio di San Lorenzo di Palermo si inaugura la decima edizione di Next. Come ogni anno, un artista contemporaneo reinterpreta l’opera trafugata nel 1969

di Redazione

Tutto pronto all’Oratorio di San Lorenzo di Palermo per l’inaugurazione della decima edizione di Next. Come ogni anno, un artista contemporaneo rilegge la Natività di Caravaggio, quadro trafugato la notte tra il 17 e 18 ottobre del 1969 nella stessa chiesa. Protagonista della nuova edizione è Rori Palazzo che, mantenendo tema e dimensioni del perduto capolavoro, ha affrontato l’arduo compito di andare oltre a un insanabile vuoto, ricreando la sua Natività attraverso l’uso del mezzo fotografico.

L’oratorio di San Lorenzo

La sua istantanea allude all’albero della vita. In una composizione piramidale, costruita con l’eleganza compositiva che contraddistingue la sua produzione, mette in scena in uno stesso tempo la nascita, il compianto e la resurrezione. L’archetipo della grande madre è interpretato nella sua complessità; in essa convivono la forza generatrice e distruttrice, la buona e la cattiva madre, il ventre femminile e la testa maschile. Un’opera di grande impatto visivo che, nella sua chiarezza formale, rimanda ad un’iconografia arcaica, mitologica e, per la sua forza spiazzante, estremamente attuale.

La rassegna, ideata e curata dall’associazione Amici dei Musei Siciliani, giunge qui al suo decimo anniversario. Sarà possibile fruire dell’opera fino al 17 ottobre del prossimo anno, anniversario di un tragico furto e al contempo preziosa occasione per rievocare alla memoria un capolavoro senza eguali del quale, oggi più che mai, si anela a un provvidenziale rinvenimento.

L’opera sarà visibile tutti i giorni dalle 10 alle 18, il 31 dicembre dalle 10 alle 14 e l’1 gennaio dalle 14 alle 18.

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