Il festival Genio di Palermo si presenta a Palazzo Isnello

Visita speciale in anteprima per la stampa della dimora nobiliare che custodisce il prezioso affresco di Vito D’Anna. Si presenta l’edizione primaverile delle Vie dei Tesori, organizzata congiuntamente con l’Università

di Redazione

Il Genio, il nume tutelare laico di Palermo, simbolo di forza, ingegno e creatività. Disperso nella città, come frantumato tra affreschi, statue, angoli e icone: ritrovarlo e riscoprirlo è quasi un dovere. E a lui è dedicata l’edizione primaverile del Festival Le Vie dei Tesori, organizzata congiuntamente dalla Fondazione Le Vie dei Tesori e dall’Università di Palermo. Accanto alle visite, alle passeggiate, alle esperienze, una mostra all’Orto Botanico che racconterà il “Genio di Palermo”, un incontro tra “geni di Palermo”, in gran parte ex studenti dell’Ateneo; le passeggiate guidate da professori universitari ed esperti. Un progetto che rientra nel solco della Terza Missione dell’Ateneo, con l’obiettivo di favorire il trasferimento di conoscenza sul territorio, coinvolgere la comunità, essere bacino di network innovativi.

Tra i Geni sicuramente sconosciuti, c’è quello di Palazzo Isnello (via Isnello 10, traversa di corso Vittorio Emanuele): un affresco, bellissimo e perfettamente conservato, firmato che il pittore Vito D’Anna realizzò su incarico di don Vincenzo Termine di Isnello, a metà ‘700.  Il palazzo privato aprirà le porte per la prima volta in assoluto proprio per il festival. Venerdì 20 maggio alle 15, visita in anteprima per la stampa con il sindaco Leoluca Orlando, l’assessore comunale alle Culture Mario Zito, il rettore dell’Ateneo Massimo Midiri, il prorettore alla Terza Missione Maurizio Carta, il presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori Laura Anello. Condurrà la visita l’artista Fabrice De Nola, la cui famiglia è proprietaria del palazzo.

Sempre venerdì, ma alle 17,30 all’Orto Botanico apertura del festival con un talk e una mostra fotografica (scatti di Sandro Scalia e Ezio Ferreri) che racconteranno il “Genio di Palermo”, la rassegna curata dal 1998 al 2005 dalla storica dell’arte Eva Di Stefano coinvolgendo gli artisti che ne furono protagonisti. Al talk partecipano la stessa Eva di Stefano, Andrea Cusumano, Anne-Clémence De Grolée, Alessandro Di Giugno, Domenico Pellegrino, Manuela Plaja, Enrico Stassi e Emilia Valenza. A seguire, l’inaugurazione della mostra fotografica che racconterà alcuni momenti, performance, workshop della manifestazione, con focus sugli anni 2000 e 2005. La mostra durerà fino al 5 giugno, sabato e domenica dalle 10 alle 19.

Presto disponibile il programma completo del Festival su www.leviedeitesori.com.

Abiti medievali rivivono nel castello di Adrano

In mostra costumi realizzati secondo le tecniche dell’archeologia sperimentale ispirati al periodo che va dagli Altavilla ai Moncada

di Redazione

Una passeggiata nel Medioevo attraverso la storia del costume, che accende i riflettori sull’abbigliamento in uso nell’aristocrazia del tempo. Un lavoro di ricostruzione degli abiti relativi al periodo che va dagli Altavilla ai Moncada, in mostra nella cappella del Castello normanno di Adrano, sede del museo regionale “Saro Franco”. Si inaugura l’8 maggio alle 18 la mostra “La Contea di Adernò: quando l’abito fa la storia”, curata dalla Fidapa Bpw Italy di Adrano-Biancavilla insieme all’Opificium Stella d’Aragona di Montalbano Elicona e all’Accademia di Belle Arti di Catania, in collaborazione con il Parco archeologico di Catania e della Valle dell’Aci.

Uno degli abiti in mostra

In esposizione fino al 29 maggio alcuni costumi medievali realizzati secondo le tecniche dell’archeologia sperimentale, disciplina che ha lo scopo di ricostruire fedelmente abiti e accessori del passato. Si potranno ammirare gli abiti dell’aristocrazia adranese del Medioevo, attraverso figure emblematiche quali Adelicia d’Altavilla, prima contessa normanna di Adernò (attuale Adrano), Re Ruggero I di Sicilia, Matteo Sclafani conte di Adernò che fu giustiziere sotto il re Federico III di Sicilia e la consorte Agata Pellegrino, figlia di Pietro Luca barone di Adernò, e Giovanni Tommaso Moncada V Conte di Adernò.

In occasione della mostra si svolgerà la conferenza “La rievocazione storica e l’archeologia sperimentale: nuove frontiere imprenditoriali” all’interno di un open day organizzato dalla stessa Fidapa di Adrano-Biancavilla che già nel 2019, all’interno di un progetto filologico ispirato al recupero dell’abbigliamento d’epoca, ha realizzato l’abito di Adelicia, secondo la tecnica e la tradizione medievale.

Laboratorio con gli abiti medievali

Il dibattito, con la presenza di esperti nel settore, vuole mettere in luce le nuove frontiere dell’archeologia sperimentale nel campo della moda e l’importanza della storia per ricostruire il passato. Scopo dell’incontro è anche quello di evidenziare nuove opportunità imprenditoriali per avviare un percorso di orientamento con le scuole secondarie di secondo grado. Tra gli interventi, oltre a quello del direttore del museo “Saro Franco” Giuseppe D’Urso, sono previste le relazioni tecniche di Liliana Nigro, dell’Accademia di Belle arti di Catania e di Caterina Foti dell’Opificium Stella d’Aragona. Per la Fidapa presenti oltre alla presidente della Fidapa Adrano-Biancavilla Graziella Milazzo, anche Anna Stissi, Flavia La Cava e Agata Garofalo.

Panorama di Adrano con l’Etna (Foto Azotoliquido, Wikipedia, licenza CC BY SA 3.0)

Le conclusioni sono affidate alla presidente del Distretto Fidapa Bpw, Carmela Lo Bue, e al direttore del Parco archeologico di Catania e della Valle dell’Aci, Lorenzo Guzzardi che sottolinea come la mostra si svolga “negli spazi museali del castello presso quell’aula magna e Cappella Palatina risalenti alla stessa epoca dei personaggi di cui si propongono le ricostruzioni dei relativi abiti”. Compartecipano all’iniziativa anche il Comune di Adrano, con il sindaco Fabio Mancuso e l’assessore alla Cultura Marica Terranova e la sezione di Adrano di SiciliAntica.

Nasce la Biennale del Gattopardo a Palma di Montechiaro

Inaugurata una collettiva d’arte contemporanea a Palazzo Ducale. In mostra un centinaio di opere provenienti da tutto il mondo

di Redazione

Un centinaio di opere d’arte contemporanea per riflettere sulla tensione tra umano e divino, alla base dell’esperienza creativa. Si intitola “Homodeus”, ovvero “il dilemma dell’uomodio”, la prima Biennale del Gattopardo, inaugurata nei giorni scorsi al Palazzo Ducale di Palma di Montechiaro. Una collettiva di sessanta artisti provenienti da tutto il mondo in uno dei luoghi più cari a Giuseppe Tomasi di Lampedusa, antica residenza di famiglia dello scrittore.

Opere in mostra a Palazzo Ducale

Un progetto dell’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Stefano Castellino, in cantiere da mesi, proposto dal gruppo di lavoro “Io sono P.A.L.M.A.”, composto da Angela Rinollo, Giuseppe Todaro e Marilena Vaccaro, e affidata nella sua realizzazione, materiale e visiva, al curatore e editore salernitano Michele Citro. “Chi è l’homodeus? – si domanda Citro – È, innanzitutto, un essere umano. Un individuo diviso: da un lato c’è l’inevitabile e quasi coatta accettazione della propria finitezza, del proprio maledettissimo limite; dall’altro il sentimento, insopprimibile, di essere altro, di essere di più, di essere oltre. Tra questi due estremi, queste due laceranti tensioni c’è l’azione. E, proprio quest’ultima, condita da una buona dose di volontà, di fortuna, di destino, determina i grandi personaggi che si elevano o vengono elevati al rango di divinità”.

“Caduta” di Li Kang

Questa prima edizione della Biennale, dunque, va alla ricerca dell’”homodeus” contemporaneo. “Mi sono mosso per riunire eccellenze da ogni dove – prosegue Citro – e chiedere loro, semplicemente, di ragionare insieme, di dia-ogare, di scoprirci, nuovamente, in un tempo diverso e unico, di lasciare una traccia. Ed ho deciso di farlo in Sicilia, un’isola da sempre spiritualmente aperta al mondo, alle culture ed alle contaminazioni più disparate”.

L’ingresso della mostra

La mostra, inaugurata lo scorso 23 aprile e in programma fino all’8 maggio, ha ottenuto il patrocinio dell’assessorato ai Beni Culturali della Regione Siciliana, della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Catania, dell’Università degli Studi di Messina e del Valletta Higher Education Institute di Malta; nonché la partnership ufficiale di Astoria Wines e di una serie di gallerie ed associazioni attivamente impegnate nel settore dell’arte contemporanea.

Un momento dell’inaugurazione

Ognuno dei partner sopracitati ha contribuito ad impreziosire la manifestazione fornendo un considerevole quantitativo di beni di propria produzione o mettendo in palio una serie di premi per gli artisti, come ad esempio mostre personali nei propri spazi espositivi, in modo da costituire un prosieguo della Biennale anche dopo l’8 maggio. Inoltre, durante la manifestazione — grazie all’impegno culturale dell’Istituzione Giuseppe Tomasi di Lampedusa — è possibile ammirare nel Palazzo Ducale il grande arazzo “Ananias e Saphira”, nato dal cartone di Raffaello, realizzato ad arte dalla tessitura belga di Heinrich Mattens e restaurato dai professionisti della Cappella Sistina, parte della collezione privata di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona.

Opere di Mami Kawasaki e Gianni Andolina

“La scelta di lanciare questa biennale – ha affermato il sindaco Castellino – nasce dalla volontà di continuare a tracciare quel percorso di rinascita che questa amministrazione ha intrapreso cinque anni fa con una visione assolutamente innovativa e produttiva. Il principio cardine è la volontà di promuovere l’immagine della nostra città, un posto magico per architettura, paesaggio, colori, profumi, persone, da far conoscere al mondo intero”.

Al via la Settimana delle Culture nel segno di Falcone e Borsellino

Dal 30 aprile all’8 maggio, un’edizione speciale nel trentennale delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. In programma oltre 110 eventi tra mostre, musica, teatro e visite

di Redazione

Un’edizione costruita sul filo della rinascita e della ripartenza. Torna La Settimana delle Culture, dedicata quest’anno al trentennale delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, con due eventi speciali: “Carion. 30 anni dalle stragi”, “cunto” di Salvo Piparo (venerdì 6 maggio alle 21, a San Mattia ai Crociferi), e il concerto del PalermoCoroPop “Ogni scagghia teni ‘na muragghia” (domenica 8 maggio alle 18.30, a La casa dei Sogni).

Una delle opere di Andrea Cusumano in mostra

Sono comunque oltre centodieci gli eventi in programma, da sabato prossimo, 30 aprile, a domenica 8 maggio, anticipati giovedì 28 aprile dall’inaugurazione della mostra di Andrea Cusumano, “Retablo”, a Villa Zito, sede della Fondazione Sicilia. Venerdì 29 aprile, toccherà invece a due mostre di fotografia, che resteranno poi aperte fino al 15 maggio:  “Un click per fermare un luogo o una storia” (alle 17 al Loggiato San Bartolomeo), collettiva curata da Maria Antonietta Spadaro; e alle 18 alla galleria Fiaf/Arvis, “Urbane schatten (Ombre urbane)”, venti scatti di Björn Renner sul tema della vita oltre a ciò che normalmente si percepisce.

Una foto della collettiva “Un click per fermare un luogo o una storia”

Dopo una nona edizione giocoforza social e una decima rassegna spostata all’autunno e comunque contingentata, La Settimana delle Culture ha costruito un calendario che si riannoda alle edizioni pre-covid, quelle dei grandi numeri. Il comitato organizzatore – presieduto da Benedetto Viola – ha stilato un calendario di 25 mostre (tra pittura, scultura, installazioni e fotografia, coinvolti 90 artisti) tra cui due collettive organizzate direttamente dalla Settimana delle Culture; 26 spettacoli e performance; 28 visite guidate; 26 presentazioni di libri e conferenze; 8 proiezioni e 3 manifestazioni per bambini.

Palazzo Oneto

Ancora una volta, protagonista sarà dunque la città, declinata nei suoi caratteri, i luoghi, i personaggi. Da Palazzo Oneto di Sperlinga a Palazzo Sant’Elia (che ospiterà l’inaugurazione della rassegna) da Villa Trabia a Palazzo Drago, dal Museo Pitrè all’Archivio Storico, e moltissimi altri, anche poco conosciuti dal grande pubblico. Previste numerose visite guidate alla scoperta di siti, quartieri, studi d’artista (quello di Mariella Ramondo è aperto ogni mattina alle 10 in via Ciaculli 391) e aree naturali anche fuori porta.

Palazzo Sant’Elia

L’inaugurazione della Settimana delle Culture sarà sabato 30 aprile, alle 11 a Palazzo Sant’Elia. Parteciperanno il sindaco Leoluca Orlando, l’assessore regionale ai Beni culturali Alberto Samonà, il sovrintendente della Fondazione Sant’Elia Antonio Ticali, l’assessore comunale alle Culture Mario Zito e Benedetto Viola, presidente della Settimana delle Culture.

“Orma di Ronzinante” di Michele Canzoneri

Tra gli appuntamenti, un progetto molto interessante è quello di Michele Canzoneri: dal 5 maggio al 30 giugno alla chiesa di Sant’Eulalia de’ Catalani, sede dell’Istituto Cervantes, che la organizza, presenta la mostra “Orma di Ronzinante”, trenta opere inedite realizzate con tecnica mista su fogli di carta antica e ispirate dalla terza lettura, in ordine di tempo, del Don Chisciotte di Cervantes.

Per informazioni visitare il sito www.settimanadelleculture.it

Nella prima foto in alto, un momento di una precedente edizione. Foto: www.settimanadelleculture.it

A Palazzo Reale sedici artisti contemporanei rileggono la realtà

Si è inaugurata la mostra “RE”, una collettiva che riflette sull’abbondanza di immagini del presente e sugli effetti del mondo virtuale

di Redazione

Nell’epoca in cui reale e virtuale si sovrappongono, sedici artisti rileggono la contemporaneità in una collettiva nelle Sale Duca di Montalto di Palazzo Reale, a Palermo. Si è inaugurata oggi la mostra “RE”, un tentativo di riscrittura della realtà, che non può prescindere dalla necessità di “rinascita” (REbirth), “ricostruzione” (REconstruction), “riavviamento” (REboot), come recupero di un’esistenza non omologata. Un titolo che evoca da subito il senso del progetto, ossia l’esigenza e lo slancio vitale a rielaborare e riorganizzare le proprie azioni dopo eventi annichilenti come la pandemia, la regressione democratica e la guerra.

Una delle opere in mostra

La mostra – organizzata dalla Fondazione Federico II, in collaborazione con la Fondazione Burri, la Collection Lambert en Avignon, Galleria Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, la Fondazione Pistoletto e collezioni private – vede confrontarsi grandi artisti contemporanei, che simboleggiano sedici cammini per schiudere la riflessione sulla realtà: Alberto Burri, Saint Clair Cemin, Tony Cragg, Zhang Hong Mei, Anselm Kiefer, Jeff Koons, Sol LeWitt, Emil Lukas, Mimmo Paladino, Claudio Parmiggiani, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Tania Pistone, Andres Serrano, Ai Wewei e Gilberto Zorio.

“Testimone” di Mimmo Paladino

Sedici sensibilità diverse, che puntando il dito nella piaga di un ridente conformismo che spesso ha lacerato la creatività, immergono il fruitore in una dimensione riflessiva e di funzione sociale dell’opera d’arte. L’overdose di immagini del mondo contemporaneo e del mondo virtuale fa sì che il vero assente sia il reale corpo del mondo, che la coscienza opacizza fino a renderlo assente. Allora, sono in mostra opere che hanno riacceso l’orizzonte dell’arte, riscoperto l’essenzialità del linguaggio e, in taluni casi, una spiritualità non ipocrita. Una prospettiva semantica che non riduce la realtà ad immagine stereotipata.

Opera in mostra

“La domanda che la Fondazione si è posta nel periodo acuto della pandemia di chiusure e di riaperture singhiozzanti, – sottolinea Gianfranco Miccichè, presidente della Fondazione Federico II – è come ripensare al nostro progetto di mostra. Un evento culturale-allestitivo che ponesse il dito sulla piaga di una grande domanda cosa resterà della storia recente? Ci troviamo davanti ad un bivio: procedere come se nulla fosse accaduto o, scelta che abbiamo preso, provare ad impegnarci per una proposta culturale con l’obiettivo di una umanità rigenerata”.

“Grande Bianco Cretto”, Alberto Burri

“Misurarsi con uno squilibrio improvviso generato da una crisi pandemica e dalle guerre – dice Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II – ha risvegliato coscienze, come sottolineato da sociologi e analisti, e ha rivelato le profonde carenze della nostra maniera di pensare e di concepire noi stessi nel mondo, nel rapporto con gli altri, con la natura. In arte ciò si è tradotto nella capacità di ritrattare i temi della spiritualità, della socialità, dei diritti umani, della democrazia, della natura contro le vecchie e nuove barbarie semplificatrici. Espressioni e linguaggi dell’arte contemporanea che hanno saputo opporre resistenza all’approccio dei fondamentalismi evitando le scorciatoie che non consentono la lettura dei cambiamenti, della ricchezza delle differenze – contro una lettura monotono che ammette un singolo linguaggio, una singola voce, una singola storia”.

La mostra è visitabile fino al prossimo 31 ottobre, dal lunedì al sabato dalle 8,30 alle 16,30 (ultimo ingresso); domenica e i giorni festivi dalle 8,30 alle 12,30 (ultimo ingresso).

“Exstasis” in 4K, torna il magico videomapping a Santa Caterina

Dopo il successo da 10mila spettatori di due anni fa, la chiesa barocca di Palermo ospita ancora una volta il grande spettacolo multimediale e immersivo di Odd Agency

di Redazione

Tornano le proiezioni hi-tech di Odd Agency nei siti monumentali di Palermo. Dopo il successo da 10mila spettatori di due anni fa, ritorna in versione rimasterizzata in 4K il video mapping “Exstasis”, grande spettacolo multimediale e immersivo proiettato sulle pareti e tra i marmi mischi della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, in piazza Bellini. Da venerdì 29 aprile, cinque spettacoli dal venerdì alla domenica, ogni mezz’ora dalle 20.30 alle 22.30. L’evento è organizzato da Odd Agency in collaborazione con la Cooperativa sociale Pulcherrima Res, CoopCulture e VmAgency di Vincenzo Montanelli.

Il videomapping proiettato sulla navata

“Exstasis”, progetto finalista al prestigioso “Video Mapping Awards” di Lille, Oscar internazionale che premia le migliori esperienze immersive, è un videomapping le cui proiezioni rompono la staticità del ricchissimo apparato decorativo della chiesa, smaterializzando e movimentando pareti e marmi, animando con luce e colori le statue poste al limitare della navata. Migliore tecnologia video, con immagini ad alta risoluzione e un più dettagliato sistema audio, con spazializzazione del suono per consentire allo spettatore un’esperienza ancora più immersiva: lo spettacolo torna in una versione totalmente rinnovata dal punto di vista tecnologico, sempre all’insegna dell’avanguardia del gruppo di creativi.

Un momento di “Exstasis”

“È un ritorno attesissimo, visto il grande risultato delle precedenti edizioni. E in più per me è molto atteso perché è diventato una vera comunicazione della realtà spirituale con linguaggio moderno – dice Giuseppe Bucaro, direttore dei Beni culturali della Diocesi di Palermo -. Le proiezioni altro non sono che esperienza e comunicazione del sacro oggi, capaci di farsi collegamento tra l’arte, che ti lascia senza respiro della chiesa, la storia del monastero e la tecnologia”.

La chiesa di Santa Caterina

Inoltre ogni sabato, alle 19, prima dello spettacolo, sarà possibile assistere alla celebrazione della Santa messa in lingua inglese all’interno della chiesa. Iniziativa che coinvolge altre tre chiese del centro storico di Palermo (San Cataldo, Santa Ninfa e San Nicola da Tolentino), le quali contemporaneamente celebrano la messa nelle quattro lingue europee: inglese, francese, spagnolo e tedesco.

La facciata della chiesa di Santa Caterina

“Exstasis è probabilmente, fra i nostri lavori, quello che più di tutti è riuscito a toccare le emozioni del nostro pubblico, forse perché rappresenta e incarna l’aspirazione universale ad avvicinarsi all’assoluto, al magico, all’indicibile – dicono da Odd Agency – . Merito anche della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, vero tesoro artistico e architettonico della nostra città, tela sulla quale ogni artista ambirebbe a lasciare il proprio segno. È quindi per noi un onore offrire nuovamente a Palermo e ai suoi visitatori il primo esperimento di esperienza immersiva mai realizzato in città, soprattutto adesso che il nostro metodo di valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici è diventato un modello apprezzato e imitato”.

Per informazioni cliccare qui.

Torna La Via dei Librai nel centro storico di Palermo

Dopo due anni di pandemia, torna in presenza la festa del libro e della lettura,  che si svolgerà dal 22 al 25 aprile lungo il Cassaro

di Redazione

Il centro storico di Palermo torna a riempirsi di libri dopo due anni di pandemia. È tutto pronto per il lungo weekend della settima edizione della Via dei librai, la festa del libro e della lettura, che si svolgerà dal 22 al 25 aprile. Il tema di quest’anno è “Interconnessioni e snodi” e sviluppa quelli delle ultime edizioni: al centro resta la capacità della scrittura e della lettura di mettere insieme mondi diversi (QUI IL PROGRAMMA).

Una precedente edizione

Si ritorna, dunque, alla formula in presenza che ha segnato il successo della manifestazione, con le centomila presenze lungo il Cassaro. Oltre che nelle tre isole letterarie (piano della Cattedrale, vicolo del Giusino e piazza Bologni), previsti incontri anche alla Biblioteca centrale della Regione che organizza tre visite guidate al rifugio antiaereo della Seconda guerra mondiale. Decine di iscrizioni, inoltre, sono arrivate per la rassegna dei booklovers. Il programma si aprirà la mattina di venerdì 22 con uno spazio interamente dedicato alla partecipazione delle scuole che saranno protagoniste contemporaneamente in tutti gli spazi e con la staffetta della pace degli studenti.

Gli stand della Via dei Librai

Una delle novità più importanti è il ritorno degli appuntamenti centrali della manifestazione sul palco che sarà nuovamente montato sotto la Torre dell’Orologio della Cattedrale con un’ampia platea di posti a sedere, un luogo cancellato purtroppo dalle misure imposte dalla pandemia negli ultimi due anni. Qui si svolgeranno i quattro eventi clou della manifestazione che sono stati fissati alle 19 di ogni giorno e che non vedranno altri incontri in concorrenza allo stesso orario. Saranno oltre una quarantina i partecipanti, tra editori, associazioni e enti che con i loro stand riempiranno il Cassaro tra i Quattro Canti e Porta Nuova.

Biblioteca regionale di Palermo

Un’altra novità sono gli incontri che si svolgeranno nell’atrio della Biblioteca centrale della Regione in via Vittorio Emanuele. Uno spazio che, se fa parte del Cassaro Alto, è nello stesso tempo più “riservato” e si presta come luogo affascinante nell’offerta della manifestazione. Si arricchiscono sempre di più, infine, sia la lista degli eventi collaterali alla manifestazione (punto centrale sarà il Museo Riso) che le richieste di partecipazione dei booklovers coordinati dalla libreria Zacco.

Il Cassaro durante La Via dei Librai

Promossa dal Comitato La Via dei Librai, titolare del marchio, in collaborazione con l’Associazione Cassaro Alto, l’Associazione Ballarò significa Palermo ed il Comune di Palermo in adesione alla Giornata Mondiale Unesco del Libro e del Diritto d’Autore, negli ultimi anni ha segnato un momento di “cambiamento” nel rapporto tra Palermo e il mondo dell’editoria. “La Via dei Librai si conferma momento ormai istituzionalizzato del percorso di crescita al tempo stesso culturale ed economica della città – ha dichiarato il sindaco Leoluca Orlando -. L’impegno degli organizzatori, insieme alle istituzioni, agli operatori della filiera del libro e della lettura presenti in città e all’amministrazione comunale, ha portato a fare di un’idea di promozione territoriale attraverso la cultura una realtà che contribuisce efficacemente all’attrattività turistica e al ciclo economico della città”.

Una mostra a Palermo dedicata alla strage di Ustica

Da oltre dieci anni l’artista e performer marchigiano Giovanni Gaggia si occupa del disastro aereo dell’Itavia. Le sue opere saranno esposte dal 6 maggio al Museo Riso. Previsto anche un laboratorio nelle scuole

di Redazione

Il 27 giugno 1980 il DC9 dell’Itavia in volo tra Bologna e Palermo viene abbattuto al largo dell’isola di Ustica, muoiono 81 persone. È uno dei grandi misteri italiani, irrisolto dopo oltre quarant’anni, domande senza risposte, responsabilità cadute nel vuoto. L’artista e performer marchigiano Giovanni Gaggia da oltre dieci anni ha fatto sue le voci delle vittime, dando vita a un progetto che riflette sul legame tra arte e memoria e sull’importanza e la necessità della memoria come impegno civile.

Work in progress di uno degli arazzi

Progetto che nasce da una visita che Gaggia fece nel 2010 al Museo per la Memoria di Ustica, a Bologna, dove è custodita la grandiosa e poetica installazione di Christian Boltanski, costruita intorno alla carcassa dell’aereo. Gaggia inizia a disegnare, i suoi schizzi vivono attorno a macchie ematiche, nasce così SanguinisSuavitas, come segno di memoria viva. Cinque anni dopo, a Palermo, Gaggia realizza un arazzo, in cui ricama la frase “Quello che doveva accadere”, dettagli da Daria Bonfietti (presidente dell’Associazione Parenti delle vittime della strage di Ustica) durante il loro primo incontro davanti all’installazione di Boltanski. Resta sospesa l’ultima lettera, che l’artista ricamerà invece a Bologna, durante una performance. Nel 2016 Gaggia incontra le figlie di Aldo Davanzali, proprietario della compagnia aerea Itavia, morto nel 2005 e considerato a tutti gli effetti l’ottantaduesima vittima della strage. Da questo incontro nasce un nuovo capitolo del percorso e un nuovo arazzo.

Giovanni Gaggia, “Quello che non doveva accadere”, Museo Tattile Statale Omero di Ancona

Diversi altri capitoli hanno preso corpo, “Quello che doveva accadere” è diventato un progetto composito, artistico e civile, che utilizza linguaggi diversi. È giunto il momento di tornare a Palermo: “Quello che doveva accadere | Pratica Poetica Politica”, a cura di Desirée Maida, si inaugura il 6 maggio al Riso, Museo Regionale di Arte Moderna e Contemporanea che lo ospiterà fino al 26 giugno.

La mostra, fortemente voluta dall’assessore Alberto Samonà, è promossa dal Museo Riso e organizzata e prodotta da Terzo Millennio srl – Progetti Artistici con il sostegno dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana; realizzata con la collaborazione del Museo Tattile Statale Omero di Ancona – per il quale Gaggia ha realizzato un arazzo con la scritta “Quello che doveva accadere” in Braille – e di Istituzione Bologna Musei | Museo per la Memoria di Ustica, in partenariato con l’associazione Parenti delle vittime della strage di Ustica e l’associazione Noi dell’Itavia.

Particolare dell’opera di Gaggia

Sarà un percorso a step: un laboratorio didattico sul potere della memoria; l’esposizione delle opere realizzate dall’artista negli ultimi 10 anni sul tema della strage di Ustica, summa del lavoro svolto finora; un nuovo arazzo che verrà donato al Museo Riso, così che a Palermo possa restare viva la memoria del disastro del 1980. Nell’ambito della mostra, verrà realizzato un catalogo edito da NFC Edizioni, concepito come un “fascicolo” che andrà a completare la pubblicazione del libro di Gaggia “Quello che doveva accadere” (2021).

IL LABORATORIO. Coltivare la memoria sin dai banchi di scuola: ne è convinto Giovanni Gaggia che con Desirée Maida condurrà (dal 28 aprile) un laboratorio con gli studenti della classe IV H del liceo classico “Vittorio Emanuele II” di Palermo, realizzato nell’ambito del progetto formativo “Io faccio” che mette in relazione il Settore Educazione del museo Riso e il liceo palermitano. Con i ragazzi l’artista discuterà di memoria e responsabilità civile. Tutto il lavoro con i ragazzi formerà anche un video che diventerà parte integrante della mostra.

(Nella prima foto in alto, l’installazione di Christian Boltanski al Museo per la Memoria di Ustica, a Bologna – foto Wikipedia)

Arte e passeggiate a Cefalù per l’Earth Day 2022

Dal 22 al 25 aprile si svolgerà l’ottava edizione della manifestazione per celebrare la Giornata Mondiale della Terra. Quattro giorni all’insegna della salvaguardia dell’ambiente e della promozione turistica ecosostenibile.

di Redazione

L’arte, le passeggiate alla scoperta del territorio e ancora la liberazione delle tartarughe Caretta Caretta e tanti altri eventi accumunati dall’intento di festeggiare la nostra casa: il pianeta Terra. A Cefalù, dal 22 al 25 aprile, si svolgerà l’ottava edizione di Earth Day Cefalù in occasione della 52esima Giornata Mondiale della Terra in diretta su RaiPlay, all’interno della Maratona Multimediale OnePeopleOnePlanet targata Earth Day Italia, dalle 8,30 alle 22,30.

Ottava edizione di Earth Day Cefalù

Una kermesse di eventi naturalistici, artistici e culturali di quattro giorni all’insegna della salvaguardia dell’ambiente e della promozione turistica ecosostenibile. All’interno della manifestazione spicca la partecipazione di artisti di calibro che faranno da cornice a tutte le attività in programma per bambini e adulti di ogni età. Fra questi non possono non essere citate le performance di sand art con meravigliose sculture sulla spiaggia, i murales che “colorano Cefalù” di Andrea Buglisi, i madonnari di Napoli con il loro Festival 3D Street Painting sul lungomare e poi ancora le passeggiate alla scoperta delle aree verdi cittadine e dei boschi e una spettacolare sfilata itinerante per le strade del centro storico. Tra le esibizioni anche quella di Dargen D’Amico e Urano.

Orari e iniziative sono disponibili sul sito www.earthdaycefalu.it o sulla pagina Facebook Earth Day Cefalù

Collettiva d’arte contemporanea allo spazio Zac di Palermo

Ai Cantieri Culturali alla Zisa al via il secondo capitolo del progetto espositivo della Fondazione Merz

di Redazione

Inaugurata la seconda parte del progetto espositivo di avvio di ZACentrale della Fondazione Merz negli spazi dello ZAC ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo. La mostra collettiva “Ordo naturalis, ordo artificialis”, a cura di Beatrice Merz e Agata Polizzi, riprende la riflessione avviata a ottobre 2021 e l’arricchisce di nuovi spunti e dialoghi creativi. Visitabile fino prossimo 11 settembre, la mostra rievoca la contrapposizione tra cultura e spontaneità proposta da Roland Barthes e definisce un progetto espositivo caratterizzato da una forte sperimentazione, dove l’opera d’arte è intesa come oggetto di trasformazione e inversione delle regole. I lavori che compongono il percorso espositivo restituiscono riflessioni sul presente, sulla società e sul paesaggio, lavorando sull’idea di opera d’arte e innescando dialoghi tra diverse forme espressive.

La collettiva riparte dall’opera “Two or three things I know about monsters” (2016-2019) di Alfredo Jaar, il cui profetico monito rimane allestito sulla facciata del padiglione ZAC invitando il visitatore a coltivare le nobili qualità umane della solidarietà e della compassione. Al centro del progetto si ritrovano alcuni dei disegni e delle sculture di Marisa Merz e i due tavoli di Mario Merz, connettivi logici dei lavori presentati che innescano nuove forme di dialogo tra i lavori esposti.

Il percorso espositivo prosegue con le opere di Andreco, Fabio Aranzulla e Luca Cinquemani (aterraterra), Michele Guido, Joana Hadjithomas & Khalil Joreige, Icy and Sot, Giorgia Lupi e Ehren Shorday, Basim Magdy. Completa la narrazione la video-installazione Il Terzo Reich di Romeo Castellucci, che è stata visibile in occasione dell’inaugurazione, l’8 aprile, e lo sarà il 20 aprile, 25 maggio e 22 giugno alle 21,30. Ciascun contributo offre una chiave di lettura sul presente, giocando nella linea di confine tra realtà e illusione e costruendo un sistema di interpretazione che fa della combinazione artificiale di elementi naturali la propria forza. “Grazie al lavoro degli artisti presentati, – spiegano le curatrici – il progetto espositivo si rivela come un possibile moltiplicatore, un osservatorio allargato che rievoca l’urgenza di condividere idee e dubbi coinvolgendo più discipline, grammatiche e punti di vista”.

Le Vie dei Tesori News

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