Al via lezioni di teatro online con la drammaturga Lina Prosa

Quattro appuntamenti sul tema della vecchiaia e del rito della sepoltura mancato, ispirati alle figure mitiche di Tiresia, Ecuba, Priamo, Pizia

di Redazione

“Classe di teatro unica”, in forma di lezioni online aperte a tutti, con la drammaturga Lina Prosa. Un momento di riflessione sul presente pandemico attraverso le grandi lezioni del teatro antico. È un progetto della drammaturga siciliana che con le attrici del “Teatro Attrice Non” del Centro Amazzone analizzerà il tema della vecchiaia e del rito della sepoltura mancato, in assenza del corpo, sottoposto alle coperture della sanità pubblica.

La pandemia ha concentrato sulle persone anziane la crisi sanitaria e forme di dolore legate alla solitudine della fine di vita. Da qui scaturisce una riflessione sul valore della loro presenza nella nostra società avanzata e sul tema del corpo e della morte in condizioni di confinamento, la cui valenza universale non può che fare ricorso al mito per coglierne l’essenza umana e ristabilire il discorso umano. Su questo tema il Centro Amazzone ha già cominciato un percorso teatrale a tappe con il progetto “Focolaio” la cui conclusione è rimandata all’inizio del nuovo anno.

Lina Prosa durante un laboratorio

Al centro dello studio, in un ciclo di quattro lezioni online (2-9-16-18 dicembre alle 16.30) ci sono le figure mitiche di Tiresia, Ecuba, Priamo, Pizia. In Tiresia e La Pizia la vecchiaia favorisce il dono della profezia, la visione del futuro laddove la realtà esaurisce le sue capacità di traino del presente. Sul piano drammaturgico l’età della vita avanzata è anche sorgente di un linguaggio diverso, extraquotidiano che per un verso coincide con la sapienza, per un altro verso con la capacità di nominare l’ignoto. In Ecuba e Priamo diventa centrale il destino del corpo, intorno a cui due grandi narrazioni, la prima il testo di Euripide, la seconda l’Iliade, ricordano come le spoglie mortali non sono assoggettabili alle leggi della guerra, della morale e rispondono solo a quelle umane. Una lezione per tutte: Priamo arrivò a inchinarsi ad Achille vincitore pur di riavere il corpo di Ettore ed onorarlo secondo tradizione.

Per partecipare alle lezioni-laboratorio online gratuite e aperte a tutti si può richiedere il link sulla pagina Facebook del Centro Amazzone. Per maggiori informazioni telefonare al 3479401521.

A Palermo mostre e incontri in streaming ripensando a Manifesta

Al via una rassegna di appuntamenti online con l’intenzione di riconnettere la città a un tessuto artistico internazionale, a cura dell’associazione “MeNO Memorie e Nuove Opere”

di Redazione

Un progetto internazionale che mira a recuperare la memoria della città di Palermo e ripensarla alla luce delle nuove creazioni contemporanee, mitigate dal periodo di pausa durante la pandemia. È la rassegna “Art”, acronimo “Art rethinks transformation”, dell’associazione MeNO Memorie e Nuove Opere, costituita lo scorso anno per non disperdere il lavoro e il patrimonio di collaborazioni internazionali maturate nel 2018 – anno di Manifesta e di Palermo Capitale Italiana della Cultura – e farne trama di futuro. Un programma di mostre, talk ed eventi speciali che andrà avanti dal 4 al 23 dicembre sulla piattaforma www.associazionemeno.org, da un’idea di Roberto Albergoni, presidente di MeNO e già direttore di Manifesta 12, con la direzione artistica di Andrea Cusumano che nel 2018, da assessore alla Cultura di Palermo, ha puntato fortemente sull’arte contemporanea e ha candidato la città a Capitale della Cultura.

Una foto della mostra “Zen B”

In tempo di pandemia, con musei, teatri, sale di concerto e cinema chiusi, ridefinire la centralità dell’arte non solo come linguaggio estetico ma come momento di riflessione ed elaborazione delle questioni centrali del tempo che viviamo, diventa fondamentale. Così come la capacità di sperimentare nuove modalità di curatela culturale che possano facilitare scambio ed aggregazione in sicurezza. Per questo il simbolo di Art è una rosa dei venti in cui il centro è Palermo che, forte della sua storia, esprime nel sincretismo culturale la propria visione del Mediterraneo. Da qui, si irradiano decine di connessioni per offrire un contributo al confronto e alla costruzione di visioni su questo presente da declinare al futuro.

La prima mostra online, che sarà resa disponibile dal 4 dicembre, è “Arkad Les Parallèles du Sud”, organizzata da Kad (Kalsa Art District) e a cura di Dimora Oz e Analogique come evento collaterale di Manifesta Biennial 13 Marsiglia. Il concept di quest’ultima si basa sull’idea di superare i limiti fisici – come suggerisce la filosofa americana Donna Haraway – attraverso la generazione di legami oltre i linguaggi, il prendersi cura degli altri, superando le divisioni di razza, sesso, nazione, genere, specie e morfologia. Il tema di “Arkad” rappresenta l’architettura della prossimità, ovvero come la vera vicinanza non sia ascrivibile solo al mondo fisico e materiale, ma si realizza su geometrie sottili e non euclidee, oltre le coordinate spazio-temporali.

Andrea Cusumano

La collettiva vede impegnati gli artisti Andrea Kantos, Analogique, Elena Bellantoni, Gandolfo Gabriele David, Pietro Fortuna, Giacomo Rizzo, Stefan Bressel, Michele Tiberio (co-curatela di Bridge Art Contemporary), Michele Vaccaro, Iole Carollo, Giuseppe Tornetta, Francesco Cucchiara, Simona Scaduto, l’artista musicale Vacuamoenia (co-curatela di Leandro Pisano) e Daniele Di Luca (co-curatela di Lori Adragna). Visibili inoltre i diversi contributi e la documentazione delle produzioni artistiche realizzate nell’ambito del progetto a Marsiglia e in varie località europee a partire da fine agosto e che raccontano le sinergie che si sviluppano nel Mediterraneo e, in particolare, nel meridione. Alcuni lavori saranno fruibili al Foro Italico tramite tecnologia QR Code.

“Già nel 2018 con Manifesta 12 e Palermo Capitale Italiana della Cultura – sottolinea Andrea Cusumano – . Palermo si è proposta come hub culturale globale. Abbiamo dunque immaginato che la città possa nuovamente offrirsi come virtuale punto di snodo e di contatto tra altri luoghi urbani, luoghi di aggregazione e di socializzazione, città”. “La pandemia – aggiunge Roberto Albergoni – ha aumentato il grado di innovazione della proposta culturale senza modificare il concept che ci eravamo dati, consentendoci anzi di creare nuove connessioni”.

 

QUESTO IL CALENDARIO DELLA MANIFESTAZIONE

ARKAD

4-23 dicembre – Collateral di Manifesta 13

Mostra collettiva online e al Foro Italico a cura di Dimora OZ e Analogique.

Opere con modello 3D degli artisti Andrea Kantos, Analogique, Elena Bellantoni, Gandolfo Gabriele David, Pietro Fortuna, Giacomo Rizzo, Stefan Bressel, Michele Tiberio (co-curatela di Brigde Art Contemporary), Michele Vaccaro, Iole Carollo, Giuseppe Tornetta, Francesco Cucchiara, Simona Scaduto, l’artista musicale Vacuamoenia (co-curatela di Leandro Pisano) e Daniele Di Luca (co-curatela di Lori Adragna). Video Kin Line Legacy, documentazione degli altri eventi Arkad a Marsiglia e in altre città europee.

ZEN-B

5-23 dicembre – Mostra fotografica a cura di Égliselab

Luci e ombre del quartiere fotografate dai bambini. Talk di presentazione del progetto: 5 dicembre, ore 17 con Iole Carollo e Alberto Gandolfo (Église), Mariangela Di Gangi (Zen Insieme).

EXPERIMENTS IN PUBLIC SPACE ACROSS THE MEDITERRANEAN 

6 dicembre, ore 17 – Talk con Jens Haendeler, Sergio Sanna, Shourideh C. Molavi, Iman Hamam

COLLETTIVA FOTOGRAFICA

6-12 dicembre. Inaugurazione online ore 18, con Sandro Scalia (Pizzo Sella, Sicily), Ain Media (Gaza, Palestine), Mohammed Aazab (Cairo, Egypt), Mohammad Saifi (Dheisheh Camp, Palestine)

POLICING PROTEST: BREATHING TEAR GAS DURING A PANDEMIC

Talk 9 dicembre, ore 17 con Shourideh C. Molavi, Leoluca Orlando e Driant Zeneli

TRIPLE-CHASER 

9-10-11 dicembre, ore 18, film di Forensic Architecture

COME LA PANDEMIA CAMBIA L’IDEA DI CITTÀ

Talk 15 dicembre, ore 18, Cloe Piccoli dialoga con Ramak Fazel e Filippo Romano

CHE COS’È  LA NOTTE 

18, 19, 20 dicembre, performance scritta e diretta da Marco Savatteri sul Trionfo della Morte di Palazzo Abatellis, con Iaia Forte e Casa del Musical

Il viaggio in Sicilia di Peter Stein sulle tracce di Goethe

Presentato in anteprima mondiale il film del regista tedesco selezionato in concorso al 38esimo Torino Film Festival

di Redazione

Un film che ripercorre dopo duecentotrent’anni le tracce del celebre “Viaggio in Sicilia” di Wolfgang Goethe. Lo ha realizzato il regista Peter Stein e adesso viene presentato in anteprima mondiale sulla piattaforma Mymovies.it. Da mercoledì 25 fino a venerdì 27 novembre, si potrà vedere il film “Sulle tracce di Goethe in Sicilia”, selezionato in concorso al 38esimo Torino Film Festival all’interno della sezione Tff/Doc Paesaggio, e realizzato con il sostegno dell’assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana attraverso la Sicilia Film Commission.

La locandina del film

Diretto e interpretato dal regista tedesco Peter Stein, è un documentario di creazione che ripercorre le tracce del “Viaggio in Sicilia” di Goethe, alla ricerca delle origini classiche della cultura europea, con le stesse modalità e tappe di quell’itinerario e con lo sguardo ironico e la capacità critica di un grande intellettuale contemporaneo. Il regista viaggia insieme alla sua troupe cinematografica da Agrigento a Taormina, dalle campagne dell’entroterra siciliano a Palermo, attraversando i luoghi e i paesaggi che incantarono Goethe, e incontrando studiosi e specialisti – come il germanista Michele Cometa, il geografo Vincenzo Guarrasi, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e tanti altri, che lo aiutano a comprendere la storia d’amore tra Goethe e la Sicilia, ma anche quel che rimane dell’isola visitata dal poeta, com’è cambiata e cosa attraverso gli anni è rimasto uguale.

Le riprese al teatro di Segesta

Il documentario, scritto da Markus Stein e prodotto da Rino Sciarretta per Zivago Film, è stato realizzato in collaborazione con Rai Cinema e con il sostegno dell’assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana, con la Sicilia Film Commission, guidata da pochi giorni dal nuovo dirigente Nicola Tarantino, che afferma: “Siamo grati a Peter Stein e a tutti coloro che scelgono la Sicilia come location d’eccellenza ma anche per avere coniugato l’immagine dell’isola con il suo immenso patrimonio culturale e paesaggistico, risorsa fondamentale di attrazione turistica”.

“Il viaggio di Goethe in Sicilia resta uno dei più grandi spot promozionali che uno scrittore, un intellettuale possa aver lasciato alla nostra Isola – dice Manlio Messina, assessore regionale del Turismo – . Goethe infatti rimase estasiato dal Tempio di Segesta e dalla Valle dei Templi di Agrigento così come dalla natura, dal paesaggio, dalla flora, dalle montagne, fino a dire che l’Italia senza la Sicilia non lascia immagine alcuna nello spirito. Non possiamo che essere felici che l’opera di Peter Stein sia stata selezionata in concorso al 38esimo Torino Film Festival e che venga presentata in anteprima mondiale”.

IL FILM E’ DISPONIBILE FINO AL 27 NOVEMBRE CLICCANDO QUI

Una mostra online racconta i 52 anni dal terremoto del Belice

L’iniziativa rappresenta l’Accademia di Belle Arti di Palermo alla quindicesima edizione del National Geographic Festival delle Scienze a Roma

di Redazione

Una tendopoli

Si chiama Belice Punto Zero ed è la mostra online che rappresenta l’Accademia di Belle Arti di Palermo alla XV edizione del National Geographic Festival delle Scienze in corso a Roma sino al 29 novembre, data posticipata rispetto al tradizionale appuntamento primaverile. La mostra in versione digitale, dettata dall’emergenza sanitaria, è realizzata in partnership con l’Istituto nazionale Geofisica e Vulcanologia, l’Università degli Studi di Catania e la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana “Alberto Bombace” di Palermo.

Salaparuta ieri e oggi

Questo progetto di collaborazione, iniziato circa un anno fa, ha avuto lo scopo di raccontare gli oltre cinquant’anni trascorsi dal catastrofico terremoto che colpì la Valle del Belìce, mettendo a confronto il ricco archivio del quotidiano L’Ora di Palermo (custodito oggi presso la Biblioteca centrale della Regione Siciliana e su concessione dell’assessorato regionale ai Beni Culturali) con le immagini contemporanee, con il contributo di geologi, geografi, sociologi e artisti che hanno cercato, attraverso le loro discipline e pratiche di fornire delle chiavi di lettura.

Sul sito del National Geographic, dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, e sui rispettivi canali social, è pubblicato un video della mostra online che riassume il progetto e anticipa l’uscita di un libro in corso di pubblicazione prevista tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, edito dall’Ingv. Questi risultati si intendono come primo momento di confronto di un progetto che, con molta probabilità, avrà ulteriori sviluppi e sempre con il coinvolgimento dell’Accademia e degli studenti. I docenti dell’Accademia che hanno lavorato al progetto sono: Maria Donata Napoli (Teoria e metodo dei Mass Media), Sandro Scalia (Fotografia), Paolo Di Vita (Graphic Design) e gli studenti Alessandra Cremone, Salvatore Geraci, Laura Poma, Francesca Zarba e Paolo Peloso.

CLICCA QUI PER IL VIDEO DELLA MOSTRA ONLINE 

Concerto in diretta streaming dal Teatro Antico di Taormina

Di scena la storica Orchestra a plettro “Città di Taormina” che eseguirà celebri musiche di film per la platea virtuale del web e dei social

di Redazione

Nei giorni in cui i teatri e i siti d’arte sono di nuovo chiusi al pubblico, il Teatro Antico di Taormina migra sul web con un concerto gratuito in diretta streaming sul sito dell’Ansa. Un evento che, per la platea virtuale del web e dei social, spalancherà lo sguardo su uno dei panorami più belli al mondo sulle note di musiche da film eseguite dalla storica Orchestra a plettro Città di Taormina. L’appuntamento è per le 12 di domenica 15 novembre.

Il Teatro Antico di Taormina

Accogliendo, infatti, la proposta del direttore dell’Ansa, Luigi Contu, all’indomani della chiusura di cinema, teatri e sale da concerto in tutta Italia per il dilagare dell’epidemia di Covid, il Parco Archeologico Naxos Taormina insieme con la Fondazione TaoArte Sicilia, il Taormina Film Fest e Videobank partner tecnologico e produttore di spettacolari riprese aeree con i droni, hanno organizzato questo concerto-evento che l’Ansa, prima agenzia di stampa in Italia e quinta nel mondo, trasmetterà sul proprio sito web.

Gabriella Tigano

Spiegano i vertici dei tre enti Gabriella Tigano (Parco Naxos Taormina), Bernardo Campo (TaoArte) e Lino Chiechio (organizzatore del Taormina Film Fest): “Sarà un eccezionale momento di divulgazione, promozione e intrattenimento di qualità, condivisibile anche sui social, che, grazie all’ospitalità dell’Ansa, consentirà a chi è costretto in casa per le misure anti-covid, di ascoltare gratis un concerto dal vivo tramite gli schermi di smartphone, tablet e computer e, contemporaneamente, di ammirare nella luce del giorno uno dei siti d’arte divenuto nei secoli icona della Sicilia, il Teatro Antico di Taormina”.

Di scena l’Orchestra a plettro Città di Taormina, storica formazione fondata agli inizi del 1900 e formata da musicisti che usano solo strumenti a plettro come mandolino, mandola, mandoloncello, chitarra e contrabbasso e che figura in una lunga scena del film “L’Avventura” (1960), diretto da Michelangelo Antonioni con Monica Vitti, Gabriele Ferzetti e Lea Morante. Dopo l’introduzione con le note del celebre Intermezzo dalla “Cavalleria Rusticana” di Mascagni (brano che nel 2017, in mondovisione dal Teatro Antico di Taormina inaugurò il concerto con l’Orchestra della Scala in occasione del G7), i musicisti dell’Orchestra a Plettro eseguiranno una selezione di colonne sonore cinematografiche – alcune premiate con l’Oscar – fra cui spiccano capolavori di Morricone (C’era una volta il West), Rota (Il Gattopardo, Il Padrino) e Piovani (La vita è bella), Bacalov (Il postino) e Piazzolla (Libertango). Il concerto avrà la durata di 24 minuti circa.

Per informazioni telefonare allo 094251001 oppure allo 0942628738.

Musica contemporanea al Museo Pepoli con Curva Minore

Due performance dal vivo in streaming, con un programma che spazia dal jazz al rock da camera. Previste altre iniziative online tra restauri e giochi per i più piccoli

di Redazione

La cultura non si ferma al Museo Pepoli di Trapani. Due eventi musicali, già programmati all’interno del Chiostro carmelitano, in collaborazione con l’assessorato regionale al Turismo, saranno trasmessi in streaming sabato 14 e domenica 15 novembre. Le iniziative in programma fanno parte del cartellone della terza edizione di “RiEvoluzione”, iniziativa curata dall’associazione “Curva minore contemporary sound” del musicista Lelio Giannetto, che propone un programma di musica dal vivo dedicato al jazz, al rock da camera e alla musica contemporanea.

Archibugi Trio in concerto a Gibellina

Di scena, sabato alle 16, la Sicilian Improvisers Orchestra/mediterraneo jazz, mentre domenica, alla stessa, ora, l’Archibugi string trio suona i Led Zeppelin. “La cultura ha una funzione risanatrice e, soprattutto in momenti difficili come quelli che stiamo attraversando, le pillole d’arte hanno una funzione di sanificazione dell’anima e di stabilizzazione emotiva”. È quanto dichiara l’assessore dei Beni Culturali, Alberto Samonà, che nei giorni scorsi ha invitato i direttori dei musei e dei parchi archeologici della Regione a “proseguire le attività programmate e utilizzare per la divulgazione i canali social”.

Il chiostro del Museo Pepoli

“Come tutte le strutture culturali anche il Museo Pepoli dal 6 novembre è chiuso al pubblico – dice il direttore Roberto Garufi -; questo non ci impedisce, però, continuare a mantenere attivo il dialogo con il pubblico che, grazie ai canali social, siamo riusciti a raggiungere anche durante i difficili mesi della scorsa primavera. Il Museo continua a somministrare, infatti, le ‘Pillole d’arte’: piccoli confetti di cultura e bellezza che, con la forza delle immagini e la semplicità del linguaggio, rappresentano un collaudato e apprezzato appuntamento sulla rete per avvicinare la platea virtuale alla conoscenza della storia del museo e del patrimonio che custodisce, far conoscere le collezioni esposte e il territorio trapanese”.

Sempre attraverso percorsi virtuali, capaci di associare l’immagine alla narrazione, attraverso il web, il Museo Pepoli continua a raccontare la mostra “La città Aurea. Urbanistica e architettura a Trapani negli anni trenta”, inaugurata il 16 ottobre scorso. Tra le altre iniziative attive online si segnalano, infine, la possibilità di visionare le attività di restauro in corso e le iniziative dedicate ai bambini e ai ragazzi che, attraverso giochi e spunti interattivi, sono in grado di costituire un utile strumento didattico per le famiglie e gli insegnanti.

Questa la pagina web per seguire gli eventi: www.regione.sicilia.it/beniculturali/museopepoli/MuseoPepoli.html

“Carusi” e sfruttamento, incontro online a Caltanissetta

Sul canale Facebook dell’assessorato comunale alla Cultura si discute di giovani e lavoro, ripercorrendo la passeggiata nella valle delle miniere che si è svolta durante il festival Le Vie dei Tesori

di Redazione

Nel giorno dell’anniversario della tragedia del 12 novembre 1881 nella solfara di Gessolungo, vicino a Caltanissetta, una conversazione sullo sfruttamento del lavoro minorile con Bruno Giordano, magistrato della Corte di cassazione e presidente del Movimento per la Giustizia. L’incontro dal titolo “I carusi. Lo sfruttamento dei minori, dalle miniere ai riders”, si svolgerà in diretta dalle 18 sulla pagina dell’assessorato comunale alla Cultura di Caltanissetta. Previsti gli interventi del vicesindaco Grazia Giammusso, dell’assessore comunale Marcella Natale, oltre a quelli di Alessandra Spataro e Eros Di Prima, presidente dell’associazione Creative Spaces.

Passeggiata sulle orme dei minatori a Caltanissetta

Il 12 novembre 1881, a causa di un incidente nella miniera, morirono 65 minatori, e 19 di loro erano “carusi”, bambini tra i 6 e i 14 anni: grande fu la commozione della popolazione nissena, e le vittime furono sepolte in un cimitero costruito appositamente vicino alla miniera. Oggi il cimitero dei “carusi” è una tappa di un percorso-trekking, lungo il cammino dei minatori, che è stato uno degli appuntamenti per il 2020 de Le Vie dei Tesori.

L’ex miniera di Gessolungo

Una passeggiata che ha riscosso grande successo, ottenendo il sold out dopo solo poche ore dall’apertura delle prenotazioni e riproposto un bis durante le settimane del festival, organizzato a Caltanissetta con il supporto dell’associazione Creative Spaces. Un percorso intriso di storia, quella dello zolfo e la triste realtà del lavoro dei bambini e la natura tipica del centro Sicilia. Al termine dell’incontro prevista la proiezione di un video con fotografie che ripercorrono le passeggiate lungo il sentiero dei minatori che si sono svolte durante il festival.

Per seguire l’incontro cliccare qui https://www.facebook.com/events/805297890324452/ entrare nella fanpage dell’assessorato alla Cultura https://www.facebook.com/bibliotecacomunalescarabellicaltanissetta.

Arte tra oriente e occidente nel Duomo di Monreale

In corso una mostra con le installazioni di Navid Azimi Sajadi e fotografie che raccontano i simboli degli oltre cento capitelli intarsiati del chiostro benedettino

di Antonio Schembri

Una produzione artistica geniale frutto del dialogo tra culture diverse. In questo aspetto della relazione tra mondo occidentale e mondo arabo, Palermo e la Sicilia sono celebri. Un laboratorio di straordinaria creatività realizzato nel periodo tra l’occupazione dell’isola da parte dei normanni nel 1061 e l’inizio del Regnum Siciliae, da questi fondato nella prima metà del 1.100, tre secoli dopo l’inizio della colonizzazione araba, alla cui tradizione artistica i conquistatori venuti dal nord mescolarono il proprio stile architettonico. Un’operazione generata dalla continua collaborazione sia con gli artisti formatisi in Sicilia nei due secoli di dominazione islamica sia con capi cantiere islamici e bizantini fatti arrivare appositamente dai paesi di origine, in particolare dalla Siria. Fase storica, quella di 900 anni fa, in cui Palermo mostrava già la sua collezione di strutture palaziali – tra chiese, cappelle e castelli votati ai sollazzi – dagli stilemi unici.

Il Duomo di Monreale

Stando solo ai grandi edifici della capitale di quello stato sovrano destinato a durare sette secoli, la carrellata dei più rilevanti va da San Giovanni dei Lebbrosi, la prima chiesa normanna costruita a Palermo alla più gloriosa Santa Maria dell’Ammiraglio (o della Martorana), fatta costruire dal generale siriano Giorgio d’Antiochia per conto del re normanno Ruggero II e la adiacente San Cataldo, edificata poco tempo dopo; dal palazzo della Zisa, top della suggestione architettonica con i giochi d’acqua dei suoi giardini all’interno del Genoardo, l’esoticoparco chiamato dagli Arabi “paradiso della terra”, al complesso monastico di Monreale, con il Duomo arabo normanno fatto costruire a tempo di record da Guglielmo II: ovvero il monumento più grande dello stile arabo-normanno, dominante Palermo dall’alto della Rocca, ma anche quello che rappresenta il “canto del cigno” di questa forma d’arte tra le più sincretiche del mondo.

Una delle installazioni in mostra

È proprio all’interno di questo complesso monumentale che è appena partita “Oriente e Occidente. Allegorie e simboli della tradizione mediterranea”, eclettica mostra organizzata dalla Soprintendenza per i Beni culturali di Palermo, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Monreale e con Mondo Mostre, tra i gruppi italiani capofila nell’ambito dell’organizzazione di eventi culturali. Un’esposizione che ruota su due poli d’attrazione: le installazioni di Navid Azimi Sajadi, trentottenne artista iraniano da tempo basato a Roma e le storie e i simboli degli oltre 100 capitelli intarsiati del chiostro benedettino adiacente al Duomo, rappresentati da 2 particolari sequenze di fotografie: uno è quella proveniente dall’archivio del Kunsthistorisches Institut in Florenz–Max Planck Institut mentre l’altra è un sorprendente allestimento di riletture fotografiche stampate su intonaco bagnato: una tecnica innovativa capace di rendere l’effetto di un affresco vero e proprio, sviluppata dal concept designer Francesco Ferla.

Ceramiche di Navid Azimi Sajadi

Ispirate all’iconografia del complesso monumentale, le opere di Navid Azimi Sajadi sono tre. Si possono guardare, nell’ordine, all’interno del Chiostro di Monreale, nella Cappella di San Benedetto ubicata dentro il Duomo normanno e in una sala del Museo Diocesano. Più in dettaglio si tratta, per quanto riguarda la prima installazione, di due pannelli adiacenti ispirati alle geometrie della Cappella Palatina, sopra i quali sono appese 10 ceramiche dette “a stella e a croce” con disegni che rimandano a forme e storie rappresentate nei capitelli del Chiostro (Mitra, Pavone, Fenice). Due le tecniche utilizzate da Sajadi per realizzarli: quella mediterranea dello sgraffito e quella persiana basata sugli smalti.

Installazioni fotografiche di Francesco Ferla

L’installazione della cappella benedettina, invece, è costituita da due pezzi incastrati ispirati ai serafini e agli angeli raffigurati nella cupola e da blocchi di polistirolo che richiamano l’immagine stilizzata della grande chiesa a sud ovest di Palermo. Riferimento principale di quest’opera è proprio il capitello che raffigura re Guglielmo nell’atto di donare la cattedrale alla Madonna con il Bambino. La terza opera, fa infine riferimento alle maschere funebri greche e alla cultura dei vasi siciliani con la geometria delle muqarnas della Cappella Palatina.

Una delle opere di Navid Azimi Sajadi

“Ho voluto creare un dialogo contemporaneo tra l’arte mediorientale e il mondo occidentale mediterraneo, utilizzando legno, ferro e soprattutto la ceramica, materiale che accomuna molto la Sicilia all’arte persiana”. spiega Navid Azimi Sajadi. “A febbraio di quest’anno, poco prima del lockdown – continua l’artista – sono venuto qui a Palermo per studiare a fondo l’arte arabo-normanna: uno stile che definisco ‘polifonico’, un’incredibile mescolanza di suoni e linguaggi diversi. Qui a Monreale ho immaginato questo mondo come qualcosa che fuoriesce, perfettamente amalgamata, come da un grande armadio con tanti cassetti, ciascuno contenente un proprio mondo. E ho cercato di declinare in chiave contemporanea il ‘sogno’ di Guglielmo II: realizzare una grandiosa cattedrale attraverso l’apertura, la comunicazione tra popoli differenti. Un messaggio che parte 9 secoli fa e che trovo ancora più contemporaneo dello stesso ambito di riferimento della mia formazione di artista concettuale”.

Navid Azimi Sajadi

Del resto – aggiunge – “anch’io vengo da un Paese che ha raggiunto il massimo livello del suo patrimonio artistico a causa delle numerose ‘invasioni culturali’ a cui è stato sottoposto, quindi reputo naturale la sovrapposizione di stili. Specie quando questa è capace di produrre una bellezza dal così favoloso equilibrio, come è quella che si trova a Monreale”. L’esposizione dell’artista di Teheran costituisce lo step iniziale di un percorso espositivo che sfocerà a Palermo, proprio al palazzo della Zisa con un evento ancora più particolare. Dal 24 novembre, infatti, nella Al Aziz ovvero “la splendida” residenza dei sollazzi costruita nel XII secolo fuori dalle mura della città, Sajadi creerà opere in situ coinvolgendo i visitatori durante le fasi della loro realizzazione. Ci saranno workshop e performance organizzate anche con altri artisti e giovani studenti che manipoleranno le sue ceramiche smaltate, le superfici in polvere d’oro e tutti i materiali con cui si creerà – spiega – “un ambiente metaforico che darà occasione di comprendere ‘live’ l’uso dei linguaggi artistici che testimoniano il sincretismo culturale durante il regno normanno di Sicilia”.

Il chiostro

Per fruire meglio la mostra di Monreale è stata Mondo Mostre ha approntato una app scaricabile dagli store di Apple e di Google. Si chiama Momo e consente a chi si trova nel chiostro di esplorare e leggere i dettagli delle quattro facce di alcuni capitelli puntando lo smartphone sul simbolo posto sulla colonna. Per chi invece non si trova a Monreale, l’app da remoto proporrà una visita virtuale del chiostro con focus sui capitelli accompagnati dalle note del maestro Pinuccio Pirazzoli.

I mille volti di David Bowie negli scatti di Sukita

Si inaugura a Palermo una mostra fotografica che ripercorre la carriera artistica del “Duca Bianco”, ritratto dal maestro giapponese

di Antonio Schembri

Nel periodo in cui lui consolida il suo ruolo sul proscenio del rock, gli anni ’70, non sono stati pochi i musicisti che, pur con intensità molto differenti, hanno incendiato la scena artistica con la rapidità di asteroidi. La carriera di David Bowie, al secolo David Robert Jones, decollata alla fine degli anni ’60 da Brixton, malfamata area del South East di Londra, è durata invece mezzo secolo e si è conclusa solo con la sua scomparsa, poco meno di 4 anni fa a New York senza essere mai sceso dai piani più altolocati dell’iconografia pop.

A ripercorrerla sono i 103 scatti di Masayoshi Sukita, l’unico tra i tanti fotografi con cui Bowie abbia mai stretto e coltivato uno speciale sodalizio professionale, che da domani fino al 31 gennaio 2021 sono distribuiti in 8 saloni di Palazzo Sant’Elia, una delle sedi simboliche della difficile rinascita culturale di Palermo. Intitolata “Heroes – Bowie by Sukita”, la mostra è una retrospettiva avvincente anche per l’ambientazione: in mezzo alla bellezza barocca degli interni dell’edificio ubicato in fondo alla via Maqueda, contrasta il tratto visionario e intimistico delle fotografie, il 60 per cento delle quali sono in bianco e nero, con cui l’artista giapponese scandaglia la rutilante parabola creativa della rock star britannica.

Promossa e organizzata da Oeo Firenze Art e Le Nozze di Figaro, insieme con Fondazione Sant’Elia e patrocinata dal Comune e della Città Metropolitana di Palermo, la mostra è uno degli appuntamenti centrali del festival Le Vie dei Tesori (visite nei weekend, sabato e domenica, dalle 10 alle 17,30, qui per prenotare).

I fermi immagine di Sukita rivelano un rapporto speciale di collaborazione e amicizia con il Duca Bianco. Un dialogo praticamente muto ma direttissimo andato avanti per oltre 40 anni, solo con sguardi e silenzi, con rare incursioni di traduttori, dato che il fotografo originario di Fukuoka non parla l’inglese. Una storia che parte nel 1972 quando il fotoreporter, originario di una famiglia molto indigente e avvicinatosi alla fotografia durante l’adolescenza grazie al regalo di una modesta fotocamera ricevuto dalla madre, arriva a Londra per immortalare la band dei T-Rex, capitanata da Marc Bolan: sono i precursori del genere glam rock , quello che in seguito Bowie perfezionerà col suo talento visionario.

Sukita non conosce ancora l’eccentrico Mod in continua ascesa nella scena rock internazionale. Sa che, come tanti altri, si esibisce spesso nei più famosi spazi per eventi musicali del West End londinese, dall’Hammersmith Odeon all’Astoria. Rimane colpito dal manifesto promozionale di un concerto di Bowie che lo raffigura con una gamba alzata su uno sfondo nero e decide di andare a sentirlo. Grazie alla mediazione della stylist Yasuko Takahashi si accorda col cantautore per uno shooting. Da quel momento Sukita sosterrà sempre che “David Bowie non era un normale performer. In lui c’era tanta più profondità e immaginazione rispetto a un regolare musicista”.

Da quel primo incontro comincia una relazione artistica, protrattasi fino alla morte di Bowie. Provando ancora a definire la sua vita con immagini mutuate dallo Spazio – ciò che per la rock star è stato nel contempo mania e giacimento d’ispirazione (“Space Oddity”, è considerata da molti la sua migliore canzone, composta, si dice, di getto dopo aver visto al cinema “2001 Odissea nello Spazio” di Stanley Kubrick) – la voce e le composizioni di David Bowie hanno illuminato l’arte contemporanea come una intensa stella cometa: duratura e capace di dettare direzioni, ma, nel suo specifico caso, anche di disorientare, sorprendere, innovare a colpi di anticonformismo, continua ricerca dell’effetto e mutazioni così svariate e frequenti da rendere impossibile incasellarlo in uno stile. Molti sono stati i fotografi famosi che hanno puntato l’obiettivo sulle sue multiformi espressioni di uomo onnivoro anche di letture e dalla vasta conoscenza di arti e filosofie orientali.

Per Masayoshi Sukita quel viso dai lineamenti aristocratici, gli occhi gelidi dai colori spaiati (risultato, si dice, di una rissa giovanile per una ragazza), nonché le acconciature e i costumi coloratissimi, sono stati quasi un’ossessione: “Da quando ho cominciato a ritrarlo, non ho mai smesso di cercare David Bowie”. Lo dichiara, ancora oggi, Sukita, a 82 anni. Uno spaccato emozionante, questa mostra, di pezzi di vita di una delle più controverse leggende del rock. “Difficile scegliere la foto più suggestiva, lo sono tutte – dice la curatrice della mostra Vittoria Mainoldi – una però ha un retroscena singolare, quella che Sukita gli scatta nel periodo degli anni ’90 in cui Bowie porta la barba, look per lui inusuale. Bowie gli accorda l’appuntamento a condizione che il fotografo di moda, arrivando da Tokyo, gli procurasse in anteprima l’ultima opera prodotta in quel periodo da Ryuki Sakamoto, di cui sono entrambi amici stretti. Durante lo shooting, la rock star sta ascoltando la musica del compositore giapponese alle cuffiette, che non entrano nell’inquadratura e fissa l’obiettivo in trance da oltre mezz’ora. È la foto di Bowie rapito da Sakamoto”.

C’è anche uno scatto inedito: si intitola “Clock” e raffigura il cantante al centro di un orologio su cui sono segnate soltanto 10 ore, a simboleggiare l’esiguità del tempo. Di sé David Bowie usava dire, minimizzando: “Io sono una faccia e una voce”. Espressioni dolci e fragili, dure e ciniche di un talento immenso, manifestato con testi, strumenti (era capace di suonarne 11, a cominciare da sassofono e violoncello) ma anche mediante apprezzate incursioni nel cinema e nel teatro. Presenza scenica esplosiva, con tanti alter ego: dal personaggio di inizio carriera, abile a dare di sé un’immagine androgina e decadente, a Ziggy Stardust, l’alieno proveniente da Marte con i suoi capelli verde arancio: lo stesso che Bowie impersona nel film “Un uomo caduto sulla Terra”; per ritrovare, più avanti, il dandy, ancora più raffinato e ambiguo, al punto da rappresentare ormai anche un’icona gay, del suo periodo berlinese: il triennio 1977- 79, trascorso con Iggy Pop in una abitazione vicina al Muro, nel quale i due si disintossicano dalle droghe e lavorano assieme sul pentagramma.

Avviene lo stesso, sempre a Berlino Ovest, con un altro collaboratore d’eccezione, Brian Eno. Sinergie che portano Bowie a realizzare altri 3 album iconici, “Low”, “Heroes” e “Lodger”. E a rientrare nel mondo della celluloide: sulle note di alcuni suoi brani, tra cui lo stesso “Heroes”, il suo pezzo più celebre, lo si ricorda in alcuni spezzoni di ‘”Christiane F. – Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino”, scioccante film-documento del 1981 sulla diffusione delle droghe pesanti tra i giovanissimi. Una carriera in cui si susseguono svariati momenti artistici contrassegnati da partnership prestigiose. Con Nile Rodgers degli Chic e di nuovo con Iggy Pop, sfociati in hit inconfondibili rimasti a lungo ai vertici delle classifiche discografiche, come Let’s Dance e China Girl.

Pezzi che, insieme con moltissimi altri, accompagnano la visita davanti alla carrellata fotografica su sguardi espressioni e posture di questo artista dalla personalità straripante; espressa anche, come se non bastasse, sul proscenio dell’immagine e della pubblicità con Andy Warhol, della cui “Factory”, nel cuore della Grande Mela, Bowie è stato assiduo. Romantico, decadente, poliedrico, totalmente anticonformista: un universo a sé stante quello posto da David Bowie nella storia del rock e nella cultura pop. Un astro dalla luce irriducibile, alla formazione del cui mito le messe a fuoco di Masayoshi Sukita sono state essenziali.

Arriva Banksy, in mostra cento opere dell’artista invisibile

Si inaugura la prima mostra in Sicilia interamente dedicata allo street artist inglese, esposti diversi pezzi originali arrivati in prestito da collezioni private

di Giulio Giallombardo

Esserci solo attraverso l’arte. Usarla come grimaldello per scardinare le coscienze, gridando contro le ingiustizie del mondo. Fare breccia sui muri che separano i popoli, usare l’arma dell’ironia per condannare le atrocità della guerra o il controllo sociale. È il linguaggio iconico di Banksy, l’artista invisibile, che da vent’anni lascia segni del suo passaggio in tutto il mondo, restando in incognito. Alcuni dei suoi dissacranti graffiti sono arrivati a Palermo, esposti nella prima mostra siciliana interamente dedicata alla sua arte clandestina e provocatoria.

Un momento della conferenza stampa al Loggiato San Bartolomeo

“Ritratto di ignoto. Un artista chiamato Banksy”, si inaugura il 7 ottobre e mette insieme oltre 100 pezzi originali dell’artista inglese contemporaneo più conosciuto al mondo, arrivati in prestito da importanti collezioni private. La mostra – che non vede in alcun modo il coinvolgimento dell’artista – si divide tra il Loggiato San Bartolomeo, sito satellite della Fondazione Sant’Elia, e Palazzo Trinacria della Fondazione “Pietro Barbaro”. Oltre alle due fondazioni, è organizzata dall’associazione culturale Metamorfosi, ed è stata inserita nel programma del festival Le Vie dei Tesori, che ha preso il via lo scorso weekend a Palermo.

Una delle sale della mostra al Loggiato

Così, nel chiuso delle sale del Loggiato, come un compendio che ripercorre le tappe dell’avventura artistica di Banksy, scorrono serigrafie e stampe che sono apparse sotto forma di stencil sulle strade delle città del mondo. Come l’ormai celebre “Girl with Balloon”, dipinta per la prima volta nel 2004, su un muro al lato di un ponte della Southbank, a Londra. Oppure come il giovane militante che scaglia un mazzo di fiori di “Love is in the air”, apparso nel 2003 a Gerusalemme, sul muro costruito per separare israeliani e palestinesi nell’area di West Bank. C’è poi l’ambiguo “poliziotto volante”, con le ali e il viso a forma di “smile”, una delle prime immagini iconiche dell’artista; o ancora una versione di “Napalm”, l’immagine con Mickey Mouse e Ronald McDonald che tengono per mano la bimba vietnamita immortalata durante la guerra del 1972 da Nick Ut nella fotografia vincitrice del premio Pulitzer. Ma ci sono anche quattro nuovi lavori mai esposti prima, tra cui “Kids on Guns”, in cui è di nuovo protagonista la bambina con il palloncino, e un ponte simbolico con la nave della ong Sea Watch 4, bloccata al porto di Palermo, ben visibile dalle finestre del Loggiato.

 

A Palazzo Trinacria, come in un’ideale “arca”, rivivono gli animali di Banksy. Una “migrazione” simbolica che accompagna il percorso tra le due sedi, rappresentata dalla comunità degli street artist palermitani che hanno letto, ognuno a suo modo, l’immaginario pop dell’artista inglese su supporti diversi, muri, lamiera, stickers, stencil, graffiti. Al progetto realizzato da Skip La Comune, firmato da Skip e Antonio Valguarnera, partecipano gli artisti Othello, Grafo, Fenix, Waka, Mr. Cens, Boink, Demetrio Di Grado e Daniele Messineo.

Bansky, “Mickey Snake”

Gli animali di Banksy, spiega Gianluca Marziani, uno dei curatori della mostra insieme a Stefano Antonelli e Acoris Andipa, sono “soggetti privilegiati, membri di una comunità aperta che rappresenta l’ingenuità istintiva, l’anarchia innata, la libertà di gridare ciò che gli esseri umani hanno perduto sotto il peso dell’anestesia sociale”. Un trionfo di topi e scimmie suggellato, nella sala-barca di Palazzo Trinacria, da “Mickey Snake”, ovvero Topolino inghiottito da un pitone, una delle sculture-installazioni presentate da Banksy a “Dismaland”, la cupa anti Disneyland aperta dall’artista nel 2015 a Weston-super-Mare, nel sud dell’Inghilterra.

Leoluca Orlando

“Siamo una città che ha rotto i ponti, i muri, i confini: e in questo senso Banksy è palermitano, chiunque egli sia – dice il sindaco Leoluca Orlando, nella sua qualità di presidente della Fondazione Sant’Elia -. Se Palermo non fosse collegata con il mondo sarebbe finta, se non celebrasse la bellezza sarebbe inutile. Ma attenti, proprio la bellezza è un punto d’incontro tra etica ed estetica: se si pensa che sia solo estetica, sarebbe vuota; se si pensa che sia solo etica, sarebbe pesante. Banksy è contenuto e contenitore, forma e scrittura, ha rinunciato al volto ma è conosciuto per il suo nome. E proprio per questo lo sentiamo vicino. Ci ritroviamo nelle sue battaglie, saliamo sulle sue barche, apriamo le sue porte: è un artista 4.0, un passo avanti a noi, ma siamo pronti a seguirlo”.

La mostra resterà aperta fino al 17 gennaio 2021. Per prenotare la visita guidata con Le Vie dei Tesori cliccare qui https://leviedeitesori.com/risultati-di-ricerca/listing/mostra-ritratto-di-ignoto-lartista-chiamato-banksy

Le Vie dei Tesori News

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