Si chiude la mostra dei capolavori perduti, ultima apertura serale

Fino all’8 dicembre a Palazzo Abatellis si possono ammirare sette importanti dipinti andati distrutti o di cui si sono perse le tracce, che adesso sono stati riprodotti fedelmente grazie a tecnologie all’avanguardia

di Redazione

Gran finale per la mostra “Il ritorno dei capolavori perduti” in corso a Palermo, nelle sale di Palazzo Abatellis. Ultima apertura serale per ammirare i sette quadri di cui si sono perse le tracce, fedelmente riprodotti con sofisticate tecnologie digitali. Sabato 7 dicembre la mostra sarà visitabile dalle 20 a mezzanotte (ultimo ingresso alle 23,30), prima del finissage dell’8 dicembre, quando sarà aperta come di consueto, dalle 9 alle 19. Inoltre, presentando i coupon (esauriti o non) de Le Vie dei Tesori, o anche una guida del festival, è possibile usufruire di uno sconto del 50 per cento sul biglietto d’ingresso. Un’opportunità da cogliere al volo, non solo sabato sera, ma anche nel giorno dell’Immacolata.

La Natività del Caravaggio

In mostra ci sono sette capolavori di cui si sono perse le tracce, “scippati” da mani adunche di ladri, dal fuoco, dalla guerra. Ognuna ha la sua storia, e forse queste narrazioni sono anche più belle delle stesse opere: Sky Arte le ha raccolte in una serie di documentari che adesso si possono vedere on demand. Sette che diventano otto con la Natività del Caravaggio di cui è già stato realizzata la “ri-materializzazione” in altissima definizione, che ha preso il posto della tela rubata all’oratorio di San Lorenzo, a Palermo, una notte di cinquant’anni fa. La Natività non si muove dall’Oratorio ma, nell’ambito delle manifestazioni di Caravaggio50 organizzate dagli Amici dei Musei Siciliani, a Palazzo Abatellis sono esposte le sette riproduzioni digitali di altrettanti capolavori inestimabili.

Ogni dipinto è un tassello d’arte ma, nello stesso tempo, un capitolo di storia contemporanea: mentre raccontano la loro vicenda, i capolavori di Van Gogh, Vermeer, Monet, Sutherland, Klimt, Marc e de Lempicka – perduti per sempre – ritornano alla luce grazie alle più moderne tecnologie. Il lavoro di ri-materializzazione è firmato dal team di storici, artisti, restauratori ed esperti di software 3D di Factum Arte, l’organizzazione internazionale fondata da Adam Lowe a Madrid che, oltre a collaborare con alcuni tra i più famosi artisti contemporanei nella realizzazione delle loro opere, è impegnata nella valorizzazione del patrimonio artistico mondiale.

Gustave Klimt, Medicina

Le opere sono tutte straordinarie: “Medicina” (1900-1907) di Gustav Klimt, “Ninfee” (1914-1926) di Claude Monet, “Vaso con cinque girasoli” (1888) di Vincent Van Gogh, “Concerto a Tre” (1663-1666) di Jan Vermeer, “Ritratto di Winston Churchill” (1954) di Graham Sutherland, “Myrto” (1929) di Tamara de Lempicka e “La torre dei cavalli azzurri” (1913) di Franz Marc.

I documentari di Sky Arte riescono a narrare non soltanto la storia dei dipinti, ma si allargano alla loro genesi, in rapporto con la vicenda dell’artista, calati nel periodo attraversato. Tre delle tele sono – in maniera diversa – legate alla censura nazista: si va da una delle opere più controverse di Klimt, “Medicina” realizzata ad inizio ‘900, bruciata dalle SS al castello austriaco di Immendorf nel ’45; a “La Torre dei cavalli azzurri” di Marc, sequestrato da Hermann Goering e scomparso dalla fine degli anni ‘40; fino a “Myrto” di Tamara de Lempicka, rubato da un generale nazista a Parigi nel 1943 e mai più ritrovato. Quindi, il seicentesco “Concerto a Tre” di Vermeer rubato alla collezione Stewart-Gardner di Boston nel 1990 e mai recuperato.  Il “Ritratto di Winston Churchill” di Sutherland scatenò le ire del “soggetto” e la moglie lo bruciò in giardino nel 1954; fiamme anche per le “Ninfee” di Monet bruciate in un incendio al MoMa, provocato da un operaio disattento nel 1958. Fino al “Vaso con cinque girasoli” di Van Gogh acquistato da un mecenate giapponese e distrutto sotto le bombe che colpirono Osaka durante la Seconda Guerra Mondiale.

Hai letto questi articoli?

Suoni, parole e musica all’Oratorio dei Bianchi

Sei artisti interpretano le opere e i luoghi del monumento palermitano in una performance itinerante che fa parte del cartellone di Bam, Biennale arcipelago mediterraneo

di Redazione

Un laboratorio creativo in uno spazio storico della città. Una costruzione estemporanea d’immagini, musica, danza e parole, in cui sei artisti-performer saranno invitati attraverso altrettante performance dal vivo a raccontare e interpretare le opere e i luoghi dell’Oratorio dei Bianchi. Questo è il tema della Notte dei Bianchi, una grande installazione, una “mostra vivente”, a cui si potrà assistere sabato 7 dicembre dalle 21 a mezzanotte.

La locandina dell’evento

Si tratta di una performance itinerante, ideata e curata da Alfio Scuderi, che fa parte del cartellone di Bam, Biennale arcipelago mediterraneo. Un percorso originale in cui i linguaggi del contemporaneo si fonderanno con l’arte classica e con la storia della città, per ribadire con forza l’unicità dell’arte e delle arti, fuori da schemi e da categorie. Le performances degli artisti si fonderanno con le opere d’arte esposte, con i luoghi dell’Oratorio e con la loro storia, provando a diventare per una notte un’opera unica. I linguaggi del contemporaneo si mischieranno in unica creazione, in un inedito percorso per quadri dentro lo spazio.

Alla serata organizzata dalla Galleria regionale di Palazzo Abatellis parteciperanno: Angelo Sicurella, che si esibirà con performance di musica elettronica; il sassofonista Gianni Gebbia; l’attrice Silvia Ajelli; il pittore Igor Scalisi Palminteri; il percussionista Dario Sulis e la danzatrice Giovanna Velardi.

Soffitto affrescato del salone Fumagalli

L’Oratorio dei Bianchi esprime la sua identità di palinsesto, sintesi della storia di Palermo, dalle testimonianze della cittadella fortificata della Kalsa medioevale, alla monumentalità barocca, alla odierna realtà museale unica per gli arredi e le collezioni che racchiude, volta a cogliere anche dai segni del contemporaneo la varietà di linguaggi ed espressioni artistiche visive, musicali, letterarie, teatrali, in dialogo con il principio dell’unità delle arti che fu alla base dell’estetica barocca.

L’ingresso alla serata è libero.

Hai letto questi articoli?

Arriva la prima rassegna culturale a Casa Borgese

A Polizzi Generosa, un ricco cartellone di eventi, da dicembre fino a luglio, tra musica, letteratura, arte e filosofia

di Redazione

Prende corpo il progetto di trasformare Casa Borgese, a Polizzi Generosa, in un polo culturale che dal territorio madonita guarda all’intera Sicilia. A vent’anni dalla costituzione della Fondazione dedicata allo scrittore Giuseppe Antonio Borgese, arriva “Prospettive”, la prima stagione di Casa Borgese. Un fitto calendario di eventi, dal prossimo dicembre fino a luglio 2020, articolati in cinque sezioni: musica, letteratura, filosofia, scienza e arte (qui il programma completo).

La locandina della manifestazione

Il cartellone musicale, con la direzione artistica di Antonio Sottile, vedrà alternarsi concerti che spazieranno dalla musica classica al jazz, fino al pop grazie a un vasto repertorio proposto da noti allievi del Conservatorio di Palermo e da tanti artisti, tra cui molti docenti. E ancora previsti incontri letterari e di filosofia, di arte e di scienza. “Un insieme di eventi a partire dall’opera sempre attuale di Borgese, che intendono aprire, appunto, prospettive – spiegano Clara Aiosa e Gandolfo Librizzi, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Borgese – . Un’opportunità culturale più unica che rara per un piccolo paese dell’entroterra, per rompere gli schemi della marginalità e per dimostrare come anche, nelle e dalle periferie, possa germogliare un discorso innovativo che superi i confini territoriali”.

La manifestazione arriva qualche mese dopo la firma della convenzione con cui il Comune di Polizzi, ente titolare del finanziamento di ristrutturazione di Casa Borgese, ha consegnato l’edificio alla Fondazione, con l’obiettivo, appunto, di trasformare la dimora di famiglia dello scrittore polizzano, in un centro culturale (ve ne abbiamo parlato qui).

Giuseppe Antonio Borgese

Borgese fu uno dei più importanti autori del primo Novecento italiano. Profondo conoscitore di lingue e letterature straniere, collaborò a numerose riviste e giornali, e si distinse sia nell’ambiente accademico (fu docente di letteratura tedesca e di estetica a Torino, a Roma e a Milano) sia in quello della cultura militante, dove peraltro mantenne sempre una posizione libera rispetto alle correnti dominanti. La sua autonomia giungerà al culmine con il rifiuto di prestare il giuramento richiesto dal regime fascista ai professori universitari, scelta che lo costrinse a trasferirsi negli Stati Uniti, dove visse dal 1931 al 1949, insegnando in varie università.

Hai letto questi articoli?

Capolavori perduti in mostra, visita serale a Palazzo Abatellis

Fino all’8 dicembre si possono ammirare sette importanti dipinti andati distrutti o di cui si sono perse le tracce, che adesso sono stati riprodotti fedelmente grazie a tecnologie all’avanguardia

di Marco Russo

Serata speciale per la mostra “Il ritorno dei capolavori perduti” in corso a Palermo, nelle sale di Palazzo Abatellis. I sette quadri di cui si sono perse le tracce, fedelmente riprodotti con sofisticate tecnologie digitali, si potranno ammirare eccezionalmente anche sabato 30 novembre di sera, con l’apertura straordinaria della mostra dalle 20 a mezzanotte (ultimo ingresso alle 23,30). Inoltre, presentando i coupon (esauriti o non) de Le Vie dei Tesori, o anche una guida del festival, è possibile usufruire di uno sconto del 50 per cento sul biglietto d’ingresso. Un’opportunità da cogliere al volo, non solo sabato sera, ma anche durante i consueti orari di visita, tutti i giorni, dalle 9 alle 19, fino all’8 dicembre.

La Natività del Caravaggio

In mostra ci sono sette capolavori di cui si sono perse le tracce, “scippati” da mani adunche di ladri, dal fuoco, dalla guerra. Ognuna ha la sua storia, e forse queste narrazioni sono anche più belle delle stesse opere: Sky Arte le ha raccolte in una serie di documentari che adesso si possono vedere on demand. Sette che diventano otto con la Natività del Caravaggio di cui è già stato realizzata la “ri-materializzazione” in altissima definizione, che ha preso il posto della tela rubata all’oratorio di San Lorenzo, a Palermo, una notte di cinquant’anni fa. La Natività non si muove dall’Oratorio ma, nell’ambito delle manifestazioni di Caravaggio50 organizzate dagli Amici dei Musei Siciliani, a Palazzo Abatellis sono esposte le sette riproduzioni digitali di altrettanti capolavori inestimabili.

Ogni dipinto è un tassello d’arte ma, nello stesso tempo, un capitolo di storia contemporanea: mentre raccontano la loro vicenda, i capolavori di Van Gogh, Vermeer, Monet, Sutherland, Klimt, Marc e de Lempicka – perduti per sempre – ritornano alla luce grazie alle più moderne tecnologie. Il lavoro di ri-materializzazione è firmato dal team di storici, artisti, restauratori ed esperti di software 3D di Factum Arte, l’organizzazione internazionale fondata da Adam Lowe a Madrid che, oltre a collaborare con alcuni tra i più famosi artisti contemporanei nella realizzazione delle loro opere, è impegnata nella valorizzazione del patrimonio artistico mondiale.

Gustave Klimt, Medicina

Le opere sono tutte straordinarie: “Medicina” (1900-1907) di Gustav Klimt, “Ninfee” (1914-1926) di Claude Monet, “Vaso con cinque girasoli” (1888) di Vincent Van Gogh, “Concerto a Tre” (1663-1666) di Jan Vermeer, “Ritratto di Winston Churchill” (1954) di Graham Sutherland, “Myrto” (1929) di Tamara de Lempicka e “La torre dei cavalli azzurri” (1913) di Franz Marc.

I documentari di Sky Arte riescono a narrare non soltanto la storia dei dipinti, ma si allargano alla loro genesi, in rapporto con la vicenda dell’artista, calati nel periodo attraversato. Tre delle tele sono – in maniera diversa – legate alla censura nazista: si va da una delle opere più controverse di Klimt, “Medicina” realizzata ad inizio ‘900, bruciata dalle SS al castello austriaco di Immendorf nel ’45; a “La Torre dei cavalli azzurri” di Marc, sequestrato da Hermann Goering e scomparso dalla fine degli anni ‘40; fino a “Myrto” di Tamara de Lempicka, rubato da un generale nazista a Parigi nel 1943 e mai più ritrovato. Quindi, il seicentesco “Concerto a Tre” di Vermeer rubato alla collezione Stewart-Gardner di Boston nel 1990 e mai recuperato.  Il “Ritratto di Winston Churchill” di Sutherland scatenò le ire del “soggetto” e la moglie lo bruciò in giardino nel 1954; fiamme anche per le “Ninfee” di Monet bruciate in un incendio al MoMa, provocato da un operaio disattento nel 1958. Fino al “Vaso con cinque girasoli” di Van Gogh acquistato da un mecenate giapponese e distrutto sotto le bombe che colpirono Osaka durante la Seconda Guerra Mondiale.

Hai letto questi articoli?

Tornano gli Amici della Musica, tra classico e contemporaneo

Presentata la nuova stagione concertistica dell’associazione, un cartellone trasversale che spazia dalla classica, al jazz, dal tango alle musiche da film

di Redazione

Ventuno appuntamenti in abbonamento, 10 per il turno pomeridiano e 11 per quello serale. Nomi prestigiosi di rilievo internazionale, un cartellone che spazia dalla classica, al jazz, dal tango alle colonne sonore dei film, per raggiungere attraverso nuovi linguaggi un pubblico sempre più trasversale. L’Associazione Siciliana Amici della Musica ha presentato ieri, a Palazzo delle Aquile, la sua 88esima stagione concertistica che si svolgerà, come sempre, al Politeama Garibaldi. Con oltre 4000 concerti e novantacinque anni di storia l’Associazione, insieme alla programmazione per tradizione classico-romantica, apre a una programmazione ricca di sorprese. Il classico che strizza l’occhio al contemporaneo.

Danilo Rea

L’ inaugurazione del turno pomeridiano, il 13 gennaio, ospita l’Orchestra sinfonica del conservatorio Alessandro Scarlatti di Palermo diretta da Ottavio Marino che, insieme a Giuseppe Andaloro, Giovanni e Luigi Sollima, rende omaggio al compositore Eliodoro Sollima in occasione del ventennale della scomparsa. Il concerto è frutto della collaudata e fruttuosa collaborazione con il conservatorio, di cui fu direttore per 10 anni lo stesso Eliodoro Sollima. Ramin Bahrami e Danilo Rea inaugurano invece la stagione serale, il 21 gennaio, con “Bach is in the Air”, progetto che nasce dalla coraggiosa scommessa di due pianisti di diversa estrazione e cultura, uno classico e l’altro jazz, che coniugano rigore formale e improvvisazione nella musica senza tempo di Bach.

Nicolas Altstaedt

Sul palco del Politeama Garibaldi musicisti di nuova generazione che negli ultmi anni hanno catturato l’attenzione delle platee e della critica: Nicolas Altstaedt, considerato uno dei violoncellisti più creativi e versatili del panorama attuale; l’elegante e virtuoso violinista di origine serba Stefan Milenkovich, il flautista Andrea Griminelli e i pianisti Anna Ktavtchenko e Roberto Prosseda.

Rita Marcotulli

L’Associazione Siciliana Amici della Musica da quest’anno inizia una importante collaborazione con l’Associazione “Musica con le Ali” di Carlo Hruby, che promuove e sostiene i giovani talenti. Spazio anche per il jazz, con la pianista Rita Marcotulli; la cantante Olivia Sellerio renderà omaggio ad Andrea Camilleri con le musiche da lei composte per la rinomata serie televisiva del Commissario Montalbano. Per la musica da film, il celebre direttore d’orchestra Paolo Vivaldi, autore di colonne sonore delle più importanti fiction TV.

Gioele Dix

Il 27 gennaio, giorno della memoria, l’attore Gioele Dix darà vita ad uno spettacolo musico-teatrale dedicato alle vittime della Shoah.
Protagonista anche la danza con l‘atteso ritorno del pianista Giovanni Bellucci, questa volta con lo spettacolo “Jeux interdits”, insieme alla coreografa e danzatrice Eugénie Andrin, con la regia multimediale di Gabriel Grinda, una co-produzione del Festival di Stresa e degli Amici della Musica di Palermo. Ancora, per la danza, il tango argentino con il ballerino e coreografo Roberto Herrera. Tra le formazioni cameristiche, infine, il Trio Gaspard e il Trio Metamorphosi (quest’ultimo impegnato nell’integrale dei trii di Beethoven per celebrare il 250esimo anniversario della nascita del compositore tedesco); I Solisti della Scala, con il pianista Emilio Aversano e i Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino.

Hai letto questi articoli?

Al via il Festival dell’illustrazione e della letteratura per l’infanzia

Intellettuali, antropologi, letterati e scrittori a confronto per quattro giorni a Palermo. In programma laboratori, incontri, spettacoli e mostre

di Redazione

“Quando le sirene avevano le ali, radici per volare insieme”. Questo il titolo della settima edizione di Illustramente, il Festival dell’Illustrazione e della letteratura per l’infanzia, che si svolgerà a Palermo dal 20 al 24 novembre. Dal racconto orale alla fiaba, un percorso che, attraverso la figura della Sirena, da sempre raccontata attraverso il mito e la leggenda, prova idealmente a unire, a trent’anni dalla Convenzione dell’Onu sui Diritti dell’infanzia, terre e popoli attraverso un patrimonio da proteggere: la fiaba.

Mostra di una precedente edizione

Intellettuali, antropologi, storici, letterati, studiosi delle lingue e dei dialetti, illustratori e scrittori si confronteranno per creare basi solide e di approfondimento sulle quali costruire una “nuova” letteratura per bambini e per diffondere il valore sociale e culturale della buona letteratura per l’infanzia. Previsti incontri con artisti, come Mary Cipolla e Ludovico Caldarera e sportivi come il portiere del Palermo Andrea Pelagotti, neopapà, quale simbolo di una città che cresce cominciando dalle fiabe (qui il programma completo).

La locandina della manifestazione

In vari spazi della città di Palermo, da Palazzo Chiaramonte Steri, ai Cantieri Culturali alla Zisa, da tutte le biblioteche di quartiere di tutta la città di Palermo, alla biblioteca di Sant’Antonino curata dal Sistema Bibliotecario di Ateneo dell’Università di Palermo, dal Sanlorenzo Mercato alla Biblioteca Giufà del quartiere Zen si realizzeranno attività, incontri, laboratori, spettacoli e mostre di illustrazione dedicati ai bambini, alle famiglie, agli adulti per diffondere a tutti i livelli, il diritto alla fiaba per tutti i bambini del mondo. “La sirena creata e generata dal mare Mediterraneo è unica – afferma Rosanna Maranto, ideatrice del Festival – ma è stata rielaborata da ogni popolo che, facendola propria e adattandola a tradizioni e leggende dei propri luoghi, l’ha trasformata in un’icona che può – e deve – rappresentare quelle radici comuni”.

Fin dalla sua prima edizione, nel giugno 2012, il festival Illustramente ha sempre operato per la crescita dell’interesse attorno ai temi della cultura, dell’espressione, del talento e della lettura a partire dall’infanzia affrontando, contestualmente, percorsi di diffusione e disseminazione a livello informativo, attività didattiche per adulti nell’ambito dell’illustrazione e della letteratura che hanno coinvolto centinaia di giovani – e non solo – e intessendo una fitta rete di relazioni con gli agenti formativi, sia a livello di scuola che a livello accademico, con le istituzioni e con gli operatori culturali e sociali. La missione di Illustramente può essere sintetizzata nella volontà di animare il territorio nei confronti dell’illustrazione e della letteratura per l’infanzia, argomenti, questi, che rivestono un ruolo capitale in qualsiasi processo educativo e formativo, specie in quelli rallentati da condizioni sociali avverse o non particolarmente facili.

Hai letto questi articoli?

Arriva Seeyousound, il festival del cinema musicale

I Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo si trasformeranno per tre giorni in un palcoscenico pronto ad accogliere lungometraggi, documentari, corti e videoclip insieme a performance dal vivo

di Redazione

Anche un suono si può guardare. E uno schermo si può ascoltare. Perché una musica si può vedere e un film si può ascoltare. È questo lo spirito di Seeyousound International Music Film Festival, il primo ed unico festival in Italia dedicato al cinema internazionale a tematica musicale che, per il secondo anno consecutivo, sbarca a Palermo. Da giovedì 21 a sabato 23 novembre, ai Canteri Culturali della Zisa, tra il Cinema De Seta, il Ridotto e il Goethe-Institut arriva la seconda edizione dell’appuntamento che punta tutto sul connubio cinema-musica.

Seeyousound, così, dopo aver toccato altre città d’Italia come Bologna, Firenze, Milano, Lecce e Torino – è proprio nella città piemontese che il festival, nato nel 2015, in appena cinque edizioni è diventato punto di riferimento in Europa per il cinema a tematica musicale – fa capolino di nuovo a Palermo. La cui direzione è affidata per il secondo anno a Giorgia Lodato e, anche quest’anno, si consolida la collaborazione con il Goethe-Institut. Sarà l’istituto culturale all’interno dei Cantieri Culturali, vera e propria istituzione in città per la lingua e la cultura tedesca, a supportare alcuni dei film in programma che saranno trasmessi in lingua originale.

Un momento della precedente edizione

Circa trecento posti a sedere per un allestimento interattivo, coinvolgente che permette allo spettatore di vivere un’esperienza tra cinema e musica. Saranno due al giorno i lungometraggi, uno alle 19.30 l’altro alle 21.30, accompagnati da cortometraggi, videoclip, performance dal vivo, panel, produzioni multimediali, dj-set e persino sonorizzazioni live. Cinema e musica così restituiscono alla città uno sguardo inedito sulla settima arte a sfondo musicale. Fil rouge della tre giorni sarà l’approfondimento degli autori e delle opere più rappresentative della scena internazionale, grazie anche alla collaborazione con quelle che sono le realtà musicali, audiovisive e culturali più rappresentative dell’Isola. Un palinsesto ricco che, tra gli altri, porterà all’interno dei Cantieri Culturali alcune delle figure artistiche più note d’Italia. Come gli Ex Otago, band genovese di fama internazionale dal sound tra l’indie e il pop.

Ma non solo. Anche la Sicilia sarà protagonista della tre giorni di festival. Da una parte sarà proiettato per la primissima volta il corto “Palermo african all stars”, del regista palermitano Giuseppe Schillaci, prodotto da Per esempio onlus e dedicato alla città vista dai giovani migranti dell’Africa come rifugio. Dall’altra, con il documentario “Greetings from Austin” di Vittorio Bongiorno, si potrà conoscere la storia di Don Diego Geraci, un chitarrista rockabilly siciliano che sognava l’America. Tre giorni di sperimentazioni, idee e occasioni per celebrare sul grande schermo la musica in tutte le sue forme. Il festival è organizzato dall’Associazione Seeyousound, con il patrocinio del Museo Nazionale del Cinema Torino, Regione Siciliana, Comune di Palermo, Confartigianato Turismo e Spettacolo, My Movies, Sky Arte, e il sostegno di Diplomatico rum, in collaborazione con Goethe-Institut Palermo, Mondo Sounds e Camus.

Hai letto questi articoli?

Quel grande vuoto figlio di antichi sacchi edilizi

Una mostra racconta la storia urbanistica di quella che oggi è piazza Magione, nel centro storico di Palermo, con foto d’epoca e progetti di palazzi e monumenti distrutti

di Guido Fiorito

Piazza Magione? No, Terra vacua. Una allegoria della storia urbanistica di un’intera città racchiusa in quella spianata, perché di una spianata si tratta. Una storia raccontata in una mostra, aperta fino al 26 novembre, alla chiesa dei Santissimi Crispino e Crispiniano, a due passi da Casa Professa, a Palermo. Sottotitolo: memorie di un grande vuoto nel cuore della Kalsa. Terra vacua era chiamata nel Cinquecento un’area di tre ettari alle spalle della Magione, che ospitava alberi da frutto e la vigna del convento. Nel 1514 tale area fu ceduta a due privati, Giovanni Battista Li Muli e Andrea L’Abbate che la dividono in lotti per costruire case e palazzi. Oggi la chiameremo speculazione edilizia.

Un momento dell’inaugurazione (foto da Facebook)

In effetti, come ha spiegato durante l’inaugurazione, Maurizio Vesco, dell’Archivio di Stato di Palermo, uno specialista della storia urbanistica cittadina, nel Cinquecento ben tredici aree interne alle mura cittadine furono lottizzate. “Sotto la spinta di una crescita demografica velocissima – ha detto – per pura avidità speculativa, una corsa all’oro, furono cancellati orti e aziende agricole, senza pensare di costruire piazze o strade adeguate”. Una sorta di sacco edilizio ante litteram.

La chiesa dei Santissimi Crispino e Crispiniano (foto da Facebook)

L’area della Kalsa si riempie quindi di palazzi, chiese e oratori anche di pregio. Viene identificata con il nome di contrada della Vitreria, per una storica fabbrica di vetri impiantata dal ligure Alessandro Pisano nel 1542 e che durerà ben quattro secoli. Sarà distrutta da un incendio nel 1862. Le prime demolizioni iniziano nel Novecento, in particolare negli anni Trenta. I bombardamenti del 1943 fanno danni in parte riparati dai proprietari. Nel 1959 il piano regolatore prevede la via del porto, una grande strada che oltrepassi la Cala per raggiungere via Lincoln. Ovvero intende sventrare il quartiere della Kalsa.

In nome di quest’opera, ancor prima che venga approvata, l’area attorno alla Magione viene sottoposta ad espropri e demolizioni di palazzi, case e chiese. Tanto che il regista Roberto Rossellini potrà girare la finzione della battaglia di Palermo del 1860 con grande efficacia tra macerie vere. Le immagini del film “Viva l’Italia” del 1961 testimoniano ancor oggi quel che stava succedendo. I proprietari più ricchi andarono a stare in palazzi nuovi, magari sorti al posto di villini liberty. “Poi, anche per l’intervento di associazioni come Italia Nostra, la strada non fu fatta”, dice Carmelo Lo Curto, il presidente dell’Associazione Genius Loci, che ha ideato e costruito la mostra, con la scuola “Damiani Almeyda-Crispi”, in collaborazione con il Comune e il sistema bibliotecario cittadino. E aggiunge: “Non fu la guerra a distruggere l’area, come pure fu erroneamente scritto vent’anni dopo, ma un piano urbanistico comunale”.

La locandina della mostra

Una storia documentata da fotografie d’epoca e dai progetti di palazzi e monumenti oggi distrutti tratti dall’Archivio di Stato: il collegio di Maria dello Spasimo, il palazzo Starrabba di Giardinelli, casa Albanese già del principe Lanza… per ricostruire la memoria di un luogo oggi protagonista della movida estiva. In questa mostra si scopre che quel che chiamiamo piazza è solo un quartiere assente. Una terra vacua appunto.

Hai letto questi articoli?

“Intermezzo” a Villa Zito, arriva l’arte di Elisabetta Benassi

Terzo appuntamento con la rassegna a cura di Agata Polizzi, racconti al femminile che diventano mappe per decifrare il contemporaneo

di Redazione

Un racconto struggente, un film in bianco e nero in pellicola 16 millimetri datato 1935. Un trampolino di lancio per ripensare il rapporto dell’uomo con la natura, ma anche per fare il punto sul presente e sul passato, e sull’importanza delle azioni compiute (e da compiere). Il terzo appuntamento con la rassegna Intermezzo 2019 prosegue con “That’s me in the picture”, di Elisabetta Benassi, che si inaugura a Palermo, a Villa Zito, giovedì 7 novembre alle 18.30 e sarà visitabile fino all’8 dicembre.

In questo lavoro, l’artista proietta la cattura e l’uccisione di un gorilla da parte di un gruppo di cacciatori tribali nella foresta africana. Elisabetta Benassi ha, però, tagliato le sequenze che mostrano gli uomini. Il risultato è un lavoro di immagini quasi astratte, in cui le telecamere riprendono fugacemente la maestosa e a tratti sfuggente creatura della foresta. Dialogherà con l’artista Giusi Diana.

Villa Zito

Dopo “Poor Poor Jerry” di Rä di Martino e “Unopertreugualesette” di Lina Fucà, questo è il terzo appuntamento per la rassegna di videoarte curata da Agata Polizzi per Fondazione Sicilia. In questa seconda edizione, il punto di partenza è lo sguardo di artiste: un racconto al femminile che diventa mappa per decifrare il contemporaneo. “La rassegna di videoarte ospitata a Villa Zito – afferma Raffaele Bonsignore, presidente di Fondazione Sicilia – ha conquistato l’attenzione di un pubblico qualificato e attento. Quella di Elisabetta Benassi è una riflessione che riguarda la manipolazione della natura e il rapporto che l’uomo è chiamato a ricreare con essa. Temi cruciali, che riguardano tutti noi”.

L’opera è inserita all’interno del programma della seconda edizione di BAM Biennale Arcipelago Mediterraneo, a Palermo dal 6 novembre all’8 dicembre 2019. Il prossimo appuntamento con Intermezzo 2019 sarà con Gili Lavy il 20 dicembre.

Hai letto questi articoli?

Torna il Premio Mondello, cerimonia finale con i vincitori

Due giorni di eventi e incontri che si svolgeranno a Palermo, tra le sale di Palazzo Branciforte e della Società Siciliana di Storia Patria

di Redazione

Tutto pronto per la cerimonia conclusiva della 45esima edizione del Premio Letterario Internazionale Mondello. Due giorni di eventi e incontri con gli autori premiati, che si svolgeranno il 13 e 14 novembre a Palermo, tra le sale di Palazzo Branciforte e della Società Siciliana di Storia Patria. Come già annunciato in precedenza, gli autori premiati, per la sezione Opera italiana, sono Giulia Corsalini con “La lettrice di Čechov” (Nottetempo), Marco Franzoso con “L’innocente” (Mondadori) e Andrea Gentile con “I vivi e i morti” (minimumfax); Raffaele Manica con “Praz” (Italo Svevo) premiato invece per la sezione Mondello Critica.

Giulia Corsalini

I vincitori del Premio Opera Italiana e del Premio Mondello Critica sono stati scelti, con la presidenza di Giovanni Puglisi, da un comitato di selezione composto dallo scrittore e critico letterario Massimo Onofri, dal docente e scrittore Gianluigi Simonetti e dalla scrittrice e giornalista Bianca Stancanelli. Il Premio Mondello è promosso dalla Fondazione Sicilia e dal 2012 in collaborazione con il Salone Internazionale del Libro di Torino. Per il secondo anno consecutivo l’evento finale è realizzato insieme con la Fondazione Circolo dei lettori di Torino e d’intesa con la Fondazione Premio Mondello e la Fondazione Andrea Biondo.

Marco Franzoso

Mercoledì 13 novembre, alle 18 a Palazzo Branciforte, i vincitori incontrano il pubblico di Palermo e giovedì 14 novembre, alle 11.30, si svolgerà la conferenza stampa. Lo stesso giorno, alle 17, nelle sale della Società Siciliana di Storia Patria, in piazza San Domenico, si terrà la cerimonia di premiazione durante la quale verranno proclamati i vincitori del SuperMondello e del Mondello Giovani.

Andrea Gentile

I tre romanzi vincitori del Premio Opera Italiana sono stati sottoposti al giudizio di 120 lettori qualificati, indicati da ventiquattro librerie dislocate in tutta Italia, scelte in partnership con Domenica – Il Sole 24 Ore. Le loro preferenze, espresse tramite votazione online da giugno a ottobre, decreteranno il vincitore assoluto, cui andrà il Premio SuperMondello. Parallelamente, una giuria di 180 studenti di 18 scuole secondarie di secondo grado, 12 di Palermo e 6 di Agrigento, Enna, Marsala, Caltanissetta, Catania e Santa Teresa di Riva (Messina), decreterà il vincitore del Premio Mondello Giovani. Gli studenti hanno letto i tre libri in gara e votato il loro romanzo preferito, motivando la scelta con un testo critico. Il Comitato di Selezione assegnerà a tre studenti siciliani il Premio alla Migliore Motivazione, fra quelle espresse dagli studenti giurati per votare il vincitore del Mondello Giovani. Nel corso della cerimonia saranno, infine, assegnati i tre Premi speciali “Amici della Fondazione Sicilia”.

Raffaele Manica

Alla cerimonia di premiazione interverranno, oltre ai vincitori: Raffaele Bonsignore, presidente della Fondazione Sicilia; Giovanni Puglisi, presidente della Giuria e professore emerito di Letterature Comparate; Nicola Lagioia, direttore editoriale del Salone Internazionale del Libro di Torino; Maurizia Rebola, direttore della Fondazione Circolo dei lettori; Francesco Paolo Ursi, associazione Teatro Scuola; i membri del comitato di selezione, Bianca Stancanelli, Gianluigi Simonetti e Massimo Onofri; e Giorgio Fontana, giudice monocratico del Premio Autore Straniero.

Hai letto questi articoli?
Le vie dei Tesori News

Send this to a friend