Pianoforti d’epoca per ricordare Napoleone e Manzoni

A duecento anni dalla scomparsa del generale francese, si apre la “Biblioteca” della piattaforma “Stanze Italiane” con un concerto di Costantino Mastroprimiano registrato nell’atelier di Ugo Casiglia

di Redazione

Si apre un nuovo spazio, la “Biblioteca”, nelle Stanze italiane, la nuova piattaforma web ideata dal direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, Fabio Finotti, a poche settimane dall’insediamento nella prestigiosa sede su Park Avenue. L’occasione è data dai duecento anni dalla morte di Napoleone, il 5 maggio 1821 e dall’anniversario della famosa ode scritta nel luglio dello stesso anno da Alessandro Manzoni. Il primo pannello della Biblioteca – illustrata con uno scatto fotografico della Biblioteca di Casa Leopardi a Recanati nelle Marche, gentilmente concessa dalla famiglia – sarà quindi dedicato a questa ricorrenza con i primi tre contributi inediti che saranno pubblicati il 5 maggio.

Ugo Casiglia e Costantino Mastroprimiano

Ci sarà anche un pezzettino di Sicilia: alla riflessione sull’aspetto storico e letterario curato da Luca Badini Confalonieri, ordinario di letteratura italiana all’Università di Torino e studioso di Manzoni  (ha curato l’edizione critica dei Promessi Sposi nel 2006) si affianca un approfondimento legato al rapporto fra Napoleone e il mondo musicale. Il pianista Costantino Mastroprimiano e il cembalaro Ugo Casiglia, introdurranno all’arte del recupero e restauro delle tastiere storiche su cui vengono eseguiti repertori coevi. Alle 21 (ora italiana, sono le 15 di New York) Costantino Mastroprimiano sarà il protagonista di un concerto sempre su stanzeitaliane.it, sulla pagina Facebook e sul canale YouTube dell’Istituto Italiano di Cultura di New York: brani di epoca napoleonica nasceranno da due tastiere di età napoleonica conservate nell’atelier di Ugo Casiglia a Cinisi: si tratta di un fortepiano Schanz del 1825 e un fortepiano Brodman del 1805.

Il laboratorio di Ugo Casiglia

Il pianoforte fu lo strumento preferito tanto della vita concertistica di quegli anni, quanto dell’intrattenimento salottiero, rispondendo ai gusti della borghesia in ascesa come ai circoli vicini a Bonaparte, prendendo spunto dalle melodie favorite di opere celebri, dalla memoria delle battaglie campali e dei canti francesi, inglesi, austriaci e tedeschi che s’incrociavano al fronte. In questo periodo pesca il programma scelto ed eseguito da Costantino Mastroprimiano; brani di Paisiello e Beethoven ispirati a melodie celebri nel teatro di allora; poi Riotte e nuovamente Beethoven che riecheggiano al pianoforte episodi guerreschi (come la battaglia di Lipsia e la vittoria del duca di Wellington sulle truppe napoleoniche) le cui sonorità sono destinate a perdersi con la meccanica del pianoforte moderno ma riemergono in tutte le loro idiomatiche inflessioni sulle tastiere storiche.

Il concerto sarà visibile sulla piattaforma Stanzeitaliane.

Sicilia e Grecia unite nel segno dell’arte

Si inaugura un progetto dedicato al bicentenario della lotta greca per l’indipendenza. Una mostra internazionale tra Salonicco e Palermo

di Redazione

Due terre unite dalla cultura e dalla storia, oltre che da un comune destino mediterraneo. C’è questo alla base della mostra internazionale “Waag We Are All Greeks!” che vedrà coinvolte la Sicilia e la Grecia in un progetto artistico che sarà inaugurato il 14 maggio al Museo della Cultura Bizantina di Salonicco e proseguirà in autunno a Palermo, al Museo Riso. La mostra, dedicata al bicentenario della lotta greca per l’indipendenza, è stata curata da Francesco Piazza e ideata da Vassilis Karampatsas.

Ignazio Cusimano Schifano, particolare di “The flag loop”

Il titolo, ispirato ai versi del poema Hellas di Percy Bysshe Shelley, vuole ricordare gli eventi che nel 1821 scossero le coscienze di tutta l’Europa unendole, in una spinta ideale, a sostegno del popolo greco nella conquista dell’indipendenza dagli ottomani. “We are all Greeks!” è un progetto che riconosce la pregnanza dell’influsso greco nella cultura occidentale e, in particolare di quella dell’Italia meridionale e della Sicilia. La mostra, organizzata dalla “Comunità Ellenica Siciliana – Trinacria” di Palermo con la collaborazione del Museo della Cultura bizantina di Salonicco e il Museo d’arte moderna e contemporanea di Palazzo Riso, ha ricevuto il sostegno della Commissione “Greece 2021”, dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene e della Regione Siciliana, attraverso l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.

Filippo La Vaccara, “Kapitanissa”

L’esposizione si snoderà attraverso un percorso su sette tappe, o temi: Bandiera, Sacrificio, Patria, Filellenismo, Eroi, Potere Politico, Libertà. Temi che saranno descritti storicamente in quadri sinottici, poesie o brani di discorsi politici e, artisticamente, saranno interpretati attraverso le opere di 15 artisti che fanno parte della nuova generazione dell’arte contemporanea italiana e greca. La Grecia è rappresentata dagli artisti Spyros Aggelopoulos, Manolis Anastasakos, Kiki Kolympari, Nikos Moschos, Giorgos Tansarlis, Stelios Faitakis, Georgia Fambris; mentre per l’Italia sono presenti opere di Andrea Buglisi, Michele Ciacciofera, Giorgio Distefano, Emanuele Giuffrida, Filippo La Vaccara, Ignazio Cusimano Schifano, Max Serradifalco, William Marc Zanghi.

Theofilos Chatzimichaìl, particolare di “Il cavaliere di Morea nel 1821”

“La mostra – spiegano Francesco Piazza e Vassilis Karampatsas – vuole esaltare e ricordare la spinta ideale che scosse le coscienze di chi credeva nell’indipendenza greca e ha lottato per essa sacrificando anche la propria vita, portando al processo di liberazione del popolo greco e gettando le basi per la costruzione del concetto di Europa come nazione”. “La Sicilia e la Grecia – afferma l’assessore ai Beni culturali, Alberto Samonà – sono da sempre legate da un’antica relazione di comunanza ideale e storica che passa attraverso molteplici espressioni dell’arte, della letteratura, dell’architettura. La mostra che mette in relazione artisti dei due Paesi è una testimonianza della vitalità degli scambi tra Italia e Grecia, oltre che un’opportunità per rilanciare in chiave contemporanea un legame antico che lega i due popoli”.

(Nella prima immagine in alto un particolare di “For the Interpretation of Symbols” di Stelios Faitakis)

Tornano gli spettacoli classici al Teatro Greco di Siracusa

Aperta la biglietteria per le rappresentazioni che andranno in scena dal 3 luglio al 21 agosto. L’Inda scommette sulla ripresa e si arricchisce del sostegno di Unicredit, che diventa la banca partner della Fondazione

di Redazione

Tornerà il pubblico nella cavea del Teatro Greco di Siracusa. Dopo l’edizione speciale dell’anno scorso, con una serie di monologhi su alcuni protagonisti del dramma antico, affidati ai più importanti interpreti nel panorama degli attori italiani, quest’anno ritornano le rappresentazioni classiche. In programma Coefore e Eumenidi di Eschilo, con la regia di Davide Livermorele Baccanti di Euripide, firmate da Carlus Padrissa, e Le Nuvole di Aristofane con la regia di Antonio Calenda.

Il Teatro Greco di Siracusa

Tre produzioni inedite, in programma dal 3 luglio al 21 agosto prossimi, che mirano a rinnovare il dramma classico attraverso lo sguardo di grandi artisti contemporanei e ripropongono in parte il programma del 2020 annullato a causa della pandemia. La 56esima stagione prevede due ritorni e un esordio assoluto. Arriva per la prima volta al Teatro Greco il catalano Carlus Padrissa, fra i fondatori della Fura dels Baus, compagnia celebrata nel mondo per la capacità di riscrivere il linguaggio del teatro contemporaneo.

Le Latomie del Paradiso

Dopo il successo di Elena di Euripide nel 2019, torna Davide Livermore, col secondo e terzo atto dell’Orestea di Eschilo, Coefore e Eumenidi, una coproduzione con il Teatro Nazionale di Genova decisa per ricordare il centenario della ripresa, con lo stesso titolo, delle rappresentazioni classiche al Teatro Greco dopo la Grande Guerra e l’epidemia di Spagnola. A questo evento sarà dedicata una mostra interattiva di foto d’epoca esposta nella sede dell’Inda dall’estate 2021 all’inverno 2022.

L’area della Tomba di Archimede

La Fondazione ha già aperto la biglietteria per le rappresentazioni classiche, e programmi e attività del 2021 si arricchiscono del sostegno di Unicredit, che diventa la banca partner della Fondazione e il principale sponsor della  mostra interattiva di foto d’epoca. Grazie al sostegno di Unicredit, sarà possibile incrementare la dotazione tecnologica della Fondazione e valorizzare il patrimonio storico dell’Istituto nazionale del dramma antico.

UniCredit vanta, infatti, una lunga tradizione a sostegno della cultura come motore di sviluppo sociale ed economico sostenibile, e come strumento di dialogo per la circolazione delle idee, la promozione della coesione sociale, dell’inclusione e del senso di appartenenza. “Attraverso la partnership con la Fondazione Inda, – si legge in una nota – Unicredit ha voluto dare un contributo concreto per testimoniare, ancora una volta, l’attenzione nei confronti del territorio siciliano, che è anche attenzione alla sua cultura, patrimonio dell’umanità, alla sua economia e ai suoi cittadini”.

In questa prima fase sarà possibile solo prenotare i biglietti per assistere agli spettacoli, o convertire i biglietti acquistati lo scorso anno per la stagione 2020 sospesa a causa del Covid. Per procedere con la prenotazione o la conversione dei biglietti acquistati per la stagione 2020 ci si potrà rivolgere a: biglietteria@indafondazione.org. 

Torna “Lampedus’amore” con un prologo per gli studenti dell’isola

Piccola anteprima della manifestazione in programma dal 3 al 5 maggio con un corso di formazione sul giornalismo rivolto agli allievi dell’Istituto “Luigi Pirandello” di Lampedusa

di Redazione

Diritti umani, solidarietà e integrazione. Torna anche quest’anno “Lampedus’amore”, la manifestazione organizzata dall’Associazione Occhiblu onlus. Prima del consueto meeting, in programma quest’anno dall’8 al 10 luglio, ci sarà un piccolo prologo dal 3 al 5 maggio, con un corso di formazione rivolto agli allievi dell’Istituto “Luigi Pirandello” di Lampedusa. L’obiettivo sarà introdurre gli studenti nel mondo dell’informazione, con un focus sulle carte deontologiche della professione e sui “new media”: internet, siti online, social network, fra nuove sfide e insidie.

Lampedusa

Il corso sarà tenuto da Marina Turco, responsabile delle news dell’emittente televisiva Tgs; Franco Nicastro, giornalista dell’agenzia Ansa e consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, e Roberto Puglisi, redattore di LiveSicilia. Un modo per riflettere, per avviare un “cantiere” di discussione pubblica, soprattutto in un luogo, Lampedusa, dove l’Europa ha inizio. La sesta edizione di Lampedus’Amore-Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano si svolgerà a Lampedusa dall’8 al 10 luglio, garantendo continuità al progetto e ai contenuti della manifestazione che proporrà, anche quest’anno, una riflessione sui temi della solidarietà e dell’integrazione attraverso il giornalismo, il teatro, la musica, lo sport e un convegno. Nei prossimi giorni verranno resi noti i primi nomi dei personaggi della cultura e dello spettacolo che interverranno.

Barconi dei migranti a Lampedusa

“L’ondata pandemica ha segnato un crocevia della storia – dice Filippo Mulè, presidente di Occhiblu onlus e direttore artistico di Lampedus’Amore – ma stiamo lavorando da mesi per esserci e proseguire il nostro percorso. Quest’anno riprendiamo, seppur in video-conferenza, gli incontri con gli studenti delle Pelagie e riporteremo la manifestazione alla data tradizionale di luglio, confermando il format dell’evento con l’aggiunta di qualche novità. Tutto naturalmente nel pieno rispetto delle normative vigenti per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Senza apertura dei luoghi di cultura non potrà esserci rilancio: non è ancora tempo di riabbracciarci, ma di riprenderci ciò che ci appartiene e continuare a coltivare i valori della solidarietà, della coesione sociale e del dialogo”.

Cristiana Matano

Intanto, riscuote successo la partecipazione al Premio giornalistico intitolato a Cristiana Matano. L’Associazione Occhiblu onlus ha ricevuto, infatti, decine di elaborati dall’Italia e dall’estero, compresi Stati Uniti e paesi arabi. Per partecipare c’è ancora un mese di tempo, fino al 31 maggio. Poi le iscrizioni saranno chiuse e la giuria – presieduta da Riccardo Arena e composta anche da Gaspare Borsellino, Felice Cavallaro, Raffaella Daino, Enrico Del Mercato, Roberto Gueli, Xavier Jacobelli, Francesco Nuccio, Elvira Terranova e Trisha Thomas – inizierà a lavorare ed emetterà i verdetti. Il tema del Premio di quest’anno è: “Lampedusa, il Mediterraneo e le terre di confine: racconti di vita, natura e bellezza nei luoghi dell’incontro e dell’accoglienza”. Il concorso è riservato ai giornalisti italiani iscritti all’Ordine e ai giornalisti stranieri autori di articoli, inchieste e servizi andati in onda o pubblicati su carta stampata, tv, radio, agenzie di stampa e testate online (regolarmente registrate), tra l’1 giugno 2020 e il 31 maggio 2021.

Lampedus’Amore-Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano è organizzato con il sostegno del Parlamento Europeo, della Regione Siciliana, dei Comuni di Lampedusa e Palermo, dell’Ordine dei Giornalisti, della Federazione Nazionale della Stampa, di Assostampa Sicilia e Palermo, del Coni e dell’Ussi.

Sul web il Requiem di Verdi diretto da Muti al Teatro Massimo

Il concerto registrato a fine marzo durante il soggiorno del maestro a Palermo, sarà trasmesso in streaming domenica 18 aprile alle 20

di Redazione

Arriva il giorno del Requiem di Verdi diretto da Riccardo Muti al Teatro Massimo. Il concerto registrato a fine marzo, durante il soggiorno del maestro a Palermo, sarà trasmesso in streaming domenica 18 aprile alle 20. Tornato dopo 50 anni sul podio dell’orchestra del Massimo, Muti ha diretto quattro solisti di grande rilievo come il soprano Joyce El-Khouri, il tenore Francesco Meli, il mezzosoprano Martina Belli, il basso Riccardo Zanellato. Alla direzione del coro il maestro Ciro Visco. Il concerto dopo lo streaming sulla web tv del teatro domenica 18 aprile (questo il link) resterà disponibile on line per sessanta giorni, sul sito della Fondazione Teatro Massimo, in collaborazione con RmMusic, riccardomutimusic.com.

Joyce El-Khouri e Martina Belli

“Un Requiem che sfida l’impossibile per dire al mondo che siamo vivi”, ha commentato Riccardo Muti, elogiando la sensibilità e la preparazione dell’Orchestra e del Coro del Teatro Massimo, distribuito per il distanziamento in ognuno dei palchi. Da più di un anno si lavora in condizioni proibitive per rispettare le misure di sicurezza ma nonostante questo il maestro Muti ha affermato: “Ho scoperto un teatro in pienissima forma, un’eccellente orchestra, un eccellente coro, preparato dal maestro Visco, e un ambiente estremamente professionale, di classe, degno della grande tradizione siciliana”.

Riccardo Muti con il sovrintendente del Teatro Massimo, Francesco Giambrone

E prosegue: “Svolgo gran parte della mia attività all’estero, tra Chicago, Vienna, Salisburgo, e tornare dopo tanti anni in un teatro del sud, uno dei più grandi al mondo, così in ottima forma, mi spinge alla possibilità di un ritorno al Teatro Massimo per fare musica per il pubblico in presenza, probabilmente con un’opera, per la prima volta a Palermo. Lo streaming va bene temporaneamente ma dobbiamo tornare assolutamente al teatro vivo, come ci è stato tramandato per millenni”. Nel corso della settimana trascorsa al Teatro Massimo, Muti ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Palermo dal sindaco Leoluca Orlando durante una cerimonia a Palazzo delle Aquile a cui ha preso parte in collegamento anche il ministro Dario Franceschini.

La Settimana delle Culture 2021 rinviata in autunno

La decima edizione della rassegna era in programma a maggio, ma a causa dell’emergenza sanitaria si svolgerà dal 25 settembre al 3 ottobre

di Redazione

La pandemia fa slittare in autunno la decima edizione della Settimana delle Culture. L’anno scorso l’emergenza sanitaria aveva costretto la manifestazione a trasferirsi sui social, come ogni evento in programma durante il primo lockdown: è nato così un format molto seguito di visite guidate in luoghi della cultura, palazzi storici e musei, rilanciate sulle piattaforme web.

Un momento di una precedente edizione

Un’edizione particolare che non potrà mai sostituire eventi, mostre, incontri, spettacoli in presenza, tanto che la decima Settimana era stata fissata dal 15 al 23 maggio. Ma l’andamento dei contagi non sembra decrescere, Palermo e la sua provincia, a circa un mese dall’avvio della manifestazione, sono zona rossa: per tutti questi motivi, dopo un confronto con l’assessorato comunale alle Culture – che ha sempre sostenuto la rassegna e con il quale c’è un protocollo di intesa -, ha deciso di rinviare la decima Settimana delle Culture alla fine di settembre, da sabato 25 a domenica 3 ottobre.

Una mostra al Loggiato San Bartolomeo

La riflessione, che è stata condivisa con l’assessore alle Culture, Mario Zito e con il capo area dell’assessorato, Domenico Verona, si basa sulla speranza di poter svolgere la rassegna dal vivo, visto che, dopo l’estate, la maggior parte dei cittadini potrebbe già essere vaccinata e dovrebbe consentire una migliore gestione degli eventi in presenza e favorire il flusso di turisti che si spera ritornino a viaggiare. In tantissimi avevano già presentato progetti che si sarebbero dovuti svolgere a fine maggio: entro il 30 giugno, dovranno far arrivare alla Settimana delle Culture, la conferma o meno della loro partecipazione alla rassegna autunnale. La stessa data è valida anche per chi vuole ancora presentare progetti che, come si ricorderà, devono essere autofinanziati e autoprodotti, e realizzati nel rispetto delle norme anti Covid.

L’associazione, dal 2013 a oggi, ha realizzato nove edizioni della Settimana delle Culture, oltre a numerose altre manifestazioni, in sinergia con istituzioni ed enti, con particolare attenzione alle categorie più svantaggiate e alle comunità multiculturali. Migliaia di eventi hanno animato il territorio, coinvolgendo musei, siti culturali, associazioni, soggetti pubblici e privati che hanno prodotto spettacoli, convegni, seminari, mostre, passeggiate letterarie, visite guidate, proiezioni e incontri.

Il violoncello di Giovanni Sollima duetta con la natura

Concerto registrato all’Orto Botanico di Palermo e trasmesso online. In programma la sesta Suite di Bach e due brani inediti del compositore

di Redazione

Le note di Bach tra i tesori verdi dell’Orto Botanico di Palermo, eseguite dal violoncello di Giovanni Sollima. Un concerto dell’eclettico musicista, registrato nello storico giardino palermitano, sarà trasmesso sabato 17 aprile alle 10, sul sito web dell’Associazione Siciliana Amici della Musica (questo il link) e sui suoi canali social. Il violoncellista eseguirà la sesta Suite di Bach e due suoi inediti, in cui i suoni dello strumento e della natura si fonderanno diventando un tutt’uno.

L’Aquarium dell’Orto botanico

Si comincia con l’inedito “Song”. Lungo i viali dell’Orto, tra piante, fiori e alberi rari e Sollima, con il suo violoncello, eseguirà la versione strumentale di un’aria che fa parte di “Acqua Profonda”, opera composta ad aprile scorso. Un lungo e travagliato lavoro di ricerca che il musicista ha avuto modo di intraprendere durante i mesi di lockdown. A seguire la Suite 6 in re maggiore, Bwv 1012 di Bach, eseguita nella serra Carolina. Il concerto si chiuderà con un altro inedito, Jook-ru-pa, un brano pensato qualche anno fa da Sollima in Australia, scritto poi nel 2019.

La serra Carolina

“Sembra un paradosso, ma solo il lockdown poteva darmi la possibilità di fare qualcosa che da anni tentavo senza alcuna speranza di successo – racconta Sollima -. Andare a fondo, esplorando molto lentamente il manoscritto attribuito ad Anna Magdalena delle Suites per violoncello di Bach, è un’impresa difficile, se non impossibile, che richiede tanta lentezza. Non si è mai pronti con Bach, cambia ogni giorno, senti di scoprire qualcosa che ti era sfuggito, ti accorgi che tutto ciò che in quel manoscritto può sembrare una svista, mancante o illogico, è invece frutto dell’ingegno, concetto di variazione continua. Percepire la sesta suite in un luogo come l’Orto Botanico – riprende Sollima – spazio reale ma che sembra irreale, mentale, è un’esperienza unica. Trovo di forte significato, simbolico e oltre, suonare in un luogo dove la natura del pianeta ci raccolta la sua storia, ci costringe ad ascoltarla. Le suites, e quel manoscritto, parlano lo stesso linguaggio e vivono in una dimensione intima”.

La barca di luce di Domenico Pellegrino in vetrina al Museo Riso

L’opera “I’m The Island”, esposta alla Biennale di Venezia, è arrivata a Palermo, dove si può ammirare nel bookshop museale affacciato sulla strada

di Redazione

Una barca di luce, un faro che si accende in vetrina e promette di traghettare la città verso lidi più sicuri: “I’m The Island” è la scultura di Domenico Pellegrino che da pochi giorni occupa lo showcase del Museo Riso di Palermo, aperto sulla strada. Nei giorni in cui tutti i musei sono serrati, le mostre sono chiuse, i siti archeologici non ospitano più visitatori, è necessario rinsaldare il rapporto tra la cultura e i cittadini. Anche attraverso piccole attenzioni di bellezza: capita al Riso – Museo d’arte moderna e contemporanea dove, a ottobre scorso, era stato inaugurato il Book Culture, l’innovativo concept di bookshop museale, ideato da CoopCulture – che cura i servizi aggiuntivi del museo -, in linea con quelli già aperti al Museo Salinas e alla Zisa, all’Orto Botanico e al chiostro di Monreale.

L’opera in vetrina al Riso

“Un museo sulla strada, sempre aperto, vetrine sulla città che vogliono idealmente tenere unito quel legame tra il passante e Riso – spiega il direttore del Museo, Luigi Biondo – Dal vetro trasparente del BookCulture fa capolino adesso la barca colorata ed illuminata Domenico Pellegrino. Un’opera dalla spiccata identità iconografica che vuole essere una bandiera per indomiti guerrieri della luce. Torneremo presto”. Uno spazio di design, candido, di impatto, popolato da pubblicazioni d’arte, cataloghi, narrativa e artigianato siciliano; già apprezzato dai visitatori, che si fermavano curiosi di fronte alle enormi finestre affacciate sul Cassaro.

“I’m the island” davanti a Palazzo Zenobio a Venezia

Due grandi “occhi” pronti ad ospitare opere di artisti e creativi siciliani, per i quali si stava pensando ad una call, una vera “chiamata alle arti” da cui sarebbe nata anche una linea di merchandising per il museo. Ma il Covid ha fermato tutto, e le due vetrine sono rimaste come l’unico contatto virtuale tra il museo e la strada.  “Il BookCulture di Riso, come gli altri aperti nei siti culturali, si era candidato a hub creativo, biglietto da visita del museo che incuriosisce il visitatore – interviene il direttore di CoopCulture, Letizia Casuccio -. In attesa di poter riaccogliere il pubblico, presentiamo un’opera simbolica che fa pensare alla rinascita, alla ripartenza”.

Domenico Pellegrino

Per questo motivo è stato deciso di ospitare “I’m The Island”, la barca già esposta nel Padiglione del Bangladesh alla 58esima Biennale d’arte di Venezia del 2019. Dopo aver navigato tra calli e ponti, la barca di luce aveva raggiunto Palazzo Donà delle Rose; dopo due anni, arriva a Palermo. Un’installazione che sa di viaggio, percorso, ricerca di conoscenza, voglia di vita. E unisce popoli lontani tra loro: Pellegrino ha infatti lavorato sul modello delle imbarcazioni tipiche bengalesi, barche in legno scuro che scivolano sul fango di un Paese che si vede inghiottire dall’acqua; ha raccolto e annodato un filo che lo conduce in Sicilia, all’antica famiglia catanese dei Rodolico, i maestri d’ascia citati nei Malavoglia, a cui ha affidato la costruzione dello scafo. Le luminarie – elemento scenografico riconoscibile nel lavoro di Pellegrino – attingono a decori bengalesi, presi a prestito dalla natura, riscritti e ridisegnati attraverso la cultura siciliana.

Quell’estate in mascherina tra illusioni e voglia di dimenticare

Il giornalista Giovanni Franco ha documentato la bella stagione del 2020 in giro per l’Italia, dopo il primo lockdown. Scatti che presto saranno in mostra a Messina

di Giulio Giallombardo

Un assaggio di libertà alla luce del sole. Dopo il tempo sospeso tra le mura di casa, quando balconi e terrazzi divennero teatri dove esorcizzare la paura, arrivarono i giorni della normalità apparente. Il liberi tutti tra la prima e la seconda ondata della pandemia che sta cambiando il mondo, aveva illuso che il peggio fosse passato, quando ancora doveva arrivare. Quest’intermezzo di spensierata dimenticanza è immortalato negli scatti di Giovanni Franco, giornalista che ha documentato l’estate del 2020 in giro per l’Italia.

Il suo sguardo da cronista scruta un’umanità frastornata dal lockdown che ha voglia di guardare avanti. Da Palermo a Napoli, da Perugia a Messina, passando per Mazara del Vallo, Marsala, Cefalù, Cosenza, Caserta, Assisi, Todi, il giornalista racconta con le immagini il suo viaggio nell’ora d’aria di un’Italia che assapora la libertà da dietro le sbarre. Fotografie che, quando la pandemia allenterà la morsa, saranno in mostra al Teatro comunale Vittorio Emanuele di Messina, un’esposizione curata da Milena Romeo.

 

“Quell’estate in mascherina, viaggio nell’Italia del 2020” è un colorato carnevale di sguardi, corpi al sole, vetrine che riflettono frammenti di vita. Protagonista, a volte assente, in altre occasioni abbassata sul mento, quasi a voler dimenticare di averla indossata, è ovviamente la mascherina in tutte le sue declinazioni: dall’essenziale chirurgica a quella colorata alla moda. “Il lockdown ci aveva spiazzati – racconta Franco – . Rimanere chiusi in casa ci sembrava innaturale in quei mesi dell’inizio dell’anno scorso. Poi calarono i contagi e anche se in tanti ammonivano a essere più prudenti ci fu una sorta di liberi tutti. Un inno allo scampato pericolo, in una sorta di liberazione collettiva dal nemico microscopico”.

Questi scatti dai cromatismi accesi, inondati di luce, contraltari di una cupa e grigia quarantena, congelano un’Italia in cui le differenze scompaiono. Ogni luogo potrebbe essere altrove e diventa, in qualche modo, specchio della nazione. Sale dei musei, botteghe di souvenir, coppie di anziani seduti al bar, altre di amanti che si abbracciano, scatti rubati a un matrimonio: città diverse, ma la stessa voglia di dimenticare. “Con la mia macchina fotografica ho ritratto alcuni momenti più spensierati di quei giorni – aggiunge il giornalista – . Ne è venuto fuori un catalogo di persone colte in un tour in Italia nei loro momenti di relax o di viaggio. Tutti con la speranza che la vita normale stava per riprendere. Forse, in quei mesi dell’anno scorso, pensavamo di avercela veramente fatta”.

(Foto Giovanni Franco)

La chiesa del Collegio di Sciacca racconta i suoi tesori

Iniziativa online in occasione delle festività pasquali: due quadri legati alla Passione sono raccontati su Facebook

di Redazione

È uno scrigno di tesori da scoprire. La chiesa del Collegio di Sciacca, una delle più grandi e preziose della città, è protagonista dell’iniziativa online “Pasqua, fede e arte”, portata avanti dall’assessorato comunale alla Cultura, in occasione delle festività pasquali. Due quadri legati alla Passione di Cristo, custoditi all’interno sono raccontati attraverso video pubblicati sulla fanpage di Facebook dell’assessorato (questo il link). Un’iniziativa nata in collaborazione con l’associazione culturale Nova e lo storico dell’arte Anthony Francesco Bentivegna.

Particolare della Pieta nella chiesa del Collegio

La prima opera è già online, la seconda sarà svelata domani in occasione della Pasqua. Il quadro presentato raffigura la Pietà, una tela datata 1790 e custodita nella sacrestia della chiesa. “Commuove di questo quadro – si legge nel post pubblicato su Facebook – l’afflizione e la disperazione per la perdita di un figlio, di un parente, di un amico. Anche gli angeli piangono. Interpongono corpo e nuvole quasi a nascondere alla vista ciò che farebbe male vedere. La tensione è densa nei toni e nei contrasti di colore. La luce evidenzia il gruppo centrale illuminando di un algido pallore il corpo di Cristo e il volto della Vergine. La figura del Salvatore si fa legnosa, scarna e quasi si plasma sulle gambe della madre. Un corpo inerme e inanimato, proprio come la corona di spine ai suoi piedi. Figlio e Madre, entrambi sorretti per una mano, legati da un invisibile filo conduttore”.

Il municipio di Sciacca

La chiesa, uno dei luoghi aperti in occasione del festival Le Vie dei Tesori a Sciacca, è nata grazie alla donazione di Giovanni Battista Perollo nel 17esimo secolo. Per rendere omaggio al benefattore la chiesa fu dedicata a San Giovanni Battista, anche se oggi è comunemente conosciuta come chiesa del Collegio, perché annessa al Collegio dei Gesuiti (e attuale Palazzo di Città). Colma di tesori conservati tra le navate, il transetto e la sacrestia: tele, reliquie e arredi sacri, ma anche un grande armadio barocco e un organo reputato in passato tra i migliori dell’isola. L’edificio consente una suggestiva visione dall’alto attraverso le “gelosie” a petto d’oca da cui i religiosi osservavano senza essere visti.

Le Vie dei Tesori News

Send this to a friend