Terre Sicane Wine Fest torna a Contessa Entellina

Dal 29 al 31 luglio nell’abbazia di Santa Maria del Bosco appuntamento con la manifestazione dedicata ai vini e ai sapori del Belìce, quest’anno gemellata con il Trentino, tra degustazioni, masterclass e itinerari

di Redazione

L’estate siciliana e i colori saturi del suo entroterra sono ancora una volta teatro dell’edizione 2022 del Terre Sicane Wine Fest, la rassegna enogastronomica iniziata oggi e che andrà avanti fino al 31 luglio, nel borgo di Contessa Entellina, nell’ultimo lembo a sud della provincia di Palermo. All’interno del chiostro medievale dell’abbazia di Santa Maria del Bosco, tre giorni di vino, musica, gusto e connessioni, a cominciare dalla nuova sinergia con la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino, che quest’anno per la prima volta partecipa al wine festival siciliano con oltre 108 referenze in degustazione e la presenza di una delegazione.

Vitigno sicano

“Un gemellaggio tra areali vocati, diversi ma accomunati dall’unicità dei territori entrambi di grande bellezza enoturistica – racconta Michele Buscemi, presidente dell’Associazione Enonauti al coordinamento dell’evento – degusteremo vini da vitigni autoctoni, piccole denominazioni e grandi classici che sono espressione di comunità locali e tradizioni”.

L’abbazia di Santa Maria del Bosco

Promossa e sostenuta dal Comune di Contessa Entellina, dalla Strada del Vino delle Terre Sicane, da Fondazione Inycon, da Associazione Sistema Vino, dalla Cantina Donnafugata e da “Enonauti” la festa del vino sicano è una delle più importanti manifestazioni dedicata ai sapori della Valle del Belìce, luogo ricco di suggestioni naturalistiche e paesaggistiche intatte.

Terre Sicane Wine Fest 2022

Il programma del festival è consultabile sul sito www.terresicanewinefest.it e prevede un’agenda fitta. Molto atteso il concorso enologico nel quale un team tecnico decreterà il miglior vino delle Terre Sicane per le tipologie Nero d’Avola e Grillo, insieme ad uno speciale “Premio Piacevolezza e Originalità”. Il convegno animato da relatori provenienti dai Gal e dalle Strade del Vino dalle aree italiane che stanno puntando su progetti turistici “rallentati” dialogherà nel pomeriggio del 30 luglio di fruizione valoriale e scoperta autentica.

Il chiostro di Santa Maria del Bosco

Per i winelovers più dinamici il festival è anche emozione “on the road” con gli itinerari, a cura di Val di Kam di Pierfilippo Spoto, guida esperienziale esperta del territorio, disponibili durante tutta la manifestazione.  L’apertura dei banchi d’assaggio al pubblico prosegue nei tre giorni e trova due approfondimenti speciali: i laboratori che incrociano i vini sicani e vini trentini di diverse cantine e zone vitivinicole con le masterclass guidate dai giornalisti specializzati Luigi Salvo e Valeria Lopis.

L’edizione 2022 del Terre Sicane Wine Fest, inoltre, ospiterà il 30 luglio la tappa del “Blues & Wine Soul Festival”, la jazz session itinerante di Joe Castellano, artista con collaborazioni internazionali con un ampio ed apprezzato repertorio.

Per ulteriori informazioni e prenotazioni cliccare qui.

Presentato il “Bellini international context”, un mese di eventi per il Cigno catanese

Dall’1 settembre al 2 ottobre, spettacoli e concerti per celebrare il 187esimo anniversario della morte del compositore

di Redazione

Vincenzo Bellini, alfiere del melodramma romantico, si fa anima e propulsore del turismo culturale, testimonial planetario dell’immagine stessa dell’Isola. La sua statura di genius loci di risonanza internazionale costituisce – ormai da tre stagioni – uno dei punti di forza su cui la Regione Siciliana configura la propria peculiare identità culturale e artistica, che trova nel linguaggio universale della musica un viatico per conquistare la platea globale. È questa la mission della prestigiosa rassegna dedicata al Cigno catanese, fortemente voluta dal presidente Nello Musumeci e dall’assessore al Turismo Manlio Messina.

Stelle di prima grandezza e un’offerta dal rigoroso approccio filologico arricchiscono anche il programma 2022 del Bellini International Context, in programma dall’1 settembre al 2 ottobre, che mira ad inquadrare il ruolo del compositore etneo nell’agone protoromantico europeo in cui s’inscrive la sua figura, allargando al contempo l’orizzonte agli influssi che la sua creatività innovativa avrebbe esercitato sul teatro musicale a venire. Da qui il titolo della kermesse perché costruita intorno al “contesto” multidisciplinare, che muove dall’età d’oro del Belcanto per arrivare a coglierne l’eredità e l’influenza successiva esercitata su autori come Verdi e Wagner. Un’indagine affascinante che, a partire dalle suggestioni musicali, traccia e “contestualizza” questa linea direttrice, aprendo ad interessanti contaminazioni tra varie discipline, cinema, prosa, danza, prevedendo inoltre mostre a tema e incontri con studiosi ed esperti.

Fulcro del festival sono I Capuleti e i Montecchi, in scena al Teatro Bellini alle ore 21 del 23 settembre, 187esimo anniversario della morte del compositore, si replica il 25 alle 17.30. La produzione, che sarà trasmessa in diretta su Rai5, è allestita dall’ente lirico e schiera sul palco la propria Orchestra e il proprio Coro. Sul podio Fabrizio Maria Carminati, mentre Gianluca Falaschi firma regia scene e costumi della tragedia lirica in due atti su libretto di Felice Romani, che ripercorre la tragedia degli infelici amanti di Verona. Un titolo salutato con enorme successo dal pubblico e dalla critica fin dalla prima assunta del 11 marzo 1830 alla Fenice di Venezia. Nei ruoli principali Ruth Iniesta (Giulietta), Chiara Amarù (Romeo), Marco Ciaponi  (Tebaldo). E ancora Alexey Birkus  (Lorenzo)  e Antonio Di Matteo  (Capellio). Luigi Petrozziello maestro del coro.

Nell’ambito della rassegna si allestisce anche Rita, opera comica in un atto di Gaetano Donizetti, con l’Orchestra del Bellini diretta da Carminati direttore, Gianmaria Aliverta regista, con i cantanti Nina Muho (Rita), Valerio Borgioni (Beppe), Francesco Vultaggio baritono (Gasparo) e l’attore Gino Astorina (Bortolo). Un piccolo gioiello che oggi parla alla platea anche della inflessibile condanna di ogni violenza all’interno del rapporto di coppia (7 settembre, alle 21, Palazzo della Cultura).

Di particolare rilievo è l’intera operazione legata alla terza opera in forma scenica, prevista nell’ambito del progetto “Sicilia: “Suggestioni da Bellini, Pirandello, Verga”. Nella prima parte sarà eseguita l’ouverture dal Pirata di Bellini e la suite per orchestra La giara, che Alfredo Caesella ha estratto dal proprio  balletto ispirato alla novella di Pirandello. Nella seconda parte andrà in scena Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, la cui fonte letteraria è da rinvenire nella novella ma anche nel dramma di Giovanni Verga. L’allestimento vuole essere un omaggio allo padre del Verismo nel primo centenario della morte. L’esecuzione è affidata all’Orchestra Sinfonica Siciliana e al Coro del Teatro Massimo Bellini. Scene, costumi, allestimento sono dell’ente lirico. Sul podio Marcello Mottadelli, regia di Alfonso Signorini. Nel cast vocale Anastasia Boldyreva (Santuzza), Walter Fraccaro  (Turiddu), Elia Fabbian (Alfio), Agostina Smimmero (Lucia), Sabrina Messina (Lola). Luigi Petrozziello maestro del coro (16 settembre, alle 21, Villa Bellini).

Tra i tantissimi appuntamenti in programma, le soirée musicali si svolgeranno in diverse sedi  del capoluogo, a cominciare dal gala belliniano inaugurale “Da Il pirata a I puritani”. Orchestra e Coro del Teatro Massimo  Bellini”, direttrice Beatrice Venezi, solisti il sopranoVittoria Yeo e il tenore Giorgio Berrugi (1 settembre, alle 21, Villa Bellini). Omaggio dei compositori di Sicilia a Bellini propone in prima esecuzione assoluta brani di Giuseppe Emmanuele, Mario Garuti, Matteo Musumeci, Joe Schittino, Luciano Maria Serra. Orchestra del Teatro Massimo Bellini diretta da Marco Alibrando (20 settembre, alle 21, Palazzo della Cultura).

Bellini & Friends esplora le affinità tra il Nostro e grandissimi compositori che lo hanno seguito o preceduto: Donizetti, Mercadante, Rossini, Wagner. L’Orchestra Sinfonica Siciliana è guidata da Eliseo Castrignanò, soprano solista Desirée Rancatore (24 settembre, all 21, Villa Bellini). Bellini & Donizetti: 1827 – 1835 è un gala lirico che mette a confronto la produzione di due sommi operisti, il  Catanese e il Bergamasco, attraverso melodrammi relativi agli anni che li videro ccompetere nell’agone operistico post-rossiniano.  Orchestra e Coro del Teatro Massimo Bellini, sul podio  Fabrizio Maria Carminati. Solisti il soprano Pretty Yende e il tenore Stefan Pop. Luigi Petrozziello maestro del coro (26 settembre, alle 21, Teatro Massimo Bellini).

Bellini Reloaded  parte dall’interessante  prospettiva di stimolare affermati compositori dei nostri giorni – Giovanni D’Aquila, Giovanni Ferrauto, Simone Piraino – ad ispirarsi alle creazioni belliniane. L’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo è diretta da Alberto Maniaci  (28 settembre, alle 21, Villa Bellini). Due obiettivi  convergono in un terzo gala lirico che, da un lato, accosta Bellini & Wagner, dall’altro intende celebrare il  2751esimo anno della fondazione della città di Catania. Accanto agli autori di Norma e Tristan, in locandina ritroviamo compositori siciliani  in attività, ossia Emanuele Casale, Matteo Musumeci, Joe Schittino.  Orchestra e Coro del Teatri Massimo   Bellini, Eckehard Stier direttore, Luigi Petrozziello maestro del coro (30 settembre, alle 21, Villa Bellini).

Un concerto di musiche sacre di rara frequentazione è quello che accosta composizioni giovanili belliniane – quali “Tecum Principium” e  “Salve Regina” in La maggiore (trascrizioni dal manoscritto autografo) – con la Messa funebre in memoria di Bellini (1865) composta da Giovanni Pacini espressamente per il trasporto delle ceneri del collega  – e rivale – prematuramente scomparso trent’anni prima. Orchestra dell’ISSM “V. Bellini” di Catania e Coro del Teatro Massimo Bellini”, Epifanio Comis direttore, Luigi Petrozziello maestro del coro (1 ottobre, luogo da definire  Catania, Duomo di Sant’Agata).

“Bellini International Context” è una rassegna promossa dal governo regionale attraverso l’assessorato del Turismo che ha catalizzato la sinergia del Comune e dell’Arcidiocesi di Catania, del Comune di Taormina e delle principali istituzioni teatrali e culturali: Teatro Massimo Bellini di Catania, Teatro Massimo di Palermo, Teatro Vittorio Emanuele di Messina, Università degli Studi di Catania, Fondazione orchestra sinfonica siciliana, Fondazione Taormina Arte Sicilia, Istituto superiore di studi musicali “Vincenzo Bellini” di Catania, Conservatorio “Arcangelo Corelli” di Messina. La direzione artistica è di Fabrizio Maria Carminati, direttore d’orchestra di rilievo internazionale. Project manager del festival è Gianna Fratta, direttrice d’orchestra di chiara fama.

“È ai Catanesi, indicati proprio con la maiuscola, che Vincenzo Bellini dedica I Capuleti e i Montecchi. Un particolare non da poco, che ci piace ricordare in questa sede dal momento in cui la rappresentazione di un tale capolavoro costituisce proprio l’evento centrale dell’odierna edizione del Bellini International Context – afferma il governatore Nello Musumeci – . Sì, Bellini consacra la partitura ai concittadini. E lo fa in segno di gratitudine verso il decurionato che anni prima gli aveva assegnato una borsa di studio senza la quale il Cigno catanese non sarebbe mai approdato al Conservatorio di Napoli e – insegna la Storia – alla gloria”.

Al via il Festival Ierofanie, incontri e spettacoli tra Naxos e Segesta

Esperti e artisti sono i protagonisti della prima edizione della rassegna diretta da Claudio Collovà, dedicata al tema del sacro

di Redazione

Tutto pronto per l’avvio della prima edizione del Festival Ierofanie, “L’anima della Sicilia, i luoghi del Sacro”, rassegna culturale, con la direzione artistica di Claudio Collovà, che animerà diversi luoghi del Parco Archeologico Naxos Taormina con un nutrito calendario di incontri di approfondimento sul tema del sacro. Nato da un’idea di Fulvia Toscano e condivisa dallo stesso Collovà, accolto e sostenuto dall’assessorato regionale ai Beni culturali, il Festival Ierofanie proporrà dal 28 al 31 luglio la prima parte della programmazione con un doppio appuntamento quotidiano (sempre alle 19.30 e alle 21.30, ingresso libero) al Museo e al Santurio del Parco (qui il programma completo).

Giovedì 28 luglio (alle 19.30) primo appuntamento al Museo per l’avvio del ciclo di conversazioni CustoDire la Soglia, ideato e coordinato da Fulvia Toscano, animate da importanti personalità del panorama scientifico e culturale italiano. A seguire (alle 21.30) al Santuario del Parco si svolgerà il programma artistico caratterizzato da un linguaggio ricco di connessioni tra discipline diverse quali la musica, il teatro e la poesia.

Juri Camisasca

Protagonisti della prima conversazione saranno Angelo Tonelli e Davide Susanetti con “Sulle tracce della sapienza greca”; a seguire Roberto Latini, pluripremiato autore, attore e regista del teatro italiano, leggerà Mariangela Gualtieri in “La delicatezza del poco e del niente”, un concerto poetico per voce sola in cui Latini leggerà alcune delle composizioni più intense della poetessa cesenate.

Venerdì 29 luglio gli analisti junghiani Riccardo Mondo e Luigi Turinese, autori di Caro Hilmann, alimenteranno un dibattito su cosa significhi rifarsi al pensiero e all’insegnamento di Jung e quale aiuto la psicologia archetipica offra ai problemi dell’individuo e della società attuale. Alle 21.30 Claudio Collovà celebrerà “La terra desolata”, poemetto di T.S.Eliot, con musiche originali composte e suonate dalla Waste Band di Giacco Pojero e Nino Vetri, con Giuseppe Rizzo (sound designer ed elettronica dal vivo), tratte dal suo fortunato spettacolo del 2002, “The Waste Land Suite”.

Nel primo appuntamento di sabato 30 Alessandro Dehò, prete e scrittore, e Davide Brullo, poeta, saggista e traduttore, presenteranno una visionaria proposta raccolta nel volume “Il nuovo alfabeto del sacro”. A seguire la musica profonda e ricca di spiritualità di Juri Camisasca, cantautore che ha costruito uno straordinario percorso artistico grazie anche a collaborazioni con i più importanti artisti del panorama nazionale, che eseguirà il concerto “Adunanza mistica”.

Anna Maria Hefele

A chiudere il ciclo delle conversazioni saranno, domenica 31, Andrea Scarabelli (rivista Antarès) e Eduardo Zarelli (Grece Italia-Edizioni Arianna) che dibatteranno sul tema “Metafisica dell’ecologia – Il ritorno degli antichi Dei”. A seguire il concerto dell’attesissima Anna Maria Hefele, una delle più importanti specialiste di canto armonico siberiano, acclamata in tutto il mondo per le sue capacità vocali. L’artista sarà accompagnata nel suo viaggio immersivo nelle più affascianti tradizioni musicali da Wolf Jansha alla jew’s harp, meglio conosciuto in Sicilia come “scacciapensieri”.

Il Festival Ierofanie dialogherà, con una programmazione dedicata, con un altro sito di riferimento dell’attività culturale dell’Isola, il Parco archeologico di Segesta, che ospiterà ad agosto (il 6, 7, 13, 20 e 27) alcuni appuntamenti, realizzati in collaborazione, presenti nel cartellone del Segesta Teatro Festival.

“Ulisse in Sicilia”, in mostra a Gela oltre 80 reperti e la nave greca ricomposta

Un percorso espositivo, allestito dalla Soprintendenza di Caltanissetta e visitabile dal 22 luglio al 10 ottobre, che racconta il passaggio dell’eroe greco nell’Isola

di Redazione

“Ulisse in Sicilia. I luoghi del Mito” è il titolo della mostra organizzata dalla Regione Siciliana e presentata oggi all’interno del Parco archeologico di Bosco Littorio a Gela. Un percorso espositivo, allestito dalla Soprintendenza dei Beni culturali di Caltanissetta e visitabile dal 22 luglio al 10 ottobre, che racconta il passaggio dell’eroe greco in Sicilia. Opera centrale è la “Nave di Gela”, databile tra il VI e il V secolo avanti Cristo, rinvenuta nei fondali antistanti la costa di Bulala della cittadina rivierasca, che per la prima volta viene parzialmente ricomposta ed esposta al pubblico in Sicilia, dopo la mostra di Forlì del 2020.

Il governatore Musumeci e la soprintendente Vullo

La presentazione è avvenuta nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il presidente della Regione Nello Musumeci, l’assessore ai Beni culturali Alberto Samonà, il sindaco di Gela Lucio Greco, la soprintendente dei Beni culturali Daniela Vullo e il direttore Parco archeologico Luigi Maria Gattuso. Presenti, tra gli altri, i deputati regionali Giuseppe Arancio e Concetta Damante e il dirigente generale del dipartimento regionale dei Beni culturali Franco Fazio.

Lekytos

Sono otto le sezioni tematiche, all’interno delle quali complessivamente sono esposti oltre 80 pezzi provenienti da musei regionali, nazionali ed esteri tra i quali il Museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia; il Museo Etrusco Guarnacci di Volterra; il Museo nazionale di Villa Giulia a Roma; il Museo nazionale di Sperlonga e i Musei archeologici greci di Delfi ed Eleutherna. Le sezioni della mostra sono: La presenza greca in Sicilia e nel Mediterraneo; La nave greca di Gela; Il concilio degli Dei; Il viaggio di Ulisse; La terra dei ciclopi e Polifemo; L’isola di Eolo, le Sirene, Scilla e Cariddi; Il ritorno a Itaca; Il mito moderno.

“Questa mostra – sottolinea il presidente Musumeci – non è solo un importante evento culturale, ma costituisce anche l’avvio di una nuova stagione finalizzata a restituire alla città di Gela il ruolo che la sua millenaria storia le ha assegnato: tappa fra le più interessanti nel panorama archeologico dell’Isola. L’istituzione del Parco archeologico, la riqualificazione del vecchio Museo e la costruzione, all’interno del prezioso Bosco Littorio, del nuovo spazio dedicato alla nave greca, possono fare della città costiera un potente polo di attrazione, non solo per gli addetti ai lavori. Un patrimonio che deve essere messo a rete, in modo che con tutta probabilità nel giro di qualche anno Gela non sia solo considerata la città della raffineria, ma anche una delle tappe più importanti del turismo culturale del Mediterraneo”

L’urna di Volterra

L’allestimento si trova in un padiglione appositamente realizzato all’interno del Parco archeologico, in prossimità del Museo dei relitti greci, struttura in costruzione destinata ad ospitare definitivamente il relitto recuperato dalla Soprintendenza grazie agli studi effettuati dal compianto Sebastiano Tusa, che indicò in quella località l’antica colonia dorica di Gela.

“L’inserimento della Sicilia in una rete di scambi a lunga distanza –  afferma l’assessore Samonà – è da sempre un segno distintivo della nostra terra. Essere qui, oggi, proprio per celebrare Ulisse e il suo viaggio è il modo per ricordare tutto questo, ma è anche il segno di una sfida contemporanea: incontrare noi stessi in un viaggio ancora più affascinante, quello della vita, che a partire dal cuore del Mediterraneo, rappresentato dalla Sicilia, ci dona uno sguardo universale in grado di leggere l’esistente sotto una nuova luce”.

Un momento della conferenza stampa

“Il valore e le potenzialità del turismo come settore strategico per la crescita della nostra Regione – evidenzia l’assessore regionale al Turismo, Manlio Messina – sono ormai dati acquisiti e per incrementarlo e affermarlo sempre più nel contesto internazionale è necessario agire con il concorso coordinato di tutte le energie e le risorse disponibili. I beni culturali ed architettonici di cui è ricca la nostra terra sono tra i più grandi attrattori turistici in grado di favorire il turismo nella nostra regione. Il mercato del turismo è in continua evoluzione e proprio per questo dobbiamo puntare ad un’offerta turistica ampia e differenziata».

“La nave greca più antica al mondo – aggiunge il sindaco Greco – arricchisce il patrimonio archeologico di Gela gia consistente. Vogliamo approfittare di questa mostra, di questa opportunità per rilanciare il settore del turismo archeologico. Non abbiano piu alibi: turismo, ecologia e accoglienza devono essere bandiere di rinascita di questa città. Ringrazio il presidente Musumeci e il governo regionale per l’impegno profuso per realizzare questa mostra, così come la soprintendente Vullo e il direttore del Parco Gattuso”.

La mostra sarà inaugurata venerdì 22 luglio alle ore 18 e resterà poi aperta (fino al 10 ottobre) dal martedì alla domenica (festivi compresi) dalle 10 alle 20 (ultimo ingresso 19.30).

L’arte clandestina di Gulino si specchia nel mito di Pasolini

Nel centenario della nascita del grande intellettuale, inaugurata una mostra al Palazzo Reale di Palermo con trenta opere dell’artista saccense

di Antonio Schembri

Tra le tante immagini, fotografiche e in movimento davanti alla macchina da presa, che formano il repertorio documentale su Pier Paolo Pasolini, tra le più intense e note c’è il filmato, girato nell’inverno del 1974, a neanche due anni dalla sua tragica e ancora misteriosa fine, che lo mostra pallido e emaciato nel suo nervoso arrancare durante una monologante passeggiata sulle dune di Sabaudia.

Pier Paolo Pasolini

Lo scrittore e poeta, drammaturgo e regista cinematografico, in quella fase al top della celebrità e dell’inquietudine, denunciava con rabbia l’appiattimento culturale e l’imbarbarimento a cui stava conducendo la società dei consumi in un paese uscito dal dopoguerra vent’anni prima, ma non certo libero dal fascismo, che da forma di stato si era velocemente trasformato nel corso degli anni ’60, quelli della rinascita economica, in qualcosa di subdolo, un potere capace di affermare valori falsi e alienanti.

Quelli che avrebbero condotto a ciò che Marx chiamava genocidio delle culture; e che, come l’intellettuale friulano denunciò nel forse più veemente dei suoi Scritti Corsari, “Il vuoto del potere”, meglio conosciuto come “l’articolo delle lucciole”, in Italia hanno assommato all’enorme danno dell’omologazione anche quello di una diffusa distruzione dell’ambiente, dai paesaggi alla qualità dell’aria. E, appunto, della scomparsa degli insetti che di notte, nella fase di corteggiamento prima di accoppiarsi, emettono luce.

Pasolini secondo Franco Accursio Gulino

Nel panorama culturale italiano la luce di Pasolini continua a brillare: isolata, controversa, sempre scomoda. Fino al ritrovamento del suo cadavere massacrato nel campetto di calcio all’idroscalo di Ostia il 2 novembre del 1975, è stato un uomo costantemente sotto processo, col peso di 33 sentenze di tribunale che hanno provato a tacitare la sua voce sempre in opposizione critica contro le false fedi del suo tempo; destinate a diventare ancora più pervasive in quello attuale.

Da sinistra, Fabrizio Scimè, Gianfranco Miccichè, Laura Anello, Michele Catanzaro, Giorgio Martorana, Franco Gulino

Nel centenario della sua nascita, che ricorre dallo scorso marzo, sono diverse, in Italia e non solo, le mostre a lui dedicate. Da oggi, al Palazzo Reale di Palermo, ne parte una che lo celebra attraverso altri fermi immagine: sono i dipinti di Franco Accursio Gulino, eclettico artista di Sciacca che nella sua vita di pittore, poeta, filmaker, “dialoga” da decenni con Pasolini, pur senza averlo mai conosciuto di persona. Oltre 30 opere surreali, potenti, intimamente coerenti con l’esempio di vita e il messaggio di libertà dell’intellettuale d’estrazione borghese e ben vestito che, una volta giunto a Roma nel 1950, venne attratto dalle classi umili, dal sottoproletariato delle periferie più derelitte, sia quelle in cui durante il fascismo vennero trasferite le classi povere del centro storico sia i baraccamenti sorti successivamente e abitati da tanti emigranti del centro sud in cerca di fortuna: il “wild side”, lungo il quale Pasolini ha trovato sé stesso e il punto d’osservazione più radicale e spietato suole contraddizioni e le ingiustizie  società nazionale.

Franco Accursio Gulino

La mostra, promossa dal Servizio Biblioteca dell’Ars,  si intitola “Pasolini Clandestinus”, e sintetizza la fascinazione di Gulino per l’intellettuale eretico e corsaro, diventato coscienza critica del Novecento. “È la prima volta in tutta la mia vita artistica che provo un’emozione così intensa all’inaugurazione di una mia mostra”, ha detto l’artista saccense questa mattina all’inaugurazione. Le opere, la maggior parte realizzate da Gulino nei primi anni duemila, ritraggono Pasolini schiantato su grandi tele che indagano sul suo volto scarnificato e rappresentato in tante tonalità e espressioni: sorridente, livido, ferito oppure come un re, un attore elisabettiano, travestito da Gorgone o abbigliato come una pin-up.

Tele di Gulino a Palazzo Reale

Senza vincoli di sessualità ma sempre con quegli occhi febbrili inconfondibili. Quadri che dialogano con i dipinti e gli stucchi delle due sale del Palazzo Reale, degli ex Presidenti e Pompeiana, in cui sono distribuiti. “Ho approfondito la mia conoscenza di Pasolini attraverso il poeta e drammaturgo Dario Bellezza, che fu un suo caro amico. Attraverso quei dialoghi ho potuto entrare nel senso delle battaglie civili di Pasolini, ma anche nelle sue fragilità, debolezze, solutidini, contraddizioni e paure”, spiega Gulino.

Una delle sale della mostra

Nel quadro intitolato “Petrolio”, come il romanzo che avrebbe sezionato la società italiana in 2mila pagine ma che Pasolini non riuscì a concludere, rimanendo solo una raccolta di spietati appunti manoscritti, Gulino ne rappresenta il volto sdoppiato: un Pasolini bifronte, una faccia sopra e l’altra sotto, con i suoi occhi che appaiono da una lunga macchia nera. “Questa simboleggia l’illusione della crescita economica che si è voluta far ruotare su un’industrializzazione centrata sugli idrocarburi, mentre le due facce di Pasolini rappresentano la doppia morale che caratterizza la società italiana”, dice l’artista.

Gulino tra le sue opere

Poi c’è il quadro della Crocifissione, al quale l’allestimento della mostra affidato all’architetto Alessandro Fiore, ha riservato una particolare retroilluminazione per esaltarne la bellezza e la potenza evocativa. “È forse l’opera che meglio rappresenta la folgorazione di Franco Accursio Gulino per Pasolini – sottolinea la curatrice della mostra Laura Anello – . Questa scatta con la visione di uno delle pellicole più importanti di Pasolini, ‘La Ricotta’, parte del film a episidi Ro-Go-Pa-G (Rossellini, Godard, Pasolini, Gregoretti), nella quale il regista mette in scena nel 1963 la sua riflessione su Cristo, che svilupperà l’anno successivo con il suo ‘Il Vangelo secondo Matteo’”.

L’allestimento della mostra

In quel film Pasolini rappresenta il lavoro di un regista interpretato da Orson Wells, uno dei suoi attori e cineasti preferiti, intento a realizzare un kolossal sulla Passione. Ma Pasolini usava anche assoldare come comparse soprattutto la gente del sottoproletariato romano – ripende Anello – “e successe che uno di questi attori improvvisati, proprio quello chiamato a interpretare uno dei due ladroni in croce a fianco di Gesù, dopo essersi abbuffato di cibo, morì davvero sulla croce”.

L’inaugurazione della mostra

L’amicizia virtuale che ha unito Gulino a Pasolini, come fratelli di pensiero, si connette alla fascinazione dell’artista saccense a uno dei simboli del suo territorio: Ferdinandea, l’isola che a fine Ottocento sbuca dal mare del Canale di Sicilia e dopo pochi mesi si reimmerge sorniona per prendersi beffa dei potenti del mondo che fanno a gara per conquistarla: come Pasolini. Nella speranza che le lucciole tornino di notte a comparire.

A Catania una mostra per celebrare Sant’Agata

Esposte venti opere nelle sale del Museo dei Saperi e delle mirabilia siciliane, al Palazzo centrale dell’Università di Catania. Un allestimento che abbraccia otto secoli di storia, dal Trecento ai giorni nostri

di Redazione

Dipinti e ceramiche custoditi nei musei regionali e civici, sculture e fotografie di artisti contemporanei raffiguranti Sant’Agata e la festa che celebra il culto della patrona del capoluogo etneo. Una ventina le opere esposte nella mostra “Agata. Dall’icona cristiana al mito contemporaneo. I tesori dei musei regionali a Palazzo dell’Università” inaugurata ieri nelle sale del Museo dei Saperi e delle mirabilia siciliane, al Palazzo centrale dell’Università di Catania.

Opere in mostra

“Agata” è sinonimo di sacralità e di rito, ma anche di arte e di cittadinanza, più mondi complessi e talvolta in contraddizione, sintetizzati nelle sale espositive attraverso poche ma esemplari testimonianze. Venti opere realizzate tra il XIV al XXI secolo raccontano la vita e la morte di Agata e il suo rapporto con l’umanità: i dipinti e le ceramiche dei musei della Regione Siciliana, le gallerie di Palazzo Abatellis e di Palazzo Bellomo, i musei Pepoli di Trapani, quello Interdisciplinare di Messina e quello della Ceramica di Caltagirone, le tele e i lapidei provenienti dal museo civico di Castello Ursino, dall’Arcidiocesi etnea e dalle collezioni dell’Università, insieme ai lavori di artisti contemporanei, fotografie, sculture, installazioni olfattive. Tutto in un unico contesto narrativo.

Aprono la mostra le suggestioni più antiche del culto, quando un’Agata contesa tra Occidente e Oriente era associata al fluido dell’olio e del flusso lavico dell’Etna e al suo potere miracoloso di moltiplicare il primo e far cessare il secondo. Seguono le ceramiche di Caltagirone e Burgio in cui l’immagine di Agata si fa decoro, segno che non è esclusiva della contemporaneità prediligere un’interpretazione alternativa a quella cristiana della santità. Tavole dipinte tra il Trecento e il Quattrocento raccontano il volto di Agata iconico e avulso da ogni contatto terreno: accanto alla patrona di Catania la schiera di figure divine e di santi, Cristo e Maria, i profeti Mosè ed Elia, Bartolomeo, Lucia, Caterina d’Alessandria, Giovanni, Luca e Paolo.

Nella seconda parte della mostra l’aspetto ieratico del personaggio cede il passo a quello umano e la rappresentazione di Agata viene a coincidere col racconto degli atroci martiri che le furono inferti, in specie quello del seno: le scene a lume di notte che descrivono il momento dell’incontro tra la giovane e San Pietro che la risana dalle ferite, i suoi pacificanti e venerati ritratti nei quali torna la sua superba quanto pia bellezza fatta donna accanto a quella altrettanto avvenente di Apollonia.

Opere contemporanee

Le opere contemporanee sono un omaggio a Sant’Agata e alla sua città, una devozione trasversale e contagiosa che, non a caso, supera ogni confine geografico e sociale. La devozione per Agata è divenuta un progetto artistico e scientifico della Fondazione Oelle Mediterraneo antico che mira a raccontare l’unicità di questa festa religiosa e di popolo attraverso un archivio permanente che raccoglie testimonianze molteplici con un’attenzione particolare ai linguaggi dell’arte.

Musumeci all’inaugurazione della mostra

La mostra è stata inaugurata ieri dal presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci. Presenti, tra gli altri, il prefetto Maria Carmela Librizzi, il rettore dell’Università Francesco Priolo, l’assessore comunale alla Cultura Cinzia Torrisi, l’arcivescovo metropolita Luigi Renna, la soprintendente ai Beni culturali e ambientali Donatella Aprile, la responsabile del Sistema museale d’ateneo Germana Barone, la presidente della Fondazione Oelle Mediterraneo antico Ornella Laneri.  La mostra è finanziata dalla Regione Siciliana attraverso l’assessorato ai Beni culturali  ed è stata ideata e organizzata dalla Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Catania in collaborazione con l’Università (Sistema museale d’Ateneo) e con la Fondazione Oelle Mediterraneo antico.

L’allestimento sarà visitabile gratuitamente sino al prossimo 31 ottobre, dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.30.

A Taormina in mostra i capolavori dei conventi Cappuccini

A Palazzo Ciampoli una trentina di capolavori poco conosciuti, a volte inediti, provenienti da eremi, conventi di montagna, musei e magazzini. Anche una sezione libraria con rari volumi di teologia, filosofia e medicina

di Redazione

Una trentina di opere in mostra, tra cui cinque grandi pale d’altare, che provengono dalle chiese cappuccine di alcuni centri collinari della Sicilia nordorientale e dall’entroterra etneo. Si possono ammirare a Taormina, nelle sale di Palazzo Ciampoli, dove è stata inaugurata mostra “Umiltà e splendore. L’arte nei conventi cappuccini del Valdemone tra Controriforma e Barocco”, organizzata e prodotta dal Parco archeologico Naxos Taormina in collaborazione con la Soprintendenza dei Beni Culturali di Messina, cui è affidata la responsabilità scientifica della mostra, e promossa dalla Provincia dei Frati Minori Cappuccini di Messina e dall’associazione Intervolumina.

L’inaugurazione della mostra “Umiltà e Splendore”

Per la prima volta, si potranno apprezzare con un approccio ravvicinato queste opere straordinarie, solitamente visibili a distanza e con l’inevitabile filtro di altari e tabernacoli lignei che ne impediscono una visione integrale. Tra le tele eseguite da artisti di fama internazionale per i cappuccini del Valdemone, grazie alla mediazione dei generali dell’Ordine e alla munificenza del ceto aristocratico siciliano, spiccano la preziosa Madonna degli Angeli con San Francesco e Santa Chiara, dipinta da Scipione Pulzone nel 1588 per la chiesa di Mistretta, opera cruciale per i contenuti della manifestazione e modello iconografico che incarna i dettami della Controriforma, e la scenografica Trasfigurazione realizzata per i Cappuccini di Randazzo, nella prima metà del Seicento, dal pittore parmense Giovanni Lanfranco, tra i più noti esponenti della pittura barocca italiana.

Si segnala, inoltre, il caso della Madonna degli angeli e santi francescani del Convento di Pettineo, realizzata nel 1722 dal pittore fiammingo Guglielmo Borremans e restituita al pubblico dopo un lungo restauro che – per la gioia degli studiosi – ha svelato anche la firma autografa e la data di realizzazione sinora nascoste dalla imponente cornice.

Un momento della presentazione della mostra

Le sezioni della mostra, curata dalla storica dell’arte Stefania Lanuzza, sono quattro: le prime tre scandite da scelte iconografiche caldeggiate dall’Ordine (la natura umana e divina di Cristo; la Madonna degli Angeli; figure di santi e sante cari ai frati cappuccini siciliani: San Francesco, Santa Caterina d’Alessandria e poi le popolarissime Sant’Agata e Santa Lucia); la quarta sezione è dedicata ai frati Umile e Feliciano da Messina, al secolo rispettivamente Jacopo Imperatrice e Domenico Guargena: entrambi frati cappuccini ma con una formazione artistica di alto spessore essendo cresciuti nelle botteghe del pittore caravaggesco Alonso Rodriquez e del fiammingo Abramo Casembrot, maestri indiscussi della pittura del Seicento a Messina. In mostra anche una preziosa selezione di volumi appartenenti al fondo antico della Biblioteca dei Cappuccini di Messina e coevi ai materiali artistici.

Opere in mostra a Palazzo Ciampoli

In occasione dell’inaugurazione, dopo i saluti in video dell’assessore regionale ai Beni Culturali, Alberto Samonà, e della direttrice del Parco, Gabriella Tigano, sono intervenuti presenti Mirella Vinci, soprintendente ai Beni Culturali di Messina; il sindaco di Taormina, Mario Bolognari; padre Luigi Saladdino, ministro provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Messina, e Giuseppe Lipari, presidente dell’associazione culturale “Intervolùmina”, che ha curato la sezione bibliografica della mostra dove sono esposti volumi del Seicento, testi di teologia e filosofia, vite dei santi ma anche rari testi di medicina e fisica.

La mostra, a ingresso gratuito, è visitabile fino al 14 settembre ed è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 19.

Musica, teatro e solidarietà: torna Lampedus’amore ricordando Cristiana Matano

Presentata la settima edizione del premio internazionale intitolato alla giornalista scomparsa nel 2015. Tanti gli ospiti: da Paolo Briguglia a Daniele Silvestri

di Redazione

Conto alla rovescia per la settima edizione di Lampedus’amore, la manifestazione legata al Premio giornalistico internazionale intitolato a Cristiana Matano, scomparsa nel 2015, e in programma a Lampedusa dall’8 al 10 luglio, come sempre in piazza Castello. La tre giorni è stata presentata oggi nella Sala Onu del Teatro Massimo di Palermo, dal presidente dell’Associazione “Occhiblu” che organizza la manifestazione, Filippo Mulè, con il sovrintendente del Teatro Massimo, Marco Betta; il consigliere dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro; il segretario di Assostampa Sicilia, Roberto Ginex; il direttore generale Asp di Palermo, Daniela Faraoni, e un rappresentante del Comune di Lampedusa. Tra i presenti anche Sandro Leone, responsabile Area Retail Palermo Est di Unicredit.

Da sinistra, Sandro Leone, Filippo Mulè, Daniela Faraoni, Marco Betta, Roberto Ginex e Franco Nicastro

Sarà un’edizione densa di ospiti e appuntamenti: in apertura Paolo Briguglia con “Nel mare ci sono i coccodrilli”, quindi Daniele Silvestri e Lidia Schillaci, i violinisti Oleksandr Semchuk e Ksenia Milas, il cabarettista e imitatore Leonardo Fiaschi, fino alla cerimonia di premiazione degli elaborati selezionati. Un ricco scambio tra chi viene e chi, invece, a Lampedusa vive: è un po’ questo il senso di Lampedus’amore, una manifestazione dove risuonano parole di pace, fratellanza, convivenza, integrazione e accoglienza, dove contaminazione, condivisione, apertura, confronto e dialogo rappresentano il filo rosso che lega organizzatori, ospiti, pubblico. Un’occasione di riflessione con un comune denominatore: la stessa attenzione di Cristiana ai sud del mondo, lo stesso suo impegno a inseguire una passione.

L’isola di Lampedusa

L’8 luglio, si aprirà alle 21, in piazza Castello, dove la giornalista Marina Turco presenterà la cerimonia di apertura con la proiezione del video-ricordo di Cristiana Matano, alla presenza di personalità e autorità istituzionali. La prima serata è quella, per tradizione, dedicata al teatro. Quest’anno sul palco la storia, tristemente contemporanea, di Enaiatollah Akbari, un bambino afghano di etnia hazara (avversa ai talebani) costretto a barattare la propria innocenza in cambio della sopravvivenza: “Nel mare ci sono i coccodrilli” è tratto da uno dei libri più commoventi comparsi negli ultimi anni, il bestseller di Fabio Geda tradotto in 31 paesi, ed è ormai un classico del teatro, nella toccante interpretazione di Paolo Briguglia.

Daniele Silvestri

Il 9 luglio, nell’Area Marina Protetta alle 18, l’angolo della letteratura, moderato da Elvira Terranova, sarà dedicato alla presentazione del libro “La Cala” di Giuseppe Ciulla e Catia Catania. È la storia dei pescatori mazaresi sequestrati nel Mediterraneo nel 2020. La sera in piazza Castello alle 21.30, l’attesa serata musicale, presentata da Salvo La Rosa  con la partecipazione di Daniele Silvestri, una delle voci più famose della canzone italiana degli ultimi anni, e di Lidia Schillaci, vincitrice di Tale e Quale Show.

L’aeroporto di Lampedusa (foto Wikipedia)

Il 10 luglio si inizia al mattino, all’aeroporto di Lampedusa, dalle 10 alle 13, con il convegno, organizzato in collaborazione con il Parlamento, l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa, dal titolo: “Le migrazioni tra politica, informazione e cultura: diritti, solidarietà e responsabilità”. La serata finale, presentata da Laura Cannavò e Salvo La Rosa, inizierà alle 21.30, in piazza Castello, con la cerimonia di consegna dei Premi giornalistici internazionali Cristiana Matano. La parte di spettacolo è affidata alla coppia di violinisti ucraino-russa Oleksandr Semchuk e Ksenia Milas, al cabarettista e imitatore Leonardo Fiaschi e agli allievi di Espressione Danza Lampedusa.

“Anche quest’anno – ha commentato Mulè – siamo riusciti ad allestire un programma di qualità, ricco e vario, continuando a dare fisicità ai nostri sogni e ad assicurare la presenza di personalità e artisti di grande spessore. Stare insieme, confrontarsi, riflettere, sorridere, scommettere e rischiare: c’è tutto questo nella settima edizione di Lampedus’amore, c’è il desiderio di celebrare la vita che è l’arte dell’incontro, ma soprattutto c’è la voglia di continuare a ricordare e a raccontare”.

Tornano le Orestiadi di Gibellina sul filo della memoria

Dall’8 luglio al 6 agosto un ricco programma di spettacoli dal Baglio Di Stefano al Cretto. Si inaugura con un grande omaggio a Pasolini nel centenario della nascita

di Redazione

Nel segno della memoria che si rinnova, ritornano le Orestiadi di Gibellina, dall’8 luglio al 6 agosto, dal Baglio Di Stefano al Cretto di Burri. La 41esima edizione dal titolo “se la memoria ha un futuro”, si aprirà con un grande omaggio a Pier Paolo Pasolini, nel centenario della sua nascita, attraverso le parole dell’Orestea, per concludersi al Cretto di Burri con un ricordo delle terribili stragi del 1992 attraverso le parole di Salvo Licata e della sua tragica orazione per Falcone e Borsellino, scritta proprio trent’anni fa e messa in scena per la prima volta a Gibellina (qui il programma completo)

Silvia Ajelli

Tanti i protagonisti che ci guideranno in questo viaggio attraverso la memoria, il ricordo e i diversi linguaggi del contemporaneo: da Alessandro Haber, Imma Villa e Silvia Ajelli che rileggeranno in scena l’Orestea con le musiche di Dario Sulis e Chris Obehi anticipati, al tramonto, dalle letture “pasoliniane” di Fabrizio Romano e Gaia Insenga con le suggestioni sonore di Angelo Sicurella e dall’inaugurazione delle mostre dedicate a Pasolini di Franco Accursio Gulino e Umberto Cantone, fino alla performance inedita, itinerante, a cura del Laboratorio artistico Genia ispirata al Pilade.

Baglio Di Stefano

Le immagini di Franco Maresco incontrano le parole di Franco Scaldati per ricordare Giovanni Falcone, mentre Chiara Gambino mette in scena la storia di Calogero Zucchetto, giovane poliziotto ucciso nel 1982. Marco Baliani porta il suo originale Rigoletto e le Ebbanensis e Mario Tronco il loro “partenopeo” Così Fan Tutte. Il premio Under 35 Leo de Berardinis del Teatro di Napoli incontra il nostro premio città laboratorio nel segno dei giovani artisti. Poi tante storie di donne: Silvia Ajelli fa rivivere le donne di Dacia Mariani con Aurora Falcone, Stefania Blandeburgo e Simona Sciarabba, mentre i Fanny e Alexander portano in scena il romanzo di Nadia Terranova “Addio fantasmi” con Anna Bonaiuto e Valentina Cervi.

Fabrizio Ferracane

Al Cretto di Burri, come sempre un gran finale: Fabrizio Ferracane, Filippo Luna, Enrico Stassi con le musiche di Alessandro Presti e la partecipazione musicale di Vasco Brondi si confronteranno con l’Orazione di Salvo Licata, e Marco Paolini metterà in scena il suo nuovo spettacolo “Sani, teatro fra parentesi”, tornando a recitare sul Grande Cretto, dopo vent’anni dal suo racconto per Ustica.

Marco Paolini

Anche quest’anno Le Orestiadi sono dirette da Alfio Scuderi e realizzate dalla Fondazione Orestiadi con il sostegno istituzionale dell’assessorato al Turismo della Regione Siciliana e il progetto speciale al Cretto di Burri, grazie all’assessorato regionale ai Beni Culturali. “Abbiamo preso in prestito, non a caso, questa frase, ‘se la memoria ha un futuro’, da Leonardo Sciascia come titolo di questa edizione del Festival – spiega Alfio Scuderi – perché in queste Orestiadi vogliamo partire proprio dalla memoria viva per rinnovarla: vogliamo ricordare un grande autore scomparso troppo presto come Pier Paolo Pasolini, regista, scrittore, autore teatrale, ed in primo luogo vero intellettuale, pensiero critico di un paese in crisi perenne. Ma vogliamo anche marcare il ricordo, attraverso il teatro, di due avvenimenti tragici che hanno cambiato la nostra storia contemporanea, le terribili stragi del 1992”.

L’estate del Teatro Massimo tra musica, danza e cinema

Da Eleonora Abbagnato a Giovanni Sollima, dai Carmina Burana, al film capolavoro di Chaplin musicato dal vivo. Un programma di spettacoli e concerti in scena tra il Teatro di piazza Verdi e i giardini del Teatro di Verdura, ma non solo

di Redazione

Il Teatro Massimo di Palermo apre le porte all’estate con una stagione articolata tra sedi diverse, che vedranno le compagini artistiche della Fondazione impegnate dal 2 luglio sul palcoscenico della Sala Grande di piazza Verdi e poi, dal 19 luglio, nei giardini del Teatro di Verdura. A queste sedi principali si aggiunge il concerto nell’atrio della Biblioteca Comunale di Palermo in collaborazione con il Bellini International Conteste un concerto al Teatro Antico di Taormina in collaborazione con Taormina Arte. La programmazione tiene conto delle due anime che compongono il pubblico a cui si rivolge il Teatro Massimo: da una parte gli abbonati e il pubblico cittadino, dall’altra l’imponente flusso di turisti, sempre crescente dalla riapertura post pandemia.

Charlie Chaplin

L’inaugurazione in Sala Grande è affidata il 3 luglio alle 20,30 a un evento realizzato in collaborazione con la Cineteca di Bologna, la proiezione del film muto “Luci della Città” (City Lights), il capolavoro scritto, diretto e interpretato da Charlie Chaplin, autore anche delle musiche, che sarà musicato dal vivo dall’Orchestra del Teatro Massimo diretta dal maestro Helmut Imig, uno dei maggiori specialisti di ricostruzione ed esecuzione di colonne sonore d’epoca. Dal 2 luglio, sempre in Sala Grande, hanno inizio gli “Immersive Concert”, un format di successo inaugurato lo scorso inverno e apprezzato dal pubblico straniero: un invito a scoprire la bellezza e i suoni di uno dei teatri storici più grandi d’Europa. Il programma propone un concerto di 45 minuti dove il pubblico si ritrova totalmente immerso nel suono proveniente dall’Orchestra in platea e dal Coro sistemato nei palchi. In programma pagine celebri del repertorio operistico italiano, da Rossini a Verdi, titoli attraenti e conosciuti dal grande pubblico internazionale: dall’ouverture da Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, al “Coro di Zingarelle e Mattadori” da La Traviata, al “Va’ pensiero” da Nabucco di Giuseppe Verdi, per citarne solo alcuni. A dirigere Orchestra e Coro del Teatro il maestro Danilo Lombardini. Maestro del Coro Ciro Visco. Repliche il 10, 12 e 13 luglio.

Giovanni Sollima fotografato da Shobha

L’8 luglio, il programma fa tappa al Teatro Antico di Taormina, rinnovando la collaborazione con Taormina Arte e la circuitazione e lo scambio tra istituzioni culturali presenti sul territorio. In programma il concerto dell’Orchestra del Teatro Massimo diretta dal maestro Lorenzo Viotti, tra i più affermati giovani direttori degli ultimi anni, che dirigerà Verklärte Nacht di Arnold Schönberg e la Quinta Sinfonia di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Si torna a Palermo, in Sala Grande il 9 luglio con il Coro del Teatro Massimo diretto dal maestro Ciro Visco che propone l’inconsueta versione per due pianoforti e percussioni dei Carmina Burana di Carl Orff. Dal 19 luglio la programmazione musicale si trasferisce nei giardini del Teatro di Verdura dove, nel trentennale della strage di via D’Amelio, sarà presentata l’opera di Marco Tutino: “Falcone e Borsellino. L’eredità dei giusti”. Sempre al Teatro di Verdura, il 23 luglio, è la volta di Giovanni Sollima, nel duplice ruolo di solista e direttore d’orchestra. Una serata che vedrà dialogare il poliedrico violoncellista e compositore con l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo con un repertorio eclettico che spazia dalla musica classica a quella contemporanea.

Eleonora Abbagnato

Il 24 luglio al Teatro di Verdura saranno in scena i complessi giovanili del Teatro: la Massimo Youth Orchestra, il Coro di voci bianche e la Cantoria. Il 28 luglio il programma fa tappa in un altro luogo simbolo della città, il Chiostro della Biblioteca Comunale con “Bellini Reloaded” un concerto di musiche in prima esecuzione assoluta, commissionate dal Teatro Massimo ai compositori Giovanni D’Aquila, Giovanni Ferrauto e Simone Piraino. II 29 luglio è di scena la danza al Teatro di Verdura con il Corpo di ballo della Fondazione Teatro Massimo. La serata ha per titolo Contact-Tango, una coreografia di Jean Sébastien Colau e Vincenzo Veneruso, già presentata in Olanda e in Francia. Il coronamento festoso della serata sarà affidato alla partecipazione dell’étoile Eleonora Abbagnato, che in coppia con il primo ballerino dell’Opera di Roma Michele Satriano, ballerà il passo a due di Carmen con la coreografia di Amedeo Amodio

Daniel Oren

Chiude il programma della stagione estiva il 3 agosto un grande Gala lirico al Teatro di Verdura, con l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo, affidato alla prestigiosa bacchetta del maestro Daniel Oren. Protagonista il tenore Vittorio Grigolo, star internazionale acclamata nei più grandi teatri lirici del mondo che finalmente torna a Palermo dopo L’elisir d’amore del 2004, e il giovanissimo soprano Caterina Sala, già apprezzata in Italia e all’estero e reduce dai successi scaligeri della stagione passata.

Le Vie dei Tesori News

Send this to a friend