Un concerto per gli 800 anni della chiesa di Sant’Antonio Abate

Si esibirà l’ensemble Cordes et Vent con l’obiettivo di raccogliere i fondi per il restauro del cinquecentesco dipinto su ardesia raffigurante la Madonna delle Grazie

di Redazione

Il 2020 si apre con i festeggiamenti per una delle più antiche chiese di Palermo, Sant’Antonio Abate nota come Ecce Homo. In occasione dell’ottocentenario, domenica 26 gennaio alle 18, l’ensemble Cordes et Vent diretto da Roberta Faja, terrà un concerto benefico con lo scopo di raccogliere i fondi necessari per il restauro del cinquecentesco dipinto su ardesia raffigurante la Madonna delle Grazie. Promossa dalle sinergie dell’Associazione Amici dei Musei Siciliani, da monsignor Gaetano Tulipano e supportato dall’ensemble Cordes et Vent, il concerto “Les airs des castrats” è inserito all’interno del fitto calendario di eventi per i festeggiamenti dell’ottocentenario di Sant’Antonio Abate.

L’ensemble Cordes et Vent

L’ensemble Cordes et Vent è composto dai violininisti Salvatore Guiscardo, Annalisa Scalia, Giuseppe Cusumano, Martina de Sensi, Roberta Miano, Jacopo Bignone; poi alla viola Riccardo Botta; al violoncello Giorgio Garofalo; al contrabbasso Michele Li Puma; alla tiorba Silvio Natoli; al clavicembalo Licia Tani. Controtenore è Giuseppe Montagno. L’orchestra ha l’obbiettivo di divulgare l’idea della musica vista non solo come semplice momento di esecuzione, ma come strumento per rappresentare l’atmosfera di un periodo assai felice della storia della musica qual è l’epoca barocca.

L’ensemble ad oggi ha ottenuto un notevole riconoscimento da istituzioni sia nazionali che internazionali: dal Comune di Palermo all’Assemblea regionale siciliana, dalla Fondazione Teatro Massimo al Teatro di Lussemburgo. Da tempo Cordes et Vent porta avanti un progetto noto come Sublimazioni Barocche, nato da un’idea di Roberta Faja con l’intento di valorizzare la musica del ‘700 (strumentale e vocale) unita alle immagini di nuova generazione, nel territorio siciliano. L’evento si aprirà con la proiezione del cortometraggio Alto Giove, ideato, prodotto e diretto da Roberta Faja e farà da introduzione al concerto.

Per informazioni e prenotazioni telefonare allo 0916118168

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Incontri e passeggiate alla scoperta degli albanesi di Sicilia

Musicologi, iconografi, registi e rappresentanti delle istituzioni parteciperanno a un convegno dedicato alla cultura arbëreshë. Previsto anche un itinerario esperienziale

di Redazione

Due giornate dedicate alla cultura arbëreshë in Sicilia. È in memoria del compianto eparca di Piana degli Albanesi, monsignor Sotir Ferrrara, che l’Associazione culturale Brancaccio e Musica, in collaborazione con il Comune di Palermo – Sistema Bibliotecario, Spazi Etnoantropologici e Archivio Cittadino -, e gli Stati Generali delle Donne, darà vita a un ciclo di incontri dedicati all’arte, alla musica e alla letteratura arbëreshë. Il titolo dell’evento è “Arte, Cultura, Musica bizantina e arbëreshë in memoria di Sua Eccellenza Papàs Sotir Ferrara”.

Piana degli Albanesi

Il primo degli appuntamenti si svolgerà sabato 18 gennaio, alle 17 al’interno dell’Archivio storico comunale di Palermo, in via Maqueda. Si tratta di un convegno a cui parteciperanno musicologi, registi, iconografi, esperti di cultura arbëreshë, con uno spazio dedicato anche a poesia e costumi tradizionali. Saranno presenti anche i rappresenti all’incontro anche Adam Darawsha, assessore alle Culture del Comune di Palermo; Rosario Petta, sindaco di Piana Degli Albanesi; Leonardo Spera, sindaco di Contessa Entellina; Nicolò Granà, sindaco di Palazzo Adriano; Eliana Calandra, dirigente del Sistema bibliotecario del Comune di Palermo, e Teresa Milia, responsabile delle Biblioteche decentrate del Sistema bibliotecario.

Iconostasi della Cattedrale di Piana degli Albanesi (foto Demetrio46, da Wikipedia)

A rappresentare l’Eparchia di Piana degli Albanesi sarà il vicario generale, papàs Antonino Paratore. Tra i relatori: Giuseppe Sanfratello, docente di Musica bizantina all’ Università degli Studi di Catania e di Copenaghen; Giovanna Pia Ferrara, presidente dell’Associazione culturale Brancaccio e Musica, maestro di violino, direttore di coro e studiosa di musica bizantina e dell’Oriente cristiano; papàs Giovanni Pecoraro, parroco della Cattedrale di San Demetrio Megalomartire; Francesca Oliveri, regista di “Arbëria”; Giuseppe Barone, iconografo arbëreshë; Pier Paolo Petta, maestro di contrabasso, di musica Jazz, fisarmonicista e compositore di musica arbëreshë. Saranno presenti i costumi tradizionali arbëreshë indossati da Gabriele Petta, Gina Cusenza e Vittoria Camalò. A moderare l’incontro Maria Concetta Cefalù, componente del comitato scientifico degli Stati Generali delle donne.

Episcopio e seminario di Piana degli Albanesi (foto Gspata, da Wikipedia)

Sabato 25 gennaio, in programma invece “Icone e cannoli – Winter tour”, un itinerario culturale esperienziale, organizzato dalla cooperativa Korai, alla scoperta dell’arte, della cultura, delle tradizioni di Piana degli Albanesi, dove risiede la più grande delle cinque comunità arbëreshë in Sicilia. In compagnia di una guida locale, si potranno scoprire le molteplici sfaccettature di questo luogo denso di storia, in cui sono ancora vive le tradizioni del rito greco-bizantino e la memoria storica dell’antica Albania.

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Viaggio alla scoperta dell’ebraico, la lingua che visse due volte

Un incontro a Castelbuono per approfondire una cultura antica, aspettando il Giorno della Memoria nel ricordo delle vittime dell’Olocausto

di Redazione

Un’occasione per scoprire la lingua ebraica, le parole chiave della Genesi, le lettere dell’alfabeto, aspettando il Giorno della Memoria nel ricordo delle vittime dell’Olocausto. Se ne discuterà domenica 19 gennaio allo Spazio Scena di Castelbuono, durante l’incontro “Viaggio alla scoperta dell’ebraico, la lingua che visse due volte”, curato da Camillo Palmeri, docente di lettere.

“Scoprire e capire l’ebraico può essere una cosa strana, lontana e eccessivamente specialistica, riservata solo ad alcuni. In realtà questa lingua e questa cultura ci sono vicine più di quello che pensiamo – si legge in una nota – . Molti aspetti possiamo ritrovarli nel nostro inconscio e il loro studio diventa un metodo, un cammino, per trovare proprio una parte di questo inconscio nascosto in noi stessi come nella nostra civiltà.
È un processo analitico per arrivare alla profondità della nostra esistenza, un po’ simile a una psicoanalisi”.

“Scoprire l’ebraico – si legge ancora – è un lavoro che apre una porta per arrivare a radici profonde e non comporta necessariamente una premessa religiosa o di fede, perché molti elementi sono semplicemente una base comune della nostra esistenza. Accostarsi all’ebraico è in qualche modo anche un evento comunitario, perché restituisce la ‘realtà rimossa per eccellenza’ dalla nostra cultura e (per i credenti) dalla nostra fede. La base di ogni fondamento, il punto di partenza, della cultura ebraica sono le 22 lettere dell’alfabeto che sono, secondo la tradizione, anche gli elementi fondamentali di tutta la creazione. Quindi ogni lettera dell’alfabeto ha, per così dire, una sua origine, una sua storia, un suo significato ed una sua personalità. Il mistero di ciascuna di queste lettere è inoltre non soltanto nella forma o in ciò che rappresenta, ma anche nella maniera in cui avviene il tracciato della sua scrittura; così ‘la parola’, che è alla base di tutta la genesi dell’universo, si è conservata proprio in queste lettere ed ogni lettera a sua volta ripete il miracolo della creazione stessa ogni volta che viene riprodotta e ricomposta”.

“Le prime due lettere dell’alfabeto ebraico sono Aleph e Beth – si legge ancora sulla nota di presentazione dell’incontro – e per conseguenza tradizionalmente con la parola ‘alephbeth’ si intende tutto l’alfabeto. In seguito i greci, una volta importati i segni dai fenici, li chiameranno ‘alphàbetos’, proprio sull’esempio della tradizione mediorientale. Oggi paradossalmente l’ebraismo è tornato di moda. E non nel senso che si può credere. Nel senso purtroppo che stiamo nuovamente ricadendo negli errori (orrori) storici dell’antisemitismo. Ma da sempre l’antidoto alla cultura primitiva della violenza e dell’intolleranza è la conoscenza. E allora se l’ignoranza del terzo millennio ci vuole imporre tutta la sua inconsistente arretratezza, il modo migliore per reagire è mettersi a studiare”.

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La fotografa Rori Palazzo rilegge la Natività di Caravaggio

All’oratorio di San Lorenzo di Palermo si inaugura la decima edizione di Next. Come ogni anno, un artista contemporaneo reinterpreta l’opera trafugata nel 1969

di Redazione

Tutto pronto all’Oratorio di San Lorenzo di Palermo per l’inaugurazione della decima edizione di Next. Come ogni anno, un artista contemporaneo rilegge la Natività di Caravaggio, quadro trafugato la notte tra il 17 e 18 ottobre del 1969 nella stessa chiesa. Protagonista della nuova edizione è Rori Palazzo che, mantenendo tema e dimensioni del perduto capolavoro, ha affrontato l’arduo compito di andare oltre a un insanabile vuoto, ricreando la sua Natività attraverso l’uso del mezzo fotografico.

L’oratorio di San Lorenzo

La sua istantanea allude all’albero della vita. In una composizione piramidale, costruita con l’eleganza compositiva che contraddistingue la sua produzione, mette in scena in uno stesso tempo la nascita, il compianto e la resurrezione. L’archetipo della grande madre è interpretato nella sua complessità; in essa convivono la forza generatrice e distruttrice, la buona e la cattiva madre, il ventre femminile e la testa maschile. Un’opera di grande impatto visivo che, nella sua chiarezza formale, rimanda ad un’iconografia arcaica, mitologica e, per la sua forza spiazzante, estremamente attuale.

La rassegna, ideata e curata dall’associazione Amici dei Musei Siciliani, giunge qui al suo decimo anniversario. Sarà possibile fruire dell’opera fino al 17 ottobre del prossimo anno, anniversario di un tragico furto e al contempo preziosa occasione per rievocare alla memoria un capolavoro senza eguali del quale, oggi più che mai, si anela a un provvidenziale rinvenimento.

L’opera sarà visibile tutti i giorni dalle 10 alle 18, il 31 dicembre dalle 10 alle 14 e l’1 gennaio dalle 14 alle 18.

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“Intermezzo” a Villa Zito, ultimo appuntamento con Gili Lavy

Si chiude la rassegna di videoarte curata da Agata Polizzi, in cui racconto al femminile è diventato mappa per decifrare il contemporaneo

di Redazione

Un racconto di artiste, uno sguardo privilegiato su diversi aspetti della realtà contemporanea attraverso punti di vista singolarissimi e profondi. È il filo conduttore di Intermezzo 2019, la rassegna di videoarte curata da Agata Polizzi per Fondazione Sicilia. In questa seconda edizione, il racconto al femminile è diventato mappa per decifrare il contemporaneo. Dopo gli “sguardi” di Rä Di Martino, Lina Fucà ed Elisabetta Benassi, oggi alle 18.30 a Villa Zito si inaugura l’ultimo appuntamento della rassegna con Gili Lavy, con Acreage. Interverrà Eleonora Lombardo, scrittrice e giornalista.

Villa Zito

Un’installazione video multicanale attraverso cui l’artista esplora i vari significati con cui la terra viene codificata come territorio. Per indagare sul tema, il lavoro mette in scena le dinamiche di contesti sociali costruiti su storie collettive, e sulla percezione errata della realtà, di cui spesso sono cariche. Ne consegue la messa in discussione di certezze granitiche che governano concetti esistenziali e credenze: bacini in cui in cui le realtà vengono spesso (e arbitrariamente) travasate. Attraverso la mancanza di una narrazione apparente, insieme a un forte riferimento ai concetti di assenza e invisibile, Acreage mette in discussione anche l’idea di confine, sempre al centro di controversie e tensioni. Terra, dunque, come un archivio di informazioni, che Gili Lavy interpreta come un vuoto, lasciando allo spettatore il compito di sopportare l’immobilità dello spazio, senza il senso di una condizione riconoscibile precisa o di un inizio o una fine coerenti.

“Questa edizione di Intermezzo ha certamente il merito di avere offerto un punto di vista direi unico sul mondo contemporaneo. Le artiste – afferma Raffaele Bonsignore, presidente di Fondazione Sicilia – si sono soffermate ognuna su aspetti totalmente diversi, tutti stimolanti e originali”. La mostra sarà aperta fino al 27 gennaio.

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Pittura “a lume di notte” da Capodimonte all’Abatellis

In mostra nella Galleria regionale della Sicilia la Natività di Matthias Stomer della collezione del museo nazionale napoletano

di Redazione

Palermo, Napoli e Parigi. Tre città unite unite nel segno dell’arte. La collaborazione fra la Galleria regionale di Palazzo Abatellis del capoluogo siciliano, il museo Capodimonte a Napoli e il Petit Palais, darà vita alla mostra “A lume di notte”, che si inaugura all’Abatellis domenica 22 dicembre alle 10,30 e resterà aperta fino al 26 febbraio. Per la mostra “Luca Giordano” in corso a Parigi e che successivamente andrà a Napoli è stato richiesto “Il ratto di Deianira” di Luca Giordano delle collezioni di Palazzo Abatellis. Il prestito dell’opera, inteso come collaborazione fra i tre istituti, ha dato l’opportunità a Sylvain Bellenger direttore del Museo Nazionale di Capodimonte e Evelina De Castro direttore della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis, di individuare un’opera dalle collezioni di Capodimonte da porre in dialogo con le collezioni di Palazzo Abatellis per una iniziativa da svolgersi in concomitanza con la mostra di Luca Giordano. Il Petit Palais ha sostenuto gli oneri della operazione.

La locandina della mostra

Mantenendo l’attenzione sul secolo d’oro della pittura, la scelta è ricaduta su di un dipinto di Matthias Stomer la cui fortuna nell’Italia meridionale degli anni quaranta del Seicento ha unito Palermo e Napoli, con opere oggi presenti nei rispettivi musei. Il focus dell’esposizione di Palazzo Abatellis intorno alla Natività di Stomer delle collezioni di Capodimonte, riguarda la pittura a lume di notte, riprendendo le parole con cui i contemporanei descrivevano il filone tanto richiesto di soggetti iconografici ambientati in notturni illuminati da luce artificiale, tizzoni, candele, lampade o luce prodigiosamente promanante da una fonte interna all’opera per creare un effetto di particolare plasticismo, efficacia e verità nella resa di anatomie,  panneggi e di tutti gli elementi della composizione iconografica. Derivata da Caravaggio, la ricerca sulla luce, carica di significati e determinante un linguaggio nuovo, diviene un genere a se stante, molto richiesto e di cui diedero ampia prova numerosi artisti stranieri, fiamminghi e francesi già sensibili al realismo in pittura e attratti a Roma dalla rivoluzione caravaggesca.

Luca Giordano, Il Ratto di Deianira

Sia a Napoli che a Palermo fra presenze attive di artisti quali lo Stomer e arrivi di opere richieste per collezioni private o raccolte religiose e altari di chiese, la pittura a lume di notte ebbe grande diffusione. Allo Stomer di Capodimonte la mostra affianca altra opera dell’artista presente nelle collezioni Abatellis e altri due dipinti, del fiammingo Gerard Seghers e del francese Simon Vouet, opere presenti in antico in Sicilia e a Palermo a testimoniare la vivacità del panorama del tempo in cui la circolazione di opere e artisti è segno di partecipazione e aggiornamento culturale.

La mostra è aperta da martedì a venerdì, dalle 9 alle 19. Sabato, domenica e festivi dalle 9 alle 13,30. Lunedì chiuso.

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La Giornata dell’opera dei pupi siciliani al Museo Pasqualino

Dieci compagnie di pupari si esibiranno in tutta la Sicilia nell’ambito delle iniziative dedicate alle eredità immateriali riconosciute dall’Unesco

di Redazione

Un anno ricco di eventi per il Museo delle marionette Antonio Pasqualino, che ha saputo coniugare l’attività accademica con le iniziative culturali e le rassegne teatrali. E poi le presentazioni di libri, il teatro per bambini, i laboratori, le visite guidate. L’ultimo appuntamento del 2019 è previsto per domenica 29 dicembre, con la Giornata dell’opera dei pupi siciliani, organizzata dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari – Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino. Una giornata che si inserisce nell’ambito delle iniziative dedicate alle eredità immateriali riconosciute dall’Unesco.

Il Museo Pasqualino

Saranno dieci le compagnie di pupari (veri e propri custodi di questo patrimonio orale) a esibirsi in tutta la Sicilia, con un intenso programma che si svolgerà dalle 11 alle 19. Otto i comuni siciliani coinvolti: Alcamo, Carini, Catania, Mascalucia, Messina, Palermo, Siracusa e Sortino (qui il programma completo).

Sul solco della Convenzione Unesco del 2003 per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale e delle direttive operative Unesco per la sua attuazione, la Giornata dell’opera dei pupi siciliani è stata istituita per sensibilizzare sulla salvaguardia di un patrimonio come quello del teatro dell’opera dei pupi siciliani, dichiarato nel 2001 “Capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità”. L’evento è promosso dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, soggetto referente della Rete italiana di organismi per la tutela, promozione e valorizzazione dell’Opera dei pupi.

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Palermo rende omaggio all’arte di Giusto Sucato

Si inaugura a Palazzo Sant’Elia una grande mostra antologica con un centinaio di opere realizzate tra il 1980 e il 2016

di Redazione

La parabola artistica di Giusto Sucato, tra invenzione e memoria. Oltre trent’anni di lavoro racchiusi in una grande mostra che si inaugura il 23 dicembre a Palermo, nelle sale di Palazzo Sant’Elia. Un centinaio di opere del pittore e scultore di Misilmeri, realizzate tra il 1980 e il 2016, saranno esposte in un’antologica curata da Nicolò D’Alessandro e voluta da Pablo Sucato, figlio dell’artista scomparso tre anni fa, che ha custodito in questi anni le opere del padre.

Giusto Sucato (foto Giovanni Franco)

Animato da una personalissima ricerca artistica sempre ancorata al territorio, Giusto Sucato fu maestro nel ridare vita agli oggetti d’uso quotidiano, riassemblati e rianimati in forme nuove. “Ha rivisto porte, pavimenti rivestiti con ceramiche decorate e rattoppi di cemento, pareti con decorazioni damascate, tetti, lamiere, legni e chiodi trasformati in altro – scrive D’Alessandro nella nota critica sul catalogo della mostra – . Ha ricercato e rintracciato porte abbandonate di vecchie case di Misilmeri, di Godrano e dei paesi vicini, ha recuperato vecchie sedie, sfruttandone le caratteristiche stesse. Ha formulato, così, attraverso materiali di scarto e recuperi impensabili, tra invenzione e memoria, un’arte di denuncia e nello stesso tempo una sorta di poetico approccio alla realtà, risignificandola”.

Protagonista insieme a Francesco Carbone di quel laboratorio culturale che negli anni ’80 del secolo scorso fu Godranopoli, Sucato è stato un artista prolifico e vivace, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi. Così lo ricorda il giornalista e amico Giovanni Franco, in una sua testimonianza riportata nel catalogo: “A casa sua, piena zeppa di opere anche di altri suoi ‘colleghi’, seduti intorno ad un tavolo per assaporare un piatto di spaghetti con la salsa di pomodoro, illustrava nuovi progetti in cantiere e rammentava episodi passati: quando, ad esempio incontrava Renato Guttuso in quello che era il chiassoso mercato della Vucciria dove, per un periodo, Sucato, gestì un locale per la vendita di vino, sfuso chiamato u Pirtusiddu”. “Erano tanti gli episodi da rammentare insieme – prosegue Franco – . Guai ad interromperlo. Ogni suo gesto o giornata passata insieme a lui all’insegna dell’ironia e della raffinata intelligenza rimangono impresse nella mia memoria”.

Giusto Sucato al lavoro (foto Giovanni Franco)

L’antologica, organizzata dalla Fondazione Sant’Elia e visitabile fino al 28 febbraio, attraversa tutto il percorso artistico di Sucato: dai disegni alle pitture, fino alle tante sculture, installazioni in legno, ferro, totem, sedie, libri e altre composizioni realizzate la maggior parte con materiali imprevedibili. “Questa mostra è un atto doveroso di omaggio ad un artista pregevole, è un conforto a quanti, familiari ed amici, – dice il sindaco Leoluca Orlando –  lo hanno conosciuto e apprezzato, è anche la conferma del contributo di cambiamento che proietta l’artista nel futuro, più avanti della stessa realtà che lo circonda”.

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Un weekend di passeggiate artistiche tra i vicoli del Capo

Un itinerario che intreccia teatro, musica e animazione per i bambini all’interno del quartiere dove si trova lo storico mercato palermitano

di Redazione

Un percorso artistico per le strade del quartiere Capo, che intreccia teatro, musica, animazione per i bambini e la storia di Palermo con tutte le sue bellezze. Tutto pronto per la terza edizione della manifestazione “Da Capo a Capo”. La due giorni, sabato 4 e domenica 5 gennaio 2020, è organizzata dall’associazione Cias-La Guilla che gestisce il piccolo Teatro alla Guilla di via Sant’Agata alla Guilla 18, proprio nel cuore del quartiere, con il sostegno dell’assessorato alle Culture del Comune di Palermo, all’interno delle manifestazioni del periodo natalizio pensate per il centro storico.

Il mercato del Capo

“Da Capo a Capo”, con la direzione artistica di Valerio Strati, è un progetto che parte dal basso, dai residenti, dagli artigiani e dai commercianti del mercato storico che hanno voluto fortemente mostrare un volto diverso del Capo, che per due giorni diventa luogo di creatività, di arte e di condivisione. Immaginando un’asse che da Porta Carini arriva fino alla Cattedrale, passando per vicolo Maestro Cristofaro, piazzetta della Mercede, piazza Beati Paoli e piazzetta Sant’Agata alla Guilla e terminando al Teatro alla Guilla, si vuole valorizzare una zona del centro storico vicina ai siti Patrimonio dell’Unesco, conosciuta principalmente per il mercato del Capo.

L’idea è quella di intrecciare gli happening performativi previsti lungo l’asse del mercato del Capo con le attività quotidiane di artigiani e commercianti e con quella dei residenti.  Si può scegliere di seguire in autonomia i singoli eventi in programma o di partire con il gruppo delle passeggiate, guidate dal giornalista Mario Pintagro, a partire da Porta Carini agli orari indicati (sabato 4 gennaio alle 16 e alle 17,30 e domenica 5 gennaio alle 10,30 e alle 12). Le passeggiate prevedono quattro tappe con le performance artistiche (fra narrazione, canto e danza) di Sandro Dieli, Valentina Barresi, Rosario Palazzolo, Anton Giulio Pandolfo, Maria Grazia Saccaro e Giuseppe Muscarello. Alle 18, infine, spazio dedicato anche ai bambini, in entrambe le giornate. La partecipazione agli eventi della manifestazione è gratuita.

(Foto di Jorge Franganillo)

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Le Vie dei Tesori, ultimi concerti di Natale con Aida Satta Flores

La cantautrice si esibirà a Palermo nella chiesa del Santissimo Salvatore e nell’auditorium comunale di Naro

di Redazione

Continua la sorpresa natalizia del festival Le Vie dei Tesori: dopo il “Christmas tango” che ha accolto i visitatori tra i putti dell’oratorio di San Mercurio, ecco altri due concerti della cantautrice Aida Satta Flores che si muove tra canzoni, immagini e luoghi del cuore: il suo live “Nell’andare”, dopo Marsala, approda sabato 28 dicembre alle 21, nella meravigliosa chiesa del Santissimo Salvatore, a Palermo (qui per prenotare), e passa poi domenica 29 dicembre, alle 19 nell’auditorium del borgo barocco di Naro.

Oratorio del Santissimo Salvatore

Ad accompagnare Aida ci sarà la sua band: Alessandro Valenza al pianoforte, Davide Inguaggiato al contrabbasso, Davide Rizzuto al violino. Per Aida si tratta solo di parole: che hanno un certo peso, soprattutto quando parlano di bellezza, poesia, coraggio, voglia di fare, giustizia, amore. Questa signora innamorata della musica sta costruendo i suoi concerti attorno al concetto del Natale che diventa invisibile e visibile filo conduttore per un vivere civile, di pace, fratellanza, condivisione. Le immagini e la digital art di Leonardo Bruno susciteranno una comunanza di stupori, meraviglie e visioni.

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Le vie dei Tesori News

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