La torre di Menfi rischia di crollare, un appello per salvarla

Dopo le alluvioni dello scorso novembre, il monumento simbolo del borgo marinaro di Porto Palo è minacciato da una frana

di Lilia Ricca

È il simbolo di Menfi e oggi rischia di crollare. Le alluvioni dello scorso novembre hanno causato danni incalcolabili a diverse città del Belìce, tra cui Sciacca e Menfi. Affacciata sul mare africano, meta di migliaia di turisti, ogni anno, soprattutto in estate, la torre anti-corsara di Menfi, che sovrasta il borgo marinaro di Porto Palo è in pericolo. A lanciare l’allarme sono i cittadini e le istituzioni, per mettere in sicurezza il monumento preoccupati per l’incolumità di un luogo che racchiude storia, memoria e ricordi, il cui rischio è dovuto da una frana ai piedi dell’edificio e ad una seconda frana in una curva a gomito sotto la torre, attualmente in vistoso movimento.

La frana sotto la torre

Centinaia di scatti racchiudono il panorama che si gode dalla torre, una terrazza affacciata sul mare da cui ammirare il tramonto e la costa agrigentina. Qui, dove, 500 anni fa, sotto il dominio spagnolo, i temibili pirati saraceni che minacciavano di attraccare la costa meridionale siciliana, venivano avvistati e cacciati via.

La torre d’avvistamento

È il 1583 e siamo sotto la dominazione di Carlo V d’Asburgo. Il progetto, per volere del vicerè di Sicilia Juan de Vega viene affidato all’architetto e ingegnere militare fiorentino Camillo Camilliani, che collaborò alla realizzazione della famosa fontana di piazza Pretoria a Palermo, e progettò gran parte delle torri di guardia che punteggiavano le coste siciliane durante la dominazione spagnola.

Le case di Porto Palo minacciate dalla frana

In uso fino ai primi anni dell’Ottocento, la sua posizione sopraelevata consentiva di dominare gran parte del litorale mediterraneo. Costruita con mattoni di pietra e ornata da una merlatura, di cui si conserva una mensola che doveva reggere gli ornamenti, la torre, con base tronco piramidale di 10,90 metri e fusto a base quadrata di 11,50 per 11,75 metri, si sviluppa su due livelli. Un’ampia terrazza era adibita a magazzino di artiglieria e armi. Al pianoterra, una cisterna ad uso merci conservava quello che arrivava dal porto.

La torre e il belvedere

Rimasta negli anni in ottime condizioni, la sua posizione domina l’antico insediamento di pescatori dalle bianche casette, che hanno conservato l’antica fisionomia, affacciandosi sul porticciolo di Menfi. Antico approdo orientale della vicina Selinunte, testimonianza di questi traffici ne sono i ritrovamenti subacquei e un relitto di nave onoraria romana naufragata tra il Secondo e il Primo secolo avanti Cristo, vicino all’attuale molo di ponente.

A Palazzo Montalbo i segreti delle opere d’arte svelati dalle restauratrici

Tante esperienze in programma per il quarto weekend delle Vie dei Tesori a Palermo: apre le porte il Centro regionale per la Progettazione e il restauro

di Ruggero Altavilla

Scoprire i segreti di affreschi, arazzi, reperti archeologici, fotografie d’epoca, con la guida esperta di restauratrici, che spiegheranno passo passo il lavoro di recupero in corso. È la nuova esperienza in programma, sabato 23 ottobre, dalle 9 alle 12,30, per il quarto weekend delle Vie dei Tesori a Palermo. Aprirà le porte Palazzo Montalbo, in via dell’Arsenale, sede del Centro regionale per la Progettazione e il restauro, un prezioso edificio storico con una splendida terrazza sul porto della città (qui per prenotare).

Palazzo Montalbo

Con le restauratrici si potranno ammirare affreschi, un arazzo, un rostro della battaglia delle Egadi, due album fotografici storici, e apparecchiature fotografiche di fine Ottocento. Ma il palazzo è già da solo una scoperta. Costruito dal duca di Montalbo su edifici preesistenti connessi alla vicina tonnara di San Giorgio, racconta l’urbanizzazione avvenuta a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento lungo l’allora via del Molo.

 

Ma sono tante altre le esperienze in arrivo per il prossimo weekend. Si potrà tornare all’Orto Botanico, aperto sabato sera dalle 20,30 alle 21,30 dove gusterete anche un ottimo calice di vino (qui per prenotare). E sempre all’Orto, da giovedì 21 a domenica 24, dalle 19,20 alle 22,20, ultimi giorni per scoprire Anima Mundi, il videomapping immersivo tra le piante secolari, qui per prenotare).

Lisca Bianca

Meteo permettendo, torneranno anche le esperienze di mare. Da non perdere il giro in barca, tra l’Arenella e l’Acquasanta, per ammirare la Grotta della Regina e la Grotta del Ninfeo, inglobata all’interno del porticciolo della Lega navale italiana che l’ha riportata alla luce (dalle 9,30 alle 15,30, qui per prenotare). Ma tornerà anche il tour su Lisca Bianca per scoprire lo skyline su Palermo (dalle 9,30 alle 14,30, qui per prenotare).

Voli in Piper

Tante anche esperienze tra parchi e giardini, sabato e domenica dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 15 alle 17, torna quella a Villa Tasca, tra i viali immersi nella lussureggiante vegetazione, ma anche all’interno dei saloni del piano nobile (qui per prenotare), mentre, sia sabato che domenica, si potrà seguire un percorso esperienziale tra Mediterraneo e tropici al Gitto Garden (qui per prenotare). Chi, invece, vuole cimentarsi in una lezione di golf, dovrà andare a Villa Airoldi, in un campo professionale a nove buche nel cuore nella città (qui per prenotare). Tornano anche questo weekend i voli in Piper dall’aeroporto di Boccadifalco (qui per prenotare), mentre, se si vuole restare con i piedi per terra, si potrà andare a Punta Raisi osservando decolli e atterraggi dalla terrazza dello scalo, normalmente chiusa al pubblico (qui per prenotare).

Gli affreschi di San Francesco di Paola

Rientrando in città, tantissime le esperienze tra ex fabbriche, musei, chiese, eremi e cimiteri monumentali. A partire dalla visita all’ex Manifattura Tabacchi, con una mostra speciale a cura dell’associazione Ascosi Lasciti dedicata all’immenso patrimonio dismesso e abbandonato della Sicilia (qui per prenotare). Ci sono poi gli affreschi ritrovati nel chiostro dell’ex convento di San Francesco di Paola, oggi sede della caserma Ruggero Settimo, dove da poco si è inaugurato il polo culturale dell’Esercito (qui per prenotare). Nello stesso luogo, si potrà visitare un Museo della Guerra che raccoglie un patrimonio di cimeli di proprietà delle associazioni combattentistiche e d’Arma (qui per prenotare). Ve ne abbiamo parlato anche in questo articolo.

Santa Maria di Gesù

Nel cuore del centro storico, una visita al tesoro dei gesuiti nel complesso di Casa Professa, tra paliotti, casule e paramenti in un allestimento straordinario (qui per prenotare); mentre soltanto il sabato sera si potrà salire sui tetti della chiesa di Santa Caterina, una terrazza affacciata sul centro storico (qui per prenotare). Alle porte della città, si potrà tornare al convento di Santa Maria di Gesù: sabato e domenica i frati condurranno un percorso lungo i sentieri di Monte Grifone, fino ai luoghi in cui vissero il beato Matteo, Fra’ Innocenzo e San Benedetto il Moro (qui per prenotare); ma sempre a Santa Maria di Gesù, si potrà visitare il cimitero monumentale con tante cappelle gentilizie, a iniziare da quella dei Florio, con le tombe di Vincenzo, Ignazio e donna Franca (qui per prenotare).

Museo del Costume

Da non perdere, poi, la visita al Museo del Costume Raffaello Piraino, con oltre cinquemila capi di abbigliamento e accessori che provengono da famiglie siciliane di epoche tra il 1700 e il 1950 (qui per prenotare). Apre anche quest’anno la casa-museo “Stanze al Genio” a Palazzo Torre Pirajno, che custodisce una ricca collezione di antiche mattonelle di maiolica (qui per prenotare). Mentre sabato, dalle 10 alle 13, i docenti del dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo sveleranno le 34 gigantesche tavole didattiche dell’Ottocento che servivano a Giovan Battista Filippo Basile a illustrare ai suoi allievi la storia dell’architettura italiana (qui per prenotare).

Le terracotte di Vizzari

Se al Museo Pasqualino, tutti le domeniche alle 11, si potrà partecipare a laboratori per i più piccoli (qui per prenotare), allo Stand Florio, tutti i sabato alle 10, in programma laboratori creativi che spaziano dalla pittura, alla scultura, dalla ceramica al disegno e alla fotografia (qui per prenotare). Infine, riapre le porte anche la piccola bottega di Vincenzo Vizzari, che da un quarto di secolo fonde la conoscenza dell’architettura e del disegno a rilievo con l’abilità del ceramista per creare perfette miniature in terracotta monocromatica dei più celebri monumenti palermitani e di altre città della Sicilia (qui per prenotare)

Per tutti gli altri appuntamenti del Festival a Palermo cliccare qui. Per informazioni telefonare allo 0918420253, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

Gite in barca, bagni “sonori” e voli in Piper: tutte le esperienze del secondo weekend

Le Vie dei Tesori entra nel vivo nelle città di questa prima parte del Festival. Tanti appuntamenti in programma sabato 18 e domenica 19 settembre

di Ruggero Altavilla

Bagni “sonori” per risvegliare le energie nascoste, voli in Piper, percorsi benessere nelle saline, gite in barca e tra le cantine, per poi incontrare custodi di mestieri antichi. Sono davvero tante le esperienze di questo secondo weekend de Le Vie dei Tesori nelle prime città settembrine. Un Festival che sabato 18 e domenica 19, entrerà nel vivo anche con tante passeggiate (qui per scoprirle tutte) e centinaia di luoghi aperti, da un capo all’altro della Sicilia (qui per prenotare i coupon).

 

 

TUTTE LE ESPERIENZE DEL SECONDO WEEKEND

BAGHERIA

Bagno sonoro all’Arco Azzurro

A Bagheria, che torna per il secondo anno consecutivo al Festival, c’è l’imbarazzo della scelta. Sabato 18 e domenica 19 settembre, alle 14 e alle 16,30, in programma una passeggiata in barca alla scoperta del golfo di Santa Flavia (qui per prenotare). Si partirà da Porticello per navigare lungo la costa, ammirando dal mare il Castello di Solanto, lo scoglio della Formica, la cappella di Maria Santissima del Lume o la prospettiva inedita del faro di Capo Zafferano. Sempre sabato e domenica, alle 9,30, torna, poi, il battesimo del mare, un’immersione per scoprire i fondali di Porticello con un sub esperto (qui per prenotare). All’Arco Azzurro, soltanto domenica alle 19 da non perdere le lezioni di yoga, con la guida degli esperti di meditazione e suonoterapia, Anna Gagliano e Marco Mineo. Ci si immergerà in un vero “bagno sonoro” che permette di produrre onde cerebrali particolari che hanno un effetto diretto sia sulla psiche (qui per prenotare). Infine, sabato e domenica alle 10 e alle 17, un’esperienza inedita con 21 donne di Aspra, che racconteranno in modo originale storie e personaggi della borgata marinara (qui per prenotare).

MONREALE

Forno Litria a Monreale

A Monreale esperienze per tutti i sensi: dalle gioie del palato a quelle della vista. Si parte sabato 18 settembre alle 15 e alle 17 con la visita al Forno Litria, dove nasce il famoso “pane”, tondo, bruno, alto e croccante, con la mollica dorata del colore del grano, e l’inconfondibile odore di legna d’ulivo (qui per prenotare). Sempre sabato, dalle 11 alle 13,30, una visita speciale al Mam, Museo dell’arte del mosaico, nato con l’obiettivo di recuperare una tradizione artigianale del tutto unica, e nello stesso tempo, di elaborare nuove tecniche e materiali (qui per prenotare). Infine, domenica 19 settembre alle 10 e alle 14, nel tradizionale quartiere Ciambra, si potrà visitare la bottega dove nascono le tessere dei mosaici e si potranno seguire le tecniche artigianali di lavorazione (qui per prenotare).

TRAPANI

L’ultimo corallaio Platimiro Fiorenza

Tante le esperienze anche a Trapani, quasi tutte legate al mare, che è un tutt’uno con la città. Sia sabato che domenica, alle 17, alla salina Culcasi di Nubia, un percorso sensoriale al museo etnografico nell’antica fattoria-fortezza del ‘600 con il grande mulino a vento (qui per prenotare). Soltanto questo sabato e il prossimo, si potrà scoprire il regno di Platimiro Fiorenza, l’ultimo corallaio, inserito tra i Tesori Umani Viventi tutelati dall’Unesco (qui per prenotare). Sabato e domenica dalle 10 alle 17, tornano le amatissime visite al Castello della Colombaia, sabato e domenica dalle 10 alle 17, raggiungibile in barca (qui per prenotare) e infine sabato alle 17 una speciale visita teatralizzata in compagnia di Donna Clotilde nelle sale di Palazzo D’Alì, oggi sede del Municipio (qui per prenotare).

MARSALA

Il Museo Whitaker di Mozia

Ricco weekend a Marsala, che punta sulla piccola isola di Mozia con tre esperienze uniche. Sabato alle 10,30 e alle 16, in compagnia dell’archeologa della Fondazione Whitaker, Maria Pamela Toti, si indagheranno le antiche divinità adorate a Mozia, osservando gli edifici portati alla luce dagli scavi e i materiali esposti nel museo (qui per prenotare). Domenica alle 12, un’imperdibile colazione in stile “british”, un ricco breakfast anglosassone con piatti della cucina mediterranea, sulle note di una chitarra, preceduto da una visita nell’isola seguendo le tracce di Giuseppe Whitaker (qui per prenotare). Sempre domenica, alle 10,30 e alle 16, a “Pip” Whitaker sarà dedicata un’esperienza di visita agli scavi, usando come guida il libro e le fotografie realizzate dal Whitaker (qui per prenotare).

Isola Lunga dal Piper

Ma le esperienze a Marsala proseguono con l’atteso ritorno dei voli in piper sullo Stagnone, sabato e domenica dalle 10 alle 14 (qui per prenotare). Si partirà dall’aeroporto di Birgi su un piper sportivo, venti minuti tra decollo, volo e atterraggio, con un massimo di tre passeggeri per ogni velivolo, condotto da pilori di grande esperienza. Ma lo Stagnone lo si potrà ammirare anche dal mare, con una piacevolissima gita in barca, sabato e domenica dalle 10 alle 18,30 (qui per prenotare). Gli stessi giorni, dalle 10 alle 18, torna anche il percorso benessere alle Saline Genna, dallo scrub purificatore, all’inalazione dei vapori per liberare le vie respiratorie (qui per prenotare). Infine, c’è l’imbarazzo della scelta tra le esperienze in sei cantine storiche del territorio (qui per sceglierle e prenotare i coupon).

MAZARA DEL VALLO

Tenuta Cavalier Mandina

A Mazara è già sold out l’esperienza tra gallerie, caverne e giardini integrati nella città, ma c’è ancora posto sabato 18 settembre alle 18, per visitare la Tenuta Cavalier Mandina (qui per prenotare). Un’esperienza che prevede la degustazione dell’olio extravergine d’oliva macinato a freddo, e miele, tutti e due prodotti dalla stessa tenuta. Ma si assaggeranno anche “pane cunzato”, bruschette con patè di olive e con pomodori secchi, rianata, olive condite, caponata di melanzane, ricotta o formaggio stagionato con miele, un bicchiere di vino.

ENNA

Una delle illustrazioni della Guida a Enna

Enna, al suo debutto al Festival, ha organizzato un’esperienza per i più piccoli. Sabato e domenica dalle 10,30 alle 13, esperti pedagogisti insieme alla scrittrice di libri per ragazzi, Lietta Valvo Grimaldi condurranno un laboratorio alla scoperta della città. La scrittrice ha pubblicato la sua Guida alla città di Enna per ragazzi, e la presenta nella Biblioteca Comunale (qui per prenotare).

CALTANISSETTA

Torrone Geraci

Un’esperienza “dolcissima” a Caltanissetta, sabato dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19, allo storico torronificio Geraci, dove si scopriranno i segreti della preparazione di questo dolce nato dalle materie prime del territorio (qui per prenotare).

 

CALTAGIRONE

Laboratorio dei fischietti a Caltagirone

Sabato e domenica alle 16 si potrà scoprire la tradizione dei fischietti di Caltagirone, che ha origini molto remote, e mischia elementi ludici, magici, rituali, scaramantici (qui per prenotare). Si visiterà un laboratorio per comprendere come nascono questi piccoli tesori tradizionali. Se ne producono tantissimi, di forme diverse (personaggi, animali, fiori, santi) e a colori vivaci. Tipico è il fischietto ad acqua (riscignolu) che quando si soffia fischia con un gorgheggio che imita il verso dell’usignolo.

NOTO

Museo Civico di Noto

A Noto si festeggiano i cento anni della Marionettistica dei Fratelli Napoli di Catania, con una mostra sulla centenaria compagnia catanese e un focus sul ruolo delle donne nella tradizione dell’Opera dei Pupi. Appuntamento al Museo Civico, sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18 (qui per prenotare).

Per informazioni su tutti gli altri luoghi ed esperienze del festival visitare il sito https://leviedeitesori.com/festival-le-vie-dei-tesori/ o telefonare allo 0918420253, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

Il monastero basiliano di Frazzanò e quel bruco nell’orecchio di Ruggero

L’eremo di San Filippo di Fragalà, arroccato sui Nebrodi, è un luogo avvolto da leggende che adesso si prepara a rinascere grazie a nuovi restauri

di Giulio Giallombardo

Leggenda vuole che, in Sicilia al tempo dei normanni, un piccolo bruco si sia fatto strada dentro l’orecchio del piccolo Ruggero II. Ci troviamo tra i boschi dei Nebrodi, dove il figlio del conte Ruggero, ancora bambino, vede nel sonno mischie feroci, castelli presi d’assalto, nemici di Cristo urlare bestemmie oscene. Il bruco tormenta a tal punto il futuro re di Sicilia, che il padre prega San Filippo di liberare il figlio da quelle sofferenze. In cambio promette di far sorgere sul luogo una chiesetta e un rifugio quieto per gli eremiti, sparsi nella valle. Così, come per incanto, il bruco, lascia il suo nascondiglio sotto gli occhi del conte, mentre un aratro, trascinato da un toro e da una bianca vitella, segue l’insetto, segnando lo spazio dove sarebbe sorta la chiesa.

Il complesso monastico (foto Davide Mauro)

È lì che si trova ancora oggi, a tre chilometri da Frazzanò, il monastero di San Filippo di Fragalà, un capolavoro di architettura medievale, tra i più antichi monasteri basiliani della Sicilia. Qui visse per tre anni san Lorenzo da Frazzanò, al secolo Lorenzo Ravi, patrono del borgo, molto venerato anche in alcune zone della Calabria dove, si racconta, liberò Reggio da un’epidemia di peste. A dire il vero, il monastero, arroccato sulle pendici del monte Crasto, esisteva ancor prima dell’arrivo dei normanni. Sarebbe stato edificato da Calogero di Calcedonia nel 495 e poi ampliato da Ruggero d’Altavilla, dopo il “miracolo” di San Filippo.

Finestra con decorazione a lisca di pesce

Nello stesso edificio visse il santo monaco Gregorio, al quale il conte Ruggero concesse beni per ricostruirlo e al quale furono concessi favori e protezione anche dalla regina Adelasia. Di questo ne è testimonianza un diploma bilingue in greco e arabo del 25 marzo 1109 della stessa Adelasia, attualmente il più antico scritto europeo su carta che si conosca, conservato all’archivio di stato di Palermo. Il monastero raggiunge il suo massimo splendore, sotto i normanni e con gli aragonesi inizia la decadenza, fino a quando, nel 1866 fu gradualmente abbandonato dai benedettini che, nel frattempo, avevano preso il posto dei basiliani.

 

Oggi l’edificio ha resistito ai secoli, mantenendo integre alcune strutture originarie. La chiesa, che ha mantenuto l’impianto con le tre absidi, tipiche del rito greco, conserva ancora preziosi affreschi bizantini che raffigurano santi, angeli e vescovi. Nel 2000, a distanza di più di un secolo dall’esodo dei monaci nel 1866, il monastero, oggi interamente di proprietà comunale, è stato riaperto al pubblico dopo alcuni restauri. Dal 2014 ospita alcuni concerti del Frazzanò Folk Fest, diventato punto di riferimento per la musica etnica popolare del Sud Italia, ma anche altri eventi, spettacoli e incontri, diventando cuore della comunità nebrodense.

Affresco dell’abside centrale

“Il monastero è un luogo vivo, è il simbolo della nostra comunità, ma ha un potenziale ancora più importante che andrebbe valorizzato – spiega Marco Imbroscì, consigliere comunale, direttore artistico del Frazzanò Folk Fest e animatore culturale – purtroppo le risorse non bastano, ma presto inizieranno nuovi restauri, con un intervento di quasi 2 milioni di euro. La valorizzazione è prevista sia nell’area esterna, con panchine e una piccola area attrezzata, sia all’interno, recuperando gli affreschi bizantini e tutta la parte ovest su cui ancora non si è intervenuto. Speriamo che il nostro monastero, con questi nuovi interventi, possa essere ancora più vivo e riscoperto da turisti e residenti”.

Antiche strade di Sicilia, un archivio online le ripercorre tutte

Un progetto mette in rete una ventina di carte geografiche dell’Isola di epoche diverse, con l’obiettivo di creare una mappa multimediale dei tracciati storici

di Guido Fiorito

Una carta geografica con le antiche vie che percorrevano la Sicilia. Se tutto ciò è perduto, se non esiste, perché non ricostruirla con l’aiuto dell’informatica e della mappatura digitale? Questo traguardo si è posto Ignazio Caloggero, ragusano, appassionato di cultura siciliana e di informatica. Il progetto, intitolato Antichi cammini e itinerari storici di Sicilia – è inserito in un più vasto programma (si trova nel sito lasiciliainrete.it) che riguarda la catalogazione online dei beni culturali e naturali dell’Isola.

Mappa Totius Insulae et Regni Siciliae di Matthaus Seutter (1730-1760)

“È un’opera che ho iniziato venticinque anni fa – racconta Caloggero, presidente dell’Associazione italiana professionisti del turismo e operatori culturali -. Il fine è la creazione di itinerari turistici e culturali associati ai reali antichi percorsi. Il progetto si compone di varie fasi: l’analisi delle fonti e quindi delle carte geografiche antiche; la creazione di una carta archeologica multimediale della Sicilia, la creazione di una carta multimediale degli antichi percorsi storici; la creazione di una carta degli itinerari storici di Sicilia”.

Mappa della Sicilia in una Guida del Centro e Sud Italia del 1858

Sul sito sono pubblicate una ventina di carte geografiche che si possono ingrandire: ricostruzioni fatte da studiosi della mappa di antiche città come Siracusa al tempo di Gelone, carte dal Settecento in poi fino a quella della rete di regie trazzere del 1929. In rete sono già 7400 beni, la carta archeologica ed entro l’anno sarà messa online una prima carta degli antichi itinerari. Si tratta di work in progress: la carta archeologica segnala 1400 siti ma punta ad arrivare a 3000.

La carta del barone Samuel Schmettau (1721)

“Per ritrovare le antiche strade – continua Caloggero – mi servo delle carte antiche ma anche di strumenti moderni come Google Earth. Le carte fino alla metà dell’Ottocento sono più interessanti perché precedenti a quello sviluppo della viabilità che ha mutato il quadro delle antiche vie che in partenza seguivano la transumanza, gli spostamenti dei pastori con i loro greggi. Oltre alle strade più note esistevano, infatti, tantissime vie trasversali usate dalle culture contadine. Se si guarda la Sicilia dall’alto, incrociando i dati con quelli archeologici e storici, si possono ricostruire questi itinerari. I risultati degli studi saranno resi pubblici a disposizione della comunità scientifica, con fonti e metodologie utilizzate”.

Regni & Insulae Siciliae di Johann Baptist Homann (1747)

Un viaggio che parte dagli antichi testi, come la Tabula Peutingeriana, copia medievale di una antica carta romana, o l’Itinerarium Antonini (stazioni e distanze di epoca romana). Per ricostruire le antiche vie greche e romane. La prima ad essere pubblicata sarà la via Selinuntina, che portava da Siracusa, tagliando l’interno per Akrai, fino Gela, Akragas e Selinunte. Nomi evocativi, come le strade costiere definite “per maritima loca”. Per camminare prima con la mente e in futuro anche sui piedi.

L’antica Adranon che domina Sambuca, sito archeologico da riscoprire

Nell’area sono presenti le rovine di uno dei più importanti insediamenti greco-punici del Mediterraneo. Adesso rinasce grazie a una rassegna teatrale

di Lilia Ricca

Sono trascorsi due anni dai finanziamenti stanziati dalla Regione Siciliana, pari a cinquecentomila euro, per diverse campagne di scavo e restauro che hanno interessato alcuni dei siti archeologici siciliani, cosiddetti “minori”, con otto cantieri attivi nelle province di Palermo, Catania, Agrigento, Messina, Trapani, Enna e Ragusa. Due anni dall’istituzione degli altri 15 parchi archeologici siciliani mancanti per completare l’attuazione della legge regionale 20 del 2020.

I magazzini sotto l’acropoli di Adranon

Le province scelte per i finanziamenti miravano a zone su cui finora era stata posta poca attenzione, ma la cui importanza archeologica non è affatto da meno rispetto ad altri siti siciliani più conosciuti. Tra gli obiettivi dell’assessorato regionale ai Beni Culturali, dare lustro al grande passato della Sicilia con programmi di studio già avviati e strutturati che avrebbero consentito di far ritornare nella propria terra grandi studiosi andati via, garantendo quella tradizione scientifica indispensabile per lo studio del nostro passato.

La necropoli

Tra le aree interessate da questo grande intervento di rilancio non era, però, presente il sito archeologico di Monte Adranone, a Sambuca di Sicilia, nell’Agrigentino. Uno dei più alti e estesi siti archeologici del Mediterraneo, su cui l’amministrazione comunale e il Teatro l’Idea di Sambuca stanno lavorando già da tre anni. A circa mille metri sul livello del mare, pochi chilometri a nord dal centro abitato di Sambuca, al confine con le province di Trapani e Palermo sorge quella che Diodoro Siculo menzionava come Adranon, al tempo della prima guerra punica. Tra i siti archeologici più occidentali dell’Agrigentino, Adranone fu un insediamento indigeno occupato dai greci nel VI secolo avanti Cristo, colonia selinuntina, la cui storia si svolse nel contesto che derivava dal contatto tra l’area sicana ellenizzata e l’area elimo-punica, con una decisa prominenza punica riconoscibile nelle aree sacre, nell’impianto urbano e nelle opere di difesa, a partire dagli inizi del IV secolo, dopo il consolidarsi del predominio cartaginese nella Sicilia occidentale.

Carta archeologica di Monte Adranone

Le ricerche fatte finora dimostrano una violenta distruzione della città intorno al 250 avanti Cristo ad opera dei romani, con sporadiche presenze, forse guarnigioni di controllo, anche nel corso della seconda guerra punica. I primi scavi risalgono al 1968, promossi da Ernesto De Miro e continuati da Graziella Fiorentini. Da allora alcune campagne hanno portato alla luce la necropoli, la poderosa cinta muraria e vasti settori della città e dell’area suburbana, in gran parte ancora inesplorata. Il perimetro della città è costituito da una possente cinta muraria, a valle, di circa 5 chilometri, che circoscrive l’area delle due colline su cui si estende l’intero abitato. Due gli accessi principali, conservati sul lato settentrionale e su quello meridionale.

Gli scavi nella necropoli (a sud) hanno rivelato l’esistenza di sepolture distinguibili per tipologia e per tempo, in tombe a camera ipogeica, riferibili al VI-V secolo avanti Cristo, tombe a cassa con pareti costruite in blocchetti di marna e semplici sepolture terragne, del periodo ellenistico sovrapposte a quelle più antiche. Tra queste, la più importante, considerata tra le più interessanti tombe a camera della Sicilia è la tomba della Regina, costruita in conci squadrati in tufo, che definiscono una camera ipogeica lunga oltre due metri, con una copertura a falsa volta ed apertura preceduta da una breve “domos”, con accesso a pozzetto.

Il tempio dell’acropoli

Al momento della scoperta di questa tomba, nel 1885, sembra essere stato rinvenuto un corredo con vasi di bronzo e in ceramica verniciata e figurata, purtroppo oggi disperso. Recenti campagne di scavo, nel 1985-1988 hanno arricchito la conoscenza sulla necropoli rivelando una sequenza di sepolture. Per esempio, le tombe a cassa in pietrame, con sarcofagi litici o fittili, ossuari, aree di cremazione e recinti, oltre a ricchi corredi di ceramica attica e indigena e suppellettili bronzee. Nel sito, che domina la contrada collinare di Adragna, zona di villeggiatura dei sambucesi, da dove nelle nitide giornate primaverili si scorge la sagoma dell’isola di Pantelleria, sono stati rinvenuti diversi importanti reperti custoditi all’interno del Museo archeologico di Palazzo Panitteri, a Sambuca, istituito nel 2013, già esposti nell’Antiquarium dell’ex Monastero di Santa Caterina, mentre altri resti fanno parte delle collezioni del Museo Salinas di Palermo e del Museo Pietro Griffo di Agrigento.

Reperti di Adranon in mostra

Dall’interno di una tomba ipogeica è venuta fuori un’idria attica a figure rosse, con scena nuziale di significato funerario, oltre ad una padella bronzea con manico configurato “kouros”, che fu esposta nella grande mostra “I fenici” del 1988, curata dall’archeologo, studioso del mondo fenicio e punico Sabatino Moscati, a Palazzo Grassi a Venezia, oltre ad una brocchetta in bronzo di produzione etrusca. Reperti di Adranone, il colino bronzeo, lo strigile bronzeo, l’anfora e l’olpe bronzea sono stati esposti ad una mostra al National Museum di Pechino, in Cina, nel 2006, nella sezione “Continente Sicilia: 5000 anni di storia”, a cura dell’assessorato regionale ai Beni Culturali.

Nell’area archeologica sono visibili la fattoria, un grandioso edificio a pianta rettangolare, con un vasto cortile al centro, intorno al quale si dispone regolarmente, sulle quattro ali dell’edificio, la serie di circa trenta ambienti principali, molti con ripartizioni interne mentre il cortile era originariamente pavimentato con lastre di pietra locale, sotto il cui livello affiorano in vari punti i resti delle strutture precedenti e alcuni ambienti di case del V secolo avanti Cristo.

La cisterna dell’acropoli

Ancora il santuario delle divinità ctonie e la grande porta di accesso (sud) fiancheggiata da torrioni. Ci sono, poi, il santuario punico sotto l’acropoli e un grande edificio a pianta rettangolare, i magazzini sotto l’acropoli, aperti su un piazzale dove sono state rinvenute circa duecento monete in massima parte siculo-puniche, raccolte in un pavimento. L’acropoli si raggiunge attraversando la porta che si apre nella relativa cinta muraria delimitata da due torrette quadrangolari. Superando i resti di alcuni ambienti in pietrame, una rampa rocciosa conduce invece al piazzale sommitale detto “l’alto luogo”, su cui sorgeva il grandioso tempio punico. Un edificio a pianta rettangolare lunga 30 metri, con un grande recinto centrale a cielo aperto.

L’ingresso dell’area archeologica

Negli ultimi anni, il Comune di Sambuca e il Teatro L’Idea hanno promosso una rassegna teatrale per far conoscere il sito ai curiosi e agli appassionati. Quest’anno Monte Adranone ospiterà la rassegna dal titolo “Lucciole e silenzio”, a partire da domenica 8 agosto. “Sono in programma tre spettacoli, due in più rispetto al 2019, anno in cui abbiamo dato il via ad una rassegna completamente dedicata al sito archeologico sambucese”, dichiara la presidente del Teatro L’Idea Costanza Amodeo, raccontando dell’iniziativa che vede per la prima volta una collaborazione con il Parco archeologico di Agrigento. Si parte domenica 8 agosto, con lo spettacolo al tramonto “Nel ventre”, e si continua giovedì 12 agosto sempre al tramonto con “Odissea Penelope”, due spettacoli dedicati all’Odissea di Omero. Il terzo e ultimo appuntamento “Vizi capitali” è per l’alba di venerdì 16 agosto, in scena alle 6.15, con la compagnia del Teatro Pirandello di Agrigento. Uno spettacolo organizzato in collaborazione con il Parco archeologico di Agrigento, a cui seguirà anche una colazione.

Quell’eremo che abbraccia il mare alle pendici dell’Etna

Circondata dal verde, a un passo da Aci San Filippo, si trova la settecentesca chiesa di Sant’Anna, da cui si gode un incantevole panorama che si perde nello Ionio

di Livio Grasso

Un gioiello alle pendici dell’Etna che si affaccia sullo Ionio. A un passo da Aci San Filippo, piccola frazione di Aci Catena, si trova l’eremo di Sant’Anna. Una chiesa molto amata dai catanesi, da cui si gode un incantevole panorama che si perde nel mare. Le fonti storiche tramandano che il complesso, arroccato sul ciglio di una faglia, è stato fondato da fra’ Rosario Campione nel 1751. Immersa in una rigogliosa area verdeggiante, in passato ha dato vita anche a un’importante comunità agricola, realizzata dai frati Gioacchino Maugeri e Giovanni Battista Strano.

Chiostro con cisterna realizzata da fra’ Campione

L’interno dell’edificio religioso ospita la tomba di fra’ Rosario, finemente decorata da tre pannelli che raffigurano gli episodi più significativi della sua vita: la costruzione della cisterna per la raccolta delle acque piovane, l’apparizione della Madonna e il momento della sua morte. Le scene riportate simboleggiano la grande laboriosità del frate nel corso della vita terrena e la devozione che ha nutrito verso Dio e la Madonna. La sua lapide, fino ad oggi meta di pellegrinaggio, è custodita dentro la chiesa e può essere visitata solo tre volte l’anno. Come racconta don Enzo, rettore dell’eremo, “l’urna viene aperta al pubblico il 26 luglio, giorno della festa di Sant’Anna, l’8 novembre, anniversario della nascita di fra’ Campione e, infine, il 10 dicembre, data della sua morte”.

Ricca di decorazioni parietali è anche la navata centrale dell’edificio, abbellita dalle tele che raffigurano alcuni santi eremitici, tra cui Santa Margherita da Cortona,  San Zosimo e Santa Maria Egiziaca. Di grande pregio anche l’opera pittorica che rappresenta “Sant’Anna, la Madonna e il Bambino”, attribuita a Pietro Paolo Vasta, sebbene, alcuni studiosi d’arte, credano sia stata realizzata da Alessandro Vasta, figlio del grande artista.

Stemma episcopale in ceramica di Caltagirone

Sul pavimento si può ammirare, invece, lo stemma episcopale di monsignor Salvatore Ventimiglia, ordinato vescovo di Catania nel 1757, che finanziò l’opera di pavimentazione in ceramica di Caltagirone. Sappiamo che è rimasto poco e nulla del primo esemplare ceramico, sostituito da un altro materiale della stessa fattura intorno alla metà del Novecento. Nelle vicinanze dell’eremo, inoltre, sono state girate alcune scene di due film: “Don Giovanni in Sicilia”, diretto da Alberto Lattuada, tratto dal romanzo di Vitaliano Brancati, e “Storia di una Capinera” di Franco Zeffirelli, ispirato all’omonimo romanzo di Giovanni Verga.

La facciata dell’eremo di Sant’Anna (foto da un video di Alessio Giunta)

L’immensa distesa alberata, curata nei minimi dettagli, è una vera e propria oasi che mescola natura e sacralità. L’estensione territoriale dell’eremo è di circa 25mila metri, ciò impone un’assidua manutenzione che richiede la collaborazione di molte mani per garantirne bellezza, salubrità e decoro. Come spiega don Giuseppe D’Aquino, sacerdote che vive all’interno dell’eremo, “in questo luogo sacro è possibile trovare pace, serenità e benessere interiore. Meraviglioso rifugio di contemplazione e preghiera. Il nostro compito è preservare l’integrità di questa immensa area affinché possa sempre brillare nel suo splendore”.

(Nella prima immagine grande in alto, la chiesa ripresa dal drone. Foto da un video di Heli-lab)

Rinasce la cripta di San Domenico a Caltanissetta

Terminato il restauro del sito chiuso da molto tempo a causa di crolli e infiltrazioni. Collocata una lastra di vetro per ammirarla anche dall’alto

di Redazione

Torna a risplendere uno dei luoghi sacri più cari alla comunità di Caltanissetta. Riaperta dopo il restauro la cripta della chiesa di San Domenico, da molto tempo chiusa a causa di crolli e allagamenti. Il bene è stato consegnato ieri al vescovo Mario Russotto e alla Curia di Caltanissetta, nel corso di una cerimonia alla presenza dell’assessore regionale ai Beni culturali Alberto Samonà, della soprintendente Daniela Vullo e del sindaco Roberto Gambino.

La cripta di San Domenico

La cripta, detta anche “sepoltura grande” per distinguerla dalle altre che si trovano più sopra, all’interno della chiesa, è stata restaurata con risorse del Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020 “Patto per la Sicilia”, per 360mila euro. Grazie agli interventi di restauro sono state rimosse anche le cause che provocavano infiltrazioni d’acqua dal sottosuolo e sono stati restaurati i colatoi. Inoltre è stata rimessa in luce l’antica scala che dalla chiesa portava alla cripta dove è stata collocata di una spessa lastra di vetro attraverso la quale è possibile vedere, dal piano superiore, la cripta sottostante con parte della pavimentazione originaria in cotto. Una lapide tombale in marmo, scomposta in più parti, dopo essere stata restaurata, è stata ricollocata per ricordare simbolicamente quanti, nel tempo, hanno trovato sepoltura nella cripta.

Un momento dell’inaugurazione

“L’intervento effettuato sula cripta di San Domenico – precisa la soprintendente Vullo, che ha redatto il progetto e diretto i lavori – ci ha impegnato molto nel tentativo di restituire il bene nel rispetto delle condizioni costruttive. La decisione di inserire una lastra di vetro che consente la visione della cripta dall’alto è un elemento nuovo che non incide sulla struttura ma che ne fa percepire la bellezza dall’alto. Tutto l’intervento è stato effettuato nel rispetto delle tecniche e dei materiali originari e lo stesso intonaco è espressione di un intervento filologico”.

La facciata della chiesa

Realizzata nel 1758, la cripta occupa quasi interamente lo spazio sottostante la navata centrale della chiesa domenicana. Il grande spazio sotterraneo è suddiviso in vari ambienti, separati da un ampio corridoio centrale, destinati alla sepoltura dei defunti. All’interno dei vani sono presenti tre tipologie di “colatoi” in uso al tempo: quelli costituiti da sedili in muratura con un foro al centro ove si raccoglievano i resti organici, altri con sostegni laterali in muratura e ripiano superiore realizzato con “catusi” in terracotta, dove il defunto veniva collocato in posizione supina, e infine piccole nicchie dove il cadavere veniva posto in piedi fino alla completa decomposizione organica.

Il chiostro del convento

Originariamente alla cripta si accedeva direttamente dalla chiesa dove si trovava anche una cappella della quale oggi restano poche tracce. A metà del ‘900, infatti, a causa di un cedimento di parte del pavimento della chiesa soprastante, crollò la volta che fu impropriamente sostituita da un solaio sostenuto da pilastri in cemento armato. In questo spazio, cui si accede attraverso l’ingresso esterno della cripta è stato collocato un servoscala per consentire l’accesso anche ai disabili “L’intervento effettuato sulla cripta di San Domenico – precisa l’assessore Samonà – ha restituito alla comunità nissena un luogo simbolico e sacro che il crollo della volta e gli allagamenti provenienti dalle fondazioni, avevano reso inaccessibile per lungo tempo. Un’operazione importante che rimette al proprio posto un tassello importante per la storia, la cultura e l’identità del territorio”.

Nave romana nei fondali di Ustica, al via studi e rilievi in 3D

Avviata una campagna di indagini condotta da un team internazionale sul relitto che si trova a 80 metri di profondità al largo dell’isola

di Redazione

Sono iniziate nel mare di Ustica le attività di documentazione e rilievo in 3D del cosiddetto “relitto profondo” di Ustica. Si tratta di una nave romana integra che si trova sul fondale a 200 metri dalla costa a 80 metri di profondità, che era stata individuato in occasione del posizionamento sul fondale marino del “Cuore di Sebastiano”, l’opera in marmo realizzata dal maestro Giacomo Rizzo in memoria di Sebastiano Tusa (ve ne abbiamo parlato qui).

Indagini 3D sui fondali di Ustica

In quell’occasione, durante l’immersione di ricognizione effettuata con il batiscafo dall’altofondalista Riccardo Cingillo, era stato individuato il relitto di una nave e un cumulo di anfore. Gli studi propedeutici e il video – fanno sapere dalla Regione Siciliana – sono stati sottoposti all’assessore ai Beni culturali, Alberto Samonà, che ha riconosciuto il valore dell’impresa, approntando le risorse necessarie per programmare la campagna di indagini strumentali e visive, che viene condotta in questi giorni da un team internazionale che ha visto impegnati gli altofondalisti siciliani guidati dallo stesso Cingillo.

Anfore nei fondali di Ustica

Durante le attività di recupero – aggiungono dalla Regione – si è rivelato fondamentale il supporto tecnico fornito dal Dipartimento di studi classici e archeologia dell’Università di Malta diretto dal Professore Timmy Gambin, che è intervenuto alle operazioni con il proprio team di tecnici e altofondalisti. Altra importante collaborazione quella fornita dal nucleo sommozzatori del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di finanza di Palermo, guidato dal comandante Riccardo Nobile.

Itinerario subacqueo di Punta Cavazzi (foto Salvo Emma)

“Gli studi sul relitto che si trova nell’itinerario della Falconiera e il recupero di alcune anfore per definire con esattezza la datazione – sottolinea l’assessore, Alberto Samonà – sono motivo di soddisfazione e testimoniano ancora una volta il potenziale sommerso che fa del Mediterraneo uno scrigno di preziose testimonianze storiche che documentano la centralità della Sicilia nelle rotte commerciali, e non solo, dell’antichità. Ritrovamenti quali quest’ultimo di Ustica – precisa l’assessore – ci aiutano ad arricchire sempre più di dettagli un quadro che si rivela ricco e interessante di informazioni”.

Faro di Punta Omo Morto

“Sono state operazioni impegnative ed emozionanti – dichiara la soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni – che ci hanno consentito di lavorare in team con l’Università di Malta e di realizzare un’interessante documentazione videofotografica, a 360 gradi con rilievi in 3D del relitto. Durante le immersioni sono stati installati idrofoni subacquei in collaborazione con il Cnr di Capo Granitola. Sono molto grata a tutto il team della Soprintendenza del Mare che ha operato con la consueta professionalità, testimoniando come questo lavoro non possa svolgersi senza una forte carica ideale e di entusiasmo. Con la passione e la professionalità che ci ha trasmesso Sebastiano Tusa – precisa Li Vigni – abbiamo riunito le più alte professionalità nel campo della ricerca strumentale in alto fondale documentando il primo relitto romano integro trovato a Ustica a 80 metri che verrà musealizzato in situ”.

La Sicilia terra di smart working: i borghi diventano uffici diffusi

Da Castelbuono a Cianciana, da Santo Stefano di Camastra a Licata, fino a Palazzolo Acreide e Sambuca, sono tanti i coworking che stanno nascendo per facilitare il lavoro agile

di Lilia Ricca

La migrazione dei siciliani all’estero è ormai un fatto storico oltre che il ricordo sbiadito di vecchie foto e lettere piene di emozioni che raccontano l’antico desiderio di ritornare a casa. Un viaggio nell’oceano lungo più di un mese per raggiungere le Americhe in cerca di fortuna. Oggi, il lavoro da casa generato dal South working, termine inserito nell’enciclopedia Treccani, per riscoprire i luoghi del Sud Italia anche in ottica turistica, è uno scenario a cui almeno 100mila meridionali (dati Svimez) si sono adeguati, a distanza di un anno dall’inizio della pandemia.

Veduta di Cianciana

In Sicilia, associazioni come South working – Lavorare dal Sud o la start up pisana HeadQuarter Village, trovano terreno fertile per favorire il lavoro agile tra lavoratori e aziende, creando partnership tra amministrazioni locali e strutture pubbliche o private. Tra i vicoli di Cianciana, nell’Agrigentino, decine di lavoratori sono arrivati da 17 paesi trasformando il piccolo centro nel “paese degli smart worker internazionali”. Merito dell’amministrazione che qualche anno fa ha iniziato a vendere diverse abitazioni, a prezzi irrisori, per contrastare lo spopolamento dell’antico borgo. A Licata, l’ex consulente finanziario Angelo Sanfilippo, con un team di professionisti ha creato il “Make hub Licata”, grazie all’acceleratore Tim Wcap di Catania, chiedendo l’inserimento tra i presidi di comunità del progetto South working.

Santo Stefano di Camastra

A Santo Stefano di Camastra, nel Messinese, con uno sguardo sulle isole Eolie, il Comune ha già messo uno spazio di coworking a disposizione nelle sale del Museo delle Ceramiche, e presto ne nascerà un altro. “Tre requisiti base per gli enti locali che mirano a diventare un presidio per chi lavora dal Sud – spiega la presidente dell’associazione South working, Elena Militello, che dall’estero è tornata a Palermo – : una buona connessione internet, un mezzo di trasporto che permetta di arrivare con facilità ad un aeroporto o ad una stazione con alte velocità, entro due ore, e almeno uno spazio di coworking pubblico o privato per i piccoli comuni, e uno per circoscrizione nelle grandi città”.

Coworking nel Castello di Castebuono (foto ccncastelbuono.com)

Dai centri più estesi ai piccoli e medi borghi. Sinergie con i ristoratori e gli organizzatori per il tempo libero. Destagionalizzazione, spazi funzionali all’interno di poli museali e sedi storiche, a pochi passi dal mare. Questi gli obiettivi del progetto South working, che raggiunge Trapani, Palazzolo Acreide, nel Siracusano e Castelbuono. Il comune madonita è uno dei primi presidi nelle aree interne d’Italia, con tre coworking e un ecosistema dedicato ai lavoratori da remoto. Una delle tre sedi è lo storico castello dei Ventimiglia, oltre al museo naturalistico all’interno di un suggestivo chiostro francescano e al Centro Polis, nelle stanze di una casa ottocentesca che si affaccia sulla storica piazza principale.

Castelbuono

“South Working Castelbuono – spiegano dall’associazione – è un modello che accoglie il lavoro agile di ogni professionista: da chi è nativo di questi luoghi ma ha dovuto lasciarli per il Nord Italia e l’Europa, a chi ancora non conosce questo splendido borgo medievale dove tutto è raggiungibile a piedi, e vuole sceglierlo per trascorrere una parentesi di lavoro green”. Un sito web dedicato raccoglie gli elementi necessari per permettere agli utenti di pianificare la propria esperienza di lavoro: spazi coworking con un sistema wifi avanzato offerto da Fiber Telecom e un tool di prenotazione delle 20 postazioni disponibili, accoglienti strutture ricettive, ottimi ristoranti per la pausa pranzo e molte idee per il tempo libero. “Un occasione d’oro per il Sud per dimostrare le proprie capacità in fase di progettazione e di velocità di realizzazione, elevando la qualità dei servizi sia per la comunità locale che per i turisti, senza alcun investimento economico”, spiegano dal Comune. Sulle Madonie, con tanti progetti in cantiere, si muove anche Gangi, che ha aderito a HeadQuarter Village, la start up, che ha come obiettivo la valorizzazione dei borghi italiani.

Case nel quartiere saraceno a Sambuca

Tornando nell’Agrigentino, da qui alla fine dell’estate, dovrebbe diventare un HeadQuarter Village” anche Sambuca di Sicilia, con diverse strutture messe a punto dal Comune e una call di intermediazione che sarà lanciata a breve. La start up pisana è convinta che il paese belicino possa trasformarsi in una sede aziendale diffusa, sostenibile e resiliente. “Tra qualche giorno – dichiarano dalla start up – sarà online la vetrina di HQ Village, che presenterà Sambuca insieme ad altri comuni, come luogo ideale per fare smart working”. A seguire i proprietari immobiliari potranno registrare gratuitamente e senza esclusività le proprie case sulla vetrina. Un modo utile per valorizzare le seconde case o i fabbricati rurali non utilizzati.

Un vicolo di Sambuca

“Una nuova opportunità per Sambuca a fianco dell’iniziativa delle case a 1 euro – spiega il vicesindaco e assessore alla cultura Giuseppe Cacioppo – affitti a medio termine trasformeranno le seconde case in uffici periferici dell’azienda per la quale l’ospite lavora. Il comune farà da tramite per stipulare convenzioni con ristoranti e bar, imprese di pulizie e supermarket, associazioni di sviluppo locale e cantine, tutti servizi indispensabili affinché il soggiorno sia il più gradevole possibile”. “Una nuova linfa per Sambuca, in un periodo di difficoltà – sottolinea il sindaco Leo Ciaccio – che consentirà l’arrivo nel nostro borgo, soprattutto in bassa stagione, di decine di lavoratori che potranno coniugare lavoro e vacanza in uno dei Borghi più Belli d’Italia”.

(Nella prima foto grande in alto uno spazio di coworking nel Castello di Castebuono – foto ccncastelbuono.com)

Le Vie dei Tesori News

Send this to a friend