Palermo tra ville, giardini e palazzi: il meglio del quarto weekend

Si aggiungono visite per la Casina Cinese e Villa Virginia. Percorsi nel verde e esperienze tra mare e cielo, per poi scoprire l’antica Iato con gli archeologi

di Redazione

Scoprire i salotti liberty, ascoltare le nobildonne, visitare un palazzo settecentesco con la guida di un principe o un’antica polis con gli archeologi. E ancora, navigare, volare, cavalcare nel verde. Le Vie dei Tesori quest’anno corre sul filo delle esperienze inedite e in questa edizione sente, come tutti, di aver bisogno d’aria. Eccolo quindi cercare spazi aperti, che si aggiungono ai luoghi che, come ogni anno, vengono narrati. Palermo si prepara al quarto weekend in piena sicurezza: ingressi contingentati, prenotazioni online (i non prenotati entrano solo se ci sono posti liberi nei turni), audioguide d’autore ascoltabili dal proprio cellulare, dove non sia possibile fare visite in presenza a distanza. E, naturalmente, mascherine per tutti. E il pubblico lo premia: quasi 45mila visitatori nei primi tre weekend a Palermo, 15mila nel Ragusano e a Noto, dove l’edizione ha appena chiuso i battenti. Sempre con il supporto del main sponsor UniCredit.

Interni della Casina Cinese

A Palermo il weekend inizia prima del previsto (qui tutti i luoghi visitabili). Già venerdì 23 ottobre, (e ogni venerdì fino alla fine del festival, come già succede con Palazzo Costantino) la Casina Cinese potrà essere visitata anche dalle 15 alle 17.20, oltre al sabato e alla domenica (dalle 10 alle 17,20), grazie alla disponibilità della soprintendente ai Beni culturali, Lina Bellanca. Le visite, con audio guida d’autore, permetteranno di meravigliarsi ancora una volta dinanzi alle estrose cineserie della residenza scelta da Ferdinando e Carolina di Borbone, compreso il famoso saliscendi meccanico (restaurato l’anno scorso con il contributo de Le Vie dei Tesori) che permetteva di far arrivare i piatti sulle tavole reali dalle cucine sottostanti, in maniera da garantire la privacy dei commensali.

Villa Virginia

E non sarà l’unica occasione, perché questo weekend amplia le possibilità di visita anche Villa Virginia, una delle scoperte di questa edizione, molto amata dai visitatori che hanno ammirato le vetrate liberty, gli arredi d’epoca, gli ambienti eleganti dove il tempo sembra essersi fermato: si aggiungono infatti altri due slot orari, la mattina alle 11,30 sia sabato che domenica (quando è aperta dalle 16 alle 20,30). In tutti e due i luoghi, si entrerà a piccoli gruppi, in assoluta sicurezza. Caldamente consigliata la prenotazione, i posti liberi sono rimasti pochissimi.

Visita teatralizzata a Villa Malfitano

E questo weekend con Le Vie dei Tesori si potrà ritrovare l’eleganza british di Delia Whitaker, l’ultima abitante dei salotti di Villa Malfitano: che racconterà gli aneddoti di famiglia, le passioni del padre Pip, la sorella al centro della vita sociale. Delia (una straordinaria Stefania Blandeburgo) riaprirà virtualmente il suo salotto sabato dalle 11 alle 16; mentre alle 16 e alle 19, sempre sabato, chi entrerà nei saloni sfavillanti di Palazzo Alliata di Villafranca, verrà accolto da nobildonne in costume d’epoca che permetteranno di tuffarsi nello sfarzoso Settecento palermitano. Invece domenica (dalle 15 alle 17,30) saranno protagonisti i principi Filangieri, pronti ad ospitare tra salotti, salottini, marchingegni nascosti, i loro visitatori a Palazzo Mirto, elegante museo di se stesso (ve ne abbiamo parlato qui).

I cancelli di Villa Tasca

E restando in tema di ville e palazzi, sabato apre dalle 10 alle 15,30 e domenica dalle 10 alle 14,30, anche l’elegante Villa Bordonaro ai Colli che Luchino Visconti scelse per ambientare il palazzo dei Salina, nel suo “Gattopardo”, affascinato da questa residenza che richiama la reggia di Versailles con i suoi saloni affrescati, le decorazioni opulente e lo splendido giardino. Visite anche – sabato e domenica dalle 10 alle 17,30 – al piano nobile di Villa Airoldi (chi vuole può anche mettersi alla prova sul campo da golf) e alla splendida Villa Niscemi (sabato 9-12,30 e 15-17,30, domenica 9-11,30) che apre le porte delle stanze di solito inaccessibili, che hanno mantenuto gli arredi originali. Senza dimenticare il parco. Debutto per l’Ecomuseo del Mare, fresco di vittoria del bando Culturability che ha premiato questa idea di museo di comunità la cui “collezione” è un archivio audiovisivo perenne che continua ad arricchirsi di fotografie, video, interviste, documenti, testimonianze, mappe della città e del quartiere dal dopoguerra a oggi, seguendo il filo comune del mare.

Il teatro greco dell’antica Iato

Andar per acqua, cielo e giardini con le tante esperienze in programma (qui per scoprirle tutte). A partire dall’antica polis di Monte Iato a 900 metri d’altitudine, che domenica si visita con gli archeologi. Ma continuano anche i voli in Piper (partenza da Boccadifalco) per sorvolare la città; il tour sulla storica barca Lisca Bianca lungo il waterfront della Cala, in barca a vela nel golfo di Santa Flavia; e l’immersione a bordo di un allegrissimo semi sommergibile nel golfo di Mondello. Si potrà andare a cavallo nel maneggio d’epoca, gustare un drink nei giardini di Villa Tasca, visitare per l’ultima volta i Vivai Gitto o salire fino a Santa Maria di Gesù, sia per scoprire dove riposano i Florio sia per ascoltare la storia di celebri eremiti.

LE MOSTRE

Al Museo archeologico Salinas si visita in esclusiva il nuovo allestimento della collezione etrusca Bonci Casuccini (ve ne abbiamo parlato qui); a Palazzo Abatellis, i restauratori mostreranno le opere conservate nei depositi; all’ex convento della Magione, la sterminata collezione di ceramiche, maioliche e terraglie degli antiquari Tschinke-Daneu; alla Galleria Athena la mostra che per la prima volta racconta lo scultore palermitano Antonio Ugo. Visite guidate de Le Vie dei Tesori anche alle due mostre-evento appena aperte “Ritratto di ignoto. L’artista chiamato Banksy” tra il Loggiato San Bartolomeo e Fondazione Trinacria, e “Heroes – Bowie by Sukita” a Fondazione Sant’Elia. Apre dalle 18 alle 21 Palazzo Oneto di Sperlinga, tappa dell’Itinerario Contemporaneo: Emanuele Lo Cascio, Luca Bullaro e Francesco Santoro hanno riletto, ciascuno a suo modo, il senso dell’abitare, inteso come rifugio, nido, visioni, ma anche tracce, rinascita, natura; dalle 17 alle 19,30 è aperto invece il settecentesco Palazzo Petrulla alla Kalsa dove ha sede la Galleria L’Altro arte contemporanea.

Visite serali a Palazzo Costantino

Poi le aperture in prima serata: grande successo per Palazzo Costantino, con i suoi straordinari affreschi superstiti affacciati sul Teatro del Sole, spiegati dall’ingegnere Achille Porcasi e dalla storica dell’arte Claudia Paladino: ogni venerdì e sabato dalle 19; le carceri dello Steri, sabato e domenica dalle 19, per entrare nelle celle dove i rei “dimenticati” della Santa Inquisizione coprirono i muri da graffiti tormentati; e l’Orto Botanico (sabato dalle 20) con l’erbario e il gabinetto scientifico appena riaperti, oltre al laboratorio per bambini della domenica alle 11.

LE PASSEGGIATE

Villino Basile

Continua il successo delle passeggiate del festival, molte sono già sold out (come il tour con delitto), altre (poche) sono ancora prenotabili (qui per scoprirle tutte). Questo weekend si partirà dal lungomare ritrovato, passando dai tesori liberty fino ai mercati storici; la Vucciria e via Maqueda al chiar di luna,  la passeggiata di Kirmal alla scoperta dei luoghi dell’accoglienza e dell’intercultura, guidati da giovani rifugiati che hanno scelto di vivere e lavorare a Palermo diventando piccoli imprenditori. Fuori porta, restano pochi posti per il tour a Carini e alla neviera di San Martino delle Scale. Tutto in piena sicurezza, nel rispetto delle normative anti-Covid. E’ diventata invece un appuntamento domenicale fisso la “pedalata tra i tesori arabo-normanni” con le guide Gta: su due ruote, dalla Zisa alla Cuba, da San Giovanni degli Eremiti a Maredolce. E dalla collaborazione con Fondazione Patrimonio Unesco Sicilia nascono anche alcune visite guidate in luoghi temporalmente affini, come la cappella dell’Incoronata (con la mostra di Laura Panno), la chiesa di Santa Cristina la Vetere, la Magione e Maredolce.

Per tutte le informazioni e prenotazioni del festival visitare il sito www.leviedeitesori.com. È attivo, inoltre, il centro informazioni al numero 0918420000, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, compresi il sabato e la domenica.

A Catania quarto weekend tra i segreti delle botteghe d’arte

Dai pupi dei Fratelli Di Napoli agli spettacoli di Cartura, ma anche sorprendenti palazzi, giardini tropicali sull’Etna e picnic tra le ninfee

di Redazione

Intrufolarsi dietro le quinte, è sempre una scoperta: perché da qui cambia la prospettiva, la ribalta si capovolge, le mani dei pupari guidano i pupi. Capiterà questo weekend a Catania dove Le Vie dei Tesori (qui tutti i luoghi) porterà – e sarà questa l’unica occasione – nell’antica bottega dove nascono gli spettacoli dei Fratelli Napoli, pupari di antichissima generazione. Qui i segreti del laboratorio e del palcoscenico si tramandano da padre in figlio, il mondo si guarda dal basso. Ma questo sabato e domenica – 24 e 25 ottobre – il festival condurrà anche (per l’ultima volta) in un’altra bottega d’arte, quella di Cartura: gli spettacoli nascono dalla carta e dai materiali da riciclo che si animano e diventano personaggi fantasiosi. Non soltanto si potrà visitare il laboratorio, ma si potrà anche assistere al lavoro “A’ volte”, del Teatro Tatà, un vero inno all’amore in tutte le sue forme, anche alte pochi centimetri, tra ombre a bastone e a fili, marionette, marotte, pupi e un solo burattino.

Parco Paternò del Toscano

Per chi invece ha voglia di spazi aperti, aria, sole, luce, fiori, ecco pronte esperienze da non perdere, tutte in piena sicurezza, complici anche questi giorni di bel tempo. Basta lasciare Catania per raggiungere Mascalucia e scoprire Villa Trinità, gioiello seicentesco tra alberi esotici e “succulente” che ospita reperti archeologici e opere d’arte contemporanee; se invece si raggiunge Sant’ Agata Li Battiati, ecco il Parco Paternò del Toscano – abbarbicato su antiche colate, uno speciale giardino roccioso a terrazze – dove la domenica si potrà anche gustare un sontuoso brunch sull’erba, sotto le antiche querce oppure vicino alla vasca delle ninfee.

Il Bastione degli Infetti

Torniamo nel cuore di Catania. Palazzo Scuderi Libertini era stato una delle sorprese di questa edizione, con il suo inaspettato stile rinascimentale: sarà possibile entrarci di nuovo, soltanto questa domenica e la prossima. Ultima occasione anche per il Bastione degli Infetti, l’ex lazzaretto che sorge sulla collina di Montevergine, ma non si devono perdere neanche le Terme dell’Indirizzo dove sono ancora visibili calidarium e frigidarium; e le romane Terme Achilliane che corrono sotto piazza Duomo. Ma è tutto il programma di questo weekend del festival ad essere affascinante, costruito sempre con il sostegno di UniCredit e l’aiuto delle associazioni sul territorio. Dalla chiesa di San Giuliano dove si potrà salire fino alla “lanterna” (sabato dalle 15 alle 18, domenica dalle 10 alle 13); alla Badia di Sant’Agata dove, al tramonto, gli attori Barbara Gallo e Francesco Bernava in abiti d’epoca, faranno da guida fra gli spazi solenni dell’aula liturgica e quelli nascosti tra le grate delle monache, fino alla cupola da cui si vede l’intero centro storico. Se volete ripercorrere le leggende sulla santa patrona di Catania, a San Gaetano alle Grotte troverete un tempio ipogeo e un vecchio pozzo sotto cui scorre il torrente Larmisi. Invece, se scegliete Santa Chiara, troverete le tracce della dolce “capinera” del Verga: il convento delle Clarisse non esiste più, ma si visiterà la chiesa con affreschi del Sozzi e del Vasta.

Battesimo del mare a Ognina

Ci sarà ancora la possibilità di immergersi nelle acque cristalline della baia di Ognina, creata dalle colate laviche del Trecento: con un sub esperto, si scenderà in sicurezza lungo fondali mozzafiato, mentre, se si vuole restare ben saldi sulla barca, non si deve perdere il giro in barca a vela lungo il waterfront con la Lega Navale. Se invece volete scoprire dove nascono le barche tradizionali di Aci Trezza (quelle dei Malavoglia, per intenderci, anche se in chiave allegramente contemporanea) deve raggiungere i maestri d’ascia Rodolico. Ultima occasione, infine, per riascoltare la storia della “grande Ruina” dalla viva voce dei volontari della Fondazione Monasterium Album: saranno loro a condurre nei luoghi dell’antica Misterbianco, seppellita dall’eruzione 350 anni addietro (si salvò solo il campanile della Chiesa Madre),  per far capire come, sul serio, può rinascere un paese.

Uno dei chioschi storici di Catania

Sono comunque tante e diverse le passeggiate (qui per prenotare): in tour lungo i chioschi tradizionali, in bicicletta tra i tesori liberty, ma soprattutto alla scoperta della Catania multiculturale raccontata dai giovani migranti che la vivono giorno per giorno: saranno loro, con il supporto  della cooperativa Trame di Quartiere, a fare da guida tra San Berillo e Civita, dalla Moschea della Misericordia alle piccole attività commerciali. Fuori porta, il festival condurrà le famiglie domenica a Zafferana, tra minacciose colate e laboratori di miele.

Uno scorcio di Catania dalla Badia di Sant’Agata (foto Fabrizio Villa)

Il nuovo Dpcm non modifica le modalità di apertura dei musei e dei luoghi della cultura purché “garantiscano modalità di fruizione contingentate o comunque tali da evitare assembramenti di persone e da consentire che i visitatori possano rispettare la distanza tra loro di almeno un metro”. Modalità che il Festival rispetta già scrupolosamente in collaborazione con le istituzioni e i partner: quindi ingressi contingentati, prenotazioni online (i non prenotati entrano solo se ci sono posti liberi nei turni), audioguide d’autore ascoltabili dal proprio cellulare, dove non sia possibile fare visite in presenza a distanza. E, naturalmente, mascherine per tutti.

Per tutte le informazioni e prenotazioni del festival visitare il sito www.leviedeitesori.com. È attivo, inoltre, il centro informazioni al numero 0918420000, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, compresi il sabato e la domenica.

Arriva il Festival, il meglio del primo weekend a Palermo

Dall’affresco ritrovato al salotto inedito, dal viaggio in sottomarino al “battesimo” con i sub, dalle visite teatralizzate ai brunch d’autore. Poi aperture serali, e ancora palazzi, musei, camere dello scirocco e inediti “serbatoi” d’acqua

di Redazione

Si potrà ritrovare l’eleganza british di Delia Whitaker, l’ultima abitante dei salotti di Villa Malfitano, o raggiungere i giardini dell’emiro Jafar e assistere a un concerto di pianoforte nel Castello di Maredolce. Si potrà andare sott’acqua con l’aiuto di un sub esperto o salire ai rifugi nascosti degli eremiti. Mai come in questa edizione Le Vie dei Tesori spinge a visite inedite ed esperienze lontane dalla quotidianità, sabato e domenica per sei weekend, fino all’8 novembre. Una vera sfida che ha impegnato negli scorsi mesi gli organizzatori a conciliare la gioia della scoperta con le misure di sicurezza del nostro tempo: gruppi contingentati, prenotazioni on line, audioguide d’autore ascoltabili sul proprio cellulare ove non possibile fare visite in presenza e un controllo accurato – luogo per luogo – del rispetto delle mascherine, del distanziamento, dell’igiene, del tracciamento dei visitatori.

Soffitto affrescato a Palazzo Costantino

Si parte domani, sabato 3 ottobre, in una Palermo che deve rinunciare a aprire alcuni siti – aggiornamenti nella sezione Ultim’ora sul sito del Festival – coinvolti nel percorso del Giro d’Italia; ma per “compensare” il festival aggiunge in corsa quattro visite in notturna. Non si può perdere il diruto Palazzo Costantino, uno dei Quattro Canti (ve ne abbiamo parlato qui), con l’inaspettato affresco del Velasco: non potrà aprire di giorno, ma di sera (dalle 18 alle 22,30) sarà ancora più affascinante; e così (dalle 19 alle 22,30) anche la cupola del Santissimo Salvatore e la Torre di sant’Antonio Abate, con due prospettive diverse sulla città, mentre negli antichi saloni di Palazzo Alliata di Villafranca si entrerà dalle 18 alle 21 seguendo nobildonne in costume settecentesco e un itinerario inedito. Non è da perdere neanche il concerto mozartiano (ve ne abbiamo parlato qui): sarà sabato, sia alle 19 che alle 20,15 in quel luogo da sogno che sono i giardini arabi di Maredolce con protagonista la delicata virtuosa tedesca Marie Rosa Günter che al piano affiancherà il Palermo Classica String Quartet.

Il chiostro della Magione

In questo weekend di debutto, c’è tantissimo da provare, annusare, degustare, assaggiare. A partire dai siti, le chicche sono ovunque, basta spulciare il programma (qui tutti i luoghi): dal Convento della Magione con una mostra preziosa sulla sterminata collezione degli antiquari Tschinke-Daneu, di maioliche,ceramiche, porcellane tra Cinquecento e Ottocento; alla delicatissima chiesa dell’Immacolata Concezione al Capo, dai saloni Liberty della palazzina dei Quattro Pizzi alla purissima Catena (che apre domani di mattina e domenica di pomeriggio). E poi i cimiteri storici: da quello degli Inglesi alle cappelle nobiliari dei Florio a Santa Maria del Gesù. Aprono le porte gli oratori serpottiani, l’Abatellis avvia un percorso inedito e così anche Palazzo Ajutamicristo; il Museo Salinas propone la collezione Bonci-Casuccini dedicata agli Etruschi con una sala dedicata, e domenica apre il suo atrio per un brunch a chilometro zero con visita guidata.

Serbatoi di San Ciro

Allo Stand Florio si gusteranno le ricette dei Florio tra installazioni en plein air, a Villa Tasca l’aperitivo arriverà alla fine di una visita inedita ai saloni privati. Fuori dal centro storico, le sorprese non mancano: chi ha amato le Sorgenti del Gabriele, deve per forza aggiungere i serbatoi di San Ciro; chi vuole fare una doppia scoperta, può andare a Villa Airoldi e provare a colpire una pallina da golf dopo aver ammirato i saloni affrescati. Gli itinerari contemporanei sono ormai diventati un must del festival: quest’anno ce ne sono due: la sera, dalle 18 alle 21, a Palazzo Oneto di Sperlinga, gioiello settecentesco chiuso per cinquant’anni e riaperto grazie ai due proprietari-mecenati Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e Cesira Palmeri di Villalba, ci si muoverà tra le opere di Emanuele Lo Cascio, Luca Bullaro e Francesco Santoro; mentre a Palazzo Petrulla si scoprirà che alla fine di una scala ripidissima c’è una delle gallerie meglio nascoste della città con un terrazzo spettacolare sul mare.

 

Il semi-sommergibile

Le esperienze non sono di certo finite: se ci si sente uno “spotter” si deve correre a Punta Raisi per vedere atterrare gli aerei, se prevale l’anima green (e un po’ sognante) non si può perdere l’Orto Botanico di notte, per poi tornarci con i bambini per i laboratori della domenica mattina. Da visitare la necropoli ritrovata a Solunto, da scoprire i teatri tradizionali, i pupi di Cuticchio, le marionette del Pasqualino, le cantate del Ditirammu. Senza contare i voli in Piper, le gite in barca a vela, le discese con i sub o su un allegrissimo sottomarino. E le passeggiate, che sono uno degli straordinari appuntamenti ormai consolidati: in giro per la città o nei dintorni, per grandi e piccini, di giorno e di notte; ne segnaliamo una per tutte, domenica mattina in bicicletta con le guide Gta alla scoperta dei tesori dell’arabo-normanno.

I giardini di Maredolce

Con Palermo, e con il supporto del main sponsor Unicredit, aprono anche le porte dei siti di Catania, Ragusa, Scicli, Noto (tutte e tre visitabili con un unico coupon), e Sciacca, che bissa la sua partecipazione al festival con un inedito percorso tra gli artigiani (qui i programmi delle città). Se poi si vuole vivere la Sicilia come un unico “museo diffuso”, partendo la mattina da Palermo, si potranno raggiungere comodamente in pullman le altre città del Festival e dopo le visite, rientrare in serata. Torna anche quest’anno l’iniziativa delle Vie dei Tesori in collaborazione con Labisi, vettore ufficiale della manifestazione. Questa domenica, 4 ottobre, si potrà raggiungere Sciacca (qui per prenotare) e la prossima, 11 ottobre, toccherà a Catania (qui per prenotare), nel pieno rispetto di tutte le normative anti-Covid.

Per tutte le informazioni e prenotazioni visitare il sito www.leviedeitesori.com. È attivo, inoltre, il centro informazioni del Festival al numero 0918420000, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, compresi il sabato e la domenica.

Le Vie dei Tesori al secondo weekend: 80 siti in sette città

Bagheria mostra un giardino romantico e Messina un villaggio fantasma, Trapani restaura i corali medievali, Marsala punta sullo Stagnone e a Mazara apre il complesso diocesano

di Redazione

Settemila visitatori in ottanta luoghi di sette città. È stato il bilancio del primo weekend de Le Vie dei Tesori, un‘edizione di rinascita, di resistenza e di amore per il territorio. Adesso è tutto pronto per il secondo fine settimana, con tante novità. Sabato 19 e domenica 20 settembre si ritorna a Bagheria, Messina, Caltanissetta, Sambuca, Trapani, Marsala e Mazara con alcuni importanti debutti. Mazara del Vallo apre le porte già oggi per la prima volta della “città” diocesana nel suo complesso, con l’imponente palazzo vescovile, il Seminario che racconta gli “studenti” illustri del passato, e la bellissima Cattedrale. Mentre a Caltanissetta si svela la chiesa di San Sebastiano, antica sede della Confraternita dei macellai, dove sarà visitabile la cripta nascosta appena recuperata. Mentre per il successivo fine settimana (26 e 27 settembre) sta già scaldando i motori Naro che ha preparato un’edizione gioiello, piccola ma densa.

Giardino di Villa San Cataldo a Bagheria

Eccoci dunque a domani e dopodomani: ottanta luoghi aperti e molte passeggiate che sembrano le vere regine di questa edizione che si svolge con il supporto di Unicredit, main sponsor di quest’anno, e con la collaborazione dei diversi Comuni. Il nostro viaggio parte da Bagheria (qui tutti i luoghi) che da sola, nel primo weekend, ha già messo insieme il 40 per cento dei visitatori complessivi. Stavolta non si deve assolutamente perdere la visita al giardino romantico di Villa San Cataldo, ultimo baluardo rimasto di quella che un tempo fu la residenza in stile neogotico dei principi Galletti. Dopo aver ammirato i palazzi nobiliari – Bagheria ne è piena, a Palazzo Butera si alza lo sguardo e si scopre Borremans -, fate una sortita verso Aspra, passando dal Museo dell’Acciuga che racconta la vita marinara, e raggiungendo la chiesetta della Beata Vergine Maria Addolorata, con gli affreschi del giovane Renato Guttuso che per decenni furono ricoperti di calce perché di mano “comunista”. Se è già sold out l’escursione in barca a vela nel golfo di Santa Flavia, ancora possibile fare il battesimo del mare, una discesa con un sub esperto.

Cripta di San Sebastiano a Caltanissetta

Caltanissetta è pronta a rimettersi in pista (qui tutti i luoghi): con il supporto dell’associazione Creative Spaces, il festival apre alcune delle sue chiese più belle, a partire dalla Cattedrale con gli affreschi del Borremans alla chiesa di Santa Flavia con le sue tombe illustri; si potrà ascoltare la lunga storia del Seminario e visitare il cimitero monumentale scavato nella roccia. Ma sarà anche il weekend che, oltre ad aprire le porte dei golosi laboratori artigiani del famoso torrone nisseno, condurrà domenica nella Valle delle Miniere, seguendo la scia delle cappelle votive dei minatori per arrivare all’impressionante cimitero dei Carusi, 19 croci bianche piantate nel terreno per ricordare i  bambini (9  rimasero senza nome) uccisi nel rogo di Gessolungo.

Villaggio fantasma di Massa San Nicola

Messina quest’anno ha deciso per il “fuori porta”, anche se i suoi visitatori continuano a incoronare il Forte San Salvatore come luogo più amato (qui tutti i luoghi): ma stavolta bisogna raggiungere il villaggio fantasma di Massa San Nicola, abbarbicato sulle colline, un paese irreale posto sotto il vincolo della Soprintendenza; o il villaggio medievale di Mili San Pietro, nascosto sui Peloritani, dove si scoprirà che l’abbazia basiliana è la più antica chiesa normanni di Sicilia. In città, nel quartiere Larderia, saranno mostrati ai visitatori, nella chiesa di San Giovanni Battista, due enigmatici anagrammi aritmetici, che rimandano ai salotti nobiliari; senza dimenticare le due eleganti Villa Cianciafara e Villa Alfè.

L’orologio della torre civica a Sambuca

Torniamo sul versante occidentale, passando da Sambuca di Sicilia (qui tutti i luoghi): scolpita nell’arenaria, padrona di una luce morbida che ingentilisce ogni spigolo, l’antica Al Zabut si diverte a meravigliare. Bisogna perdersi nei vicoli tortuosi e nei cortili – in cinque formano Casa Amodeo – e il modo migliore è quello di partecipare alla passeggiata di domenica. Chi sceglie un percorso autonomo non deve perdere la “macchina orologiaia” della Torre Civica, i due portali arabo-normanni della chiesa della Concezione e della chiesa di San Giuseppe; e, fuori porta, la casa-studio dove nacquero le ultime tele del pittore Gianbecchina.

Uno dei corali della Biblioteca Fardelliana

Siamo al Trapanese: tre città che “si sfidano” a colpi di chiese, ipogei, palazzi nobiliari, aree archeologiche. Trapani, Marsala e Mazara sono un insieme straordinario, non basta un weekend per scoprirle tutte. A Trapani (qui tutti i luoghi) si può seguire in diretta, alla Biblioteca Fardelliana, il restauro certosino dei corali medievali cui collabora l’associazione Le Vie dei Tesori. Ma, oltre alla sempre gettonatissima Torre della Colombaia e all’Immacolata del Marabitti al Collegio dei Gesuiti, non bisogna perdersi Villa Aula, già entrata nel cuore di centinaia di visitatori, accolti ovunque dai giovani dell’associazione Agorà, partner del Festival: questo fine settimana sarà l’ultimo disponibile per scoprire modanature, arredi eleganti e vetrate Liberty del Gregoretti. A Palazzo D’Alì, invece, ad accogliere sarà la nobildonna Clotilde, pronta a ricordare cerimonie e balli di una volta.

Area archeologica a Mozia

Marsala è pronta a riversarsi sullo Stagnone (qui tutti i luoghi): sarà difficile scegliere tra voli in piper, esperienze nelle saline e prove di kitesurf e sup, ma anche un brunch in puro british style e la visita a due diversi scavi archeologici in corso a Mozia. Tornando in città, con l’aiuto dell’associazione Nonovento, partner del Festival a Marsala, bisogna fermarsi a San Matteo per una supplica sotto il Crocifisso contro le catastrofi o scendere nel complesso ipogeico di Santa Maria della Grotta.

Atrio del Palazzo Vescovile

Mazara infine, ma di certo non l’ultima (qui tutti i luoghi): oltre alla straordinaria “città vescovile” nel suo complesso, e ai ruderi di Sant’Ignazio dinanzi ai quali sono gli stessi mazaresi a fare la fila per prenotarsi, si può partecipare all’esperienza di un viaggio nella città sotterranea, duecentomila metri quadrati di gallerie, caverne e giardini del museo “Evocava”, nelle cave della città, gestito da Casa Periferica che supporta il festival in città. Con il vettore ufficiale del festival, Labisi, si possono raggiungere comodamente da Palermo e visitare in giornata Marsala e Messina (questa domenica, 20 settembre), e la prossima, Mazara del Vallo, Naro e Sambuca (qui per prenotare).

Per tutte le informazioni e prenotazioni visitare il sito www.leviedeitesori.com. È attivo, inoltre, il centro informazioni del Festival al numero 0918420000, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, compresi il sabato e la domenica.

Quel bagno arabo tornato a splendere dopo il restauro

Riapre con una performance sensoriale il sito archeologico di Mezzagnone, nel Parco archeologico di Kamarina e Cava d’Ispica

di Ruggero Altavilla

È stato prima un mausoleo poi un hammam, adesso è rinato dopo un restauro con una performance sensoriale tra teatro, musica e arti figurative. Il bagno arabo di Mezzagnone, gioiello del Parco archeologico di Kamarina e Cava d’Ispica, è uno dei siti più affascinanti della Sicilia. Appena fuori dal centro abitato di Santa Croce Camerina, nel Ragusano, l’edificio che ha suscitato l’interesse di diversi studiosi, è stato restituito ieri alla collettività con una visita guidata seguita da un percorso sensoriale al tramonto parte del progetto Cento Sicilie, promosso dall’associazione Curva Minore con l’ideazione del contrabbassista Lelio Giannetto, e sostenuto dall’assessorato regionale dei Beni Culturali.

Un momento della performance

L’antico edificio, noto anche ai viaggiatori del Gran Tour, come Jean Houël che lo ha disegnato in due delle sue tavole, è diventato teatro di una perfomance collettiva con 50 artisti tra attori, danzatrici, pittori, musicisti. Prima si è svolta la visita guidata guidata a cura del direttore del Parco archeologico, Domenico Buzzone, che ha diretto il restauro, e dell’archeologo e docente Giovanni Di Stefano.

La cupola del bagno arabo

“Un recupero con un intervento di sistemazione, scavi e valorizzazione del sito archeologico – spiega Buzzone, citato in alcuni siti web locali  – . Abbiamo svolto prima il restauro conservativo con la collegata eliminazione delle parti nere che hanno così liberato il monumento dai micro organismi che ne avevano compromesso alcune aree. Si è poi proceduto alla listatura dei conci con malta a base di calce idraulica e contemporaneamente è stato utilizzato del consolidante per la calotta sferica che era priva di intonaco e dunque più a rischio. Infine è stato applicato in fase finale dell’idrorepellente. Ma è l’aspetto storico ad affascinare. Si è pensato per anni che fosse una chiesetta ma gli studi hanno appurato che è stato utilizzato come bagno arabo”.

 

Per molto tempo, infatti, il bagno fu scambiato per un edificio di culto bizantino, datata tra il IV e il VI secolo dopo Cristo, ma a seguito di una campagna di scavi, gli studiosi hanno messo in luce una fase medievale dell’edificio di Mezzagnone da legare alla presenza di un bagno termale arabo, un ”hammam”, posteriore all’anno 852. Con l’arrivo degli arabi, l’edificio fu usato prima come tomba di famiglia poi venne riadattato a edificio termale.

Un momento della performance

“Questo edificio antico di località Mezzagnone – ha aggiunto l’archeologo Di Stefano – è un vero gioiello architettonico del VI secolo dopo Cristo, con riutilizzi fino al X-XI secolo. Il monumento conservato integralmente fino ad oggi, era famoso e conosciuto già nel ‘500 da Tommaso Fazello e poi nel ‘700 dal pittore francese Jean Houel che lo ritrae in una guache (un guazzo) e in una acquaforte, oggi conservate al Museo del Louvre a Parigi e all’Ermitage. I recenti scavi e i restauri hanno confermato che l’edificio è stato costruito e utilizzato nel VI secolo dopo Cristo come una tomba monumentale, un mausoleo, e poi come un hammam, un bagno, in età araba”.

Visite immersive e spazi hi-tech in cinque siti culturali siciliani

In arrivo otto milioni dal Mibact per progetti di innovazione tecnologica che andranno ad arricchire l’offerta di musei e parchi archeologici

di Ruggero Altavilla

Da Palermo a Gela, dalle Eolie a Favignana, fino a Siracusa. Sono cinque i progetti di innovazione tecnologica finanziati dal ministero dei Beni culturali che andranno a integrare e potenziare l’allestimento di altrettanti poli culturali siciliani. Sono stati approvati e finanziati, in questi giorni, grazie ai fondi del Pon-Cultura e Sviluppo – fanno sapere dall’assessorato regionale ai Beni culturali – i cinque progetti che riguardano il Villino Favaloro di Palermo, il Parco Archeologico di Gela, il Parco Archeologico delle Isole Eolie (che ha avuto finanziati tutti e due i progetti proposti), l’ex Stabilimento Florio di Favignana e il Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa-Eloro-Villa del Tellaro e Akrai.

Villino Favaloro

I cinque progetti si basano sulla nuova concezione di fruizione museale, che prevede la valorizzazione di esperienze sempre più interattive e immersive, rafforzando il potere comunicativo delle opere esposte, attraverso l’uso della tecnologia. Più precisamente, all’interno del Villino Favaloro, che diventerà Museo della fotografia, si prevede la musealizzazione delle opere fotografiche in bacheche, vetrine, strutture espositive per sospensione corredate da pannelli descrittivi. La ricostruzione virtuale, il touch interattivo e gli exhibit consentiranno di comprendere il funzionamento di una “lanterna magica” o di un apparecchio stereoscopico, la lettura delle stampe raffiguranti spazi urbani o architetture complesse, aprire le pagine di un album fotografico immergendosi nelle singole scene raffigurate. Il percorso espositivo verrà dotato anche di un sistema di fruizione basato sulla realtà aumentata, la ricostruzione in 3D e il rendering grafico.

Una delle sale del Museo archeologico di Gela

L’intervento al Parco archeologico di Gela, invece, prevede l’organizzazione dei siti in “sezioni” e “percorsi tematici” in cui l’applicazione tecnologica multimediale dovrà assolvere l’azione della “nuova comunicazione” con lo scopo di mettere a sistema i vari siti-reperti e le strutture che caratterizzano il Parco. Anche in questo caso, presupposto sarà la digitalizzazione del patrimonio culturale in 3D e l’utilizzazione della realtà aumentata che consentirà, attraverso opportune strumentazioni, di inserire nell’ambiente reale simulazioni di immagini.

Il museo archeologico di Lipari

Anche nel Museo “Luigi Bernabò Brea” di Lipari saranno realizzate piattaforme conoscitive e informative con uso dei sistemi integrati, nonché aree di socializzazione e condivisione “web oriented”. L’utilizzazione di applicazioni tecnologiche avanzate consentirà, inoltre, la digitalizzazione del patrimonio culturale, anche in forma tridimensionale, e l’utilizzazione della realtà aumentata anche nella simulazione di tour virtuali. Sempre alle Eolie, previsto un intervento per intercettare il target di visitatori interessato al turismo naturalistico. All’interno del Laboratorio di vulcanologia delle Eolie (Lave), nella sezione dedicata ad Alfred Rittmann, è prevista la creazione di un laboratorio multimediale in cui il visitatore verrà introdotto alla conoscenza della geomorfologia dell’Arcipelago Eoliano e alla comprensione dei molteplici aspetti degli insediamenti umani che si sono susseguiti nei secoli. L’innovazione apportata consentirà di conoscere, attraverso specifici percorsi multimediali e l’utilizzazione di strumentazione 3D e di realtà aumentata, in maniera nuova e curiosa la storia geomorfologica dell’arcipelago.

La tonnara di Favignana

Dalle Eolie a Favignana, dove si prevede l’estensione dei percorsi espositivi dell’ex Tonnara Florio, attraverso la realizzazione di nuovi spazi dedicati alla narrazione di temi connessi alla fondazione dello stabilimento e alla sua storia industriale. Verranno, inoltre, creati nuovi spazi di fruizione legati allo svolgimento di attività culturali che saranno dotati di adeguate e innovative tecnologie di comunicazione.

Il Museo “Paolo Orsi” di Siracusa

Infine, a Siracusa, la sfida è quella di attrarre i visitatori del Museo “Paolo Orsi” orientandoli anche anche verso altri percorsi di visita all’interno del Parco e dei siti collegati. Per questo si lavora a realizzare un circuito territoriale che, attraverso i supporti multimediali, miri ad un’offerta culturale integrata all’offerta naturalistica, etnoantropologica, enogastronomica, puntando sul settore del turismo esperienziale quale nuova frontiera del turismo sostenibile. L’intervento mira a dotare il Parco di uno spazio virtuale attraverso il quale fornire informazioni utili alla visita e garantire la gestione della prenotazione, l’acquisto dei biglietti ma anche la personalizzazione della visita, con tecnologie interattive sofisticate, dispositivi di realtà aumentata e applicativi innovativi.

Nasce la “Banca della terra”, 450 ettari per i giovani siciliani

Un bando della Regione Siciliana prevede di assegnare fondi e appezzamenti ad aspiranti agricoltori che vogliono intraprendere un’attività

di Ruggero Altavilla

Tornare alla terra per costruire un futuro. Ridare linfa a fondi e appezzamenti attualmente abbandonati o improduttivi, che aspiranti giovani agricoltori possano far rivivere. Nasce in Sicilia la “Banca della terra”, oltre 430 ettari di terreno suddivisi in quattro diverse province della Sicilia – Agrigento, Siracusa, Caltanissetta ed Enna – a disposizione di chi vuole intraprendere un’attività agricola, scommettendo sul territorio. È un progetto della Regione Siciliana presentato ieri dal governatore, Nello Musumeci e dall’assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera (qui l’avviso pubblico).

Campagne nei dintorni di Calamonaci

Più precisamente, i terreni previsti dal bando, in questa prima fase “ancora in via sperimentale” – ha sottolineato Musumeci – sono stati individuati, nell’Agrigentino, a Calamonaci, vicino a Ribera (22,23 ettari); nel Nisseno, a Mazzarino (112,99 ettari) e Niscemi (12,87 ettari); nell’Ennese, a Barrafranca (19,96 ettari), Centuripe (31,27), Piazza Armerina (87,22) e Villarosa (20,49); ed infine a Carlentini, nel Siracusano, sono disponibili ben 123,7 ettari. Per quanto riguarda il fattore economico – fanno sapere dalla Regione – non sono richiesti particolari requisiti ai partecipanti al bando per l’assegnazione degli appezzamenti.

Un momento della conferenza stampa

“Potranno partecipare tutti i giovani, anche nullatenenti che non hanno ancora compiuto 41 anni – ha spiegato il governatore – il terreno verrà assegnato per 20 anni e per poter sostenere le spese avranno accesso a fondi Psr, o potranno ricorrere all’aiuto dell’Irfis. Qualora i risultati, come ci auguriamo, saranno positivi amplieremo i terreni che metteremo a bando. Abbiamo due obiettivi: permettere agli aspiranti imprenditori agricoli di poter fare impresa e valorizzare vaste superfici di terreni demaniali, togliendole dalla improduttività”.

Uno scorcio di Carlentini

L’assessore Bandiera ha sottolineato che il bando nasce dalla “grande domanda negli ultimi anni, sia da parte di giovani che meno giovani”, aggiungendo che la Sicilia “è prima per numero di giovani sotto i 35 anni titolari di imprese agricole. Cercheremo con tutti gli strumenti che abbiamo di accompagnare questi giovani per consentirgli di insediarsi nel mercato e soprattutto restarci”. Un secondo avviso è rivolto all’Esa, enti pubblici, enti sottoposti a vigilanza della Regione, Comuni e privati, che potranno conferire terreni e immobili per arricchire la “Banca della terra”.

Il Museo del Liberty in cerca d’autore ricordando Villa Deliella

Fioriscono idee per realizzare un edificio nell’area dove sorgeva la dimora progettata da Ernesto Basile e demolita nel 1959

di Guido Fiorito

Idee e progetti per il Museo del Liberty a Palermo. Nel sessantesimo anniversario della distruzione di Villa Deliella, uno dei capolavori di Ernesto Basile, fioriscono idee per realizzare il museo nell’area rimasta vuota dalla demolizione iniziata il 28 novembre 1959 in piazza Croci. Un progetto che Sebastiano Tusa aveva sostenuto prima della sua tragica scomparsa e che ora trova le prime proposte, grazie ad un workshop. Protagonisti ventitré giovani progettisti, architetti e ingegneri, che si sono chiusi per quattro giorni con i loro tutor nel convento della Magione, per studiare il tema, le soluzioni e, soprattutto, la filosofia dell’intervento.

Il progetto “Sottrazione come riscatto”

Ed ecco i risultati presentati allo Steri. Comune ai quattro progetti è collegare l’area di Villa Deliella con i parchi vicini: da Villa Trabia fino al Giardino Inglese realizzando un’ampia area pedonale che unisce piazza Crispi e piazza Mordini in un unico spazio. Il traffico di via Libertà sarebbe dirottato in sotterranea. Differenti le soluzioni per il museo, anche se unite dal proposito di salvare ciò che è rimasto di Villa Deliella, invero poco, come la casa del custode e parti della recinzione. Più interessante è il proposito di recuperare il piano scantinato della villa che dovrebbe esistere, riempito di macerie, sotto la superficie che è stata adibita fino a poco tempo fa a parcheggio. La soprintendente ai Beni culturali, Lina Bellanca ha tirato fuori le carte di quel tempo: la villa era stata sottoposta a vincolo poi annullato dopo il ricorso dei proprietari. Villa Deliella fu distrutta con il proposito, poi bloccato, di costruire un palazzo di cemento. Una ferita alla città, simbolo del sacco di Palermo che distrusse, a fini speculativi, altri villini pregiati e gli agrumeti della Conca d’oro.

Rendering del progetto “Mu.Li.De.”

Villa Deliella, come ha spiegato Ettore Sessa, rappresenta un momento importante dell’opera di Basile, ovvero “l’anello mancante” del suo passaggio come innovatore nel modernismo, termine che andrebbe preferito al più conosciuto liberty. Il primo progetto di Basile per la villa è ancora tardo rinascimentale, poi la svolta: Villa Deliella diverrà il modello per molti villini liberty soprattutto a Mondello. “Dalla Manifattura tabacchi, alla Chimica Arenella fino all’area di Villa Deliella il 9,4 per cento di Palermo è costituito da aree di riciclo e di rigenerazione urbana”, ha detto Maurizio Carta e quindi occasione per “nuovi sguardi”.

Il progetto “Fundamentals”

Ed ecco i nuovi sguardi dei giovani progettisti, coordinati da Giuseppe Di Benedetto, Maria Pia Farinella e Giuseppe Trombino. Il progetto “Sottrazione come riscatto” prevede un museo ipogeo, ovvero sotto il livello del suolo, in modo da lasciare il vuoto dell’area, simbolo di ciò che è successo. “Fundamentals” propone un’area pedonale che comprende anche l’Istituto delle Croci e un edificio in parte sotterraneo. In “Onda liberty” l’area viene riempita con piante legate all’art nouveau come glicini, iris e papaveri; zona pedonale fino a via Notarbartolo. Una torre faro, da cui osservare il panorama fino al mare, caratterizza l’edificio del museo. “Mu.Li.De.”, acronimo di Museo Liberty Deliella, prevede un edificio ponte sopra i resti dei sotterranei della villa e l’eventuale sovrapposizione di altri edifici.

Il progetto “Mu.Li.De.”

Il workshop è stato finanziato dalla Regione e realizzato dall’Ordine degli Ingegneri, in collaborazione agli Ordini degli architetti e dei giornalisti, alla Soprintendenza dei Beni Culturali e all’Università degli studi di Palermo. “Il nostro liberty rimane sconosciuto ai turisti che vengono in città – dice Vincenzo Di Dio, presidente dell’Ordine degli ingegneri – . Bisogna intervenire. Questi lavori serviranno a realizzare le linee guida per il bando per il progetto del museo“. Qualcosa si muove. La commissione cultura della Regione discuterà nei prossimi giorni la realizzazione del museo Basile a Palermo ed è pronto un disegno di legge. In ogni caso bisognerà passare dall’acquisizione dell’area in possesso dell’attuale erede del principe di Deliella, ovvero Giuseppe Lanza di Scalea. In questo momento la stessa area è oggetto di lavori chiesti dal Comune al proprietario, che prevedono lo smantellamento dell’auto lavaggio e della superficie d’asfalto.

I mobili “bonsai” del figlio d’arte

L’ebanista Rosario Lannino ha una passione: realizzare scrittoi e comò antichi in scala ridotta anche 3-4 volte rispetto all’originale. Vengono fuori pezzi unici realizzati con i vecchi metodi

di Laura Grimaldi

Tra l’odore del legno vecchio e la colla a caldo, Rosario Lannino ci trascorreva le giornate da bambino nella bottega del padre Domenico, ebanista come il nonno Matteo e gli zii Giovanni e Salvatore. All’uscita da  scuola raggiungeva di corsa il laboratorio di famiglia, all’epoca in corso Alberto Amedeo e oggi al civico 30 di via D’Ossuna, a un tiro di schioppo dalla Cattedrale di Palermo. Guardava suo padre e intanto imparava i segreti del mestiere. Lo osservava restaurare mobili antichi o riprodurne di nuovi a regola d’arte.

Da piccoli si comincia sempre così, un po’ per gioco e un  po’ per emulazione. Si osservano i gesti dei grandi e poi si cerca di imitarli. E a volte il gioco diventa passione. È stato così per Rosario, l’unico dei tre figli di Domenico ad aver imparato l’arte di lavorare il legno. Oggi di anni ne ha 42 e il suo patrimonio di esperienza è cresciuto con lui lontano dai banchi di scuola. Da poco più di un quarto di secolo crea mobili in miniatura riutilizzando il legno vecchio. Dice di averne riprodotti almeno un centinaio.

Le stesse tecniche utilizzate dal padre, Rosario le applica su mobili di dimensioni fino a tre, quattro volte più piccoli. Comò, scrittoi e secrétaire in stile francese dalla metà del Seicento alla fine del Settecento. Un secolo e mezzo di storia dal longevo Re Sole, a Luigi XV sino alla Rivoluzione francese con  Luigi XVI e  la consorte Maria Antonietta.  “Nel Settecento, in Francia, i maestri artigiani utilizzavano le riproduzioni in scala quali prototipi dei mobili da realizzare in dimensioni reali per le dimore di sovrani e nobili”.

Ogni miniatura richiede in media un mese e mezzo di lavoro preceduto da una attenta selezione delle essenze da utilizzare sia per la struttura dei piccoli mobili sia per i preziosi intarsi che li rivestono. Siciliani i marmi sui ripiani dei comò. Ai cassetti non mancano maniglie e chiavi anch’esse fedelmente riprodotte in miniatura con l’antica tecnica della fusione a cera persa.

Creazioni d’arte per appassionati realizzate con le tecniche dei maestri artigiani del passato. Niente chiodi di ferro, ma di canna di bambù, come si faceva qualche secolo fa per i mobili di pregio. Niente impiallacciatura ma lastronatura, tecnica molto più antica per rivestire le strutture dei mobili  di uno strato di legno di una essenza pregiata.  Rosario ne conosce perfettamente le caratteristiche. “L’essenza di limone e di cipresso, resistono bene all’aggressione dei tarli” spiega. Lui che vorrebbe mettere a disposizione la sua arte per il recupero di antichi arredi in spazi pubblici, dice di avere un sogno nel cassetto: avviare corsi e laboratori di teoria e pratica per aspiranti artigiani e salvare la tradizione.

L’ebanista Rosario Lannino ha una passione: realizzare scrittoi e comò antichi in scala ridotta anche 3-4 volte rispetto all’originale. Vengono fuori pezzi unici realizzati con i vecchi metodi

di Laura Grimaldi

Tra l’odore del legno vecchio e la colla a caldo, Rosario Lannino ci trascorreva le giornate da bambino nella bottega del padre Domenico, ebanista come il nonno Matteo e gli zii Giovanni e Salvatore. All’uscita da  scuola raggiungeva di corsa il laboratorio di famiglia, all’epoca in corso Alberto Amedeo e oggi al civico 30 di via D’Ossuna, a un tiro di schioppo dalla Cattedrale di Palermo. Guardava suo padre e intanto imparava i segreti del mestiere. Lo osservava restaurare mobili antichi o riprodurne di nuovi a regola d’arte.

Da piccoli si comincia sempre così, un po’ per gioco e un  po’ per emulazione. Si osservano i gesti dei grandi e poi si cerca di imitarli. E a volte il gioco diventa passione. È stato così per Rosario, l’unico dei tre figli di Domenico ad aver imparato l’arte di lavorare il legno. Oggi di anni ne ha 42 e il suo patrimonio di esperienza è cresciuto con lui lontano dai banchi di scuola. Da poco più di un quarto di secolo crea mobili in miniatura riutilizzando il legno vecchio. Dice di averne riprodotti almeno un centinaio.

Le stesse tecniche utilizzate dal padre, Rosario le applica su mobili di dimensioni fino a tre, quattro volte più piccoli. Comò, scrittoi e secrétaire in stile francese dalla metà del Seicento alla fine del Settecento. Un secolo e mezzo di storia dal longevo Re Sole, a Luigi XV sino alla Rivoluzione francese con  Luigi XVI e  la consorte Maria Antonietta.  “Nel Settecento, in Francia, i maestri artigiani utilizzavano le riproduzioni in scala quali prototipi dei mobili da realizzare in dimensioni reali per le dimore di sovrani e nobili”.

Ogni miniatura richiede in media un mese e mezzo di lavoro preceduto da una attenta selezione delle essenze da utilizzare sia per la struttura dei piccoli mobili sia per i preziosi intarsi che li rivestono. Siciliani i marmi sui ripiani dei comò. Ai cassetti non mancano maniglie e chiavi anch’esse fedelmente riprodotte in miniatura con l’antica tecnica della fusione a cera persa.

Creazioni d’arte per appassionati realizzate con le tecniche dei maestri artigiani del passato. Niente chiodi di ferro, ma di canna di bambù, come si faceva qualche secolo fa per i mobili di pregio. Niente impiallacciatura ma lastronatura, tecnica molto più antica per rivestire le strutture dei mobili  di uno strato di legno di una essenza pregiata.  Rosario ne conosce perfettamente le caratteristiche. “L’essenza di limone e di cipresso, resistono bene all’aggressione dei tarli” spiega. Lui che vorrebbe mettere a disposizione la sua arte per il recupero di antichi arredi in spazi pubblici, dice di avere un sogno nel cassetto: avviare corsi e laboratori di teoria e pratica per aspiranti artigiani e salvare la tradizione.

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