Pioggia di milioni per il rilancio del centro storico di Palermo

Via libera al Contratto istituzionale di sviluppo, ammessi al finanziamento diversi interventi di riqualificazione proposti dal Comune e dalla Regione

di Ruggero Altavilla

Il centro storico di Palermo può proseguire la sua corsa verso la rinascita. Con la firma del decreto del presidente del Consiglio, arriva il via libera ai 90 milioni di investimenti pubblici per la riqualificazione di strade, chiese e palazzi del cuore del capoluogo siciliano.

Veduta aerea del centro storico di Palermo

Verrà sottoscritto martedì 2 febbraio il Contratto istituzionale di sviluppo per il centro storico, nell’ambito del Piano operativo Cultura e Turismo del Fondo Sviluppo e Coesione 2014/2020. Il sottosegretario al Mibact, Anna Laura Orrico – fanno sapere dal Comune di Palermo – ha convocato in quella data il tavolo istituzionale di coordinamento per l’attuazione degli interventi di riqualificazione e rigenerazione. I fondi – si legge in una nota diffusa dal Comune – ammontano a 90 milioni per 17 interventi ammessi al finanziamento: 11 proposti dal Comune, 5 dalla Regione Siciliana e uno dalla Soprintendenza Archivistica della Sicilia. Il tavolo istituzionale è composto, oltre che da un rappresentante del Comune, da esponenti del Ministero del Sud e della Coesione Territoriale, del Mibact, del Mef, del Ministero dello Sviluppo economico, della Prefettura, della Regione Siciliana, della città Metropolitana, dell’Università degli Studi del capoluogo e di Invitalia, individuata quale soggetto attuatore del Cis.

Lo Spasimo

Tra gli undici interventi ammessi proposti dal Comune – si legge nella preselezione delle proposte d’intervento – c’è il restauro dell’antico monastero delle Suore Carmelitane Scalze, in piazza Kalsa, per cui sono stati previsti 7 milioni di euro. Poi, il completamento del restauro dello Spasimo e del Collegio della Sapienza alla Magione. Oltre 10 milioni previsti per la valorizzazione dei palazzi Giallongolo di Fiumetorto, Marchesi e Gulì, mentre 2 milioni saranno destinati ai progetti di illuminazione artistica dei monumenti dell’itinerario Unesco e di alcuni percorsi pedonali. Per il restauro dell’ex convento di San Basilio, destinato a diventare Casa delle Culture, sono previsti 6 milioni di euro, mentre 12,5 milioni serviranno alla rifunzionalizzazione dell’ex collegio di San Rocco in via Maqueda. Oltre 25 milioni, invece, saranno destinati alla riqualificazioni delle pavimentazioni storiche.

Palazzo Riso

Gli interventi proposti dalla Regione, tra gli altri, riguardano il Museo Riso, con l’ampliamento degli spazi esterni e l’adeguamento agli standard museali europei. Altri progetti sono “GiocaMuseo”, percorsi didattici con animazioni da realtà aumentata; una mostra itinerante su Sicilia e Magna Grecia; e “MuseoCity”, sistema museale integrato del centro storico di Palermo. Infine, l’intervento ammesso proposto dalla Soprintendenza archivistica della Sicilia, riguarda il restauro dell’ex convento della Gancia, sede dell’Archivio di Stato di Palermo.

Via Vittorio Emanuele

“Un programma importante – ha dichiarato il sindaco, Leoluca Orlando – che si unisce ai tanti, dai fondi Gescal al Ruis al Patto per Palermo, che porteranno in città centinaia di milioni nei prossimi anni per importanti interventi di rigenerazione. Un pacchetto di programmi ed interventi rivolto a tutti i quartieri da Brancaccio allo Zen, da Borgo Nuovo a Sferracavallo, passando ovviamente per il centro storico. Tutti strumenti fondamentali per cambiare il volto della città, restituirne spazi vitali alla fruizione dei cittadini e al suo sviluppo economico”.

Arriva il Festival, il meglio del primo weekend a Palermo

Dall’affresco ritrovato al salotto inedito, dal viaggio in sottomarino al “battesimo” con i sub, dalle visite teatralizzate ai brunch d’autore. Poi aperture serali, e ancora palazzi, musei, camere dello scirocco e inediti “serbatoi” d’acqua

di Redazione

Si potrà ritrovare l’eleganza british di Delia Whitaker, l’ultima abitante dei salotti di Villa Malfitano, o raggiungere i giardini dell’emiro Jafar e assistere a un concerto di pianoforte nel Castello di Maredolce. Si potrà andare sott’acqua con l’aiuto di un sub esperto o salire ai rifugi nascosti degli eremiti. Mai come in questa edizione Le Vie dei Tesori spinge a visite inedite ed esperienze lontane dalla quotidianità, sabato e domenica per sei weekend, fino all’8 novembre. Una vera sfida che ha impegnato negli scorsi mesi gli organizzatori a conciliare la gioia della scoperta con le misure di sicurezza del nostro tempo: gruppi contingentati, prenotazioni on line, audioguide d’autore ascoltabili sul proprio cellulare ove non possibile fare visite in presenza e un controllo accurato – luogo per luogo – del rispetto delle mascherine, del distanziamento, dell’igiene, del tracciamento dei visitatori.

Soffitto affrescato a Palazzo Costantino

Si parte domani, sabato 3 ottobre, in una Palermo che deve rinunciare a aprire alcuni siti – aggiornamenti nella sezione Ultim’ora sul sito del Festival – coinvolti nel percorso del Giro d’Italia; ma per “compensare” il festival aggiunge in corsa quattro visite in notturna. Non si può perdere il diruto Palazzo Costantino, uno dei Quattro Canti (ve ne abbiamo parlato qui), con l’inaspettato affresco del Velasco: non potrà aprire di giorno, ma di sera (dalle 18 alle 22,30) sarà ancora più affascinante; e così (dalle 19 alle 22,30) anche la cupola del Santissimo Salvatore e la Torre di sant’Antonio Abate, con due prospettive diverse sulla città, mentre negli antichi saloni di Palazzo Alliata di Villafranca si entrerà dalle 18 alle 21 seguendo nobildonne in costume settecentesco e un itinerario inedito. Non è da perdere neanche il concerto mozartiano (ve ne abbiamo parlato qui): sarà sabato, sia alle 19 che alle 20,15 in quel luogo da sogno che sono i giardini arabi di Maredolce con protagonista la delicata virtuosa tedesca Marie Rosa Günter che al piano affiancherà il Palermo Classica String Quartet.

Il chiostro della Magione

In questo weekend di debutto, c’è tantissimo da provare, annusare, degustare, assaggiare. A partire dai siti, le chicche sono ovunque, basta spulciare il programma (qui tutti i luoghi): dal Convento della Magione con una mostra preziosa sulla sterminata collezione degli antiquari Tschinke-Daneu, di maioliche,ceramiche, porcellane tra Cinquecento e Ottocento; alla delicatissima chiesa dell’Immacolata Concezione al Capo, dai saloni Liberty della palazzina dei Quattro Pizzi alla purissima Catena (che apre domani di mattina e domenica di pomeriggio). E poi i cimiteri storici: da quello degli Inglesi alle cappelle nobiliari dei Florio a Santa Maria del Gesù. Aprono le porte gli oratori serpottiani, l’Abatellis avvia un percorso inedito e così anche Palazzo Ajutamicristo; il Museo Salinas propone la collezione Bonci-Casuccini dedicata agli Etruschi con una sala dedicata, e domenica apre il suo atrio per un brunch a chilometro zero con visita guidata.

Serbatoi di San Ciro

Allo Stand Florio si gusteranno le ricette dei Florio tra installazioni en plein air, a Villa Tasca l’aperitivo arriverà alla fine di una visita inedita ai saloni privati. Fuori dal centro storico, le sorprese non mancano: chi ha amato le Sorgenti del Gabriele, deve per forza aggiungere i serbatoi di San Ciro; chi vuole fare una doppia scoperta, può andare a Villa Airoldi e provare a colpire una pallina da golf dopo aver ammirato i saloni affrescati. Gli itinerari contemporanei sono ormai diventati un must del festival: quest’anno ce ne sono due: la sera, dalle 18 alle 21, a Palazzo Oneto di Sperlinga, gioiello settecentesco chiuso per cinquant’anni e riaperto grazie ai due proprietari-mecenati Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e Cesira Palmeri di Villalba, ci si muoverà tra le opere di Emanuele Lo Cascio, Luca Bullaro e Francesco Santoro; mentre a Palazzo Petrulla si scoprirà che alla fine di una scala ripidissima c’è una delle gallerie meglio nascoste della città con un terrazzo spettacolare sul mare.

 

Il semi-sommergibile

Le esperienze non sono di certo finite: se ci si sente uno “spotter” si deve correre a Punta Raisi per vedere atterrare gli aerei, se prevale l’anima green (e un po’ sognante) non si può perdere l’Orto Botanico di notte, per poi tornarci con i bambini per i laboratori della domenica mattina. Da visitare la necropoli ritrovata a Solunto, da scoprire i teatri tradizionali, i pupi di Cuticchio, le marionette del Pasqualino, le cantate del Ditirammu. Senza contare i voli in Piper, le gite in barca a vela, le discese con i sub o su un allegrissimo sottomarino. E le passeggiate, che sono uno degli straordinari appuntamenti ormai consolidati: in giro per la città o nei dintorni, per grandi e piccini, di giorno e di notte; ne segnaliamo una per tutte, domenica mattina in bicicletta con le guide Gta alla scoperta dei tesori dell’arabo-normanno.

I giardini di Maredolce

Con Palermo, e con il supporto del main sponsor Unicredit, aprono anche le porte dei siti di Catania, Ragusa, Scicli, Noto (tutte e tre visitabili con un unico coupon), e Sciacca, che bissa la sua partecipazione al festival con un inedito percorso tra gli artigiani (qui i programmi delle città). Se poi si vuole vivere la Sicilia come un unico “museo diffuso”, partendo la mattina da Palermo, si potranno raggiungere comodamente in pullman le altre città del Festival e dopo le visite, rientrare in serata. Torna anche quest’anno l’iniziativa delle Vie dei Tesori in collaborazione con Labisi, vettore ufficiale della manifestazione. Questa domenica, 4 ottobre, si potrà raggiungere Sciacca (qui per prenotare) e la prossima, 11 ottobre, toccherà a Catania (qui per prenotare), nel pieno rispetto di tutte le normative anti-Covid.

Per tutte le informazioni e prenotazioni visitare il sito www.leviedeitesori.com. È attivo, inoltre, il centro informazioni del Festival al numero 0918420000, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, compresi il sabato e la domenica.

Le Vie dei Tesori al secondo weekend: 80 siti in sette città

Bagheria mostra un giardino romantico e Messina un villaggio fantasma, Trapani restaura i corali medievali, Marsala punta sullo Stagnone e a Mazara apre il complesso diocesano

di Redazione

Settemila visitatori in ottanta luoghi di sette città. È stato il bilancio del primo weekend de Le Vie dei Tesori, un‘edizione di rinascita, di resistenza e di amore per il territorio. Adesso è tutto pronto per il secondo fine settimana, con tante novità. Sabato 19 e domenica 20 settembre si ritorna a Bagheria, Messina, Caltanissetta, Sambuca, Trapani, Marsala e Mazara con alcuni importanti debutti. Mazara del Vallo apre le porte già oggi per la prima volta della “città” diocesana nel suo complesso, con l’imponente palazzo vescovile, il Seminario che racconta gli “studenti” illustri del passato, e la bellissima Cattedrale. Mentre a Caltanissetta si svela la chiesa di San Sebastiano, antica sede della Confraternita dei macellai, dove sarà visitabile la cripta nascosta appena recuperata. Mentre per il successivo fine settimana (26 e 27 settembre) sta già scaldando i motori Naro che ha preparato un’edizione gioiello, piccola ma densa.

Giardino di Villa San Cataldo a Bagheria

Eccoci dunque a domani e dopodomani: ottanta luoghi aperti e molte passeggiate che sembrano le vere regine di questa edizione che si svolge con il supporto di Unicredit, main sponsor di quest’anno, e con la collaborazione dei diversi Comuni. Il nostro viaggio parte da Bagheria (qui tutti i luoghi) che da sola, nel primo weekend, ha già messo insieme il 40 per cento dei visitatori complessivi. Stavolta non si deve assolutamente perdere la visita al giardino romantico di Villa San Cataldo, ultimo baluardo rimasto di quella che un tempo fu la residenza in stile neogotico dei principi Galletti. Dopo aver ammirato i palazzi nobiliari – Bagheria ne è piena, a Palazzo Butera si alza lo sguardo e si scopre Borremans -, fate una sortita verso Aspra, passando dal Museo dell’Acciuga che racconta la vita marinara, e raggiungendo la chiesetta della Beata Vergine Maria Addolorata, con gli affreschi del giovane Renato Guttuso che per decenni furono ricoperti di calce perché di mano “comunista”. Se è già sold out l’escursione in barca a vela nel golfo di Santa Flavia, ancora possibile fare il battesimo del mare, una discesa con un sub esperto.

Cripta di San Sebastiano a Caltanissetta

Caltanissetta è pronta a rimettersi in pista (qui tutti i luoghi): con il supporto dell’associazione Creative Spaces, il festival apre alcune delle sue chiese più belle, a partire dalla Cattedrale con gli affreschi del Borremans alla chiesa di Santa Flavia con le sue tombe illustri; si potrà ascoltare la lunga storia del Seminario e visitare il cimitero monumentale scavato nella roccia. Ma sarà anche il weekend che, oltre ad aprire le porte dei golosi laboratori artigiani del famoso torrone nisseno, condurrà domenica nella Valle delle Miniere, seguendo la scia delle cappelle votive dei minatori per arrivare all’impressionante cimitero dei Carusi, 19 croci bianche piantate nel terreno per ricordare i  bambini (9  rimasero senza nome) uccisi nel rogo di Gessolungo.

Villaggio fantasma di Massa San Nicola

Messina quest’anno ha deciso per il “fuori porta”, anche se i suoi visitatori continuano a incoronare il Forte San Salvatore come luogo più amato (qui tutti i luoghi): ma stavolta bisogna raggiungere il villaggio fantasma di Massa San Nicola, abbarbicato sulle colline, un paese irreale posto sotto il vincolo della Soprintendenza; o il villaggio medievale di Mili San Pietro, nascosto sui Peloritani, dove si scoprirà che l’abbazia basiliana è la più antica chiesa normanni di Sicilia. In città, nel quartiere Larderia, saranno mostrati ai visitatori, nella chiesa di San Giovanni Battista, due enigmatici anagrammi aritmetici, che rimandano ai salotti nobiliari; senza dimenticare le due eleganti Villa Cianciafara e Villa Alfè.

L’orologio della torre civica a Sambuca

Torniamo sul versante occidentale, passando da Sambuca di Sicilia (qui tutti i luoghi): scolpita nell’arenaria, padrona di una luce morbida che ingentilisce ogni spigolo, l’antica Al Zabut si diverte a meravigliare. Bisogna perdersi nei vicoli tortuosi e nei cortili – in cinque formano Casa Amodeo – e il modo migliore è quello di partecipare alla passeggiata di domenica. Chi sceglie un percorso autonomo non deve perdere la “macchina orologiaia” della Torre Civica, i due portali arabo-normanni della chiesa della Concezione e della chiesa di San Giuseppe; e, fuori porta, la casa-studio dove nacquero le ultime tele del pittore Gianbecchina.

Uno dei corali della Biblioteca Fardelliana

Siamo al Trapanese: tre città che “si sfidano” a colpi di chiese, ipogei, palazzi nobiliari, aree archeologiche. Trapani, Marsala e Mazara sono un insieme straordinario, non basta un weekend per scoprirle tutte. A Trapani (qui tutti i luoghi) si può seguire in diretta, alla Biblioteca Fardelliana, il restauro certosino dei corali medievali cui collabora l’associazione Le Vie dei Tesori. Ma, oltre alla sempre gettonatissima Torre della Colombaia e all’Immacolata del Marabitti al Collegio dei Gesuiti, non bisogna perdersi Villa Aula, già entrata nel cuore di centinaia di visitatori, accolti ovunque dai giovani dell’associazione Agorà, partner del Festival: questo fine settimana sarà l’ultimo disponibile per scoprire modanature, arredi eleganti e vetrate Liberty del Gregoretti. A Palazzo D’Alì, invece, ad accogliere sarà la nobildonna Clotilde, pronta a ricordare cerimonie e balli di una volta.

Area archeologica a Mozia

Marsala è pronta a riversarsi sullo Stagnone (qui tutti i luoghi): sarà difficile scegliere tra voli in piper, esperienze nelle saline e prove di kitesurf e sup, ma anche un brunch in puro british style e la visita a due diversi scavi archeologici in corso a Mozia. Tornando in città, con l’aiuto dell’associazione Nonovento, partner del Festival a Marsala, bisogna fermarsi a San Matteo per una supplica sotto il Crocifisso contro le catastrofi o scendere nel complesso ipogeico di Santa Maria della Grotta.

Atrio del Palazzo Vescovile

Mazara infine, ma di certo non l’ultima (qui tutti i luoghi): oltre alla straordinaria “città vescovile” nel suo complesso, e ai ruderi di Sant’Ignazio dinanzi ai quali sono gli stessi mazaresi a fare la fila per prenotarsi, si può partecipare all’esperienza di un viaggio nella città sotterranea, duecentomila metri quadrati di gallerie, caverne e giardini del museo “Evocava”, nelle cave della città, gestito da Casa Periferica che supporta il festival in città. Con il vettore ufficiale del festival, Labisi, si possono raggiungere comodamente da Palermo e visitare in giornata Marsala e Messina (questa domenica, 20 settembre), e la prossima, Mazara del Vallo, Naro e Sambuca (qui per prenotare).

Per tutte le informazioni e prenotazioni visitare il sito www.leviedeitesori.com. È attivo, inoltre, il centro informazioni del Festival al numero 0918420000, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, compresi il sabato e la domenica.

Quel bagno arabo tornato a splendere dopo il restauro

Riapre con una performance sensoriale il sito archeologico di Mezzagnone, nel Parco archeologico di Kamarina e Cava d’Ispica

di Ruggero Altavilla

È stato prima un mausoleo poi un hammam, adesso è rinato dopo un restauro con una performance sensoriale tra teatro, musica e arti figurative. Il bagno arabo di Mezzagnone, gioiello del Parco archeologico di Kamarina e Cava d’Ispica, è uno dei siti più affascinanti della Sicilia. Appena fuori dal centro abitato di Santa Croce Camerina, nel Ragusano, l’edificio che ha suscitato l’interesse di diversi studiosi, è stato restituito ieri alla collettività con una visita guidata seguita da un percorso sensoriale al tramonto parte del progetto Cento Sicilie, promosso dall’associazione Curva Minore con l’ideazione del contrabbassista Lelio Giannetto, e sostenuto dall’assessorato regionale dei Beni Culturali.

Un momento della performance

L’antico edificio, noto anche ai viaggiatori del Gran Tour, come Jean Houël che lo ha disegnato in due delle sue tavole, è diventato teatro di una perfomance collettiva con 50 artisti tra attori, danzatrici, pittori, musicisti. Prima si è svolta la visita guidata guidata a cura del direttore del Parco archeologico, Domenico Buzzone, che ha diretto il restauro, e dell’archeologo e docente Giovanni Di Stefano.

La cupola del bagno arabo

“Un recupero con un intervento di sistemazione, scavi e valorizzazione del sito archeologico – spiega Buzzone, citato in alcuni siti web locali  – . Abbiamo svolto prima il restauro conservativo con la collegata eliminazione delle parti nere che hanno così liberato il monumento dai micro organismi che ne avevano compromesso alcune aree. Si è poi proceduto alla listatura dei conci con malta a base di calce idraulica e contemporaneamente è stato utilizzato del consolidante per la calotta sferica che era priva di intonaco e dunque più a rischio. Infine è stato applicato in fase finale dell’idrorepellente. Ma è l’aspetto storico ad affascinare. Si è pensato per anni che fosse una chiesetta ma gli studi hanno appurato che è stato utilizzato come bagno arabo”.

 

Per molto tempo, infatti, il bagno fu scambiato per un edificio di culto bizantino, datata tra il IV e il VI secolo dopo Cristo, ma a seguito di una campagna di scavi, gli studiosi hanno messo in luce una fase medievale dell’edificio di Mezzagnone da legare alla presenza di un bagno termale arabo, un ”hammam”, posteriore all’anno 852. Con l’arrivo degli arabi, l’edificio fu usato prima come tomba di famiglia poi venne riadattato a edificio termale.

Un momento della performance

“Questo edificio antico di località Mezzagnone – ha aggiunto l’archeologo Di Stefano – è un vero gioiello architettonico del VI secolo dopo Cristo, con riutilizzi fino al X-XI secolo. Il monumento conservato integralmente fino ad oggi, era famoso e conosciuto già nel ‘500 da Tommaso Fazello e poi nel ‘700 dal pittore francese Jean Houel che lo ritrae in una guache (un guazzo) e in una acquaforte, oggi conservate al Museo del Louvre a Parigi e all’Ermitage. I recenti scavi e i restauri hanno confermato che l’edificio è stato costruito e utilizzato nel VI secolo dopo Cristo come una tomba monumentale, un mausoleo, e poi come un hammam, un bagno, in età araba”.

Visite immersive e spazi hi-tech in cinque siti culturali siciliani

In arrivo otto milioni dal Mibact per progetti di innovazione tecnologica che andranno ad arricchire l’offerta di musei e parchi archeologici

di Ruggero Altavilla

Da Palermo a Gela, dalle Eolie a Favignana, fino a Siracusa. Sono cinque i progetti di innovazione tecnologica finanziati dal ministero dei Beni culturali che andranno a integrare e potenziare l’allestimento di altrettanti poli culturali siciliani. Sono stati approvati e finanziati, in questi giorni, grazie ai fondi del Pon-Cultura e Sviluppo – fanno sapere dall’assessorato regionale ai Beni culturali – i cinque progetti che riguardano il Villino Favaloro di Palermo, il Parco Archeologico di Gela, il Parco Archeologico delle Isole Eolie (che ha avuto finanziati tutti e due i progetti proposti), l’ex Stabilimento Florio di Favignana e il Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa-Eloro-Villa del Tellaro e Akrai.

Villino Favaloro

I cinque progetti si basano sulla nuova concezione di fruizione museale, che prevede la valorizzazione di esperienze sempre più interattive e immersive, rafforzando il potere comunicativo delle opere esposte, attraverso l’uso della tecnologia. Più precisamente, all’interno del Villino Favaloro, che diventerà Museo della fotografia, si prevede la musealizzazione delle opere fotografiche in bacheche, vetrine, strutture espositive per sospensione corredate da pannelli descrittivi. La ricostruzione virtuale, il touch interattivo e gli exhibit consentiranno di comprendere il funzionamento di una “lanterna magica” o di un apparecchio stereoscopico, la lettura delle stampe raffiguranti spazi urbani o architetture complesse, aprire le pagine di un album fotografico immergendosi nelle singole scene raffigurate. Il percorso espositivo verrà dotato anche di un sistema di fruizione basato sulla realtà aumentata, la ricostruzione in 3D e il rendering grafico.

Una delle sale del Museo archeologico di Gela

L’intervento al Parco archeologico di Gela, invece, prevede l’organizzazione dei siti in “sezioni” e “percorsi tematici” in cui l’applicazione tecnologica multimediale dovrà assolvere l’azione della “nuova comunicazione” con lo scopo di mettere a sistema i vari siti-reperti e le strutture che caratterizzano il Parco. Anche in questo caso, presupposto sarà la digitalizzazione del patrimonio culturale in 3D e l’utilizzazione della realtà aumentata che consentirà, attraverso opportune strumentazioni, di inserire nell’ambiente reale simulazioni di immagini.

Il museo archeologico di Lipari

Anche nel Museo “Luigi Bernabò Brea” di Lipari saranno realizzate piattaforme conoscitive e informative con uso dei sistemi integrati, nonché aree di socializzazione e condivisione “web oriented”. L’utilizzazione di applicazioni tecnologiche avanzate consentirà, inoltre, la digitalizzazione del patrimonio culturale, anche in forma tridimensionale, e l’utilizzazione della realtà aumentata anche nella simulazione di tour virtuali. Sempre alle Eolie, previsto un intervento per intercettare il target di visitatori interessato al turismo naturalistico. All’interno del Laboratorio di vulcanologia delle Eolie (Lave), nella sezione dedicata ad Alfred Rittmann, è prevista la creazione di un laboratorio multimediale in cui il visitatore verrà introdotto alla conoscenza della geomorfologia dell’Arcipelago Eoliano e alla comprensione dei molteplici aspetti degli insediamenti umani che si sono susseguiti nei secoli. L’innovazione apportata consentirà di conoscere, attraverso specifici percorsi multimediali e l’utilizzazione di strumentazione 3D e di realtà aumentata, in maniera nuova e curiosa la storia geomorfologica dell’arcipelago.

La tonnara di Favignana

Dalle Eolie a Favignana, dove si prevede l’estensione dei percorsi espositivi dell’ex Tonnara Florio, attraverso la realizzazione di nuovi spazi dedicati alla narrazione di temi connessi alla fondazione dello stabilimento e alla sua storia industriale. Verranno, inoltre, creati nuovi spazi di fruizione legati allo svolgimento di attività culturali che saranno dotati di adeguate e innovative tecnologie di comunicazione.

Il Museo “Paolo Orsi” di Siracusa

Infine, a Siracusa, la sfida è quella di attrarre i visitatori del Museo “Paolo Orsi” orientandoli anche anche verso altri percorsi di visita all’interno del Parco e dei siti collegati. Per questo si lavora a realizzare un circuito territoriale che, attraverso i supporti multimediali, miri ad un’offerta culturale integrata all’offerta naturalistica, etnoantropologica, enogastronomica, puntando sul settore del turismo esperienziale quale nuova frontiera del turismo sostenibile. L’intervento mira a dotare il Parco di uno spazio virtuale attraverso il quale fornire informazioni utili alla visita e garantire la gestione della prenotazione, l’acquisto dei biglietti ma anche la personalizzazione della visita, con tecnologie interattive sofisticate, dispositivi di realtà aumentata e applicativi innovativi.

Nasce la “Banca della terra”, 450 ettari per i giovani siciliani

Un bando della Regione Siciliana prevede di assegnare fondi e appezzamenti ad aspiranti agricoltori che vogliono intraprendere un’attività

di Ruggero Altavilla

Tornare alla terra per costruire un futuro. Ridare linfa a fondi e appezzamenti attualmente abbandonati o improduttivi, che aspiranti giovani agricoltori possano far rivivere. Nasce in Sicilia la “Banca della terra”, oltre 430 ettari di terreno suddivisi in quattro diverse province della Sicilia – Agrigento, Siracusa, Caltanissetta ed Enna – a disposizione di chi vuole intraprendere un’attività agricola, scommettendo sul territorio. È un progetto della Regione Siciliana presentato ieri dal governatore, Nello Musumeci e dall’assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera (qui l’avviso pubblico).

Campagne nei dintorni di Calamonaci

Più precisamente, i terreni previsti dal bando, in questa prima fase “ancora in via sperimentale” – ha sottolineato Musumeci – sono stati individuati, nell’Agrigentino, a Calamonaci, vicino a Ribera (22,23 ettari); nel Nisseno, a Mazzarino (112,99 ettari) e Niscemi (12,87 ettari); nell’Ennese, a Barrafranca (19,96 ettari), Centuripe (31,27), Piazza Armerina (87,22) e Villarosa (20,49); ed infine a Carlentini, nel Siracusano, sono disponibili ben 123,7 ettari. Per quanto riguarda il fattore economico – fanno sapere dalla Regione – non sono richiesti particolari requisiti ai partecipanti al bando per l’assegnazione degli appezzamenti.

Un momento della conferenza stampa

“Potranno partecipare tutti i giovani, anche nullatenenti che non hanno ancora compiuto 41 anni – ha spiegato il governatore – il terreno verrà assegnato per 20 anni e per poter sostenere le spese avranno accesso a fondi Psr, o potranno ricorrere all’aiuto dell’Irfis. Qualora i risultati, come ci auguriamo, saranno positivi amplieremo i terreni che metteremo a bando. Abbiamo due obiettivi: permettere agli aspiranti imprenditori agricoli di poter fare impresa e valorizzare vaste superfici di terreni demaniali, togliendole dalla improduttività”.

Uno scorcio di Carlentini

L’assessore Bandiera ha sottolineato che il bando nasce dalla “grande domanda negli ultimi anni, sia da parte di giovani che meno giovani”, aggiungendo che la Sicilia “è prima per numero di giovani sotto i 35 anni titolari di imprese agricole. Cercheremo con tutti gli strumenti che abbiamo di accompagnare questi giovani per consentirgli di insediarsi nel mercato e soprattutto restarci”. Un secondo avviso è rivolto all’Esa, enti pubblici, enti sottoposti a vigilanza della Regione, Comuni e privati, che potranno conferire terreni e immobili per arricchire la “Banca della terra”.

Il Museo del Liberty in cerca d’autore ricordando Villa Deliella

Fioriscono idee per realizzare un edificio nell’area dove sorgeva la dimora progettata da Ernesto Basile e demolita nel 1959

di Guido Fiorito

Idee e progetti per il Museo del Liberty a Palermo. Nel sessantesimo anniversario della distruzione di Villa Deliella, uno dei capolavori di Ernesto Basile, fioriscono idee per realizzare il museo nell’area rimasta vuota dalla demolizione iniziata il 28 novembre 1959 in piazza Croci. Un progetto che Sebastiano Tusa aveva sostenuto prima della sua tragica scomparsa e che ora trova le prime proposte, grazie ad un workshop. Protagonisti ventitré giovani progettisti, architetti e ingegneri, che si sono chiusi per quattro giorni con i loro tutor nel convento della Magione, per studiare il tema, le soluzioni e, soprattutto, la filosofia dell’intervento.

Il progetto “Sottrazione come riscatto”

Ed ecco i risultati presentati allo Steri. Comune ai quattro progetti è collegare l’area di Villa Deliella con i parchi vicini: da Villa Trabia fino al Giardino Inglese realizzando un’ampia area pedonale che unisce piazza Crispi e piazza Mordini in un unico spazio. Il traffico di via Libertà sarebbe dirottato in sotterranea. Differenti le soluzioni per il museo, anche se unite dal proposito di salvare ciò che è rimasto di Villa Deliella, invero poco, come la casa del custode e parti della recinzione. Più interessante è il proposito di recuperare il piano scantinato della villa che dovrebbe esistere, riempito di macerie, sotto la superficie che è stata adibita fino a poco tempo fa a parcheggio. La soprintendente ai Beni culturali, Lina Bellanca ha tirato fuori le carte di quel tempo: la villa era stata sottoposta a vincolo poi annullato dopo il ricorso dei proprietari. Villa Deliella fu distrutta con il proposito, poi bloccato, di costruire un palazzo di cemento. Una ferita alla città, simbolo del sacco di Palermo che distrusse, a fini speculativi, altri villini pregiati e gli agrumeti della Conca d’oro.

Rendering del progetto “Mu.Li.De.”

Villa Deliella, come ha spiegato Ettore Sessa, rappresenta un momento importante dell’opera di Basile, ovvero “l’anello mancante” del suo passaggio come innovatore nel modernismo, termine che andrebbe preferito al più conosciuto liberty. Il primo progetto di Basile per la villa è ancora tardo rinascimentale, poi la svolta: Villa Deliella diverrà il modello per molti villini liberty soprattutto a Mondello. “Dalla Manifattura tabacchi, alla Chimica Arenella fino all’area di Villa Deliella il 9,4 per cento di Palermo è costituito da aree di riciclo e di rigenerazione urbana”, ha detto Maurizio Carta e quindi occasione per “nuovi sguardi”.

Il progetto “Fundamentals”

Ed ecco i nuovi sguardi dei giovani progettisti, coordinati da Giuseppe Di Benedetto, Maria Pia Farinella e Giuseppe Trombino. Il progetto “Sottrazione come riscatto” prevede un museo ipogeo, ovvero sotto il livello del suolo, in modo da lasciare il vuoto dell’area, simbolo di ciò che è successo. “Fundamentals” propone un’area pedonale che comprende anche l’Istituto delle Croci e un edificio in parte sotterraneo. In “Onda liberty” l’area viene riempita con piante legate all’art nouveau come glicini, iris e papaveri; zona pedonale fino a via Notarbartolo. Una torre faro, da cui osservare il panorama fino al mare, caratterizza l’edificio del museo. “Mu.Li.De.”, acronimo di Museo Liberty Deliella, prevede un edificio ponte sopra i resti dei sotterranei della villa e l’eventuale sovrapposizione di altri edifici.

Il progetto “Mu.Li.De.”

Il workshop è stato finanziato dalla Regione e realizzato dall’Ordine degli Ingegneri, in collaborazione agli Ordini degli architetti e dei giornalisti, alla Soprintendenza dei Beni Culturali e all’Università degli studi di Palermo. “Il nostro liberty rimane sconosciuto ai turisti che vengono in città – dice Vincenzo Di Dio, presidente dell’Ordine degli ingegneri – . Bisogna intervenire. Questi lavori serviranno a realizzare le linee guida per il bando per il progetto del museo“. Qualcosa si muove. La commissione cultura della Regione discuterà nei prossimi giorni la realizzazione del museo Basile a Palermo ed è pronto un disegno di legge. In ogni caso bisognerà passare dall’acquisizione dell’area in possesso dell’attuale erede del principe di Deliella, ovvero Giuseppe Lanza di Scalea. In questo momento la stessa area è oggetto di lavori chiesti dal Comune al proprietario, che prevedono lo smantellamento dell’auto lavaggio e della superficie d’asfalto.

I mobili “bonsai” del figlio d’arte

L’ebanista Rosario Lannino ha una passione: realizzare scrittoi e comò antichi in scala ridotta anche 3-4 volte rispetto all’originale. Vengono fuori pezzi unici realizzati con i vecchi metodi

di Laura Grimaldi

Tra l’odore del legno vecchio e la colla a caldo, Rosario Lannino ci trascorreva le giornate da bambino nella bottega del padre Domenico, ebanista come il nonno Matteo e gli zii Giovanni e Salvatore. All’uscita da  scuola raggiungeva di corsa il laboratorio di famiglia, all’epoca in corso Alberto Amedeo e oggi al civico 30 di via D’Ossuna, a un tiro di schioppo dalla Cattedrale di Palermo. Guardava suo padre e intanto imparava i segreti del mestiere. Lo osservava restaurare mobili antichi o riprodurne di nuovi a regola d’arte.

Da piccoli si comincia sempre così, un po’ per gioco e un  po’ per emulazione. Si osservano i gesti dei grandi e poi si cerca di imitarli. E a volte il gioco diventa passione. È stato così per Rosario, l’unico dei tre figli di Domenico ad aver imparato l’arte di lavorare il legno. Oggi di anni ne ha 42 e il suo patrimonio di esperienza è cresciuto con lui lontano dai banchi di scuola. Da poco più di un quarto di secolo crea mobili in miniatura riutilizzando il legno vecchio. Dice di averne riprodotti almeno un centinaio.

Le stesse tecniche utilizzate dal padre, Rosario le applica su mobili di dimensioni fino a tre, quattro volte più piccoli. Comò, scrittoi e secrétaire in stile francese dalla metà del Seicento alla fine del Settecento. Un secolo e mezzo di storia dal longevo Re Sole, a Luigi XV sino alla Rivoluzione francese con  Luigi XVI e  la consorte Maria Antonietta.  “Nel Settecento, in Francia, i maestri artigiani utilizzavano le riproduzioni in scala quali prototipi dei mobili da realizzare in dimensioni reali per le dimore di sovrani e nobili”.

Ogni miniatura richiede in media un mese e mezzo di lavoro preceduto da una attenta selezione delle essenze da utilizzare sia per la struttura dei piccoli mobili sia per i preziosi intarsi che li rivestono. Siciliani i marmi sui ripiani dei comò. Ai cassetti non mancano maniglie e chiavi anch’esse fedelmente riprodotte in miniatura con l’antica tecnica della fusione a cera persa.

Creazioni d’arte per appassionati realizzate con le tecniche dei maestri artigiani del passato. Niente chiodi di ferro, ma di canna di bambù, come si faceva qualche secolo fa per i mobili di pregio. Niente impiallacciatura ma lastronatura, tecnica molto più antica per rivestire le strutture dei mobili  di uno strato di legno di una essenza pregiata.  Rosario ne conosce perfettamente le caratteristiche. “L’essenza di limone e di cipresso, resistono bene all’aggressione dei tarli” spiega. Lui che vorrebbe mettere a disposizione la sua arte per il recupero di antichi arredi in spazi pubblici, dice di avere un sogno nel cassetto: avviare corsi e laboratori di teoria e pratica per aspiranti artigiani e salvare la tradizione.

L’ebanista Rosario Lannino ha una passione: realizzare scrittoi e comò antichi in scala ridotta anche 3-4 volte rispetto all’originale. Vengono fuori pezzi unici realizzati con i vecchi metodi

di Laura Grimaldi

Tra l’odore del legno vecchio e la colla a caldo, Rosario Lannino ci trascorreva le giornate da bambino nella bottega del padre Domenico, ebanista come il nonno Matteo e gli zii Giovanni e Salvatore. All’uscita da  scuola raggiungeva di corsa il laboratorio di famiglia, all’epoca in corso Alberto Amedeo e oggi al civico 30 di via D’Ossuna, a un tiro di schioppo dalla Cattedrale di Palermo. Guardava suo padre e intanto imparava i segreti del mestiere. Lo osservava restaurare mobili antichi o riprodurne di nuovi a regola d’arte.

Da piccoli si comincia sempre così, un po’ per gioco e un  po’ per emulazione. Si osservano i gesti dei grandi e poi si cerca di imitarli. E a volte il gioco diventa passione. È stato così per Rosario, l’unico dei tre figli di Domenico ad aver imparato l’arte di lavorare il legno. Oggi di anni ne ha 42 e il suo patrimonio di esperienza è cresciuto con lui lontano dai banchi di scuola. Da poco più di un quarto di secolo crea mobili in miniatura riutilizzando il legno vecchio. Dice di averne riprodotti almeno un centinaio.

Le stesse tecniche utilizzate dal padre, Rosario le applica su mobili di dimensioni fino a tre, quattro volte più piccoli. Comò, scrittoi e secrétaire in stile francese dalla metà del Seicento alla fine del Settecento. Un secolo e mezzo di storia dal longevo Re Sole, a Luigi XV sino alla Rivoluzione francese con  Luigi XVI e  la consorte Maria Antonietta.  “Nel Settecento, in Francia, i maestri artigiani utilizzavano le riproduzioni in scala quali prototipi dei mobili da realizzare in dimensioni reali per le dimore di sovrani e nobili”.

Ogni miniatura richiede in media un mese e mezzo di lavoro preceduto da una attenta selezione delle essenze da utilizzare sia per la struttura dei piccoli mobili sia per i preziosi intarsi che li rivestono. Siciliani i marmi sui ripiani dei comò. Ai cassetti non mancano maniglie e chiavi anch’esse fedelmente riprodotte in miniatura con l’antica tecnica della fusione a cera persa.

Creazioni d’arte per appassionati realizzate con le tecniche dei maestri artigiani del passato. Niente chiodi di ferro, ma di canna di bambù, come si faceva qualche secolo fa per i mobili di pregio. Niente impiallacciatura ma lastronatura, tecnica molto più antica per rivestire le strutture dei mobili  di uno strato di legno di una essenza pregiata.  Rosario ne conosce perfettamente le caratteristiche. “L’essenza di limone e di cipresso, resistono bene all’aggressione dei tarli” spiega. Lui che vorrebbe mettere a disposizione la sua arte per il recupero di antichi arredi in spazi pubblici, dice di avere un sogno nel cassetto: avviare corsi e laboratori di teoria e pratica per aspiranti artigiani e salvare la tradizione.

Le Vie dei Tesori News

Send this to a friend