Il Comune vuole fare cassa e vende nel centro storico

L’amministrazione porta avanti il piano delle alienazioni. Disponibili appartamenti, magazzini e corpi bassi da Ballarò al Capo, dalla Vucciria al Papireto

di Giulio Giallombardo

Pezzi di centro storico in vendita per fare cassa. Il Comune di Palermo porta avanti il piano delle alienazioni, approvato alla fine dello scorso anno, nella speranza di trovare acquirenti disposti a rilevare immobili da ristrutturare. Da Ballarò al Capo, dalla Vucciria al Papireto, sono una dozzina i lotti, tra appartamenti, corpi bassi e magazzini, che l’amministrazione comunale spera di dismettere, per guadagnare dalla vendita una cifra che si aggirerebbe al massimo intorno ai 450mila euro.

Vicolo Santa Chiara

Il bando, firmato poco meno di un mese fa dal dirigente del settore Risorse Immobiliari, Domenico Verona, passato adesso ai Servizi culturali, scade il 22 luglio. I beni di proprietà comunale saranno messi all’asta, con presentazione di offerte segrete, uguali o maggiori del prezzo base indicato nel bando. Si tratta, per lo più, di immobili di non particolare pregio storico e bisognosi di importanti interventi di ristrutturazione, ma inseriti comunque in un tessuto urbano, come quello del centro storico di Palermo, interessato, negli ultimi anni, da una progressiva riqualificazione.

Palazzetto Sandron in via Sampolo

L’unico immobile d’interesse culturale, come attestato dalla Soprintendenza, si trova però fuori dal centro storico, precisamente nel tratto in cui via Sampolo si restringe, terminando davanti al carcere Ucciardone. Si tratta di un locale al pianterrenno di Palazzetto Sandron, edificio legato al nome di Remo Sandron, erede della storica casa editrice fondata a Palermo nel 1839 e pioniere nella divulganzione del pensiero scientifico e filosofico del Positivismo e delle scienze umane. Le Officine Grafiche Sandron avevano la loro sede nel piano dell’Ucciardone e furono seriamente danneggiate da un’alluvione negli anni ’20 del secolo scorso. Oggi ospitano il quartier generale e gli uffici di un importante brand della moda.

Palazzo in piazza Sant’Eligio

Il pianterreno in vendita, ampio poco meno di 100 metri quadrati, ha un prezzo a base d’asta di 72mila euro. L’alienazione è stata autorizzata dalla Soprintendenza, a patto che la prossima destinazione d’uso – si legge in un parere firmato dalla soprintendente Lina Bellanca – “sia compatibile con il carattere storico ed artistico del monumento e tale da non recare danno alla sua conservazione. Per quanto attiene la futura destinazione, le attività ammissibili sono del tipo bottega artigianale o studio d’artista”.

Gli altri immobili che il Comune sta cercando di vendere si trovano in piazza Sant’Eligio, alla Vucciria, con due lotti da 53 e 69mila euro; poi in vicolo Santa Chiara, a Ballarò, dove già sono stati ristrutturati alcuni edifici (qui il prezzo sale a 126mila euro); e ancora quattro magazzini in vicolo della Pila, dalle parti di via Papireto; un piccolo spazio in via delle Case Nuove, traversa di via Maqueda e tre immobili in via Maestro Cristofaro, vicino al mercato del Capo.

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I mobili “bonsai” del figlio d’arte

L’ebanista Rosario Lannino ha una passione: realizzare scrittoi e comò antichi in scala ridotta anche 3-4 volte rispetto all’originale. Vengono fuori pezzi unici realizzati con i vecchi metodi

di Laura Grimaldi

Tra l’odore del legno vecchio e la colla a caldo, Rosario Lannino ci trascorreva le giornate da bambino nella bottega del padre Domenico, ebanista come il nonno Matteo e gli zii Giovanni e Salvatore. All’uscita da  scuola raggiungeva di corsa il laboratorio di famiglia, all’epoca in corso Alberto Amedeo e oggi al civico 30 di via D’Ossuna, a un tiro di schioppo dalla Cattedrale di Palermo. Guardava suo padre e intanto imparava i segreti del mestiere. Lo osservava restaurare mobili antichi o riprodurne di nuovi a regola d’arte.

Da piccoli si comincia sempre così, un po’ per gioco e un  po’ per emulazione. Si osservano i gesti dei grandi e poi si cerca di imitarli. E a volte il gioco diventa passione. È stato così per Rosario, l’unico dei tre figli di Domenico ad aver imparato l’arte di lavorare il legno. Oggi di anni ne ha 42 e il suo patrimonio di esperienza è cresciuto con lui lontano dai banchi di scuola. Da poco più di un quarto di secolo crea mobili in miniatura riutilizzando il legno vecchio. Dice di averne riprodotti almeno un centinaio.

Le stesse tecniche utilizzate dal padre, Rosario le applica su mobili di dimensioni fino a tre, quattro volte più piccoli. Comò, scrittoi e secrétaire in stile francese dalla metà del Seicento alla fine del Settecento. Un secolo e mezzo di storia dal longevo Re Sole, a Luigi XV sino alla Rivoluzione francese con  Luigi XVI e  la consorte Maria Antonietta.  “Nel Settecento, in Francia, i maestri artigiani utilizzavano le riproduzioni in scala quali prototipi dei mobili da realizzare in dimensioni reali per le dimore di sovrani e nobili”.

Ogni miniatura richiede in media un mese e mezzo di lavoro preceduto da una attenta selezione delle essenze da utilizzare sia per la struttura dei piccoli mobili sia per i preziosi intarsi che li rivestono. Siciliani i marmi sui ripiani dei comò. Ai cassetti non mancano maniglie e chiavi anch’esse fedelmente riprodotte in miniatura con l’antica tecnica della fusione a cera persa.

Creazioni d’arte per appassionati realizzate con le tecniche dei maestri artigiani del passato. Niente chiodi di ferro, ma di canna di bambù, come si faceva qualche secolo fa per i mobili di pregio. Niente impiallacciatura ma lastronatura, tecnica molto più antica per rivestire le strutture dei mobili  di uno strato di legno di una essenza pregiata.  Rosario ne conosce perfettamente le caratteristiche. “L’essenza di limone e di cipresso, resistono bene all’aggressione dei tarli” spiega. Lui che vorrebbe mettere a disposizione la sua arte per il recupero di antichi arredi in spazi pubblici, dice di avere un sogno nel cassetto: avviare corsi e laboratori di teoria e pratica per aspiranti artigiani e salvare la tradizione.

L’ebanista Rosario Lannino ha una passione: realizzare scrittoi e comò antichi in scala ridotta anche 3-4 volte rispetto all’originale. Vengono fuori pezzi unici realizzati con i vecchi metodi

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