Un’oasi tra mare e terra: Punta Bianca diventa riserva naturale

Dopo un lungo iter, l’area è stata adesso formalmente inserita nel Piano regionale dei parchi e delle riserve. Resta da superare lo scoglio del vicinissimo poligono militare di Drasy

di Marco Russo

Dopo battaglie ambientaliste durate più di vent’anni, nasce la Riserva naturale orientata “Punta Bianca, Monte Grande e Scoglio Patella”, tra Agrigento e Palma di Montechiaro. Con l’iconica collina di marna che, come la prua di una nave, si immerge nel mare e su cui si poggia la diroccata casa dei doganieri, il promontorio si trova nel limite orientale del golfo di Agrigento, a pochi chilometri dalla Valle dei Templi, segnando il confine con il territorio di Palma. Dopo un lungo iter, entrato nel vivo lo scorso novembre con la delimitazione dei confini con il vicinissimo poligono militare di Drasy, l’area è stata adesso formalmente inserita nel Piano regionale dei parchi e delle riserve.

La scogliera di marna a Punta Bianca L’ex casa dei doganieri a Punta Bianca (foto Davide Mauro, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

A renderlo noto, tra gli altri, il sindaco di Agrigento, Franco Miccichè, ma anche gli ambientalisti che da anni si battono per l’istituzione della riserva, come Mareamico Agrigento, insieme a Marevivo. “È una grande vittoria che faccio anche mia, – commenta il primo cittadino – fin dal mio insediamento mi sono impegnato per raggiungere, unitamente al sindaco di Palma di Montechiaro, questo obiettivo fondamentale per lo sviluppo ecosostenibile del sito che potrà incrementare l’offerta turistica del territorio”.

“Con una nota del dirigente del servizio dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente Francesco Picciotto, indirizzata al sindaco di Palma di Montechiaro, Stefano Castellino, – fa sapere Leandro Janni, presidente di Italia Nostra Sicilia – è stato reso noto formalmente il riconoscimento e l’inserimento di una delle aree naturali più suggestive della Sicilia, a cavallo dei territori di Agrigento e Palma di Montechiaro, nel Piano regionale dei parchi e delle riserve naturali”.

Cartografia della riserva di Punta Bianca (foto Mareamico, da Facebook)

Di fatto, il decreto firmato dall’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Toto Cordaro, modifica il Piano regionale dei parchi e delle riserve con l’inserimento, in variante, della Riserva di Punta Bianca, Monte Grande e Scoglio Patella, per un’estensione di 437 ettari. Un plauso arriva anche da Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia, e Daniele Gucciardo del circolo Rabat di Agrigento: “Negli anni ’90 ci siamo battuti, vincendo, per salvare Monte Grande da una grossa speculazione immobiliare. Oggi siamo contenti dell’inserimento della Riserva Punta Bianca, Montegrande, Scoglio Patella nel Piano regionale dei parchi e delle riserve”.

“Il provvedimento – sottolineano gli ambientalisti – era stato da noi sollecitato con la campagna PrezioseXNatura per contribuire a raggiungere il 30 per cento di territorio regionale sottoposto a tutela. Entro un anno la riserva dovrà essere istituita con l’approvazione del regolamento e l’individuazione dell’ente gestore. In questi mesi abbiamo partecipato alle riunioni presso il Comitato regionale per la Protezione del patrimonio naturale e alla sedute della Commissione ambiente dell’Ars, nelle quali abbiamo presentato delle osservazioni sulla modifica della perimetrazione dell’area da sottoporre a tutela naturalistica”.

L’ex casa dei doganieri a Punta Bianca (foto Davide Mauro, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

Resta, infatti, da superare lo scoglio del vicinissimo poligono dove da decenni si svolgono le esercitazioni militari dell’Esercito, con danni importanti all’ambiente. Tra le osservazioni di Legambiente, “l’inserimento, in zona di preriserva, del limitrofo poligono militare, in modo da favorirne la progressiva dismissione sino alla scadenza dell’intesa quinquennale concessa il 31 luglio 2018 dalla Presidenza della Regione; l’estensione della zona A in modo da ricomprendere aree in cui, secondo i più recenti censimenti, sono presenti importanti habitat e dare inoltre continuità territoriale alle due zone A già individuate”.

Punta Bianca (foto Davide Mauro, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

“La zona di Punta Bianca – Monte Grande, conosciuta dai più per le sue spiagge incontaminate e per il suo mare cobalto-cristallino, si trova al centro di un’area naturalistica e paesaggistica di incomparabile bellezza – si legge sul sito internet della Valle dei Templi – . Affascinante è la vegetazione tipica della macchia mediterranea con ferule, mentastri, salvie, palme nane e lentischi. L’avifauna che vi alberga e gli uccelli migratori che vi sostano non mancheranno di attirare gli amanti del birdwatching. Un richiamo irresistibile per gli amanti dell’archeologia è il santuario castellucciano di epoca preistorica, testimonianza straordinaria del commercio dello zolfo in epoca micenea. Dall’alto di Monte Grande si gode di una vista magnifica. Lo sguardo spazia da un lato verso San Leone, Agrigento, Punta Grande e Capo Rossello. Dall’altro verso il Castello di Montechiaro, Palma  e la Punta Ciotta”.

Da Linosa a Pozzallo, nuove scoperte nei mari siciliani: c’è anche un relitto

Individuato un ceppo in piombo di ancora e un’anfora apparentemente intatta. In una zona di secche frequentata da pescatori in apnea segnalati resti di un’antica nave

di Redazione

Nuove segnalazioni di reperti sommersi sono giunte in questi giorni alla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, diretta da Ferdinando Maurici. Il primo reperto è stato segnalato da Marcello Consiglio, dipendente dell’assessorato regionale dei Beni culturali che, durante un’immersione nell’isola di Linosa, ha individuato sul fondale un ceppo in piombo di ancora e un’anfora apparentemente intatta, forse di età tardo romana (potrebbe ipoteticamente essere una Keay XXIII/Lusitania IV/Almagro 51 di fine III-IV secolo dopo Cristo). Sono già state attivate le indagini per un approfondimento sul ritrovamento.

Rilievo del relitto di Pozzallo (elaborazione BC Sicilia)

Un secondo reperto a Pozzallo, in provincia di Ragusa, dove le “Secche di Circe” continuano a restituire tracce degli innumerevoli naufragi avvenuti fin dall’antichità. In una zona delle secche, abitualmente frequentata da pescatori in apnea, infatti Antonino Giunta, collaboratore volontario della Soprintendenza del Mare e componente del Gruppo Subacqueo dell’associazione culturale BCsicilia, ha individuato quelle che sembrerebbero essere a un primo sguardo le tracce di un relitto. Su autorizzazione della Soprintendenza del Mare, l’associazione con Gaetano Lino e Antonino Giunta ha effettuato una serie di prospezioni subacquee documentando, con un rilievo tridimensionale, che evidenzierebbero un sito lungo circa 14 metri e largo 5.

Sub (foto David Mark, Pixabay)

Il ritrovamento, che sembra essere costituito da legni lavorati e rivestiti da lamine di piombo, diversi elementi plumbei e tavole di fasciame affioranti tra le pietre di zavorra, induce la Soprintendenza ad avviare ulteriori indagini subacquee per stabilirne la consistenza. Il subacqueo, a seguito dell’individuazione di un ammasso di pietre, diverse concrezioni metalliche e alcuni elementi lignei affioranti, aveva tempestivamente avvertito l’archeologo della Soprintendenza del Mare, Fabrizio Sgroi e il nucleo navale della Guardia di Finanza di Pozzallo.

“La stagione estiva – evidenzia l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – aumenta il numero delle segnalazioni di reperti archeologici marini pervenute alla Soprintendenza del Mare e arricchisce di nuovi elementi il patrimonio culturale della Regione. È importante ricordare a tutti quegli amatori che durante un’immersione dovessero imbattersi in un ritrovamento che, come previsto dalla normativa, chiunque rinvenga un bene culturale sott’acqua, è obbligato a darne tempestiva comunicazione all’autorità: alla Soprintendenza del Mare o alle forze dell’ordine o al sindaco del Comune di pertinenza, entro le 24 ore”.

La gestione della Scala dei Turchi affidata al Comune di Realmonte

Dopo diverse polemiche tra privati e istituzioni, trovato l’accordo per la tutela della bianca scogliera di marna dell’Agrigentino

di Marco Russo

Con l’estate ormai nel vivo e i tantissimi turisti che si stanno riversando in Sicilia, trovato un accordo per tutelare uno dei siti più amati e contesi dell’Isola. La gestione della Scala dei Turchi viene affidata per un anno al Comune di Realmonte, in attesa del trasferimento definitivo della titolarità alla stessa amministrazione. Questa la soluzione resa nota dalla Regione e individuata da tutti i soggetti privati e istituzionali coinvolti nella risoluzione dell’annosa questione riguardante la gestione della scogliera di marna bianca nell’Agrigentino.

Firma della convenzione per la Scala dei Turchi

È di ieri la firma della convenzione tra il sindaco di Realmonte, Sabrina Lattuca, e il legale rappresentante del proprietario Ferdinando Sciabbarrà, avvocato Giuseppe Scozzari, davanti all’assessore regionale al Territorio e all’Ambiente, Toto Cordaro, nei locali della Presidenza della Regione. L’accordo stabilisce che l’amministrazione comunale avrà il compito, per dodici mesi, di custodire il sito e adottare ogni intervento idoneo alla custodia, alla gestione e all’uso temporaneo, per evitare pericoli nei confronti di bagnanti e soggetti terzi che usufruiscono di questo luogo. Una soluzione temporanea, in attesa che l’Agenzia delle Entrate possa esprimere un parere richiesto riguardo al trattamento fiscale da applicare prima di procedere alla transazione definitiva del bene al Comune di Realmonte.

La Scala dei Turchi

“La sinergia istituzionale arriva alle soluzioni quando c’è la volontà di cooperare nell’interesse della Sicilia – dichiara il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – Il governo regionale è stato fortemente impegnato nella composizione di una vicenda complessa legata alla titolarità di un bene di grande pregio naturalistico, nell’interesse esclusivo della sua tutela e della sua valorizzazione. Attraverso l’Ufficio contro il dissesto idrogeologico e la Protezione civile, inoltre, è impegnato  da anni con cospicui investimenti, assieme ad altre istituzioni, nella salvaguardia dell’integrità di questo meraviglioso angolo della Sicilia”.

La scogliera di marna (foto fab. Wikimedia Commons, licenza CC-BY-2.0)

“Nel percorso di ripristino della legalità e di tutela e valorizzazione di un tesoro ambientale straordinario come la Scala dei Turchi – sottolinea l’assessore Cordaro – la giornata di oggi costituisce un tassello importante e ulteriore, perché si affida, con la supervisione del governo della Regione, la fruizione regolamentata del sito al Comune di Realmonte. Un grazie a chi ha siglato la convenzione per lo spirito di collaborazione dimostrato, al fine di condurre l’intera vicenda a una conclusione positiva”.

La Scala dei Turchi vandalizzata

Una scogliera tanto bella quanto contesa e vandalizzata negli anni, quella che si affaccia sulle coste agrigentine. L’ennesimo atto vandalico lo scorso inverno quando il sito naturalistico fu deturpato con grandi chiazze di intonaco rosso, poi cancellate nel giro di due giorni grazie all’intervento di decine di volontari (ve ne abbiamo parlato qui). Spesso al centro di accese polemiche tra pubblico e privato, come lo scorso maggio quando provocatoriamente il proprietario Sciabbarrà ipotizzò di mettere all’asta la scogliera, sperando che fosse magari Elon Musk a comprarla (ve ne abbiamo parlato qui). Adesso, con la firma dell’accordo, la speranza è che il sito che ambisce a far parte dei patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, possa finalmente essere custodita e valorizzata come merita.

(Nella prima foto in alto, particolare della Scala dei Turchi – foto Michal Osmenda, Wikipedia, licenza CC BY-SA 2.0)

Al via i lavori per il Giardino sensoriale nella Valle dei Templi

Sarà un’area verde di duemila metri quadrati in cui luci, profumi, suoni e gusti interagiranno tra loro per offrire un’innovativa esperienza immersiva

di Redazione

Piante tipiche della flora mediterranea, percorsi immersivi e inclusivi tra alberi e arbusti, laboratori didattici e degustazioni. Prende forma il “Giardino sensoriale” nella Valle dei Templi, che sorgerà in un’area di duemila metri quadrati. Sono stati consegnati i lavori per la realizzazione dell’area verde che sarà allestita nello spazio antistante la Casa Pace, davanti al Tempio della Concordia con accesso dalla Via Sacra.

Turisti nella Valle dei Templi

Si tratta – fanno sapere dalla Regione – di uno spazio di benessere che prevede la realizzazione di percorsi che si avvarranno anche di presidi didattici e strutture di fruizione capaci di consentire ai visitatori una visita immersiva attraverso cui coniugare la percezione completa dell’armonia del giardino facendo ricorso all’uso di tutti e cinque i sensi. I percorsi immersivi – frutto anche delle elaborazioni esperienziali rilevate attraverso laboratori didattici dedicati – sono stati elaborati per quanto riguarda l’accessibilità grazie alla consulenza dell’Istituto Tecnologie Didattiche del Cnr di Genova e dell’Istituto Chiossone; ciò oltre alla collaborazione attiva di numerose associazioni che si occupano di soggetti con disabilità, che hanno potuto testare e migliorare le proposte accolte all’interno del progetto.

L’iniziativa, coofinanziata dal Ministero della Cultura e dall’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, è solo un piccolo tassello del più ampio progetto “Cinque sensi per sette Siti” finalizzato alla fruizione e valorizzazione della rete regionale dei siti Unesco. Ideatrice del progetto è la storica dell’arte Giada Cantamessa, mentre la realizzazione tecnica è affidata all’architetto Guido Meli, già dirigente del Dipartimento dei Beni culturali.

Il giardino della Kolymbethra nella Valle dei Templi (foto Wikipedia)

I percorsi tematici saranno corredati da presidi e dispositivi che dovranno garantire un’agevole accessibilità agli utenti, garantendo il massimo livello di sicurezza e un elevato comfort. Per questo, presso il punto di ingresso e lungo il percorso, verranno collocati modelli plastici tattili dei principali monumenti della Valle, completi di tabelle informative in codice braille e con possibilità di ascolto delle informazioni attraverso adeguati apparati elettronici. La realizzazione del Giardino, che sarà completata entro la fine di settembre, è affidata alla ditta Criscenzo costruzioni Srl di Favara.

Il Giardino come luogo inclusivo, quindi, pensato per offrire una visita esclusiva in un luogo dove saranno abbattute tutte le barriere cognitive e fisiche, offrendo alle persone più fragili condizioni ottimali per un’esperienza da effettuare in totale autonomia, sicurezza e indipendenza. Realizzato con gli accorgimenti necessari a una mobilità in sicurezza e alla possibilità di entrare agevolmente in contatto tattile con le essenze arboree, infatti, il Giardino avrà aiuole e siepi ben delimitate e, in alcuni casi, le essenze saranno sistemate in cassoni o in vasi per meglio consentire il contatto tattile.

Le piante aromatiche verranno disposte, inoltre, in piccole isole, in maniera da permettere una percezione armonica degli odori, secondo un percorso graduale e crescente di intensità, con particolare attenzione all’accostamento cromatico anche in funzione all’influenza dei colori sul benessere della persona e alla presenza del colore durante tutto l’arco dell’anno.

Biglietteria della Valle dei Templi

È prevista, inoltre, la presenza dell’acqua come architettura liquida a scopo funzionale: sarà infatti utile a definire il microclima del giardino e a produrre una musicalità di sottofondo. La scelta delle piante dovrà rispondere, peraltro, all’esigenza di garantire armonia cromatica nell’arco di tutto l’anno. Altro aspetto è il portamento delle piante e il loro habitus vegetativo. Ad esempio: le piante a stelo, sempreverdi o caducifoglie, a fronda eretta o piangente, grazie alla loro conformazione creeranno effetti di movimento e luce ad ogni variazione delle condizioni atmosferiche, di vento e di clima.

Il senso dell’udito sarà favorito anche dalla presenza di uccelli della fauna locale che troveranno all’interno del Giardino casette-rifugio opportunamente predisposte ad ospitarli. Il tatto sarà stimolato dalla presenza di piante di diversa consistenza e morbidezza, mentre la presenza di diverse tipologie di alberi da frutto offrirà la possibilità di effettuare un’esplorazione tattile della corteccia, del fusto e delle branche principali.

Sarà possibile, infine, sollecitare anche il senso del gusto dl momento che nello spazio del giardino verranno inseriti anche alberi da frutto commestibile. È prevista la presenza, inoltre, di un’area di degustazione dove apprezzare i sapori base degli ingredienti principali della cucina mediterranea: grano, legumi, olio, frutta secca, conserve, frutta fresca, con possibilità di partecipare a degustazioni guidate.

Sambuca celebra il profeta del Verismo, torna il Premio Navarro

Partecipano alla 13esima edizione della manifestazione studenti, dirigenti, docenti e protagonisti culturali del territorio. Premiati autori provenienti da diverse regioni italiane

di Ruggero Altavilla

Una giornata che coniuga letteratura, poesia e i valori antichi di un territorio prezioso. A Sambuca di Sicilia si celebra il 13esimo Premio Internazionale Navarro, ideato e coordinato da Enzo Randazzo, scrittore e presidente del Lions Club Sambuca Belice, in concomitanza con il sesto Convegno di Studi Navarriani, con la partecipazione di studenti, dirigenti, docenti e protagonisti culturali del territorio.

Un momento della giornata di studi

È tornata, dunque, sabato 2 luglio, la manifestazione culturale dedicata a Emanuele Navarro della Miraglia, scrittore considerato precursore del Verismo nato a Sambuca, rivalutato da Leonardo Sciascia, che fece ripubblicare “La nana”, il romanzo più conosciuto dell’autore sambucese. “Sulla scia del tema di quest’anno dedicato agli alter ego navarriani, ci sono stati diversi interventi nel corso della giornata che hanno sviluppato diverse ipotesi su quali dei personaggi delle novelle di Navarro siano considerabili alter ego dell’autore – spiega Gisella Mondino, curatore scientifico della manifestazione, che si è svolta nella Biblioteca Navarriana di Sambuca – . ci si è soffermato anche sulla consuetudine che aveva lo scrittore di ricorrere a pseudonimi usati da giornalista per firmare i suoi articoli su quotidiani e riviste francesi”.

Il convegno di studi navarriani

Sempre in tema di “alter ego” si è discusso del romanzo “Caleidoscopio” di Enzo Randazzo, che è tra i maggiori conoscitori dell’opera di Navarro. Un libro che ha come protagonista proprio lo scrittore sambucese, descritto attraverso atmosfere e suggestioni degli ambienti parigini e milanesi a lui cari. “Quest’anno – prosegue Gisella Mondino – è stato molto importante anche il coinvolgimento e la presenza delle scuole, che hanno avuto un ruolo di primo piano all’interno del premio. Gli studenti sambucesi sono stati i narratori dei luoghi di Navarro, a partire dalla Biblioteca Navarriana”.

Alcuni dei premiati

Nel pomeriggio la cerimonia di premiazione con una lettura coordinata da Enzo Randazzo, tratto dagli scritti di Vincenzo Navarro, Emanuele Navarro Della Miraglia e di alcuni testi premiati, con le voci narranti di Paolo Buscemi, Lilly Mulè, e con le suggestioni musicali dei ragazzi dell’Istituto comprensivo di Sambuca. “Abbiamo avuto anche un contributo importante di una studiosa premiata proveniente da Formia, – ha sottolineato Mondino – che ha colto l’occasione per confrontare l’opera di Navarro con quella di Carlo Del Balzo, poliedrico protagonista del naturalismo italiano. Un segnale importante di come questa manifestazione si arricchisca sempre più di testimonianze provenienti da tutta Italia”.

Riapre la Villa Romana di Realmonte con i mosaici restaurati

Torna visitabile la residenza di età imperiale sul mare della Scala dei Turchi, tra cortili colonnati, pavimenti musivi e strutture termali costruite in riva al mare

di Redazione

Doveva essere una costruzione bellissima, ricca, decorata con cura e affacciata sul mare della Scala dei Turchi: una vera e propria “villa maritima” di età imperiale, costruita pochi chilometri a ovest dell’emporio commerciale dell’antica Agrigentum, nella baia tra Punta Piccola e Punta Grande, alla foce del fiume Cottone. Da venerdì 1 luglio riapre finalmente alle visite dopo il restauro – durato alcuni mesi e finanziato dal Parco archeologico Valle dei Templi –  che permette oggi di ammirarne gli straordinari mosaici e le terme.

Le terme

La villa – attribuita a Publius Annius, imprenditore dello zolfo, importante esponente di una gens presente ad Agrigento nei primi secoli dell’impero – fu scoperta casualmente nel dicembre del 1907, durante i lavori di costruzione della linea ferroviaria che collegava Porto Empedocle a Siculiana. Giunse immediatamente Antonio Salinas e gli scavi archeologici avviati nel 1908 misero in luce i pavimenti in opus tessellatum a decorazione geometrica e in opus sectile. La prima importante decisione presa fu quella di spostare più a Nord il tracciato ferroviario, risparmiando così gli ambienti scoperti, ma gli scavi si fermarono lo stesso e ripresero soltanto tra il 1979 e il 1983, con una serie di campagne dell’Università di Tsukuba (Giappone) sotto la direzione di Masanori Aoyagi.

Litorale di Realmonte dalla Scala dei Turchi

Le indagini, proseguite e finanziate con fondi europei nel 2004 e nel 2008, rivelarono che gli ambienti individuati all’inizio del secolo, erano disposti intorno a una corte scoperta a pianta quadrangolare che circondava il giardino interno, sul quale si affaccia con un peristilio di cinque colonne di pietra arenaria su ciascun lato. I resti di intonaco ancora visibili confermano che le colonne erano dipinte in rosso nella parte inferiore, e sormontate da un muro dipinto in nero. Nel tablinum, la sala di rappresentanza del dominus, ci sono ancora i resti di imponenti mosaici, così come nelle camere da letto con il cubiculum, e soprattutto nel triclinium (la sala da pranzo).

La villa doveva essere immensa, altri ambienti degradano verso il mare, protetti da un terrazzamento. Ma la grande particolarità della Villa Romana sta nelle sue terme, meravigliosamente decorate: un impianto diviso in due nuclei (per uomini e per donne) con al centro una grande cisterna che garantiva il necessario rifornimento idrico a entrambi i bagni. I mosaici – due complessi diversi attorno alle figure di Nettuno e di Scilla – furono realizzati in periodi e con maestranze diverse.

“La Villa Romana di Realmonte riapre – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – con un intervento di riqualificazione che ne restituisce la bellezza e lo splendore, ampliando l’offerta culturale del Parco archeologico della Valle dei Templi. Ancora un esempio di attenzione che va nella direzione della valorizzazione del patrimonio culturale della provincia di Agrigento che in questi anni ha visto susseguirsi numerosi interventi: dai lavori per mettere in luce il portentoso Teatro ellenistico nell’area archeologica della Valle dei Templi, alla riqualificazione della Casa di Luigi Pirandello, ai nuovi percorsi di visita accessibili a tutti e privi di barriere architettoniche. Anche a Realmonte, la Primavera dell’Archeologia dà i suoi frutti”.

Roberto Sciarratta

“Restituiamo un altro pezzo alla comunità – dice il direttore della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta -. Siamo riusciti a restaurarla e a renderla di nuovo fruibile con i fondi a disposizione: diventerà un polo attrattivo per l’intera zona, valido e leggero completamento alla visita imponente alla Valle dei Templi. Per l’estate sono in programma molte manifestazioni che permetteranno di scoprire la Villa romana in tutta la sua straordinaria unicità”.

Sin dalla mattina dell’1 luglio sarà possibile visitare la Villa romana tramite percorsi didattici condotti dagli archeologi di CoopCulture, gestore dei servizi aggiuntivi. Ogni visita di circa un’ora, permetterà di scoprire un contesto archeologico unico nel suo genere, tra cortili colonnati, pavimenti musivi e strutture termali costruite in riva al mare. Le visite sono previste ogni venerdì, sabato e domenica alle 10, alle 11 e alle 12.

Famiglia francese soggiorna un anno gratis a Sambuca di Sicilia

Selezionata tra le quasi 100mila candidature che il colosso del turismo Airbnb ha raccolto per il progetto della Casa a 1 euro lanciato con il Comune lo scorso gennaio

di Redazione

Tra meno di una settimana, Sambuca di Sicilia avrà cinque nuovi cittadini: Eva, Mathieu, Iban, Jeanne e Pierre sono la famiglia francese originaria della provincia di Bordeaux selezionata tra le quasi 100mila candidature che Airbnb ha raccolto per il progetto della Casa a 1 Euro. Lanciato lo scorso gennaio 2022, il progetto della Casa a 1 Euro ha visto Airbnb insieme al comune e allo studio di architettura palermitano Studio Didea impegnati nella ristrutturazione di uno degli alloggi abbandonati nel centro storico del paese, oggi casa di design (ve ne abbiamo parlato qui).

Esterno della casa di Sambuca

Una volta terminati i lavori, Airbnb ha indetto un concorso internazionale per individuare una persona, una famiglia o un gruppo che da ogni parte del mondo desiderasse trasferirsi a Sambuca per aiutare a promuovere un turismo locale e sostenibile, vivendo per un anno nella casa e affittandone una parte su Airbnb. Le candidature sono state quasi 100mila (il 22 per cento delle quali proveniente da residenti negli Stati Uniti, il 15 per cento dall’Argentina, il 10 per cento dall’India, l’8 per cento dal Messico e il 5 per cento da Francia e Regno Unito): tra queste è stata selezionata quella di Eva, già host Airbnb in Francia, desiderosa di lanciarsi in un’esperienza da digital nomad insieme alla propria famiglia, abbracciando la vita lenta del paesino siciliano.

Una delle stanze

Eva, Mathieu, Iba, Jeanne e Pierre si preparano quindi ad iniziare una nuova fase della propria vita, senza abbandonare però completamente il proprio passato: grazie alle possibilità offerte oggi dallo smart working e ad una rinnovata flessibilità che permette di vivere ovunque nel mondo, una volta trasferitisi a Sambuca, entrambi i genitori prevedono di continuare con il proprio lavoro, a cui si aggiunge l’attività ricettiva su Airbnb: metteranno infatti a disposizione dei viaggiatori in visita a Sambuca una stanza della loro casa, a partire dal prossimo agosto.

Camera da letto

“Per noi è davvero un sogno diventato realtà – dice Eva, 39 anni, insegnante di pilates, già Superhost di Airbnb e ora nuova host della Casa a 1 Euro – non potevamo crederci quando abbiamo saputo di essere stati selezionati. In questi mesi ci siamo preparati e siamo ora pronti ad iniziare questa nuova avventura. Non vediamo l’ora di conoscere meglio la comunità locale, di stabilirci nella nostra nuova casa e di accogliere i primi ospiti: abbiamo già ricevuto la nostra prima prenotazione per l’1 di agosto”. Eva e la sua famiglia arriveranno per la prima volta a Sambuca sabato 2 luglio, verranno accolti dal sindaco Leonardo Ciaccio, il country manager di Airbnb Giacomo Trovato e tutta la comunità locale e visiteranno quella che sarà la loro casa per un intero anno.

Nella Valle dei Templi riapre un ipogeo chiuso da otto anni

La cavità sotterranea di Giacatello era una cisterna che apparteneva alla complessa rete di acquedotti di Akragas. Adesso torna nuovamente fruibile a cittadini e turisti

di Redazione

Con il caschetto protettivo alla scoperta del luogo deputato all’acqua, una vera cattedrale immemore al tempo, dove ci si troverà catapultati all’indietro ai tempi dell’antica Akragas. Riapre infatti al pubblico l’antico ipogeo Giacatello, chiuso da otto lunghi anni, il luogo da cui si dipartono gli antichi acquedotti. Da domenica 26 giugno, si potrà scendere in profondità con l’aiuto degli speleologi di Agrigento Sotterranea e seguendo gli archeologi di CoopCulture: per ritrovarsi in un ambiente perfettamente conservato, una vera opera di ingegneria idraulica totalmente scavata nel banco di roccia; un esempio antico di sostenibilità e di rispetto dei popoli del passato verso la terra e le sue risorse visto che da qui sotto si diramano i diversi acquedotti in uso all’epoca di Akràgas e Agrigentum.

L’antica cisterna

È un vasto ambiente quadrangolare, alto poco più di 2 metri, puntellato da 49 pilastri disposti su più file. Dalle dodici aperture del tetto, funzionavano i pozzi per prelevare l’acqua. Al suo interno confluisce, da nord ovest, un acquedotto, mentre dall’angolo di sud-est parte un cunicolo tortuoso che sfocia nel vicino torrente San Leone. Originariamente l’ipogeo Giacatello era una cisterna che apparteneva alla complessa rete di acquedotti di Akràgas che, secondo la tradizione, fu progettata dall’architetto Feace e realizzata sfruttando la manodopera dei prigionieri cartaginesi dopo la sconfitta di Himera, nel 480 avanti Cristo; con i romani, divenne un deposito di grano.

Le colonne dell’ipogeo

“Dopo il grande successo delle Giornate dell’Archeologia – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – ecco un nuovo appuntamento per scoprire uno dei segreti meglio conservati della Valle dei Templi. Un luogo fra i più interessanti per la sua unicità: un nuovo percorso di visita che permetterà di scoprire la zona di Colle San Nicola, vero cuore pulsante delle attività religiose e civili della greca Akràgas e della romana Agrigentum”. Pronto infatti il nuovo percorso di visita: per la sua inaugurazione, è stata organizzata domenica 26 giugno alle 17, una visita gratuita condotta dagli operatori archeologi di CoopCulture, che coinvolgerà gli speleologi dell’associazione Agrigento Sotterranea, giovani professionisti che dal 2014 si occupano della valorizzazione del patrimonio ipogeo.

L’ipogeo dall’alto

“Aggiungiamo un nuovo tassello alle visite al Parco archeologico della Valle dei Templi – interviene il direttore Roberto Sciarratta – riconsegnando alla comunità agrigentina e ai turisti, un luogo straordinario chiuso da troppo tempo, che permette di raccontare il rapporto di grande rispetto che gli antichi avevano nei confronti della natura”. Ma non sarà l’unico, presto renderemo fruibili altre aree uniche”.

Una delle aperture sul tetto dell’ipogeo

Il percorso inizierà dal chiostro del museo archeologico Pietro Griffo: sarà possibile osservare da vicino l’area dell’Ekklesiasterion (il luogo in cui si riunivano in assemblea i cittadini che avevano diritto al voto) e del cosiddetto Oratorio di Falaride, il piccolo edificio religioso posto su un vero e proprio podio con tanto di scala. I visitatori poi raggiungeranno l’Agorà superiore dove gli archeologi parleranno di questi antichissimi luoghi di culto, e mostreranno il Bouleuterion ellenistico (poi trasformato in Odeon), indicando le trasformazioni a cui fu sottoposto il santuario ellenistico-romano. Il momento più suggestivo dell’esperienza sarà di certo scendere nell’ipogeo Giacatello, dotati di protezioni adeguate per svolgere la visita in completa sicurezza.

Campi di lavanda nei Sicani, il sogno di una giovane coltivatrice

Laureata in disegno industriale, Francesca Cinquemani ha deciso di restare nell’azienda agricola di famiglia, ad Alessandria della Rocca, dando vita a una piantagione estesa per quasi un ettaro

di Giulio Giallombardo

Un sogno viola al profumo di lavanda. Riti antichi officiati da giovani cuori. Radici profonde piantate nei Sicani. È una combinazione alchemica di elementi che ha convinto Francesca Cinquemani a restare ancorata nel profondo sud della Sicilia, nelle terre di famiglia, tra Alessandria della Rocca e Cianciana. È lì che questa giovane donna di 27 anni ha deciso di far nascere uno dei pochi campi di lavanda presenti in Sicilia. Con in tasca una laurea triennale in disegno industriale, ama definirsi “agrodesigner”, mettendo insieme la formazione da progettista all’amore per la natura. È stato proprio durante gli studi, che Francesca ha capito che il vero tesoro l’aveva in casa. Si laurea con una tesi sulle api e il miele, costruendo la comunicazione visiva dell’azienda agricola creata dal nonno, contadino da quando aveva 8 anni e che lei oggi contribuisce a portare avanti.

Campi di lavanda dell’azienda Campagna

Poi, un anno fa, dopo un periodo difficile, sente il bisogno di rallentare, seguendo il ritmo della natura. E arriva la folgorazione per la lavanda, con le sue mille qualità. Decide così di cominciare coltivando quasi un ettaro di terra con mille piante di lavanda angustifolia che adesso sono cresciute. “Ho scelto la lavanda perché è una delle piante che hanno fatto parte della mia analisi di ricerca per la tesi – racconta Francesca a Le Vie dei Tesori – , cresce benissimo nel nostro territorio, è molto selvatica, non ha bisogno di fitofarmaci o di troppa acqua. Poi si presta a svariati usi, per scopi cosmetici, terapeutici, per profumare gli ambienti e per la produzione di olio essenziale”.

Francesca Cinquemani tra le sue lavande

Ma il desiderio di Francesca è di creare un laboratorio di erbe officinali nelle sue terre, che, oltre alla lavanda, comprenda anche piante come camomilla, calendula e altre essenze. Un valore aggiunto per l’azienda agricola del nonno, Leonardo Campagna, che già produce olio, miele, mandorle e altre eccellenze del territorio. “Grazie ai miei studi ho riscoperto l’amore per la natura e per i terreni della mia famiglia – sottolinea Francesca, tornata in Sicilia da Monza, lo scorso maggio dopo sei mesi da insegnante in una scuola media – e pensare che da piccola quando mi chiedevano di contribuire alla raccolta delle mandorle, non ne volevo sapere. Oggi, invece, voglio valorizzare quello che ho la fortuna di possedere. È la terra in cui sono nata, qui ci sono le mie radici e non ho alcuna intenzione di andare via”.

Fiore di lavanda

Così, adesso la giovane “agrodesigner” ha pensato anche di intrecciare i fiori di lavanda alle antiche tradizioni della festa di San Giovanni, patrono di Alessandria della Rocca, che si celebra il 23 giugno, nei giorni del solstizio d’estate. “Quella notte da sempre viene considerata magica, – spiega Francesca – in questo periodo dell’anno la natura giunge al massimo del suo splendore e quindi, per proteggere il raccolto da eventi meteorologici avversi, venivano celebrati rituali propiziatori e preparazioni, tra cui l’acqua di San Giovanni. Si raccoglievano diversi fiori che venivano lasciati macerare tutta la notte dentro un contenitore pieno d’acqua, così da sprigionare le loro proprietà balsamiche, al culmine in questi giorni di inizio estate. L’indomani l’acqua si utilizzava per lavarsi il viso, le mani, il corpo, come in un rito purificatore”.

Siepi di lavanda

Una tradizione antica diffusa anche in altre regioni italiane, che fa da sfondo a un evento organizzato dalla giovane coltivatrice, il 23 giugno al tramonto, dalle 18 alle 21. L’ha chiamato “Lavanda Experience”, ovvero un percorso sensoriale per scoprire la coltivazione e gli usi di questa pianta, ammirare le sfumature viola e respirare il profumo dei suoi fiori, che sbocciano soltanto una volta all’anno. Un’esperienza nei terreni dell’azienda agricola di Alessandria della Rocca, in contrada Nora al Piano, che comprende anche un aperitivo al tramonto con degustazione di prodotti e antiche ricette di famiglia. Un rito che si rinnova.

Per informazioni sull’evento “Lavanda Experience” telefonare al 3275710375

Si scava nella Valle dei Templi, scoperta un’iscrizione sull’antica Akragas

Riprendono le ricerche nell’area del teatro ellenistico e del quartiere residenziale. Tra i ritrovamenti un oggetto in bronzo che racconta l’importante rete di contatti che ebbe la città nel momento del suo massimo splendore

di Redazione

Era il 2017 e in tutto il mondo rimbalzava la notizia che nel Parco archeologico di Agrigento era stato individuato un grande teatro rivolto verso la collina dei templi e il mare. Da allora gli scavi e le indagini sono proseguiti e oggi è visibile una parte importante della grande struttura di sostegno alla cavea. Ma non è l’unico punto della Valle dove è in corso una campagna di scavo: un tratto della campagna tra il Tempio di Giunone ed il Tempio della Concordia ha infatti restituito due isolati e ampie porzioni di due abitazioni, con un oikos – il cuore della casa, destinato al vivere quotidiano, forse distrutto da un incendio – ricchissimo di ceramiche, contenitori da dispensa, lucerne, un piede di louterion, monete in bronzo, attrezzi da carpentiere, e uno straordinario oggetto in bronzo con un’iscrizione che racconta dell’imponente rete di contatti che ebbe l’antica Akragas nel momento del suo massimo splendore.

Archeologi al lavoro

Osservare il lavoro degli archeologi e ascoltare dalla loro viva voce notizie e spiegazioni sugli scavi in corso, percependo la passione e il trasporto di chi lavora ogni giorno per riportare alla luce civiltà e reperti del passato: si potrà in occasione delle Gea, le Giornate europee dell’archeologia, nate dall’Inrap, l’Istituto nazionale di ricerca archeologica preventiva della Francia e da lì diffuse in tutta Europa. In Italia sono gestite dal Ministero della Cultura e dirette a tutti coloro che vogliono scoprire i segreti di scavi e reperti, non solo operatori di settore, ma anche semplici appassionati. Da venerdì 17 a domenica 19 alla Valle dei Templi di Agrigento è in programma un ciclo di visite gratuite di CoopCulture ai nuovi scavi in corso ascoltando le notizie sui ritrovamenti dalla viva voce degli archeologi coinvolti nelle ricerche, e dei responsabili degli scavi.

Scavi nel quartiere residenziale

Riguardo al teatro, gli archeologi hanno riportato alla luce parte dei grandi muri di sostegno, e della summa cavea già spoliata in precedenza. L’interesse degli archeologi non è soltanto quello di riportare alla luce l’antico teatro, ma anche la possibilità di leggere una parte importante della storia urbana di Agrigento greca e romana. Il teatro infatti sfrutta strutture più antiche. Gli scavi stanno portando alla luce un edificio tardo arcaico (forse una fontana), un imponente sistema di terrazzamenti che permetteva di superare il dislivello tra la plateia e l’agorà, oltre a diverse altre strutture idriche.

L’area di scavo del Teatro Ellenistico

Gli scavi riguardano anche il quartiere residenziale a nord della collina dei templi. La campagna di scavo, in tre saggi successivi, e tuttora in corso ha restituito un tratto di strada, due isolati e ampie porzioni di ambienti pressoché intatti perché nascosti dietro due spessi strati di argilla. Si tratta di vani diversi che sono parte di un unico complesso che si affaccia su un cortile a L. Dietro tegoli e coperture, è apparso un oikos molto ricco, con oggetti di uso quotidiano per la preparazione e conservazione dei cibi, ceramica da fuoco, numerose lucerne, un piede di louterion (piccolo altare), due monete in bronzo, numerosi attrezzi da carpentiere in metallo,  ed infine lo straordinario oggetto in bronzo con iscrizione. Gli oggetti, quasi tutti ricomponibili, poggiavano su un pavimento in terra battuta su cui si trovavano anche alcuni mobili in legno bruciati, tra cui certamente uno scaffale: questo ha fatto ipotizzare che l’ambiente sia stato distrutto da un vasto incendio e mai più ricostruito.

Pavimento tardoantico

“Continuiamo a credere nella natura viva dell’archeologia che in Sicilia – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – ci dona grandi emozioni. Proprio per la prosecuzione degli scavi relativi al Teatro ellenistico di Agrigento, come assessorato abbiamo destinato un ulteriore milione di euro di fondi Psc che andranno ad ampliare l’area di scavo, consentendoci una migliore lettura del sito archeologico”. Per il direttore della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta, “permettere ai visitatori del Parco di seguire dal vivo il lavoro degli archeologi, vuol dire farli entrare a far parte del nostro mondo di studiosi spesso visti come scollegati della quotidianità. Raccontiamo invece la passione di chi ogni giorno vive per la bellezza e la cultura” .

Le Vie dei Tesori News

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