Catania, Palazzo Biscari

Di scena tutta la magnificenza del barocco catanese. Affreschi, decorazioni, mobili e arredi di squisita fattura nella dimora privata di maggiore pregio in città. Dopo il terremoto del 1693, la nobile famiglia dei principi di Biscari volle edificarlo su un tratto delle antiche mura cinquecentesche. Fu abbellito da sette splendidi finestroni affacciati sulla marina. Fu inaugurato nel 1763. Tra i visitatori, anche Goethe che apprezzò le preziose collezioni archeologiche. Da non perdere lo strepitoso salone delle feste con stucchi e affreschi sfavillanti.

Che ci fa un musicologo e uomo di teatro in giro per la città alle quattro del mattino? Dice buongiorno alla notte, assaporando il silenzio, sentendo profumi di fiori e di terra, scoprendo scorci straordinari, aspettando l’apertura dei primi bar

di Giovanni Mazzara

I Quattro canti, o piazza Villena o Ottagono del Sole o Teatro del Sole, così detta perché a tutte le ore del giorno uno o più dei canti era baciato dalla luce del sole.

Ma torniamo alla descrizione di Enrico Onufrio nella sua Guida pratica di Palermo: “E adesso, o amico forestiero, se ti piace, entriamo in città. Entriamoci per Porta Macqueda, e dopo aver percorsa per metà la via Macqueda, bisogna fermarsi: fermarsi ed ammirare. Difatti quest’ottagono dove noi siamo, è qualche cosa di più che il centro della città: è un monumento d’arte, caratteristico, originale, unico forse al mondo. I quattro canti che accerchiano la piazza hanno un’architettura uguale d’ordine dorico, ionico e composito. (…) E che cosa sono per i palermitani i Quattro Cantoni? Sono ciò che per i romani è Piazza Colonna, ciò che per i Milanesi è la Galleria, ciò che per i Veneziani è la piazza San Marco”.

“Andando in giro per la città non si può fare a meno di passarvi quindici o venti volte in un giorno. E’ là che gli strilloni vendono i giornali, è là che si sbrigano gli affari, è là che si organizzano le dimostrazioni, è là che si fanno le carnevalate. Quella piazza è la conca dove sgorgano tutte le acque; è il cuore dove affluiscono tutte le arterie. In tutte le ore del giorno, faccia bel tempo o piova, è sempre piena di capannelli o di gruppi, di persone che discutono, di sfaccendati che fumano, di studenti che si agitano, di strilloni che vendono il foglio, di uomini d’affare, di zerbinotti, di questurini, di pontonieri, mentre su quella confusione di teste chioccasno le fruste dei cocchieri che s’incrociano con le loro vetture in quel grande quadrivio”.

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