Catania esoterica tra simboli e misteri

Da Palazzo Tezzano alla fontana dell’Elefante, decorazioni, monumenti, statue e anche le scure pietre laviche, rimandano spesso a significati nascosti

di Livio Grasso

Il centro storico di Catania è ricco di segni esoterici che decorano edifici, statue e sculture, rivelando preziose verità sulla tradizione locale. Palazzo Tezzano, in piazza Stesicoro, presenta lungo i contorni del grande orologio un elefante, simbolo di protezione, un leone, che allude alla forza, e una fenice con le ali dispiegate che nella tradizione mitologica assume il significato della rinascita. Come dice il professore Carmine Rapisarda, esperto di simbologia ed esoterismo: “Queste tre figure sono tra le icone principali della città e si ricollegano in modo concreto  a tutti gli avvenimenti storici che nei secoli hanno caratterizzato l’entroterra catanese. I violenti terremoti, le devastanti eruzioni e tutte le civiltà  che si sono susseguite nel tempo hanno contribuito al consolidamento di questi simbolismi, ancora oggi molto sentiti da parte degli abitanti locali”.

Palazzo Tezzano

Al centro di piazza Stesicoro, si trova un altro importante monumento dedicato a Vincenzo Bellini, circondato da quattro statue. “Le sculture – osserva il professore – rappresentano le opere liriche di Vincenzo Bellini: Norma, I puritani, La sonnambula e Il pirata. Queste composizioni – ha spiegato – in particolare ‘Norma’, sono ricche di simbologie che hanno un diretto collegamento con la massoneria. Infatti – aggiunge lo studioso – i massoni anticamente hanno favorito la rinascita culturale e architettonica della città, restaurando e riqualificando molti luoghi urbani che erano stati danneggiati dai fenomeni sismici”.

“U liotru” con la dea Minerva scolpita

Emergono informazioni preziose anche sulla fontana dell’Elefante, chiamato in gergo locale “u liotru”. L’ elefante, realizzato da Giovanni Battista Vaccarini, in questo caso – ha specificato il docente – “non rimanda al simbolo della saggezza, ma a quello del profano. Si parla di un certo Eliodoro, figlio di una nobile famiglia siciliana, che, secondo la leggenda, si sarebbe dato alla negromanzia e stregoneria”. Le fonti storico-leggendarie tramandano che sia stato proprio lui a scolpirlo, cavalcandolo per compiere dei riti magici ai danni del popolo. Leone II il Taumaturgo, vescovo di Catania, – spiega ancora Rapisarda –  considerandolo un eretico e soprattutto un impostore anticristiano, lo condannò al rogo per pratiche occulte e demoniache. La leggenda narra che, al momento della morte, l’anima di Eliodoro sia trasmigrata nell’elefante. Questa è la ragione per cui la pietra scura si riferisce alla magia nera”.

Iscrizioni sulla fontana dell’Elefante con a lato i putti

Sul basamento marmoreo si leggono delle iscrizioni latine in cui viene espresso chiaramente il senso blasfemo della scultura. I putti con la cornucopia e i cereali, la raffigurazione della dea Minerva, i geroglifici incisi sull’obelisco, sono stati volutamente realizzati per indurre il popolo a non considerarlo come un luogo di culto cristiano. “Vaccarini – ha aggiunto Rapisarda – era un  grande conoscitore dell’esoterismo. Si deve proprio a lui la progettazione di una città nuova con dei chiari riferimenti allo stile architettonico romano, molto evidente, per esempio, nella cattedrale di Sant’Agata che sfoggia una serie di marmi bianchi simili allo stile del Bernini e Borromini. Significativo – conclude lo studioso – l’orientamento dell’elefante verso la Cattedrale, che sulla parte sopraelevata dell’edificio religioso ospita la statua di Sant’Agata in posa trionfale, emblema della vittoria sul maligno”.

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