Catania abbraccia Sant’Agata nella festa che non c’è

Anche quest’anno, a causa della pandemia, non si è svolta la tradizionale processione con il busto della Patrona. Molti eventi trasmessi in streaming e una mostra diffusa tra l’Università e la Gam

di Ruggero Altavilla

È una delle feste cattoliche più seguite al mondo, ma anche quest’anno i fedeli sono costretti a rinunciare alla tradizionale e sentita processione. È una festa di Sant’Agata essenziale quella che Catania sta celebrando in questi giorni per la sua patrona. Una festa dimezzata ancora una volta dalla pandemia, senza la partecipazione di fedeli, processioni ed eventi collaterali. Sono le misure adottate dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica della prefettura di Catania, che ha dovuto considerare il perdurare dell’emergenza, con la Sicilia ancora in zona arancione.

Catania, i tradizionali ceri di Sant’Agata (foto Giulio Giallombardo)

Gli eventi sono trasmessi in streaming sui canali Facebook e Youtube dell’Arcidiocesi di Catania e rimandati in onda dalle emittenti che ne hanno fatto richiesta, per garantire la massima partecipazione da remoto dei devoti. “Ancora una volta e con grande dispiacere non ci è possibile aprire con la Messa dell’Aurora le due intense giornate di eventi religiosi e civili che caratterizzano la festa di Sant’Agata”, ha affermato ieri l’amministratore apostolico di Catania, monsignor Salvatore Gristina, nell’omelia celebrata nella Cattedrale per i festeggiamenti in onore di Sant’Agata.

Anna Tusa, allestimento di Agatha on the road 2022

In questo secondo anno di pandemia, Catania ha festeggiato anche con un inedito progetto espositivo, una mostra diffusa nel cuore della città che ne racconta il culto e il legame con la popolazione attraverso due millenni, da Demetra, Kore, Iside, le antiche divinità femminili del Mediterraneo, all’arte contemporanea. È la mostra “Agata on the road/In viaggio con Agata”, organizzata dalla Fondazione Oelle-Mediterraneo Antico e dall’Università degli Studi di Catania, dislocata tra le sedi del Palazzo centrale dell’Università, Palazzo Sangiuliano e la Galleria d’Arte Moderna. Un percorso espositivo, visitabile fino al 4 marzo, con le opere di una trentina di artisti, incentrato sugli aspetti archeologici che legano la festa di Sant’Agata ai simbolismi arcaici insiti nella tradizione dei culti al femminile del Mediterraneo antico.

Candelore per la festa di Sant’Agata (foto Effems, Wikipedia, licenza CC BY-SA 4.0)

Tradizionalmente, il 3, 4 e 5 febbraio Catania offre alla sua patrona una festa così straordinaria che può essere paragonata soltanto alla Settimana santa di Siviglia o al Corpus Domini di Cuzco, in Perù. Un misto di devozione e di folklore, che attira ogni anno sino a un milione di persone, tra devoti e curiosi. Il primo giorno è riservato all’offerta delle candele. Una suggestiva usanza popolare vuole che i ceri donati siano alti o pesanti quanto la persona che chiede la protezione. Ogni anno le “candelore”, grossi ceri rappresentativi delle corporazioni o dei mestieri, vengono portate in corteo e in questo 2022 è stata inaugurata la quattordicesima delle “candelore”, che non ha potuto sfilare per le vie della città, ma è rimasta esposta nella chiesa San Francesco di Paola nel quartiere Civita.

Due fedeli con il tradizionale “sacco” (foto Giulio Giallombardo)

Il 4 febbraio è il giorno più emozionante, perché segna il primo incontro della città con la Santa Patrona. Già dalle prime ore dell’alba le strade della città si popolano di “cittadini”. Sono devoti che indossano il tradizionale “sacco”, un camice votivo di tela bianca e rappresenta l’abbigliamento notturno che i catanesi indossavano quando, nel lontano 1126, corsero incontro alle reliquie della Santa che Gisliberto e Goselmo riportarono da Costantinopoli. È il giorno della solenne processione, quando, luccicante di oro e di gemme preziose, il busto di Sant’Agata esce dalla Cattedrale, issato sul fercolo d’argento rinascimentale e inizia il “giro” tra le strade della città fino a notte fonda,

Fercolo di Sant’Agata (foto Peppe64, Wikipedia, licenza CC BY-SA 4.0)

L’indomani, il 5 febbraio, aI tramonto ha inizio la seconda parte della processione che si snoda per le vie del centro di Catania. Il momento più atteso è il passaggio per la via di San Giuliano, che per la pendenza è il punto più pericoloso di tutta la processione. Esso rappresenta una prova di coraggio per i “cittadini ”, ma è interpretato anche – a seconda di come viene superato l’ “ostacolo” – come un segno celeste di buono o cattivo auspicio per l’intero anno. A notte fonda i fuochi d’artificio segnano la chiusura dei festeggiamenti.

(Nella prima foto grande in alto, l’obelisco egizio del Liotru, durante i fuochi d’artificio della festa di Sant’Agata – foto Giulio Giallombardo)

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