All’Orto Botanico si rinnova il mito del Genio di Palermo

Inaugurata la scultura realizzata da Domenico Pellegrino, simbolicamente in linea con quella settecentesca di Villa Giulia, opera di Ignazio Marabitti

di Ruggero Altavilla

Due “geni” a confronto: il primo antico, l’altro contemporaneo. Si guardano a distanza, quasi a simboleggiare un dialogo tra tradizione e innovazione, un passaggio di testimone tra la città che fu e l’auspicio di una sua rinascita. Simbolicamente in linea con il Genio della fontana di Villa Giulia, realizzato da Ignazio Marabitti nel 1778, è stato inaugurato questa mattina all’Orto Botanico un suo “doppio”, il Genio realizzato dall’artista siciliano Domenico Pellegrino, che ha fatto delle tradizioni della sua terra il leitmotiv del lavoro.

“Genius Panormi” di Domenico Pellegrino

La statua, commissionata dalla Fondazione Tommaso Dragotto, si trova in via permanente all’interno della serra Tropicale e rinnova il mito del “genius loci”, nume tutelare profano della città, insieme alla patrona religiosa Santa Rosalia. Nel realizzare la nuova statua del Genio, Pellegrino si è fortemente ispirato al luogo che la ospita: “La mia statua parla di accoglienza e di speranza, guarda al futuro con ottimismo e pone l’accento sulla conoscenza e la cultura che arricchita dalle contaminazioni di diversi popoli”, dice l’artista.

Particolare di Rosalia bambina (foto Pucci Scafidi)_

Come un dio del mare, la statua al centro della scena si trova seduto su una fontana, la sua armatura riprende alcuni dettagli botanici e architettonici presenti all’Orto. I capelli raccolti che ricordano in alcune ciocche le radici dei ficus secolari, sono sormontati da una corona. Le braccia sorreggono il serpente che si nutre dal suo petto. Il braccio sinistro sorregge la testa del serpente e da sotto sbuca la seconda figura: il futuro, rappresentato da un bambino che riprende i putti giocosi del Serpotta. Il bambino guarda attento il Genio, come se rubasse facendone tesoro la sua conoscenza. Alla destra una Rosalia, bambina, coronata di rose, che lo avvicenderà, che gioca con il cane, simbolo di fedeltà. L’intera scena si colloca su una roccia, che l’artista ha realizzato ispirandosi alla pietra arenaria di una cava siciliana da dove veniva estratto il materiale da costruzione delle parti architettonica di molti palazzi siciliani.

Domenico Pellegrino (foto Pucci Scafidi)

Presente all’inaugurazione questa mattina, il ministro delle Pari Opportunità e della Famiglia, Elena Bonetti, accolta all’Orto Botanico dal rettore dell’Università di Palermo, Fabrizio Micari, e dal direttore del Sistema museale d’ateneo, Paolo Inglese. “Credo che stia accadendo qualcosa di magico e speciale per questa città, in un luogo straordinariamente bello come l’Orto Botanico, simbolo di una bellezza concreta. – interviene il ministro Bonetti – un luogo dove le pari opportunità trovano casa, nella contaminazione, nella cultura e nell’ambiente multietnico. L’attenzione per i bambini e le famiglie arricchisce la proposta didattica dell’Università di Palermo che ha fatto in questi tempi difficili un grandissimo lavoro”.

Un momento dell’inaugurazione

Secondo Fabrizio Micari, il legame tra l’ateneo e la città “si è consolidato ed è stato avvalorato da un dialogo continuo e da numerosi progetti di collaborazione che hanno reso sempre di più ‘Palermo Città Universitaria’, aperta e multiculturale”. Paolo Inglese ha parlato di un’opera “dal fortissimo significato simbolico, fiore all’occhiello dell’importante patrimonio museale del nostro ateneo”. Per Tommaso Dragotto, presidente dell’omonima fondazione, la realizzazione di quest’opera ha un valore tangibile: “In questa sede, oggi, non stiamo soltanto celebrando l’arte, ma abbiamo concretamente realizzato qualcosa per la città, per la sua storia ed i suoi cittadini”.

Dall’aeroporto al mare di Cefalù: arriva il treno diretto

Collegherà nei giorni festivi lo scalo di Punta Raisi con la cittadina normanna in meno di un’ora e mezza. Arriva anche il Barocco Line alla scoperta del Val di Noto

di Ruggero Altavilla

Una corsa di un’ora e mezza per tuffarsi nel mare di Cefalù, dopo essere atterrati all’aeroporto. Nella strana estate del dopo-Covid, nasce un nuovo servizio turistico che renderà più facile raggiungere la cittadina normanna, da sempre cuore pulsante delle vacanze. È stato inaugurato ieri il Cefalù Line di Trenitalia, che collegherà l’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo con la perla del Tirreno. Nei giorni festivi, dal 12 luglio al 6 settembre, saranno 14 complessivamente i collegamenti diretti tra l’aeroporto di Punta Raisi e Cefalù e in totale saranno 28 i treni tra Palermo Centrale e il borgo cefaludese, a comporre una ricca offerta per turisti e cittadini siciliani che potranno anche raggiungere le località di mare di Campofelice e Lascari. Nei giorni feriali sono 31 collegamenti complessivi su Cefalù (da Palermo Centrale o da Messina e Sant’Agata).

Un momento dell’inagurazione

“È un progetto ancora sperimentale che interesserà in questa fase solo i giorni festivi, ma che in futuro sarà esteso anche ai sabati e a qualche giorno feriale”, ha spiegato nel corso dell’inaugurazione l’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone. “Vogliamo dare un servizio migliore e più efficiente a tutti i turisti che da Punta Raisi vogliono arrivare a Cefalù e viceversa”, ha sottolineato l’assessore, spiegando, insieme al presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché, presente all’inaugurazione, che il collegamento diretto è stato possibile grazie alla riattivazione della stazione di Maredolce che consente il passaggio del treno, saltando la fermata alla stazione centrale.

Il treno in arrivo alla stazione Notarbartolo

La prima corsa da Punta Raisi è in programma alle 6,57 con arrivo a Cefalù alle 8,25, mentre l’ultima delle 18.57 si ferma all’aeroporto alle 20.25. Orari pressoché identici anche partendo da Cefalù fino allo scalo palermitano. Il viaggio durerà in tutto un’ora e ventotto minuti (mentre attualmente si impiegano circa due ore) e prevede le fermate a Lascari, Campofelice, Termini Imerese, Bagheria, Roccella, Vespri, Lolli, Notarbartolo e Francia.

La Cattedrale di Noto

Ma non è la sola novità dell’estate 2020 di Trenitalia. Dopo il biglietto integrato giornaliero per Palermo, presentato pochi giorni fa, con cui ci si può muovere su bus e tram gestiti da Amat e sui treni regionali di Trenitalia all’interno del territorio comunale, sarà attivato anche il Barocco Line. Sempre nello stesso periodo (dal 12 luglio al 6 settembre) e sempre nei giorni festivi, saranno 18 in totale i collegamenti di un servizio pensato per la scoperta del Val di Noto e delle sue perle Siracusa, Noto, Scicli, Modica, Ragusa Ibla, Donnafugata, un’area che racchiude un tesoro di inestimabile valore artistico e un patrimonio naturale di grande bellezza. Infine, dal primo luglio è stata ripristinata l’intera offerta degli InterCity Giorno e Notte che collegano la Sicilia a Roma e a Milano, un ulteriore segnale di normalizzazione e ripartenza dell’intero sistema di mobilità ferroviaria nazionale, per scoprire mete incantate e tornare ad innamorarsi delle bellezze di casa propria.

Il virus attacca il turismo: a Palermo numeri in picchiata

Secondo un report del Comune oltre l’80 per cento delle strutture ricettive della città avrà una perdita di fatturato compresa fra il 50 e il 100 per cento

di Ruggero Altavilla

Si fa sentire la morsa del virus sul turismo. Gli effetti della pandemia pesano soprattutto sulle grandi città d’arte e anche Palermo, nonostante timidi segnali di ripresa, non è immune alla crisi. I dati che vengono fuori dalla rilevazione condotta nelle prime tre settimane di giugno dal Comune, non sono incoraggianti. Secondo quanto si legge nel report, oltre l’80 per cento delle strutture alberghiere e ricettive della città avrà una perdita di fatturato compresa fra il 50 e il 100 per cento quest’anno a causa dell’emergenza Covid-19. A risentire maggiormente sono le piccole strutture come i b&b e le case vacanze, ma anche per gli alberghi la perdita media non sarà inferiore al 50-60 per cento.

Tavolini vuoti in via Maqueda

Inoltre, il 4,5 per cento delle strutture ricettive non supererà la crisi e i gestori prevedono di non poter più riprendere la propria attività, nemmeno nel 2021, quando invece prevedono di tornare ad operare poco più di un quarto di b&b e gestori di affitti temporanei. Secondo lo studio – condotto dall’Ufficio di statistica che ha coinvolto 548 fra albergatori, gestori di case vacanze, titolari di locazioni brevi, ostelli ed altre strutture ricettive – a risentire maggiormente della crisi è stato il settore della ricezione extralberghiera, lo stesso che negli ultimi anni aveva registrato un vero e proprio boom con l’apertura e la regolarizzazione di centinaia di piccole strutture.

Turisti in via Vittorio Emanuele

Alla fine del 2018, data dell’ultima rilevazione, erano 553 gli esercizi extra-alberghieri in città, con un aumento del 56 per cento rispetto a due anni prima. In termini di perdita netta e quindi di impatto sull’economia complessiva del settore, sono però gli alberghi a segnare il calo maggiore, anche per l’impatto che l’interruzione delle attività ha avuto in termini occupazionali. Già nelle scorse settimane – fanno sapere dall’amministrazione comunale – il Comune aveva affidato all’Ufficio statistica un ulteriore studio sull’impatto del Covid, da cui era risultata una perdita stimata, nel solo periodo di marzo, aprile e maggio, di circa 32 milioni, di cui almeno 10 milioni di valore aggiunto, quindi di beneficio diretto per la collettività in termini di utili e reddito.

Il porto di Palermo

Ma non ci sono solo ombre. I primi turisti hanno iniziato di nuovo a fare capolino in città, nulla a che vedere ovviamente con i flussi dello scorso anno, ma è segno che qualcosa inizia a muoversi. Oltre al fatto che proprio Palermo, secondo i bollettini dell’Enit diffusi nelle scorse settimane, sarà una delle prime città italiane a ripartire nei prossimi anni (ve ne abbiamo parlato qui). Tra i segnali positivi, anche la “reazione” alla crisi da parte dei gestori che nella quasi totalità si sono già attrezzati per garantire l’ospitalità in sicurezza ai propri clienti. Già ad inizio giugno – si legge ancora nel report – oltre l’80 per cento aveva adeguato le proprie strutture alle nuove linee guida per essere pronto ad affrontare al meglio la stagione estiva e dell’inizio dell’autunno, quando in città si concentra comunque la grande maggioranza della presenza turistica.

Leoluca Orlando alla mostra "Mapping" (foto Giulio Giallombardo)
Leoluca Orlando

“Sono numeri che già immaginavamo – afferma il sindaco Leoluca Orlando, che ha voluto lo svolgimento dell’indagine – ma che ora hanno una maggiore valenza e che serviranno a comprendere meglio quanto è avvenuto e quanto sta avvenendo; dati che ci permetteranno di calibrare le nostre risposte e, soprattutto, le istanze che vogliamo presentare al governo nazionale e su cui vogliamo ragionare insieme con la Regione. Non è purtroppo irrealistico pensare che entro la fine dell’anno la perdita del settore sia di almeno 60-70 milioni. Numeri da capogiro che stanno certamente migliorando in queste prime settimane d’estate”.

L’aeroporto di Palermo

Per sottolineare lo sforzo degli albergatori e dei professionisti del settore e richiamare l’attenzione del governo nazionale e degli organismi internazionali, il sindaco ha inviato nei giorni scorsi una lettera al ministro Dario Franceschini e a Zurab Pololikashvili, segretario dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per il turismo, invitandoli a visitare Palermo e la Sicilia “che – ha ricordato – è la Regione con il più alto numero di beni materiali ed immateriali iscritti nel patrimonio mondiale dell’Unesco e che, anche se per fortuna meno colpita in termini sanitari dalla pandemia, non è stata per questo meno affetta dalla crisi economica ed in particolare del settore turistico, che è espressione della nostra cultura dell’accoglienza”.

Siracusa saluta Caravaggio, più vicina la mostra al Mart

Si va verso il trasferimento temporaneo dell’opera in Trentino, dopo le prime indagini condotte dai tecnici dell’Istituto centrale del restauro

di Ruggero Altavilla

È un’estate calda per il Caravaggio siracusano. Anche se le polemiche non accennano a placarsi, sembra ormai certo il trasferimento del Seppellimento di Santa Lucia, da Ortigia al Mart, il Museo d’arte contemporanea di Trento e Rovereto, dove l’opera è attesa per una mostra a ottobre (ve ne abbiamo parlato qui). La relazione preliminare dei tecnici dell’Istituto centrale del restauro ha ritenuto “soddisfacenti” le condizioni dell’opera, “soprattutto da un punto di vista strutturale”. Adesso è in corso l’analisi dei dati raccolti e il confronto con quelli già esistenti e se – come tutto lascia presagire – la relazione sarà confermata, con il conseguente via libera del Fec, proprietario dell’opera, la tela potrà lasciare Siracusa.

Un momento della conferenza stampa

Tutto è nato da un’idea di Vittorio Sgarbi, direttore del Mart, che vuole il quadro per un allestimento nel museo trentino. Dopo un primo coro di proteste da parte di addetti ai lavori e rappresentanti delle istituzioni, lo stesso critico d’arte sembrava aver fatto un passo indietro, firmando polemicamente un appello con cui si chiedeva che l’opera restasse in Sicilia. Ma dopo una decina di giorni, forte delle analisi dei restauratori, è tornato sui suoi passi annunciando che la mostra si farà. Lo ha fatto pochi giorni fa in una conferenza stampa al Castello Maniace, dove sono stati presenti, tra gli altri, l’assessore regionale ai Beni Culturali, Alberto Samonà, la soprintendente ai Beni Culturali di Siracusa, Donatella Aprile, l’assessore comunale alla Cultura di Siracusa, Fabio Granata, il presidente del Consiglio regionale di Trento, Roberto Paccher, e Silvia Mazza, storica dell’arte e coordinatrice tecnica delle procedure sul prestito e sull’intervento conservativo dell’opera.

I restauratori con il quadro del Caravaggio (foto Silvia Mazza, Facebook)

Nel corso dell’incontro i tecnici hanno spiegato che la macchia presente nella parte bassa del dipinto non è da ricondurre a umidità o all’attacco di microrganismi. Il dipinto, dunque, non avrà quasi certamente bisogno di un intervento di restauro, come era stato annunciato in precedenza, ma solo di piccoli interventi di manutenzione, che saranno svolti all’Istituto centrale del restauro di Roma. Quindi il quadro potrà partire alla volta del Trentino, in una mostra che lo vedrà protagonista insieme alle opere di Burri, per poi tornare a Siracusa entro il 13 dicembre, in tempo per la festa di Santa Lucia, patrona della città.

Il quadro nella chiesa di Santa Lucia alla Badia

Resta da capire, però, se rientrerà nella Chiesa di Santa Lucia alla Badia, sede attuale, o tornerà dove si trovava in origine, nella Chiesa di Santa Lucia al Borgo. Si stanno monitorando, infatti, i valori ambientali delle due chiese e i livelli di umidità, per decidere quale sede sia migliore per riaccogliere la tela al suo rientro. Inoltre, in cambio dell’opera, durante il periodo della mostra, il Mart si è impegnato a prestare alcuni capolavori del Novecento che saranno esposti a Palazzo Bellomo.

La chiesa di Santa Lucia alla Badia

In prima linea contro il trasferimento dell’opera, c’è il critico d’arte siracusano Paolo Giansiracusa, che ha lanciato una petizione online e scritto al prefetto, all’arcivescovo e alla soprintendente, chiedendo un decreto di “inamovibilità” dell’opera. “Dall’esito delle indagini condotte dai tecnici dell’Istituto centrale del restauro – scrive il critico d’arte – apprendiamo che il dipinto è in buone condizioni e non necessita di un nuovo intervento di restauro. Apprendiamo altresì che ai fini conservativi si rivelano necessarie la normale pulizia della pellicola pittorica e la manutenzione ordinaria tese ad una migliore resa visiva. Per tali interventi, alfine di evitare un viaggio dannoso, chiediamo che l’opera sia analizzata e manutenzionata a Siracusa, nella sede della Cchiesa di Santa Lucia alla Badia, e che le operazioni di controllo e pulizia siano fatte a vista rendendo partecipi i visitatori e i fedeli”.

Monumenti sotto le stelle: 25 siti aprono in notturna

Dal 3 luglio al 29 agosto si potranno visitare alcuni monumenti della città, ogni venerdì e sabato, con ingressi contingentati e prenotazione online

di Ruggero Altavilla

L’estate dopo la pandemia inizia all’insegna della cultura. Palermo punta sui suoi tesori per “testare” la potenza attrattiva della città e ripartire dagli stessi palermitani e dai turisti che pian piano stanno tornando. Per questo motivo nasce RestArt, una manifestazione promossa dall’associazione Amici dei Musei Siciliani, che apre in notturna alcuni tra i più importanti siti della città partendo dalla rete di istituzioni pubbliche e fondazioni private.

Cupola di Santa Caterina

Dal 3 luglio al 29 agosto, ogni venerdì e sabato, dalle 19 a mezzanotte, si potranno visitare 25 luoghi, tra chiese, oratori, palazzi e musei, con ingressi contingentati e prenotazione online. Saranno aperti i quattro oratori serpottiani – i pizzi di stucco di Santa Cita, la Natività scomparsa di San Lorenzo; San Mercurio, con “Pandemia”, videoinstallazione, frutto del lavoro di 15 artisti; e il Santissimo Rosario in San Domenico con la prima rappresentazione di Santa Rosalia di mano di Van Dyck.

L’oratorio di San Lorenzo

Si scopriranno in notturna le tele di Palazzo Abatellis, i reperti del Museo archeologico Salinas, gli stucchi dell’Oratorio dei Bianchi, gli arredi di Palazzo Mirto (dal 10 luglio), le installazioni di Boltanski al Museo Riso, ma anche le collezioni particolari di Villa Zito – dove riapre la personale di Nicola Pucci, fermata dall’emergenza – e Palazzo Branciforte, con gli scaffali malinconici del Monte di Pietà. Si entrerà fino a mezzanotte nei palchi del Teatro Massimo (dal 10 luglio) e si passeggerà tra i ficus dell’Orto Botanico. E ancora, si scoprirà l’altare del Gagini restituito allo Spasimo (dal 10 luglio), ci si perderà tra i marmi mischi di Santa Caterina e si salirà sulla sua cupola; su quella del Santissimo Salvatore, affacciata sui tetti del Cassaro, e sulla torre di Sant’Antonio Abate, da dove si osserva la Vucciria addormentata.

Orto Botanico in notturna

Una prospettiva inedita anche per la chiesa della Catena, la Gancia, la chiesa di San Matteo, Casa Professa e lo straordinario Archivio Storico; e per i siti arabo normanni, la chiesa di San Giovanni degli Eremiti con le sue cupole. Saranno organizzati eventi e singoli appuntamenti anche in siti diversi, come la visita guidata con degustazione nei giardini romantici di Villa Tasca, il 18 luglio.

L’interno della chiesa di Sant’Antonio Abate

RestArt, un vero e proprio festival inedito, con il patrocinio del Comune di Palermo e dell’assessorato regionale ai Beni Culturali, è frutto della collaborazione tra l’associazione Amici dei Musei Siciliani e Digitrend, azienda che ha sviluppato, attraverso il progetto Wonder Cultura seguito da Gianni Messina, una piattaforma smart di prenotazione, ticketing ed audio guide (questo il sito). “Aprire la città nelle ore notturne significa offrire una proposta culturale accessibile a tutti: un modo di conciliare il piacere di una giornata al mare con una cena tra i vicoli del centro storico e la visita di luoghi affascinanti”, ha detto l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà. “La città riparte orgogliosamente, unita dalla sua bellezza – ha commentato Bernardo Tortorici di Raffadali, presidente dell’associazione Amici dei Musei Siciliani e curatore di RestArt – la nostra è un’iniziativa nata dalla volontà di non disperdere il patrimonio culturale e sociale che in questi anni hanno fatto guadagnare a Palermo il ruolo di Capitale”.

L’oratorio del Santissimo Salvatore

Secondo il sindaco Leoluca Orlando, la manifestazione “rimette in moto e rende fruibile in sicurezza un importante pezzo della nostra comunità il suo patrimonio monumentale e artistico, fra i più ricchi e variegati”. Mentre per l’assessore alla Culture, Adham Darawsha, “la città è pronta ad accogliere i turisti, ma guarda soprattutto ai palermitani come al pubblico privilegiato con cui avviare un nuovo cammino di bellezza. Si è creata una rete di istituzioni pubbliche e fondazioni private che remano insieme verso un unico obiettivo: ricominciare da dove l’emergenza ha cristallizzato tutto”.

Per informazioni e prenotazioni www.restartpalermo.it.

Gli argenti di Morgantina sono tornati a casa

Rientrati i preziosi reperti ellenistici che presto saranno di nuovo in mostra. Si conclude l’ultima tappa di un viaggio iniziato negli Stati Uniti

di Ruggero Altavilla

A volte ritornano. Precisamente ogni quattro anni. Gli argenti di Morgantina sono di nuovo a casa e presto saranno esposti al museo archeologico regionale di Aidone, dove si sta provvedendo ad allestire la mostra. Si conclude, così, l’ultima tappa di un viaggio che, dal 2006, vede i preziosi reperti volare ogni quattro anni tra la Sicilia e gli Stati Uniti (ve ne abbiamo parlato qui).

Argenti di Morgantina, coppa e pisside (foto Giulio Giallombardo)
Coppa e pisside (foto Giulio Giallombardo)

I sedici pezzi del “servizio di argenteria” ellenistico, trafugato dai tombaroli a Morgantina e poi rivenduto, attraverso rocambolesche vicissitudini, al Met di New York, sono sottoposti ai vincoli di una convenzione siglata nel 2006 tra il Mibact e il Metropolitan Museum. Secondo gli accordi, a fronte della restituzione dei beni archeologici un tempo illecitamente trafugati dal patrimonio culturale nazionale, sono state previste forme di collaborazione tra le istituzioni museali coinvolte; in particolare la convenzione prevede una rotazione delle opere in virtù della quale la Sicilia si impegna a prestare, nei quattro anni in cui gli argenti tornano in patria, beni di importanza analoga agli argenti aidonesi, per la loro esposizione al Met.

Argenti di Morgantina, coppa con mestolo (foto Giulio Giallombardo)
Coppa con mestolo (foto Giulio Giallombardo)

Una convenzione in un primo momento disattesa dalla Regione, che nel 2013 aveva inserito gli argenti tra i beni culturali “inamovibili”, con un decreto firmato dall’allora assessore Mariarita Sgarlata, ma poi rispettata tra non pochi mugugni, dopo l’insistenza dell’allora direttore del Metropolitan, Thomas Campbell, e dello stesso ministero. I sedici pezzi, che risalgono al III secolo avanti Cristo e che prendono il nome dal loro ultimo proprietario, Eupolemo, erano rientrati in Italia nel maggio del 2019, dove sono stati esposti in mostra al Quirinale. Il ritorno al museo di Aidone era previsto a luglio dello stesso anno, ma gli argenti sono stati poi trasferiti a Palermo, al Centro regionale per il restauro, per alcuni interventi. L’emergenza sanitaria ha ritardato ulteriormente il ritorno a casa, che è avvenuto nei giorni scorsi dopo oltre un anno dal rientro in Italia.

Argenti di Morgantina, Altare in minuatura e piattelli (foto Giulio Giallombardo)
Altare in minuatura e piattelli (foto Giulio Giallombardo)

Nei mesi scorsi, in virtù delle relazioni tra il dirigente generale del Dipartimento e il direttore della sezione di archeologia classica del Met – fanno sapere dall’assessorato regionale ai Beni culturali – si è svolto un incontro con la direzione del Museo Salinas ed i tecnici esperti, nel corso del quale si sono poste le basi per la formalizzazione di una partnership che prevederebbe – in una prima fase – il prestito di opere provenienti da Selinunte sul tema della colonizzazione greca in Occidente e dei suoi molteplici esiti e significati. Temi, questi, sui quali il Met ha idea di allestire una grande mostra internazionale da realizzare nel prossimo quadriennio.

Il museo di Aidone

“Sono in corso ipotesi di collaborazione strutturata sulle quali continuiamo a lavorare – afferma l’assessore dei Beni culturali, Alberto Samonà – e che potrebbero aiutarci a ridefinire i termini di una convenzione che, per certi aspetti, risulta datata. Cercheremo di operare nella direzione di una possibile revisione dell’accordo che porti alla collocazione stabile e definitiva degli argenti di Morgantina nella sede museale naturale di Aidone”.

Finanziato il progetto per l’Oreto: il fiume rinascerà

Previsti nuovi percorsi di visita, un centro di educazione ambientale e anche un museo di sculture, oltre a interventi di bonifica e drenaggio delle acque

di Ruggero Altavilla

Ci saranno nuovi sentieri e percorsi di visita, un centro di educazione ambientale e anche un museo di sculture a cielo aperto. Dopo anni di attesa, il fiume Oreto si prepara a rinascere. È arrivato il via libera da parte del governo regionale al finanziamento del progetto presentato dal Comune di Palermo per il recupero della zona compresa tra il ponte Corleone e la foce del fiume. Le risorse, destinate alla rimozione di discariche di inerti e rifiuti urbani e alla demolizione di fabbricati abusivi, ammontano a oltre cinque milioni e 600mila euro e provengono dal Po Fesr Sicilia 2014-2020.

La foce dell’Oreto

Tra gli interventi previsti – fanno sapere da Palazzo d’Orleans – la messa in sicurezza del percorso attraverso la selciatura e la cordonatura, il drenaggio delle acque, la creazione di staccionate e ancoraggi per funi nei tratti più difficili, la collocazione di cestini per i rifiuti, la realizzazione di piccoli ponticelli in legno per l’attraversamento e la posa di segnaletica didattica e direzionale. I fondi della Rete Natura 2000 permetteranno di procedere alla sistemazione ed alla realizzazione di sentieri e percorsi di visita, il mantenimento e il recupero di siepi, arbusti e filari di alberi in aree agricole. Sarà poi riqualificato il bacino fluviale, rimosse specie infestanti autoctone, realizzato un centro di educazione ambientale e di punti di accoglienza, e anche creato un museo di sculture a cielo aperto nel territorio della valle dell’Oreto.

L’Oreto che scorre a Sant’Erasmo

L’intervento finanziato dalla Regione si aggiunge a quello in itinere da realizzare con il sostegno del Fondo ambiente italiano e a quello che servirà a eliminare gli scarichi fognari. Nel 2018, proprio il fiume Oreto si era piazzato al secondo posto del censimento nazionale “I Luoghi del Cuore”, con 83mila voti, per questo era stato assegnato un contributo di 65mila euro per la riqualificazione. Il fiume si era anche piazzato primo nella categoria “Luoghi d’acqua”. “Si tratta di un traguardo importante”, afferma l’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Toto Cordaro che ricorda “il percorso intrapreso da oltre due anni insieme all’Autorità di bacino, alle amministrazioni di Palermo, Altofonte e Monreale, alle associazioni ambientaliste che fanno parte del Forum e ai tanti cittadini che, sul web, sono stati anima pulsante durante la campagna nazionale per la classifica del Fai sui luoghi del cuore, nella quale il fiume si è piazzato sul podio”.

L’Oreto vicino alla foce

“Possiamo ritenerci soddisfatti – prosegue Cordaro – del lavoro svolto fino a oggi per riportare l’Oreto da fogna a cielo aperto a luogo naturale, patrimonio ambientale della collettività. In sinergia con tutte le componenti impegnate in questo grande progetto, stiamo definendo le linee operative per la fruizione del Parco. La strada è ancora lunga ma oramai c’è l’assoluta consapevolezza della rilevanza paesaggistico-ambientale e sociale che questo storico corso d’acqua ricopre”.

Sorgente dell’Oreto nel bosco di Costalunga (foto: Giulio Giallombardo)

Secondo il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore al Verde, Sergio Marino, “l’approvazione del progetto comunale per il fiume Oreto rappresenta un punto di svolta per il futuro dell’area. Una buona notizia che segue ed in parte è figlia del premio assegnato lo scorso anno dal Fai, che con un contributo di circa 60mila euro ha permesso di dare avvio a tutto questo. Il Comune proseguirà questo percorso in sinergia con la Regione e gli altri Comuni del bacino fluviale, ma soprattutto con i cittadini e i comitati che in questi anni sono stati promotori e stimolo per decine di iniziative, di cui ora finalmente potremo raccogliere i frutti”.

(L’immagine grande in alto è un render del progetto “Oreto River Park”)

La Targa Florio diventerà brand d’interesse culturale

La Regione vuole apporre il vincolo al marchio legato alla storica gara automobilistica ideata nel 1906 da Vincenzo Florio

di Ruggero Altavilla


La Regione “blinda” la Targa Florio. Ieri con una nota congiunta firmata dalla soprintendente dei Beni Culturali di Palermo, Lina Bellanca, e della responsabile del procedimento, Selima Giuliano – inviata all’Aci di Palermo, si è avviata la procedura per la dichiarazione di interesse culturale della Targa Florio, manifestazione sportiva che dal 1906 porta il nome della Sicilia in tutto il mondo. Lo ha reso noto l’assessorato regionale dei Beni culturali.

La Targa Florio a Cerda nel 1974 (foto Wikipedia)

La titolarità del marchio appartiene oggi all’Automobile Club di Palermo che detiene anche una raccolta di fotografie e documenti storici e 21 targhe in metallo fuso celebrative delle edizioni della storica manifestazione. La prima edizione della Targa Florio si è svolta il 6 maggio 1906 e si deve alla grande intuizione di Vincenzo Florio che realizzò proprio sul circuito delle Madonie, dove tutt’oggi è ancora disputata, una gara a dir poco leggendaria, legando per sempre il nome della storica gara ai luoghi. L’Aci avrà da oggi 30 giorni per proporre le eventuali osservazioni.

Enzo Ferrari nel 1922 (foto Wikipedia)

Una decisione quella dell’amministrazione regionale che, di fatto, rende più difficile l’eventuale acquisizione del marchio da parte dell’Automobile Club d’Italia. Aci Italia, infatti, starebbe valutando se vi siano le condizioni per comprare il brand dall’Aci Palermo, ma adesso interessata ad acquisirlo sarebbe anche la Regione. “Riconoscere il valore del brand ‘Targa Florio’ vincolandone l’uso è un atto necessario e dovuto ai siciliani per evitare che possa compiersi uno scippo alla nostra storia”, ha dichiarato l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, che ha aggiunto: “La Targa Florio costituisce ancora oggi a livello mondiale un riferimento immediato e diretto alla cultura e alla storia della Sicilia ed è un evento fortemente radicato nella memoria collettiva. Non si tratta solo di un marchio legato al mondo dell’automobilismo ma rappresenta la storia stessa dell’automobilismo, la sfida che un’Isola seppe lanciare al mondo intero”.

Ferrari 250 GTO (foto Wikipedia)

“La manifestazione automobilistica e motociclistica ‘Targa Florio’ – ha precisato Sergio Alessandro, dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali – è stato un evento sportivo di punta nella Palermo degli anni Venti rappresentando l’aspirazione al successo e alla dimensione internazionale di una borghesia locale in ascesa. Per il suo valore storico e simbolico la Targa è stata dichiarata patrimonio storico-culturale della Regione Siciliana unitamente ai circuiti storici piccolo (72 chilometri), medio (108 chilometri) e grande (148 chilometri) ed alle antiche tribune di Floriopoli, quale riconoscimento per il contributo dato alla positiva diffusione dell’immagine della Sicilia nel mondo. E dal 26 giugno 2009 è iscritta nel registro delle Eredità immateriali della Regione siciliana al numero 129 del libro delle celebrazioni”

Storia di un borgo rurale che si prepara a rinascere

Pronto il bando per il recupero dello storico insediamento di Ribera intitolato al capitano dei carabinieri Antonio Bonsignore

di Ruggero Altavilla

Fu uno dei primi otto borghi rurali costruiti in Sicilia dal regime fascista con l’obiettivo di favorire la piccola proprietà contadina e combattere il latifondo. Oggi è una piccola frazione di Ribera, abitata da una cinquantina di persone, soprattutto durante l’estate. Dopo anni di attesa, è più vicino il recupero di Borgo Bonsignore, tra i meglio conservati esempi di insediamenti rurali edificati alla fine degli anni Trenta nell’Isola. Dopo un ritardo di qualche mese è stato pubblicato dal Dipartimento regionale dei Beni culturali il bando di gara per il progetto di recupero e riqualificazione del borgo. Per i lavori sono disponibili quasi due milioni di euro provenienti dal Fondo di Sviluppo e Coesione 2014-2020 – Patto per il Sud e a gestire l’appalto sarà il Parco archeologico della Valle dei Templi.

La piazza di Borgo Bonsignore (foto da wwwvoxhumana.blogspot.com)

Il progetto rientra nel più ampio piano portato avanti dalla Regione per la riqualificazione degli insediamenti costruiti nel secolo scorso dall’Ente di colonizzazione del latifondo siciliano, ampliati con la riforma agraria negli anni Cinquanta e assorbiti dall’Ente di sviluppo agricolo nel 1965. Siti oggi per lo più abbandonati, che potrebbero essere destinati all’accoglienza, ma anche allo studio e alla promozione del territorio.

Il progetto di riqualificazione

L’intervento di recupero a Borgo Bonsignore – si legge nella relazione descrittiva dell’intervento – consisterà nella ricomposizione degli aspetti originari degli edifici, eliminando tutti gli elementi aggiuntivi che hanno alterato l’immagine del luogo. Verranno ripristinati i tetti a falde come erano nel progetto originale, eliminati i balconi perché considerati “elementi di interruzione delle linee ‘razionali’ dei prospetti” e torneranno le aperture con i relativi infissi “così che si possa leggere il rigore geometrico della composizione dei ritmi delle facciate”. Saranno ripristinati gli intonaci sia materialmente che nel colore e ricostruiti i solai di copertura della chiesa, “oggi con una consistenza volumetrica alterata rispetto all’originario progetto”. Saranno installati dissuasori a scomparsa, sostituiti i lampioni stradali, recuperando le tipologie dell’epoca, e si provvederà anche alla ripavimentazione della piazza in cui verrà riproposta la fontana originaria.

Insegna del borgo (foto da wwwvoxhumana.blogspot.com)

Borgo Bonsignore sorge su una collinetta vicino al mare a pochi passi da Ribera, nell’Agrigentino, e vicino alla foce del fiume Platani. È costituito da un insieme di edifici disposti attorno ad una unica piazza quadrata parzialmente chiusa da portici e dominata dalla torre del littorio, la chiesa con la canonica, il dispensario medico, la scuola, gli uffici dell’ente di bonifica e del podestà, la trattoria, l’ufficio postale e la caserma dei carabinieri. La chiesa, intitolata a San Pietro, è arricchita dagli affreschi del pittore Alfonso Amorelli, mentre le formelle in terracotta che decorano la trattoria e la scuola sono opera dell’artista Salvatore Alberghina.

La Torre littoria (foto da wwwvoxhumana.blogspot.com)

Il territorio dove oggi sorge il borgo fu anticamente uno dei feudi del Ducato di Bivona, chiamato San Pietro. Successivamente il feudo, esteso circa 600 ettari, passò agli Ospedali Riuniti di Sciacca, che nel 1934 l’affittarono per 18 anni alla cooperativa di agricoltori “La Bonifica”, che lo suddivise in 79 quote. Con il lavoro degli agricoltori, il territorio che fino ad allora era stato adibito a pascolo, subì radicali trasformazioni. Furono costruite le vie d’accesso all’altipiano, le strade interne, i canali d’irrigazione, le case coloniche, le stalle, edifici per l’amministrazione, l’acquedotto, le stradi interpoderali; furono eseguite opere di prosciugamento e sistemazione dei terreni, con impianti di oliveti e vigneti.

Borgo Bonsignore (foto da wwwvoxhumana.blogspot.com)

Il 10 dicembre 1940 l’Ente per la colonizzazione del latifondo siciliano, inaugurò ufficialmente il borgo rurale che venne intitolato ad Antonio Bonsignore, capitano dei carabinieri, nato ad Agrigento, medaglia d’oro al Valor militare, caduto in combattimento a Gunu Gadu in Etiopia, durante la Seconda battaglia dell’Ogaden. L’Ente aveva attrezzato il complesso rurale di municipio, scuola elementare, ristorante, 25 case coloniche, ufficio postale, caserma dei carabinieri, ambulatorio medico e chiesa parrocchiale. Vi furono inviati con l’obbligo di residenza un medico, una levatrice, un ufficiale d’ordine e due guardie. Qualche anno dopo vennero inclusi nel borgo anche le terre di altri ex feudi e gli abitanti che nel 1940 erano un centinaio arrivarono a circa seicento. Nel dopoguerra il borgo fu quasi abbandonato e abitato nuovamente dalla fine degli anni sessanta. Adesso si rianima soprattutto d’estate, con spettacoli, teatro e cinema all’aperto nella grande piazza centrale e nell’ultima decade di agosto con la festa di San Pietro, tra processioni e fuochi d’artificio.

(Foto dal blog wwwvoxhumana.blogspot.com)

Musica senza confini: Rosa Balistreri piace a Thom Yorke

Un brano della cantautrice siciliana è stato inserito tra quelli più amati dal polistrumentista e voce solista dei Radiohead

di Ruggero Altavilla

Il suo canto è patrimonio della Sicilia. A trent’anni dalla morte, la voce vibrante e appassionata di Rosa Balistreri continua a emozionare. Ma probabilmente neanche la cantautrice licatese avrebbe potuto immaginare di entrare a far parte della personale playlist di un gigante della musica internazionale come Thom Yorke, polistrumentista e voce solista dei Radiohead. Al 41esimo posto dei cento brani scelti dal musicista, tra musiche che spaziano da Duke Ellington e Ella Fitzgerald, fino a Joao Gilberto, Ryuichi Sakamoto e i Rem, c’è anche “Ciuriddi di lu chianu”, canzone interpretata da Rosa Balistreri, composta insieme a Gianni Belfiore.

Rosa Balistreri

Thom Yorke è stato invitato dalla Sonos a compilare una playlist, la prima delle tre che il cantante dei Radiohead preparerà per il nuovo canale radio dell’azienda di elettronica. “Ho pensato che potreste trovare interessanti i brani che ho messo insieme per il mio primo Sonos Radio mix”, ha scritto York, condividendo la playlist sui social. Così tra mostri sacri della musica, spunta anche la storica cantastorie e chitarrista siciliana, forse anche un omaggio alla terra dell’attuale compagna di York, l’attrice palermitana Dajana Roncione.

Thom Yorke

“Si può fare politica e protestare in mille modi, io canto. Ma non sono una cantante, sono diversa, diciamo che sono un’attivista che fa comizi con la chitarra”. Queste le parole di Rosa Balistreri, che suonano come un manifesto della sua parabola artistica, suggellata dall’iscrizione, qualche anno fa, nel registro delle “Eredità immateriali della Sicilia”, al capitolo “Libro delle pratiche espressive e dei repertori orali”. Rosa Balistreri – si legge nella motivazione con la quale è stata accolta la richiesta a suo tempo avanzata dallo stesso commissario straordinario dell’ente – “ha rappresentato magistralmente le asprezze di una terra difficile elevando le difficoltà di una situazione soggettiva a condizione umana collettiva, tanto che è riuscita a farsi apprezzare ben oltre i confini dell’Isola e ricevendo validi riconoscimenti”.

Anticonformista per natura, la cantautrice licatese ha recuperato testi arcaici della tradizione popolare siciliana, reinterpretandoli, toccando temi scottanti con coraggio per l’epoca che, tutt’oggi, sono di estrema attualità: gli intrecci tra mafia e chiesa, la solitudine e il dolore dei detenuti, la violenza sulle donne e il femminicidio, il razzismo della classe borghese, l’esaltazione del brigante rivoluzionario e le donne-madri. Tutti temi ispirati alla Sicilia, terra a cui fu profondamente legata e di cui ha raccontato le sorti, rileggendo le contraddizioni specifiche di un luogo in chiave universale. Come solo i grandi poeti sanno fare.

Ecco la playlist di Thom York, al 41esimo posto il brano di Rosa Balistreri

Le Vie dei Tesori News

Send this to a friend