La collezione di Casa Cuseni dichiarata bene di interesse culturale

Sottoposti a vincolo migliaia di oggetti tra cui dipinti, arredi, stampe, fotografie e abiti, custoditi nel museo delle Belle arti e del Grand Tour di Taormina

di Ruggero Altavilla

È una delle collezioni d’arte più preziose della Sicilia. Migliaia di oggetti, tra cui molti capolavori, tra dipinti, arredi, stampe, fotografie e abiti, custoditi in un quello che ormai è diventato il museo delle belle arti e del Grand Tour di Taormina. La collezione di Casa Cuseni, appartenuta al pittore britannico Robert Hawthorn Kitson e successivamente alla nipote Daphne Phelps, è stata dichiarata di “eccezionale interesse culturale” e sottoposta a vincolo di tutela con un decreto del Dipartimento regionale dei Beni culturali, firmato dalla dirigente del servizio Tutela e Acquisizioni, Caterina Perino.

Casa Cuseni

La collezione – si legge nel decreto – “è da considerare come complesso unitario e inscindibile di opere ideate in stretta relazione con il bene architettonico. Tale patrimonio rappresenta una significativa testimonianza della cultura europea di inizio Novecento e della particolare congiuntura che si verificò a quell’epoca a Taormina con la presenza di numerosi intellettuali inglesi e tedeschi che vi stabilirono la propria dimora”.

La terrazza

I beni sottoposti a vincolo sono 1950, tra cui 118 arredi, 14 quadri, quasi 600 acquerelli, taccuini di disegni, fotografie, oltre 600 negativi, 14 sculture, 53 ceramiche, 68 stampe, una cinquantina tra suppellettili e oggetti vari, e ancora statuette e figure di presepe, abiti e tappeti. Tra i beni, non possono mancare arredi e affreschi della dining room, la camera segreta rimasta chiusa per 100 anni, aperta nel 2012, unico interno al mondo ancora esistente del pittore e decoratore britannico Frank Brangwyn, considerata il massimo esempio dello stile Arts and Crafts al di fuori della Gran Bretagna.

Una sala di Casa Cuseni

Dichiarata monumento nazionale nel 1998, Casa Cuseni dal 2015 è ufficialmente il museo della Città di Taormina. Nel 2019, il compianto assessore ai Beni culturali, Sebastiano Tusa ha inserito il bene nell’elenco dei Luoghi dell’Identità e della Memoria della Regione Siciliana (ve ne abbiamo parlato qui). Casa Cuseni, inoltre, fa parte delle Case della Memoria, il circuito museale delle residenze dei più importanti intellettuali italiani. Il suo giardino storico, decorato da Giacomo Balla e Fortunato Depero, rientra tra i 124 Grandi giardini italiani e ha ospitato, tra gli altri, personaggi del calibro di Bertrand Russell, Henry Faulkner e Denis Mack Smith. Per preservare l’intero patrimonio artistico, Casa Cuseni è diventata, nel 2017, Fondazione intitolata a Robert Kitson.

Panorama dalla villa

La villa è stata sempre un cenacolo di artisti e intellettuali. Hanno frequentato Casa Cuseni, pittori del calibro di Pablo Picasso, Salvador Dalí e Giacomo Balla, lo scultore Henry Moore, il fotografo Wilhelm von Gloeden, gli scrittori premi Nobel, Anatole France e Ernest Hemingway, che qui scrisse il suo primo racconto; e ancora il poeta Ezra Pound, David Herbert Lawrence che a Casa Cuseni tradusse, dall’italiano all’inglese, il Mastro-don Gesualdo di Giovanni Verga. Nel 1947, alla morte di Robert Hawthorn Kitson, la Villa è stata ereditata dalla nipote, Margaret Daphne Hawthorn Phelps, che ospitò, tra gli altri, il drammaturgo Tennessee Williams, l’attrice Greta Garbo e il novellista Roald Dahl. Ma l’elenco degli intellettuali che qui soggiornarono è lunghissimo, e ancora oggi Casa Cuseni continua ad essere punto di ritrovo di artisti e personalità del mondo della cultura.

Da Caltanissetta a Trapani i riti di Pasqua si spostano sul web

Anche quest’anno la pandemia ha fermato le celebrazioni della Settimana Santa, così sono tante le iniziative online per colmare il vuoto

di Ruggero Altavilla

È la seconda Pasqua senza i riti della Settimana Santa. Anche quest’anno la pandemia ha fermato le celebrazioni, anche se le chiese resteranno aperte per la messa di Pasqua, con la veglia di sabato anticipata di qualche ora, seguendo rigorose regole di sicurezza e distanziamento. Cancellati i riti come la Via Crucis e la lavanda dei piedi, ma anche in questo caso web e social cercano di colmare il vuoto, trasferendo online le celebrazioni.

Caltanissetta, una delle Vare del Giovedì Santo (foto Giuseppe Sanalitro – Wikipedia)

È quello che sta avvenendo in questi giorni a Caltanissetta, dove è in corso “Le vie della Passione – Vite Nascoste”, una maratona online organizzata dall’amministrazione comunale che ha deciso di celebrare in modo alternativo i riti di Pasqua. Sul profilo Facebook dell’assessorato alla Cultura di Caltanissetta (questo il link) e sulla pagina Instagram (questo il link), sono trasmesse i questi giorni fino al 2 aprile, tante storie – interpretate da attori, registi, musicisti e coreografi – tra cui quella di Carmelina Pellerino che con le sue mani disegnò, cucì e ricamò, con un filo di seta color oro, le stelle e il ramo di ulivo sulla stoffa di rasatello del mantello del Gesù Nazareno dell’omonima associazione.

Barca infiorata (Foto Salvatore Iacona, Francesco Miceli-Wikipedia)

Ci sono, poi, i fogliamari Salvatore Li Destri e Cataldo Raimondi dell’associazione Santuario Signore della Città; la storia di Giovanni Messina, musicista dal cuore grande, simbolo delle Bande nissene; e ancora Salvatore Capizzi, l’artista che realizzò ben dieci Varicedde, e scelto a rappresentare l’associazione Piccoli Gruppi; padre Vincenzo Scuderi, prete salesiano che dopo un lunghissimo periodo di dimenticanza decise di riprendere la rappresentazione della Passione, oggi riproposta dall’associazione Atepa; Giuseppe Ortoleva e Gaetano Riggio, figure simbolo della Real Maestranza, e ancora i maestri delle vare, Francesco e Vincenzo Biangardi. In coda al progetto, sabato 3 aprile, sugli stessi canali social dell’assessorato alla Cultura del Comune sarà trasmesso “Dialoghi di passione”, spettacolo teatrale ideato e scritto da Michele Albano e proposto dalla parrocchia San Domenico di Caltanissetta nel quartiere Angeli.

Il museo virtuale di Creative Spaces

Sempre a Caltanissetta, l’associazione culturale “Creative Spaces” inaugura una mostra fotografica per la Settimana Santa, nel museo virtuale Covi.3D Gallery (questo il link). Dal 31 marzo e fino al 15 aprile, una delle sale sarà dedicata all’esposizione di scatti d’autore dedicati ai riti nisseni. La collezione, patrocinata dal Comune di Caltanissetta e intitolata “Tradizione e devozione: Settimana Santa di Caltanissetta”, ha già raggiunto l’adesione di numerosissimi fotografi professionali, provenienti sopratutto dal territorio nisseno, che hanno sposato l’iniziativa. Inaugurato l’anno scorso, il museo virtuale – fanno sapere da Creative Spaces – “ha raccolto numerosissimi consensi, fino a raggiungere riconoscimenti a livelli internazionali, con un’attestazione di stima anche da parte del Parlamento Europeo”.

La chiesa del Purgatorio di Trapani

Ma si trasferiscono in streaming anche i Misteri di Trapani, insieme a quelli di Caltanissetta, tra i riti della Settimana Santa più importanti in Sicilia. La chiesa delle Anime Sante del Purgatorio resta aperta in questi fino alle 21,30 per permettere ai fedeli di poter raccogliersi in preghiera e godere della scenografia rappresentata dai gruppi dei Misteri, realizzata dall’artigianato artistico trapanese che rappresenta episodi della passione e della morte di Gesù. È possibile seguire i momenti di preghiera che sostituiscono le processioni cancellate, sulla pagina Facebook dell’Unione Maestranze che ha trasmesso tutti i riti quaresimali delle tradizionali “scinnute” e sul canale Youtube della Diocesi di Trapani.

La locandina dello spettacolo

In questa seconda Pasqua di pandemia, i Misteri trapanesi diventano anche un’opera da camera, grazie al Luglio Musicale Trapanese. È lo spettacolo “La tradizione dei Misteri sulle note dello Stabat Mater”, un’opera su musiche di Giovanni Battista Pergolesi che sarà trasmessa in streaming l’1 e 2 aprile prossimi, con il soprano Desirée Rancatore e il contralto Aurora Faggioli, mentre l’orchestra sarà diretta dalla giovane trapanese Manuela Ranno. Il regista dello spettacolo è Renato Bonajuto, affiancato da una schiera di giovani talenti trapanesi. Prenderanno parte all’evento i Tamburi dell’Unione Maestranze e “Gli Archi del Luglio Musicale Trapanese” in cui suoneranno alcuni allievi del Conservatorio “Scontrino” con cui l’ente ha siglato un importante accordo di collaborazione.

L’orchestra del Luglio Musicale Trapanese

Lo spettacolo sarà trasmesso in anteprima sulla piattaforma streaming OnTheater l’1 aprile (a pagamento) e gratuitamente dalle 20,30 del 2 aprile sui canali YouTube dell’Ente Luglio Musicale Trapanese, dell’Unione Maestranze, del Conservatorio “Scontrino” e su alcune emittenti televisive locali. “Quello che vedrete – ha dichiarato il neo direttore artistico dell’Ente, Matteo Beltrami – non vuole essere una copia più o meno riuscita di una tradizione di per sé unica, inimitabile e impossibile da riproporre se non nella sua forma originale e perfetta. Piuttosto, attraverso una nuova forma d’arte scaturita da una miscela di musica, arti figurative e discipline coreutiche, vogliamo accompagnare lo spettatore in un viaggio interiore così che possa cogliere il significato intrinseco di questo rito religioso e riscoprire la verità della propria anima attraverso l’incanto dell’espressione artistica. Perché la bellezza, per chi la sa guardare, ascoltare e assorbire, è salvifica”.

Il Museo Pasqualino

Un weekend interamente dedicato alle celebrazioni pasquali, anche quello trasmesso in streaming dal Museo internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino di Palermo. Da giovedì 1 aprile a domenica 4 aprile, alle 17, verranno riproposti sui social web del museo le video presentazioni sui “Riti musicali e coreutici della Pasqua in Sicilia”, tenute da Sergio Bonanzinga, Ignazio E. Buttitta e Rosario Perricone e realizzate lo scorso anno nell’ambito dell’iniziativa #ilmuseopasqualinoacasatua. Si tratta di un viaggio virtuale in diversi comuni siciliani alla scoperta del patrimonio culturale del territorio che posa lo sguardo sulle diverse pratiche del periodo pasquale: dal Giovedì Santo alle celebrazioni della Domenica di Pasqua.

(Nella prima foto grande in alto, un’immagine dello spettacolo del Luglio Musicale Trapanese, foto: Francesco Ferla)

La Colombaia rinascerà coi fondi del Recovery Plan

Il recupero del monumento simbolo di Trapani è stato inserito nell’elenco dei progetti ammessi dal Ministero della Cultura

di Ruggero Altavilla

La Colombaia di Trapani torna a sperare per la rinascita. Dopo che, poco più di un anno fa, sembrava in dirittura d’arrivo il bando per l’assegnazione del bene, poi annullato, adesso l’atteso restauro sembra più vicino. Il Ministero della Cultura, su proposta del sottosegretario Lucia Borgonzoni, ha accolto la richiesta della Regione Siciliana, inserendo il recupero della Colombaia nell’elenco dei progetti trasmessi al Ministero dell’Economia per essere finanziati grazie al Recovery Plan. Lo ha reso noto la Regione.

La Colombaia

L’annuncio arriva a poche settimane da un sopralluogo dell’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà, sull’isolotto della Colombaia, insieme al dirigente generale del Dipartimento, Sergio Alessandro, alla soprintendente per i Beni culturali e ambientali di Trapani, Mimma Fontana. Il sopralluogo era servito per una prima verifica dello stato dei luoghi, propedeutica a un nuovo bando di gara a evidenza pubblica che la Regione ha annunciato di voler pubblicare per recuperare l’intera struttura e individuare le migliori possibilità di valorizzazione. L’amministrazione regionale, cui il bene appartiene, infatti, ha deciso di avviare una procedura concorsuale di evidenza pubblica per l’individuazione di un operatore economico che offra garanzie di recupero e valorizzazione del bene.

I bastioni

“Una bella notizia – ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, commentando l’inserimento del bene tra quelli ammessi – . Ringrazio il sottosegretario Lucia Borgonzoni per essersi adoperata per il recupero di un così importante monumento che servirà da volano al segmento del turismo culturale e quindi all’economia del Trapanese e non solo. Un ulteriore tassello per il rilancio di un’area sulla quale, fin dal nostro insediamento, stiamo lavorando alacremente”.

La volta della torre

“La decisione del Ministero della Cultura è una notizia importantissima – sottolinea l’assessore regionale dei Beni culturali, Alberto Samonà – . La Colombaia è un luogo di straordinaria importanza storico-culturale e uno dei principali simboli della città di Trapani. Il suo recupero va nel solco di quella politica di valorizzazione del nostro immenso patrimonio culturale che stiamo portando avanti senza sosta. Il suo restauro sarà un momento fondamentale per il rilancio dell’offerta turistico-culturale dell’intero territorio”.

L’interno della fortezza

Tante sono le leggende che si tramandano sul Castello. I documenti storici più antichi ne fanno risalire la costruzione addirittura al tempo della prima guerra punica, ad opera del condottiero cartaginese Amilcare. Dopo la sconfitta inferta dai Romani, il Castello cadde in abbandono e fu ridotto perfino a nido di colombe, usate come mezzo di comunicazione. Nel 16esimo secolo, sotto l’imperatore Carlo V, divenne fortificazione per difendere il centro abitato dalle incursioni dei pirati. La sua destinazione militare fu dismessa per volere dei Borbone, che utilizzarono il Castello come prigione e tale rimase fino al 1965, quando venne inaugurato il nuovo carcere di Trapani. La torre, che conserva ancora le sue antiche vestigia, è una delle cinque rappresentate nello stemma civico di Trapani.

Presentato il nuovo piano regolatore: ecco la Palermo del futuro

Una città con meno cemento e più verde, nuovi complessi turistici e alloggi popolari, interventi sulla viabilità e anche una funivia per Monte Pellegrino

di Ruggero Altavilla

Meno cemento e più verde, valorizzazione del centro storico e delle coste, parcheggi e interventi sulla viabilità. E ancora, nuovi complessi turistici, alloggi popolari, e anche una funivia che sale fino al santuario di Monte Pellegrino. Sono alcune delle proposte del nuovo piano regolatore generale di Palermo, che adesso è pronto per l’esame di Sala delle Lapidi. Un percorso iniziato otto anni fa con l’approvazione delle direttive generali in Consiglio comunale e che arriva fino a oggi con la proposta di delibera di variante generale, presentata pochi giorni fa dal sindaco Leoluca Orlando e dall’assessore alla Pianificazione urbanistica, Giusto Catania, insieme all’assessore alla Cittadinanza solidale, Giuseppe Mattina.

Uno scorcio di Palermo dalla terrazza del Castello Utveggio

Lo schema di massima era stato approvato, sempre con deliberazione del Consiglio, nel settembre del 2016 e la procedura di acquisizione dei pareri obbligatori si è conclusa lo scorso febbraio, con quello del Genio Civile, che ha chiesto alcune modifiche all’amministrazione. Nel documento è immaginata la Palermo del futuro, che ambisce a migliorare le condizioni di vita in un ambiente urbano di qualità, sicuro e sostenibile. Obiettivi declinati in tre macro-temi: la qualità della vita urbana; la qualità e la bellezza dei luoghi; le connessioni e le funzioni di Città metropolitana, mediterranea ed intelligente.

Santuario di Santa Rosalia

Nel piano regolatore ritornano alcuni progetti, tra cui la metropolitana leggera automatica in sotterranea da via Oreto a Mondello e il tunnel che dovrebbe collegare il porto con viale Francia, per snellire il traffico. Si riparla, anche di una funivia a impatto zero che collega la città a Monte Pellegrino, progetto presentato nel 2015. È prima di tutto, un piano che vuole per sempre voltare le spalle alla Palermo del “sacco”, puntando al contenimento del consumo del suolo. “Fra il 1939 e il 2006, – si legge nella sintesi del Piano regolatore elaborata dall’amministrazione comunale – si è passati da una percentuale di occupazione del suolo del 11 per cento ad una percentuale del 57 per cento, con un forte incremento negli anni dal 1973 al 1989 di attuazione del Prg del 1962”.

Palazzo delle Aquile

Il progetto del nuovo piano, dunque, è improntato a limitare l’uso del territorio alle esigenze di servizi e allo sviluppo sostenibile, “senza sprechi di territorio, e a incentivare la decementificazione delle aree impropriamente utilizzate o abbandonate, prevedendo le pratiche del riuso degli immobili esistenti, della rigenerazione di luoghi abbandonati e dismessi, anche con la trasformazione totale che però consenta di incrementare le aree permeabili e piantumate”.

Orti coltivati nei giardini di Maredolce

Grande spazio è dedicato alla “infrastrutturazione verde”, ovvero l’insieme delle risorse naturali, culturali, del paesaggio storico e delle aree agricole, dei corridoi ecologici del sistema idrico e della fascia costiera. Aree che riguardano il nascente Parco dell’Oreto, il parco agricolo di Ciaculli, i parchi culturali di Maredolce e dell’Uscibene e altre zone naturali dall’importante valore paesaggistico. C’è, poi, il centro storico, in cui “la progettazione è stata orientata a valorizzare gli elementi identitari e a preservare i caratteri ambientali e paesaggistici che le caratterizzano”, individuando “un’area di rispetto attorno ai nuclei storici delle borgate, all’interno della quale, a prescindere dalle destinazioni urbanistiche di piano regolatore generale, devono essere garantiti la conservazione del paesaggio, dell’impianto urbanistico e dei caratteri tipologici e architettonici della borgata”.  Per le borgate storiche, il piano prevede il rafforzamento della rete della dotazione dei servizi primari, la pedonalizzazione delle aree centrali con la realizzazione di bypass stradali, il miglioramento dei collegamenti viari con il resto della città, così da renderle autonome per i bisogni primari e allo stesso tempo integrate al resto della città.

Palermo dall’alto

Sul fronte della mobilità, uno studio specifico ha interessato la Circonvallazione, prevedendo una serie di interventi sui nodi esistenti con la creazione di nuovi raccordi finalizzati a potenziarne l’efficienza. Oltre al già accennato nuovo asse sotterraneo viale Francia-piazza Giachery, c’è il progetto di un nuovo ponte sull’Oreto in corrispondenza dello svincolo Falsomiele-Bonagia. Per quanto riguarda la sosta dei veicoli, oltre ai grandi parcheggi previsti a supporto del centro storico, in via Imera e al Foro Italico, il progetto di piano cerca di colmare la carenza diffusa, operando per circoscrizione e localizzando nuovi parcheggi.

La foce dell’Oreto

È una città dai tanti “centri” che punta a un efficiente sistema dei servizi. A partire da grandi aree, per la maggior parte pubbliche, che oggi si presentano dismesse o sottoutilizzate. Zone nevralgiche che saranno messe in connessione tra loro, creando “una maglia di attrezzature e servizi che non solo le valorizzeranno, ma innescheranno una catena di attività di trasformazione delle aree limitrofe che porterà alla riqualificazione di interi quartieri”. Si tratta delle aree che interessano la foce dell’Oreto, l’ex Chimica Arenella, l’ex Fiera del Mediterraneo, via Sampolo e la stazione Lolli. “Per ciascuna area – spiegano ancora dal Comune – è stata redatta una scheda di analisi del contesto e di progetto con una previsione degli interventi possibili che lascia molti margini di operabilità, in modo da ampliare le potenzialità di trasformazione”.

Il porticciolo di Sant’Erasmo

Previsti, inoltre, 1.500 alloggi popolari, individuati in gran parte in contesti territoriali da rigenerare “per ridurre al massimo il consumo del suolo privilegiando la riutilizzazione e riqualificazione di aree già in precedenza trasformate”. Ma anche nuovi complessi da destinare alle attività turistico ricettive, come campeggi, villaggi turistici, attrezzature alberghiere, ostelli, parchi di divertimento, attrezzature sportive, servizi al turismo. Infine, un’attenzione particolare è rivolta alla cosiddetta Costa Sud, da Sant’Erasmo fino a Acqua dei Corsari. L’idea è di ripensare la litoranea, arricchendola di verde e trasformandola in “strada-piazza”, con zona a traffico limitato, aree di parcheggio, un più facile e diretto accesso al mare e nuovi servizi e luoghi di socialità.

Veduta aerea del centro storico di Palermo

“I principi cui ci siamo ispirati – ha dichiarato il sindaco Leoluca Orlando – sono soprattutto la limitazione al massimo del consumo di suolo, perfettamente in sintonia con la rigenerazione urbana e la riqualificazione dell’esistente, in particolare del cosiddetto ‘netto storico’; grande attenzione all’ambiente, con uno speciale masterplan dedicato alla Costa sud, oltre che a tutte le zone costiere; e, inoltre, la mobilità sia delle persone che delle cose diventa la chiave di lettura della città. Abbiamo, infine, previsto una serie di interventi che riguardano il sistema produttivo e commerciale per superare il gap che separa il centro storico e gli altri quartieri, attraverso la ricerca di equilibrio tra esigenze dei residenti e quella degli operatori economici e commerciali”.

Alla scoperta dei segreti di Marte, la missione spaziale accessibile a tutti

Una serata speciale in diretta streaming in occasione dell’arrivo del rover Perseverance sul Pianeta rosso, nell’ambito della missione Nasa Mars 2020

di Ruggero Altavilla

Astronomia, letteratura, arte e inclusione. Una serata speciale in occasione dell’arrivo su Marte del rover Perseverance, nell’ambito della missione Nasa Mars 2020 e, allo stesso tempo, per celebrare i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. “Vita Nova su Marte” è il primo evento online della speciale iniziativa “Mars Nights” organizzato dall’Unione Astrofili Italiani, in collaborazione con il laboratorio Language and Communication Across Modalities (LaCam) dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Centro Nazionale delle Ricerche.

La locandina dell’evento

La diretta – questa sera a partire dalle 20,45 sul canale YouTube dell’Unione Astrofili Italiani (questo il link), e sulla fanpage di Facebook dell’Uai – vuole essere un primo esperimento di commento in tempo reale di un importante evento di esplorazione spaziale, realmente accessibile a tutti. Gli esperti dell’Uai seguiranno, tradurranno e commenteranno la diretta della Nasa relativa all’atteso sbarco del rover Perseverance su Marte. Gli aspetti puramente astronomici, saranno arricchiti da altri momenti di approfondimento scientifico e interventi musicali e letterari.

Marte

Un lavoro corale e pienamente accessibile con traduzione in lingua dei segni, sottotitolazione simultanea e audiodescrizione delle immagini. “Si è creato un bel gruppo di lavoro – spiega Olga Capirci, coordinatrice del LaCam – abbiamo cercato di rendere accessibile l’evento per tutti, sia per le persone sorde, ma anche per i ciechi e per chi soffre di disturbi cognitivi e dell’apprendimento. Ci sarà una interprete in lingua dei segni per tutta la diretta, sottotitoli e descrizioni dei contenuti video e audiodescrizioni anche per i ciechi”.

Il cratere Victoria su Marte

Ospiti dell’evento, patrocinato dall’Ente Nazionale Sordi, dall’Irifor e dal Comitato Dante 2021, Giuseppe Piccioni, dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Astrofisica Inaf-Iaps e Francesca Zambon, ricercatrice dello stesso istituto. L’interprete nella lingua dei segni sarà Paola Bonifazi dell’Anios, mentre alla realizzazione della serata hanno collaborato anche Alessio Di Renzo, dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Cnr e Luciano Garramone, ingegnere dell’Agenzia spaziale italiana.

Particolare attenzione verrà prestata all’atmosfera marziana e a come i suoni vengano modificati in questo particolare ambiente. Grazie a un software chiamato SoundMorphe, sviluppato dal professor Timothy Leighton della Southampton University, si potrà ascoltare come la voce umana si trasformi trovandosi su Marte. “Abbiamo tradotto in lingua dei segni tre terzine di Dante, rispettivamente le ultime dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso – prosegue Olga Capirci – date le condizioni atmosferiche particolari su Marte le voce umana risulterebbe priva dei toni alti. Questo aspetto sarà reso sia nella voce, grazie all’interpretazione di un attore, sia nella lingua dei segni”.

Lo spettacolo dell’Etna: un pomeriggio di fuoco tra lapilli e cenere

Violenta eruzione con colate di lava dal cratere di sud est. Secondo gli esperti si tratta di normali attività del vulcano che non desterebbero preoccupazioni

di Ruggero Altavilla

Uno spettacolo di lava, fumo e lapilli. Attore protagonista è l’Etna, che ieri pomeriggio ha fatto da mattatore con un monologo infuocato. A fare da scena, il cielo di Catania, coperto da una gigantesca nube colorata dalle sfumature del tramonto. Con un tempismo perfetto, la “Montagna” ha scelto la luce migliore per andare in scena. Un’eruzione violenta, ma per fortuna breve, che ha tenuto tutti col fiato sospeso.

Etna in eruzione da Taormina (foto Giovanni Castorina, Parco Naxos Taormina)

La lava è fuoriuscita dal cratere di sud est e lungo la parete occidentale della Valle del Bove, dove il fronte di fuoco ha raggiunto i duemila metri. Una pioggia di lapilli è ricaduta su Catania, Nicolosi, Mascalucia e altri centri vicini, che oggi si sono svegliati coperti da uno strato di cenere. L’aeroporto di Fontanarossa è rimasto chiuso per sicurezza, con diversi voli, tra arrivi e partenze, cancellati o dirottati. Lo scalo è tornato operativo da questa mattina, dopo che le operazioni di pulizia della pista sono andate avanti per tutta la notte. Inoltre, il sindaco di Catania, Salvo Pogliese, ha firmato ieri un’ordinanza che vieta temporaneamente la circolazione dei mezzi a due ruote imponendo un limite massimo di velocità delle automobili e degli autocarri a 30 chilometri orari.

Colata di lava

Le fontane di lava dal cratere di sud est sono andate avanti fino alle prime ore della sera, per poi diminuire gradualmente fino a spegnersi quasi del tutto, con una “tendenza al decremento” che era stata osservata dagli esperti dell’Osservatorio etneo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Il flusso lavico principale si è diretto verso la parte centrale della Valle del Bove, mentre le altre piccole colate laviche che si sono sviluppate verso nord e verso sud, avanzando lentamente, hanno raggiunto una quota di circa 2.900 metri.

Il Teatro Antico di Taormina con l’Etna in eruzione sullo sfondo (foto Giovanni Castorina, Parco Naxos Taormina)

Ma l’eruzione di ieri non preoccupa i vulcanologi. “Niente di drammatico e niente di pericoloso. L’Etna ci ha già abituato a queste cose, le ha fatte tante volte”. Ha detto Mario Mattia, vulcanologo dell’Ingv di Catania, intervistato dall’Adnkronos dopo l’eruzione. “Quanto avvenuto ieri sul Vulcano – aggiunge – rientra nel quadro di un periodo caratterizzato di attività stromboliana da tutti i crateri sommitali, in particolare da quello di sud-est che in qualche fase può evolvere in quelle che comunemente vengono chiamate fontane di lava”.

I crateri sommitali dell’Etna

Il vulcanologo Mattia, ripercorrendo quanto avvenuto ieri, ha ricordato come “l’attività dell’Etna è iniziata intorno alle 16 con incremento repentino del tremore, con la frana di una piccola porzione del cratere di sud-est e l’inizio, intorno alle 16.10, di una fontana di lava di una certa imponenza che ha prodotto un grosso ‘pennacchio’ carico di cenere e lapilli che si è spostato velocemente verso i quadranti meridionali del vulcano, la zona sud dello stesso per intenderci – ha proseguito Mattia – dove si trovano la città di Catania ed i centri come Nicolosi e Mascalucia che in breve tempo sono state raggiunte da questi lapilli anche di grosse dimensioni”.

Rilievi dell’Etna

“Tutto questo – ha infine sottolineato all’Adnkronos il vulcanologo dell’Ingv – ha procurato disagio e paura così come, in particolare, la visione della colata lavica, dal cratere di sud est e riversatasi sulla parete occidentale della Valle del Bove, ha generato maggiore apprensione, dando a molti l’impressione di un qualcosa di vicino tanto da poter minacciare anche le zone abitate, ma ovviamente non è così”.

(La prima foto grande in alto è di Simone Pulvirenti)

La casa del dio Crono e le antiche stufe di Dedalo

Il leggendario Monte San Calogero, a Sciacca, sarà inserito all’interno della Rete Natura 2000 dell’Unione europea come Zona speciale di conservazione

di Ruggero Altavilla

Il suo nome richiama quello del dio a cui faceva da casa. I vapori sulfurei che lo animano gli hanno conferito quell’aura leggendaria che lo avvolge. Tradizione vuole che Monte Kronio, o San Calogero, rilievo di quasi 400 metri a due passi da Sciacca, fosse la dimora del dio Crono (il Saturno romano), una delle figure più antiche della mitologia greca, figlio della terra (Gea) e del cielo (Urano) e padre di Zeus. Al suo interno si sviluppa un articolato labirinto di grotte interessate da fenomeni termali riconducibili a vulcanesimo secondario. Un fenomeno che ha dato vita a un’altra vicenda legata alla figura di Dedalo, l’inventore del labiritinto del Minotauro di Creta. Secondo la leggenda, Dedalo avrebbe provveduto a convogliare i vapori bollenti che fuoriuscivano dalle fenditure della roccia per poterli utilizzare: nasce così il mito delle stufe vaporose.

Iscrizione alla Stufa di San Calogero

In realtà, il fenomeno è ricollegabile ad una vena d’acqua termale che scorre in profondità proprio sotto il monte dove, a contatto con il calore, evapora. I vapori salgono lungo le insenature e gli anfratti e raggiungono la superficie ad una temperatura di 40 gradi centigradi. Il complesso ipogeo è composto da cinque grotte principali, utilizzate a scopi terapeutici fin dagli antichi greci: le Stufe di San Calogero, la Grotta Cucchiara, la Grotta del lebbroso, la Grotta del gallo e la Grotta mastro. Ma l’area ha anche un’importante rilevanza naturalistica legata alla flora e alla fauna presenti e che adesso potranno essere tutelate a livello europeo. Su tutto il monte si estende una riserva naturale di circa 50 ettari, composta da una fitta vegetazione principalmente rupestre. Sulla cima, invece, oltre al cinquecentesco Santuario di San Calogero, si trova una pineta che nel tempo è diventata l’habitat naturale di molti uccelli rapaci, tra cui il gheppio e la rara aquila di Bonelli.

Per la sue particolari qualità naturalistiche, storiche e ambientali, Monte San Calogero sarà inserito all’interno della Rete Natura 2000 dell’Unione europea come Zona speciale di conservazione (Zsc). Il governo regionale, su proposta dell’assessore all’Ambiente Toto Cordaro, ha recentemente dato il via libera allo schema con cui il ministero dell’Ambiente procederà alla sua designazione ufficiale. Nel dicembre 2019, con decreto del dirigente generale del dipartimento regionale, erano stati definiti obiettivi e misure di conservazione di quello che attualmente è già un Sito d’importanza comunitaria.

L’antiquarium su Monte San Calogero

Nel 2017 all’interno del complesso di grotte sulfuree sono state rinvenute antiche maioliche, fra cui una giara in cui sono state trovate tracce di un vino di 6000 anni fa e perciò classificabile come vino più antico d’Italia. Secondo alcune ipotesi, è possibile che l’area sia stata sede di un antico sito vulcanico, che ancora oggi mostra la sua attività, ormai sopita, attraverso i vapori sulfurei. Questa ipotesi è avvalorata dalla presenza al largo delle coste saccensi dell’isola Ferdinandea, isola vulcanica facente parte di un più ampio sistema chiamato ”Empedocle”, non è dunque da scartare che il monte Kronio sia stato in un passato remoto un comignolo di un più imponente sistema.

Sciacca dall’alto (foto Accursio Puleo)

Così, presto il monte farà parte della Rete Natura 2000, strumento con cui in Europa si garantisce la biodiversità dei territori e la tutela degli habitat naturali, preservando la flora e la fauna rari o in pericolo. È costituita dai siti di interesse comunitario, identificati dagli Stati membri secondo la Direttiva Habitat, successivamente designati Zone speciali di conservazione. “Si tratta di una azione perfettamente in linea con un principio ispiratore del nostro governo – spiega l’assessore Cordaro – ossia salvaguardare l’ambiente attraverso uno sviluppo intelligente del nostro territorio. Il nostro obiettivo è quello di coniugare la tutela con la valorizzazione e la messa a reddito del nostro straordinario patrimonio ambientale”.

Il monastero di Santa Caterina tra antichi sapori e solidarietà

Unicredit supporta con un finanziamento di 150mila euro la cooperativa Pulcherrima Res, impegnata nella gestione e valorizzazione di monumenti siciliani

di Ruggero Altavilla

Un percorso virtuoso che dalla valorizzazione dei beni culturali, attraversa le eccellenze della tradizione dolciaria e arriva alla solidarietà. Un progetto nato nel cuore del centro storico di Palermo, tra i tesori di Santa Caterina d’Alessandria, il “gioiello” barocco diventato in pochi anni uno degli esempi più virtuosi di gestione dal basso, del patrimonio culturale. La cooperativa sociale Pulcherrima Res, che si occupa di gestione di monumenti storici, tra cui anche il monastero di Santa Caterina, ha ricevuto un finanziamento di 150mila euro da Unicredit, nell’ambito del programma Social lmpact Banking, voluto dal gruppo bancario per sostenere iniziative e progetti realizzati col chiaro intento di generare impatto sociale positivo e misurabile.

Tipici frutti di Martorana

La cooperativa nel 2017 ha attivato attivato all’interno del monastero un laboratorio di produzione di dolci in cui vengono fedelmente riprodotti i biscotti e i pasticcini tratti dalle antiche e segrete ricette delle suore, nonché una mensa della solidarietà.  Adesso, grazie al finanziamento di Unicredit, la cooperativa vuole potenziare l’attività di produzione e commercializzazione dei dolci, attivando dei canali di distribuzione a livello regionale e nazionale, e soprattutto un sito di e-commerce.

Santa Caterina

Un impegno che cammina parallelo alla mensa della solidarietà, che si è resa necessaria per venire incontro ai sempre più “nuovi poveri” della città di Palermo: giornalmente, grazie anche all’aiuto di diversi volontari, vengono prodotti e distribuiti gratuitamente tra i 100 e i 150 pasti. Inoltre, in questa gravissima emergenza sanitaria – che ha inciso maggiormente sulle fasce economicamente deboli della popolazione cittadina – la cooperativa, con il supporto del Comune di Palermo, ha attivato un centro di distribuzione di aiuti alimentari, fornendo settimanalmente la spesa a circa 100 famiglie palermitane per un totale di circa 300 persone assistite.

La dolceria di Santa Caterina

Adesso, nell’ottica di contrastare la diffusione della pandemia, la cooperativa ha inoltre previsto di sostenere spese per l’acquisto dei necessari presidi sanitari per il personale e per i luoghi di lavoro. Dunque, con il finanziamento saranno acquistate anche alcune attrezzature di laboratorio e presidi di sicurezza (macchina ad ozono per sanificazione locali, materiale igienizzante, materiale di protezione, panelli plexiglass per distanziamento e barriere parafiato).

La cupola di Santa Caterina

A sottolineare il lavoro svolto in questi anni da Pulcherrima Res è stato anche Giuliano Volpe, presidente emerito del Consiglio superiore dei Beni culturali e paesaggistici del Mibact, che ha parlato di esempio in cui “tutela e cura del patrimonio culturale si sposano, così, con la rivitalizzazione di una porzione del centro storico, con la creazione di occupazione, con il turismo culturale e anche con l’impegno sociale. Un circolo virtuoso, comune a tante altre esperienze, che attribuisce un valore aggiunto a queste forme di gestione”.

La chiesa di Santa Caterina

Invece, Salvatore Malandrino, regional manager Sicilia di Unicredit, ha commentato: “Siamo molto fieri del supporto fornito a Pulcherrima Res, un’impresa sociale che si è posta l’obiettivo di valorizzare alcuni dei monumenti storici presenti nella città di Palermo e al contempo di venire incontro alle esigenze delle fasce più deboli della popolazione cittadina. Il progetto sottopostoci è pienamente coerente con gli obiettivi perseguiti da Unicredit Social Impact Banking tramite l’offerta di Impact Financing con la quale vogliamo contribuire allo sviluppo di una società più equa ed inclusiva”.

“Palermo Lockdown”, chiaroscuri da una città sospesa

Online la mostra fotografica di Charlie Burgio, che racconta il capoluogo siciliano durante le ore notturne del coprifuoco

di Ruggero Altavilla

Strade e piazze deserte, vicoli solitari, chiaroscuri da una città sospesa. Quelli che compongono “Palermo Lockdown” sono scorci notturni in un bianco e nero che fa risaltare eleganza e mistero. Scene dal coprifuoco dei nostri giorni immortalate dal fotografo Charlie Burgio, palermitano che lavora a Londra, città a cui aveva già dedicato il progetto “London Lockdown” lo scorso novembre.

Via Vittorio Emanuele (foto Charlie Burgio)

Il viaggio nel silenzio del capoluogo siciliano, va dai monumenti simbolo della città, come il Teatro Massimo, il Politeama Garibaldi e la Cattedrale, passando ai vicoli del centro storico, alle strade dello shopping o a scorci di liberty. Una mostra online (visitabile a questo link) dove ogni cosa è illuminata da una luce notturna che rende tutto astratto e irreale, raccontando una città che ogni sera, dalle 22 in poi, si svuota.

Uno degli scatti di “Palermo Lockdown” (foto Charlie Burgio)

“Sono nato e cresciuto a Palermo, la città del sole, del mare e dei cieli sempre azzurri, la mia città – racconta Burgio – . Ogni volta che vi faccio ritorno la scopro sempre un pò di più nelle sue mille sfaccettature e contraddizioni. Amo perdermi in passeggiate con la macchina fotografica per le vie del centro storico, lasciandomi trasportare dalle bellezze artistiche, dalle splendide luci e colori, dagli odori e sapori”.

Strada del centro storico di Palermo (foto Charlie Burgio)

“La mia ultima passeggiata è stata però molto diversa – prosegue il fotografo – e questo reportage ne è la testimonianza. Ho fotografato una Palermo atipica, a tratti surreale, senza colori, senza traffico, senza musica, né folle di giovani che cantano e ballano nelle piazze. Teatri, negozi, chiese e ristoranti chiusi, una città avvolta dalle ombre e dal silenzio, minacciata da un male invisibile. Palermo indossa una veste scura, una dicotomia di ombre e luci forti, di bene e male, tragedia e speranza. Una città che si riscatta con la bellezza dei suoi monumenti che si ergono, brillano ed emanano un messaggio di rinascita e di riflessione”.

Uno degli scatti di “Palermo Lockdown” (foto Charlie Burgio)

Così, Palermo resta sola con la sua identità architettonica, ma senza quei colori che anche la notte caratterizzano i suoi scorci. “Bianchi e neri che dominano la realtà contemporanea di privazione degli spazi – si legge in una nota – che in questo caso più che porre l’accento sul diniego urbano, tendono a restituire uno spazio scevro da qualunque inquinamento visivo ed acustico. Austera ed immensamente generosa Palermo si svela in una veste inedita, un notturno elegante che per una volta sembra fare omaggio ad una realtà urbana molto più possente ed elegante di quanto normalmente non la si possa percepire”.

Pioggia di milioni per il rilancio del centro storico di Palermo

Via libera al Contratto istituzionale di sviluppo, ammessi al finanziamento diversi interventi di riqualificazione proposti dal Comune e dalla Regione

di Ruggero Altavilla

Il centro storico di Palermo può proseguire la sua corsa verso la rinascita. Con la firma del decreto del presidente del Consiglio, arriva il via libera ai 90 milioni di investimenti pubblici per la riqualificazione di strade, chiese e palazzi del cuore del capoluogo siciliano.

Veduta aerea del centro storico di Palermo

Verrà sottoscritto martedì 2 febbraio il Contratto istituzionale di sviluppo per il centro storico, nell’ambito del Piano operativo Cultura e Turismo del Fondo Sviluppo e Coesione 2014/2020. Il sottosegretario al Mibact, Anna Laura Orrico – fanno sapere dal Comune di Palermo – ha convocato in quella data il tavolo istituzionale di coordinamento per l’attuazione degli interventi di riqualificazione e rigenerazione. I fondi – si legge in una nota diffusa dal Comune – ammontano a 90 milioni per 17 interventi ammessi al finanziamento: 11 proposti dal Comune, 5 dalla Regione Siciliana e uno dalla Soprintendenza Archivistica della Sicilia. Il tavolo istituzionale è composto, oltre che da un rappresentante del Comune, da esponenti del Ministero del Sud e della Coesione Territoriale, del Mibact, del Mef, del Ministero dello Sviluppo economico, della Prefettura, della Regione Siciliana, della città Metropolitana, dell’Università degli Studi del capoluogo e di Invitalia, individuata quale soggetto attuatore del Cis.

Lo Spasimo

Tra gli undici interventi ammessi proposti dal Comune – si legge nella preselezione delle proposte d’intervento – c’è il restauro dell’antico monastero delle Suore Carmelitane Scalze, in piazza Kalsa, per cui sono stati previsti 7 milioni di euro. Poi, il completamento del restauro dello Spasimo e del Collegio della Sapienza alla Magione. Oltre 10 milioni previsti per la valorizzazione dei palazzi Giallongolo di Fiumetorto, Marchesi e Gulì, mentre 2 milioni saranno destinati ai progetti di illuminazione artistica dei monumenti dell’itinerario Unesco e di alcuni percorsi pedonali. Per il restauro dell’ex convento di San Basilio, destinato a diventare Casa delle Culture, sono previsti 6 milioni di euro, mentre 12,5 milioni serviranno alla rifunzionalizzazione dell’ex collegio di San Rocco in via Maqueda. Oltre 25 milioni, invece, saranno destinati alla riqualificazioni delle pavimentazioni storiche.

Palazzo Riso

Gli interventi proposti dalla Regione, tra gli altri, riguardano il Museo Riso, con l’ampliamento degli spazi esterni e l’adeguamento agli standard museali europei. Altri progetti sono “GiocaMuseo”, percorsi didattici con animazioni da realtà aumentata; una mostra itinerante su Sicilia e Magna Grecia; e “MuseoCity”, sistema museale integrato del centro storico di Palermo. Infine, l’intervento ammesso proposto dalla Soprintendenza archivistica della Sicilia, riguarda il restauro dell’ex convento della Gancia, sede dell’Archivio di Stato di Palermo.

Via Vittorio Emanuele

“Un programma importante – ha dichiarato il sindaco, Leoluca Orlando – che si unisce ai tanti, dai fondi Gescal al Ruis al Patto per Palermo, che porteranno in città centinaia di milioni nei prossimi anni per importanti interventi di rigenerazione. Un pacchetto di programmi ed interventi rivolto a tutti i quartieri da Brancaccio allo Zen, da Borgo Nuovo a Sferracavallo, passando ovviamente per il centro storico. Tutti strumenti fondamentali per cambiare il volto della città, restituirne spazi vitali alla fruizione dei cittadini e al suo sviluppo economico”.

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