Cultura, scuola e mobilità: così Palermo ripartirà in sicurezza

Presentato un programma elaborato dalla giunta comunale che riassume gli interventi per lo sviluppo della città dopo l’emergenza sanitaria

di Ruggero Altavilla

Una città che vuole rinascere dopo l’incubo della pandemia. La scommessa del futuro di Palermo passa da alcuni punti chiave che sono stati riassunti in un documento elaborato dalla giunta comunale e presentato pochi giorni fa. “PalermoSiCura” è un vero e proprio vademecum di progettazione e programmazione che riassume gli interventi di medio-lungo termine dopo l’emergenza Covid-19 per lo sviluppo della città. Dalla cultura al lavoro, dallo sport al tempo libero, dalla scuola all’ambiente, un documento ambizioso per stare al passo coi tempi facendo leva sui cambiamenti epocali che il virus ha innescato (qui per scaricare il documento integrale).

Uno scorcio di Palermo

“Servirà amplificare la comunicazione internazionale, veicolando l’immagine di una città d’arte sicura, sana ed accogliente – si legge nel documento – . Sarà importante avviare una collaborazione con le strutture ricettive cittadine per l’attuazione e la diffusione dei protocolli di sicurezza”. L’amministrazione si pone, poi, l’obiettivo di privilegiare il dialogo con le piccole reti territoriali e i quartieri per proseguire il lavoro iniziato sulle periferie e “sviluppare una città policentrica, una città con tanti centri, tutti importanti, e non un unico centro con tante periferie”.

La Gam di Palermo

E ancora rilanciare la sicurezza sul lavoro costituendo – si legge – “un tavolo locale con le forze sociali per attuare politiche di contrasto al lavoro nero ed irregolare, per la valorizzazione del lavoro informale e per istituire sportelli decentrati per le politiche attive del lavoro. Dobbiamo evitare che la pandemia possa essere usata per fare arretrare il nostro territorio sul versante dei diritti”. Sul fronte scolastico, si immagina una ripartenza con spazi comunali da destinare alle lezioni e riunioni tra compagni, utilizzando anche i musei, giardini, biblioteche e teatri. Inoltre, per il nuovo anno scolastico si prevede l’avvio del progetto educativo Kilometro quadrato. “Un progetto – spiegano dall’amministrazione comunale – per sperimentare attorno ad otto realtà scolastiche dell’infanzia e della scuola primaria, distribuite nelle circoscrizioni, il diritto di bambine e bambini, di percorrere la città e giocare in autonomia e sicurezza attorno alla propria scuola”.

Corsia ciclabile in via Libertà

Un capitolo a parte è dedicato alla mobilità con interventi di manutenzione per le piste ciclabili esistenti e la creazione di nuove. “Il periodo luglio-settembre 2020 – si legge ancora – sarà utilizzato per realizzare la cosiddetta Ciclopolitana: pista ciclabile bi-direzionale da viale Praga a via Dante (lunghezza pari a 3,8 chilometri), già progettata e che sarà realizzata come anticipazione di un finanziamento previsto dal Ministero dell’Ambiente”. In arrivo, inoltre, nuove pedonalizzazioni (ve ne abbiamo parlato qui) e rilanciare la Ztl con l’obiettivo di “decongestionare luoghi che hanno svolto funzione di attrattore del traffico veicolare e della mobilità urbana e liberare gli spazi dal sovraffollamento”.

La biblioteca comunale

Tappa obbligata per la ripartenza è, poi, la cultura. Così, il Comune riapre i suoi siti culturali in tutta sicurezza, attrezzandosi con termometri a raggi infrarossi, gel igienizzanti e personale equipaggiato con mascherine, visiere e guanti. “Nel momento attuale dove il distanziamento interpersonale sembra fare da padrone, – è scritto nel documento – la cultura deve abbattere le sue distanze, virando verso un cambiamento radicale che, accomunando tutta la filiera che comprende musei, siti archeologici e monumentali ma anche teatri, cinema e gallerie, utilizzi il mondo ‘digitale’, quel mondo tanto vicino alla quotidianità di tutti e alle nuove generazioni”.

Turisti in via Vittorio Emanuele

Infine, in attesa che tornino i turisti, occorrerà lavorare su vivibilità e accoglienza. “Non vi è aspetto del programma che non si intrecci con vivibilità e attrattività, – si legge infine – dalla valorizzazione delle bellezze ambientali e artistiche al sostegno delle attività economiche. La collaborazione continua e proficua con tutti gli operatori della accoglienza e del turismo dovrà con sempre maggiore intensità caratterizzare la azione dell’amministrazione comunale. L’identità della nostra città e la sua attrattività sono patrimonio da valorizzare per una vivibilità che si coniughi con la sicurezza e utilizzi la comunicazione nazionale ed internazionale e la digitalizzazione”.

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Passi avanti per rilanciare l’itinerario di Santa Rosalia

Firmata una convenzione tra la Regione e le autorità ecclesiastiche per valorizzare il percorso naturalistico-religioso legato alla patrona di Palermo

di Ruggero Altavilla

Un cammino di 187 chilometri tra strade ferrate, ex trazzere e sentieri immersi nella natura. È l’itinerario che ripercorre idealmente il cammino di Santa Rosalia, che ha i suoi estremi nelle due grotte rifugio della Santuzza: quella dell’eremo di Santo Stefano Quisquina e l’altra in cima a Monte Pellegrino. Inaugurato nel 2015, alla presenza dell’arcivescovo della Diocesi di Agrigento, Francesco Montenegro, l’Itinerarium Rosaliae è un viaggio alla scoperta della Sicilia interna, che dal Parco dei Monti Sicani, attraversa riserve e aree naturali di 14 comuni, fra le province di Palermo e Agrigento.

L’incontro per la firma della convenzione

Adesso, quattro assessorati regionali e altrettante istituzioni ecclesiastiche fanno sinergia per valorizzare e promuovere il percorso naturalistico-religioso legato alla Santa patrona di Palermo. L’intesa è stata raggiunta ieri, con la firma di una convenzione nella sede della Curia del capoluogo siciliano, alla presenza del governatore Nello Musumeci. A sottoscrivere l’accordo, da una parte, gli assessori ai Beni culturali Alberto Samonà, all’Agricoltura Edy Bandiera, al Territorio e ambiente Toto Cordaro e al Turismo Manlio Messina; dall’altra, gli arcivescovi di Palermo Corrado Lorefice, di Agrigento Francesco Montenegro, di Monreale Michele Pennisi e dall’eparca di Piana degli Albanesi Giorgio Demetrio Gallaro.

Segnaletica dell'itinerario su Monte Pellegrino (foto Giulio Giallombardo)
Segnaletica dell’itinerario su Monte Pellegrino (foto Giulio Giallombardo)

Sebbene il Cammino non ripercorra fedelmente la strada fatta dalla Santuzza, ne propone un’alternativa camminabile e attrattiva per i centri attraversati e per le ricchezze naturalistiche percorse. Toccati dall’itinerario, oltre a Palermo, sono tredici comuni dell’entroterra: Monreale, Altofonte, Piana degli Albanesi, Corleone, Campofiorito, Bisacquino, Contessa Entellina, Chiusa Sclafani, Burgio, Palazzo Adriano, Prizzi, Castronovo di Sicilia e Santo Stefano Quisquina. Il percorso, poi, si dipana tra i sentieri delle aree naturalistiche di Monte Cammarata, Monte Carcaci, Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio, Monte Genoardo e Santa Maria del Bosco, Bosco della Ficuzza, Rocca Busambra, Bosco del Cappelliere, Gorgo del Drago, Serra della Pizzuta, Monte Pellegrino e il Parco dei Monti Sicani.

La teca di Santa Rosalia nella grotta su Monte Pellegrino (foto Giulio Giallombardo)

“Il turismo religioso – sottolinea il presidente Musumeci – oltre a rappresentare un’esperienza totalizzante dal punto di vista del percorso della fede rappresenta un settore in forte crescita nel quale l’Isola può avere un ruolo importante. Il Cammino di Santa Rosalia ha certamente una grande capacità di attrazione, come poche altre in Italia. Insieme a quattro diocesi abbiamo voluto sottoscrivere questo accordo che ha l’obiettivo comune, pastorale e laico allo stesso tempo, di elaborare un’azione di valorizzazione e fruizione dell’itinerario con lo scopo di giungere anche al riconoscimento di Parco culturale ecclesiale”.

Nella foto grande in alto il santuario di Monte Pellegrino (foto Giulio Giallombardo)

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Palermo (foto Giulio Giallombardo)

Turismo, Palermo sarà tra le prime città a ripartire

Il capoluogo siciliano guarda con più ottimismo alla ripresa dopo il virus. Secondo il nuovo bollettino dell’Enit, perde meno visitatori nel 2019 e ne avrà di più nel 2023

di Ruggero Altavilla

Palermo (foto Giulio Giallombardo)

Piccoli segnali di speranza per il turismo siciliano nella ripresa dopo il virus. Anche se sembra più una magra consolazione, oggi Palermo, insieme a Bergamo e Torino, è tra le città che perde meno turisti con una diminuzione del 40,3 per cento rispetto al 2019, di cui il 16 per cento italiani e il 24,3 per cento stranieri. Venezia al primo posto con un decremento del 50,7 per cento. Il capoluogo siciliano sarà, poi, tra le prime città che nel 2023 torneranno a pieno regime, ospitando un numero di viaggiatori maggiore del 4,1 per cento rispetto a quello del 2019. Sono i dati pubblicati nel terzo bollettino dell’Enit, l’Agenzia nazionale del turismo, diffuso ieri.

Turisti a Palermo

Nel documento si fa riferimento, tra l’altro, al turismo interno come primo appiglio a cui aggrapparsi per ripartire. L’Italia, infatti, ha un potenziale relativamente grande per la crescita dei viaggi domestici da parte degli italiani che passano dalle vacanze outgoing, ossia da un paese all’altro, ai viaggi nazionali. Anche in questo scenario, Palermo ha una posizione privilegiata rispetto alle altre città italiane, con il 51 per cento di turisti italiani nel 2019, seconda solo a Torino col 65 per cento. D’altra parte, Venezia (12 per cento) e Firenze (29 per cento) hanno quote piuttosto basse di visitatori interni – dipendono fortemente dal turismo internazionale – e come tali sono città potenzialmente più vulnerabili alla ripresa.

Il porto di Palermo

I viaggi internazionali a corto raggio, ovvero gli arrivi dai paesi dell’Europa occidentale – si legge nel bollettino dell’Enit – riprenderanno più rapidamente rispetto alle visite a medio e particolarmente a lungo raggio, per motivi analoghi a quelli previsti per il recupero dei viaggi interni in generale: costi inferiori e apertura delle restrizioni anticipatamente. Da giugno, infatti, è prevista la riapertura delle frontiere principalmente nei paesi dell’area Schengen. Sarà dunque possibile spostarsi in Europa senza doversi sottoporre ai 14 giorni di quarantena. Anche in questo caso, Palermo, insieme a Bergamo e Torino, è tra le città meno vulnerabili, con quote relativamente elevate di arrivi internazionali a corto raggio (il 53 per cento), a discapito di altre città come Firenze (28 per cento), Napoli (34 per cento) e Roma (36 per cento), con basse quote di viaggiatori internazionali provenienti da mercati a corto raggio.

Viaggiatori in aeroporto (foto Rudy and Peter Skitterians, da Pixabay)

Complessivamente, l’Italia turistica nonostante il covid si conferma la più desiderata e ricercata come meta internazionale. Dall’inizio della pandemia si contano un totale di 711,4 mila “mention” relative a viaggi in Italia – di cui 42,8 mila comparse sul web e 669,5 mila sui social – che hanno prodotto 197,3 milioni di interazioni equivalenti ad un investimento pari a 421,3 milioni di euro. Una ripresa attesa anche in virtù di una tendenziale stabilità dei prezzi praticati dal sistema ricettivo italiano che nel mese di giugno, addirittura, registra un valore mediano nella vendita online di 97 euro per camera. La prospettiva, dunque, è recuperare in parte con il turismo interno il calo delle prenotazioni internazionali per un’estate all’insegna di vacanze tricolore.

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Riaprono le torri del Duomo di Cefalù con nuovi percorsi

Anteprima speciale in occasione della festa della Repubblica, con la passeggiata sui tetti fino alla terrazza che si affaccia sul quartiere medievale

di Ruggero Altavilla

“Un segnale che mira a rilanciare la speranza in occasione della festa della Repubblica”. Questo il motivo per cui la Diocesi di Cefalù ha deciso di riaprire per quattro giorni le torri del Duomo, dopo i mesi difficili dell’emergenza sanitaria. Così, a poco più di un anno dalla storica inaugurazione dei nuovi percorsi di visita nella chiesa normanna (ve ne abbiamo parlato qui), dal 30 maggio al 2 giugno, si potrà tornare a salire sulle torri in una speciale anteprima del rinnovato “viaggio nella bellezza”, come definito dal vescovo di Cefalù, Giuseppe Marciante. “Un’occasione unica per condividere insieme la gioia di riscoprire le meraviglie della nostra città e diffondere la Bellezza di un luogo che fa parte della storia di ognuno di noi”, si legge in una nota della Dicesi.

Il Duomo di Cefalù (foto Giulio Giallombardo)
Il Duomo di Cefalù (foto Giulio Giallombardo)

Mentre l’anno scorso è stato possibile accedere solo alle torri – fanno sapere dalla Diocesi – la novità di questa stagione riguarda l’inclusione del camminamento esterno che costeggia i tetti sul lato sud della Cattedrale, fino alla terrazza posta sul diaconicon, in prossimità dell’abside, con veduta sullo storico quartiere medievale Crucidda – Francavilla, “un’esperienza del tutto nuova al visitatore”. L’apertura straordinaria di questi quattro giorni, dalle 10 alle 19, – sottolineano ancora dalla Diocesi – riguarderà esclusivamente l’Itinerario Blu che comprende la visita alle Torri, il percorso sui tetti e l’affaccio sotto il mosaico del Cristo Pantocratore.

Il Cristo Pantocratore nel Duomo di Cefalù (foto José Luiz Bernardes Ribeiro, Wikipedia)

Dunque, l’itinerario prevede, più precisamente prima la visita alla torre nord, per poi percorrere il corridoio interno che ricongiunge alla torre sud, con l’affaccio all’interno della basilica. Successivamente si cammina lungo il fianco sud sui tetti del duomo, raggiungendo una terrazza con vista panoramica sul quartiere medievale, e infine, affacciandosi sotto i mosaici, si può ammirare il Cristo Pantocratore da un punto di vista privilegiato, perdendosi nella ricchezza dei particolari dei mosaici.

Il portale del Palazzo vescovile di Cefalù

“Al fine di rendere la visita del tutto sicura e garantire le giuste misure di distanziamento sociale tra i visitatori – si legge nella nota – l’Itinerario sarà riaperto al pubblico nel rispetto dei protocolli di sicurezza e delle normative in corso. Per questo motivo e per evitare che si possano creare assembramenti, pur potendo acquistare i ticket in loco, è preferibile effettuare l’acquisto dei ticket di ingresso sul nuovo portale web www.duomocefalu.it dove sarà possibile prenotare direttamente la fascia oraria desiderata per la visita e trovare tutte le informazioni necessarie”.

Per informazioni telefonare allo 0921926320.

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Passi avanti per salvare il Castello Svevo di Augusta

Pubblicato il bando per il primo stralcio dei lavori di consolidamento della fortezza che da anni versa nel degrado ed è a rischio di crollo

di Ruggero Altavilla

Un primo mattone per il restauro del Castello Svevo di Augusta è stato posto. Pubblicato il bando per il restauro del monumento, che da anni versa nel degrado ed è a rischio di crollo. Si tratta del primo stralcio dei lavori di consolidamento, restauro e fruizione, che prevedono un importo complessivo di 5 milioni di euro, finanziati con il Fondo di Sviluppo e Coesione 2014-2020 “Patto per il Sud”. Il bando del Dipartimento regionale dei Beni culturali, riguarda il primo progetto redatto dalla Soprintendenza di Siracusa, che sarà appaltato dal Parco archeologico della Valle dei Templi.

Il Castello Svevo di Augusta (foto Wikipedia)

Oltre agli interventi di messa in sicurezza, una parte consistente del progetto prevede la demolizione di alcuni fabbricati addossati alle torri federiciane e delle strutture aggiunte alla fine dell’Ottocento quando il castello fu adibito a carcere. Per il secondo stralcio di lavori, invece, bisognerà attendere ancora. Gli ulteriori 5 milioni previsti sono stati definanziati perché manca il progetto definitivo, che – spiegano dalla Regione – “potrà essere redatto solo dopo l’inizio dei lavori inseriti nel progetto concernente il primo stralcio”.

Antica pianta del Castello Svevo

Edificio simbolo della città, il Castello Svevo è un’imponente fortezza del XIII secolo, che si erge sull’estremità nord dell’isola di Augusta. Con la sua posizione sopraelevata, il castello non solo difendeva e dominava la città, ma controllava anche l’ampia baia, con i due porti, e, quindi, l’immediata costa, collegandosi idealmente e strategicamente con la penisola di Magnisi e con tutte le costruzioni militari disseminate in modo capillare, sia nel litorale e sia nel retroterra, poste a difesa del territorio isolano. La costruzione dell’edificio fu voluta dall’imperatore Federico II di Svevia e affidata a Riccardo da Lentini, che terminò i lavori nel 1242.

Il Castello Svevo dall’alto

Il “Castrum Augustae” era inserito all’interno delle “nuove” mura urbane ed era il cardine attorno al quale ruotava l’assetto cittadino voluto da Federico II. Unendosi alle fortezze di Catania e Siracusa, il castello estendeva il dominio e un controllo capillare su un più vasto territorio. Dopo la dominazione sveva, fu occupato dagli angioini e dagli aragonesi. Alla metà del Cinquecento, i turchi s’impadronirono del castello e vi appiccarono il fuoco. I lavori di costruzione dei quattro bastioni della cinta esterna furono realizzati subito dopo, nella seconda metà dello stesso secolo, proprio per difendere il forte dai nuovi sistemi di assalto che si vanno mettendo in opera.

Cortile interno (foto dal progetto di demolizione)

Segue il breve periodo di dominazione francese, durato solo tre anni a partire dal 1675; questi, prima di lasciare il presidio del castello, tentarono di farlo saltare in aria e di distruggerne le artiglierie. Danneggiato dal terremoto del 1693, a cui seguì un incendio che innescò lo scoppio della polveriera e il conseguente crollo di una parte della struttura, venne ricostruito nel 1702. Alla fine dell’Ottocento, dopo essere stato adibito a lazzaretto per l’epidemia di colera scoppiata in quel periodo, si trasformò in carcere. In tempi più recenti, è stato sequestrato per rischio di crollo e adesso aspetta di risorgere dall’abbandono.

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Tanta Sicilia nell’invito del Telegraph a riscoprire l’Italia

Il quotidiano britannico ha srotolato le meraviglie del Belpaese, in un articolo che consiglia il viaggio. Tra i luoghi non poteva mancare l’Isola

di Ruggero Altavilla

C’è tanta Sicilia nell’elogio all’Italia del Telegraph. Lo storico quotidiano britannico ha srotolato le meraviglie del Belpaese, in un articolo che è un invito al viaggio appena l’emergenza sanitaria sarà finita e si potrà tornare all’estero. Nell’articolo che – al di là degli stereotipi – mette in rassegna venti buoni motivi per visitare l’Italia, viene messo in rassegna tutto quello che è mancato in questi giorni di isolamento, dall’arte al teatro, dai paesaggi alle eccellenze gastronomiche, fino alla moda.

Le torri del castello del Balio a Erice (foto Andrea Schaffer, Wikipedia)

“Non si può amare un Paese senza amare la sua gente – spiega l’autore dell’articolo Tim Jepson – sappiamo che gli italiani spesso si vedono come toscani, siciliani, veneziani o napoletani; ma sono sempre gli stessi, con una caratteristica in comune: l’apprezzamento per le cose belle della vita. E di belle cose in Italia ce ne sono ovunque”. In questo passaggio, l’autore sottolinea il primo motivo per visitare il Belpaese, a cui seguono giardini, borghi, località dove fare sport all’aria aperta, teatri storici, e anche la stessa lingua italiana, perché “in italiano tutto suona meglio”. Poi ancora, cucina, montagne, vino, caffè, isole, musei, chiese e tesori dell’antichità.

Noto

Tra i luoghi passati in rassegna, molti alludono alla Sicilia. Nel paragrafo sui giardini, che l’autore mette al secondo posto tra i motivi per visitare l’Italia, si fa riferimento ai limoneti dell’Isola, mentre tra le cittadine storiche e i borghi arroccati sulle colline, vengono citate Enna, Erice e Noto. La Sicilia, ovviamente, non manca neanche dove si parla di località all’aperto dove praticare sport, mentre tra i teatri storici, non può mancare il Teatro Massimo di Palermo. Un altro motivo per recarsi in Italia è il “buon bere”: l’eccellente vino e i suoi produttori tradizionali e quelli innovativi come in Sicilia – scrive Jepson – poi, tra i tesori naturalistici, tra Alpi e Appennini “selvaggi e bellissimi”, trova posto anche l’Etna.

Marettimo (foto jim, Wikipedia)

Poi la lista prosegue con la bellezza delle isole: Lipari e Marettimo sono le siciliane citate. Trovano spazio anche le tantissime gallerie d’arte, e qui il Palermo si ritaglia uno spazio tra gli Uffizi di Firenze e i Musei Vaticani. “Venti, così pochi? Ci sarebbero 20 dipinti che mi farebbero tornare, 20 ristoranti, 20 panorami, 20 borghi e 20 altre cose in più. Nessun altro Paese – scrive l’autore – ha tante ricchezze e una combinazione di arte, cultura, cibo, vino, moda, teatro, persone e paesaggi che non ha eguali e neppure una combinazione così efficace di antico e moderno, bello e seducente”.

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L’appello degli escursionisti siciliani: “Riaprite la natura”

Lettera delle guide naturalistiche ai vertici nazionali e regionali per chiedere di tornare al lavoro nelle aree protette

di Ruggero Altavilla

Tornare a passo lento tra sentieri e boschi delle aree protette siciliane, nel pieno rispetto della sicurezza. È quanto chiedono guide e associazioni ambientaliste che hanno scritto una lettera ai vertici del governo nazionale e al presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, sottolineando che “l’escursionismo è molto più sicuro delle attività che stanno per riaprire, in quanto la natura assicura il distanziamento sociale, irrobustisce il sistema immunitario, decongestione le zone urbane, riavvia l’economia, dona benessere fisico e mentale”. Quando ormai la cosiddetta “fase due” è ormai alle porte, con graduali riaperture dopo che il virus ha allentato la presa, ambientalisti e escursionisti fanno sentire la loro voce.

Escursionisti a Piano Cervi, sulle Madonie

Così, Federescursionismo Sicilia, associazione che rappresenta oltre 150 guide naturalistiche che operano in tutto il territorio siciliano, insieme a Astrid Natura e Natura Sicula, hanno lanciato un appello sottoscritto da circa sessanta guide, per chiedere di tornare al lavoro come gradualmente previsto per altre attività professionali a partire dal 4 maggio. “Purtroppo nulla è stato detto in merito alla possibilità, da parte delle guide naturalistiche, di tornare a guidare escursioni all’aperto, di condurre in siti naturali gruppi di camminatori – scrivono le guide – . Nell’immediato si tratterebbe ovviamente di un turismo di prossimità, visto che i contagi non ci consentono ancora di ipotizzare un turismo interregionale e internazionale. Opportunamente muniti di mascherina e rispettando le prescrizioni del governo, sarebbe già qualcosa per ritornare lentamente a lavorare, per tornare a guadagnare, per mantenerci in esercizio. La nostra professione infatti ha bisogno di tenere il fisico allenato, tonico, per renderlo sempre pronto ad affrontare dislivelli, sentieri scoscesi, guadi, distanze e fatiche varie. Purtroppo quasi due mesi di fermo lavorativo hanno fatto regredire le nostre prestazioni fisiche”.

Il bosco di Costa Lunga vicino Palermo

La Sicilia – sottolineano ancora gli escursionisti – è uno dei territori più ricchi, a livello nazionale, di parchi, riserve e altre aree naturali protette, con un parco nazionale, cinque parchi regionali e 76 riserve naturali regionali. Basti pensare alle saline di Trapani, o all’Etna, o alle isole Eolie, o all’oasi di Vendicari, alle quali bisogna aggiungere anche un numero considerevole di Sic, Siti di importanza comunitaria e Zps, Zone di protezione speciale della rete Natura 2000. Dunque, un motivo in più per allentare le restrizioni anche nel settore del turismo naturalistico, diventato negli ultimi anni sempre più strategico.

Escursione sulle Madonie

Sul rischio di contagio durante le escursioni, le guide rassicurano: “L’escursionismo è un’attività che, rispettando le prescrizioni, si può svolgere con molta più sicurezza delle altre professioni che stanno per ripartire. Si svolge in spazi aperti ove la carica virale è notoriamente più bassa e il distanziamento sociale è sempre possibile, anche oltre il metro o i due metri di cui si parla nei vari decreti. Abbiamo bisogno di ritornare a lavorare – concludono le guide naturalistiche – di riappropriarci della nostra dignità professionale, sociale e umana”.

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Segesta nel segno di Venere: il tempio è dedicato alla dea

Studi recenti hanno approfondito l’intitolazione del monumento dorico a Afrodite Urania, come spiegato nel recente volume “Iscriptiones Segestanae”

di Ruggero Altavilla

Gli addetti ai lavori lo sapevano da tempo, ma adesso è noto a tutti, anche a chi non lavora sulle tracce del passato con picconi, pale e carriole. Non era un mistero per gli archeologi che il Tempio di Segesta fosse intitolato a Afrodite Urania, ma studi recenti hanno approfondito l’argomento. Nell’opera “Iscriptiones Segestanae”, di Carmine Ampolo e Donatella Erdas, edito dalla Scuola Normale di Pisa e presentato nei mesi scorsi (ve ne abbiamo parlato qui), viene riportata un’epigrafe che ha un significato molto importante.

Il tempio di Segesta

È un’iscrizione conservata nella Biblioteca comunale di Calatafimi, una base rettangolare in calcarenite, lunga 75 centimetri e alta 21, che reca incisa una chiara iscrizione in greco, conservatasi per intero, databile al II secolo avanti Cristo. Questo il testo dell’epigrafe: “Diodoro, figlio di Tittelo, Appeiraios (ha dedicato la statua di) sua sorella Minyra, (moglie) di Artemon, che è stata sacerdotessa, ad Afrodite Urania”. L’iscrizione proviene dalle vicinanze del tempio di Segesta e ne indica la divinità venerata. Già conosciuta nel Seicento l’epigrafe subì vari spostamenti, fino a essere murata nella casa del canonico Francesco Avila, come racconta lo storico Antonino Marrone nel 1827.

Mura medievali

“Si tratta di una epigrafe perfettamente compatibile con un contesto di un santuario, di carattere onorario in forma di dedica alla divinità – si legge in un post sulla fanpage del Parco archeologico di Segesta – , utilizzata come base di statua di sacerdotessa eretta da parenti o amici: d’altronde i nomi di Diodoro e Tittelo sono attestati comunemente a Segesta. La nostra Minyra era quindi sacerdotessa di Afrodite Urania a Segesta. E l’epiteto ‘Urania’ della dea può essere intesa come resa greca di Astarte e anche di Caelestis (identificata in genere con la Giunone di Cartagine e con Tanit)”.

Il teatro greco di Segesta

Ma la dedica a Afrodite non è l’unico aspetto su cui recentemente si è discusso. In occasione dello scavo della necropoli ellenistica “extra moenia” di Segesta, la prima area cimiteriale di grande estensione documentata – fanno sapere dal Parco – è stata rimessa in luce la fortificazione di età tardo-arcaica in due tratti distinti per circa 130 metri, che delimitava la necropoli e continuava lungo la collina del tempio. “La struttura muraria era stata già rasata in antico – si legge in un altro post – verosimilmente perché si trova al centro di un impluvio, e ricostruita piú a Est (mura di Porta di Valle). Storicamente la distruzione del muro di cinta arcaico potrebbe essere ricondotta al sacco di Segesta da parte di Agatocle nel 307 avanti Cristo, come emblematicamente attesta una moneta del tiranno rinvenuta in uno strato addossato alla parete esterna”. Tra i futuri lavori che interesseranno il Parco archeologico di Segesta, guidato da Rossella Giglio, c’è anche il restauro di due colonne del tempio dorico.

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La cultura dopo il virus: idee per superare la crisi

Nasce “Resilienza Italiae”, documento elaborato da una task force di operatori culturali, che hanno messo nero su bianco proposte strategiche per rilanciare il settore

di Ruggero Altavilla

Una “cassetta degli attrezzi” costruita dai professionisti della cultura per riparare i danni della pandemia. È il piano strategico messo a punto da Cultura Italiae, associazione indipendente e plurale che riunisce una comunità di operatori culturali, pubblici e privati di tutta Italia, ed esponenti del mondo delle imprese e dell’innovazione. Si chiama “Resilienza Italiae” ed è stato elaborato da una task force di esperti, che hanno messo nero su bianco idee e proposte strategiche da sottoporre all’attenzione delle istituzioni, per far ripartire prima possibile il mondo della cultura, quando l’emergenza sanitaria sarà finita.

I tetti della Cattedrale di Palermo

Il documento parte da una premessa fondamentale: il settore culturale e creativo è uno dei comparti economici maggiormente colpiti dalla crisi. Ma il suo ruolo sarà fondamentale, nell’ambito delle più ampie strategie di rilancio dell’Italia nel post-crisi. “È ormai assodato – si legge nel documento – che il moltiplicatore culturale sia uno dei fattori decisivi di sviluppo e resilienza dei sistemi economici ad alta intensità di capitale creativo”. Tanto che, come ricorda il rapporto Symbola-Unioncamere, “per ogni euro prodotto da settori quali architettura, comunicazione o tutela dei nostri monumenti, se ne generano 1,8 in altri settori. La produzione culturale ha un effetto di moltiplicatore per altri settori economici e diventa, in alcuni casi, una componente fondamentale per crescita e occupazione”. Così, se l’intera filiera culturale arriva a produrre ben 250 miliardi, pari al 16,7 per cento del Pil nazionale, diventa fondamentale preservare e rilanciare con un impegno senza precedenti il settore delle imprese culturali e creative.

Turisti davanti alla Cattedrale di Catania

La task force di Cultura Italiae ha, così, elaborato una proposta che verte su quattro aree d’intervento. La prima riguarda strategie e risorse da attuare per alleggerire il più possibile gli effetti della crisi, che ha azzerato per mesi i ricavi di gran parte del comparto (come mostre e musei, spettacoli dal vivo, festival, librerie, sale e produzioni cinematografiche). Quello che serve – osservano gli esperti – è un “piano strategico della cultura, che veda lavorare in sinergia, in maniera concreta e operativa, non solo il Mibact, ma anche il Miur, il Mise, il Mef, il Mae, il Mis e i rappresentanti dell’economia culturale e creativa. Ciò per varare misure immediate, che mettano in sicurezza e sostengano il settore nei prossimi mesi, limitando al minimo il fallimento degli operatori”. Nel documento è proposta anche la creazione di una mappatura del sistema culturale e creativo italiano, un Atlante dinamico delle industrie e risorse culturali e creative (patrimoni materiali, immateriali e aziende) che diventi la “bussola” per la programmazione e i nuovi sistemi di governance.

Una mostra al Museo Salinas di Palermo

Seconda area d’intervento riguarda finanza e credito, con la creazione della Banca italiana della Creatività, sostenuta ante litteram da Cultura Italiae, “così come quella di un Fondo d’investimento strategico per la cultura, – si legge del documento – col coinvolgimento delle banche statali e dei principali attori di sistema, incluse le fondazioni d’origine bancaria, capace di attirare anche gli investitori privati e accompagnare i top performer in percorsi di quotazione azionaria”. A questo si aggiunge anche l’estensione del fondo di garanzia di medio credito centrale a tutte le imprese culturali e creative, inclusi spettacolo dal vivo, artigianato artistico e arti visive. Da auspicare e sostenere – osservano ancora da Cultura Italiae – anche l’estensione alle imprese culturali e creative del credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo.

Concerto al Teatro Massimo di Palermo

Dopo il lockdown – e questo è il terzo punto – si dovrà puntare sulla semplificazione, con la creazione di distretti culturali a burocrazia zero, per integrare e coordinare su base territoriale l’offerta culturale e le strategie di promozione, creare reti coerenti, aumentare le economie di scala attraverso le sinergie, limitare gli sprechi di denaro pubblico e sperimentare nuove modalità di partnership tra pubblico e privato. La quarta e ultima area d’intervento riguarda le operazioni di supporto al mercato, con l’organizzazione di un piano nazionale per il consumo culturale e defiscalizzazione. “L’Iva al 4 per cento sui prodotti e servizi culturali e sul ciclo attivo e passivo delle imprese di settore – si legge nel documento – è certamente una misura necessaria, per rendere il comparto più attraente per consumatori e banche, oltre che sostenibile finanziariamente. Ma non basta. È necessario un piano per il sostegno alla lettura e al consumo culturale, che preveda sia voucher per giovani e famiglie, sia e soprattutto la detraibilità al 90 per cento di ogni forma d’investimento culturale a ogni titolo e scopo, dall’acquisto di un abbonamento al cinema o al teatro, ai libri, fino alla sponsorizzazione di festival e mostre”.

Angelo Argento (foto Facebook)

Infine, l’associazione Cultura Italiae propone di moltiplicare le capitali italiane della cultura nel 2022, con la selezione di una “capitale” per ogni regione e una dotazione di almeno 2,5 milioni per ogni città, prima leva pubblica per finanziare progetti culturali e di marketing territoriale, rigenerare spazi pubblici, sostenere artisti e creativi, attrarre investitori privati e partner internazionali. “È necessario usare questa crisi come un’opportunità – ha detto ad AgCult il presidente di Cultura Italiae, Angelo Argento – . Tutte le iniziative messe in campo a sostegno del settore devono trovare una realizzazione in uno strumento unico come la Banca della Creatività per sostenere l’asse più importante dell’Italia. D’altronde come ha ricordato il ministro Franceschini, il Mibact è il ministero economico più importante d’Italia”.

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Rosalia “patrona” contro il virus spunta tra i palazzi

Un collettivo di artisti e operatori della cultura, in questi giorni di quarantena, invita a proiettare un’immagine della Santuzza, con tanto di mascherina

di Ruggero Altavilla

Appare la sera tra balconi e pareti dei palazzi di Palermo, dal centro storico al resto della città. Invocata ancora una volta per proteggere da un male sconosciuto, Santa Rosalia diventa un’icona che illumina le nostre case, nel silenzio della quarantena. È una delle iniziative nate in questo tempo sospeso, dove si manifestano nuove forme di socialità per resistere alla pandemia. Così un collettivo di artisti e operatori della cultura, che ha preso il nome di “Ex Voto”, da qualche giorno proietta sui palazzi un’immagine della Santuzza, “patrona contro la peste” con tanto di mascherina, accompagnata dall’hashtag #UnitedAgainstThePlague. Ma l’obiettivo del collettivo è di moltiplicare questi messaggi di speranza, chiedendo a tutti di fare lo stesso, così da far rimbalzare le icone da un capo all’altro della città.

La proiezione con lo Steri sullo sfondo (foto da Facebook)

In pochi giorni – come si vede in alcune foto pubblicate sulla fanpage di Facebook del progetto – Santa Rosalia, è spuntata tra gli alberi di piazza Marina, sullo Steri, tra i palazzi del Cassaro, in via Maqueda, in via Roma, in via Venezia, ma anche fuori dal centro storico, in piazza Sant’Oliva, sulla chiesa di San Francesco di Paola, fino in via Sampolo. Ma accanto all’icona realizzata dal collettivo (scaricabile dalla fanpage), è apparsa in questi giorni anche la Santa Rosalia di Van Dick, in “isolamento” al Met di New York dopo che il museo è stato chiuso per la pandemia (ve ne abbiamo parlato qui).

La Santuzza in via Maqueda (foto da Facebook)

“La proiezione è pensata come un’installazione diffusa – spiegano gli artisti del collettivo – . Chiediamo a tutti quelli che hanno un proiettore di riprodurla ed esporla, in qualsiasi formato, per diffondere questo messaggio. Obiettivo è quello di rinnovare il modello di Palermo, che sulla sconfitta del morbo ha costruito il proprio senso di comunità, e su di esso lo rinnova come un patto ogni anno, e di estenderlo a chiunque nel mondo colpito dal virus voglia aderirvi. L’istallazione vuole essere un veicolo per volgere in positivo un evento drammatico come la pandemia che ci sta colpendo, facendone una risorsa per ripensare e ripensarci come comunità, per farci trovare pronti, una volta sconfitto il male, a creare il mondo nuovo e le nuove fondamenta della nostra casa comune”.

La proiezione in via Roma (foto da Facebook)

“Siamo stati, come tutti, travolti dagli eventi delle ultime settimane – proseguono – . Sono cambiate le nostre vite, modificati i tempi e le modalità del nostro lavoro. Siamo artisti, operatori della cultura, per lavoro realizziamo show che prevedono la presenza di tante persone tutte insieme, a creare un’emozione partecipata con chi ci sta accanto, con chi condivide il nostro spazio e il nostro respiro. Una cosa che non si può più fare, e chissà quando sarà di nuovo possibile. Il nostro mestiere rimane però quello di raccontare storie, convogliando la cultura, la storia, l’identità dei luoghi in narrazioni capaci di far stare insieme le persone emozionandole e intrattenendole, risvegliandone il senso di appartenenza ma – concludono – anche la capacità di stupirsi e aprirsi al nuovo, al magico, all’inaspettato”.

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