Palazzo Trigona pronto a diventare un museo

Il governo regionale ha sbloccato le risorse per per avviare l’atteso piano di rilancio dell’edificio che si trova nel centro storico di Piazza Armerina

di Ruggero Altavilla

Si rinnova Palazzo Trigona, nel cuore di Piazza Armerina. Il governo regionale ha sbloccato le risorse per per avviare l’atteso piano di musealizzazione del bene, che ospita gli uffici del Polo regionale della cittadina ennese. Lo storico edificio, insieme al vicino Palazzo vescovile e all’ex Convento della Trinità, sedi del Museo Diocesano e della Pinacoteca comunale, costituisce il fulcro di un atteso progetto di recupero urbanistico, in una zona con elevata concentrazione di beni monumentali e reperti archeologici.

Iscrizione sopra l’ingresso di Palazzo Trigona

Acquistato dalla Regione Siciliana nel 1959, grazie al progetto di consolidamento finanziato nel 1978 e con successivi interventi di restauro, conclusi solo nel 2012, Palazzo Trigona della Floresta, da decenni attende di un piano di musealizzazione, tra fruizione e valorizzazione. L’intenzione è quello di trasformarlo in museo della città con valenza storica e archeologica, che metta in relazione la storia di Piazza Armerina con le testimonianze archeologiche del territorio.

Lo stemma dei Trigona sulla facciata del palazzo

Dunque, – si legge in una nota della Regione – entro l’estate del 2020 il bene avrà delle sale dedicate alla storia della città e al suo patrimonio storico-culturale. Qui saranno allestite vetrine e supporti per accogliere elementi del periodo preistorico, arcaico, classico ed ellenistico, provenienti dal territorio; una dotazione multimediale di monitor e tavoli touch-screen per la navigazione interattiva, unendo un impianto espositivo più tradizionale alle moderne esigenze di fruizione tecnologica e multimediale. Sul piano della comunicazione e dei dispositivi per pubblico e turisti, viene inoltre finanziata una “app” per supporti mobili, che consentirà ai visitatori di accedere a contenuti informativi, fra testi e immagini, tramite geo-localizzazione.

Il duomo e Palazzo Trigona

Il progetto, che prevede lavori per un importo complessivo di 530mila euro, ha l’obiettivo di far nascere un museo “espressione della territorialità del parco archeologico della Villa Romana del Casale”, ha affermato Giovanna Susan, ormai ex direttore del Polo regionale di Piazza Armerina, passata a dirigere la Galleria regionale di Palazzo Bellomo a Siracusa, dopo la rotazione disposta dal governatore Musumeci (ve ne abbiamo parlato qui).

“L’insieme di obiettivi individuati – ha aggiunto Susan – può essere perseguito solo attraverso un allestimento museale innovativo, multimediale e interattivo nel quale il visitatore sia in qualche modo sollecitato a partecipare alla prima fase di presa di coscienza della città, del territorio e del sito culturale di attrazione, la Villa Romana del Casale, nella loro complessità, per poi agire con i luoghi, anche tramite la realtà aumentata. L’allestimento del museo rappresenta il corollario agli investimenti di risorse sfruttate, con finanziamenti anche europei, per il restauro del palazzo Trigona, senza il quale i risultati raggiunti andrebbero vanificati”.

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Il Museo Salinas verso la completa riapertura

Pubblicato il bando di gara per la sistemazione dei nuovi spazi espositivi che, entro un anno, potranno contare anche sul primo e sul secondo piano

di Ruggero Altavilla

Nuovi spazi, allestimenti immersivi, tavoli e display multi-touch e espositori speciali. Il Museo Salinas di Palermo si avvia verso il completamento dei propri ambienti espositivi che, entro un anno, potranno contare anche sul primo e sul secondo piano del complesso monumentale che sorge in via Bara all’Olivella. È stato infatti pubblicato oggi, sulla Gazzetta ufficiale, il bando di gara per affidare i lavori di sistemazione delle nuove aree destinate a ospitare i preziosi reperti che fanno parte di una delle più ricche collezioni archeologiche d’Italia. La durata prevista dei lavori è di dodici mesi. I fondi stanziati complessivamente per il progetto sono di due milioni e ottocentomila euro.

Caterina Greco

Dunque, il Salinas, a tre anni dalla riapertura, si prepara ad ampliare la già ricca offerta espositiva, con l’atteso allestimento al primo e secondo piano. Un compito che spetterà adesso all’archeologa Caterina Greco, subentrata a Francesca Spatafora dopo la maxi rotazione disposta dal governatore Nello Musumeci. “Il Salinas è un luogo bellissimo e sono felicissima di quest’incarico – ha commentato l’archeologa, fino ad oggi alla guida del Centro regionale del Catalogo – . Ho avuto la fortuna di avere una bella carriera nell’amministrazione regionale, che io amo molto, ho avuto tanti ruoli diversi, e mi fa enorme piacere tornare al Salinas e fare di nuovo l’archeologa a tempo pieno. Un mestiere che amo e che, per ovvie ragioni, ho dovuto mettere da parte negli ultimi anni”.

L’Agorà del Museo Salinas

Il Salinas, dunque, si prepara a diventare più grande. Il progetto prevede grandi novità museografiche, secondo i criteri e gli standard europei. Saranno realizzate vetrine a muro e a isola, rivestimenti parietali, pareti autoportanti e un moderno sistema di pannelli retroilluminati e di apparati didattici e didascalici. Per quanto riguarda i materiali, si punterà principalmente su vetro e metallo. Le grandi statue, patrimonio del Museo e testimonianza dei grandi scavi realizzati in Sicilia fin dall’Ottocento, saranno posizionate su nuove basi. Alcuni espositori “speciali”, concepiti per offrire un allestimento di forte impatto, prevedono la realizzazione di una piramide per la collocazione di venticinque anfore da trasporto e una struttura a parete riprodurrà un “colombario”, costruzione funeraria divisa in loculi, con dodici nicchie che conterranno altrettante urne cinerarie.

Il Museo Salinas in piazza Olivella

Soluzioni multimediali, tavoli e display multi-touch, ricostruzioni ambientali immersive, integreranno in maniera agile i percorsi di fruizione per i quali verranno studiate le soluzioni più idonee ad evitare il rallentamento dei flussi dei visitatori. A completare l’allestimento, una postazione interattiva olografica a prismi ottici, una multiproiezione “seamless” di grandi dimensioni su pareti avvolgenti e un tappeto interattivo.

Tra le sezioni di grande risalto, la ricostruzione virtuale della Tomba Regina, proveniente dagli scavi effettuati a Palermo negli anni ‘80 che, le tecnologie a disposizione, consentiranno di visitare dall’interno, consentendo in tal modo di ammirare i corredi funerari originali provenienti dallo scavo. Il triclinium di Solunto, sarà ricostruito virtualmente: si potranno vedere gli affreschi parietali originali provenienti dalla città di età romana che sorgeva nel Palermitano. Il grande uso della tecnologia 3D, grazie a modelli tridimensionali, consentirà una “rilettura” integrale dei reperti lacunosi. Per assecondare le richieste di un pubblico sempre più attendo e attratto dal turismo culturale, saranno, inoltre, realizzati un catalogo completo delle opere del museo, numerosi e-book tematici, guide monografiche in più lingue e prodotti editoriali multimediali.

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La Nasa sceglie Punta Secca: una foto per il solstizio

L’astrofila ragusana Marcella Giulia Pace ha realizzato lo scatto selezionato dall’agenzia spaziale. Ritrae il tramonto sulla spiaggia del commissario Montalbano

di Ruggero Altavilla

Il solstizio d’estate porta un regalo alla Sicilia del commissario Montalbano. Uno foto della costa ragusana, che comprende anche Punta Secca, dove si trova la casa del celebre personaggio creato da Andrea Camilleri, è stata scelta dalla Nasa come scatto astronomico del giorno (Astronomy picture of the day). A realizzarlo è la ragusana Marcella Giulia Pace, dell’Unione astrofili italiani, che ha lavorato a lungo, dal solstizio d’inverno a quello d’estate, tra il 2018 e il 2019. “L’ho realizzata fotografando il Sole ogni 10 giorni dalla stessa postazione di Gatto Corvino, a Marina di Ragusa, e allo stesso orario per un anno”, ha spiegato l’appassionata di astrofotografia all’Ansa.

Il tramonto immortalato alla stessa ora per sei mesi

L’orologio è stato sempre puntato alle 16,45 perché – aggiunge ancora Pace – “corrisponde all’ora del tramonto più anticipato dell’anno, che dalla postazione di scatto cade il 5 dicembre e non nel solstizio d’inverno. Questo perché la Terra descrive un’orbita ellittica attorno al Sole e, in base alla distanza dalla nostra stella, si muove più o meno velocemente. Nella foto – conclude l’astrofila – si vede bene come, passando dal Solstizio d’inverno a quello d’estate, il tramonto si sposti via via verso destra sulla linea dell’orizzonte, da Sud-Ovest verso Nord-Ovest”.

Marcella Giulia Pace (foto Facebook)

Ma non è la prima volta che la Nasa sceglie uno scorcio della Sicilia come foto astronomica del giorno. Lo scorso marzo è stata segnalata un’aurora scattata ad Asparano, località di mare a due passi da Siracusa. La foto, realizzata dall’ingegnere chimico Dario Giannobile, è stata definita da un esperto della Nasa “un’aurora da ricordare”. Nell’immagine si nota la luna avvolta da un bagliore arancione, Venere che sembra quasi blu, Giove e poi la stella Antares. “Sebbene questo fosse visibile da quasi ovunque sul pianeta Terra – aggiungono dalla Nasa – , l’immagine in primo piano è stata scattata lungo un pittoresco litorale vicino alla città di Siracusa, in Sicilia”.

Il riconoscimento della foto astronomica del giorno, noto con la sigla Apod, offerto dalla Nasa e dall’Università tecnologica del Michigan, rappresenta secondo Paolo Volpini dell’Unione astrofili italiani “una vetrina importante”, poiché “le immagini sono viste da milioni di persone in tutto il mondo”. L’Apod è infatti aperto a tutti coloro che amano la fotografia astronomica, accettando sia scatti che comprendono paesaggi che quelli dedicati esclusivamente al cielo profondo.

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Nasce un nuovo spazio culturale a Villa Riso

Si chiama Zeste Hub e mette insieme diverse realtà, impegnate nell’educazione allo sviluppo sostenibile, nella valorizzazione del territorio e delle sue eccellenze

di Ruggero Altavilla

Un nuovo spazio per la cultura nasce in una delle storiche ville della Piana dei Colli, a Palermo. Si chiama Zeste Hub e mette insieme diverse realtà, impegnate nell’educazione allo sviluppo sostenibile, nella valorizzazione del territorio e delle sue eccellenze, nella produzione culturale e creativa. Il quartier generale del progetto è Villa Riso, recentemente restaurata, che sorge nel territorio della borgata di Partanna Mondello, alle propaggini settentrionali della Piana dei Colli.

All’interno di quella che, insieme alla torre di via San Nicola, costituiva un unico complesso a carattere agricolo sorto attorno al XVI secolo e oggetto di successive trasformazioni, sorgerà adesso un contenitore culturale ispirato dal verde e dalla storia della Piana dei Colli. La “zesta” è, infatti, la scorza di limone e rimanda direttamente alla Conca d’Oro, un tempo carica di agrumi. Il progetto nasce dalla collaborazione tra la cooperativa Terre Normanne, la società OrsaConsulting, l’impresa culturale e creativa Kòrai – Territorio, Sviluppo e Cultura, Federazione delle Strade Vini e Sapori di Sicilia, Digital Magics-Factory Accademia, Assoreti PMI e Parchi Letterari di Sicilia.

Parco di Villa Riso

“Zeste Hub – si legge in una nota – sarà un luogo di valorizzazione e rivitalizzazione del nostro territorio, di promozione di buoni stili di vita e di sensibilizzazione sui temi della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Un luogo di benessere e di condivisione di esperienze. Uno spazio dove recuperare la dimensione della socialità. Una ‘vetrina’ sulle risorse del territorio su scala regionale. Un riflettore puntato sulle buone pratiche implementate a livello nazionale ed internazionale”.

Il programma delle iniziative prevede convegni, talk tematici, laboratori, mostre, workshop, attività all’aria aperta per grandi e piccoli, appuntamenti gastronomici e musicali. La presentazione è fissata per venerdì 21 giugno alle 18. L’hub sarà articolato in spazi conferenze, per la formazione e l’informazione, una biblio-mediateca con una sezione dedicata anche ai più piccoli, il giardino per le attività all’aperto, un “CulTourism point” con servizi culturali e turistici alla scoperta del territorio siciliano e delle sue tipicità; numerosi spazi-eventi, un caffe letterario ed uno shop con tipicità del territorio e prodotti culturali e creativi.

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Tutte le città del mondo per la rinascita di Favara

Prende il via “Countless Cities”, nuovo esperimento di Farm Cultural Park. Fotografi, artisti, architetti e creativi per una biennale sulle buone pratiche

di Ruggero Altavilla

Una grande mostra biennale per raccontare le buone pratiche delle città del mondo. È “Countless Cities, the biennal of the cities of the world”, il nuovo ambizioso progetto che per quattro mesi animerà il Farm Cultural Park di Favara. Fotografi, artisti, architetti e creativi, con diversi approcci e linguaggi, racconteranno, dal 28 giugno al 27 ottobre, le comunità urbane del mondo e le idee innovative che contribuiscono a renderle diverse. I tre temi principali della prima edizione saranno la governance, le città resilienti e la nuova consapevolezza dei giovani.

La nuova scommessa di Farm Cultural Park, l’esperimento artistico creato nel 2010 dal notaio Andrea Bartoli e dalla moglie l’avvocato Florinda Saieva, all’interno del Cortile Bentivegna, nel centro storico di Favara, avrà un respiro ancora più internazionale. Ci sarà l’architetto inglese di origini ghanesi David Adjaye, tra i più influenti al mondo, a curare Il padiglione centrale della Biennale dedicato a 53 capitali del continente africano. Poi in programma anche una lettura magistrale di Charles Landry, noto per aver reso popolare il concetto di città creativa. Ci sarà un padiglione dedicato alla Cina, con Pechino, Shenzhen e Suzhou e, ancora, spazi per Birmingham, Nairobi, Beirut, Tel Aviv e Gerusalemme. L’impatto delle fondazioni americane sulle città del mondo sarà protagonista nel padiglione di New York e Chicago. Poi, tra l’altro, riflettori puntati sul rinascimento di Addis Abeba e le atmosfere di Asmara, gli investimenti in educazione e cultura a Meknes e la vivacità architettonica di Tbilisi durante il regime sovietico. E ancora, gli esempi di Tunisi, Smirne, Berlino, Matera, Il Cairo e di tante altre città

L’ingresso del Farm Cultural Park

“Vogliamo continuare a sognare e a migliorare Favara non solo per Favara e i favaresi – dice Andrea Bartoli – . Qui stiamo sperimentando nuove pratiche che sono già state preziose per altri territori e per altre comunità e sono oggi all’attenzione e studio delle più importanti istituzioni politiche e culturali internazionali. Per fare tutto questo abbiamo bisogno di ispirarci, di conoscere, apprendere e nutrirci di quello che di meglio sta accadendo in giro per il mondo. Abbiamo anche bisogno di confrontarci, connetterci e diventare amici non solo con i francesi e gli spagnoli, ma anche con gli africani e gli americani, con i cinesi e russi”.

“Per questo organizziamo una biennale in Sicilia – aggiunge il notaio – e per questo siamo andati con 70 favaresi a Londra per il London Festival Architecture e per visitare lo studio di Norman Foster, probabilmente lo studio di architettura più prestigioso del mondo”.

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La casa di Borgese diventerà un centro della cultura

Prende forma il sogno di trasformare la dimora dello scrittore, a Polizzi Generosa, in un punto di riferimento per il territorio, aperto a iniziative e progetti

di Ruggero Altavilla

Un casa della cultura nel cuore delle Madonie, che coinvolgerà le associazioni del territorio, ma anche le istituzioni regionali. Prende forma il sogno di trasformare la casa di famiglia di Giuseppe Antonio Borgese, a Polizzi Generosa, in un centro culturale dedicato alla valorizzazione dell’opera dello scrittore, ma che possa essere, allo stesso tempo, anche un contenitore di attività culturali di qualità.

Visita a Casa Borgese

È di poche settimane fa la firma della convenzione con cui il Comune di Polizzi, ente titolare del finanziamento di ristrutturazione dell’immobile e delle procedure di assegnazione del bene, ha consegnato l’edificio alla Fondazione “G. A. Borgese”. A sottoscrivere il contratto, al termine di un iter burocratico lungo tre anni, il responsabile della Terza Area Tecnica del Comune, Fiorella Scalia e il presidente della Fondazione Clara Aiosa. Per sei anni, la Fondazione sarà impegnata a realizzare le finalità previste nel progetto, ovvero, prima di tutto, la realizzazione di un centro espositivo permanente dell’opera di Borgese, insieme a un più ampio piano di iniziative e attività culturali connesse, sia alla promozione della sua figura intellettuale, sia come centro promotore di progetti e iniziative culturali.

Giuseppe Antonio Borgese

“In previsione di questa consegna – fanno sapere dalla Fondazione – il nostro Cda ha già da tempo deliberato un piano di sviluppo con un più ampio coinvolgimento delle realtà associative locali e territoriali, ma anche di più alto livello regionale e istituzionale, per far diventare la casa, nel segno di Borgese e nel sogno auspicato da sua sorella Maria Pia, così come fin dalle originarie intenzioni, un luogo di riferimento culturale, di incontri, dibattiti, iniziative, centro nevralgico per una offerta di qualità che metta a sistema e valorizzi il ricco e diversificato patrimonio territoriale di natura ambientale, storico, culinario e culturale. Un punto di riferimento che qualifichi maggiormente l’offerta culturale e turistica di qualità del territorio madonita e siciliano”.

In attesa che il sogno diventi concreto, ieri per la prima volta dopo la consegna del bene, la Casa Borgese è stata aperta ai cittadini. L’incontro, organizzato dalla Fondazione, è servito per illustrare il progetto di recupero del bene e quale sarà il suo futuro. “Questa folla di persone – aggiungono dalla Fondazione – per la prima volta ha potuto respirare il luogo borgesiano, osservare le visuale dalla quale lui descriveva i paesaggi poi narrati in mirabili pagine narrative. Questa presenza è stata un buon auspicio per iniziare”.

Opere di Giuseppe Antonio Borgese

Borgese fu uno dei più importanti autori del primo Novecento italiano. Profondo conoscitore di lingue e letterature straniere, collaborò a numerose riviste e giornali, e si distinse sia nell’ambiente accademico (fu docente di letteratura tedesca e di estetica a Torino, a Roma e a Milano) sia in quello della cultura militante, dove peraltro mantenne sempre una posizione libera rispetto alle correnti dominanti. La sua autonomia giungerà al culmine con il rifiuto di prestare il giuramento richiesto dal regime fascista ai professori universitari, scelta che lo costrinse a trasferirsi negli Stati Uniti, dove visse dal 1931 al 1949, insegnando in varie università.

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Il castello della Colombaia si prepara a rinascere

Si è conclusa la gara d’appalto avviata la scorsa estate dalla Regione Siciliana che gestisce l’ex carcere. Il bene è stato affidato a una ditta di Palermo

di Ruggero Altavilla

Posto un primo mattone per la rinascita del castello della Colombaia, uno dei monumenti più importanti di Trapani. Si è conclusa la gara d’appalto avviata la scorsa estate dalla Regione Siciliana che gestisce l’ex carcere. Il bene è stato assegnato alla ditta Gianluca Seidita di Palermo, che realizzerà un polo museale nella torre e diverse attività turistiche nelle altre parti dell’edificio. Si conclude, così, un lungo iter burocratico che porterà adesso al recupero del bene, per lunghi periodi abbandonato e vandalizzato.

Uno scorcio di Trapani dalla Colombaia

Oggi l’apertura delle buste, con tre offerte pervenute, e l’assegnazione alla società palermitana, ritenuta la più congrua. Nell’arco dei prossimi quindici giorni si stabilirà la durata della concessione e il canone d’affitto che il gestore dovrà pagare. La ditta provvederà al restauro conservativo del bene, recupererà la torre che sarà destinata a sale museali e convegni, e realizzerà nella restante parte del complesso attività commerciali e turistiche.

“Abbiamo atteso 17 anni per conoscere la sorte della Colombaia – commenta Luigi Bruno, presidente dell’associazione Salviamo la Colombaia, che da anni si batte per il recupero del bene. “Quando iniziammo ad interessarci delle sue condizioni – prosegue – faceva parte del Demanio marittimo ed ottenevamo l’autorizzazione per recarci sull’isola con il divieto assoluto di entrare nel castello a causa delle disastrate condizioni dato il suo cinquantennale abbandono. Con l’andare degli anni e dopo il passaggio al Demanio della Regione Sicilia si aprì uno spiraglio attraverso il quale ritenevamo di essere arrivati al punto in cui la struttura potesse avere le attenzioni più ravvicinate per conseguire lo scopo prefisso che era quello della sua definitiva ristrutturazione”. Così, oggi, dopo l’assegnazione “conoscendo le condizioni di base della concessione – conclude Bruno – auspichiamo di potere creare e mantenere un rapporto sinergico con l’organismo aggiudicatario per far sì che permanga il vincolo storico che lega la Colombaia ai cittadini trapanesi”.

Scala esterna semidistrutta

Tante sono le leggende che si tramandano sul Castello, che, inoltre, è stato tra i luoghi visitabili della scorsa edizione trapanese del Festival Le Vie dei Tesori. I documenti storici più antichi ne fanno risalire la costruzione addirittura al tempo della prima guerra punica, ad opera del condottiero cartaginese Amilcare. Dopo la sconfitta inferta dai Romani, il Castello cadde in abbandono e fu ridotto perfino a nido di colombe, usate come mezzo di comunicazione. Nel XVI secolo, sotto l’imperatore Carlo V, divenne fortificazione per difendere il centro abitato dalle incursioni dei pirati. La sua destinazione militare fu dismessa per volere dei Borbone, che utilizzarono il Castello come prigione e tale rimase fino al 1965, quando venne inaugurato il nuovo carcere di Trapani. La torre, che conserva ancora le sue antiche vestigia, è una delle cinque rappresentate nello stemma civico di Trapani.

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Torna a vivere il parco delle Terme di Sciacca

Un primo spiraglio verso la rinascita del sito, chiuso ormai da quattro anni, è arrivato dopo un vertice voluto dal presidente della Regione

di Ruggero Altavilla

Passi avanti verso la riapertura delle Terme di Sciacca. Il parco dove sorge lo storico stabilimento riaprirà entro la fine di giugno. Un primo spiraglio verso la rinascita del sito termale agrigentino, chiuso ormai da quattro anni, è arrivato oggi dopo un vertice voluto dal presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, che si è svolto a Palermo, nella sede del governo a Palazzo d’Orleans. All’incontro erano presenti il vicepresidente e assessore all’Economia, Gaetano Armao, il sindaco di Sciacca, Francesca Valenti, il capo di Gabinetto del governatore, Carmen Madonia e i dirigenti dei dipartimenti interessati.

Fonte termale sulfurea

Il parco è stato formalmente consegnato dalla Regione al Comune agrigentino, che dovrà occuparsi delle attività di manutenzione ordinaria. Il dipartimento regionale dello Sviluppo Rurale, invece – secondo quanto fanno sapere dalla Regione – ha già avviato le operazioni di discerbamento e sistemazione del verde. Regione e Comune hanno concordato anche che entro l’estate verrà pubblicata la manifestazione di interesse per consentire ai gruppi imprenditoriali interessati di poter visitare le terme, per valutare gli interventi necessari al ripristino e al rilancio dell’attività. Una procedura propedeutica al bando per la concessione del complesso termale.

Il parco delle terme mette in relazione alcuni beni patrimoniali del complesso: lo stabilimento, il Grand Hotel delle Terme e l’impianto delle piscine coperte. Il parco è parte integrante dello stabilimento con percorsi pedonali interni che collegano le varie strutture. Al centro sorge l’imponente vasca-fontana, che nel progetto di sistemazione del parco funge da sorgente per percorsi d’acqua artificiali che vanno ad incrociarsi con i sentieri pedonali.

Monte Kronio

Le fonti del bacino termale saccense derivano da un’attività vulcanica sotterranea. La zona più ricca di fonti si trova nella zona est di Sciacca, in particolare nella “Valle dei Bagni”, alle pendici del monte san Calogero. Anticamente si contavano dieci sorgenti termali, ma attualmente ne sono attive solo cinque: le altre sono scomparse in seguito a movimenti tellurici e a interventi dell’uomo. Apprezzate sin dall’antichità per le importanti virtù terapeutiche, secondo una leggenda, la scoperta delle terme di Sciacca è da attribuire al mitologico Dedalo che, in fuga da Creta dopo aver costruito il famoso labirinto, si fermò vicino alle grotte vaporose del monte Kronio e, riconoscendone l’uso curativo e terapeutico, sistemò l’ingresso con sedili scolpiti nella pietra.

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Mostre, incontri e visite: torna il Festival del Viaggio

Giunta alla 14esima edizione, la manifestazione organizzata dalla Società Italiana dei Viaggiatori prevede un ricco programma di eventi dall’8 al 15 giugno

di Ruggero Altavilla

Immagini, parole e racconti da tutto il mondo. Il Festival del Viaggio, giunto quest’anno alla 14esima edizione, torna a fare tappa a Palermo, dall’8 al 15 giugno, con un fitto programma d’incontri, visite ed esperienze. Si rinnova, dunque, l’appuntamento, con la kermesse ideata nel 2005 dai giornalisti Alessandro Agostinelli e Stefano Rejec per sopperire alla mancanza di una rassegna dedicata interamente al viaggiare, al tema del viaggio in tutte le sue possibili declinazioni.

La manifestazione, patrocinata dal Comune di Palermo, è organizzata dalla Società Italiana dei Viaggiatori, associazione nata dall’esperienza pluriennale del Festival del viaggio di Firenze e pensata per riunire tutti i viaggiatori italiani in una community attiva in rete e nel sostegno al Festival. “Fin dall’inizio si è pensato a un festival che non premiasse nessuno – spiegano gli organizzatori – che non parlasse soltanto dei grandi viaggiatori, che non si occupasse esclusivamente dei viaggi impossibili. Si è messo il viaggio al centro della vita, cioè una visione plurale dei modi di viaggiare, convinti che tutte le modalità dello spostamento umano, delle civiltà dinamiche, abbiano una loro ragione. Si aveva una visione del viaggio come voglia di abbandonare la strada conosciuta per dedicarsi totalmente al cammino, al percorso e non alle méta, e come introspezione umana”.

L’Agorà del Museo Salinas

Così, insieme a Firenze e Bologna, la tappa di Palermo quest’anno indaga su diverse esperienze del viaggio. Ricco il programma della manifestazione che prevede mostre fotografiche, incontri e dibattiti, presentazioni di libri e visite guidate (qui il programma completo). Sabato 8 giugno alle 17 l’inaugurazione con la mostra “Oriente e Occidente” a Villa Niscemi, che comprende il progetto artistico-fotografico di Nino Russo e Marcella Croce. A seguire alle 21 al Centro studi Avventure nel Mondo, a Mondello, si discuterà di mare e vele con Fulvio Croce e si potrà assistere al documentario “Yuyos, viaggio etnografico in Paraguay”, insieme agli autori Michal Krawczyk e Giulia Lepori. Nell’arco degli otto giorni di Festival, prevista anche una “Scalzeggiata” condotta da Marzia Stevenson Maestri che accompagnerà i partecipanti in una camminata a piedi nudi sulla spiaggia di Mondello (10 giugno), una cena-concerto in un ristorante africano nel cuore di Palermo (14 giugno), e un cammino esperienziale tra le sale del Museo archeologico Salinas (15 giugno).

“L’impostazione del festival si basa da sempre sulla multidisciplinarietà – chiariscono gli organizzatori – . Primo perché già il viaggio è spesso un’esperienza multisensoriale e plurale. Secondo perché in questa maniera si è sempre cercato di parlare a persone di varie età e generazioni diverse. In tutte le edizioni precedenti abbiamo presentato libri, discusso in convegni tematici, cenato con cibi da tutto il mondo, assistito a spettacoli teatrali, visto documentari, film fotografie e mostre di pittura o allestimenti d’arte, ascoltato musiche. I discorsi sono importanti, ma spesso andare oltre le diversità linguistiche e oltre la razionalità con eventi di natura non verbale come la musica o la cucina è il modo di ricordare, di fare concretamente esperienza”.

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“Castrum Superius”, Palazzo Reale svela i suoi segreti

Inaugurata una mostra che ripercorre la storia del monumento normanno, con disegni, immagini, pannelli e innovativi strumenti multimediali

di Ruggero Altavilla

Una grande mostra immersiva che ripercorre la storia del Palazzo Reale di Palermo, dalle prime fasi costruttive fino al tramonto del regno normanno. Si è inaugurata ieri “Castrum Superius”, un’esposizione di disegni, immagini e pannelli contenenti descrizioni storiche, una lente di ingrandimento su uno dei più importanti monumenti normanni per alcuni aspetti ancora poco noto.

Un momento dell’inaugurazione

Con l’aiuto anche di avanzate tecnologie e strumenti multimediali, la mostra svela i segreti di quel palazzo, contrapposto al “Castrum Inferius”, ossia il Castello a mare, dove latini, bizantini e saraceni contribuirono a rendere meravigliosa la residenza dei sovrani, grazie alle proprie eccellenze in ambito architettonico, ingegneristico e artistico. La mostra, che sarà visitabile fino al 10 maggio, è un progetto interistituzionale della Fondazione Federico II, in stretta collaborazione con l’Assemblea regionale siciliana, l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, il Dipartimento regionale dei Beni culturali, la Soprintendenza per i Beni culturali e il Centro Regionale per la Progettazione e per il Restauro. Alla presentazione per la stampa di ieri erano presenti studiosi di fama internazionale tra cui Henri Bresc e Vladimir Zoric.

Inaugurata la mostra Castrum Superius

“Palazzo dei Normanni è diventato un punto di riferimento della cultura palermitana e siciliana – ha detto il presidente dell’Assemblea regionale siciliana e della Fondazione Federico II, Gianfranco Miccichè – . E’ una mostra tutta siciliana allestita grazie ai reperti dello stesso Palazzo e da altri arrivati da tutta l’Isola. Alla base c’è una ricerca di grande rigore scientifico che ha consentito, tra le altre cose, di riprodurre in 3D il soffitto della Cappella Palatina, che contiene numerose immagini suggestive difficili da vedere ad occhio nudo. Palazzo Reale è della città e del mondo – ha sottolineato Miccichè – . È questo il punto di partenza inconfutabile e oggettivo. Un concetto che si traduce in due doveri per chi, come noi, ha il grande onore e la responsabilità di gestirlo: renderlo fruibile e non smettere mai di studiare per conoscere fino in fondo i suoi segreti”.

Attraverso documenti e reperti dell’epoca viene raccontata la storia del Palazzo Reale e delle sue funzioni militari, residenziali e industriali. In mostra prestiti da importanti istituzioni come musei, enti ecclesiastici, biblioteche, archivi e soprintendenze, articolati in un percorso espositivo per sezioni. Sulla base dei più recenti studi condotti da esperti del settore e con l’ausilio di moderni sistemi espositivi, emergono gli aspetti peculiari del Palazzo, che si sono concretizzati negli oltre cento anni di governo normanno.

Inaugurata una mostra che ripercorre la storia del monumento normanno, con disegni, immagini, pannelli e innovativi strumenti multimediali

di Ruggero Altavilla

Una grande mostra immersiva che ripercorre la storia del Palazzo Reale di Palermo, dalle prime fasi costruttive fino al tramonto del regno normanno. Si è inaugurata ieri “Castrum Superius”, un’esposizione di disegni, immagini e pannelli contenenti descrizioni storiche, una lente di ingrandimento su uno dei più importanti monumenti normanni per alcuni aspetti ancora poco noto.

Un momento dell’inaugurazione

Con l’aiuto anche di avanzate tecnologie e strumenti multimediali, la mostra svela i segreti di quel palazzo, contrapposto al “Castrum Inferius”, ossia il Castello a mare, dove latini, bizantini e saraceni contribuirono a rendere meravigliosa la residenza dei sovrani, grazie alle proprie eccellenze in ambito architettonico, ingegneristico e artistico. La mostra, che sarà visitabile fino al 10 maggio, è un progetto interistituzionale della Fondazione Federico II, in stretta collaborazione con l’Assemblea regionale siciliana, l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, il Dipartimento regionale dei Beni culturali, la Soprintendenza per i Beni culturali e il Centro Regionale per la Progettazione e per il Restauro. Alla presentazione per la stampa di ieri erano presenti studiosi di fama internazionale tra cui Henri Bresc e Vladimir Zoric.

Inaugurata la mostra Castrum Superius

“Palazzo dei Normanni è diventato un punto di riferimento della cultura palermitana e siciliana – ha detto il presidente dell’Assemblea regionale siciliana e della Fondazione Federico II, Gianfranco Miccichè – . E’ una mostra tutta siciliana allestita grazie ai reperti dello stesso Palazzo e da altri arrivati da tutta l’Isola. Alla base c’è una ricerca di grande rigore scientifico che ha consentito, tra le altre cose, di riprodurre in 3D il soffitto della Cappella Palatina, che contiene numerose immagini suggestive difficili da vedere ad occhio nudo. Palazzo Reale è della città e del mondo – ha sottolineato Miccichè – . È questo il punto di partenza inconfutabile e oggettivo. Un concetto che si traduce in due doveri per chi, come noi, ha il grande onore e la responsabilità di gestirlo: renderlo fruibile e non smettere mai di studiare per conoscere fino in fondo i suoi segreti”.

Attraverso documenti e reperti dell’epoca viene raccontata la storia del Palazzo Reale e delle sue funzioni militari, residenziali e industriali. In mostra prestiti da importanti istituzioni come musei, enti ecclesiastici, biblioteche, archivi e soprintendenze, articolati in un percorso espositivo per sezioni. Sulla base dei più recenti studi condotti da esperti del settore e con l’ausilio di moderni sistemi espositivi, emergono gli aspetti peculiari del Palazzo, che si sono concretizzati negli oltre cento anni di governo normanno.

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