Strade e piazze dei centri storici sono beni culturali tutelati

Una recente sentenza della Cassazione ribadisce un articolo del Codice nazionale che disciplina la tutela del patrimonio italiano

di Ruggero Altavilla

Non solo chiese, palazzi e monumenti, ma anche strade e piazze dei centri storici sono beni tutelati, a prescindere dall’esistenza di una dichiarazione esplicita di interesse culturale. È quanto previsto dall’articolo 10 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, decreto legislativo del 2004 che disciplina la tutela del patrimonio italiano. Un aspetto particolare ribadito da una recente sentenza della Cassazione.

Veduta aerea del centro storico di Palermo

Tutto parte da una vicenda legale avvenuta a Benevento, dove il Tribunale del Riesame ha annullato il decreto di sequestro contro una struttura realizzata da un esercizio commerciale nel centro storico, in zona dunque soggetta al vincolo come previsto dal Codice dei beni culturali e in assenza di autorizzazione della Soprintendenza. Secondo il Riesame – si legge nella sentenza della Cassazione – “poiché la struttura è stata realizzata in una strada del centro storico, la strada non sarebbe bene culturale in sé, ma richiederebbe la definizione del procedimento amministrativo di verifica dell’interesse pubblico ed il provvedimento di dichiarazione dell’interesse culturale”, provvedimenti che non sarebbero stati emessi.

Uno scorcio di Catania dalla Badia di Sant’Agata (foto Fabrizio Villa)

Di parere opposto la Cassazione che fa riferimento al “costante orientamento della giustizia amministrativa”, secondo cui “le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi urbani, laddove rientranti nell’ambito dei centri storici”, come scritto nel Codice dei beni culturali, “sono qualificabili come beni culturali indipendentemente dall’adozione di una dichiarazione di interesse storico-artistico. Tali beni appartenenti a soggetti pubblici – ribadisce la Cassazione nella sentenza – sono, quindi, da considerare beni culturali ope legis, rispetto ai quali trovano necessaria applicazione le norme di tutela di cui alla parte II del Codice fino a quando non intervenga una espressa verifica di interesse in senso contrario”.

I Quattro Canti a Palermo

Dunque, qualunque lavoro venga svolto nelle strade dei centri storici deve essere sempre autorizzato dalla Soprintendenza. “È uno dei motivi per cui siamo sempre interpellati per l’occupazione del suolo pubblico – sottolinea Lina Bellanca, soprintendente ai Beni culturali di Palermo – . Le sedi stradali sono sempre vincolate, e c’è anche il vincolo per i prospetti degli edifici che vi si affacciano, è un problema di contesto urbano a cui dobbiamo prestare sempre molta attenzione”.

Trapani in finale per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2022

Unica città siciliana tra le dieci finaliste italiane, ha presentato un dossier ricco e articolato con il coinvolgimento di oltre 150 partner

di Ruggero Altavilla

Un dossier ricco e articolato, in sinergia col territorio e proiettato nel futuro. È stata la carta vincente di Trapani, unica città siciliana a essere arrivata tra le dieci finaliste di Capitale italiana della cultura 2022. I progetti finalisti, scelti tra quelli presentati da 28 città, sono stati resi noti oggi dal ministero per i Beni e le Attività culturali, e adesso, entro il 18 gennaio 2021, la giuria proporrà al ministro Dario Franceschini la candidatura del Comune, della Città metropolitana o dell’Unione di Comuni ritenuta più idonea a essere insignita del titolo.

Uno scorcio di Trapani

Il progetto di Trapani ha convinto più di quello delle altre tre siciliane candidate: Modica, Scicli e Palma di Montechiaro. Per questo, grande soddisfazione è stata espressa subito appresa la notizia da parte del gruppo di lavoro che si è occupato del coordinamento dell’ampio partenariato e della stesura del dossier di candidatura, la cui curatrice scientifica è Ignazia Bartholini, sociologa e docente dell’Università di Palermo.

Il logo di Trapani Capitale italiana della cultura

“Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato con passione e spirito di sacrificio per costruire una progettualità che è una visione a lungo termine di sviluppo di questo territorio – dichiarato il sindaco Giacomo Tranchida – . Abbiamo coinvolto oltre 150 partner che hanno aderito all’iniziativa arricchendola di idee ed eventi a testimonianza che fare sistema e candidare Trapani quale città-territorio funziona”. Gli fa eco l’assessore comunale alla Cultura, Rosalia d’Alì: “L’essere in finale dimostra che la giuria ha apprezzato l’ampio e dettagliato dossier e il piano strategico culturale che è alla base della candidatura, una strategia che pone la Cultura al centro dello sviluppo di questa meravigliosa città. Ci abbiamo creduto sin dal primo momento e con rinnovata energia continueremo a lavorare per il raggiungimento dell’obiettivo finale”.

Tonnara di Bonagia

Parma, va ricordato, è la Capitale italiana della cultura 2020, prorogata al 2021 come disposto dal Dl Rilancio, che ha inoltre stabilito che la procedura di selezione per l’anno 2021, si intende riferita all’anno 2022. Il Dl Rilancio ha anche proclamato, in segno di solidarietà, Bergamo e Brescia Capitali italiane della Cultura per il 2023. Nelle scorse settimane, inoltre, il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, ha lanciato un’iniziativa comune finalizzata a siglare un patto in virtù del quale i dieci comuni finalisti del concorso a Capitale italiana della cultura 2022, si impegnano, insieme a quello che risulterà vincitore, ognuno per proprio conto, a promuovere, nell’ambito delle occasioni culturali del proprio territorio, un richiamo a quello dei Comuni della decina, in modo da creare un circuito di eccellenze culturali del 2022.

Palazzo Milo Pappalardo a Trapani

“In tutte le sue edizioni – ha commentato nelle scorse settimane il ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini – la Capitale della cultura ha innescato meccanismi virtuosi tra le realtà economiche e sociali dei territori. Non è un concorso di bellezza, viene premiata la città che riesce a sviluppare il progetto culturale più coinvolgente, più aperto, innovativo e trasversale”.

In vendita la villa di Nelson, gioiello a strapiombo sul mare

Tornano gli annunci per l’acquisto della Falconara a Taormina, una lussuosa dimora costruita nel 1780, circondata da un grande parco affacciato sullo Ionio

di Ruggero Altavilla

Era la “reggia” dell’ammiraglio Horatio Nelson e dei suoi eredi. Un gioiello affacciato sulla costa di Taormina, circondato da cinque ettari di parco. Della sua vendita si parla da tempo, ma adesso altri annunci sono saltati fuori tra i siti web specializzati. Per acquistare Villa La Falconara servono decine di milioni di euro: da qualche parte si parla di “trattativa riservata”, ma in altri annunci il prezzo oscilla tra i 12 e i 18 milioni di euro. È una lussuosa dimora costruita nel 1780, abbarbicata su un promontorio che guarda il mare. Raffinata e imponente, è disposta su tre livelli per un totale di mille metri quadrati.

“Al primo piano – si legge nell’annuncio – un ampio corridoio che conduce ai saloni, totalmente panoramici con vista sul meraviglioso golfo di Naxos e zona notte con ingresso indipendente. Al piano soprastante troviamo un’ulteriore zona giorno con accesso al parco, sala da tè, sala conversazione, sala da pranzo, ogni vano letto è servito da bagno in camera con vasca e armadi a muro. Il terzo piano è principalmente adibito ai servizi e alla cucina con affaccio sulla corte interna”.

Uno dei vialetti del giardino (foto da “Il giardino di Villa La Falconara a Taormina”)

Il giardino si estende lungo una parete scoscesa a strapiombo sul mare, in contrada San Leo a circa 2 chilometri dal bivio di Mazzarò, ed è in parte delimitato dalla strada che sale verso Taormina. È caratterizzato dal ripido pendio tipico della zona, che ha dato vita a terrazze degradanti sul mare. A circondarlo una cancellata artistica in ferro, con cornici di pietra lavorata ad intaglio. All’interno è un perdersi tra scale e sentieri di un tipico giardino romantico, con angoli nascosti, rovine e ipogei, un tempietto semicircolare e altre opere e arredi.

La villa, attualmente di proprietà di una famiglia catanese, ha una quarantina di stanze, dieci bagni, un garage, e nelle sue sale ha ospitato alcune conferenze stampa degli spettacoli del Teatro Antico di Taormina. Ha ispirato opere di importanti pittori dell’Ottocento e, inoltre, è stata prestata come location del film “Il Padrino parte terza”, diretto da Francis Ford Coppola. “L’archivio della famiglia Nelson, custodito a Palermo – si legge in una scheda storica contenuta nei Quaderni di botanica ambientale e applicata dell’Università di Palermo – conserva numerosi documenti relativi alla costruzione della Falconara”.

Villa La Falconara, ingresso su via Garibaldi

Un’intricata storia che ha inizio alla fine del Settecento, con il conferimento del titolo di Duca di Bronte all’ammiraglio Horace Nelson da parte di Ferdinando I di Borbone, in segno di gratitudine per l’aiuto prestato nella riconquista del trono dopo la repressione della Repubblica Partenopea. “Particolari dettagliati, spesso comprensivi dei costi – si legge ancora nei Quaderni – si hanno sulle componenti d’arredo del giardino, le colonne di ordine tuscanico in pietra di Melilli, le gradinate, la statua in gesso del tempietto, il piedistallo per la meridiana, il pozzo in pietra con arco in ferro battuto, la fontana in pietra d’Istria, le panche, i vasi in pietra di Vicenza, la ghiaia per i viali”.

Fu anche meta dei reali inglesi in visita a Taormina nel 1925, ospiti dei Nelson, come ancora oggi ricordato da una targa posta nel giardino. Dopo la morte del V Duca di Bronte, avvenuta proprio a La Falconara nel 1937, la villa fu venduta nel 1948 dai Nelson alla famiglia Marzotto, tanto da essere identificata in diversi documenti come Villa Marzotto. In tempi recenti è in cerca nuovi proprietari che possano scrivere altri capitoli nella sua lunga storia.

(Nella foto grande in alto il panorama dalla villa in una cartolina degli anni Settanta del secolo scorso)

Le passeggiate del weekend da vivere in sicurezza

Da Palermo a Monreale, tanti tour all’aperto, tra vicoli e piazze, nel rispetto del distanziamento e di tutte le misure di prevenzione anti-Covid

di Ruggero Altavilla

Ci sono le strade delle maestranze che fabbricavano le carte da gioco, oppure quelle dei migranti che a Palermo hanno ricominciato una nuova vita. Poi le mille vite della città, dai romani agli spagnoli; i segreti dei palazzi del potere e quelli di via Libertà, tra ville liberty e testimonianze del “sacco”. E ancora, i luoghi del Gattopardo e quelli dei Beati Paoli, fino a scrutare la città dall’alto dei quartieri storici di Monreale. Il weekend si avvicina e tornano le passeggiate de Le Vie dei Tesori, sempre più amate e frequentate, da vivere in piena sicurezza, all’aperto, nel rispetto del distanziamento e di tutte le misure di prevenzione anti-Covid.

I Quattro Canti

Il penultimo fine settimana a Palermo inizia dal cuore della città, sabato 31 ottobre alle 10,30, con una passeggiata guidata da Giovanna Mirabella, del Lions Club Palermo Gugliemo II, che si muoverà attorno a tre storiche piazze centrali: Quattro Canti, piazza Pretoria e piazza Bellini (qui per prenotare). Nel pomeriggio, alle 16, il giornalista Mario Pintagro farà scoprire i luoghi dei “cartari”, i produttori di carte da gioco, in una zona vicino all’antico mercato dei Lattarini (qui per prenotare). La Palermo multietnica sarà protagonista della passeggiata delle 17 a Ballarò, organizzata da Altrove Tour-Moltivolti, che farà vivere il quartiere attraverso le storie, la quotidianità, le relazioni di uno dei suoi abitanti (qui per prenotare).

Via Libertà

Tornano anche questo weekend le passeggiate letterarie di Michele Anselmi alla scoperta dei luoghi del Gattopardo, la prima sabato pomeriggio alle 17,30 sulle dimore di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (qui per prenotare) e la seconda domenica alla stessa ora, tra suggestioni garibaldine e ricordi cinematografici (qui per prenotare). Le passeggiate di sabato si concludono nel tardo pomeriggio, alle 19, con Claudia Bardi di Palermo Aperta a Tutti, che condurrà un tour nel centro storico, alla scoperta dei mille volti della città, dai romani agli spagnoli (qui per prenotare); alla stessa ora, c’è anche Igor Gelarda, con un tour in via Libertà, tra preziose sopravvivenze liberty e tracce del “sacco” di Palermo (qui per prenotare). Sold out la passeggiata sui misteri dei Beati Paoli, mentre ci sono ancora posti disponibili per l’escursione fra zubbi e orchidee su Monte Catalfano (qui per prenotare).

Alla Zisa una passeggiata per grandi e piccoli

Domenica 1 novembre si comincia alle 10, davanti ai cancelli della Zisa, con una passeggiata a cura di In Itinere da fare insieme, adulti e bambini, in compagnia di emiri, principi normanni, nobili e incappucciati, all’ombra di Al Aziz, la Zisa (qui per prenotare). Di mattina, in programma anche una passeggiata in via Del Celso, un tempo una delle strade più importanti della città, oggi dimenticata, che conserva e nasconde tanti interessanti reperti e testimonianze del suo antico splendore (qui per prenotare). Se preferite, scoprire le strade degli antichi mercanti pisani, catalani, genovesi, amalfitani, arabi e veneti, c’è il tour guidato da Christian Pancaro (qui per prenotare); mentre nel pomeriggio, alle 15, si potranno scoprire i segreti dei palazzi del potere che un tempo riempivano il centro storico (qui per prenotare). Nel tardo pomeriggio, alle 19, con Igor Gelarda si andrà alla Kalsa, il quartiere islamico per eccellenza, crocevia di traffici e mercati, logge e congregazioni, e dove nel basso Medioevo si batteva moneta con una zecca privata (qui per prenotare). Una sola passeggiata, sabato 31 ottobre, chiuderà Le Vie dei Tesori a Monreale. Torna il tour tra i quartieri storici di Ciambra e Pozzillo, tra viuzze strette, archi caratteristici e fontane storiche (qui per prenotare).

Per tutte le informazioni e prenotazioni visitare il sito www.leviedeitesori.com. È attivo, inoltre, il centro informazioni al numero 0918420000, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, compresi il sabato e la domenica.

Palermo dall’alba alla notte, le passeggiate del weekend

Dal centro storico fino a Mondello, quindici tour con Le Vie dei Tesori alla scoperta della città, ma anche escursioni nel verde di Ficuzza e Monte Catalfano

di Ruggero Altavilla

Palermo tutta da vivere, dalle prime luci dell’alba alle magiche atmofere della sera. C’è il Cassaro, che taglia in due il centro storico, i palazzi del potere, l’antico quartiere ebraico, gli itinerari medievali dei cavalieri e dei pellegrini, fino alla borgata di Mondello. E poi tanta natura, fra zubbi e orchidee a Monte Catalfano o tra lecci e sugheri alla Ficuzza. Sono alcune delle quindici passeggiate del primo weekend de Le Vie dei Tesori a Palermo, che sabato 3 e domenica 4 ottobre prende il via nel capoluogo, insieme a Catania, Ragusa, Scicli, Noto, Sciacca, con Monreale che si aggiunge dal 10 ottobre (qui il programma del Festival).

La finestra dello Steri

Tra le passeggiate in città, sabato si comincia alle 9,30, con Chiara Utro che guiderà un tour sulle eresie, ricostruendo attraverso suggestioni e antiche testimonianze, il lungo e oscuro periodo in cui anche a Palermo si dava la caccia a streghe ed eretici (qui per prenotare). Nel pomeriggio, alle 16,30, Claudia Bardi, invece, porterà i partecipanti alla scoperta del mistero dei Beati Paoli (qui per prenotare), a partire dai luoghi della finzione letteraria narrata nel romanzo di Luigi Natoli, si scoprirà l’ipotesi dell’origine di questa società segreta. Alle 17, poi, Mario Pintagro condurrà fra i luoghi del fiume Papireto, che ospitava le piante acquatiche da cui prese il nome (qui per prenotare). Si parte dal mercato delle Pulci, dove c’erano una delle cinque sorgenti e la palude del Buonriposo, che tanti problemi igienici causò a Palermo con le sue acque stagnanti. La sera, è già sold out, la passeggiata condotta da Igor Gelarda, lungo il Cassaro.

Mondello

Spostandoci fuori dal centro storico, ancora pochi posti disponibili per la passeggiata mattutina a Mondello condotta da Luciana Zarini, abitante originaria di Valdesi, per conoscere la borgata marinara attraverso gli occhi di chi la vive quotidianamente (qui per prenotare). Chi preferisce, invece, camminare in mezzo alla natura, sabato mattina potrà scegliere l’escursione condotta da Astrid Natura su Monte Catalfano, la grande montagna calcarea che sembra proteggere Bagheria (qui per prenotare).

Uno scorcio di città all’alba

Domenica si comincia prestissimo con la passeggiata a cura di Buongiorno Notte nella magica atmosfera dell’alba, seguendo un percorso particolare che consentirà di esplorare strade e vicoletti della città attraverso storie di tempi ormai lontani. Appuntamento ai Quattro Canti alle 6,30 (qui per prenotare). Alle 9,30 pochi posti ancora per il tour di Claudia Bardi all’interno del quartiere della Kalsa, alla ricerca dei mille volti di Palermo, dagli arabi all’Inquisizione (qui per prenotare). Alle 10, con Chiara Utro, un tuffo nell’antica Giudecca, il quartiere ebraico, da riscoprire nelle tracce rimaste nell’attuale tessuto urbano (qui per prenotare). Chi vorrà scoprire il Castello a Mare, con i suoi segreti e le sue atrocità di carcere, e la folle demolizione tentata dai garibaldini, potrà farlo alle 10,30 con Igor Gelarda, seguendo un percorso privo di barriere architettoniche (qui per prenotare).

Chiesa di Santa Cristina la Vetere

Tante passeggiate anche nel pomeriggio, a partire dalle 15 con il tour di In Itinere alla scoperta dei palazzi del potere nei mandamenti a monte dei Quattro Canti (qui per prenotare). Alle 16 l’associazione Itimed, vi condurrà lungo un itinerario medievale sulle orme dei cavalieri e dei pellegrini, con tanto di passaporto di viaggio (qui per prenotare); chi invece vuole scoprire i segreti di alcune strade del centro storico, da via delle Sedie Volanti a vicolo dei Risorti, alle 17 c’è una divertente passeggiata di Marcello Troisi che spiegherà antiche tradizioni, vecchi mestieri e personaggi che hanno dato i nomi ad alcune strade (qui per prenotare). La domenica dei tour in città, si conclude alle 21 con Igor Gelarda che vi parlerà dei pugnalatori di Palermo, nel corso di una passeggiata che ruota intorno a una curiosa serie di delitti che avvenne in città nella notte dell’1 ottobre 1862 (qui per prenotare).

Ficuzza

L’escursione di domenica, infine, sarà nel verde di Ficuzza, dove si nasconde un sentiero che si immerge nel sottobosco. Qui si potranno osservare le tracce della fauna locale, la flora tipica del sottobosco mediterraneo e gli scorci indimenticabili del paesaggio della Riserva. Appuntamento alle 9 davanti alla Real Casina di caccia (qui per prenotare).

Per tutte le informazioni e prenotazioni visitare il sito www.leviedeitesori.com. È attivo, inoltre, il centro informazioni del Festival al numero 0918420000, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, compresi il sabato e la domenica.

Cimeli di guerra in mostra nella Casa del Mutilato

In occasione de Le Vie dei Tesori a Caltanissetta, si arricchisce la collezione custodita nel palazzo, con tanti reperti inediti. Ricostruita anche una trincea con sacchi, filo spinato e altri accessori

di Ruggero Altavilla

Un racconto delle due guerre mondiali attraverso cimeli, armi, fotografie e documentari. Si arricchisce la mostra permanente allestita all’interno della Casa del Mutilato di Caltanissetta. In occasione del Festival Le Vie dei Tesori, che è tornato nel capoluogo nisseno e si prepara adesso al terzo e ultimo weekend, diventa più grande la mostra dell’Associazione nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, che ha la sede nissena nella Casa del Mutilato.

Ricostruzione della trincea

Sono esposti cimeli militari e altri reperti messi a disposizione dall’Unione Ufficiali in congedo, dall’Associazione carabinieri in congedo, dall’Associazione Marinai d’Italia di San Cataldo, dall’Istituto delle Guardie d’onore del Pantheon, dall’Istituto del Nastro azzurro e da altri privati. Per l’occasione, è stata ricostruita una vera e propria trincea della Grande Guerra, con sacchi, filo spinato, simulacri di armi, reticolato e altri accessori usati sul fronte, completata da una gigantografia di una postazione italiana.

Collezione di elmetti

Al primo piano, c’è una collezione di elmetti originali appartenuti a soldati di varie nazionalità e pannelli dedicati all’abbigliamento militare. Al piano terra, invece, è stato riprodotto il “viale delle Rimembranze”, dove sono esposte le targhette dei militari nisseni caduti in guerra, che un tempo erano affisse nel viale adesso scomparso. In un’altra sala, inoltre, ci sono reperti della seconda guerra, una galleria fotografica e un video che ripercorre le fasi dei bombardamenti del 1943 sulla Sicilia e su Caltanissetta. Tra le altre novità di quest’anno, infine, l’ascolto di un vinile dell’epoca, con uno dei bollettini di guerra letti dal generale Armando Diaz.

Cimeli in mostra

A far visita alla mostra, durante lo scorso weekend del Festival, tra gli altri, il prefetto Cosima Di Stani, insieme al comandante provinciale dei carabinieri, Baldassarre Daidone; al comandante provinciale della Guardia di finanza, Andrea Antonioli, e al questore Giovanni Signer. “L’obiettivo di questa mostra – spiega Alessandro Gennuso, presidente provinciale dell’Associazione nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra – è di far conoscere e studiare la storia in modo più vivo è immediato. Osservando gli oggetti da vicino, si può completare e arricchire la conoscenza di un importante periodo storico, in certi casi un po’ trascurato dagli insegnamenti scolastici. Per questo è importante che vengano alla mostra soprattutto le nuove generazioni”.

Una delle sale della mostra

La Casa del Mutilato fu costruita nell’area un tempo occupata dalla chiesa di San Giuseppe di Fuori: nacque con la partecipazione di enti pubblici e privati, tra cui il Comune (che fornì i terreni), della Provincia (che curò i lavori) e dell’associazione Mutilati. Sulle pareti esterne, ricoperte di travertino, spiccano i medaglioni in pietra con le insegne delle varie Armi. All’ingresso, una delle lapidi riporta il proclama della vittoria nella Grande Guerra firmato dal generale Diaz. Nel 1974 è stata installata un’altra lapide in ricordo di Santo Agnello, soldato del Genio Militare, mutilato e decorato della prima Guerra mondiale, fautore della realizzazione della Casa, fondatore e primo presidente della sezione nissena dell’Associazione nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra.

La Casa del Mutilato è aperta con Le Vie dei Tesori, sabato 26 e domenica 27 settembre dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, in occasione dell’ultimo weekend a Caltanissetta (qui per prenotare il coupon). Per scoprire gli altri luoghi aperti, le passeggiate e le esperienze cliccare qui. Per tutte le informazioni e prenotazioni visitare il sito www.leviedeitesori.com. È attivo, inoltre, il centro informazioni del Festival al numero 0918420000, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, compresi il sabato e la domenica.

Quel bagno arabo tornato a splendere dopo il restauro

Riapre con una performance sensoriale il sito archeologico di Mezzagnone, nel Parco archeologico di Kamarina e Cava d’Ispica

di Ruggero Altavilla

È stato prima un mausoleo poi un hammam, adesso è rinato dopo un restauro con una performance sensoriale tra teatro, musica e arti figurative. Il bagno arabo di Mezzagnone, gioiello del Parco archeologico di Kamarina e Cava d’Ispica, è uno dei siti più affascinanti della Sicilia. Appena fuori dal centro abitato di Santa Croce Camerina, nel Ragusano, l’edificio che ha suscitato l’interesse di diversi studiosi, è stato restituito ieri alla collettività con una visita guidata seguita da un percorso sensoriale al tramonto parte del progetto Cento Sicilie, promosso dall’associazione Curva Minore con l’ideazione del contrabbassista Lelio Giannetto, e sostenuto dall’assessorato regionale dei Beni Culturali.

Un momento della performance

L’antico edificio, noto anche ai viaggiatori del Gran Tour, come Jean Houël che lo ha disegnato in due delle sue tavole, è diventato teatro di una perfomance collettiva con 50 artisti tra attori, danzatrici, pittori, musicisti. Prima si è svolta la visita guidata guidata a cura del direttore del Parco archeologico, Domenico Buzzone, che ha diretto il restauro, e dell’archeologo e docente Giovanni Di Stefano.

La cupola del bagno arabo

“Un recupero con un intervento di sistemazione, scavi e valorizzazione del sito archeologico – spiega Buzzone, citato in alcuni siti web locali  – . Abbiamo svolto prima il restauro conservativo con la collegata eliminazione delle parti nere che hanno così liberato il monumento dai micro organismi che ne avevano compromesso alcune aree. Si è poi proceduto alla listatura dei conci con malta a base di calce idraulica e contemporaneamente è stato utilizzato del consolidante per la calotta sferica che era priva di intonaco e dunque più a rischio. Infine è stato applicato in fase finale dell’idrorepellente. Ma è l’aspetto storico ad affascinare. Si è pensato per anni che fosse una chiesetta ma gli studi hanno appurato che è stato utilizzato come bagno arabo”.

 

Per molto tempo, infatti, il bagno fu scambiato per un edificio di culto bizantino, datata tra il IV e il VI secolo dopo Cristo, ma a seguito di una campagna di scavi, gli studiosi hanno messo in luce una fase medievale dell’edificio di Mezzagnone da legare alla presenza di un bagno termale arabo, un ”hammam”, posteriore all’anno 852. Con l’arrivo degli arabi, l’edificio fu usato prima come tomba di famiglia poi venne riadattato a edificio termale.

Un momento della performance

“Questo edificio antico di località Mezzagnone – ha aggiunto l’archeologo Di Stefano – è un vero gioiello architettonico del VI secolo dopo Cristo, con riutilizzi fino al X-XI secolo. Il monumento conservato integralmente fino ad oggi, era famoso e conosciuto già nel ‘500 da Tommaso Fazello e poi nel ‘700 dal pittore francese Jean Houel che lo ritrae in una guache (un guazzo) e in una acquaforte, oggi conservate al Museo del Louvre a Parigi e all’Ermitage. I recenti scavi e i restauri hanno confermato che l’edificio è stato costruito e utilizzato nel VI secolo dopo Cristo come una tomba monumentale, un mausoleo, e poi come un hammam, un bagno, in età araba”.

Visite immersive e spazi hi-tech in cinque siti culturali siciliani

In arrivo otto milioni dal Mibact per progetti di innovazione tecnologica che andranno ad arricchire l’offerta di musei e parchi archeologici

di Ruggero Altavilla

Da Palermo a Gela, dalle Eolie a Favignana, fino a Siracusa. Sono cinque i progetti di innovazione tecnologica finanziati dal ministero dei Beni culturali che andranno a integrare e potenziare l’allestimento di altrettanti poli culturali siciliani. Sono stati approvati e finanziati, in questi giorni, grazie ai fondi del Pon-Cultura e Sviluppo – fanno sapere dall’assessorato regionale ai Beni culturali – i cinque progetti che riguardano il Villino Favaloro di Palermo, il Parco Archeologico di Gela, il Parco Archeologico delle Isole Eolie (che ha avuto finanziati tutti e due i progetti proposti), l’ex Stabilimento Florio di Favignana e il Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa-Eloro-Villa del Tellaro e Akrai.

Villino Favaloro

I cinque progetti si basano sulla nuova concezione di fruizione museale, che prevede la valorizzazione di esperienze sempre più interattive e immersive, rafforzando il potere comunicativo delle opere esposte, attraverso l’uso della tecnologia. Più precisamente, all’interno del Villino Favaloro, che diventerà Museo della fotografia, si prevede la musealizzazione delle opere fotografiche in bacheche, vetrine, strutture espositive per sospensione corredate da pannelli descrittivi. La ricostruzione virtuale, il touch interattivo e gli exhibit consentiranno di comprendere il funzionamento di una “lanterna magica” o di un apparecchio stereoscopico, la lettura delle stampe raffiguranti spazi urbani o architetture complesse, aprire le pagine di un album fotografico immergendosi nelle singole scene raffigurate. Il percorso espositivo verrà dotato anche di un sistema di fruizione basato sulla realtà aumentata, la ricostruzione in 3D e il rendering grafico.

Una delle sale del Museo archeologico di Gela

L’intervento al Parco archeologico di Gela, invece, prevede l’organizzazione dei siti in “sezioni” e “percorsi tematici” in cui l’applicazione tecnologica multimediale dovrà assolvere l’azione della “nuova comunicazione” con lo scopo di mettere a sistema i vari siti-reperti e le strutture che caratterizzano il Parco. Anche in questo caso, presupposto sarà la digitalizzazione del patrimonio culturale in 3D e l’utilizzazione della realtà aumentata che consentirà, attraverso opportune strumentazioni, di inserire nell’ambiente reale simulazioni di immagini.

Il museo archeologico di Lipari

Anche nel Museo “Luigi Bernabò Brea” di Lipari saranno realizzate piattaforme conoscitive e informative con uso dei sistemi integrati, nonché aree di socializzazione e condivisione “web oriented”. L’utilizzazione di applicazioni tecnologiche avanzate consentirà, inoltre, la digitalizzazione del patrimonio culturale, anche in forma tridimensionale, e l’utilizzazione della realtà aumentata anche nella simulazione di tour virtuali. Sempre alle Eolie, previsto un intervento per intercettare il target di visitatori interessato al turismo naturalistico. All’interno del Laboratorio di vulcanologia delle Eolie (Lave), nella sezione dedicata ad Alfred Rittmann, è prevista la creazione di un laboratorio multimediale in cui il visitatore verrà introdotto alla conoscenza della geomorfologia dell’Arcipelago Eoliano e alla comprensione dei molteplici aspetti degli insediamenti umani che si sono susseguiti nei secoli. L’innovazione apportata consentirà di conoscere, attraverso specifici percorsi multimediali e l’utilizzazione di strumentazione 3D e di realtà aumentata, in maniera nuova e curiosa la storia geomorfologica dell’arcipelago.

La tonnara di Favignana

Dalle Eolie a Favignana, dove si prevede l’estensione dei percorsi espositivi dell’ex Tonnara Florio, attraverso la realizzazione di nuovi spazi dedicati alla narrazione di temi connessi alla fondazione dello stabilimento e alla sua storia industriale. Verranno, inoltre, creati nuovi spazi di fruizione legati allo svolgimento di attività culturali che saranno dotati di adeguate e innovative tecnologie di comunicazione.

Il Museo “Paolo Orsi” di Siracusa

Infine, a Siracusa, la sfida è quella di attrarre i visitatori del Museo “Paolo Orsi” orientandoli anche anche verso altri percorsi di visita all’interno del Parco e dei siti collegati. Per questo si lavora a realizzare un circuito territoriale che, attraverso i supporti multimediali, miri ad un’offerta culturale integrata all’offerta naturalistica, etnoantropologica, enogastronomica, puntando sul settore del turismo esperienziale quale nuova frontiera del turismo sostenibile. L’intervento mira a dotare il Parco di uno spazio virtuale attraverso il quale fornire informazioni utili alla visita e garantire la gestione della prenotazione, l’acquisto dei biglietti ma anche la personalizzazione della visita, con tecnologie interattive sofisticate, dispositivi di realtà aumentata e applicativi innovativi.

Un’estate di spettacoli nei parchi archeologici

Da Agrigento a Tindari, da Segesta alle Cave di Cusa, fino a Siracusa, tanti gli appuntamenti nei luoghi della cultura, tra musica, teatro e danza

di Ruggero Altavilla

Le aree archeologiche siciliane si riempiono di teatro e musica, nonostante la minaccia del virus. Mentre l’estate è nel vivo, da Agrigento a Tindari, da Segesta alle Cave di Cusa, fino a Siracusa, i cartelloni di eventi danno una mano alla ripartenza dei luoghi della cultura dell’Isola, ormai quasi tutti tornati fruibili in sicurezza.

Spettacolo all’alba nella Valle dei Templi

Come nella Valle dei Templi, dove si può assistere a spettacoli e performance all’alba (ve ne abbiamo parlato qui). Al primo appuntamento alla vigilia di Ferragosto hanno partecipato 350 persone. Il pubblico è entrato nella Valle immersa nella notte, per poi imboccare il grande viale, tra spiegazioni di archeologi esperti e “isole” teatrali dei giovani attori del Teatro Pirandello, guidati da Gaetano Aronica e Giovanni Volpe. Le “albe” si replicano domenica 16 e il 23 agosto, mentre il 18, il 19 e il 30 agosto tocca a Sebastiano Lo Monaco, sotto il Tempio della Concordia, controbattere con frammenti dall’Iliade di Omero.

Spettacolo al Teatro di Segesta

Un’altra alba speciale è quella al Teatro Antico di Segesta, dove è entrata nel vivo la rassegna “Le Dionisiache” (ve ne abbiamo parlato qui), curata da Nicasio Anzelmo, insieme al Parco archeologico di Segesta e quest’anno con il coinvolgimento degli altri Comuni di cui il Parco gestisce i siti archeologici, quali Salemi, Calatafimi Segesta, Contessa Entellina, Poggioreale e Custonaci. Domenica 16 agosto, alle 5 del mattino, debutta “Elena” di e con Graziano Piazza, in scena con Viola Graziosi. Lo spettacolo va in replica serale il 17 e 19 agosto alle 19.45. Ma sono tanti altri gli spettacoli in programma fino al 30 agosto (qui il programma completo).

Le Cave di Cusa

Spettacoli anche alle Cave di Cusa a Campobello di Mazara, l’antico cantiere da dove si estraevano i rocchi di pietra per la costruzione dei templi di Selinunte. È iniziata ieri la rassegna “Sicilia parra” (ve ne abbiamo parlato qui) con uno spettacolo di Tony Sperandeo, e prosegue fino all’11 settembre con una decina di spettacoli che si concluderanno con un concerto di Daria Biancardi con Giuseppe Milici e Pietro Adragna. Il 19 agosto, invece, a Marsala si conclude la rassegna “Agorai del Mare” con lo spettacolo di danza “Clitennestra” al Baglio Tumbarello nel Parco archeologico di Lilibeo. A Patti, poi, c’è il fitto calendario del Tindari Festival, che prosegue per tutto il mese di agosto e si conclude il 21 settembre. Un programma che mescola drammaturgia classica, musica, letteratura e teatro contemporaneo. Tra gli appuntamenti centrali della rassegna torna anche quest’anno l’evento itinerante “Tyndaris Augustea”, suddiviso in tre tappe all’interno dell’area archeologica di Tindari (ve ne abbiamo parlato qui).

Il Teatro Antico di Taormina

Al Teatro antico di Taormina, poi, prende il via questa sera il “Bellini Renaissance”, la manifestazione dedicata al compositore Vincenzo Bellini. Un evento voluto dall’assessorato regionale al Turismo, guidato dall’assessore Manlio Messina, che si è intestato il progetto come volano di promozione culturale e turistica del territorio etneo e dell’intera Regione. Protagonisti della serata d’esordio sono: sul podio Fabrizio Maria Carminati, che dirige i solisti Anna Pirozzi, Fabio Sartori, Veronica Simeoni e Simone Piazzola, in un repertorio di musiche tratte dalle opere di Bellini. Al Teatro antico di Taormina prosegue fino al 20 settembre anche la rassegna Taormina Arte 2020 (qui il programma), con serate di musica, danza e teatro. Tra gli appuntamenti, il 19 agosto va in scena lo spettacolo “Al passo coi templi – Il risveglio degli Dei” di Marco Savatteri; il 22 la grande danza internazionale con Les Italiens de l’Opéra de Paris, mentre il 2 settembre tocca a “Love” con Eleonora Abbagnato.

Il Teatro Greco di Siracusa

Vanno avanti anche gli spettacoli al Teatro Greco di Siracusa, con la stagione “Per voci sole” (ve ne abbiamo parlato qui). Il 22 agosto, Isabella Ragonese sarà Crisotemi da Ghiannis Ritsos. La voce dell’attrice dialogherà con le musiche dal vivo di Teho Teardo con al violoncello Giovanna Famulari e Laura Bisceglia. La cura registica è di Fabrizio Arcuri. La rassegna si conclude il 30 agosto con la prima mondiale di Mircea Cantor, “The Sound of my Body is the Memory of my Presence”, una performance concepita per questa occasione dall’artista rumeno, Prix Duchamp 2011, che vedrà coinvolti sul palcoscenico del Teatro Greco anche gli allievi dell’Accademia del Dramma Antico in una coreografia a forte impatto simbolico per celebrare, con l’arte, il ritorno alla vita.

Tunnel sotto lo Stretto, l’alternativa al ponte

Il progetto è allo studio del governo nazionale. L’opera verrebbe realizzata in circa 5 anni, con un esborso di 1,5 miliardi di euro

di Ruggero Altavilla

Torna puntuale il sogno ricorrente di collegare la Sicilia al continente. Accanto al dibattito se realizzare o meno il ponte sullo Stretto, negli ultimi giorni è stata rispolverata anche l’idea di un tunnel sottomarino, di cui si era discusso diversi anni fa. Un progetto – secondo gli esperti – che sarebbe meno costoso del ponte e più sostenibile sotto il profilo ambientale, anche se non mancano le voci critiche. Così, adesso, la platea di tecnici e rappresentanti delle istituzioni si divide polemicamente tra sostenitori del ponte o del tunnel, insieme a chi pensa che non vada realizzata né l’una, né l’altra opera, per puntare invece sulla viabilità interna, migliorando strade e ferrovie siciliane.

Uno dei render del ponte sullo Stretto

Il tema del ponte è tornato attuale dopo le recenti dichiarazioni del premier Giuseppe Conte, che non ha escluso la possibilità di realizzare un “tunnel sottomarino” per collegare la Calabria alla Sicilia. “Ci sono miracoli di ingegneria, ne abbiamo realizzato uno a Genova – ha detto il presidente del Consiglio – e sullo Stretto dobbiamo pensare a un miracolo di ingegneria”. Parole che da molti vengono bollate come “boutade” estiva, ma che in realtà sono frutto di un progetto concreto a cui il governo sta pensando seriamente. Tant’è vero che è in corso l’analisi tecnica di una proposta progettuale ricevuta dal Ministero dei Trasporti guidato da Paola De Micheli.

Tramonto sullo Stretto

Inoltre, – si legge sull’Adnkronos – sulla scrivania del premier ci sarebbe un dossier elaborato da un gruppo di ingegneri, mentre l’intero iter progettuale viene seguito in prima persona dal viceministro alle Infrastrutture, il siciliano Giancarlo Cancelleri. “Il tunnel sottomarino è l’unica soluzione”, va ripetendo il viceministro, che sembra essersi convinto della bontà di questa soluzione. Il gruppo di lavoro, spiegano fonti governative, si è riunito all’inizio dell’anno, con qualche piccola battuta d’arresto a causa dell’emergenza Covid. Ma adesso pare si sia arrivati a un cambio di passo e l’esecutivo potrebbe riprendere in mano il dossier per dare impulso al progetto. “Quella dei tunnel sottomarini è una tecnologia utilizzata in tutto il mondo, anche in zone sismiche come il Giappone. Anche in Turchia, in zone ad alto rischio sismico, esistono tunnel di questo tipo, capaci di resistere a 7.5 gradi della scala Richter”, spiegano le stesse fonti all’Adnkronos, evidenziando come il costo dell’opera ricalchi quello dell’ipotetico ponte. Resta da sciogliere il nodo dell’impatto ambientale: Cancelleri sostiene che il progetto del tunnel subacqueo sia meno “invasivo” del ponte sullo Stretto, ma non mancano le voci critiche.

Modellino di troncone del ponte esposto alla galleria del vento del Politecnico di Milano

Il progetto del tunnel sotto lo Stretto di Messina, all’esame dei tecnici del Mit è quello presentato da presentato a metà giugno 2017 dall’ingegnere Giovanni Saccà, quando a guidare il ministero c’era Graziano Delrio, che indicò come l’ipotesi del ponte non fosse la “principale” tra quelle da considerare per l’attraversamento dello Stretto. “Noi abbiamo oggi la possibilità e gli strumenti per mettere in atto ciò che scrisse nel 1870 l’ingegnere Albero Carlo Navone – spiega Saccà all’Agi – quando ipotizzò un tunnel sottomarino da realizzarsi tra Villa San Giovanni e Ganzirri, con una visione che, 150 anni dopo, consideriamo ancora moderna”. L’ipotesi si fonda, dal punto di vista geormorfologico, sull’esistenza, nello Stretto, della Sella tra Villa San Giovanni e la Contrada Arcieri di Messina.

Lo Stretto in un’immagine satellitare

La Sella dello Stretto – afferma ancora Saccà all’Agi – “è a una profondità di 170 metri ed è larga 2 chilometri. Scendendo a 50 metri si può scavare un tunnel subalveo impiegando strutture offshore, piloni Gbs (Gravity-Based Structure) inseriti su un terreno che qui si trova solo a circa 100 metri sotto il livello del mare”. Quanto ai tempi di realizzazione e ai costi, il tunnel verrebbe realizzato in circa 5 anni, con un esborso di 1,5 miliardi di euro, a cui “bisognerà aggiungere il costo di tutte le opere accessorie che dovranno essere realizzate sia in Calabria sia in Sicilia (nuove stazioni eccetera) e ovviamente le opere compensative che per queste verranno richieste”.

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