La Sicilia incoronata tra le 20 isole più belle d’Europa

La Trinacria è stata inserita in una delle classifiche dei World’s Best Awards 2022, sondaggio annuale della prestigiosa rivista di viaggi Travel+Leisure

di Ruggero Altavilla

Nell’estate da record del turismo, con numeri tornati agli anni precedenti alla pandemia, arriva un riconoscimento lusinghiero per la Sicilia. Il prestigioso magazine di viaggi statunitense Travel+Leisure, ha inserito la Trinacria tra i World’s Best Awards, precisamente nell’elenco delle 20 isole più belle d’Europa. Nella lista che comprende ben sette isole greche, tra Milos, Paros e Corfù, la Sicilia si piazza all’undicesimo posto, con 87.04 punti, seguita da Cipro, Santorini e Maiorca (qui l’elenco completo).

Il Tempio C di Selinunte (foto Franck Manogil, Wikipedia, licenza CC BY 2.0)

“La Sicilia attende l’intrepido e preparato viaggiatore con spiagge incredibilmente incontaminate, rovine greche e favolose architetture del tardo Medioevo e del periodo del Regno delle Due Sicilie”. Questa la descrizione dell’Isola che si legge nel magazine, a cui si accompagna una foto di Noto, con la superba Cattedrale barocca e la sua scalinata.

La spiaggia di Menfi (foto Giulio Giallombardo)

The World’s Best Awards è sondaggio annuale per le eccellenze mondiali del settore turistico, organizzato per la prima volta nel 1995. A lanciarlo la rivista Travel+Leisure, che conta quasi 5 milioni di lettori nella sua versione cartacea e raggiunge gli 11 milioni di follower con i suoi profili social. Sulle sue pagine, inoltre, vengono pubblicati spesso articoli di scrittori, artisti, designer e giornalisti di fama internazionale.

Turisti nella Valle dei Templi

Ogni anno, la rivista chiede ai lettori di valutare le esperienze di viaggio in tutto il mondo: condividere le loro opinioni sulle migliori città, isole, navi da crociera, spa, compagnie aeree e altro ancora. Le isole sono state valutate in base alle loro attività e ai luoghi d’interesse, alle attrazioni naturali e alle spiagge, al cibo, alla cordialità e ad altri parametri. Per i curatori del magazine le migliori isole del mondo “promettono molto più di acque cristalline, coste spettacolari e spiagge incontaminate”.

Nella prima foto in alto la Cattedrale di Noto (foto di Robert Cheaib da Pixabay)

Riapre la riserva di Monte Cofano, scrigno di natura e storia

Chiusa per crolli da diversi anni, torna fruibile l’area protetta del Trapanese, un promontorio di grande bellezza che conserva specie caratteristiche della flora mediterranea

di Ruggero Altavilla

Il suo promontorio affacciato sul mare, dai colori cangianti a ogni ora del giorno, è uno dei più belli della Sicilia occidentale. Un massiccio dolomitico risalente al periodo giurassico ricoperto in molte parti da una vegetazione mediterranea. Dopo i lavori iniziati nell’aprile del 2021, riapre integralmente la riserva di Monte Cofano, chiusa per crolli da diversi anni. A darne notizia è l’assessore regionale dell’Agricoltura, Sviluppo Rurale e Pesca mediterranea, Toni Scilla, anticipando l’evento ufficiale di riapertura fissato per venerdì 22 luglio alle 11, all’ingresso della riserva, a Macari, nel Trapanese.

La sagoma di Monte Cofano (foto Giulio Giallombardo)

Grazie ai lavori ultimati progettati dal Comune di Custonaci, in collaborazione con il dipartimento Sviluppo rurale e territoriale, ente gestore della riserva naturale, e finanziati dall’Ufficio per il Commissario contro il dissesto idrogeologico, – fanno sapere dalla Regione – si può tornare a visitare questo lembo di territorio protetto di grande bellezza che conserva specie caratteristiche della flora mediterranea, alcune delle quali particolarmente rare.

Monte Cofano e le cave di Custonaci (foto Krisjanis Mezulis, Wikipedia, licenza CC0 1.0)

“Gli interventi di messa in sicurezza dell’importo complessivo di 1,4 milioni di euro, non invasivi e rispettosi della naturalità dei luoghi – aggiunge Scilla – assicureranno la mitigazione del rischio da dissesto idrogeologico, consentendo quindi la ripresa della fruizione dopo l’interdizione avvenuta a seguito del distacco di un grosso masso avvenuto nel 2017”.

Monte Cofano da Macari (foto Giulio Giallombardo)

Le pareti rocciose del promontorio che si staglia a oltre 650 metri di altezza, si elevano ripide e in molte parti verticali, formando un profilo inconfondibile. I sentieri della riserva resi nuovamente fruibili dopo i lavori, consentono di orientarsi con facilità per esplorare l’area protetta. Uno in particolare, in gran parte costiero, permette di effettuare il giro completo del monte in massimo due-tre ore di cammino.

Grotta Mangiapane (foto: Tato Grasso, Wikipedia, licenza CC BY-SA 3.0)

Importanti sotto il profilo geologico e paleontologico sono, poi, le grotte presenti all’interno della Riserva. Qui sono state rinvenute tracce di insediamenti del periodo preistorico di grande valore come fossili, armi, utensili di selce, graffiti, risalenti fino al Paleolitico Superiore. La più nota è quella presente in località Scurati: la grotta Mangiapane, il cui nome si riferisce all’antica famiglia che l’abitava. Un antico agglomerato rurale che dal 1983, a dicembre, si anima con uno dei presepi viventi più famosi della Sicilia. Uno dei tesori più belli della riserva è anche la cinquecentesca torre della tonnara di Cofano. Si presenta in pianta quadrata stellare a quattro punte, una forma davvero unica che non si riscontra in altri luoghi della Sicilia. Pare che le pareti concave siano state realizzate con il proposito di deviare le palle di cannone sparate dal mare.

La mappa della riserva di Monte Cofano (da riservamontecofano.com)

Riguardo ai recenti lavori nella riserva, l’assessore Scilla ha sottolineato che “un analogo intervento è in programma anche nell’area dello Zingaro, grazie al protocollo d’intesa sottoscritto tra il Comune di San Vito Lo Capo e il dipartimento regionale dello Sviluppo rurale e territoriale”.

L’antica cupola della Cattedrale di Palermo, un caso che fece storia

Uno scontro aspro tra studiosi che finì a carte bollate sull’aspetto della chiesa in epoca medievale. Al centro della contesa un antico sigillo che alludeva all’esistenza di una grande calotta emisferica sopra il monumento

di Ruggero Altavilla

Una cupola emisferica sopra la Cattedrale di Palermo, simile a quella della chiesa della Martorana, ma ben più grande. È l’ipotesi al centro di una vivace polemica tra addetti ai lavori, che ebbe il suo culmine negli anni Trenta del secolo scorso. Uno scontro aspro che finì a carte bollate tra studiosi, ricostruito da Piero Genova, medico appassionato della storia della città, in un post pubblicato nel gruppo Facebook “Palermo di una volta”, contenitore di storie e immagini d’epoca.

La Cattedrale di Palermo

Tra i più accesi sostenitori dell’esistenza di una cupola medievale che nell’11esimo secolo si elevava sopra la Cattedrale di Palermo – scrive Genova – era monsignor Enrico Perricone, canonico della stessa chiesa, e Francesco Valenti, allora soprintendente ai monumenti della Sicilia. Dall’altra parte, fermamente contrari gli studiosi Antonio Zanca e Nino Basile. Al centro della contesa un antico sigillo (“un bollo plumbeo”) che alludeva all’esistenza della cupola, su cui Perricone e Valenti avevano costruito la loro tesi, ma ritenuto “appositamente alterato” invece da Zanca e Basile.

Disegno di Francesco Valenti su L’Ora del 1932 (immagine concessa da Piero Genova)

“Il Valenti – scrive Genova nel post – era arrivato a proporre l’abbattimento dell’attuale cupola del Fuga e la costruzione, al suo posto, di una cupola simile a quella presupposta dal sigillo. Il dibattito si accese a tal punto da provocare una querela e una controquerela tra il Basile ed il Valenti”. Sulla vicenda è intervenuto in tempi relativamente recenti anche Rodo Santoro, architetto, storico e saggista, che nel suo libro “Palermo” – citato da Piero Genova – pur dando ragione a chi negava l’esistenza della cupola, sottolinea che “Valenti non sia andato troppo lontano nell’intuire il tipo di cupola che i costruttori della cattedrale dovevano aver previsto per coprire il centro del santuario. Questa – scrive Santoro – non poteva che essere una cupola a calotta emisferica, impostata su un tamburo ottagonale che si sviluppava dai quattro pennacchi ancora esistenti nella chiesa prima delle demolizioni del 1781-1801. Le prove di questa predisposizione sono rilevabili chiaramente in alcune incisioni che raffigurano l’interno della Cattedrale e che mostrano, appunto, l’esistenza dei pennacchi e del tamburo”.

La chiesa della Martorana (foto bjs, Wikipedia, licenza CC0 1.0)

Le incisioni in questione – prosegue Genova nel suo post – sono di Antonino Grano, del 1689, e di Antonino Bova, del 1760. La cupola sarebbe stata, quindi, “tipologicamente del tutto simile a quella della chiesa dell’Ammiraglio, ma ben più grande in proporzione, cioè con le dimensioni della Cattedrale”. Ciò la rendeva certamente di più difficile realizzazione tecnica: è assai probabile che soltanto in Oriente esistessero all’epoca costruttori capaci di voltare cupole di quella grandezza. Una difficoltà che potrebbe essere stata determinante, nel caso di Palermo ma anche di Monreale, ma non l’unica: “Bisogna anche pensare – prosegue Santoro – che la cupola era l’ultima cosa che si sarebbe costruita, nel corso dei lavori. E cioè quando le ingenti spese sostenute, sia da Guglielmo che da Gualtiero, avevano già essiccato i rispettivi, mitici ‘tesori’”.

Antonio Zanca, progetto di restauro della Cattedrale di Palermo (1901), prima soluzione (immagine concessa da Piero Genova)

“Si decise probabilmente di soprassedere, poi di rinunciare, – aggiunge Santoro – sostituendo le rispettive cupole con coperture a tetto, che negli anni successivi divennero definitive. È facile pensare, a questo punto, che se tali cupole fossero state realizzate l’aspetto che ne sarebbe conseguito per i due edifici sarebbe stato notevolmente diverso. Ed inoltre tali chiese, dal punto di vista strutturale e spaziale, avrebbero rappresentato molto di più di ciò che non rappresentino oggi nella storia dell’evoluzione dello spazio architettonico italiano dell’epoca”.

Antonio Zanca, progetto di restauro della Cattedrale (1901), seconda soluzione (immagine concessa da Piero Genova)

Ma nel suo post, Piero Genova aggiunge che “l’ingegner Zanca, oppositore del Valenti sull’esistenza della cupola medievale, era comunque tra i sostenitori di un drastico restauro dell’intero edificio sacro: elaborò in tal senso un progetto (1901) che prevedeva due ‘soluzioni’ alternative: un rivestimento in stile neogotico della cupola neoclassica e una cupola a calotta emisferica simile a quella, sopra citata da Santoro, di Santa Maria dell’Ammiraglio”. Ma alla fine la cupola neoclassica di Fuga, regio ingegnere alla corte dei Borbone, rimase così come è oggi, simbolo di una armoniosa fusione di stili diversi.

(Nella prima immagine in alto “Vue de la Cathédrale de Palerme”, acquerello di Eugène Emmanuel Viollet-Le-Duc del 1836. Immagine concessa da Piero Genova)

Sambuca celebra il profeta del Verismo, torna il Premio Navarro

Partecipano alla 13esima edizione della manifestazione studenti, dirigenti, docenti e protagonisti culturali del territorio. Premiati autori provenienti da diverse regioni italiane

di Ruggero Altavilla

Una giornata che coniuga letteratura, poesia e i valori antichi di un territorio prezioso. A Sambuca di Sicilia si celebra il 13esimo Premio Internazionale Navarro, ideato e coordinato da Enzo Randazzo, scrittore e presidente del Lions Club Sambuca Belice, in concomitanza con il sesto Convegno di Studi Navarriani, con la partecipazione di studenti, dirigenti, docenti e protagonisti culturali del territorio.

Un momento della giornata di studi

È tornata, dunque, sabato 2 luglio, la manifestazione culturale dedicata a Emanuele Navarro della Miraglia, scrittore considerato precursore del Verismo nato a Sambuca, rivalutato da Leonardo Sciascia, che fece ripubblicare “La nana”, il romanzo più conosciuto dell’autore sambucese. “Sulla scia del tema di quest’anno dedicato agli alter ego navarriani, ci sono stati diversi interventi nel corso della giornata che hanno sviluppato diverse ipotesi su quali dei personaggi delle novelle di Navarro siano considerabili alter ego dell’autore – spiega Gisella Mondino, curatore scientifico della manifestazione, che si è svolta nella Biblioteca Navarriana di Sambuca – . ci si è soffermato anche sulla consuetudine che aveva lo scrittore di ricorrere a pseudonimi usati da giornalista per firmare i suoi articoli su quotidiani e riviste francesi”.

Il convegno di studi navarriani

Sempre in tema di “alter ego” si è discusso del romanzo “Caleidoscopio” di Enzo Randazzo, che è tra i maggiori conoscitori dell’opera di Navarro. Un libro che ha come protagonista proprio lo scrittore sambucese, descritto attraverso atmosfere e suggestioni degli ambienti parigini e milanesi a lui cari. “Quest’anno – prosegue Gisella Mondino – è stato molto importante anche il coinvolgimento e la presenza delle scuole, che hanno avuto un ruolo di primo piano all’interno del premio. Gli studenti sambucesi sono stati i narratori dei luoghi di Navarro, a partire dalla Biblioteca Navarriana”.

Alcuni dei premiati

Nel pomeriggio la cerimonia di premiazione con una lettura coordinata da Enzo Randazzo, tratto dagli scritti di Vincenzo Navarro, Emanuele Navarro Della Miraglia e di alcuni testi premiati, con le voci narranti di Paolo Buscemi, Lilly Mulè, e con le suggestioni musicali dei ragazzi dell’Istituto comprensivo di Sambuca. “Abbiamo avuto anche un contributo importante di una studiosa premiata proveniente da Formia, – ha sottolineato Mondino – che ha colto l’occasione per confrontare l’opera di Navarro con quella di Carlo Del Balzo, poliedrico protagonista del naturalismo italiano. Un segnale importante di come questa manifestazione si arricchisca sempre più di testimonianze provenienti da tutta Italia”.

A Termini Imerese con Le Vie dei Tesori riapre il Grand Hotel delle Terme

Nella prossima edizione del Festival, a settembre, un’occasione unica per visitare lo storico edificio chiuso dal 2015, punto di riferimento per la nobiltà e l’alta borghesia del Novecento e quartier generale della Targa Florio

di Ruggero Altavilla

Una prima chicca assoluta sulla prossima edizione delle Vie dei Tesori che a settembre tornerà, fra le altre città, anche a Termini Imerese. Riaprirà le porte ai visitatori il mitico e straordinario Grand Hotel delle Terme, chiuso dal 2015. Un’occasione più unica che rara, al momento, per entrare nello storico edificio che fin dalla sua nascita (voluta a fine dell’800 dagli amministratori di Termini Imerese) doveva meravigliare chiunque e per il quale non si doveva badar a spese.

Il Grand Hotel delle Terme

La progettazione dell’imponente strutta alberghiera fu affidata a Giuseppe Damiani Almejda, che aveva da poco completato il Politeama di Palermo. L’architetto realizzò un edifico, in stile neoclassico, destinato a diventare tra i più frequentati della nobiltà e dell’alta borghesia siciliana e non solo. Gli anni d’oro del Gran Hotel delle Terme sono senza alcun dubbio quelli compresi tra il 1910 e il 1960 quando la struttura venne utilizzato come “quartier generale” della corsa più antica del mondo: la Targa Florio.

Interno dell’albergo

In quegli anni, nei giorni della competizione non doveva essere difficile notare la nobiltà siciliana e nazionale, passeggiare per le vie della città delle Terme, facendo sfoggio di gioielli e abiti tra i più costosi e di tendenza di quel tempo. In quegli anni numerosi furono i grandi piloti dell’automobilismo mondiale che soggiornarono nelle lussuose camere dell’albergo, tra questi ricordiamo il grande Enzo Ferrari, abituale ospite della struttura in occasione della competizione automobilistica più antica del mondo.

Il progetto dell’Albergo delle Terme (archivio Giuseppe Damiani Almeyda)

Non solo bella vita, tuttavia, nelle terme imeresi, visto che in queste terre, sin dalla notte dei tempi, sgorgano costantemente, delle preziose acque vulcaniche alla temperatura di 43 gradi centigradi con la proprietà di essere antinfiammatorie e analgesiche, caratteristiche queste che non si riscontrano facilmente in altre sorgenti termali, tanto da renderle le più famose terme in epoca romana. Notissime in Grecia, come a Cartagine tanto da far affermare a Diodoro Siculo che Athena, con l’aiuto delle ninfe, fece “scaturire dei bagni caldi in queste terre” affinché il mitico Ercole si rinvigorisse dalle fatiche sostenute.

E a settembre queste meraviglie potranno essere nuovamente visitate grazie alla collaborazione fra il Comune di Termini Imerese e la Fondazione Le Vie dei Tesori. Un suggerimento per tutti: prevedete a settembre una passeggiata nella città imerese per conoscere il Grand Hotel, ne vale la pena.

Un solstizio di pace alla Piramide della Fiumara d’Arte

Nelle prossime domeniche di giugno si celebra il Rito della Luce all’ombra dell’opera di Mauro Staccioli. Messaggi contro la guerra in Ucraina diventeranno un’installazione multimediale

di Ruggero Altavilla

Una piramide contro la guerra. L’opera che domina su un’altura di Motta D’Affermo, sui Nebrodi, tra le più note della Fiumara d’Arte, si prepara ai giorni del solstizio d’estate, diventando messaggera di pace. Quest’anno il Rito della Luce, ideato e voluto dal mecenate Antonio Presti, restituirà silenzio e riflessione, consegnando messaggi per il popolo ucraino.

La Piramide al tramonto

Nelle prossime tre domeniche di giugno, la Piramide 38º Parallelo realizzata da Mauro Staccioli, sarà aperta al pubblico e visitabile liberamente, dalle 16 al tramonto. Il 12, 19 e 26 giugno non ci saranno artisti e performer come avvenuto negli scorsi anni, ma la Fondazione Antonio Presti, chiede a tutti i visitatori di lasciare e lanciare un messaggio forte – attraverso un video o uno scritto – per comporre insieme un vero e proprio “Diario della Pace”, da “veicolare attraverso il mondo digitale”.

Una passata edizione del Rito della Luce

Tutti i partecipanti all’edizione 2022 del Rito della Luce – da un’opera artistica appositamente realizzata ai piedi della Piramide – potranno postare in diretta messaggi di pace e bellezza su Facebook, Instagram, YouTube, Tik Tok e Linkedin. La Fondazione Antonio Presti Fiumara D’Arte selezionerà poi i messaggi più intensi per realizzare un’installazione multimediale da esporre all’interno del Museo Albergo Atelier sul Mare di Castel di Tusa.

“Il Nido” di Paolo Icaro, camera d’arte dell’Atelier sul Mare

Sarà dunque un “Solstizio della Pace”, diverso dal passato, “ricalibrato” a seguito di un forte trauma collettivo come il Covid e di una ferita aperta come la guerra in Ucraina. “L’armonia universale è il soffio che avvolge tutti noi e che alimenta i nostri pensieri – afferma Antonio Presti – il futuro non può essere inteso solo come paura, ma come possibilità, prospettiva e nuovo modo di vedere il mondo attraverso la lente caleidoscopica dell’arte e della bellezza. Il percorso del Rito della Luce, quest’anno farà sventolare la bandiera della Pace ai piedi dell’infinito e parlerà al cuore della Russia per varcare quel confine di terrore e disumanità che ha intrappolato il mondo intero”. L’opera monumentale, costruita proprio sul 38° parallelo, come un contrappeso universale rispetto alla Corea, luogo di conflitti e divisione – prosegue il mecenate – “oggi diventa faro di luce per un’altra emergenza mondiale, che è conflittualità rispetto alla banalità del male”.

“Cavallo eretico” di Antonio Bonanno Conti

Il programma delle tre domeniche prevede alle 12 all’Atelier sul Mare il tour delle camere d’arte, dell’installazione “Bosco Incantato”, opera di Umberto Leone e Ute Pyka e della scultura “Il cavallo Eretico” di Antonello Bonanno Conte. Dalle 16 al tramonto ci si sposterà alla Piramide per condividere i messaggi di pace.

Per informazioni telefonare al 0921334295

L’abate Vella e la sua “impostura”: una lettera del 1811 riapre il caso

Dagli archivi dell’Istituto di Storia Patria di Palermo, spunta un documento in cui il monaco maltese ammette il celebre falso. Lo storico Salvatore Savoia racconta e mostra una copia del “Consiglio d’Egitto”

di Ruggero Altavilla

L’impostura sull’impostura. Una storia siciliana affascinante, arricchita da innumerevoli aneddoti, in cui il protagonista è un monaco passato alla storia come uno dei più celebri falsari. Un caso che ha fatto epoca, e che rivive al Museo del Risorgimento di Palermo, sabato 28 maggio alle 18 (qui per prenotare), tra le esperienze del Genio di Palermo, il festival organizzato congiuntamente dalla Fondazione Le Vie dei Tesori e dall’Università di Palermo. A raccontare la celebre “impostura” dell’abate Giuseppe Vella sarà lo storico Salvatore Savoia, appassionato collezionista e delizioso narratore, che mostrerà anche un documento speciale legato a questa vicenda, custodito negli archivi della biblioteca di Storia Patria a Palermo.

L’abate Vella in un dipinto

Siamo alla fine del ‘700 e la “minsogna saracina” (secondo il Meli) o “arabica impostura” (nelle righe di Scinà) stava nascendo: l’abate Vella creò il suo straordinario falso sulle presunte fonti primarie del dominio islamico in Sicilia, un intero codice in (fittizi) caratteri mauro-siculi. Dopo diversi anni, l’abate venne smascherato e condannato, ma della famosa “impostura” parlò tutta l’Europa. Nel corso dell’esperienza lo storico Savoia ripercorrerà tutta la vicenda, mostrando ai partecipanti una lettera del 1811 che l’abate Vella (morto nel 1815) indirizza ad un ignoto interlocutore a Vienna e in cui di fatto conferma l’impostura. Della missiva parla già Pietro Varvaro nel 1905, sembrerebbe autentica, ma da allora è rimasta negli archivi, mai mostrata e custodita con una delle rarissime copie esistenti del “grande falso”, il Consiglio d’Egitto.

La lettera dell’abate Vella

La vicenda del falso creato dall’abate maltese ebbe grande risonanza in tutta Europa, e fece nascere una diatriba erudita che si connotò per importanti implicazioni politiche. Come osserva Giuseppe Giarrizzo, la sua opera falsificatrice, con le sue ricadute politiche, rimane “un documento capitale delle idee correnti allora nella cultura siciliana sulla storia dell’isola, sulla genesi del suo diritto pubblico, sul significato storico politico di istituti ed uffici; e come tale merita di essere letta e studiata”.

Il Museo del Risorgimento

La vicenda di Vella, infine, ha ispirato poeti come Giovanni Meli, romanzieri come Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri, e perfino registi cinematografici. Ebbe comunque una ricaduta positiva, riuscendo a stimolare in Sicilia gli studi di orientalistica, fino ad allora del tutto negletti nell’isola, poi elevati al massimo livello scientifico dal palermitano Michele Amari. Una volta scoperta l’impostura, Vella fu arrestato e condannato, il 29 agosto 1796, a 15 anni di prigione da scontare nel Castello a Mare di Palermo. La pena inflitta fu poi commutata in arresti domiciliari, che l’abat trascorse nel casino da lui acquistato a Mezzomorreale, dove rimase fino alla morte.

Il programma del festival Il Genio di Palermo, le schede e gli approfondimenti sono sul sito www.leviedeitesori.com con tutte le info necessarie per partecipare a visite, passeggiate, esperienze.

Torna il Genio di Palermo, ecco le passeggiate del secondo weekend

Un viaggio attraverso la storia della città per i tre itinerari in programma sabato 28 maggio: dal Liberty ai tesori del Cassaro, fino alle antiche maestranze che producevano carte da gioco

di Redazione

Si scopriranno le bellezze della Palermo liberty o, con la guida di architetti esperti, le vicende storiche e urbanistiche degli edifici attorno al Cassaro, e ancora i luoghi delle maestranze dei cartari, molto numerose nel Settecento. Le stratificazioni storiche della città saranno al centro delle tre passeggiate del Genio di Palermo, in programma sabato 28 maggio (qui il programma completo).

Portone liberty

Alle 10, con partenza da piazza Castelnuovo, accanto al Palchetto della Musica, il docente e scrittore Emanuele Drago condurrà un tour tra i gioielli del Liberty, di cui protagonista indiscusso Ernesto Basile (qui per prenotare). In giro per la città si ammireranno i segni di uno stile che fu espressione di una nuova temperie sia economica sia culturale, contraddistinta dalle grandi famiglie borghesi di fine Ottocento e inizio Novecento, che vollero dimostrare la propria prosperità, costruendo palazzi, ville e villini in diverse zone della città.

I Quattro Canti

Saranno i docenti del Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo, Giuseppe Abbate e Maria Sofia Di Fede a condurre, sempre sabato alle 10, la passeggiata tra gli spazi pubblici e monumenti lungo la via Marmorea, uno degli antichi nomi del Cassaro (appuntamento a Porta Nuova, sul fronte verso piazza Indipendenza, qui per prenotare). Un itinerario attraverso i luoghi istituzionali più significativi per la storia di Palermo, dall’antichità all’età moderna, che ben possono rappresentare la narrazione dell’identità storica della città. Ciò diventa occasione per raccontare le più importanti vicende storico-urbanistiche che hanno interessato gli spazi pubblici e gli edifici specialistici civili e religiosi gravitanti attorno l’antico Cassaro. L’itinerario avrà inizio da Porta Nuova con brevi soste a piazza della Vittoria (Villa Bonanno), piano della Cattedrale, piazza Sett’Angeli, piazza Villena (Quattro Canti), piazza Pretoria, piazza Caracciolo (Vucciria) per concludersi a piazzetta Garraffo con l’edicola marmorea del Genio di Palermo.

Antiche carte da gioco

La terza passeggiata sarà condotta dal giornalista Mario Pintagro, che racconterà la storia dei cartari, ossia le maestranze che producevano le carte da gioco (appuntamento alle 11 in piazza San Domenico, qui per prenotare). Le botteghe si attestano in una zona vicino all’antico mercato alimentare dei Lattarini, nel piano che da allora sarà chiamato dei “cartari”, come racconta già nel ‘300 il notaio Bartolomeo de Citella, che scrive di una “ruga dei cartari”. La maestranza cresce di importanza e nel ‘700 è talmente numerosa che sfila armata con gli addetti di altre maestranze, dietro i senatori, nei cortei pubblici più importanti. I cartari rimangono in zona fino alla fine dell’800, poi migrano in altre zone della città.

Per tutte le altre informazioni sul Festival Genio di Palermo, telefonare allo 091 7745575, dalle 10 alle 18, o visitare il sito www.leviedeitesori.com.

La porta sul mare di Cefalù diventerà ancora più bella

Restauro in vista per uno dei luoghi più fotografati della cittadina normanna. Affidati i lavori che prevedono il restauro degli intonaci, nuova illuminazione, e la sistemazione del camminamento sulla spiaggia

di Ruggero Altavilla

È un luogo da cartolina, tra i più fotografati del borgo di Cefalù. Un arco che incornicia in un sol colpo, spiaggia, porticciolo, mare e i monti all’orizzonte. Viene attraversato da migliaia di turisti che restano incantati dalla sua bellezza. Adesso Porta Pescara, che offre uno dei più affascinanti scorci sul mare del borgo normanno, è pronta a vestirsi di nuovo. Sono infatti stati affidati alla ditta Scancarello i lavori che prevedono il restauro degli intonaci interni ed esterni, una nuova illuminazione, la sistemazione del camminamento sulla spiaggia con basole acciottolate e l’eliminazione della rampa di alaggio.

Cefalù, le case del centro storico affacciate sul mare

Le opere, per circa 65.000 euro, – fanno sapere dall’amministrazione comunale – sono state finanziate con fondi comunali e i lavori saranno eseguiti sotto la supervisione della Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo. “Uno dei simboli turistici di Cefalù – afferma il sindaco Rosario Lapunzina – diventerà più bello grazie ai lavori di riqualificazione”.

Cefalù e la sua rocca

Porta Pescara è l’unica rimasta delle quattro che si aprivano lungo le mura della città medievale. Nota anche come Porta del Vicerè e Porta sul Mare, ha preso il nome da Francesco Ferdinando d’Avalos, marchese di Pescara, che durante il suo mandato come vicerè di Sicilia, nel 1570 la ristrutturò. Ma le sue origini sono molto più antiche. Venne costruita durante la reggenza dei Ventimiglia, che governavano la città tra il 1200 e il 1300, e riporta ancora al suo interno resti di colonnine risalenti alla stessa epoca.

(Prima foto in alto: trolvag, wikimedia commons, licenza CC BY-SA 3.0)

Arte, musica e mostre per celebrare la Terra

Tanti appuntamenti a Palermo, come nel resto del mondo, per l’Earth Day 2022, la giornata internazionale dedicata alla tutela del Pianeta

di Ruggero Altavilla

Una festa per celebrare il pianeta e promuoverne la salvaguardia. Mentre gli effetti dei cambiamenti climatici sono sempre più tangibili e la plastica dispersa ovunque è un danno ormai irreversibile, la Giornata della Terra in questo 2022 ha un valore ancora più profondo. Dal 1962 in tutto il mondo il 22 aprile si celebra l’Earth Day, la ricorrenza ispirata dalla pubblicazione, nel 1962, del libro manifesto ambientalista “Primavera silenziosa”, della biologa statunitense Rachel Carson, e poi istituita nel 1970, dopo la proposta, in una conferenza dell’Unesco, dell’attivista per la pace John McConnell.

L’Orto botanico di Palermo

Anche a Palermo, come in tutta la Sicilia, sono tanti gli appuntamenti per celebrare il Pianeta, tornati in presenza dopo la pandemia e molti dei quali lungo tutto il weekend. Come all’Orto Botanico, dove si svolge un festival di tre giorni interamente dedicato alla Terra. Un’iniziativa promossa da Fuori Orario Production, in collaborazione con il Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Palermo, tra proiezioni, musica, incontri, laboratori e visite guidate (qui il programma).

Marevivo nella spiaggia di Romagnolo

Marevivo Sicilia festeggia sulla spiaggia di Romagnolo, dove centinaia di studenti di quattro istituti scolastici superiori, con i loro insegnanti, sono impegnati a ripulire il litorale. Momento clou della giornata, la liberazione di un esemplare di tartaruga marina della specie Caretta caretta, riabilitata presso il CReTaM e Centro Regionale Recupero Tartarughe Marine dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia. L’evento è inserito anche nel quadro di iniziative che Marevivo, entrata a far parte della Green Community, porta avanti a sostegno del Piano di Rigenerazione della Scuola emanato dal Ministero dell’Istruzione.

Il murale di Nouch

Ma anche l’arte dà una mano al Pianeta. Poi oggi si inaugura il monumentale murale mangia smog della street artist olandese Nouch, in residenza a Palermo, realizzato su un muro della facoltà di Ingegneria. Un progetto reso possibile grazie al sostegno dell’Università degli Studi di Palermo e dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, a cura dell’associazione di Promozione Sociale Female Cut. L’opera in bianco e nero raffigura un “Airhead”, una bizzarra testa a mongolfiera con soggetti teneri e spaventosi distintivi dell’arte di Nouch, e simboleggia sia la leggerezza giocosa, che un invito ad “usare la testa” per un atteggiamento più consapevole verso integrazione, rispetto e sostenibilità. A questo grande intervento se ne affianca un altro più piccolo e intimo che Nouch, ha voluto donare a Moltivolti, azienda sociale di Ballarò, ispirandosi alla pratica di “orphandrawing” che l’ha resa celebre in Olanda.

Floriana Franchina

In collaborazione con Legambiente Sicilia, c’è il flash-mob “La voce della Terra”, che la pianista Floriana Franchina ha organizzato davanti al Politeama Garibaldi. Il pianoforte suonato dall’artista sarà alimentato dall’energia elettrica fornita dalla pedalata di una bicicletta, e vedrà la collaborazione di diversi volontari pronti a sostituirsi e creare una catena di sostenibilità. Sempre a Palermo, prosegue il percorso avviato dall’associazione “Faro Convention Citizens of Europe” per fare coniugare arte e ambiente. Dall’Archivio storico comunale, dove si è inaugurata una mostra d’arte e grafica del gruppo degli artisti dell’associazione, la collettiva di 26 artisti si sposta adesso a Villa Trabia dove resterà aperta fino al 2 maggio.

Un’opera di Rafael Y. Herman

Ispirata all’inquinamento luminoso è, invece, la mostra “Esse” di Rafael Yossef Herman inaugurata simbolicamente alla mezzanotte del 22 aprile a Palazzo Sant’Elia. Ispirata alla Sicilia e curata personalmente dall’artista nel piano nobile del palazzo, sarà un evento in evoluzione, radicalmente diverso dal vernissage al finissage. Con una “call per idee” lanciata dall’artista e da Fondazione Sant’Elia, la mostra si arricchirà di nuove opere realizzate in luoghi incontaminati dalla luce, suggeriti dal pubblico.

Cefalù

Fuori città, infine, in programma l’ottava edizione di Earth Day Cefalù. Una kermesse di eventi naturalistici, artistici e culturali di quattro giorni all’insegna della salvaguardia dell’ambiente e della promozione turistica ecosostenibile.

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