Tornerà a risplendere la Chiesa Madre di Ciminna, set del “Gattopardo”

Finanziato il restauro degli stucchi tardo manieristi della bottega del Li Volsi. All’interno furono girate delle scene del capolavoro di Luchino Visconti

di Redazione

Della sua bellezza s’innamorò Luchino Visconti. Gli scranni del seicentesco coro ligneo furono immortalati nell’indimenticabile scena del Te Deum, nel suo capolavoro “Il Gattopardo”. È la Chiesa Madre di Ciminna, borgo scelto dal regista per girare alcune scene del film ambientate a Donnafugata. Adesso la chiesa di Santa Maria Maddalena si prepara a rinascere grazie a un intervento di messa in sicurezza e restauro che riguarda la tribuna, indiscusso capolavoro di decorazione in stucco in stile tardo manierista riferibile alla bottega del Li Volsi.

La Chiesa Madre di Ciminna

I lavori – fanno sapere dalla Regione – ammontano a circa 70mila euro e sono stati finanziati dall’assessorato regionale ai Beni Culturali. La necessità di un intervento di salvaguardia è stato accertato dalla Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo che, oltre al rischio per l’incolumità pubblica determinato dal distacco di parti, anche di grosse dimensioni, ha evidenziato – si legge in una nota “l’attività distruttiva dell’umidità e la difficoltà di raggiungere le parti ammalorate riconoscendo l’inderogabilità di effettuare opere a salvaguardia del complesso scultoreo”.

La Chiesa Madre in una scene de “Il Gattopardo”

Con la realizzazione della tribuna, i Li Volsi, famiglia di stuccatori di Tusa, si mostrano come prosecutori dell’eredità dei Ferraro da Giuliana e anticipano la feconda stagione del Barocco che esploderà attraverso la più nota attività attribuita ai Serpotta. Lo stesso Gioacchino Di Marzo aveva individuato nell’impianto scenografico livolsiano, il tema della Chiesa militante e della Chiesa trionfante, con un chiaro riferimento al modello della Tribuna marmorea della Cattedrale di Palermo, realizzata dalla bottega del Gagini nei primi del Cinquecento.

Rina Morelli e Burt Lancaster sugli scranni della chiesa, in una scena del film

Oggetto d’intervento – aggiungono dalla Regione – saranno le situazioni in cui frammenti o parti più consistenti di manufatto risultino pericolanti o addirittura già cadute. La ricognizione puntuale delle zone sulle quali s’interverrà consentirà, peraltro, di effettuare un’analisi più dettagliata dell’impianto decorativo, che potrà fornire maggiore conoscenza sui dettagli e sulle tecniche lavorative adottate che preludono alle peripezie serpottiane, espresse attraverso gli “angeli, putti, lavori et frixi” su cui si sofferma l’atto notarile di commissione dell’opera.

Il coro ligneo in una scena de “Il Gattopardo”

Il cantiere, che sarà seguito dalla Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo cui compete anche l’affidamento dei lavori, non intaccherà l’attività ordinaria della chiesa dove, grazie a un complesso sistema di ponteggi, le funzioni continueranno a svolgersi con regolarità e in sicurezza. “Ho avuto modo di verificare personalmente la bellezza e le precarie condizioni dell’abside della Chiesa Madre di Ciminna in occasione di una visita istituzionale – sottolinea l’assessore ai Beni culturali, Alberto Samonà – . L’intervento, che è stato approvato, consentirà di recuperare un manufatto artistico di grande valore e di restituire alla comunità di Ciminna l’orgoglio del proprio patrimonio”.

Musica e riti della terra: risuonano i canti delle contadine siciliane

Tre artiste coinvolte in un progetto al femminile che si ispira alle canzoni tradizionali del mondo rurale siciliano. A Naso, piccolo borgo dei Nebrodi, residenza con un concerto finale

di Redazione

Canti d’amore, satirici, dissonanti, arcaici, figli di tradizioni antiche. Un universo sonoro poco esplorato, che attinge a piene mani dal mondo contadino e del lavoro. Un progetto musicale che coinvolge tre donne, tre cantanti, con percorsi diversi, ma unite dalla stessa passione per la ricerca di vocalità perdute. Così, da una residenza artistica di cinque giorni, che si è svolta al Teatro Alfieri di Naso, piccolo borgo dei Nebrodi, è nato “A voci longa, voci di donne e polivocalità contadina in Sicilia”, una ricerca musicale portata avanti da Maura Guerrera, insieme a Oriana Civile e Catherine Catella. Il risultato della residenza artistica sarà condiviso col pubblico venerdì 9 luglio alle 19 al Teatro Alfieri.

Maura Guerrera

Le tre artiste si sono immerse nell’articolato repertorio di canti a più parti, legati all’ambiente contadino e al mondo del lavoro, che convivono, nel panorama della musica tradizionale siciliana, accanto alle tante forme di polifonia vocale sacra. Sono voci ruvide, suadenti, dissonanti, incantatrici. Canti eterogenei che spaziano dai temi d’amore, a quelli satirici o “di sdegno”, eseguiti a più voci secondo schemi melodici arcaici e con differenti gradi di complessità: dall’armonizzazione di cadenze semi-improvvisate fino a contrappunti a due o tre voci. Un aspetto originale riguarda, poi, la partecipazione femminile all’esecuzione di questi repertori, soprattutto in alcune province della Sicilia orientale: nel Messinese, nel Catanese e nel Siracusano.

Oriana Civile

La residenza artistica è stata prodotta da La Cité de la Musique de Marseille e il Pôle des Musiques du Monde, insieme all’assessorato alla Cultura del Comune di Naso. L’Institut Français Palermo sostiene il progetto in qualità di ente coordinatore in Italia. Un video dedicato alla residenza sarà finanziato dal Comune di Naso, mentre il 30 aprile 2022 la Cité de la Musique de Marseille produrrà un concerto nell’auditorium, preceduto da tre giorni di prove: martedì 26, mercoledì 27 e giovedì 28 aprile. Nell’arco dell’anno prossimo, inoltre, il trio si esibirà in un tour tra luoghi e teatri siciliani.

Catherine Catella

Il progetto nasce dall’unione di tre sensibilità artistiche complementari tra loro. La messinese Maura Guerrera si dedica da tempo allo studio, alla valorizzazione ed alla trasmissione dei canti contadini della tradizione orale siciliana. L’artista raccoglie e trasforma le suggestioni del ricco patrimonio rituale-simbolico di tradizione orale, per sviluppare una poetica personale, anche grazie alla collaborazione con musicisti di aree differenti. Oriana Civile, cantante, interprete e cantautrice, è un’importante rappresentante del folk revival della tradizione orale siciliana. La sua voce eclettica e versatile le permette di esplorare molti generi musicali, di far rivivere la musica popolare siciliana così come di esplorare altre musiche del mondo. Infine, l’eclettica Catherine Catella, che è anche regista, sceneggiatrice e montatrice, ha realizzato un disco di canti tradizionali italiani e con la sua voce spazia tra registi diversi, dal jazz alla musica popolare.

A Isnello gli “Stati generali” del turismo sulle Madonie

Tutto pronto per la prima edizione di “MeT”, due weekend a luglio con sindaci e addetti ai lavori, con l’obiettivo di trovare nuove strategie per la valorizzazione del territorio

di Redazione

Una fiera del turismo sulle Madonie, pensando al rilancio del territorio dopo la pandemia, per un futuro più sostenibile. Manca poco a “MeT – Madonie & Turismo”, l’evento dedicato alle nuove prospettive ed opportunità offerte dal mercato turistico al vasto e vario territorio madonita. Due weekend a Isnello, il 10 e 11, il 17 e 18 luglio, per quattro giorni di confronti, dibattiti, approfondimenti, sessioni aperte ai cittadini, alle comunità, agli addetti ai lavori, con l’obiettivo di sondare le opportunità che il paesaggio delle Madonie, coi suoi borghi, le sue storie, la sua natura, le sue esperienze e professionalità può offrire tutto l’anno, in ogni stagione.

Isnello, chiesa di Santa Maria Maggiore (foto Davide Mauro, Wikipedia)

Una piccola expo del turismo, da un’idea del team dell’Aps See Isnello, col patrocinio e la collaborazione del Comune, dell’Ente Parco delle Madonie, della Fondazione Gal Hassin – Centro Internazionale per le Scienze Astronomiche, della Pro Loco Isnello, della Delegazione Fai Palermo, dell’associazione Borghi dei Tesori, nata in seno alle Vie dei Tesori, e di Interlude hotels & resorts.

Il Parco Gal Hassin (foto Vincenzo Sapienza)

Si susseguiranno interventi e testimonianze di chi ha voluto vincere la sfida di restare e di investire sul territorio madonita, ma ci sarà spazio anche a degustazioni di eccellenze tipiche, con la collaborazione di produttori ed esercenti locali. Durante i quattro giorni (qui il programma completo) sindaci, esperti e operatori turistici si confronteranno sulle strategie per valorizzare il patrimonio storico e paesaggistico delle Madonie, ma si parlerà anche di economie del turismo per i parchi naturali, turismo esperienziale, storytelling e marketing culturale, turismo nei borghi montani e vantaggi della cooperazione. Altri incontri saranno dedicati ai bandi per lo sviluppo delle imprese di settore, microcredito, social media e sistemi elettronici di prenotazione.

Monte Mufara sulle Madonie

“Una prima edizione tutta da vivere – fanno sapere gli organizzatori – . Un ritorno alla voglia di normalità per iniziare a scrivere un futuro migliore e più sostenibile. Isnello, incastonata nel cuore del Parco delle Madonie, perfettamente equidistante dal blu del Tirreno e dal nitido cielo stellato in quota, si presta come cornice perfetta per una manifestazione culturale unica nel suo genere”.

Le sessioni di lavoro saranno trasmesse in diretta sui canali social e Youtube di See Isnello.

Mondello diventa pedonale: stop alle auto sul lungomare

Al via la prima fase di pedonalizzazione della borgata marinara di Palermo, da via Teti a via Glauco. Dal 20 luglio il tratto si estenderà fino a piazza Valdesi

di Ruggero Altavilla

Annunciata in più occasioni e attesa da tempo, arriva la pedonalizzazione del lungomare di Mondello. Il provvedimento che rivoluziona la viabilità della borgata marinara di Palermo, ha preso il via ieri, in coincidenza dell’inizio della stagione balneare. In questa prima fase lo stop alle auto ricade nel tratto di via Regina Elena, tra via Teti e via Glauco, mentre dal 20 luglio la pedonalizzazione sarà estesa all’intero lungomare, da via Teti fino a piazza Valdesi.

Aree pedonali e Ztl previste a Mondello

Quattro sono i parcheggi collegati con l’isola pedonale: Galatea, Mongibello, Tolomea, Palinuro e viale Aiace, da dove partono ogni 10 minuti le navette gratuite dell’Amat. La piazza di Mondello sarà Ztl ogni giorno dalle 18 a mezzanotte e sarà accessibile soltanto ai mezzi dei residenti, ospiti di alberghi, clienti di ristoranti e per ragioni legate al carico e scarico merci.

Un tratto di via Regina Elena

Nuove fioriere e panchine arredano la passeggiata, su cui sono divisiti residenti e commercianti. Se c’è chi ha accolto positivamente il provvedimento, credendo che renderà più vivibile il lungomare; c’è chi teme, al contrario, maggiore caos. Presenti ieri fin dalle prime ore del mattino, a coordinare e seguire gli interventi, il vicesindaco, Fabio Giambrone, l’assessore al Verde, Sergio Marino ed il comandante della polizia municipale, Vincenzo Messina. Personal della polizia municipale, dell’Area del Verde, di Amat, Coime e Rap sono intervenuti per rendere operativa l’ordinanza e posizionare i primi elementi di arredo del verde nella zona antistante lo stabilimento.

L’antico stabilimento balneare di Mondello

Oggi pomeriggio – fanno sapere dall’amministrazione comunale – il vicesindaco e l’assessore incontreranno, all’interno dello stabilimento balneare, i vertici della Società ItaloBelga per studiare interventi mirati alla collocazione di elementi di arredo della passeggiata fino alla piazza di Mondello.  “Il cambiamento culturale della città – sottolinea il sindaco, Leoluca Orlando – passa dal fatto che la pedonalizzazione di Mondello è stata costruita in sinergia con i residenti e con gli operatori economici che hanno aiutato l’amministrazione comunale a raggiungere questo obiettivo. Adesso sarà importante testare questi primi giorni per poi estendere la pedonalizzazione fino alla rotonda di Valdesi, sicuri che il provvedimento sarà apprezzato dalla città”.

Mondello

“Finalmente – dichiarano Giambrone e Marino – si parte con una operazione di grande rilievo, attesa da tempo e che renderà Mondello certamente più vivibile ed apprezzata. Un altro passo avanti verso un cambiamento culturale della vita cittadina, nel segno della sostenibilità che ci auguriamo possa diventare patrimonio comune della cittadinanza e quindi valorizzato,difeso e migliorato”. Secondo l’assessore alla Mobilità, Giusto Catania, la pedonalizzazione del lungomare di Mondello “è una scelta strategica in continuità con i processi di vivibilità che hanno contribuito a rendere più ecologica la città negli ultimi anni. L’investimento sulla mobilità sostenibile è irreversibile e il fatto che tra qualche anno Mondello sarà raggiungibile con il tram rappresenta la vera svolta per la borgata marinara”.

Un libro racconta il culto della Madonna della Lettera, patrona di Messina

Il volume scritto dallo storico e docente Marco Grassi, ripercorre la storia della devozione, dalle origini alla diffusione oltre il territorio peloritano

di Ruggero Altavilla

Sono entrate nel vivo a Messina le celebrazioni per la Madonna della Lettera, patrona della città. Tra le iniziative che le confraternite propongo alla Diocesi, martedì 1 giugno alle 19, nella Basilica Cattedrale sarà presentato un volume scritto dallo storico e docente Marco Grassi dal titolo “La devozione a Maria Santissima della Sacra Lettera”, realizzato dal Cid, il Centro Interconfraternale Diocesano. Interverranno Franz Riccobono e Sergio Todesco.

La copertina del libro

Il libro di quasi 200 pagine, ripercorre la storia del culto della Madonna tra i messinesi, dalle origini alla diffusione oltre il territorio peloritano. “La città di Messina e la sua arcidiocesi – scrive Grassi, che affronta da anni ricerche di ambito multidisciplinare occupandosi di iconografia sacra, tradizioni popolari, storie di famiglia e araldica – vanta una devozione particolare alla Vergine Maria testimoniato ancora oggi da tanti santuari, luoghi di culto, opere d’arte e particolari titoli mariani. Questo stretto legame alla Madre di Cristo si fonda su una antica tradizione, un particolare primato che la città dello Stretto ha sempre vantato: la lettera che Maria avrebbe scritto ai messinesi il 3 giugno del 42 dopo Cristo. Una particolare prerogativa che lega Messina alla Vergine e che indubbiamente ha dato la forza e l’impulso per risorgere sempre con coraggio dalle proprie rovine, causate dalle tante distruzioni naturali ed umane, come la mitica Fenice rinasce dalle proprie ceneri”.

Il dipinto commissionato da Filippo Juvarra

Questa pubblicazione, voluta dal Centro Interconfraternale Diocesano, offre un contributo per approfondire e riflettere sul culto alla Madonna della Lettera, che non è un dono solo per Messina. “Esempio significativo – prosegue lo storico – è la singolare commissione di un quadro alla Madonna della Lettera da parte di uno dei più celebri messinesi, l’architetto Filippo Juvarra. Egli, trasferitosi definitivamente in Piemonte, presso la corte di Emanuele Filiberto di Savoia, decise di far realizzare in una chiesa di Torino un grande tela raffigurante la Vergine Maria per mantenere un legame con la sua città natale e la sua patrona”.

“Innumerevoli i dipinti sparsi nelle principali città della Sicilia o d’Italia, tutti posti ove erano presenti comunità peloritane, – precisa ancora Grassi – come il dipinto realizzato a Roma dal Pomarancio, ancora oggi venerato dalla comunità messinese della capitale presso la basilica di San Pietro in Montorio. Molti di questi dipinti venivano donati dal senato di Messina per sancire una alleanza, infatti, soprattutto nel Settecento, da Messina furono inviate numerose fedeli riproduzioni dell’immagine venerata nel duomo a città sorelle come Trapani, Palermo, Siracusa e Catania. Un viaggio nel culto e nella devozione per testimoniare l’eccezionale diffusione di un titolo mariano prettamente localistico che paradossalmente diventa universale”.

Grandi lavori nei parchi archeologici siciliani tra scavi e restyling

Dalla Valle dei Templi a Selinunte, da Naxos a Tindari, da Himera a Lentini: tanti i cantieri avviati e le campagne di ricerca in corso

di Ruggero Altavilla

Sono giorni intensi nei parchi archeologici siciliani. Da un capo all’altro della Sicilia ci si prepara alla ripartenza, complice la ripresa dei flussi turistici che sta interessando l’Isola. Grandi lavori, tra scavi e interventi di pulitura e riqualificazione che interessano non solo i parchi più importanti, ma anche quelli meno battuti. Nella Valle dei Templi, sono ricominciati gli scavi nell’area del Teatro Ellenistico, mentre a Segesta, si sono appena conclusi quelli nell’agorà, che hanno portato alla luce uno degli accessi monumentali. A Selinunte si torna a scavare nel tempio “R” con lo staff della New York University guidato dall’archeologo Clemente Marconi e riprendono le attività in collaborazione con istituzioni accademiche tra cui l’Istituto Germanico di Roma.

Il Castello di Schisò

A Naxos sono in corso gli scavi al Castello Schisò, dove è attivo anche il cantiere di recupero dello storico edificio, futuro polo culturale e museo della città. Proseguono anche i lavori di manutenzione straordinaria realizzati dal Parco Naxos Taormina, a Isola Bella, con cui si consegneranno al pubblico i nuovi ambienti di Villa Bosurgi, già sede del museo di Isola Bella. Al Teatro Antico di Taormina, invece, la visita si arricchisce con l’esperienza della mostra “Il colore come materia” dedicata allo scultore Pietro Consagra in occasione del centenario della nascita.

Il Tempio della Vittoria a Himera

Nel Palermitano, il Parco archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato, grazie a un protocollo d’intesa sottoscritto con l’Università di Palermo, ha avviato una nuova stagione di ricerca nei tre siti archeologici. L’accordo, che sancisce la collaborazione tra i due enti, consente di approfondire la storia dei luoghi, grazie all’attività di studio svolta dai docenti e ricercatori di istituti universitari siciliani e nazionali. In particolare, diversi approfondimenti riguardano l’area di Himera e l’analisi dei sistemi e delle installazioni idrauliche di Solunto.

Il teatro greco di Tindari

Passa alla fase operativa, invece, il concorso internazionale di progettazione per la riqualificazione del Parco archeologico di Tindari e che ha già individuato il vincitore provvisorio. Si tratta del progetto di valorizzazione integrata dell’area archeologica di Tyndaris per la quale, anche attraverso soluzioni tecnologiche innovative si cercherà di rileggere, attraverso un progetto innovativo e moderno, l’antico impianto urbano della città valorizzando oltre che il sito anche il contesto paesaggistico, storico e antropico. Nel frattempo, sono ripresi i lavori nel sito di Halaesa Arconidea, a Tusa, grazie alla convenzione sottoscritta tra il Parco archeologico di Tindari e l’Università di Amiens. Sempre nell’area di Tindari, proseguono i lavori di manutenzione e ripristino della Villa Romana di San Biagio, a Terme Vigliatore.

Area di scavo a Megara Hyblea

Nel Siracusano, invece, è stato finanziato il progetto relativo agli interventi per il completamento dei lavori di sistemazione e allestimento dell’Antiquarium di Megara Hyblaea, nel Parco archeologico di Leontinoi, e di miglioramento dei servizi nelle aree di Leontinoi, Monte San Basilio e nel museo archeologico di Lentini, dove è anche prevista la realizzazione e l’allestimento del laboratorio di conservazione e restauro. Recentemente, inoltre, sono state avviate le procedure per la gara che porterà al recupero dei Santoni di Akrai, l’odierna Palazzolo Acreide. Nel Ragusano, lavori anche nel Parco archeologico di Kamarina e Cava d’Ispica dove, grazie ad una serie di accordi stipulati con gli enti del territorio, si stanno svolgendo operazioni di ripulitura, bonifica ambientale e manutenzione straordinaria delle aree, per la valorizzazione e la tutela dei luoghi e per potenziare l’offerta culturale.

La baronessa di Carini e il mistero della sua sepoltura

Un gruppo di studiosi smentisce che Laura Lanza sia sepolta nella cripta di San Mamiliano, a Palermo, sostenendo che i suoi resti riposino in una chiesa del paese dove fu uccisa

di Ruggero Altavilla

Un mistero si nasconde nella preziosa cripta dei nobili Lanza, la famiglia della donna uccisa nel 1563 nel più clamoroso dei delitti d’onore: Laura, passata alla storia come la baronessa di Carini. La cripta, della quale non si conosceva l’esistenza, è stata ritrovata per caso, vent’anni fa, durante lavori di manutenzione straordinaria dei sotterranei della chiesa di Santa Cita, oggi San Mamiliano, nel centro storico di Palermo.

Cripta Lanza a San Mamiliano

Rimossi i materiali di risulta, è emersa con una magnifica Pietà di marmo quattrocentesca di Giorgio da Milano, con raffinate decorazioni e quattro tombe: in una è sepolto Blasco Lanza, il nonno di Laura; nell’altra la seconda moglie del padre, Castellana Centelles; nella terza probabilmente il padre-assassino, Cesare Lanza; sul quarto sarcofago, anonimo, giace la scultura di una giovane donna. Si è pensato, dunque, che si trattasse della sepoltura segreta della baronessa, che, secondo la tradizione, sarebbe stata invece tumulata nella cripta dei La Grua sotto l’altare maggiore della Chiesa Madre di Carini.

Presunto sarcofago di Laura Lanza a San Mamiliano

Una ipotesi su cui, però, non tutti sono d’accordo. In un documento ufficiale diffuso dal gruppo “Alla ricerca di Laura”, progetto socio-storico sostenuto dall’associazione Culturale Nord America Carini I.O.D, presieduta da Maurizio Randazzo, e dall’Associazione Aria, presieduta da Nicoletta Prestana, si avanza l’ipotesi che la baronessa sia sepolta, invece, a Carini, ma in un’altra chiesa, ovvero quella delle Anime Sante del Purgatorio, allora Chiesa Madre della cittadina.

Il Duomo di Carini

Il gruppo di ricerca ha studiato i registri di morte nei quali venivano annotati i nomi dei defunti di Carini e la collocazione delle loro sepolture. “I registri – scrivono gli studiosi in un articolo pubblicato sul sito IlCarinese.it – ci dicono con chiarezza che ‘la signura Laura La Grua’ fu sepolta a Carini, presumibilmente insieme allo sfortunato amante: ‘Eodem fu mortu Ludovico Vernagalli. Eodem sta appunto per ‘lo stesso’ ossia, stesso giorno, stesso luogo che è, senza ombra di dubbio, la città di Carini. Un atto di morte va considerato a tutti gli effetti un documento ufficiale – scrivono gli studiosi – pertanto, il semplice fatto che sia stato redatto da mano umana e non frutto di ipotesi fantastiche, sfata il mito che vedrebbe la baronessa Laura La Grua sepolta nella chiesa di Santa Cita a Palermo, cosa che in molti continuano ad affermare”.

La chiesa di San Mamiliano

“La verità su Laura La Grua, nulla toglie alla bellezza del complesso di Santa Cita, – scrivono i ricercatori – che resta comunque un gioiello di arte, cultura e storia leggendaria, meritevole d’essere visitato per il suo potere suggestivo. La sfortunata Laura La Grua, baronessa di Carini, visse, morì e fu sepolta a Carini, lo prova l’atto di morte custodito nei registri parrocchiali della Chiesa Madre”. Una tesi avvalorata – aggiungono dal gruppo di ricerca – dal ritrovamento nel 2018 nella chiesa delle Anime Sante del Purgatorio, di una tomba, nella parte sinistra dell’altare maggiore, con i resti di uno scheletro, probabilmente di donna.

Il castello di Carini

Primogenita del barone di Trabia e conte di Mussomeli, Cesare Lanza, e di Lucrezia Gaetani, Laura nacque nel castello di Trabia e visse l’adolescenza nel palazzo gentilizio di Palermo. Non avendo avuto, per il momento, eredi maschi, il barone Lanza combinò le sue nozze con un membro di una facoltosa e blasonata casata. Il 21 dicembre 1543, all’età di 14 anni, infatti, Laura andò in sposa, a Palermo, a don Vincenzo II La Grua-Talamanca, figlio del barone di Carini Pietro III e di Eleonora Manriquez, e si trasferì nel loro castello dove visse per vent’anni e nacquero i suoi otto figli.

Lo stemma dei Lanza

Vittima di un matrimonio mal combinato, Laura intrecciò una lunga relazione con Ludovico Vernagallo, cugino del marito e di rango inferiore, ma che conosceva e apprezzava da tempo: secondo la tradizione, il padre li sorprese insieme e li uccise o fece uccidere. La leggenda vuole che la baronessa, colpita al petto, si toccò la ferita e, appoggiandosi a una parete del castello con la mano, vi lasciò un’impronta insanguinata.

L’itinerario Liberty di Palermo e quel museo che fa discutere

Non piace a tutti l’idea di costruire nell’area della ex Villa Deliella, ma l’intenzione della Regione è di creare un itinerario che metta a rete i tesori dell’Art Nouveau della città

di Ruggero Altavilla

Un itinerario del Liberty a Palermo, con il suo fulcro nel museo che sorgerà al posto di Villa Deliella, che metterà a rete altri luoghi simbolo della Belle Époque. È il progetto della giunta regionale contenuto in una delibera approvata pochi giorni fa su proposta dell’assessore ai Beni culturali, Alberto Samonà.

Torretta del Villino Ida

Oltre al museo del Liberty, per cui sono stati stanziati tre milioni di euro (ve ne abbiamo parlato qui), l’intenzione è di creare un itinerario che comprenda altri tesori dell’Art Nouveau, fra questi, Villino Ida, progettato nel 1903 dall’architetto Ernesto Basile, che diventerà museo di se stesso e sarà dedicato alla memoria dello stesso architetto, ma anche Villino Favaloro, che sarà la sede del museo regionale della fotografia, e il Villino Florio, destinato anche ad ospitare esposizioni temporanee oltre ad altre testimonianze dell’architettura liberty.

Villino Favaloro

Ma l’idea di ricostruire un edificio al posto del gioiello di Basile che fu distrutto in una notte più di 60 anni fa in piazza Crispi, non piace a tutti. C’è chi crede che non sia questo lo strumento giusto per risanare quella ferita inferta dal “sacco” di Palermo, che fa ancora male a distanza di tanti anni. È quanto sostiene la storica dell’arte Eva Di Stefano, che ha lanciato una raccolta firme online per istituire il museo del Liberty in altre sedi già esistenti, come lo stesso Villino Ida, ripensando a un diverso progetto di riqualificazione di piazza Crispi.

Villino Florio

“Non ci sembra la modalità più consona per risanare una ferita infliggerne una nuova, – si legge nella petizione online indirizzata ai vertici della Regione Siciliana – perché tale sarebbe investire in una nuova costruzione a fronte di un patrimonio di edifici da recuperare e più adatti allo scopo. La sede naturale del Museo del Liberty esiste già in via Siracusa, angolo via Villafranca: è il Villino Ida, edificio progettato da Ernesto Basile e sua dimora, capolavoro del Liberty palermitano e internazionale, e nelle sue geometrie vicino ai modelli della Secessione viennese, uno dei rari esempi rimasti in città”. Inoltre, nella petizione si fa riferimento anche a “un altro edificio di proprietà regionale che andrebbe recuperato, Palazzo Florio in via Catania, il cui prospetto si affaccia sul viale della Libertà, dove potrebbero essere allestite altre collezioni e testimonianze qualora lo spazio del Villino Ida si rivelasse insufficiente”.

Una foto storica di Villa Deliella

Nella petizione, che ha raggiunto quasi mille firme in poche ore, si chiede, infine, un “ripensamento sulle modalità di riqualificazione dell’area della ex Villa Deliella (potrebbe, per esempio, divenire una traccia di archeologia urbana legata alle vicende del sacco, vetrificando semplicemente dall’alto il piano interrato superstite in grado di accogliere, suggestivamente, il pubblico visitatore) e, per l’appunto, una più consona e meno dispendiosa localizzazione del museo del Liberty presso le sedi naturali già esistenti di cui è ricca la città di Palermo”.

Villino Messina Verderame

A proposito di Villino Ida – fanno sapere dall’assessorato regionale ai Beni culturali – all’Ars è attualmente depositato un ddl che prevede la sua trasformazione in casa-museo. Disegno di legge su cui il governo regionale ha dato da tempo parere favorevole. E infine, – aggiungono dagli uffici di via delle Croci – è di un paio di mesi fa la delibera di giunta che, su proposta dell’assessore all’Economia e vicepresidente della Regione, Gaetano Armao, ha stanziato 1.207.000 euro di risorse dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione per restaurare il Villino Messina Verderame (ve ne abbiamo parlato qui).

Torretta del Villino Favaloro

“Si tratta di un progetto ambizioso – dice l’assessore Samonà a proposito dell’itinerario dell’Art Nouveau – che unisce una visione e una progettazione innovativa degli spazi secondo i principi della rigenerazione urbana al recupero della memoria, valorizzando alcuni importanti luoghi-simbolo del Liberty. A questo proposito, – afferma ancora l’assessore – sono felice di apprendere che è in corso una petizione per chiedere di aprire proprio Villino Ida alla pubblica fruizione, praticamente sposando il progetto su cui siamo impegnati oramai da mesi. I luoghi del Liberty sono molti e l’istituzione da parte del governo regionale dell’itinerario dell’Art Nouveau pone finalmente le basi per la nascita di quel museo diffuso che ci consentirà di lasciarci alle spalle l’oblio dei decenni passati”.

Passi avanti verso il Museo del Liberty ricordando Villa Deliella

Il governo regionale ha stanziato tre milioni di euro per lo spazio espositivo che sorgerà dove si trovava il villino di Basile demolito 60 anni fa

di Ruggero Altavilla

Progetti, concorsi di idee, sogni di ricostruzione. La voglia di ricucire la ferita della demolizione di Villa Deliella, il gioiello liberty di Ernesto Basile distrutto in una notte di 60 anni fa, si è fatta sempre più viva negli ultimi anni. Adesso, dopo un tortuoso iter burocratico, il sogno potrebbe diventare realtà. Il governo regionale – ha dichiarato il presidente Nello Musumeci – ha stanziato tre milioni di euro per l’istituzione a Palermo del Museo del Liberty, che sorgerà in piazza Crispi, nel luogo dove si trovava il villino di Basile, e poi adibito per anni a parcheggio.

L’area dove sorgeva Villa Deliella

Eppure, fino a pochi giorni fa, il progetto sembrava essersi arenato. Nel corso di una recente discussione della finanziaria a Sala d’Ercole, una norma analoga presentata dal deputato Marianna Caronia era stata stralciata. Ma il governatore – spiegano dalla Regione – aveva espresso la volontà di disporre nel più breve tempo possibile di un atto amministrativo per avviare le procedure relative alla nascita del museo e di un grande itinerario culturale connesso. “Era un impegno che avevo preso con il parlamento siciliano e con tutti i palermitani qualche giorno fa durante l’esame della manovra finanziaria all’Ars – ha detto Musumeci – . Oggi, quell’impegno, è stato rispettato. Il governo regionale ha infatti stanziato tre milioni di euro per l’istituzione museo regionale del Liberty – Villa Deliella e dell’itinerario dell’art nouveau”.

Il progetto di Mario Botta per piazza Crispi

Della riqualificazione di piazza Crispi si parla da anni. Prima ancora del progetto di ricostruzione di Villa Deliella, proposto nel 2015 dagli architetti Danilo Maniscalco e Giulia Argiroffi, suscitando pareri contrastanti, ci aveva provato Mario Botta a ridisegnare la piazza. Suo è un progetto della fine degli anni ’80 del secolo scorso che prevedeva la realizzazione di uno spazio multimediale per l’arte contemporanea proprio lì dove sorgeva il villino. In quel caso l’architetto aveva pensato ad un edificio quadrangolare alto circa 20 metri, con un giardino sul tetto e all’interno sale espositive, aule, biblioteca, videoteca e una caffetteria. Ma il progetto fu poi abbandonato dall’amministrazione comunale dell’epoca.

Una foto storica di Villa Deliella

Villa Deliella era stata realizzata nel 1905 e fu abbattuta nel 1959, nel corso di quella grande operazione di speculazione edilizia, avvenuta a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, che è passata alla storia come il “sacco di Palermo”. “Oggi è un giorno particolarmente importante – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – perché si sana una ferita inferta oltre sessant’anni fa alla città di Palermo e alla Sicilia. La decisione di far nascere il museo del Liberty è un atto politico forte che realizza un doppio risultato: rende la giusta visibilità a uno stile architettonico che ha contrassegnato un periodo memorabile della Sicilia e risarcisce moralmente e culturalmente l’intera comunità siciliana per la violenza subita”.

La collezione di Casa Cuseni dichiarata bene di interesse culturale

Sottoposti a vincolo migliaia di oggetti tra cui dipinti, arredi, stampe, fotografie e abiti, custoditi nel museo delle Belle arti e del Grand Tour di Taormina

di Ruggero Altavilla

È una delle collezioni d’arte più preziose della Sicilia. Migliaia di oggetti, tra cui molti capolavori, tra dipinti, arredi, stampe, fotografie e abiti, custoditi in un quello che ormai è diventato il museo delle belle arti e del Grand Tour di Taormina. La collezione di Casa Cuseni, appartenuta al pittore britannico Robert Hawthorn Kitson e successivamente alla nipote Daphne Phelps, è stata dichiarata di “eccezionale interesse culturale” e sottoposta a vincolo di tutela con un decreto del Dipartimento regionale dei Beni culturali, firmato dalla dirigente del servizio Tutela e Acquisizioni, Caterina Perino.

Casa Cuseni

La collezione – si legge nel decreto – “è da considerare come complesso unitario e inscindibile di opere ideate in stretta relazione con il bene architettonico. Tale patrimonio rappresenta una significativa testimonianza della cultura europea di inizio Novecento e della particolare congiuntura che si verificò a quell’epoca a Taormina con la presenza di numerosi intellettuali inglesi e tedeschi che vi stabilirono la propria dimora”.

La terrazza

I beni sottoposti a vincolo sono 1950, tra cui 118 arredi, 14 quadri, quasi 600 acquerelli, taccuini di disegni, fotografie, oltre 600 negativi, 14 sculture, 53 ceramiche, 68 stampe, una cinquantina tra suppellettili e oggetti vari, e ancora statuette e figure di presepe, abiti e tappeti. Tra i beni, non possono mancare arredi e affreschi della dining room, la camera segreta rimasta chiusa per 100 anni, aperta nel 2012, unico interno al mondo ancora esistente del pittore e decoratore britannico Frank Brangwyn, considerata il massimo esempio dello stile Arts and Crafts al di fuori della Gran Bretagna.

Una sala di Casa Cuseni

Dichiarata monumento nazionale nel 1998, Casa Cuseni dal 2015 è ufficialmente il museo della Città di Taormina. Nel 2019, il compianto assessore ai Beni culturali, Sebastiano Tusa ha inserito il bene nell’elenco dei Luoghi dell’Identità e della Memoria della Regione Siciliana (ve ne abbiamo parlato qui). Casa Cuseni, inoltre, fa parte delle Case della Memoria, il circuito museale delle residenze dei più importanti intellettuali italiani. Il suo giardino storico, decorato da Giacomo Balla e Fortunato Depero, rientra tra i 124 Grandi giardini italiani e ha ospitato, tra gli altri, personaggi del calibro di Bertrand Russell, Henry Faulkner e Denis Mack Smith. Per preservare l’intero patrimonio artistico, Casa Cuseni è diventata, nel 2017, Fondazione intitolata a Robert Kitson.

Panorama dalla villa

La villa è stata sempre un cenacolo di artisti e intellettuali. Hanno frequentato Casa Cuseni, pittori del calibro di Pablo Picasso, Salvador Dalí e Giacomo Balla, lo scultore Henry Moore, il fotografo Wilhelm von Gloeden, gli scrittori premi Nobel, Anatole France e Ernest Hemingway, che qui scrisse il suo primo racconto; e ancora il poeta Ezra Pound, David Herbert Lawrence che a Casa Cuseni tradusse, dall’italiano all’inglese, il Mastro-don Gesualdo di Giovanni Verga. Nel 1947, alla morte di Robert Hawthorn Kitson, la Villa è stata ereditata dalla nipote, Margaret Daphne Hawthorn Phelps, che ospitò, tra gli altri, il drammaturgo Tennessee Williams, l’attrice Greta Garbo e il novellista Roald Dahl. Ma l’elenco degli intellettuali che qui soggiornarono è lunghissimo, e ancora oggi Casa Cuseni continua ad essere punto di ritrovo di artisti e personalità del mondo della cultura.

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