Cimeli di guerra in mostra nella Casa del Mutilato

In occasione de Le Vie dei Tesori a Caltanissetta, si arricchisce la collezione custodita nel palazzo, con tanti reperti inediti. Ricostruita anche una trincea con sacchi, filo spinato e altri accessori

di Ruggero Altavilla

Un racconto delle due guerre mondiali attraverso cimeli, armi, fotografie e documentari. Si arricchisce la mostra permanente allestita all’interno della Casa del Mutilato di Caltanissetta. In occasione del Festival Le Vie dei Tesori, che è tornato nel capoluogo nisseno e si prepara adesso al terzo e ultimo weekend, diventa più grande la mostra dell’Associazione nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, che ha la sede nissena nella Casa del Mutilato.

Ricostruzione della trincea

Sono esposti cimeli militari e altri reperti messi a disposizione dall’Unione Ufficiali in congedo, dall’Associazione carabinieri in congedo, dall’Associazione Marinai d’Italia di San Cataldo, dall’Istituto delle Guardie d’onore del Pantheon, dall’Istituto del Nastro azzurro e da altri privati. Per l’occasione, è stata ricostruita una vera e propria trincea della Grande Guerra, con sacchi, filo spinato, simulacri di armi, reticolato e altri accessori usati sul fronte, completata da una gigantografia di una postazione italiana.

Collezione di elmetti

Al primo piano, c’è una collezione di elmetti originali appartenuti a soldati di varie nazionalità e pannelli dedicati all’abbigliamento militare. Al piano terra, invece, è stato riprodotto il “viale delle Rimembranze”, dove sono esposte le targhette dei militari nisseni caduti in guerra, che un tempo erano affisse nel viale adesso scomparso. In un’altra sala, inoltre, ci sono reperti della seconda guerra, una galleria fotografica e un video che ripercorre le fasi dei bombardamenti del 1943 sulla Sicilia e su Caltanissetta. Tra le altre novità di quest’anno, infine, l’ascolto di un vinile dell’epoca, con uno dei bollettini di guerra letti dal generale Armando Diaz.

Cimeli in mostra

A far visita alla mostra, durante lo scorso weekend del Festival, tra gli altri, il prefetto Cosima Di Stani, insieme al comandante provinciale dei carabinieri, Baldassarre Daidone; al comandante provinciale della Guardia di finanza, Andrea Antonioli, e al questore Giovanni Signer. “L’obiettivo di questa mostra – spiega Alessandro Gennuso, presidente provinciale dell’Associazione nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra – è di far conoscere e studiare la storia in modo più vivo è immediato. Osservando gli oggetti da vicino, si può completare e arricchire la conoscenza di un importante periodo storico, in certi casi un po’ trascurato dagli insegnamenti scolastici. Per questo è importante che vengano alla mostra soprattutto le nuove generazioni”.

Una delle sale della mostra

La Casa del Mutilato fu costruita nell’area un tempo occupata dalla chiesa di San Giuseppe di Fuori: nacque con la partecipazione di enti pubblici e privati, tra cui il Comune (che fornì i terreni), della Provincia (che curò i lavori) e dell’associazione Mutilati. Sulle pareti esterne, ricoperte di travertino, spiccano i medaglioni in pietra con le insegne delle varie Armi. All’ingresso, una delle lapidi riporta il proclama della vittoria nella Grande Guerra firmato dal generale Diaz. Nel 1974 è stata installata un’altra lapide in ricordo di Santo Agnello, soldato del Genio Militare, mutilato e decorato della prima Guerra mondiale, fautore della realizzazione della Casa, fondatore e primo presidente della sezione nissena dell’Associazione nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra.

La Casa del Mutilato è aperta con Le Vie dei Tesori, sabato 26 e domenica 27 settembre dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, in occasione dell’ultimo weekend a Caltanissetta (qui per prenotare il coupon). Per scoprire gli altri luoghi aperti, le passeggiate e le esperienze cliccare qui. Per tutte le informazioni e prenotazioni visitare il sito www.leviedeitesori.com. È attivo, inoltre, il centro informazioni del Festival al numero 0918420000, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, compresi il sabato e la domenica.

Quel bagno arabo tornato a splendere dopo il restauro

Riapre con una performance sensoriale il sito archeologico di Mezzagnone, nel Parco archeologico di Kamarina e Cava d’Ispica

di Ruggero Altavilla

È stato prima un mausoleo poi un hammam, adesso è rinato dopo un restauro con una performance sensoriale tra teatro, musica e arti figurative. Il bagno arabo di Mezzagnone, gioiello del Parco archeologico di Kamarina e Cava d’Ispica, è uno dei siti più affascinanti della Sicilia. Appena fuori dal centro abitato di Santa Croce Camerina, nel Ragusano, l’edificio che ha suscitato l’interesse di diversi studiosi, è stato restituito ieri alla collettività con una visita guidata seguita da un percorso sensoriale al tramonto parte del progetto Cento Sicilie, promosso dall’associazione Curva Minore con l’ideazione del contrabbassista Lelio Giannetto, e sostenuto dall’assessorato regionale dei Beni Culturali.

Un momento della performance

L’antico edificio, noto anche ai viaggiatori del Gran Tour, come Jean Houël che lo ha disegnato in due delle sue tavole, è diventato teatro di una perfomance collettiva con 50 artisti tra attori, danzatrici, pittori, musicisti. Prima si è svolta la visita guidata guidata a cura del direttore del Parco archeologico, Domenico Buzzone, che ha diretto il restauro, e dell’archeologo e docente Giovanni Di Stefano.

La cupola del bagno arabo

“Un recupero con un intervento di sistemazione, scavi e valorizzazione del sito archeologico – spiega Buzzone, citato in alcuni siti web locali  – . Abbiamo svolto prima il restauro conservativo con la collegata eliminazione delle parti nere che hanno così liberato il monumento dai micro organismi che ne avevano compromesso alcune aree. Si è poi proceduto alla listatura dei conci con malta a base di calce idraulica e contemporaneamente è stato utilizzato del consolidante per la calotta sferica che era priva di intonaco e dunque più a rischio. Infine è stato applicato in fase finale dell’idrorepellente. Ma è l’aspetto storico ad affascinare. Si è pensato per anni che fosse una chiesetta ma gli studi hanno appurato che è stato utilizzato come bagno arabo”.

 

Per molto tempo, infatti, il bagno fu scambiato per un edificio di culto bizantino, datata tra il IV e il VI secolo dopo Cristo, ma a seguito di una campagna di scavi, gli studiosi hanno messo in luce una fase medievale dell’edificio di Mezzagnone da legare alla presenza di un bagno termale arabo, un ”hammam”, posteriore all’anno 852. Con l’arrivo degli arabi, l’edificio fu usato prima come tomba di famiglia poi venne riadattato a edificio termale.

Un momento della performance

“Questo edificio antico di località Mezzagnone – ha aggiunto l’archeologo Di Stefano – è un vero gioiello architettonico del VI secolo dopo Cristo, con riutilizzi fino al X-XI secolo. Il monumento conservato integralmente fino ad oggi, era famoso e conosciuto già nel ‘500 da Tommaso Fazello e poi nel ‘700 dal pittore francese Jean Houel che lo ritrae in una guache (un guazzo) e in una acquaforte, oggi conservate al Museo del Louvre a Parigi e all’Ermitage. I recenti scavi e i restauri hanno confermato che l’edificio è stato costruito e utilizzato nel VI secolo dopo Cristo come una tomba monumentale, un mausoleo, e poi come un hammam, un bagno, in età araba”.

Visite immersive e spazi hi-tech in cinque siti culturali siciliani

In arrivo otto milioni dal Mibact per progetti di innovazione tecnologica che andranno ad arricchire l’offerta di musei e parchi archeologici

di Ruggero Altavilla

Da Palermo a Gela, dalle Eolie a Favignana, fino a Siracusa. Sono cinque i progetti di innovazione tecnologica finanziati dal ministero dei Beni culturali che andranno a integrare e potenziare l’allestimento di altrettanti poli culturali siciliani. Sono stati approvati e finanziati, in questi giorni, grazie ai fondi del Pon-Cultura e Sviluppo – fanno sapere dall’assessorato regionale ai Beni culturali – i cinque progetti che riguardano il Villino Favaloro di Palermo, il Parco Archeologico di Gela, il Parco Archeologico delle Isole Eolie (che ha avuto finanziati tutti e due i progetti proposti), l’ex Stabilimento Florio di Favignana e il Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa-Eloro-Villa del Tellaro e Akrai.

Villino Favaloro

I cinque progetti si basano sulla nuova concezione di fruizione museale, che prevede la valorizzazione di esperienze sempre più interattive e immersive, rafforzando il potere comunicativo delle opere esposte, attraverso l’uso della tecnologia. Più precisamente, all’interno del Villino Favaloro, che diventerà Museo della fotografia, si prevede la musealizzazione delle opere fotografiche in bacheche, vetrine, strutture espositive per sospensione corredate da pannelli descrittivi. La ricostruzione virtuale, il touch interattivo e gli exhibit consentiranno di comprendere il funzionamento di una “lanterna magica” o di un apparecchio stereoscopico, la lettura delle stampe raffiguranti spazi urbani o architetture complesse, aprire le pagine di un album fotografico immergendosi nelle singole scene raffigurate. Il percorso espositivo verrà dotato anche di un sistema di fruizione basato sulla realtà aumentata, la ricostruzione in 3D e il rendering grafico.

Una delle sale del Museo archeologico di Gela

L’intervento al Parco archeologico di Gela, invece, prevede l’organizzazione dei siti in “sezioni” e “percorsi tematici” in cui l’applicazione tecnologica multimediale dovrà assolvere l’azione della “nuova comunicazione” con lo scopo di mettere a sistema i vari siti-reperti e le strutture che caratterizzano il Parco. Anche in questo caso, presupposto sarà la digitalizzazione del patrimonio culturale in 3D e l’utilizzazione della realtà aumentata che consentirà, attraverso opportune strumentazioni, di inserire nell’ambiente reale simulazioni di immagini.

Il museo archeologico di Lipari

Anche nel Museo “Luigi Bernabò Brea” di Lipari saranno realizzate piattaforme conoscitive e informative con uso dei sistemi integrati, nonché aree di socializzazione e condivisione “web oriented”. L’utilizzazione di applicazioni tecnologiche avanzate consentirà, inoltre, la digitalizzazione del patrimonio culturale, anche in forma tridimensionale, e l’utilizzazione della realtà aumentata anche nella simulazione di tour virtuali. Sempre alle Eolie, previsto un intervento per intercettare il target di visitatori interessato al turismo naturalistico. All’interno del Laboratorio di vulcanologia delle Eolie (Lave), nella sezione dedicata ad Alfred Rittmann, è prevista la creazione di un laboratorio multimediale in cui il visitatore verrà introdotto alla conoscenza della geomorfologia dell’Arcipelago Eoliano e alla comprensione dei molteplici aspetti degli insediamenti umani che si sono susseguiti nei secoli. L’innovazione apportata consentirà di conoscere, attraverso specifici percorsi multimediali e l’utilizzazione di strumentazione 3D e di realtà aumentata, in maniera nuova e curiosa la storia geomorfologica dell’arcipelago.

La tonnara di Favignana

Dalle Eolie a Favignana, dove si prevede l’estensione dei percorsi espositivi dell’ex Tonnara Florio, attraverso la realizzazione di nuovi spazi dedicati alla narrazione di temi connessi alla fondazione dello stabilimento e alla sua storia industriale. Verranno, inoltre, creati nuovi spazi di fruizione legati allo svolgimento di attività culturali che saranno dotati di adeguate e innovative tecnologie di comunicazione.

Il Museo “Paolo Orsi” di Siracusa

Infine, a Siracusa, la sfida è quella di attrarre i visitatori del Museo “Paolo Orsi” orientandoli anche anche verso altri percorsi di visita all’interno del Parco e dei siti collegati. Per questo si lavora a realizzare un circuito territoriale che, attraverso i supporti multimediali, miri ad un’offerta culturale integrata all’offerta naturalistica, etnoantropologica, enogastronomica, puntando sul settore del turismo esperienziale quale nuova frontiera del turismo sostenibile. L’intervento mira a dotare il Parco di uno spazio virtuale attraverso il quale fornire informazioni utili alla visita e garantire la gestione della prenotazione, l’acquisto dei biglietti ma anche la personalizzazione della visita, con tecnologie interattive sofisticate, dispositivi di realtà aumentata e applicativi innovativi.

Un’estate di spettacoli nei parchi archeologici

Da Agrigento a Tindari, da Segesta alle Cave di Cusa, fino a Siracusa, tanti gli appuntamenti nei luoghi della cultura, tra musica, teatro e danza

di Ruggero Altavilla

Le aree archeologiche siciliane si riempiono di teatro e musica, nonostante la minaccia del virus. Mentre l’estate è nel vivo, da Agrigento a Tindari, da Segesta alle Cave di Cusa, fino a Siracusa, i cartelloni di eventi danno una mano alla ripartenza dei luoghi della cultura dell’Isola, ormai quasi tutti tornati fruibili in sicurezza.

Spettacolo all’alba nella Valle dei Templi

Come nella Valle dei Templi, dove si può assistere a spettacoli e performance all’alba (ve ne abbiamo parlato qui). Al primo appuntamento alla vigilia di Ferragosto hanno partecipato 350 persone. Il pubblico è entrato nella Valle immersa nella notte, per poi imboccare il grande viale, tra spiegazioni di archeologi esperti e “isole” teatrali dei giovani attori del Teatro Pirandello, guidati da Gaetano Aronica e Giovanni Volpe. Le “albe” si replicano domenica 16 e il 23 agosto, mentre il 18, il 19 e il 30 agosto tocca a Sebastiano Lo Monaco, sotto il Tempio della Concordia, controbattere con frammenti dall’Iliade di Omero.

Spettacolo al Teatro di Segesta

Un’altra alba speciale è quella al Teatro Antico di Segesta, dove è entrata nel vivo la rassegna “Le Dionisiache” (ve ne abbiamo parlato qui), curata da Nicasio Anzelmo, insieme al Parco archeologico di Segesta e quest’anno con il coinvolgimento degli altri Comuni di cui il Parco gestisce i siti archeologici, quali Salemi, Calatafimi Segesta, Contessa Entellina, Poggioreale e Custonaci. Domenica 16 agosto, alle 5 del mattino, debutta “Elena” di e con Graziano Piazza, in scena con Viola Graziosi. Lo spettacolo va in replica serale il 17 e 19 agosto alle 19.45. Ma sono tanti altri gli spettacoli in programma fino al 30 agosto (qui il programma completo).

Le Cave di Cusa

Spettacoli anche alle Cave di Cusa a Campobello di Mazara, l’antico cantiere da dove si estraevano i rocchi di pietra per la costruzione dei templi di Selinunte. È iniziata ieri la rassegna “Sicilia parra” (ve ne abbiamo parlato qui) con uno spettacolo di Tony Sperandeo, e prosegue fino all’11 settembre con una decina di spettacoli che si concluderanno con un concerto di Daria Biancardi con Giuseppe Milici e Pietro Adragna. Il 19 agosto, invece, a Marsala si conclude la rassegna “Agorai del Mare” con lo spettacolo di danza “Clitennestra” al Baglio Tumbarello nel Parco archeologico di Lilibeo. A Patti, poi, c’è il fitto calendario del Tindari Festival, che prosegue per tutto il mese di agosto e si conclude il 21 settembre. Un programma che mescola drammaturgia classica, musica, letteratura e teatro contemporaneo. Tra gli appuntamenti centrali della rassegna torna anche quest’anno l’evento itinerante “Tyndaris Augustea”, suddiviso in tre tappe all’interno dell’area archeologica di Tindari (ve ne abbiamo parlato qui).

Il Teatro Antico di Taormina

Al Teatro antico di Taormina, poi, prende il via questa sera il “Bellini Renaissance”, la manifestazione dedicata al compositore Vincenzo Bellini. Un evento voluto dall’assessorato regionale al Turismo, guidato dall’assessore Manlio Messina, che si è intestato il progetto come volano di promozione culturale e turistica del territorio etneo e dell’intera Regione. Protagonisti della serata d’esordio sono: sul podio Fabrizio Maria Carminati, che dirige i solisti Anna Pirozzi, Fabio Sartori, Veronica Simeoni e Simone Piazzola, in un repertorio di musiche tratte dalle opere di Bellini. Al Teatro antico di Taormina prosegue fino al 20 settembre anche la rassegna Taormina Arte 2020 (qui il programma), con serate di musica, danza e teatro. Tra gli appuntamenti, il 19 agosto va in scena lo spettacolo “Al passo coi templi – Il risveglio degli Dei” di Marco Savatteri; il 22 la grande danza internazionale con Les Italiens de l’Opéra de Paris, mentre il 2 settembre tocca a “Love” con Eleonora Abbagnato.

Il Teatro Greco di Siracusa

Vanno avanti anche gli spettacoli al Teatro Greco di Siracusa, con la stagione “Per voci sole” (ve ne abbiamo parlato qui). Il 22 agosto, Isabella Ragonese sarà Crisotemi da Ghiannis Ritsos. La voce dell’attrice dialogherà con le musiche dal vivo di Teho Teardo con al violoncello Giovanna Famulari e Laura Bisceglia. La cura registica è di Fabrizio Arcuri. La rassegna si conclude il 30 agosto con la prima mondiale di Mircea Cantor, “The Sound of my Body is the Memory of my Presence”, una performance concepita per questa occasione dall’artista rumeno, Prix Duchamp 2011, che vedrà coinvolti sul palcoscenico del Teatro Greco anche gli allievi dell’Accademia del Dramma Antico in una coreografia a forte impatto simbolico per celebrare, con l’arte, il ritorno alla vita.

Tunnel sotto lo Stretto, l’alternativa al ponte

Il progetto è allo studio del governo nazionale. L’opera verrebbe realizzata in circa 5 anni, con un esborso di 1,5 miliardi di euro

di Ruggero Altavilla

Torna puntuale il sogno ricorrente di collegare la Sicilia al continente. Accanto al dibattito se realizzare o meno il ponte sullo Stretto, negli ultimi giorni è stata rispolverata anche l’idea di un tunnel sottomarino, di cui si era discusso diversi anni fa. Un progetto – secondo gli esperti – che sarebbe meno costoso del ponte e più sostenibile sotto il profilo ambientale, anche se non mancano le voci critiche. Così, adesso, la platea di tecnici e rappresentanti delle istituzioni si divide polemicamente tra sostenitori del ponte o del tunnel, insieme a chi pensa che non vada realizzata né l’una, né l’altra opera, per puntare invece sulla viabilità interna, migliorando strade e ferrovie siciliane.

Uno dei render del ponte sullo Stretto

Il tema del ponte è tornato attuale dopo le recenti dichiarazioni del premier Giuseppe Conte, che non ha escluso la possibilità di realizzare un “tunnel sottomarino” per collegare la Calabria alla Sicilia. “Ci sono miracoli di ingegneria, ne abbiamo realizzato uno a Genova – ha detto il presidente del Consiglio – e sullo Stretto dobbiamo pensare a un miracolo di ingegneria”. Parole che da molti vengono bollate come “boutade” estiva, ma che in realtà sono frutto di un progetto concreto a cui il governo sta pensando seriamente. Tant’è vero che è in corso l’analisi tecnica di una proposta progettuale ricevuta dal Ministero dei Trasporti guidato da Paola De Micheli.

Tramonto sullo Stretto

Inoltre, – si legge sull’Adnkronos – sulla scrivania del premier ci sarebbe un dossier elaborato da un gruppo di ingegneri, mentre l’intero iter progettuale viene seguito in prima persona dal viceministro alle Infrastrutture, il siciliano Giancarlo Cancelleri. “Il tunnel sottomarino è l’unica soluzione”, va ripetendo il viceministro, che sembra essersi convinto della bontà di questa soluzione. Il gruppo di lavoro, spiegano fonti governative, si è riunito all’inizio dell’anno, con qualche piccola battuta d’arresto a causa dell’emergenza Covid. Ma adesso pare si sia arrivati a un cambio di passo e l’esecutivo potrebbe riprendere in mano il dossier per dare impulso al progetto. “Quella dei tunnel sottomarini è una tecnologia utilizzata in tutto il mondo, anche in zone sismiche come il Giappone. Anche in Turchia, in zone ad alto rischio sismico, esistono tunnel di questo tipo, capaci di resistere a 7.5 gradi della scala Richter”, spiegano le stesse fonti all’Adnkronos, evidenziando come il costo dell’opera ricalchi quello dell’ipotetico ponte. Resta da sciogliere il nodo dell’impatto ambientale: Cancelleri sostiene che il progetto del tunnel subacqueo sia meno “invasivo” del ponte sullo Stretto, ma non mancano le voci critiche.

Modellino di troncone del ponte esposto alla galleria del vento del Politecnico di Milano

Il progetto del tunnel sotto lo Stretto di Messina, all’esame dei tecnici del Mit è quello presentato da presentato a metà giugno 2017 dall’ingegnere Giovanni Saccà, quando a guidare il ministero c’era Graziano Delrio, che indicò come l’ipotesi del ponte non fosse la “principale” tra quelle da considerare per l’attraversamento dello Stretto. “Noi abbiamo oggi la possibilità e gli strumenti per mettere in atto ciò che scrisse nel 1870 l’ingegnere Albero Carlo Navone – spiega Saccà all’Agi – quando ipotizzò un tunnel sottomarino da realizzarsi tra Villa San Giovanni e Ganzirri, con una visione che, 150 anni dopo, consideriamo ancora moderna”. L’ipotesi si fonda, dal punto di vista geormorfologico, sull’esistenza, nello Stretto, della Sella tra Villa San Giovanni e la Contrada Arcieri di Messina.

Lo Stretto in un’immagine satellitare

La Sella dello Stretto – afferma ancora Saccà all’Agi – “è a una profondità di 170 metri ed è larga 2 chilometri. Scendendo a 50 metri si può scavare un tunnel subalveo impiegando strutture offshore, piloni Gbs (Gravity-Based Structure) inseriti su un terreno che qui si trova solo a circa 100 metri sotto il livello del mare”. Quanto ai tempi di realizzazione e ai costi, il tunnel verrebbe realizzato in circa 5 anni, con un esborso di 1,5 miliardi di euro, a cui “bisognerà aggiungere il costo di tutte le opere accessorie che dovranno essere realizzate sia in Calabria sia in Sicilia (nuove stazioni eccetera) e ovviamente le opere compensative che per queste verranno richieste”.

Nasce la “Banca della terra”, 450 ettari per i giovani siciliani

Un bando della Regione Siciliana prevede di assegnare fondi e appezzamenti ad aspiranti agricoltori che vogliono intraprendere un’attività

di Ruggero Altavilla

Tornare alla terra per costruire un futuro. Ridare linfa a fondi e appezzamenti attualmente abbandonati o improduttivi, che aspiranti giovani agricoltori possano far rivivere. Nasce in Sicilia la “Banca della terra”, oltre 430 ettari di terreno suddivisi in quattro diverse province della Sicilia – Agrigento, Siracusa, Caltanissetta ed Enna – a disposizione di chi vuole intraprendere un’attività agricola, scommettendo sul territorio. È un progetto della Regione Siciliana presentato ieri dal governatore, Nello Musumeci e dall’assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera (qui l’avviso pubblico).

Campagne nei dintorni di Calamonaci

Più precisamente, i terreni previsti dal bando, in questa prima fase “ancora in via sperimentale” – ha sottolineato Musumeci – sono stati individuati, nell’Agrigentino, a Calamonaci, vicino a Ribera (22,23 ettari); nel Nisseno, a Mazzarino (112,99 ettari) e Niscemi (12,87 ettari); nell’Ennese, a Barrafranca (19,96 ettari), Centuripe (31,27), Piazza Armerina (87,22) e Villarosa (20,49); ed infine a Carlentini, nel Siracusano, sono disponibili ben 123,7 ettari. Per quanto riguarda il fattore economico – fanno sapere dalla Regione – non sono richiesti particolari requisiti ai partecipanti al bando per l’assegnazione degli appezzamenti.

Un momento della conferenza stampa

“Potranno partecipare tutti i giovani, anche nullatenenti che non hanno ancora compiuto 41 anni – ha spiegato il governatore – il terreno verrà assegnato per 20 anni e per poter sostenere le spese avranno accesso a fondi Psr, o potranno ricorrere all’aiuto dell’Irfis. Qualora i risultati, come ci auguriamo, saranno positivi amplieremo i terreni che metteremo a bando. Abbiamo due obiettivi: permettere agli aspiranti imprenditori agricoli di poter fare impresa e valorizzare vaste superfici di terreni demaniali, togliendole dalla improduttività”.

Uno scorcio di Carlentini

L’assessore Bandiera ha sottolineato che il bando nasce dalla “grande domanda negli ultimi anni, sia da parte di giovani che meno giovani”, aggiungendo che la Sicilia “è prima per numero di giovani sotto i 35 anni titolari di imprese agricole. Cercheremo con tutti gli strumenti che abbiamo di accompagnare questi giovani per consentirgli di insediarsi nel mercato e soprattutto restarci”. Un secondo avviso è rivolto all’Esa, enti pubblici, enti sottoposti a vigilanza della Regione, Comuni e privati, che potranno conferire terreni e immobili per arricchire la “Banca della terra”.

Sigilli all’ex Lebbrosario in corso dei Mille

Gli agenti della polizia municipale di Palermo hanno apposto i sigilli allo storico edificio, verificando la presenza di strutture murarie pericolanti e di rifiuti pericolosi

di Ruggero Altavilla

Muri pericolanti, rifiuti pericolosi, degrado e abbandono. Si è presentato così l’ex Lebbrosario di corso dei Mille agli agenti della polizia municipale di Palermo, che pochi giorni fa hanno sequestrato il complesso monumentale. Gli agenti del Nucleo tutela patrimonio artistico e del Nucleo operativo protezione – fanno sapere dal Comune – hanno portato a termine un’operazione scaturita da un esposto che denunciava lo stato di degrado strutturale e ambientale, mettendo i sigilli all’edificio pericolante e in totale stato di abbandono. Gli agenti, insieme a un tecnico del Comune, hanno verificato la presenza di strutture murarie pericolanti e di rifiuti pericolosi, tra cui amianto, pneumatici e sfabbricidi. I proprietari, tutti soggetti privati, sono stati denunciati.

Il complesso visto dall’alto

L’ex Lebbrosario, noto anche come Ospedale degli infetti, ha una lunga storia e origini molto antiche. Sorge alle spalle della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi, oggi si identifica in alcuni edifici che hanno subito diverse trasformazioni e utilizzati sino a non tanti anni fa come come conceria di pellame. La storia di questo nosocomio, una delle più antiche istituzioni sanitarie della città, ha inizio probabilmente nel 1071 ad opera di Roberto il Guiscardo, anche se la sua edificazione si deve con più sicurezza a Ruggero II, qualche decennio più tardi.

Sigilli all’ex Lebbrosario

In seguito il re Guglielmo II destinò l’ospedaletto fuori le mura alla cura dei lebbrosi, mentre nel 1219 Federico II lo affidò all’Ordine teutonico della Magione. Nel 1482, l’Ospedale degli infetti viene unito all’Ospedale grande già istituito nel Palazzo Sclafani nel 1419 dal monaco cassinese Giuliano Majali, sotto l’auspicio del re Alfonso il Magnanimo. Nel 1575 il nosocomio ospitò, per breve tempo, gli appestati provenienti dall’ospedale di San Leonardo, la cui antica costruzione si ergeva nell’odierno convento dei Cappuccini. In seguito il lebbrosario ospitò matti, tisici e scabbiosi in una condizione di profondo degrado igienico sanitario, sino agli inizi del XIX secolo. Oggi dell’ospedale di San Giovanni dei Lebbrosi restano solamente i locali in rovina, già adibiti a conceria e scarpificio ed alcuni volumi dell’archivio conservati nell’archivio storico dell’ospedale civico Benfratelli.

Sparisce il distributore di carburante a Sant’Erasmo

Con la dismissione dell’impianto che ostruiva la vista sul golfo, prosegue la riqualificazione del porticciolo di Palermo

di Ruggero Altavilla

La costa di Palermo si prepara a riabbracciare un altro pezzetto di mare. Con la dismissione del distributore di carburante, che si affacciava sul porticciolo di Sant’Erasmo, prosegue la rinascita di questo tratto di costa. Sono in corso i lavori per smantellare l’impianto in via Messina Marine che impediva la vista sul golfo di Palermo. Il distributore, di fatto, non c’è più, occorre adesso ripulire e bonificare l’area dove sorgeranno panchine, spazi verdi e nuovi arredi urbani, come previsto dal progetto di riqualificazione portato avanti dall’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia Occidentale. Prima con la realizzazione del nuovo porticciolo realizzato in 9 mesi e inaugurato lo scorso ottobre (ve ne abbiamo parlato qui), poi con la recente apertura del ristorante sul mare nel nuovo edificio davanti all’ex istituto di Padre Messina (ve ne abbiamo parlato qui), e adesso con la dismissione dell’impianto.

Dismesso l’impianto di carburante

“Anche questo è un fatto significativo che fa ben sperare per la riconquista di tutta la costa di levante che prevede un giardino affacciato sul mare e non più la deturpante discarica che ancora vi insiste. Il primo intervento sarà dal porticciolo sino alla foce del fiume Oreto con dismissione di tutte, per fortuna piccole, strutture abusive”. Lo ha dichiarato Carlo Pezzino Rao, coordinatore del Comitato per la rinascita della costa e del mare, che riunisce associazioni e cittadini da tempo impegnati per riqualificazione del litorale palermitano.

Lavori a Sant’Erasmo

“La nuova vita del porticciolo – prosegue Pezzino Rao – di già consente l’attracco di piccole imbarcazioni per la pesca sottocosta e prevede nella caletta laterale un punto di partenza per escursioni nel golfo, sino a Mondello da un lato e sino a Cefalù dall’altro. Fortunatamente, oggi, sia amministratori che cittadini concordano nel ritenere il porticciolo di Sant’Erasmo un luogo di cultura ambientale e paesaggistica che va tutelato nelle sue storiche caratteristiche e in quanto legato alla storia millenaria del borgo omonimo. Lo spiazzo antistante le banchine, oggi, rappresenta un eccezionale palcoscenico che lambisce il mare unico esempio assieme alla spiaggetta del nautoscopio, del frontemare del centro storico, una volta scomparsa, purtroppo per sempre, la passeggiata alla marina eccezionale e celebre ‘incantevole riviera’ come ricorda la lapide apposta nel 1900 accanto Porta Felice”.

Via Maqueda diventa isola pedonale

Chiusura al traffico nel tratto compreso tra via Cavour e i Quattro Canti. In via sperimentale altre aree libere dai veicoli per favorire l’utilizzo degli spazi esterni ai locali pubblici

di Ruggero Altavilla

È tempo di nuove aree pedonali a Palermo. Era stato annunciato un mese fa dall’amministrazione comunale, ma adesso il progetto di pedonalizzazione di via Maqueda diventa realtà (ve ne abbiamo parlato qui). Dal prossimo 3 agosto sarà istituita l’area pedonale, nel tratto stradale compreso tra la via Cavour e i Quattro Canti. Lo ha stabilito un’ordinanza firmata ieri, che di fatto revoca quelle emesse nel marzo 2006 e nel maggio del 2017, che designavano la strada come “Ztl”. A questa, si aggiungono le pedonalizzazioni di 13 strade in diversi quartieri della città, da Sferracavallo al centro storico, in via sperimentale fino al 31 ottobre.

I Quattro Canti

L’accesso veicolare sarà consentito attraverso 14 varchi. L’accesso in via Maqueda sarà il varco all’angolo con via Cavour, mentre quello di uscita sarà all’altezza dei Quattro Canti. L’accesso da via Cavour sarà possibile unicamente ai mezzi pubblici di emergenza, nonché ai residenti e ai fornitori delle attività commerciali che non possono accedere tramite gli altri varchi. Lo stesso varco sarà chiuso da dissuasori anti-sfondamento a scomparsa, il cui controllo avviene tramite un sistema automatico in grado di riconoscere la targa dei veicoli. I lavori di installazione dei dissuasori (ve ne abbiamo parlato qui) sono stati eseguiti dal Coime sotto il coordinamento dell’assessorato per il Decoro, guidato dal vicesindaco Fabio Giambrone che sottolinea “l’importanza per la città e per l’amministrazione di poter disporre di maestranze in grado di realizzare importanti interventi, anche strutturali, per migliorare le condizioni di sicurezza e la vivibilità di Palermo”.

Via Maqueda

L’area pedonale di via Maqueda potrà essere attraversata provenendo da via Alessandro Scarlatti, via Trabia, via Amico; via Sant’Agostino, via Bandiera, via Bari, discesa dei Giovenchi, via Napoli, via dei Candelai, via Venezia, via del Celso e salita Castellana. “Si compie una tappa importante di percorso iniziato oltre venti anni fa – afferma il sindaco Leoluca Orlando – con le prime pedonalizzazioni in centro città. Oggi l’area pedonale è non solo bene accetta, ma spesso sollecitata da commercianti e residenti che ne hanno compreso l’utilità a fini di sviluppo commerciale e vivibilità. Un passo storico per la nostra città”. Per l’assessore alla Mobilità, Giusto Catania “la definitiva trasformazione di via Maqueda in area pedonale avviene grazie ad un lungo percorso che ha coinvolto, oltre all’amministrazione comunale e alla Circoscrizione, i residenti e i commercianti della zona con i quali si è instaurato un importante dialogo”.

Nuovi dissuasori in via Maqueda

Entro pochi giorni, chiuderanno al traffico anche altre tredici strade e piazze. L’ordinanza firmata dal sindaco Orlando ha l’obiettivo di favorire l’utilizzo degli spazi esterni ai locali pubblici per il rispetto delle norme sul distanziamento sociale. Le strade che diventeranno pedonali fino al 31 ottobre sono: via del Bastione, piazza Niscemi, vicolo San Carlo, via Seminario Italo Albanese, via Schioppettieri, piazza Santa Chiara, piazzetta e via Sette Fate, via Pantelleria, piazza Monte di Pietà, via Napoli, via Sammartino, piazza Marina a Sferracavallo e piazza Sant’Onofrio. Il provvedimento, proposto congiuntamente dagli assessori Giusto Catania e Leopoldo Piampiano, segue la delibera di giunta adottata a maggio, a seguito della quale già 91 esercenti hanno potuto ampliare l’occupazione di suolo pubblico, in quanto si trovano in aree già pedonali e, ora, altri 50 circa potranno usufruire di spazi esterni nelle nuove aree individuate.

All’Orto Botanico si rinnova il mito del Genio di Palermo

Inaugurata la scultura realizzata da Domenico Pellegrino, simbolicamente in linea con quella settecentesca di Villa Giulia, opera di Ignazio Marabitti

di Ruggero Altavilla

Due “geni” a confronto: il primo antico, l’altro contemporaneo. Si guardano a distanza, quasi a simboleggiare un dialogo tra tradizione e innovazione, un passaggio di testimone tra la città che fu e l’auspicio di una sua rinascita. Simbolicamente in linea con il Genio della fontana di Villa Giulia, realizzato da Ignazio Marabitti nel 1778, è stato inaugurato questa mattina all’Orto Botanico un suo “doppio”, il Genio realizzato dall’artista siciliano Domenico Pellegrino, che ha fatto delle tradizioni della sua terra il leitmotiv del lavoro.

“Genius Panormi” di Domenico Pellegrino

La statua, commissionata dalla Fondazione Tommaso Dragotto, si trova in via permanente all’interno della serra Tropicale e rinnova il mito del “genius loci”, nume tutelare profano della città, insieme alla patrona religiosa Santa Rosalia. Nel realizzare la nuova statua del Genio, Pellegrino si è fortemente ispirato al luogo che la ospita: “La mia statua parla di accoglienza e di speranza, guarda al futuro con ottimismo e pone l’accento sulla conoscenza e la cultura che arricchita dalle contaminazioni di diversi popoli”, dice l’artista.

Particolare di Rosalia bambina (foto Pucci Scafidi)_

Come un dio del mare, la statua al centro della scena si trova seduto su una fontana, la sua armatura riprende alcuni dettagli botanici e architettonici presenti all’Orto. I capelli raccolti che ricordano in alcune ciocche le radici dei ficus secolari, sono sormontati da una corona. Le braccia sorreggono il serpente che si nutre dal suo petto. Il braccio sinistro sorregge la testa del serpente e da sotto sbuca la seconda figura: il futuro, rappresentato da un bambino che riprende i putti giocosi del Serpotta. Il bambino guarda attento il Genio, come se rubasse facendone tesoro la sua conoscenza. Alla destra una Rosalia, bambina, coronata di rose, che lo avvicenderà, che gioca con il cane, simbolo di fedeltà. L’intera scena si colloca su una roccia, che l’artista ha realizzato ispirandosi alla pietra arenaria di una cava siciliana da dove veniva estratto il materiale da costruzione delle parti architettonica di molti palazzi siciliani.

Domenico Pellegrino (foto Pucci Scafidi)

Presente all’inaugurazione questa mattina, il ministro delle Pari Opportunità e della Famiglia, Elena Bonetti, accolta all’Orto Botanico dal rettore dell’Università di Palermo, Fabrizio Micari, e dal direttore del Sistema museale d’ateneo, Paolo Inglese. “Credo che stia accadendo qualcosa di magico e speciale per questa città, in un luogo straordinariamente bello come l’Orto Botanico, simbolo di una bellezza concreta. – interviene il ministro Bonetti – un luogo dove le pari opportunità trovano casa, nella contaminazione, nella cultura e nell’ambiente multietnico. L’attenzione per i bambini e le famiglie arricchisce la proposta didattica dell’Università di Palermo che ha fatto in questi tempi difficili un grandissimo lavoro”.

Un momento dell’inaugurazione

Secondo Fabrizio Micari, il legame tra l’ateneo e la città “si è consolidato ed è stato avvalorato da un dialogo continuo e da numerosi progetti di collaborazione che hanno reso sempre di più ‘Palermo Città Universitaria’, aperta e multiculturale”. Paolo Inglese ha parlato di un’opera “dal fortissimo significato simbolico, fiore all’occhiello dell’importante patrimonio museale del nostro ateneo”. Per Tommaso Dragotto, presidente dell’omonima fondazione, la realizzazione di quest’opera ha un valore tangibile: “In questa sede, oggi, non stiamo soltanto celebrando l’arte, ma abbiamo concretamente realizzato qualcosa per la città, per la sua storia ed i suoi cittadini”.

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