Pioggia di milioni per il rilancio del centro storico di Palermo

Via libera al Contratto istituzionale di sviluppo, ammessi al finanziamento diversi interventi di riqualificazione proposti dal Comune e dalla Regione

di Ruggero Altavilla

Il centro storico di Palermo può proseguire la sua corsa verso la rinascita. Con la firma del decreto del presidente del Consiglio, arriva il via libera ai 90 milioni di investimenti pubblici per la riqualificazione di strade, chiese e palazzi del cuore del capoluogo siciliano.

Veduta aerea del centro storico di Palermo

Verrà sottoscritto martedì 2 febbraio il Contratto istituzionale di sviluppo per il centro storico, nell’ambito del Piano operativo Cultura e Turismo del Fondo Sviluppo e Coesione 2014/2020. Il sottosegretario al Mibact, Anna Laura Orrico – fanno sapere dal Comune di Palermo – ha convocato in quella data il tavolo istituzionale di coordinamento per l’attuazione degli interventi di riqualificazione e rigenerazione. I fondi – si legge in una nota diffusa dal Comune – ammontano a 90 milioni per 17 interventi ammessi al finanziamento: 11 proposti dal Comune, 5 dalla Regione Siciliana e uno dalla Soprintendenza Archivistica della Sicilia. Il tavolo istituzionale è composto, oltre che da un rappresentante del Comune, da esponenti del Ministero del Sud e della Coesione Territoriale, del Mibact, del Mef, del Ministero dello Sviluppo economico, della Prefettura, della Regione Siciliana, della città Metropolitana, dell’Università degli Studi del capoluogo e di Invitalia, individuata quale soggetto attuatore del Cis.

Lo Spasimo

Tra gli undici interventi ammessi proposti dal Comune – si legge nella preselezione delle proposte d’intervento – c’è il restauro dell’antico monastero delle Suore Carmelitane Scalze, in piazza Kalsa, per cui sono stati previsti 7 milioni di euro. Poi, il completamento del restauro dello Spasimo e del Collegio della Sapienza alla Magione. Oltre 10 milioni previsti per la valorizzazione dei palazzi Giallongolo di Fiumetorto, Marchesi e Gulì, mentre 2 milioni saranno destinati ai progetti di illuminazione artistica dei monumenti dell’itinerario Unesco e di alcuni percorsi pedonali. Per il restauro dell’ex convento di San Basilio, destinato a diventare Casa delle Culture, sono previsti 6 milioni di euro, mentre 12,5 milioni serviranno alla rifunzionalizzazione dell’ex collegio di San Rocco in via Maqueda. Oltre 25 milioni, invece, saranno destinati alla riqualificazioni delle pavimentazioni storiche.

Palazzo Riso

Gli interventi proposti dalla Regione, tra gli altri, riguardano il Museo Riso, con l’ampliamento degli spazi esterni e l’adeguamento agli standard museali europei. Altri progetti sono “GiocaMuseo”, percorsi didattici con animazioni da realtà aumentata; una mostra itinerante su Sicilia e Magna Grecia; e “MuseoCity”, sistema museale integrato del centro storico di Palermo. Infine, l’intervento ammesso proposto dalla Soprintendenza archivistica della Sicilia, riguarda il restauro dell’ex convento della Gancia, sede dell’Archivio di Stato di Palermo.

Via Vittorio Emanuele

“Un programma importante – ha dichiarato il sindaco, Leoluca Orlando – che si unisce ai tanti, dai fondi Gescal al Ruis al Patto per Palermo, che porteranno in città centinaia di milioni nei prossimi anni per importanti interventi di rigenerazione. Un pacchetto di programmi ed interventi rivolto a tutti i quartieri da Brancaccio allo Zen, da Borgo Nuovo a Sferracavallo, passando ovviamente per il centro storico. Tutti strumenti fondamentali per cambiare il volto della città, restituirne spazi vitali alla fruizione dei cittadini e al suo sviluppo economico”.

Corsa contro il tempo per salvare l’antica fornace di Patti

Disposto un sopralluogo per mettere in sicurezza una delle ultime testimonianze di archeologia industriale del territorio, un tempo centro di produzione delle ceramiche

di Ruggero Altavilla

È una delle ultime testimonianze di archeologia industriale del territorio, e adesso rischia di sparire per sempre. Si moltiplicano gli appelli per salvare l’antica fornace di Patti Marina, dove si produceva la tradizionale ceramica, e che da tempo versa in condizioni di degrado. A rendere più urgente un intervento di ripristino e messa in sicurezza, il crollo di un muro avvenuto nei giorni scorsi, con la complicità del maltempo. È stato solo l’ultimo atto di una storia di abbandono che si protrae da tempo e che ha portato alla nascita di un comitato spontaneo, dopo l’appello lanciato dal presidio “Nebrodi” dell’associazione Italia Nostra.

La fornace prima dell’ultimo crollo

“L’antica fornace di via Pacini – si legge in una petizione online lanciata da Angela Pipitò di Italia Nostra – a suo tempo vincolata dalla Soprintendenza ai Beni culturali, ultima testimonianza di una tradizione secolare di archeologia industriale che ha prodotto migliaia di manufatti artigianali di ceramica pattese esportati in tutto il Mediterraneo, sta crollando miseramente. Italia Nostra Presidio Nebrodi chiede all’assessorato regionale ai Beni Culturali e dell’identità Siciliana un tempestivo intervento, che preveda l’acquisto e il recupero della Fornace, simbolo dell’identità del luogo e della sua storia economica e culturale”.

All’appello – lanciato due giorni fa e che ha raccolto finora poco più di 300 firme – ha risposto l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà, con una lettera inviata alla soprintendente di Messina, Mirella Vinci, “perché disponga – si legge in una nota della Regione – un sopralluogo immediato all’antica fornace di Patti Marina dopo il rovinoso crollo avvenuto nei giorni scorsi”.

L’antica fornace di Patti

Il bene è l’ultimo simbolo dell’antica tradizione della ceramica di Patti, che in passato fu considerato il centro con la più importante produzione nella zona nord-orientale della Sicilia. L’attività delle fornaci, già attiva sin dall’inizio del XVI secolo, riusciva a dare lavoro a centinaia di artigiani, semplici operai, rivenditori e trasportatori, con un contributo notevole per l’economia del territorio.

Una fama che la produzione ceramica di Patti si è conquistata nel tempo per l’originalità della produzione che è proseguita, con altri importanti opifici, fino alla seconda metà del secolo scorso  Una produzione che aveva anche una capillare ed estesa distribuzione dei prodotti nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo centrale. La produzione della fornace entrò in crisi nell’immediato dopoguerra. Dagli anni Sessanta in poi, tutta la zona venne progressivamente trasformata con la conseguente chiusura dei caratteristici forni e magazzini.

“L’antica fornace rappresenta una delle ultime testimonianze di una plurisecolare tradizione economica che rischia di scomparire totalmente – ha dichiarato Samonà – seppellendo con sé una preziosa memoria storica e l’identità di una comunità. Ho disposto un sopralluogo urgente per verificare le condizioni dei luoghi e valutare gli interventi necessari, nella considerazione che i luoghi rappresentano punti imprescindibili della memoria di un popolo”.

Cento teatri siciliani pronti a rinascere: ecco quali sono

In arrivo 21 milioni da destinare al restauro e l’ammodernamento di alcune importanti strutture, da una parte all’altra dell’Isola

di Ruggero Altavilla

Cento teatri da un capo all’altro della Sicilia si preparano a rinascere. In arrivo finanziamenti per poco meno di 21 milioni di euro per l’ammodernamento e il recupero di alcune importanti strutture teatrali della Sicilia. Si tratta complessivamente di 98 interventi che riguardano teatri di tutte e nove le province. In particolare saranno realizzati interventi in 17 strutture della provincia di Palermo; 16 in quella di Catania; 18 a Messina; 16 teatri della provincia di Agrigento; 12 a Trapani; 4 nel territorio di Caltanissetta; 6 nell’area di Enna; 7 a Siracusa e 2 nella provincia di Ragusa.

La sala del Teatro Massimo di Palermo

Tra i teatri di Palermo, 300mila euro andranno alla Fondazione Teatro Massimo, per l’installazione di argani per tiri di scena e relativo sistema software di gestione, monitoraggio e controllo. Sempre nel capoluogo, impegnati 225mila euro per lavori di ristrutturazione, miglioramento degli impianti e delle prestazioni energetiche del Conservatorio Scarlatti. Tra i teatri della provincia interessati dal finanziamento, il Branciforti di Bagheria; il Teatro comunale Cicero di Cefalù e ancora, interventi a Piana degli Albanesi, Casteldaccia, Lercara Friddi, Roccapalumba, Vicari, Villabate, Carini, Partinico, Palazzo Adriano, Montemaggiore Belsito, San Mauro Castelverde, Montelepre e Contessa Entellina.

L’orchestra e il coro del Teatro Bellini di Catania

A Catania, 230mila euro andranno al Teatro Bellini e altri 246mila al Teatro Stabile. Previsti, inoltre, lavori di restauro e innovazione tecnologica al teatro comunale dell’Opera dei Pupi di Acireale e alla casa del Teatro Semini di Caltagirone. Altri interventi a Biancavilla, San Cono, Belpasso, Adrano, Riposto, San Gregorio, Bronte, Militello in Val di Catania, Licodia Eubea, Misterbianco, Gravina e Aci Bonaccorsi.

Il Teatro comunale di Sambuca

Tanti gli interventi anche nell’Agrigentino, a partire dal capoluogo dove 230mila euro serviranno per arricchire la fornitura di attrezzature tecnologiche del Teatro Pirandello e altrettanti fondi sono destinati al Palacongressi. In provincia, invece, 186mila euro andranno al Teatro Sociale di Canicattì e 228mila al Regina Margherita di Racalmuto. E ancora, 231mila al Teatro comunale L’Idea di Sambuca di Sicilia e al Re Grillo di Licata. Interventi anche a Montevago, Palma di Montechiaro, Menfi, Calamonaci, Favara, Realmonte, Campobello di Licata, Casteltermini, Cammarata e Grotte.

Il Teatro Vittorio Emanuele di Messina

A Messina si parte dal Teatro Vittorio Emanuele (231mila euro), a cui si aggiungono interventi in tutta la provincia: dal Teatro Trifiletti di Milazzo, al museo del Castello di Mola, a Castelmola, spazio da adibire a teatro dell’Opera dei Pupi con caffetteria. E ancora dal Teatro Alfieri di Naso al Mandanici di Barcellona Pozzo di Gotto, passando dal Palazzo dei Congressi di Taormina, fino a Letojanni, Montagnareale, Scaletta Zanclea, Montalbano Elicona, Capizzi, San Teodoro,  Nizza di Sicilia, Giardini Naxos, Savoca, Patti, Pace del Mela e Castel di Lucio.

Il Teatro Selinus di Castelvetrano

Da Messina, torniamo nella Sicilia occidentale a Trapani, dove i teatri interessati sono tutti dei centri della provincia. Dal Teatro Selinus di Castelvetrano, al Garibaldi di Mazara del Vallo; dall’Impero di Marsala al Gebel Hamed di Erice. Previsti lavori di ristrutturazione, adeguamento scenico e tecnologico al Teatro Comunale di Custonaci; messa in sicurezza e ripristino degli spazi al Cava Sant’Anna di Favignana, e innovazione tecnologica al Felice Cavallotti di Calatafimi-Segesta. E ancora interventi a Poggioreale, Petrosino, Salemi e Partanna.

Il Teatro Regina Margherita di Caltanissetta

A Caltanissetta arriveranno 230mila euro per il restauro del foyer del Teatro Regina Margherita, e altri fondi in tre strutture della provincia: il Teatro De Curtis di Serradifalco, il Lina Caico di Montedoro e il Comunale di Butera. Mentre nella vicina provincia di Enna, non mancheranno interventi al Teatro Garibaldi del capoluogo e all’omonimo di Piazza Armerina, a Cerami, Nissoria, Troina e Assoro. Nel Siracusano, fondi in arrivo per il Teatro Massimo di Siracusa; al Tina Di Lorenzo di Noto; all’aditorium nell’ex chiesa di San Giacomo di Buscemi; al Teatro Comunale di Buccheri; agli auditorium di Canicattini Bagni e Rosolini, e all’ex cinema Cappello di Avola. Infine, a Ragusa, riqualificazione in vista al Teatro tenda comunale di via Spadola e al Comunale di Vittoria.

“Il finanziamento di opere su un numero così significativo di teatri in tutta la Regione – sottolinea l’assessore regionale dei Beni culturali, Alberto Samonà – rilancia la centralità stessa del teatro come cuore pulsante di una comunità. I teatri non sono solo i luoghi in cui si realizzano iniziative culturali ma rappresentano anche, quasi sempre, preziose testimonianze architettoniche che raccontano la storia dei territori. E il buono stato delle strutture teatrali è, molto spesso, la cartina tornasole del livello di sensibilità culturale di una comunità”.

Da Palermo a Catania, Capodanno in musica per salutare il 2021

Un fitto programma di concerti in streaming del Teatro Massimo, dell’Orchestra Sinfonica Siciliana e del Bellini, con la speranza di poter tornare presto nelle sale

di Ruggero Altavilla

Anche se i teatri sono chiusi, non c’è Capodanno senza i tradizionali concerti. Così le più importanti istituzioni musicali siciliane, hanno organizzato una serie di appuntamenti in streaming per salutare il 2021, in attesa di tornare a suonare davanti a un pubblico in sala.

L’Orchestra Sinfonica Siciliana (foto Max Aquila)

Già da qualche settimana, sono iniziati i concerti di “Musica per voi”, il progetto streaming della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, che ogni mercoledì alle 21, trasmette un concerto sulla piattaforma web SinfonicaTv e sul canale YouTube della Fondazione. Non può mancare, dunque, la tradizionale musica di Capodanno, con il concerto in onda venerdì 1 gennaio alle 18, dal Politeama Garibaldi di Palermo. A dirigere la Sinfonica sarà il maestro toscano Carlo Montanaro, fondatore di OperaWebinar e direttore musicale dell’Opera di Varsavia dal 2011 al 2014. E torna la voce del soprano Maria Agresta, già protagonista del concerto del 30 dicembre, per un repertorio ricco che spazia da Strauss (padre e figlio) a Puccini e Arditi.  La rassegna “Musica per voi” proseguirà, poi, il 6 gennaio alle 21 per un concerto dedicato a Wolfgang Amadeus Mozart con il  giovane primo violino Lorenzo Rovati. Tutti i concerti, una volta trasmessi su SinfonicaTv (questo il link) e sul canale YouTube della Fondazione (questo il link), rimarranno disponibili online.

Il Teatro Massimo

Anche il Teatro Massimo di Palermo non manca all’appuntamento del tradizionale concerto di Capodanno, con due trasmissioni in streaming, nell’ambito del progetto “Aperti nonostante tutto”, promosso dall’Anfols, Associazione nazionale fondazioni lirico sinfoniche, di cui la Fondazione fa parte. Il primo concerto per San Silvestro, il 31 dicembre alle 17 in diretta sulla webTv del Teatro Massimo (questo il link), è un omaggio alla musica, da quella classica a quella contemporanea, al jazz, al quella cosiddetta “colta”.

Omer Meir Wellber

Il direttore musicale Omer Meir Wellber, guiderà l’orchestra in un programma che prende le mosse da un gioiello classico come il Te Deum di Haydn, procederà con Le nozze di Figaro di Mozart, La Vestale di Spontini e il Tannhäuser di Wagner e approderà all’operetta con Lehár, alla chanson di Jacques Brel, e perfino alla musica napoletana e al jazz, per culminare nel primo atto di una Traviata queer interpretata da uno straordinario performer artist come Ernesto Tomasini. Altri ospiti della serata saranno il soprano Carmen Giannattasio, l’attore israeliano Eli Danker e il baritono Markus Werba.

Coro di voci bianche, Cantoria, Coro Arcobaleno e Massimo Kids Orchestra con Michele De Luca

Si volta pagina l’1 gennaio con “A new year of hope”, il concerto disponibile a partire dalle 8 sulla webTv del Teatro. A dare il benvenuto al 2021, le formazioni giovanili del Teatro Massimo dirette dal maestro Michele De Luca – circa 200 ragazzi e bambini tra i sette e i ventitré anni che animano la Massimo Youth Orchestra e la Massimo Kids Orchestra; e la Cantoria, il Coro di voci bianche e il Coro Arcobaleno, diretti dal Maestro Salvatore Punturo. Apertura con un omaggio a Beethoven, poi in programma – tra l’altro –  l’esecuzione in prima assoluta di composizioni scritte per l’occasione per le formazioni giovanili, che il Teatro Massimo ha commissionato a giovani promettenti compositori siciliani: Antonino Blanco, Alessandro Zambito, Giuseppe Ricotta, Valentina Casesa, Alberto Maniaci, Simone Piraino, Vito Mandina e Salvatore Nogara.

L’orchestra e il coro del Teatro Bellini

Da Palermo a Catania, immancabile l’appuntamento con il concerto di Capodanno dal Teatro Bellini. Sul podio Fabrizio Maria Carminati, che dirigerà le formazioni dell’ente, Orchestra e Coro, quest’ultimo istruito dal maestro Luigi Petrozziello. Ad arricchire il cast un quintetto di solisti vocali: il soprano Daniela Schillaci, il mezzosoprano Anastasia Boldireva, i tenori Angelo Villari e Francesco Pittari, il baritono Luca Grassi. Il programma, ispirato a musiche che inneggiano all’ebbrezza del brindisi e della danza, trascorrerà da celebri pagine operistiche al turbinio dei valzer e delle polche dell’Austria felix: da Bellini a Rossini, Donizetti e Verdi; da Puccini a Mascagni e Ponchielli; da Čajkovskij a Offenbach; fino a Lehár e alla dinastia degli Strauss.

Il concerto del Bellini andrà in onda su Tgs il primo gennaio alle 21 (in replica alle 23.30) e su Globus Television il 2 gennaio (alle 21). Sarà inoltre possibile seguirlo su diversi canali digitali e sul sito del Comune di Catania (http://www.comune.catania.it).

Gli occhi del mondo su Palermo in attesa di ripartire

Presenti in questi giorni in città giornalisti di testate estere e nazionali, blogger e social influencer al lavoro per la promozione del territorio

di Ruggero Altavilla

Lavori in corso per la promozione del territorio, in attesa di dimenticare la pandemia. Mentre il turismo piange una crisi senza precedenti e interi comparti lavorativi sono fermi, arriva un timido segnale di speranza per il futuro. In questi giorni a Palermo sono presenti giornalisti di testate estere e nazionali, blogger e social influencer, al lavoro per la promozione della città e per intervistare i rappresentanti della vita pubblica, economica e culturale del territorio.  Un viaggio iniziato lunedì scorso dall’aeroporto di Palermo Falcone Borsellino, promotore del progetto “E Palermo riparte – #flytopalermo” assieme al Comune, dove la delegazione di giornalisti, blogger e influencer, è stata accolta da Giovanni Scalia, amministratore delegato di Gesap, la società di gestione dell’aeroporto di Palermo, in un incontro sul futuro e sulla crescita dell’aerostazione.

Palazzo Butera

Una fitta agenda che prevede più incontri con il sindaco della città e della Città Metropolitana di Palermo, Leoluca Orlando, con imprenditori della ristorazione, del settore ricettivo e turistico e del cibo. Un percorso di incoming e un racconto narrato dai protagonisti della società palermitana che hanno firmato progetti di crescita economica e di rinascita culturale. I giornalisti, oltre a Giovanni Scalia e Natale Chieppa, amministratore delegato e direttore generale di Gesap, hanno incontrato Marcello Mangia di Aeroviaggi, colosso siciliano del turismo; poi Massimo Valsecchi, imprenditore e collezionista, che ha acquistato Palazzo Butera per poi restaurarlo e trasformarlo in museo; e ancora Marco Giammona e Dario Nepoti della Business Community “Palermo 2030”. Incontri anche con le Donne del vino siciliano guidate da Roberta Urso Mandrarossa, con l’imprenditrice della ristorazione innovativa a Palermo, Daniela Sclafani, l’imprenditore di caffè Arturo Morettino e la sua produzione storica incluso il museo.

Villa Tasca

Il sovrintendente del Teatro Massimo, Francesco Giambrone, ha aperto le porte per una visita del tempio della lirica palermitano e fatto assistere alle prove, mentre Giuseppe Tasca d’Almerita ha mostrato il nuovo parco aperto al pubblico della storica villa di famiglia. I giornalisti hanno incontrato a Palazzo delle Aquile il sindaco Leoluca Orlando, che li ha accompagnati nel cuore di Palermo, in visita nel mercato storico di Ballarò. Il gruppo è stato al ristorante ristorante italiano e multietnico “Moltivolti”, gestito da italiani e immigrati, organizzazione di impegno umanitario-sociale e spazio di coworking: un progetto sostenuto dal Comune di Palermo negli anni della grande crisi dell’immigrazione dal 2014 al 2016. L’itinerario ha poi compreso le visite del Grand hotel et des Palmes e Palazzo Sant’Elia.

La Cappella Palatina

Il programma ha previsto itinerari comuni e individuali – oltre a quelli cittadini – da Marsala alle Madonie, da Monreale a Menfi, visitando aziende di vino, borghi antichi alla scoperta di tradizioni e modernissime e sostenibili, uno dei villaggi turistici della famiglia Mangia a Pollina, importante traino del turismo in Sicilia, per conoscere Palermo, l’area metropolitana e la Sicilia occidentale. Una tappa d’obbligo è stata, poi, a Palazzo Reale, resa possibile grazie alla collaborazione tra Comune e l’Assemblea regionale siciliana, con il rigoroso rispetto di tutte le misure di sicurezza, arricchita dalle visite ad altri monumenti arabo-normanni fino a Monreale.

Il Teatro Massimo

“In questo tempo di sospensione e riduzione di tante attività – ha commentato il sindaco Orlando – è significativa la presenza di giornalisti, operatori della informazione e della comunicazione provenienti da diversi paesi del mondo: un tempo questo che siamo impegnati ad utilizzare per preservare oggi e riprendere appena possibile la grande  attrattività internazionale e turistica della nostra città che ha subito un periodo di pesante arresto”.

Lutto nel mondo della cultura: addio a Aurelio Pes

È scomparso a 78 anni lo scrittore e drammaturgo palermitano, intellettuale raffinato, tra libri, testi teatrali, case editrici e salotti letterari

di Ruggero Altavilla

È stato un intellettuale d’altri tempi, raffinato drammaturgo, scrittore e critico musicale. È morto a 78 anni Aurelio Pes, una vita dedicata alla cultura, tra libri, testi teatrali, mostre, case editrici e salotti letterari. Un’esperienza professionale che prende corpo negli anni ’80 quando Pes diventa ricercatore all’Istituto di storia della musica dell’Università di Palermo. Dopo aver coordinato il Centro di musicologia dell’Opera universitaria, arriva negli uffici della Regione Siciliana, dove è stato a lungo direttore dell’Ufficio speciale regionale per la valorizzazione turistico-culturale, dell’Ufficio per gli interventi di valorizzazione del patrimonio culturale e infine del Dipartimento dei Beni culturali.

Aurelio Pes durante una trasmissione televisiva

Nel 2002 è stato commissario ad acta dell’Accademia di belle arti di Palermo e dal 2005 fino al 2013 segretario della commissione scientifica del Registro eredità immateriali della Sicilia. Per molti anni, a partire dal 1995, è stato, inoltre, consigliere d’amministrazione della Fondazione Piccolo di Calanovella, e, tra gli impegni editoriali, ha diretto la collana “Biblioteca di Narciso” di Novecento, che è stata definita da Giulio Einaudi fra le più belle del panorama editoriale italiano.

Tanti i testi scritti da Pes, tra cui “Ager Sanguinis”, dedicato a Federico II. Testo utilizzato come soggetto del film “Stupor mundi” di Pasquale Squitieri e portato in scena con la regia di Carlo Quartucci al Teatro Biondo nella stagione 1994-1995. Tra gli altri libri, si ricordano “Genealogia del fuoco”, “Cagliostro Rebis” e il più recente “Le stanze delle meraviglie”. Tra i suoi testi teatrali, “Il Cimento del Sole e della Luna”, “Secretum di Eleonora d’Aragona”, “Telemaco”, “Morte di Pietro Paolo Boscoli” e “Animus”.

La copertina di “Ager Sanguinis”

Tanti messaggi di cordoglio arrivati da diversi esponenti del mondo della cultura dopo l’annuncio della morte dello scrittore palermitano, dato ieri dall’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà. “Il mondo della cultura piange la scomparsa di Aurelio Pes, scrittore, drammaturgo, critico musicale, che da sempre ha legato il suo nome alla Sicilia più bella – ha commentato Samonà – . Oggi manca l’uomo di cultura, il raffinato intellettuale, ma soprattutto l’amico fraterno, insieme al quale ho condiviso oltre dieci anni di militanza culturale nel consiglio di amministrazione della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella. Restano i ricordi, tanti, di lunghe discussioni sul mito, sulla grecia classica, sulla poesia e sulla grande letteratura del Novecento. Restano i suoi testi, come testimonianze di una visione alta della vita e dell’essere”.

L’assessore Samonà ha fatto riferimento anche a un nuovo progetto sulla Grecia che Pes aveva in cantiere e che “adesso – sottolinea – continuerà a camminare sulle nostre gambe. Sono certo che Aurelio resterà spiritualmente al fianco di noi tutti che abbiamo avuto l’onore di poterlo conoscere e frequentare”.

Arriva il vincolo su barche e attrezzi della tonnara di Scopello

Le antiche imbarcazioni, con ancore, reti e gomene, sono state dichiarate beni di interesse storico, insieme alla torre medievale e alla taverna

di Ruggero Altavilla

È una delle tonnare storiche più antiche e importanti di tutta la Sicilia. Incastonata in una caletta dal mare cristallino, protetta dai faraglioni che sbucano dall’acqua disegnando un paesaggio da cartolina, la tonnara di Scopello è un patrimonio di storia e tradizioni. Quasi a sottolineare ancor di più il suo valore, recentemente la collezione di barche, insieme alla torre medievale e alla taverna, sono state dichiarate beni di interesse storico, con vincolo sancito da un decreto del Dipartimento regionale dei Beni culturali.

Le ancore della tonnara

La collezione è composta da 11 barche, 209 ancore, reti, corde, cavi, gomene e galleggianti che si trovano nel complesso monumentale della tonnara. Si tratta di beni – si legge nel decreto – che rivestono un “eccezionale interesse etno-antropologico, in quanto testimonianza di tecniche di pesca antiche, note come sistema della tonnara e rappresentative di una civiltà scomparsa della quale preservare e tramandare la memoria”. Il vincolo, con un ulteriore decreto, è stato esteso anche alla taverna e alla torre medievale, che non erano stati inclusi nel precedente vincolo del 1983. Beni che – si sottolinea nel decreto – “rivestono particolare interesse storico, artistico, architettonico particolarmente importante in quanto costituiscono una interessante testimonianza di una tipologia significativa di architettura delle tonnare nonché parte integrante del complesso monumentale del marfaraggio di Scopello e costituiscono con gli immobili già sottoposti a tutela un unicum inscindibile”.

La torre medievale

Il complesso della tonnara di Scopello, che adesso è in parte destinata a struttura ricettiva e ospita al suo interno anche un museo, si trova poco distante dalla Riserva dello Zingaro, nel territorio di Castellammare del Golfo. La tonnara, oltre ad essere protetta naturalmente dai due faraglioni, era sorvegliata anche da due torri di avvistamento, la prima di epoca medioevale e la seconda, del XV secolo. Le prime attività risalgono al XIII secolo e le abitazioni oggi addossate alla roccia, sulla quale si eleva la torre di guardia, confermano l’ipotesi storica dell’epoca di costruzione del complesso. Tra il XV secolo e il XVI, dopo l’acquisizione da parte della famiglia Sanclemente, la tonnara ha subito diverse trasformazioni.

La spiaggetta

Successivamente l’intero complesso fu lasciato ai Gesuiti, che apportarono miglioramenti agli edifici già esistenti, come ad esempio la chiesetta, i magazzini per il ricovero delle barche ed il corpo di fabbrica destinato all’alloggio dei pescatori. Nel 1874 diverse famiglie, tra le quali i Florio, si aggiudicarono, durante un’asta pubblica, la proprietà della tonnara. La famiglia di imprenditori ha incrementato la produttività della pesca, grazie alla sua amministrazione e all’uso di migliori strumenti di lavoro. All’interno del complesso monumentale si trova il Museo della tonnara, che racconta l’antico rituale della pesca del tonno. È possibile osservare le attrezzature usate dai pescatori, i magazzini che ospitano ancora le imbarcazioni originali e i fabbricati dove veniva lavorato il tonno dopo la mattanza.

Strade e piazze dei centri storici sono beni culturali tutelati

Una recente sentenza della Cassazione ribadisce un articolo del Codice nazionale che disciplina la tutela del patrimonio italiano

di Ruggero Altavilla

Non solo chiese, palazzi e monumenti, ma anche strade e piazze dei centri storici sono beni tutelati, a prescindere dall’esistenza di una dichiarazione esplicita di interesse culturale. È quanto previsto dall’articolo 10 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, decreto legislativo del 2004 che disciplina la tutela del patrimonio italiano. Un aspetto particolare ribadito da una recente sentenza della Cassazione.

Veduta aerea del centro storico di Palermo

Tutto parte da una vicenda legale avvenuta a Benevento, dove il Tribunale del Riesame ha annullato il decreto di sequestro contro una struttura realizzata da un esercizio commerciale nel centro storico, in zona dunque soggetta al vincolo come previsto dal Codice dei beni culturali e in assenza di autorizzazione della Soprintendenza. Secondo il Riesame – si legge nella sentenza della Cassazione – “poiché la struttura è stata realizzata in una strada del centro storico, la strada non sarebbe bene culturale in sé, ma richiederebbe la definizione del procedimento amministrativo di verifica dell’interesse pubblico ed il provvedimento di dichiarazione dell’interesse culturale”, provvedimenti che non sarebbero stati emessi.

Uno scorcio di Catania dalla Badia di Sant’Agata (foto Fabrizio Villa)

Di parere opposto la Cassazione che fa riferimento al “costante orientamento della giustizia amministrativa”, secondo cui “le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi urbani, laddove rientranti nell’ambito dei centri storici”, come scritto nel Codice dei beni culturali, “sono qualificabili come beni culturali indipendentemente dall’adozione di una dichiarazione di interesse storico-artistico. Tali beni appartenenti a soggetti pubblici – ribadisce la Cassazione nella sentenza – sono, quindi, da considerare beni culturali ope legis, rispetto ai quali trovano necessaria applicazione le norme di tutela di cui alla parte II del Codice fino a quando non intervenga una espressa verifica di interesse in senso contrario”.

I Quattro Canti a Palermo

Dunque, qualunque lavoro venga svolto nelle strade dei centri storici deve essere sempre autorizzato dalla Soprintendenza. “È uno dei motivi per cui siamo sempre interpellati per l’occupazione del suolo pubblico – sottolinea Lina Bellanca, soprintendente ai Beni culturali di Palermo – . Le sedi stradali sono sempre vincolate, e c’è anche il vincolo per i prospetti degli edifici che vi si affacciano, è un problema di contesto urbano a cui dobbiamo prestare sempre molta attenzione”.

Trapani in finale per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2022

Unica città siciliana tra le dieci finaliste italiane, ha presentato un dossier ricco e articolato con il coinvolgimento di oltre 150 partner

di Ruggero Altavilla

Un dossier ricco e articolato, in sinergia col territorio e proiettato nel futuro. È stata la carta vincente di Trapani, unica città siciliana a essere arrivata tra le dieci finaliste di Capitale italiana della cultura 2022. I progetti finalisti, scelti tra quelli presentati da 28 città, sono stati resi noti oggi dal ministero per i Beni e le Attività culturali, e adesso, entro il 18 gennaio 2021, la giuria proporrà al ministro Dario Franceschini la candidatura del Comune, della Città metropolitana o dell’Unione di Comuni ritenuta più idonea a essere insignita del titolo.

Uno scorcio di Trapani

Il progetto di Trapani ha convinto più di quello delle altre tre siciliane candidate: Modica, Scicli e Palma di Montechiaro. Per questo, grande soddisfazione è stata espressa subito appresa la notizia da parte del gruppo di lavoro che si è occupato del coordinamento dell’ampio partenariato e della stesura del dossier di candidatura, la cui curatrice scientifica è Ignazia Bartholini, sociologa e docente dell’Università di Palermo.

Il logo di Trapani Capitale italiana della cultura

“Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato con passione e spirito di sacrificio per costruire una progettualità che è una visione a lungo termine di sviluppo di questo territorio – dichiarato il sindaco Giacomo Tranchida – . Abbiamo coinvolto oltre 150 partner che hanno aderito all’iniziativa arricchendola di idee ed eventi a testimonianza che fare sistema e candidare Trapani quale città-territorio funziona”. Gli fa eco l’assessore comunale alla Cultura, Rosalia d’Alì: “L’essere in finale dimostra che la giuria ha apprezzato l’ampio e dettagliato dossier e il piano strategico culturale che è alla base della candidatura, una strategia che pone la Cultura al centro dello sviluppo di questa meravigliosa città. Ci abbiamo creduto sin dal primo momento e con rinnovata energia continueremo a lavorare per il raggiungimento dell’obiettivo finale”.

Tonnara di Bonagia

Parma, va ricordato, è la Capitale italiana della cultura 2020, prorogata al 2021 come disposto dal Dl Rilancio, che ha inoltre stabilito che la procedura di selezione per l’anno 2021, si intende riferita all’anno 2022. Il Dl Rilancio ha anche proclamato, in segno di solidarietà, Bergamo e Brescia Capitali italiane della Cultura per il 2023. Nelle scorse settimane, inoltre, il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, ha lanciato un’iniziativa comune finalizzata a siglare un patto in virtù del quale i dieci comuni finalisti del concorso a Capitale italiana della cultura 2022, si impegnano, insieme a quello che risulterà vincitore, ognuno per proprio conto, a promuovere, nell’ambito delle occasioni culturali del proprio territorio, un richiamo a quello dei Comuni della decina, in modo da creare un circuito di eccellenze culturali del 2022.

Palazzo Milo Pappalardo a Trapani

“In tutte le sue edizioni – ha commentato nelle scorse settimane il ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini – la Capitale della cultura ha innescato meccanismi virtuosi tra le realtà economiche e sociali dei territori. Non è un concorso di bellezza, viene premiata la città che riesce a sviluppare il progetto culturale più coinvolgente, più aperto, innovativo e trasversale”.

In vendita la villa di Nelson, gioiello a strapiombo sul mare

Tornano gli annunci per l’acquisto della Falconara a Taormina, una lussuosa dimora costruita nel 1780, circondata da un grande parco affacciato sullo Ionio

di Ruggero Altavilla

Era la “reggia” dell’ammiraglio Horatio Nelson e dei suoi eredi. Un gioiello affacciato sulla costa di Taormina, circondato da cinque ettari di parco. Della sua vendita si parla da tempo, ma adesso altri annunci sono saltati fuori tra i siti web specializzati. Per acquistare Villa La Falconara servono decine di milioni di euro: da qualche parte si parla di “trattativa riservata”, ma in altri annunci il prezzo oscilla tra i 12 e i 18 milioni di euro. È una lussuosa dimora costruita nel 1780, abbarbicata su un promontorio che guarda il mare. Raffinata e imponente, è disposta su tre livelli per un totale di mille metri quadrati.

“Al primo piano – si legge nell’annuncio – un ampio corridoio che conduce ai saloni, totalmente panoramici con vista sul meraviglioso golfo di Naxos e zona notte con ingresso indipendente. Al piano soprastante troviamo un’ulteriore zona giorno con accesso al parco, sala da tè, sala conversazione, sala da pranzo, ogni vano letto è servito da bagno in camera con vasca e armadi a muro. Il terzo piano è principalmente adibito ai servizi e alla cucina con affaccio sulla corte interna”.

Uno dei vialetti del giardino (foto da “Il giardino di Villa La Falconara a Taormina”)

Il giardino si estende lungo una parete scoscesa a strapiombo sul mare, in contrada San Leo a circa 2 chilometri dal bivio di Mazzarò, ed è in parte delimitato dalla strada che sale verso Taormina. È caratterizzato dal ripido pendio tipico della zona, che ha dato vita a terrazze degradanti sul mare. A circondarlo una cancellata artistica in ferro, con cornici di pietra lavorata ad intaglio. All’interno è un perdersi tra scale e sentieri di un tipico giardino romantico, con angoli nascosti, rovine e ipogei, un tempietto semicircolare e altre opere e arredi.

La villa, attualmente di proprietà di una famiglia catanese, ha una quarantina di stanze, dieci bagni, un garage, e nelle sue sale ha ospitato alcune conferenze stampa degli spettacoli del Teatro Antico di Taormina. Ha ispirato opere di importanti pittori dell’Ottocento e, inoltre, è stata prestata come location del film “Il Padrino parte terza”, diretto da Francis Ford Coppola. “L’archivio della famiglia Nelson, custodito a Palermo – si legge in una scheda storica contenuta nei Quaderni di botanica ambientale e applicata dell’Università di Palermo – conserva numerosi documenti relativi alla costruzione della Falconara”.

Villa La Falconara, ingresso su via Garibaldi

Un’intricata storia che ha inizio alla fine del Settecento, con il conferimento del titolo di Duca di Bronte all’ammiraglio Horace Nelson da parte di Ferdinando I di Borbone, in segno di gratitudine per l’aiuto prestato nella riconquista del trono dopo la repressione della Repubblica Partenopea. “Particolari dettagliati, spesso comprensivi dei costi – si legge ancora nei Quaderni – si hanno sulle componenti d’arredo del giardino, le colonne di ordine tuscanico in pietra di Melilli, le gradinate, la statua in gesso del tempietto, il piedistallo per la meridiana, il pozzo in pietra con arco in ferro battuto, la fontana in pietra d’Istria, le panche, i vasi in pietra di Vicenza, la ghiaia per i viali”.

Fu anche meta dei reali inglesi in visita a Taormina nel 1925, ospiti dei Nelson, come ancora oggi ricordato da una targa posta nel giardino. Dopo la morte del V Duca di Bronte, avvenuta proprio a La Falconara nel 1937, la villa fu venduta nel 1948 dai Nelson alla famiglia Marzotto, tanto da essere identificata in diversi documenti come Villa Marzotto. In tempi recenti è in cerca nuovi proprietari che possano scrivere altri capitoli nella sua lunga storia.

(Nella foto grande in alto il panorama dalla villa in una cartolina degli anni Settanta del secolo scorso)

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