La “barca di luce” di Pellegrino: un pezzo di Sicilia a Venezia

Si chiama “I’m The Island” la nuova installazione che l’artista di Mazzarino presenta alla Biennale con una performance tra i palazzi storici

di Redazione

Una cerimonia laica, un corteo di imbarcazioni che scorta la “regina”, una barca con dentro luminarie colorate che sanno di Sicilia. È “I’m The Island”, l’installazione di Domenico Pellegrino, ospitata nel Padiglione del Bangladesh alla 58esima Biennale d’arte di Venezia. Un’installazione-barca che sa di viaggio, percorso, ricerca di conoscenza, voglia di vita. E proprio un omaggio al mare sarà il percorso che venerdì 19 luglio la “barca di luce” condurrà da Palazzo Zenobio, sede del Padiglione, a Ca’ Donà dalle Rose, dove è in programma la presentazione del libro d’arte sull’opera di Pellegrino, artista siciliano nato a Mazzarino e formatosi a Palermo.

“I’m The Island” davanti a Palazzo Zenobio

La performance si srotolerà dalle 19 come un corteo di natanti lungo le Fondamenta antiche: un Pupparino a remi (storica imbarcazione, tipica delle calli veneziane) guidato da patrizi veneziani, trascinerà “I’m The Island”, da Palazzo Zenobio, lungo le Fondamenta Priati, Rio Ca’ Foscari, taglierà il Canal Grande, poi imboccherà Rio Santi Apostoli, il canale dei Gesuiti per giungere nella Cavana (darsena coperta) di Palazzo Donà dalle Rose. E visto che ogni cerimonia deve avere la sua colonna sonora, ecco che il corteo di barche sarà accompagnato dal violino elettrico di Mario Bajardi e dal violino tradizionale del giovane Nicola Di Benedetto.

“Cosmogonia Mediterranea”

Giunto il corteo di barche a Palazzo Donà dalle Rose, alle 20 è in programma la presentazione del volume fotografico “Cosmogonia Mediterranea”, che riporta la storia dell’intero progetto di Domenico Pellegrino dedicato a Sebastiano Tusa, l’archeologo e assessore scomparso nel disastro aereo in Etiopia. Un’installazione luminosa a forma di Sicilia che ha viaggiato per il Mediterraneo, toccando musei e luoghi d’arte; e si è fermata sul fondo del mare dinanzi a Lampedusa, nello stesso luogo dove continuano ad approdare le barche dei disperati che cercano una vita migliore. Il progetto “Cosmogonia Mediterranea” è sostenuto da Fondazione Sicilia, da Elenk’art, dalla Fondazione Donà dalle Rose e da Wish, World International Sicilian Heritage, fondata dalla contessa e mecenate Chiara Modìca Donà dalle Rose che è anche direttore artistico della Bias, la Biennale internazionale d’arte sacra.

Domenico Pellegrino

L’installazione originale proposta alla Biennale di Venezia, racconta il viaggio dell’opera: la scultura è stata ripescata dall’acqua e, dopo un’inevitabile manutenzione che ha cercato di salvaguardarne la memoria “sommersa”, è stata portata a Venezia. Al visitatore viene proposto un viaggio immersivo e sensoriale, attraverso un video racconto che ne raccoglie testimonianze e immagini. “Il mio contributo creativo, in termini simbolici e metaforici, affronta le proprietà salvifiche e terapeutiche dell’acqua, che è in grado di sradicare le impurità da qualsiasi organismo – spiega Pellegrino -. Purificare e sublimare il mondo fenomenico da qualsiasi connotazione negativa e trasformarlo in qualcos’altro, in un’opera d’arte, appunto. La sete di acqua pura che le persone sentono non è solo un requisito fisico, ma diventa espressione di desiderio di vita e conoscenza”.

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Il Teatro del Fuoco illumina la Sicilia

Presentata la nuova edizione dell’International Firedancing Festival che coinvolgerà quest’anno Palermo, Gibellina e Zafferana Etnea

di Redazione

Torna lo spettacolo del Teatro del Fuoco. La dodicesima edizione del festival, creato a Stromboli nel 2008 e inserito nel calendario delle manifestazioni di grande richiamo turistico della Regione Siciliana, coinvolgerà Palermo, Gibellina e Zafferana Etnea, l’1, 2 e 3 agosto. La nuova edizione dell’International Firedancing Festival è stata presentata questa mattina, a Palermo, nella Sala La Torre del Palazzo Reale. Come ogni anno, danzatori e acrobati si combineranno in perfetta sincronia, mettendo in scena la clownerie tradizionale in armonia con la più sofisticata tecnologia.

Un momento della conferenza stampa

Si parte con Palermo, giovedì 1 agosto, al Teatro di Verdura alle 22: dopo aver plasmato le sue danze in luoghi di pregio – come la Galleria d’Arte Moderna, lo Spasimo, il Castello a mare – il Teatro del Fuoco illumina un altro simbolo della città. Il giorno successivo, venerdì 2 agosto alle 21.30, sarà la volta del Baglio Di Stefano a Gibellina, nell’ambito delle manifestazioni delle Orestiadi. Infine, sabato 3 agosto, appuntamento all’anfiteatro di Zafferana Etnea, alle 22 per la rassegna “Sotto il vulcano”, nella terra del vulcano-madre, simbolo di fertilità, creatività, irruenza.

“Molto più che uno spettacolo, è un’esperienza straordinaria, capace di parlare un linguaggio universale di rivelazione, rinascita, conoscenza”, afferma Amelia Bucalo Triglia, ideatrice e responsabile del Teatro del Fuoco, che ha presentato il Festival insieme a Walter Messina, direttore generale Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello, con i messaggi di Gianfranco Micciché, presidente dell’Assemblea regionale siciliana, e Manlio Messina, assessore regionale al Turismo, sport e spettacolo.

Una delle esibizioni del Teatro del Fuoco

“Il Teatro del Fuoco, ormai da anni, rappresenta un fiore all’occhiello tra le manifestazioni di rilevo nel territorio siciliano – afferma l’assessore Messina – perché racconta la vera essenza dei siciliani attraverso la loro creatività e la loro irruenza. Le performance di grande spettacolarità e di assoluta eccellenza, che a ragione, e con nostro grande orgoglio, sono strumento di grande accoglienza per i nostri turisti e veicolo di promozione in tutto il mondo”.

Il festival, inoltre, apre quest’anno al sociale con una serie di eventi collaterali, uno dei quali interesserà l’ospedale Cervello di Palermo, con il laboratorio teatrale “Dove i sogni si avverano”. Destinatari dell’evento, i bambini nell’area materno infantile dell’ospedale. “Quando un bambino viene ospedalizzato – dice il direttore generale Walter Messina – sicuramente si trova ad affrontare un periodo traumatico che coinvolge tutta la famiglia. I laboratori di teatro insieme ai momenti di intrattenimento e di coinvolgimento proposti dagli artisti del Teatro del Fuoco fanno davvero la differenza. Speriamo possano entrare a regime tra le attività dei nostri bambini, per migliorare il periodo di degenza”.

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Gioielli barocchi risplendono a Castello Ursino

Ventisette paliotti in argento, corallo e filato d’oro, realizzati nei laboratori artistici dell’Isola, saranno esposti in mostra a Catania

di Redazione

La Sicilia diventerà, dal 20 luglio al 20 ottobre, la sede espositiva di ventisette capolavori in argento, corallo e filato d’oro realizzati, tra il 1650 e il 1772, nei laboratori artistici dell’Isola da maestranze trapanesi e messinesi. La mostra, organizzata dalla Regione Siciliana, verrà ospitata nel Castello Ursino di Catania e inaugurata dal governatore Nello Musumeci.

Paliotto realizzato da mestranze messinesi

Il “paliotto”, protagonista dell’esposizione, per la sua collocazione all’interno dello spazio scenografico della chiesa, trova nella lunga storia degli arredi sacri molteplici versioni interpretative di tecniche artistiche, materiali e soluzioni decorative e si distingue per le precise soluzioni determinate dallo schema compositivo e dal materiale impiegato. Tra gli esemplari più suggestivi vi sono quelli interamente realizzati in argento e quelli mobili con supporto tessile ricamato in cui i principali materiali usati sono l’oro e l’argento, per i filati, i fili di seta policroma, ma anche le perle, le gemme, tra le quali il corallo, al quale fin dall’antichità si sono attribuiti significati e proprietà che lo hanno legato al sacro. L’esposizione è stata ideata da Rosalba Panvini e Salvatore Rizzo, curatore anche della ristampa del catalogo che accompagnerà il percorso museale.

Paliotto in argento realizzato da Saverio Corallo

“La mostra ‘Architetture barocche in argento e corallo’ – evidenzia il governatore Musumeci – è un evento che celebra la grande capacità e creatività delle maestranze siciliane che, nel corso dei secoli, sono state protagoniste di realizzazioni che pochi eguali hanno nel mondo. La spiritualità e il senso del sacro, che in Sicilia hanno origini antichissime, trovano nel Barocco la massima rappresentazione artistica la cui magnificenza è stata trasmessa fino a noi dai paliotti esposti. Questa mostra diventa il veicolo per la conoscenza di tali straordinari apparati mobili decorativi, che vengono proposti ai visitatori al di fuori degli spazi di culto e del rito cattolico e che faranno apprezzare l’importanza e la magnificenza delle officine dell’Isola”.

Paliotto in taffetas di seta ricamato con grani di corallo

Tra il Seicento e il Settecento, durante l’affermazione dello stile Barocco, in Sicilia, il paliotto costituì il fulcro costante degli apparati decorativi della chiesa e soprattutto particolari sono quelli a soggetto architettonico in cui l’iconografia che li caratterizza è incentrata sulla rappresentazione di elementi di vario genere quali il portico, il belvedere, il prospetto dei palazzi, il pergolato che sorge nei rigogliosi giardini o spazi urbani, le vedute naturalistiche sempre in prospettive centrali. L’opulenza del manufatto, i temi trattati e i colori usati diventarono anche il mezzo per comunicare ai fedeli attraverso la bellezza la grandezza di Dio, ma anche strumento per celebrare il potere terreno della Chiesa.

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Volti e frammenti di vita colorano l’aeroporto

Inaugurata nell’area imbarchi dello scalo di Palermo la mostra fotografica “Scatti d’ali” del giornalista Giovanni Franco

di Redazione

Momenti di vita impressi in un click, seguendo, al di là degli stereotipi, il richiamo della curiosità e delle emozioni. Ecco così visualizzarsi volti e persone, in un gioco di sguardi, espressioni e sfumature di colori. Gente comune che sembra recitare improvvisando spettacoli di strada. Ognuno di questi personaggi racconta uno spaccato del proprio quotidiano mentre sta lavorando o trascorrendo il tempo libero.

La mostra “Scatti d’ali” in aeroporto

Seguendo le note sul pentagramma, vari individui sono stati ritratti come se intonassero una sinfonia individuale che nel contesto diventa polifonica e coinvolgente. Ecco il filo conduttore della raccolta di foto realizzate dal giornalista dell’Ansa, Giovanni Franco dal titolo “Scatti d’ali”. Una mostra, curata da Simona Gazziano, inaugurata pochi giorni fa, nell’area imbarchi (livello inferiore), dall’autore e da Giovanni Scalia, amministratore delegato di Gesap, la società di gestione dell’aeroporto di Palermo Falcone Borsellino.

Una delle foto in mostra

“La fotografia è per me un modo per raccontare storie – dice l’autore – a volte un’immagine resta impressa nella memoria più di tante parole. Soprattutto oggi che i selfie, si sono trasformati in una sorta di specchi deformati con la memoria”. Franco ha cominciato a fotografare con le reflex analogiche. Ha esposto le sue foto in diverse mostre a partire dagli anni ’80. “La mostra di Franco – dice Scalia – si lega bene al progetto della Gesap, per portare l’arte all’interno degli spazi aeroportuali. Un progetto iniziato da alcuni anni, anche con l’esposizioni di pezzi museali o di opere d’arte contemporanee. Guardando le foto di Franco viene voglia di soffermarsi sulla ricchezza dei particolari che ogni volto esprime”.

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Tutto pronto per la notte della Santuzza, ecco il programma

Teatro, danza, musica e luci per il Festino di Santa Rosalia, con le esibizioni de La Fura dels Baus, della compagnia Transe Express, con il Coro di voci bianche e la Kids Orchestra del Teatro Massimo

di Redazione

Entra nel vivo il 395esimo Festino di Santa Rosalia a Palermo, con la direzione artistica di Letizia Battaglia e Lollo Franco. È tutto pronto per la lunga notte del corteo del 14 luglio, che comincerà dal piano di Palazzo Reale, alle 21, con lo spettacolo “Santa Rosalia e il Genio di Palermo”: per la prima volta, infatti, i due numi tutelari della Città, religioso e laico, dialogheranno all’interno dell’articolata performance che coinvolgerà diversi gruppi artistici. Sulla scena anche due Rosalia, una danzante e una che, con il proprio canto, rappresenterà l’anima della Santuzza.

Riproduzione del carro di Santa Rosalia progettato da Fabrizio Lupo

Si assisterà ad un trionfo di arti: dal teatro alla danza, dalla musica al canto, con il Coro di voci bianche e la Kids Orchestra entrambi del Teatro Massimo, per giungere alle esibizioni artistiche acrobatiche, durante la nascita di Rosalia, la tentazione dei diavoli e la Peste, che vedranno in aria cittadini palermitani nella performance curata da La Fura dels Baus e l’esecuzione della Danza del Fuoco.

Da qui l’imponente carro trionfale, una specie di palcoscenico mobile di 9.000 chili alto 11 metri, largo 5,40 e lungo 10, animato da luci, musica e movimenti meccanici, trainato come da tradizione dai cittadini delle comunità multietniche coordinate da Rajendra Bitrayya, da otto detenuti del carcere Ucciardone e dai fedeli, comincerà la sua sfilata lungo il Cassaro per giungere al Foro Italico. Il carro farà la sua prima sosta davanti alla Cattedrale dove si esibirà la compagnia Transe Express, per la prima volta nel cast artistico del Festino, con la performance aerea “Lacher de violons”, un dialogo tra cielo e terra che coinvolgerà 20 artisti, dove la potenza delle percussioni incontrerà la delicatezza di un quartetto d’archi e di una voce lirica. Il corteo sarà accompagnato dalla compagnia Trans Express, fino ad un certo punto, e poi dagli Ottomani Animati e dai tamburinai della famiglia Aucello.

La compagnia Transe Express

Ai Quattro Canti, prima del tradizionale omaggio floreale che vedrà salire il sindaco Leoluca Orlando sopra il carro e invocare, a protezione della città, il nome di Santa Rosalia, la Fura dels Baus presenterà, in prima nazionale, un’altra performance aerea coinvolgendo altri artisti palermitani. Il carro trionfale durante questo momento, in omaggio alle quattro sante presenti ai vertici dei Canti, svelerà la sua struttura dinamica. Seguirà l’Abballu di li Virgini che verrà ripetuto anche a Porta Felice, a conclusione di un’ultima performance aerea. Da qui il corteo, tra sonorità ritmate e giochi di luce, giungerà al Foro Italico, dove sarà accolto dal consueto tripudio dei fuochi d’artificio.

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Inaugurato il nuovo terminal nel porto di Trapani

La struttura è dotata di biglietteria, bar, edicola, infopoint turistico e sala d’attesa climatizzata con 70 posti a sedere

di Redazione

Una nuova “casa” per il milione di passeggeri che ogni anno raggiunge da Trapani le Isole Egadi e Pantelleria. È stato inaugurato oggi, infatti, il Trapani Fast Ferry Terminal, una nuova struttura sulla banchina Marinella del porto di Trapani, voluta dall’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale presieduta da Pasqualino Monti, per rispondere alle esigenze di turisti e cittadini.

Sala d’attesa

Erano presenti all’inaugurazione assieme al presidente Monti, il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida, e il contrammiraglio Roberto Isidori, direttore marittimo della Sicilia occidentale e comandante della Capitaneria di porto di Palermo. “In questi primi due anni alla guida dell’AdSP del Mare di Sicilia occidentale – ha dichiarato Monti – abbiamo lavorato per riportare ordine nei porti del network con una serie di necessarie opere di demolizione e di infrastrutturazione. Quella di Trapani è la prima nuova costruzione che nasce in uno dei nostri scali e sono orgoglioso dei tempi di realizzazione molto stretti e del rispetto delle risorse finanziarie impiegate per l’attuazione dell’opera”.

Spazio esterno

Il nuovo terminal ha al suo interno la zona biglietteria con una superficie utile complessiva di circa 31 metri quadrati, con otto postazioni operative. C’è una sala d’attesa climatizzata di circa 156 metri quadrati, accessibile dal lato della banchina, in grado di accogliere circa 70 posti a sedere, con annesso spazio per edicola e per un punto di informazioni turistiche. Presente anche un bar e uno spazio esterno con un’altra zona d’attesa per ulteriori 70 posti.

La struttura, che misura complessivamente 685 metri quadrati, riserva grande spazio alle superfici vetrate, concentrate in particolar modo lungo lo spazio di attesa per incrementare il rapporto visivo con lo specchio acqueo. La configurazione architettonica, caratterizzata da una spiccata permeabilità e trasparenza, la preserva dal configurarsi quale barriera tra la città ed il mare. L’intervento ha comportato la sostituzione di una porzione della pavimentazione preesistente in banchina, per ulteriori 443 metri quadrati rispetto alla superficie occupata dal terminal. Naturalmente ogni servizio offerto del terminal marittimo è accessibile anche ai portatori di handicap nel pieno rispetto di quanto previsto dalla normativa vigente sul superamento delle barriere architettoniche. I lavori sono stati consegnati nel dicembre scorso e le opere realizzate hanno avuto un costo di circa un milione di euro.

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“Stupor Mundi”, il fascino di Palermo in un film su Federico II

C’è tutta la bellezza di Palermo nel documentario “Stupor Mundi”, dedicato alla figura di Federico II. Il film, diretto da Gian Luca Bianco e Giacomo Visconti, girato nel capoluogo siciliano e presentato recentemente in concorso, alla 17esima edizione dell’Ischia Film Festival, ha tra gli interpreti l’attore Michele Placido, lo storico Pasquale Hamel e l’esperto di tradizioni siciliane Gaetano Basile. L’idea degli autori è di raccontare temi come la partecipazione, l’amicizia, l’amore, il coraggio, ma soprattutto la coesistenza che è il valore centrale rappresentato dall’impero di Federico II. Sullo sfondo c’è Palermo, che ha vissuto con Federico II il momento di massimo splendore artistico, sociale, economico e scientifico della sua storia. Michele Placido ha già raccontato Federico II in un monologo diretto da Gian Luca Bianco. Un viaggio che vede confrontarsi un Federico ormai giunto al termine della sua esistenza e il suo doppio giovane, con volto e voce di Brenno Placido e Alejandra Bertolino Garcia.

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Teatro Biondo, stagione estiva all’insegna della spiritualità

La rassegna prevede dieci appuntamenti in tre spazi diversi della città: l’Orto Botanico, il Castello di Maredolce e il Chiostro della Chiesa di Sant’Antonino

di Redazione

Si intitola “Vocazioni” la stagione estiva del Teatro Biondo di Palermo, la prima curata dalla neo direttrice Pamela Villoresi, che ha riunito artisti di culture diverse e spettacoli legati da un comune afflato verso una dimensione etica e spirituale, di cui Palermo è l’ideale palcoscenico. La rassegna, realizzata con la collaborazione dell’Università di Palermo e il contributo della Regione Siciliana e del Comune di Palermo, prevede dieci appuntamenti tra teatro, danza, musica e incontri, distribuiti in tre spazi diversi della città: l’Orto Botanico, il Castello di Maredolce e il Chiostro della Chiesa di Sant’Antonino, aperto per l’occasione alla fruizione pubblica.

Pamela Villoresi e Danilo Rea in “Terra”

La rassegna prenderà il via proprio al Chiostro di Sant’Antonino, dove il 19 luglio, in occasione dell’anniversario della strage di via d’Amelio, debutterà il terzo atto di “In mio onore” di Elisa Parrinello, un’opera metaforica che attraverso i linguaggi del teatro, della musica e della danza mette in scena il conflitto tra bene e male, lanciando un messaggio di pace, civiltà e coraggio.

Il 20 luglio, nello stesso spazio, andrà in scena “Extra Moenia”, il saggio di fine corso degli allievi della “Scuola dei mestieri dello spettacolo” del Teatro Biondo diretta da Emma Dante. Il 21 luglio ci si sposta al Castello di Maredolce per uno spettacolo di teatro e musica dedicato alla vocazione del volo: “Icaro” di Stefano Pirandello, adattato per la scena da Sarah Zappulla Muscarà. Mario Incudine ne è regista, interprete e autore delle musiche. Il 22 luglio, all’Orto Botanico di Palermo, il teologo Paolo Gamberini e il filosofo Vito Mancuso si confronteranno sul tema delle “Vocazioni”; conduce la serata la giornalista Fernanda Di Monte, religiosa delle Figlie di San Paolo.

Mario Incudine

L’indomani, si torna al Castello di Maredolce per “Francesco e il Sultano” di Giampiero Pizzol e Otello Cenci. Spettacolo che racconta l’incredibile impresa di San Francesco, che nel 1219, nel pieno di un cruento conflitto tra l’Occidente e l’Islam, attraversò il mare, superò la prima linea del fronte e si presentò come ambasciatore di pace al potente sultano d’Egitto e Siria, Malik al Kamil. Il 24 luglio il palcoscenico del Chiostro di Sant’Antonino accoglierà la danza di Virgilio Sieni, la cui compagnia proporrà “Bach Duet” sulle suites per violoncello solo di Bach eseguite dal vivo da Lavinia Scarpelli. Sempre al Chiostro di Sant’Antonino, il 25 luglio, Pamela Villoresi, insieme al pianista Danilo Rea, interpreterà “Terra” di Valeria Moretti. Un concerto per voce recitante e pianoforte, un inno alla vita dedicato alla figura della Terra Madre.

Teresa De Sio

Tre concerti completano il programma estivo del Biondo: il 26 luglio, nel Castello di Maredolce, l’ensemble di Pejman Tadayon, uno dei più importanti esponenti di musica persiana e sufi, proporrà “Musica sacra sulla via della seta”. L’indomani, al Chiostro di Sant’Antonino, sarà la volta di “Mediterranean Blues”, con un ensemble misto di musicisti africani e italiani guidato da Baba Sissoko. Infine, il 28 luglio, lo stesso palco di Sant’Antonino ospiterà la cantautrice Teresa De Sio nell’unica tappa siciliana del suo “Puro desiderio tour”.

“Come non parlare di spiritualità nella ‘divina’ Palermo? – si domanda Pamela Villoresi – Una città di chiese, cupole, monasteri, zise, martorane, balate, palazzi arabi e normanni, catacombe, scheletri, martirii, e ancora castelli di gesuitica memoria, preti eroi, maestri indù. Come non raccontare dunque le diverse ‘vocazioni’ di cui questa città è testimone e artefice? Vocazioni al martirio, al pensiero, all’abbandono, al riscatto, alla morte, alla vita: per la vita di tutti”.

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A Palazzo Mirto l’arte del rebus tra cimeli di famiglia

Prorogata la mostra “Family Connection” di Adalberto Abbate. Una stravagante collezione di oggetti dei nonni dell’artista tesse un dialogo con quella storica della dimora nobiliare

di Redazione

C’è ancora tempo fino al 31 luglio per ammirare “Family Connection”, la mostra personale di Adalberto Abbate per il Museo regionale di Palazzo Mirto, a Palermo. Servizi da tè, porcellane, immagini sacre, ricordi di viaggio e di guerra, si inframezzano alle collezioni storiche del palazzo, innescando un dialogo non privo di interferenze e contraddizioni. Questa serie stravagante di oggetti, accumulati secondo il gusto di Stefano Lotà e Giuseppa Raia, nonni di Adalberto Abbate, riflettono la loro avventura comune, raccontandone aspirazioni, desideri e ricordi.

Adalberto Abbate

Ornamenti di gattopardiana memoria slittano dai saloni dell’alta nobiltà feudale ai salotti della piccola borghesia proletaria, generando un cortocircuito non facile da sanare. In una compenetrazione di status e ruoli, un oggetto in plastica è quasi indistinguibile da uno in avorio o in pregiata ceramica; una bottiglia in vetro antico è kitsch quanto un dopobarba a forma di marlin di meno raffinata produzione seriale. Sono oggetti che racchiudono una potenza narrativa ed emotiva, un universo visivo, familiare e amico, da cui l’artista ha tratto immaginazione, dedizione e ispirazione.

In “Family Connection” Adalberto Abbate presenta una selezione delle sue opere, spesso impregnate di cinismo, con la collezione eclettica dei suoi nonni e le loro fotografie. Gli oggetti isolati, quasi silenziosi, al centro di uno spazio chiaramente identificato come familiare, mettono in scena un confronto con lo sguardo dell’artista. Ne deriva un rebus, un dialogo meditativo, un costante andirivieni fra la concreta realtà quotidiana e una dimensione più concettuale, in cui non è difficile rispecchiare un nostro personale vissuto.

La mostra, organizzata dall’associazione Amici dei Musei Siciliani e Spazio Rivoluzione, è visitabile da martedì a sabato, dalle 9 alle 18; domenica e festivi, dalle 9 alle 13. Ingresso gratuito la prima domenica di ogni mese. Chiuso il lunedì.

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Beni culturali, Musumeci incontra i soprintendenti

Vertice nel Palazzo della Regione di Catania. Sul tavolo le prime indicazioni operative per la soluzione di problemi lasciati sul tappeto da molti anni

di Redazione

Un confronto a 360 gradi, improntato a franchezza e ad analisi dettagliata dei problemi. Un faccia a faccia dal quale sono scaturite le prime indicazioni operative per la soluzione di problemi lasciati sul tappeto da molti anni. Queste le conclusioni e lo spirito dell’incontro – il secondo nell’arco di un mese – tra il governatore Nello Musumeci e i dieci soprintendenti dell’Isola (le nove province più la Soprintendenza del mare), tenutosi al Palazzo della Regione di Catania, presente anche il dirigente generale dei Beni culturali Sergio Alessandro.

Nello Musumeci

Tante le criticità emerse nel corso del vertice. Dalle discrasie tra piani paesaggistici, il sistema informativo forestale e gli strumenti urbanistici dei Comuni, che spesso bloccano l’iniziativa privata e le attività imprenditoriali, senza assicurare un’effettiva tutela dell’interesse pubblico, all’arretratezza dei sistemi informatici delle soprintendenze che impediscono l’evasione in tempi brevi delle pratiche on-line; dalla mancanza di sedi decorose, in cui ricevere il pubblico e lavorare con dignità, all’assenza di una contabilità decentrata che snellisca le procedure e accorci i tempi di pagamento, fino alla carenza di personale in unità operative vitali per il corretto funzionamento degli uffici e l’erogazione di servizi dovuti all’utenza. Un quadro – come ha sottolineato il dirigente generale Alessandro – di problemi cronici, trascinatisi nel tempo, a cui si sta cercando di dare risposte graduali ma risolutive.

La sede dell’assessorato regionale dei Beni culturali

“Non ho alcun interesse e neppure curiosità per le vostre scelte elettorali – ha sottolineato il presidente Musumeci – sono stato e sarò sempre molto rigoroso nel separare l’attività dell’amministrazione pubblica dalle appartenenze partitiche. Ho, invece, il dovere di dare corso a un programma di governo a cui sono vincolato in ragione del consenso ricevuto dai siciliani. A loro, ciascuno nel proprio ruolo, dobbiamo tutti rendere conto, io per primo. Ma, nell’esercizio delle nostre rispettive funzioni, che presuppongono rispetto reciproco, dobbiamo fare squadra: la Regione è una, la rappresento io, ma la rappresentate anche voi: i vostri uffici sono le postazioni più vicine alla gente e ai loro problemi, si tratti di imprese, professionisti o singoli”.

Nel corso dell’incontro con i soprintendenti è stata inoltre ribadita dal governatore l’esigenza che ogni struttura predisponga, con almeno sei mesi di anticipo, una programmazione annuale di iniziative “per porre fine alla consolidata e triste prassi di attività culturali improvvisate – ha concluso Musumeci – estranee agli obiettivi del governo e avulse da ogni piano promozionale”.

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