Artisti di strada a Pollina, torna il Valdemone Festival

La manifestazione festeggia dieci anni con due giorni di spettacoli che animeranno i vicoli del borgo delle Madonie

di Redazione

Torna il Valdemone Festival, la rassegna delle arti di strada, della musica e del nuovo circo della Sicilia occidentale che quest’anno festeggia i suoi dieci anni di vita. Stanno per sbarcare a Pollina tantissimi artisti provenienti da tutto il mondo per festeggiare insieme agli organizzatori, i residenti e i tanti avventori, il compleanno del festival. Il borgo madonita per due giorni, venerdì 23 e sabato 24 agosto, cambierà volto e diventerà un teatro a cielo aperto con le tante piazze e slarghi che ospiteranno gli spettacoli. La manifestazione si chiude con lo spettacolo della compagnia di punta “Circo Zoé” del sabato sera al Teatro Pietra Rosa, anfiteatro con vista mozzafiato sulle valli scoscese delle Madonie.

Tanti gli artisti nazionali e internazionali che animeranno il paese con spettacoli tutti gratuiti che si susseguiranno dalle 17.30 fino a tarda notte. L’idea del festival nasce con un duplice obiettivo: valorizzare la figura dell’artista di strada e far conoscere ad un pubblico sempre più vasto le incontaminate bellezze e le suggestioni di un territorio ancora sconosciuto e finora non troppo valorizzato come quello di Pollina.

Il festival è organizzato da Mario Barnaba, Quinzio Quiescenti, Virgilio Rattoballi e Stefania Soldano con il sostegno del comune di Pollina. “Quando abbiamo iniziato tutto è partito come una grande festa, – spiega Barnaba – per incontrarci con degli amici in un posto molto bello e fare degli spettacoli. Questa festa a poco a poco è diventata un vero e proprio evento atteso, apprezzato e riconosciuto in tutta Italia e oltre. Siamo contenti dell’evoluzione del festival in questi dieci anni di vita, è cresciuto e siamo cresciuti anche noi. Siamo stanchi ma al tempo stesso molto contenti di questa edizione speciale, non sappiamo cosa ci riserva il futuro, di certo ci rimane la voglia di far crescere ancora questa creatura che è il festival che per noi è come un figlio”.

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Recuperati altri due rostri della Battaglia delle Egadi

Trovati anche due elmi e una spada. I reperti andranno ad arricchire l’esposizione all’interno dell’ex stabilimento Florio di Favignana

di Redazione

Riemergono altri due rostri dai fondali delle Egadi. I reperti sono stati ritrovati grazie alla sinergia operativa tra la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, la Rpm nautical foundation e i subacquei della Global underwater explorer. Nel corso delle ricerche, anche quest’anno condotte con la nave oceanografica Hercules, sono stati scoperti ulteriori target che vanno ad arricchire il ricco database costruito negli ultimi anni. Nelle tre settimane di indagini (di cui vi abbiamo parlato anche qui), sono state individuate sessantotto anfore greco-italiche, due Dressel, quattro puniche e quattro piatti.

A bordo della nave Hercules

I due rostri in bronzo, portano a diciotto il numero di quelli recuperati dei diciannove individuati in questi anni. I micidiali strumenti da guerra, montati sulla prua delle navi per speronare le imbarcazioni nemiche, rappresentano la prova evidente che i fondali di Levanzo, sono certamente il teatro della battaglia navale che sancì la fine della Prima guerra punica, con la vittoria della flotta romana su quella cartaginese. Fino ad oggi sono stati rinvenuti sedici rostri romani e due cartaginesi.

Sono stati, inoltre, individuati e recuperati, sempre nello stesso areale, alla profondità di ottanta metri, dai subacquei della Gue, due elmi del tipo montefortino di pregiatissima fattura. I due reperti in bronzo presentano una particolare decorazione con forma di animale nella parte sommitale, quindi sicuramente appartenuti a graduati dell’esercito romano. Recuperate anche due coppie di paragnatidi, protezioni laterali in metallo applicate all’elmo, atte a proteggere il volto dei soldati. Questi due elmi, assieme a un altro del tipo montefortino recuperato negli scorsi giorni, si aggiungono ai ventidue già recuperati nelle campagne precedenti. Alcuni di essi, già restaurati, sono in esposizione presso il Museo della “Battaglia delle Egadi” a Favignana.

Esame radiografico della spada

Ma la vera novità delle ricerche di quest’anno è la scoperta effettuata tre giorni fa, tanto agognata dal compianto Sebastiano Tusa, artefice dell’individuazione del luogo della battaglia: una spada in metallo, della lunghezza di circa settanta centimetri con una lama larga cinque centimetri, appartenuta probabilmente ai soldati di uno dei due eserciti. Indagini radiologiche e Tac, condotte dal professore Massimo Midiri – direttore della sezione di Scienze radiologiche del dipartimento Bind dell’università di Palermo – hanno confermato la struttura dell’arma che sarà oggetto di studio nelle prossime settimane. La spada si presenta totalmente incrostata dagli organismi marini che in più di duemila anni la hanno avvolta. Era ciò che l’archeologo Sebastiano Tusa, che aveva dato l’avvio alle ricerche, aspettava fin dall’inizio: i rostri, gli elmi, le stoviglie di bordo e le numerose anfore non completavano, infatti, il quadro. Le armi dei soldati non erano state, fino ad oggi, mai ritrovate. Nello stesso luogo della spada, sono stati recuperati due chiodi di grandi dimensioni, a sezione quadrangolare, probabilmente appartenuti a una delle imbarcazioni affondate durante lo scontro.

Il team al lavoro

Le ricerche in mare, inizialmente condotte unicamente in maniera strumentale dalla Soprintendenza del mare e dalla Rpm nautical foundation, da tre anni si sono avvalse della competenza dei subacquei altofondalisti della Global underwater explorer che, con l’indagine diretta dei subacquei e il recupero dei reperti individuati, hanno dato impulso e velocità alle complesse operazioni finora assicurate da un robot subacqueo (Rov).

I reperti, dopo lo studio e il restauro, andranno ad arricchire l’esposizione all’interno dell’ex stabilimento Florio di Favignana dove, in una sala allestita con spettacolari elementi multimediali, sono esposti i rostri e gli elmi recuperati nelle campagne precedenti. La storia della battaglia è completata da una proiezione immersiva su sei schermi che racconta il tragico scontro tra le due flotte dal punto di vista dei due comandanti, Lutazio Catulo e Annone.

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Tempio di Zeus, apertura straordinaria con gli archeologi

Fino alla fine di agosto si potrà accedere gratuitamente, ogni venerdì e sabato, nell’area dell’edificio templare di Siracusa, di cui rimangono in piedi solo due colonne

di Redazione

Verrà aperto in via straordinaria ogni venerdì e sabato a partire dal 26 luglio, il tempio di Zeus Olimpio, detto anche le “due colonne” nella periferia sud di Siracusa. Dopo gli interventi di pulitura del sito effettuati nelle scorse settimane a cura dei volontari della cooperativa “Insieme” e del Cai, con il supporto logistico di “Tekra servizi ambientali”, ogni venerdì e sabato dalle 17 alle 19, fino alla fine di agosto, si potrà accedere gratuitamente all’importante edificio templare, il secondo costruito a Siracusa dopo il tempio di Apollo e datato all’inizio del VI secolo avanti Cristo.

Falde del tetto del tempio

I visitatori avranno, inoltre, l’opportunità di incontrare alcuni giovani archeologi grazie ad un progetto didattico realizzato dal Parco di Siracusa in collaborazione col Dipartimento di studi umanistici dell’università di Catania, di cui sono responsabili Luigi Caliò e Simona Todaro, e con la Scuola di specializzazione in archeologia guidata da Dario Palermo.

“L’apertura al pubblico di questo straordinario sito archeologico – spiega Calogero Rizzuto, direttore del Parco di Siracusa, Eloro e villa del Tellaro – è la prima di una serie che vedrà tornare alla fruizione siti considerati di minore importanza ma ricchi di suggestione e bellezza. Dopo quella del tempio di Zeus, avvenuta grazie all’opera di associazioni di volontari e ai progetti didattici in corso con l’università di Catania, è intenzione del parco venire incontro alla richiesta dei numerosi turisti e degli stessi siracusani, con la riapertura di altri monumenti di Siracusa e della provincia, primo tra tutti il castello Eurialo”.

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“Visions of the Earth”, sismologia e arte s’incontrano

Fa tappa a Petralia Sottana la mostra del Collettivo Neuma, in collaborazione con l’Ingv, che trasforma gli strumenti per lo studio della terra in fonti d’ispirazione creativa

di Redazione

Segna un altro step di un lungo percorso di conoscenza del mondo sismografico e vulcanologico la prossima tappa della mostra “Visions of the Earth”, che oggi si inaugura all’Exma Officina Creative di Petralia Sottana, per rimanere allestita sino al 26 gennaio prossimo.

Installazione fotografica di Michele Di Donato

Un appuntamento al quale il Collettivo Neuma – che promuove l’esposizione in collaborazione con l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, e con il patrocinio del Polo museale regionale d’arte moderna e contemporanea di Palermo – si sta preparando da tempo per proporre anche in questo comune delle Madonie strumenti di rilevamento, quali sismografi di terra e di mare, plastici con sistemi di misura dei gas vulcanici, riproduzioni di vulcani in scala ridotta e gli ultrasuoni dell’Etna, forniti per l’occasione dall’Ingv di Catania, Palermo e Gibilmanna.

A muoversi con agilità dall’astrazione alla figurazione, rappresentando anche i fenomeni naturali e la loro rappresentazione grafica registrata dagli strumenti di rilevamento, sono le 20 opere degli artisti del Collettivo Neuma: 5 sculture di Giacomo Bertolino; 5 tele di Marco Favata; 8 tele di Massimiliano Scuderi; un’installazione di fotografie e una stampa fotografica di Michele Di Donato.

Un quadro di Massimiliano Scuderi

Accanto a loro, gli strumenti di rilevamento forniti per l’occasione dall’Ingv quali sismografi di terra e di mare, plastici con sistemi di misura dei gas vulcanici e riproduzioni di vulcani in scala ridotta provenienti dalle sedi di Catania, Palermo e Gibilmanna.  Una vera occasione, per far conoscere al pubblico, attraverso le immagini, il lavoro grafico prodotto da questi strumenti durante diverse fasi d’indagine a seconda degli scopi specifici.

I lavori del Collettivo Neuma permettono di comprendere l’innesto e la relazione che da sempre intercorre tra arte e tecnologia, che le immagini, più di ogni altro dispositivo a nostra disposizione, riescono evidentemente e istantaneamente a spiegare. L’arte sismografica e vulcanologica, raffigurando un’inedita visione estetica dei moti terrestri e marini, così come del mondo vulcanico, permette una riflessione sul valore multi-prospettico dello sguardo umano che non si limita mai e soltanto a registrare il reale ponendolo in compartimenti stagni, ma lo eccede nel flusso d’immagini che, nell’osmosi dei media contemporanei, ora sono della scienza, ora dell’arte.

Una scultura di Giacomo Bertolino

“’Visions of the Earth’ promuove e diffonde una coscienza estesa dell’immaginazione scientifica e artistica – spiega la curatrice e presidente del Collettivo Neuma, Fabiola Di Maggio – dove gli strumenti per lo studio, la salvaguardia e la visualizzazione della terra sono non solo delle innovazioni tecnologiche, ma diventano dei media che interagiscano, informando e ispirando l’arte, in un meccanismo circolare, spesso inconsapevolmente connesso e impercettibile, che la cultura visuale contemporanea ha il compito di rendere visibile”.

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L’aeroporto di Palermo si rifà il look, ecco come diventerà

Inaugurato il primo cantiere per l’adeguamento sismico, prevista la ristrutturazione del terminal con nuovi gate, ristoranti e negozi

di Redazione

Adeguamento sismico e ristrutturazione del terminal passeggeri, si parte. All’aeroporto di Palermo è tutto pronto per la prima fase operativa del progetto complessivo di quasi 72 milioni di euro per realizzare questi due interventi. L’investimento per il primo lotto si aggira attorno ai 48 milioni, tutti fondi Gesap, la società di gestione dell’aeroporto di palermo Falcone Borsellino, che per queste opere non ha avuto aiuti o contributi né dallo Stato, né dalla Regione Siciliana. La società ha inaugurato oggi l’inizio dei lavori, che dureranno 26 mesi, alla presenza del ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli e del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, dei vertici di Enac ed Enav, di Assaeroporti.

La cerimonia di inaugurazione

Gli interventi riguarderanno complessivamente: l’adeguamento alla normativa antisismica; la ristrutturazione architettonica del terminal passeggeri; la realizzazione di impianti elettrici, idrici, meccanici, speciali, antincendio e fotovoltaici; opere accessorie, come rampe pedonali, pontili di collegamento al piazzale aeromobili, per garantire la piena funzionalità dell’edificio nell’assetto finale; omogeneità da un punto di vista architettonico, sia per gli esterni sia per gli interni; aumento del numero dei gate d’imbarco, dei varchi di sicurezza e dei banchi check-in. Inoltre, saranno riconfigurate le sale per i passeggeri e per i viaggiatori a ridotta mobilità; saranno creati nuovi uffici per gli enti che hanno sede in aeroporto, per gli handler e la biglietteria. Sarà ammodernata la sala per la restituzione dei bagagli, così come l’area arrivi Shengen e imbarchi extra Shengen. Fronte unico per i varchi di sicurezza, che passeranno da 14 a 18. Su un unico fronte anche i banchi check-in, che cresceranno di 9 unità: da 35 a 44, mentre i gates passeranno da 14 a 16.

Danilo Toninelli

Previsti anche nuovi ristoranti, locali terrazza e lounge vip. L’intervento avrà un impatto positivo sull’area commerciale, che crescerà del 42 per cento: le zone retail passeranno da 10 a 19 e le zone food & beverage da sei a dieci. Lo sviluppo delle aree commerciali porterà benefici in termini di ricavo per almeno 5 milioni di euro all’anno. A fine intervento l’area complessiva del terminal aumenterà del 21 per cento. La superficie complessiva infatti passerà dagli attuali 37.264 metri quadrati ai 44.977 a fine intervento, mentre la superficie commerciale passerà da 2.890 a 4.100 metri quadrati. Il terminal passeggeri sarà ampliato sia verso il mare, sia verso il piazzale aeromobili.

Rendering dell’ingresso dell’aeroporto

I contrasti cromatici, il concept grafico, l’interior design che faranno parte del progetto di ristrutturazione del terminal prenderanno spunto dalle caratteristiche naturali della Sicilia: il sole, il mare e l’architettura arabo-normanna del tessuto urbano palermitano, nonché della vivacità del folklore dei mercati storici di Palermo. Gli interventi avranno carattere puntuale e diffuso e investono l’intera aerostazione, coinvolgendo contemporaneamente diverse zone nei diversi piani, senza mai investire intere aree funzionali. Le opere progettate, infatti, saranno realizzate secondo una precisa scansione temporale, con l’obiettivo di mantenere costantemente in esercizio aerostazione e di contenere al massimo eventuali disagi.

Così sarà il nuovo terminal

In attesa del nuovo terminal, intanto, continuano a crescere i numeri dell’aeroporto di Palermo Falcone Borsellino. Da gennaio ad al 19 luglio l’aeroporto di Palermo ha totalizzato una crescita del flusso di passeggeri dell’8 per cento (3,7 milioni di viaggiatori), cioè oltre 260mila passeggeri in più rispetto al periodo che va da gennaio al 19 luglio 2018. I voli sono stati 23.764, con un aumento dell’8,87 per cento rispetto al 2018. I passeggeri internazionali crescono del 23,20 per ceto, con oltre 190mila viaggiatori in più rispetto al 2018. Anche nei primi 19 giorni di luglio il trend è sempre positivo: 471.057 passeggeri, con un rotondo aumento dell’8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018, e 3.375 voli. Le prime cinque destinazioni internazionali sono state: Londra, Parigi, Monaco, Bruxelles e Madrid.

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Torna la “Notte della Poesia”, aperte le iscrizioni

Quest’anno la serata sarà dedicata alla luna in occasione del 50esimo anniversario dello sbarco. Nell’Oratorio di San Lorenzo di Palermo, lettori, poeti e amatori sono invitati a declamare versi. Previsti anche momenti di musica e danza

di Redazione

Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla dodicesima edizione della “Notte della Poesia”. L’iniziativa, ideata dall’Associazione Amici dei Musei Siciliani per festeggiare la notte di San Lorenzo, avrà luogo come sempre nella cornice barocca dell’Oratorio di San Lorenzo, opera del grande stuccatore palermitano Giacomo Serpotta. Appuntamento sabato 10 agosto alle 22.

Nella notte delle stelle cadenti sono invitati lettori, poeti, amatori a far da protagonisti declamando una poesia, edita o inedita, che abbia come tema la notte, le stelle, i desideri, l’amore e le poesie del mondo.

Quest’anno, la serata sarà dedicata alla luna in occasione del 50esimo anniversario dello sbarco e, nello stesso tempo, anche ai 50 anni del furto della Natività del Caravaggio, opera trafugata nella notte tra il 17 e 18 ottobre del 1969, oggi inserita nella lista dei dieci capolavori più ricercati dalle polizie di tutto il mondo.

Durante la serata verranno proiettate una selezione di immagini di Marco Amato, astrologo e grande appassionato di fotografia, insieme a dei momenti di musica e danza che verranno comunicati qualche giorno prima dell’evento. La partecipazione alla serata è libera. Per informazioni e iscrizioni telefonare alla segreteria degli Amici dei Musei Siciliani allo 0916118168.

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Sempre più turisti scelgono Palermo: è boom di stranieri

Nel 2018 si è registrato un aumento delle permanenze pari al 7,8 per cento. Le presenze dall’estero sorpassano quelle dall’Italia

di Redazione

Continua a crescere il numero dei turisti che arrivano a Palermo. Nel 2018 si è registrato un aumento delle permanenze pari al 7,8 per cento, contro il 2,9 della Sicilia e il 2 della media nazionale. Secondo i dati diffusi dall’Istat, l’anno scorso i turisti presenti in città sono stati quasi 560mila (per la precisione 559.900), di cui 277mila italiani e 283mila stranieri. Nel 2018, dunque, gli stranieri hanno superato gli italiani, complice probabilmente l’effetto di Manifesta, la biennale d’arte contemporanea che si è svolta in città, e il riconoscimento di Capitale italiana della cultura. Se nel 2016 e 2017, le presenze erano per la maggior parte di nostri connazionali, con il 51 per cento, nel 2018 c’è stato il sorpasso, con gli arrivi dall’estero che rappresentano il 50,7 per cento del totale.

I tetti della Cattedrale di Palermo

In tanti, come l’anno precedente, hanno scelto le strutture extra-alberghiere per soggiornare, anche se gli alberghi tradizionali hanno fatto registrare un aumento del 4,3 per cento quasi triplo rispetto alla media nazionale. Il numero totale di strutture extra-alberghiere scelte è di 553, fra cui 166 alloggi e 374 b&b, con 116.752 arrivi, pari al 17,3 per cento del totale e una permanenza media di 2,6 giorni. Mentre gli alberghi sono stati 77 per 8.189 posti petto. Complessivamente i pernottamenti sono stati 1.149.431, di cui 509,4mila italiani e 640mila stranieri. Nel confronto coi valori medi regionali e nazionali, l’anno scorso Palermo, sia per gli arrivi – con un aumento del 9,6 per cento – che per le presenze, ha fatto registrare tassi di incremento più alti, con un ritmo più che doppio rispetto a quello della Sicilia e quasi quadruplo rispetto alla media nazionale. Un flusso che, negli ultimi anni, sembra inarrestabile e che adesso si dovrà capitalizzare.

Turisti in via Vittorio Emanuele

“Negli ultimi due anni è un continuo aumento del numero di turisti italiani e stranieri in città, che portano economia e nuovo lavoro anche nell’indotto – ha commentato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando – sono numeri straordinari che confermano quanto già sapevamo: Palermo è una città accogliente che sempre più è conosciuta nel mondo al di fuori degli stereotipi e per la propria realtà d’oggi. Un risultato raggiunto anche grazie alla promozione internazionale e all’essere, sempre secondo i dati ufficiali dell’Istat, la più sicura fra le grandi città italiane. Continuiamo così e presto avvieremo campagne di promozione all’estero per aumentare le presenza anche in bassa stagione”.

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Sequestrato un vaso attico messo in vendita sul web

Si tratta di un cratere del V secolo avanti Cristo scoperto dai carabinieri in un’abitazione di Aci Castello, nel corso di un’attività di contrasto alla detenzione illecita di reperti archeologici

di Redazione

Era in bella vista su un annuncio sul web, pronto per essere venduto. Un vaso attico a colonnette a figure rosse, risalente al V secolo avanti Cristo, è stato sequestrato pochi giorni fa ad Aci Castello, nel Catanese, dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Palermo, con il supporto dei militari del comando provinciale di Catania, nell’ambito di un’attività di contrasto alla detenzione illecita di reperti archeologici. Le indagini sono state avviate dopo un attività di monitoraggio dei siti internet che hanno consentito l’individuazione di un annuncio sul web in cui il reperto era stato messo in vendita. I militari sono quindi riusciti a risalire all’autore dell’inserzione, indagato per ricettazione, nella cui abitazione ad Acicastello – sottoposta a perquisizione delegata dalla Procura della Repubblica di Catania – è stato rinvenuto e sequestrato il manufatto.

Il cratere attico sequestrato dai carabinieri

Si tratta di un cratere che contiene due raffigurazioni. La prima è una scena di banchetto, con due uomini che indossano un “himation”, tipico abito dell’antica Grecia, distesi su una “kline”, un piccolo divanetto usato durante i simposi, tra di essi è presente una suonatrice di doppio aulos. L’altra figura rappresenta tre giovani completamente avvolti nel rispettivo “himation”. Gli accertamenti sono ancora in corso per individuare il sito archeologico da cui proviene il bene recuperato.

Le caratteristiche del manufatto possono rimandare al “Pittore di Leningrado” attivo nel V secolo avanti Cristo. Si tratta di una delle personalità più rappresentative del gruppo dei “manieristi”, pittori che operano nella tradizione di Myson e del Pittore di Pan. Conformemente alle tradizioni del gruppo, il pittore sembra prediligere la forma del cratere a colonnette, dove ripete con una certa monotonia, anonime scene di banchetti. Scarse nella sua produzione le figurazioni di carattere mitologico, tra cui spicca per certa incisiva vitalità quella di Fineo e le Arpie nel cratere a colonnette G 364 del Louvre.

“L’attività compiuta – sottolineano i carabinieri – dimostra, ancora una volta, come il web costituisca uno dei principali canali di comunicazione utilizzato anche nel campo dei beni d’arte, in quanto consente di raggiungere agevolmente un elevato numero di utenti, spesso inesperti ed incuranti di una normativa di settore che punisce le illecite ricerche, l’impossessamento e la commercializzazione di reperti, spesso provenienti da scavi clandestini”.

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Sulle Madonie arriva il primo festival in alta quota

Un cartellone di musica, degustazioni, visite guidate, lezioni di yoga, mountain bike ed escursioni sulla cima del Monte Mufara

di Redazione

Un festival in alta quota per recuperare il rapporto tra uomo e natura. Per il primo anno, a Piano Battaglia, sulle Madonie, è stato costruito un cartellone di musica, parole, degustazioni, visite guidate, lezioni di yoga, mountain bike ed escursioni sui sentieri natura e all’Abies Nebrodensis (l’abete endemico di queste zone) osservazioni del cielo stellato e gare di bici.

È il Mùfara Fest, nato da un’idea di Carlo Ramo, che ne cura la direzione generale, e da un musicista come Dario Sulis che firma la direzione artistica (qui il programma completo). Un modo per riscoprire le Madonie e prendere contatto con un ambiente pressoché intatto, quello del monte Mùfara, lontano dalle luci della città e dall’inquinamento della metropoli. Per ogni appuntamento in programma si sale con la seggiovia biposto gestita dalla Piano Battaglia srl che ha promosso l’intero cartellone: otto minuti per arrivare a quasi duemila metri d’altezza.

Seggiovia di Piano Battaglia

Domenica 21 luglio alle 15,30 il prossimo appuntamento del Mùfara Fest: le Quattro Stagioni di Vivaldi affidate al sestetto d’archi dell’Ensemble Aristarco – Fabio Ferrara al violino solista, James Hutchings e Daniele Malinverno ai violini, Gaspare D’Amato alla viola e Alberto Baldo al violoncello, Gaetano Di Peri al contrabbasso -, nell’anfiteatro naturale “Massimo Accascina”.

Il Mùfara Fest continuerà poi fino al  3 novembre, oltre 30 appuntamenti con protagonisti alcuni tra i maggiori musicisti e jazzisti siciliani e non solo: saliranno sul monte Mùfara, Gianni Gebbia, Diego Spitaleri (il pianista e compositore è il protagonista del prossimo appuntamento musicale, domenica 28 luglio, un concerto di piano ambient jazz), Simona Trentacoste, Tony Piscopo, Riccardo Gervasi, Sergio Beercock, Umberto Porcaro, i Mancuso, gli Alenfado, Riccardo Termini, Alessandra Mirabella, Debora Troia; l’attrice Silvia Aielli, leggerà le favole di Gianni Rodàri, ma altri ancora si aggiungeranno cammin facendo. A settembre anche un trekking nelle Alte Madonie e una cronoscalata delle Madonie. Si chiude con il botto, con una quattro-giorni, un “great weekend” colmo di eventi, tra il 31 ottobre e il 3 novembre.

Piano Battaglia

Tra gli altri appuntamenti, assaggi di prodotti tipici del Parco delle Madonie, tra cui una particolarissima degustazione di acque autoctone (la curerà Gianfranco Marrone la mattina del 13 agosto), lezioni di yoga (la mattina del 13 e del 14 agosto, benessere nella natura) mountain bike, escursioni guidate da Antonio Mirabella seguendo percorsi a tema e visite dalle faggete alle stelle (27 luglio, fino all’osservatorio Gal Hassin), ma anche osservazioni delle stelle – quasi obbligatorie il 10 agosto, per San Lorenzo – che da queste parti splendono di più, lontane come sono dall’inquinamento cittadino.

Il Mùfara Fest è organizzato da Piano Battaglia srl, con il patrocinio dei Comuni di Petralia Sottana, Castellana Sicula, Collesano, Isnello, Petralia Soprana, Polizzi Generosa, della Città Metropolitana di Palermo, della Regione Siciliana e dell’Ente Parco delle Madonie. Per informazioni telefonare al 3318173681.

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Inaugurati gli affreschi del chiostro di Sant’Antonino

Le pitture, rimaste nascoste per 150 anni, furono scoperte l’anno scorso durante gli interventi di restauro dell’edificio

di Redazione

Tornati al loro antico splendore gli affreschi ritrovati nel complesso monumentale dell’ex convento di Sant’Antonino, a Palermo. Le pitture murarie, rimaste nascoste per 150 anni, furono scoperte l’anno scorso durante gli interventi di restauro dell’edificio, che fa parte del Sistema museale dell’Università di Palermo e che ospita il Centro linguistico di Ateneo e la Scuola di lingua italiana per stranieri. Adesso i lavori di recupero diretti dall’architetto Costanza Conti, sono terminati e gli affrechi rinnovati sono stati inaugurati questa mattina nel corso di una cerimonia.

Affreschi dell’ex convento di Sant’Antonino

Si tratta di alcune porzioni di pitture seicentesche di grande valore storico-artistico che si trovano in corrispondenza dell’entrata limitrofa alla Chiesa di Sant’Antonio da Padova. Il ciclo di affreschi, che raffigurano episodi della vita di San Francesco, una natività e la posa della prima pietra del convento, era rimasto nascosto sotto uno strato di intonaco ottocentesco. Sembra probabile che gli autori appartenessero all’ordine degli Osservanti Riformati di San Francesco.

La cerimonia d’inaugurazione degli affreschi

“L’intervento di restauro – si legge nella scheda tecnica diffusa dall’ateneo – è stato caratterizzato, nella prima fase, della rimozione degli spessi strati di scialbature che occultavano l’intero ciclo pittorico”. Successivamente “la reintegrazione pittorica, eseguita ad acquarello, ha osservato il criterio della selezione cromatica e della ricucitura con toni neutri delle porzioni abrase al fine di ridurre l’interferenza visiva causata dalle molteplici ed estese cadute di pellicola pittorica e abrasioni più o meno profonde”. Anche il chiostro è stato completamente ristrutturato ed è pronto a ospitare diversi eventi culturali, tra cui alcuni degli spettacoli della stagione estiva del Teatro Biondo.

Il chiostro dell’ex convento di Sant’Antonino

Il Convento di Sant’Antonino fu il primo in Sicilia ad essere edificato ex-novo dai frati dell’Ordine degli Osservanti Riformati di San Francesco. La sua prima pietra venne posta il 13 giugno del 1630. Nato come avamposto in città del Convento di Santa Maria di Gesù, ben presto divenne una delle comunità monastiche più numerose ed economicamente potenti della Sicilia. Il convento venne ulteriormente ampliato tra il 1688 e il 1719, mentre nel 1866, in seguito alla soppressione degli ordini religiosi, fu affidato ai militari che lo occuparono stravolgendone la fabbrica originale. Furono chiusi i portici del chiostro per ricavare nuovi locali e occultate le pitture presenti. Oggi in parte tornare a risplendere.

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